6 GENETICA DEL COMPORTAMENTO by I5bF59

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									STATURA
              INTELLIGENZA


      CARATTERE
Ormai da alcuni anni si sa che malattie come
l’Alzheimer e il Parkinson, corea di Hungtinton, tumori,
ma anche Dislessia, autismo e molto ancora hanno
una base genetica, specie quando ricorrono
frequentemente nella stessa famiglia ma non solo.

Non tutti i geni coinvolti sono noti e, nel caso delle
malattie   multifattoriali quelli già identificati non
determinano con certezza la comparsa della malattia
ma solo una maggiore predisposizione a svilupparla.

Diverso è il caso di patologie a trasmissione
mendeliana (cioè determinate da un unico gene e in cui
i figli di una persona portarice hanno il 50 per cento di
probabilità di ammalarsi): in quel caso il test permette,
nella stragrande maggioranza dei casi, di conoscere
con certezza il proprio destino e, da alcuni anni, anche
la fascia di età in cui compariranno i primi sintomi.
Ma attenzione a :

 ai falsi positivi e falsi negativi
 al counseling che deve accompagnare la decisione di sottoporsi ad un test,
  cosa che non possono fare le compagnie di servizio a distanza
 il rischio aumentato di ammalarsi può essere accessibile ad altri
  (assicurazioni, etc.),



 il Mondo nuovo di Aldous Huxley o film come Gattaca
 un film del 1997 scritto e diretto da Andrew Niccol per
 evocare il rischio di una società in cui il destino dell’individuo
 risulti predeterminato dalla sequenza di basi contenute
 nel suo genoma.
         Abbiamo paura di molte cose che
      statisticamente ci colpiranno raramente,
        mentre non siamo capaci di vedere il
          rischio che corriamo tutti i giorni.

   I test devono essere non interventi fini a se sessi
                ma di natura preventiva

        Con una formazione alla prevenzione
        cui dovrebbero lavorare le Istituzioni

 Sarà sempre necessaria una preparazione psicologica
       Utile ad accettare il proprio stato/destino,
          Perché è necessario essere in grado
                    di gestire l’ansia
che inevitabilmente accompagna certe consapevolezze.
    I soggetti che, senza esserne affetti, vengono
identificati come a rischio per determinate malattie,
    possono andare incontro a stress psicologici,
  subire discriminazioni, incontrare difficoltà nella
vita di relazione, nell'accesso al sistema sanitario, al
            sistema assicurativo, al lavoro.

   Per la diagnosi e l'interpretazione dei test può
  essere discriminante l'appartenenza ad un dato
                   gruppo etnico

  CHI opera una qualsiasi consulenza deve essere
               informato in merito.
Comitato nazionale per la bioetica –
Orientamenti bioetici per i test genetici SINTESI E RACCOMANDAZIONI 19
novembre 1999 18.

Il Comitato Nazionale per la Bioetica non ritiene possibili conclusioni
etiche generali che siano valide per tutte le sue interne articolazioni e che
non si riducano a generiche affermazioni di principio.

Richiama tuttavia l'attenzione su alcuni obiettivi eticamente rilevanti: a
proposito di test e screening genetici, in tema di consulenza genetica, di
test predittivi, nel caso di caratteri comportamentali complessi, a proposito
dei test genetici nell'ambiente di lavoro, dell'archiviazione di profili del
DNA per l'identificazione individuale; inoltre, su alcune Raccomandazioni
specifiche: in tema di Progetto Genoma Umano; di test genetici in
oncologia; di test genetici sui minori; a proposito di test genetici e attività
lavorativa; di test genetici e assicurazioni; infine, in merito alle
discriminazioni genetiche.
I TEST GENETICI PREDITTIVI PREFERIBILMENTE PROPOSTI A:
-MINORI SANI A RISCHIO DI PATOLOGIE GENETICHE
- IN CASO DI CONCRETE POSSIBILITA’ DI PREVENZIONE E TERAPIA
  EFFICACE
-CON CONSENSO INFORMATO DEI GENITORI O DI CHI DETIENE LA
  PATRIA POTESTA’
  PER FORTUNA
  NOI NON SIAMO
SOLO I NOSTRI GENI
• Un primo concetto è li riconoscimento che ogni individuo,
  bambino od adulto, abile o disabile, normale o con disabilità, è
  innanzitutto una persona e come tale ha tutte le dotazioni che
  caratterizzano l'uomo. In ciascuno dobbiamo riconoscere ed
  accettare una sua fisicità, emotività, intelligenza, comunicazione,
  una sua potenzialità produttiva di cultura e civiltà. Ogni persona
  necessita, come ciascuno di noi, di un ambiente normale e
  stimolante in famiglia, nella scuola, nella società. A ognuno
  dobbiamo riconoscere li diritto di cittadinanza, che attribuisce sia
  il diritto alla parità di accesso ai beni ed ai servizi, sia la
  responsabilità, anche per il disablie, di svolgere un ruolo attivo
  nella società. Ognuno pertanto, ha il diritto di disporre di tutto ciò
  che prevede l'impianto politico-giuridico-culturale del nostro
  Paese.
         l'interesse del minore al riconoscimento ed
    all'accertamento giudiziale di paternità o maternità

il figlio nato al di fuori del matrimonio deve essere riconosciuto
dai genitori. Il riconoscimento è un atto giuridico volontario, il
primo genitore che riconosce ha il diritto di non dare il proprio
consenso al riconoscimento da parte dell'altro, tale veto deve
essere valutato dal tribunale.
Nel caso, invece, in cui uno dei due genitori non voglia
riconoscere il figlio si avvia un processo giudiziale di paternità
o maternità. In tale procedimento la decisione non è presa solo
in base ai dati genetici ma si valuta anche l'impatto psicologico
sul minore, soprattutto verrà negata se il genitore si dimostra
astioso verso il figlio, oppure questo è inserito in nucleo
famigliare consolidato, formatosi a seguito delle nozze del
genitore che lo ha riconosciuto.
  Genetica delle popolazioni
 analizza le caratteristiche genetiche delle popolazioni nel loro
insieme mediante metodi matematici, ed in particolare afferenti
alla teoria delle probabilità e alla statistica;
 studia, in particolare, le distribuzioni e le variazioni nelle
frequenze alleliche dei geni sotto l'influsso delle quattro forze
che regolano l'evoluzione: la selezione naturale, la deriva
genetica, le mutazioni e le migrazioni. Questa branca, dunque,
è in grado di spiegare fenomeni come l'adattamento e la
speciazione;
 consta di due ulteriori sotto-discipline:

 la genetica quantitativa che si prefigge di predire la risposta
alla selezione in base ad informazioni sul fenotipo e le relazioni
tra gli individui;
 la genetica ecologica è più focalizzata sui temi ecologici
   Genetica comportamentale
La genetica comportamentale studia l'influenza della
genetica sul comportamento degli individui.

La genetica comportamentale ha messo in evidenza
questioni di notevole interesse relativamente
all'evoluzione del comportamento animale.
Per esempio la presenza di individui con ruolo di
vedetta     contro   i  predatori  sembra     essere
geneticamente determinata; tali individui hanno una
aspettativa di vita decisamente minore rispetto agli
altri e la loro presenza, stando alle regole della
selezione naturale, dovrebbe venir meno in poche
generazioni.
 non valutiamo solo gli aspetti genetici

 non fermiamo l’attenzione sugli aspetti mancanti

 ricordiamoci che la persona va valutata nella sua interezza

 consideriamo gli aspetti emotivi e motivazionali

 prima di tutto lavoriamo per una integrazione della personalità nel
  suo insieme

 non far integrare nella persona il concetto di “mancante”, questo
  lo porterebbe, anche, ad appoggiarsi sempre sugli altri
 evitiamo di avere bambini (e non solo), frustrati, per esempio per
  un lieve disturbo dell’apprendimento…

 ricordiamo che far fare mille attività per far raggiungere grandi
  obiettivi, rende la persona infelice…

 obiettivi multipli ben calibrati sulle possibilità della persona,
  da raggiungere pian piano dimostrando, ogni volta, grande
  soddisfazione per il risultato raggiunto ed il vantaggio ad esso
  collegato
               studia
     l'influenza della genetica
sul comportamento degli individui
Si ritiene che esista sempre un substrato genetico,

sul quale l’ambiente può influire in diversa misura;
qualsiasi cosa un organismo faccia o sia, dipende
sempre dalla interazione tra fattori genetici e
ambientali.

Diventa quindi fondamentale riuscire ad individuare
l’apporto di ciascuno dei due fattori nella
determinazione del comportamento e delle
differenze individuali
Le basi genetiche del comportamento
sono in larga parte ignote



  Alcuni comportamenti sono comuni a
  specie meno evolute della nostra
  e sembrano pertanto avere
  un’evidente base genetica:
   Profumarsi
   Toccarsi
   Strigliarsi
                                                 ?


L’essere leader è un carattere genetico o ambientale?!
I gemelli omozigoti: 100%DNA uguale
       Sono dei cloni naturali!




      Sono un modello ideale per studiare
           le interazioni gene-ambiente
    se portati a vivere in ambientidifferenti




 Rispetto: 1) alle malattie, 2) ai comportamenti
La componente genetica si può separare da quella ambientale

        effettuando studi sui tratti comportamentali,
              in particolare disordini Psichiatrici,
                    sulle persone adottate
La corteccia prefrontale modula le attività ipotalamiche e
limbiche ed è associata agli aspetti sociali e legali
dell’aggressività.
Lesioni in questa sede danno luogo, dopo la minima
provocazione, ad attacchi di rabbia disinibita, che si
caratterizzano per la scarsa importanza posta dall’individuo alle
conseguenze di queste azioni


Lesioni dorsali della corteccia prefrontale sono associate con
deterioramento delle capacità di pianificazione a lungo
termine ed aumentata apatia

Lesioni della porzione orbitale si associano ad aumentate
risposte emotive riflesse verso stimoli ambientali
Studi di Tomografia ad Emissione di Positroni (PET)

 hanno evidenziato una ridotta funzione serotoninergica
              In specifiche regioni cerebrali
   In particolare quelle della corteccia pre-frontale

  In soggetti con aumentata aggressività ed impulsività
IL tomografo PET è lo strumento
utilizzato per acquisire le immagini.
Questa apparecchiatura misura la
radioattività emessa dal tracciante e
ricostruisce        mediante       algoritmi
matematici le immagini tomografiche
relative a come il tracciante si è
distribuito                nell'organismo.
Una difficoltà nell’interpretare gli studi
PET con il tracciante marcato con
fluoro [18F]FDG è rappresentata, in
particolare a livello addominale, dalla
mancanza di strutture anatomiche
identificabili: spesso il basso contrasto
e la povera risoluzione spaziale della
tecnica PET non sono sufficienti per
localizzare precisamente le aree con
elevato      livello   di    radioattività.
Risulta dunque fondamentale l’integrazione delle immagini PET con le immagini
TAC per una più accurata identificazione delle strutture anatomiche.

La soluzione a questo problema è il tomografo PET-TAC, in cui un tomografo PET
e un tomografo TAC d’ultima generazione sono assemblati in un unico stativo e
controllati da una solaconsolle di comando, consentendo d’acquisire
sequenzialmente le immagini funzionali PET e quelle anatomiche TAC senza
muovere il paziente dal lettino e in una unica sessione d’esame.


                                       La disponibilità dello studio PET-TAC
                                       permette d’elaborare le immagini PET
                                       utilizzando le informazioni anatomiche
                                       TAC con importanti vantaggi per il paziente
                                       e miglioramenti in termini d’accuratezza.
                                       Infatti, le mappe anatomiche TAC possono
                                       essere utilizzate per correggere
                                       l’attenuazione delle
                                       radiazioni provenienti dal corpo del
                                       paziente, tenendo conto della distribuzione
                                       eterogenea dei tessuti nei diversi distretti
                                       anatomici.
LA COMPLESSITA’ DEL CERVELLO
                      Ipotalamo

• centro di regolazione dell’omeostasi interna dell’organismo

• coinvolto a diversi livelli:ciclo sonno-veglia, appetito,

 temperatura corporea, attività sessuale

• regolatore del sistema nervoso autonomo, insieme
  all’ipofisi

• svolge un ruolo fondamentale nell’aggressività

• sostanza P ed ossido nitrico sembrano essere coinvolti
  nella modulazione dei comportamenti aggressivi
E’ una regione cerebrale posta, nei mammiferi, tra i lobi
temporali:

• media l’attivazione e/o l’inibizione dell’ipotalamo;

• modula gli input dalla corteccia

• induce risposte comportamentali emotive in relazione
   agli avvenimenti ambientali sulla base di esperienze
   precedenti

• entra in funzione in risposta a stimoli ansiogeni

• ricca in recettori per le benzodiazepine, per cui sarà
  importante per l’azione dei farmaci ansiolitici
Neurotrasmettitori
        e
    Recettori
    sinaptici
SINDROME ALIENAZIONE
GENITORIALE
PARENTAL ALIENATION SYNDROME
(P.A.S.)

      LA P.A.S E’ UNA DELLE PIU’ GRAVI
      PATOLOGIE DA SEPARAZIONE.
      (MOTHER MALICIOUS SYNDROME O
      SINDROME DI TURKAT O MADRE MALEVOLA)
      E’ UNA MALATTIA?
P.A.S
 DESCRITTA E SISTEMATIZZATA IN
  LETTERATURA DALLO PSICHIATRA
  AMERICANO RICHARD GARDNER (1985)

 IN ITALIA E’ STATA INTRODOTTA DAL PROF.
  GUGLIELMO GULOTTA ORDINARIO DI
  PSICOLOGIA FORENSE ALL’UNIVERSITA’ DI
  TORINO
 MA POCHI OPERATORI LA CONOSCONO
DEFINIZIONE DI P.A.S.
(PARENTAL ALIENATION
SYNDROME)
  CAMPAGNA DI INDOTTRINAMENTO
   SVOLTA DA UN GENITORE ALLO
   SCOPO DI RENDERE OSTILE ALLA
   PROLE, CHE DIVENTA PARTE ATTIVA,
   L’ALTRA FIGURA GENITORIALE.
  NELLE SUE VARIE FORME RIGUARDA IL 30%
   DELLE SEPARAZIONI
CHI E’ IL BAMBINO
ALIENABILE?
  FIGLI UNICI O COMUNQUE PRIVI DI
   FIGURE IMPORTANTI
  FIGLI CON SCARSA AUTONOMIA E
   AUTOSTIMA
  ETA’ SUPERIORE AI 3 ANNI

  FINO ALL’ETA’ DI 2 ANNI IL BAMBINO E’ POCO CONDIZONABILE
  LA SUA PLASMABILITA’ AUMENTA RAPIDAMENTE FINO AI 7 – 8
    ANNI PER RIMANERE STABILE FINO AI 15 ANNI.

  SECONDO GARDNER IN CIRCA IL 90% DEI CASI IL
   GENITORE ALIENANTE E’ LA MADRE, IL PADRE E’ IL
   GENITORE BERSAGLIO
COME EVITARLA
 BISOGNA COSTRUIRE UN RAPPORTO FORTE E
  SANO COI PROPRI FIGLI

 TUTTO CIO’ E’ POSSIBILE SOLO CON UNA AMPIA E
 SISTEMATICA FREQUENTAZIONE DEI FIGLI DA
 PARTE DEL GENITORE NON COLLOCATARIO: LA
 DEPRIVAZIONE GENITORIALE E’ FATTORE DI
 RISCHIO

  PURTROPPO LA DEPRIVAZIONE GENITORIALE E’
 ISTITUZIONALIZZATA IN ITALIA
ESISTE UNA EVIDENZA SCIENTIFICA DEI VANTAGGI DELLA
BIGENITORIALITA’?
ACTA PAEDIATRICA 97 – 152-158 Febbraio 2008
A.Sarkadi -Uppsala University ,R.Kristiansson-Vasteras
County,F.Oberklaid,Royal Children’s Hospital-Melbourne




   COINVOLGIMENTO PATERNO E CONSEGUENTE
    SVILUPPO DEI FIGLI: REVIEW SISTEMATICA DI 24
    STUDI LONGITUDINALI IN 4 CONTINENTI
RISULTATI

  24 PUBBLICAZIONI SONO STATE
   INCLUSE NELLA OVERVIEW.
  22 HANNO DIMOSTRATO EFFETTI
   POSITIVI DEL COINVOLGIMENTO
   PATERNO: MIGLIORA LO SVILUPPO
  COGNITIVO,RIDUCE I PROBLEMI PSICOLOGICI NELLE
  DONNE,RIDUCE IL DISAGIO COMPORTAMENTALE NEI
  RAGAZZI,DIMINUISCE LA DELINQUENZA E LO SVANTAGGIO
  ECONOMICO
DISAGIO PSICHICO NEI FIGLI
DI SEPARATI
  SIA IN FAMIGLIE DIVISE CHE UNITE LA CARENZA
   GENITORIALE PUO’ CAUSARE DISTURBI
   RELAZIONALI,PERSONALITA’
   DEBOLE,INCOSTANTE,TENDENZA ALL’ISOLAMENTO,AUTO
   ED ETERO AGGRESSIVITA’ (Etherington 1972).
  STUDI SUI FIGLI DEI SOLDATI IN VIETNAM

  PROF. SPENCE,QUEENSLAND UNIVERSITY, 2006:“E’ più
   deleterio per la salute psichica del minore vivere in una famiglia
   legalmente intatta, ma conflittuale, rispetto ad una famiglia
   separata ma sufficientemente stabile e serena.

  Risulta piu’ importante per il minore, il tipo e la qualità delle
   interazioni che si vanno strutturando tra i vari membri della
   famiglia, a separazione avvenuta, che non la separazione in sé”
PATOGENESI DEL
DISAGIO
     la storia familiare: il tipo di famiglia, le dinamiche
     coniugali, quelle tra genitori e figli, la funzionalità dei ruoli
     assunti all’interno della famiglia
     la modificazione della struttura familiare, non riducibile
     alla semplice assenza della figura paterna o, in casi più
     rari, di quella materna;
     il tipo di famiglia interiorizzata da parte del bambino;

     l’esistenza o meno di rapporti stabili e adeguati fra i
     singoli partners ed il proprio figlio;
     le condizioni di salute psico-fisica del genitore
     affidatario, nonché dell’altro genitore, spesso stressati a
     causa delle circostanze;
F.CANZIANI-2000:IL DISAGIO NEI FIGLI DI
SEPARATI E’ INFERIORE A QUELLO DI
FAMIGLIE CONFLITTUALI
  IN GRAVIDANZA PROBLEMI SCARSI,DA STRESS
   MATERNO
  PIU’ ALTI TRA I 3-6 E 10-15 ANNI
  0-3 ANNI: ANSIA, FOBIA GENITORIALE
  3-6 ANNI:IPERREATTIVITA’,
   REGRESSIONE,DEPRESSIONE,ANSIA DI PERDERE
   IL SECONDO GENITORE
  7-9:CONFLITTO DI LEALTA’,IDENTIF.SESS.
  >9:AUMENTO CONFL.RELAZIONALI,RIBELLI-
   ONE,DIFFIDENZA,NON ACCETTAZIONE DELLA
   DENIGRAZIONE DEL GENITORE
IMPORTANZA GENETICA NEI
  DISTURBI SEPARATIVI


M.BATTAGLIA ET AL. San
Raffaele
The archives of general psychiatry 04-2008

“Se geneticamente predisposti, i bambini che
hanno avuto distacchi traumatici dai genitori,
avranno da adulti rischi maggiori di attacchi di
panico.”
(AZIONE SUI CENTRI BULBARI DELLA
RESPIRAZIONE)
PAS ELEMENTI PRIMARI

  CAMPAGNA DI INDOTTRINAMENTO
 INIZIA SPESSO CON LA NEGAZIONE DEL DIRITTO DI VISITA E LA
    COLPEVOLIZZAZIONE DEL BERSAGLIO

  SOSTEGNO ATTIVO DELLA PROLE IN
   ASSENZA DI MOTIVI OBIETTIVI

  ALLARGAMENTO ALL’AMBITO
   FAMILIARE DEL GENITORE
   BERSAGLIO
  ASSENZA DI SENSI DI COLPA
ALTRI ELEMENTI DELLA PAS

  MANCANZA DI AMBIVALENZA
  FENOMENO DEL “PENSATORE
   INDIPENDENTE”
  APPOGGIO AUTOMATICO AL
   GENITORE ALIENANTE
  SCENARI PRESI A PRESTITO
  MOTIVAZIONI SUPERFICIALI PER
   GIUSTIFICARE IL BIASIMO
QUADRO CLINICO PAS

  ETA’ PRESCOLARE: REGRESSIONE, PAURA IMMOTIVATA
   DEL GENITORE BERSAGLIO, ANSIA.
  SCUOLA PRIMARIA : RITARDO SCOLASTICO, ENURESI,
   DISTURBI DI RELAZIONE, BULLISMO,INIZIA LA POSSIBILITA’
   DI FALSE ACCUSE
  I BAMBINI PAS NEL 10% DEI CASI FORMULANO FALSE
   ACCUSE A SFONDO SESSUALE
  LE ACCUSE DI ABUSI SESSUALI IN SEPARAZIONI GIUDIZIALI
   SONO FALSE DAL 70 AL 95% DEI CASI E NON VENGONO MAI
   SANZIONATE COME CALUNNIE
  (Kaplan,GB: nel 20% le denunce provengono dai non affidatari)
   Attenti a creme e bagnetti!
QUADRO CLINICO PAS


 PREADOLESCENZA E ADOLESCENZA: DISTURBI DEL
  COMPORTAMENTO ALIMENTARE, TABAGISMO, ALCOLISMO,
  ABBANDONO SCOLASTICO, DEPRESSIONE
 SUCCESSIVAMENTE TOSSICODIPENDENZA, PSICOSI
  SCHIZOFRENICA E SUICIDIO
 INTERESSE DELLA COLLETTIVITA’ INTERA A REPRIMERE LA
  ALIENAZIONE E I COMPORTAMENTI PREDISPONENTI
 (OCCHIO AI CERTIFICATI!)
FORMA DI P.A.S.
SECONDO GARDNER
 LIEVI
 MEDIE
 GRAVI

LA CLINICA E LA PROGNOSI SONO ASSAI DIVERSE
  NELLE VARIE FORME
LA ALIENAZIONE CREA UN DANNO A CARICO DEI
  CIRCUITI CEREBRALI
FORME GRAVI


  IL BAMBINO NON VUOLE CONTATTI CON IL
   GENITORE BERSAGLIO
  SE ACCETTA DI ESSERE OSPITATO NELLA CASA
   DI QUEST’ULTIMO IL SUO SCOPO DIVIENE
   QUELLO DI RENDERE LA VITA IMPOSSIBILE AL
   GENITORE BERSAGLIO (DISTRUZIONE DELLA
   PROPRIETA’, AGGRESSIONI VERBALI E FISICHE)
   FINO A FUGHE O COMPORTAMENTI SUICIDIARI


 FORME MEDIE
 TRASDUZIONE DIFFICILE,IPERCRITICISMO
COME SCONFIGGERE LA P.A.S.
SECONDO GARDNER
    MULTE AL GENITORE ALIENANTE
    SOSPENSIONE ALIMENTI
    NOTTE IN GUARDINA
    INVERSIONE DELL’AFFIDO O DELLA
     DOMICILIAZIONE (TRANSITIONAL SITE
     PROGRAM) GARDNER CALDEGGIAVA
     SANZIONI RISOLUTE NELL’INTERESSE
     DELLA SALUTE MENTALE DEL MINORE
SANZIONI SEVERE AL
GENITORE ALIENANTE


 GARDNER SOSTENEVA CHE IL DANNO
  INDIRETTO RICEVUTO DAL MINORE PER IL
  SANZIONAMENTO DEL GENITORE ERA
  AMPIAMENTE INFERIORE AL DANNO PER
  LA SALUTE PSICHICA RICEVUTO DALLA
  TOLLERANZA VERSO IL
  COMPORTAMENTO ALIENANTE.
COSA HANNO DIMOSTRATO GLI   S


STUDI DI R. GARDNER?
  99 MINORI ALIENATI MEDIOGRAVI
  IN ASSENZA DI INVERSIONE DELLA
   COLLOCAZIONE SOLO IL 10% DEI FIGLI ALIENATI
   PRESENTAVA UN MIGLIORAMENTO SPONTANEO
   DEL DISTURBO.
  CON L’INVERSIONE DELLA CUSTODIA DEL
   MINORE, INVECE, GUARIVA LA TOTALITA’ DEI
   MINORI
COSA AVVIENE OGGI IN
ITALIA?
  L’ESATTO CONTRARIO DI QUANTO
   PROPOSTO E DIMOSTRATO DA R.
   GARDNER : I NOSTRI PSICOLOGI
   PROPONGONO DI SOLITO DEI TENTATIVI
   DI RECUPERO DELLA FIGURA ALIENATA
   ATTRAVERSO CONTATTI RIDOTTISSIMI ( 1
   O 2 ORE AL MESE) IN SPAZI NEUTRI. LA
   PAS E’ IGNORATA DALLA MAGGIOR PARTE
   DEI PROFESSIONISTI DEL SETTORE
         E’ APPLICATO IL SENSO
             DELLA LEGGE?

Le ripartizioni medie TEORICHE del tempo sono 83% con il
collocatario e il 17% con il non collocatario con ampie
variazioni territoriali. La deportazione geografica è permessa. Il
genitore che si defila non viene sanzionato, quello che vuole
essere più coinvolto è definito conflittuale, si acquistano i
bambini a ore.La madre che esce dallo schema e’ travolta.Le
donne separate sono socialmente “bloccate” .
Nel 2005 i figli under 12 conviventi col padre per disposizione
giudiziaria erano il 2.5% (0.5% in situazioni non consensuali),
under 6 l’1.8 (0.36%). In alcune situazioni lo 0.0%.
L’affido alla madre e’ salito dal 75 al 92% tra il 1978 e il 1992
FATTORI DI RISCHIO PER I FIGLI DI SEPARATI
(F.CANZIANI 2000)

   -Ostacoli nel diritto di visita
     Reciproca svalutazione dei genitori
     Conflitti per l’affido
     Età 3-6 e 10-15 anni
     Fretta di introdurre il nuovo partner

  CONSEGUENZE PREVALENTI:
  Disturbi dell’attenzione
  Insicurezza, perdita fiducia nei genitori
  Auto-etero aggressività
 La conoscenza dell’uomo
 Da sempre l’uomo è impegnato a riflettere
  sulla sua condizione
 Per molti secoli la filosofia si è fatta carico di
  tale impegno
 Oggi, senza trascurare il sapere filosofico,
  occorre tentare l’integrazione tra varie scienze
  (genetica, neurobiologia, psicologia,
  psicoanalisi, sociologia, ecc.)
 E’ decisamente richiesto sforzo ed un impegno
  interdisciplinare…
Scienza e senso comune
 Coniati da C. G. Jung, in un libro che si può ritenere il suo
  capolavoro (Tipi psicologici), i termini estroversione e
  introversione hanno avuto uno straordinario successo,
  diventando di uso corrente
 Il senso comune, appropriandosene, ha dato però ad essi un
  significato diverso da quello originario: li ha qualificati
  associando all’introversione una connotazione negativa,
  pregiudiziale
 Il pregiudizio incide sullo sviluppo della personalità e sulla
  vita dei soggetti introversi, inducendo in essi una percezione
  di anormalità, inferiorità e inadeguatezza rispetto agli altri
 E’ possibile sormontare tale pregiudizio in nome della
  conoscenza?
Definizioni
 Per il senso comune l’introverso è un soggetto
   tendenzialmente solitario e asociale
 Anche nei dizionari più recenti, la definizione dei termini
   introversione ed estroversione implica un giudizio di valore
 L’estroverso è aperto, sicuro, comunicativo, cordiale,
  affettuoso, espansivo, esuberante; l’introverso, viceversa, è
   chiuso, timido, silenzioso, riservato, freddo, distaccato
 Quanto c’è di vero in queste attribuzioni?
 Molto stando alle apparenze, poco per quanto riguarda
   l’esperienza interiore, che è fervida e intensa
 Lo scarto tra un comportamento sociale mediamente “inibito” e
   un mondo interiore passionale è l’essenza dell’introversione.
 Come si può spiegare questo scarto?
L’uomo come prodotto
 L’uomo viene al mondo come ente naturale, dotato di attributi
  specie-specifici (comuni a tutta le specie e maturati nel corso di
  una lunga evoluzione) e di potenzialità di sviluppo che, per
  realizzarsi, richiedono l’interazione con un ambiente umano
  (affettivo e culturale).
 La personalità è un prodotto dell’interazione tra la “natura
  umana”, le opportunità di sviluppo offerte dall’ambiente sociale
  e il modo in cui il soggetto le utilizza
 Il termine “prodotto” va preso alla lettera: esso implica la
  trasformazione di una “materia prima” per effetto di un “lavoro”
 Ogni società, per assicurare la sua continuità nel tempo, ha
  bisogno di investire una quota di risorse nella produzione di
  uomini
La “materia” prima
 La “materia prima” è null’altro che il corredo genetico
  individuale (il genotipo), che è una combinazione
  unica e irripetibile del pool genetico umano
 Il corredo genetico individuale contiene potenzialità
  comuni a tutta la specie (come la capacità di acquisire
  il linguaggio) e potenzialità o attitudini particolari
  (come l’orecchio musicale, la predisposizione per la
  matematica, l’abilità manuale, ecc.) il cui sviluppo
  differenzia gli individui.
 Ogni corredo genetico implica una “norma di
  reazione”, vale a dire un spettro definito di possibilità
  di sviluppo diverse (i fenotipi) la cui realizzazione
  dipende dall’ambiente.
Educazione
 Il corredo genetico non è una tabula o una creta, non
  può essere modellato a piacere perché ha i suoi
  vincoli
 Per sviluppare le sue potenzialità – generiche e
  particolari – l’uomo va educato
 Educare (ex-ducere) significa permettere a qualcosa
  di venire fuori: in termini scientifici, l’educazione
  promuove la fenotipizzazione del genotipo
 Per produrre un uomo occorre investire risorse –
  affettive, economiche, culturali – e applicare
  “tecniche” finalizzate a realizzare un progetto
 Il progetto, comune a tutte le culture esistenti, è la
  produzione di un soggetto “normale” in rapporto al
  contesto in cui vive, capace cioè di adattarsi ad esso.
Istituzioni pedagogiche

 La Famiglia e la Scuola sono le “agenzie sociali” alle
  quali è affidato il compito di produrre l’uomo o meglio il
  “cittadino”, vale a dire un essere capace di inserirsi
  nella società e di ricoprire i ruoli assegnati o scelti: in
  breve, di adattarsi ad un determinato sistema
 La finalità adattiva implica l’adozione di un modello
  normativo che, nella nostra società, è estroverso
 Esso valorizza l’adesione e la partecipazione alla
  realtà, la capacità di comunicare e di stare con gli altri,
  un certo grado di competitività, lo spirito pratico, il
 non porsi troppi problemi, il darsi da fare, il prendere la
  vita come viene, ecc.
Il modello normativo
 Il modello normativo dominante, che, negli ultimi anni,
  si è accentuato al punto che si può definire
  estrovertito, rappresenta un handicap per gli introversi,
  poiché forza i tempi e i modi di sviluppo programmati
  nel loro corredo genetico
 L’omologazione normativa induce negli introversi uno
  sviluppo della personalità solitamente negativo.
 Il modello normativo vigente (estrovertito) si può
  ritenere globalmente disfunzionale perché, per
  promuovere l’adattamento al mondo esterno e il darsi
  da fare, riduce al minimo la conoscenza e la
  familiarità con il mondo interno.
Mondo esterno e mondo interno

 In quanto autoconsapevole, ogni uomo vive
  nell’interfaccia tra due mondi: quello esterno, al
  quale lo vincolano le percezioni e sul quale è
  letteralmente affacciato, e quello interno, che non può
  essere visto o toccato, ma è esperito
 Questi due mondi, perpetuamente comunicanti tra loro
  ma irriducibili, rappresentano la totalità dell’esperienza
  soggettiva umana
 Un certo grado di estroversione, di affacciamento, di
  contatto e di interesse per il mondo esterno, e un certo
  grado di introversione, di vita interiore, di
  introspezione e di riflessione sono costitutive di ogni
  esperienza umana
Estroversione e Introversione

 In conseguenza della loro costituzione genetica, gli
  estroversi sono portati a privilegiare il rapporto con il
  mondo esterno, hanno bisogno di mantenere con
  esso un contatto assiduo e tendono all’adattamento
 Gli introversi hanno una particolare propensione per il
  mondo interno, tendono al raccoglimento e alla
  riflessione e hanno tempi più lunghi di adattamento
  riuspetto alla media
 Estroversione e introversione definiscono, dunque, in
  sé e per sé, solo modi diversi di rapportarsi dell’essere
  umano ai due mondi nella cui interfaccia egli vive.
Lo spettro tipologico
 In ogni individuo l’orientamento estroverso e quello
  introverso si combinano nelle formule più varie,
  secondo uno spettro che esclude gli estremi. Non
  esiste un introverso o un estroverso puro.
 Lo spettro tipologico non è continuo. La prevalenza
  dell’introversione riguarda il 5-7% della popolazione: 1
  cittadino su 20.
 Tale distribuzione è misteriosa, ma di sicuro ha un
  grande significato evoluzionistico, essendosi
  mantenuta costante nel corso del tempo.
 Estroversione e introversione svolgono entrambe una
  funzione importante.
La funzione dell’estroversione
 L’estroversione favorisce l’adattamento al mondo
  esterno e, in conseguenza dello spirito pratico che la
  connota, promuove anche l’intraprendenza, il darsi da
  fare per trasformarlo
 Senza la spinta motivazionale dell’estroversione,
  l’umanità sarebbe presumibilmente rimasta ferma al
  modo di essere originario, incentrato sulla caccia e
  sulla raccolta
 All’estroversione si può ricondurre, in misura rilevante,
  l’esplorazione del mondo fisico, la produzione della
  cultura materiale, lo sviluppo della tecnologia, del
  commercio, dell’industria, ecc.
La funzione dell’estroversione (2)
 L’estroversione facilita l’adattamento al modello
  normativo vigente in un determinato contesto
  sociale e culturale
 L’adattamento estroverso concorre a
  stabilizzare la società, ad assicurare ad essa
  un’identità culturale, una certa coesione e la
  continuità nel tempo
 Il limite dell’introversione sta nella sua tendenza
  al conformismo, nella naturalizzazione della
  cultura e nell’assolutizzazione dei valori
  normativi
La funzione dell’introversione
 L’introversione comporta l’esplorazione dei mondi e dei
  modi di essere possibili
 Il patrimonio della Cultura non materiale – religione,
  filosofia, letteratura, arte, scienza, ecc. -, è stato prodotto,
  in una misura assolutamente rilevante (intorno al 60%), da
  soggetti introversi
 Un elenco dei Grandi Introversi che hanno contribuito alla
  civilizzazione della specie umana occuperebbe
  un’enciclopedia. Basterà citare, per il passato remoto,
  Gesù, Budda, Socrate, e, per l’età moderna, Rousseau,
  Darwin, Nietzsche, Freud, Kafka, Einstein
 Pochi introversi sono geni, ma molti geni sono introversi.
 Sopravvissuta alla selezione naturale, oggi si sta
  profilando il rischio che l’introversione venga selezionata
  culturalmente
L’Introversione oggi
 Il pregiudizio che vige nel nostro mondo nei confronti
  dell’Introversione ha un fondamento empirico
 Incontrare un introverso sereno ed equilibrato, autentico e
  appagato del suo modo di essere, è un evento eccezionale.
 Più spesso, gli introversi hanno dei tratti di comportamento che
  sembrano attestare un qualche disagio psicologico: sono
  riservati (sino alla chiusura), poco loquaci e comunicativi,
  spesso visibilmente impacciati, talora addirittura cupi e ombrosi
 Per quanto inoffensivi, gli introversi, in genere, determinano un
  campo d’interazione sgradevole. Se non è vero che sono
  scostanti e altezzosi – per cui evocano un moto di antipatia -, si
  intuisce facilmente che non sono spontanei, nutrono diffidenza,
  sembrano impegnati a celare qualcosa
 Se si giunge a conoscerli da vicino, si rimane sorpresi della loro
  sensibilità umana, delle doti intuitive e della ricchezza del loro
  mondo interiore. Al tempo stesso, si recepisce in genere un
  atteggiamento rigido e ipercritico nei confronti del mondo
L’introversione fenotipica
 L’Introversione nel nostro mondo è una condizione
  fenotipica: essa manifesta tratti che sono sviluppi
  negativi del genotipo (per esempio la timidezza che è
  uno sviluppo della riservatezza)
 Lo sviluppo psicologico degli introversi e il loro modo
  di essere da adulti è fortemente e negativamente
  influenzato dal modello normativo dominante,
  estroverso e estrovertito
 Tale modello richiede un adattamento che mortifica
  le potenzialità di sviluppo dell’introversione e obbliga
  a simulare un comportamento “normale”
Il problema della socializzazione
 La normalizzazione investe le fasi precoci dello
  sviluppo, a partire dalla socializzazione
 Per molti genitori e insegnanti il bambino introverso è
  un essere che va normalizzato, aiutato a diventare
  come gli altri
 Il tratto comportamentale più allarmante per gli
  educatori è la tendenza del bambino o
  dell’adolescente a non legare con gli altri, ad isolarsi e
  a fantasticare (distrarsi)
 Le cause di questo tratto sono: la predilezione per gli
  adulti, il rifiuto dell’istituzionalizzazione (affollamento,
  rumorosità, iperattività motoria), l’attrazione esercitata
  dal mondo interiore (emozioni, fantasia)
Le caratteristiche genotipiche
dell’Introversione
 un corredo di emozioni superiore alla media, associato,
  talora, ad un'intelligenza vivace
 un senso di pari dignità e di giustizia precoce, persistente e
  d'intensità drammatica, che fa capo ad un'intuizione viscerale
  dei diritti individuali, attribuiti a sé non meno che agli altri
 un orientamento innato di tipo idealistico, che si esprime nel
  "sogno" di un mondo caratterizzato da rapporti interpersonali
  "corretti" e "delicati", tali da ridurre al minimo la possibilità
  reciproca di farsi del male
 una tendenza a stabilire con le persone, gli animali e le cose
  legami affettivi intensi, profondi e tenacemente conservatori
 un orientamento incline alla riflessione, all'introspezione e
  alla fantasia più che all'azione
 una predilezione per interessi intellettuali e per
  attività creative, alimentata dal piacere del funzionamento
  della mente, sempre spiccato.
L’emozionalità introversa
 Il corredo emozionale particolarmente ricco è l’aspetto
  più specifico del modo di essere introverso, quello che
  si riflette in tutte le altre caratteristiche (anche nella
  vivacità intellettiva)
 Nel nostro mondo, che privilegia la razionalità, le
  emozioni godono una cattiva fama
 Il sentire è il continuum dell’esperienza umana, il mare
  sul quale galleggiamo e nel quale scorriamo
 L’emozionalità è uno spettro le cui polarità estreme
  sono intimamente correlate
 Le persone più ricche di emozionalità sono capaci di
  sperimentare in maniera più intensa rispetto alla
  media l’intero spettro delle emozioni
Emozioni di base e emozioni specificamente
umane
 L’uomo ha ereditato dagli animali la capacità di sperimentare le
  emozioni. La tavolozza di base delle emozioni (piacere, dolore,
  paura, rabbia, tristezza, gioia, ecc.) è comune a tutti gli animali
  superiori.
 L’emozionalità umana, però, ha caratteristiche sue proprie. Le
  emozioni di base si sono ristrutturate in rapporto ad una
  dimensione previsionale (il futuro) che non esiste in alcun altro
  animale (per esempio l’allarme animale fa riferimento ad un
  pericolo immediato, l’ansia umana ad uno remoto)
 La tavolozza delle emozioni umane è, però, anche molto più
  ricca rispetto a quella di qualunque altro animale.
 Si danno, infatti, nel patrimonio umano, almeno tre emozioni
  specie-specifiche: l’empatia, il senso di dignità e di giustizia e
  l’infinito.
L’empatia
 L’empatia è la capacità di un soggetto di
  identificarsi con l’altro, di mettersi nei suoi panni
  e di ricostruire la sua esperienza dentro di sé
 Si tratta di una capacità intuitiva complessa che
  permette di sentire ciò che l’altro sente: il suo
  stato d’animo, le aspettative, i desideri, le
  paure
 Questa capacità di identificarsi con l’altro
  sembra spiccata soprattutto in rapporto a stati
  di sofferenza. Essa produce una disponibilità
  spontanea all’aiuto
Senso di dignità e di giustizia

 Il senso di dignità e il senso di giustizia sono
  profondamente radicati nel corredo genetico umano
 Rappresentano il fondamento della percezione innata
  che l’individuo ha di sé come essere dotato di diritti
  naturali
 E’ dubbio che tali diritti siano effettivamente naturali,
  se è vero che la civiltà è giunta a riconoscerli e a
  sancirli giuridicamente solo da poco, e ciò nonostante
  essi continuano ad essere violati in molteplici
  circostanze
 E’ certo che essi sono rappresentati nel corredo
  genetico umano sotto forma di un sentire preriflessivo
  e precognitivo
L’infinito emozionale
 L’intuizione emozionale dell’infinito, misconosciuta dalla
  psicologia, affiora lentamente nel corso dello sviluppo, ma
  giunge ad influenzare tutta l’esperienza soggettiva umana
 Essa riverbera su tutta la sfera emozionale infinitizzandola
 E’ una medaglia a due facce
 Per un verso, genera la consapevolezza della realtà
  esistenziale dell’uomo: il suo essere finito, vulnerabile, precario
  e destinato a finire
 Per un altro, apre la soggettività umana al mondo del possibile,
  dell’immaginario, del simbolico, vale a dire sull’universo della
  cultura
 La categoria del possibile è la matrice dell’utopia, dell’arte,
  della letteratura e della scienza
Emozionalità e ritardo nello sviluppo (1)
 Rispetto agli altri animali, l’uomo è un essere
  drammaticamente ritardato nello sviluppo: prematuro
  alla nascita, impiega venti anni ad evolvere e
  conserva da adulto caratteristiche anatomiche fetali
  (neotenia)
 Come riesce chiaro dall’addomesticamento degli
  animali (il cane), la neotenia comporta anche
  modificazioni del carattere e del comportamento. Gli
  animali neotenici mantengono caratteristiche da
  cuccioli, espressive di un’emozionalità più viva e più
  plastica
 Nella storia della specie umana, la neotenia ha
  contribuito potentemente a produrre l’organizzazione
  sociale, sulla base della solidarietà e dell’allevamento
  dei piccoli
Emozionalità e ritardo nello sviluppo (2)

 Il ritardo nello sviluppo evita che la mente umana
  venga catturata e irretita dal mondo esterno (come
  accade negli altri animali).
 Esso mantiene per un certo tempo il primato del
  mondo interno su quello esterno e, in conseguenza di
  questo, apre l’uomo all’intuizione dei mondi possibili,
  vale a dire sull’infinito.
 La lunghezza della fase evolutiva della personalità è
  dovuta in gran parte alla ricchezza delle emozioni e
  alla necessità di una loro lenta maturazione, che si
  può realizzare solo via via che il soggetto acquisisce
  strumenti cognitivi che ne permettono la
  canalizzazione
I bambini introversi
 In quanto dotati di un’emozionalità di intensità
  superiore alla media, i bambini introversi sono esseri
  delicati, squilibrati (in quanto sentono intensamente
  prima di poter capire), che maturano lentamente
  (anche se appaiono, spesso, sorprendentemente
  precoci)
 La lentezza della maturazione è dovuta a due aspetti
 Il primo è che l’integrazione delle strutture emozionali
  e di quelle cognitive è particolarmente complessa
 Il secondo è che, senza saperlo, essi devono
  raggiungere un livello di individuazione, di
  differenziazione della personalità superiore alla media:
  devono, in breve, raggiungere una soglia minima di
  autorealizzazione che, se tutto va bene, non può
  essere raggiunta prima di 25-30 anni
Le due carriere introverse
 I comportamenti globali tipici sono quello del bambino
  d’oro (che concerne la maggioranza) e quello del
  bambino oppositivo, difficile (una quota minoritaria).
 Se ci si chiede com’è possibile che, dato un corredo
  genetico introverso, si definiscano due orientamenti
  apparentemente antitetici, la risposta è semplice.
 L’empatia definisce l’intensità del bisogno di
  appartenenza che, nel bambino, si traduce nel
  desiderio di essere quello che gli altri vogliono che egli
  sia.
 Il senso di dignità e di giustizia, viceversa, definisce il
  bisogno di individuazione, vale a dire l’esigenza di
  affermare la propria vocazione ad essere, la volontà
  propria anche in contrasto con l’ambiente.
Il bambino d’oro
 Il figlio d’oro, in nome di un’empatia spiccata, registra le
  aspettative e i desideri consci e inconsci degli adulti e si obbliga
  ad essere quello che gli altri vogliono che sia al fine di ricevere
  conferme, di non deludere e non dispiacere.
 Il perfezionismo infantile, che talvolta si perpetua
  nell’adolescenza, è una “patologia” perché esso implica che il
  bambino non dà spazio ad alcuno dei suoi bisogni naturali,
  eccezion fatta per la sua disperata volontà di fare contenti gli
  adulti e di esserne confermato.
 Apprezzato dai grandi, il bambino d’oro risulta spesso
  antipatico ai coetanei, che lo avversano e lo invidiano. Sulla
  base di quest’antipatia, si realizzano con una frequenza
  inquietante vere e proprie “persecuzioni”, fatte di prese in giro,
  derisioni, attacchi verbali e fisici che inducono ferite non
  facilmente rimediabili.
 La tendenza degli adulti, e soprattutto degli insegnanti, a
  proporre agli alunni il bambino d’oro come modello concorre ad
  attizzare l’avversione dei coetanei.
Il bambino “difficile”

 Alcuni bambini vengono al mondo apparentemente predisposti ad
  interagire negativamente con l’ambiente: hanno difficoltà a dormire, a
  mangiare, sono irrequieti, capricciosi, lamentosi
 Alcune volte, con lo sviluppo, tali difficoltà si appianano. Altre volte si
  perpetuano, cronicizzano e progressivamente si esasperano.
 L’introverso difficile entra in guerra con l’ambiente, si attesta su di un
  registro di opposizionismo e di negativismo perché registra precocemente
  tutte le contraddizioni che si danno in famiglia, a scuola e nel mondo. Egli
  non riesce a rispettare nessuna regola se non viene persuaso della sua
  giustezza e se non se ne appropria. Non tollera di essere iperprotetto né di
  essere comandato né, tanto meno, di essere abusato in nome del suo
  essere piccolo.
 Pur trattandosi di bambini particolarmente vivaci e intelligenti, i quali, in
  alcuni momenti, manifestano anche una straordinaria sensibilità (per
  esempio prendendo le difese dei più deboli), la loro carriera scolare spesso
  è contrassegnata da una cattiva condotta, da un mediocre rendimento, da
  un progressivo isolamento, ecc.
 Al fondo di queste esperienze, si dà un potenziale d’individuazione
  enorme e precocemente attivo: un azzardo della natura nella sua
  incoercibile tendenza alla sperimentazione, che riesce chiaro quando
  l’introverso difficile trova la sua strada
Introversione e disagio psichico

 Il paradosso dell’introversione nel nostro mondo è che
  una condizione di potenziale ricchezza si traduce
  troppo spesso in un’esistenza soggettivamente
  penosa e oggettivamente contrassegnata da disturbi
  psichici
 I bambini d’oro talora si cristallizzano in un
  perfezionismo ossessivo sotteso dalla paura di
  crollare, altre volte si insabbiano, vanno in rottura
  come i cavalli da trotto, si disordinano e si perdono
 I bambini difficili spesso rimangono emarginati, non
  riescono a mettere a frutto le loro potenzialità, e
  finiscono sul terreno della devianza
Gli introversi adulti


 Tranne rare eccezioni, gli introversi adulti, quando non
  convivono con un disagio psicologico franco
  manifestatosi nell’adolescenza, sperimentano un
  sotterraneo malessere
 Tale malessere è dovuto a persistenti vissuti di
  radicale inadeguatezza (sentirsi piccoli in un mondo di
  grandi), al sentirsi diversi dagli altri (difettosi e
  “sbagliati”), al covare rabbie più o meno intense nei
  confronti del mondo così com’è, sottese spesso da
  un’invidia patologica nei confronti di chi prende la vita
  come viene
Il significato ultimo dell’introversione


 Per evitare che la cultura si cristallizzi, trasformandosi in
  senso comune, vale a dire in un’alienazione scambiata per
  normalità, c’è bisogno che qualcuno continui ad esplorare i
  mondi e i modi di essere possibili per l’umano.
 In quanto esploratori del mondo interiore e delle sue
  dimensioni aperte all’infinito, gli introversi hanno svolto e
  svolgono questa funzione indispensabile: mettere in
  discussione il reale in nome del possibile.
 Essi sono i depositari di un “sogno” (quello di un mondo
  umano e nobile) che, valutato razionalmente, si può
  considerare espressione di un ingenuo idealismo che non
  cede alla constatazione del mondo così com’è.
 Si può anche pensare che essi siano i precursori di un
  cambiamento, di un ulteriore ingentilimento della specie
  umana, destinato un giorno o l’altro a prodursi.

								
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