tesina importanza musica

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					          Arte suprema:
armonia, equilibrio, colore,terapia…




         Edoardo Cetraro V F




         Anno scolastico 2007/2008

         Liceo scientifico “A. Einstein”
               La musica è un linguaggio non meno importante di quello visivo, corporeo o
               verbale, in grado di esprimere idee, concetti, sentimenti propri di ogni individuo.
               È qualcosa di essenziale che scatena in noi quella capacità della mente di
               sottrarsi momentaneamente alla pura ragione e di riportarci a impressioni e
               sensazioni vissute in passato, riuscendo a vivificare il nostro animo.




Wackenroder, scrittore tedesco del XVIII secolo, fu tra i primi a mettere in risalto il valore
della musica, affermando:
“La musica mi appare come l'araba fenice, che, leggera e ardita,
s'innalza al volo... e con lo slancio delle ali rallegra gli dei e gli
uomini... ora l'arte dei suoni è per me proprio come il simbolo della
nostra vita: una commovente breve gioia, che s'alza e s'inabissa, non si
sa perché; un'isola piccola, lieta, verde, con splendore di sole, con canti
e suoni...”.
Nei romantici successivi la musica diventa la “regina delle arti” anzi
l’arte romantica per eccellenza, poiché, sprofondando l’ascoltatore in un
flusso indeterminato di emozioni e di immagini, gli fa vivere
l’esperienza stessa dell'infinito.


                       Richard Wagner, compositore e saggista tedesco del secolo successivo,
                       affermò inoltre che:
                        “La musica distrae subito l’intelletto da ogni concezione di nostro
                       rapporto con le cose a noi esterne, e ci separa al tempo stesso, come
                       pura forma libera, da ogni obiettività, dal mondo esteriore, lasciandoci
gettare lo sguardo solo nel nostro intimo essere e in quello di tutte le cose”.




Partendo da questi spunti generali, il seguito di questo lavoro vuole evidenziare le espressioni
artistiche più strettamente legate alla musica e alla sua capacità di esaltare il sentimento ( tra
la fine dell’ottocento e gli inizi del novecento) giungendo infine ad esaminare la fisicità del
suono e la capacità della musica di poter sortire effetti positivi per la salute e il benessere
della persona.
LA REGINA DELLE ARTI

                         Per Schopenhauer tutte le arti oggettivano la volontà per mezzo di
                         idee, ma la musica oltrepassa le idee in quanto è l’immagine
                         immediata della volontà stessa      e soprattutto è indipendente dal
                         mondo fenomenico: perciò l’effetto della musica è tanto più potente
                         e penetrante di quello delle altre arti perché queste esprimono solo
                         l’ombra, mentre essa esprime l’essenza noumenica del mondo basata
                         sulla volontà di vivere. Essa rivela l’intima essenza del mondo, con
semplici suoni e con la massima determinatezza e verità, andando oltre i limiti della ragione.
La musica, ma più in generale l’arte, è un conforto momentaneo alla vita, ha un valore
contemplativo e uno catartico per essenza, in quanto consente all’uomo di elevarsi sopra la
volontà, il dolore e il tempo. Occupa una posizione eccentrica rispetto alle altre arti, in essa
appunto vi è il suono della volontà, per cui diventa l’arte suprema. La volontà è un impulso
cieco e irrazionale, e il linguaggio della musica è il sentimento, contrapposto quindi al
concetto di ragione.

Schopenhauer sostiene nella sua opera, Mondo come volontà e rappresentazione :

 «Io ritengo che se si riuscisse a dare della musica una spiegazione completa, esatta e
penetrante nei particolari; se riuscissimo, cioè, a riprodurre per via di concetti quanto la
musica esprime, avremmo insieme ottenuto, per via di concetti, anche una soddisfacente
riproduzione o spiegazione del mondo, che sarebbe la vera filosofia”.



                        “Senza musica non è più vita” (F. Nietzsche)
                        Nietzsche afferma che la musica nasce da un’identificazione totale
                        dell’artista con “l’uno originario, col suo dolore e la sua
                        contraddizione” e che il prodotto di quest'identificazione è puro, non
                        riducibile a concetti ed immagini.



                         “Dio ci ha dato la musica in primo luogo per indirizzarci verso
l'alto. La musica raduna in sé tutte le virtù, sa essere nobile e scherzosa, sa rallegrarci ed
ammansire l'animo più rozzo con la dolcezza delle sue note melanconiche, ma il suo compito
principale è guidare i nostri pensieri verso l'alto, così da elevarci, da toccarci nei
profondo”, così scrisse quando aveva appena quattordici anni.
La musica funge da sutura tra l’uomo e il dionisiaco, prende parte tra le arti non figurative.
Essa è quindi un mezzo per arrivare verso qualcosa di superiore. L’arte, in generale, ha il
compito di presentare il mondo nella trasparenza delle idee platoniche che lo determinano,
ma la musica supera questo livello: in quanto riflesso dell’essenza delle cose, essa precede
ogni forma di oggettivazione.

Nietzsche dà il merito a Schopenhauer di aver riconosciuto alla musica un’origine diversa sa
quella delle altre arti, cioè un’origine metafisica essendo espressione diretta della volontà di
vita e dunque della realtà al di là del mondo fenomenico. La scultura e la poesia epica sono
espressioni dell'apollineo; esse creano immagini, sogni; il dionisiaco, invece, trova la sua
espressione più compiuta nella musica.
Nietzsche identifica nel Tristano e Isotta di Wagner, una perfetta sintesi tra apollineo e
dionisiaco. Tuttavia, successivamente, entra in contraddizione in quanto afferma che la
musica tollera solo con grande difficoltà, al suo fianco, elementi apollinei quali la parola e
l'impianto scenico dell'opera, o i "programmi" che nella seconda metà dell'Ottocento
sembrano essere divenuti indispensabili per qualsiasi espressione di musica sinfonica, anche
d'età precedente. Infatti, da un altro scritto nietzschiano contemporaneo, Musica e parola,
emerge un'estetica musicale incompatibile con la poetica wagneriana del Wort-Ton-Drama,
(“dramma di suono e parola”), espressione coniata per indicare una vera e propria
rivoluzione del teatro musicale, caratterizzato da due elementi quali il Leitmotiv (“tema
conduttore”, è un tema musicale ricorrente associato ad un personaggio, un sentimento, un
luogo, un'idea, un oggetto…) e la melodia infinita, con conseguente abbandono della
distribuzione in strofe e dell'impiego della rima. Difatti in questo scritto Nietzsche afferma la
priorità espressiva della musica sul testo, contrariamente al principio wagneriano secondo cui
la musica deve essere solo il mezzo per conseguire il fine: "Mettere la musica completamente
al servizio di immagini, e di concetti, utilizzarla come mezzo allo scopo di dar loro forza e
chiarezza, questa è la strana arroganza del concetto di "opera”... Perché la musica non può
mai diventare un mezzo anche se la si violenta, se la si vessa, se la si tormenta; come suono,
come rullo di tamburo, ai suoi livelli più rozzi e più semplici essa supera ancora la poesia e
la abbassa ad un proprio riflesso... Certamente la musica mai può diventare mezzo al
servizio del testo, ma in ogni caso supera il testo; diventa dunque sicuramente cattiva musica
se il compositore spezza in se medesimo ogni forza dionisiaca che in lui prende corpo, per
gettare uno sguardo pieno d'ansia sulle parole e sui gesti delle sue marionette".
RITMO E MUSICALITA’ NELLA POESIA

La poesia durante il romanticismo acquisisce profondamente il valore della musicalità, che
ne diventa uno dei principali elementi costituenti.
Leopardi affermando:
“ Le arti imitano ed esprimono la natura da cui si trae il sentimento, la musica non imita e
non esprime che lo stesso sentimento in persona”, si accosta quindi alla formulazione
dell’estetica romantica: essi consideravano per l’appunto la musica come un superamento
della forma in quanto finito e soprattutto apertura all’infinito.


Successivamente anche il simbolismo esalta il valore della musicalità nella poesia.
“Correspondences” (“corrispondenze”), una della più celebri poesie di Baudelaire, viene
considerata una delle premesse al simbolismo, in cui il poeta francese scrive che tutte le cose
hanno tra di loro un legame misterioso, per cui spesso una richiama l'altra, come un profumo
o un colore o una musica richiamano ricordi e tempi lontani. Per i poeti simbolisti la poesia
deve comunicare in forme non razionali, che trovano il loro grande modello appunto nel
linguaggio della musica. Il poeta per intuizioni misteriose ed improvvise coglie il senso
riposto nella realtà, scoprendo collegamenti apparentemente illogici fra oggetti diversi,
associando colori, profumi, suoni di cui riesce a percepire la misteriosa affinità, scegliendo le
parole non per il loro significato concreto ed oggettivo ma per le suggestioni che possono
evocare con il loro suono ed il loro ritmo. La poesia simbolista francese ebbe i suoi grandi
protagonisti in Rimbaud, Verlaine e Mallarmè.


In Italia il simbolismo ebbe un'eco nella poesia di Pascoli ed un riflesso nell’opera di
D'Annunzio. Questi autori ricorrono a tecniche come il simbolo, l’allegoria, e la sinestesia
costruendo delle corrispondenze tra suoni, colori, odori e emozioni attraverso un processo
irrazionale basato su analogie che si sviluppano per associazioni. La musicalità della poesia
diventa intensa, raffinata e capace di significare al di là della semantica tradizionale dando
vita al fonosimbolismo di cui si servirono appunto Pascoli e D’Annunzio. Quindi viene
valorizzato l’aspetto fonico delle parole, stabilendo un particolare rapporto tra il suono di una
parola e il suo significato.
                        La poetica del simbolismo trova piena espressione in Pascoli nella
                        prosa il Fanciullino, ma in modi molto moderati rispetto alla coeva
                        produzione poetica europea, soprattutto quella francese. La poesia di
                        Giovanni Pascoli nasce dalla capacità di ascoltare la voce della sua
                        anima e i suoni misteriosi che il mondo interiore gli sussurra. La
                        musicalità pervade la poesia pascoliana, grazie all’uso frequente di
                        metafore e analogie, di parole onomatopeiche e ricorso al
                        fonosimbolismo, a un fitto sistema di rime e all’impiego di versi brevi
che valorizzano ogni singolo elemento lessicale. Egli ricerca quindi una sorta di musicalità
evocativa, accentuando l’elemento sonoro del verso, secondo il modello dei poeti maledetti
come Paul Verlaine.




Appunto Paul Verlaine mette al primo posto l’allusività della
musica, intesa come mezzo tecnico per realizzare l’invito al sogno.
Sfrutta la poesia per raggiungere l’intimo senso della realtà,
penetrando oltre le apparenze. Nel componimento Arte poetica, -
scritto nel 1874 e pubblicato nel 1884 nella raccolta Allora e ora- ,
Verlaine si impose come caposcuola dei primi simbolisti e espose in
versi la sua poetica, che può essere riassunta nel principio “la
musica prima di tutto”: la musicalità del verso di Verlaine deriva dalla costante attenzione al
suono e al ritmo, dalla ripetizione quasi incantatoria di suoni o di versi o di strofe, sostenuta
da una versificazione che disgrega la sintassi della frase per distribuirla su versi brevi e
dispari, giudicati da Verlaine stesso più musicali e leggeri, ricchi quindi di allitterazioni,
assonanze e ellissi.
Ars Poetica (Paul Verlaine)                             Fuggi da lungi la Punta assassina,
                                                        Lo spirito crudele e il Riso impuro,
A Charles Morice
                                                        Che fan piangere gli occhi dell'Azzurro,
                                                        Fuggi quest'aglio di bassa cucina!
Sia musica, sia innanzi tutto musica!
Tu devi dunque preferire il Dispari,
                                                        Piglia l'eloquenza e torcile il collo!
Più vago e più vaporoso nell'aria,
                                                        Faresti bene, in vena d'energia,
E niente che vi pesi o vi si posi.
                                                        A tenere un po' a bada anche la Rima.
                                                        Fin dove giungerà, se non la guidi?
Ed è indispensabile scegliere
Un poco ambiguamente le parole:
                                                        Chi mai dirà gli abusi della Rima?
Sia benvenuta la canzone grigia,
                                                        Quale bambino sordo o negro pazzo
Che il preciso sa unire all'Indeciso.
                                                        Ha inventato quest'orpello da un soldo
                                                        Stonato e vuoto sotto la lima?
Sono occhi belli dietro alcuni veli,
E’ la luce tremante a mezzo il giorno,
                                                        Sia musica, ancora e sempre musica!
In un cielo ancor tiepido d'autunno,
                                                        Il tuo verso sia cosa dileguata
L’azzurro intrico delle stelle chiare!
                                                        Che si intuisce in fuga da un'anima involata
                                                        Verso altri cieli, verso altri amori.
E inoltre noi vogliamo lo Sfumato,
Colore no, soltanto lo sfumato!
                                                        Sia il tuo verso sia la buona ventura
La sfumatura che sola fidanza
                                                        Sparsa nel vento aspretto del mattino
Il sogno al sogno e il flauto al corno!
                                                        Che va odorando di menta e di timo...
                                                        Ed è, tutto il resto, letteratura.




Quindi la musica è il primo obiettivo dei poeti, tutto il resto non è poesia, ma letteratura, cioè
discorso. La poesia deve essere indeterminata, unire l’impreciso al preciso e tendere alla
sfumatura: non deve mirare alla concretezza della realtà, ma al sogno. Il poeta conosce la
verità e la svela ridendo: ma vuole velarla con profumi sfumati, suggerisce e non racconta. In
questo componimento il poeta ricorre a tecniche come il simbolo, l’allegoria e la sinestesia
costruendo delle corrispondenze tra suoni, colori e odori che si collegano alle emozioni
attraverso un processo irrazionale basato su analogie che si sviluppano per associazioni.
Verlaine rompe con la struttura poetica tradizionale, svuotando la poesia di ogni concretezza,
rifiuta quindi la poesia limpida e critica l’eloquenza romantica.
In Alcyone emerge pienamente il rapporto di Gabriele D’Annunzio con la musica e La
pioggia nel pineto ne è un’espressione lampante.




La pioggia nel pineto (D’Annunzio)



Taci. Su le soglie                                 Odi? La pioggia cade
del bosco non odo                                  su la solitaria
parole che dici                                    verdura
umane; ma odo                                      con un crepitio che dura
parole più nuove                                   e varia nell'aria secondo le fronde
che parlano gocciole e foglie                      più rade, men rade.
lontane.                                           Ascolta. Risponde
Ascolta. Piove                                     al pianto il canto
dalle nuvole sparse.                               delle cicale
Piove su le tamerici                               che il pianto australe
salmastre ed arse,                                 non impaura,
piove sui pini                                     né il ciel cinerino.
scagliosi ed irti,                                 E il pino
piove su i mirti                                   ha un suono, e il mirto
divini,                                            altro suono, e il ginepro
su le ginestre fulgenti                            altro ancora, stromenti
di fiori accolti,                                  diversi
su i ginepri folti                                 sotto innumerevoli dita.
di coccole aulenti,                                E immensi
piove su i nostri volti                            noi siam nello spirito
silvani,                                           silvestre,
piove su le nostre mani                            d'arborea vita viventi;
ignude,                                            e il tuo volto ebro
su i nostri vestimenti                             è molle di pioggia
leggeri,                                           come una foglia,
su i freschi pensieri                              e le tue chiome
che l'anima schiude                                auliscono come
novella,                                           le chiare ginestre,
su la favola bella                                 o creatura terrestre
che ieri                                           che hai nome
t'illuse, che oggi m'illude,                       Ermione.
o Ermione.
Ascolta, Ascolta. L'accordo    Piove su le tue ciglia nere
delle aeree cicale             sì che par tu pianga
a poco a poco                  ma di piacere; non bianca
più sordo                      ma quasi fatta virente,
si fa sotto il pianto          par da scorza tu esca.
che cresce;                    E tutta la vita è in noi fresca
ma un canto vi si mesce        aulente,
più roco                       il cuor nel petto è come pesca
che di laggiù sale,            intatta,
dall'umida ombra remota.       tra le palpebre gli occhi
Più sordo e più fioco          son come polle tra l'erbe,
s'allenta, si spegne.          i denti negli alveoli
Sola una nota                  son come mandorle acerbe.
ancor trema, si spegne,        E andiam di fratta in fratta,
risorge, trema, si spegne.     or congiunti or disciolti
Non s'ode su tutta la fronda   ( e il verde vigor rude
crosciare                      ci allaccia i melleoli
l'argentea pioggia             c'intrica i ginocchi)
che monda,                     chi sa dove, chi sa dove!
il croscio che varia           E piove su i nostri volti
secondo la fronda              silvani,
più folta, men folta.          piove su le nostre mani
Ascolta.
La figlia dell'aria            ignude,
è muta: ma la figlia           su i nostri vestimenti
del limo lontana,              leggeri,
la rana,                       su i freschi pensieri
canta nell'ombra più fonda,    che l'anima schiude
chi sa dove, chi sa dove!      novella,
E piove su le tue ciglia,      su la favola bella
Ermione.                       che ieri
                               m'illuse, che oggi t'illude,
                               o Ermione.
                         Nella lirica, una pioggia estiva sorprende il poeta e la sua compagna
                         Ermione. Già al cadere delle prime gocciole rade sul fogliame il
                         poeta si tende a ascoltare e invita la dolce compagna a fare
                         altrettanto. Tutto intorno tace ogni altro suono e i due si
                         abbandonano pienamente a gustare il rumore della pioggia che trae
                         dalle fronde degli alberi una meravigliosa varietà di suoni. Alla voce
                         della pioggia si accorda il canto delle cicale e il gracidio delle rane,
che si affievoliscono nel contempo la pioggia aumenta la sua intensità.


Composta probabilmente nell’estate del 1902, questa poesia rappresenta il fondersi del
soggetto nel paesaggio attraverso una valorizzazione del rapporto sensoriale con esso. Il
poeta si concentra sui suoni prodotti dal cadere dell’acqua sulle diverse varietà di
vegetazione e dal verso di alcuni animali, ricostruendo il tessuto sinfonico attraverso un
verseggiare frantumato, tramato di riprese foniche. La spiccata musicalità di questo testo, si
basa innanzitutto sul fitto sistema di rime ed è favorita dall' impiego di versi brevi e
brevissimi, che serve a valorizzare un singolo elemento lessicale o sintattico: D'Annunzio
non spezza il fluire del discorso, ma cerca al contrario di garantirne la massima scorrevolezza
musicale. Tuttavia nella lirica, che è tutta una musica, la musicalità non si riduce che a un
puro gioco onomatopeico, il concerto dei suoni e delle voci della pineta sotto la pioggia
riesce quanto mai suggestivo, soprattutto esprimendo l’estasi dei sensi.
FUSIONE TRA SUONO E COLORE


“Il suono musicale giunge direttamente all’anima. E vi trova subito un’eco, perchè l’uomo
ha la musica in sé... Il suono interiore assomiglia al suono di una tromba”      (V. Kandinskij)


La concezione di opera d’arte si è evoluta nel corso dei secoli, fino a ribaltarsi all’inizio del
novecento con l’opera e il pensiero di Kandinskij, che permetterà il passaggio da un’arte
strutturalmente figurativa, anche se con elementi di astrazione, ad un arte totalmente astratta.
La pittura è un arte e come tale deve avere l’obiettivo di rappresentare la natura segreta delle
cose e non le apparenze. Pertanto Kandinskij realizza una perfetta associazione tra colore e
sensazioni timbriche o tonali: la pittura diviene per lui una sorta di composizione musicale,
una sinfonia di colori, volendo risolvere il visivo nel sonoro. Al fine di realizzare questo tipo
di composizione puramente pittorica, si è servito di due mezzi: il colore e la forma. Questi
due non possono esistere separatamente nella composizione, poiché il loro accostamento è
basato sul rapporto privilegiato tra singole forme e singoli colori: certi colori possono essere
potenziati da certe forme e indeboliti da altre. In ogni caso i colori squillanti si intensificano
se sono posti entro forme acute, come per esempio il giallo con il triangolo, al contrario i
colori che amano la profondità sono rafforzati da forme tonde, come l’azzurro da un cerchio.
Kandinskij affermò in seguito:
“La forma è dunque l’espressione del contenuto interiore. Il colore è il tasto, l’occhio il
martelletto, l’anima è il pianoforte con molte corde. L’artista è la mano che, toccando questo
o quel tasto, fa vibrare l’anima”.




                                                            Quasi certamente Impressione3,
                                                            nacque come elaborazione pittorica
                                                            dalla forte emozione suscitatagli
                                                            dal concerto di Schonberg.
Egli sostiene che:
“il più ricco insegnamento viene dalla musica. Salvo poche eccezioni, la musica è già da
alcuni secoli l'arte che non usa i suoi mezzi per imitare i fenomeni naturali, ma per
esprimere la vita psichica dell'artista e creare la vita dei suoni”.


In lui l’influsso della musica si è espresso: nella capacità di esprimere visivamente i suoni
attraverso l’esperienza della sinestesia, la facoltà sensoriale che consente di percepire i colori
espressi musicalmente in suoni e viceversa; nella creazione di composizioni pittoriche e
sceniche basate su principi derivati dalla tecnica della composizione musicale; nella
elaborazione di una teoria artistica che partendo dall’analogia fra il suono e il colore
giungesse a vagheggiare un’opera d’arte sintetica, fondata organicamente su tutte le arti.
L’uso di termini musicali per definire elementi pittorici non deve essere però interpretato
come un semplice accostamento analogico, bensì come l’espressione di una realtà percettiva
e di un particolare convincimento teorico. Kandinskij elabora una teoria armonica del colore
fino a arrivare a un accostamento programmatico dei colori con i timbri prodotti da
determinati strumenti musicali: il giallo alla tromba, l’azzurro chiaro al flauto, il rosso alla
tuba, l’arancione a una campana, il verde al violino, il viola al fagotto, il blu al violoncello, il
bianco alla pausa creativa, simbolo di un silenzio carico di nuove possibilità espressive. La
musica serve dunque alla pittura come modello da seguire per un radicale rinnovamento in
direzione dell’interiorità, essa assume la funzione di vero e proprio modello “spirituale” nei
confronti della pittura in quanto è il dominio del non figurativo e dell'immateriale. Essa è
l'arte più adatta a parlare direttamente all'anima umana, a influenzarne i comportamenti
scavalcando l'accidentalità del fenomenico. Per questo motivo vengono ricercate analogie tra
i principi della composizione musicale e i mezzi pittorici: ritmo, ripetizione cromatica,
movimento.
IL SUONO


La parte della fisica che studia la produzione e la propagazione del suono si chiama acustica.
Ogni sorta di musica è ricca di suoni, cioè di sensazioni originate dalle vibrazioni di una
membrana presente nell’orecchio, che il cervello interpreta tramite una serie di stimoli di
natura chimica e elettrica trasportati dal nervo acustico.
I suoni sono prodotti da corpi che vibrano, ad esempio le corde di strumenti musicali
(chitarra, violino), membrane (tamburo) oppure una colonna d’aria (voce o strumenti a fiato).
La sorgente che vibra produce una compressione dello strato d’aria che è a suo immediato
contatto, questo a sua volta comprime lo strato d’aria successivo, mentre esso stesso subisce
una rarefazione e si genera un’onda elastica periodica costituita da una serie di strati in cui
l’aria è alternativamente compressa e rarefatta, cioè strati alterni con maggiore e minore
pressione.
I vari strati d’aria hanno forma sferica e con il passare del tempo si allargano investendo
zone sempre più lontane dalla sorgente.


                                    FIG Rappresentazione di un’onda
                                    sonora prodotta dalla sorgente S;

                                    C1 , C 2 . C 3 sono strati in cui l’ aria è
                                    compressa,mentre      R1 , R 2 , R3 sono
                                    strati in cui l’ aria è rarefatta;
                                     è la lunghezza d’ onda.



Quello che si propaga con il suono sono le variazioni di densità dell’aria; si trasporta solo
energia e non materia in quanto, pur essendoci un moto oscillatorio delle molecole, queste
non si allontanano dalla loro posizione di equilibrio.
Il suono è un’onda elastica longitudinale, cioè onda meccanica in cui l’energia si può
propagare unicamente attraverso un mezzo elastico e di tipo longitudinale cioè le vibrazioni
avvengono nella stessa direzione lungo la quale l’onda si propaga. Quando le onde
penetrano nel nostro orecchio esse mettono in vibrazione la membrana del timpano e da lì il
segnale viene poi trasmesso al cervello che lo interpreta come suono.
La velocità del suono
Il suono può essere trasmesso in mezzi di ogni genere, ma non nel vuoto e la velocità di
propagazione dipende dal mezzo: è più alte nei solidi rispetto ai liquidi e nei liquidi rispetto
ai gas. Nell’aria alla temperatura di 20° C e alla pressione di una atmosfera la velocità di
propagazione del suono è 343 m/s. L’orecchio umano percepisce un’onda elastica come
suono se la sorgente vibra con una frequenza compresa tra 16 e 20000 Hz, che si chiamano
limiti di udibilità.
Le frequenze al di sotto dei 20 Hz costituiscono gli infrasuoni (onde sismiche), le frequenze
al di sopra dei 20.000 Hz producono gli ultrasuoni.
Caratteri distintivi del suono
Col termine suono si intende un’onda generata da una vibrazione periodica, mentre i rumori
sono onde sonore alle quali manca un preciso carattere di periodicità.
Le caratteristiche di un suono possono essere rappresentate in un diagramma pressione-
tempo, che esprime come varia la pressione dell’aria in un determinato punto investito da
un’onda sonora.
L’intensità di un suono è il carattere che distingue i suoni forti da quelli deboli. E’
determinata dall’energia trasportata dall’onda cioè è legata all’ampiezza delle vibrazioni che
le particelle compiono attorno alla loro posizione d’equilibrio. Più precisamente è definita
come rapporto tra la quantità di energia che attraversa perpendicolarmente una data
                                                  E
superficie e l’area della superficie stessa I      . Dipende dalla distanza tra la sorgente del
                                                  S
suono e l’ascoltatore ed è inversamente proporzionale al quadrato della distanza dalla
sorgente.




Un suono intenso ha
un’ ampiezza maggiore
di uno debole.
L’ altezza è il carattere che distingue i suoni gravi da quelli acuti ed è legata alla frequenza
dell’ onda sonora.
I suoni più acuti hanno frequenze di alcune migliaia di Hertz , mentre i suoni profondi hanno
frequenze di alcune decine di hertz.


Un suono grave ha un periodo
maggiore (di conseguenza una
frequenza minore )di uno acuto.




Il timbro di un suono è la proprietà che distingue suoni identici per intensità e altezza ma
provenienti da sorgenti diverse. Suoni di timbro diverso differiscono per la forma della
funzione periodica che descrive l’ onda in funzione del tempo. Il timbro permette di
individuare lo strumento che li ha generati.


                                                             I due grafici sono rappresentazioni
                                                              di suoni che hanno timbro diverso,
                                                             differiscono per la forma dell’onda.




A dare sensazioni musicali contribuiscono tutti i caratteri del suono. Sono note l’importanza
dell’ intensità, del timbro, ma fondamentale è l’altezza.
Nella musica classica sono usati suoni di frequenza definita, compresa tra 30 e 4000 Hz.
La successione tra un suono e un altro preso come suono di riferimento , costituisce un
intervallo ed è dato dal rapporto tra le loro frequenze: I   1 / 2 , ma tra gli innumerevoli
intervalli possibili, quelli che danno sensazioni gradite all’orecchio prendono il nome di
intervalli musicali.
La musica classica ammette solo i sei seguenti I 1  1 unisono ; I 2  2 ottava ;
          3               4               5                       6
 I 3      quinta; I 4  quarta ; I 5  terza maggiore ; I 6  terza minore.
          2               3               4                       5
Due suoni simultanei formano un accordo. Se questo accordo è gradito all’ orecchio, si dice
consonante o musicale, nel senso contrario è dissonante.
Sempre in base alla natura fisiologica dell’ orecchio umano si è potuto stabilire che un
accordo è consonante solo quando i suoni che lo compongono darebbero separatamente un
intervallo musicale.
MUSICA… OLTRE LA FILOSOFIA, LA LETTERATURA, L’ARTE E LA
FISICA…


Nella storia dell’umanità la terapia musicale si è concretizzata ancor prima che il suono
diventasse musica. La musica fa bene all’uomo, da sempre. La storia ci insegna che non
esiste e non è esistita popolazione senza musica e danze, a partire dalla notte dei tempi sul
nostro pianeta tutto ciò che è vivo vibra di onde sonore.
Oggi gli antropologi mettono in primo piano la capacità della musica di cementare una
comunità, scandendone i ritmi e rinsaldando i legami fra i suoi membri.
Essa garantirebbe la coesione sociale e la “sincronizzazione” dell’umore dei componenti di
un gruppo, favorendo così la preparazione di azioni collettive.
Esempi attuali dell’utilizzo della musica in questi termini sono ad esempio le marce militari, i
canti religiosi, gli inni nazionali.
La musicoterapia è una tecnica che utilizza la musica come strumento terapeutico, grazie ad
un impiego razionale dell’elemento sonoro, allo scopo di promuovere il benessere dell’intera
persona, corpo, mente e spirito. Viene impiegata in diverse campi, che spaziano da quello
della salute, come prevenzione, riabilitazione e sostegno, a quello del benessere, al fine di
ottenere un migliore equilibrio e armonia psico-fisica. La musicoterapica lavora a livello di
comportamento, in genere superficiale, senza ambizione di risolvere “le cause” di problemi
psicopatologici complessi. Ancora oggi si conosce molto poco del modo in cui la musica
svolge la sua azione sulle persone in senso terapeutico. Di fatto, la musicoterapia consente di
raggiungere qualche risultato anche se il meccanismo impiegato è ancora oscuro. L’idea della
musicoterapia nasce dalla presa di coscienza che un brano musicale o la partecipazione ad
un’attività di questo tipo possa suscitare sentimenti e particolari tonalità affettive. Secondo
alcune teorie ogni ritmo influenza alcune funzioni, ogni musica produce uno stato d’animo,
stimola un’attività fisiologica: per esempio il valzer aiuta la digestione e la motilità
intestinale, la musica soft combatte la cellulite, così come il mal di testa, il rock e i ritmi forti
aiutano a uscire dal coma.
Un professore di medicina interna del policlinico San Matteo di Pavia, ha dimostrato che
ascoltare la musica fa bene al cuore: il ritmo dei battiti rallenta, così la frequenza del respiro,
la pressione si abbassa mentre cresce la profondità delle inspirazioni. Questi sono sintomi del
relax e del benessere e si presentano qualunque sia il genere ascoltato.
Per di più é stato dimostrato che l’insegnamento della musica nell’infanzia contribuisce
significativamente allo sviluppo di alcune aree cerebrali e accresce le abilità cognitive-
intellettuali, come la capacità di concentrazione e la velocità di elaborazione, migliora le
capacità di disegnare forme geometriche e le abilità spaziali. Questo fenomeno è stato
chiamato “effetto Mozart”: anche se rimangono alcune perplessità sulle cause effettive,
sembra che i bambini attivino i neuroni della corteccia cerebrale durante l’ascolto di un brano
                                 di musica e che in questo modo vengano rinforzate le
                                 connessioni destinate alle abilità logico-matematiche. Non è
                                 possibile affermare che studiare musica è come studiare
                                 matematica, ma è evidente che i due meccanismo mentali,
                                 apparentemente così distanti se non opposti, hanno delle
                                 forti affinità. È stato provato che la musica negli adulti, se
                                 non intrusiva e quindi scelta consapevolmente, può avere un
                                 effetto sulla vigilanza, l’umore e la motivazione a svolgere
                                 attività lavorative che richiedono grande attenzione.
                                  Rimane indubbio che la musica può avere un effetto
benefico sul dolore psicologico che accompagna indissolubilmente quello fisico, e su quel
senso di solitudine e incapacità di comunicare, che spesso affligge le persone malate
gravemente, rendendo ancora più penosa la situazione che clinicamente deriva dalla loro
malattia. La musica sta dimostrando di avere un ruolo di supporto anche alle terapie standard:
alcuni studi hanno difatti provato come l’ascolto di un brano musicale prima degli interventi
chirurgici possa contribuire, ad esempio, a ridurre il fabbisogno di anestetici.
Bibliografia :


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       M. Donà, Filosofia della musica, Milano 2006;
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       Milano 2000;
       F. Nietzsche, La nascita della tragedia, Milano 1977;
       A. Marchese, Letteratura italiana intertestuale Storia e antologia, vol. 5 e vol. 6,
       Milano 2001;
       P. Verlaine, Poesie e prose, Milano 1992;
       G. Cricco, F. P. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol.3, Bologna 2003;
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       S. Fabbri, M. Masini, Esploriamo la fisica, una navigazione nella realtà, vol.2,
       Torino 2006;
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       A. Caforio, A. Ferilli, Fisica, vol. 2, Firenze 2004;
       S. Valseschini, Psicologia della musica e musicoterapia, Roma 1983;
       La Repubblica, 17 luglio 1996, pagina 18, sezione cronaca;
       La Repubblica, 30 settembre 2005, pagina 37, sezione cronaca;
       La Repubblica, 20 ottobre 2007, pagina 46, sezione cultura;
       La Repubblica, 31 marzo 1996, pagina 10, sezione salute.




Immagini:


       http://images.google.it/
                                      Musica regina delle
                                      arti:
                                           - Schopenhauer;
                                           - Nietzsche.




Ritmo e musicalità nella                                                    Suono e colore:
poesia:
   - Pascoli;                                                                    Kandinskij
   - Verlaine;
   - D’Annunzio.                         MUSICA




           …Oltre la filosofia,
           la letteratura, l’arte e                          Musica: onda
           la fisica…                                        sonora

				
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