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									                         LA VOCAZIONE ROMANISTICA DI GIORGIO LA PIRA1
                                                  di Giampaolo Azzoni


Indice:
1. L’interesse di una vita.
2. Uno strano tecnico del diritto.
3. L’epistemologia della giurisprudenza romana.
4. Il Professore di Diritto romano.
5. Diritto romano all’incontro di antropologia e metafisica.
6. Bibliografia delle opere citate.


1. L’interesse di una vita.

1.1. La formazione di Giorgio La Pira quale romanista è avvenuta sotto una triplice influenza.
La prima è stata l’influenza di una profondissima amicizia con Salvatore Pugliatti (1903-1976), il
grande giurista che condivise con lui gli anni messinesi dell’Istituto Tecnico Antonio Maria Jaci, la
maturità classica da privatista, la facoltà di Giurisprudenza e la cattedra universitaria: La Pira e
Pugliatti formarono con il poeta Quasimodo (1901-1968) una triade di amici che resta uno dei punti
più alti della storia culturale di Messina.2
La seconda influenza è stata quella di Emilio Betti (1890-1968) che, allora giovane professore
aperto alla cultura europea (sarebbe poi stato un protagonista, oltre che nel campo del diritto, anche
in quello della filosofia ermeneutica), giunse all’Università di Messina nel 1923 e nel 1926 portò
con sé il laureando La Pira all’Università di Firenze (dove si laureò il 10 luglio 1926) 3,
determinando quell’unione tra La Pira e Firenze che non sarebbe più cessata.4
La terza influenza è stata quella di Contardo Ferrini (1859-1902), lo studioso che La Pira scelse
come modello poiché in lui convergevano il romanista di riconosciuto valore internazionale5 ed il
cristiano esemplare (Ferrini sarebbe stato proclamato Beato da Pio XII nel 1947). È significativo
che, delle venticinque date che La Pira considerò più importanti della sua biografia, ben quattro
siano esplicitamente associate a Ferrini.6

1.2. Al diritto romano è dedicata l’intera produzione scientifica di La Pira. La maggior parte di essa
si può raccogliere in tre macro-aree: 1) il diritto ereditario romano (che costituì il primo interesse di
La Pira); 2) la costituzione epistemologica della giurisprudenza romana quale prima scienza
giuridica (che rappresenta forse l’ambito in cui La Pira romanista diede i contributi più originali); 3)
la manualistica ad uso degli studenti (che accompagnò la sua lunga attività di insegnante).

1 Ringrazio Marcella Balestri Fumagalli, Giovanni Lodigiani e Valerio Marotta per gli utili materiali che mi hanno
fornito.
2In quegli stessi anni fu studente dell’Istituto A. M. Jaci anche Antonino M. Giuffrè (1902-1964) che avrebbe fondato a
Milano la più importante casa editrice giuridica italiana.
3   Era allora Preside della Facoltà di Giurisprudenza Giovanni Brunetti, il celebre studioso delle regole tecniche.
4 Cfr. Francesco Mercadante, Presentazione di Giorgio La Pira, Lettere a Salvatore Pugliatti (1920-1939), 1980, pp.
42-45.
5 È da ricordare il celebre giudizio che di Ferrini diede Theodor Mommsen secondo cui il ventesimo secolo sarebbe
stato intitolato a Ferrini così come il diciannovesimo lo era stato a Savigny.
6Cfr. Marcella Balestri Fumagalli, Il giurista e la Sapienza: il magistero di Contardo Ferrini nella vita e nell’opera di
Giorgio La Pira, 2006, pp. 276-278.

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Un’antologia di testi romanistici lapiriani è stata distribuita da Pierangelo Catalano in occasione del
seminario di studi La cattedra ‘strumento sacro’: incontro dei romanisti, tenutosi a Roma, dall’11
al 13 novembre 2004, e organizzato per il centenario della nascita di La Pira. Tale antologia si
divide in dieci capitoli, i cui titoli possono bene rappresentare alcuni dei temi trattati da La Pira
romanista: 1. Religione, morale e diritto (e interpretatio prudentium); 2. Persona, famiglia,
successioni; 3. Res: possesso e proprietà; 4. Obbligazioni e contratti; 5 Actiones; 6. Popolo, città e
cittadini; 7. Urbs, orbis; 8. Pax e “guerra impossibile”; 9. Sacerdotium e imperium; 10. Contardo
Ferrini e la “crisi di tiepidezza” della dottrina romanistica nel secolo ventesimo.7

1.3. Una bibliografia degli scritti romanistici di La Pira è stata pubblicata da Valerio Del Nero nel
1978 e ripresa da Paolo Frezza nel suo saggio su Giorgio La Pira romanista.
Al termine della sua Antologia di testi romanistici lapiriani, Catalano presenta sostanzialmente la
medesima bibliografia: si tratta di 25 titoli pubblicati (un’ampia monografia del 1930, 23 saggi editi
su riviste o in volumi collettanei dal 1929 al 1946 e le numerose edizioni di un manuale destinato
agli studenti che arrivano fino al 1973).
Sulla base di tale bibliografia emerge che la produzione scientifica dedicata da La Pira al diritto
romano si è quasi interamente svolta nel decennio compreso tra la fine degli anni ‘20 e la fine degli
anni ‘30 (il titolo pubblicato nel 1946 faceva riferimento ad una relazione tenuta nel 1938).

1.4. Ma l’interesse per il diritto romano non è certo un interesse solo giovanile o professionale (La
Pira non abbandonò mai la cattedra fiorentina, nonostante gli importanti impegni civili e politici).
Esso travalica l’ambito strettamente scientifico ed è presente in tutti i molteplici aspetti di La Pira:
lo ritroviamo nelle sue attività di costituente, sindaco, deputato, uomo di pace, e fino ad essere
profondamente intrecciato con la sua vita spirituale e religiosa. Il fatto che l’habitus del romanista
abbia sempre accompagnato La Pira è efficacemente espresso da Paolo Grossi:

             “Le ‘Istituzioni’ Di Gaio, che dobbiamo sempre vedergli idealmente sotto braccio
             anche quando sarà [...] deputato alla Costituente e Sindaco di Firenze e pellegrino
             sui cammini della pace mondiale, non son per lui un libriccino innocuo [...], ma
             piuttosto un cifrario rigoroso e onnivalente, un breviario metodico, un metodo,
             con cui ridurre la complessità dei fatti a linee e figure geometricamente precise.”8

Non è, quindi, un orpello dotto, ma un richiamo a principî di giustizia, il riferimento al diritto
romano, e addirittura ad un tecnicissimo interdetto pretorile (il c.d. interdetto uti possidetis), che La
Pira fece nella sua ordinanza del 1955 “con la quale, in qualità di sindaco di Firenze, dispose la
requisizione dello stabilimento della Fonderia Officine delle Cure per impedirne lo smantellamento
e difendere quindi i lavoratori”.9 E, più in generale, l’intero svolgimento del “mandato” a sindaco di
Firenze “viene vivificato ed alimentato dalla concezione romana del mandato, continuamente
richiamata apertis verbis, anche negli atti pubblici”.10 E, del resto, come ha scritto Giuseppe
Grosso, “La Pira sindaco non rientra nei normali schemi amministrativi”, in quanto egli stesso
dichiarava che la legge in virtù della quale amministrava era “quella del Vangelo e del diritto
romano”.11

7 Un’altra antologia di testi romanistici lapiriani è stata pubblicata, sempre da Pierangelo Catalano, in: “Index”, 23
(1995), pp. 30-42; nella stessa rivista, Catalano ha pubblicato anche degli inediti romanistici di La Pira (pp. 11-14), oltre
che le celebri note autobiografiche scritte sulla prima pagina dei Digesta (pp. 3-4).
8   Paolo Grossi, Stile fiorentino: gli studi giuridici nella Firenze italiana: 1859-1950, 1986, pp. 101-102.
9   Paola Lambrini, La teoria dei rapporti possessori nella riflessione di Giorgio La Pira, 2006, p. 197.
10   Maria Miceli, Brevi riflessioni su mandato e rappresentanza alla luce del pensiero di Giorgio La Pira, 2006, p. 213.
11   Giuseppe Grosso, La Pira, Giorgio, 1963, p. 450.

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Di tale profonda vocazione romanistica emblematica è una sua lettera datata 21 febbraio 1927 ed
indirizzata al suo maestro Betti:

            “Io ho ben netta dinanzi a me la meta che debbo prefiggermi (e che mi sono
            prefissa): lo studio del diritto romano - Ello lo sa - mi è particolarmente caro: esso
            trascende il senso comune di studio, per assumere - direi - valore di strumento
            della mia medesima formazione interiore. Ha un valore ideale grandissimo e
            costituisce il tratto caratteristico della mia “persona”.” 12

Tale programma di una vita è espresso dalla circostanza, estremamente simbolica, che La Pira abbia
annotato proprio sulla sua copia dei Digesta le venticinque date che riteneva più importanti per la
sua biografia.13


2. Uno strano tecnico del diritto.

2.1. L’opera maggiore (almeno per estensione) di La Pira romanista, quella che gli consentì la
nomina a professore straordinario, è del 1930 e si intitola La successione ereditaria intestata e
contro il testamento in diritto romano. Si tratta di un libro molto ampio (oltre 600 pagine fitte) che
colpisce per la grande dottrina e per la sorprendente maturità nel dominare in modo sicuro una
materia estremamente complessa. La Pira, attraverso lo specifico profilo del suo tema, tratteggia la
pluri-secolare evoluzione della famiglia romana dal modello agnatizio (con la correlativa
regolamentazione giuridica basata sul ius civile antico) al modello basato sulla parentela naturale (e
a cui diedero risposta giuridica il diritto pretorio, il ius civile novum e il diritto giustinianeo).
L’interesse di La Pira per la specifica materia del diritto ereditario è connessa alla centralità sociale
e spirituale che egli, per tutta la sua vita, attribuì alla famiglia. In una lettera a Pugliatti ascriveva
alla familia romana un “carattere costituzionale” che getterebbe lumi sulla concezione stessa dello
Stato, chiamato a favorire la coesistenza degli individui e delle familiae, ma non costituivo delle
loro competenze, in quanto “ogni sfera giuridica ha proprio ex se e non per attribuzione statale un
limite intrinseco di autonomia che non può mai né ridursi né mancare”.14

2.2. Della monografia del 1930, oltre al testo vero e proprio, due elementi paratestuali subito
colpirono (e colpiscono tutt’ora) anche il lettore non specialista.
Il primo è la dedica del libro: “A Contardo Ferrini che per tutte le vie mi ricondusse alla casa del
Padre”: nell’indicare in Ferrini il suo modello, La Pira ha voluto dunque pubblicamente associare a
sé le due qualità apparentemente irrelate di romanista e cristiano.
Il secondo elemento paratestuale è coerente con il primo e riguarda la prefazione. Essa,
significativamente datata “Pasqua del 1930”, si chiude con un toccante ricordo di Dio e con i nomi e
le immagini di Maria e, nuovamente, di Ferrini:

            “E, infine, non sia lasciata senza ricordo quell’interiore serenità che nel lungo
            periodo della stesura del lavoro la dolce misericordia di Dio fece, quale fiore di
            celeste fragranza, sbocciare improvvisa nell’anima mia: ore innumerevoli durante
            le quali la preghiera più viva era congiunta allo studio più intenso, mentre due

12La preziosa lettera è stata rinvenuta da Francesco Mercadante e pubblicata in parte nella sua Presentazione di Giorgio
La Pira, Lettere a Salvatore Pugliatti (1920-1939), 1980, pp. 43-44.
13   Cfr. Giorgio La Pira, Note autobiografiche 1924-1974 scritte sulla prima pagina dei Digesta Iustiniani, 1995.
14 La lettera datata 21 settembre 1925 è stata pubblicata da Francesco Mercadante in Giorgio La Pira, Lettere a
Salvatore Pugliatti (1920-1939), 1980, pp. 65-66.

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             nomi e due immagini riempivano di cielo l’anima: il nome e l’immagine di Maria,
             dolcissimo pegno di immortali speranze, il nome e l’immagine di Contardo
             Ferrini, indicazione sicura della mia strada.”15

Tali due elementi paratestuali rappresentarono “un atto di coraggio morale, che illumina tutto il
primo periodo della sua vita”16. Infatti, l’ambiente accademico, che avrebbe giudicato l’opera e lo
studioso La Pira, anche se ormai aveva perso le punte acute dell’anticlericalismo, “considerava pur
sempre la sfera religiosa come qualcosa di estremamente riservato, che non doveva avere rapporto
alcuno con l’attività scientifica”.17

2.3. La monografia del 1930 e altri lavori minori dedicati al diritto positivo romano si caratterizzano
per il metodo tipico della dogmatica giuridica di delineare una struttura armonica di principî che,
nell’evoluzione storica, si sviluppano consequenzialmente così da accogliere in modo sempre più
adeguato le esigenze di giustizia, ma senza perdere di continuità concettuale e di coerenza logica. In
tale metodo è da vedersi anche l’insegnamento del suo maestro Betti che, in polemica con posizioni
quali quelle di Pietro de Francisci o di Arrigo Solmi che enfatizzavano le discontinuità storiche,
sosteneva “la legittimità e l’opportunità” dell’impiego dei concetti della moderna dogmatica “per lo
studio dell’esperienza giuridica romana”.18


3. L’epistemologia della giurisprudenza romana.

3.1. Dopo essere stato chiamato a Firenze come professore straordinario, il 7 dicembre 1933, La
Pira elaborò quattro saggi (dei quali primo capitolo è la prolusione del 1934) unificati dal medesimo
titolo principale: la genesi del sistema nella giurisprudenza romana. 19 In questi saggi lo studioso si
propose di rintracciare l’elegante logica del diritto romano non più sul piano delle norme, ma su
quello dei processi costitutivi della scienza giuridica. Questo significava mettere in connessione il
diritto con tutti i saperi che erano attivati nell’opera del giurista romano dell’epoca classica
(retorica, logica, dialettica) istituendo una comparazione tra la genesi della scienza giuridica e
quelle di altre scienze (come la matematica). La Pira evidenzia (come avrebbe fatto anche Michel
Villey, un altro grande giurista cattolico) la forte continuità tra il pensiero filosofico classico (in
particolare Aristotele) e la costruzione del sistema nella giurisprudenza romana.
Si trattava di “un terreno completamente inesplorato” che La Pira percorse “quasi per folgorazioni
successive”.20 In questi saggi, il diritto “è còlto in alcune grandi linee categoriali che non soffrono
spazio e tempo, linee pensate come degli universali, quasi un’architettura razionale meramente
conoscitiva che si misura soltanto con le coerenze trascendentali dell’intelletto”.21




15   Giorgio La Pira, La successione ereditaria intestata e contro il testamento in diritto romano, 1930, p. VIII.
16   Gian Gualberto Archi, Ricordo di Giorgio La Pira, 1978, p. 628.
17   Gian Gualberto Archi, Ricordo di Giorgio La Pira, 1978, p. 628.
18   Giovanni Finazzi, La sostituzione pupillare secondo Giorgio La Pira, 2006, p. 163.
19Anche il saggio Problemi di sistematica e problemi di giustizia, pubblicato nel 1946, è da ascrivere alla serie, come
suo quinto capitolo, nonostante non abbia il titolo comune agli altri quattro saggi.
20 Remo Martini, La sistematica dei giuristi romani, 2006, p. 96. I saggi di La Pira, in tempi più recenti, vennero
accusati di improvvisazione culturale da Mario Talamanca.
21   Paolo Grossi, Stile fiorentino: gli studi giuridici nella Firenze italiana: 1859-1950, 1986, p. 201.

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Nel quarto capitolo della serie, Il concetto di scienza e gli strumenti della costruzione scientifica del
1936-1937, La Pira enuncia le tre principali tesi che accomunano questa sua ricerca sulla
costituzione epistemologica della giurisprudenza romana quale prima scienza giuridica:

            “1) Che la giurisprudenza romana - fatto unico nella storia della cultura e fattore
            essenziale della storia del pensiero giuridico antico e moderno – pose, sin
            dall’ultimo secolo della repubblica, le basi ed i muri maestri del primo e più
            grande edificio scientifico del diritto.
            2) Che a questo fine essa – senza venir meno alla sua vocazione all’equità ed alla
            pratica e senza perdere il merito che le deriva dall’essere la vera creatrice della
            scienza giuridica – assimilò, per applicarlo al diritto, il metodo logico dei greci
            (geometri, logici etc.).
            3) Che, per effetto di questa organizzazione scientifica, essa costruì le categorie
            fondamentali di ogni scienza giuridica (quindi, esplicitamente posti o
            implicitamente contenuti nei principî, i concetti fondamentali della dommatica
            moderna).”22

3.2. Come ho detto, una linea di ricerca fortemente improntata ad una ricostruzione epistemologica
del diritto romano è già pienamente articolata nella prolusione fiorentina del 2 febbraio 1934
(pubblicata nel 1935): un testo che conserverà sempre un forte valore per La Pira.
In essa, La Pira enuncia il proprio obiettivo di superare la “tiepidezza” degli studi romanistici a lui
contemporanei che, concentrati sullo “studio del particolare”, avevano smarrito “il panorama
dell’insieme”, proponendosi di lavorare per “porre in luce sempre maggiore le linee grandiosi della
giurisprudenza romana”, quale “edificio immenso e semplice”, “spettacolo [...] di armonia e luce”.
Ciò significava, innanzitutto, affrontare il diritto romano quale “unità”, quale “sistema”.
È notevole segnalare che, nella prospettiva di La Pira, il diritto romano assolve, nella cultura umana
e, segnatamente, nella civiltà cristiana, una funzione analoga a quella di Aristotele:

            “come Aristotile ha [...] scoperto e formulato le leggi del pensiero [...] così i
            grandi giureconsulti di Roma hanno scoperto e formulato le categorie del pensiero
            giuridico.”23

La Pira connette lo sviluppo sistematico della giurisprudenza romana all’influenza determinante di
dialettica e retorica (seguendo in ciò le ricerche di Johannes Stroux che egli esplicitamente cita). In
particolare, La Pira si riferisce a Cicerone (commentando alcuni passi di Brutus, De oratore, De re
publica e Topica), ma, oltre a Cicerone, La Pira già guarda ad Aristotele per le ascendenze della
scienza giuridica romana. È da segnalare che La Pira è tra i primi giuristi (forse il primo) a
sottolineare la specifica importanza della dottrina degli status elaborata dalla retorica, “tentando
addirittura di mettere in collegamento tale dottrina con le formule del processo romano classico”.24
A tale proposito, La Pira scrive della “analogia profonda che c’è fra il modo di impostare una
controversia privata mediante gli schemi del processo formulare ed il modo di impostare una
controversia qualsiasi secondo gli schemi dell’arte retorica”.25
Particolarmente poetica è poi la chiusa della prolusione dove La Pira si rivolge agli studenti in
questi termini:

22 Giorgio La Pira, La genesi del sistema nella giurisprudenza romana: il concetto di scienza e gli strumenti della
costruzione scientifica, 1936-1937, pp. 131-132.
23   Giorgio La Pira, La genesi del sistema nella giurisprudenza romana: problemi generali, 1935, p. 168.
24   Remo Martini, La sistematica dei giuristi romani, 2006, p. 89.
25   Giorgio La Pira, La genesi del sistema nella giurisprudenza romana: problemi generali, 1935, p. 174.

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            “luminosi nell’intelletto, luminosi nel cuore, luminosi nel corpo: solo così voi
            sarete la giovinezza promessa, la primavera rinnovatrice che spande sulla terra
            fragranze di purità celeste.” 26

3.3. Rispetto alla prolusione fiorentina, il nesso tra la giurisprudenza romana ed Aristotele,
attraverso il fondamentale medio degli stoici, è più ampiamente sviluppato in La genesi del sistema
nella giurisprudenza romana: l’arte sistematrice del 1934. Il saggio è quasi interamente dedicato a
Cicerone che, attingendo agli stoici e anche direttamente ad Aristotele, seppe indicare nella retorica
l’arte sistematrice necessaria per una costruzione scientifica del diritto. La retorica, infatti, si basava
sui tre elementi della divisione, della definizione e della argomentazione; e, secondo La Pira,
proprio i primi due hanno consentito al diritto romano di compiere un salto evolutivo analogo a
quello che era stato compiuto da altre tecniche che seppero trasformarsi in scienze (come, in primis,
la geometria). Infatti, secondo La Pira, dividere e definire “sono le due operazioni fondamentali per
mezzo delle quali si erige un edificio scientifico (il sistema)”:

            “La divisione crea la nervatura del sistema: essa ha per fondamento le partizioni
            in genera e species: la definizione, per contro, ha funzione unificatrice perché
            nella sintesi che essa realizza, coordina, riducendole ad unità, tutte le parti che la
            divisione ha generate. La pluralità nell’unità, l’unità nella pluralità; è questa la
            legge che regola intrinsecamente ogni sistema scientifico” 27

Seguendo un’indicazione di Cicerone (Brutus, § 152), La Pira ritiene che sia stato Servio Sulspicio
Rufo “il costruttore della prima opera giuridica sistematica” che, grazie all’utilizzo di divisioni e
definizioni proprie della retorica, superò la giurisprudenza pratica avviando la sua trasformazione in
scienza.28

3.4. La fondazione epistemologica della giurisprudenza romana è ulteriormente sviluppata nel
saggio del 1935 dedicato a La genesi del sistema nella giurisprudenza romana: il metodo. Qui La
Pira presenta il metodo deduttivo come quello che è proprio di ogni sistemazione scientifica e che,
quindi, avrebbe consentito anche al diritto di divenire scienza. 29 Paradigma del metodo deduttivo è
la geometria euclidea; e, per tale ragione, La Pira esamina diffusamente (e in modo assai originale
per un giurista) le opere di Euclide. Quindi, seguendo anche le indicazioni del filosofo pragmatista
Giovanni Vailati (che tra i primi in Italia si segnalò per la sua attenzione alla metodologia), effettua
una articolata analisi dell’epistemologia aristotelica. Da Aristotele risale quindi a Platone, la cui
dialettica, basata sulla tecnica della divisione, è presentata come la matrice prima del metodo
deduttivo. Infine, molto interessanti sono gli ultimi paragrafi in cui La Pira presenta esempi dei
giuristi romani relativi ai tre momenti in cui si articola il metodo deduttivo: la ricerca induttiva dei
principî (nel diritto: definizioni e regole); la deduzione sillogistica dai principî (nel diritto: i
responsa); la riconduzione ad unità della molteplicità delle deduzioni attraverso una
sistematizzazione per genera, species e partes.30 Così La Pira ritiene di avere dimostrato la
fondamentale unità metodologica della giurisprudenza romana, delle metafisiche di Platone e
Aristotele e della geometria di Euclide.

26   Giorgio La Pira, La genesi del sistema nella giurisprudenza romana: problemi generali, 1935, p. 181.
27   Giorgio La Pira La genesi del sistema nella giurisprudenza romana: l’arte sistematrice, 1934, p. 344.
28   Giorgio La Pira La genesi del sistema nella giurisprudenza romana: l’arte sistematrice, 1934, p. 353.
29   Giorgio La Pira, La genesi del sistema nella giurisprudenza romana: il metodo, 1935, p. 321 e p. 325.
30   Giorgio La Pira, La genesi del sistema nella giurisprudenza romana: il metodo, 1935, p. 321; p. 325; pp. 344-348.

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3.5. L’importanza di “divisione” e “definizione” nella costruzione sistematica di ogni scienza, e
quindi anche della scienza giuridica, è approfondita nel saggio del 1936-1937 intitolato La genesi
del sistema nella giurisprudenza romana: il concetto di scienza e gli strumenti della costruzione
scientifica. Anche in questo saggio lo spazio maggiore è riservato all’analisi delle opere di Cicerone
in quanto, secondo La Pira, una “visione anche sommaria di tutta la produzione ciceroniana mostra
la più accurata applicazione del metodo scientifico”.31 Ma una significativa attenzione è dedicata
anche al filologo alessandrino del II sec. a. C. Dionisio Trace (per la costruzione scientifica della
grammatica), all’architetto del I sec. a. C. Vitruvio (per la costruzione scientifica dell’architettura) e
ovviamente ad Aristotele, ripreso attraverso i commenti di Tommaso. La genesi del metodo
scientifico è comunque fatta risalire definitivamente alla dialettica platonica finemente analizzata
anche attraverso l’esposizione che ne fece Alcinoo (I / II sec. d. C.).
Infine, per quanto riguarda specificamente il diritto romano, La Pira indica in Gaio la via ancora
oggi praticabile per verificare come la ricezione della metodologia logico-retorica abbia consentito
alla giurisprudenza romana di costituirsi in sistema scientifico:

             “il sistema gaiano è conforme - quanto alla sua struttura - ai sistemi delle altre
             discipline laragamente diffusi nella cultura romana dell’ultimo secolo, ed è
             conforme alle linee strutturali di quel sistema giuridico che Cicerone disegna in
             vari luoghi delle sue opere e che, secondo lo stesso Cicerone, Servio ha
             pienamente attuato.” 32

3.6. A segnare una sintonia di La Pira con le correnti vive degli studi di diritto romano, va ricordato
che è del 1934 la pubblicazione dei Prinzipien des Römischen Rechts di Fritz Schulz (che La Pira
citò immediatamente nello stesso anno di pubblicazione).33
In coerenza con una linea di ricerca finalizzata a ricostruire la specifica emersione del diritto
romano, La Pira indicò il programma di “una storia giuridica biografica dell’antichità romana”
dedicata alla “attività individuale dei singoli giureconsulti”. 34 Di tale storia è un capitolo il saggio
del 1938 su La personalità scientifica di Sesto Pedio, saggio che si presenta come la più felice
sintesi tra la prima fase degli studi lapiriani di diritto romano (in cui vi è un’alta densità tecnico-
giuridica) e le nuove prospettive delineate nella prolusione fiorentina: a mio modesto parere, si
tratta del capolavoro romanistico di La Pira.
La Pira ritrova in Sesto Pedio quel metodo scientifico, basato su definizione e divisione, che egli
aveva ricostruito nei saggi sulla genesi della giurisprudenza romana, ma soprattutto, partendo
dall’importanza che in Pedio ha l’analogia, elabora una articolata teoria dell’interpretazione (sia del
negozio giuridico, sia della norma giuridica). È, infatti, in Pedio che si può trovare “la più antica e
più comprensiva” formulazione del principio dell’analogia, secondo cui la sanzione prevista per una
certa fattispecie viene riferita “ad una fattispecie concreta diversa ma simile”.35 Dopo ampie e
raffinate analisi, La Pira giunge a presentare “la gerarchia di scopi che muovono tutto l’apparato
delle norme giuridiche” e a cui deve tendere l’interpretazione del giurista:


31 Giorgio La Pira, La genesi del sistema nella giurisprudenza romana: il concetto di scienza e gli strumenti della
costruzione scientifica, 1936-1937, p. 141.
32 Giorgio La Pira, La genesi del sistema nella giurisprudenza romana: il concetto di scienza e gli strumenti della
costruzione scientifica, 1936-1937, p. 159.
33 La Pira citò il libro di Schulz in La genesi del sistema nella giurisprudenza romana: l’arte sistematrice, 1934, p. 336;
cfr. Massimo Brutti, Giorgio La Pira: passione politica e scienza del diritto, 2006, p. 76, n. 78.
34   Giorgio La Pira, La genesi del sistema nella giurisprudenza romana, 1935, p. 169.
35   Giorgio La Pira, La personalità scientifica di Sesto Pedio, 1938, p. 308.

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             “1. Anzitutto c’è lo scopo fondamentale - troppo dimenticato da tanti giuristi!- cui
             tende, in ultima analisi, ogni norma giuridica: ed è l’attuazione della giustizia [...]
             e dell’aequitas [...].
             2. C’è uno scopo logico-sistematico in virtù del quale una norma giuridica va
             interpretata in funzione della coerenza logica e sistematica dell’ordinamento
             giuridico di cui fa parte [...].
             3. C’è lo scopo prossimo per il quale la norma è stata o avrebbe potuto essere
             (analogia) emanata: esso consiste nella tutela di un dato interesse (utilitas) [...].”36

Attraverso una brillante e tecnicamente avvedutissima esegesi dei testi di Pedio, La Pira ritrova in
essi la preoccupazione di assicurare tale triplice ordine di scopi. Sinteticamente, secondo La Pira,
l’opera di Pedio “si svolge con coerenza realizzando una mirabile conciliazione fra le esigenze della
logica e quelle della giustizia e della pratica”.37


4. Il Professore di Diritto romano.

4.1. Per quasi mezzo secolo La Pira insegnò il diritto romano, “innamorato del suo colloquio con gli
studenti”.38 Anche negli anni più intensi del suo impegno civile “non riuscì mai a decidersi per
l’abbandono, o almeno per la sospensione, della attività didattica”. 39 Da poco nominato assistente,
tenne il suo primo ciclo di lezioni a Firenze già nella primavera del 1927 (avrebbe assunto l’incarico
ufficiale di insegnamento il 17 ottobre di quell’anno). Di questo primo ciclo di lezioni diede
immediata notizia all’amico Pugliatti in una lettera:

             “ho ottenuto di fare un corso di lezioni di diritto romano (2 ore settimanali) in
             materia ereditaria. I miei studenti variano tra la diecina e la dozzina.”40

La passione per l’insegnamento (che sempre lo accompagnò) emerge in un’altra lettera a Pugliatti di
sei anni successiva:

             “Provo tanta gioia nel mio insegnamento: gli studenti mi seguono: ad essi io mi
             sforzo di mostrare le bellezze geometriche del diritto romano. Credilo, c’è tanta
             luce in questo panorama di istituti che offrono allo sguardo linee architettoniche
             così belle!
             Il Diritto Romano va insegnato così: mostrando queste prospettive ricche di
             simmetria; solo così il nostro insegnamento ha una funzione educativa di grande
             importanza.
             Come sarebbe bello se potessimo dare agli studi giuridici questo afflato di
             bellezza che solleva dalla tecnica pura alla visione di un panorama unitario!
             [...] La tecnica deve affinare, non isterilire: deve essere feconda, non sterile.
             [...][L]a cattedra è uno strumento sacro e noi dobbiamo servircene per la verità.”41

36   Giorgio La Pira, La personalità scientifica di Sesto Pedio, 1938, pp. 323-324.
37   Giorgio La Pira, La personalità scientifica di Sesto Pedio, 1938, p. 334.
38   Paolo Grossi, Stile fiorentino: gli studi giuridici nella Firenze italiana: 1859-1950, 1986, p. 198.
39   Paolo Frezza, Giorgio La Pira romanista, 1995, p. 21.
40La lettera datata 31 marzo 1927 è stata pubblicata da Francesco Mercadante in Giorgio La Pira, Lettere a Salvatore
Pugliatti (1920-1939), 1980, p. 71.

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4.2. Già nel 1928 vennero raccolte da uno studente le prime Istituzioni di diritto romano (a cui
seguirono altre edizioni sempre curate da altri). Quindi La Pira stesso pubblicò un Corso di
istituzioni di diritto romano nel 1940, a cui seguì una seconda edizione nel 1944, e nel 1948 le sue
Istituzioni di diritto romano (che costituisce anche l’ultima edizione di dispense da lui direttamente
curate42). Dal 1952 le Istituzioni di diritto romano ebbero diverse edizioni a cura di Pietro Beretta
Anguissola. Per l’impianto del Corso e delle Istituzioni (mai variato dal 1940 al 1973)43, La Pira si
rifà esplicitamente alla tripartizione delle Institutiones di Gaio: il giurista romano non solo
rappresenta un modello di sistematica, ma anche colui che ha dato centralità e priorità al concetto di
persona:44 “tutto il diritto di cui ci serviamo riguarda o le persone, o le cose, o le azioni. Ma prima
trattiamo delle persone” (Gai Institutiones, I, 8).
Nei manuali di istituzioni, lo stile di La Pira è costituito da un argomentare “privo di
approssimazione e soprattutto di qualsiasi astrazione e, invece, volto [...] a cogliere l’essenziale
concretezza di ciò di cui l’autore si occupa”.45


5. Diritto romano all’incontro di antropologia e metafisica.

5.1. Per qualificare sinteticamente la visione di La Pira riguardo al diritto, si sono proposte due
celebri citazioni rispettivamente dai Digesta e da Cicerone.46
La prima citazione riguarda la tesi di Ermogeniano (in D. I.5.2) secondo cui tutto il diritto è stato
costituito in vista degli uomini e, quindi, è la persona ad esserne l’elemento centrale anche nella
esposizione sistematica di esso:

            “Essendo stato tutto il diritto costituito per gli uomini [hominum causa],
            tratteremo dapprima dello stato delle persone e, dopo, degli altri temi [...].”

La seconda citazione è un passo di Cicerone (De re publica, 1:25) dove il diritto è elemento
costitutivo della definizione stessa di popolo:

            “la res publica è ciò che appartiene al popolo. Ma non è popolo ogni unione di
            uomini aggregata in modo qualsiasi, bensì l’unione della moltitudine [coetus
            multitudinis] associata sulla base della condivisione di un diritto [iuris consensu] e
            della comune utilità.”

Dunque in La Pira il diritto è pensato come una sorta di medio tra persona e popolo: si fonda sulla
persona e, a sua volta, fonda la possibilità di un popolo; presuppone una antropologia e rende
possibile una politica.



41 La lettera datata 11 dicembre 1933 è stata pubblicata da Francesco Mercadante in Giorgio La Pira, Lettere a
Salvatore Pugliatti (1920-1939), 1980, p. 145.
42   Cfr. Paolo Frezza, Giorgio La Pira romanista, 1995, p. 20.
43   Cfr. Pierangelo Catalano, Alcuni concetti e principî giuridici romani secondo Giorgio La Pira, 2003, § I.4.
44   Cfr. Sebastiano Tafaro, Diritto romano: un diritto per la persona, 2006.
45 Ernesto Bianchi, Astrazioni e finzioni in tema di “personae”: il concepito: attualità e concretezza del pensiero
lapiriano, 2006, p. 111.
46   Giuseppe Valditara, Persona, Stato, libertà, proprietà e pace nel pensiero di La Pira, 2006, pp. 276-277.

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5.2. Il personalismo, che La Pira ritrova nella sistematica gaiana e nella filosofia dei giuristi romani,
si precisa nella concezione della persona presente nel diritto civile. La Pira ritrova nel diritto civile
romano una concezione della persona lontana dalla arbitraria astrattezza dell’art. 1 del Codice civile
italiano (secondo cui “La capacità giuridica si acquista dal momento della nascita” e “I diritti che la
legge riconosce a favore del concepito sono subordinati al momento della nascita”). Infatti, La Pira
evidenzia che il diritto civile romano equiparava interamente il concepito al nato con una fictio ad
un tempo realistica e assiologicamente fondata. Già nella monografia del 1930, La Pira scriveva che
il concepimento “determina il sorgere di un posto di suus nella familia”. 47 Quindi si riferirà a Paolo
(D. I.5.7), secondo cui “colui che è nell’utero è protetto allo stesso modo che se fosse già venuto al
mondo” e a Giuliano (D. I.5.26), secondo cui “coloro che sono nell’utero pressoché in tutto il diritto
civile si intendono esistenti”.48

5.3. S’è detto che in La Pira l’interesse per il diritto romano è stato, ab initio, congiunto con la sua
vocazione religiosa, forse ancora più strettamente rispetto a Ferrini, che La Pira scelse come
modello di vita, ma che, a differenza di La Pira, tenne sempre separati, almeno nella forma esteriore
dei suoi scritti, il lavoro di romanista e la sua viva spiritualità cristiana. Nella prospettiva di La Pira
anche il tecnicismo giuridico assume pertanto forti connotazioni valoriali sia sotto il profilo
antropologico, sia sotto quello, meno ovvio, teologico:

             “il tecnicismo giuridico, come quello scientifico in generale, non è fine a sé stesso
             e non si esaurisce in gusti di logica ed estetica; ma è cooperazione riflessa ed
             amorosa a quel grande sforzo di finalità che muove tutto l’essere dell’uomo. [...]
             Bisogna dunque volgere lo sguardo al mondo interiore dell’uomo, a quella
             struttura della mente umana in cui Dio ha posti gli slanci vitali primi
             dell’intelligenza e del volere.”49

In questa prospettiva si comprende come l’intera vita di La Pira appaia dotata di straordinaria
coerenza, pur essendo suddivisa in fasi abbastanza nette, e com’egli fino alla fine sia sempre stato
un romanista e come tale si sia sempre considerato.


6. Bibliografia delle opere citate.

6.1. Bibliografia delle opere citate di La Pira romanista.

La Pira, Giorgio, La successione ereditaria intestata e contro il testamento in diritto romano,
Firenze, Vallecchi, 1930.

La Pira, Giorgio, Il diritto naturale nella concezione di S. Tommaso d’Aquino, in: Indirizzi e
conquiste della filosofia neo-scolastica italiana, Milano, Vita e Pensiero, 1934, pp. 193-205.

La Pira, Giorgio, La genesi del sistema nella giurisprudenza romana: l’arte sistematrice, in:
“Bullettino dell’Istituto di Diritto Romano”, 42 (1934), pp. 336-355.

La Pira, Giorgio, La genesi del sistema nella giurisprudenza romana: problemi generali, in: Studi
in onore di Filippo Virgilii, Roma, Società editrice del “Foro italiano”, 1935, pp. 159-182.

47   Giorgio La Pira, La successione ereditaria intestata e contro il testamento in diritto romano, 1930, p. 78.
48   Cfr. Pierangelo Catalano, “La famiglia sorgente della storia” secondo Giorgio La Pira, 1995, pp. 25-26.
49   Giorgio La Pira, Il diritto naturale nella concezione di S. Tommaso d’Aquino, 1934, p. 205.

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La Pira, Giorgio, La genesi del sistema nella giurisprudenza romana: il metodo, in: “Studia et
Documenta Historiae et Iuris”, 1 (1935), pp. 319-348.

La Pira, Giorgio, La genesi del sistema nella giurisprudenza romana: il concetto di scienza e gli
strumenti della costruzione scientifica, in: “Bullettino dell’Istituto di Diritto Romano”, 44 (1936-
1937), pp. 131-159.

La Pira, Giorgio, Problemi di sistematica e problemi di giustizia, in: Atti del V Congresso
Nazionale di Studi Romani: La missione dell’Impero di Roma nella storia della civiltà, Roma, Ist.
di Studi Romani, 1938, V, pp. 22-31.

La Pira, Giorgio, La personalità scientifica di Sesto Pedio, in: “Bullettino dell’Istituto di Diritto
Romano”, 45 (1938), pp. 293-334.

La Pira, Giorgio, Istituzioni di diritto romano: dalle lezioni del ch.mo prof. La Pira, raccolte dallo
studente C. Guglieri, Firenze, Poligrafica Universitaria, 1928.

La Pira, Giorgio, Corso di istituzioni di diritto romano, Firenze, Editrice Universitaria, 1940; 1944.

La Pira, Giorgio, Istituzioni di diritto romano, Firenze, Editrice Universitaria, 1948.

La Pira, Giorgio, Istituzioni di diritto romano, A cura di Pietro Beretta Anguissola, Firenze, Editrice
Universitaria, 1952; 1955; 1956.

La Pira, Giorgio, Lettere a Salvatore Pugliatti: 1920-1939, a cura di Francesco Mercadante, Roma,
Studium, 1980.

La Pira, Giorgio, Note autobiografiche 1924-1974 scritte sulla prima pagina dei Digesta Iustiniani,
in: “Index: Quaderni camerti di studi romanistici - International Survey of Roman Law”, 23 (1995),
pp. 3-4.

Catalano, Pierangelo (ed.), Sull’Europa, sull’insegnamento e l’applicazione del diritto romano
(1922-1974): citazioni scelte di Giorgio La Pira, in: “Index: Quaderni camerti di studi romanistici -
International Survey of Roman Law”, 23 (1995), pp. 30-42.

Catalano, Pierangelo (ed.), Antologia di testi romanistici lapiriani, ms., 2004 [in occasione del
seminario di studi La cattedra ‘strumento sacro’: incontro dei romanisti, tenutosi a Roma dall’11 al
13 novembre 2004].


6.2. Bibliografia delle opere citate su La Pira romanista.

Archi, Gian Gualberto, Ricordo di Giorgio La Pira, in: “Studia et Documenta Historiae et Iuris”, 44
(1978), pp. 627-635.

Balestri Fumagalli, Marcella, Il giurista e la Sapienza: il magistero di Contardo Ferrini nella vita e
nell’opera di Giorgio La Pira, in: Atti della Accademia Peloritana dei Pericolanti, Napoli, Edizioni
Scientifiche Italiane, 2006, pp. 271-290.



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Bianchi, Ernesto, Astrazioni e finzioni in tema di “personae”: il concepito: attualità e concretezza
del pensiero lapiriano, in: “Index: Quaderni camerti di studi romanistici - International Survey of
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contemporanea: atti del Convegno internazionale di studi in onore di Alberto Burdese, I, Padova,
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di studi romanistici - International Survey of Roman Law”, 34 (2006), pp. 161-189.

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Miceli, Maria, Brevi riflessioni su mandato e rappresentanza alla luce del pensiero di Giorgio La
Pira, in: “Index: Quaderni camerti di studi romanistici - International Survey of Roman Law”, 34
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Tafaro, Sebastiano, Diritto romano: un diritto per la persona, in: “Index: Quaderni camerti di studi
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Valditara, Giuseppe, Persona, Stato, libertà, proprietà e pace nel pensiero di La Pira, in: “Index:
Quaderni camerti di studi romanistici - International Survey of Roman Law”, 34 (2006), pp. 275-
282.




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