Press Book DEFINITIVO by 38ms6w

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									                                             presenta




                                        Un film di
                                 Antonio Raffaele-Addamo

                          dall’atto unico “19 luglio 1992” di
                                    Cetta Brancato




In collaborazione con la Regione Siciliana – Dipartimento dei Beni Culturali e della Identità Siciliana

                                  www.congliocchidiunaltro.it
CON GLI OCCHI DI UN ALTRO
UN FILM DI ANTONIO RAFFAELE-ADDAMO
dall’atto unico di Cetta Brancato 19 luglio 1992


con
Danila Laguardia, Filippo Luna, Antonio Raffaele-Addamo, Antonio Silvia, Dino Spinella


e con
Dario Frasca, Rosario Palazzolo, Domenico Scarano


Musiche originali di
Marco Betta


Fotografia di
Irma Vecchio


Scene e costumi di
Dora Argento


Prodotto da
Danila Laguardia per TERSITE


Con il sostegno di
APQ “Sensi Contemporanei”, l’Accordo di Programma Quadro stipulato dalla Regione
Siciliana, dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero Beni e Attività
Culturali – DG Cinema, e la cui gestione operativa è affidata al Dipartimento
Regionale dei Beni Culturali e della Identità Siciliana, alla Sicilia Film Commission e a
Cinesicilia srl.
Provincia Regionale di Trapani


Con il patrocinio di
Associazione Nazionale Magistrati, Palermo
“Un'altra storia”
Fondazione “Progetto Legalità onlus in memoria di Paolo Borsellino e di tutte le altre
vittime della mafia"
Fondazione “Rocco Chinnici” di Palermo
RISO Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia
Associazione Culturale Fiumara d’Arte – Atelier sul mare di Antonio Presti
CAST TECNICO
REGIA                                 Antonio Raffaele-Addamo
SOGGETTO E DIALOGHI                   Cetta Brancato
SCENEGGIATURA                         Antonio Raffaele-Addamo, Cetta Brancato
FOTOGRAFIA                            Irma Vecchio
SCENE E COSTUMI                       Dora Argento
MUSICA ORIGINALE                      Marco Betta
MONTAGGIO                             Edoardo Morabito
SUONO                                 Francesco De Marco
AIUTO REGIA                           Giacomo Iuculano
ASSISTENTE ALLA REGIA                 Gabriele Ajello
SEGRETARIA DI EDIZIONE                Laura Scavuzzo
CAPO ELETTRICISTA                     Armin Dierolf
CAPO MACCHINISTA                      Kostantin Gehring
AIUTO OPERATORE                       Anna Marziano
AIUTO SCENOGRAFO                      Clizia Cortese
AIUTO COSTUMISTA                      Valentina Salerno
MICROFONISTA                          Massimiliano Santillo
TRUCCO                                Alessandro Costagliola, Emilio Zangara
SERVICE CINE                          Luigi Caramanna
PRODUTTORE ESECUTIVO                  Silvia Scerrino per VISIONARIA
COORDINATRICE DI PRODUZIONE           Valentina Mazzola
ISPETTORE DI PRODUZIONE               Salvo Prestifilippo, Michelangelo Savoca
WEB DESIGNER                          Giuseppe Arnone


UFFICIO STAMPA E COMUNICAZIONE        Giovannella Brancato
                                      giobrancato@tiscali.it 3408334979


Durata 43’ Italia 2009 Colore S16mm


CREDITI NON CONTRATTUALI
CAST ARTISTICO




FILIPPO LUNA               Peppino Gagliano (il sicario)


ANTONIO RAFFAELE-ADDAMO    Il giudice


DANILA LAGUARDIA           Una donna


DINO SPINELLA              Il mandante


ANTONIO SILVIA             Il mafioso


DARIO FRASCA               Un uomo della scorta


ROSARIO PALAZZOLO          Un uomo della scorta


DOMENICO SCARANO           Un uomo della scorta




CREDITI NON CONTRATTUALI
Con gli occhi di un altro prende spunto dall’atto unico 19 luglio 1992 scritto da Cetta
Brancato all’indomani della strage in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e
gli uomini e le donne della sua scorta.



SINOSSI
Peppino Gagliano è un criminale assoldato da un ambiguo mandante per uccidere un
giudice. Quello che avrebbe dovuto essere per lui un omicidio di routine segna invece
inaspettatamente il suo destino: l’incontro col giudice lo costringe a un faccia a
faccia con la sua coscienza che lo porta inevitabilmente verso l’autodistruzione. Dopo
questo incontro Gagliano non può che guardarsi con altri occhi. Avendo ucciso il
mandante dell’assassinio del giudice, va consapevolmente verso la morte che giunge
per mano di un altro sicario, pronto a sostituirlo nell’organizzazione mafiosa. Al
giudice non resta che abbandonare la vita affidando il proprio testamento spirituale
all’unico personaggio femminile che alla fine – diventa la donna – madre - isola.
“Con gli occhi di un altro” è dedicato a tutti i giudici e a tutte le scorte caduti per
mano mafiosa.
PREFAZIONE di Andrea Camilleri
al testo 19 luglio 1992

Cos’è questo testo drammatico (drammatico non solo nel senso di scritto per essere
destinato alla scena) di Cetta Brancato che s’ispira a un fatto di sangue ad opera della
mafia, accaduto appunto in quel 19 luglio del 1992 che ne costituisce il titolo, fatto
che sconvolse non solo la Sicilia ma l’Italia intera ed ebbe vaste ripercussioni nel
mondo?
Certo che è, formalmente, esternamente, un atto unico, come l’autrice stessa lo
definisce considerandone solo la durata temporale, ma è una definizione, a mio
parere, assolutamente riduttiva.
Nell’affrontare la scrittura drammaturgica di un evento come una strage di mafia che
ancora è troppo presente per diventare decantata memoria, il rischio è quello della
caduta quasi inevitabile in una narrazione scenica comunque sia cronachistica, dentro
il fatto, e affollata di personaggi e dettagli, una narrazione, come dire, per
assemblaggio. Che è, tra l’altro, realisticamente, destinata a soccombere nel
confronto con le immagini, vere, immediate, convulse, stravolgenti, di quel fatto che
la televisione è in grado di riproporre in ogni momento rendendocelo in qualche modo
costantemente attuale.
In altri termini, credo che sia impossibile riprodurre sulla scena, e nei modi
convenzionale, o no, ma che comunque sono propri della scena, un evento tragico che
a diverse intensità e per motivazioni molteplici, ancora bruci sulla pelle e nell’animo
di eventuali spettatori, quando cioè l’elaborazione del lutto non solo è dolorosamente
in atto, ma durerà certamente ancora a lungo.
Sarebbe, insomma, un’impresa destinata a priori al fallimento.
La Brancato, di certo cosciente di questo grosso rischio, l’ha con molta intelligenza (e
direi con molto buon gusto), saputo evitare del tutto. Perché il suo cosiddetto atto
unico è in realtà qualcosa che sta a mezzo tra l’oratorio e la sacra rappresentazione.
Che sono già di per sé tra le forme più alte e nobili dello spettacolo.
Ma sono portato ad azzardare di più: direi che questo della Brancato è soprattutto un
poema a più voci, destinato anche alla recitazione. Mi spiego meglio. Il teatro si
realizza, si compie solo nell’atto della recitazione di fronte a un pubblico, se ci si
limita invece solo a leggerne il testo, il copione, prescindendo da quell’evento
conclusivo che è la rappresentazione, inevitabilmente si rimane a una informazione
monca, sempre limitata per quanto l’autore possa inzepparlo di didascalie che
descrivano caratteri fisici e no dei personaggi, movimenti, costumi e scene. Qui,
invece, ci troviamo di fronte a un’eccezione, davanti a un testo cioè che può essere
solo letto, o solo ascoltato , e venir recepito lo stesso in tutta la sua interezza (e
bellezza); dove la voce e il gesto dell’attore insomma diventano un complemento
naturalmente importante, ma non rappresentano una conditio sine qua non.
E questo avviene perché nella drammaturgia della Brancato la parola è veramente
tutto. E’ addirittura qualcosa di più di quel “Sire le Mot” al quale rendeva omaggio il
regista francese Gaston Baty.
Ogni parola di quest’autrice infatti aspira ad essere come quelle stelle che
esplodendo perdono volume, si riducono, diventano un grumo di materia essenziale,
ma questo grumo acquista contemporaneamente una massa, un peso specifico
enorme. Aspra, in definitiva, alla parola poetica, alla parola assoluta, quella in grado
di essere contemporaneamente parola e cosa: que my palabra sea la cosa misma –
auspicava Juan Ramon Jimenez.
Basterà, per rendersene conto, leggere gli interventi del coro, una diecina in tutto,
che aprono e chiudono il poema. Hanno incisività, secchezza pur nell’effusione lirica,
rigore, intensità, sono come ciottoli levigati dal tempo e dallo scorrere delle acque
che compongo il greto nel quale far fluire la storia.
Ed anche nei dialoghi le parole diventano grimaldelli capaci di aprire la porta più
blindata dell’uomo, quella del suo animo, della sua coscienza.
19 luglio 1992 è sì un poema che rende omaggio a un sacrificio, ma è, a mio parere,
soprattutto un inno a quello che Merleau–Ponty chiamava l’unico eroe tragico
possibile dei nostri giorni: l’uomo, quell’uomo che continua a fare quel che fa
credendovi e pur sapendo perfettamente che lo scacco, il fallimento, la sconfitta,
sono in ogni momento in agguato.

                                                                       Andrea Camilleri
CETTA BRANCATO


Vive e lavora a Palermo. Le sue opere teatrali sono state rappresentate in molti
teatri siciliani per la regia di Antonio Raffaele Addamo e di Andrea Camilleri.
ANTONIO RAFFAELE-ADDAMO

Attore e regista. Ha lavorato con la RAI partecipando alla realizzazione di numerosi
radiodrammi anche come autore, con l’Orchestra di Santa Cecilia di Roma, col Teatro
Massimo di Palermo, con l’Orchestra Sinfonica Siciliana, come regista o voce recitante
in spettacoli musicali; col Teatro V. Emanuele di Messina, come attore o aiuto-regista
e dal 1987 al 2008 col Teatro Biondo Stabile di Palermo. Dal 1995 al 2001 è stato
docente di Teoria della Scena presso la Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di
Palermo. Sue regie sono state rappresentate a New York e Pittsburgh per le
Colombiadi 1992,e nel 1999,al Teatro Greco di Taormina per Taormina Arte, al Teatro
Eliseo di Roma, all’Arena del Sole di Bologna, presso le Orestiadi di Gibellina, a Zurigo
e presso la Sede del Parlamento Europeo di Bruxelles. È stato Docente di
Drammaturgia presso la “Libera Università degli Studi di Formello” (Roma) , Facoltà di
Teatro e Cinema. Debutta in teatro nel 1976 dopo aver frequentato nel 1975 un corso
di recitazione presso il Teatro Biondo di Palermo, diretto da B. Randazzo. Nel 1981
consegue il diploma di attore e regista presso la Scuola di Teatro Teatès diretta da M.
Perriera. Parallelamente all’attività professionale, frequenta corsi e stages di
perfezionamento in Italia ed in Germania con: C. Merlo, impostazione vocale e
fonazione; M° K. Camper, canto e tecniche del recitar cantando; J. Beltrame, danza
classica; C. Delaporte, danza contemporanea; P. Bausch, stage           sullo spettacolo
“Palermo Palermo”; W. Gauditz, mimo; T. Müller, regia; J. Grotowski, stage, Julian
Beck, stage; P. Brook, stage; T. Kantor, stage, Y. Sthur, stage sul metodo
Stanislawkij; U. Artioli, teoria della scena; R. Tomasino, storia del Teatro, Università
degli Studi di Palermo; D. Fo: stage sull’uso delle maschere.
Nel 1990 dirige il “Gubbio Festival ”, rassegna di Teatro, Danza, Musica, Cinema ed
Arti Visive, ottenendo un pubblico plauso dall’allora Ministro dello Spettacolo Carlo
Tognoli e da Dario Fo, intervenuti alla serata conclusiva.
NOTE DI REGIA


Nel 1994 mi fu proposta la regia dell’atto unico “19 luglio 1992” di Cetta Brancato ma
esitai poiché non trovavo interessante lavorare su un testo, per altro poco adatto al
teatro, che affrontava il tema della mafia in forma poetica. I fatti del 1992 non erano
così lontani, e lo sconcerto, lo sgomento, il rispetto per i caduti e il dolore dei loro
cari, paralizzavano la mia fantasia creativa. Dopo una più attenta riflessione,
compresi di avere commesso un errore di valutazione e decisi di dirigerlo. Nacque
così, nell’autunno di quell’anno, la prima edizione dello spettacolo teatrale che fu
rappresentato a Palermo. La messa in scena si assestò in una forma non realistica e
convenzionale, il testo divenne libretto per un’opera musicale recitata, mai
celebrativa. Così come nel mito, l’omicidio o la sopraffazione non generano solo
pietà, le parole diventano lame affilate e il sangue dei giusti accende alla rivolta. Lo
spettacolo, quindici anni dopo la prima rappresentazione, è ancora richiesto e il film
che adesso sta per nascere, non si discosterà dall’asciuttezza ed essenzialità che
hanno caratterizzato l’originaria messa in scena del testo. Stavolta saranno le
immagini a svolgere il compito evocativo che nella versione teatrale è assegnato alla
musica.

                                                            Antonio Raffaele-Addamo
FILIPPO LUNA

Si è diplomato nel 1992 presso la Scuola di Teatro dell’Istituto Nazionale del Dramma
Antico di Siracusa dove ha studiato: recitazione con E. Marano, A. Bandini, A.
Laurenzi, M. Bartoli, M. Cuticchio, W. Pagliaro; danza con L. Lojodice; canto con S.
Marcucci. Ha poi seguito laboratori con E. Dante, N. Charnock, G. Barberio Corsetti,
L. Laszken, i Fratelli Colombaioni. La sua esperienza professionale è legata
prevalentemente al teatro. Tra i suoi lavori: Assalto al cielo dalla Pentesilea di Kleist
e Themishire 2 diretti da T. Salmon, Edipo Re regia di G. Sepe (1992), L’Agnello del
Povero regia di F. Però (1997), Perelà regia di R. Guicciardini (1999), I Giganti della
Montagna regia di L. Nattino (2000), Antigone regia di P. Kerbradt (2000) dove canta
le musiche di G. Marini, Alcesti, regia di S. Sequi, Repertorio dei pazzi della città di
Palermo di R. Alajmo, premio ETI 1992, Il Principe e il Povero (2001) con la
Compagnia del Balletto Mimma Testa, Martorio regia di F. Lupo (2001), e poi La Zia
di Carlo con P. Barra e la regia di F. Crivelli, Alkestis regia di L. Chiappara (2001),
L’Equilibrio regia di B. Mazzone (2001), Come Pulcinella... regia di R. Clementi
(2002), Ordine regia di P. Spicuzza (2003), Il malato immaginario e Buona merenda
diretti da F. Randazzo. E' stato Corifeo ne Il Ciclope, diretto da G. Sammartano al
Teatro Greco di Siracusa, eseguendo le musiche di G. Mazzochetti. Per la regia di P.
Carriglio ha interpretato Assassinio nella Cattedrale (2003), Il fiore del dolore di M.
Luzi, L'opera da tre soldi di Brecht e Girotondo. Ancora: A Munti Piddirinu c’è una
Rosa, ‘triunfu’ per Santa Rosalia, regia di R. Mistretta e V. Parrinello (2004), La Serva
Padrona - nel ruolo di Vespone - e il Don Giovanni Tenorio con la regia di U. Cantone
(2004), Viva Gianni Schicchi, regia di F. Micheli, con il corpo di ballo del Teatro
Massimo, Il pozzo dei pazzi di F. Scaldati.
Dal 2004 al 2008 ha collaborato con V. Pirrotta interpretando U Ciclopu, La Sagra del
Signore della Nave, Filottete e La Ballata delle Balate.
Nel 2008 ha interpretato e diretto Le Mille Bolle Blu scritto da Salvatore Rizzo.
In televisione ha lavorato nella serie de Il Commissario Montalbano di A. Sironi (2005).
Per il cinema è stato Don Ercole in Nuovomondo di E. Crialese, il direttore del carcere
ne Il Dolce e L’Amaro di A. Porporati; tra gli ultimi lavori La Matassa di Ficarra e
Picone e Viola di mare di D. Maiorca.
DANILA LAGUARDIA


Attrice e cantante, ha iniziato la sua carriera artistica con il gruppo musicale
AGRICANTUS concentrando la sua attenzione sul canto, la musica e la cultura Latino-
Americana.
Nel 1981 inizia a seguire lezioni di canto come soprano lirico con la maestra Martinelli
ed in seguito con la cantante americana Elisabeth Smith e di danza classica con il
maestro Ludwig Durst. Parallelamente allo studio del canto segue lezioni di
recitazione e dizione.
Interprete di innumerevoli spettacoli prodotti dal Teatro Biondo, dal Teatro Libero e
dai teatri più prestigiosi della regione è tra le più stimate professioniste nel panorama
teatrale siciliano. Nel 1994 fonda l’associazione culturale TERSITE producendo molti
spettacoli di teatro e musica. Dal 1996 ha inizio la sua attività didattica come
insegnante di educazione della voce e canto presso la Scuola di recitazione del Teatro
Biondo, del Teatro Lelio, tenendo corsi presso alcuni licei classici di Palermo e presso
scuole di recitazione cittadine. È stata diretta fra gli altri dai registi: Roberto
Guicciardini, Beno Mazzone, Antonio Raffaele Addamo, Franco Scaldati, Umberto
Cantone, Iannis Kokkos. È assistente di canto del maestro Mario Modestini.
ANTONIO SILVIA

Inizia la sua attività professionale nel 1987 con l’INDA presso il Teatro Antico di
Segesta dove recita nell’Eunucus di Terenzio e Il Ciclope di Euripide con Edoardo
Siravo, Pupetto Castellaneta, Luciano Virgilio, Armando Bandini con la regia di Melo
Freni e Giancarlo Sammartano.
Prosegue nel 1988 al Teatro Antico di Siracusa con Le Nuvole di Aristofane per la regia
di Giancarlo Sammartano al fianco di Paolo Bonacelli e Giustino Durano.
Dall’estate del 1988 inizia con il Teatro Biondo Stabile di Palermo una collaborazione
duratura che, con piccole interruzioni stagionali, continua fino al 2005 lavorando con
registi come Roberto Guicciardini, di cui sarà anche aiuto regista e assistente alla
direzione artistica, Mario Missiroli, Pietro Carriglio, Cesare Lievi, Giancarlo
Sammartano, Bob Marchese, Antonio Raffaele Addamo, Pippo Spicuzza. In questi anni
recita insieme a Remo Girone, Giulio Brogi, Ilaria Occhini, Pamela Villoresi, Sergio
Graziani, Renato De Carmine, Anna Teresa Rossini, Aldo Reggiani, Gianna Giachetti.
Lavora anche con compagnie di giro o, con la sua Compagnia, insieme a Paola
Borboni,    Sebastiano      Lo       Monaco,   Giustino     Durano    e    Michele    Placido.
Dal 2005 inizia anche una stretta collaborazione con Vincenzo Pirrotta di cui sarà
attore e assistente alla regia mettendo in scena Il Ciclope di Euripide nella traduzione
di Pirandello per le rappresentazioni classiche di Siracusa con ripresa l'anno successivo
al Carnuntum Festival di Vienna, La Sagra del Signore della Nave, sempre di
Pirandello, prodotto dallo Stabile di Roma, che ha rappresentato l’Italia al Festival
dei    Teatri    d’Europa        e     Filottete   di     Sofocle    per   Taormina     Arte.
Ha insegnato in seminari e stages teatrali. Ha doppiato una ventina di personaggi nel
Cane di Terracotta, Il ladro di merendine e La voce del violino di Camilleri CD rom
multimediali editi da Sellerio.
Per il cinema ha recitato nel ruolo del barone Regalmici ne Il Consiglio d’Egitto di
Emidio Greco e nel ruolo del funzionario municipale in Giovanni Falcone con la regia
dei fratelli Frazzi.
Per la televisione è stato Pasquale Riso in Eravamo solo mille per la regia di Stefano
Reali e Don Angelo nella fiction Agrodolce.
DINO SPINELLA


Consegue la maturità classica al Liceo Umberto Primo di Palermo ed il suo amore per
la poesia gli regala anche alcuni premi. Nel 1983 si trasferisce a Roma, dove avvia
alcune collaborazioni con la RAI per vari programmi (in TV Fantastico 86 per Rai Uno,
Serata d'onore per Rai Due e Venti d'Europa per Radio Uno). Con l'intento di migliorare
la dizione, frequenta l'Accademia d'Arte Drammatica Sharoff, ma fin da subito emerge
un grande amore per la recitazione. E prima ancora del conseguimento del diploma,
dopo soli due anni, viene scelto da S. Doria per il ruolo di Don Giovanni ne La crisi del
settimo anno di Courteline. Riceve il diploma in recitazione presso l'Accademia d'Arte
Drammatica Sharoff, e il diploma in regia presso "Laboratorio Cinema" scrivendo e
realizzando   il   cortometraggio     Smoking.    Studia    canto    con   C.    Kroeger.
In televisione prende parte a diverse fiction, tra cui Il Maresciallo Rocca 4 (regia di G.
Capitani), Edda Ciano (regia di G. Capitani), Death in Rome in lingua inglese - per la
BBC (regia di R. Fisher), Distretto di Polizia 5 (regia di L. Gaudino), Carabinieri 6
(regia S. Romano), Nati Ieri (regia C. Elia), La guerra è finita (regia di L. Gasparini),
La Squadra (regia di S. Alleva), Ultimo Stadio (regia di I. De Matteo), oltre ad alcuni
spot pubblicitari (Toyota Yaris e Unicredit Banca). Il suo maggiore interesse resta
tuttavia il teatro. Questi sono i più recenti spettacoli: La Commedia degli Errori (di W.
Shakespeare, regia di Giuseppe Pambieri, nel ruolo di Egeone), Fahrenheit 451 (di R.
Bradbury regia di M. Fallucchi, nel ruolo del Capitano Beatty), Rondone e Rondinella
(di Elena Cantarone regia di L. De Carmine), Scaramouche (di Cerlino e Agostini regia
di M. Venturiello, nel ruolo di Michel Baron), L'amica delle mogli (di L. Pirandello,
regia di G. Dall'Aglio, nel ruolo di Fausto Viani), Amori miei (regia di J. Fiastri, nel
ruolo di Marco), Sogno di una notte di mezza estate (regia di F. Tatulli, nel ruolo di
Teseo Oberon), Così è (se vi pare) (regia di C. Fineschi, nel ruolo di Agazzi), Fedra
(regia di B. Arena nel ruolo di Teseo). Tra gli altri, ha lavorato con G. Proietti, L.
Sastri, M. Venturiello, M. Ghini, G. Tirabassi, G. Pambieri, L. Tanzi, G. Dall'Aglio, B.
Bobulova, M. Bonetti, S. Somma, C. Pani, M. Malfatti, S. Santospago, N. Castelnuovo,
L. Lattuada, V. Belvedere, R. De Carmine, V. Mastandrea, R. Ravello, I. De Matteo, G.
Fantoni, G. Ricci, C. Costantini, A. Zucchi, M. R. Omaggio. Nel 2002 vince il Premio
del Sindacato Nazionale Autori Drammatici come Miglior attore protagonista.
DARIO FRASCA


Ha studiato Discipline della Musica all’Università di Palermo e ha cominciato ad
interessarsi al teatro. Nel 2004 ha conseguito il diploma del corso biennale per attori
presso la Scuola di Teatro Teatés di Palermo diretta da Michele Perriera, autore e
regista col quale successivamente nel 2007 collaborerà in qualità di assistente alla
regia, nello spettacolo Come non lo sai? tratto dagli Atti del Bradipo. Ha seguito stage
e laboratori con Franco Scaldati, Claudio Collovà, Alessandra Luberti, Sergei
Tcherkassky, Dan Lemmo e altri. Oltre ad avere lavorato per i registi Michele Perriera
ed Antonio Raffaele Addamo, ha preso parte a Le Troiane di Euripide per la regia di
Gigi Borruso, Santa e Rosalia di Franco Scaldati e alcuni spettacoli diretti da
Gianfranco Perriera nei quali è stato spesso aiuto regista ed attore, tra questi: 16
settembre 1970 - La scomparsa di De Mauro, Nel giardino d'inverno di Drago, Io le
dissi che non credo, Il denaro misura di tutte le cose, Lungo il mare. L'esperienza più
importante però è stata la strettissima collaborazione con la Compagnia Prese Fuoco
di Claudia Puglisi, un sodalizio durato quasi cinque anni.
Intrapreso un nuovo percorso individuale, attualmente ha l'occasione di confrontarsi
con un pubblico nuovo, spesso difficile, imprevedibile e qualche volta, molesto! I
bambini. Questa sua nuova fase esperienziale, grazie al supporto dell'Associazione
Oliver, dell'arte-terapeuta Delia Russo e del pianista Angelo Onorato, lo vede lettore,
narratore di favole e conduttore di laboratori per bambini. Dopo una breve
apparizione televisiva nel 2008 nella soap opera Agrodolce è alla sua prima esperienza
cinematografica.
ROSARIO PALAZZOLO


E' (nell’ordine) un drammaturgo, scrittore, regista e attore. Vive e lavora a Palermo.
Nel 2003 si laurea in Filosofia con una tesi in Storia del Teatro. Dal 2006 comincia ad
occuparsi di scrittura, dividendosi fra la narrativa e il teatro. Dal 2002 dirige (con
Anton Giulio Pandolfo) la Compagnia del Tratto, associazione che si occupa di nuove
drammaturgie e nuove musiche.
Per la narrativa, pubblica il suo primo racconto, E' tutto chiaro, con la casa editrice
Della Battaglia. Nel 2006 vince il prestigioso premio Lama e Trama con il racconto a
N. Nel 2007 esce per Perdisa Pop il suo primo romanzo, L’Ammazzatore; grazie a
questo libro, che ha ottenuto un ottimo successo di critica, è stato invitato
all’Università di Liverpool (studi di italianistica), per un dibattito sulla letteratura
italiana contemporanea. A breve uscirà il suo secondo romanzo, Concetto al buio.
Debutta nella scrittura teatrale con Ciò che accadde all’improvviso (Palermo, 2006).
Nel 2007 debutta I tempi stanno per cambiare, testo scritto a quattro mani con Luigi
Bernardi (premio alla drammaturgia Oltreparola 2007). Ancora nel 2007, scrive
Ouminicch’, spettacolo prodotto dalla Compagnia del Tratto, in collaborazione con
Palermo Teatro Festival, che porta in tournèe in tutta Italia. A fine 2008, scrive 'A
cirimonia, secondo tassello della Trilogia dell'impossibilità (dopo Ouminicch'), una
Trilogia   che   partendo   dalla   concretezza   della   cultura   siciliana   scandaglia
l’universalità delle relazioni umane. Lo spettacolo, coprodotto con Teatro Libero
Stabile d’Innovazione della Sicilia, debutta a gennaio 2009 a Napoli (Teatro
Elicantropo). Di tutti i suoi testi è anche regista e, proprio quando non può farne a
meno, attore.
Rosario Palazzolo si occupa inoltre di formazione. In questo ambito, vale la pena
ricordare il laboratorio di sceneggiatura che ha prodotto il cortometraggio Come sedie
di profilo, vincitore del premio CinemAvvenire alla 63ma Mostra del Cinema di
Venezia; e il laboratorio drammaturgia I portoghesi vivono sei volte, che vince il
premio internazionale Ernesto Calindri.
DOMENICO SCARANO


Scenografo, costumista, attore, inizia la sua attività professionale nel 1989 con Caino
e Abele, musical di T. Cucchiara e G. Albertazzi con la Compagnia teatrale I Giovani.
Nel 1993 frequenta il Corso di Scenografia del corso di laurea di Architettura
all’Università degli studi di Palermo. Progetta le scene per l’esperimento teatrale
Eupalino o l’architetto, ed espone progetti e plastici di scenografie per la mostra di
allestimento scenografico La scena e i giovani presso il Teatro Biondo Stabile di
Palermo. Dal 1990 al 1991 collabora con la Cooperativa I Dioscuri di Roma per la
realizzazione degli spettacoli: Tesmoforizuse con A. Mazzamauro, L’Empedocle con F.
Bucci regia di M. Freni, Ananassa e Tre casuna fortunate di E. Scarpetta per la regia
di T. Russo, La tempesta di Shekespeare per la regia di T. Russo al Teatro Bellini di
Napoli. Nel 1993 realizza e coordina le scenografie e l’incontro dei giovani con il
Santo Padre in occasione della sua visita ad Agrigento, partecipando alla diretta
televisiva dell’evento su RAI Due. Nel 1994, scenografo ufficiale della 49° Sagra del
Mandorlo in fiore, realizza le scenografie degli spettacoli in programma al
Palacongressi di Agrigento per la direzione artistica di Patrizio Baroni e realizza
inoltre i costumi per gli spettacoli inaugurali del 39° Festival Internazionale del
Folklore: Il mito della primavera e Il ratto di Persefone con le coreografie di Grant Mc
Daniel. Nel 1996 stage di recitazione con R. Bernardi per la realizzazione dello
spettacolo Komodia, Akragas l’alba di una civiltà di F. Capitano. Viva Santa Rosalia
Viva (1997) per la regia di L. Franco e A. Butera in occasione del Montepellegrino
Festival. Dal 2003 inizia a collaborare con la Compagnia teatrale “Il Piccolo
Laboratorio dell’arte”, diretta da G. Esposito, prendendo parte agli spettacoli: Tutto
per bene (2003) per la regia di A. Raffaele Addamo, La Fortuna con la F maiuscola
(2004) per la regia di G. Esposito, E venne un ordine dell’imperatore Augusto (2004),
recital in atto unico di F. La Porta, Il cortile degli Aragonesi (2005), rielaborazione di
F. La Porta, Ammuccia sta astuccio(2006) di Pippo Spicuzza, I racconti dell’Aironea
(2007) da una leggenda del ‘600 scritta per il teatro da F. La Porta, Il Gioco delle
parti (2008) di L. Pirandello, Non ti riconosco più (2008) di A. De Benedetti, YOSEPH –
King of dreams (2006) musical di Castellacci e Belardinelli, per la regia di G. Esposito,
direzione Musicale di P. Marchese, coreografie di E. Di Gioa, scenografie di F.
Santoro. Per l’occasione progetta e realizza anche i costumi.
MARCO BETTA


Grazie ad Eliodoro Sollima intraprende gli studi di composizione e, sotto la sua guida,
si diploma al Conservatorio di Palermo. Successivamente frequenta i corsi di
perfezionamento tenuti a Firenze da Armando Gentilucci ed a Città Di Castello da
Salvatore Sciarrino.
Nel 1993 su invito di Marco Tutino partecipa alla composizione del "Requiem per le
vittime della mafia" con Lux aeterna su testo di Vincenzo Consolo.
Dal 1994 fino al 2002 ha ricoperto l’incarico di Direttore Artistico del Teatro Massimo
di Palermo.
E’ titolare della Cattedra di Composizione al Conservatorio di Palermo.
La sua produzione spazia dal Teatro musicale alle composizioni per orchestra, dal
Balletto alla musica strumentale e da camera.
Per il cinema ha composto le musiche per Maria Montessori (2007), Viaggio segreto
(2006), Il Manoscritto del Principe (2000).


Nella sua musica melodie sospese su strutture accordali si fondono con frammenti
reinventati dalla memoria di suoni delle antiche culture mediterranee in un percorso
che mette insieme la grande tradizione classica con la musica del nostro tempo.




La musica per “Con gli occhi di un altro” è una sorta di diario-sinfonia che disegna e
ricerca una dimensione parallela del film. Come un rampicante di figure musicali i
fili del suono si intersecano con i significati e le emozioni delle immagini cercando ed
evocando il senso profondo delle sequenze. Ogni evento diventa una figura di suoni
che affonda nel lago della visione e costruisce un’altra storia in ombra con la
sceneggiatura, un viaggio parallelo immaginato insieme con il regista Antonio
Addamo nel quale luci, rifrazioni, riverberi, reazioni, atti, gesti, mosse, battiti di
ciglia diventano lineamenti di timbri e costruiscono un profilo sottile della
scenografia del suono.
                                                                           Marco Betta
DORA ARGENTO


Laureata in architettura a Palermo dove inizia la sua collaborazione con il Teatro
Biondo Stabile della città per il quale ricoprirà, nel 2003, anche il ruolo di
Responsabile Artistico degli Allestimenti dei Costumi.
Ha svolto la sua attività, tra prosa e lirica, sia in Italia che all’estero partecipando ad
oltre cento spettacoli e firmando scene e/o costumi per più della metà.
Per il Cinema è stata Art Director del film ”La Terramadre” di Nello La Marca
(Berlinale ’08, sezione Forum); per la Lirica ha allestito per i Teatri Lirici di Zagabria,
Spalato, Osijek e per il Bellini di Catania.
Per la Prosa vanta numerose collaborazioni di cui le più proficue con il Teatro Stabile
di Catania , il Teatro Nazionale di Rijeka e il Teatro Russo di Riga.
Tra gli ultimi lavori due testi di Andrea Camilleri: ”La luna di Carta” e Camilleri Jam”
ambedue per la regia di Maria Luisa Bigai.
I suoi lavori sono contraddistinti da una visione surreale e da una sottile ironia.


Una sfida, sicuramente.
Un film tratto da un testo poetico rappresentato originariamente a teatro.
Per la trasposizione cinematografica ho immaginato scene e costumi come fossero i
traghettatori tra due forme di linguaggio.
Questa la mia risposta ad un quesito difficile per un prodotto che non ha mai voluto
tradire la sua provenienza teatrale e i suoi riferimenti all’Arte. Un percorso che la
scenografia esalta in luoghi reinventati che ricordano i quadri di Hopper o ridisegnati
con un gusto artistico quasi pittorico, con un monocromatismo che è la vera cifra
visiva del film.
Così è anche per i costumi, contemporanei tutti, tranne quello della Donna: questa,
vera figura emblematica della poetica del film, spogliandolo di qualsiasi ridondanza
lo porta ad approdare ad una credibilità cinematografica. Una sfida appunto.
                                                                             Dora Argento
TERSITE

L’Associazione culturale TERSITE viene costituita a Palermo nel 1993 da un gruppo di
attori e musicisti provenienti dalla Cooperativa “Teatro Nuovo” e operanti da diversi
anni nella realtà culturale cittadina . Nasce con l’intento di produrre eventi culturali
che promuovano la ricerca teatrale e cinematografica. In questi anni ha privilegiato
iniziative di impegno sociale collaborando con l’Associazione Nazionale Magistrati per
la promozione della cultura della legalità realizzando, unitamente alla messa in scena
del testo “19 luglio 1992” di Cetta Brancato, incontri e seminari nelle scuole e nei
teatri. Per la produzione di spettacoli teatrali ha collaborato con il Teatro Stabile di
Palermo, la Regione Siciliana, e il Comune e la Provincia di Palermo. Ha collaborato
altresì con molti Comuni della Sicilia e con enti e istituzioni territoriali.
L’attività dell’Associazione si è anche rivolta alla ricerca musicale, inserendo nei
propri spettacoli testi e musiche originali del territorio siciliano e dell’area
mediterranea.


Teatrografia
1994 - MEMORIE DI UN AMNESIACO dedicato a Erik Satie - Regia di A.R. Addamo
1995 - VISIONI di William Blake - Regia di A.R. Addamo
1995 - CANTICO DEI CANTICI - Regia di A.R. Addamo
1996 - IL CANTO DEL DESERTO - Regia di A.R. Addamo
1996 - FAVOLE PALERMITANE - Regia di A.R. Addamo
1997 - VISIONI di William Blake - Regia di A.R. Addamo
1997 - GIROTONDO di A. Schnitzler - Regia di A.R. Addamo
1998 - PASIFAE di H. De Montherlandt - Regia di A.R. Addamo
2002 - 19 LUGLIO 1992 di Cetta Brancato - Regia di A.R. Addamo
2003 - CANTICO DEI CANTICI - Regia di A.R. Addamo
2004 - LA NASCITA DI CRISTO - Regia di A.R. Addamo
2004 - PASIFAE - Regia di A.R. Addamo
2006 - CANTICO DEI CANTICI - Regia di A.R. Addamo
2008 - 19 LUGLIO 1992 - Regia di A.R. Addamo


Associazione Culturale Tersite
Via Libertà, 159 - 90143 Palermo
091 6268437 – 329 6714254
info.tersite@yahoo.it

								
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