COMUNIT� MONTANA �UMBRIA NORD� by deTPU4X

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          COMUNITÀ MONTANA “UMBRIA NORD”

             POR FESR 2006-2013 – MISURA 2.2.3 - ATTIVITÀ B1
                    PROMOZIONE DI INTERVENTI AMBIENTALI
       PER LA VALORIZZAZIONE DELLA RETE DEI SITI NATURA 2000
                   - Quadro Strategico degli interventi 2007- 2013 -

PREMESSA
L’obiettivo della valorizzazione della risorsa ambientale, nella sua dizione più generale, è oramai da
anni il filo conduttore di una azione sistemica perseguita a tutti i livelli istituzionali da quello
strategico europeo a quello operativo territoriale – passando per quello programmatico regionale
che vede la Regione Umbria tradizionalmente sensibile alle iniziative tese alla valorizzazione
congiunta delle risorse naturali e culturali – ed all’interno di questa nuova concezione e visione
dell’ambiente vanno quindi viste e considerate le finalità di valorizzazione dei sistemi naturalistici e
paesaggistici, perseguite dalle linee di azione del POR FESR 2006÷2013 – con l’Attività B1 la
quale non attiene all’intera componente naturalistica del territorio bensì è rivolta (come citato nelle
stesse Linee Guida Regionali, approvate con DGR n° 133 del 09.02.2009) ad un suo segmento
altamente sensibile: i Siti Natura 2000 (SIC) e le Aree Naturali Protette (ANP), le cui specificità
ecologiche e sistemiche richiedono un’azione valorizzante volta al loro consolidamento intrinseco,
senza la quale (SIC ed ANP) non potranno divenire una vera e propria “risorsa” né conservarsi
come “valore aggiunto” se inserite così come sono attualmente nell’orbita di una valorizzazione
turistica.
Con questa premessa quindi, relativamente alle attività di promozione degli interventi ambientali e
di valorizzazione della rete dei siti natura 2000 previsti e finanziabili dal “POR FESR 2007÷2013 –
Attività B1” è intendimento di questa Comunità Montana promuovere una serie di interventi il cui
obiettivo principale – così come ribadito dalle Linee Guida – è la valorizzazione dei sistemi
naturalistici, intesa come azione mirata a migliorare la fruizione degli elementi territoriali,
consentendo nel contempo di creare e incrementare delle economie dirette e di indotto tali da
portare vantaggi ai territori contermini.
Si rammenta che all’interno del comprensorio della Comunità Montana “Umbria Nord” – costituita
a seguito dell’unificazione della ex Comunità Montana “Alto Tevere Umbro” ed ex Comunità
Montana “Alto Chiascio” ricadono l’Area Naturale Protetta del Monte Cucco (Parco Regionale) e n.
16 Siti della Rete Natura 2000 (SIC) dei quali i seguenti n. 6 (per una superficie complessiva di
6.000 ettari) nell’ambito territoriale dell’Alto Tevere Umbro:
      SIC IT520001 – Boschi di Monte Sodolungo e Rosso
      SIC IT521003 – Fiume Tevere tra S. Giustino e Pierantonio
      SIC IT 521004 – Boschi di Pietralunga
      SIC IT5210006 – Boschi Marzana
      SIC IT5210015 – Valle del Torrente Nese
      SIC IT5210073 – Alto Bacino del Torrente Lama
mentre i restanti 12 (per una superficie complessiva di 5.000 ettari) nell’ambito territoriale dell’Alto
Chiascio:


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      SIC IT5210005 – Gola del Corno del Monte Catria
      SIC IT5210008 – Valle del Rio Freddo
      SIC IT5210007 – Valle delle Prigioni
      SIC IT5210009 – Monte Cucco Sommità
      SIC IT5210010 – Le Gorghe
      SIC IT5210002 – Serre di Burano
      SIC IT5210011 – Torrente Vetorno
      SIC IT5210012 – Boschi di Montelovesco – Monte delle Portole
      SIC IT5210013 – Boschi del Bacino di Gubbio
      SIC IT5210014 – Monti Maggio - Monte Nero
      SIC IT5210074 – Poggio Pantano
      SIC IT5210075 – Boschi e Pascoli di Fratticiola Selvatica
e che per tutte le 18 aree SIC sono stati redatti da parte delle due disciolte comunità montane – su
incarico della Regione Umbria – i relativi Piani di Gestione ai sensi della Direttiva 92/43/CEE
“Habitat”.
Con il presente Documento Programmatorio si vogliono individuare e descrivere sinteticamente
gli ambiti territoriali e le proposte progettuali di intervento su cui questo Ente Montano intende
investire nel periodo di programmazione 2007÷2013 del POR FESR – Misura 2.2.3 – Attività B1,
indicando fin da subito che gli interventi che verranno proposti interesseranno, per l’Alto Tevere
Umbro, principalmente i Siti Natura 2000:
      SIC IT521003 – Fiume Tevere tra S. Giustino e Pierantonio
      SIC IT520001 – Boschi di Monte Sodolungo e Rosso
      SIC IT 521004 – Boschi di Pietralunga
      SIC IT5210006 – Boschi Marzana
mentre per il comprensorio dell’Alto Chiascio, l’area naturale protetta del Monte Cucco (Parco
Regionale) e i seguenti Siti di Interesse Comunitario:
      SIC IT5210005 – Gola del Corno del Monte Catria
      SIC IT5210008 – Valle del Rio Freddo
      SIC IT5210007 – Valle delle Prigioni
      SIC IT5210009 – Monte Cucco Sommità
      SIC IT5210010 – Le Gorghe

INQUADRAMENTO     GEOGRAFICO      E    DESCRIZIONE   DELLE   VALENZE
NATURALISTICHE DEI SITI NATURA 2000 E DELL’AREA NATURALE PROTETTA DEL
M. CUCCO OGGETTO DI PROPOSTA PROGETTUALE
                          Ambito Territoriale dell’Alto Tevere Umbro
Nell’Alta Valle del Tevere accanto al Sito Natura 2000 del Fiume Tevere (ed a quello della Valle
del Torrente Nese) nel quale l’elemento naturale caratterizzante è costituito dall’acqua e da ciò che
origina intorno ad essa; abbiamo tre Siti Comunitari – Boschi di Monte Sodolungo e Rosso, Boschi
di Pietralunga e Boschi Marzana – (prescindendo da quello dell’Alto Bacino del Torrente Lama)
che interessano aree collinari e montane scarsamente urbanizzate di elevato valore naturalistico ed
ambientale, dove le attività umane attualmente presenti sono principalmente quelle legate all’attività
agricola ed alla selvicoltura sebbene queste forme di utilizzazioni del territorio sono allo stato in
una fase di netta regressione rispetto all’intensità di utilizzazione che si è avuta in passato; molte
aree infatti risultano abbandonate ed attualmente occupate da prati seminaturali e arbusteti.
Di seguito si verrà effettuata una rapida disamina – di ognuno dei Siti Natura 2000 ora citati –
inerente l’inquadramento territoriale e gli habitat prioritari presenti.
                    SIC IT521003 – Fiume Tevere tra S. Giustino e Pierantonio

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Il sito coincide con il tratto superiore del Fiume Tevere, dal confine con la Regione Toscana
all’abitato di Pierantonio (nel Comune di Umbertide). Tale area è compresa in una vasta zona
pianeggiante dove l’andamento del fiume, che scorre dal punto di vista geologico su depositi
alluvionali, si presenta tendenzialmente rettilineo e con pochi meandri.
La vegetazione in questo sito è limitata alla stretta e lunga fascia che affianca entrambe le sponde
del corso d’acqua ed è costituita da boschi e boscaglie igrofile ripariali a dominanza di salix alba e
con alcuni nuclei di alnus glutinosa, inquadrabili nelle alleanze del salicion albae. Alle entità
forestali igrofile indigene delle rive si associano diversi pioppi non autoctoni come pure piante di
robinia pseudoacacia, specie esotica naturalizzata che spesso diviene dominante.
Nel Sito sono stati segnalati i seguenti habitat prioritari “Boscaglie igrofile dell’Alno-Ulmion
Minoris – CODICE 91E0” mentre è stata rilevata pure la presenza di altri habitat di interesse
comunitario quali:
     vegetazione idrofitica sommersa del Ranunculion Fluitantis – CODICE 3260;
     vegetazione erbacea del Bidention Tripartitae – CODICE 3270;
     bordure di Megaforbie Igro-Nitrofile – CODICE 6430;
     boschi igrofili ripariali del Salicetalia Purpurae – CODICE 92A0.
                        SIC IT520001 – Boschi di Monte Sodolungo e Rosso
Il Sito occupa il settore nord-orientale della Regione a ridosso del confine umbro-marchigiano, la
sua conformazione territoriale è caratterizzata da un sistema collinare situato tra gli abitati di Città
di Castello ad ovest e di Pietralunga a sud-est mentre la sua natura litologica marnoso-arenacea è
quella tipica che contraddistingue l’orografia dell’Umbria nord-orientale.
Nel Sito sono stati segnalati i seguenti habitat prioritari: “Formazioni erbose secche seminaturali e
facies coperte da cespugli su substrato calcareo (festuco-brometalia) (praterie secondarie a
dominanza di Bromus Erectus) – CODICE 6210, ma è stata rilevata inoltre la presenza di altri
habitat di interesse comunitario quali:
     formazioni a Juniperus Communis (arbusteti a dominanza di Ginepro Comune) su lande o
        prati calcicoli – CODICE 5130;
     percorsi substeppici di graminacee e piante annue (Thero-brachypodietea) – CODICE
        6220*;
     foreste a galleria di Salix Alba e Populus Alba – CODICE 92A0.
                               SIC IT 521004 – Boschi di Pietralunga
Il Sito occupa il settore nord-orientale della Regione a ridosso del confine umbro-marchigiano, la
sua conformazione territoriale è caratterizzata da un sistema collinare situato a nord-est dell’abitato
di Pietralunga mentre la sua natura litologica marnoso-arenacea è quella tipica che contraddistingue
l’orografia dell’Umbria nord-orientale.
Nel Sito sono stati segnalati i seguenti habitat prioritari: “Formazioni erbose secche seminaturali e
facies coperte da cespugli su substrato calcareo (festuco-brometalia) – CODICE 6210, ma è stata
rilevata inoltre la presenza di altri habitat di interesse comunitario quali:
     formazioni a Juniperus Communis (arbusteti a dominanza di Ginepro Comune) su lande o
        prati calcicoli – CODICE 5130;
     percorsi substeppici di graminacee e piante annue (Thero-brachypodietea) – CODICE
        6220*;
     bordure planiziali montane e alpine di megaforbie igrofile – CODICE 6430;
     foreste a galleria di Salix Alba e Populus Alba – CODICE 92A0.
                                  SIC IT5210006 – Boschi Marzana
Il Sito occupa il settore nord-occidentale della Regione a ridosso del confine umbro-toscano, la sua
conformazione territoriale è caratterizzata da una morfologia molto articolata, con rilievi di natura


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arenacea alto-collinari e basso-montani, che raggiungono le quote più elevate con i Monti Civitella
(936 m s.l.m.), Pagliaiolo (950 m m.l.s.) e Favalto (1082 m s.l.m.).
Nel Sito sono stati segnalati i seguenti habitat prioritari:
     formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo
         (Festuco-Brometalia) (*stupenda fioritura di orchidee) (praterie secondarie a dominanza di
         Bromus Erectus) – CODICE 6210;
     faggete degli Appennini con Taxus e Ilex – CODICE 9210;
è stata rilevata inoltre la presenza di altri habitat di interesse comunitario quali:
     lande secche europee – CODICE 4030;
     matorral arborescenti di Juniperus spp. – CODICE 5210;
     foreste illiriche di querce e carpino bianco (Erythronio-Carpinion Betuli) – CODICE 91L0;
     foreste pannonico-balcaniche di cerro e rovere – CODICE 91M0;
     foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae,
         Salicion albae) – CODICE 91E0;
     foreste a galleria di Salix alba e Populus alba – CODICE 92A0;
     foreste di Castanea sativa (castagneti) – CODICE 9260;
in particolare quest’ultima formazione risulta fortemente minacciata dall’abbandono delle pratiche
colturali ed è attualmente in evoluzione verso boschi di cerro.
                              Ambito Territoriale dell’Alto Chiascio
Nel territorio dell’Alto Chiascio le aree S.I.C. individuate nella dorsale appenninica si
caratterizzano in particolare per la generale omogeneità di paesaggio che vede alternarsi aree
boscate con ampie zone di pascoli naturali. Tale situazione ha una matrice oro-geologica legata al
calcare che, grazie ai complessi sistemi di cui è composto, permette la presenza di acqua in quota.
Tali formazioni hanno da sempre rappresentato una basilare fonte di sostentamento delle attività
zootecniche. Oltre ai pascoli naturali anche i boschi di quota hanno, nel tempo, subito le pressioni
antropiche legate alla attività zootecnica diventando, all’occorrenza, fonte di sostanza nutritiva
piuttosto che riparo per gli animali. Le formazioni arboree, soprattutto quelle legate al faggio, oggi
si presentano con strutture diversificate proprio in ragione dell’utilizzo che le stesse hanno subito
negli anni. Sono infatti diffusi esemplari plurisecolari testimonianza degli stazzi estivi alternati a
cedui che nei periodi post taglio diventavano fonti di pascolamento. La generalizzata diminuzione
delle attività zootecniche ha abbassato notevolmente la presenza degli animali al pascolo. Va
precisato inoltre che quelli che ancora ci sono hanno la caratteristica di essere fortemente poli
specifici, zero ovini e caprini solo bovini ed equini. Anche la fauna naturale per altro non garantisce
una presenza di specie elevata registrando prevalentemente ungulati selvatici della specie cinghiale.
Le restanti formazioni boschive, collocate a quote più basse, sono rappresentate da boschi misti di
latifoglie eliofile generalmente governate a ceduo. Nella zona, a caratterizzarne la peculiarità,
insistono vari contesti di particolare interesse geologico e naturalistico quali: ambiente ipogeo,
pareti rocciose e forre che raggiungono grandi profondità.
Tale situazione è ottimamente rappresentata nei cinque S.I.C. compresi nei territori del Parco
regionale del Monte Cucco dove la diminuita pressione zootecnica ha favorito la diffusione di zone
di transizione (non ancora boschi non più pascoli) oltre che un generale impoverimento delle specie
erbacee dovute alla selezione data dall’attività di pascolo esercitata da soli equini e bovini. Tale
circostanza si identifica inoltre nelle frequentissime “zebrature” che caratterizzano i versanti sud del
M. Cucco.
Il Parco Naturale Regionale del Monte Cucco occupa la zona nord-orientale della Regione
dell’Umbria ed è a diretto contatto con la Provincia di Pesaro e Urbino nel tratto di confine
regionale più a nord e con la provincia di Ancona nel tratto a sud.
Ad est di Costacciaro si sviluppa il massiccio del Cucco, che raggiunge la quota di 1.566 metri sul
livello del mare, rappresenta la vetta più elevata dell'intera area e, in assoluto, uno dei luoghi
panoramici più spettacolari dell'Italia centrale. Nella parte apicale di questo rilievo sono ubicati gli
ingressi alla Grotta.
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L’area del Parco è, inoltre, tradizionalmente legata per vicende storiche e tradizioni ad altre aree
confinanti che hanno un importante ruolo culturale per la Comunità nazionale ed Europea, basterà
ricordare le città di Urbino, Gubbio, Fabriano.
La risorsa di maggiore richiamo all’interno dell’Area Naturale Protetta del Monte Cucco – come
sottolineato da tutti gli strumenti di programmazione – è sicuramente l'ambiente ipogeo della Grotta
di Monte Cucco.
Pur indicandola come luogo privilegiato per la ricerca e la sperimentazione a fini scientifici e per
l’escursionismo per speleologi e specialisti, gli strumenti di programmazione urbanistica e
socioeconomica del Parco ne prevedono un uso turistico, aperto al pubblico, per una parte limitata,
in particolare quella compresa tra le quote altimetriche 1350 e 1450 m. s.l.m. quindi solo in rami a
carsismo fossile, ove i processi idro-geo-chimici non sono più attivi.
I principali habitat di interesse comunitario presenti nei SIC sono:
     Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo
        (Festuco-Brometalia) (*stupenda fioritura di orchidee) – CODICE 6210;
     *Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex – CODICE 9210;
     Formazioni stabili Xerotermofile a Buxus sempervirens su pendii rocciosi (Berberidion p.p.)
        – CODICE 5110;
     Pareti rocciose calcaree con vegetazione casmofitica – CODICE 8210;
     Foreste a galleria di Salix alba e Populus alba – CODICE 92A0;
     Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia – CODICE 9340;
     *Matorral arborescenti di Laurus nobilis – CODICE 5230;
     Foreste di Castanea sativa – CODICE 9260;
     Ghiaioni del Mediterraneo occidentale e termofili – CODICE 8130;
     Grotte non ancora sfruttate a livello turistico – CODICE 8310;
     Formazioni a Juniperus communis su lande o prati calcioli – CODICE 5130.

LA RETE SENTIERISTICA ESISTENTE
Altro elemento caratteristico dell’Alta Umbria è costituito dalla fitta rete di sentieri – di varia
destinazione ed origine – che attraversano l’intero territorio della Comunità Montana e che fanno
riferimento alle tre principali direttrici che solcano, da nord a sud, l’intera zona:
    1. il Percorso Francescano della Pace Assisi-Gubbio-La Verna
    2. il Sentiero Italia;
    3. il tracciato della vecchia consolare Flaminia
Il Sentiero Francescano attraversa tutto il territorio della Comunità Montana interessando in
particolare nell’Alto Tevere i SIC Boschi di Monte Sodolungo e Rosso ed il SIC Boschi di
Pietralunga proseguendo poi nell’Alto Chiascio attraversando il SIC di Fratticciola Selvatica ed il
territorio delle valli alluvionali del Fiume Chiascio e del suo affluente Saonda.
Il Sentiero Francescano coincide, inoltre, in questo tratto con l’Itinerario Europeo della Fede – Via
di Roma, ossia un percorso Europeo della fede che si snoda da Vienna a Roma. Questa
infrastruttura di mobilità riveste quindi un notevole interesse per lo sviluppo del settore turistico
orientato ad un modo “lento” e “ravvicinato” di visitare i luoghi che permette di entrare in profondo
contatto con la realtà locale, sia essa incentrata sui beni ambientali, che storico artistici e della
religiosità.
Il Sentiero Italia si snoda interamente sulla dorsale appenninica, nell’ambito Alto Tevere è presente
con il tratto Bocca Trabaria – Bocca Serriola – Acquapartita mentre nel comprensorio dell’Alto
Chiascio si interseca con tutti i S.I.C. della dorsale e quindi con quelli dell’area Parco Regionale. In
questi ambiti è già ora possibile utilizzare strutture di supporto alle attività escursionistiche .
La “Flaminia” arteria romana di collegamento tra i due mari, corre parallela alle montagne ed è
segnata da numerose testimonianze storico architettoniche di grande interesse.
Numerosi sono poi i collegamenti trasversali che consentono, su tematiche diverse, di attraversare il
territorio. Si segnala, a titolo di esempio:

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      l’Itinerario Naturalistico Didattico Bocca Serriola – Candeleto – Coloti su cui si innestano
       ulteriori percorsi ad anello;
      il Sentiero “Umbria Geo” che collega le emergenze geo-paleontologiche nel tratto che da
       Gubbio (lungo la Via del Bottaccione meglio conosciuta come Gola dell’Iridio) conduce al
       Parco dove sono presenti numerosi reperti fossili.
È da aggiungere altresì tutto il sistema di corridoi naturali costituiti dai corsi d’acqua principali e
minori del reticolo idrografico locale; in Alto Tevere principalmente il Fiume Tevere ed alcuni suoi
affluenti di destra e sinistra idraulica che in una visione d’insieme mettono in contatto tra di loro i
vari SIC (torrente Soara, torrente Aggia, ecc...), in Alto Chiascio principalmente il Fiume Sentino,
il Fosso Vetorno ed i corsi d’acqua situati all’interno del Parco ed affluenti del Fiume Chiascio.
In altri termini è già possibile, allo stato attuale, individuare quella struttura costituita da “nodi”,
corrispondenti alle principali emergenze ambientali (rientranti in gran parte nelle zone SIC, ZPS, e
aree protette) e di “aste” di collegamento a percorrenza assortita (pedonale, ciclabile, equestre ecc.)
che nell’ambito delle linee guida regionali dell’attività B1 “Promozione di interventi ambientali per
la valorizzazione dei Siti Natura 2000” viene indicata come struttura di greenway regionale in
grado di integrare la promozione di molte risorse (naturali, culturali ecc.) così da ottenere benefici
di tipo ricreativo, ecologico e storico.

OBIETTIVI
Le diffuse e qualificate risorse ambientali e paesaggistiche presenti sul territorio dell’Alta Umbria
devono sostenere i programmi di sviluppo economico e sociale delle comunità locali, in
collaborazione con l’Ente Montano, attraverso l’elaborazione di progetti specifici che consentano di
attirare finanziamenti pubblici.
Numerose iniziative finalizzate alla piena valorizzazione turistico-ricreativa del proprio patrimonio
naturale ed ambientale sono già state messe in campo, occorre completare l’offerta e qualificarla
nella convinzione che lo sviluppo economico delle aree montane passi attraverso l’equo utilizzo di
questa risorsa.
Si prevede quindi lo sviluppo di iniziative che possano coniugare positivamente la qualità della vita
e la tutela della natura. La qualità dei territori e dei loro prodotti è la nostra unicità e rappresenta
un’eccellenza sulla quale impostare le attività di recupero, ove necessarie, e di valorizzazione.
Occorre attivare quindi iniziative e progetti alla ricerca di un modello di sviluppo che coniughi
l’innalzamento della qualità della vita con l’esigenza di trovare nuove opportunità per il territori,
che possa garantire un corretto impiego delle risorse naturali garantendo anche alle future
generazioni le stesse opportunità di godimento dei beni naturali comuni.
Le opportunità offerte con i finanziamenti P.O.R – FESR – Fondo strutturale n. 3 dovranno servire
anche per il definitivo superamento delle reticenze culturali sul potenziale occupazionale che
“l’Ambiente” offre, per cercare di capire al meglio l’intricato sistema che lega le eccellenze
ambientali con i beni culturali cogliendo definitivamente il senso del concetto di “territorio”.
Con queste premesse ed obiettivi è intenzione dell’Ente presentare nell’ambito della
Programmazione P.O.R – FESR – Fondo Strutturale delle proposte progettuali aderenti ai principi
di tutela e piena valorizzazione delle risorse territoriali che siano finalizzate alla loro
riqualificazione con particolare interesse per quelle riconosciute all’interno dei Siti Natura 2000 e
per quelle già definite da delimitazioni in aree naturali protette. Ci si pone inoltre l’obiettivo della
loro promozione attraverso il miglioramento della fruibilità intervenendo sulle infrastrutture di
supporto presenti nel territorio. La mobilità inter-territoriale e infra-territoriale attraverso la rete
sentieristica esistente che, essendo già diffusa, rappresenta un elemento di forza della proposta. La
diversificazione delle possibilità di utilizzo di tale rete, a piedi, a cavallo e in mountain bike, in
treno, contribuisce alla diversificazione delle offerte di valorizzazione delle risorse presenti nel
Comprensorio, ciò anche in conformità con quanto previsto dalle linee guida regionali in merito



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all’attuazione dell’attività B1 “Promozione di interventi ambientali per la valorizzazione dei Siti
Natura 2000”.
In particolare, nell’ambito del presente programma, si intende sostenere le proposte progettuali di
seguito illustrate distinte sia ambiti territoriali omogenei “Alto Tevere” ed “Alto Chiascio” che per
azioni di “conservazione/miglioramento della qualità ambientale” e di “fruizione/promozione dei
beni e ambiti investiti”.

DESCRIZIONE DELLE PROPOSTE PROGETTUALI
                             Ambito Territoriale dell’Alto Tevere Umbro
PROPOSTA PROGETTUALE N° 1
Conservazione, restauro ambientale e valorizzazione della zona umida dei Laghi Spada e del
Tevere nel SIC IT 5210003 “Fiume Tevere tra S. Giustino e Pierantonio”
La porzione di area SIC a sud di Città di Castello – cosiddetta dei “Laghi Spada” – racchiusa tra il
fiume Tevere e la strada vicinale di collegamento dell'abitato di Cà Spada alla fraz. di Santa Lucia
nonché delimitata a Sud dalla linea ferroviaria Centrale Umbra, costituisce un raro frammento di
zona umida unico per l'Alta Valle del Tevere.
Conosciuta dai cittadini Tifernati anche come "I laghi Colombari" per l'attività di estrazione e
lavorazione inerti svolta dall'omonima ditta nell'area per circa 15 - 20 anni, si estende globalmente
per circa 45 ha. e rappresenta una delle maggiori anse del Tevere nel territorio del Comune di Città
di Castello.
Pur essendo circoscritta e limitata dalle molteplici attività e strutture umane confinanti, l'area dei
Laghi Spada contiene comunque un elevato potenziale di riproducibilità ambientale sia per le
fitocenosi che per la zoocenosi già in atto. Ciò è stato ampiamente ed "ufficialmente" riconosciuto
da vari enti, organismi e associazioni che via si sono interessati della sua salvaguardia.
L'area infatti è significativamente "apprezzata" dall'avifauna migratoria che ne ha fatto
un'importante tappa di sosta lungo l'asta del Tevere mentre per alcune specie, è diventata anche
luogo di nidificazione.
Attualmente un progressivo deterioramento, determinato da vari fattori, sta sensibilmente riducendo
le capacità di sopravvivenza della zona, conducendola al totale interramento e conseguentemente
alla scomparsa irreversibile dell'ecosistema umido creatosi.
Gli interventi previsti nel presente programma sono pertanto tesi a garantire le possibilità di
mantenimento e di sviluppo dei dinamismi in atto nella zona ed al ripristino delle condizioni
ambientali ideali per una sua favorevole evoluzione.
Si è inteso inoltre ricercare la più ampia varietà di habitat, suddividendo l'area in vari settori a
diversa destinazione d'uso e presenza d'acqua (risanamento/mantenimento di laghi ad acque
profonde, stagni stagionali, paludi, acquitrini, canali e vie d'acqua di collegamento ecc...), in modo
tale che anche la presenza di animali e piante ne risulti diversificata.
Sono previsti perciò considerevoli interventi di escavazione e movimento terra, conseguenti alla
necessità di ripristinare o formare ex-novo gli specchi d'acqua e la rete di canali anzi citati.
L'adduzione delle acque per l'equilibrio idrico dell'area, sarà garantita dal prelievo esistente a monte
dal torrente Soara ed addotta per mezzo della rete di canali già esistenti che con il progetto saranno
sistemati.
La viabilità d'accesso all'area naturalistica è consentita dalla S.S. 3 Bis Tiberina, attraverso la strada
di collegamento dell'abitato di Cà Spada alla fraz. di Santa Lucia; gli interventi sulla viabilità
saranno limitati al servizio delle abitazioni esistenti e all'ingresso ed uscita dall'area stessa.
Si reputa infatti necessario eliminare qualsiasi interferenza con l'area naturalistica, quale può essere
una strada anche di servizio, in quanto causerebbe disturbo agli animali all'interno del settore di
nidificazione. Per la viabilità interna, quella già esistente verrà adeguata alle nuove esigenze e si
completerà con il ripristino e la creazione di sentieri didattici, camminamenti, passerelle,
appostamenti, che si snoderanno nei vari settori dell'area.


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Le escursioni, verranno articolate in base ai diversi obbiettivi ed interessi: formativo – didattici per
le scolaresche, amatoriali per gli appassionati del birdwatching, di studio e ricerca per istituti
superiori ed università.
Verranno individuati percorsi accessibili anche a disabili con punti di osservazione significativi
anche all'interno della zona boscata (percorso su passerella).
Tutti i percorsi saranno articolati "per tappe" ovvero punti di sosta, dove con adeguata
cartellonistica informativa, sarà possibile, da parte dei visitatori, acquisire i necessari riferimenti per
una migliore comprensione e "lettura" del paesaggio e delle specie animali e vegetali presenti.
Il proposta in questa fase preliminare contiene le indicazioni per una sistemazione globale dell'area,
in considerazione della destinazione d'uso dei vari settori e delle strutture essenziali necessarie per
una immediata fruizione pubblica, tutto ciò nell’intento di fondere rispettosamente ed
armoniosamente i diversi obiettivi prefigurati per la stessa: didattico–informativo scientifico di
ricerca e turistico.
I materiali utilizzati risponderanno alle esigenze di adattabilità ambientale, per cui saranno preferiti
il legno e la pietra.
Le strutture edili saranno costituite da prefabbricati in legno, provvisti di tutti i servizi essenziali
(elettrico, idrico, fognario, telefonico e citofonico).
Infine per sostenere e pubblicizzare l'iniziativa, dovrà essere prevista forte campagna di
informazione da realizzarsi con diverse modalità.
Da ultimo, non per importanza, si rappresenta l'aspetto gestionale e manutentivo dell'opera
realizzata. La delicatezza dell'intervento, richiede la predisposizione di un apposito progetto-
programma, che nel dettaglio sarà affrontato nella progettazione esecutiva dell’opera, con
l'auspicabile intervento di soggetti istituzionali aventi specifiche competenze (Comunità Montana) e
soggetti pubblici (associazioni ecc...), i quali possano insieme fornire e curare tutti gli aspetti di
raccordo esterni ed interni alla natura dell'intervento.
Il programma prevede anche l'acquisizione patrimoniale dell'intera area, prevalentemente già
pubblica.
Contestualmente alla realizzazione dell’area naturalistica dei Laghi Spada occorrerà anche pensare
alla fruizione stessa dell’area e dell’ambiente fluviale del Fiume Tevere attraverso la loro
connessione all’abitato di Città di Castello mediante la realizzazione di un percorso pedonale–
ciclabile (della lunghezza di 4 km circa) con pavimentazione ecologica in stabilizzato oltre ad
eventuali opere d’arte di attraversamento (ponticelli passerelle in legno).
E’ intenzione intraprendere anche delle iniziative finalizzate a migliorare la percorribilità del fiume
in particolare attraverso l’uso della canoa, ciò in considerazione della presenza presso l’abitato di
Città di Castello di un’importante Associazione che promuove quest’attività sportiva e ricreativa.
Dovranno essere previsti pertanto lungo il corso del fiume dei punti di approdo per le canoe, oltre
eventualmente all’acquisto di mezzi ecologici (minibus a metano) per permettere gli spostamenti ed
in particolare il recupero a valle dei canoisti che discendono il fiume.
L’obiettivo principale è dunque quello di riqualificare e rendere fruibile il tratto del fiume Tevere in
questione quale area naturalistica di pregio, da utilizzare per attività didattiche, ricreative, sportive
(osservazioni naturalistiche, podismo, ciclismo, equitazione, ecc…) attraverso la riqualificazione
ambientale e paesaggistica del fiume intervenendo principalmente sull’aspetto vegetazionale oltre
alla realizzazione della viabilità pedonale–ciclabile.
La riqualificazione ambientale del fiume dovrà prevedere altresì il ripopolamento della vegetazione
autoctona sulle sponde con la piantagione di essenze arboree e essenze arbustive nelle zone a scarsa
copertura vegetale nonché la sostituzione della vegetazione sulle zone a dominanza di Robinia
(essenza alloctona di origine americana).
Necessita di conseguenza procedere ad un taglio selettivo della vegetazione esistente mirato al
ripristino dei tracciati o percorsi pedonali esistenti sulle sponde e soprattutto all’eliminazione della
Robinia che continua inesorabilmente ad avanzare a danno delle essenze autoctone.


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In un’ottica futura di grande scala è intendimento dell’Ente perseguire l’obiettivo della fruizione del
ambiente fiume Tevere attraverso la realizzazione di un percorso naturalistico–ambientale sulle
sponde del fiume – all’interno dell’intera area SIC – dal confine regionale a nord (San Giustino)
fino al confine con il Comune di Perugia a sud (Pierantonio) (circa 50,300 km di sviluppo
complessivo) che attraversi quindi l’intero comprensorio dell’Alto Tevere Umbro; anche in
considerazione del fatto che sono stati già realizzati da questa Comunità Montana n. 3 lotti
funzionali di suddetto percorso per una lunghezza di 14 km circa oltre ad un collegamento ciclabile-
pedonale con gli scavi archeologici di Villa Plinio sulle sponde del torrente Selci-Lama affluente di
sinistra del Fiume Tevere.


Nelle tabelle che seguono vengono riportate:
     la stima dei costi necessaria per la realizzazione del programma complessivo degli interventi
        nell’arco temporale 2007÷2013;
     la stima dei costi necessaria per la realizzazione dello stralcio funzionale 2009 del
        programma complessivo degli interventi;
rinviando ai successivi livelli di progettazione la definizione puntuale degli stessi.


                               Ambito Territoriale dell’Alto Chiascio
PROPOSTA PROGETTUALE N° 2
Riqualificazione ambientale e valorizzazione nelle alte valli del Sentino e del Chiascio e nel
Parco Regionale di Monte Cucco
L’articolazione della presente proposta progettuale verrà fatta sia per azioni che per interventi
all’interno delle singole azioni.
AZIONE: RIQUALIFICAZIONE AMBIENTALE
   Intervento di riconnessione ecologica e restauro ambientale nelle alte valli dei fiumi Sentino e
      chiascio, tra il versante orientale delle alte colline eugubine e la dorsale di Monte Cucco
Specifiche (A e B): Ripristino e riqualificazione della vegetazione ripariale autoctona dei corsi
                    d’acqua (Sentino, Chiasciolo, Chiascio, Foce, Rio, Scirca, Fonturce, Doria,
                    delle Gorghe, Doglio, Vercata, Vetorno, Regolino, Rigo, Sciola etc.) –
                    Interventi atti a rimuovere fenomeni di discontinuità ecologica lungo i corsi
                    d’acqua, quale la realizzazione di rampe di risalita per i pesci.
Il sistema idrografico locale ricompreso tra il versante orientale delle alte colline eugubine e la
dorsale del Monte Cucco è costituito dal fosso Vetorno ( SIC IT 5210011) che confluisce nel fiume
Chiascio a sud dell’abitato del Purello e dal bacino del F. Chiascio che risulta delimitato a Nord-Est
da una serie di rilievi quali il M. Cucco (1566 m s.l.m.), il M. Testagrossa (1175 m s.l.m.), il M.
Maggio (1351 m s.l.m.), il M. Serra Santa (1421 m s.l.m.) ed il M. Penna (1432 m s.l.m.), che
costituiscono il limite amministrativo fra l’Umbria e le Marche.
Questa anticlinale rappresenta l’unica parte del bacino che supera i 1000 m di quota e che, essendo
formata da rocce prevalentemente calcaree, presenti solo in questa porzione montana, assume
spiccate caratteristiche di permeabilità.
La circolazione idrica sotterranea che ne deriva alimenta quindi delle sorgenti perenni che, laddove
non captate da acquedotti, danno origine a corsi d’acqua brevi, con portata modesta, ma pressoché
costante durante il corso dell’anno.
Il sistema del reticolo, in questa parte del territorio, interagisce con i Siti di Interesse Comunitario
come risulta dal seguente quadro riepilogativo:
SIC IT5210005. Gola del Corno di Catria
   Corsi d’acqua interessati: Fiume Sentino; Vena della Gorga

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SIC IT5210074. Poggio Pantano (Scheggia)
   F. Sentino
SIC IT5210007. Valle delle Prigioni (M. Cucco)
   Rio delle Prigioni
SIC IT5210008. Valle del Rio Freddo (M. Cucco)
   Rio Freddo
SIC IT5210009. Monte Cucco (sommità)
   Torrente Scirca
   Fosso Doria
SIC IT5210010. Le Gorghe (M. Cucco )
La restante parte del bacino è delimitata a Nord dal valico di Madonna della Cima (809 m s.l.m.) e
dal M. Foce (983 m s.l.m.). Il limite attraversa poi la conca di Gubbio e prosegue sulle colline che
separano tale conca dalla valle del Tevere e che culminano con il M. Urbino (836 m s.l.m.).
A sud lo spartiacque attraversa la conca di Gualdo Tadino, supera le colline che si interpongono tra
la Valtopina e il M. Subasio e da qui discende passando per Assisi e la Valle umbra fino alla Sella
di Torgiano.
L’idrografia dell’intero bacino è condizionata anche dal manto vegetale che ne riveste i versanti,
legato a sua volta al substrato geologico. Infatti fitte faggete si estendono sui rilievi calcarei al di
sotto dei pascoli sommitali; più in basso è notevole la presenza di pinete da rimboschimento che si
alternano a vaste aree destinate a bosco ceduo.
E’ questa la fascia più protetta dove le precipitazioni hanno modo di essere assorbite e di penetrare
in profondità, arricchendo le falde freatiche.
Le colline marnoso arenacee che caratterizzano la porzione centrale del bacino sono ampiamente
coltivate e ammantate di boschi cedui solo sui versanti più acclivi.
Estesi seminativi interessano poi l’area pianeggiante della Valle Umbra nord.
Alcuni sopralluoghi eseguiti sul reticolo idrografico del Chiascio ha evidenziato la necessità di
approfondire il quadro delle conoscenze sugli ecosistemi per poi procedere all’esecuzione di quegli
interventi in grado di poter apportare maggior equilibrio agli habitat.
In questa fase si ritiene di dover anteporre lo studio del sistema del reticolo che si origina dal
massiccio del Cucco, oltre al fiume Sentino, anche al fine di poter addivenire all’individuazione di
quegli interventi che possono rientrare nel sistema complessivo di azioni volte, nel loro insieme, ad
un concreto miglioramento degli habitat e quindi dell’ambiente.
Come detto gli interventi dovranno scaturire da indagini conoscitive e studi specialistici sulla
qualità delle acque e dell’ecosistema complessivo dei diversi corsi d’acqua al fine di verificarne le
condizioni nel loro insieme. Tra gli obiettivi da perseguire non potranno non essere previsti quelli
riguardanti la conservazione/protezione, nel caso in cui habitat e specie presentano condizioni
ottimali (da riscontrare tramite il monitoraggio), mentre quelli riguardanti il risanamento ed il
sostegno dovranno risultare prioritari nel caso in cui vengano riscontate condizioni di disturbo e
frammentazione.
Da subito comunque verranno avviate quelle azioni lungo il fiume Sentino volte ad accrescere gli
equilibri che si instaurano tra alveo e fascia ripariale attraverso la piantumazione, lungo gli argini,
di quelle specie arboree ed arbustive che verranno indicate, sin da questa fase, dal gruppo di esperti.
A queste dovranno aggiungersi gli interventi di demolizione e recupero ambientale lungo il torrente
Doria, loc. Bottaccio, in prossimità del capoluogo di Sigillo (dove è stata compromessa una vasta
area ove nel torrente Doria confluisce il fosso Fonturce, infatti un parcheggio è stato realizzato al
disopra del punto di confluenza, stravolgendone l’intera area tanto da far perdere qualsiasi
connotazione che testimoni la presenza dei corpi idrici) nonché tutti gli interventi – sui corsi
d’acqua – atti a rimuovere fenomeni di discontinuità ecologica lungo i corsi d’acqua, quale la
realizzazione di rampe di risalita per i pesci. .
L’attività progettuale vedrà il coinvolgimento della struttura interna all’Ente, affiancata da
professionisti esterni con competenze interdisciplinari.

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Specifica (C): Ripristino o realizzazione ex novo di filari e siepi polifitiche di specie autoctone e
               tipiche dell’area lungo la viabilità minore nell’area collinare tra il Fiume Chiascio,
               la S. S. 3 Flaminia e il Torrente Sentino.
I caratteri paesaggistici ed ambientali dell’Area del Parco, che prendono origine dal Massiccio del
Cucco, si dilatano alla fascia pianeggiante sottostante compresa tra il tracciato della via Flaminia,
sulla quale insistono i centri abitati più significativi ed il sistema collinare di fondovalle connotato
dal fiume Chiascio.
Un reticolo viario minore, situato a valle della via Flaminia, permea l’intera area.
Tale reticolo è collegato con i centri abitati posti lungo la via Flaminia e da questi con il Sentiero
Italia che, situato nella parti sommitali del Parco, attraversa quest’ultimo in senso longitudinale,
oltre al Sentiero Francescano della Pace che interessa gran parte del territorio dell’Alta Umbria.
E’ inutile sottolineare che la via Flaminia costituisce un elemento strutturante di tutto il sistema
viario dell’area e che la stessa è stata oggetto di interventi volti alla sua valorizzazione.
L’analisi di tale viabilità minore consente l’individuazione di un tracciato che permette di
attraversare in senso longitudinale l’intera area pianeggiante così da permettere il collegamento
della stazione ferroviaria di Fossato di Vico con il centro dell’abitato di Scheggia, per poi
proseguire, parallelamente al fiume Sentino, in direzione di Fabriano.
Da qui sarà quindi possibile, con l’utilizzo del treno, tornare a Fossato di Vico e chiudere così un
percorso di visita sicuramente suggestivo.
L’intervento che si propone riguarda la caratterizzazione ambientale e paesaggistica del tracciato
sopra individuato attraverso la messa a dimora, lungo il suo perimetro, di siepi e filari di specie
autoctone.
L’obiettivo quindi è quello di costruire una fascia atta a garantire una continuità degli habitat ed al
tempo stesso rafforzare la connotazione paesaggistica sicuramente apprezzabile dalle zone
sommitali del Massiccio del Cucco.
A questo va comunque aggiunto un analogo intervento lungo la strada che collega il centro abitato
di Gualdo Tadino con la località Valsorda, connotato da fenomeni estrattivi di modesta entità lungo
il suo tracciato.
L’intervento richiederà anche l’impegno di professionalità adeguate come quella del botanico e
dell’architetto paesaggista, che potranno comunque sin da subito dare indicazioni per l’attivazione
di quelle azioni immediatamente realizzabili.

Intervento di riqualificazione ambientale di sorgenti, abbeveratoi e invasi artificiali finalizzati alla
      creazione/potenziamento di habitat di specie animali di interesse conservazionistico e a
                         scongiurare il rischio di annegamento per la fauna
Peculiarità del territorio, emblematica per intensità e caratteristiche morfologiche, è il drenaggio
delle acque meteoriche attraverso vie sotterranee, lungo gli intricati reticoli di grotte e pozzi che si
sviluppano all’interno delle masse calcaree. Sul Monte Cucco e dintorni si sono creati dei veri e
propri bacini idrografici sotterranei che terminano, nelle parti più profonde, con dei grandi collettori
ipogei il cui sbocco in superficie dà origine alle tante sorgenti pedemontane del versante orientale e
occidentale. L’intervento è volto al recupero delle fonti alimentate dalle sorgenti sopra dette in
maniera tale che queste possano diventare vere e proprie zone umide congeniali alla conservazione
della biodiversità complessiva. Gli interventi consisteranno nella sistemazione delle reti di
adduzione e nell’assestamento dei trocchi. Gli invasi ed i laghetti presenti nell’area verranno
opportunamente attrezzati, nel loro bacino, con reti in “tessuto non tessuto” per consentire agli
animali di poter risalire e quindi scongiurare il loro annegamento.
Si prevede che ogni intervento debba essere concertato con esperti in grado di poter fornire precise
indicazioni metodologiche, mentre il progetto verrà elaborato dal personale interno all’Ente.

      Intervento di ripristino dell’habitat riproduttivo di specie di uccelli rupicole di interesse
                 conservazionistico tramite asportazione di reti da pareti rocciose
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Il Corno di Catria, posto a nord del Monte Motette e separato da questo attraverso il percorso del
torrente Sentino, connota gran parte dell’area del parco che si inoltra verso i centri di Isola Fossara e
Pascelupo.
Costituisce un ottimo campione delle gole calcaree tipiche dell'Appennino umbro-marchigiano, sia
da un punto di vista geomorfologico che floristico-vegetazionale.
Il territorio del Sito ricade in prossimità del confine con la Regione Marche e comprende il versante
sud-orientale del gruppo calcareo del Monte Catria fino alla stretta gola solcata dal torrente Sentino.
Gli aspetti peculiari del paesaggio sono rappresentati da faggete nelle zone montane e da lembi di
formazioni a leccio sugli affioramenti semirupestri con esposizioni favorevoli. Di rilievo sono
anche le cenosi semirupestri e i saliceti del torrente Sentino.
Sul sito incombono vaste superfici di reti metalliche apposte per scongiurare il rotolamento a valle e
sulla sottostante via di comunicazione, di materiale detritico. L’intervento è volto a liberare le
pareti, laddove possibile e qualora non indispensabili a garantire la pubblica incolumità, di tali reti
metalliche e l’esecuzione, in alternativa, di interventi che possano comunque garantire la sicurezza
dei luoghi. In questa maniera sarà perseguibile un miglioramento della qualità ambientale e
dell’ecosistema.
A tal fine si rende necessario attivare un tavolo tecnico multi disciplinare con il coinvolgimento
degli Enti preposti alla sicurezza dell’area.

  Intervento di ripristino e salvaguardia della vegetazione erbacea spontanea in zone di prateria
                                    montana sottoposte a degrado
La tutela dei pascoli ed il loro ripristino attraverso la rimozione di formazioni arbustive o legnose
che ne compromettono la funzionalità, diviene un obiettivo fondamentale da perseguire all’interno
delle aree SIC, in quanto sono ambienti considerati prioritari dalla Direttiva Habitat (codice 6210)
ed occupano un’area territoriale cospicua.
Rilevante nell’area è la presenza del Pascolo secondario, con cotica erbosa densa e polifitica, a
prevalenza di bromo che occupa vaste aree dei rilievi carbonatici appenninici in corrispondenza dei
versanti, da poco acclivi (5°÷10°) a mediamente acclivi (10°÷35°) e con suolo profondo, per lo più
esposti a settentrione e sino a 1000÷1100.
La quasi totalità dei pascoli è gravata da uso civico di legnatico, di pascolo e di parti di fieno e
viene gestita da organi diversi a seconda del comune di appartenenza. L'uso dei pascoli, così come
quello del bosco, è disciplinato da appositi regolamenti che hanno lo scopo di dettare norme idonee
a garantire un razionale utilizzo delle risorse montane.
Mentre per i bovini si può ancora parlare di un calendario di pascolamento, cioè di una
monticazione estiva, i cavalli spesso soggiornano nelle aree di pascolo per la quasi totalità
dell'anno. Oltre a ciò, il carico del bestiame non è dimensionato alle reali disponibilità foraggere,
non viene rispettato alcun turno di riposo dei pascoli e non esiste un'adeguata sorveglianza del
bestiame.
Questi problemi sono aggravati dalla scarsità di punti d'acqua e di recinzioni, per cui non è possibile
utilizzare al meglio alcuni settori di pascolo. Gli interventi di miglioramento, si limitano di solito
alla concimazione e al potenziamento di punti d'acqua ma vengono effettuati in modo sporadico e
senza alcun coordinamento tra i diversi comuni.
Obiettivo dell’intervento è quello di favorire la conservazione delle specie presenti nel SIC e che in
tali ambiti trovano il loro ambiente naturale. Particolare riguardo viene prestato a quei siti (Pian di
Monte, Valsorda e Pian delle Macinare) ove vengono praticate attività sportive quali il volo a vela e
l’escursionismo, che possono comportare un rilevante carico antropico. Agli interventi sopra citati,
volti anche al mantenimento dell’attività pascoliva, si dovranno sommare quelli in grado di
contenere e delimitare gli spazi al fine di una loro protezione.
Operativamente si prevede l’estirpazione delle vegetazione infestante; la delimitazione dei prati
interessati da un eccessivo carico antropico con opportune steccionate; il ripristino del cotico erboso
la dove compromesso.

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 Intervento atto scongiurare i rischi per l’Avifauna di collisione ed elettrocuzione su linee aeree di
                         elettrodotti, in particolare sulle praterie montane.
La presenza di linee elettriche aeree di alta e media tensione costituisce un costante pericolo di
collisione ed elettrocuzione per l’avifauna. La presente proposta progettuale attiene alla rimozione
dell’elettrodotto presente in Val di Ranco mediante l’interramento del tratto dello stesso ricadente
sulla porzione più montana delle praterie ivi presenti, con la mitigazione quindi degli effetti negativi
delle linee aeree sull'avifauna locale.




   Intervento di reintroduzione del Cervo nel Parco Regionale del Monte Cucco, finalizzata alla
  ricostituzione della zoocenosi originaria e alla conservazione di specie rare di predatori quali,
                                 segnatamente, Aquila reale e Lupo
La presenza di cervidi nell’area del Pardo del Monte Cucco sino ai primi del XIX secolo fa ritenere
possibile una sua reintroduzione, magari partendo da quegli ambiti territoriali posti in località
marginali rispetto al contesto. A tale proposito verrà affidato uno studio particolareggiato ad esperti
in materia che dovrà accertare la fattibilità dell’operazione. Si ritiene comunque che ci si debba
limitare, in questo momento e sino all’acquisizione dei dati provenienti dagli studi di fattibilità
propedeutici, all’individuazione di terreni di proprietà pubblica che possano essere destinati alla
realizzazione di un impianto, perimetrato e protetto, ove poter avviare l’intero progetto, oltre
all’individuazione di altri appezzamenti, a questi contermini, da poter acquisire al fine di disporre
di un considerevole ambito territoriale agronomicamente variegato. A tale proposito c’è da
sottolineare che alcune proprietà del Comune di Scheggia e Pascelupo, situate in località
Coldipeccio risultano, da una prima sommaria analisi, idonee allo scopo.
Pertanto l’intervento immediatamente attuabile consisterà nell’ individuazione delle professionalità
da dover coinvolgere nella realizzazione del progetto e l’avvio delle fasi di studio.
Per l’elaborazione e la redazione del progetto complessivo si prevede il coinvolgimento del
personale interno all’Ente.


                   Intervento di rinaturalizzazione della Grotta del Monte Cucco
Il carsismo sotterraneo è notevolmente sviluppato nell’area del Parco, tanto che si contano circa 50
cavità conosciute. E' possibile suddividere le grotte in due gruppi principali sovrapposti: i sistemi
fossili che sono notevolmente sviluppati contraddistinti da notevoli volumi carsificati con grandi
gallerie e pozzi. Questi hanno paleoinghiottitoi nel versante orientale e risorgenti nella parte umbra.
A questo gruppo appartengono parte dei sistemi sotterranei della Grotta, la parte superiore della
Buca di Faggeto Tondo, parte della Voragine di Boccanera. Le cavità attive, percorse da corsi
d’acqua sotterranei perenni e temporanei, risultano talvolta impercorribili per le loro ridotte
dimensioni. Fanno parte di questo gruppo le gallerie attive della Grotta di Monte Cucco come il
Meandrino, la Galleria del Fiume, il Pozzo del Berro, la galleria del fondo Miliani, la parte
terminale del Pozzo Franco, l’Abisso del Boschetto, la Grotta della Valcella, la Grotta Ferrata, la
parte terminale di Boccanera. La risorsa di maggiore richiamo all’interno dell’Area Naturale
Protetta del Monte Cucco, come sottolineato da tutti gli strumenti di programmazione, è
sicuramente l'ambiente ipogeo della Grotta di Monte Cucco. Pur indicandola come luogo
privilegiato per la ricerca e la sperimentazione a fini scientifici e per l’escursionismo per speleologi
e specialisti, gli strumenti di programmazione urbanistica e socioeconomica del Parco ne prevedono
un uso turistico, aperto al pubblico, per una parte limitata, in particolare quella compresa tra le
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quote altimetriche 1350 e 1450 m. s.l.m., quindi solo in rami a carsismo fossile, ove i processi idro-
geo-chimici non sono più attivi. Questa cavità è costituita orientativamente da tre settori a
morfologia diversa. La parte iniziale, la cosiddetta "parte turistica", ha un andamento pianeggiante
con un suggerirsi di imponenti saloni e maestose gallerie fortemente concrezionate, dove
convergono diramazioni laterali di bell'aspetto e ricche di reperti paleontologici.
Questa parte è stata oggetto di recenti lavori di recupero e valorizzazione che hanno però
evidenziato la necessità di azioni volte al miglioramento della qualità dell’ambiente ipogeo ed una
sua rinaturalizzazione, oltre al miglioramento degli accessi.
Tali azioni consistono nell’eliminazione delle numerose scritte apposte sulle pareti rocciose da
visitatori in epoche recenti, scritte oltremodo inquinanti a seguito dell’avvenuta illuminazione
dell’ambiente sotterraneo, nella rimozione dei rifiuti accumulatesi nel tempo, nella mimetizzazione
dei cavi dell’impianto elettrico di illuminazione della grotta e nella eventuale sistemazione delle
aree prospicienti gli accessi ed alcuni tratti dei sentieri di avvicinamento.


AZIONE: FRUIZIONE E PROMOZIONE
 Intervento di allestimento di un itinerario pedonale e ciclabile su tracciati esistenti della viabilità
 minore nell’area basso-collinare tra Fossato di Vico e Scheggia, con attrezzature finalizzate alla
                       divulgazione dei salienti caratteri ambientali dell’area

Riprendendo le considerazione addotte nella Specifica (C) degli Interventi di riconnessione
ecologica e restauro ambientale della presente sezione, con la questa proposta progettuale – tenendo
conto delle viabilità minore esistente – è intendimento individuare un tracciato pedonale e ciclabile
che consenta di attraversare in senso longitudinale l’intera area così da permettere il collegamento
della stazione ferroviaria di Fossato di Vico con il centro dell’abitato di Scheggia, per poi
proseguire, parallelamente al fiume Sentino, in direzione di Fabriano.
Da qui sarà quindi possibile, con l’utilizzo del treno, tornare a Fossato di Vico e chiudere così un
percorso di visita sicuramente suggestivo.
A questo va comunque aggiunto un analogo intervento lungo la strada che collega il centro abitato
di Gualdo Tadino con la località Valsorda, connotato da fenomeni estrattivi di modesta entità lungo
il suo tracciato.
L’intervento richiederà anche l’impegno di professionalità adeguate come quella del botanico e
dell’architetto paesaggista, che potranno comunque sin da subito dare indicazioni per l’attivazione
di quelle azioni immediatamente realizzabili.

Intervento di realizzazione/allestimento di centri di documentazione in edifici preesistenti: segheria
  presso Sigillo, mulino di Purello, mulino di Scheggia e fabbricato in prossimità delle sorgenti di
                                                Scirca
La permeabilità dei substrati litologici determina in tutta l’area una ridotta presenza di corsi d’acqua
superficiali e sorgenti alle quote più alte. L’unico corso d’acqua del complesso che è interessato da
scorrimento idrico costante è il fiume Sentino.
La sorgente più importante è la sorgente Motette, che si immette in sinistra idraulica sul Torrente
Sentino. Altrettanto importante, in termini sia qualitativi che quantitativi, è la sorgente di Scirca
che, attraverso un acquedotto che taglia l’intero comprensorio, conduce l’acqua del Monte Cucco
sino a Perugia.
Al reticolo idrografico così definito sono correlati quei fabbricati ed edifici che in altri tempi,
sfruttando l’energia idraulica, costituivano, senza alcun dubbio, un punto di riferimento territoriale
oltre che la base ed il fondamento di molte delle attività antropiche della zona.
Molti di questi fabbricati sono ancora presenti e conservano al loro interno le apparecchiature
originarie come nel caso della segheria in prossimità del centro di Sigillo.


                                                                                                      14
La struttura in argomento è situata proprio in prossimità della confluenza del fosso Fonturce con il
torrente Doria dove viene proposto il progetto di ripristino ambientale legato anche alla dinamica
geomorfologia dei due corsi d’acqua.
Si prevede per il suo recupero la realizzazione di interventi di adeguamento strutturale ed il
ripristino e la rifunzionalizzazione delle strutture esistenti.
Interventi dello stesso tipo sono previsti per il recupero del mulino situato in loc. Purello, mentre
per il mulino situato nel Comune di Scheggia e Pascelupo, interamente recuperato anche nei
macchinari ed attualmente sede della “Casa del Parco“, si prevede di attrezzare il piano terra ad aula
multimediale e poter correlare tale struttura ad un progetto di fruizione e valorizzazione, previsto
nel presente piano e riguardante le emergenze geologiche dislocate in diverse aree del territorio,
denominato Umbriageo a cui si rimanda.
Per quanto riguarda invece il fabbricato situato in prossimità delle sorgenti di Scirca, di modeste
dimensioni, viene previsto il suo adeguamento strutturale e la sua sistemazione in maniera tale da
potervi realizzare una ”aula blu” dove possibile osservare l’afflusso delle acque dalle sorgenti e
poter rappresentare in maniera esauriente l’utilizzo della risorsa anche a fini idroelettrici.
Gli interventi rappresentati necessitano di una progettazione esecutiva la cui redazione può essere
curata dagli Uffici Tecnici dell’Ente.

   Intervento di realizzazione/allestimento di un centro di documentazione sulla Fauna del Parco
               Regionale di Monte Cucco in un edificio preesistente a Col di Peccio.
Nel contesto del Parco si intende perseguire l’obiettivo di un contatto vero e significativo con la
natura, a questo proposito viene proposta la realizzazione di un’aula ambientale con annesso centro
di documentazione sulla fauna, ed avifauna del Parco in una struttura di proprietà pubblica in
località Col di Peccio. Si tratta di un fabbricato in cui debbono essere realizzati interventi strutturali
per il riadattamento dell’edificio, i nuovi lavori e la nuova destinazione d’uso saranno congruenti
con le finalità divulgative necessarie per far comprendere gli aspetti salienti della fauna del Parco
Naturale e precisamente degli ungulati selvatici (cervi e caprioli) e dell’avifauna.
Il progetto riguardante la sistemazione dell’immobile, che già redatto, può essere immediatamente
cantierabile unitamente, come già affermato nella proposta riguardante le reintroduzione dei cervidi,
allo studio interdisciplinare riguardante quest’ultimo interevento.

  Intervento di realizzazione di un’area faunistica del Cervo a Col di Peccio, per scopi didattico-
                                             divulgativi
Riprendendo le considerazioni svolte al punto precedente inerente la realizzazione/allestimento di
un centro di documentazione sulla fauna del Parco Regionale di Monte Cucco in loc. Col di Peccio,
è intendimento altresì proporre la realizzazione di un’area faunistica del cervo per scopi didattici-
divulgativi nella stessa località, trattandosi di un sito strategicamente posizionato tra due aree
estremamente importanti per la fauna del Parco, in quanto si trova in prossimità delle rupi del Corno
del Catria che ospitano rapaci nidificanti ma è anche limitrofa alla Valle delle Prigioni in cui è stata
prevista la reintroduzione del cervo.
Il progetto di reinserimento è costituito da un’ampia area di proprietà pubblica che verrà
completamente recintata ed in cui verranno ospitati in semilibertà cervidi che potranno mantenere
comportamenti ed abitudini simili a quelli naturali per poi essere liberati nell’ambiente. Questo
consentirà una conoscenza approfondita degli animali oltre che agli addetti ai lavori anche ai
visitatori, contestualmente gli animali potranno mantenere un elevato grado di selvaticità nel
rispetto del loro equilibrio ed il loro reinserimento nell’ambiente rappresenterà sicuramente un
rafforzamento degli equilibri dell’ecosistema.




                                                                                                       15
Interventi di realizzazione di “sentieri natura” tematici in ambiti significativi come Gola del Corno
  del Catria-Isola Fossara-Pian delle Quaglie, Valle delle Prigioni, Ponte a Botte e di recupero e
       valorizzazione di punti panoramici quali il Passo del Lupo e il Colle del Mucichioso
Il Parco Naturale del Monte Cucco si connota per elevati livelli di percezione paesaggistica ed è un
elemento di spartiacque di rilevante altezza tra i due territori di riferimento Umbria e Marche.
Con gli interventi proposti si vuol perseguire l’obiettivo di valorizzare punti di osservazione del
paesaggio solitamente non percepiti pur essendo a ridosso di importanti vie di comunicazione o
comunque in aree solitamente frequentate ma in maniera distratta o poco attenta all’intorno.
Si prevede quindi la sistemazione di modeste aree ed il posizionamento in esse di opportune
strutture lungo sentieri tematici quali quello relativo alla forra della Valle delle Prigioni, che
necessiterà comunque di un regolamento di fruizione e quello relativo all’avifauna rupicola in loc.
Isola Fossara – Pian delle Quaglie.
Analoghe strutture verranno posizionate in prossimità e lungo i tracciati che conducono al Passo del
Lupo, al Ponte a Botte, alla Val di Ranco al Rio Freddo ed al Corno del Catria.
È intendimento inoltre recuperare il sentiero esistente che da Pian delle Macinare, attraverso la
Valrachena, conduce all’ingresso della Grotta del Monte Cucco.
La progettazione degli interventi in argomento sarà predisposta dagli Uffici Tecnici dell’Ente con
l’ausilio di esperti per quanto attiene la predisposizione del regolamento di fruizione relativo alla
Valle delle Prigioni.

Intervento di sviluppo dell’iniziativa Itinerario geologico “Umbriageo” basato sull’uso di palmari
                                               satellitari
Nell’area è presente una situazione geologica speciale, conseguenza diretta dell’immane scontro fra
zolle continentali (africana ed eurasiatica) che qui più che altrove ha lacerato la crosta terrestre e
fatto emergere ed innalzare alle massime quote le stratificazioni calcaree più profonde, producendo,
al tempo stesso, un’intensa e spettacolare fratturazione delle rocce, che si estende in ogni settore e
fino a profondità insondabili.
Ma si è anche determinata una situazione mineralogica inusitata per l’Appennino, tanto che alcune
teorie d’avanguardia sull’estinzione dei dinosauri hanno preso le mosse proprio dall’analisi delle
stratificazioni emerse nell’area di Gubbio e più precisamente nella “Gola del Bottaccione”. Infatti la
inconsuetamente massiccia deposizione di iridio presente in abbondanza negli strati geologici di
questo luogo, è ritenuta essere associata quale prova del presunto impatto meteoritico che, a cavallo
tra il Cretaceo ed il Terziario, avrebbe provocato l'estinzione di un gran numero di forme di
organismi viventi anche di grande mole, tra cui i dinosauri.
Unitamente alla gola del Bottaccione vi sono le Territortrio dell’Alto Chiascio altri siti di rilevante
interesse geologico quali le grotte di rosso ammonitico nel Comune di Scheggia e Pascelupo e la più
volte citata grotta del Monte Cucco.
Queste ultime infatti sono dovute all’intensa e profonda tettonizzazione (fratturazione di varia
natura) che ha permesso alle acque meteoriche di penetrare fino alle massime profondità, ma dove
è stato anche possibile, in particolari periodi di grandi pressioni sotterranee, far risalire dal basso
fino in superficie acque calde, cariche di minerali e fortemente corrosive.
Questa duplice azione, non sempre contemporanea, ha determinato un’eccezionale modellamento
ed escavazione degli stati calcarei, sia in superficie che in profondità, producendo una situazione
geologica unica nel suo genere, spettacolare a vedersi ed estremamente didattica per la
comprensione dell’evoluzione e del modellamento delle aree appenniniche.
Il progetto denominato “Umbriageo”, recentemente concluso dalla ex Comunità Montana dell’Alto
Chiascio, mette in relazione tutti si siti sopra citati con l’ausilio di palmari satellitari.
Il visitatore, con i propri mezzi, viene accompagnato e guidato dal palmare nei diversi siti dove
acquisisce informazioni dettagliate, anche attraverso l’ausilio di filmati ed animazioni contenute nel
palmare stesso.


                                                                                                    16
Il progetto che viene proposto riguarda l’estensione dei contenuti già presenti nelle apparecchiature
sopra citate a tutti quegli elementi, alle specie, che caratterizzano gli habitat dei siti natura 2000.
In questa maniera si ottiene anche un collegamento dell’area del Parco del Monte Cucco con le altre
realtà territoriali presenti nell’Alto Chiascio, interessanti sotto altri profili come quelli storico
architettonici.
Il progetto prevede anche l’inserimento di notizie riguardanti tutto il sistema delle aree SIC
regionali, in maniera da poter fornire al visitatore uno spaccato sufficiente ampio sulle peculiarità
ambientali della Regione in modo così da poter definire una greenway non solo di carattere locale,
ma anche di livello regionale.
L’intervento, immediatamente realizzabile, vedrà il coinvolgimento di imprese specializzate del
settore delle comunicazioni ed in particolar modo di quelle scientifiche e didattiche.



   Intervento di allestimento del Centro di accoglienza e servizio per il turismo ciclo-pedonale di
                                            Ponte Calcara
Elemento fondamentale per il Parco Naturale del Monte Cucco è la sua agevole fruizione ed in
questa ottica particolare attenzione è stata rivolta ai percorsi possibili all’interno del Parco stesso ed
alle eventuali aree di sosta ed accoglienza.
L’area del Parco del Monte Cucco, ma nella sostanza tutto il territorio dell’Alto Chiascio, presenta
una vasta rete di sentieri che vengono diversamente fruiti dai visitatori (a piedi, a cavallo, in
bicicletta, ecc...).
È in questa ottica di fruibilità estesa che si inserisce il progetto in argomento e che riguarda la
sistemazione del centro di accoglienza di Ponte Calcara.
Si tratta di un immobile di proprietà pubblica, (ex scuola) strutturalmente in buone condizioni a
seguito di un recente restauro, che si propone di adattare ad uso foresteria – accoglienza per ciclo-
pedo-turisti.
La struttura è infatti disposta su due livelli e la proposta progettuale intende riservare gli spazi posti
al piano terra alla rimessa di biciclette ed al piano primo la parte riservata all’accoglienza–
pernottamento.
L’immobile è tra l’altro posizionato all’interno d’anello viario proposto e che prevede l’accesso al
Parco Naturale del Monte Cucco dalla stazione ferroviaria di Fossato di Vico, per poi procedere
all’interno dell’area Parco Naturale ai piedi del massiccio del Cucco, nella piana del Chiascio con
un percorso alternativo alla moderna Flaminia fino al Comune di Scheggia Pascelupo, da cui
tramite la strada provinciale Arceviese raccordarsi con il versante marchigiano e ricongiungersi alla
linea ferroviaria.
Col di Peccio in questo disegno si pone in una posizione baricentrica rappresentando di fatto un
riferimento per l’ospitalità e l’accoglienza dei cicloturisti e non solo.
L’intervento proposto prevede la predisposizione degli arredi interni in quanto l’immobile è
strutturalmente già adeguato.

                    Iniziative di divulgazione e diffusione sul mercato dell’utenza
Per il perseguimento degli obiettivi di valorizzazione degli ecosistemi caratterizzanti i Siti di
Interesse Comunitario e nel contempo far si che questi divengano attrattori di attività turistiche –
ricreative e quindi una risorsa per le attività economiche, di particolare importanza risulterà la
campagna informativa e promozionale dell’intero ambito territoriale.
A tale riguardo si prevede la realizzazione di un progetto di marketing territoriale che possa basarsi
sulla predisposizione di:
 guide fotografiche di carattere naturalistico specifico;
 guide fotografica sulle emergenze storico-architettoniche ed ambientali;
 guide per escursionisti ove riportata la sentieristica dell’area in rapporto alla rete regionale;

                                                                                                       17
  dvd promozionali ove illustrate le peculiarità dei luoghi dal punto di vista naturalistico, storico,
   tradizionale e gastronomico;
 educational con visite sul campo con l’ausilio di esperti rivolti alla stampa nazionale ed
   internazionale.
La campagna sopra descritta dovrà vedere il coinvolgimento di studi specializzati nel settore.

Redazione su base scientifica e adozione di regolamenti di fruizione di ambiti di particolare pregio
                            e fragilità interessati dal presente progetto
La Redazione su base scientifica e l’adozione dei regolamenti di fruizione degli ambiti di
particolare pregio e fragilità interessati dal presente progetto, quali corsi d’acqua, forre, pareti
rocciose e praterie montane avverrà attraverso l’ausilio di esperti del settore.

A margine della descrizione delle due proposte progettuali ora illustrate si precisa che è
intendimento dell’Ente comunque proporre e promuovere ulteriori tre idee progettuali che, al
momento, per la ristrettezza dei tempi a disposizione non hanno potuto avere un elevato livello di
dettaglio ma che per la bontà delle valenze naturalistiche interessate meritano comunque di essere
portate al vaglio delle autorità regionali.
Per ognuna delle tre ulteriori idee progettuali vengono di seguito tracciate le ipotesi di lavoro su cui
sviluppare le linee progettuali dando nel contempo un ordine di grandezza della quantificazione
economica delle risorse finanziarie necessarie alla realizzazione delle stesse.
IDEA PROGETTUALE (A)
Conservazione, restauro ambientale e valorizzazione della foresta di Pietralunga – Bocca
Serriola su aree SIC IT5210001 “Boschi dei Monti di Sodolungo e Rosso” e IT5210004
“Boschi di Pietralunga”
La foresta di Pietralunga-Bocca Serriola è un complesso demaniale di circa 10.000 ettari, ricco di
fauna selvatica, composto in prevalenza da boschi misti di latifoglie, cui si alternano
rimboschimenti di conifere, prati, pascoli e coltivi.
La foresta ricopre la serie di crinali arrotondati fra il valico appenninico di Bocca Trabaria ed i
centri abitati di Città di Castello, Pietralunga e Montone e si presenta come un’area ideale per lo
studio e la divulgazione naturalistica degli ecosistemi collinari; negli ultimi decenni, infatti, nei
terreni demaniali si sono instaurati interessanti meccanismi di rigenerazione, sia naturale (processo
di successione secondaria con graduale passaggio degli incolti a cespuglieti e poi a bosco) che ad
opera dell’uomo (conversione dei boschi cedui in alto fusto) così che oggi ci troviamo di fronte ad
uno tra i più vasti e meglio conservati complessi boschivi collinari del nostro paese.
Territorio e Popolazione
Il territorio occupato dalla foresta di Pietralunga-Bocca Serriola, include ampie porzioni dei
Comuni di Città di Castello, Montone e Pietralunga, nelle quali il numero complessivo degli
abitanti può essere stimato in circa 4000 persone, con una densità di popolazione estremamente
bassa (20 abitanti/kmq a fronte dei 100 abitanti/kmq della Regione Umbria) causata dal massiccio
esodo dalle campagne verificatosi tra il 1960 ed il 1975.
Posta fra i 400 m. di quota del fondovalle ed i 1000 m. dello spartiacque, l’azione combinata di un
substrato collinare marnoso-arenaceo piuttosto omogeneo e di un regime termo-pluviometrico di
tipo temperato submediterraneo, determinano un paesaggio vegetale tipico delle aree di transizione
fra l'ambiente mediterraneo (sempreverdi) e quello collinare appenninico (caducifoglie): un
mosaico di associazioni vegetali in rapporto dinamico fra loro, riconducibile alla serie
fitosociologica del Cerro (con presenza, nelle stazioni più elevate, di lembi di vegetazione montana
riconducibili alla serie fitosociologica del faggio).
Dal punto di vista della popolazione faunistica, spiccano la presenza del lupo appenninico (censito
in alcuni piccoli gruppi familiari) e quella dello sparviero, capofila di una catena alimentare lunga
ed articolata che annovera indicatori di elevata naturalità fra cui il gambero di fiume, il picchio
                                                                                                     18
muratore e la puzzola (sono ancora da verificare segnalazioni di specie di enorme rilievo quali
l’astore ed il gufo reale).
Le Aree Protette.
Nell’ambito del Progetto Europeo Natura 2000 la Regione Umbria ha individuato nel territorio in
considerazione i seguenti due Siti di Interesse Comunitario (o aree S.I.C. zone ad alta naturalità
sotto tutela come aree protette per la salvaguardia di specifici habitat):
1) Boschi di Pietralunga di superficie pari a circa 1487 ettari ove si riscontrano:
    - fustaie ben conservate di Cerro e di Faggio;
    - habitat di particolare pregio quali: lembi di bosco ripariale a Salix apennina e cespuglieti a
        Juniperus oxicedrus;
    - elementi faunistici di grande interesse quali il Lupo appenninico.
2) Boschi dei Monti Rosso e Sodolungo di superficie pari a circa 2597 ove si riscontrano:
    - estesi boschi di Cerro e Carpino nero interrotti da pascoli a Centaurea bracteata e Bromus
        erectus;
    - formazioni camefitiche a Coronilla emerus e Astragalus monspessulanum;
    - specie faunistiche rare (Puzzola) o poco comuni (Poiana, Gheppio, Picchio muratore).
Mentre all’interno della Foresta demaniale la Provincia di Perugia ha individuato le seguenti due
Oasi di Protezione della Fauna:

1) Oasi di Varrea di superficie pari a circa 950 ettari, interamente ricompressa nell’area S.I.C. dei
   Boschi di Pietralunga;
2) Oasi di Candeleto di superficie pari a circa 1.100 ettari, che si estende fra le valli dei torrenti
   Carpina e Carpinella, cingendo la sommità del Monte Croce con vaste Pinete di Pino nero e
   boschi naturaliformi di Cerro e Carpino nero ricchi di fauna selvatica (Volpe, Cinghiale,
   Capriolo, etc.).
La Sentieristica.
 Il complesso demaniale è attraversata da due sentieri di rilievo nazionale:
- il Sentiero Italia, che nel tratto Bocca Trabaria - Bocca Serriola – Acquapartita corre lungo lo
     spartiacque appenninico;
- il Cammino di Francesco, che nel tratto Città di Castello – Pietralunga – Gubbio taglia a metà la
     territorio in oggetto e che coincide con quello che a breve sarà l’itinerario europeo della fede
     “La Via di Roma”
Vi è poi il Sistema Sentieristico tracciato dalla disciolta Comunità Montana Alto Tevere Umbro in
collaborazione col C.A.I. costituito da un asse longitudinale principale, l’Itinerario Naturalistico
Didattico (IND) Bocca Serriola–Candeleto–Coloti su cui si inseriscono importanti percorsi ad
anello.
L’Educazione Ambientale ed il Turismo Sostenibile
Nel Comune di Pietralunga ha sede il Centro Educazione Ambientale (C.E.A.) di Candeleto,
costituito da:
- Museo Naturalistico Ornitologico,
- Bosco Didattico e Sentiero Natura,
- Centro Recupero Animali Selvatici C.R.A.S. (allo stato di progettazione preliminare).
Il C.E.A. di Candeleto, è inoltre parte di un sistema di educazione ambientale della Foresta
demaniale e della Valle del Carpina, che comprende il Centro Escursionistico Naturalistico di
Bocca Serriola e l’Osservatorio astronomico di Borgo Coloti.
Nell’insieme i laboratori didattici di Candeleto e degli altri Centri costituiscono un Sistema diffuso
di educazione ambientale capace di offrire un percorso naturalistico e/o didattico itinerante
(alternando i fruitori da un Centro all'altro) e modulabile con una proposta estremamente
completa e variegata:
- il bosco e l'ecologia a Candeleto
                                                                                                   19
- il fiume e l'astronomia a Coloti
- le grotte e la montagna a Bocca Serriola
idoneo a soddisfare le più disparate esigenze. Quanto ora detto, induce a considerare il territorio in
questione un’area a prevalente vocazione naturalistica, ispirazione che può costituire un’importante
risorsa economica per la popolazione residente espressa in termini di valorizzazione del territorio
nella direzione del turismo naturalistico e sostenibile.
Nella tabella che segue viene riportata l’indicazione dei principali interventi tendenti alla
valorizzazione dei siti, rinviando ai successivi livelli di progettazione la definizione puntuale degli
stessi.



              DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI DELL’IDEA PROGETTUALE
AZIONE: RIQUALIFICAZIONE AMBIENTALE
1. Indagini e studi
   Indagini conoscitive e studi scientifico-naturalistici a supporto dell’attività di progettazione e di
   gestione, che dovrà prevedere la partecipazione di competenze professionali interdisciplinari di
   tipo naturalistiche, geologiche, agronomiche, forestali, ingegneristica ambientale, paesaggistiche
   e socio-economiche.
2. Interventi su habitat.
   I SIC IT5210001 “Boschi dei Monti di Sodolungo e Rosso” e IT5210004 “Boschi di
   Pietralunga” presentano caratteristiche vegetazionali molto simili fra loro. I principali habitat
   che sono stati riscontrati dai botanici nel corso delle indagini di campo, propedeutiche alla
   stesura dei piani di gestione sono risultati i seguenti:
     - Habitat 5130 – Formazioni a Juniperus communis su lande o prati calcioli;
     - Habitat 6210 – Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su
       substrato calcareo (Festuca-Brometalia) stupenda fioritura di orchidee;
     - Habitat 6220 – Percorsi steppici di graminacee e piante annue (Thereo-Brachypodietea);
   Dalle indagini condotte nella redazione dei Piani di Gestione è risultato che la principale
   minaccia per la conservazione dell’habitat 5130 è rappresentata dall’invasione di arbusti a
   rapido accrescimento, quali Spartium junceum e Rubus ulmifolius, nonché da parte di specie
   arboree che determinano l’evoluzione di questo habitat verso formazioni boscate.
   Nel caso dell’habitat 6210 e 6220 le principali minacce sono invece costituite dall’invasione di
   specie arbustive e da fenomeni di erosione del suolo.
   Appare dunque opportuno e necessario proporre azioni finalizzate alla conservazione
   provvedendo nell’ambito dell’habitat 5130 alla rimozione degli individui arbustivi a rapido
   accrescimento, nonché dei soggetti arborei insediatisi a seguito di disseminazione naturale.
   La stessa operazione verrà condotta nell’ambito degli habitat 6210 e 6220 dove si provvederà
   anche al ripristino delle attività di manutenzione delle praterie (sfalcio) il tutto in conformità con
   quanto previsto nei Piani di gestione dei due SIC in corso di approvazione da parte della
   Regione Umbria.
AZIONE: FRUIZIONE E PROMOZIONE
2. Sentieristica Principale
   Gli assi principali del sistema sono costituiti dal Sentiero Italia, dal Cammino di Francesco
   (parte del costituendo Itinerario europeo La Via di Roma) dall’Itinerario Naturalistico Didattico
   Bocca Serriola – Candeleto – Coloti.
   Per tali sentieri andranno previsti interventi di riqualificazione quali:
   - ripulitura dei tracciati dalla vegetazione arbustiva infestante;

                                                                                                      20
   -   realizzazione di manufatto di attraversamento in corrispondenza del guado esistente sul
       Torrente Carpina in loc. Molino della Casella;
   -   realizzazione di attrezzature accessorie per la fruizione, l’informazione e la divulgazione,
       quali tabelle, segnavia, pannelli informativi, ecc...
3. Tracciati Sentieristici
       A. Realizzazione di un percorso naturalistico-didattico all’interno dell’Area SIC IT5210004
          “Boschi di Pietralunga” presso la zona Collelungo-Varrea. L’itinerario (la cui
          denominazione potrebbe essere “Gli anelli del lupo”) si svilupperà su un tracciato della
          sentieristica esistente.
          Per tale percorso andranno previsti i seguenti interventi:
          o allestimento lungo il percorso di stazioni tematiche sulle principali valenze
              ambientali incontrate quali habitat di particolare pregio e elementi faunistici di
              grande interesse (fustaie di cerro, lembi di bosco ripariale a salix apennina,
              arbusteti a juniperus oxicedus, lupo appenninico, ecc...);
          o ricerca e ripristino di antichi fontanili e abbeveratoi atti a favorire la formazione di
              ambienti idonei alla presenza di specie animali e consequenziale allestimento di
              punti di osservazione della fauna.
          o realizzazione di area attrezzata presso la località Collelungo con funzione di
              terminale multimodale per la fruizione del percorso, l’informazione e la
              divulgazione. L’area dovrà essere dotata di spazi per la sosta dei veicoli, di
              attrezzature di segnalazione e di sicurezza, di pannelli di presentazione del percorso,
              di arredi per consentire la sosta dei frequentatori o da utilizzare quali “aule verdi” per
              lo svolgimento di attività didattiche.
       B. Realizzazione di un percorso storico-naturalistico e di un punto di osservazione
          panoramico all’interno dell’Area SIC IT5210004 “Boschi di Pietralunga” presso la zona
          di Castelfranco.
           L’itinerario (la cui denominazione potrebbe essere “la strada romana”) si svilupperà su
           un tratto della sentieristica esistente e ripercorre quello che era l’antico tracciato del
           diverticulum (strada romana) che collegava l'Alta Umbria (Città di Castello, Gubbio e
           Perugia) attraverso Pietralunga, alla Via consolare Flaminia in prossimità di Cagli.
           Lungo il percorso sono allineate tombe alla cappuccina ed insediamenti rustici di
           interesse archeologico. Tra le località San Felice e Casalecchio, se ne conserva un tratto
           lastricato con basoli di arenaria, lungo 300 metri e largo 4,30 che mostra – ancora visibili
           – i solchi lasciati dalle ruote dei carri.
           Presso la località Castelfranco (dove passa lo spartiacque appenninico tra Tirreno e
           Adriatico) toponimo Castellaccio, si gode di uno delle più belle vedute della zona, con la
           vista delle cime del Nerone, del Catria, del Cucco, dell’Acuto e la vista d’insieme delle
           due aree SIC “Boschi di Pietralunga e “Boschi di Monte Rosso e Sodolungo”.
           Per tale percorso andranno previsti i seguenti interventi:
           o realizzazione di area attrezzata presso la loc. Castelfranco con funzione di terminale
                multimodale per la fruizione del percorso, l’informazione e la divulgazione. L’area
                sarà dotata di spazi per la sosta dei veicoli, di attrezzature di segnalazione e di
                sicurezza, di pannelli di presentazione del percorso, di arredi per consentire la sosta
                dei frequentatori o da utilizzare quali “aule verdi” per lo svolgimento di attività
                didattiche;
           o realizzazione presso la loc. Castellaccio (nelle vicinanze del terminale multimodale)
                di un punto di osservazione panoramico, dotato di cannocchiale panoramico, di
                pannelli di informazione e orientamento;
           o restauro e conservazione di alcune parti del lastricato dell’antica “strada romana”;
           o creazione di una pista parallela alla strada romana in modo da preservare la stessa dal
                transito forestale a cui è oggi sottoposta;
                                                                                                     21
           o allestimento lungo il percorso di stazioni tematiche sulle principali valenze storiche e
             ambientali incontrate quali segni e reperti dell’antica via oppure habitat di particolare
             pregio e elementi faunistici di notevole interesse;
           o ricerca e ripristino di antichi fontanili e abbeveratoi atti a favorire la formazione di
             ambienti idonei alla presenza di specie animali e consequenziale allestimento di
             punti di osservazione della fauna.
4. Allestimento del C.E.A. di Candeleto.
   L’oasi di Protezione della fauna di Candeleto, si estende per circa 1.100 ettari nei comuni di
   Pietralunga e Montone. Essa è parte del più esteso complesso demaniale di Pietralunga – Bocca
   Serriola, bosco alto-collinare formato in massima parte da latifoglie e con cospicui
   rimboschimenti di conifere. Principale porta d’ingresso all’oasi è Candeleto: qui da sempre ha
   sede il Comando delle Guardie Forestali (ex Azienda di Stato per le Foresti Demaniali), per
   molti anni è stata sede dell’Istituto Professionale per l’Agricoltura con indirizzo per Esperto
   Forestale e qui è stato realizzato ed aperto al pubblico il Museo Naturalistico Ornitologico che
   ospita in appositi diorami la Raccolta della Fauna Umbra di Silvio Bambini, di estremo interesse
   ed unica nel suo genere nella Regione. Nell’area già occupata dai vivai forestali della Comunità
   Montana è stato realizzato bosco didattico nel quale trovano posto svariate specie arboree, sia
   autoctone che esotiche.
   Il fabbricato di Candeleto, nato negli anni ’50 come Centro estivo del C.I.F. ed utilizzato poi
   come Colonia Elioterapica ed infine come Scuola Agraria con indirizzo Forestale, potrà essere
   utilizzato in senso multifunzionale come:
   - Centro Didattico funzionale al Sistema itinerante di educazione ambientale della Foresta
        Demaniale di Pietralunga-Bocca Serriola;
   - Centro di Accoglienza per i Visitatori del C.E.A.;
   - Centro di documentazione e sede Espositiva accessoria del Museo Naturalistico di
        Candeleto per gli aspetti forestali e della vegetazione e della flora in genere del territorio
        altotiberino;
   - Sede Formativa per corsi di formazione in campo forestale, ambientale e della protezione
        civile;
   Andranno previsti i seguenti interventi:
   - riattazione e riutilizzo del fabbricato per renderlo idoneo alla destinazione prevista e
        adeguarlo alle vigenti normative sanitarie ed edilizie (realizzazione di idonei servizi igienici,
        abbattimento barriere architettoniche per l’accessibilità ai portatori di handicap, messa a
        norma degli impianti con particolare riferimento alla prevenzione incendi);
   - allestimento di spazi per l’attività di accoglienza dei visitatori, per l’informazione e la
        divulgazione;
   - realizzazione ed allestimento di materiali espositivi per il centro di documentazione;
   - allestimento di aule didattiche e di laboratori per esperienze da fare al chiuso, ma anche
        all’aperto negli adiacenti spazi verdi.
5. Offerta ricettiva a basso costo presso ex Convento di S. Agostino.
   Il punto di criticità nel sistema progettato è rappresentato senz’altro dalla scarsità dell’offerta
   ricettiva a basso costo presente nel territorio. L’unica offerta del genere è rappresentata dal
   Rifugio escursionistico di Bocca Serriola, posto tappa del Sentiero Italia e punto di partenza
   dell’Itinerario Naturalistico Didattico (IND) che attraversa la Foresta demaniale di Pietralunga –
   Bocca Serriola, collega i nodi di Bocca Serriola, Candeleto e Coloti e costituisce l’asse
   longitudinale principale del sistema.
   Punto strategico nel sistema è senz’altro l’abitato di Pietralunga per le seguenti caratteristiche:
   a. punto tappa del “Cammino di Francesco” che qui interseca il Sentiero IND sopra citato;
   b. posizione baricentrica rispetto alle seguenti aree protette:
            o Area SIC “Boschi di Pietralunga”;
            o Area SIC “Boschi dei Monti Rosso e Sodolungo”;
                                                                                                      22
            o Oasi faunistica di Varrea;
            o Oasi di Candeleto;
   c. collegato attraverso la rete sentieristica ai seguenti “nodi”:
            o Centro di Educazione Ambientale di Candeleto
            o Museo ornitologico di Candeleto
            o Bosco didattico di Candeleto
            o gli anelli del lupo, percorso naturalistico-didattico che si snoda all’interno dell’area
                SIC “Boschi di Pietralunga”;
            o la strada romana di Castelfranco, percorso storico-naturalistico che percorre un
                antico diverticulum del I sec. D.C.;
   d. presenza di tutti servizi essenziali (guardia medica, farmacia, stazione carabinieri, stazione
       corpo forestale, raggruppamento protezione civile, chiesa, ufficio postale, tabaccaio,
       alimentari, ristorante, servizio pubblico autolinee di collegamento con i centri di Città di
       Castello, Gubbio, Pietralunga, Pianello nelle Marche)
   Nel paese di Pietralunga l’offerta turistica ricettiva, che è costituita da 2 alberghi tre stelle e da
   alcuni agriturismi situati nelle campagne circostanti, non soddisfa, per livello di prezzo, la
   richiesta di alloggio tipica del turismo itinerante naturalistico e religioso.
   Da qui nasce l’esigenza di creare un’offerta ricettiva a basso costo di tipo extra-alberghiero
   mediante l’apertura di un ostello-foresteria, utilizzando immobili che sono già di proprietà
   pubblica. Il comune di Pietralunga è proprietario del complesso di San Agostino, posto nel
   centro storico medioevale di Pietralunga.
   La costruzione del Convento di S. Agostino risale al XIII sec. e fino alla metà del XVII sec. ha
   svolto una funzione vitale nella vita sociale e religiosa della Comunità pietralunghese; qui infatti
   aveva sede anche la scuola pubblica, con regolari lezioni tenute dai frati agostiniani. All'interno
   della Chiesa, sopra l'altare maggiore, era conservato il "Polittico di Ottaviano Nelli", una delle
   migliori opere del pittore eugubino – che aveva dipinto a Pietralunga nel 1403 – e che dal 1955
   è conservato presso la Galleria Nazionale dell'Umbria. La struttura conventuale e la chiesa, sono
   stati restaurati e ristrutturati recentemente ed adibiti a Biblioteca Pubblica Comunale.
   Andranno previsti i seguenti interventi:
   - riattazione ed il riutilizzo del fabbricato per renderlo idoneo alla destinazione prevista e
       adeguarlo alle vigenti normative sanitarie ed edilizie (realizzazione di idonei servizi igienici,
       abbattimento barriere architettoniche per l’accessibilità ai portatori di handicap, messa a
       norma degli impianti con particolare riferimento alla prevenzione incendi);
   - allestimento di spazi per l’attività di accoglienza dei visitatori, per l’informazione e la
       divulgazione.
6. Sistema della mobilità locale.
   Per facilitare gli spostamenti e la fruibilità anche a persone con ridotta capacità motoria di
   prevede l’acquisto di due eco-bus con alimentazione a metano.
7. Iniziative di divulgazione e diffusione sul mercato dell’utenza.
   -   Realizzazione di pubblicazioni a stampa a carattere divulgativo sui caratteri ambientali e
       paesaggistici delle aree Natura 2000;
   -   Realizzazioni di cartografie tematiche quali carte della vegetazione, carte dei sentieri;
   -   Realizzazione di materiale promozionale su supporto cartaceo o informatico e di gadget per
       la promozione dei siti natura 2000;
   -   Realizzazione di specifica segnaletica stradale per la segnalazione di ambiti ed elementi dei
       siti natura 2000.


IDEA PROGETTUALE (B)
Conservazione, restauro ambientale e valorizzazione dell’area SIC IT5210006 – Boschi di
Marzana in Comune di Monte Santa Maria Tiberina.
                                                                                                      23
Il territorio di Marzana è situato a cavallo tra la Regione Umbria e quella Toscana e risulta
caratterizzato da una morfologia molto articolata, con litotipo fondamentalmente arenaceo
(Macigno) che occupa gran parte delle aree su cui si estende il Sito Natura 2000. Tra i rilievi alto-
collinari e basso-montani più significativi si ricordano i Monti Civitella (936 m), Monte Pagliaiolo
(950 m) e Monte Favalto(1082 m); tali rilievi sono attraversati da più corsi d’acqua, tra i maggiori
dei quali si ricordano i Torrenti Aggia e Scarzola.
Le formazioni forestali prevalenti sono rappresentate da castagneti da frutto – molti dei quali
abbandonati – e dai boschi di querce caducifoglie a prevalenza di cerro (Quercus cerris). Sono
presenti anche brughiere a Calluna (Calluna vulgaris) e gli arbusteti a prevalenza di Ginepro
comune (Juniperus communis).
L’area di Marzana oggetto di proposta di intervento, vanta anche interessanti radici storiche che ne
fanno risalire l’origine ai romani, la stessa risultava significativamente abitata sino agli anni ’50
(oggi invece pressocchè disabitata) con un’economia imperniata sull’agricoltura, l’allevamento e la
coltivazione del castagno.
Obiettivo dell’idea progettuale è quello di operare una riqualificazione ambientale dell’intera area –
anche sulla scorta delle indicazioni contenute nel Piano di Gestione del SIC – favorendone nel
contempo la valorizzazione tramite la creazione di un percorso con valenza didattico-naturalistica
ottenuto attraverso il recupero di un tracciato di viabilità rurale e forestale esistente.
Il percorso della lunghezza di ml. 9.800 dovrebbe prende avvio dall’abitato di Monte Santa Maria
Tiberina in località Piantrano e raggiungere la località Il Corso.
In particolare è intenzione attribuire al percorso un’importante funzione didattica attraverso
l’inserimento di bacheche tematiche in cui vengono affrontati i problemi legati alla gestione e alla
struttura del bosco.
I temi trattati riguarderanno: l’ambiente fisico, la vegetazione, la fauna, l’ecosistema foresta, la
storia e la selvicoltura.
Si ritiene opportuno rendere il percorso adeguato anche alle esigenze della viabilità agro-
selvicolturale nella consapevolezza che il particolare valore naturalistico dell’area (presenza di
ampi superfici a castagneto da frutto) è il risultato di attività umane compatibili con l’ambiente
naturale e che le stesse potranno protrarsi nel tempo con sufficienti livelli di economicità e
razionalità anche dal punto di vista naturalistico solo in presenza di un’adeguata viabilità in grado di
garantire l’accesso del personale addetto al monitoraggio, al controllo e alla prevenzione incendi
nonché delle maestranze impegnate nella raccolta del legname e dei prodotti del bosco in generale
E’ intenzione anche creare un punto di osservazione panoramico presso la località Monte Favalto da
dove si può avere una visione d’insieme del SIC Boschi di Marzana e più in generale dell’Alta
Valle del Tevere nonché verso ovest della Val di Chiana ed a est dell’Appennino umbro-
marchigiano.
Questa località può costituire anche un importante punto di osservazione per la pratica del
birdwatching vista la notevole ricchezza faunistica dell’area ed in particolare per quanto riguarda i
rapaci: (Poiane, Lodolaio, Sparviero, Pecchiaiolo, Albanella reale, Albanella minore).
Con questa idea progettuale infine si intenderebbe dare una concreta risposta alle minacce
individuate per i diversi habitat promuovendo progetti di recupero dei castagneti abbandonati e la
valorizzazioni degli altre formazioni vegetali di interesse comunitario, sia attraverso interventi
diretti a carattere sperimentale come pure promuovendo l’attivazione di altre misure di
finanziamento quali quelle rappresentate dal P.S.R
La realizzazione della proposta progettuale produrrebbe inoltre effetti positivi, tendenti a favorire la
permanenza o l’insediamento di nuove unità di lavoro sul territorio, fornendo a queste servizi
essenziali oltre a valorizzare le risorse naturali presenti permettendone una migliore fruibilità.

Nella tabella che segue viene riportata l’indicazione dei principali interventi tendenti alla
valorizzazione dei siti, rinviando ai successivi livelli di progettazione la definizione puntuale degli
stessi.
              DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI DELL’IDEA PROGETTUALE

                                                                                                     24
AZIONE: RIQUALIFICAZIONE AMBIENTALE
1. Indagini e studi
   Indagini conoscitive e studi scientifico-naturalistici a supporto dell’attività di progettazione e di
   gestione, che dovrà prevedere la partecipazione di competenze professionali interdisciplinari di
   tipo naturalistiche, geologiche, agronomiche, forestali, ingegneristica ambientale, paesaggistiche
   e socio-economiche.
2. Interventi su habitat.
   Il SIC IT5210006 “Boschi Marzana” presenta caratteristiche vegetazionali molto interessanti. I
   principali habitat che sono stati riscontrati dai botanici nel corso delle indagini di campo,
   propedeutiche alla stesura dei piani di gestione sono risultati i seguenti:
   - Habitat 4030 – Lande secche Europee;
   - Habitat 5210 – Mattoral arborescenti di Juniperus Spp.;
   - Habitat 6510 - Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su
       substrato calcareo (Festuca-Brometalia) stupenda fioritura di
   - Habitat 91E0 – Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior;
   - Habitat 9210 - Faggete degli appennini con Taxus e Ilex;
   - Habitat 9260 Foreste di Castanea sativa;
   - Habitat 92A0 – Foreste a galleria di Salix alba e Populus alba
   L’habitat più esteso è che maggiormente caratterizza il SIC è il 9260 – Foreste di Castanea
   sativa. La minaccia più grave per la conservazione di questo habitat è l’abbandono delle
   pratiche colturali. E’ intenzione quindi promuovere, attraverso la presente proposta progettuale,
   delle azioni finalizzate a promuovere il mantenimento delle pratiche colturali anche mediante
   l’acquisizione ed il recupero sperimentale di porzioni di castagneto abbandonato e la
   promozione di iniziative finalizzate alla conservazione degli ecotipi locali.
AZIONE: FRUIZIONE E PROMOZIONE
3. Tracciati Sentieristici
   Realizzazione di un percorso naturalistico-didattico all’interno dell’Area SIC IT5210006
   “Boschi di Marza” tratto Monte Santa Maria Tiberina – Il Corso .
   Il percorso naturalistico è collegato attraverso la rete sentieristica locale ai principali assi del
   sistema costituito dal Sentiero Francescano ed ai tratti del Percorso fluviale del Tevere esistenti.
   L’itinerario è individuato sul tracciato esistente di una vecchia strada forestale e prenderebbe
   avvio dalla località Piantrano presso l’abitato di Monte Santa Maria Tiberina e raggiungere la
   località Il Corso.
   Per tale percorso andranno previsti i seguenti interventi:
   - ripristino della percorribilità – anche per i mezzi forestali – attraverso il recupero del
       tracciato, in maniera da rendere possibili anche le azioni di recupero degli habitat forestali
       per i quali il Piano di gestione del Sito Natura 2000 ha individuato quale principale minaccia
       l’abbandono delle tradizionali pratiche di gestione;
   - allestimento lungo il percorso di stazioni tematiche sulle principali valenze ambientali
       incontrate quali habitat di particolare pregio e elementi faunistici di grande interesse
       (castagneti da frutto, lembi di faggeta con tasso e agrifoglio, arbusteti a juniperus
       oxicedus, rapaci);
   - ricerca e ripristino di antichi fontanili e abbeveratoi atti a favorire la formazione di ambienti
       idonei alla presenza di specie animali e consequenziale allestimento di punti di osservazione
       della fauna;.
   - realizzazione presso la loc. M. Favalto di un punto di osservazione per la pratica del
       birdwatching vista la notevole ricchezza faunistica dell’area ed in particolare per quanto
       riguarda i rapaci: (Poiane, Lodolaio, Sparviero, Pecchiaiolo, Albanella reale, Albanella
       minore);

                                                                                                     25
   -   realizzazione di area attrezzata presso la loc. Il Corso con funzione di terminale multimodale
       per la fruizione del percorso, l’informazione e la divulgazione. L’area sarà dotata di spazi
       per la sosta dei veicoli, di attrezzature di segnalazione e di sicurezza, di pannelli di
       presentazione del percorso, di arredi per consentire la sosta dei frequentatori o da utilizzare
       quali “aule verdi” per lo svolgimento di attività didattiche.
4. Iniziative di divulgazione e diffusione sul mercato dell’utenza.
   -   Realizzazione di pubblicazioni a stampa a carattere divulgativo sui caratteri ambientali e
       paesaggistici delle aree Natura 2000;
   -   Realizzazioni di cartografie tematiche quali carte della vegetazione, carte dei sentieri;
   -   Realizzazione di materiale promozionale su supporto cartaceo o informatico e di gadget per
       la promozione dei siti natura 2000;
   -   Realizzazione di specifica segnaletica stradale per la segnalazione di ambiti ed elementi dei
       siti natura 2000;


IDEA PROGETTUALE (C)
Sistema Alternativo di Mobilità Turistica al Parco del Monte Cucco
Il sistema della mobilità per l’accesso alle parti sommitali del Parco del Monte Cucco, costituisce
l’idea progettuale maggior “valenza ambientale” dell’intera area in quanto è pensato in maniera tale
da preservare, tali siti, dai veicoli privati.
Questo, come facilmente comprensibile, consentirà la salvaguardia di luoghi particolarmente
interessanti dal punto di visto naturalistico ed ambientale abitualmente raggiunti dai visitatori con
mezzi propri, stante l’inesistenza di un servizio alternativo.
A questo si aggiunga che dalla prossima primavera al considerevole “carico” veicolare,
generalmente presente nelle aree in argomento durante la stagione estiva, dovrà sommarsi quello
attirato dall’apertura al pubblico della Grotta del Monte Cucco.
La regolamentazione della mobilità diviene quindi fattore in eludibile al fine di salvaguardare un
territorio particolarmente esposto ad una forte concentrazione antropica. (circa 10.000 visitatori nel
periodo estivo).
Partendo quindi dall’individuazione di quegli elementi di convergenza tra i tracciati viari veicolari e
i tracciati a percorribilità alternativa, anche presenti in prossimità dei centri dislocati lungo la via
Flaminia, vengono identificati i luoghi centrali del sistema fruitivo che costituiscono i terminali
multimodali.
In questi troveranno luogo le aree di sosta, i parcheggi per autoveicoli, i bus, la tabellazione e la
segnaletica adeguata e per questo si ricorrerà, per il corrente esercizio, alle aree già presenti in
prossimità dei centri storici, mentre si dovrà prevedere, per il futuro, l’ampliamento dei parcheggi
esistenti.
Dalle aree sopra dette navette ecologiche (minibus) opportunamente dimensionate ed alimentate a
metano, trasporteranno i visitatori nei luoghi dislocati in quota, anche per il fatto che la
percorribilità delle vie di comunicazione che conducono alla parti in quota del Parco verrà
regolamentata.
Le navette in argomento dovranno essere in grado di trasportare anche attrezzature necessarie per la
pratica di sport specifici (mountain bike, parapendii, deltaplani, ecc... ).
In una prima fase andrà prevista la sistemazione delle aree di sosta in prossimità dei centri maggiori
e l’acquisto di due navette ecologiche alimentate a metano.




                                                                                                     26

								
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