La validazione delle competenze in Italia by 2UMPw088

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                                 La validazione delle competenze in Italia

La validazione delle competenze viene anche definita come validazione degli apprendimenti
non formali e informali (ovvero apprendimenti ottenuti in contesti non di scuola e non di
formazione professionale) e ricollegata all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita.

In Italia ad oggi non esiste una procedura definita e gestita a livello nazionale per quanto
riguarda la validazione delle competenze acquisite, ovvero non esiste un riconoscimento
istituzionale delle stesse.

Esistono in realtà pratiche pubbliche ed istituzionali di riconoscimento delle competenze, che
però sono limitate a livello territoriale (regionale o locale), e pratiche di valorizzazione non
istituzionali, di settore o addirittura aziendali (oppure legate ai servizi per l’impiego) che quindi
hanno di per sé un valore ancora più ristretto, meno spendibile, per quanto positivo.

In ordine crescente di importanza ed ufficialità si parla pertanto di valorizzazione ad esempio
nel caso delle esperienze aziendali, di validazione per il riconoscimento a livello locale o di
settore e di certificazione nel momento in cui il riconoscimento delle competenze porta ad
ottenere un diploma di formazione professionale o di istruzione.

L’Italia inserendosi nell’ottica europea di realizzazione di uno spazio europeo per
l’apprendimento permanente e di una società della conoscenza, si sta muovendo per
valorizzare le esperienze locali e nel contempo adeguare il sistema alle nuove tendenze, anche
riproducendo, le esperienze di altri paesi. Molto si è fatto per il riconoscimento delle
competenze nel campo dell’istruzione (libretto formativo – crediti formativi nel sistema IFTS),
molto resta ancora da fare nel campo della certificazione/validazione applicata al mondo
del lavoro ed alla formazione professionale in generale e in modo particolare alle
categorie cosiddette svantaggiate.

Sta di fatto che il sistema italiano basato su una forte prevalenza dei percorsi di istruzione
formale, pur trovando negli stage l’opportunità di garantire una formazione professionale
aderente alle esigenze delle aziende, non ha però fornito strumenti utili per la valorizzazione
delle competenze apprese. Si tratta ad oggi di rendere visibili e spendibili in termini
qualitativi e quantitativi enormi risorse di capitale umano latenti e gestite in modo non
sempre ottimale. Ovviamente il discorso coinvolgerebbe anche il settore del no-profit, qui
volutamente tralasciato.

Gli esempi concreti, oggetto di studio da parte di istituzioni come l’ISFOL, riguardano i settori e
gli ambiti più disparati. Nel contempo, a fronte di una mappatura, si fa strada il tentativo di
mettere in rete le realtà che stanno sperimentando la validazione delle competenze. Non
bisogna però dimenticare che occorrerà definire anche un sistema nazionale, che sia basato su
un approccio univoco, un quadro normativo e regole organizzative. Nel nostro paese convivono
attualmente due anime, quella che prevede un coordinamento nazionale che informi le realtà
locali e quella della pluralità di esperienze che si adattano ai differenti contesti lavorativi e
territoriali.

Fondamentali appaiono in ogni caso:
1. la definizione di un repertorio unico di profili professionali;
2. un metodo che sia oggettivamente applicabile e garantisca la lettura delle competenze
in modo per quanto possibile uniforme ed univoco;
3. la possibilità di valorizzare ogni esperienza formativa, nonché il ruolo formativo delle
aziende, e della formazione individualizzata, con effetti anche sul sistema della
formazione professionale.

Al primo punto si risponde con la banca dati dell’ISFOL, che convive con altre realtà anche esse
più o meno sviluppate, al secondo con un pluralità di metodi, che vanno ad influire sulla
struttura stessa dei profili professionali, e tra quelli utilizzati il metodo degli indicatori di
competenza appare (coniugato con l’assessment o valutazione) quello meno aleatorio, al terzo
corrisponde l’esigenza di un coordinamento delle regioni che dovranno modificare le modalità
di erogazione della formazione e garantire il riconoscimento dei profili professionali.

Tratto da:
Elisabetta Perulli – ISFOL – Note sulla validazione degli apprendimenti non formali e informali
Kenniskentrum – The unfinished story of VPL - 2005

								
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