1193836129 IL DIABETE MELLITO
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IL DIABETE MELLITO
ML Jaffrain
CL triennali
Università di L’Aquila
Regolazione della glicemia
Glicemia = concentrazione plasmatica di glucosio
Variazioni fisiologiche della glicemia
Aumento post-prandiale
Diminuzione con lo sforzo fisico e il digiuno
1 solo ormone ipoglicemizzante: l’INSULINA
• Secreta dalle cellule b-pancreatiche
• Una secrezione basale continua consente l’utilizzo periferico del glucosio
• Picchi di secrezione post-prandiali
Numerosi ormoni iperglicemizzanti
• Consentono di evitare o compensare l’ipoglicemia
• Esempi: glucagone, catecolamine, GH, cortisolo..
• Il glucagone favorisce in particolare il rilascio epatico di glucosio durante il
digiuno
Peptide C
Pro-insulina
L’ insulina insulina
Ormone peptidico prodotto dalle cellule beta delle isole pancreatiche
di Langherans (90 %)
• Proinsulina = pro-ormone insulina (catene A+B) + peptide C
(Connecting peptide)
Regolazione della secrezione di insulina
• Secrezione stimolata dall’aumento della glicemia e dagli amino-acidi
• Secrezione inibita dall’ipoglicemia e da alcuni ormoni
Meccanismo d’azione
• Attivazione del recettore insulinico situato sulla membrana delle cellule
bersaglio cascata di risposte intracellulari, in particolare ingresso di
glucosio nella cellula attraverso il trasportatore GLUT-4 e attivazione di
numerose vie metaboliche (essenzialmente a livello di fegato, muscolo e
tessuto adiposo)
• Una volta entrato nella cellula il glucosio può essere:
Direttamente utilizzato dalla cellula se richiede energia (glicolisi)
Immagazzinato sotto forma di glicogene (glicogenogenesi epatica) grassi
(lipogenesi nel tessuto adiposo)
Variazioni dei livelli di glicemia/insulinemia con
l’alimentazione
New Approaches to Glycemic Management in Diabetes, 2001
Effetti metabolici dell’insulina
L’insulina è un’ ormone IPOGLICEMIZZANTE e ANABOLIZZANTE
Metabolismo glicidico:
favorisce ingresso cellulare del glucosio (non nel sistema nervoso)
favorisce glicogenogenesi epatica e trasformazione di glucosio in
acidi grassi
inibisce glicogenolisi
Metabolismo lipidico:
favorisce sintesi epatica di trigliceridi
a livello del tessuto adiposo sintesi e accumulo di acidi grassi,
effetto anti-chetogeno e anti-lipolitico
Metabolismo proteico:
favorisce ingresso cellulare di aminoacidi e sintesi proteica
inibisce il catabolismo proteico
I markers del metabolismo glicidico
Glicemia
Variazioni fisologiche (a digiuno 70-110 mg/dl; aumento post-
prandiale, generalmente < 140 mg/dl; diminuzione con l’esercizio
fisico)
Glicosuria
Definizione: presenza di glucosio nelle urine
Generalmente patologica, si verifica quando viene superata la
soglia di riassorbimento renale del glucosio (circa 180 mg/dl)
Se abbondante determina aumento del volume urinario poliuria
(diuresi > 2500 cc/24h circa )
Emoglobina glicosilata (HbA1c)
Frazione dell’emoglobina capace di legare il glucosio, utilizzata
come marker dei valori medi di glicemia nelle ultime settimane
I corpi chetonici
Gli acidi grassi rappresentano una forma di energia
alternativa al glucosio; il glucagone favorisce la beta-
ossidazione degli acidi grassi a livello epatico
produzione di corpi chetonici (aceto-acetato acetone, acido b-
idrossibutirico) che vengono liberati nella circolazione sanguigna
(chetosi) e eliminati nelle urine (chetonuria)
La formazione di corpi chetonici si può verificare in 2 tipi di
situazioni, totalmente diverse
Digiuno prolungato o ipoglicemia nelle urine presenza di
chetonuria isolata
Carenza insulinica profonda nelle urine presenza di
glicosuria abbondante + chetonuria
Definizione del diabete mellito
Il diabete mellito viene definito dalla presenza di una
iperglicemia cronica, secondaria a un difetto di
produzione e/o di azione dell’insulina.
L’iperglicemia cronica induce una serie di complicanze
sistemiche che interessano in particolare occhi, reni,
sistema cardiovascolare e sistema nervoso.
I criteri diagnostici sono stati rivalutati nel 1997
(ADA: American Diabetes Association)
Criteri diagnostici (ADA, 1997)
Il diabete mellito (DM) può essere definito da uno dei
seguenti criteri:
In base alla glicemia
Glicemia a digiuno > 126 mg/dl
Oppure: in presenza di sintomatologia tipica qualsiasi valore
di glicemia > 200 mg/dl
In base al test di carico orale con glucosio 75 g (=
OGTT o “curva glicemica” con misurazione della
glicemia ogni 30’ per 2 ore)
Glicemia 2 ore dopo carico orale > 200 mg/dl
Altre definizioni (ADA, 1997)
Glicemia
Glicemia 2 ore post-
a digiuno
Normale tolleranza ai carboidrati (NT) carico orale
Glicemia a digiuno < 100 mg/dl
OGTT: glicemia 2 ore dopo carico orale <
140 mg/dl
DM
DM Intolleranza ai carboidrati (IGT) 200
OGTT: glicemia 2 ore dopo carico orale > IGT
140 mg/dl e < 200 mg/dl 140
126 IFG
100 Alterata glicemia a digiuno (IFG) NT
N
Glicemia a digiuno < 100 mg/dl
(mg/dl) (mg/dl)
Classificazione del diabete mellito
Diabete di tipo 1
una malattia tipicamente AUTO-IMMUNE, anche se esistono
forme “idiopatiche”
il meccanismo principale è la profonda carenza insulinica
interessa essenzialmente bambini e adolescenti
Diabete di tipo 2
iperglicemia legata a insulino-resistenza (= difetto di azione
dell’insulina) + carenza insulinica relativa e progressiva.
interessa essenzialmente l’adulto e rappresenta la forma di
diabete PIU’ FREQUENTE
comune associazione con obesità e altre malattie
metaboliche
Altre forme di diabete mellito
Diabete secondario
Malattie endocrine,patologie pancreatiche, farmaci..
Alcune forme sono reversibili
Malattie genetiche
Difetti genetici della secrezione o dell’azione dell’insulina
Sindrome genetiche complesse con diabete
Diabete gestazionale
> 30 % sviluppano diabete di tipo 2 nel corso della vita
Il diabete mellito di tipo 1
Malattia auto-immune caratterizzata da infiltrazione linfocitaria
(linfociti T) delle isole di Langherans pancreatiche, seguita da
progressiva distruzione delle cellule b-pancreatiche e profonda
carenza di produzione insulinica
Fattori di rischio
Aplotipo HLA (tipo II, in particolare DR3/4)
Familiarità: 5-15 %
Possibile associazione con altre malattie auto-immuni
(ipotiroidismo, morbo celiaco…)
Possibili fattori scatenanti (infezioni virali, agenti tossici..)
Storia naturale del diabete di tipo 1
Devendra D et al. BMJ 328:752,2004
I markers biologici del diabete di tipo 1
L’auto-immunità nel diabete di tipo 1 induce
la produzione di anticorpi specifici, che
precedono l’insorgenza della malattia (valore
predittivo) e ne confermano la patogenesi
Trattasi essenzialmente di
Anticorpi anti-isole pancreatiche (ICA)
Anticorpi anti-insulina (IAA)
Altri (anti-GAD, anti-proinsulina, …)
Presentazione clinica del diabete di tipo 1
Rappresenta < 10 % dei casi di diabete
Una patologia dell’ età evolutiva essenzialmente
bambini e adolescenti, più raramente adulti giovani
(90 % < 20 anni)
Tipicamente magri
Con l’aumento dell’obesità infantile fino a 20-25 % dei nuovi
casi sono obesi
Esordio tipicamente subacuto/acuto
Subacuto: poliurodipsia, dimagrimento
Acuto: cheto-acidosi
Fisiopatologia del diabete di tipo 1
La carenza insulinica determina l’incapacità delle
cellule (in particolare adipose e muscolari) ad
utilizzare il glucosio, con 2 conseguenze immediate:
1. Accumulo di glucosio nel plasma iperglicemia marcata
superamento della soglia renale di riassorbimento
glicosuria poliuria poliurodipsia
2. Utilizzo di fonti alternative di energia dimagrimento
Riserve lipidiche perdità di massa grassa
Riserve proteiche perdità di massa magra
(muscolare)
Nella cheto-acidosi diabetica si associano carenza
insulinica e iperproduzione di glucagone
La cheto-acidosi diabetica
Se la situazione precedente continua ad evolvere
perché non diagnosticata in tempo si verificano:
1. Disidratazione severa per poliuria
ipotensione, tachicardia, torpore..
2. Produzione massiccia di corpi chetonici
acidosi metabolica (cheto-acidosi) con iperventilazione
secondaria e turbe digestive (vomito..) che peggiorano la
disidratazione
La cheto-acidosi è una complicanza
spontaneamente fatale del diabete di tipo 1
Quadro clinico
della cheto-acidosi diabetica
La cheto-acidosi diabetica non è brutale
Insorgenza + rapidamente progressiva di sintomi
ingravescenti:
Sintomi generali: poliurodipsia, astenia, dimagrimento,
disidratazione
Sintomi digestivi: dolori addominali frequenti, nausea,
vomito..
Sintomi neurologici: somnolenza, confusione, coma
Il miglioramento della prognosi passa per una
diagnosi precoce
Quadro metabolico
della cheto-acidosi diabetica
Iperglicemia severa (da 3 a 6-7 volte la norma) con
aumento degli acidi grassi liberi, ipertrigliceridemia e
iperosmolarità plasmatica
Acidosi metabolica con diminuzione del pH e dei
bicarbonati
Diminuzione della pCO2 per iperventilazione di
compenso
Glicosuria e chetonuria abbondanti
Condizioni d’insorgenza
della cheto-acidosi diabetica
Cheto-acidosi inaugurale
Spesso la 1° manifestazione della malattia
Classicamente tipica del diabete di tipo 1
Fattori precipitanti
Nel diabetico già trattato errori nella
somministrazione di insulina o interruzione
dell’insulinoterapia
Infezioni (> 25 % dei casi)
Malattie acute intercorrenti
Fisiopatologia del diabete di tipo 2
Caratterizzato da 2 elementi essenziali
Insulino-resistenza: inadeguata utilizazione del glucosio da
parte delle cellule, che non rispondono normalmente alla
stimolazione insulinica; il difetto può essere di tipo pre-
recettoriale, recettoriale o post-recettoriale.
Difetto della b-cellula: anche se inizialmente relativo (la
secrezione insulinica è a lungo conservata), è ormai
ammesso che l’insorgenza del diabete di tipo 2 è legata a
una produzione di insulina insufficiente a compensare la
resistenza insulinica
Storia naturale del diabete di tipo 2
La lunga fase pre-
clinica è
responsabile di
una
sottovalutazione
della malattia
e di una diagnosi
spesso tardiva
Fattori di rischio per il diabete di tipo 2
Il diabete di tipo 2 è il più frequente (> 90 % dei casi di
diabete)
Tipicamente caratteristico dell’ età matura (> 40 anni), interessa
pazienti sempre più giovani
Fattori di rischio
Familiarità ++ (ereditarietà multigenica)
Età
Obesità
Stile di vita: alimentazione e sedentarietà
Patologie associate (frequenti)
Dislipidemia, sindrome metabolica..
Obesità e diabete
L’obesità viene definita da un “body mass index” = BMI > 30 kg/m2;
interessa circa 20 % della popolazione mondiale (stima del 2003)
L’obesità viscerale è particolarmente dannosa da un punto di vista
metabolico, perché resistente all’effetto anti-lipolitico dell’insulina
aumentata produzione di acidi grassi liberi (NEFA) insulino-
resistenza a livello di muscolo e fegato.
Il tessuto adiposo non è una semplice riserva di grassi ma un vero
organo endocrino le cellule adipose producono varie molecole
capaci di indurre insulino-resistenza, in particolare leptina, TNF-a,
resistina, interleuchina-6
Ciò spiega come l’obesità rappresenta un fattore di rischio per il
diabete di tipo 2 e perché la riduzione ponderale migliora la glicemia
dell’obeso.
Ipoglicemia e diabete
Complicanza brutale del diabete trattato (con insulina
o alcuni farmaci antidiabetici orale)
Definita da glicemia plasmatica < 70 mg/dl
2 condizioni d’insorgenza:
Aumento inadeguato della concentrazione di insulina
plasmatica (errore di somministrazione)
Apporto glicidico insufficiente dopo somministrazione di
insulina o farmaci antidiabetici, o inadeguato al fabbisogno
dell’organismo (es: attività fisica)
Fisiopatologia dell’ipoglicemia
L’ipoglicemia provoca:
Una neuroglicopenia = diminuzione della concentrazione di glucosio
a livello del sistema nervoso
Alterazione delle funzioni cognitive, ansia, agitazione
Nelle forme gravi confusione, convulsioni, coma
Un’attivazione del sistema nervoso autonomo simpatico
Manifestazioni “adrenergiche” : fame, sudorazione, tremore,
tachicardia..
Dopo l’ipoglicemia il recupero dipende dalla capacità di secrezione degli
ormoni di “contro-regolazione”, iperglicemizzanti (adrenalina,
glucagone, GH, cortisolo..)
Alterazioni biochimiche dei tessuti
secondarie all’iperglicemia cronica
Glicosilazione di numerosi proteine cellulari e extra-cellulari
Emoglobina glicosilata e fruttosamina circolanti (markers di equilibrio glicemico)
Glicosilazione di collagene e proteine a lunga vita con formazione di
complessi AGE che alterano la matrice vascolare contribuiscono a
microangiopatia /glomerulopatia.
Stress ossidativo
.
Aumentata produzione di ione superossido (0 ) a livello della catena
respiratoria mitocondriale, di radicali liberi, con diminuzione di NO
disfuzione endoteliale che favorisce l’ateroma e le sue complicanze.
Aumentata produzione di sorbitolo (via dei polioli)
Glucosio sorbitolo poco diffusibile rigonfiamento cellulare osmotico
es: cataratta
Le complicanze del diabete
La microangiopatia diabetica
Alterazioni specifiche del microcircolo
retinopatia, nefropatia e neuropatia diabetiche
La macroangiopatia diabetica
Ateromatosi precoce e diffusa complicanze
cardiovascolari
Altre complicanze
Aumentata sensibilità alle infezioni
Cataratta
Piede diabetico
La microangiopatia diabetica
1. La RETINOPATIA diabetica
• Retinopatia semplice proliferativa
• Altre complicanze visive: glaucoma, cataratta..
“oftalmopatia diabetica” complessa con calo del visus
2. La NEFROPATIA diabetica
• Glomerulopatia diabetica IRC progressiva
• Fattori aggravanti: macroangiopatia e ipertensione
3. La NEUROPATIA diabetica
• Patogenesi mista: microangiopatia + danni metabolici
diretti (polioli, alterazioni della mielina…)
La RETINOPATIA DIABETICA
2 stadi evolutivi principali
1. Retinopatia semplice: dilatazione capillare,
microaneuvrismi, essudati + emorragie
puntiformi
2. Retinopatia proliferante: dopo una fase
“pre-proliferativa” con segni di ischemia
retinica, neovascolarizzazione, fibrosi
retinica
complicanze acute: emorragie, distacco di retina
rischio di cecità
La NEFROPATIA DIABETICA
L’evoluzione progressiva delle lesioni glomerulari può portare a IRC terminale
1° Stadio: Ipertrofia/ iperfunzione renale con aumento della clearance
della creatinina
2° Stadio : Ispessimento della membrana basale glomerulare con
iperfiltrazione e microalbuminuria (20-200 ug/min)
3° Stadio : Nefropatia diabetica iniziale con macroalbuminuria e
aumento della PA (filtrazione glomerulare normale)
4° Stadio : Nefropatia diabetica conclamata con IRC progressiva,
macroalbuminuria e ipertensione arteriosa
5° Stadio : Glomerusclerosi diffusa con IRC terminale
La NEUROPATIA DIABETICA
2 aspetti
Neuropatia periferica
Danni a carico dei nervi sensitivi + motori parestesie,
ipoestesie, danni trofici, neuropatie dolorose acute--
Neuropatia autonomica
Danni a carico del sistema nervoso autonomo
Manifestazioni viscerali (gastroparesi, alvo irregolare,
ritenzione urinaria, impotenza..)
Manifestazioni cardiovascolari (ipotensione ortostatica,
morte improvvisa..)
Ridotta percezione dell’ipoglicemia
La MACROANGIOPATIA DIABETICA
Una forma di ATEROMATOSI istologicamente
aspecifica ma precoce e diffusa, con
frequente interessamento plurisegmentare
delle arterie di medio calibro distali
Fattori aggravanti:
Obesità
Ipertensione arteriosa
Fumo
Dislipidemia (in particolare ipercolesterolemia con
aumento LDL)
Insulino-resistenza e macroangiopatia
Obesità viscerale
INSULINO-RESISTENZA stato protrombotico
DIABETE di tipo 2
Infiammazione
Stress ossidativo Dislipidemia Ipertensione
LDL; HDL; TG arteriosa
ATEROMATOSI ACCELERATA
Complicanze
della macroangiopatia diabetica
Sono quelle dell’ateromatosi diffusa:
Cardiopatie ischemiche
Angina / infarto miocardico
Patologia cerebrovascolare
TIA / ictus cerebrale
Patologia ischemica periferica (ateriopatia
obliterante)
Claudicatio intermittens / ischemia acuta /
gangrena
Il piede diabetico
Una sintesi delle varie complicanze del diabete mellito:
Ischemia (macroangiopatia)
Ridotta troficità tessutale (microangiopatia/neuropatia)
Infezioni (batteriche, micosi..)
Vari tipi di lesioni
Deformazioni osteoarticolari (neuropatia)
Ulcere (origine vascolare e neurogena)
Infezioni
Gangrena
Esempio di ulcera diabetica
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