Fonti su Socrate

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					Socrate nelle scienze dell’educazione oggi – Aree principali:

1. Educazione alla cittadinanza (cfr. Martha C. Nussbaum)

2. Metodologia didattica: il dialogo socratico. Obiettivi: identificare enunciati
che siano veri per il discente, rendere coerente il suo sistema di credenze. –
Problema: questo corrisponde al Socrate storico?

3. Epistemologia dell’educazione. (epistemologia = teoria della conoscenza).
Oggetto: la conoscenza in quanto conoscenza trasmissibile; l’acquisizione
delle capacità cognitive e delle abilità pratiche; distinzione tra conoscenza
informazionale e conoscenza che comporta trasformazione (Socrate: la
“conoscenza di sé”)




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                         STUDIO DEL COMPORTAMENTO


     valutativo                             non valutativo
 ETICA (filos. morale)       FILOSOFIA DELL’AZIONE              SCIENZE UMANE

[descrittiva             teoria dell’intenzionalità           psicologia
(osservazione dei mores; teoria della razionalità             sociologia
non valutativa)];        teoria dell’adeguatezza mezzi/fini   antropologia
prescrittiva                                                  etnologia
(precetti);
razionale
1) metodo osservativo; metodo concettuale e                   metodo osservativo e
2) metodo concettuale argomentativo                           sperimentale
e argomentativo




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Fatto / Valore

Enunciati descrittivi / Enunciati normativi

   La mela è rossa.
   Non mangiare quella mela!
   Quella mela è buona.
   Quella persona è buona.
   Quell’azione è buona (o cattiva).

   Questa mela non mi piace.
   Questa persona non mi piace.

                                         ***
                                                scienze empiriche
Filosofia morale in quanto distinta da
                                               Instructio/catechismo

                                     ***
Morale: lat. mores = costumi, consuetudini
Etica: gr. ethos (con  o con ) = consuetudine; indole, carattere

                                         ***

Ágnes Heller: regolazione istintuale vs. regolazione sociale
                                               
                                  regolazione basata sulla vergogna vs.
                                  regolazione basata sulla coscienza




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DALLA VERGOGNA ALLA COSCIENZA: IL RUOLO MORALE DELLE EMOZIONI

Ogni individualità [nelle piccole comunità] è un caso singolo della generalità. Ogni persona
parla a nome della comunità di cui è un “singolo rappresentativo”. Ed è in tal modo che il
giudizio morale prende forma negli occhi degli altri. Questa affermazione sembra
metaforica, ma non lo è. Questi occhi ti seguono in ogni tuo agire e in ogni tuo fare, si
posano su di te, ti osservano. Sei sotto l’influsso di questo sguardo, proprio come gli altri
sono sotto l’influsso del tuo sguardo. Se fai qualcosa che non dovresti fare, se non fai
qualcosa che dovresti fare, gli occhi degli altri ti fanno provare vergogna. La vergogna è
uno dei sentimenti più tormentanti ed umilianti. Quando si prova vergogna, si vuol fuggir
via, sprofondare sotto terra, scomparire — tutto, pur di sfuggire a questo sguardo. La
vergogna è un affetto (come la collera, la paura, il disgusto), l’unico sentimento morale
innato di cui possiamo parlare. [...] Una persona incapace di provare vergogna è
moralmente malata; una persona che chiunque può far vergognare è infantile; ed una
persona che prova vergogna, esclusivamente o per lo più, al cospetto di un’autorità non
morale è incompetente moralmente.
[DA: Ágnes Heller, Etica generale, Il Mulino, Bologna, 1995 (ed. orig. 1988), pp. 184-185]



La coscienza è un sentimento al pari della vergogna, ma rispetto a quest’ultima è più
strettamente collegata alle disposizioni emotive ed ai sentimenti orientativi. Ed il motivo è
chiaramente comprensibile. Il termine “coscienza” è connesso a quello di conoscenza
(con-scientia); ciò indica che il sentimento morale in questione è dotato di ragione. Il
coinvolgimento prodotto dall’autorità esterna deve essere essenzialmente reattivo; si
origina, infatti, come reazione all’approvazione o alla disapprovazione degli “occhi degli
altri”. Il fatto che possiamo provare vergogna quando prevediamo la disapprovazione non
distingue la vergogna da altri sentimenti reattivi (affetti). Affetti quali il desiderio sessuale,
la collera, la paura, il disgusto, la gioia e la tristezza possono parimenti essere originati
dalla fantasia (dall’immaginazione). La coscienza tuttavia non è legata al “vedere”; è una
voce interiore. Essa ci parla, ci mette in guardia, ci consiglia, ci ricompensa e ci punisce.
Con i suoi ammonimenti e i suoi consigli, la coscienza è un sentimento orientativo. [...]
Questo carattere complesso della coscienza indica che essa non è un sentimento innato
come la vergogna, ovvero non è un universale empirico umano. Come sentimento
cognitivo, come coinvolgimento causato dalla ragion pratica (l’autorità morale interna),
essa fa la sua comparsa insieme alla moralità, con l’emergere della ragion pratica in senso
proprio.
[Ivi, pp. 188-189]




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RIASSUNTO DELLA PRIMA UNITÀ (lezioni 1-2): Introduzione alla filosofia
morale

Cos’è la filosofia morale? Abbiamo suddiviso la domanda in due:
1) Cosa vuol dire filosofia? In partic., cos’è una tradizione filosofica? La filosofia
non si fa in solitudine, cosa che può anche sorprendere perché abbiamo l’immagine
del filosofo che medita solitario: ma è un’immagine retorica, che è stata usata per
es. da Cartesio per legittimare la sua rottura con una data tradizione. Ma non ci
sarebbe bisogno di ‘rompere’ se non si fosse dentro una tradizione.
2) La morale. Qual è il suo oggetto? Sono le azioni: ma non tanto le azioni
sporadiche o accidentali, che possono essere anche involontarie, bensì le azioni
strutturate, abituali, caratteristiche: appunto i mores.

Abbiamo cercato di distinguere l’etica (o FM) da altri modi di accostarsi alle azioni:
–le scienze umane:       enunciati descrittivi/normativi
–la fede e la religione rivelata: etica  catechismo, instructio (chi parla con autorità)
Problema del fondamento: etica non è scienza empirica, quindi come certifica? e
con che diritto pretende l’obbedienza (cioè di indirizzare la condotta)?
Infine abbiamo visto che alcuni autori fanno la storia degli atteggiamenti morali,
cioè dei modi in cui si effettua la regolazione di una convivenza tra individui. Ma
prima di arrivare a una regolazione attraverso leggi e regole pubbliche, l’umanità
ha attraversato altri stadi:
Ágnes Heller: regolazione istintuale vs. regolazione sociale
                                                    
                                     regolazione basata sulla vergogna vs.
                                     regolazione basata sulla coscienza (inte-
                                     riorizzazione)

Proseguendo, ci siamo chiesti qual è il ruolo della filosofia, del pensiero teorico, nel
contribuire a formare un atteggiamento morale. E abbiamo visto un es. di una
concezione morale molto forte che però non passa attraverso la filosofia, anzi
respinge le teorie esplicative: il libro di Giobbe.




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(NB: date approssimative — da calcolare all’indietro (avanti Cristo)!)


           AVVENIMENTI                                    PERIODI
•Civiltà minoica – Creta: 3300-1400           si fondono parzialmente a partire
•Civiltà micenea (Achei) – Micene,            dal 1400: età minoico-micenea
Tirinto e Grecia continentale: 2000-                  (Età del Bronzo)
1200 a.C.

•1200 a.C.: distruzione della civiltà           1200-800: “medioevo greco”
micenea; invasione (?) dei Dori                       (Età del Ferro)

•dall’800: nascita delle città-stato                età della polis arcaica
(póleis)
Atene: arcontato di Solone 594-593

•490 e 479: guerre persiane —                       V-IV sec.: età classica
egemonia ateniese sulla Grecia                      (“età di Pericle”, † 429)
(“impero ateniese”)

•431-404: guerra del Peloponneso;
egemonia spartana;
crisi e tramonto di Atene e delle
città-stato

•357-336: conquista macedone
della Grecia                                           impero macedone
•334-323: campagne di
Alessandro Magno in Oriente

•dal III sec.: regni ellenistici nel
Mediterraneo orientale                                   età ellenistica
•148-146: annessione romana della
Grecia
         FONTI LETTERARIE PRIMA DI SOCRATE
I POEMI OMERICI (IX-VIII sec. a.C.)
•   Iliade
•   Odissea

I POEMI DI ESIODO (metà dell’VIII sec.)
•   Teogonia
•   Le opere e i giorni

I POETI LIRICI             (lirica = poesia accompagnata dalla lira)
• Archiloco (VII sec.) • Saffo (VII-VI sec.) • Alceo (VII-VI sec.)
• Simonide (circa 556-468) • Pindaro (518-438)

LA TRAGEDIA
• Eschilo (525-456) • Sofocle (496-406) • Euripide (485-406)

LA COMMEDIA
• Aristofane (circa 445-388)

LA STORIOGRAFIA
 Erodoto: Le Storie
 Tucidide: La guerra del Peloponneso
 Ecateo: Storie egizie




                                   8
Scrittura e trasmissione della cultura nella Grecia antica

(Cfr. Eric Havelock, Cultura orale e civiltà della scrittura da Omero a Platone,
trad. it., Laterza, Bari, 1973; ed. orig. 1963)

 Civiltà minoico-micenea: scrittura sillabica, senza indicazione delle vocali.
  Utilizzo: amministrativo-burocratico. È prerogativa di una classe di scribi
  specializzati (= “alfabetismo di corporazione”). L’espressione artistica ecc.
  è affidata alla voce, spesso al canto.
 “Medioevo ellenico”: ritorno all’analfabetismo e a una trasmissione
  unicamente orale.
 dal IX secolo: scrittura alfabetica (di derivazione fenicia; i greci
  aggiungono i segni per le vocali). Riproduce meglio il suono della voce, ma
  la lettura è ancora difficile (non c’è punteggiatura né spazio tra le parole).
 Fino al V sec., situazione di “semi-alfabetismo” (Havelock): i prodotti
  culturali possono essere trascritti, ma la fruizione è ancora in gran parte
  orale (lettura pubblica dei libri). Solo dopo le guerre persiane lettura e
  scrittura entrano stabilmente nei programmi educativi fin dai primi livelli.




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• L’ethos del destino nei poemi omerici

Dikê = ‘giustizia’, basata sul destino (Moira, il Fato), sul ruolo nell’ordine del
cosmo. Principio della oikeiopragia (da oikos casa): ‘stare al proprio posto’,
‘fare il proprio compito’. [Il concetto si trova ancora in Platone: giustizia è, dice una
traduzione italiana, “il possesso di ciò che è proprio e l’esplicazione del proprio compito”
(Repubblica, 433e)].


Areté = ‘virtù’, valore, eccellenza, perfezione nel fare il proprio compito. (Cfr.
la parola italiana ‘virtuosismo’.) È una virtù strumentale, cioè virtù come
idoneità allo scopo.

Hybris = tracotanza, protervia, arroganza. È la colpa più grave per l’ethos
religioso greco: è il gesto dell’uomo che sfida il dio (es.: nella mitologia, tutti i
personaggi puniti per aver voluto gareggiare con gli dei: Icaro, Marsia, ecc.).

Sottomissione al destino  non c’è libertà di scelta e l’individuo non è autore
attivo delle proprie azioni.

Non c’è quindi decisione umana, perché non c’è l’idea di anima.




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• Dall’etica del destino all’etica della cittadinanza responsabile:
la tragedia come punto di transizione

Nella tragedia il fatto è sempre già accaduto: Edipo ha già ucciso il padre,
ecc. (= ineluttabilità del Fato)

Ma nelle Eumenidi (ultima tragedia della trilogia dell’Orestea di Eschilo, circa
458 a.C.), Pallade Atena interrompe la catena della vendetta e trasferisce il
potere giudicante alla città:
     Ma poi che volge a noi questo cimento,
     io sceglierò qui giudici giurati
     del sangue e formerò corte perenne.
     Cercate prove e testimoni, aiuti
     di giustizia legati a giuramento.
     Tratti i migliori tra i miei cittadini,
     io tornerò, che sciolgano la lite
     sicuramente, saldo il giuramento.
     ...
     Anche in futuro, sempre rinnovato
     consisterà nel popolo d’Egeo
     tale Consiglio a rendere giustizia.
                                  [traduzione L. Traverso]

Dunque:
1) le istituzioni della polis hanno origini divine
2) la legge della vendetta è sostituita da una legalità politica

Conseguenze:
sul piano individuale, libertà di scelta e responsabilità delle proprie scelte; ma
anche onere della decisione.
Scrive Jan Patocka (Socrate, Rusconi, p. 111): l’eroe tragico
      non può trovare la legge della sua esistenza una volta per tutte tramite una
      regola razionale di vita, e [...] non può mai afferrare il suo essenziale limite
      vitale con una conoscenza cristallina, ma lo deve trovare per mezzo della
      sofferenza. Perciò fa parte della tragedia anche l’irrazionalità [...].




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                        La città come problema filosofico

Differenze tra il legame sociale della polis e quello delle comunità tribali:

        COMUNITÀ DI VILLAGGIO,                       POLIS, CITTÀ-STATO
     TRIBALI/CONTADINE/PASTORIZIE
struttura produttiva semplice,            struttura produttiva complessa;
indifferenziata                           divisione del lavoro e specializzazione
legame famigliare o di clan               definizione di un confine, come
                                          esigenza militare-difensiva e come
                                          principio di inclusione/esclusione
                                          (cittadinanza)
gerarchia patriarcale, potere degli       gestione del potere strutturata
anziani                                   secondo regole; processi decisionali
                                          collettivi

Dunque nella città si danno almeno due ordini di problemi nuovi rispetto alla
comunità pre-politica:
1. problema del rapporto tra gli individui e lo stato
2. problema dell’evoluzione e della flessibilità del sistema sociale (il villaggio
non si evolve, non ha “storia”; la città ha delle dinamiche sociali e si
trasforma)




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         FILOSOFI E SCUOLE FILOSOFICHE PRE-SOCRATICHE

•SCUOLA IONICA (Mileto, colonia ionica sulla costa dell’Asia Minore, fine VII-
VI sec.)
     Talete, Anassimandro, Anassimene (opere: Sulla natura)
      indagine sulla materia e sui principi fisici; osservazioni e calcoli
     astronomici
•Senofane di Colofone (n. circa 570 in Asia Minore, si trasferisce a Elea nella
Magna Grecia)
     Opere: Sulla natura
     indagini di filosofia naturale; critica del politeismo
•SCUOLA DI ELEA (Magna Grecia, VI-V sec.)
    Parmenide, Zenone, Melisso
     ontologia, struttura e caratteri dell’essere
•SCUOLA PITAGORICA (Crotone, Taranto, VI-V sec.)
    Pitagora (n. a Samo, presso le cose asiatiche, si trasferisce a Crotone),
    Archita
      matematica, musica, dottrina dell’anima, politica
•Eraclito (Efeso, Asia Minore, circa 520-460)
     ricerche sul divenire, stile oscuro ed esoterico. Opere: Sulla natura
•Empedocle (Agrigento, V sec.)
      ricerche sull’universo e l’immortalità dell’anima; stile esoterico.
     Opere: Sulla natura, Poema lustrale
•Anassagora (Clazomene, Asia Minore, circa 500-428)
     ricerche sui principi della materia. Probabile maestro di Socrate, si
    rifà alla scuola di Mileto. Opere: Sulla natura
•SOFISTI (Sicilia, poi Atene e varie altre provenienze)
    Gorgia (di Leontini, allievo di Empedocle, circa 490), Protagora (V
    sec.), Prodico, Ippia
      retorica, teoria della comunicazione e del linguaggio, politica, etica




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                        LE ISTITUZIONI DELLA POLIS ATENIESE

  • 683 a.C.: fine della monarchia, sostituita dall’arcontato. 3 arconti eletti ogni
  10 anni, in seguito ogni anno: governano l’esercito, il culto e la vita politica.

  • 594: riforma di Solone. Prima costituzione scritta della città.
        • Abolisce i debiti dei contadini nei confronti dei proprietari terrieri.
        • Ogni cittadino può intentare causa contro un altro, anche se nobile.
        • Divide la popolazione in 4 classi, secondo il reddito (non secondo la
        nobiltà di nascita!). Gli arconti possono venire solo dalle prime 2 classi;
        ma anche i nullatenenti hanno diritto di voto nell’Assemblea popolare
        (Ekklesía) e nel Tribunale popolare (Heliáia). L’Ekklesía elegge il
        Consiglio dei 400 (Boulé). Il Consiglio formula le proposte di legge, che
        devono essere ratificate dall’Assemblea.

  • 560: Pisistrato con un colpo di stato instaura la tirannide. Governa però
  con moderazione, limita le pretese dell’aristocrazia e non abolisce le leggi di
  Solone.

  • 510: fine della tirannide e riforma democratica di Clistene.
        • Isonomia: parità di diritti di tutti i cittadini.
        • Divide la regione in 10 territori o “tribù” (phylai). Il Consiglio è portato a
        500 membri (50 per ogni tribù). L’Assemblea popolare delibera su tutte
        le questioni più importanti e tutti hanno diritto di parola (=isegoría).

                               Pritania (presidenza a
                               rotazione)
Comando                                                               Heliáia:
militare: 10                   BOULÉ (500 membri                      Tribunale
strateghi elettivi             a sorteggio)                           popolare


                     EKKLESÍA (assemblea di tutto il popolo =
                     maschi liberi > 18 anni, di nascita ateniese)




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          CLASSI SOCIALI E SCHIAVITÙ NELL’ATENE CLASSICA

LE CLASSI SOCIALI:
1. l’aristocrazia dell’acropoli
2. il demos (popolo, “borghesia”) dell'agorà
3. i contadini delle campagne
4. gli schiavi
5. i meteci (persone libere di origine straniera; possono vivere in città ma
non hanno diritti politici. Per lavorare in proprio devono pagare una tassa.)

Le CITTÀ SATELLITI pagano un tributo ad Atene in cambio della protezione
militare

LA SCHIAVITÙ
1. L’Atene dell’età di Pericle ha 200-250.000 abitanti
2. Nel V sec. ci sono circa 3 schiavi per ogni cittadino libero (= circa 150.000
schiavi). Gli schiavi possono affrancarsi pagando un riscatto, ma avviene di
rado. Tutti, anche i contadini poveri, hanno i mezzi per mantenere almeno 1-2
schiavi. I patrizi ne hanno migliaia.
3. Aristotele: lo schiavo è “proprietà strumentale animata”. “...tutti gli
esseri fin dalla nascita, sono segnati dalla natura: gli uni per comandare, gli
altri per obbedire”.
4. Contro la schiavitù si levano poche voci: una è quella di Alcidamante,
retore sofista, contemporaneo di Platone. “La filosofia è una difesa contro le
leggi”  “ritorno alla natura”. Guerra e schiavitù sono innaturali, e la filosofia
deve opporsi a esse: “il dio concesse la libertà a tutti, la natura nessuno ha
fatto schiavo”.




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L’etica della polis

Un’etica “agonistica”:
– preminenza della parola: dibattito politico e giudiziario  sviluppo della
retorica e arte della persuasione (sofisti)
– carattere pubblico delle leggi (scritte, depositate e consultabili)

isonomia: uguaglianza di fronte alla legge, uguale partecipazione dei cittadini
al potere (nomos = legge)
(Vedi la spartizione del bottino al centro dell’assemblea dei guerrieri, su cui cfr. M.
Detienne, I maestri di verità nella Grecia arcaica, Laterza)


Nuove tecniche militari: gli opliti (fanteria) combattono insieme, in formazione
serrata (falange)
 nuova concezione del valore in battaglia: non furore ma autocontrollo,
                                            non audacia ma prudenza

 nuovi valori morali:
sôphrosyne = prudenza, buon senso, moderazione
vs. hybris = arroganza, dismisura, eccesso

Solone: “Niente di troppo”

Aristotele: mesótes, il giusto mezzo




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                        I SOFISTI: “L’illuminismo greco”

Un’immagine storiografica tradizionale (Hegel):

           SCUOLA IONICA:                                 SOFISTI:
         studio della natura               studio dell’umano e del linguaggio
          realismo ingenuo              idealismo, convenzionalismo, relativismo
            oggettivismo                      soggettivismo, intellettualismo
           physis (natura)                     nómos (legge, convenzione)

È un’immagine valida solo in parte (il problema del soggetto era avvertito
anche dai filosofi pre-sofisti: Anassagora).
Ma non tutto quello che ha detto Hegel è sbagliato: c’è indubbiamente una
serie di novità del movimento sofistico. Sono le linee di un nuovo modello
della conoscenza e della sua socializzazione:

 sono filosofi itineranti, cosmopoliti, non legati a un territorio o a una città.

 sono insegnanti professionali: la loro prestazione è a tariffa.

 rinnovano il modello pedagogico tradizionale greco, che era basato sul
  rapporto personale, spesso sul legame amoroso.

 politicamente, sono in genere sostenitori della parte democratica.

 si oppongono alla superstizione e talvolta anche alla religione ufficiale
  (Protagora: accusato di ateismo)

 non si interessano di speculazioni astratte, ma delle ricadute pratiche del
  sapere: la conoscenza deve essere utile.

 sono i primi a studiare il linguaggio e il suo uso retorico.

 sono i primi a riflettere sulla conoscenza stessa e sul fatto che conoscere
  vuol dire sempre interpretare e distorcere i fatti.

                                        17
              PROTAGORA (di Abdera, n. circa 485 o 492 a.C.)

(Insieme con Gorgia, è la maggiore personalità filosofica del movimento sofi-
sta. Amico di Pericle; processato per ateismo ed espulso da Atene nel 415 o
422).

                                    TESTI:
•Frammento B1 DK (da un’opera intitolata La verità, o Discorsi sovvertitori):
     “Di tutte le cose è misura l’uomo: di quelle che sono, per ciò che sono,
     e di quelle che non sono, per ciò che non sono”. [= teoria dell’ “uomo-
     misura”, métron ánthropos]

•Fr. B4 DK (Degli dèi):
      “Riguardo agli dèi, non so né che sono, né che non sono, né di che
      natura sono”.

• Platone, dal Teeteto (parla Socrate imitando Protagora):

1. “quale ciascuna cosa appare a me tale è per me, quale appare a te, tale è
   per te” (152a6-8).
2. “Non è forse vero che talora, mentre soffia lo stesso vento, uno di noi ha
   freddo e l’altro no? [...] Dunque allora diremo che il vento in sé stesso è
   freddo, oppure che non è freddo? O daremo retta a Protagora: per chi sen-
   te freddo il vento è freddo, per chi non sente freddo non lo è?” (152b1-6).
3. “c’è un’enorme differenza tra l’uno e l'altro [individuo], appunto per questo,
   perché per uno esistono e appaiono certe cose, per un altro esistono e
   appaiono cose diverse” (166d2-4).
4. “chiamo sapiente proprio chi, a uno di noi cui certe cose appaiono e sono
   cattive, invertendo le posizioni, le fa apparire, ed anche essere, buone.”
5. “all’ammalato sembra amaro ciò che mangia, e lo è per lui, mentre per chi
   è sano è ed appare il contrario. Non bisogna, dunque, considerare
   nessuno di questi più sapiente dell’altro, né si deve affermare che
   l’ammalato è ignorante perché ha una simile opinione, o che il sano è
   sapiente perché ha un’opinione diversa, ma si deve cambiare una
   condizione nell’altra poiché la seconda condizione è migliore. Così anche

                                       18
   nell’educazione bisogna produrre il passaggio da un modo di essere
   peggiore a uno migliore. Ma questo cambiamento il medico lo produce con
   farmaci, il sofista con discorsi. E ciò, perché nessuno è riuscito a far sì
   che, dopo, avesse opinioni vere uno che prima le aveva false. Non è infatti
   possibile avere opinioni su ciò che non esiste, né avere opinioni diverse
   rispetto alle impressioni che uno riceve, perché queste sono vere in ogni
   caso. Ma, io credo, uno che per una cattiva condizione dell'anima abbia
   opinioni ad essa affini [cioè cattive], con una buona disposizione
   dell'anima si può far sì che abbia opinioni diverse e valide. Sono queste le
   rappresentazioni (tà phantásmata) che alcuni per inesperienza chiamano
   vere, mentre io dico che le une sono migliori delle altre, ma per niente più
   vere” (166d-167b).

 Dunque: il maestro è un “medico”. Poiché sa ciò che è meglio e peggio,
deve esercitare il suo influsso in funzione benefica, deve “curare” le opinioni
nocive.




                                       19
                    ETICA ANTICA: IL SENSO COMUNE

L’etica antica è eudaimonistica (eudaimonía = felicità): il bene è felicità, è
vantaggioso, è utile. — Da non confondere con “edonismo” (edoné =
piacere).

 “hora telos” (massima attribuita ai Sette Savi): guarda al fine, guarda alle
conseguenze

 necessità della prudenza (phronesis), dell’assennatezza (sophrosyne),
per essere virtuosi: prudenza è la capacità di capire “ciò che è buono per
vivere bene” (Aristotele). C’è una componente di calcolo: il saggio sa
calcolare vantaggi e svantaggi.

Sono idee di origine medica, precetti igienico-sanitari: moderazione e
temperanza come condizione necessaria per la salute. Per stare bene
bisogna limitare gli eccessi, nell’alimentazione, nella sfera sessuale, nelle
passioni ecc. (Ricordiamo la massima di Solone: “Niente di troppo”.)

 di qui la virtù dell’autodominio (enkráteia), fondamentale per Socrate e
per i suoi successori (partic. scuola cinica), e più tardi per lo stoicismo. –

L’autodominio non è necessariamente ascetismo o mortificazione del corpo,
ma è un ideale di sviluppo e di equilibrio naturale.
Collegato a queste idee è anche l’ideale dell’armonia, la bellezza come
equilibrio del corpo e dell’anima: ideale etico ed estetico insieme. Kalós kai
agathós, il bello è anche buono.




                                       20
                     Socrate: dati biografici
              Sofronisco                             Fenarete
              (scultore)                            (levatrice)




                               SOCRATE
                         (circa 470 — 399 a.C.
                       secondo Diogene Laerzio)

• Guerra del Peloponneso (431-404 a.C.): partecipa come oplita alle
spedizioni di Potidea (432), Delio e Anfipoli. Dimostrazioni di coraggio e
forza d’animo.
• 406-405: membro del Consiglio dei 500 (boulé). Si oppone alla condanna
sommaria dei comandanti che avevano guidato l’esercito ateniese alla
battaglia delle Arginuse.
• 403: magistrato della pritanìa. Rifiuta di eseguire la condanna di Leonte
(democratico) ordinata da Crizia (membro dell’oligarchia dei Trenta).
• 399: accusato di empietà e corruzione dei giovani da Anito e Meleto.
Rifiuta ogni compromesso ed è condannato a morte.




                                    21
                               Fonti su Socrate

F    ARISTOFANE,        SENOFONTE:             PLATONE, dialoghi           ARISTOTELE:
O    Le Nuvole          Memorabili;            “socratici”: Apologia,      soprattutto
N                       Apologia di S.;        Carmide, Critone,           Metafisica,
T                       due dialoghi:          Eutifrone, Protagora,       Etica Nico-
E
                        Economico e            Lachete, Ione, Ippia        machea,
                        Simposio               minore, Gorgia,             Etica Eu-
                                               Repubblica (libro I)        demia


E
P    fonte contempo-     amico e seguace        allievo di Socrate      allievo di Plato-
O    ranea del           di Socrate             (uno degli allievi      ne (2 generazio-
C    giovane Socrate                            più giovani)            ni di distanza)
A


P   è una caricatura,    scarsa profon-         difficoltà di distin-    non ha cono-
R   una parodia          dità filosofica;       guere il pensiero di     sciuto S.;
O   malevola; politi-    presenta un            S. da quello di P.;      sembra servirsi
B
    camente ostile       Socrate mo-            la metafisica pla-       di S. in
L
    (è antidemo-         ralista, pedante,      tonica appare molto      polemica con
E
M   cratico);            poco inte-             lontana dal “non-        Platone
I   assimila Socrate     ressante               sapere” socratico
    ai sofisti




                                          22
                  “SOKRATIKOI LOGOI”: dialoghi socratici
(di Platone, ma anche di Eschine, Antistene, Fedone e altri allievi di Socrate)

Caratteristiche dei dialoghi: elenctici (da élenchos, confutazione)
                              aporetici (da aporia, mancanza di vie d’uscita)
                              ironici

Schema delle discussioni nei dialoghi socratici:

(1) domanda di Socrate: definizione di qualcosa (ti esti, che cos’è...?).
      Esempi: Che cos’è la giustizia (Repubblica)? che cos’è la virtù
      (Alcibiade I)? come si può insegnare la virtù (Protagora)? che cos’è la
      pietà (Eutifrone)? che cos’è il coraggio (Lachete)? ecc.

(2) Risposta dell’interlocutore, generalmente basata sulla tradizione,
sull’opinione corrente (=doxa)
      Es.: il sacerdote Eutifrone, alla domanda “che cos’è la pietà”, risponde
      “ciò che è caro agli dei”.

(3) Nuove domande “secondarie” di Socrate, basate sulle implicazioni
logiche della prima risposta.
      Es.: “uccidere è male” — “ma anche uccidere il nemico in battaglia?”

(4) Confutazione vera e propria: le risposte alle domande secondarie
contraddicono la prima risposta. La risposta era parziale, affrettata.

Non c’è però una conclusione positiva. In tutti dialoghi socratici la
definizione cercata rimane in sospeso: è l’aporia.
Aporia: da poros, passaggio (v. peuromai, io passo). A-poria è una strada
senza sbocco.




                                       23
                                     Le scuole socratiche
      Filosofia naturale, partic.                     Sofisti, partic. Prodico, Protagora,
      Anassagora; studio della fisica,                Ippia. Disinteresse per la natura,
      cosmologia, astronomia. Teoria                  attenzione verso l’umano; studio
      degli elementi costitutivi della                della retorica e del linguaggio come
      materia                                         strumento di successo politico



                    SOCRATE. Iniziale influsso di Anassagora. Poi se ne
                    distacca: il cosmo è un mistero divino, inaccessibile alla
                    ricerca umana. “Conosci te stesso”
                     primato della problematica morale, della ricerca
                    riguardo al bene degli esseri umani (felicità)


Scuola megarica           Scuola cirenaica         Scuola cinica              Scuola platonica
(Euclide):                (Aristippo):             (Antistene, Diogene        (Accademia):
applica il metodo         Bene = utile;            “il cane”):                idealismo platonico:
logico alla riflessione   motivazione              disprezzo per la           la vera realtà sono le
sull’unità dell’Essere    principale delle         ricchezza, il piacere,     Idee; il Bene è l’idea
 l’etica è               azioni umane è la        la scienza;                suprema, che si
nuovamente                ricerca del piacere;     valore supremo è la        realizza nello Stato
subordinata alla          la giustizia non è       saggezza individuale;      ideale, in cui la
logica e alla             universale ma è          dunque libertà dalle       ragione governa.
metafisica                frutto di                opinioni del volgo;        (Parallelo tra l’anima
                          convenzioni e            povertà e rinunce          ben ordinata e lo
                          accordi                  favoriscono la             Stato ben ordinato.)
                           edonismo,              saggezza;                   l’etica è fondata
                          convenzionalismo          ascetismo,               nella metafisica e si
                          etico                    indifferenza,              realizza nella politica
                                                   anticonformismo




                                                 24
Dunque, come sembra, gli abbiamo recato giovamento, al fine della ricerca di
come stia effettivamente la cosa. Ora, infatti, ricercherebbe anche di buon
grado, dal momento che non sa; mentre allora, di fronte a molti e spesso,
avrebbe creduto di dire bene, affermando che, per ottenere una superficie
doppia, bisogna prendere il lato doppio in lunghezza. [Menone, 84b-c]



Sarebbe davvero bello, Agatone, se la sapienza fosse in grado di scorrere dal
più pieno al più vuoto di noi, quando ci accostiamo l’uno all’altro, come
l’acqua che scorre nelle coppe attraverso un filo di lana da quella più piena a
quella più vuota. [Simposio, 175d]



il bene più grande per l’uomo è fare ogni giorno ragionamenti sulla virtù e
sugli altri argomenti intorno ai quali mi avete ascoltato discutere e sottoporre
a esame me stesso e gli altri, e [...] una vita senza ricerche non è degna per
l’uomo di essere vissuta [Apologia, 38a].




                                       25
                                IL NON-SAPERE

• La dichiarazione di ignoranza (ágnoia) di Socrate nell’Apologia:

1. “Certamente voi conoscete Cherefonte. Costui fu mio amico dalla
giovinezza e fu amico del vostro partito popolare e in quest’ultimo esilio [=
durante il governo dei Trenta Tiranni] venne in esilio con voi [...] Ebbene un
giorno, recatosi a Delfi [= santuario di Apollo], ebbe l’ardire di interrogare
l’oracolo su questo. [...] Cherefonte domandò, infatti, se c’era qualcuno più
sapiente di me. La Pizia rispose che più sapiente di me non c’era nessuno.”
[Apol., 20e-21a]

2. “Che cosa dice il dio e a che cosa allude per enigma? Infatti, io ho chiara
coscienza, per quanto mi riguarda, di non essere sapiente, né molto né poco
(oute mega oute mikròn). Allora che cosa intende dire il dio, affermando che
io sono sapientissimo? Certamente non dice menzogna, perché questo, per
lui non è lecito.” [21b]

3. [l’uomo politico] “mi sembrò che godesse fama di sapiente presso molti
altri uomini e soprattutto che egli stesso si considerasse tale, anche se, in
realtà, non lo era affatto. [...] trassi allora le conclusioni che, rispetto a
quest’uomo, ero più sapiente. Si dava il caso, infatti, che né l’uno né l’altro di
noi sapesse niente di buono né di bello; ma costui era convinto di sapere
mentre non sapeva, e invece io, come non sapevo, così neppure credevo di
sapere.” [21 c-d]

4. “Perciò, stando al responso dell’oracolo, posi a me stesso la domanda se
avrei accettato di rimanere in quello stato in cui mi trovavo, ossia di essere né
sapiente nella loro sapienza [sophia], né ignorante nella loro ignoranza,
oppure di avere tutt’e due quelle cose che essi avevano. La risposta che io
diedi a me e all’oracolo fu che, per me, era meglio rimanere in quello stato in
cui mi trovavo.” [Apol., 22e]




                                        26
INTERPRETAZIONI DEL NON-SAPERE

• Che cosa “non sa” Socrate? Differenti risposte degli interpreti:

1. Alcuni pensano che la dichiarazione non sia sincera: Socrate “sa”, ma non
vuol rivelare per motivi di strategia didattica o per astuzia ironica.

2. Secondo altri, la dichiarazione è sincera, ma c’è disaccordo sulla sua
estensione e il suo oggetto. Come riassume un autore odierno:

     “Alcuni [1] hanno inteso che Socrate si dichiara ignorante solo riguardo
     a quei generi di cose che studiavano i filosofi della natura prima di lui,
     altri [2] solo riguardo alle questioni etiche e altre cose “belle” (kalá), e
     altri [3] riguardo ad ogni cosa grande o piccola (oute mega oute
     mikròn). Altri ancora [4] hanno inteso Socrate come se negasse solo di
     avere una conoscenza chiara, certa, divina o da esperto, ma non di
     avere una conoscenza vaga, elenctica, umana, non da esperto,
     ordinaria.” [Hugh H. Benson, Socratic Wisdom. The Model of
     Knowledge in Plato’s Early Dialogues, Oxford UP 2000, p. 168]




                                       27
MODELLI DELLA CONOSCENZA CHE SOCRATE RESPINGE:
[tra parentesi quadre i modelli che non sono direttamente menzionati nel testo
dell’Apologia, ma per i quali abbiamo altri testi socratici]


(0) Il sapere dei politici, notabili ecc. è del tutto fittizio: “corre voce” che siano
sapienti, ma non lo sono (Apol.)

(1) Conoscenza magica: veggenti, indovini, maghi, oracoli ecc. La cono-
scenza è una qualità personale del conoscente, che è in contatto con la
sfera divina. Per Socrate i veggenti dicono la verità, ma non la comprendono
(cfr. Apol., 22c).

(2) Conoscenza poetica: il poeta invoca le Muse affinché lo ispirino (Omero).
Il sapere appartiene alla dea che lo dona al poeta.

[3] La sapienza (sophia) esoterica dei presocratici: Pitagora, Empedocle,
Eraclito ecc. Il sophós possiede una verità arcana e può dispensarla a chi lo
ascolta. Per contro Socrate dice:
      “Crizia, tu ti rivolgi a me come se io dichiarassi di conoscere le cose su
      cui invece interrogo e come se, volendolo, potessi mostrarmi d’accordo
      con te su di esse. Non è così, anzi io vado cercando, con la tua
      collaborazione, la soluzione, perché la ignoro” [Carmide, 165b].

[4] La conoscenza naturale nelle teorie dei fisici (Talete Anassimene Anas-
sagora ecc.). Essi indagano sulle “cose che stanno sotto terra e nel cielo”
(Apol.). Nell’Etica Nicomachea (1141b 5) Aristotele dirà che filosofi come
Anassagora possiedono un sapere astruso riguardo a cose meravigliose
(thaumastà) e addirittura divine (daimónia), ma non sanno e non cercano ciò
che è buono per gli uomini. Socrate non è interessato a questo:
      “E infatti non trattava della natura di tutte le cose alla maniera della
      maggior parte degli altri pensatori, indagando com’è fatto quello che i
      sapienti chiamano kosmos e per quali leggi necessarie avvenga
      ciascuno dei fenomeni celesti, ma indicava come matti anche coloro
      che si occupavano di tali questioni.” [Memorabili I.1.11]
Questi filosofi “non avevano le stesse opinioni, ma si comportavano l’un

                                          28
verso l’altro come gente fuori di senno” (Memorabili I.1.13):
     “alcuni credono che uno solo è l’essere, altri che è di numero infinito e
     alcuni che tutto è sempre in movimento e altri che niente è mai in movi-
     mento e alcuni che tutto si genera e tutto perisce, altri che niente mai
     nasce né perirà.” [Memorabili I.1.14]

[5] Il sapere retorico dei sofisti: non hanno competenza della cosa, ma
ottengono consenso solo perché sanno usare efficacemente il linguaggio.

(6) Il sapere tecnico degli artigiani (= chi esercita un’arte, una techne). Dice
Socrate:
       “ero convinto che avrei trovato costoro con conoscenze di molte e belle
       cose. E di ciò non m’ingannai. Infatti, avevano conoscenze che non
       avevo e, rispetto a me, in questo essi erano più sapienti. Tuttavia, o
       cittadini ateniesi, mi sembrò che i poeti e i vari artefici avessero il me-
       desimo difetto. Infatti, per il motivo che sapevano esercitare bene la
       propria arte, ciascuno di essi era convinto di essere sapientissimo
       anche in altre cose grandissime, e proprio questo difetto metteva in
       secondo piano quella sapienza che pur avevano.” [Apol., 22d]
Cioè: quello dei tecnici è un reale sapere, ma è sempre un sapere settoriale,
non può essere esauriente rispetto al bene.




                                        29
                               LA MAIEUTICA

(da maieusis = ostetricia). È una formula che molto probabilmente ha
escogitato Platone, ma descrive bene “l’arte” pedagogica di Socrate:

     “La mia arte di ostetrico possiede tutte le altre caratteristiche che
     competono alle levatrici, ma ne differisce per il fatto che fa da levatrice
     agli uomini e non alle donne, e che si applica alle loro anime partorienti
     e non ai corpi. E questo c’è di assolutamente grande nella mia arte:
     l’essere capace di mettere alla prova in ogni modo se il pensiero del
     giovane partorisce un fantasma ed una falsità, oppure un che di vitale e
     di vero. Perché questo, almeno, è comune a me ed alle levatrici: non
     posso generare sapienza; quello che già molti mi hanno rinfacciato, che
     io, sì, interrogo gli altri, ma poi io stesso non manifesto nulla su nessun
     argomento, adducendo come causa il mio non essere sapiente in nulla,
     è un rimprovero che risponde a verità.” [Teeteto, 150b-c]

Platone pensa che la conoscenza stessa sia innata, e la maieutica consiste
nel far sì che l’anima ricordi quel che già sa: cioè la conoscenza è
reminiscenza (anamnesis). Questa teoria della conoscenza innata non può
tuttavia essere attribuita a Socrate: per Socrate la capacità di comprendere è
innata, non la conoscenza stessa.




                                      30
RIASSUNTO: PUNTI FONDAMENTALI SULL’EDUCAZIONE SOCRATICA

• Per Socrate la ricerca stessa è un ethos: cioè ha già di per sé una valenza
morale [un punto che va compreso alla luce dell’intellettualismo etico di
Socrate]

• Per questo il dialogo mira a rendere coerente il logos dell’interlocutore:
infatti un soggetto incoerente non è capace di responsabilità morale (vedi il
sofista che si vanta di poter sostenere vittoriosamente qualsiasi tesi, anche
opinioni contrastanti).

• Tuttavia il soggetto etico non è statico: la ricerca è movimento. La ricerca è
appunto una ricerca di coerenza (provvisoria), non un possesso; e recipro-
camente la coerenza è un criterio e uno strumento per la ricerca personale.

• Proprio perché è in movimento, il soggetto etico è átopos, “inclassificabile”,
o letteralmente “senza luogo” (cfr. Simposio, 215a; Teeteto, 149a).

• La paradossalità dell’educazione socratica (di ogni educazione?) consiste
nel dover conservare sia la mobilità del soggetto, sia la sua coerenza e
padronanza di sé. Per questo il dialogo non può che restare aperto
(aporetico) e l’educazione è “inconcludente”.

• Ne segue che, affinché la capacità etica del soggetto non si disintegri,
Socrate deve postulare la capacità del discente di cogliere il vero e il bene.
Questa fiducia di fondo è una scommessa, non una condizione logica. È la
fiducia nell’autonomia del soggetto, cioè la sua capacità di “darsi la legge da
sé” (nomos = legge).

 PROBLEMI APERTI: Se l’educazione fornisce strumenti e non nozioni, chi mi
assicura che gli strumenti che fornisco saranno usati per il bene? In fondo,
non volevano fornire strumenti anche i sofisti?




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L’ETICA DI SOCRATE: TESI FONDAMENTALI

(NB: Non è uno schema di deduzione ma un sommario riassuntivo, anche se
alcune di queste proposizioni hanno dei legami logici tra loro)

T1.     La virtù consiste nel prendersi cura di sé stessi (epimeleia heautou)
        T1.a.       virtù = prendersi cura della propria anima
        T1.b.       virtù = “conosci te stesso”

T2.     La virtù si può conoscere (= la virtù è conoscenza, è scienza del bene)
        T2.a.        La virtù è insegnabile

T3. La conoscenza del bene (=virtù) è sufficiente per agire bene (=
intellettualismo etico). Perciò:
       T3.a.       Nessuno fa il male volontariamente

T4. La conoscenza del bene conduce alla vita buona (eu zen, eupraxia).
          Perciò:
     T4.a.       La virtù dà la felicità (eudaimonia)

                                        ***
L’INTELLETTUALISMO ETICO


La tesi T3a non significa:

T3a*. Nessuno fa volontariamente qualcosa che è (oggettivamente) male,

bensì

T3b. Nessuno fa il male volendo fare il male.




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                               LA CURA DI SÉ
(greco epimeleia heautou, lat. cura sui)

• Secondo Aristotele (Della filosofia, fr. 1), Socrate sentì l’impulso “al dubbio e
alla ricerca” dopo aver letto l’iscrizione che stava nel tempio di Apollo a Delfi:
conosci te stesso (gnothi seauton).

• Nei testi socratici non è mai specificato in che cosa consista il “prendersi
cura della propria anima”. Esistono indizi che Socrate conoscesse certe
pratiche di meditazione e di autoconcentrazione, da lungo tempo in uso nella
religione orfica e dionisiaca (cosiddetti misteri eleusini).

• Dopo Socrate, la cura di sé ha preso una grande varietà di forme, arrivan-
do a sconfinare nella mistica. Già nella scuola cinica, poi nello stoicismo e nel
neoplatonismo, e infine nel cristianesimo orientale, si possono ritrovare
numerose pratiche che sono state chiamate “tecnologie del sé” (Foucault) o
“esercizi spirituali” (Hadot):

 pratiche ascetiche (áskesis = esercizio), povertà, “ritorno alla natura”
  (scuola cinica)
 rinuncia e astinenza dai piaceri sensuali, digiuno ecc.
 tecniche di meditazione e contemplazione mistica
 autoconcentrazione, esame di coscienza (pitagorici, stoici), “attenzione a
  sé stessi” (stoici)
 tecniche di preghiera (es.: l’orazione “ininterrotta” del monachesimo
  ortodosso)
 forme di esilio dal mondo (anachoresis), eremitaggio, voto di silenzio ecc.




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posted:2/10/2012
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