RISULTATI DEGLI ACCERTAMENTI SANITARI EFFETTUATI DAL 24/11/03 AL by nc2Ebf4

VIEWS: 18 PAGES: 3

									                          ADDETTO CORDERIA-DISTURBO DA CONVERSIONE

SOGGETTO DI SESSO MASCHILE, ETA’: 29 ANNI
INVIATO DA: DATORE DI LAVORO
PER: VISITA DI IDONEITA’ EX ARTICOLO 5 LEGGE 300/70
ACCERTAMENTI EFFETTUATI NEL PERIODO: NOVEMBRE ’03-FEBBRAIO ‘04
ANAMNESI LAVORATIVA: dal 1989 al 1992 ha lavorato come addetto al montaggio di mozzi per ruote di biciclette. Dal
1992 al 1994 ha lavato automobili in una concessionaria. Dal 1994 al 1995 ha montato rubinetteria. Dal 1995 al 1997 è stato
addetto al montaggio di calci per armi. Dal 1997 al 1999 è stato addetto alla colata continua presso una fonderia. Dal 09/1999 è
adibito alla mansione di trefolatore nel reparto corderia della ditta *** che realizza funi metalliche speciali e trefolo per linee
elettriche. Il lavoratore viene inviato dall’azienda ai fini della formulazione del giudizio di idoneità alla mansione specifica di
trefolatore, ai sensi dell’articolo 5 della Legge n. 300 del 1970. Nei confronti del lavoratore è stata recentemente formulata una
diagnosi di disturbo da conversione e di ritardo mentale; attualmente il lavoratore riferisce amnesia retrograda, anche nei
riguardi dell’attività lavorativa. Tra il novembre 2003 e il gennaio 2004 l’azienda ha inviato, oltre alla lettera di presentazione
del caso da parte dal medico competente, la documentazione necessaria alla valutazione del caso: a) copia del documento di
valutazione dei rischi nel “reparto meccanica” (redatto il 05/2003 dal Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione -
RSPP - in collaborazione con il medico competente; b) copia dell’analisi degli eventi infortunistici avvenuti nel 2002; c) copia
delle cartelle sanitarie e di rischio del lavoratore, relativamente agli anni compresi tra il 1999 e il 2003. Nella lettera di
presentazione del caso, il medico competente afferma che il lavoro di trefolatore “...necessita di grande attenzione in quanto,
per quanto parzialmente protetti, i trefoli ruotano ad alta velocità ed il rischio di infortuni risulta elevato, come si evince anche
dal registro degli infortuni. Particolari rischi comportano anche la rottura di corde da anomala calibrazione della macchina
trefolatrice, che nel passato ha provocato infortuni anche mortali in analoghe aziende produttrici di corde metalliche...”.
Dall’analisi della copia del documento di valutazione dei rischi, tutte le mansioni che vengono svolte nel reparto corderia sono
gravate da rischio di esposizione a rumore (Lep,d compreso tra 77 e 83,9 dBA). Nel documento di valutazione dei rischi si
afferma che il lavoro notturno svolto all’interno dell’insediamento produttivo non comporta rischi aggiuntivi per il personale,
in quanto le attività notturne sono del tutto simili a quelle diurne, i ritmi di lavoro sono meno intensi, il rischio di interferenze
tra i lavoratori è ridotto per presenza di meno personale e minor utilizzo degli apparecchi di sollevamento, e i servizi
Antincendio e di Pronto Soccorso hanno un livello di attivazione equivalente a quello previsto per il turno diurno. Ogni linea di
cordatura/trefolatura è condotta da uno o due operatori. Nel reparto, oltre a 50 linee di cordatura/trefolatura, sono presenti
anche diversi apparecchi di sollevamento, carrelli elevatori e 4 stazioni di riscaldo del grasso. Alcune operazioni svolte dagli
operatori addetti alla mansione di trefolatore sono gravate da rischi specifici, di seguito riportati:
1) operazioni di conduzione delle cordatrici/trefolatrici: rottura di funi metalliche per erronea calibrazione della macchina; per
durante la conduzione manuale, possibile contatto con organi in movimento della macchina temporaneamente non segregati;
2) operazioni di movimentazione e di sostituzione di aspini vuoti con aspini pieni: rischio di investimento, rischio di ferite, di
tagli, di contusioni e di schiacciamenti degli arti durante la movimentazione manuale, con gru, o con paranchi azionati
dall’operatore mediante comandi elettrici; rischio di lesioni al corpo e al volto durante la movimentazione, il taglio e la
saldatura di funi; rischio di fughe di gas, di esplosione e di incendio per presenza di bombole di acetilene; rischio di
scivolamento per la possibile presenza di grasso e di stearati a terra;
3) operazioni di movimentazione manuale di grasso minerale liquido caldo: rischio di ustione per contatto con il grasso e di
ferite e/o tagli durante la movimentazione di fusti e di secchi;
4) operazioni di pulizia e di riordino del luogo di lavoro: rischio di ferite, di schiacciamento degli arti superiori e di ferite al
volto per contatto accidentale con organi della macchina in movimento temporaneamente non segregati e per l’effettuazione di
manovre incaute durante la movimentazione del rottame.
Il lavoratore dispone di diversi dispositivi di protezione individuale (DPI): guanti e scarpe antinfortunistici; schermo per
saldatura; occhiali antischegge; ausili per la movimentazione di carichi; formazione riguardo alle disposizioni aziendali per la
conduzione delle linee di cordatura/trefolatura e l’impiego di DPI.
Dalla copia delle cartelle sanitarie e di rischio risulta che il lavoratore ha sempre goduto di buone condizioni generali di salute,
e, fino al 07/2003, è sempre stato idoneo lavoro notturno e alla mansione specifica di trefolatore. Non sono segnalati infortuni.
Dal 07/2003 ad oggi è assente dal lavoro per malattia.
ANAMNESI PATOLOGICA: nel 1977 riferisce trauma cranico per caduta da un muretto, non postumi. Il sig. *** ha goduto
di buona salute fino al 06/2003. Dopo essere stato ricoverato, nel 30/06/03, presso il Servizio di Pronto Soccorso dell’ospedale
*** per un episodio confusionale, in apparente stato di stupor, dal 01/07/03 al 08/07/03 è stato ricoverato nel reparto di
Neurologia di altro nosocomio. Durante la degenza è stato sottoposto a visita neurologica, rachicentesi, esame dei marcatori di
danno cardiaco, esame emocromocitometrico con formula, glicemia, indici di funzionalità epatica e renale, valutazione degli
elettroliti, PT e aPTT, EEG, radiografia del torace e TC encefalo con e senza mezzo di contrasto, tutti gli accertamenti sono
risultati nella norma. Il 04/07/03 è stato sottoposto a consulenza psichiatrica: il paziente “...non è in grado di ricostruire gli
eventi accaduti durante l’episodio confusionale, mentre attualmente, a episodio risolto, non presenta franchi disturbi mnestici
per gli avvenimenti successivi alla risoluzione dell’episodio. Attenzione e concentrazione attualmente sono sufficientemente
mantenuti. Riferisce iperattività prima dell’episodio confusionale. Non disturbi del corso o del contenuto del pensiero, non
fenomeni dispercettivi in atto, attualmente il tono dell’umore è nella norma, non note ansiose franche; la moglie riferisce
temperamento ansioso, dato confermato dal paziente stesso, e situazione stressante in ambito lavorativo (molti turni notturni).
Attualmente permane un quadro di amnesia retrograda. L’episodio potrebbe essere configurato come episodio di conversione
ma questo non può essere affermato con certezza. La risoluzione spontanea non propenderebbe per un episodio di mania
confusa”. Il 08/07/03 il sig. *** è stato dimesso con diagnosi di ”episodio confusionale da probabile disturbo di conversione”,
in terapia antidepressiva con citalopram.
Il lavoratore ha successivamente sospeso volontariamente la terapia. Il 23/07/03 si è sottoposto a visita dal medico neurologo,
che, dopo avere appurato la persistenza di deficit mnesici di più modesta entità e irritabilità, ha prescritto una terapia
antiepilettica con acido valproico.
Dal 02/08/03 al 12/08/03 è stato ricoverato nel Dipartimento di Salute Mentale dell’ospedale ***, in regime di volontarietà,
con diagnosi di accoglimento di “tentativo di suicidio”. Nella cartella clinica relativa a questo secondo episodio viene riportato
che il sig. ***, il 30 giugno 2003 “...nel coricarsi, accusa parestesia e perdita di sensibilità all’emivolto destro e aumento del
dolore che si irradia dalla regione occipitale alla parietale destra e si fa di tipo pulsante. Dopo pochi minuti chiama la moglie
avvertendola del suo malessere e, confermato dalla moglie stessa, manifesta una crisi di riso-pianto, che è l’ultimo ricordo che
ha il paziente dell’episodio. Afferma anche di avere sentito “un botto” e di essersi spaventato. La moglie non riferisce alcun
“botto”, asserisce che il marito “non si reggeva in piedi e di aver chiamato l’ambulanza. Giunge al Pronto Soccorso, dove non
reagiva ad alcuno stimolo. Il primo ricordo del paziente è il dolore della puntura lombare eseguitogli nel suddetto ospedale alle
ore 17.00 del 1 luglio. Al ritorno a casa lamenta cefalea di tipo pulsante, e la moglie lo descrive come più irritabile del solito
per tutto il mese, fino al 2 agosto 2003 quando, dopo essere rientrati a casa verso le 23.00, la moglie si corica e il paziente
davanti alla televisione, facendo zapping, inizia a “sentirci strano”e ad accusare sensazioni così descritte: “la gente non mi
vuole bene”, “volevo piangere ma non ci riuscivo”. Quindi telefona prima al fratello e poi alla suocera affermando di volere
“farla finita”. Afferma inoltre di avere vissuto questa esperienza come oniroide di non capire il perché delle sue azioni. Va in
cucina, prende un coltello e da questo momento non ricorda più nulla fino all’intervento dei parenti (suocera e fratello) che
suonano a lungo il campanello di casa fino a svegliare la moglie. Quando lo scuotono togliendoli di mano il coltello, verso le
ore 00.00, si “risveglia” e si spaventa perché non capisce il motivo del gesto. Riguardo questo episodio dice: “ero ipnotizzato”.
Durante il ricovero è stato sottoposto all’esame completo delle urine, TPHA, glicemia, uricemia, esami di funzionalità renale
ed epatica, elettroliti, VES, emocromo, esame delle proteine sieriche, ECG, ecocolordoppler TSA, tutti risultati nella norma.
L’esame EEG con e senza prove di stimolazione sensoriali e attentive ha evidenziato: “...normalità del tracciato EEG. Si
segnalano nel corso della registrazione frequenti allucinazioni visive complesse, in assenza di correlato EEG”. La RM
dell’encefalo senza e con m.d.c. ha mostrato: ”...due puntiformi iperintensità di segnale...localizzate nella sostanza bianca
fronto-polare destra e nella corona radiata destra, senza effetto massa né impregnazioni di mezzo di contrasto...a significato
aspecifico (minute aree di gliosi?)...”. E’ stata somministrata la Wechsler Adult Intelligence Scale – Revised (Wais-R), che ha
misurato un quoziente intellettivo (QI) è pari a 65 punti. Il funzionamento psicologico complessivo è stato misurato con la
Scala per la Valutazione Globale del Funzionamento (VFG) psicologico complessivo, raggiungendo gli 80 punti: “se sono
presenti sintomi, essi rappresentano reazioni transitorie e attendibili a stimoli psicosociali stressanti (es.: difficoltà a
concentrarsi dopo una discussione familiare); lievissima alterazione del funzionamento sociale, occupazionale o scolastico (es.:
rimanere temporaneamente indietro nello studio). Valutazione neuropsicologica: “paziente vigile, orientato e collaborante.
Eloquio spontaneo e fluente. Pressoché nulli i ricordi autobiografici riferiti dal paziente. Lo stato cognitivo globale al MMSE è
risultato nella norma. Le prestazioni alle prove di apprendimento e memoria a lungo termine di materiale verbale risultano
marcatamente deficitarie. Le abilità visuo-costruttive risultano deficitarie così come la memoria di materiale non verbale. Le
prove di fluenza verbale risultano nella norma. Le abilità di categorizzazione, spostamento di concetto e generazione di ipotesi
appaiono gravemente compromesse come rilevabile dalla prestazione al WCST. Le abilità di attenzione selettiva e di controllo
dello stimolo risultano deficitarie come rilevabile dallo Stroop Test e al Trail Making Test B. Le abilità di stima cognitiva in
situazioni inusuali (Cognitive Estimation Test) risulta deficitaria. La risposta ad un Theory of Mind test di primo livello risulta
nella norma. Conclusioni: valutazione neuropsicologica non attendibile per la presenza di prestazioni variabili senza una
evidente consistenza. In particolare appare deficitario nella maggior parte delle prove somministrate ad esclusione delle prove
visuo-percettive e di linguaggio esprimendo maggiori difficoltà nelle prove di memoria e nelle prove di astrazione”. Il
12/08/03 è stato dimesso con diagnosi di “disturbo da conversione con sintomi o deficit sensitivi, ritardo mentale lieve” e una
terapia antiepilettica con gabapentina.
Il 29/10/03 si è sottoposto a visita neurologica di controllo: “...attualmente il paziente presenta un’obiettività neurologica
negativa e non risultano evidenti disturbi della sfera psichica...”. Dal 22/12/2003 è seguito dal Dipartimento di Salute Mentale
per la patologia in oggetto. Il sig. *** riferisce un iniziale riaffiorare di ricordi relativi ad eventi precedenti al 30/06/03.
ANAMNESI FISIOLOGICA: fuma 10-20 sigarette al giorno; beve 1-2 bicchieri di vino a pasto e 2/3 caffè al giorno.
ESAME OBIETTIVO: altezza 170 cm; peso 80 kg; pressione arteriosa 170/100 mmHg; frequenza cardiaca 72 bpm. Cicatrici
all’emivolto sinistro (esiti di pregresso trauma cranico in età infantile). Rallentamento psicomotorio, evidenziato dalla lentezza
dell’eloquio e dall’impaccio nei movimenti complessi (es. mettere e togliere le scarpe). Romberg negativo. Tremori fini alle
mani. Contrattura del muscolo trapezio alla presso-palpazione. Visus per lontano 9/10 OD, 7/10 OS. Visus per vicino: I DW
OD, II DW OS. Stereopsi nella norma. Nella norma la restante obiettività.
OTOSCOPIA: tappi di cerume bilaterali completamente ostruenti i condotti uditivi esterni.
ESAME AUDIOMETRICO: normoacusia.
CONSULENZA PSICHIATRICA (21/01/2004): “l’esame psichico effettuato in occasione di tre visite ambulatoriali (22
dicembre 2003, 14 e 21 gennaio 2004) non ha mai evidenziato alterazioni della percezione, della ideazione e del tono
dell’umore. Nel corso del colloquio è del tutto sintono e la mimica è corretta. Le facoltà cognitive (attenzione, comprensione,
memoria a breve e a lungo termine, ecc.) sono completamente conservate: solo sugli avvenimenti occorsi in concomitanza dei
due ricoveri, il sig. *** riferisce di non ricordare nulla, con scarsissima partecipazione emotiva. Nell’attualità, pertanto, il sig.
*** non risulterebbe affetto da alcuna patologia psichica. Sulla base della documentazione esaminata (ricovero in Neurologia –
08/08/2003 – e in Psichiatria – 12/08/2003) è emerso un quadro psicopatologico compatibile con la diagnosi di dimissione dal
SPDC (Disturbo da Conversione), sia con la situazione attuale sia con la situazione familiare e lavorativa che si era presentata
prima dell’esordio sintomatologico (stress lavorativo aggiuntosi alla nascita di un figlio alcuni mesi prima, in un contesto
caratterizzato da scarsissima capacità di elaborazione da parte del sig. ***).
La prognosi di tale disturbo non è definibile a priori in quanto dipendente da innumerevoli fattori; uno dei fattori
potenzialmente in grado di influenzare il decorso e l’esito della patologia in oggetto è la gradualità della ripresa dell’attività
lavorativa: è consigliabile pertanto una ripresa graduale rispetto sia all’impegno orario, sia alla turnazione, sia alla
responsabilità delle mansioni cui è indirizzato; in altri termini, sarebbe consigliabile una ripresa con orario ridotto per una –
due settimane, con compiti di scarsa responsabilità e non pericolosi, il tutto da incrementarsi gradualmente; nella attualità i
turni notturni sono da escludere categoricamente. E’ verosimile che nell’arco di settimane – mesi il sig. *** possa riprendere
integralmente le sue mansioni lavorative, in funzione dell’andamento del programma esposto. Attualmente è stata impostata
dal sottoscritto una terapia con: Paroxetina 20 mg (ore 8), Levosulpiride 25 mg x 3 (ore 8 – 14 – 21), Gabapentina 100 + 100 +
300 mg, Bromazepam 1,5 mg x 3 (ore 8 – 14 – 21), Tradozone 25 mg (ore 21). Tale terapia è normalmente ininfluente con
qualsiasi attività lavorativa, ma per gli stessi motivi sopraesposti è possibile che non possa essere utilizzabile strumentalmente.

Considerazioni:
- il 30/06/2003 e il 02/08/2003 il sig. *** ha presentato due episodi confusionali, per i quali è stata formulata una diagnosi di
disturbo da conversione e di ritardo mentale lieve. Dal 07/2003 è assente dal lavoro per malattia;
- dal 1999 il lavoratore svolge la mansione di trefolatore, effettuando anche il turno notturno. L’analisi del documento di
valutazione dei rischi evidenzia che la mansione di trefolatore comporta esposizione a rumore (Lep,d compreso tra 77 e 83,9
dBA), rischio di infortuni per erronea calibrazione delle macchine o per contatto con organi in movimento temporaneamente
non segregati, rischio di investimento, rischio di ferite, di tagli, di contusioni e di schiacciamenti agli arti e al volto, rischio di
fughe di gas, di esplosione e di incendio, rischio di scivolamento e di ustione;
- considerato il quadro clinico attuale, si ritiene il lavoratore temporaneamente non idoneo allo svolgimento della mansione di
trefolatore. Attualmente il lavoratore può essere adibito a mansioni di scarsa responsabilità, comportanti un basso impegno
psicofisico e un basso rischio infortunistico, che permettano flessibilità nella fruizione di pause e siano svolte in presenza di
altri operatori. E’ necessario che la ripresa dell’attività lavorativa avvenga progressivamente, anche in termini di impegno
orario. Attualmente non può essere adibito al lavoro notturno. E’ necessario che il lavoratore sia sottoposto a formazione
relativamente alle disposizioni aziendali per lo svolgimento dell’attività lavorativa specifica, ai rischi lavorativi, al piano di
emergenza sanitaria e antincendio;
- è opportuno rivalutare il caso tra tre mesi, in quanto la prognosi non è attualmente definibile.

Si conclude pertanto con il seguente giudizio diagnostico:
Disturbo da conversione con sintomi o deficit sensitivi, ritardo mentale lieve.

GIUDIZIO DI IDONEITA’ LAVORATIVA:
Temporaneamente non idoneo alla mansione di trefolatore e al lavoro notturno. Attualmente il lavoratore può essere
adibito a mansioni di scarsa responsabilità, comportanti un basso impegno psicofisico e un basso rischio infortunistico,
che permettano flessibilità nella fruizione di pause e che vengano svolte in presenza di altri operatori. E’ necessario che
la ripresa dell’attività lavorativa avvenga progressivamente, anche in termini di impegno orario. Attualmente non può
essere adibito al lavoro notturno. E’ necessario che il lavoratore sia sottoposto a un programma di formazione
relativamente alle disposizioni aziendali per lo svolgimento dell’attività lavorativa specifica, ai rischi lavorativi, al piano
di emergenza sanitaria e antincendio. Caso da rivalutare tra tre mesi.

								
To top