Naturalismo espressivo e psicologico by Zw48Ik7

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									BECATI – L’ARTE DELL’ETA’ CLASSICA

Arte classica nel linguaggio archeologico indica il periodo che va dall’invasione persiana (V sec
a.C.) alla morte di Alessandro Magno.
Il CLASSICISMO fu considerato il periodo in cui l’arte raggiunge il suo culmine.
Il primo infantile linguaggio figurativo fu considerato quello della fase geometrica i cui primi
esemplari furono scoperti nella necropoli ateniese del Dipylon. Le scoperte di Schliemann a Troia,
Micene e Tirinto e le scoperte di Evans a Cnossos e quelle italiane a Festos, rilevarono l’esistenza di
una civiltà artistica del periodo del bronzo. La classificazione di questa civiltà preistorica culminò
con la decifrazione della scrittura LINEARE B micenea, risultata di carattere pre greco, che servì a
stabilire rapporti fra l’arte minoico-micenea e quella classica (rapporti già suggeriti dall’epos
omerico).

    1. ARTE TESSALICA
Neolitico antico e Neolitico Tardo, sviluppo particolare nella pianura Tessalica, nelle Cicladi, a
Creta.
Le case rettangolari iniziano ad organizzarsi in una cerchia di mura al cui centro c’è la casa
principale del capo.
L’arte tessalica ha rapporti con quella anatolica e balcanica e mostra un gusto sicuro e un repertorio
decorativo astratto nella ceramica incisa e dipinta. La cultura tessalica ci da i primi esempi di
PLASTICA con piccole statuette fittili (motivo della madre con esaltazione delle forme femminili
per fecondità o con fanciullo in braccio). Membra con struttura tubolare, pochi accenni dei volti e
delle chiome. Una statuetta trovata a Lerna introduce una nuova rappresentazione della Dea in cui
c’è un desiderio di rappresentazione naturalistica e organica del corpo.

    2. ARTE CICLADICA
Cicladi commerciano in ossidiana con Milo e da essa ricavano strumenti taglienti. Altra ricchezza
era il marmo abbondante specialmente a Paro e Nasso (infatti lo adoperarono anche per i vasi).
Motivo fondamentale è la decorazione a spirali continue spesso accompagnata dall’incisione di una
nave schematica (richiamo all’attività marinara delle cicladi).
Gli idoli non venivano modellati nell’argilla ma scolpiti nel marmo (dea madre nuda con braccia
serrate, figura di suonatori di arpa o di doppio flauto, in genere posti sulle tombe a protezione del
defunto). L’immagine divina è o schematizzata (a forma di violino) o rappresentata in tutto il corpo
con il solo modellato dei seni e alcune incisioni per il sesso e per le dita. Nelle figura di suonatori
c’è invece un’impostazione spaziale, le membra diventano tubolari e quanto più l’idolo assume
corporeità tanto più il volto piatto si inclina all’indietro impostandosi sul collo cilindrico.
Nell’ARPISTA SEDUTO si arriva al tutto tondo. L’arte cicladica però non supera l’ornato
spiraliforme e gli idoli astratti e quando l’ossidiana viene rimpiazzata dall’uso dei metalli, la cultura
cicladica riceve l’apporto di altre culture, soprattutto da Creta.

    3. ARTE MINOICA
Creta è in posizione favorevole, all’incrocio delle rotte fra il continente greco, l’Asiatico e l’Egitto;
qui il Neolitico ha una notevole fioritura soprattutto a Cnossos e Festos.
Ceramica incisa con motivi geometrici e dipinta. Con il periodo del bronzo c’è una vivace fioritura
artistica che è l’inizio della civiltà Minoica.
    - minoico antico I A e B; II A e B; III A e B (2800-2500/2000-1850)
    - minoico medio (stesse divisioni) (finisce nel 1580 o 1550)
    - minoico tardo I A e B; II A e B (finisce nel 1400 con distruzione secondi palazzi); III A, B e
         C (miceneo da 1400 a 1200 o 110)
Ritrovamenti di ceramica minoica in tombe egizie e di oggetti egiziani in strati minoici permette di
stabilire corrispondenze con dinastie egizie.
Creta aveva una configurazione varia (montagna, pianura e apertura verso il mare) e ciò si
rispecchia nella diversità degli aspetti artistici.
Nel Minoico Antico I troviamo la ceramica grigio di PYRGOS (con alto piede troncoconico e
decorazione ad incisioni sottili) che ha ancora gusto neolitico mentre quella coeva di HAGHIOS
ONUPHRIOS decorata in bruno o rosso su fondo bianco rivela un nuovo gusto decorativo.
Nel Minoico Antico II si afferma nella ceramica la vivacità decorativa con chiazzatura a fiamma
delle superfici, mentre nel MA III abbiamo una nuova decorazione bianco-lattea su fondo nero con
linee, fasce e spirali.
Compare il RYTON che assumerà forme raffinate nel periodo naturalistico.
L’influsso egiziano da vita a vasi di pietra policroma. La cultura cicladica influenza ancora quella
cretese che ne traduce i modelli marmorei in pietra e sfrutta la decorazione a spirale.
La necessità di SIGILLI porta alla creazione di un vastissimo repertorio (motivi geometrici,
vegetali, animali, quadretti di genere con vasai a lavoro e altre figure umane). I sigilli diventano
piccole opere di plastica rispecchiando una fantasiosa e vivace OSSERVAZIONE DELLA
NATURA.
Le case sono semplici vani nel MA; le tombe assumono la grandiosa forma a THOLOS (muro in
pietra circolare con falsa cupola per creare grande sepolcro collettivo per il villaggio) che, in alcuni
casi, vengono adoperate fino al MT III.
Nel MM c’è un progresso nell’organizzazione sociale, politica ed economica e si arriva alla
creazione di PALAZZI per principi delle varie regioni dell’isola che vengono distrutti e poi
ricostruiti nel MM III B.
Gli elementi essenziali dei secondi palazzi erano già presenti nei primi: sistemati su un pianoro con
varie terrazze, cortile centrale rettangolare, porticato intorno a cui si disponevano i vani, un cortile
esterno, quartieri con magazzini. L’elevato dei muri è in pietra e argilla con intonaco dipinto, i
pavimenti sono talvolta in stucco rosso. Impianto organico e grandioso.
Ceramica: la tecnica dell’ornato chiaro su fondo scuro dell’ultima fase precedente si sviluppa
arricchendosi di gialli, rossi, arancioni, bruni e si moltiplicano le forme. Ricco repertorio
geometrico (curvilineo, floreale) e figurato (rospi, pesci, figure umane stilizzate). A volte alla
decorazione pittorica si aggiunge quella plastica con spruzzi di argilla fresca (a la barbotine). La
ceramica tende ad una semplificazione e si sviluppa una decorazione bianca su fondo bruno con una
visione più aderente alla nature (succede anche nella pittura parietale).
La plastica (=scultura) in terracotta supera lo schematismo delle precedenti figurine. L’uomo ha
perizoma ai fianchi, la donna ha aderente corsetto aperto e ampia gonna; ambedue hanno vita sottile
e torso triangolare e le braccia sono atteggiate in gesti vivaci di danza o rituali. Il modellato si fa più
articolato, il volto è sfuggente.
Raffinata è l’oreficeria, gli animali sono colti negli atteggiamenti più caratteristici e compaiono
forme mostruose (combinazione di motivi astratti e animaleschi).
Il MM III B dopo un terribile terremoto vede la ricostruzione dei palazzi fino a quando nel MT I si
ebbe la distruzione finale (intorno al 1400).
La complessa articolazione dei vani intorno al cortile centrale da l’impressione di un labirinto, ciò
però non esclude una distribuzione funzionale dei vari quartieri (quartieri domestici , magazzini,
officine). Ci sono anche vani da bagno, c’è largo uso della colonna che conferisce ariosità e
leggerezza alle strutture. Progetto organico, proporzioni costanti nei vari impianti basate su una
unità di misura (un piede minoico). Le città stese intorno ai palazzi erano poco fortificate.
Nel MT I c’è la più elevata manifestazione dello stile naturalistico che diventa più aulico e
decorativo nella fase finale dei palazzi.
Nella ceramica la policromia va scomparendo; appaiono però i motivi marini accanto alla
decorazione naturalistica.
L’UOMO è uno degli elementi del grande quadro della natura (al contrario dell’arte classica), è
soggetto di varie scene di vita e si arriva anche a rappresentare la folla di persone che assistono a
cerimonie nella corte del palazzo. Non esiste lo scorcio, la vita è sottile, il torso è rappresentato di
prospetto e le gambe di profilo. Il corpo è più curato dei volti.
Nel MT II a Cnossos troviamo una particolare fioriture di un nuovo stile detto di PALAZZO che
compone i precedenti elementi decorativi in modo rigido, simmetrico ed elegante; si inseriscono
motivi nuovi come elmi e scudi. Anche nella pittura parietale lo stile diventa più aulico, dignitoso,
cerimoniale.
In questo periodo si inizia una plastica a figure di maggiori dimensioni per ragioni di culto. L’arte di
questo periodo prova evidenti rapporti con il continente greco e ciò probabilmente prova una
ricezione attiva dell’arte greca a Creta.

    4. L’ARTE ELLADICA E MICENEA
L’assimilazione della cultura micenea sul continente greco (già dal XVI sec) aveva trasformato la
locale cultura elladica; questa civiltà elladica fu classificata in:
    - elladico antico I A e B; II A e B; III A e B
    - elladico medio I A e B; II A e B; III A e B
    - elladico tardo I A e B; II A e B; III A, B e C
Nell’EA e EM c’è una cultura modesta con villaggi di case ovali, e poi rettangolari, cinti da mura;
l’architettura e semplice e la ceramica ha dapprima una superficie bruno-rossa lucida, poi nell’EM
appare una decorazione lineare bruno-rossa su fondo chiaro.
Alla fine dell’EM III nell’Argolide abbiamo centri ben organizzati, le cui necropoli attestano una
notevole ricchezza e una maggiore cultura artistica.
A Micene c’erano due recinti funerari circolari di tombe a fossa di cui uno fu attribuito da Pausania
ad Agamennone. Queste sono tombe regali di una prima dinastia micenea in cui l’oro attesta una
nuova potenza.
Nel quadro della profonda minoicizzazione della cultura elladica troviamo il perdurare di alcune
forme elladiche ma tutta la produzione si rinnova. Si diffonde il repertorio naturalistico e compare
anche la figura maschile e femminile di tipo minoico. Gli artisti di cultura minoica vengono
influenzati dalla cultura micenea sebbene a Creta non vi sia riscontro delle maschere in elettro e
oro. Anche la armi sono decorate con composizioni che risolvono armoniosamente il problema della
decorazione dello spazio triangolare della lama.
La Tholos è una delle espressioni più significative dell’ architettura micenea. E’ probabile che
l’ispirazione sia partita da quelle cretesi ma le forme si rinnovano. Il culmine è nelle tholoi di XIV
sec a Micene (dette di Atreo e Clitemnestra) dove troviamo perfezione nei rapporti proporzionali,
preziosa decorazione della porta e ricchezza di vasi aurei e argentei, armi, gioielli che caratterizzano
queste come tombe di principi micenei.
I PALAZZI delle prime dinastie sono scomparsi con le ricostruzioni ma quelli rimasti (XIV sec)
presentano caratteri omogenei ed impianto comune che presuppone un’elaborazione locale.
La CITTA’ micenea si impianta su acropoli difese da mura i cui perimetri si estendono e si
perfezionano man mano fino alla grandiosa PORTA DEI LEONI di Micene (XIV sec).
Il MEGARON è la sala di rappresentanza del palazzo con il trono e si compone di un portico,
un’anticamera, e sala del trono con focolare al centro circondato da 4 colonne che sostengono il
soffitto con un lucernario centrale.
La pittura è di ispirazione cretese. I pavimenti erano dipinti a scacchiera con riquadri decorati
(motivi astratti, animali). Le pareti non erano divise in fregi e pannelli come quelle minoiche ma
offrivano una campo unico con sviluppi di scene complesse di caccia e di guerra (attività eroiche).
Nell’ET III nei vasi dipinti inizialmente prevalgono motivi marini e floreali con crescente
semplificazione e schematizzazione, poi subentrano scene di caccia e guerra (traduzione su
ceramica di modelli pittorici). Nella fase C c’è estrema astrazione e schematizzazione del repertorio
figurato.
Nell’ET III B le cittadelle micenee subiscono parziali distruzioni che diventano totali nell’ ET III C
( intorno al 1200 a.C.). Varie interpretazioni per distruzione anche in relazione alle diverse
datazioni dell’invasione dei Dori. Prima micene era potente e ciò lo dimostra la sua impresa contro
Troia che fino al 1300 mostra tracce di rapporti con la cultura micenea, poi queste tracce si
interrompono bruscamente, probabilmente in corrispondenza dell’assedio miceneo culminato
nell’incendio del 1260. Si pensa che la prolungata assenza dei capi micenei impegnati nell’assedio,
abbia indebolito l’organizzazione politica, tanto che, dopo le crisi, i palazzi non furono più
ricostruiti e le rioccupazioni delle cittadelle sono sporadiche. Nel XII sec c’è segno di grande
decadenza ed è proprio da questa che nascerà la cultura classica e Atene che nel tardo miceneo era
diventata una cittadella fortificata e fu risparmiata dall’invasione dorica diventando in seguito uno
dei centri più importanti.

                                 LA NASCITA DELL’ARTE GRECA
     1. STILE PROTOGEOMETRICO
L’arte greca si afferma fortemente nell’Egeo e nel mediterraneo nonostante le precedenti civiltà
artistiche millenarie (Mesopotamia, Egitto, Creta). Mentre però le altre civiltà, compiuto il loro
ciclo, si esauriscono, quella classica dura, vivificando i principi dell’arte etrusco.italica e dando
forma a quella romana. Questo è dovuto all’umanità, al naturalismo e all’organicità dell’arte
classica. L’arte di alcune precedenti civiltà era legata a concezioni religiose ed il cittadino era al
servizio della divinità; esauritesi le religioni, tramontava anche l’arte. L’arte greca è un fenomeno
del tutto nuovo ed indipendente pur essendo collegata all’arte minoico-micenea. Soprattutto nel
periodo miceneo si può parlare di un popolo che parlava una lingua di tipo greco (la lineare B è pre-
greca), quindi all’arte greca si può arrivare passando attraverso le fasi sub-micenea e
protogeometrica.
XII sec – grande crisi scuote i popoli dell’Egeo: movimenti di popoli, caduta dell’impero hittita,
invasione dorica – porta al crollo della civiltà micenea.
In documenti micenei ci sono i nomi di divinità olimpiche e gran parte dell’arte greca prende spunto
dal tramonto del mondo miceneo (epos omerico).
L’arte classica si incentra sulla religione, sul mito. Nel VII sec c’è diffusa conoscenza dei poemi
omerici nel continente greco e la versione scritta arriva nel VI sec.
Il trapasso dalla cultura micenea a quella classica si vede precocemente in Atene con il periodo
protogeometrico.
La degenerazione dell’arte micenea del XII sec non vede elementi nuovi ma solo una
semplificazione ed un rifacimento di quelli tradizionali poiché ci si è oramai allontanati dagli ideali
che avevano dato naturalismo e dinamismo all’arte. La ceramica è l’unica forma d’arte in questo
periodo di trapasso, la decorazione si riduce lasciando ampi spazi vuoti.
La ceramica protogeometrica (XI, X sec) si ricollega per qualche forma ai tipi micenei ma li
trasforma. I motivi geometrici diventano perfettamente regolari e l’ornato si dispone liberamente sul
vaso ma in modo aderente alla sua forma. Scompaiono le zone prive di decorazione fino ad arrivare
ai vasi verniciati di nero che rivelano la conclusa formulazione di uno stile. I motivi circolari
tendono a scomparire e si afferma un ornato rettilineo che sta a fondamento della sintassi
geometrica.
La prima figura ad introdursi è il cavallo, ridotto quasi a un simbolo inserito tra le linee.

   2. STILE GEOMETRICO
IX e VIII sec lo stile geometrico si arricchisce e la struttura dei vasi diventa più slanciata ed
armonica e si avvia una produzione di grandi anfore e crateri usati per segnare le tombe a
cremazione. Viene spezzata la severa unità cromatica inserendo numerose fasce ornamentali in cui
predomina il MEANDRO TRATTEGGIATO (forma più tipica della fase geometrica). Le fasce
decorative, ininterrotte, scandiscono la struttura del vaso. Compaiono figure (VIII uomo e cavallo).
C’è una sostanziale unità stilistica. Il più famoso è il pittore del Dipylon.
Lo scopo prevalente è quello funerario con scene di trasporto del defunto sul carro, sfilate di
cavalieri che seguono il corteo funebre, lotte e duelli. C’è una sorta di eroizzazione del defunto.
Ruolo importante ha l’epos omerico. I quadri figurati si inseriscono ordinatamente nel contesto. La
figura umana è una silhouette nera piena e schematica con il torso di prospetto e le gambe di profilo
e gli arti filiformi. Le teste sono macchie nere con piccole sporgenze per mento e naso. Oltre al
cavallo poi compaiono anche uccelli, cervi e capri che rappresentano la prima ricezione di motivi
orientali in un ambiente attico che non sono copiati passivamente ma vengono armonizzati con
l’ornato geometrico. Compare anche il leone. Ricompare anche l’oro ad attestare la ripresa
economica. Man mano le figura diventano meno schematizzate e più articolate e dettagliate.
Nella metà dell’VIII sec c’è una crisi che denota insofferenza alle severe leggi geometriche e si da
nuova corporeità alle figure introducendo anche temi nuovi. Il questa fase dell’VIII sec manca
un’architettura monumentale e una statuaria. C’è una piccola plastica votiva e funeraria che si limita
a immagini del cavallo e dell’uomo. L’influsso orientale detta il tipo della dea nuda con le braccia
incollate ai fianchi ma con un modellato più rotondo. L’arte greca è l’arte della nuova POLIS che
sorge sulle rovine del mondo miceneo. Atene, non disperdendo energie in espansioni coloniali, si
sviluppa in modo unitario e la sua arte raggiunge grandi livelli. Commercialmente più attiva è
Corinto che ha una decorazione più semplice e più sobria con sottilissime linee parallele.

    3. IL GEOMETRICO ITALICO
Nell’età del ferro in italia c’è un repertorio ornamentale geometrico con denti di lupo, spine di
pesce, zig-zag, meandri e svastiche senza però il rigore greco ma con una felice estrosità propria
dello spirito indigeno. La ceramica dipinta comincia nella fase matura del geometrico greco quando
cioè il movimento colonizzatore ellenico si afferma in Sicilia e in Magna Grecia. E’ difficile
stabilire gli influssi su questa ceramica perkè si mantiene ad un livello modesto e provinciale. In
Sicilia il repertorio è povero, in Etruria c’è un geometrico povero e rozzo. Interessante è il tentativo
di animare con gesticolanti movimenti le figure di tradizione geometrica. In italia, in alcune aree si
sviluppa uno stile geometrico senza elementi figurativi che perdurerà fino all’ellenismo.
Nell’VIII nasce Roma, all’inizio semplice abitato di pastori.

CORRENTE ORIENTALIZZANTE
    1. MINIATURISMO PROTOCORINZIO
Più che Atene, chiusa in se stessa, è Corinto che raggiunge il più alto livello tecnico e stilistico con
le sue ceramiche. Nell’VIII troviamo decorazioni con uccelli, galline, pesci, cavalli, e si
introducono nel VII le figure a silhouette piena e a vernice nera e lo stile si arricchisce con ornati di
trecce, fiori di loto, animali, corse di cani, cacce al leone. I motivi floreali bene si addicevano ai fini
ESCLUSIVAMENTE DECORATIVI dei piccoli vasi destinati all’esportazione. I primi tentativi di
NARRATIVA sono disorganici e ingenui. Verso la metà del VII sec vediamo un vivace spirito
narrativo aggiungersi all’eleganza dello stile miniaturistico e si introduce la policromia.

    2. STILE PROTOATTICO
Atene, a differenza di Corinto, mirava al grandioso, al monumentale con il severo effetto della
vernice nera. I vasi avevano una funzione prevalentemente funeraria e proprio la costante
rielaborazione dei propri temi darà poi all’arte attica un primato. L’ornato geometrico bene si
addice ai vasi di piccole dimensioni mentre i vasi più grandi offrono un campo ideale per lo
sviluppo narrativo. Tra VIII e VII sec alcuni innovatori fanno più largo uso della linea di contorno
ed introducono l’incisione di dettagli sulla silhouette nera, con vernice bianca e rossa. Il tema del
leone che insegue il cerbiatto diviene il motivo dominante di questa produzione ma, accanto al
mondo degli animali, ci si rivolge anche al mito. Sul finire del VII sec trionfa la tecnica policroma
e, poco più tardi, trionfa la tecnica a figure nere.

    3. STILE NARRATIVO E ANIMALISTICO CORINZIO
Anche a Corinto si avverte l’influsso orientale. Il disegno di animali diventa più massiccio, la
struttura si allunga, aumentano i dettagli, si creano raggruppamenti fissi di animali intorno ad un
motivo centrale, si inventano nuovi mostri fondendo 2 corpi di animali. La figura umana è esagerata
nelle rotondità di glutei e addome.

   4. INFLUSSO ORIENTALIZZANTE NEI VARI AMBIENTI GRECI
Va ad arricchire, nel VII sec, il repertorio ornamentale di molti centri artistici greci. La BEOZIA
mantiene una tradizione geometrica ravvivata da motivi orientalizzanti. SPARTA, con una rigida
organizzazione statale, sviluppa decorazione astratta e adotta la tecnica a figure nere preferendo
però le ripetizioni dei singoli animali in file ordinate, il gusto è decorativo, non narrativo.

    5. LO STILE A STAMBECCHI
Metà VII sec in area microasiatica e insulare (Mileto, Rodi, Samo…), la figura più tipica è lo
stambecco ma il repertorio comprende anche altri animali allineati in file con le zampe incrociate.
Si pensa a ispirazione da stoffe ricamate orientali.

    6. CENTRI INSULARI E MICROASIATICI
Uno dei principali centri di produzione è Rodi. Non ci sono composizioni narrative ma l’ornato
geometrico ben si armonizza con quello orientalizzante. Anche quando si introducono scene
mitologiche non cambia la prevalente funzione ornamentale. CRETa ha una precoce ricezione della
corrente orientalizzante anche se il gusto geometrico perdura a lungo unendosi ai nuovi elementi;
questo stile non raggiunge mai organicità e indica una ambiente dominato da varie correnti. Dopo
però il dominio assiro c’è un periodo di indipendenza (VII-VI sec) che segna una grande floridezza.
Nelle aree provinciali il gusto si concretizza maggiormente nell’oreficeria e, quando nasce la
statuaria, anche le statue saranno cariche di gioielli.

    7. CORRENTE ORIENTALIZZANTE NELL’ARTE ETRUSCA
Etrurio nel VII sec si sviluppa in ricche città. La società contadina che andava acquistando
ricchezza ama i prodotti vistosi e gli ori che attesta una ricchezza che contrasta con il più sobrio
orizzonte ellenico. Le tombe sono monumentali. Poca conformità ai modelli ma elaborazione libera
e fantasiosa. Lo spirito originale etrusco si manifesta verso metà VII sec con creazione di vasi di
colore nero di grande eleganza e varietà di forme e ispirazione a modelli metallici. La decorazione è
impressa con un cilindretto inciso e ritorna il repertorio mostruoso orientalizzante che perdura nel
VI sec. Tipica manifestazione dell’estrosità espressiva etrusca si ha nella schematica modellazione
dei tratti del volto prima sulle maschere di bronzo, applicate ai coperchi dei vasi cinerari, poi in
seguito resi in plastica direttamente sul coperchio che va a d assumere l’aspetto umano.

Il tratto saliente di tutta l’arte orientalizzante è il SENSO ORNAMENTALE.

                           STATUARIA E ARCHITETTURA TEMPLARE
    1. KOUROS E KORAI
La tradizione fa di Dedalo l’inventore delle prime immagini dell’uomo, quindi ci si va a collegare al
mondo miceneo. Prime statue di legno dette XOANA e in marmo in cui l’uomo era rappresentato
con le gambe aperte e gli occhi aperti come se camminasse e guardasse. Anche se strane le prime
statue sembravano dotate di qualcosa di divino e portavano l’immagine umana su un piano ideale.
SCULTURA DEDALICA: tutta la plastica del periodo orientalizzante con teste a schema
triangolare, fronte bassa, volto appiattito, orecchie a sventola, acconciatura spiovente.

La colossalità, la pettinatura (simile al klaft egizio), la figura maschile stante con gamba avanzata,
hanno fatto pensare ad una derivazione dalla statuaria egizia. Sono comunque fattori solo esteriori
dato che il processo creativo si determina per forze nuove e su basi originali. Lo scultore egizio
presta attenzione al volto che reca i caratteri individuali, i corpo invece ha forma tipica. Lo scultore
greco non ha interessi fisionomici e cerca la bellezza ideale e universale. A differenza di tutte le arti
orientali, vediamo in quella greca la figura umana completamente nuda.
L’arte greca non guarda la natura ma si concentra sull’uomo come metro di tutte le cose; nell’uomo
si cerca un canone di cui rivestire anche la divinità antropomorfizzata.
Nelle tipiche figure del KOUROS nudo e della KORE vestita non sappiamo se il dedicante abbia
rappresentato se stesso per mettersi sotto la protezione della divinità o la divinità stessa. Queste
comunque sono per lo più immagini ideali di giovinezza e si distinguono dalle immagini di divinità
per gli attributi. Dapprima la posa è statica con le braccia stese lungo i fianchi, durante il VI sec c’è
un progressivo distacco delle braccia che iniziano a piegarsi in avanti nel gesto dell’offerente. Nelle
statue più arcaiche ci si accontenta di rendere evidenti le fattezze del volto ingrossando le labbra e
sgranando gli occhi; presto però si cerca di rendere in profondità la bocca, dandole quella curvatura
definita SORRISO ARCAICO. Non si deve né pensare al sorriso come elemento espressivo né
come correzione ottica, ma è solo il risultato della costruzione dell’immagine per vedute parallele,
prima di conquistare lo scorcio (primi del V sec). (Piani paralleli: costruzione in 4 vedute).
Le opere del MAESTRO DEL SUNIO hanno struttura più squadrata, quelle del maestro del
DIPYLON invece appaiono più fluide ed arrotondate ed egli cerca di smussare i punti d’incontro
dei piani. Sul volto gli occhi assumono un taglio quasi a mandorla e non più a semicerchio.

    2. TEMPIO ARCAICO GRECO E ORDINI DORICO E IONICO
Tra VII e Vi si definisce struttura del tempio. Ingrandimento e definizione progressiva della cella e
del pronao, tutto ciò che in origine era in legno si cerca di tradurlo man mano in pietra. Razionalità
dello spirito classico.
Orine dorico nel continente greco, a creta, in Sicilia e magna grecia
Ordine ionico in alcune isole e in Asia minore
Per il dorico forse derivazione dalla colonna micenea che però era un elemento a se stante mentre la
colonna dorica è parte di un organismo. Le testate dei travi maggiori si stilizzano nei triglifi e gli
spazi vuoti sono riempiti da tavolette inserite. L’angolo del frontone è decorato da un elemento a
disco o semicerchio decorato detto acroterio che chiude armoniosamente tutta la costruzione.
Nell’ordine ionico troviamo una corona do foglie utili come trapasso al capitello e per la nascita
delle due volute il cui spazio intermedio è riempito da palmette per creare un piano di posa
continuo. Rispetto al dorico è più decorativo e raffinato e la colonna ha pure fusto più slanciato.
Il thesaurus è un edificio eretto vicino il tempio per contenere le offerte votive. Si creano nuovi
campi decorativi come le metope dell’ordine dorico, il fregio dell’ordine ionico ed il frontone.

    3. PROBLEMA DECORATIVO DEL FRONTONE
Spazio basso e allungato. Si arriva a soluzioni perfette solo con Fidia nel Partenone. All’inizio
decorazioni fittili (=di terracotta), nel VI sec iniziano bassorilievi, poi gli altorilievi e poi il
tuttotondo verso la metà del secolo. Da fregi orientalizzanti con animali o mostri (funzione
apotropaica) a scene mitologiche con più stretto rapporto con lo scopo celebrativo del tempio
(intento illustrativo).
Tempio di Corfù (585 a.C.) non c’è ancora unità tematica. Gorgone, felini, Zeus in lotta con giganti,
i morti sdraiati riempiono gli angoli. Teste e dorsi di prospetto, gambe di profilo (schema della
corsa in ginocchio).
Alcuni scultori ricorrono a riduzione progressiva delle figure (come nel thesauros di Sifni a Delfi
che rappresenta contesa di eracle e apollo per il tripode).
Nel tempio di Apollo a Delfi, nel rappresentare la gigantomachia, si arriva al tuttotondo.

    4. DECORAZIONE METOPALE
Da terracotta dipinta a calcare, a marmo scolpito fino a tuttotondo. Spazio quadrangolare che
costituisce un quadretto in se compiuto. Gorgoneion, Chimera, Sfinge, Centauro, difficile usare la
figura umana. Figura seduta riempie bene lo spazio. Figura eretta ha bisogno di completamenti
(bottino della battuta di caccia). Più sfruttati i gruppi a 2 figure. Nel partenone abbiamo
gigantomachia, amazzonomachia di teseo, iliupersis e centauromachia con miti attici.

   5. FREGIO IONICO FIGURATO
Figurazione sviluppata in lunghezza, continua ed unitaria. Già dal V sec si trasforma in narrazione
mitologica. Viene inserito pure nell’ordine dorico del partenone per meglio celebrare atena.

    6. TEMPIO ETRUSCO
Precise esigenze cultuali e rituali. Già nel VI sec assimilazione divinità elleniche pur con riferimenti
al mondo demoniaco e infernale e al culto dei morti. Struttura prevalentemente lignea e decorazione
con terrecotte dipinte. Poggia su un podio di pietra e non su gradini. Il tempio greco è concepito per
essere visto da tutte le parti, questo invece ha una visione frontale. Sagoma tozza, bassa e pesante.
Fregio continuo con motivi ornamentali e figurati. Dal V sec inizia decorazione frontonale e si
decora anche il tetto con statue. Estro ed esuberanza e non canoni rigidi. Colonna a fusto liscio
rigonfio (ordine tuscanico).

    7. ARTISTI GRECI DEL PERIODO ARCAICO
Dedalo con suoi allievi Dipoinos e Skyllis a Creta. A chio scuola con capostipite Melas.
In ambiente microasiatico c’è riluttanza ad accettare la nudità. Spirito ionico crea opere più carnose
e molli, quello ionico invece opere vigili e scattanti. Nel VI sec ad Atene inizia statuaria in marmo e
gli artisti iniziano a firmare le opere.
Al VI sec risale maestro raffinato del Cavaliere Rampin e Kore col peplo che hanno ancora qualche
accento arcaico. Antenor fa i frontoni del tempio di Apollo a delfi. Altro campo offerto agli scultori
sono le stele funerarie che vanno a sostituire i vasi vicino le tombe.

    8. TECNICA A FIGURE NERE
All’inizio ceramografi attici imitano quelli corinzi . alcuni firmano le opere e il primo nome noto è
Sophilos che decora minuziosamente i costumi e cerca di dare espressione alle azioni.

Capolavoro del VI sec è di KLETIAS nel CRATERE FRANCOIS con composizione zonale
perfettamente adattata alla struttura del vaso. Fregio più importante illustra il corteo delle nozze di
peleo e tetide, sotto c’è l’agguato di achille a troilo, nella parte più bassa c’è il motivo meno
importante con degli animali. Nella zone del piede c’è lotta dei pigmei contro le gru. Accuratezza e
sicurezza di stile, contenuto originale e preziosità dei dettagli.

Altro grande ceramografo è EXEKIAS, di un’austera dignità che crea una decorazione ad OCCHI
apotropaici che sarà il modello della serie detta AD OCCHIONI. Sfrutta zona fra le anse per scene
di combattimenti epici. Con lui la tecnica a figure nere raggiunge il culmine

    9. TECNICA A FIGURE ROSSE
Scoperta ad atene verso il 530. figure RISPARMIATE sull’argilla con leggera velatura rosata e
circondate da vernice nera con dettagli in vernice diluita. La figura risparmiata rende possibile vari
effetti pittorici e plastici. Il trapasso forse si verifica nell’officina di Andokides by pittore anonimo.
All’inizio la 2 tecniche coesistono anche sulle 2 facce di uno stesso vaso per abituare il pubblico,
poi la tecnica a figure nere cade nel convenzionale, nel decorativo. Le pieghe dei panneggi
suggeriscono corporeità. Si sviluppa lo scorcio nelle figure di maggiori dimensioni (VI e V sec).
L’arte greca è quella ke conquista per prima lo scorcio.

   10. CERAMOGRAFI CORINZI
Da VI sec sono corinzi a ispirarsi a modelli attici. Ceramica con viva policromia che rispecchia
pittura contemporanea. Non reggendo più concorrenza attica, si limita a produzione in stile bianco
su fondo chiaro con elementi geometrici e floreali (VI sec)

    11. ALTRE FABBRICHE DEL VI SEC
Ceramica Laconica ha interesse per temi meno comuni. In Beozia si attarda gusto orientalizzante. In
area Orientale predominanza di interessi ornamentali e attardarsi dello stile a stambecchi.

     12. MAGNA GRECIA E SICILIA NEL VI SEC
Il linguaggio artistico arriva anche a forma pure con poche inflessioni locali.

    13. ARTE ETRUSCA ARCAICA
Gusto ornamentale e persistenza del repertorio orientalizzante. Ricezione delle correnti artistiche
contemporanee ma rielaborazioni dettate dal gusto locale. Forme artistiche estrose. Tono più elevato
si raggiunge nella pittura parietale delle tombe e nei bronzi. Nella pittura sguardo aperto verso la
vita del mare, del cielo, con vivo naturalismo ed atmosfera fiabesca. La loro immediatezza mal si
combina col rigoroso controllo richiesto dalla scultura.
Guerriero di capestrano: il corpo sembra il meccanico ingrandimento di un idolo a forma di violino
con le braccia tubolari. Non c’è influenza dei kouroi greci. Descrizione minuta della armi.

    14. ARTE CELTICA ED IBERICA
Intensa colonizzazione greca e fenicia che porta anche elementi orientalizzanti. Attardarsi di
elementi precedenti. C’è mix di tutto.

                            DALL’ARCAISMO ALLO STILE SEVERO
Tra VI e V sec c’è fine tirannia Pisistratidi, affermarsi oligarchia, riforme di Clistene, guerre
persiane. La visione arcaica era legata alla corte dei pisistratidi. Le forme ora si raffinano, c’è
cambiamento nel gusto. Panneggi più sciolti e più aderenti al corpo, teste più arrotondate capelli
non più acconciati ma composti in una calotta compatta, piena conquista dello scorcio. Nuovo
spirito di osservazione della vita quotidiana e reale, anche se perdura il repertorio mitico.

                                            STILE SEVERO
Maratona e Salamina = vittoria del ceppo classico su quello orientale = nuovo fermento spirituale,
religioso, artistico
Scompare il sorriso arcaico (perciò severa). Si supera visione per piani paralleli. Non più analisi
minuta della struttura anatomica ma creazione di masse organicamente articolate. Domina l’ideale
atletico.
KORE DI EUTYDIKOS (480) primo affermarsi della visione severa. Non c’è più frontalità del
kouros, la testa è leggermente girata, la gamba avanzata si flette e si abbassa il fianco
corrispondente, il torso invece è ancora rigido.
Punto più alto dello stile severo nella metà del V sec col DORIFORO DI POLICLETO che resterà
la più perfetta della soluzioni. L’ideale severo si concreta meglio nel bronzo ke prevale.

     1. SCULTORI E BRONZISTI NELLA PRIMA META’ DEL V SEC
KRITIOS considerato un caposcuola ed è associato a NESIOTES per il gruppo dei TIRANNICIDI
(creato per rimpiazzare l’originale di Antenor rubato da Serse). Si dovettero rievocare, nello stile
severo, i modi di Antenor. Ognuno dei due personaggi è chiuso in se stesso quindi non si può
ancora parlare di un gruppo.
Si inizia a studiare anche la figura in movimento (corridori, discoboli, zeus con fulmine)
culminando nella statua bronzea di Capo Artemisio (460) con un braccio teso verso il bersaglio e
l’altro con fulmine e tridente.
KALAMIS crea l’AFRODITE SOSANDRA con sorriso sereno ed elegante panneggio. Il tipo
femminile ammantato sarà molto copiato in età romana per le dame. A Kalamis piaceva il cavallo
(eeeh, buongustaio!!) e resterà insuperato nella sua rappresentazione.
Altro importante maestro è Hegias, considerato maestro di Fidia.
A Egina c’era celebre scuola di bronzisti ma abbiamo perso gli originali quindi possiamo solo farci
un’idea.
L’atleta è NUDO perchè è un SIMBOLO, dell’etica sportiva e della perfetta armonia tra spirito e
corpo.
Altri grandi maestri sono Aristokles, Pytagoras (che sembrava attratto anche da problemi espressivi
ke però risolve con accorgimenti tecnici).
Mirone non sentì la figura in stasi ma in un moto istantaneo e dinamico, non era interessato a
problemi espressivi ma allo studio del corpo. Per primo arriva a piegare l’atleta (pronto a lanciare il
disco). Ricordiamo anche l’Athena col sileno Marsia.

notevoli sono i frontoni del tempio di Zeus a Olimpia, nudo saldo e organico, i panneggi
raggiungono la max semplicità, i volti sono nitidi ed è resa con minuziosa precisione la massa di
capelli della lapitessa presa dal centauro. Forti caratterizzazioni nei volti dei centauri. Non c’è cmq
ancora ritrattistica (sorgerà solo nel IV sec a.C.)

    2. CERAMOGRAFI ATTICI PRIMA META’ SEC V
Il mito si umanizza e si drammatizza. POLIGNOTO è il più grande pittore di stati d’animo. Inizia a
farsi strada il chiaroscuro e si privilegiano i grandi vasi. Tendenze artistiche svariate: semplici
composizioni, figure isolate, nikai, efebi, eroti, guerrieri, divinità, scene atletiche... fondi bianchi e
chiaroscuro ottenuto con la vernice diluita che da plasticità ai corpi.
Capolavoro del PITTORE DI PENTESILEA con achille ke mentre trafigge la regina della
amazzoni se ne innamora.
Tentativo di superare il fondo astratto ed il piano di posa unico scaglionando i personaggi su più
piani con rocce, alberelli ecc...

    3. PITTURA POLIGNOTEA
Molte conquiste attribuite a polignoto (figure disposte su vari livelli, elementi paesistici, sguardi
orientati ora in alto, ora in basso). Stati d’animo espressi dai gesti, non dai volti. Varca quasi le
soglie del classicismo.

    4. CENTRI IONICI E INSULARI
Linguaggio ionico armonioso, elegante, i corpi sotto i panneggi si fanno più pieni. L’ambiente
tessalico invece è meno armonico e più sommario.

    5. SICILIA E MAGNA GRECIA
Raffinato il TRONO LUDOVISI con Persephone, la flautista nuda e la donna ammantata
sacrificante. Maggiore libertà dai moduli severi e vivacità. L’ordine dorico è molto usato, perde di
raffinatezza ma acquista in solennità come nel tempio G di Selinunte di cui ricordiamo anche i
TELAMONI che sostenevano la cornice.

    6. STILE SEVERO NELL’ARTE ETRUSCA
È nobilitata dall’arte greca ma c’è evidente distacco dai modelli. I miti greci sono solo pretesti
iconografici, spesso del tutto incompresi.

                      CLASSICISMO E CONQUISTA DELL’ORGANICITA’
Passaggio attorno a metà V sec, frutto di geniali innovatori. Si sperimentano innovazioni prima
nella pittura con Polignoto e Mikon.
Ippodamo di Mileto stabilisce divisioni delle città (sicilia, magna grecia, pompei, napoli).
Atene si abbellisce. Nella statuaria hanno grande peso Policleto e Fidia.

     1. CANONE POLICLETEO
Studio razionale e canonizzazione della figura atletica nuda. Soluzione più perfetta è il doriforo ed è
la concretizzazione di una teoria artistica in un’opera d’arte. Nudo acquista organicità, perde
rigidezza ed il corpo poggia su una sola gamba mentre l’altra si flette e si ritrae. La testa si gira da
lato della gamba portante, torso leggermente piegato. È il punto di arrivo della ricerca dell’armonia
universale. Policleto fissa i rapporti della proporzioni del corpo umano.
L’AMAZZONE BERLINESE può dirsi la versione femminile del doriforo. La maturazione dello
stile è nel DIADUMENO che stringe la benda della vittoria intorno alla testa reclinata. Nel doriforo
i capelli erano ancora di gusto severo, qui invece le ciocche hanno una nuova morbidezza.
Rappresenta poco le divinità perkè il suo interesse era rivolto all’uomo di cui nobilita l’immagine

     2. FIDIA
È espressione dell’atene di Pericle. Rende svariati omaggi ad Athena (Athena lemnia). Nel primo
periodo affiorano ancora elementi severi con originali accenni. Fa simulacro di zeus ad Olimpia e
rinnova l’acropoli distrutta dai persiani.
Decora il partenone (costruito da iktinos), i frontoni comprendevano più di 40 statue a tutto tondo,
non eseguite tutte da fidia in prima persona ma tutte da lui elaborate (a volte con modelli plastici.
Tutta la decorazione è un inno ad atena. Rielabora in modo originale anche il mito. Il panneggio si
anima, stoffe sottili, trasparenti e increspate. Chiome fluide. Cavallo trova la sua più alta
formulazione quasi animata da uno spirito eroico.completa l’opera la statua di athena parthenos alta
circa 12 metri con volto carnoso e pieno, suole dei sandali ornate con scene di centauromachia ed
anche lo scudo era un’opera d’arte (fidia ci rappresenta anche se stesso e pericle e perciò viene
accusato di empietà). Vecchi temi assumono contenuto e sintassi nuovi.
Coeva è l’amazzone con il lembo sinistro del chitone ripiegato a mostrare la ferita e la gamba
dolorante è flessa ed alleggerita dal peso.
Il simulacro di Zeus era considerato una delle 7 meraviglie del mondo.

    3. ARTISTI DELLA CERCHIA FIDIACA
 Grande influenza dello stile partenonico e larga imitazione anche nelle stele funerarie 8stele di
Salamina con fanciullo e uccellino). Si distinguono i discepoli di fidia Agorakritos (grandi divinità
olimpiche) e Alkamenes. Si ricorda anche Kresilas ke esegue ritratto di pericle raffigurato con una
concezione olimpica ma al tempo stesso intima e spirituale (si dice ke questo scultore riusciva a
rendere ancora più nobili gli uomini nobili).

    4. CORRENTE MANIERISTICA POST-FIDIACA
Il manierismo accentua e forza gli elementi più caratteristici di una corrente. I nudi sono più
tormentati, i panneggi più svolazzanti, ad esempio nei fregi del tempio di apollo in arcadia
realizzato da Iktinos che qui introduce anche l’ordine corinzio nella colonna. Caratteristiche del
manierismo emergono nelle Menadi orgiastiche e forse nel tipo dell’afrodite detta del Frejus con
elaborato panneggio che si incolla come bagnato al corpo.
Nel clima delle vittorie di Alcibiade fioriscono le nikai nell’ultimo decennio del V sec. Notevole,
anche per il panneggio è la nike di Paionos (425) librata in aria con piede poggiato su un’aquila con
il vento che investe il corpo, questa scultura ignora ogni limite tecnico imposto dal marmo.
In ambiente microasiatico si inseriscono nei fregi decorazioni con sfondi architettonici, conquista
che l’arte greca farà solo nell’ellenismo.

   5. PITTORI E CERAMOGRAFI DELLA SECONDA META’ DEL V SEC
Restano pochi esempi di pittura. Singolare è pauson che dicevano ritraesse gli uomini peggiori di
come sono. C’è in lui tono libero e spregiudicato e non poteva trattare i temi solenni del mito. Si da
ai soggetti di vita quotidiana. Al contrario dell’uomo atletico qui troviamo l’uomo pigro,
frequentatore di banchetti. Dipinge un cavallo che si rotola nella polvere. Resta comunque
un’eccezione.
Prospettiva e chiaroscuro per dare profondità sono studiate da Apollodoros e da Zeuxis mentre
parrasios punta sulla sottigliezza psicologica.
Zeuxis dipinge i grandi dei, Parrasios preferisce i temi di contenuto patetico e psicologico.
Restano esempi della pittura solo sulla ceramica che imita sempre di più la pittura. Si diffonde
tecnica a fondo bianco con figure di vari colori. Le increspature del panneggio fidiaco sono tradotto
anche in pittura.
In campania troviamo profonda incomprensione dei miti greci con figure goffe e pesanti.

   6. STILE CLASSICO NELL’ARTE ETRUSCA
In opere di maggiore impegno ci si sforza di intonarsi all’arte classica. Ci sono attardamenti
soprattutto dello stile severo ad esempio nel marte di Todi. Un capolavoro è la chimera di Arezzo.

              ARTE DEL IV SEC E UMANIZZAZIONE DELL’IDEALE CLASSICO
Molte testimonianze della scuola fidiaca, poche di quella di policleto. Il canone policleteo offriva
scarse possibilità di evasione ma nei seguaci si umanizza. In un periodo di crisi (sofistica, critica
della fede olimpica, interesse ai problemi dell’uomo) si introduce il sentimento e l’espressione e le
divinità perdono solennità e si prediligono quelle più partecipi ai problemi dell’uomo. Si
moltiplicano gli ex-voto, i rilievi votivi, le stele funerarie, i ritratti. La maggiore impresa del IV sec
non è un tempio ma il mausoleo di alicarnasso.

    1. CREAZIONI ARCHITETTONICHE E URBANISTICHE
Importanza del teatro per i greci si trasmette nello sviluppo dell’edificio teatrale (teatro di Epidauro)
con perfetta applicazione dei principi acustici. Le città si articolano in forme più regolari
sviluppando il sistema ippodameo. L’agorà perde progressivamente la funzione politica per
assumerne una commerciale con portici e botteghe.

    2. ASPETTI ARTISTICI DEL IV SEC
Sviluppo del chiaroscuro, scioltezza ritmica, naturalismo, culminando in Prassitele (scultura) e
Apelle (pittura).
Skopas in scultura approfondisce i problemi espressivi . i principi policletei trovano un geniali
innovatore in LISIPPO. La coloritura del marmo non è astratta come nel periodo arcaico ma
naturalistica.

    3. STILE PRASSITELICO
Kephisodotos fa personificazione della pace che torna ad Atene (quindi non una divinità), EIRENE
ha tra le mani la cornucopia e regge Ploutos, speranza di ricchezze. Grandioso panneggio, c’è un
nuovo senso umano.

Conosciamo solo le copie romane e avendo tanti esempi di prassitele, ne deduciamo ke era
apprezzato dai romani. Le divinità sono umanizzate, non più in pose maestose ma in molle
abbandono fino a piegarsi di lato ed uscire dal proprio asso. Il nudo è carnoso. Opera giovanile è il
satiro a riposo e l’apollo sauroctonos (che sta per trafiggere la lucertola). L’Apollo Liceo sembra
riposarsi appoggiato ad un pilastro dopo una lunga fatica. La più originale espressione è l’Afrodite
Cnidia completamente nuda nell’atto di deporre il panneggio
    4. STILE SCOPADEO
Personaggi animati da un inquieto pathos quindi c’è interesse per problemi espressivi. La
decorazione del tempio non si ispira più a grandi divinità ma alle leggende locali. Nuovo linguaggio
espressivo molto dinamico. Il dio scopadeo appare di una grandiosità nuova. Interessante
applicazione dello studio espressivo si hanno nelle statue di Eros, Imeros e Pothos che per skopas
erano i 3 stadi dell’amore. Il pathos scopadeo è evidente nella MENADE orgiastica con la testa
squassata, le chiome sciolte, il corpo teso.

    5. SCULTORI DEL MAUSOLEO DI ALICARNASSO
Erano bryaxis, timotheos e hektoridas. Costruito in 4 anni. L’architetto era theodotos. Singolare è
una figura, forse la sposa di Ascelpio che sembra investita dal basso dal vento che le incolla le vesti
al corpo. A inizio IV sec panneggio ritrova uno specialista in timotheos. Anche artemide abbandona
l’arco per reggere la fiaccola preferendo il riposo. Spirito romantico. Capolavoro di briaxis è il
Serapide per il serapeo di alessandria.

     6. EUPHRANOR
Fa le immagini delle divinità più vicine alla concezione del IV sec ma con nuova dignitas. Ricerche
ritrattistiche nelle immagini di Alessandro Magno e Filippo. Sembra avesse sviluppato un nuovo
canone per la figura umana, più slanciato.

    7. LISIPPO
Nuovo canone della figura umana, corpo più snello ed asciutto. APOXYOMENOS con gamba
flessa e non più retratta come in policleto, più dinamismo. Testa non più a calotta ma con ciocche.
Vuole ritrarre gli uomini come appaiono, non come sono in realtà segnando il trapasso dal
classicismo all’ellenismo.
Amava la figura di eracle (Eracle farnese fatto secondo nuova visione romantica colto nell’atto della
meditazione). Gli fu congeniale anche la figura di Alessandro. Fa anche ritratto di Socrate animato
da inquietudine interna.

    8. ALTRI DEL IV SEC
Ritrattistica interessata anche ai tratti morali, volto riflesso dello spirito. Lysistratos (fratello lisippo)
sfrutta i calchi in gesso dei volti veri. Si tende comunque ancora all’eroizzazione.

     9. PITTORI E SCUOLE DEL IV SEC E PRIMO ELLENISMO
Decadenza e scomparsa ceramica dipinta e fioritura della pittura. Alle megalografie si preferiscono i
piccoli quadri. Visione umanizzata della divinità. Anche rappresentazione di stati d’animo e
sentimenti.
Afrodite Anadiomente di Apelle uscente nuda dal mare.
Anche in pittura continua ideale atletico. Degli episodi non si sceglie il momento dell’azione ma
quello in cui si esprimono i sentimenti dei protagonisti. Il gusto del patetico fa allontanare dai temi
giocosi ed idilliaci.
Comincia gusto per quadretti di genere per le nature morte che poi si sviluppano nell’ellenismo.
Con Antiphilos si giunge alla CARICATURA come vero e proprio genere. Si diffonde anche il
ritratto (apelle).
Famoso il quadro del Bove col bove nero in risalto su sfondo chiaro e non viceversa come di
consuetudine. Più vivace l’ambiente microasiatico.

    10. DECADENZA CERAMICA ATTICA
Di fronte a ricchezza di espressioni della pittura la ceramica è sempre più insoddisfacente. Alla fine
del IV sec la decorazione figurata scompare.
     15. ROMA NEL PRIMO PERIODO REPUBBLICANO
Necessità decorative di templi, statue votive...i romani non si curavano della bellezza ma più che
altro di ex-voto da dedicare agli dei. Case e tombe molto semplici e modeste. Manifestazioni
architettoniche di carattere funzionale e si fanno concessioni artistiche solo per templi. Aspetto
ritrattistico e celebrativo.

                                      PERIODO ELLENISTICO
     1. I NUOVI IDEALI
Ellenismo va da morte di Alessandro (323 a.C.) alla battaglia di Azio (31 a.C.) e all’inizio
dell’impero di Augusto. Mutamenti storici, politici, economici, religiosi...
Polis rimpiazzata dagli stati, arte usata per celebrare re e principi. Arte diventa individualistica, si
spoglia di religiosità e assume valore decorativo. Come la lingua, l’arte si internazionalizza e
diviene un mestiere. Con collezionismo nelle corti si crea industria dell’arte. La divinità è sempre
più umanizzata o al contrario si cerca di ridarle solennità (afrodite che si toglie le pantofole, dioniso
ebbro). Apprezzate le divinità sentite più vicine (afrodite, dioniso, muse). Il mondo degli eroi non
più animato dalla lotta ma dall’amore.
Il trasognamento del IV sec diventa sonno e si moltiplicano le figure dormienti. Gamma svariata di
espressioni facciali. Il RISO è creazione dell’ellenismo. L’uomo è indagato in tutti i suoi aspetti,
non è però il centro dell’interesse ma un soggetto del gran quadro della natura (come nell’arte
minoico-micenea).
Si crea un vero paesaggio unitario e addirittura lo sfondo diventa protagonista in quadretti e rilievi.
Gli umili diventano soggetti ugualmente interessante e l’uomo è indagato anche nel brutto
(verismo). Ripiegamento sul passato e imitazione dei vari stili passati in modo convenzionale.

     2. ARCHITETTURA
Riutilizzo del dorico e ionico con variazioni. Il più usato cmq è il corinzio che attira anche il gusto
romano. Si cercano nuove forme. La decorazione frontonale perde importanza e diventa decorativa.
Il tempio non è più l’edificio più importante. Prendono importanza gli edifici con funzioni politiche
e amministrative. La più significativa creazione dell’architettura greca è il BOULETERION (per
riunioni consiglio cittadino). Si moltiplicano le biblioteche. Grande diffusione del portico. L’agorà
riprende le sue funzioni politiche e monumentali. La città diviene organismo architettonico unitario.

    3. CORRENTI PRASSITELICA E SCOPADEA
Nell’ellenismo influsso stile prassitelico. Si verificano anche mescolanze di questi due stili.
Numerose le statue di afroditi (Afrodite di Milo, Afrodite Cnidia, Afrodite Capitolina, forse la
Callipige, Afrodite Anadiomene). Importante l’afrodite di Doidalas, nuda, accovacciata nell’atto di
ricevere l’acqua con il viso gioioso. Questo tipo piacque ai romani in forme però assottigliate.

    4. CORRENTE LISIPPEA
Fra i più importanti c’è Eutychides con la Tyche di Antiochia che regge le spighe seduta su una
roccia con fiume Oronte ai piedi.
Chares crea il colosso posto all’imbocco del porto di Rodi (III sec), un’immagine di helios in nudo
atletico.
Di questo periodo è anche la Nike di Samotracia che si eleva su una base a forma di prora di nave
ed è modellata dal vento.
Il panneggio si fa più fluido ed il mantello diventa quasi un velo come nella musa Polimnia
meditabonda. La struttura del corpo diventa allungata, le spalle minute ed i fianchi opulenti.
Tanangrine: statuette fittili, quasi figurini di moda con le caratteristiche sopra elencate.

   5. ARTE PERGAMENA
Carattere celebrativo per la corte degli Attalidi. Raggiunge grande unità di espressione (barocco
pergameno). Vivo studio etnico (baffi) come nel Galata che uccide la moglie e se stesso. Contenuti
melodrammatici come nel fanciullo che accarezza la madre morta. Importante il fregio dell’Altare
di Pergamo (II sec) lavorato da vari scultori di varie nazionalità sotto un maestro che fa raggiungere
notevole unità stilistica. C’è gigantomachia con tutte le figura aggrovigliate ed il nudo arriva ad
una poderosa scansione delle masse ed i panneggi sembrano mossi dal soffio delle forze cosmiche.
Elementi scopadei sono lo spasmo ed il furore nelle bocche e negli occhi. Lo sfondo è neutro
Si diffonde il collezionismo e si copiano capolavori del V sec.
Simile ai giganti dell’ara il gruppo del Laocoonte degli artisti rodi Agesandros, Athenodoros e
Polydoros. Stessa intonazione per il gruppo di Scilla trovato nella grotta di Sperlonga.

    6. ROCCOCO’ ELLENISTICO E VIRTUOSISMO VERISTICO
Nell’indirizzo roccocò c’è il fanciullo che strozza l’oca di Boethos. Protagonisti di questa corrente
sono putti, satiri, ninfe, nereidi, danzatrici, pastori, contadini. Motivi idillici e bucolici. Gli animali
sono visti con vivo naturalismo e diventano anche soggetti isolati di statue.
Ci si compiace anche di rendere il decadimento fisico e le rughe nei nudi dei vecchi pastori come
anche nella Vecchia ubriaca di Myron (II sec).

    7. ARTE ALESSANDRINA
Tradizione prassitelica e lisippea. L’ambiente nilotico offre spunti per rappresentare la vita del
fiume con papiri, ninfee, animali, pigmei, banchetti... scomparsi gli originali ne troviamo eco in
opere del periodo romano. Il nilo trova suntuose personificazioni. Le divinità egizie vengono
ellenizzate e a volte vengono assimilate a divinità greche.

    8. CORRENTE CLASSICHEGGIATE IN ATENE E SCULTORI NEO-ATTICI
Le corti ellenistiche risvegliano energie artistiche. La decadenza politica ad atene però porta ad un
indirizzo dotto e classicheggiante che ripiega sul passato. Gli artisti cercano di aderire allo spirito
classico e ci si muove nella sfera delle grandi divinità. Mancanza di grandi opere dimostra che l’arte
è diventata un mestiere. Molti artisti in realtà sono copisti e rielaboratori della grandi opere del
passato. La scelta dei modelli fa capire il gusto dell’epoca, poco amante dello stile severo, molto
amante di Fidia. il neo atticismo rielabora modi arcaici in forme esteriori e puramente ornamentali
(oramai i contenuti dell’arte arcaica sono troppo lontani dalla mentalità dell’epoca).

    9. FIORITURA DELL’ARTE ETRUSCA NELL’ELLENISMO
Anche l’etruria rientra nella koinè ellenistica e ne assorbe volentieri il libero naturalismo. Mentre in
grecia la decorazione frontonale decade, qui trova notevole fioritura.

           CONTRASTO FRA INFLUSSO GRECO E IDEALE DEL CIVIS ROMANUS
L’apporto ellenistico sarà la base dell’arte romana anche se all’inizio non viene tanto accettato.
Influssi già nel I sec a.C. all’inizio i romani avevano scarse esigenze artistiche ma poi contatto con
cultura greca fa penetrare pensiero greco. L’arte non è più considerata una cosa indegna.

    2. MONUMENTI ARCHITETTONICI E ONORARI
roma solo nel II sec inizia ad abbellirsi, all’inizio con opere di pubblica utilità. Però i romani
inventano l’arco e la volta.

    3. PITTURA TRIONFALE ROMANA
Si comincia ad apprezzare anche la funzione politica dell’arte e pure quella decorativa. La pittura
trionfale illustra al popolo le campagne vittoriose, l’arte non è ancora considerata degna di essere
praticata da un cittadino romano.
   4. RITRATTISTICA ONORARIA
Personaggi illustri su corpi nudi ed atletici di eroi greci.

   5. MONETAZIONE
Doveva unire al fine pratico la veste decorativa. Nel II sec alla figura delle divinità si sostituiscono i
simboli alludenti alle vittorie romane (aquila, vessillo, elmo, corona). Arte romana ha numerosi
apporti quindi c’è eclettismo.

         PERIODO SILLANO E CESARIANO, FORMAZIONE DELL’ARTE ROMANA
    1. SVILUPPO ARCHITETTURA
Elementi greci rielaborati e fusi con quelli italici ed indigeni. Libero uso degli ordini architettonici.
Si hanno esempi di piani regolatori delle città ma roma era cmq irregolare e ci prova cesare a darle
una sistemazione mai però attuata. Cesare crea però il primo elemento dei fori imperiali. Si supera
divieto di costruire teatri stabili e quindi sorgono anche queste strutture che, con la tecnica
dell’arco, non vanno più poggiate ad un pendio. Nasce anche l’anfiteatro ma per averne uno stabile
si dovrà arrivare a vespasiano.

     2. PITTURA E DECORAZIONE PARIETALE
Nel I sec si affermano nuovi aspetti acanto a quelli ellenistici. Molto ricercati i quadri dei pittori
classici. Pareti divise con finte architetture in cui si riproducono quadri di tipo classico (secondo
stile), questo stile si trasforma in una composizione sempre più astratta ed ornamentale (terzo stile).

   3. SCULTURA E CORRENTE CLASSICHEGGIANTE
I maggiori scultori sono ancora greci. Prima di scolpire il marmo si fanno modelli di cera. Scultura
con funzione decorativa ed in rapporto anche con l’architettura (sculture adattate all’ambiente da
decorare). Realismo della ritrattistica dei volti stride tanto con i corpi perfetti.

   4. MENTALITA’ ROMANA VERSO L’ARTE
Classicismo viene adattato alla mentalità romana. L’arte a roma è per lo più ufficiale e pubblica,
commissionata dall’imperatore, dal popolo ecc... è un’arte anonima, di propaganda.

                       CLASSICISMO AUGUSTEO E GIULIO CLAUDIO
L’architettura deve dare un volto più monumentale alla capitale e abbonda il marmo. Urbanistica
regolata dalla praticità. L’obelisco innalzato in campo marzio inaugura una serie di questi
monumenti che danno nota esotica a roma. Si creano nuovi acquedotti, terme, fontane.
L’ara pacis dedicata per celebrare pacificazione dell’impero (9 a.C.) esalta le leggende di roma con
Enea. Ornato vegetale di tipo ellenistico. Esaltazione dell’imperatore vittorioso sui barbari innalzato
in una sfera sovrumana. Creazione di tipi ufficiali dell’immagine dell’imperatore. Si adotta il tipo a
BUSTO (dal taglio sotto il collo si passa al taglio alle spalle e poi ai pettorali).

    1. NELLE PROVINCE
La pax favorisce sviluppo anche delle province. Spirito romano affermato in occidente mentre in
oriente corrente più classicheggiante.

    2. INDIRIZZO CLASSICHEGGIANTE NELL’ARTE GIULIO-CLAUDIA
Personificazioni di città. Notazioni più realistiche nei ritratti. Sfondi architettonici nel rilievo
storico, anche sfondi realistici. Urbanistica sollecitata dopo incendio del 64 d.C.

   3. RITRATTISTICA NERONIANA
Cercano di dargli piglio eroico. Naturalismo espressivo e psicologico. Realismo anche in pittura.
                      NATURALISMO E COLORISMO NELL’ARTE FLAVIA
Ritrattistica si svuota del contenuto eroico (con Tito e Vespasiano) ma con Domiziano si preferisce
idealizzazione su modello del monarca ellenistico. Raffinato chiaroscuro e gioco coloristico anche
nelle chiome. I prodotti dell’esperto artigianato hanno comunanza stilistica mentre le grandi opere
sono legate al temperamento dei singoli. Le due opere più importanti sono l’Arco di Tito ed i
Rilievi di palazzo della cancelleria ed hanno aspetti contrastanti tra loro. Nell’arco preciso realismo
nei costumi, nei simboli, nelle personificazioni.

    1. FILONE CLASSICHEGGIANTE
I rilievi della cancelleria sono elogio a domiziano, fatti forse per un monumento a lui
dedicato.figure su sfondo neutro ma cura dei particolari. Colosseo e stadio (oggi piazza navona).

                   ARTE TRAIANEA, FUSIONE ARTE GRECA E ROMANA
Tante gesta di Traiano offrono spunti celebrativi. Arte traianea organica pari a quella del periodo di
pericle in grecia.

     1. MAESTRO DELLE IMPRESE DI TRAIANO
Non ne conosciamo il nome, decora la colonna con le 2 guerre contro i daci divise dall’ immagine
della vittoria. Particolari realistici con ponti, fortini.. che danno precisa ambientazione al racconto.
Non esistendo ancora il fregio continuo l’artista divide le immagini con colonne di testo. Anche
tratti psicologici ed inserimenti etnici. Fedele riproduzione dei costumi, delle armi, dei tipi etnici.
Unità stilistica di tutto il fregio.
Nell’arco di Benevento sono illustrate le opere di traiano in italia e nell’impero.
Nelle province maggiori persistenze ellenistiche.

                          ARTE ADRIANEA (CLASSICHEGGIANTE)
Con l’imperatore amante dell’ellenismo si mette da parte l’equilibrio traianeo per tornare a forme
classicheggianti. Adriano introduce la moda della barba come i filosofi. Diffusione di copie di
maestri greci assimilate solo in forme esteriori e convenzionali. Scene di lotta, satiri, menadi,
vittorie e amorini, scene mitologiche o simboliche o maschere comiche e tragiche. Il regno di
adriano non offre materia per celebrazione di fatti bellici (politica difensiva col vallum).

   1. ARCHITETTURA
Capolavoro è la cupola del Pantheon.

    2. DECORAZIONE PITTORICA E MUSIVA
Esigenze decorative di case di ceto medio determinano sviluppo di pittura parietale con partizioni
schematiche e scene di animali, paesaggi e nature morte. La pittura più elevata mantiene indirizzo
classicheggiante ellenistico.al quadro mitologico però si preferiscono quadretti paesistici. Mosaico
diventa decorativo per meglio aderire all’ambiente.

                   CLASSICISMO E COLORISMO NELL’ARTE ANTONINIANA
Caratteri di arte adrianea vengono sviluppati durante i lunghi regni di marco aurelio e antonino pio.
Il rilievo storico ci da solo esempi di pannelli isolati ed il regno di antonino pio non ha imprese
guerresche infatti la colonna onoraria limita la decorazione al basamento.
Nella ritrattistica volti calmi e sereni. Con marco aurelio si diffonde il tipo del filosofo di tradizione
ellenistica.

Nelle province c’è sviluppo ma si mantengono in oriente cmq accenti ellenistici.

                ESPRESSIONISMO DI FINE II SEC E VISIONE TARDO ANTICA
     1. MAESTRO DELLE IMPRESE DI MARCO AURELIO
La colonna (II sec) riporta campagne Germanica e Sarmatica divise da una figura di vittoria. Spirali
passano da 23 della traianea a 21 con aumento dell’altezza del fregio. Sintassi più schematica, si
rarefanno i dettagli paesistici, prevale la frontalità nella rappresentazione dell’imperatore. Sparisce
pietà verso i barbari ed il racconto diventa crudele e spietato. Alla fluidità traianea subentra brusca
spezzatura di linee e volumi. Questo stile è comune anche agli 8 pannelli riutilizzati per l’arco di
costantino anche se qui il modellato è più curato.
Iniziano a sorgere artisti romani che esprimono tutta quella disorganicità tipica latina etrusca e
italica, finora smorzata dall’indirizzo classicheggiante.

                                            ARTE SEVERIANA
Allontanamento da visione classica durante III sec. Con settimio severo iniziano imperatori di
origine provinciale quindi le province acquistano importanza. Si diffondono culti importati
dall’esercito come quello di Mitra. Il gusto severiano è fastoso, scenografico ed in scultura c’è
profusione di decorazioni floreali e figurate. Con caracalla l’architettura termale raggiunge il suo
massimo sviluppo. Cono caracalla c’è cittadinanza per tutti i cittadini dell’impero, anche quelli
delle province, quindi cambia la posizione politica. La ritrattistica ufficiale perde naturalismo con la
serie di imperatori soldati, volti realistici impostati su corpi classici.
Ritorna motivo classicheggiante delle cacce di Alessandro magno.

    1. VISIONE ARTISTICA DI ALESSANDRO SEVERO
Decorazioni con grandi figure plastiche con scene di caccia, miti, immagini di defunti. Egli collocò
a roma molte statue colossali, completò e decorò le terme di caracalla ed è probabile che al suo
periodo risalga il toro farnese. Anche in pitture e mosaici compaiono le grandi figure isolate che
emergono contro uno sfondo architettonico.

    2. ARTE CRISTIANA E MITRAICA
Si diffonde immagine di cristo come maestro (ispirata al filosofo barbato). Cristo fra pecore ispirato
a iconografia di orfeo. Dal III sec nelle catacombe si diffonde anche immagine di maria con il
fanciullo in grembo. Prima della metà del IV sec appare sui sarcofagi anche la natività. È un
indirizzo popolareggiante con scene animate da sfondi realistici. Progressiva stilizzazione degli
ornati architettonici e prospettici. Scarso valore artistico hanno invece la manifestazioni mitraiche,
molto artigianali.

   3. CLASSICISMO SPIRITUALIZZATO NELL’INDIRIZZO GALLENICO
Gallieno è filelleno, monarca quasi divino, colto e filosofo. Troviamo ideali filosofici nei sarcofagi
con i defunti rappresentati tra le muse. La ritrattistica sviluppa il tipo dell’uomo spirituale con lo
sguardo ispirato.

    4. RUDEZZA ESPRESSIONISTICA DELLA SECONDA META’ DEL III SEC
Il classicismo spiritualizzato dura poco e si torna all’espressionismo. Si diffonde gusto delle
immagini preziose ed anche i costumi si fanno più ricchi. La scultura si fa più schematica.

    5. PLASTICA TETRARCHICA
Teste compatte, calotte unitarie di capelli, panneggi incisi con rigida simmetria. Il rilievo storico è
riportato su fondo liscio e torna il puro decorativismo. Caratteristico il gruppo con i due cesari ed i
due augusti in un simmetrico abbraccio.

   6. ARCHITETTURA TETRARCHICA
Conserva salda e monumentale organicità come nella nuova cinta di mura di Aureliano. L’opus
sectile testimonia il rinnovato gusto per il colore. Il culmine dell’evoluzione dell’impianto termale
sono le terme di Diocleziano (oggi s.maria degli angeli).
La maestà imperiale si isola dal popolo.

    7. DECORAZIONE MUSIVA
Nel IV sec domina tradizione ellenistica per coprire i pavimenti con motivi che si moltiplicano.
Elementi floreali, geometrici, medaglioni, limitati i quadri figurati o bucolici. Per decorare ampi
spazi si usano corse del circo e combattimenti gladiatori. I mosaici si ravvivano anche di scene di
vita quotidiana. È possibile che le decorazioni a tappeto con piccoli motivi geometrici fossero anche
ispirati dalle stoffe orientali.

                                       ARTE COSTANTINIANA
L’imperatore vuole riallacciarsi ad augusto e prende un aspetto idealizzato. Ogni volta che si vuole
conferire dignità si ricorre all’ideale classico con la sua organicità. Quadro dell’arte vario e
complesso per il frazionamento dei centri favorito dall’ordinamento tetrarchico, dallo sviluppo
delle città dell’Africa e dai due poli della nuova e vecchia roma (costantinopoli inaugurata nel 330).
A roma e costantinopoli fanno capo le due correnti artistiche occidentale e orientale che vanno
sempre più differenziandosi nonostante reciproche interferenze. L’arte occidentale (tradizione
italica) resta più disorganica, incisiva, dura, espressionistica. Quella orientale (più ellenistica) è
organica, morbida, spiritualizzata. Anche l’architettura si differenzia. Per mausolei e ninfei
l’architettura del IV sec raggiunge la più armonica concezione di uno spazio interno. Dalle strutture
dei mausolei nascerà la struttura dei battisteri cristiani.
A costantinopoli lo sfondo del foro non è più un tempio ma una colonna con statua bronzea di
costantino con l’aspetto paganeggiante di helios ma con simbolo della croce.

                    CORRENTI POPOLAREGGIANTE E AULICA NEL IV SEC
I fregi costantiniani (dell’Arco) abbandonano le leggi di prospettiva r illusionismo spaziale per leggi
di ieraticità e ordine gerarchico con una struttura tozza, massiccia, disorganica, con teste grandi e
compatte. È uno stile che muove dalla corrente artistica popolare.
La nuova capitale di oriente invece attira artisti della cerchia classica. Il decreto del 313 da un
nuovo impulso all’arte, ora ispirata alla nuova fede. Il cristianesimo per fare proseliti nelle classi più
alte si avvicina allo stile aulico e gli influssi popolareggianti diventano classicheggianti con
maggiore organicità e sfruttando anche motivi iconografici della maestà imperiale. La ricchezza di
roma riceve un colpo con il sacco di Alarico del 410.

               NUOVA ELABORAZIONE DEL RILIEVO STORICO A ORIENTE
Costantinopoli vuole emulare la vecchia capitale anche nell’assetto urbano.

    1. COLONNA DI TEODOSIO
Celebra trionfo sugli Sciti ed altri barbari, scelse la colonna perchè compatriota di Traiano.
Decorazione con sfilate di soldati, combattimenti, soldati in atto di preghiera... la gloria
dell’imperatore si concepiva più con il trionfo che con la cronaca bellica e la sua figura è sempre
più distaccata da quella dell’esercito.
 Nell’ippodromo di costantinopoli teodosio innalza obelisco e sulla base c’è lui con i due figli, i
dignitari di corte e le guardie del corpo. Frontalità, ordine gerarchico, isolamento dei gruppi
imperiali, assenza di profondità spaziale.

    2. COLONNA DI ARCADIO
Ha oramai solo significato monumentale e urbanistico, non è più celebrazione realistica della gloria
militare ma astratta esaltazione dell’imperatore. Il regno di arcadio conobbe solo invasioni di
barbari e perfino l’occupazione di costantinopoli. Scarsezza di materiale per la rappresentazione
porta a ridurre i giri da 23 a 19 raddoppiando l’altezza. Motivi di marce, battaglie e cerimonie.

    3. IMPRONTA CRISTIANA NELL’ARTE DEL TARDO IMPERO
L’arte aulica è oramai impregnata dei concetti cristiani. Alla virtù si sostituisce la grazia divina, alla
sapienza bellica il miracolo. L’imperatore, in quanto rappresentante della divinità, è invincibile.
L’esaltazione della realtà storica fa posto all’esaltazione della trascendenza e dell’universalità
dell’impero. Motivo frequentissimo è il chrismon. Le colonne onorarie ora non saranno più
istoriate.

    4. IMPRONTA CLASSICHEGGIANTE NELL’ARTE AULICA DEL TARDO IMPERO
Costantinopoli, al contrario di roma, continua il suo sviluppo. Si sviluppa anche un’arte aulica con
sculture, pitture, mosaici con impronta classicheggiante (opere rivolte alla classe aristocratica).
Anche la scultura ritrattistica ha tono classicheggiante con modellato organico. A oriente gusto più
miniaturistico per i dettagli, stilizzazione e volti ispirati. A Roma invece stile più plastico e
vigoroso.
Nelle province l’arte serve a soddisfare il ceto più modesto e perde contatto con l’arte classica
facendo affiorare disorganicità e tendenze decorativistiche. Con il disgregamento dell’impero e
l’emergere di nuovi sostrati etnici, l’arte classica cessa e fa diffondere nuove correnti culturali che
segnano il trapasso al medioevo.

								
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