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                                           Capitolo I
  IL MODELLO MASCHILE TRADIZIONALE IN RELAZIONE ALLA VIOLENZA ALLE
                                DONNE



Capitolo I                                                                   1

1. COSTRUZIONE DELLE IDENTITA’ DI GENERE.INTRODUZIONE                        2

2. COSTRUZIONE DELL’IDENTITA’ MASCHILE                                       4
  2.1 MODALITÀ FALLIMENTARI NEL PROCESSO DI DIFFERENZIAZIONE                 6
     2.1.1 L’uomo “duro”                                                     6
     2.1.2 L’uomo “immaturo”                                                 7

3. TRATTI DELL’IDENTITA’ MASCHILE TRADIZIONALE.                              8
  3.1 I COSTI NEL SOSTENERE IL MODELLO MASCHILE TRADIZIONALE                 9

4. I NUOVI MODELLI DI UOMINI                                                13
  4.1 I MASCHI DI FRONTE AL CAMBIAMENTO DELLE DONNE                         15
     4.1.1 Conclusioni                                                      18

5. MASCOLINITA’ E VIOLENZA                                                  20

5.1 MICROMASCHILISMI DELLA VITA QUOTIDIANA                                  20
  5.1.1 Introduzione                                                        20
  5.1.2 Tipologia dei micromaschilismi                                      21

5.2 MANIFESTI DEGLI UOMINI CONTRO LA VIOLENZA.                              24
  5.2.1 Lettera del gruppo di uomini di Granada, di Jerez e di Sevilla.     24
     “Il silenzio ci fa complici. Non più violenza contro le donne”         24
  5.2.2 Piattaforma contro i maltrattamenti alle donne                      25
     Gli uomini di fronte alla violenza di genere                           25
  5.2.3 Manifesto contro la violenza alle donne. Appello agli uomini.       26
     Appello del “Grupo de Estudio sobre Género y Masculinidad” de Madrid   26
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                             Appunti del corso “Uomini che aggrediscono le proprie donne”
                                                                elaborati da Rosa Medina


                            Capitolo I
      IL MODELLO MASCHILE TRADIZIONALE IN RELAZIONE ALLA
                      VIOLENZA ALLE DONNE




1. COSTRUZIONE DELLE IDENTITA’ DI GENERE.INTRODUZIONE

        Nelle ultime tre decadi la visione critica femminista ha dimostrato che la
biologia non è destino, ha fatto visibile la pratica sociale delle donne in ogni tempo e
luogo e ha introdotto cambiamenti nell’ epistemologia delle scienze. Ma anche se
dall’inizio era chiaro che solo si poteva capire la realtà delle donne in relazione con
quella degli uomini, soltanto da una decade si comincia a fare l’analisi che anche
“essere uomo” è il risultato di una serie di processi sociali.1
        Parlare del maschio nel nostro contesto culturale significa partire da una
profonda dicotomia nel definire “il femminile” e “il maschile”. Si sa che la mascolinità e
la femminilità non sono un insieme di caratteristiche fisse e inamovibili ma qualcosa di
dinamico e in continua costruzione e trasformazione; ma a livello sociale persiste la
convinzione che si tratti di due comportamenti e due modi di fare molto differenziati.
In effetti, la nostra immagine corporea e la nostra condotta, fin dalla più tenera
infanzia, viene identificata con un comportamento femminile o maschile, basicamente
per sanzionare quello che non viene considerato adeguato per un uomo o una donna. Ma
il genere è qualcosa di più che un tratto individuale connesso a una differenza
corporea. Di fatto la costruzione dell’identità di genere si realizza attraverso una
pratica sociale, attiva e cambiante, molto complessa. Si potrebbe dire in termini
semplici che “siamo quello che facciamo”. Questa pratica sociale, attraverso la quale la
condotta della vita quotidiana è organizzata, si estende alla totalità degli spazi sociali
(dal “micro” al “macro”) e attraversa le relazioni di potere, economiche ed emozionali.


1
  Carmen Díez Mintegui, antropologa femminista e docente dell’Università dei Paesi Baschi. Note
tradotte dall’articolo “Nuevos modelos de hombre. Emergencia y contextualización”.

                                                                                                  2
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       Sappiamo che attraverso i processi di socializzazione si incorporano e
interiorizzano i significati, i valori e le pratiche (modi di fare) di un contesto
socioculturale concreto. Ma bisogna superare la concezione della socializzazione come
un processo decisivo che si dà nell’infanzia e, quindi, come una strada unica che
produce un determinato tipo di persona, per cominciare a intenderlo come un processo
che trascorre nel percorso di vita delle persone e in cui “nuove socializzazioni”
possono dare luogo alla costruzione di nuove relazioni di genere. Dunque, un processo
aperto alle diverse possibilità o alle costrizioni che si danno nell’intorno di una persona
concreta.
       Da qui l’importanza di superare le concezioni dicotomiche e strette riguardanti
l’identità dell’uomo e della donna in quanto associano alla donna le funzioni inerenti
alla maternità, all’impegno negli spazi privati del “focolare” e alla difficoltà per
controllare la sua emotività, e contemporaneamente collegano l’uomo agli spazi
pubblici, all’esercizio del potere, all’autocontrollo dell’emotività, al successo e
all’aggressività nei suoi rapporti con le donne e con altri uomini. 2 Da questo punto di
vista la nostra identità è stata costruita nel percorso della nostra vita ed è
determinata dal contesto sociale di appartenenza. Un contesto sempre in continua
trasformazione che può fare nascere altri modelli di uomo e di donna.
       Questa ottica di continuo cambiamento aiuta a superare il pensiero che le
questioni e le problematiche legate all’identità di genere sono fondamentalmente
problemi delle donne che non riguardano gli uomini tranne che per accettare od
opporsi alle loro rivendicazioni.
       In effetti, la costruzione di una concezione corretta di genere fa riferimento
sia alle donne che agli uomini. Poiché se i rapporti disuguali hanno danneggiato
soprattutto le donne, anche gli uomini hanno sofferto – molti, inconsapevolmente - le
conseguenze di una identità maschile alienata costruita su una concezione patriarcale
della società.




2
 Rubén Mejìa, direttore del Centro de Estudios, Investigación y Bases para la Acción Social de
Guatemala. Note tradotte dell’articolo “Descubriendo las máscaras que nos separan y nos mantienen
ajenos.”

                                                                                                    3
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2. COSTRUZIONE DELL’IDENTITA’ MASCHILE3

       L’identità maschile si costruisce per opposizione, per un processo di
differenziazione dal femminile. Questo fa concepire la mascolinità, generalmente,
come una reazione più che come il risultato di un processo di identificazione. In
effetti, il vincolo primario madre-figlio nel contesto della società industriale e
patriarcale di oggi è escludente della figura del padre, al punto che addirittura i libri
di psicologia evolutiva analizzano quasi esclusivamente il vincolo materno-filiale
aggiudicando al padre soltanto un ruolo regolatore in stadi posteriori dello sviluppo
evolutivo del bambino.
       Considerando che, nella nostra società, il vincolo primario del maschio è con una
donna (la sua madre), il processo psicologico attraverso il quale si costruisce l’identità
maschile girerà per forza intorno a un asse di separazione-differenziazione. Così per
poter essere maschio il bambino dovrà reprimere le identificazioni femminili iniziali e
dimostrare al mondo androcentrico e omofobico che lui non si assomiglia a una donna
né ad un omosessuale.
       La società patriarcale impone una figura paterna caratterizzata dai parametri
di “legge”, “autorità” e “distanza”. Essi determinano quello che lo psicologo canadese
Guy Corneau denomina “padre mancante” o “padre assente”, il quale, pur potendo
essere fisicamente presente, tende a stabilire una modalità di contatto senza
intercambio corporeo e/o affettivo, che invece caratterizzerebbe le relazioni del
figlio con la madre. L’omofobia, in effetto, svolge un ruolo molto importante nel
rapporto padre-figlio in quanto modella il tipo di vincolo affettivo e corporeo tra di
loro. I padri hanno difficoltà ad accarezzare e coccolare i loro figli maschi nella
stessa maniera in cui lo fanno con le loro figlie femmine. Mantengono con loro
maggiore distanza ed una certa rudezza nel contatto corporeo e nelle attività
condivise.
       Queste modalità cognitive, affettive, comportamentali e relazionali che
configurano le caratteristiche dei maschi della nostra cultura si costruiscono
attraverso un insieme complesso di fattori che vanno dal macrosistema, l’esosistema al
microsistema:

    1. Il “macrosistema” o il contesto più amplio, fa riferimento alle forme di
       organizzazione sociale, i sistemi di credenze e gli stili di vita che prevalgono in
       una cultura o sottocultura concreta. Considera i valori che, nel nostro contesto
       culturale, sostentano lo stereotipo di genere maschile e gli spazi dell’uomo e

3
 Jorge Corsi, docente degli Studi di Specializzazione in Violenza Familiare della Facoltà di Psicologia
dell’Università di Buenos Aires. Note tradotte del libro ”Violencia masculina en la pareja”.

                                                                                                          4
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        della donna nella società. In una cultura che consacra il primato al maschile, la
        ricerca di uno spazio di dominio costituisce l’essenza dell’identità maschile. I
        mandati culturali si fanno sentire presto attraverso prescrizioni e proibizioni su
        come devono essere i “veri uomini” (essendo una delle più forti “non
        assomigliarsi alle donne”) e anche con istruzioni precise riguardo ai ruoli paterni
        e materni – che aggiudicano una divisione stereotipata e ingiusta dei compiti e
        delle faccende – che “bisogna” assumere.

    2. L’ “esosistema” è composto dalla comunità più prossima, che include le
       istituzioni che mediano tra i livelli culturali e i livelli individuali: la scuola, la
       chiesa, i mass media, gli ambiti di lavoro, le istituzioni ricreative, gli organismi
       giudiziari e di sicurezza. Questo secondo livello impone le caratteristiche
       esigenti della società industriale nel mondo del lavoro e anche tutta una serie di
       offerte alternative al contatto umano tra le persone (giochi elettronici, TV,
       computer, internet…). Specie nelle città, il padre passa meno tempo con i suoi
       figli e quando la madre riesce a liberarsi dai luoghi stereotipati della casalinga,
       la cura dei figli resta nelle mani di una altra donna (nonna, baby-sitter,
       maestra). Contemporaneamente i mass- media continuano a generare eroi
       sempre più meccanici, potenti, violenti e mancanti di affettività. Questo
       significa che l’identità maschile dal punto di vista dell’esosistema, priva di
       modelli maschili “reali” , verrà costruita interpretando l’essere maschile come
       reazione a quello che è femminile. Il pericolo di tutto ciò è la trasmissione di un
       immagine altamente stereotipata, deformata e limitante della mascolinità. 4

    3. Il “microsistema” o contesto più ridotto, fa riferimento alle relazioni
       interpersonali che costituiscono la rete dei vincoli più prossima alla persona.
       Soprattutto allude al tipo di interazione familiare -a sua volta determinato dai
       fattori macro ed esosistemici- che configura l’identità maschile. Da questo
       punto di vista, il fenomeno dell’ assenza dell’affetto paterno si rivela l’elemento
       essenziale nella costruzione dell’identità maschile. Il padre lontano, assente,
       mancante e distante implica, per il figlio maschio l’unico modello possibile nel
       suo processo di differenziazione dal femminile-materno. Incorporerà, pertanto,
       nel suo repertorio di condotte la restrizione emotiva come un modo di
       differenziarsi dal femminile e di assomigliarsi al maschile. La distanza corporea,
       l’inespressività, l’apparente assenza di sentimenti teneri… diventeranno
       attributi che incrementano la sensazione di appartenenza al genere maschile.

4
  Rex Stoessiger, consigliere di educazione di valori. Note tradotte dall’articolo “Las escuelas les fallan
a los niños”. Titolo originale: “Schools failing boys”.

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2.1 MODALITÀ FALLIMENTARI NEL PROCESSO DI DIFFERENZIAZIONE

       Alla luce degli ultimi studi sul genere si può osservare nella condotta di un
neonato qualsiasi uno stato di “androginia” iniziale. Ciò significa che potenzialmente
tutti, oltre il proprio sesso biologico, possiamo sviluppare tratti che culturalmente
vengono attribuiti ad un sesso o all’altro. Osservando, però, lo stesso neonato qualche
anno dopo, molto probabilmente verrà in evidenza la repressione di una delle
componenti iniziali, a scapito dell’esacerbazione dell’altro. Di fatto, questi aspetti
maschili e femminili che all’inizio della vita si vivono integrati con il tempo si vanno
dissociando per via dei fattori macro, eso e microsistemici menzionati prima.
       Nella gran parte dei casi, il processo di differenziazione dal femminile
comporta nel maschio una serie di meccanismi di allontanamento dal modello materno
con il quale ha convissuto intimamente nei primissimi momenti della vita. Così più il
modello paterno è mancante e assente più sarà difficile una separazione tranquilla e
affettivamente integrata. Perciò tra tutti i processi di differenziazione possibili
metteremo a fuoco due modi fallimentari nel separarsi dalla madre che daranno luogo
a due tipologie di uomini che hanno a che vedere con certe caratteristiche che si
trovano in certi uomini violenti: l’uomo “duro” e l’uomo “immaturo”.


2.1.1 L’uomo “duro”

       In questo caso, la differenziazione si realizza tramite l’opposizione brusca e
decisa, associata a componenti di odio e rifiuto di tutto ciò che è relazionato con il
femminile. Per poter svincolarsi, il bambino annulla tutto l’affetto positivo e lo
trasforma in disprezzo. Nel legame con la madre si inverte la relazione di potere: da
essere un bambino dipendente dalla madre passa ad essere il maschio dominante della
donna, che viene percepita come inferiore. In questo caso la repressione dei propri
aspetti femminili è radicale e il livello di omofobia è alto.
L’uomo duro risultante da questo tentativo fallimentare di differenziazione esibisce
un repertorio di condotte stereotipate; reprime tutte le emozioni e i sentimenti
percepiti come femminili, fuggendo dai momenti di intimità; la ricerca di stimoli
esterni gli impediscono di sperimentare il piacere, che viene sostituito dalla
soddisfazione che gli danno i successi in cui può dimostrare la sua potenza e la sua
autorità. Inoltre, il bisogno di affermare il suo potere lo porta spesso ad usare la
violenza come modalità per risolvere i conflitti.


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La sfera lavorativa viene trasformata nell’asse della sua vita, poiché lì non deve
mettere in gioco la sua interiorità. Nell’ambito privato, mette le distanze sia con sua
moglie che con i suoi figli, occupando il luogo di chi dirige, comanda, ordina e sanziona.
Infatti, questi uomini cercano donne sottomese che assumono i valori femminili
tradizionali. In realtà il fallimento della differenziazione si rivela nella forte
dipendenza che hanno della donna per poter esercitare il suo ruolo di dominatore. Non
può essere uomo senza opporsi a una donna.




2.1.2 L’uomo “immaturo”

       Questa seconda forma fallita di differenziazione dal femminile è opposta alla
precedente. Cioè questo tipo di uomo non accetterebbe la rottura del legame materno
manifestando la cosiddetta “sindrome di Peter Pan”.
       Mentre gli uomini “duri” esercitano il potere dall’alto, gli “immaturi” lo fanno dal
basso: il potere tirannico del bambino capriccioso che si aspetta che i suoi bisogni
siano soddisfatti immediatamente. Senza nessuna capacità di tolleranza alla
frustrazione, questi uomini sperano che le donne si mettano al loro servizio. Per
ottenere ciò, mettono in moto i loro meccanismi di seduzione, riuscendo a stabilire
vincoli affettivi con relativa facilità. La difficoltà maggiore per loro sta nel mantenere
una relazione stabile e duratura, poiché questo implicherebbe impegnarsi e avere delle
responsabilità che non sono disposti ad assumere.
       Solitamente proiettano un immagine sensibile e fragile; il che attira al loro
fianco donne di tipo materno che percepiscono in loro bisogno di protezione e affetto.
In realtà, gli uomini “immaturi” hanno bisogno di donne servizievoli e disponibili che
rispondano ai loro bisogni e che si prendano cura di loro.
       Per motivi diversi a quelli dell’uomo detto “duro”, anche questi uomini possono
incorrere nella violenza quando le cose non si mettono d’accordo con i loro desideri o
quando la donna frustra alcuna delle loro aspettative.




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3. TRATTI DELL’IDENTITA’ MASCHILE TRADIZIONALE.

        L’identità maschile tradizionale si costruisce sulla base di due processi
psicologici simultanei e complementari: da una parte uno sviluppo esagerato dei tratti
esterni in cui tutti i mandati si riferiscono al fare, al mostrare, al nascondere, o
all’agire senza dare molta importanza agli aspetti interiori (sentimenti, emozioni,
bisogni…), che vengono considerati piuttosto caratteristiche femminili. Si dà, quindi,
una repressione della sfera emotiva. Per poter mantenere l’equilibrio tra entrambi i
processi, l’uomo ha bisogno di esercitare un permanente autocontrollo per regolare
l’esternazione di sentimenti tali come il dolore, la tristezza, il timore, il piacere,
l’amore…come una forma di preservare la sua identità maschile.
        In certi ambienti maschili (calcio, gruppi di amici, società sportive…) gli uomini
si direbbe che devono mantenere la loro immagine di maschio a tutti i costi, devono
offrire di fronte agli altri uomini prove della loro mascolinità come se si trattase di un
tribunale esaminatore, formato essenzialmente da quelli della propria “specie”.
        Tutto questo configura un modello maschile tradizionale caratterizzato da:

   Restrizione emotiva: consiste basicamente nell’evitare di parlare dei propri
    sentimenti, soprattutto con altri uomini. Anche se sentono bisogni affettivi la loro
    espressione sembra “proibita” oppure viene ridotta ad alcuni stereotipi. Si
    rifiutano frequentemente di chiedere aiuto e di stabilire livelli di intimità.

   Ossessione per riuscire ad avere successo: questo significa essere quasi
    permanentemente in stato di allerta e di competizione.

Questi due aspetti si traducono in uno stile di relazione con il mondo caratterizzato
per:
    Una condotta affettiva e sessuale ristretta
    Degli atteggiamenti di controllo, potere e competenza
    Delle difficoltà nella cura della salute

    Nel contesto di una società patriarcale il maschio deve costruire la sua identità
evitando tutto quello che culturalmente è definito come “femminile” (essere per gli
altri, passività, vulnerabilità, emotività, dolcezza, cura degli altri ecc.). Così la paura
della femminilità diventa il fulcro su cui si struttura il maschile, come si può
osservare dalle diverse credenze e miti che lo sostentano:

   La mascolinità è l’identità di genere che ha più valore.

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   Il potere, il dominio, lo status, la competitività ed il controllo agiscono come prove
    di mascolinità.
   La vulnerabilità, i sentimenti e le emozioni sono segni di debolezza per gli uomini e
    devono essere evitati.
   L’autocontrollo ed il controllo sugli altri e sull’intorno sono importanti per poter
    sentirsi al sicuro.
   Un uomo che chiede aiuto o si appoggia sugli altri dimostra fragilità, vulnerabilità e
    incompetenza.
   Il pensiero razionale e logico è il tipo di intelligenza superiore adatto a qualsiasi
    problema.
   Le relazioni interpersonali che dimostrano contatto fisico, emozioni, sentimenti o
    intuizioni sono considerate femminili e da evitare.
   Il successo maschile nei rapporti con le donne è associato alla sottomissione della
    donna tramite l’uso del potere e del controllo della relazione.
   La sessualità è uno dei migliori mezzi per provare la mascolinità; mentre la
    sensualità e la tenerezza sono considerate femminili.
   L’intimità con altri uomini deve essere evitata sia perché sintomo di omosessualità
    sia per paura di diventare vulnerabile.
   Il successo maschile nel lavoro e nella professione sono indici di mascolinità.
   L’autostima si appoggia principalmente nelle vincite e nei successi della vita
    lavorativa ed economica.

      Si può intuire che questa rete di credenze diventa una vera trappola che
impedisce di riflettere sugli svantaggi di sostenere il modello maschile tradizionale.
Anche se questi vantaggi “apparenti” cominciano già ad essere messi in discussioni.




3.1 I COSTI NEL SOSTENERE IL MODELLO MASCHILE TRADIZIONALE

      Alcuni autori5 chiamano psicopatologia della “normalità” egemonica maschile i
tratti che ancora oggi molti uomini considerano orgogliosamente come prerogative
maschili. Si tratta di problematiche che si producono nel sostenere a tutti i costi il
modello tradizionale di uomo:



5
  Luis Bonino Mendez, médico e psicoterapeuta, direttore del Centro Studi della Condizione Maschile
di Madrid. Note tradotte dell’articolo: “Desconstruyendo la “normalidad” mascolina. Apuntes para una
psicopatología de género masculino”.

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   Disturbi per puntare in eccesso sui parametri “successo/fallimento”. Si tratta di
    ossessione per il successo e il controllo, il rendimento e il sovraccarico per
    mantenersi nella cuspide; rientrano anche le ossessioni compulsive per la
    sessualità, le addizioni al lavoro o al fare carriera, al potere, allo sport competitivo.
    Molte volte hanno come conseguenza un “crack” corporeo per eccesso di sforzo, e,
    nel caso di insuccesso, un crollo psicologico (isolamento sociale, timidezza,
    mancanza di libido….).

   Patologie dell’autosufficienza con restrizione emotiva. Si tratta della chiamata
    “sindrome dell’impassibilità maschile”, fatta di compulsione per mantenere la calma
    e il controllo di fronte a tutto. Non si conoscono i propri sentimenti e si negano i
    problemi. Manca la capacità di comprensione dell’altro. Si evita l’intimità
    considerando autonomia quello che è semplice distanza protettiva, il che rende
    difficile notevolmente l’istaurarsi di vincoli affettivi. A volte l’addizione alla
    pornografia può significare lo sviluppo di una sessualità senza vincoli né rischi. La
    tecnologia diventa sotto questa ottica un modo per isolarsi dai legami vicini. Per
    paura dell’omosessualità si fomentano relazioni superficiali con gli altri maschi.

   Disturbi per puntare sul corpo come macchina muscolare. Si tratta di credere
    nel corpo come strumento prezioso nell’azione all’esterno, per cui diventa
    importante la cura “esterna” del corpo (palestra, culturismo, sport di forza…) in
    detrimento di quella interna (segni di malattie…).

   Esibizionismo maschile. Condotte di gruppo che riguardano l’identificazione
    infatuata dei valori maschili. Rientrano in questa voce tutte le forme di
    maschilismo di strada, gli eccessi di droga o alcol, gli impulsi temerari a rischio
    della propria vita, l’accoppiamento con donne molto più giovani, e altri
    comportamenti maniaci ed esibizionisti.

   Disturbi della mascolinità in transizione. Si tratta di manifestazioni di
    perplessità dovute alla caduta di alcuni miti che sostenevano il rapporto dei maschi
    con le donne e con il mondo: il mito della carriera professionale senza ostacoli,
    quello della passività femminile, della legittimazione della forza, del monopolio
    maschile del potere, ecc. Le difficoltà per assumere i diritti di uguaglianza e
    sensibilità che rivendicano le donne, il conflitto tra il nuovo e il vecchio, insieme al
    vuoto di alternative valide per sé, senza dover immergersi nel femminile, creano
    non poche difficoltà e crisi di identità.



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   Disturbi derivati da orientamenti sessuali non tradizionali. Si tratta delle
    difficoltà che esperimentano molti uomini che -per non assumere l’orientamento
    sessuale eterosessuale o avendolo assunto tradendo una propria inclinazione
    omosessuale- vivono seri disagi fatti di angoscia e timore al rifiuto. Addirittura
    molti dei disturbi di confusione nell’orientamento sessuale hanno all’origine una
    mancanza di permesso sociale che attribuisce come maschile soltanto
    l’eterosessualità. In alcuni casi questi disturbi possono dare luogo a devianze della
    sessualità come il sadismo, atti di violenza, oppressione e crudeltà.

   Abusi di potere e violenze. In questa voce si possono elencare:


       o Abusi e violenze di genere esercitati in modalità non solo individuale ma
         di gruppo o istituzionalizzata: misoginia, violenza contro le donne e le
         bambine, sfruttamento del corpo della donna e/o della bambina, uso
         dell’autorità per avere rapporti sessuali…

       o Abusi di potere e violenze intragenerici: tutti i comportamenti che
         provocano sofferenza e danni ad altri uomini e possono essere sia gerarchici
         e generazionali –bullismo e tutti tipi di violenze ai considerati “meno uomini”
         (omosessuali, timidi, pacifisti ecc.)- sia tra i pari -violenze tra fratelli,
         bande di strada o gruppi nazionali per la difesa del territorio, delle idee o la
         conquista del “nemico”-.

       o Abusi di autorità e potere politico: una specie di addizione al potere che
         approfitta dello spazio di autorità nel gruppo per commettere abusi morali,
         fisici e/o economici contro gli altri. Rientrano in questa categoria tutti i tipi
         di autoritarismi, la corruzione, le torture e i metodi per fare sparire le
         persone, i razzismi e le xenofobie.

       o Disturbi della paternità e la responsabilità procreativa: si tratta di abusi
         nella relazione paterno-filiale fatti di indifferenza riguardo al ruolo paterno
         oppure di irrigidimento del “normale” ruolo paterno di chi provvede al
         sostentamento, che impedisce qualsiasi altro tipo di rapporto più affettivo.
         Rientrano anche l’uso perverso dei figli come oggetto di dominio autoritario,
         l’uso sadico dell’educazione, la rivalità patologica verso i figli maschi, la
         negligenza o la fuga di fronte alla nascita dei figli, lo scaricare sulla donna
         tutte le funzioni di crescita dei figli e della gestione domestica.


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   Disturbi per l’eccessiva temerarietà: si tratta di una valorizzazione all’eccesso
    del rischio come valore narcisistico maschile, mettendo molte volte a rischio la
    propria vita (guida temeraria, addizione all’avventura, gli sport ad alto rischio,
    certe sfide, sesso temerario, eccessi nel mangiare, nel bere o nell’uso di droghe).
    Altri disturbi fanno riferimento anche alla trascuratezza della propria salute.

   Disturbi per l’indifferenza verso di sé o verso gli altri:

       o Egocentrismo: mancanza di solidarietà con gli altri, siano vicini o lontani. Gli
         altri o interessano a sé stessi o non esistono.

       o Disturbi per obbedienza/ribellione eccessiva alla norma e alla gerarchia :
         si tratta di un funzionamento dissociato di adattamento in eccesso alla
         norma che non presenta “sintomi” ma soffre di appiattimento vitale. Oppure
         di condotte antisociali, perversioni o ribellioni adolescenziali che, se da una
         parte, si ribellano contro le norme sociali o genitoriali, dall’altra, si
         sommettono all’estremo al proprio ideale individualistico senza metterlo
         affatto in discussione.

        Per finire questa classifica bisogna tenere conto che molti dei malesseri
maschili si esprimono attraverso modalità depressive vissute al maschile. Nonostante
la prevalenza di casi di depressione maschile non sempre questi vengono diagnosticati
come tali perché la sintomatologia viene nascosta e mascherata sotto vesti di
apparente “normalità” secondo il modello maschile tradizionale. Spesso gli uomini
negano il loro malessere comportandosi nei modi della cosiddetta “normalità egemonica
maschile”, cioè nell’azione, nella rabbia come modalità accettata, nella negazione della
fragilità e delle emozioni, negando in questo modo che possano avere il minimo
problema. Un maschio depresso, quindi, si rifugia nel lavoro, beve quando si alza, guida
pericolosamente, ha timore di perdere il controllo, può mettersi ad ascoltare melodie
romantiche ma dice che non gli succede nulla, si mostra preoccupato ma non consente
che nessuno gli dica niente. Quando la depressione non è diagnosticata in tempo, la si
scopre talvolta per via delle conseguenze dei suoi atti: intossicazione per alcool e
droghe, incidenti stradali, malattie cardiovascolari, suicidi (due suicidi su tre sono
compiuti da uomini), assassinio di figli e/o moglie, che trascina alla morte nella sua
disperazione.
        Come si vede queste “normalità” maschili sono molteplici e bisogna renderle
visibili per poter comprenderle e trasformarle. Molte di esse rientrano nelle pratiche
quotidiane e si accettano come naturali senza metterle in discussione Ma da un punto
di vista dell’etica dell’uguaglianza di genere non è più possibile pensarle come “normali”
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e “salutari”. Il processo di “denormalizzazione” non significa giustificarle come
patologia psichica, che     attenua le responsabilità, ma metterle in evidenza e
analizzarle come problematiche a predominio maschile da deleggitimare e, in certi
casi pertinenti, essere considerate come quello che sono: delitti contro le persone.
       Non sono pochi gli uomini che cominciano ad essere stanchi di sopportare questo
modello alienante dell’essere uomo. Un avvisaglia di speranza ci ritorna quando sono gli
stessi uomini a mettere in discussione tutto ciò. Risulta veramente incoraggiante
sentire Rubén Mejia6 dire: “l’autoscoperta dei danni che ci fa e facciamo attraverso
questo modello di mascolinità tradizionale, la costruzione di “un nuovo concetto di
mascolinità”, e anche il riconoscimento dei modi come le donne sono state oppresse e
discriminate, ci permette di iniziare a costruire ponti che uniscano uomini e donne
nella ricerca di un “nuovo modo di vivere”. La sfida, come lui stesso dice, consisterà nel
dar soluzione pratica a tutte queste questioni perché non rimangano a livello di studio
teorico e basta.

4. I NUOVI MODELLI DI UOMINI

       “Il movimento delle donne ha permesso finalmente di creare una fessura nella
struttura sociale del potere maschile. La metamorfosi delle donne sta producendo
cambiamenti di aggiustamento nei maschi. Le donne hanno sfidato gli uomini a
cambiare la loro personalità e adattarsi a una nuova dinamica di coppia. I progressi
sociali ed economici delle donne hanno significato dei segni di evoluzione per entrambi
i sessi, e mentre le donne si liberano dagli stereotipi del passato, gli uomini provano a
disfarsi di un immagine maschile dura, retrograda e difficile da sopportare”7. In
effetti, Luis Rojas Marcos, anche se consapevole che ancora la nostra cultura
alimenta il culto del maschile (provocando interferenze nello sviluppo di nuovi modelli
di mascolinità più positivi), parla di figure di padri più familiari, espressivi, affettuosi
e quindi, più umani in contrapposizione con uno degli archetipi più resistenti ai
cambiamenti: la figura del padre dura e distante. Secondo lui sempre più uomini si
confrontano con la penosa sfida di compaginare le attività lavorative con il desiderio
di svolgere la paternità. La nuova mascolinità si manifesta in ambito scolastico ed
universitario, nel lavoro e nelle attività ricreative, ma soprattutto nei rapporti di
coppia e all’interno della famiglia. Sempre lui, sottolinea la presenza di modelli più


6
  Rubén Mejia. Note tradotte dall’articolo: “Descubriendo las máscaras que nos separan y nos mantienen
ajenos”.
7
  Luis Rojas Marcos, direttore del Sistema Sanitario e Ospedaliere Pubblico di New York. Note
tradotte dalla relazione “Hacia modelos de masculinidad más positivos” presentata nel Congresso
Internazionale “Los hombres ante el nuevo orden social” (San Sebastián, 2001)

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positivi fondati sulle aspettative di uguaglianza, sulla ricettività alle esigenze
femministe e su una nuova sensibilità maschile. Per esempio, lui vede che le coppie di
oggi aspirano non solo ad essere migliori amici, compagni intimi e coniugi sessuali, ma
alla realizzazione professionale e lavorativa di entrambi nello spazio pubblico e alla
partecipazione attiva nella cura ed educazione dei figli.
       Oltre a ciò, quando si parla di nuovi modelli di uomini si tengono in mente una
serie di caratteristiche, un profilo, con cui identificare nuove forme di stare nella
società.8 Questi indicatori per un profilo immaginario di nuovo modello di uomo
potrebbero descriversi nel seguente modo:

       o Quell’ uomo che ha rotto in teoria e in pratica con le forme di pensiero e i
         comportamenti classici, secondo i quali uomini e donne devono svolgere ruoli
         diversi ed occupare spazi e gerarchie differenti.
       o Che si responsabilizza dei compiti e delle responsabilità dell’ambito privato
         insieme alle donne.
       o Che è autosufficiente riguardo alla propria sussistenza.
       o Che si impegna individualmente e socialmente nel permettere che le donne a lui
         vicine possano gestire la loro vita autonomamente ed occupare posizioni di
         responsabilità.

    Allo stesso modo, alcuni movimenti di uomini individuano una serie di principi
diretti agli uomini non sessisti:

       o Essere pro-maschile: essere positivo riguardo agli uomini, credere che gli
         uomini possono cambiare e appoggiare gli sforzi di ogni uomo per un
         cambiamento positivo.
       o Essere pro-femminista: impegnarsi a sfidare l’oppressione delle donne, il
         sessismo e l’ingiustizie per via del genere.
       o Essere pro-omosessuale: sfidare l’omofobia –permettendosi legami affettivi
         tra lo stesso sesso- e superare i pregiudizi e l’oppressione contro le persone
         omosessuali.

    In definitiva, sembra che nella società di oggi ci troviamo di fronte all’emergenza
di nuovi modelli di uomini. Nonostante tutto, sarebbe difficile per ora parlare di
modelli già configurati; in realtà si tratta di certe caratteristiche ed esperienze
innovatrici che segnalano nuovi modi di stare nella società tra uomini e donne.


8
    Carmen Díez Mintegui. “Nuevos Modelos de Hombre. Emergencia y Contextualización”.

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Resterebbe ancora molta strada da percorrere per rompere veramente i dualismi e
cominciare a vivere l’esistenza come una realtà composta da molteplici modi di stare.




4.1 I MASCHI DI FRONTE AL CAMBIAMENTO DELLE DONNE

        Non è la prima volta nella storia che, di fronte ai cambiamenti delle donne, i
maschi siano stati colpiti sia individualmente che socialmente, ma forse, mai come
oggi, lo sono stati così tanto. Effettivamente, questo cambiamento sta generando
delle modifiche nei rapporti così globali e significativi che nessun uomo può rimanere
neutrale senza mettere in questione il proprio posto nel mondo, in rapporto alle donne,
agli altri uomini e a sé stesso.
        Vediamo, quindi, come i diversi tipi di risposte maschili al cambiamento
femminile creano alcune diverse categorie di uomini secondo alcune ricerche9:

1. Quelli contrari ai cambiamenti delle donne. Si tratta di uomini di più di 55 anni
   oppure minori di 21 anni che solitamente hanno un livello medio di studi e che si
   relazionano con donne che soltanto realizzano faccende domestiche. I loro discorsi
   sono androcentrici, maschilisti o paternalisti. Riconoscono che le donne oggi sono
   più autosufficienti ma solo se non reclamano più parità, altrimenti reagiscono con
   rabbia, con atteggiamenti di vittimismo o con diversi livelli di violenza per “mettere
   la donna al suo posto”. Si mostrano antifemministi, squalificanti o ignoranti delle
   rivendicazioni femministe. Intendono la lotta delle donne per la parità come
   tentativi di dominio sugli uomini.
2. Quelli favorevoli ai cambiamenti delle donne. Si tratta di uomini giovani, con un
   livello di studio superiore, singoli, senza figli, che hanno rapporti con donne che
   lavorano in ambito pubblico, di solito in grandi città. Molti di loro si sentono confusi
   per la mancanza di modelli maschili di riferimento che siano attraenti. Di solito si
   definiscono come pro-femministi anche se lo dimostrano più a livello di idee che di
   pratiche concrete. Di fatto ci sono in questa categoria quelli che traggono un
   beneficio dai cambiamenti delle donne (per esempio che lavori e che abbia
   guadagni) senza contraccambiare, oppure quelli che accettano che le donne
   assumano “funzioni maschili” ma non al contrario, per cui alla fine scaricano sulle
   donne tutti i compiti che dovrebbero essere condivisi. Ci sono, comunque, alcuni
   che mettono in discussione il proprio ruolo e si mostrano compagni attenti a
   cambiare pur di riuscire una convivenza paritaria.

9
    Luis Bonino Méndez. Note tradotte dall’articolo “Los varones frente al cambio de las mujeres”.

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3. Quelli ambigui di fronte al cambiamento delle donne. Prevalentemente si tratta
   di uomini intorno ai 45 anni, alcuni accoppiati con donne che lavorano nel pubblico, e
   con figli. Affrontano i cambiamenti femminili come una perdita di ruolo, reagendo
   più con l’isolamento o la resistenza passiva che con modalità violente. Non sono
   deboli ma rassegnati e perplessi, e tentano di adeguarsi il meglio possibile alla
   situazione. Sono un po’ stanchi delle rivendicazioni femministe e hanno timore delle
   donne che vedono sempre più come rivali. Nel fondo credono che esse devono
   cambiare ma si resistono a prendere iniziative in questa direzione perché lo vivono
   come una perdita di privilegi e di comodità. Alcuni esagerano i propri cambiamenti
   aspettando grandi “applausi” per i loro “sacrifici”, e facendo valere questi “aiuti”
   come se si trattasse di cose straordinarie.

4. I movimenti degli uomini. Negli ultimi 20 anni gli uomini stanno stimolando una
   serie di attività organizzate, lotte e rivendicazioni che hanno la mascolinità come
   tematica principale. Nessuno intende la mascolinità come qualcosa di garantita e
   naturale, ma da trasformare o conservare, da difendere o da conquistare. Tutti
   provano a dare risposta alla domanda “cosa significa essere uomo al mondo di oggi”
   e tutti, diretta o indirettamente, tentano di rispondere alla sfida che suppongono i
   progressi e i cambiamenti delle donne e del femminismo. Si tratta sempre di una
   piccola parte della totalità degli uomini, poiché ancora la grande percentuale degli
   uomini appartengono alla ampia “maggioranza silenziosa”. Nonostante tutto, queste
   pratiche sociali prendono importanza in quanto si sviluppano in diversi ambiti
   –socio-politici, associazionista, accademico, assistenziale o educativo- e anche
    perché vengono divulgate con forza tramite i mass media e le varie pubblicazioni.
   Con diversi approcci e concezioni esistono al momento cinque movimenti di uomini
   che rappresentano altrettante forme di posizionamento maschile di fronte alle
   donne e ai loro movimenti:

     a) Il movimento pro-femminista o antisessista.10 Nato nei paesi anglosassoni ed
        scandinavi negli anni 70, è stato costituito da uomini affini alle scienze sociali
        ed educative che si sono manifestati favorevoli ai cambiamenti delle donne e ai
        concetti del femminismo delle pari opportunità. Riconoscono la responsabilità


10
  A questo movimento appartengono: NOMAS in USA, Achilles Heel in UK, IASOM in Norvegia, XY in
Australia, Men for Change in Canada, Les Traboules in Francia, Pfefferprinz in Germania, Les hommes
barrès in Svizzera, Uomini contro la violenza in Italia, Cantera in Nicaragua, CORIAC in Mexico. In
internet: Red Europea de hombres profeministas, Red Chilena de masculinidad, Grupo de Hombres de
Sevilla en España, Centro de Estudios de la Condición de Madrid.

                                                                                                  16
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      maschile sulla sottomissione sociale delle donne, ed esercitano l’autocritica
      sull’esercizio del proprio potere. Contemporaneamente rifiutano il modello
      maschile dominante, la sottomissione acritica al “corporativismo” maschile e l’
      omofobia, mentre propongono l’attivismo sociale, la ricerca accademica e la
      formazione di gruppi di riflessione per uomini ai fini di rompere con l’ideale di
      mascolinità tradizionale. Gran parte della sua attività ha consistito nel generare
      strategie contro la violenza maschile alle donne nonché strategie di tipo
      educativo-assistenziale orientate al cambiamento della mascolinità violenta e
      all’appoggio delle politiche antirazziste e pro i diritti degli omosessuali.

   b) Il movimento mitopoetico. Nato in USA negli 80 è stato rappresentato dal
      poeta Robert Bly che ha radunato fondamentalmente uomini bianchi ed
      eterosessuali di classe media. Movimento di alta componente spirituale che ha
      conferito grande rilievo allo studio dei miti, ai riti di iniziazione maschile e ai
      lavori introspettivi per ritrovare l’energia maschile in questi tempi di “assenza
      del padre” e di “femminizzazione” dei maschi. Non si oppongono ai cambiamenti
      delle donne ma nemmeno applaudono troppo. Se da una parte, sono vicini alle
      prospettive femministe sulle differenze, dall’altra parte non si occupano delle
      problematiche di disparità, assumendo molti aspetti legati ai ruoli tradizionali.

   c) Il movimento delle terapie della mascolinità. Nato negli anni 80 intorno a
      uomini preoccupati dalla crisi del maschile, questo movimento si è strutturato
      attraverso molte teorie e pratiche psicologiche per appoggiare agli uomini nel
      loro processo di ricostruzione e di redefinizione della loro identità, danneggiata
      dai cambiamenti sociali femminili. Questa corrente ha lavorato soprattutto
      sull’isolamento e la chiusura emotiva degli uomini, ai fini di diminuire i danni da
      ruolo maschile, cicatrizzare le ferite della mascolinità e rinforzare l’autostima
      maschile un po’ deteriorata. Dà considerazione agli aspetti femminili, che
      vengono valutati come caratteristiche da incorporare per essere più completi.
      Un'altra corrente all’interno di questo movimento è più centrata sulle
      prospettive di genere, in quanto affronta le difficoltà degli uomini nel
      rinunciare ai “benefici” abusivi del ruolo maschile, modificare l’uso della violenza
      con mezzi più maturi di affrontare i conflitti, eliminare l’omofobia e aumentare
      il sentimento di bassa autostima.

   d) Il movimento pro i diritti degli uomini o “men’s rights”. Si mescolano in
      questo movimento sia uomini che difendono i diritti patriarcali sia quelli che
      aderiscono ai diritti della parità, ma nell’insieme ambedue i sottogruppi sono
      all’ertati dall’aumento di situazioni sociali vantaggiose per le donne e avverse nei
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      loro confronti. Perciò si oppongono ad alcuni progressi femministi e agli attuali
      piani per l’uguaglianza, perché li sentono contro i propri diritti. All’interno di
      questo movimento hanno presso molto rilievo i gruppi pro i diritti dei padri
      (“father’s rights), formato da padri divorziati o separati che reclamano contro
      la legge che limita l’esercizio della loro paternità.

   e) Fondamentalismo maschile. Formato da uomini tradizionalisti, principalmente
      sposati, che difendono i ruoli degli uomini come padri-autorità e colui che
      provvede al mantenimento della famiglia e vedono le donne come madre-
      casalinga. Si oppongono ai cambiamenti delle donne in quanto mettono in pericolo
      la distribuzione tradizionale del potere, e rifiutano il femminismo della parità.
      Alcuni gruppi si sono definiti contro l’aborto o in difesa del maschilismo. Altri si
      sono affiatati nella difesa radicale degli uomini, promovendo attività violente
      (giovani ultra, neonazisti, bande violente di strada…).



4.1.1 Conclusioni

       Cambiare verso la parità suppone un grande sforzo che non solo implica
rinunciare ai diritti acquisiti ma mettere in discussione le proprie abitudini, la propria
identità, l’immagine della donna e la base su cui si sostenta l’autostima. Significa, oltre
a ciò, modificare comportamenti e atteggiamenti, cambiare la propria mentalità per
poter accettare la parità con le donne e non vederle minacciose o sottomesse.
Cambiare significa anche trasformare, dentro di sé e socialmente, i miti maschili
patriarcali che agiscono come potenti resistenze ai cambiamenti e all’incorporazione
dei nuovi ideali. Si tratta di un compito per niente facile che solo si può affrontare da
un etica di genere a rischio di rimanere intrappolato nel mortifero immobilismo, nella
nostalgia del maschilismo perduto o nel vittimismo del “maschio domato”.
       Non c’è dubbio che nonostante tutti gli ostacoli, ci sono tanti uomini che stanno
reagendo in modo favorevole a tutti questi cambiamenti. Ma è anche vero che di
fronte ai progressi femministi degli ultimi tempi, sempre più uomini si stanno
sommando ai movimenti di lotta contro le donne ed il femminismo, e molti altri
continuano a rifugiarsi nel corporativismo silenzioso, complice delle disparità. Molte
volte la mancanza di modelli maschili non tradizionali, insieme all’isolamento silenzioso
di uomini alleate con le donne e alla censura verso chi trasgredisce il modello
tradizionale rende molto difficoltoso il cambiamento innovatore degli uomini.
       Una cosa è sicura: qualsiasi genere di cambiamento non può venire dai
volontarismi individuali, ma dallo sviluppo di strategie di gruppo e sociali che motivino

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gli uomini e permettano loro di maturare i desideri di cambiamenti verso l’uguaglianza.
Perciò si rende sempre più indispensabile il disegno di politiche che promuovano i
cambiamenti maschili.
       Nell’Unione Europea alcuni paesi stanno mettendo in moto programmi per
potenziare la flessibilità lavorativa che permetta conciliare la vita familiare con la
professionale, nonché per aumentare l’implicazione degli uomini nella cura delle
persone e nello spazio domestico, si promuovono anche i permessi per la paternità, le
strategie assistenziali-educative per una cultura maschile di non violenza e di
tolleranza, i centri di assistenza psicologica per uomini in crisi, ecc.
       Risulta imprescindibile offrire d’altra parte, spazi tali come gruppi di
riflessione, corsi, convegni…sulla condizione maschile, in cui gli uomini possano
esplorare nuovi ruoli, i loro sentimenti contraddittori verso le donne, le proprie
difficoltà per i cambiamenti e possano sviluppare la loro capacità di empatia e di cura
verso gli altri.




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5. MASCOLINITA’ E VIOLENZA

5.1 MICROMASCHILISMI DELLA VITA QUOTIDIANA

5.1.1 Introduzione

       In tutto il mondo occidentale, la violenza maschile contro le donne è sempre più
messa in evidenza e delegittimata. Nonostante ciò, gli approcci legali e terapeutici si
realizzano soprattutto nelle forme evidenti e tragiche della violenza e dei suoi
effetti. Così restano ignorate molte pratiche di violenza e dominio maschile nel
quotidiano, che rimangono poco visibili e impunite. Si tratta di ciò che Luis Bonino ha
cominciato a chiamare “i micromaschilismi” della vita coniugale11, descritte come
pratiche di dominio maschile nella vita quotidiana. Fanno riferimento ad un ampio
ventaglio di manovre interpersonali che realizzano gli uomini per mantenere la
posizione di dominio sulla donna, per riaffermare o ricuperare suddetto dominio di
fronte ad una donna che si ribella, oppure per opporsi all’incremento di potere
personale o interpersonale della donna con la quale ha un legame, nonché per sfruttare
questi poteri.
       Sono microabusi e microviolenze che attentano contro l’autonomia personale
della donna e sono molto effettivi per l’alleanza che trovano nell’ordine sociale che
offre molto frequentemente ai maschi il monopolio della ragione. Inducono tramite la
reiterazione, quasi inavvertitamente, alla diminuzione dell’autonomia femminile.
       Nei rapporti di lunga durata producono diversi effetti; se da una parte, offrono
agli uomini dei vantaggi di dominio e di potere, dall’altra, hanno delle conseguenze
dannose per le relazioni familiari, per le donne (malesseri, scarsa autostima e
irritabilità) e per loro stessi. Gli uomini rimangono così intrappolati in rapporti che
rendono la propria compagna avversaria, e impediscono il legame autentico con lei.
Questi legami in questo modo, non assicurano l’affetto, poiché il dominio ed il controllo
possono soltanto garantire l’obbedienza e il risentimento.
       Risulta, perciò, importante svelare questi meccanismi come parte del compito di
ricuperare criticamente dimensioni alienanti della quotidianità naturalizzata. Metterle
in evidenza può essere un primo passo per rompere questi giochi di dominio e
contribuire allo sviluppo di relazioni più cooperative, oneste e ugualitarie all’interno
della coppia.


11
   Luis Bonino Méndez. Note tradotte dell’articolo “Desvelando los micromachismos en la vida conyugal.
Una aproximación a la desactivación de las maniobras masculinas de dominio”, pubblicato all’interno del
libro di Jorge Corsi: “Violencia masculina en la pareja”.

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5.1.2 Tipologia dei micromaschilismi

       Luis Bonino descrive queste pratiche in tre categorie:

1. Micromaschilismi coercitivi o diretti. Si tratta di pratiche che usano la forza
   morale, psichica, economica o della propria personalità per tentare di sottomettere
   la donna facendole sentire che non ha ragione. Provocano un grande sentimento di
   sconfitta per il senso di perdita, inefficacia o mancanza di forza per difendere le
   proprie ragioni. Con il tempo promuovono inibizione, sfiducia e scarsa autostima. In
   questa categoria rientrano:

      L’intimidazione attraverso lo sguardo, il tono di voce, la postura o il gesto.

      Presa repentina del comando: prendere decisioni senza consultare, invadere
       gli spazi comuni, monopolizzare, opinare senza richiesta, (inviti all’ultimo
       momento).

      Uso   esclusivo   di   argomentazioni     logiche.
                                                        Sono accettati soltanto i
       ragionamenti logici, svalutando qualsiasi altro modo di approccio (intuizione,
       percezione, emozioni, ecc.)

      Insistenza abusiva: non smettere di insistere fino a vincere, dopo che la donna
       per stanchezza, pur di avere un pò di pace, cede.

      Controllo del denaro. Dare per scontato l’uso del denaro da parte dell’uomo,
       non informare sulle manovre dei soldi comuni, controllare le spese, ecc.

      Uso espansivo dello spazio fisico. Usare lo spazio come possessione maschile
       dando per scontato che la donna l’usa poco. Invadere tutta la casa con i propri
       indumenti e cose, avere oggetti di uso esclusivo (poltrona, posto a tavola, ecc.)

2. Micromaschilismi nascosti o indiretti. Si tratta di pratiche in cui gli obiettivi di
   dominio sono occulti. Alcune di queste manovre sono così sottili che passano
   inavvertite, ragione per cui sono più effettive che le precedenti. Impediscono il
   pensiero e l’azione efficace della donna, portandola a fare ciò che non desidera.


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   Provocano in lei sentimenti di impotenza, confusione, inquietudine, colpa, dubbi di
   sé, mancanza di autostima e di autocredibilità. Molte volte producono reazioni a
   ridosso come malumore, freddezza o attacchi di rabbia senza motivo apparente.
   Risultano devastanti nei casi delle donne con alto livello di dipendenza del
   riconoscimento maschile. Alcuni esempi:

      Maternalizzazione     della donna. Chiedere, fomentare o creare condizioni
       affinché la donna dia priorità alle cure incondizionate, impedendole, attraverso
       il sovraccarico degli obblighi, il proprio sviluppo personale. La sacralizzazione
       della maternità insieme alla mancanza di condivisione della carica domestica e
       della crescita dei figli, rappresentano le più frequenti microviolenze contro
       l’autonomia delle donne.

      Manovre di sfruttamento emotivo. Usare messaggi a doppio significato,
       insinuazioni, accuse velate, ecc. approfittando della dipendenza affettiva della
       donna e il suo bisogno di valutazione. Colpevolizzare la donna di qualsiasi
       disfunzione familiare. Fare richieste “mute” che richiamano aspetti del ruolo
       femminile tradizionale (occuparsi della famiglia di lui, i suoi amici…).
       Colpevolizzare il piacere che la donna sente in altre situazioni interpersonali
       dove non c’è lui. Mettere il muso, usando modalità di accuse non verbali.

      Manovre di svalutazione. Definire come negative qualità o cambiamenti positivi
       della donna. Rompere rapporti o litigare con persone che mantengono legami di
       affetto con la donna. Squalificare ogni trasgressione al ruolo tradizionale.

      Terrorismo. Fare commenti squalificanti all’improvviso, a effetto “bomba”,
       (commenti svalutanti riguardo al successo femminile, apprezzamenti della
       donna-oggetto, commenti fuori luogo in contesti dove la donna non può
       difendersi..).

      Paternalismo. Fare “per” e non “con” la donna, tentando di infantilizzarla.

      Condotte   per   evitare   l’intimità. Si tratta di atteggiamenti attivi di
       allontanamento che bloccano i bisogni relazionali della donna evitando l’intimità;
       per esempio, evitare di riconoscere la donna in quanto persona e riguardo ai suoi
       bisogni, rimanere chiuso nel silenzio senza rispondere, chiedere o ascoltare,
       negare alla donna il suo diritto di essere accudita, invadere la casa di amici,
       riunioni e attività per limitare al minimo gli spazi di intimità, ecc.


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      Inganni. Negare l’evidenza, non compiere le promesse, adulare, creare una rete
       di menzogne, svalutare i presentimenti della donna per nascondere infedeltà…

      Autoindulgenza sulla propria condotta dannosa. Manovre per bloccare le
       risposte della donna di fronte ad azioni o non azioni dell’uomo che non lo
       favoriscono. Per esempio, farsi il superficiale (“non mi sono accorto”, “non ho
       tempo”, “la prossima volta”…), fare dei paragoni di vantaggio richiamando altri
       uomini peggiori di lui, ecc.

3. Micromaschilismi dei momenti di crisi. Sono manovre utilizzate in momenti di
   crisi o di squilibrio di potere nella relazione (aumento di potere personale della
   donna per via di cambiamenti che riguardano la sua vita, perdita del potere
   dell’uomo per motivi fisici o lavorativi, ecc). Rientrano in questa categoria:

      Il pseudoappoggio. Appoggi annunziati ma non realizzati, specie nei casi in cui le
       donne incrementano il loro accesso allo spazio pubblico. Non si oppongono ma
       non collaborano nella condivisione degli obblighi domestici.

      Sconnessione e allontanamento. Modalità di resistenza passiva: mancanza di
       appoggio e collaborazione, minacce di abbandono o abbandono reale (lavoro,
       altre donne, ecc.).

      Fare meriti. Fare cambiamenti superflui, promesse di cambiamenti, regali… di
       fronte a minacce di separazione.

      Dare pena. Condotte di autolesionismo (incidenti, aumento di addizioni,
       malattie, minacce di suicidio, esagerazione dell’incapacità per la propria cura)
       che richiamano la predisposizione femminile alla cura.

    Nell’insieme tutte queste manovre creano una mescolanza esplosiva di effetti
relazionali molto negativi: donne enormemente deteriorate nella loro autonomia e
uomini pervasi dall’isolamento emotivo progressivo nonché dalla sfiducia crescente
nelle donne. Da qui l’importanza di cominciare a rendere questi micromaschilismi più
visibili come primo passo per poterli trasformare in condotte più salutari.




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5.2 MANIFESTI DEGLI UOMINI CONTRO LA VIOLENZA.12


5.2.1 Lettera del gruppo di uomini di Granada, di Jerez e di Sevilla.
“Il silenzio ci fa complici. Non più violenza contro le donne”
       “La violenza maschile contro le donne è di una tale grandezza che il silenzio
rende complici chi non è capace di romperlo. Complici per negazione di aiuto alle
vittime, e complici per permettere, a tutti quelli che maltrattano, di sentirsi
legittimati da una presupposta superiorità maschile sulle donne, che permette loro di
credersi con il diritto a controllare, a educare, correggere e punire le loro compagne.
       Due milioni di donne maltrattate e decine di morte dall’inizio dell’anno,
suppongono un attacco intollerabile ai diritti umani e alle libertà democratiche del
nostro paese. Soltanto la paura a mettere in discussione i privilegi maschili può
spiegare –ma non giustificare- la resistenza del potere pubblico nell’utilizzo di tutte le
risorse dello Stato di Diritto per proteggere e preservare l’integrità delle vittime. Un
omissione di responsabilità che provoca delusione nelle donne e provoca la sfiducia
verso chi ci governa.
       Quelli che crediamo nell’uguaglianza abbiamo l’obbligo morale e politico di
esigere una risposta dalle nostre istituzioni. Ma la responsabilità del collettivo
maschile è molto maggiore: le donne, più della metà della popolazione, non possono
vivere minacciate in nome di una presunta mascolinità, mentre la grande maggioranza
degli uomini guardano da un'altra parte perché loro non sono né vittime né si
considerano aggressori.
       Lo sradicamento del problema passa per la prevenzione, che deve cominciare
con l’educazione dei nostri figli e delle nostre figlie nella parità, la non violenza e la
ricerca di soluzioni dialogate di fronte ai conflitti. Un tale auspicabile cambiamento da
parte dei ragazzi e delle ragazze, è solo possibile se si verifica un cambiamento nella
gerarchia di valori. Nel frattempo, però, se gli uomini non facciamo fronte a chi
maltratta le donne, la nostra pigrizia avrà degli effetti devastanti sull’aspirazione di
costruire un futuro condiviso con esse.
       Per tutto ciò, i gruppi di uomini che sottoscriviamo questo messaggio, vogliamo
invitare tutti gli uomini ad assumere l’impegno di affrontare qualsiasi condotta che
supponga mancanza di considerazione o maltrattamento, di qualsiasi tipo, verso le
donne.




12
     Estratti dal sito http://www.hombresigualdad.com

                                                                                       24
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      Convochiamo anche il collettivo maschile a partecipare attivamente negli atti
che si celebreranno il 25 di novembre, Giorno Internazionale della Violenza Contro le
Donne.”


5.2.2 Piattaforma contro i maltrattamenti alle donne


Gli uomini di fronte alla violenza di genere

       “Durante decadi le donne hanno lottato, e oggi più che mai, per ottenere la
parità tra uomini e donne, ma lo schema maschile sul quale si costituisce la attuale
società, impedisce in molte occasioni, che l’uguaglianza teorica che propugnano le leggi
si plasmi nella realtà quotidiana.
       Si sono ottenuti timidi progressi che vengono soltanto a dimostrare che questa
lotta è appena iniziata.
       Sappiamo che non possiamo metterci fisicamente nei panni di una donna. Siamo,
perciò, consapevoli che dobbiamo lavorare il doppio per seguire sotterrando quegli
schemi maschili della “donna in casa e con la gamba rotta”. Le aggressioni fisiche e
psichiche che ricevono le donne per mano degli uomini ci fanno male, ci colpiscono e ci
indignano tanto come a loro. Le morti si ribellano come un grido che cerca il diritto di
decidere, di scegliere e di partecipare con piena uguaglianza.
       Le migliaia di vittime assassinate dai loro mariti, fidanzati, figli o compagni, in
apparenza normali davanti alla società, ma con comportamenti selvaggi, devono
condurre, una volta per tutte, che noi uomini, che nella maggioranza siamo contro
tutto questo tipo di violenza, abbandoniamo la passività con la quale contempliamo i
maltrattanti e prendiamo consapevolezza che le aggressioni alle donne danneggiano la
convivenza nell’uguaglianza che tra tutti dobbiamo costruire.
       Il lavoro da sviluppare è grande, poiché gli uomini dobbiamo superare decadi di
prepotenza e di educazione, negli schemi sociali, al predominio maschile. Dobbiamo
accettare la sfida che le donne, con la loro lotta, ci lanciano ogni giorno, e condividere
i loro obiettivi di uguaglianza e di sradicamento di ogni tipo di violenza che si possa
esercitare contro di esse.
       Oggi è dimostrato che la violenza di genere è diventato un terrorismo che viene
praticato contro le donne, che vengono ancora, da molti, considerate di loro proprietà
nonché oggetto di soddisfazione personale.
       Risulta evidente che questa concezione attenta contro i diritti umani più
elementari e che ogni persona, uomo o donna che sia, è uguale in tutti gli aspetti della
vita.

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       Questo è quello che reclamiamo, cioè dignità, e contemporaneamente esigiamo la
punizione per i maltrattanti, e lo facciamo nel Giorno Internazionale per lo
Sradicamento della violenza contro le Donne. Ma non vogliamo che sia un semplice
gesto di solidarietà e basta. La nostra intenzione è di continuare a lottare insieme a
voi per raggiungere un obiettivo, che siate rispettate e che cessino i maltrattamenti.”



5.2.3 Manifesto contro la violenza alle donne. Appello agli uomini.


Appello del “Grupo de Estudio sobre Género y Masculinidad” de Madrid

        “La violenza contro le donne è un fatto specifico la cui spiegazione non può
rinviarsi alla violenza generale presente nella nostra società. E’ antica quanto il
patriarcato, del quale è strumento, e si riproduce via via che si mantengono le
disparità di potere economico, politico e culturale tra donne e uomini e le ideologie che
la giustificano direttamente o indirettamente. Dal detto più grossolano, dalle
barzellette più grezze alla teoria più sofisticata sulla presunta aggressività naturale
maschile, la violenza contro le donne trova, addirittura nelle società dette
democratiche, una complicità e una “tolleranza” inammissibile. In questo modo si
considerano affari privati le botte alla moglie, si presumono provocazioni negli stupri
o si silenzia che la guerra attuale è sofferta principalmente da donne e bambini.
        Questa dichiarazione condanna questi fatti: la violenza domestica, la tratta
delle bianche, la femminilizzazione della povertà, le molestie nel lavoro e le vittime
nascoste della guerra moderna. L’appello alla lotta contro queste forme specifiche di
violenza è indirizzato agli Enti, siano questi governativi o meno, ma chiede anche la
partecipazione e la consapevolezza degli uomini.

      Quelli che firmiamo questo documento proclamiamo:

1. che ci sentiamo aggrediti come persone in ogni aggressione fatta alle donne.
2. che ci sentiamo aggrediti come uomini per ogni invito al silenzio o alla complicità
   che ci suppone biologicamente condannati alla violenza o corporativamente
   interessati in essa.
3. che il rispetto all’autonomia delle diverse organizzazioni delle donne non ci esime di
   una presenza militante al loro fianco nella lotta contro la barbarie patriarcale.
4. che il questionare sé stessi sulle nozioni, pregiudizi e modalità di comportamento
   che come maschi abbiamo ricevuto, suppone un dovere civico, un bisogno di

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    maturità personale ed un obbligo nei confronti delle nostre figlie/i, studenti,
    pazienti, lettori e lettrici e tutte le persone sulle quali abbiamo qualsiasi tipo di
    influenza.

Per tanto,

   chiamiamo tutti gli uomini a riflettere sull’incremento della violenza della quale
    sono vittime tutte le donne in tutte le società.
   Chiamiamo i politici maschi ad assumere come proprie, e non solo delle loro
    eventuali votanti femminili, le rivendicazioni contro questo tipo di violenza.
   Chiamiamo gli insegnanti maschi a mettere in discussione tutto ciò che nel processo
    di socializzazione o di educazione favorisce la disuguaglianza tra i sessi (così come
    tra etnie, razze o gruppi)
   Chiamiamo gli informatori maschi a rompere la doppia museruola di silenzio e la
    morbosità ai fini di rispecchiare con precisione questa fascia di dolore e di
    ingiustizia.
   Chiamiamo gli scrittori e gli artisti maschi, con il maggiore rispetto alla loro libertà
    creativa, ad impegnarsi personalmente su questa questione.

   In conseguenza siamo solidali con le donne vittime della violenza sessista, e ci
impegniamo nella diffusione di questo documento, invitando tutti i maschi ad aderire.”




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IL MODELLO MASCHILE TRADIZIONALE IN RELAZIONE ALLA VIOLENZA ALLE
DONNE    Error! Bookmark not defined.Errore. Il segnalibro non è definito.

INTRODUZIONE ALLA COSTRUZIONE DELLE IDENTITA’ DI GENERE
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COSTRUZIONE DELL’IDENTITà MASCHILE Error! Bookmark not defined.Errore. Il
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  L’uomo “duro” e l’uomo “immaturo” - Error! Bookmark not defined.Errore. Il segnalibro non
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     L’uomo “duro” ---------- Error! Bookmark not defined.Errore. Il segnalibro non è definito.
     L’uomo “immaturo” ---- Error! Bookmark not defined.Errore. Il segnalibro non è definito.

TRATTI DELL’IDENTITA’ MASCHILE TRADIZIONALE. Error! Bookmark not
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  I COSTI NEL SOSTENERE IL MODELLO MASCHILE TRADIZIONALE - Error! Bookmark not
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I NUOVI MODELLI DI UOMINI                       Error! Bookmark not defined.Errore. Il segnalibro non
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  I MASCHI DI FRONTE AL CAMBIAMENTO DELLE DONNE -------------- Error! Bookmark not
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     Conclusioni--------------- Error! Bookmark not defined.Errore. Il segnalibro non è definito.

MASCOLINITA’ E VIOLENZA Error! Bookmark not defined.Errore. Il segnalibro non è
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MICROMASCHILISMI DELLA VITA QUOTIDIANA Error! Bookmark not
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  Introduzione -------------------- Error! Bookmark not defined.Errore. Il segnalibro non è definito.
  Tipologia dei micromaschilismi -------- Error! Bookmark not defined.Errore. Il segnalibro non è
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