-RIVOLUZIONE DEMOGRAFICA ER IVOLUZIONE AGRICOLA NEL �700- by nc2Ebf4

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									RIVOLUZIONE DEMOGRAFICA E RIVOLUZIONE AGRICOLA NEL ‘700                                         (Sintesi)

A parte alcune eccezioni (come il caso di Marsiglia e della Provenza) e la sporadica diffusione di focolai
d’infezione di piccola entità, si può senz’altro affermare che la peste sia scomparsa quasi definitivamente
dall’Europa occidentale intorno al 1670-80. Su questa “scomparsa” sono state avanzate varie ipotesi, come ad
esempio l’influenza della “piccola glaciazione” seicentesca (notevole abbassamento delle temperature medie)
oppure l’arrivo dal nord di una nuova specie di topo che avrebbe “eliminato” il famigerato “topo nero”, portatore
del virus del terribile morbo; resta il fatto comunque che da quel momento in poi non si verificarono più quelle
disastrose ed estese infezioni di peste che nei decenni e nei secoli precedenti avevano decimato la popolazione
dell’Europa occidentale. Con la quasi scomparsa della peste, fu eliminato uno dei maggiori fattori di mortalità
operanti nel passato, un fattore che aveva inciso ancora nel corso del XVII secolo, determinando il sostanziale
ristagno della popolazione europea. Tuttavia questo fatto non implicò automaticamente un aumento della
popolazione, per ottenere il quale bisognerà arrivare intorno al 1720; infatti in questo intervallo di circa 30-40
anni (1690-1720) continuarono ad agire altri fattori negativi, che contribuirono a deprimere l’andamento
demografico, come ad esempio la diffusione di altre malattie infettive e soprattutto le carestie. In particolare si
verificarono almeno due gravissime carestie, quella del 1693 e quella del 1709, che, alternandosi con annate
caratterizzate da raccolti mediocri, provocarono addirittura un calo demografico rispetto al 1690. Tuttavia, a
partire dagli anni intorno al 1720, prese avvio un processo di incremento demografico generale e costante, che
non si interruppe più e che riguardò non solo l’Europa occidentale e quella orientale ma anche altri continenti,
come l’Asia e l’America. Questa tendenza demografica positiva portò al raddoppio della popolazione europea in
circa 100 anni e, come già accennato, divenne un fenomeno che non subì sostanziali interruzioni nei secoli
successivi, come invece era sempre avvenuto in passato, quando a fasi di crescita erano seguiti periodi di crisi
demografica più o meno gravi. A questo proposito, per quanto riguarda la popolazione europea, è possibile
indicare schematicamente l’andamento demografico complessivo dopo il Mille:

-1000-1300: crescita
-1300-1450: diminuzione
-1450-1590: crescita
-1590-1690: stagnazione
-1690-1720: diminuzione
-1720 in poi: crescita costante

Gli storici hanno rilevato che la caratteristica dominante dell’incremento che iniziò intorno al 1720 fu costituita
sostanzialmente dalla diminuzione del tasso mortalità e non invece da un incremento della natalità (solo in
alcune aree, come l’Inghilterra, si riscontrò un abbassamento dell’età matrimoniale e quindi un conseguente
aumento della natalità). Ma a quali fattori generali bisogna attribuire questa sorta di rivoluzione demografica che
riguardò tutti i continenti, come mai era avvenuto in passato? Gli storici sono più o meno concordi nel
riconoscere l’incidenza determinante di almeno due concomitanti:
    1) un miglioramento climatico;
    2) lo sviluppo agricolo.

-Miglioramento climatico: nel 1700 si registrò un sensibile aumento della temperatura media della terra, dopo
che nel corso del secolo precedente si era invece verificata la “piccola glaciazione seicentesca”; questo
miglioramento del clima fece sentire i suoi effetti benefici direttamente sull’agricoltura.

-Sviluppo agricolo: l’agricoltura dell’Europa occidentale in questo secolo conobbe notevoli e significativi progressi
tecnici e sociali. Escludendo alcune zone dell’area mediterranea, come l’Italia meridionale e la Spagna, e l’Europa
orientale, dove i sistemi agricoli rimasero inalterati in quanto ancora basati sulla monocoltura cerealicola
estensiva e sul latifondo, l’agricoltura dell’Europa occidentale invece subì un processo di profonda
trasformazione, tanto che alcuni storici hanno parlato di “rivoluzione agricola”. In particolare si registrarono tre
importanti fenomeni:
     1) Diffusione di nuove piante alimentari, come la patata ed il mais; queste piante attecchivano facilmente,
         richiedevano poca cura ed il loro costo era basso. Per la popolazione europea del ‘700 il consumo delle
         patate e del mais fu decisivo non solo per migliorare il regime alimentare medio ma anche e soprattutto

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       per fronteggiare più efficacemente le crisi di carestia che furono comunque frequenti anche in questo
       secolo;
    2) Notevole aumento della superficie coltivata; la crescita della popolazione infatti aveva provocato un
       incremento della domanda alimentare a cui si rispose sia con l’adozione delle nuove piante suddette sia
       con l’estensione della superficie coltivata. D’altra parte la stessa coltivazione delle nuove piante spingeva
       nella direzione del dissodamento e della messa a coltura di nuovi terreni;
    3) Nuove tecniche di coltivazione ed incremento della produttività del suolo: in molte aree europee si
       cominciò a superare la medievale rotazione triennale dei terreni, sostituendola con cicli più lunghi, i
       quali comportavano una tendenziale eliminazione del maggese (terreno messo a riposo) a cui venne
       sempre più spesso preferita la coltivazione di nuove piante foraggere, che avevano un alto rendimento. A
       sua volta lo sviluppo della produzione del foraggio comportò un sensibile aumento dell’allevamento del
       bestiame, che ebbe positivi riflessi sul regime alimentare (carne, latticini); l’allevamento d’altra parte
       contribuì notevolmente al miglioramento della fertilità e produttività dei terreni. Si innescò quindi un
       “circolo virtuoso” che consentì all’agricoltura europea di raddoppiare, nel corso del ‘700, la sua capacità
       produttiva. Questo grande sviluppo agricolo suscitò anche l’interesse di molti studiosi, i quali
       cominciarono ad affrontare da un punto di vista “scientifico” i diversi aspetti dell’agricoltura: nacque
       così nel ‘700 la scienza agricola moderna o “agronomia”; numerosi testi di tale disciplina si diffusero in
       Europa nella seconda metà del XVIII secolo.

IL CASO INGLESE: FINE DELL’OPEN FIELD

Significativo in questo contesto fu il caso dell’Inghilterra, che costituì l’esempio più significativo di un’agricoltura
avanzata e moderna. In effetti in Inghilterra, già dal 1500 e poi per tutto il secolo successivo, si era avviato un
processo di trasformazione in senso capitalistico della vecchia agricoltura feudale. Nel 1500 infatti erano iniziate
le cosiddette “recinzioni” (“enclosures”) con le quali fu gradualmente e definitivamente eliminato il sistema
medievale dell’open field: quest’ultimo consisteva da un lato nella suddivisione dei terreni demaniali
(appartenenti a tutti) in piccole unità di coltivazione, concesse ai contadini poveri del villaggio, dall’altro nella
possibilità di usare, da parte di tutti, i terreni (sia demaniali che privati) messi a riposo o incolti per il pascolo o la
raccolta della legna e di altri prodotti spontanei. Sennonché i grandi e medi proprietari terrieri inglesi
cominciarono a recintare non solo i propri terreni, anche se lasciati incolti, ma anche i terreni demaniali, cioè
pubblici, appropriandosene spesso in modo illegale: così facendo essi misero in crisi il vecchio sistema dell’open
field, su cui si era basata l’agricoltura inglese per parecchi secoli. Questi proprietari inglesi, a loro volta,
diversamente dalla maggioranza dei latifondisti europei, che non curavano affatto i loro terreni, limitandosi solo
a riscuotere il raccolto stagionale, cominciarono invece a sfruttare i terreni in modo sempre più produttivo e
redditizio, facendo quindi degli investimenti e cercando di aggiornarsi sulle nuove tecniche di sistemazione, di
irrigazione, coltivazione ecc. Si andò così delineando un nuovo sistema agricolo di tipo capitalistico, basato sulle
figure “sociali” del proprietario imprenditore da un lato e del contadino salariato (dipendente pagato con un
salario, quindi non più affittuario) dall’altro. Questo processo, iniziato nel 1500, giunse a compimento nel 1700,
determinando la quasi scomparsa del “contadino povero del villaggio”, piccolo coltivatore, che fu costretto a
trasformarsi o in salariato agricolo (bracciante) o in “proletario” urbano nella nascente industria inglese (Prima
Rivoluzione industriale inglese, nella seconda metà del XVIII sec.).




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