LA MENTE di SEARLE

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					LA MENTE
 John R. Searle


                  Pettenuzzo Dario 546109
-John R. Searle è professore di Filosofia della mente e
Filosofia del linguaggio all’Università della California,
Berkeley.
- Secondo Searle le posizioni correnti nella filosofia della
della mente (dualismo, materialismo, comportamentismo,
funzionalismo, computazionalismo, eliminativismo,
epifenomenismo) sono false.
- Searle definisce la sua posizione “naturalismo
biologico”, fornendo, appunto, una soluzione naturalista al
problema mente-corpo, mettendo in rilievo il carattere
biologico degli stati mentali ed evitando il dualismo quanto il
materialismo.
- Oltre ad affrontare i problemi della struttura della coscienza
(tenendo conto della recente ricerca neurobiologica), Searle
dedica attenzione alla struttura dell’intenzionalità umana, al
libero arbitrio, alla causalità mentale, al funzionamento
dell’inconscio, alla percezione, e al concetto di io.
- Searle presenta al lettore un primo approccio alla filosofia
della mente, aiutando il lettore medesimo a comprendere le
questioni e le discussioni più importanti del campo da lui
esaminato. Proprio per questo introduce inizialmente la
corrente dualista e poi quella monista.
       1.CARTESIO E IL DUALISMO



Secondo Cartesio (Renè Descartes, 1596-1650) il mondo si
divide in sostanze mentali e sostanze fisiche. Tale tesi prende
il nome di “dualismo delle sostanze”. Secondo Cartesio ogni
sostanza deve possedere una rispettiva essenza; quella della
mente è la coscienza, mentre quella del corpo è l’estensione.
Le menti possiedono un libero arbitrio, mentre i corpi sono
determinati dalle leggi della fisica.
                           Sostanze

       Mente                                   Corpo

Essenza     Pensiero (coscienza)       Estensione (dim. spaziale)


Proprietà   Conoscibile direttamente   Conoscibile indirettamente


            Libera                     Determinato

            Indivisibile               Infinitamente divisibile


            Indistruttibile            Distruttibile
La divisione della realtà in mentale e fisica pone
innumerevoli questioni.
-Problema mente-corpo: quali sono le relazioni tra realtà
mentale e fisica? Come possono esserci relazioni causali tra
l’una e l’altra? Come possono i processi cerebrali produrre
fenomeni mentali?
- Problema delle altre menti: cosa mi assicura l’esistenza
delle menti altrui? Potremmo fare inferenze e analogie tra
l’esistenza degli stati mentali altrui e noi stessi (se S1
proprio stato mentale  C1 allora S1 x C1 ). Secondo
Searle “l’argomento per analogia” non funziona perchè deve
esserci un modo indipendente o non inferenziale per
controllare l’inferenza.
-Problema dello scetticismo: oltre allo scetticismo nei
confronti delle altre menti esiste una forma più generale di
scetticismo, quello verso il mondo esterno. Ciò che
percepiamo direttamente, cioè senza un processo
inferenziale, sono i contenuti della nostra mente; Cartesio
chiama queste esperienze “idee”. Non possiamo percepire
direttamente il mondo esterno ma solo le “idee” di
quest’ultimo. Nel vocabolario tecnico contemporaneo la
concezione può essere formulata nel seguente modo: noi
non percepiamo gli oggetti materiali, ma solo i “dati
sensoriali”. Searle ritiene questa concezione come il più
gran disastro della filosofia dei quattro secoli scorsi.
-Problema dell’ intenzionalità: capacità della mente per
cui gli stati mentali si riferiscono ad oggetti o a stati delle
cose del mondo diversi da sé stessi; il problema di come
uno stato mentale possa riferirsi a qualcosa al di là di sé, è
il problema dell’ intenzionalità.
-Capacità causale della mente ed epifenomenismo: in
che modo gli stimoli in entrata causano gli stati mentali, ed
in che modo questi causano il comportamento in uscita?
Come gli stati mentali possono avere efficacia causale nel
produrre un evento fisico? “Il mondo fisico è causalmente
chiuso”, nulla di esterno al mondo fisico può entrare ed agire
causalmente. Se negassimo però la relazione causale tra
“mentale” e “fisico” la mente sarebbe un epifenomeno.
- Problema del libero arbitrio: se il libero arbitrio è una
caratteristica della mia mente come può avere effetto sul
mondo fisico se quest’ ultimo è determinato?
Searle identifica le difficoltà del dualismo


Il dualismo è incompatibile con le leggi della fisica; la fisica ci
dice che la quantità di materia/energia nell’ Universo è
costante (legge di conservazione). Il dualismo implica,
invece, l’ esistenza di un altro genere di energia, quella
mentale. L’intuizione base del dualismo è la seguente: tutti
abbiamo effettivamente delle esperienze coscienti e non le
riconosciamo come i medesimi oggetti fisici che ci
circondano. La coscienza non è data solo da particelle, è
qualcosa in “aggiunta”.
Questa è l’intuizione che guida l’attuale dualismo delle
proprietà, una versione più debole del dualismo. Questa
concezione sostiene che non vi sono due tipi di sostanze nel
mondo bensì due generi di proprietà (fisiche e mentali).
Gli esseri umani si caratterizzano per i loro corpi fisici, in
particolare i loro cervelli, che non presentano proprietà
fisiche ma anche mentali. Resta comunque il “problema
dell’epifenomenismo” e del come fornire una spiegazione di
queste proprietà compatibile con la nostra concezione
dell’Universo.
     2. LA SVOLTA MATERIALISTICA


La posizione secondo la quale esiste solo un genere di entità
nell’ Universo è detta monismo.
Questo può essere mentalistico (Idealismo non esiste
nulla tranne che le “idee”) e materialistico (la sola realtà è
quella materiale o fisica).
Searle sostiene che il materialismo trascuri caratteristiche
quali la coscienza e l’ intenzionalità.
             LA SAGA DEL MATERIALISMO
- Comportamentismo: sostiene che la mente non è altro che
il comportamento del corpo. Indaga solo il comportamento
oggettivamente osservabile. Può essere metodologico
(propone un metodo per la psicologia piuttosto che una tesi
sull’ esistenza o non esistenza della mente) o logico
(individua lo stato mentale una “disposizione” in termini di
asserzioni ipotetiche verso certi tipi di comportamento: “se p
allora q ”).
-Fisicalismo o teoria dell’identità: la mente non è altro che un
cervello e gli stati mentali sono stati del cervello. Criticano il
comportamentismo (è un errore confondere l’evidenza
relativa ad un soggetto con un soggetto stesso). Gli stati
mentali sono identici agli stati cerebrali o fisici.
Critichecompaiono due insiemi indipendenti di proprietà
(dualismo delle proprietà).
-Identità token-token: dobbiamo distinguere tra i “tipi” (entità
generali o astratte) e i “token” (oggetti o eventi concreti). Es:
“cane-cane-cane”: ho scritto tre “token” dello stesso tipo di
parola. La teoria sostiene che per ogni “token” di un certo tipo
di stato mentale c’è un qualche “token” di qualche tipo di stato
fisico, cui quel “token” di stato mentale è identico. I suoi
sostenitori devono affrontare il seguente problema: cos’è che
tutti questi “token” hanno in comune e che cosa li rende
“token” dello stesso tipo di stato mentale?
- Funzionalismo: ciò che rende gli stati mentali “token” di stati
cerebrali è il tipo di funzione che svolgono nel comportamento.
La nozione di funzione viene spiegata in termini di relazioni
causali rispetto a stimoli esterni. Gli stati mentali, come le
credenze, non sono definiti come caratteristiche intrinseche,
ma dalle loro relazioni causali e tali relazioni causali
definiscono la loro funzione (Sstato mentaleC)
Funzionalismo Computazionale: il cervello è un computer
digitale e ciò che chiamiamo “mente” è il programma di tale
computer.
               Mente          Programma
             ------------ = -----------------
               Cervello        Hardware


Viene chiamato anche “intelligenza artificiale (IA) forte” in
quanto cerca di creare una mente artificiale. Sono importanti i
concetti di:
- algoritmo, metodo per risolvere un problema attraverso una
serie precisa di passi.
- macchina di Turing, congegno che esegue calcoli usando due
tipi di simboli (implementa algoritmi usando un codice
binario).


- tesi di Church, sostiene che qualsiasi algoritmo può essere
eseguito da una macchina di Turing.


Perchè non considerare il cervello come una macchina di
Turing universale? Quali programmi sono implementati dal
cervello?
  Viene proposto uno schema riassuntivo che mostra le relazioni
  tra le teorie illustrate.

            Dualismo                                  Monismo


Delle proprietà    Delle sostanze       Materialismo               Idealismo


                        Comportamentismo             Fisicalismo


                  Metodologico          Logico                 Teoria dell’identità


                                            Identità di tipo       Identità di token


                                             Funzionalismo


                                    Computazionale      Della scatola nera
Per concludere Searle introduce il materialismo
  “eliminativistico” ossia l’idea che gli stati mentali non
  esistano affatto. Sono un’ illusione (D. Davidson, 1992).


1. Ci sono relazioni causali tra fenomeni fisici e fenomeni
   mentali.
2. Dovunque ci siano eventi correlati come causa ed effetto,
   essi devono ricadere sotto leggi causali strettamente
   deterministiche.
3. Non esistono leggi causali strettamente deterministiche che
   mettono in relazione il mentale con il fisico.
4. Secondo Davidson quindi gli eventi mentali sono eventi fisici.
      ARGOMENTI CONTRO IL MATERIALISMO

- I “qualia” mancanti: le esperienze coscienti hanno un aspetto
qualitativo; il finalismo trascura l’aspetto qualitativo delle
nostre sensazioni ed esperienze.
- Inversione dello spettro: si possono avere esperienze interne
diverse anche se il comportamento esterno è esattamente lo
stesso. L’ esperienza interna rimane fuori da qualsiasi
spiegazione funzionalistica.
- Thomas Nagel (cosa si prova ad essere un pipistrello): la
parte difficile del problema mente-corpo è il problema della
coscienza. Supponiamo di disporre di una spiegazione
soddisfacente in termini funzionalistici, materialistici,
neurobiologici di vari stati mentali: credenze, desideri,
speranze, paure. Esse non basterebbero a spiegare comunque
il carattere soggettivo della coscienza.
- John Searle (la stanza cinese): confuta l’ I.A forte
sostenendo che l’ individuo diversamente da un computer,
oltre a manipolare simboli, assegna un significato ad essi. Es:
ipotizziamo che ci sia un soggetto che non conosce la lingua
cinese in una stanza chiusa con alcune scatole contenenti
simboli cinesi (domande). Oltre a queste è presente un
manuale di regole (programma informatico) che permette al
soggetto di rispondere alle domande formulate. Il soggetto
potrebbe superare il test per la comprensione della lingua
cinese pur non comprendendo il significato dei simboli. Il
computer manipola simboli senza attribuire a questi un
significato. E’ l’ osservatore a dare un significato ai simboli (l’
informazione ad esempio in un libro c’è ma non è intrinseca, è
relativa all’ osservatore come appunto la computazione).
-La forma aspettuale dell’ intenzionalità: gli stati intenzionali
rappresentano il mondo secondo alcuni aspetti con
l’esclusione di altri (differenza del desiderio di acqua e di
H2O). Tutti gli stati intenzionali hanno una forma aspettuale. Il
comportamento e le relazioni causali, non bastano quindi per
distinguere i significati differenti nella testa del soggetto.


Concludendo, il materialismo concepisce un mondo costituito
essenzialmente di particelle fisiche, mentre il dualismo
concepisce un mondo con caratteristiche mentali irriducibili.


Searle sostiene che per rendere compatibili queste posizioni,
si debbano abbandonare le assunzioni soggiacenti al
vocabolario tradizionale in filosofia della mente.
           3. LA COSCIENZA (parte I)

ASSUNZIONI ERRONEE


Searle cerca di risolvere le contraddizioni tra mente e materia
  introducendo quattro assunzioni accettate dalla terminologia
  tradizionale, ma ritenute erronee dall’ autore.


1. Distinzione tra mentale e fisico: mentale e fisico sono
  categorie ontologiche mutualmente esclusive. Come visto,
  una mossa dei materialisti è quella di ridurre il mentale al
  fisico.
2. Nozione di riduzione: un certo genere di fenomeno viene
   ridotto ad un altro genere di fenomeno in maniera chiara,
   non ambigua e non problematica. E’ importante la
   distinzione tra riduzione causale e ontologica e tra riduzione
   che elimina il fenomeno ridotto (illusione) e riduzione che
   mostra in che modo il fenomeno sia stato realizzato).


3. Causalità ed eventi: un evento, la causa, viene prima di un
   altro evento, l’ effetto (importanza della successione
   temporale).


4. Trasparenza dell’ identità: si assume che l’ identità, come la
   riduzione, non sia problematica (scoperta che uno stato
   mentale è identico ad uno stato neurofisiologico).
      LA SOLUZIONE DEL PROBLEMA MENTE-
                   CORPO



Searle definisce la sua posizione come “naturalismo
biologico” : con essa fornisce una soluzione naturalista al
problema mente-corpo, mettendo in rilievo il carattere
biologico degli stati mentali evitando il dualismo quanto il
materialismo. Tutti gli stati coscienti (livello superiore) sono
causati da processi neuronali di livello inferiore all’ interno del
cervello. I nostri pensieri o le nostre sensazioni esistono quali
caratteristiche biologiche del sistema cerebrale.
Searle formula le seguenti quattro tesi:
1. Gli stati coscienti con la loro ontologia soggettiva di
   prima persona, sono fenomeni del mondo reale. Non
   possiamo pervenire ad una riduzione eliminativa della
   coscienza, che mostri come non sia altro che un’ illusione,
   né possiamo ridurre la coscienza alle sue basi
   neurobiologiche, perché tale riduzione in terza persona ne
   lascerebbe fuori l’ ontologia di prima persona.
2. Gli stati coscienti sono causati da processi neurobiologici
   cerebrali di livello inferiore, perciò sono causalmente
   riducibili ai processi neurobiologici.
3. Gli stati coscienti esistono ad un livello più alto di quello
   dei neuroni. I singoli neuroni non sono coscienti.
4. Gli stati coscienti essendo caratteristiche reali del mondo
   reale, hanno efficacia causale.
  COME SUPERARE LE ASSUNZIONI ERRONEE


1. La coscienza è una proprietà biologica come la
digestione; è una caratteristica del cervello e quindi parte del
mondo fisico. Dobbiamo evitare la terminologia classica
secondo la quale il “mentale” è qualitativo, soggettivo, di prima
persona mentre il “fisico” quantitativo, oggettivo e di terza
persona. Secondo l’ autore esistono processi biologici
qualitativi, soggettivi e di prima persona. Ridefinisce quindi il
concetto tradizionale di “fisico”.
               Concezione tradizionale

  Mentale                 Fisico
Soggettivo                Oggettivo
Qualitativo               Quantitativo
Intenzionale              Non intenzionale
Non localizzato           Localizzato
spazialmente              spazialmente
Non esteso                Esteso spazialmente
Non spiegabile mediante Causalità microfisica
processi fisici
Incapace di agire       Agisce causalmente
causalmente sul fisico
Nel “naturalismo biologico” caratteristiche, quali la coscienza
e l’ intenzionalità (qualitativa e soggettiva), vengono inserite
nel mondo fisico. Prendendo come riferimento lo schema
della concezione tradizionale, Searle fa notare come le prime
tre caratteristiche del “mentale”, sono perfettamente
compatibili con le ultime quattro del “fisico”. Sono localizzate
nello spazio del cervello, sono spiegabili causalmente
mediante processi di livello inferiore e sono in grado di agire
causalmente. I primi tre requisiti del fisico non sono
condizioni necessarie per far parte dell’ Universo fisico. Non
ci sono ragioni per cui un sistema fisico quali un organismo
umano o animale non debba avere stati qualitativi,
soggettivi e intenzionali. Lo studio dei processi cognitivi e
percettivi costituisce l’ ambito in cui qualitatività,
soggettività ed intenzionalità sono trattate come
appartenenti al dominio delle scienze naturali.
2. Distinzione tra riduzioni causali e riduzioni ontologice.
- A è causalmente riconducibile a B se, e solo se, il
comportamento di A è completamente spiegabile in termini
causali mediante il comportamento di B.
-A è ontologicamente riducibile a B se, e solo se, A non è altro
che B.
Nel caso della coscienza possiamo attuare una riduzione
causale (spiegata tramite l’ attività dei neuroni), ma non una
riduzione ontologica (la coscienza non è solo attività di
neuroni). Coscienza ed intenzionalità sono uniche per il fatto
di avere un’ ontologia di prima persona (soggettività), pur
essendo causalmente riducibili alle loro basi causali di terza
persona.
3. Molte relazioni causali intercorrono tra eventi discreti
ordinati nel tempo. Ma non tutte le relazioni causali sono di
questo tipo. In molti casi la causa è simultanea all’ effetto
(l’ ordine causale della natura consiste in microfenomeni che
spiegano causalmente le macro-proprietà dei sistemi).




4. La coscienza è un processo cerebrale qualitativo,
soggettivo, di prima persona, che avviene nel sistema
nervoso.
Né materialismo né dualismo

Materialista”la coscienza non è che un processo cerebrale”
Searle”la coscienza non è che un processo cerebrale”
Il materialista intende: la coscienza in quanto fenomeno
irriducibile qualitativo, soggettivo , intangibile, non esiste.
Searle intende: proprio in quanto fenomeno irriducibile
qualitativo, soggettivo, illusorio e intangibile, è un processo che
avviene nel cervello.

Dualista”la coscienza non è riducibile ai processi
neurobiologici di terza persona”
Searle”la coscienza non è riducibile ai processi neurobiologici
di terza persona”.
Il dualista intende che la coscienza non è parte del mondo
fisico, mentre Searle ritiene che la coscienza sia riducibile
causalmente, ma non ontologicamente, ai processi
neurobiologici.
         4. LA COSCIENZA (II parte)

     LA STRUTTURA DELLA COSCIENZA E LA
              NEUROBIOLOGIA
Caratteristiche centrali della coscienza umana.
- Qualitatività: ogni stato cosciente è caratterizzato da una
sensazione qualitativa. Apparentemente sembra che vi siano
stati maggiormente qualitativi (il dolore) rispetto ad altri (un
calcolo aritmetico); Searle pensa sia un errore. Quando si
parla di “coscienza” si parla di stati che hanno tale carattere
qualitativivo.
- Soggettività: gli stati coscienti hanno una “soggettività
ontologica”. Questa non preclude la possibilità di una scienza
epistemicamente oggettiva che la studi. In neurologia si cerca
di dare una spiegazione scientifica epistemicamente oggettiva
di sofferenze o stati d’ansia.
- Unità: la coscienza non patologica si presenta come una
struttura unificata. Qualitatività, soggettività, unità, non sono
caratteristiche distinte della coscienza bensì aspetti dello stesso
fenomeno (esperimenti sui cervelli divisi di Sperry e Gazzaniga
due campi di coscienza indipendenti nello stesso cervello).
- Intenzionalità: sarà dedicata un’ intera parte al problema dell’
intenzionalità.
- Modo psicologico: tutti i miei stati coscienti si presentano in un
qualche modo psicologico. Il modo psicologico non è la stessa
cosa dell’ emozione in quanto queste ultime sono sempre
intenzionali mentre i modi psicologici possono anche non esserlo.
I modi ci predispongono alle emozioni ( modo dell’irritabilità
probabilità di sperimentare la collera). E’ importante sottolineare il
fatto che i modi psicologici sono molto sensibili al trattamento
farmacologico.
- Distinzione fra centro e periferia: all’interno del campo di
coscienza alcune cose possono ricevere più attenzione di altre
( ne è buon indizio il fatto che si può spostare
volontariamente l’attenzione).


- Piacere/dispiacere: ogni stato cosciente presenta un certo
grado di piacere o dispiacere.


- Situazionalità: le nostre esperienze coscienti si presentano
unite ad un senso di ciò che potremmo chiamare la situazione
di “sfondo” in cui si ha esperienza del campo di coscienza (si
diventa consapevoli del proprio senso di situazionalità quando
è disturbato: senso di vertigine nella vecchiaia).
- Coscienza attiva e passiva: nelle esperienze coscienti esiste
una differenza tra l’esperienza di attività intenzionale
volontaria e l’esperienza di percezione passiva. Wilder
Penfield scoprì che stimolando la corteccia motoria dei suoi
pazienti poteva far muovere i loro arti (“sto percependo
questo”, “sto facendo questo”)…. E’ l’esperienza dell’azione
volontaria a darci la convinzione del libero arbitrio.
- La struttura gestaltica. Il cervello ha la capacità di trattare
stimoli degeneri e organizzarli in totalità coerenti
(organizzazione delle percezioni in totalità coerenti). Secondo
questa caratteristica si attua anche una distinzione tra la
figura che percepiamo e lo sfondo.
- Il senso dell’ io: è tipica delle esperienze coscienti non
patologiche la presenza di un certo senso di identità, un
senso di se stessi in quanto Sé.
  ALTRI APPROCCI FILOSOFICI AL PROBLEMA
            DELLA COSCIENZA
1. Gli scettici: la coscienza è un mistero che non può essere
   risolto dai nostri metodi scientifici attuali. Thomas Nagel
   ritiene che in futuro si potrà comprendere come il cervello
   causi la coscienza, ma ciò richiederà una rivoluzione totale
   del nostro modo di concepire la realtà. Infatti ora non siamo
   in grado di concepire come esperienze interne qualitative e
   soggettive possano originarsi da fenomeni neurali di terza
   persona.
2. La sopravvenienza: dire che un fenomeno A sopravviene
   su un fenomeno B significa dire che A dipende totalmente da
   B in modo tale che ogni mutamento delle proprietà di A deve
   essere correlato a un mutamento delle proprietà di B. Non
   possono avvenire mutamenti negli stati mentali senza
   cambiamenti negli stati cerebrali. Esistono (lo abbiamo visto)
   due generi di sopravvenienza: quella costitutiva e quella
   causale).
3. La neurobiologia: la maggioranza dei neurobiologi è stata
riluttante ad affrontare il problema della coscienza per diverse
ragioni; alcuni hanno la sensazione di non essere pronti per
studiare la coscienza, prima bisogna acquisire conoscenze su
come funzioni il cervello nella sua attività non cosciente.
Attualmente in neurobiologia si cerca di capire come gli stati
cerebrali possono causare gli stati coscienti. Idealmente il
“progetto di ricerca” si articola nei seguenti tre stadi:
- Trovare il correlato neurale della coscienza
- provare a vedere se la correlazione è causale
- arrivare a una teoria
Possiamo distinguere nella ricerca due tendenze generali:
l’ approccio particolaristico e l’ approccio globalistico.
L’approccio particolaristico considera il campo cosciente
costituito da unità coscienti più o meno indipendenti, i
“blocchi di costruzione”. Arrivare a capire come il cervello
causi anche uno solo di questi blocchi da costruzione,
potrebbe essere utile per decifrare l’enigma della coscienza
nel suo complesso. Una linea di ricerca è lo studio della
cosiddetta visione cieca. I pazienti che presentano questa
sindrome hanno una lesione all’area visiva primaria V1; essi
sono in grado di vedere normalmente nella maggior parte del
campo visivo, ma in una sua porzione sono ciechi. Questi
pazienti però sono in grado di rispondere a domande su
quanto accade nell’area di campo visivo che non vedono. Per
es. un paziente può riferire che c’è una X sullo schermo,
benchè riferisca di non vederla effettivamente. Se la
neurobiologia potesse trovare il punto del cervello in cui
l’esperienza cosciente di una X si distingue dall’equivalente
esperienza in visione cieca, potremmo scoprire la base
neurale di quell’ esperienza visiva.
Altra linea di ricerca dell’approccio particolaristico consiste nel
seguire il percorso nel cervello degli stimoli percettivi di input
e cercare di localizzare il punto in cui essi causano le
esperienze visive coscienti.
L’approccio globalistico deriva, invece, dalla considerazione del
suo aspetto di unità soggettiva qualitativa. L’ oggetto iniziale di
ricerca, non sono fenomeni particolari (esperienza del colore
rosso), ma l’ intero campo cosciente della soggettività
qualitativa unificata. La domanda fondamentale non è come il
cervello produca specifici blocchi di costruzione all’ interno del
campo cosciente, ma come produca il campo cosciente nella
sua globalità. Searle giustifica quest’ approccio perché si
dovrebbe concepire la percezione non come qualcosa che crea
la coscienza ma come qualcosa che modifica un campo di
coscienza preesistente. La maggior parte della ricerca adotta
l’approccio a blocchi di costruzione perché è un progetto di
ricerca più “facile”.

				
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posted:2/13/2012
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