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Riformulazione del parallelismo

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Riformulazione del parallelismo
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2/10/2012
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UNA NUOVA FORMULAZIONE DEL PARALLELISMO

NELLA GEOMETRIA EUCLIDEA



NICOLA D’ALFONSO



Sommario. In questo paper introduco una nozione primaria di

direzione che sostituisce quella di linea. Riformulando il postu-

lato delle parallele secondo questa nuova nozione, sviluppo una

u

trattazione pi` intuitiva delle rette parallele.







1. Introduzione

u e

Il modo pi` semplice di procedere ` fare riferimento all’assiomatiz-

zazione di Hilbert e sostituire i seguenti assiomi:

(1) Dati due punti esiste una e una sola retta (che passa per essi)

(2) Data una retta e un punto non su di essa, esiste una e una sola

retta passante per quel punto, e priva di punti in comune con

essa

con questi altri:

(1) Dati due punti esiste una e una sola direzione (che li collega

spazialmente)

(2) Data un punto e una direzione esiste una e una sola retta (che

passa per quel punto, e ha quella direzione)

o

La nuova assiomatizzazione pu` essere considerata equivalente alla

precedente, nel preciso senso che dagli assiomi introdotti seguono quelli

rimossi.

Postulate 1.1. Dati due punti esiste una e una sola direzione (che li

collega spazialmente). Si osservi in proposito la seguente figura 1:









Figura 1. Direzione determinata da due punti



Date: Ottobre 29, 2011.

2000 Mathematics Subject Classification. 51M05.

Key words and phrases. parallelismo nella geometria euclidea, assiomi della

geometria euclidea.

1

2 NICOLA D’ALFONSO



Postulate 1.2. Dato un punto e una direzione, esiste una e una sola

retta (che passa per quel punto e abbia quella direzione). Si osservi in

proposito la seguente figura 2:









Figura 2. Retta associata ad un punto e una direzione





Theorem 1.1. Dati due punti esiste una e una sola retta (che passa

per essi). Si osservi in proposito la seguente figura 3:









Figura 3. Retta passante per due punti





a

Dimostrazione. La dimostrazione di questa propriet` discende diretta-

mente dalle considerazioni che seguono.

Il postulato 1.1 nella pagina precedente ci garantisce che i due pun-

ti dati A e B sono sufficienti per identificare una qualsiasi direzione.

a

In aggiunta il postulato 1.2 ci garantisce che tale direzione sar` pro-

a

prio quella che caratterizzer` ogni retta passante per i suddetti punti.

a

Questo significa che esister` una e una sola retta in grado di passare

per A e B e avere la direzione individuata. Infatti se ci fossero pi` u

u

rette in grado di farlo, non sarebbe pi` vero che per uno stesso punto

(A o B) e una stessa direzione si possa definire una e una sola retta,

contraddicendo il postulato 1.2.



Theorem 1.2. Data una retta e un punto non su di essa, esiste una

e una sola retta passante per quel punto e avente la sua direzione. Si

osservi in proposito la seguente figura 4:









Figura 4. Retta parallela ad un’altra retta data e

passante per un punto non su di essa

3

UNA NUOVA FORMULAZIONE DEL PARALLELISMO NELLA GEOMETRIA EUCLIDEA



a

Dimostrazione. La dimostrazione di questa propriet` discende diretta-

mente dal postulato 1.2 nella pagina precedente. Infatti dato il punto

P ′ e la direzione della retta r individueremo una e una sola retta.

a o

Questa propriet` pu` essere considerata equivalente all’assioma sos-

e

tituito perch´ come vedremo in seguito (teorema 2.9) due rette distinte

aventi la stessa direzione non possono avere punti in comune.





2. Riformulazione del parallelismo

Definition 2.1. Rette dotate della stessa direzione vengono definite

parallele. Si osservi in proposito la seguente figura 5:









Figura 5. Direzione di due rette parallele





Da notare che la definizione qui introdotta non specifica che le rette

parallele debbano essere distinte. Questo significa che dovremo con-

siderare parallele tutte le rette coincidenti, essendo queste dotate della

stessa direzione.

Theorem 2.1. Condizione necessaria e sufficiente affinch´ le rette pas-

e

e

santi per uno stesso punto siano distinte ` che abbiano una diversa

direzione. Si osservi in proposito la seguente figura 6:









Figura 6. Rette passanti per un punto





Dimostrazione. La dimostrazione di questa propriet` discende diretta-

a

mente dalle considerazioni che seguono.

Se le rette che passano per lo stesso punto sono distinte avranno

necessariamente direzioni differenti. Infatti se potessero avere le stesse

direzioni, per il postulato 1.2 a fronte non sarebbero distinte.

Partendo invece dall’ipotesi che le rette che passano per lo stesso

punto hanno direzioni differenti, possiamo concludere immediatamente

4 NICOLA D’ALFONSO



che sono distinte. Infatti se fossero coincidenti, e quindi avessero tutti i

punti in comune, avrebbero anche la stessa direzione per il postulato 1.1

a pagina 1.



Theorem 2.2. Dato il punto di intersezione tra due rette distinte, gli

angoli che si formano sono univocamente determinati dalle direzioni

delle suddette rette. Si osservi in proposito la seguente figura 7:









Figura 7. Angoli formati da due rette distinte che si intersecano





Dimostrazione. La dimostrazione di questa propriet` discende diretta-

a

o

mente dal teorema 2.1 nella pagina precedente. Infatti si pu` costruire

un’intersezione uguale a quella delle rette r e t soltanto tracciando a

partire dal punto O due rette aventi le loro direzioni.



e

Theorem 2.3. Condizione necessaria e sufficiente affinch´ due rette

e

siano parallele ` che tagliate da una trasversale formino angoli cor-

rispondenti uguali. Si osservi in proposito la seguente figura 8:









Figura 8. Angoli formati da una trasversale a due rette parallele





a

Dimostrazione. La dimostrazione di questa propriet` discende diretta-

mente dalle considerazioni che seguono.

Se le rette r e t sono parallele, i punti O e P rappresentano l’in-

tersezione di rette aventi la stessa direzione, e quindi per il teore-

ma 2.2individueranno gli stessi angoli. Questo significa che gli angoli

corrispondenti saranno uguali, ovvero avremo: α=µ, β=η, γ=ψ, δ=φ.

5

UNA NUOVA FORMULAZIONE DEL PARALLELISMO NELLA GEOMETRIA EUCLIDEA



Partendo invece dall’ipotesi che gli angoli corrispondenti sono uguali

e

` facile verificare che le rette r e t sono parallele. Infatti per il teore-

ma 2.2 a fronte, i punti O e P possono formare angoli uguali a partire

da una retta con la stessa direzione (la trasversale), solo se anche l’altra

a

retta di cui sono intersezione avr` la stessa direzione.

Il teorema appena dimostrato ci consente di considerare la nozione

di parallelismo tra due rette equivalente alla presenza di trasversali che

le tagliano in ogni punto formando angoli corrispondenti uguali.





e

Theorem 2.4. Condizione necessaria e sufficiente affinch´ due rette

e

siano parallele ` che la perpendicolare ad una di loro sia perpendicolare

anche all’altra. Si osservi in proposito la seguente figura 9:









Figura 9. Retta perpendicolare ad un’altra retta data







a

Dimostrazione. La dimostrazione di questa propriet` discende diretta-

mente dalle considerazioni che seguono.

Se le rette r e t sono parallele per il teorema 2.3 nella pagina prece-

a a

dente l’angolo α della retta t dovr` essere retto, e quindi la retta u sar`

perpendicolare anche a quella t.

Partendo invece dall’ipotesi che la perpendicolare u alla retta r sia

anche perpendicolare alla retta t, individuiamo due angoli corrispon-

denti uguali e quindi per il teorema 2.3 a fronte potremo considerare

parallele le rette r e t.

Il teorema appena dimostrato ci consente di considerare la nozione

di parallelismo tra due rette equivalente alla presenza di trasversali che

le tagliano in ogni punto formando angoli retti.





Theorem 2.5. Condizione necessaria e sufficiente affinch´ due rette

e

e

siano parallele ` che risultino entrambe perpendicolari ad una terza

retta. Si osservi in proposito la seguente figura 10:

6 NICOLA D’ALFONSO









Figura 10. Due rette perpendicolari ad un’altra retta data





a

Dimostrazione. La dimostrazione di questa propriet` discende diretta-

mente dalle considerazioni che seguono.

Se le rette r e t sono perpendicolari alla stessa retta u formano angoli

corrispondenti uguali e quindi per il teorema 2.3 a pagina 4 potremo

considerarle parallele.

e

Partendo invece dall’ipotesi che le rette r e t sono parallele, ` imme-

e

diato verificare che se una di loro ` perpendicolare ad una terza retta u,

a

questa dovr` essere perpendicolare anche all’altra dovendo rispettare

l’uguaglianza tra gli angoli corrispondenti stabilita dal teorema 2.3 a

pagina 4.

Il teorema appena dimostrato ci consente di considerare la nozione

a

di parallelismo tra due rette equivalente alla capacit` di tali rette di

condividere in ogni punto le stesse perpendicolari.



Theorem 2.6. Condizione necessaria e sufficiente affinch´ due rettee

e

siano parallele ` che ogni punto dell’una sia distante dall’altra parallela

e

di uno stesso valore, purch´ tutte le distanze non si estendano mai su

entrambi i semipiani definibili dalla parallela considerata. Si osservi in

proposito la seguente figura 11:









Figura 11. Equidistanza di una retta da un’altra retta data





a

Dimostrazione. La dimostrazione di questa propriet` discende diretta-

mente dalle considerazioni che seguono.

Se le rette r e t sono parallele, dovremo fare riferimento a un pun-



to P1 qualsiasi appartenente ad una di loro. Sappiamo che esiste una

o

sola perpendicolare all’altra parallela che passa per esso, come si pu`

7

UNA NUOVA FORMULAZIONE DEL PARALLELISMO NELLA GEOMETRIA EUCLIDEA



osservare in [1, p.53, n.155]. Sia P1 il piede della perpendicolare e d1

ı

la distanza tra i due punti cos` considerati. Si prenda un altro punto

′ ′

P2 sempre sulla stessa retta a cui appartiene P1 ma ad una distanza

arbitraria da esso, e sia P2 il piede della perpendicolare all’altra paral-

lela passante per esso e d2 la distanza tra questi due punti. Si osservi

in proposito la seguente figura 12:









Figura 12. Rappresentazione dei passaggi descritti precedentemente







Per il teorema 2.4 a pagina 5 sappiamo che le perpendicolari al-

la retta r saranno perpendicolari anche alla retta t ad essa parallela.

Di conseguenza potremo considerare retti anche gli angoli µ e η. In

aggiunta, per il teorema 2.3 a pagina 4 sappiamo che saranno uguali



anche gli angoli α e β formati dalla trasversale P1 P2 . Questo significa

e

che potremo considerare uguali anche gli angoli γ e δ perch´ ottenuti

togliendo lo stesso valore all’angolo piatto formato dalle rette r e t nei

′ ′ ′ ′

punti P1 e P2 . Ne consegue che i triangoli P1 P1 P2 e P1 P2 P2 hanno

uguali il lato in comune e i due angoli ad esso adiacenti e pertanto

per il secondo criterio di uguaglianza dei triangoli consultabile in [1,



p.26, n.105] potremo considerarli uguali. Ma se i triangoli P1 P1 P2 e

′ ′

P1 P2 P2 sono uguali lo saranno anche le distanze d1 e d2 .



Ripetendo questo procedimento tenendo fisso il punto P1 e variando



e

il punto P2 si dimostra che la retta t ` equidistante dalla r.

Da notare che non solo le rette parallele sono equidistanti l’una dal-

l’altra, ma lo sono dello stesso valore, in quanto le perpendicolari su

cui si calcolano le distanze sono perpendicolari ad entrambe le rette,

come si deduce dal teorema 2.5 a pagina 5. Si poteva giungere im-

mediatamente a questa conclusione, osservando che le propriet` che a

ci consentono di calcolare la distanza tra due rette parallele possono

essere applicate allo stesso modo a tutti i loro punti. Pertanto qual-

siasi sia il punto sul quale determiniamo la distanza di una retta da

una sua parallela, finiremo sempre per ottenere lo stesso valore, perch´ e

se agiamo nello stesso modo su punti aventi le stesse propriet`, non a

potremo ottenere risultati differenti.

8 NICOLA D’ALFONSO



Da notare come il discorso fin qui seguito valga anche nel caso par-

ticolare di due rette parallele coincidenti tra loro. In questo caso la

a

suddetta distanza dovr` essere considerata sempre pari a zero.

Partendo invece dall’ipotesi secondo la quale le due rette r e t sono

equidistanti l’una all’altra, dovremo fare riferimento alla figura 11. Il

teorema 2.3 a pagina 4 ci garantisce che esiste una retta parallela a r



passante per P1 . Infatti per individuare tale parallela basta tracciare



una retta u passante per P1 che forma un angolo retto con la perpen-

dicolare su cui si calcola la distanza di P1 dalla retta r. Sia Q′′ il punto





di u la cui distanza dalla retta r sia calcolata sulla perpendicolare a r

passante per P2 . Si osservi in proposito la seguente figura 13:









Figura 13. Rappresentazione dei passaggi descritti precedentemente





Per quanto visto nella prima parte di questa dimostrazione, poich´ lae



retta u parallela a r passa per il punto P1 distante d da essa, dovr` avere

a

ogni altro punto a tale distanza da r, compreso Q′′ . Questo significa che



i punti P2 e Q′′ , entrambi situati nella stessa parte di piano rispetto

alla retta r ed entrambi distanti d da essa dovranno coincidere. Ne

consegue che la retta u e la retta t avranno due punti in comune e per

il teorema 1.1 a pagina 2 potremo considerarle coincidenti, e quindi

e

concludere che la retta t ` parallela a r.

Il teorema appena dimostrato ci consente di considerare la nozione

di parallelismo tra due rette equivalente alla loro equidistanza.

e

A questo proposito occorre sottolineare che poich´ per due punti

passa una e una sola retta (teorema 1.1 a pagina 2), la suddetta con-

dizione di equivalenza si realizza prendendo due rette di cui una abbia

due punti equidistanti all’altra.





Theorem 2.7. Data una retta e un punto interno ad essa, esiste una

a

e una sola parallela a tale retta passante per quel punto, e coincider`

con la retta data. Si osservi in proposito la seguente figura 14:

9

UNA NUOVA FORMULAZIONE DEL PARALLELISMO NELLA GEOMETRIA EUCLIDEA









e

Figura 14. Retta parallela a s´ stessa







Dimostrazione. La dimostrazione di questa propriet` discende diretta-

a

mente dalle considerazioni che seguono.

Dal momento che qualsiasi retta passante per P avrebbe in tale punto

una distanza nulla dalla retta r, per il teorema 2.6 a pagina 6 potremo

considerarla una parallela di r a patto di mantenere in ogni suo punto

una distanza nulla da essa. In sostanza ogni retta parallela a r passante

a

per P dovr` coincidere con r.

ae

Altro modo di esprimere questa propriet` ` quella di affermare che

data una retta e un punto interno ad essa non esiste nessuna retta

parallela passante per quel punto che sia al contempo distinta da essa.





Theorem 2.8. Ogni segmento sar` in progressivo allontanamento o

a

in progressivo avvicinamento ad una qualunque retta a cui non sia par-

allelo, a patto di non estendersi in entrambi i semipiani definibili a

partire da essa. Si osservi in proposito la seguente figura 15:









Figura 15. Segmento non parallelo rispetto ad una

retta data







Dimostrazione. La dimostrazione di questa propriet` discende diretta-

a

mente dalle considerazioni che seguono.

Prendiamo in considerazione per la retta r il verso di percorrenza a

destra, e supponiamo che sia possibile per il segmento t sia avvicinarsi

che allontanarsi dalla retta r. Se questo accade deve esserci almeno

un punto P ′ su t la cui distanza da r sia pari a d, un punto P1 ad ′



esso precedente e un punto P2 ad esso successivo le cui corrispondenti

distanze d1 e d2 siano entrambe superiori (oppure entrambe inferiori,

e

nel qual caso il procedimento ` analogo a quello qui presentato) a d. Si

osservi in proposito la seguente figura 16:

10 NICOLA D’ALFONSO









Figura 16. Rappresentazione dei passaggi descritti precedentemente





Tracciamo la parallela di r passante per P ′ (che sappiamo essere

esistente per il teorema 1.2 a pagina 2 e distinta dal segmento t), e

chiamiamo Q′ e R′ i punti nei quali tale parallela si incontra con le

perpendicolari d1 e d2 , posizionati a distanza d dalla retta r per il

teorema 2.6 a pagina 6.

Notiamo inoltre che per costruzione i punti Q′ e R′ differiranno da

′ ′

quelli P1 e P2 situati ad una quota superiore. Si osservi in proposito la

seguente figura 17:









Figura 17. Rappresentazione dei passaggi descritti precedentemente



e

Dal momento che la retta u ` distinta dal segmento t potranno avere

′ ′ ′

in comune il solo punto P e quindi le figure P1 Q′ P ′ e P2 R′ P ′ rappre-

senteranno dei triangoli, e pertanto gli angoli α e γ saranno diversi da

zero.

′ ′

Siccome i punti P1 e P2 hanno entrambi una distanza dalla retta r

che ` superiore alla distanza d posseduta dai punti Q′ e R′ , gli angoli

e

α e γ occuperanno la stessa parte di piano rispetto alla retta Q′ R′

rendendo l’angolo β minore dell’angolo piatto che la retta Q′ R′ forma

nel punto P ′ , come mostrato in [1, p.15, n.66]. Ne consegue che il

a a

segmento t non sar` veramente rettilineo e dunque non esister` nessun

segmento capace sia di avvicinarsi che di allontanarsi da una retta a

e e

cui non ` parallelo, purch´ ci si limiti a segmenti che non si estendono

su entrambi i semipiani definibili da tale retta.



e

Theorem 2.9. Condizione necessaria e sufficiente affinch´ due rette

e

distinte siano parallele ` che potendole prolungare indefinitamente non

sarebbe comunque possibile attribuire loro alcun punto in comune. Si

osservi in proposito la seguente figura 18:

11

UNA NUOVA FORMULAZIONE DEL PARALLELISMO NELLA GEOMETRIA EUCLIDEA









Figura 18. Due punti di una retta equidistanti da

un’altra retta data









Dimostrazione. La dimostrazione di questa propriet` discende diretta-

a

mente dalle considerazioni che seguono.

Se le rette t e r sono parallele e distinte tra loro, non potranno avere

alcun punto in comune per quanto le si prolunghi. Infatti se avessero

un punto in comune, non potrebbero essere distinte e avere la stessa

direzione per il teorema 2.1 a pagina 3.

Partendo invece dall’ipotesi che non sia possibile attribuire alle rette

t e r alcun punto in comune anche prolungandole indefinitamente, ` e

facile verificare che sono parallele. Supponiamo infatti che non siano

parallele, e quindi che la retta t sia o in progressivo avvicinamento o

ı

in progressivo allontanamento dalla retta r (se cos` non fosse sarebbe

possibile individuare un segmento contenuto in t sia in avvicinamento

che in allontanamento dalla retta r, cosa impossibile per il teorema 2.8 a

pagina 9). In questo caso potendo prolungare indefinitamente tali rette

a

nella parte in cui si avvicinano, la loro distanza verr` inevitabilmente

ad annullarsi facendole incontrare.

Il teorema appena dimostrato ci consente di considerare la nozione

a

di parallelismo trsa due rette equivalente all’impossibilit` che abbiano

un punto in comune.









Theorem 2.10 (Quinto postulato di Euclide). Se una trasversale a due

rette forma due angoli interni coniugati minori di un angolo piatto, le

due rette, se indefinitamente prolungate, si incontreranno nella parte

dove sono presenti gli angoli interni coniugati minori dell’angolo piatto.

Si osservi in proposito la seguente figura 19:

12 NICOLA D’ALFONSO









Figura 19. Due rette date tagliate da una trasversale





a

Dimostrazione. La dimostrazione di questa propriet` discende diretta-

mente dalle considerazioni che seguono.

Se gli angoli coniugati α e ψ non sono supplementari (un discorso

analogo varrebbe per gli angoli coniugati β e φ), gli angoli γ e µ a cui

sono invece supplementari risulteranno distinti dai corrispondenti ψ e

α e quindi per il teorema 2.3 a pagina 4 potremo concludere che le rette

t e r non sono parallele. Ne consegue che per il teorema 2.9 a pagina 10

le rette t e r avranno un punto O di intersezione. Dal momento che tale

punto di intersezione former` un triangolo con i punti P e P ′ , dovr` per

a a

forza essere dalla parte degli angoli coniugati con una somma minore

o a

ad un angolo piatto come si pu` dedurre dalla propriet` consultabile

in [1, p.52, n.153].





Riferimenti bibliografici

[1] Hart, C.A. and Feldman, D.D. and Tanner, J.H. and Snyder, V. , Plane

geometry, American book company, London, 1911.



Studioso indipendente, Milano - Italia

E-mail address: nicola.dalfonso@hotmail.com


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