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Orario di lavoro

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Orario di lavoro Powered By Docstoc
					L’ORARIO DI LAVORO
      nelle pubbliche
     amministrazioni
L’orario di lavoro nella
regolamentazione giuridica:
le funzioni dell’istituto
    L’orario di lavoro               L’orario di lavoro
  come parametro per la        come strumento di tutela della
   determinazione della           salute e sicurezza dei
       retribuzione                      lavoratori




              L’orario di lavoro come tecnica
    di organizzazione degli uffici e gestione del personale
       Il tempo di lavoro


1) Orario normale di lavoro
2) Orario massimo
3) Orario “medio” (flessibile)
     Il tempo di non lavoro

In particolare, la disciplina delle
   pause e dei riposi:
1) La “pausa” giornaliera;
2) Il riposo giornaliero;
3) Il riposo settimanale;
4) Le ferie annuali.
   La specificità del lavoro
          notturno
L’ordinamento regolamenta il
  lavoro notturno, sia sotto il
  profilo della durata, che sotto
  quello della tutela della
  salute e sicurezza del
  lavoratore o della lavoratrice
  addetta a lavori notturni
  (visite mediche, divieti, etc.).
    Il tempo di lavoro nella
          Costituzione
Art. 36 Cost., comma 2:
“la durata massima della giornata
  lavorativa è stabilita dalla legge”.
Art. 36 Cost., comma 3:
“il lavoratore ha diritto al riposo
  settimanale e a ferie annuali retribuite,
  e non può rinunziarvi”
La durata normale e massima della
settimana di lavoro (settore privato)

 R.d.l. n. 692 del 1923    Legge n. 196 del
                             1997, art. 13

8 ore giornaliere o 48
    ore settimanali,
   elevabili in caso di
   utilizzo del lavoro    40 ore settimanali
   straordinario a 10        riducibili dalla
  ore giornaliere e 60      contrattazione
       settimanali
                                collettiva
Il ruolo della contrattazione
 collettiva (settore privato)
     Nel settore privato, la
   contrattazione collettiva, a
 partire dagli anni ’60, aveva già
   progressivamente ridotto il
  tempo di lavoro sino a 40 ore
           settimanali
   L’orario di lavoro nel pubblico
  impiego prima della riforma (1)


Il r.d.l. n. 692 del 1923 non si
  applicava, per espressa
  previsione dello stesso, “agli
  uffici e servizi pubblici”
    L’orario di lavoro nel pubblico
   impiego prima della riforma (2)
Art. 14 d.p.r. n. 3 del 1957 sull’orario
 di servizio.
1) “L'orario giornaliero rimane regolato dalle
  norme in vigore” (rinvio alla legislazione
  settoriale specie corporativa).
2) “Quando le esigenze dell'Amministrazione
  lo richiedano l'impiegato è tenuto a prestare
  servizio con diritto alla retribuzione per
  lavoro straordinario anche in ore non
  comprese nell'orario normale, salvo che sia
  esonerato per giustificati motivi”.
    L’orario di lavoro nel pubblico
   impiego prima della riforma (3)

L’art. 30, comma 2, l. n. 93 del 1983,
  stabilisce che “l’art. 14 dp.r. n. 3/1957
  va interpretato nel senso che l’orario
  ordinario di lavoro ivi disciplinato è di
  trentasei ore settimanali”, rinviando a
  provvedimento ministeriale o del capo
  dell’ufficio, d’intesa con le OO.SS., la
  definizione delle modalità di
  articolazione degli orari di lavoro.
    L’orario di lavoro nel
 pubblico impiego riformato

Il principio che ispira la disciplina:
Il rapporto fra “orario di lavoro” (come
   elemento del rapporto contrattuale) e
   “orario di servizio” (come elemento
   del modello organizzativo).
    La circolare della FP 24/2/1995
a) Per "orario di servizio" si intende il periodo di tempo
   giornaliero necessario per assicurare la funzionalità delle
   strutture degli uffici pubblici e l'erogazione dei servizi
   all'utenza.
b) Per "orario di apertura al pubblico" si intende il periodo di
   tempo giornaliero che, nell'ambito dell'orario di servizio,
   costituisce la fascia oraria, ovvero le fasce orarie, di
   accesso ai servizi da parte dell'utenza.
c) Per "orario di lavoro" si intende il periodo di tempo
   giornaliero durante il quale, in conformità all'orario
   d'obbligo contrattuale, ciascun dipendente assicura la
   prestazione lavorativa nell'ambito dell'orario di servizio.
     Il d. lgs. n. 29 del 1993
Art. 60, d. lgs. n. 29/93 :
”l’orario di servizio si articola di norma su sei
  giorni, dei quali cinque anche nelle ore
  pomeridiane…..al fine di corrispondere alle
  esigenze dell’utenza” (comma 1)
“l’orario di lavoro, nell’ambito dell’orario
  d’obbligo contrattuale, è funzionale
  all’orario di servizio” (comma 2)
    La legge n. 724 del 1994
L’art. 22, l. n. 724 del 1994 dispone
   l’abrogazione dell’art. 60, d. lgs.
   n. 29 del 1993.
a) Impone l’articolazione dell’orario di
   servizio “su 5 giorni settimanali, anche
   nelle ore pomeridiane”;
b) Ribadisce il principio della natura
   contrattuale dell’orario di lavoro, indicando
   la prospettiva della armonizzazione fra
   orario di lavoro e orario di servizio.
   Il d. lgs. di recepimento della
        direttiva comunitaria


  Il decreto legislativo n. 66 del 2003
  recepisce nel nostro ordinamento la
  direttiva CE n. 93/104/Ce (ora
  direttiva n. 2003/88/Ce).
Il d. lgs. n. 66/2003 è stato novellato dal
    d. lgs. n. 213 del 2004 e, di recente,
           dalla l. n. 133 del 2008.
Il d. lgs. n. 66/2003: il campo di
            applicazione
 Art. 1, comma 1, d. lgs. n.
  66/2003: “Le disposizioni
  contenute nel presente
  decreto si applicano a tutti i
  settori di attività pubblici e
  privati”
  L’effetto abrogativo del d.
      lgs. n. 66 del 2003
Art. 19, comma 2: “dalla data di
 entrata in vigore del presente d.
 lgs. sono abrogate tutte le
 disposizioni legislative e
 regolamentari nella materia
 disciplinata dal d. lgs. medesimo,
 salve le disposizioni
 espressamente richiamate”
 La tecnica normativa:
        legge e
contrattazione collettiva
Il decreto fa salvo il ruolo
tradizionalmente svolto dalla
contrattazione collettiva in materia
di orario di lavoro.
Molti sono i rinvii e molte le deroghe
consentite alla contrattazione
collettiva.
  L’orario di lavoro nelle p.a.: il
 modello regolativo attualmente
              vigente

Si fonda sul rapporto di
 coordinamento fra il d. lgs. n.
 66/2003 e i contratti collettivi di
 comparto (senza ignorare, in
 riferimento a taluni istituti,
 l’elaborazione giurisprudenziale)
 Il decreto legislativo n. 66 del 2003:
      AMBITO DI APPLICAZIONE

La nuova normativa
  sull’orario di lavoro si
  applica a tutti i settori di
  attività, pubblici e privati,
  ma con alcune eccezioni.
    Ipotesi di non applicazione ad alcune
       categorie di lavoratori pubblici
- Servizi di protezione civile, ivi
  compresi quelli del corpo
  nazionale dei vigili del fuoco;        - Personale della scuola di
- Strutture giudiziarie,                   cui al d. lgs. n. 297/1994
  penitenziarie e di quelle
  destinate per finalità istituzionali
                                         - Personale delle forze di
  alle attività degli organi con           polizia, delle forze armate e
  compiti in materia di ordine e           addetti al servizio di
  sicurezza pubblica, delle                polizia municipale e
  biblioteche, dei musei e delle           provinciale, in relazione
  aree archeologiche dello stato;
                                           alle attività operative
“Non trovano applicazione in
  presenza di particolari esigenze
                                           specificamente istituzionali
  inerenti al servizio espletato
  individuate con decreto
  ministeriale”
    La “limitata” applicazione ai
 lavoratori con orario di lavoro “non
   misurabile” (art. 17, comma 5)
Salve le disposizioni in       “non è misurata o
  materia di riposo               predeterminata o può
  settimanale, ferie              essere determinata dai
  annuali e durata del            lavoratori stessi e, in
  lavoro notturno, la             particolare, quando si
  restante disciplina non         tratta di:
  si applica ai lavoratori     - dirigenti, personale
  la cui durata dell’orario       direttivo delle aziende
  di lavoro, a causa delle        o altre persone aventi
  caratteristiche                 potere di decisione
  dell’attività esercitata….      autonomo”
 Le nozioni “contrapposte” di
ORARIO DI LAVORO e PERIODO
         DI RIPOSO
Art. 1, comma 2, lett. a): “qualsiasi periodo
       in cui il lavoratore sia al lavoro, a
      disposizione del datore di lavoro e
  nell'esercizio della sua attività o delle sue
                     funzioni”.

Art. 1, comma 2, lett. b): “qualsiasi periodo
     che non rientra nell’orario di lavoro”
 Cosa è certamente escluso
    dall’orario di lavoro

Il tempo impiegato per recarsi
   nel posto di lavoro
(anche se i CCNL di comparto
   prevedono una diversa
   disciplina per il caso della
   “trasferta”)
Altri tempi “esclusi” dall’orario di
lavoro: il caso della “reperibilità”
Cass. 19 novembre 2008, n. 27477 (in materia di
    rapporto di lavoro negli enti locali):
“la reperibilità del dipendente è una prestazione
    strumentale e accessoria, qualitativamente
    diversa dalla prestazione di lavoro e consiste
    nell’obbligo del lavoratore di porsi nella
    condizione di essere prontamente rintracciato
    in vista di una eventuale prestazione
    lavorativa, comportando il diritto a fruire di un
    particolare trattamento economico aggiuntivo”
        ORARIO NORMALE
  DI LAVORO (art. 3, d. lgs. 66/03)

L’orario normale di lavoro non può
            superare le
       40 ORE SETTIMANALI

La contrattazione collettiva potrà
 stabilire una durata minore e riferire
 l’orario normale alla media in un
 periodo non superiore ad un anno.
IL LAVORO STRAORDINARIO
     (art. 5, d. lgs. 66/03)
a) Il lavoro straordinario è quello prestato oltre l’orario
  normale (le 40 ore settimanali)

b) In difetto di regole definite dalla contrattazione
  collettiva, è ammesso previo accordo e per un
  numero di ore non superiore a 250 ORE annuali

c) Il lavoro straordinario è compensato con le
  maggiorazioni previste dalla contrattazione collettiva.
    Orario massimo di lavoro
      (art. 4, d. lgs. 66/03)
La durata massima dell’orario di lavoro è
  stabilita dai contratti collettivi di lavoro
La durata media dell'orario di lavoro non
  può in ogni caso superare, per ogni
  periodo di sette giorni, le 48 ore,
  comprese le ore di lavoro
  straordinario.
La durata media dell'orario di lavoro deve
  essere calcolata con riferimento a un
  periodo non superiore a quattro mesi
  (elevabile sino a 12 dalla
  contrattazione collettiva).
L’orario di lavoro settimanale nel CCNL
                Ministeri

“L’orario ordinario di lavoro è di 36 ore
  settimanali. L’orario di lavoro, previo esame
  con le OO.SS., è articolato su 5 giorni, fatte
  salve le esigenze dei servizi da erogarsi con
  carattere di continuità, che richiedono orari
  continuativi o prestazioni per tutti i giorni della
  settimana, o che presentino particolari esigenze
  di collegamento con le strutture di altri uffici
  pubblici”.
  (segue) l’eventuale riduzione
   dell’orario di lavoro a 35 ore
            settimanali


Può essere introdotto, in
  presenza di determinati
  requisiti, ove ciò sia
  previsto dal contratto
  collettivo integrativo.
   Il lavoro straordinario nel CCNL
                Ministeri
- La finalità dello straordinario (fronteggiare
  situazioni di lavoro eccezionali e non come
  fattore ordinario di programmazione
  dell’orario di lavoro)
- La necessaria autorizzazione del dirigente,
  da effettuarsi di volta in volta, escludendo
  dunque forme generalizzate
- I meccanismi di maggiorazione economica e
  la possibilità per il dipendenti di optare per il
  riposo compensativo
   Le possibili tipologie di
  orario (anche coesistenti)
CCNL Ministeri:
• Orario articolato su 5 giorni con la
  prosecuzione della prestazione lavorativa
  nelle ore pomeridiane (con durata e
  collocazione diversificata)
• Orario articolato su 6 giornate, in genere per
  sei ore continuative antimeridiane
• Orario flessibile, turnazioni, orario
  plurisettimanale
             La turnazione
“La turnazione serve a garantire la copertura
   massima dell’orario di servizio giornaliero
   e dell’orario di servizio settimanale su
   cinque, sei o sette giorni per ben definiti
   tipi di funzioni ed uffici. A tale tipologia si
   fa ricorso qualora le altre tipologie di
   orario ordinario non siano sufficienti a
   coprire le esigenze di servizio”.
       L’orario plurisettimanale
1.    La programmazione plurisettimanale dell’orario di
      lavoro ordinario viene effettuata in relazione a
      prevedibili esigenze di servizio di determinati uffici e
      servizi.
2. Ai fini dell’ adozione dell’orario di lavoro
      plurisettimanale devono essere osservati i seguenti
      criteri:
- il limite massimo dell’orario di lavoro ordinario
      settimanale è di 44 ore;
- al fine di garantire il rispetto delle 36 ore medie
      settimanali, i periodi di maggiore e di minore
      concentrazione dell’orario devono essere individuati
      contestualmente di anno in anno e di norma,
      rispettivamente, non possono superare le 13
      settimane .
         L’orario “flessibile”
E’ possibile adottare l’orario flessibile di
   lavoro giornaliero, con l’ individuazione di
   fasce temporali di flessibilità in entrata ed
   in uscita. Occorre tener conto sia delle
   esigenze di servizio sia delle esigenze del
   personale, anche in relazione alle
   dimensioni del centro urbano ove è
   ubicata la sede di servizio.
R I P O S O GIORNALIERO
   (art. 7, d. lgs. 66/03)
       Al lavoratore spettano ogni 24 ore

     11 ORE DI RIPOSO CONSECUTIVO

  Il riposo deve essere fruito in modo consecutivo ,
   fatte salve la attività caratterizzate da periodi di
 lavoro frazionati durante la giornata o da regimi
                       di reperibilità
   Il limite indiretto di ORARIO
           GIORNALIERO
Benché la legge non faccia espresso
riferimento alla “durata giornaliera della
prestazione di lavoro”, dalla disposizione sul
riposo giornaliero si ricava una durata
massima giornaliera dell’orario di lavoro, salve
le pause obbligatorie per legge, pari ad un
massimo di

                  13 ORE
L’orario di lavoro giornaliero

CCNL Ministeri:
“l’orario di lavoro massimo
 giornaliero è di nove ore”.
Il diritto alla pausa (art. 8, d. lgs.
                66/03)
 Se l’orario di lavoro eccede il limite
  delle sei ore giornaliere, il
  lavoratore ha diritto ad un intervallo
  per la pausa.
 Se la durata della pausa non è
  stabilita dalla contrattazione
  collettiva, essa è non inferiore a
  dieci minuti
     Il diritto alla pausa
CCNL Ministeri:
“dopo massimo sei ore
 consecutive di lavoro deve
 essere prevista una pausa che
 comunque non può essere
 inferiore ai 30 minuti”
RIPOSO SETTIMANALE (art. 9, d. lgs.
                  66/03)
   Il lavoratore ha diritto ad almeno 24
    ORE consecutive di riposo ogni sette
    giorni, di regola in coincidenza con la
    DOMENICA;
   vanno cumulate alle ore di riposo
    giornaliero;
    Il riposo settimanale può essere
    calcolato come “media” in un periodo
    non superiore a 14 giorni (riposo su
    base multiperiodale)
    deroghe ed eccezioni
Il diritto alle FERIE ANNUALI


La ratio secondo la consolidata
 interpretazione giurisprudenziale:
 l’esigenza di reintegrare le energie
 psico-fisiche del lavoratore, nonché
 di consentire la fruizione di quote di
 tempo da dedicare alla famiglia, alle
 vacanze, etc.
             F E R I E ANNUALI
                  (Art. 10)
     Il lavoratore ha diritto ad almeno

               4 SETTIMANE

di ferie all’anno, che non possono essere
 sostituite da una indennità “per ferie non
 godute”, salvo in caso di risoluzione del
               rapporto di lavoro

 La contrattazione collettiva potrà stabilire
condizioni di miglior favore (per es. la quinta
              settimana di ferie)
                 F E R I E ANNUALI
                      (Art. 10)
Le modalità di fruizione delle ferie (l’art. 10, in
   questa parte, è stato modificato dal d. lgs. n.
   213 del 2004), “salvo quanto previsto dalla
   contrattazione collettiva”:
a) Le prime due settimane, consecutive in caso
   di richiesta del lavoratore, vanno fruite nel
   corso dell’anno di maturazione;
b) Le restanti due settimane vanno fruite nei 18
   mesi successivi alla fine dell’anno di
   maturazione.
   Il diritto alle ferie annuali
CCNL Ministeri:
- Il dipendente ha diritto, in ogni anno di
  servizio, ad un periodo di ferie retribuito.
- La durata è di 32/30 giorni, che si riducono a
  28/26, in caso di sabato non lavorativo.
- Le ferie “sono un diritto irrinunciabile e non
  sono monetizzabili. Sono fruite nel corso di
  ciascun anno solare, in periodi compatibili
  con le esigenze di servizio”.
 Le modalità di godimento delle
              ferie
L’amministrazione        In caso di indifferibili
  assicura al dipendente    esigenze di servizio che
                            abbiano reso impossibile
  il frazionamento delle    il godimento nel corso
  ferie in più periodi.     dell’anno, le ferie
Al dipendente che ne fa     dovranno essere fruite
  richiesta spettano        entro il primo semestre
                            dell’anno successivo (o
  almeno 2 settimane
                            entro il mese di aprile
  continuative nel          dell’anno successivo
  periodo 1° giugno – 30    qualora la mancata
  settembre                 fruizione dipenda da
                             motivate esigenze di
                             carattere personale)

				
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posted:3/1/2012
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