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					IL LAVORO IN BOSCO HA TUTTI I REQUISITI PER ESSERE CONSIDERATO ATTIVITÀ USURANTE


A cura di:
Giovanni MAIANDI, Dottore Forestale – consulente dell’Associazione Forestale Valli del Rosa (VC) 011
2257524 – 348 9202530
Sandro PAOLI, Agrotecnico Esperto Forestale – consulente dell’A.Re.B. (Associazione Regionale dei
Boscaioli Piemontesi) 0322 589293
Con il contributo di Walter Zanino, operatore forestale, e della Dott.ssa Pierpaola Papurello, Medico
Chirurgo.


Il D. Lgs. 11 agosto 1993 n. 374, definisce “lavori particolarmente usuranti” quelli per il cui svolgimento è
richiesto un impegno psicofisico particolarmente intenso e continuativo, condizionato da fattori che non
possono essere prevenuti con misure idonee, e prevede per i lavoratori impegnati in tali attività una
riduzione dei limiti di età pensionabile e di anzianità contributiva.


Con il presente documento si intendono mettere in evidenza le principali ragioni per le quali l’attività
professionale dei boscaioli e degli operai forestali deve essere considerata a tutti gli effetti attività usurante.


Profilo dei lavoratori addetti alle utilizzazioni forestali e agli interventi selvicolturali
Il lavoro in foresta può essere svolto nell’ambito di squadre di lavoro dipendenti dalle Regioni o da altri Enti
Pubblici; oppure i lavoratori forestali possono essere organizzatI in forme di lavoro autonomo, con
dimensioni di impresa piccole (in gran parte si tratta di ditte individuali), in cui l’imprenditore si occupa
direttamente di tutte le fasi del lavoro e particolarmente del lavoro manuale.
Il campo di attività tradizionale dei boscaioli è rappresentato dagli interventi selvicolturali, che sono lo
strumento di gestione polifunzionale attiva del patrimonio forestale. Gli interventi possono essere finalizzati
al miglioramento della struttura dei boschi, alla riduzione della quantità di potenziale combustibile sotto forma
di biomassa secca, al mantenimento del regolare deflusso dei corsi d’acqua e ad altre forme di cura del
territorio, oltre che alla tradizionale produzione di legname.
Anche quando gli interventi non sono espressamente finalizzati alla manutenzione ambientale, il livello di
competenza tecnica degli addetti è decisivo nel determinare le conseguenze positive (produzione di
legname unita a coltivazione dei boschi, modellazione del paesaggio, riduzione del rischio di incendi,
riduzione del rischio idrogeologico, fruibilità turistica) o negative (depauperamento dei boschi, eccessiva
scopertura del suolo, peggioramento qualitativo del paesaggio) di un taglio boschivo. Tale professionalità,
che appartiene a un patrimonio antico del nostro territorio in gran parte forestale, va quindi protetta,
valorizzata e salvaguardata mediante opportune azioni di riconoscimento anche a livello normativo e
previdenziale.


Lavoro in condizioni critiche
Il lavoro si svolge costantemente su terreno accidentato e per la maggior parte in aree disagiate (zone
montane e collinari), dove si aggravano tutti i fattori che determinano logoramento fisico e rischio di incidenti:
in montagna si riduce il livello di meccanizzazione del lavoro ed aumentano le operazioni svolte

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manualmente dal lavoratore (allestimento, movimentazione e concentramento dei tronchi dal letto di caduta
alla linea di esbosco), con pesi sollevati dell’ordine di alcuni quintali.
L’uso delle macchine, in particolare dei trattori, si svolge inoltre in condizioni di maggior rischio e di maggiore
sollecitazione per l’operatore (pendenze elevate, spazi ristretti, terreno fortemente accidentato).
Si utilizzano frequentemente macchine specializzate quali teleferiche e gru a cavo, che comportano
particolari attività fisiche e rischi di incidente soprattutto nella fase di montaggio e smontaggio del cantiere
(lavoro in altezza per il posizionamento dei rinvii sugli alberi, tensionamento dei cavi d’acciaio, tronchi
sospesi, ecc.),.


Incompatibilità del lavoro con l’età avanzata
L’attività del boscaiolo, per essere redditizia, risulta intensa e fisicamente impegnativa. Le operazioni e le
mansioni faticose e rischiose prevalgono in tutte le fasi di lavoro e occupano quotidianamente la maggior
parte delle ore operative del lavoratore: abbattimento, allestimento tronchi (sramatura, scortecciatura,
depezzamento), concentramento del legname, esbosco mediante trattore, verricello o teleferica. Oltre i 50
anni l’organismo del lavoratore forestale è ormai debilitato o menomato dagli anni trascorsi in questo tipo di
lavoro e difficilmente gli consente di mantenere l’attività su livelli economicamente remunerativi, inducendolo
a correre rischi tanto maggiori quanto più l’età è avanzata.


Aumento del rischio di incidenti oltre i 50 anni
Il lavoro in bosco comporta costantemente situazioni impreviste di pericolo improvviso. Per far fronte a tali
situazioni sono necessari prontezza di riflessi e forza fisica. Dopo i 50 anni si assiste di conseguenza ad un
aumento degli incidenti sul lavoro.


La normativa di sicurezza aumenta la pressione fisica
Per far fronte alle costanti condizioni di rischio di incidente si rende necessaria l’adozione di misure di
sicurezza previste dalla vigente normativa, che determinano in molti casi un’ulteriore pressione fisica sul
lavoratore per quanto riguarda alcuni fattori di logoramento.
L’applicazione della normativa di sicurezza comporta l’uso obbligatorio di caschi, imbottiture, cuffie
antirumore, ecc.. Questi accorgimenti, indispensabili sotto il profilo della sicurezza, in condizioni di sforzo e
nel periodo estivo costituiscono un’aggravante per quanto concerne la difficoltà di movimento, la perdita di
liquidi, l’apparato respiratorio (dispnea) e l’apparato cardio-vascolare.


Prospetto schematico
Si riporta un elenco (non esaustivo) dei principali fattori di logoramento fisico e di patologie connessi con i
lavori forestali. Quelle di seguito elencate sono situazioni di lavoro che si ripetono quotidianamente e non
possono essere prevenute in alcun modo, essendo strettamente connesse con l’attività professionale.
              attività                            parti interessate                patologie più frequenti
Lavoro su terreno accidentato, in       apparato muscolo scheletrico:        tendiniti, stiramenti, strappi
zone di montagna, su pendenze           articolazioni, ossa, legamenti       muscolari, artriti, artrosi,
elevate.                                tendini, muscoli (caviglie,          lombosciatalgie, ernie discali,
                                        ginocchia, anca, colonna             riduzione dello spazio midollare da
                                        vertebrale in toto)                  compressione, paralisi, ecc.
Sforzi continui e ripetuti, con spazi   apparato cardio-vascolare            ipertensione

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di movimento limitati, che possono     apparato muscolo scheletrico          tendiniti, stiramenti, strappi
comportare sollevamento pesi fino      articolazioni, ossa, legamenti        muscolari, artriti, periartriti, artrosi,
a 200 kg                               tendini, muscoli (polso, gomiti,      lombosciatalgie, ernie discali,
                                       spalle, colonna vertebrale in toto,   riduzione dello spazio midollare da
                                       ginocchia, anca, ecc.)                compressione, paralisi, tunnel
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                                                                             ernie da sforzo, ecc.
Lavoro in condizioni atmosferiche      apparato muscolo-scheletrico          reumatismi, artriti, artrosi,
sfavorevoli: freddo fino a –15°C,      sistema immunitario                   patologie dell’apparato
pioggia, umidità                       apparato respiratorio                 respiratorio, indebolimento del
                                       naso, faringe, laringe, trachea,      sistema immunitario
                                       bronchi, orecchie
Uso di motosega, trattore e            orecchie                              labirintiti, riduzione dell’udito,
macchine: vibrazioni                   apparato circolatorio                 problemi circolatori (trombosi,
                                       sistema nervoso                       embolie), ipo- e iperestesie
                                       apparato muscolo-scheletrico          cutanee, tendiniti, lombosciatalgie,
                                                                             ernie discali, riduzione dello spazio
                                                                             midollare da compressione,
                                                                             paralisi, tunnel carpale, cervicalgie,
                                                                             brachialgie, ecc.

Uso di motosega, trattore e            apparato respiratorio                 BPCO (bronco-pneumopatie
macchine: fumi e polveri               sistema nervoso                       cronico-ostruttive), tumori,
                                       apparato urinario                     intossicazioni
Uso di motosega, trattore e            orecchie                              labirintiti, riduzione dell’udito
macchine: rumore

Va sottolineato che già nell’attuale ordinamento (D. Lgs. 374/93, allegato tabella A) il lavoro su trattore è una
delle categorie considerate particolarmente usuranti.
La continuatività e ripetitività delle situazioni sopra descritte sono tali da ridurre sensibilmente le aspettative
di vita del boscaiolo professionista e disegnano un quadro di attività non compatibile con l’età avanzata.


Conclusioni
Sulla base di quanto esposto risulta evidente il sussistere dei requisiti necessari al riconoscimento del lavoro
in bosco come attività usurante, in ordine ai criteri stabiliti dal Decreto del Ministero del Lavoro e della
Previdenza Sociale del 19 maggio 1999, art. 1:
       l'attesa di vita al compimento dell'età pensionabile;
       la prevalenza della mansione usurante;
       la mancanza di possibilità di prevenzione;
       la compatibilità fisicopsichica in funzione dell'età;
       l'elevata frequenza degli infortuni, con particolare riferimento alle fasce di età superiori ai cinquanta
        anni;
       l'età media della pensione di invalidità;
       il profilo ergonomico;
       l'esposizione ad agenti chimici, fisici, biologici, individuati secondo la normativa di prevenzione
        vigente.
Si ritiene inoltre che il lavoro in foresta vada a buon titolo annoverato tra le mansioni particolarmente usuranti
per le quali è previsto un concorso dello Stato in misura massima del 20% sugli oneri relativi.



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Considerazioni generali
Il lavoro degli operatori forestali, soprattutto in montagna, richiede un elevato livello di professionalità e di
specializzazione. È un’attività indispensabile per la manutenzione del territorio, per la prevenzione del rischio
idrogeologico e per la prevenzione del rischio di incendi, in quanto boschi coltivati risultano migliori e più
efficienti sotto tali profili. Si tratta quindi di una professione strettamente collegata con la salvaguardia
ambientale.
Con tutto ciò questa attività sta scomparendo per mancanza di adeguato riconoscimento normativo e
sociale. Per il settore, ove prevale il lavoro autonomo di piccole ditte, manca una normativa specifica dal
punto di vista previdenziale, amministrativo, fiscale. Il boscaiolo, che lavora in condizioni difficili, non vede
riconosciuta la propria dignità professionale. Il lavoro irregolare, clandestino, in condizioni di sicurezza nulle
è estremamente diffuso e soffoca le imprese che operano nel rispetto delle normative. Il lavoratore non è
incoraggiato ad operare in regime regolare, per mancanza di incentivi e di forme di controllo delle violazioni.
Pertanto le figure del boscaiolo e dell’operaio forestale vengono a poco a poco sostituite da lavoratori
occasionali, privi di professionalità, irregolari dal punto di vista fiscale, previdenziale e della sicurezza. I
risvolti negativi di questa situazione si ripercuotono pesantemente a livello sociale e ambientale, in particolar
modo in zone montane.
Il riconoscimento del lavoro forestale come attività usurante, oltre a essere un atto dovuto, costituisce un
primo importante passo per il riconoscimento di questa realtà professionale che sta cercando di uscire dalla
marginalità e dalla clandestinità, e di riconquistarsi il ruolo sociale che le compete.
Le associazioni forestali del Piemonte sono disponibili ad attivare uno studio specifico per documentare
statisticamente e scientificamente quanto illustrato per sommi capi nel presente documento.


Torino, 26 novembre 2003




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