CAPITOLO I by pi0Gjm

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									                                           CAPITOLO I

In questo capitolo si illustrano i luoghi dove si svolse la battaglia difensiva del 15 – 16 giugno 1918.
L’area su cui si focalizzerà la ricerca è situata ad ovest di Cima Grappa ed è compresa fra: Col della
Berretta a nord; Col Campeggia a sud; Col Moschin ad ovest e Cima Grappa ad est.
La zona così circoscritta era quella relativa alle operazioni del IX corpo d’armata che sarà il
soggetto di questo lavoro.
Il capitolo, in se, potrà risultare pesante alla lettura ma, si ritiene che esso sia indispensabile ai fini
di una descrizione specifica dei luoghi menzionati.


Il teatro degli scontri

Secondo la morfologia stessa dei luoghi, la linea più diretta per sbarrare la strada tra i due fiumi
(Brenta e Piave), difendendosi da un attacco proveniente da settentrione , è quella che, costeggiando
lo scosceso versante del Brenta – Col Caprile, passa per Cima Grappa e va ad appoggiarsi al Piave,
poco più a valle della stretta di Quero.
Questa naturale linea di sbarramento separa il fronte in due versanti dalla duplice importanza: il
versante a Nord, ha valenza sia come terreno d’attacco dal solco feltrino allo sbarramento del
Massiccio del Grappa, sia come area di partenza per il contrattacco dallo sbarramento stesso al
solco feltrino; il versante a Sud, ha valenza sia come zona d’operazioni retrostante allo sbarramento
naturale di difesa, sia come terreno d’avanzamento per l’attaccante che abbia rotto e superato lo
sbarramento difensivo stesso.
In tutta l’area l’elemento di maggior importanza strategica, con funzioni d’osservatorio e postazioni
di tiro, è Cima Grappa. Posta a 1776 metri d’altitudine, la massima di tutto il sistema montuoso,
culmina in un breve dosso arrotondato, nei fianchi del quale, a partire da 50 o 100 metri più in basso
della quota massima, cominciano ad incidersi, nella roccia viva, i primi altissimi impluvi di una
dozzina di valli sottostanti. Tutto il dosso, che viene in un certo modo circoscritto dalle origini di
quelle stesse incisioni, è Cima Grappa.
Questa è lunga circa 2000 metri e termina a Nord con quella che, data la sua forma, è chiamata “la
nave”; la quale è larga tra i 200 e 400 metri circa, con appendici chiamate “grappette”. In
corrispondenza della quota 1776 si allarga in due brevi e alti speroni ortogonali che le conferiscono,
nel complesso, una certa forma a croce latina con il piede rivolto a Nord.
La prima caratteristica di cima Grappa è quella di avere il suo maggior sviluppo in direzione Nord -
Sud, mentre la linea di sbarramento, della quale è caposaldo, ha orientamento Est – Ovest. In quella
linea la sua funzione principale è di fiancheggiamento, poiché, pur tenendo in considerazione il
valore della punta settentrionale e della sua possibile azione a ventaglio, con la possibilità di tiri
obliqui in direzione Sud – Est e, in particolare, a Sud – Ovest, solo i suoi fianchi ad oriente e a
occidente hanno ampiezza adeguata per un considerevole spiegamento di mezzi.
La seconda caratteristica è che la linea di sbarramento verso occidente si stacca dall’estremità
meridionale della cima, cosi che il fianco occidentale di questa risulta avanzato rispetto alla linea,
mentre il tratto verso oriente se ne stacca dall’estremità settentrionale, così il fianco orientale si
presenta arretrato. Da ciò risulta, in combinazione con le brevi distanze e con la maggiore visibilità
diretta, che la funzione di fiancheggiamento è massima verso occidente. La stessa posizione di
Cima Grappa non ha una gran forza naturale, nonostante la sua elevazione e il buonissimo dominio
sul terreno circostante. Oltre i grandi contrafforti, che portano ad essa, si staccano tutto d’intorno
molteplici speroni che sono altrettanti approcci, più o meno difficili, ma che fu necessario sbarrare e
difendere. Assai più grave è che per conformazione naturale risulta completamente scoperta: vede
dappertutto ma, è visibile da ogni luogo. La sua forma, stretta e allungata, da meridione a
settentrione, la espone nel peggiore dei modi ad essere spazzata dal tiro d’artiglieria proveniente da
tutto l’ampio semicerchio a settentrione. Da qui nacque la necessità di incavernare tutto, uomini e
mezzi, rendendo così i sui fianchi inattaccabili, considerato che, le piccole aperture delle caverne
non possono essere battute se non con difficilissimi tiri obliqui. Tenuto conto di tutto ciò, il dominio
d’osservazione e di tiro di Cima Grappa, posta a 9000 metri dal Brenta e 12000 metri dal Piave, è
grandissimo. Verso occidente, non soltanto la linea naturale di sbarramento è sotto il suo dominio
diretto, ma anche tutto il dorso di essa, vede e batte Col Moschin a 8000 metri, Col Raniero e Col
del Gallo sono fra gli 8000 e 6000 metri, arrivando a battere fino a Col Campeggia; inoltre, copre
importanti tratti della Strada Cadorna che scende al piano e i dossi della zona orientale di Val Santa
Felicita.
Questa risulta essere una caratteristica molto importante nel caso in cui un nemico            dovesse
sfondare la linea di difesa poiché sarebbe sotto il fuoco di Cima Grappa sia sui fianchi sia alle
spalle prima di arrivare al piano.
Il contrafforte occidentale di sbarramento, si stacca da Cima Grappa sviluppandosi verso la sua
estremità meridionale giungendo fino a Col della Berretta secondo un leggero arco con concavità a
Nord – Est, formando il versante sinistro della Val Cesilla; dal Col della Berretta prende direzione
occidentale fino a Col Caprile dove si appoggia, nella regione delle Rocce Anzini, alle ripide pareti
del canale del Brenta. Da Col della Berretta, inoltre, si spinge a settentrione il breve sperone di Col
Bonato, formando la Val Goccia che è la continuazione, fino al Brenta, della Val Cesilla.
Da Col Caprile, si sviluppa verso meridione per poi piegare a Sud – Est, un contrafforte fra il
Canale di Brenta e la Valle San Lorenzo – Santa Felicita, che viene generalmente chiamato Colli
Alti.
Da Cima Grappa a Col della Berretta il contrafforte si mantiene assai elevato, sempre al di sopra dei
1400 metri e con i caratteri generali tipici del sistema montuoso. E’ costituito da una successione di
alte quote: Monte Rivòn (1548 m.), Monte Costòn (1520 m.), Monte Asolone (1520 m.), Col della
Berretta (1424 m.), tra le quali si intercalano quote minori e larghi dossi, generalmente molto
scoperte, a partire da una quota di 1400 m. fino a una quota di 1200 m., notevolmente più ampi e
facilmente accessibili sul versante meridionale, sulla Val San Lorenzo.
Al di sotto di queste altitudini gli speroni settentrionali sono angusti, profondamente incisi da brevi
e impervie vallette di difficile percorrenza, che cadono scoscese sulla Val Cesilla, costituendo così
un fosso dinanzi alle postazioni dall’Asolone a Col della Berretta. Più accessibili, invece, alla
testata della valle, dinanzi alla posizioni fra l’Asolone e Cima Grappa. Gli speroni meridionali sono
più lunghi, molto meno aspri e, in certi tratti, diventano quasi collinosi, abbastanza agevoli per i
movimenti dietro le linee.
Dal Col della Berretta a Col Caprile, le quote massime scendono al di sotto dei 1300 metri e la
morfologia delle vette si addolcisce ulteriormente, preludendo ai dossi collinosi dei Colli Alti e
dell’alta Val San Lorenzo. Questo tratto di sbarramento, insieme allo sperone del Col Bonato (quota
1127), domina direttamente tutte le vallette che scendono al Brenta, dalla Val Goccia alle Rocce
Anzini, a Sud delle quali il versante di Val Brenta è assolutamente inaccessibile a qualsiasi tentativo
di manovra. Del resto, anche delle vallette ora accennate, la sola Val San Lorenzo (nel suo tratto
settentrionale) era percorsa da un sentiero fin verso Col della Berretta. Solo la Val Goccia è
percorsa da una mulattiera, che con un ramo risale la Val Cesilla e con l’altro, si dirige verso Col
della Berretta e Col Caprile o attraverso Val delle Saline giunge all’Asolone.
La saldatura dello sbarramento al Brenta è buona e ben appoggiata da Cima Grappa. La posizione
copre tutta la testata di Val San Lorenzo, e toglie al nemico l’importante posizione di Monte
Asolone, che costituisce un importantissimo osservatorio dal quale si controlla tutto il bacino Val
Santa Felicita – San Lorenzo. Dal tratto Asolone – Col della Berretta, si domina il Monte Pertica nel
fianco e a tergo, fattore molto importante sia per la difesa che per una avanzata italiana verso Nord.
D’altro canto, bisogna considerare che tutta la zona si presenta completamente scoperta al tiro delle
artiglierie poste a settentrione fra Brenta e Piave, inoltre, sul parallelo di Col della Berretta, oltre
Brenta, c’erano le postazioni austriache di Sasso Rosso, che potevano battere da 4000 a 7000 metri:
d’infilata il tratto Col Caprile – Col della Berretta, e da dietro il tratto Col della Berretta – Monte
Asolone.
Questo tratto di sbarramento naturale è difficilmente tenibile, a meno che, non si creino, con ingenti
opere, numerosi ripari sia per le truppe che per i mezzi, e soprattutto, che le posizioni di Sasso
Rosso non siano in mano al nemico.
Ad occidente il primo elemento topografico di rilievo che si presenta è la Val Cesilla, che
costituisce un fosso di fronte al contrafforte di sbarramento Monte Rivòn – Monte Costòn – Monte
Asolone – Col della Berretta. La Val Cesilla raccoglie le acque del fianco occidentale di Cima
Grappa, in una ampia depressione, interrotta da brevi speroni, i quali separano le tre vallette che
confluiscono nella stretta formata dalle pendici opposte del Monte Costòn e del Monte Pertica. Da
questo punto la media valle prosegue ristretta, boscosa, tra fianchi ripidi e intagliati da numerose
vallette laterali che creano buone zone di attesa. L’ultimo tratto, che prende il nome di Val Goccia ,
appare invece, più aperto e abbastanza degradante verso il Brenta.
La Val Cesilla è risalita, sul suo fondo, dalla mulattiera proveniente dalla Val Goccia,
precedentemente nominata; da questa, oltre a vari sentieri che risalgono il versante occidentale,
un’altra mulattiera si distacca, la quale, risalendo per intero la Val Chizza, raggiunge il vallone
dietro il Monte Pertica, costituendo la linea coperta di comunicazione per questa posizione. L’unica
postazione che domina questa via è quella di Col Bonato.
Il Monte Pertica, visto da Cima Grappa, presenta una cima arrotondata, che degrada dolcemente: da
una parte, in direzione nord, sulla sella di Osteria del Forcelletto dove il contrafforte prosegue per il
solco feltrino; dall’altra parte, in direzione sud – ovest, sulla Val Cesilla, della quale chiude l’alto
bacino. Cima e linea di declivio si presentano completamente scoperte, tutta la zona, infatti, può
essere battuta dalle artiglierie di tutto il giro del quadrante. Ciò che rende il Monte Pertica
importante dal punto di vista tattico, è il vallone che sale dalla Val Chizza che, posto in posizione
retrostante rispetto al Monte Pertica, fra la Val Chizza e la Val Cesilla, è ricco di angoli morti e
posizioni coperte difficilmente individuabili anche dall’aviazione.
Il Monte Pertica è un ottimo avancorpo di Cima Grappa, se si possiede anche la linea Monte
Asolone – Col Della Berretta. Il possesso di queste due posizioni permette di sbarrare la Val Cesilla,
il contrafforte che viene dal Monte Stizzone per Valle delle Bocchette, un possibile approccio
diretto a Cima Grappa o al contrafforte Monte Costòn – Monte Rivòn e blocca ogni tentativo di
avanzare verso nord per il contrafforte del Monte Roncone.
Anche il Monte Asolone ha un suo punto di forza; come il Monte Pertica si presenta anch’esso
scoperto e spazzato dalle artiglierie di tutto il quadrante. La sua forza risiede nella Val delle Saline,
un trascurabile appezzamento di terreno ma, fatto divenire un ginepraio di nidi di mitragliatrice che
con il loro fuoco tengono o inibiscono il possesso della quota 1520.




I Colli Alti

Il contrafforte marginale che si distacca da Col Caprile, all’estremità dello sbarramento naturale, per
poi svilupparsi verso sud – est, fra il canale del Brenta e Val Santa Felicita – San Lorenzo, prende il
nome, anche se la sua elevazione è spesso superiore ai 1200 metri, di “Colli Alti”.
Il carattere dolce e quasi collinoso che si è descritto per le pendici del Monte Asolone, Col della
Berretta, Col Caprile e sulle vette di testata della Val San Lorenzo, si accentua ancora per gran parte
del tratto della dorsale e del fianco orientale della Marginale; il quale da contro, cade con un fianco
scosceso, a volte quasi a picco, impervio e inaccessibile nella parte alta rivolta sul canale del
Brenta.
La dorsale è costituita da larghe groppe tondeggianti e successive, collegate da dolci raccordi e selle
di facile accesso fra Col Caprile e Col Campeggia; in questo tratto le groppe, bruscamente tagliate
ad ovest sul Canale del Brenta, scendono dolcemente ad est verso la Valle San Lorenzo – Santa
Felicita finché precipitano d’un tratto sull’alveo incassato.
Da Col Campeggia, procedendo verso sud, la dorsale si mantiene facile, ma sia il fianco orientale,
che da sulla Val San Lorenzo – Santa Felicita, sia il declivio che da sulla pianura sono molto ripidi.
Per questa caratteristica, anche questo settore, è battuto dalle artiglierie d’oltre Brenta di Sasso
Rosso e dalle artiglierie di Cima Grappa.




Valle San Lorenzo – Santa Felicita

La testata di questa valle, nell’arco compreso tra Col Fenilòn - Col Caprile – Col della Berretta –
Monte Asolone, è formata da vallette di confluenza scavate nei pendii; è una zona scoperta, di brevi
colline, abbastanza facili da percorrere per mezzi e uomini. La valle comincia a restringersi verso la
confluenza con Val Damòro, dove lo sperone del Col Spiazzoli, prima, e quello di Osteria della
Cibara, poi, che scendono entrambe dal tratto di contrafforte Monte Asolone - Monte Coston con
direzione sud – ovest, rinserrano la valle contro i fianchi di Col Fagheròn e Col Raniero così da
formare un imbuto.
Al Capitello, poco dopo la confluenza della Val d’Oro o Val delle Foglie, l’imbuto si chiude in uno
stretto collo, fra il Col del Gallo ad ovest e la punta del contrafforte Colli Vecchi – Monte Oro ad
est proveniente da Cima Grappa. Dal Capitello fino allo sbocco in piano della valle, passando, dopo
la confluenza di Val dei Lebbi fra Col Campeggia e la Gusella ad ovest e le punte di Monte Boscòn
– Monte Cornosega, appartenenti ad un altro contrafforte proveniente da Cima Grappa, a est, la
valle diventa una forra strettissima con pareti ripide e rocciose alte centinaia di metri, impervie e
spesso inaccessibili , specialmente ad occidente dell’alveo, esso stesso impraticabile.
Da Monte Meda (1631 metri), breve continuazione meridionale di Cima Grappa, fra le opposte
testate di Valle delle Foglie e Valle dei Lebbi ad ovest, Val del Lastego e Valle della Madonna ad
est, si distaccano due notevoli contrafforti, entrambe con i caratteri morfologici tipici della zona:
dorsali generalmente tondeggianti, fianchi bassi, ripidi, boscosi e frastagliati da numerose e brevi
vallette.
Il primo contrafforte si dirige a sud – ovest, con una leggera linea ad esse, in direzione dei Colli
Vecchi (1394 metri) e del Monte Oro (1312 metri), fino a serrare Valle Santa Felicita contro Col
del Gallo nei pressi del Capitello.
Il secondo contrafforte si dirige per breve tratto a sud da Monte Meda a Monte Colombera (1304
metri), dopo il quale assume andamento parallelo al primo , attraverso Monte Palla (1351 metri), dal
quale biforca per Monte Boscòn (1261 metri), e per Monte Legnarola (1304 metri) – Monte
Cornosega, chiudendo la forra di Valle Santa Felicita contro Col Campeggia – la Gusella, e cadendo
con le pendici del Cornosega sul piano fra Semonzo (TV) e Borso del Grappa (TV).

								
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