Il linguaggio del corpo by CLsp2J3r

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									                                        Il linguaggio del corpo
                                I sensi dell’amore nella vita di coppia
                                            9 novembre 2003
                                               1. VEDERE

               «Una delle verità fondamentali del cristianesimo, verità troppo ignorata, è questa:
               ciò che salva è lo sguardo» (SIMONE WEIL)

«La lucerna del tuo corpo è l’occhio» (Luca: 11,33-36)

Lu 11,33 «Nessuno accende una lucerna e la mette in luogo nascosto o sotto il moggio, ma
sopra il lucerniere, perché quanti entrano vedano la luce. 34La lucerna del tuo corpo è
l’occhio. Se il tuo occhio è sano, anche il tuo corpo è tutto nella luce; ma se è malato, anche il
tuo corpo è nelle tenebre. 35Bada dunque che la luce che è in te non sia tenebra. 36Se il tuo
corpo è tutto luminoso senza avere alcuna parte nelle tenebre, tutto sarà luminoso, come
quando la lucerna ti illumina con il suo bagliore».

Il messaggio attraverso la Parola
Gesù si serve del rapporto non scontato tra luce e vista per spiegare che cosa può accadere quando
noi incontriamo il suo messaggio e quali sono le conseguenze che si possono verificare. La breve
metafora che così Gesù elabora si svolge secondo un tracciato profondo che va dall’esterno, la luce
brilla (v. 33), all’interno, l’occhio accoglie o non accoglie la luce, e infine dall’interno all’esterno,
la luce accolta diventa fonte di luce che consente di vedere (vv. 34-36).
Attraverso l’immagine della lampada accesa e posta sul lampadario Gesù spiega che cosa sta
avvenendo attraverso il suo ministero: il Regno di Dio, la sua azione a favore degli uomini giunge a
esplicarsi del tutto, arriva al suo pieno risalto. Un fatto decisivo sta avvenendo: la luce brilla! Che
cosa significhi vivere, quale sia la ricchezza della vita umana si sta svelando del tutto a motivo di
ciò che Dio fa, della relazione che Egli va offrendo a tutti quelli che incontra. È la relazione nella
quale ciascuno può riconoscere il volto di Dio, il Padre.
Non è sufficiente tuttavia che la luce brilli; occorre anche che l’occhio sappia vedere! Poiché noi
possiamo avere occhi che vedono, ma non guardano là dove la luce si accende. Se davvero l’occhio
si orienta nella direzione della luce, è in grado di accoglierla e di portarla all’interno dell’intera
persona, che così trova la direzione secondo la luce e diviene essa stessa illuminante.

Attraverso la simbolica dell’occhio Gesù mette così in risalto una dimensione profonda della
persona: l’occhio si orienta là dove lo inclina il cuore, là verso dove lo volge la nostra disposizione
interiore fondamentale, il nostro interesse prevalente, quella del cuore. L’occhio confessa le
attrattive che noi intendiamo assecondare. Un cuore che si lascia avvolgere dal negativo non sa più
guardare la luce, anche quando essa brilla sul lampadario. È un cuore che riamane al buio. Ma se il
cuore si fa disponibile, se desidera riconoscere il bene che gli si fa incontro, se si intenerisce e si fa
capace di accoglierlo anche tra i limiti, allora l’occhio diventa capace di vedere, di captare la luce
che filtra, fino alla sua sorgente. Così tutto lo spazio interiore si apre al bene, al positivo, a ciò che
fa crescere la vita e rende portatrice di luce l’intera persona. È questa logica semplice e profonda
della vita che la presenza di Gesù mette in risalto, arricchendola con la pienezza di Dio. È a questa
scelta di fondo che Gesù ci risveglia. Chi apprende a vedere il bene, lo vedrà sempre di più, non
perderà nessun riverbero di luce, lo godrà e saprà farne nodo a chi gli sta intorno. Così la vita viene
edificata dal regno di Dio e lo annuncia (DON GIUSEPPE LAITI).
Il messaggio attraverso la vita
Gli occhi più di ogni altra parte del corpo rispecchiano ed esprimono la relazione. Ogni coppia ha
sperimentato l’emozione nata da sguardi accesi d’amore.
 L’occhio è veicolo d’amore e di odio, di gioia e di tristezza: dopo un litigio gli sguardi si sfuggono,
dopo il perdono si ritrova il coraggio di guardarsi negli occhi.
 Gli occhi diventano espressione di ciò che si vive dentro: chi cresce nel sospetto guarda gli altri con
occhi torvi, chi vive nella paura ha lo sguardo smarrito.
Che belli, invece, gli occhi ridenti di un lattante! Esprimono la gioia dell’amore. Il modo in cui
guardiamo gli altri rivela apertura ad una relazione d’amore o chiusura in un’egoistica scelta di
possesso, di pregiudizio, di condanna.
C’è perfino una scienza (l’iridologia) che riesce a scoprire lo stato di salute del corpo attraverso
l’analisi dell’occhio. E’ stupefacente come l’occhio indichi sia la sanità del corpo, sia la sanità delle
relazioni (con sé, con gli altri e con Dio); ed è altrettanto stupefacente che la salute dell’occhio e di
ciò che esso rivela viene dall’amore (GIOVANNI E FRANCA FURLANI).
Il messaggio attraverso la cultura
 “L’amore per sua essenza è un «vedere dall’interno». La tentazione di «vedere dal di fuori» c’è in
ogni uomo. Specialmente quando sprofonda nella periferia, quando non è nella profondità, egli
diventa incline a «vedere dal di fuori».
Se ci si appella ad un «vedere dall’esterno», a colui che ama l’umiltà dell’amato può apparire come
«servilismo», la sua purezza come insensibilità, la sua fedeltà ai principi come pedanteria e
convenzionalismo o perfino mediocrità, il suo zelo per la verità come arroganza e fanatismo. Non
c’è dubbio che si possano «deturpare» l’amico e l’amato, parlandone in un modo che deforma o
intacca la loro immagine. Questo vale anche per i valori come la bellezza esteriore dell’amato.
Prendendosi gioco di essa, si può distruggere l’impressione di questa bellezza, ad esempio dicendo
che il naso è troppo lungo o troppo corto, che si nota già una certa sfioritura o c'è solo una «beauté
du diable» e così via.
 La fedeltà include il fatto di essere immuni da tutte queste influenze, che nessun altro – attraverso
un appello al «vedere dal di fuori» (nel quale si parte sempre da un evento realmente accaduto, ma
lo si sfigura) – abbia influenza sulla nostra posizione verso l'amato. Questa fedeltà è richiesta
dall'amore, dalla vera immagine dell'amato che ci si rivela attraverso la «visione dall'interno». E
questa fedeltà ha un esplicito carattere morale e una luminosa bellezza” (D. VON HILDEBRAND,
Essenza dell’amore, Bompiani, Milano 2003, p. 887).

Il messaggio attraverso il dialogo di coppia e di gruppo

   L’esperienza del vedere è in relazione con il conoscere in profondità, col volto da riconoscere
come unico, come amico, come familiare, ancora è in relazione col corpo da contemplare e
rispettare nella sua bellezza e nella sua alterità, ciò che richiama l’esperienza del pudore. Con gli
occhi non soltanto si vede, ma anche si desidera e si ama. C’è un detto popolare che dice: lontano
dagli occhi, lontano dai cuore. Secondo le statistiche la nostra memoria ritiene l’11% di quello che
ascolta, il 3% di quello che odora, il 2% di quello che tocca, l’1% di quello che gusta, ma l’83% di
quello che vede. Quando la relazione si guasta, diventa spontaneo dire: non voglio più vederti!
Chiediamoci:

    1. L’esperienza del vedere, dal primo incontro agli incontri quotidiani nella vita coniugale,
quanto è importante nella vostra vita di coppia? Si può guardare e non vedere, cioè non essere
attenti, coinvolti, premurosi, ecc. il vostro guardarvi è frettoloso, oppure intenso e amoroso?
    2. Il volto è ciò che rivela la persona, dalle movenze del volto si capiscono tante cose dell’altro,
il volto può diventare però anche una maschera che nasconde e inganna. Che cosa significa per voi
comunicare a livello del volto, guardandovi negli occhi, senza abbassare lo sguardo?
   3. Il corpo, soprattutto quello bello, attrae lo sguardo e l’interesse, fa girare la testa al suo
passaggio. Lo sguardo però può inquinare la bellezza del corpo quando è sguardo possessivo e
voglioso. Il pudore, che indica che la persona è più che il suo corpo, è ancora un valore nella
relazione coniugale? Che cosa è per voi il pudore?

								
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