DEBITO ESTERO by vHqR6dL

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									                              DEBITO ESTERO

La genesi logica

“Fate come noi”, recita la pubblicistica. “Lo sviluppo, la crescita economica, il
benessere, sono fenomeni che nascono da logiche precise e dovunque
simili”. Ed il pensiero unico non è roba nata con la mondializzazione.
Correva il 10 maggio 1865 quando nacque la Triplice Alleanza. Comprendeva
Argentina, Brasile e Uruguay. Nasceva per imporre il libero commercio al
Paraguay. Perché questo piccolo paese, solo nell’America latina di allora a
non avere né mendicanti né analfabeti, praticava l’autarchia. La terra era di
proprietà collettiva, come gli altri mezzi di produzione. E soprattutto, come
scriveva nello “Standard”, il giornale in lingua inglese di Buenos Aires,
Edward Thornton, il ministro inglese al governo argentino (ministro in senso
pieno) “il capo del Paraguay è l’Attilla capo dell’America. Ha imposto diritti
sulle nostri merci che arrivano frequentemente al 40-50% del prezzo
fatturato. Bisogna ucciderlo come un rettile. Bisogna dichiarare la guerra a
questo tiranno che ha infranto tutti gli usi dei paesi civili”.
E guerra fu. Il Paraguay aveva allora 1,6 milioni d’abitanti. Quando finì, 5 anni
dopo, ne aveva 200.000. Gli eroici “combattenti della libertà” di allora, si
fermarono solo quando considerarono che non era sopravvissuto nemmeno
un maschio paraguaiano di oltre 15 anni: e come ognuno ha gli eroi che si
merita, l’allora presidente argentino – il macellaio Domingo Faustino
Sarmiento – viene unanimemente descritto fino ad oggi sui testi di storia
come “un grande umanista”. Ovvio, il capo paraguaiano, Solano López, è “un
dittatore”.
Così, i paraguaiani impararono la dura legge: “Bisogna essere come noi”.
Come l’avevano fatto gli haitiani che, colpevoli di avere conquistato la propria
indipendenza cacciando i francesi, dovettero pagare le perdite provocate ai
coloni francesi per oltre 50 anni, il che trasformò la più ricca colonia
occidentale sul continente americano (compresi gli Usa), nel più povero
paese dell’Occidente. E poi successe a quelli del Congo, del Vietnam ecc.
Naturalmente, non sempre ci fu bisogno della guerra, del blocco economico,
delle cannoniere o delle “guerre giuste”. Per indebitarsi, basta a volte dover
organizzare le forze armate (che Stato sarebbe senza belle divise e luccicanti
carri armati made in England o dintorni?), dover acquistare tecnologia (non
ha prezzo, lo decide il mercato, e cioè il possessore), ecc. Comunque la
legge è ferrea: nessuno sgarro è permesso. Le leggi dell’economia valgono
per tutti. Come la pena di morte: la subisce il povero boia che uccide e il
condannato. Anche se, disquisizione filosofica, quest’ultimo ha la fortuna di
non dover conviverci a lungo.
La genesi moderna

Nel 1973 il mondo venne sconvolto per ciò che allora e lungo molti anni fu
adibito alla perversa volontà degli sceicchi: il primo shock petrolifero. In
sostanza, il prezzo del barile di greggio (159 litri) balzò da un giorno all’altro
da 4 a 11 centesimi di dollaro. Finiva così, si disse allora, un’epoca
contrassegnata dall’energia a buon mercato. In Italia ciò comportò una
ristrutturazione generale dell’industria. Più immediatamente appariscenti
furono la circolazione a targhe alterne e lo spegnimento dei cartelloni
pubblicitari, indicatori precisi di quanto le nostre vite erano in procinto di
cambiare.
A posteriori, risulta del tutto evidente che i cattivi sceicchi avevano potuto
contare, almeno, con il beneplacito di alcune tra le potenze dominanti. Con
l’aumento dei corsi del greggio infatti, gli Stati Uniti riuscirono ad ottenere
nuovamente profitto dalle centinaia di pozzi che fino il giorno prima avevano
costi di sfruttamento troppo alti (nel Texas ad esempio), misero in produzione
nuovi pozzi che richiesero gigantesche opere d’ingegneria (nell’Alaska e nel
Golfo del Messico ad esempio), lanciarono grandi progetti sulle sabbie
bituminose, spinsero a fondo sul nucleare; la Gran Bretagna e la Norvegia
misero in funzione i pozzi del Mare del Nord che oggi costituiscono la loro
principale fonte d’esportazione; l’allora Unione Sovietica aumentò
enormemente la produzione dei pozzi siberiani e si lanciò in un ampio
programma di prospezioni e messa in piedi d’alcune infrastrutture di base che
oggi trovano concretizzazione nelle esportazioni di greggio realizzate dai
paesi asiatici che fanno parte della Comunità degli Stati Indipendenti; la
Francia si lanciò con rinnovato impeto sia nell’avventura coloniale africana
(intervento nel Ciad per condizionare le mosse della Libia del colonnello
Gheddafi, nel Niger alla ricerca dell’uranio, ecc.), sia nel nucleare (il
Superphenix); l’Italia strinse accordi con l’Algeria per il metanodotto che
alimenta oggi il paese, mentre le pipe-line fiorivano in tutto il Medio Oriente …
Oggi risulta ugualmente chiaro – come dichiarò allora l’OPEC - che con il
nuovo prezzo del barile (US$ 11) si ricuperava esattamente il prezzo che il
prodotto aveva nel lontano 1954. Ma, la levata di scudi dell’OPEC portò
comunque a maturazione numerosi problemi, sia nelle più periferiche tra le
economie mature che nel Terzo mondo, e comportò la nascita di un nuovo
polo di riferimento internazionale – anche se – di breve durata.

Tra il 1973 ed il 1977 i paesi dell’OPEC riuscirono ad accumulare un saldo
positivo delle loro bilance commerciali equivalente a circa 350 miliardi di
dollari. Una parte di questo surplus servì a finanziare “il lungo festino dei
gruppi dirigenti”, il cui logotipo rimane quello dello sceicco che, secondo i
rotocalchi, andava tutte le sere, o quasi, col suo jet personale, a giocare nel
casino di Montecarlo; un’altra fu utilizzata per acquistare posizioni di rendita o
di prestigio in grandi aziende occidentali in difficoltà (Gheddafi si comprò una
quota della FIAT e lo Scià d’Iran una della Mercedes Benz, ad esempio); ma
la maggior parte di questi capitali rimase a lungo inutilizzata. Gli sceicchi non
disponevano, per così dire, delle condizioni necessarie per impiegarla
produttivamente di modo immediato. Ci sarebbe stato bisogno di tempo, per
formare una classe dirigente, per aumentare il tasso generale di scolarità e di
conoscenze tecnologiche, per creare e spandere il sistema di formazione
superiore, per creare un adeguato quadro di riferimento istituzionale, ecc.
Contemporaneamente però, le economie occidentali dovevano far fronte ad
una crisi di sovrapproduzione. In parole povere, il volano che aveva
permesso il processo d’accumulazione nel secondo dopoguerra, e cioè la
crescita dei consumi personali e domestici, mostrava evidenti segni
d’esaurimento. Nell’Italia agricola e in buona parte distrutta del 1945, ben
poche famiglie avevano a disposizione un elettrodomestico, quasi nessuna
un’autovettura. Nel 1973 la situazione era rovesciata. S’imponeva quindi, la
necessità di aumentare esponenzialmente gli sbocchi esterni per la
sovrapproduzione domestica, compito reso più difficile dal fatto dalla analoga
e concomitante situazione degli altri stati industriali. La quadratura del cerchio
fu trovata riciclando i “petrodollari”.

Dopo qualche anno infatti, i profitti accumulati dagli sceicchi finirono là dove
dovevano finire, e cioè nei forzieri delle banche, specie di Londra e di New
York. Da dove partirono per finanziare alcune opere di ristrutturazione nel
mondo industrializzato (il nucleare, l’informatica, il militare) ma, soprattutto,
per incentivare e sostenere quei consumi del Terzo mondo capaci di tenere in
piedi la baracca in quei momenti.
Naturalmente, bisogna tenere presente che stiamo parlando di banchieri e/o
di governi, non di missionari. Quindi, ha una sua precisa logica il fatto che i
prestiti servissero per finanziare i consumi dei paesi affidabili, ovverosia di
quei paesi dotati di materie prime in grado di garantire il pagamento in natura
e, soprattutto, interessati ad acquistare ciò che al mondo industrializzato
interessava vendere.

Quindi, nelle condizioni dettate dalla “guerra fredda”, per i governi cosiddetti
occidentali paese affidabile era il sinonimo di uno Stato diretto da una classe
dirigente non sospetta di simpatie per il nemico comunista, dotata di un alto
concetto dei suoi obblighi verso i supremi interessi dell’Occidente, in grado di
far fruttare i prestiti e di far pagare al proprio paese senza perdere il tempo in
fronzoli o discussioni interne poco produttive. In definitiva, in quelle condizioni
affidabile faceva il verso con autoritario.

Quindi, nelle condizioni dettate dalla “guerra fredda”, acquistare ciò che
all’Occidente interessava vendere voleva dire che si dovevano acquistare
preferibilmente quei prodotti che garantivano maggiori tassi di profitto per il
venditore, e cioè quell’ampia gamma che spazia dai prodotti di lusso alle
armi. Inoltre, come abbiamo già detto, dovevano preferibilmente disporre
delle materie prime che garantissero le banche che prestavano i soldi degli
sceicchi.

Mettete il tutto in un recipiente … e, in ordine alfabetico vi verrà fuori un
elenco di paesi costituito più meno così: Argentina, Birmania, Bolivia, Brasile,
Cile, Corea del Sud, Egitto, Filippine, Indonesia, Messico, Nigeria, Perù,
Tailandia. Mettendo insieme i personaggi che per conto di questi paesi
assistevano allora ai variegati vertici dei capi di Stato e di governo, si potrà
notare un’ampia predominanza del colore verde. Non era per ragioni
ecologiche, bensì perché normalmente il verde è il colore dei militari. L’unica
eccezione notevole era rappresentata dal Messico, spiegabile non solo
perché “così lontano da Dio e così vicino agli Stati Uniti”, ma anche perché,
pur se civile, era un regime autoritario per eccellenza. Non si può negare che
se di coincidenza si trattava, era comunque una ben curiosa coincidenza.
Ed effettivamente, questi paesi acquistarono ciò che dovevano acquistare:
l’Argentina, allora “diretta” da “l’ubriacone Galtieri” (che qualche volta,
qualche giornale, chiama ancora “il generale Galtieri”), oltre alle “armi minori”,
e cioè alle pistole, carri armati, elicotteri e granate necessarie per il
mantenimento della pace interna, acquistò 40 miliardi di dollari in sistemi di
“armi maggiori” per “ricuperare le Malvine”. Persa la guerra, evaporati i 40
miliardi, “l’ubriacone Galtieri” se ne tornò a casa dove, molto probabilmente,
ancora oggi si scola quotidianamente un po’ di bottiglie nella più beata
tranquillità. Doveva pagare/paga Pantalone. Nel vicino Brasile, il generale
Garrastazú Medici decise che – oltre a darsi da fare per “eliminare la povertà
eliminando i poveri”, come cantava Chico Buarque de Holanda quando non
era in galera perché colpevole di produrre “musica sovversiva”, era
necessario costruire un’enorme ferrovia tra Minas Gerais e Sao Paolo, tre
acciaierie per complessivi 10 milioni di tonnellate, decine d’impianti
idroelettrici, nove centrali nucleari e – soprattutto – il complesso minerario,
agricolo e siderurgico di Carajas, che da solo costava 62 miliardi di dollari. E
fu un grandioso festival per la Montedison, la Fiat, l’Italcementi e tante altre
aziende, di tutte le nazionalità industrializzate confuse. E, forse perché era
richiesta tanta valuta pregiata, alcune tra queste aziende, tanto per non fare
un nome diciamo la Pirelli, si dedicarono a speculare sul cambio, un’abitudine
che, sento dire, non hanno mai perso successivamente. In verità, molto
probabilmente, l’idea di Garrastazú Medici non fu mai buona perché nel
mondo avanzava già allora quasi tutto ciò che il “suo” Brasile avrebbe dovuto
produrre. Quindi, i progetti sono stati quasi totalmente abbandonati, ma dopo
avere sperperato centinaia di miliardi di dollari. Doveva pagare/paga
Pantalone. Nel Cile, il generale Pinochet mise in piedi un laboratorio
darwinista durato 17 anni, del quale ancora il paese è in fase di ricupero.
“Volete importare un elefante? Basta che riempiate il formulario
corrispondente e che, presso la Banca Centrale, facciate un deposito coi
dollari corrispondenti”, spiegava alla TV l’allora ministro del tesoro. “Perché
possiamo godere della piena libertà dei mercati… Ed è veramente un
peccato che noi cileni non abbiamo ancora imparato ad usarla pienamente”.
L’apprendistato costò oltre una ventina di miliardi dollari. Pagava/paga P.
Nella Nigeria, i generali decisero di costruire una nuova capitale. Ne capì le
ragioni solo nel 1975, quando vidi parcheggiate sul porto di Lagos, la vecchia
capitale, oltre 2.000 navi all’ancora, cariche con ogni tipo di materiali di
costruzione, specie cemento. Rimanevano, appunto, “parcheggiate” durante
settimane, per mancanza di spazio nel porto, d’infrastruttura, ecc. Nessuno
sapeva nel paese quanto cemento sarebbe stato veramente necessario, ma
non era troppo importante. Perché i soldi c’erano e perché per ogni tonnellata
di cemento che arrivava, qualcuno prendeva una bella tangente. In verità, i
nativi del Nord del paese, la regione dove si produce il petrolio, non
sembravano particolarmente contenti. Sostenevano che il loro paese era
distrutto mentre loro continuavano a vivere nella miseria (c’è sempre
qualcuno che si ostina a non capire la modernità). Comunque, i governanti
capirono velocemente che se volevano andare avanti con la
modernizzazione, ci volevano pure le pallottole. Ne comprarono tante che,
sommate alla corruzione, nemmeno tutto il petrolio nigeriano sarebbe riuscito
a coprire il buco. Pagava/paga P. Nella Corea del Sud, dove non di rado la
successione presidenziale si decideva direttamente con le pistole durante le
manifestazioni culturali del regime e dove ogni tanto si procedeva a cambiare
il gabinetto di ministri facendo saltare per aria tutti quelli in carica, magari
durante una riunione dello stesso consiglio alla quale arrivava in ritardo il
presidente di turno, s’assisteva ad un “miracolo” vero: malgrado si
registrassero dovunque indici di produttività e tassi di profitto largamente
superiori a quelli registrati contemporaneamente nei paesi occidentali, gli
operai coreani si “accontentavano” con salari africani. Quindi, bisognava
investire. E su coi “chabol”, per preparare il nuovo millennio. Nel frattempo
l’OCSE, il FMI, la Banca Mondiale facevano a gara per decantare le
meraviglie del regime, sulle quali concordava pressoché tutta la stampa
mondiale. Quindi, le banche aprivano il portafoglio. E il debito estero
aumentava. E quando a qualcuno, nella periferica città di Kwanju, venne in
mente che si poteva pure chiedere migliori condizioni di vita, gli italiani
scoprirono che la FIAT fabbricava anche carri armati, e proprio a Kwanju. E
che erano assai efficienti, come carri armati. Quindi, pagava/paga P…
Eccetera.

Verso la fine degli anni ‘70 l’iniezione di capitali immessa nei principali paesi
industrializzati cominciò a produrre gli effetti desiderati. La rivoluzione
tecnologica ad portas provocò un immediato calo della domanda di materie
prime. Nel settore dell’auto, ad esempio, il nuovo ruolo delle materie plastiche
portò ad una diminuzione del 60% delle materie prime necessarie per unità di
prodotto, mentre nel nuovo prodotto stella, il microchip, queste non
rappresentavano più del 1-3% del costo complessivo. Più in generale, le
autorità giapponesi hanno reso noto che, in media, tra il 1975 ed il 1995 ogni
unità di prodotto industriale ha diminuito il consumo di materie prime del 40%.
Quindi, la diminuzione della domanda internazionale si tradusse in un
immediato calo dei corsi. La caduta venne ulteriormente aggravata dal fatto
che, per aumentare le proprie quote in ciò che restava del mercato, i paesi
del Terzo mondo si lanciarono in una guerra commerciale senza esclusioni di
colpi. Per farla breve, la caduta dei corsi diventò talmente accentuata e
costante che, a partire dal 1978, i prezzi dell’insieme delle materie prime,
compreso il petrolio, saranno i più bassi conosciuti fin da quando esistono le
statistiche a livello internazionale, e cioè il loro valore risulterà inferiore a
quello che avevano agli inizi del secolo XX. In Italia, l’allora capo di governo,
Bettino Craxi, potrà dire, non senza ragione: “Sono ormai riunite tutte le
condizioni internazionali per mettere l’inflazione sotto controllo”. E ti credo! I
corsi delle materie prime cominceranno a risollevarsi di questa profonda
depressione solo negli anni ’90, pur se ancora oggi – come potete osservare
nelle tabelle che pubblica ogni settimana “Il Sole-24 Ore”- molte commodities
hanno ancora valori inferiori a quelli che avevano a metà degli anni ‘70.

Arrivano i nostri

Ma, come vi potrebbe spiegare con lusso di dettagli un qualsiasi tango
argentino, le pene sanno nuotare (per cui non si riesce mai a farle annegare
nell’alcool), e le disgrazie arrivano sempre in buona e abbondante
compagnia. Infatti, alla presidenza degli USA arrivò proprio in quelli anni un
tale Ronald Reagan, il quale, malgrado i precedenti non fossero
particolarmente facili da battere, dimostrò il carattere assiomatico di quel
vecchio detto popolare che in tutte le lingue recita: “Al peggio non c’è mai
fine”.
Sono lontano dalla pretesa di tentare qui un’analisi della politica reaganiana.
Mi limito a costatare che la raccolta di fondi necessaria per il grande progetto
di “rimettere in piedi l’America” superando “la sindrome del Vietnam”, venne
applicata con enorme successo a livello universale. Quindi, per quanto
riguarda il versante delle formazioni nazionali più deboli, il progetto si
sviluppò lungo una strada che vide portare anzitutto l’aumento del debito
estero di questi paesi a livelli insostenibili; ciò rese possibile mettere sotto
controllo diretto le loro politiche economiche e finanziarie (FMI e Banca
Mondiale giocarono e giocano un ruolo fondamentale in questo senso),
seguendo un disegno destinato a perfezionarli nel ruolo di fornitori di materie
prime e di manodopera a bassi costi; su questa via non fu difficile costringerli
subito dopo a svendere le loro risorse a buon mercato (denazionalizzazioni e
privatizzazioni) che – per poter far fronte agli interessi sul debito – finirono
spesso nelle mani della concorrenza diretta; infine, si arrivò alla raccolta pura
e semplice delle loro risorse finanziarie. Naturalmente, ma anche per dare a
Reagan solo ciò che è suo – che peraltro basta e avanza - sembra giusto
ricordare che le successive presidenze imperiali non hanno fatto un granché
per modificare questa situazione. In questo senso, e per quanto possa
suonare alquanto primitivo in un momento in cui il “politicamente corretto”
sembrerebbe esigere che si spacchi sempre il capello in quattro, non si può
non segnalare che - visto dal Sud del mondo - suona abbastanza “tropicale”
quel tipico dibattito riproposto spesso dalla RAI o da qualche quotidiano
italiano, sulle opzioni conservatrici e/o progressiste nella politica estera USA.
Forse perché, malgrado tutto, nel Sud del mondo il “pentitismo” è ancora un
po’ meno pregnante, c’è ancora meno bisogno di dimostrare la propria e
incrollabile fedeltà coi nuovi credi.


Primo passaggio: aumentare il debito estero.

In buona logica formale esisterebbero quanto meno tre strade possibili per
raggiungere quest’obiettivo: aumentare i prestiti concessi, ed era stata
proprio quella praticata utilizzando i petrodollari, aumentare gli interessi
pagati sui prestiti concessi precedentemente o un mix di ambedue.
Si scelse la seconda strada, senza ambiguità, anche perché in quel momento
i prestiti servivano per utilizzarli negli USA. Fino a quel momento, i debiti
erano stati contratti con l’avallo dei governi dei paesi industrializzati, erano
stati concessi prevalentemente in dollari, a tasso fisso e a lunga scadenza.
Sotto Reagan, in pochi mesi gli interessi passarono dal 3,5 al 18% annuo (è
una media, perché in verità arrivarono fino al 23,9% durante i primi mesi del
1982). Dopo scomparì l’avallo dei governi e la titolarità sui prestiti passò
direttamente al sistema bancario. Infine, dopo aver imposto la rinegoziazione
– caso per caso - della situazione debitoria, la maggioranza dei debiti nonché
quasi tutti i nuovi prestiti diventarono a breve scadenza e a tasso variabile. In
questo modo tutti i rischi vennero assunti direttamente dai paesi debitori.

Dopo pochi mesi di questa “medicina”, il Messico tirò la spugna. Lo seguirono
velocemente tutti gli altri paesi latino-americani e del Terzo mondo. A quel
punto, il problema non era solo economico ma essenzialmente politico.
Perché se si arrivava a riconoscere che il debito (612 miliardi di dollari nel
1982 per i paesi non petroliferi) non poteva essere ricuperato, doveva
dichiararsi contemporaneamente che buona parte del sistema bancario
statunitense era tecnicamente in fallimento perché la sua esposizione verso
questi paesi superava frequentemente il capitale di molte delle banca
implicate (era il caso, ad esempio, della Chasse Manhattan Bank). Si trovò
quindi una soluzione “tecnica” che permise conciliare i vari interessi in gioco,
e cioè sia gli interessi degli USA che gli interessi del sistema bancario.
Il miracolo della moltiplicazione dei debiti

 Pedro deve a Vittorio 1 miliardo di lire.
 Il prestito è stato concesso al 3,5% d’interesse annuo e a 20 anni di
  scadenza.
 Ma, perché Vittorio è più forte di Pedro, quindi può, un’infausta mattina gli
  comunica che da quel momento il tasso d’interesse applicato sul suo
  debito è passato al 18% annuo. Aggiunge poi che, dovendo farsene carico
  con urgenza del progetto cosiddetto delle “guerre stellari” (Vittorio fa il
  produttore cinematografico) che – come tutti sanno – è assolutamente
  necessario ma abbastanza oneroso, invece di disporre di 20 anni per
  pagare il debito, Pedro potrà averne solo 5 a disposizione.
 Quindi, se prima Pedro doveva pagare 35 milioni d’interesse annuo,
  adesso dovrà pagarne 180. E se prima disponeva di 20 anni per pagare il
  debito, quindi ogni anno doveva rimborsare 1/20 del principale, e cioè 50
  milioni, ora avrà a disposizione solo 5 anni, quindi dovrà rimborsarne 1/5
  ogni anno, e cioè 200 milioni. Conseguentemente, Pedro dovrà rivedere
  tutti i suoi conti. Pensava che quest’anno avrebbe dovuto pagare “solo” 85
  milioni. Invece dovrà pagarne 380.
 Per poter pagare Pedro comincia a fare gli straordinari. In seguito deve
  eliminare la carne ed il pesce della dieta (oltre tutto, dice ai figli, le proteine
  vegetali sono molto più sane). Poi elimina i cereali, la verdura, la frutta, il
  caffè ed il biglietto dell’autobus. Si sente un po’ in crisi quando scopre che,
  pur senza riuscire a pagare quanto deve, non può nemmeno consumare il
  tè ed il pane giornalieri ai quali aveva ridotto il suo nucleo familiare.
 Quindi, Pedro è costretto a dichiararsi debitore insolvente. Schiumata la
  rabbia, Vittorio gli comunica che non può accettare perché, a sua volta, si
  è dovuto indebitare con Mr. Rambo per produrre la nota serie di film e –
  aggiunge - tra altri documenti ha dovuto consegnare pure le cambiali
  firmate da Pedro.
 In teoria Vittorio potrebbe cacciare via Pedro dalla sua casa per metterla in
  vendita. Potrebbe pignorarle i mobili per metterli all’asta. Potrebbe
  prenderle la figlia e farla diventare la sua cameriera personale. Potrebbe
  … Ma da tutto ciò ricaverebbe pochi soldi. E poi, c’è Mr. Rambo, cosa farà
  Mr. Rambo? E, dall’altra parte, cosa fare con Martino, Pappagallo,
  Scimmietta, Caio, Tizio, Sempronio e Massimo che, certo, non sono messi
  molto meglio di Pedro? Mica potrà avere 80 cameriere personali.
 Quindi, dopo molto pensarci, gli fa una proposta articolata che suona più o
  meno così:
 1. D’ora in avanti dirigerò io gli affari di casa tua. Quindi, ti spedirò il mio
    commercialista. Si chiama Filippo Maria Inzaghi, ma puoi chiamarlo FMI
come facciamo tutti gli intimi, dato che diventerà una presenza costante
in casa tua. Anzitutto, dovrete studiare insieme un “piano
d’aggiustamento” della tua situazione economica (che in fondo è molto
simile ad un “aggiustamento dei conti”), sulla cui base verrai a sapere
quanto e come mi interessa che lavori, quanto e cosa mangerai, ecc. Lo
scopo del piano non cerca solo né fondamentalmente di favorire la
riscossione dei miei crediti, ma si propone piuttosto quello di mettere in
piedi un comune ciclo virtuoso. Prima di tutto, certamente, servirà per
produrre il risparmio necessario perché tu possa pagarmi i tuoi debiti ma,
poi, in futuro, l’atteggiamento virtuoso che avrai assunto, la “vocazione”
che avrai scoperto, ti permetteranno diventare ricco a tua volta.
Naturalmente, dovrai prima sopravvivere. E’ – ne sono certo - “un’amara
medicina”. Ma assolutamente indispensabile. D’altra parte, è talmente
ovvio che sembra innecessario ricordarlo, devi anche eliminare il
superfluo e imparare ad amministrarti meglio. In questo senso, ad
esempio, non si capisce perché sta serie di mocciosi debbano andare
proprio tutti a scuola. Cominciamo per lasciare le femminucce a casa,
che così imparano un po’ di mestieri che torneranno utili quando
dovranno sposarsi. Poi vedremo. E poi, cosa vuol dire queste aspirine
dappertutto! Più che una famiglia siete una folla di veri e propri malati
immaginari. Voglio sperare che sarai d’accordo con me sul fatto che, se
le scuole e la sanità non rendono nulla, bisognerà limitare al massimo le
spese corrispondenti. Per la sanità mettiamo a disposizione, ad esempio,
circa 9.000 lire annue pro capite quando sei in Africa. Più o meno lo
stesso per la scuola. Dovrebbero bastarti.
Ma, parliamo anche di cose più serie, e cioè di dané. Sono costretto a
prenderti un po’ di cose che per te, oggi, sono del tutto superflue se non
addirittura dannose. Procederò ad “immetterle sul mercato”, per
contribuire a liberarne le “energie creatrici”. Forse ora come ora lo scopo
di tutto questo non ti è completamente chiaro, ma posso garantirti che ti
aiuterà enormemente in futuro. Perché presto scoprirai che dormire su di
un materasso rammollisci il sedere ed il cervello. E nota bene che quello
del materasso è solo un esempio domestico, perché accade molto di
peggio quando si possiedono ferrovie, aerolinee, elettricità o gas, affari,
tutti, che per te non possono che essere perdita, perché sei troppo
abituato a vivere d’assistenzialismo. Vedrai invece come, dopo che
avremo aumentato le tariffe, dopo che le avremo riformate, fuse,
flessibilizzate, fatte dimagrire, quotate in Borsa, tecnologizzate
adeguatamente, ecc., tutto cambierà. E vedrai che dopo produrranno fior
di quattrini. Non saranno più tue? Ma non capisci che puoi comunque
fare tesoro della lezione? Che potrai metterla a profitto anche tu, al
limite, durante la tua prossima vita. Avrai almeno sentito parlare del
karma, ne?
2. Non devi dire a nessuno che non sei in grado di pagarmi. Lo sappiamo
   tutti e due. Anzi, lo sappiamo tutti. Ma non devi dirlo pubblicamente
   perché Mr. Rambo potrebbe incazzarsi ed i mercati potrebbero reagire
   negativamente. Fiducia, è la parola chiave. E non devi parlarne neppure
   con Martino, Pappagallo, Scimmietta, Caio, Tizio, Sempronio e Massimo,
   perché potrebbero cercare di accordarsi per procurarsi dei vantaggi che
   non sono in grado di concedere a tutti. Tu, solo tu, sei il mio debitore
   preferito. Tienilo per te. Curati la qualifica, perché ti garantisce e ti
   garantirà non pochi privilegi. E soprattutto, non cercare nemmeno di
   metterti d’accordo con loro, perché ti esporresti necessariamente a
   pesanti conseguenze. Potrei essere costretto a decidere una
   “Operazione Giusta Causa”, che ti provocherebbe più o meno gli stessi
   problemi che provoca una qualsiasi Tempesta nel deserto. Mentre,
   invece, come sempre, sono più che disposto a darti una mano. Quindi
   caro, faremo così:
    Anzitutto mi pagherai tutto quel che puoi, ma solo quello, non certo un
       centesimo di più. Quest’anno avresti dovuto darmi 380 milioni ma,
       come abbiamo visto, puoi darmene solo 85 perché non ne avevi
       preventivato di più. Come ti ho già detto, sei poco previdente, una
       vera e propria ciccala. Ti piacciono troppo il carnevale, il rhum, la
       salsa… Ma, “There is not problem, baby”. Comincia intanto con darmi
       quelli che hai. E non preoccuparti per il resto. Provvedo io.
    Per il resto faremo così: come sai bene, quest’anno dovresti pagarmi
       380 milioni. Me ne hai dato 85. Quindi, mancano 295 milioni
       all’appello. Per aiutarti, ti concederò un nuovo prestito di 295 milioni.
       Non potrai mica lagnarti! Dato che sono per pagare me stesso, non
       credo che valga la pena che te li consegni o che te li spedisca da
       qualche parte. Limitiamoci cioè a fare le cose essenziali: prendo la
       mia contabilità e nella colonna di destra, laddove dice “uscite”, scrivo
       “consegnati a Pedro: 295 milioni”, e in quella di sinistra, laddove dice
       “entrate”, scrivo “pagati da Pedro: 295 milioni” E in fondo pagina
       scrivo “debito annuo di Pedro: pagato”.
    Naturalmente, devi tenere in considerazione che ogni operazione
       bancaria ha un suo costo. D’altronde, anche i banchieri devono vivere.
       Per questa ci è stato richiesto il 5% della cifra trattata (tutto sommato,
       non sono stati per nulla esosi). Quindi, su 295 milioni ad un 5% di
       tasso d’interesse, sono altri 14,75 milioni. A carico tuo, ovvio.
       D’altronde, se mi pagassi quanto mi devi, non ci sarebbe bisogno di
       ricorrere alla banca, ne?
    A questo punto possiamo tirare le somme. Sei riuscito a pagare i 180
       milioni d’interessi nonché i 200 del principale. Visto che non c’era
       bisogno di allarmarsi? Quindi adesso mi devi solo 800 milioni. E
       questo è un fatto. Solo che ti ho dovuto prestare altri 295 milioni. Che
       sommati agli 800 precedenti fanno 1.095 milioni. Questo è quindi il tuo
        nuovo debito. E questo è un altro fatto. Devi aggiungere poi la
        commissione bancaria (dato che la mia banca era quella che offriva le
        migliori condizioni, per sollevarti dalle noiose incombenze burocratiche
        ho già anticipato per conto tuo). In tutto fa 1.109,75 milioni. E come
        vedi, pur se non avevi a disposizione che una minima parte di quanto
        avresti dovuto pagarmi, il tuo debito è aumentato appena del 11% e
        frazione. E in più, dato che nessuno potrà dire che non paghi, l’amico
        FMI potrà darsi da fare per garantirti altre eventuali aperture di credito.
        Certo, ciò significa che dovrà dirigere per un po’ i tuoi affari e che
        dovrai attenerti alle sue regole. D’altronde sono quelle che impone
        anche a tutti gli altri. Gli amici, come vedi, si vedono proprio nel
        momento della bisogna!


Traducete le lire in dollari (moltiplicando per 2.000) ed il miliardo di partenza
in decine di miliardi (a seconda dei singoli paesi) o in migliaia di miliardi (se
volete un calcolo complessivo). Provate a fare il conto. E volete che questa -
per nulla modesta - moltiplicazione dei dollari non rappresenti un miracolo
assai più complicato che la semplice moltiplicazione di qualche panino e di un
po’ di vinello?


Se potessi avere, un piano Marshall al mese

Il piano guerre stellari coinvolse anche altre aree geografiche ed altri paesi,
perché la posizione dominante degli Usa li permise succhiare risorse da ogni
dove. Ad esempio, tra il 1980 ed il 1989, per contribuire al finanziamento del
colossale deficit pubblico di Washington, finirono nel sistema bancario
statunitense 931 miliardi di dollari che rappresentavano la somma
dell’eccedente economico del Giappone, della Germania e dei quattro
dragoni dell'Asia Orientale che collaborarono con 533, 396 e 103 miliardi di
dollari rispettivamente (strano che nessuno se ne sia ricordato in occasione
delle recenti crisi finanziarie asiatiche). Da parte loro, tra 1982-1992 anche
l’America Latina e l’Africa hanno apportato un loro contributo al rilancio degli
Stati Uniti, situazione resa graficamente dal loro saldo negativo con l’estero, il
quale indica che la quantità di denaro uscita da questi paesi durante il
decennio indicato supera di 240 miliardi di dollari il totale delle entrate, 240
miliardi di dollari confluiti per la maggior parte negli USA. Saldo negativo vuol
dire la cifra in rosso che risulta dopo avere contabilizzato, da una parte, tutte
le entrate dovute ad investimenti diretti, prestiti, doni, cooperazione, rimesse
salariali degli immigrati, ecc., e dall'altra, tutte le uscite dovute ad interessi sul
debito estero, fuga di capitali e rimesse degli utili delle multinazionali.
240 miliardi sono certamente tanti. Ma, per farne più facile la comprensione di
ciò che significa, credo possa risultare utile un paragone storico con il Piano
Marshall, di cui si è celebrato recentemente il cinquantesimo anniversario.
Piano che, al di là delle sue caratteristiche e intenzionalità politiche, permise
comunque la ricostruzione della struttura industriale dell'Europa Occidentale
distrutta in seguito alla Seconda guerra mondiale.
Il Piano Marshall durò 5 anni e costò in tutto 13 miliardi di dollari dell'epoca,
che equivalgono a 60 miliardi di dollari di oggi. Quindi, ogni anno furono
erogati ben 12 miliardi di dollari in media.
Confrontando le cifre, risulta che in ognuno degli anni compresi tra 1982-
1992, il contributo offerto dai latino-americani e dagli africani alla crescita
economica statunitense è stata uguale a 24 milioni di dollari, e che questo
esempio di cooperazione si è protratto per il doppio del tempo che fu
necessario per gettare le basi della nuova industria dell’Europa Occidentale.
Complessivamente cioè, tra il 1982 ed il 1992, l’America Latina e l’Africa
hanno finanziato ben 4 Piani Marshall per gli Stati Uniti. Dopo, la loro libera
erogazione diretta è continuata, pur se le cifre sono state lievemente ritoccate
al ribasso. Vedendo queste cifre mi accade ancora d’incazzarmi. So che non
è né civile, né particolarmente democratico (?). O, quantomeno, che è molto
demodé.

Conclusione provvisoria

Ci sarebbe un lungo excursus da fare sulla situazione odierna (2.000 miliardi
di dollari di debito estero dei paesi poveri circa), e – soprattutto – sul come
risolvere la situazione. Spero ci sia lo spazio per affrontare il tema in futuro.
Posso pero affermare fin d’adesso due o tre verità elementari:
1. Il debito veramente acquisito, inteso cioè come le cifre ricevute alle
   condizioni pattuite, è stato largamente pagato dalla maggior parte dei
   paesi. Pretendere che sia giusto continuare a pagare, equivale a dire che
   lo strozzino ha ragione quando spara contro le sue vittime. Questo
   assunto è dimostrabile contabilmente. Quindi, le cifre che oggi si
   maneggiano, derivano solo ed esclusivamente del giocchino con l’amico
   FMI prima raccontato. Anche in questo caso siamo allo strozzinaggio puro
   e semplice. Per cui le anime pie che considerano giusto che i debitori
   paghino i loro debiti – liberamente contratti – possono mettersi l’anima in
   pace. Il debito è stato pagato. Solo la forza complessiva dei creditori (è
   anche forza culturale e ideologica) può trasformarla in un qualcosa che ha
   un senso.
2. Il debito estero è solo una delle dimensioni della economia reale che – per
   capirla fino in fondo – bisognerebbe affrontarne anche sotto altri aspetti.
   Rimane anche questo un eventuale compito del futuro. Tuttavia, pur se
   solo parte del problema, molti paesi vivono oggi solo per pagare tale
   debito. Ergo: stiamo parlando semplicemente di una moderna forma di
   schiavitù per debiti, non lontana come concezione del vecchio “peonaggio”
   contro il quale Zapata e Villa insorsero nel Messico ai primi di questo
   secolo.
3. In nome del debito estero, FMI e compagnia cantante hanno assunto
   sempre più le sembianze del “grande fratello” orwelliano. Se un burocrate
   statunitense o italiano va nella Costa d’Avorio e decide le tariffe dei servizi
   pubblici (luce, acqua, trasporti ecc.), le dimensioni dello Stato, gli stipendi
   dei funzionari, i prezzi dei prodotti di esportazione, le aziende da vendere
   ed il loro valore, le politiche del lavoro , quella monetaria, fiscale e degli
   investimenti…, cosa ci sta a fare il ministro del tesoro costavoriano? E se
   questi “programmi di aggiustamento strutturale” si applicano oggi a oltre
   due terzi degli stati formalmente indipendenti e gravano sulla stragrande
   maggioranza della umanità, si può parlare di politiche economiche
   mondiali? E se si può parlarne: come mai queste politiche – intelligenti,
   colte, obiettive, uniche possibili – che però continuano a produrre disastri,
   non si modificano di una virgola? Avranno qualche rapporto con l’enorme
   aggravarsi delle disparità economiche tra Nord e Sud del mondo? Ha un
   senso parlare di sviluppo quando nella maggior parte dei paesi del mondo
   non ci sono soldi per le scuole, per la sanità, perché le donne possano
   partorire con assistenza medica o per creare fonti di lavoro?
4. Ogni tanto si parla di qualche misura per condonare il debito di alcuni
   paesi poverissimi. Anche l’analisi concreta di queste affermazioni
   andrebbe fatta. Comunque, credetemi sulla parola: sono balle. Allo stato
   dell’arte, alla fine del gennaio 2000 nessun organismo finanziario, nessun
   vertice internazionale ufficiale, nessun governo da paese ricco ha proposto
   qualcosa di credibile in materia. Se si parla, si fa su cifre minime che,
   peraltro, di solito vengono riprese con l’altra mano dagli stessi proponenti.
5. Infine, se il debito non è né il risultato della volontà divina né il prodotto
   della incapacità dei poveri o della generosità dei ricchi, bensì delle
   condizioni concrete dei rapporti internazionali, non c’è dubbio che pensare
   ad una soluzione non tampone del problema richiede pensare al
   complesso dei rapporti politici ed economici internazionali. Il che, già detto,
   sarebbe troppo lungo da fare qui. Vostra pazienza permettendolo,
   potrebbe riparlarsene

Rodrigo Andrea Rivas

								
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