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									Percorso Didattico nei tre ordini di scuola : MISCUGLI E SOLUZIONI



PRIMA PARTE : MISCUGLI E SEPARAZIONE DI MISCUGLI

Il percorso sui miscugli è un possibile approccio allo studio della materia.
Nella scuola primaria il piano di riferimento è quello macroscopico, nella scuola secondaria
di I grado e di II grado si chiariscono meglio i concetti introdotti nella scuola primaria come
ad esempio quello di miscuglio omogeneo ed eterogeneo: un miscuglio come il latte appare a
prima vista omogeneo ma se osservato con il microscopio evidenzia le goccioline di grasso, e si
può introdurre la modellizzazione particellare delle miscele.
Nella scuola primaria si studieranno soluzioni acquose; nella scuola secondaria di I e di
II grado occorre specificare che l’acqua non è l’unico solvente, e che sostanze insolubili in
acqua, possono essere solubili in solventi non acquosi.

Nella scuola secondaria di I grado si introducono anche gli aspetti quantitativi che poi
saranno (ri)considerati nella secondaria di II grado: conservazione della massa, non
conservazione del volume. Sono possibili, e opportuni, collegamenti con la matematica
( calcolo di percentuali ponderali, percentuali volumetriche e i g di soluto per litro di soluzione).



Scuola primaria e secondaria di I grado

Attività iniziali
Il lavoro, organizzato a gruppi, può prendere avvio dall’osservazione di oggetti quotidiani
(oggetti in plastica, in ferro, in legno, polistirolo, segatura, farina, detersivo in polvere,
limatura di ferro, sale, zucchero, farina, fagioli, , lenticchie, inchiostro, succo di limone,
acqua……..) per arrivare ad una prima classificazione in base ad attributi diversi fra i quali solidi
e liquidi. Ricordando le loro proprietà si può porre il problema della classificazione delle
polveri che se versate in un recipiente ne assumono la forma; osservando con una lente di
ingrandimento si arriverà alla conclusione che le polveri sono piccole particelle solide.
(OSSERVAZIONI CON LO STEREOMICROSCOPIO)
Si passa quindi ad esplorare i fenomeni di interazione
fra materiali analizzando cosa succede
mettendo in contatto le sostanze (inizialmente due
sostanze): per determinare quali idee
dovranno essere rafforzate e quali invece dovranno
essere modificate si può partire dalle
concezioni spontanee e conoscenze pregresse
possedute dall'allievo, ponendo alcune domande
mirate: cosa succede se mescolo……? Si organizza
un’attività di manipolazione ed
osservazione in cui gli alunni, suddivisi a gruppetti,
mettono a contatto due dei materiali a
disposizione. Essi osservano le eventuali interazioni
fra i diversi materiali, registrano ciò che
succede anche con disegni e i risultati delle
osservazioni dei vari gruppi vengono messi in
comune a livello di classe, eventualmente inseriti in
tabelle e discussi. Attraverso le

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osservazioni e le discussioni si introducono i concetti di miscuglio omogeneo/eterogeneo e di
solubilità/non solubilità anche senza utilizzare nella scuola primaria i termini. Gli alunni
potranno poi riflettere e trovare altri casi di interazione nella realtà quotidiana.




Formazione e separazione di miscugli A gruppetti i bambini mescolano solidi (fagioli,
lenticchie, riso, sale grosso), si osserva il
miscuglio ottenuto e si pone il problema di come separarli. Usando setacci a maglie diverse (se
non li si hanno a disposizione si possono utilizzare dei cartoni in cui con un punteruolo si fanno
fori grandi come gli oggetti che si vogliono separare) si separano i materiali (i fagioli si
possono separare anche con le mani o usando una pinzetta). (primaria)
È importante che gli studenti capiscano come
sia fondamentale la scelta dello strumento da utilizzare: se il setaccio è troppo grosso passa
tutto, se è troppo fine non passa niente.

Si può eventualmente usare anche limatura di ferro con farina gialla o zolfo
(separabile con la calamita; in tal caso è meglio interporre tra calamita e limatura un foglio,
per evitare che si attacchi alla calamita) (secondaria di 1°grado).
 In questo modo si può incominciare (o continuare se
lo si è già fatto in altre occasioni come per esempio i passaggi di stato) a far notare ai ragazzi
come mescolando queste sostanze esse non vengono modificate e separandole si ottiene di
nuovo ciò che avevamo in partenza. Questo tipo di trasformazioni non cambia quindi la natura
delle sostanze: sono le trasformazioni fisiche.
Sempre suddivisi a gruppetti i ragazzi mescolano varie sostanze con acqua ad esempio acqua
e sale , acqua e zucchero, acqua e sabbia, acqua e farina, acqua e segatura… , osservano e
descrivono, anche con disegni, quello che succede mescolando, si raccolgono i dati delle
osservazioni in una tabella in cui si indica cos’è accade all’acqua e che cosa alle varie sostanze
per arrivare a concludere che ogni miscuglio presenta caratteristiche diverse

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(opaco/trasparente; limpido/torbido) , in alcuni casi, come nel caso del sale e dello zucchero
questi sembrano “sparire” in altri (farina, sabbia, segatura) invece i componenti si vedono
ancora e lasciati riposare si depositano sul fondo o galleggiano (miscugli “omogenei” e miscugli
“eterogenei”); se non si danno indicazioni sulle quantità di acqua e degli altri componenti da
utilizzare può capitare che alcuni gruppi versino ad esempio “tanto” sale in “poca acqua”, ciò
può essere l’occasione per un’apertura verso i concetti di concentrazione e di saturazione di
una soluzione. (secondaria di 1°grado).

Per separare l’acqua dalla farina, dalla sabbia e dalla segatura si può utilizzare un setaccio a
maglie sottilissime (un filtro o un fazzoletto), se i ragazzi hanno già svolto le attività sui terreni
dovrebbero riconoscere questo metodo di filtrazione, mentre per separare acqua e sale questo
metodo non è possibile e se hanno già affrontato l’evaporazione e in particolare svolto l’attività
“quanto sale c’è nell’acqua di mare?” (vedi protocollo ragazzi) dovrebbero arrivare a
riconoscere come separare l’acqua dal sale. Altrimenti si possono effettuare esperienze prima
di affrontare la separazione dei componenti di una soluzione come acqua e sale (vedi
esperienza “Tante acque” e Filtrazione acqua di mare”).
Come verifica si può presentare un miscuglio (riso, farina, sabbia, sale, segatura, limatura di
ferro) e chiedere ai ragazzi di osservare e separare i “componenti” utilizzando i metodi
conosciuti.
TECNICHE DI SEPARAZIONE : LA CROMATOGRAFIA
Una tecnica di separazione proponibile a diversi livelli di scuola è la cromatografia,

Scuola primaria e secondaria di I grado
Un altro metodo di separazione dei componenti è quello della
cromatografia su carta:
si preparano delle striscioline di carta assorbente (circa 20cm x
5cm) ; a due cm dal bordo
inferiore si fa un segno in orizzontale con un pennarello colorato
(nero, blu, rosso , verde.....)
e si immergono le striscioline in un recipiente di vetro in cui è stata
versata poca acqua (fino al
livello di 1 cm di altezza) stando attenti che l’acqua non bagni il
tratto di pennarello; si lasciano
immerse le strisce; man mano che l'acqua sale (per capillarità) nella
striscia i colori
componenti vengono separati.


Scuola secondaria di II grado
Si possono far fare ai ragazzi esperimenti strutturati per la separazione dei miscugli.

L’attività è svolta in laboratorio di chimica con esperimenti strutturati secondo protocolli
discussi con gli allievi e in classe per le parti che richiedono elaborazione dei dati. Si possono
realizzare una o due esperienze, la cromatografia degli inchiostri e degli estratti degli spinaci
(quest’ultima richiede anche una tecnica, estrazione, per avere il miscuglio da separare)
Si parte dalla discussione sul significato del termine materiale nel senso comune e sulla
necessità di identificarlo senza ambiguità grazie alla scienza chimica. Brainstorming sui
termini: materia, materiale, omogeneo/eterogeneo, miscuglio/miscela, componente,
elemento, soluzione/ solvente/ soluto, composizione. Si suggerisce di provare ad applicare le
considerazioni sulla classificazione dei materiali per esempio ai “componenti” degli inchiostri
dei pennarelli di diverso colore. Si distribuisce carta da filtro, si danno informazioni generiche
sull’attività sperimentale e si invitano gli studenti a realizzare a casa (in bicchiere con acqua, o
altri solventi casalinghi tipo acetone, alcol o diverse miscele) “la separazione dei colori!”:

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tecnica che i chimici chiamano “cromatografia”

Esperimento 1 Separazione cromatografia dei componenti degli inchiostri
Si procede con la discussione del protocollo: si commentano i risultati ottenuti a casa
(dovrebbe emergere la funzione dell’eluente e quindi una discussione sull’esistenza di diverse
“affinità” tra i componenti)
Si propone di realizzare, in maniera riproducibile e più accurata, una cromatografia utilizzando
diversi eluenti e diverse tecniche, secondo un preciso protocollo, che viene spiegato agli
studenti
Si assegna relazione a casa con elaborazione dei dati e con domande poste agli studenti
sull’interpretazione del fenomeno.
In classe si discutono le relazioni svolte a casa, in particolare
sulle ipotesi formulate dagli studenti per interpretare il
fenomeno.
Esperimento 2 Estrazione e separazione di pigmenti di foglie di cavolo nero
Il secondo esperimento richiede una preventiva preparazione del campione (essicato ed
estratto) che viene fatta dal docente, che documenterà le diverse fasi.
Si procede con la cromatografia, è veloce e può essere fatta dalla
cattedra, se gli studenti hanno già realizzato personalmente la
tecnica con gli inchiostri.
Si esaminano le lastrine con i diversi colori (giallo, rosso, verdi) e si
procede alla discussione con gli studenti




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SECONDA PARTE : SOLUZIONI

Il seguente percorso si inserisce nell’argomento generale dei miscugli ma si può
intrecciare con le attività legate ai Passaggi di stato: infatti molte tecniche di
separazione dei miscugli e caratterizzazione delle sostanze si basano su
grandezze fisiche quali temperatura di ebollizione (distillazione, evaporazione
solvente per cristallizzazione), temperatura di fusione
(determinazione del punto di fusione per stabilire se una sostanza è pura) e su
grandezze chimiche quali la solubilità (cristallizzazione, estrazione).
Inoltre introducendo le soluzioni si introducono anche i modi per quantificare il
rapporto tra
solvente e soluto (concentrazione) e tecniche sperimentali per operare su
di esse.

Scuola primaria e secondaria di 1°grado

SOLUZIONI
Le soluzioni sono dei miscugli formati da un solvente, che nei nostri esperimenti è l'acqua, e un
soluto, cioè una sostanza che viene sciolta nell'acqua
Il soluto può essere solubile, parzialmente solubile o insolubile
La soluzione diventa satura quando raggiunge la quantità massima di soluto disciolto nel
solvente
Lavorare sulle soluzioni è divertente, costa poco ed è un'attività che si può affrontare a diversi
gradi di difficoltà
ALCUNE COMBINAZIONI POSSIBILI :
              o LIQUIDI MISCIBILI
              o LIQUIDI NON MISCIBILI
              o UN SOLIDOINSOLUBILE E UN LIQUIDO
              o UN SOLIDO SOLUBILE E UN LIQUIDO
alcol e acqua olio e acqua sabbia e acqua zucchero e acqua
aceto e acqua glicerina e acqua zolfo e acqua sale e acqua

OSSERVAZIONE DI MISCUGLI E SOLUZIONI
Ogni miscuglio presenta caratteristiche diverse: opaca/trasparente; limpida/torbida; il soluto si
vede a occhio nudo/il soluto è scomparso; le sostanze non solubili galleggiano o si depositano
sul fondo

LA CONCENTRAZIONE IN UNA SOLUZIONE

Scuola secondaria di primo grado
Il concetto della concentrazione dovrebbe essere sviluppato dapprima in modo qualitativo e
successivamente in modo quantitativo.
Si può iniziare utilizzando sostanze colorate inchiostro, tempere…: la differenza di concentrazione
viene evidenziata dalla differenza dell’ intensità del colore.
Per le soluzioni di sostanze incolori, si fa riferimento, senza far assaggiare, ad altre proprietà (più
salato – meno salato, più dolce – meno dolce) per le soluzioni di sale o zucchero; oppure alla
quantità di residuo ottenuta per evaporazione delle stesse quantità di soluzioni a diversa
concentrazione.
Si possono effettuare collegamenti con la matematica lavorando sulla proporzionalità diretta, su
quella inversa e sulle proporzioni.




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                                                   OSMOSI
                                                   Se si pongono due soluzioni aventi concentrazione
                                                   diversa l'una a fianco all'altra, mantenendole
                                                   separate soltanto da una membrana, si noterà
                                                   che il livello della soluzione più concentrata sale.
                                                   Questo avviene perchè le due soluzioni cercano di
                                                   raggiungere la stessa concentrazione per
                                                   diffusione. La membrana deve essere
                                                   semipermeabile* deve cioè permettere il
                                                   passaggio del
                                                   solvente ma non del soluto. Le molecole del
                                                   solvente devono essere più piccole di quelle della
                                                   sostanza disciolta.
                                                   In pratica, questa condizione è molto frequente
dal momento che le molecole d'acqua sono molto piccole. Bisogna infine ricordare che si possono
fare soluzioni anche con altri
liquidi. L'osmosi è la tendenza del sistema a raggiungere la stessa concentrazione in entrambe le
soluzioni.
Si tratta di un fenomeno di grande importanza in biologia, che sta alla base del funzionamento
della cellula animale vegetale, dell'assorbimento dell'acqua da parte delle piante.
Per gli alunni delle superiori è possibile sottolineare il fatto che questo fenomeno viene
sfruttato a livello industriale per concentrare o purificare sostanze. Infatti, applicando una
pressione sul lato della soluzione più concentrata, si può invertire il processo e far passare il
solvente verso la soluzione meno concentrata. Questo è essenzialmente il processo dell'osmosi
inversa. Esso viene sfruttato anche per purificare l'acqua, per concentrare soluzioni, etc.

* Il cellophane, detto anche cellofan, è una sottile pellicola trasparente, costituita
sostanzialmente da cellulosa e che viene sovente usata per imballare fiori e pacchi regalo.
Come membrana semipermeabile può essere utilizzata anche una plastica ricavata dall'amido e
che, nella forma di una sottile pellicola, viene impiegata per fabbricare sportine biodegradabili.
Queste sportine vengono usate per la raccolta di rifiuti organici in molte città del nostro paese.
Al tatto, questa plastica è flaccida, ma molto elastica, quasi gommosa.




Le soluzioni sature
Prendendo eventualmente spunto dalle esperienze libere precedenti si può introdurre il concetto di
saturazione di una soluzione.
Si prendono 10 bicchieri di plastica trasparente e si numerano da 1 a 10 con un pennarello
Indelebile si allineano e si riempiono della stessa quantità d'acqua
poi si comincia a versare un cucchiaino di sale nel primo bicchiere, due nel secondo, ecc.,
mescolando bene, finché il sale non si è sciolto.
Ad un certo punto si nota che il sale non si scioglie più, perchè la soluzione è satura
Se si ha la possibilità di usare un fornellino o una piastra elettrica, si può mettere la soluzione
satura a scaldarsi in un pentolino: l’acqua calda scioglie il sale più velocemente (come si può
osservare quando si prepara la pastasciutta: a freddo il sale grosso si scioglie con difficoltà,
occorre agitare con un cucchiaio! A caldo il processo è più veloce!) In genere l'acqua calda è
un solvente migliore dell'acqua fredda




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SEPARARE IL SOLUTO DAL SOLVENTE

Scuola primaria e secondaria di primo grado

Dopo le esperienze con le soluzioni può essere interessante tentare l'azione contraria, cioè
separare il soluto dal solvente.
Osservando il comportamento durante l’evaporazione di acque “diverse” si può dimostrare che
esse sono "soluzioni", e che contengono tutte una stessa sostanza, simile all’acqua piovana.
Si raccolgono durante una giornata di pioggia campioni di acqua piovana e si portano in classe
campioni di acqua potabile (del rubinetto e varie acque minerali), acqua di mare e acqua
demineralizzata.

Materiale occorrente:

Bicchieri di carta , pennarelli colorati, campioni di acque differenti: becker piccoli (50 ml),
pentola con coperchio, una piastra riscaldante,
L’insegnante domanda ai ragazzi “Come possiamo distinguere le acque?”
Le diverse acque sono all'apparenza indistinguibili. Come facciamo a distinguerle senza
assaggiarle? I ragazzi indicheranno dei possibili modi: uno di questi è quello di far evaporare la
stessa quantità d'acqua e confrontare cosa rimane. E' importante che i ragazzi giungano da soli
al fatto che si può ricorrere all'evaporazione dell'acqua. Si possono lasciare i vari bicchieri
contrassegnati e si aspetta che l’acqua evapori oppure tenendo conto che l'aumento di
temperatura velocizza il fenomeno l’insegnante svolge la seguente esperienza
Si scalda l'acqua in una pentola con un coperchio e si lascia raffreddare poi si solleva il
coperchio e si versa in un bicchiere l'acqua che si raccoglie sotto il coperchio.
Poiché l’acqua raccolta sarà poca, si riscalda altra acqua ripetendo il procedimento.
Vengono poi riscaldati fino alla completa evaporazione dell’acqua dei becker numerati foderati
internamente con carta di alluminio e riempiti con la stessa quantità di acqua di mare, acqua
del rubinetto, acqua demineralizzata, acqua piovana e acqua raccolta dal coperchio. Li mette
sulla stessa piastra, si raccoglie il residuo solido. Gli studenti devono confrontare la quantità
dei rispettivi residui annotandone le differenze qualitative e quantitative.
L’acqua piovana, l'acqua raccolta dal coperchio e la demineralizzata non lasciano residuo
Concludendo l'acqua piovana, la demineralizzata e l'acqua raccolta dal coperchio non
contengono le "cose" che sono contenute nelle altre acque.


FILTRAZIONE DELL'ACQUA DEL MARE

L'acqua di mare si presta benissimo ad un'esperienza di questo tipo (va bene anche un’acqua
dura in cui siano stati sciolti dei Sali)
I più semplici sistemi per la separazione dei componenti di un miscuglio sono l'evaporazione e
                     il filtraggio ed entrambi funzionano con l'acqua di mare.
                     IL FILTRAGGIO
                     Per separare l'acqua del mare dalla sabbia e da altri materiali in sospensione
                     basta utilizzare
                     una bottiglia, un imbuto e della carta da filtro
                     La carta da filtro va piegata a metà, poi ancora a metà e poi arrotolata per
                     formare un cono,
                     che va inserito dentro all'imbuto. Si versa l'acqua di mare nell'imbuto e si nota
                     che il filtro
                     trattiene sabbia, pezzetti di conchiglie e di alghe, mentre l'acqua nella bottiglia
                     è limpida e
cristallina

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L'EBOLLIZIONE
Per separare l'acqua dal sale marino si deve bollire l'acqua di mare su un fornellino. (si può
anche versare l’acqua in una bacinella rivestita con carta trasparente da cucina per un (bel) po’
di tempo.
Quando raggiunge il punto di ebollizione, l'acqua comincia a bollire (l’evaporazione si osserva a
tutte le temperature, ma solo quando la sua tensione di vapore è uguale alla pressione
atmosferica si osserva il fenomeno della formazione di bolle esteso a tutta la massa di acqua).
Man mano che il livello di liquido si abbassa, si osserva un residuo visibile di sali bianchi sulle
pareti e sul fondo del pentolino.

L'EVAPORAZIONE
Dopo la realizzazione delle tecniche di separazione, (filtraggio e ebollizione), si può impostare
un vero e proprio esperimento, versando la stessa quantità di acqua di mare, di acqua del
rubinetto e di acqua demineralizzata in tre bacinelle e notare le differenze (provare a vedere se
si osservano differenze: meno sali ci sono e maggiore è la tendenza a evaporare, e quindi
potrebbe essere notato il diverso livello dopo un certo tempo, sicuramente il deposito di sali
sulle pareti è diverso)

Scuola secondaria di II grado

PURIFICAZIONE DI UN SOLUTO MEDIANTE CRISTALLIZZAZIONE

Nella scuola secondaria di secondo grado si possono far fare ai ragazzi esperimenti strutturati
con analisi quantitative del problema. La cristallizzazione (tecnica di separazione di un
miscuglio che si basa sulla diversa solubilità a caldo e a freddo di una sostanza in un solvente)
può essere il punto di partenza per introdurre il concetto di “sostanza pura” intesa come
materiale purificato sino a un certo livello, in modo da avere una “sostanza” che è
caratterizzata da proprietà fisiche costanti (in laboratorio si può fare solo con composti di cui si
possa determinare successivamente la temperatura di fusione!)

Esperimento 1 Cristallizzazione del solfato di rame pentaidrato (CuSO4.H2O) o
Cloruro di Sodio (NaCl)
Si presenta alla classe un problema di tipo pratico: come purificare un sale con impurezze
(solfato di rame pentaidrato o cloruro di sodio, con carbone vegetale di massa nota)
Si discute con gli studenti per la scelta di una strategia adatta alla separazione dei componenti
del miscuglio
Si individua nella dissoluzione a caldo il primo passo per la tecnica di separazione
Si realizza a coppie la pesata di una quantità nota di miscuglio di sale e carbone vegetale.
Si dissolve a caldo e si osserva il risultato
Si registra la scomparsa di parte del solido
Si filtra a caldo e si osserva la permanenza sul filtro di residuo nero, individuato come carbone
vegetale
Si decide di raffreddare il filtrato lasciandolo a riposo per una settimana
Dopo una settimana si osserva il risultato della formazione di cristalli
In base alle caratteristiche del risultato si decide come cercare di
ottenere l’isolamento dei cristalli (filtrazione nel caso di cristalli in
presenza di acqua residua)
Si pesano i cristalli secchi e si calcolala resa % di cristallizzazione come rapporto tra la massa
di sale di partenza e massa di sale ottenuto come cristalli finali moltiplicato per cento




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CARATTERIZZAZIONI DI SOLUZIONE MEDIANTE MISURE DI DENSITA’
Può essere utilizzato per introdurre le soluzioni (all’inizio dell’anno perun corso di chimica, scienze)
verso fine gennaio per un corso di chimica/fisica in un insegnamento integrato) o come
conclusione di un percorso sul concetto di misurazione diretta della densità, per
introdurre il concetto di miscuglio.
Può essere collegato al percorso didattico 2 in quanto è un’applicazione/ripasso del concetto di
densità e dell’uso del densimetro.
L’attività è svolta in laboratorio di chimica/fisica con esperimenti strutturati secondo protocolli
discussi con gli allievi e in classe per le parti che richiedono elaborazione dei dati.

Esperimento 1 Preparazione di una soluzione (ogni studente o
gruppo di due) prepara una soluzione di concentrazione nota
Si parte dalla discussione sul significato di soluzione e concentrazione. Si spiega il protocollo
sperimentale che viene discusso (scelta della vetreria e della strumentazione), si spiegano i
calcoli preliminari (calcolo della quantità da pesare, dato il volume e la concentrazione). Ogni
studente in coppia procede con la risoluzione del problema quantitativo e procede con
l’esecuzione del protocollo. Si assegna relazione a casa con elaborazione dei dati.
Esperimento 2 Discussione dei dati sperimentali e determinazione della densità di
ciascuna soluzione con densimetro.
Si richiama l’uso del densimetro e si procede con il problema pratico: quale sarà la densità di una
soluzione
di un sale in acqua rispetto al valore dell’acqua pura?
Dopo una discussione si invitano gli studenti a fare previsioni sull’ordine di grandezza dei valori di
densità e si invitano a scegliere i densimetri con la corretta scala
di utilizzo.
Ogni studente in coppia procede con l’esecuzione del protocollo: se si tratta di un soluto colorato le
soluzioni appaiono più intense se sono più concentrate e in tal caso si possono fare osservazioni a
tal proposito.
La lettura della scala graduata può generare difficoltà, come la scelta della corretta scala, se il
densimetro affonda occorre passare a una scala inferiore!
Si assegna relazione a casa con elaborazione dei dati: costruire una tabella e grafico relativo
con i valori di tutta la classe.
In classe si discutono le relazioni svolte e si commentano i grafici (d/C), si osservano tutte le
regolarità che conducono al concetto di proporzionalità diretta, andamento lineare tra due
grandezze e possibilità di utilizzare il grafico ottenuto per “scopi analitici”: misurando la densità
di una soluzione di concentrazione incognita si può risalire al valore di quest’ultima.
Si può concludere la serie di esperimenti proprio con una prova valutata

Esperimento 3 Prova pratica di laboratorio
Si può chiudere il percorso con una prova sperimentale tipo “esperimento strutturato con
verifica” con la determinazione della concentrazione incognita di una soluzione di cui si misura
la densità. (in questo caso è meglio usare Carbonato di sodio Na2CO3 che fornisce risultati
riproducibili: i dati per costruire il grafico sono i seguenti d/C:

C(g/L) d(g/mL)
1,59 1,000
6,04 1,005
10,56 1,010
15,12 1,015
29,24 1,030
38,84 1,040

( PRESIDIO ISS CREMA con la collaborazione dell’Istituto Molinari . MILANO)

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