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Come uccidere Kant e vivere felici

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Come uccidere Kant e vivere felici
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1/10/2012
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Come uccidere Kant e vivere felici

Debolmente rimediavano al divino disordine.

Jorge Luis Borges





SCENA PRIMA

Salotto della casa di Jacopo. Al centro, su un tavolino basso, è accoccolata Teresa, con un libro

sulle ginocchia. Seduti per terra su uno strato disordinato di cuscini e coperte ci sono Bruno, Lisa

e Jacopo. Sul tavolo e per terra: libri, appunti, fotocopie, tazzine di caffè vuote, pacchetti di biscotti

aperti.

TERESA Se io vi dico io penso, voi a cosa pensate?

BRUNO Io non penso.

TERESA Mi sembra la risposta migliore che si possa dare.

JACOPO Già, peccato che non possiamo rispondere così alla Gelli domani! Gente, se ci distraiamo

a ogni frase non si finisce più.

LISA Veramente è l'unico modo per affrontare Kant senza suicidarsi.

JACOPO Appunto! Già è uno strazio, almeno cerchiamo di fare presto, no?

TERESA Giusto! Allora, l'io penso...

LISA Ma perché un uomo deve sprecare la sua vita dimostrando a un morto che aveva torto?

Voglio dire, se proprio ti fa schifo l'idea di fare qualcosa di sensato, c'è un miliardo di altre cose più

divertenti! Poteva collezionare penne di piccione, o infilarsi lapis tra le dita dei piedi, o insegnare

alle piattole a fare il bunjee-jumping, e sarebbe vissuto felice senza nuocere all'umanità.

TERESA Anch'io proverò il bunjee-jumping, prima o poi.

LISA Prima dovresti riuscire a salire sulla giostra della fiera di Scandicci senza invocare la morte.

TERESA Non invocavo la morte! Diciamo...

LISA Diciamo che la aspettavi con rassegnazione.

TERESA Vabbe', evitiamo di decantare le mie gesta e...

BRUNO Non dire quella parola!

TERESA Quale?

BRUNO DeKANTare!

LISA Ma quel vaso nel cantuccio?

JACOPO Dove?

LISA Accanto al canterano.

TERESA E' incantevole!

JACOPO No, fa schifo. Hai preso una cantonata.

LISA Accantonatelo in cantina.

JACOPO We can't. Ce l'ha regalato la zia.

TERESA (alzandosi) Basta! Ma, ma vi rendete conto dei livelli di follia che stiamo raggiungendo?

Ed è tutta colpa sua!

LISA Via Teresa, non vale la pena di starci così male. Rifiutati di studiarlo come tutti noi.

BRUNO Già, e se lei non lo studia chi lo spiega a noi il giorno prima dell'interrogazione?

JACOPO Diciamo che domani ci giustifichiamo e non ci si pensa più.

BRUNO Io non ho più la giustificazione.

TERESA C'è un perverso piacere nel vedere dove va a parare con i suoi trip cervellotici.

LISA Io penso che masochismo sia la parola più adatta.

TERESA (raccogliendo il libro) Il tempo fa da medium tra le intuizioni sensibili e le categorie. I

rapporti di causa-effetto sono il risultato di una capacità sintetica dell'immaginazione. Ma che vuol

dire, che senso ha per noi? Perché dobbiamo studiare quest'uomo che non ha portato nessun

contributo all'umanità?

BRUNO Perché domani la Gelli ci interroga.

TERESA Non è un motivo sufficiente! Questa bella roba che ha scritto... Non è che l'avesse

constatata. No, lui voleva solo una soluzione al problema sollevato da Hume. E si è costruito un bel

castello per aria, ci ha trovato dei problemi, se li è risolti, per tappare i buchi si è fatto uscire dal

cervello nuove cose, -faceva tutto da sé, e scommetto che ci si è anche divertito- e alla fine tutto

torna, la teoria si regge, ma è completamente campata per aria! In base a cosa può dire di essere lui

ad avere ragione? E non Hume? E non Locke?

JACOPO Perché Critica della ragion pura è un titolo molto più intrigante di Saggio sull'intelletto

umano.

TERESA E anche la ragion pratica... Quando mai la morale è a priori? Dobbiamo muoverci nel

mondo reale, e nel mondo reale...

BRUNO (scuotendole il braccio) Teresa, ma come mai postula l'esistenza di Dio?

TERESA Porca miseria Bruno, ma perché mi devi sempre chiedere le cose mentre parlo d'altro?

BRUNO Ma con chi stai parlando, di preciso?

TERESA Non lo so! Ma è una cosa che non ha senso. E' l'esperienza a dirci cosa è giusto e cosa

no, e quando è giusto, e quanto è giusto... Non si può rispettare sia il primo imperativo che il terzo.

Nel senso: se ho l'umanità come fine, non mi posso comportare allo stesso modo in ogni tempo e

luogo. Altrimenti il mio fine non è l'umanità, ma il rispetto di una legge morale astratta. Non ha

senso fare qualcosa solo per dovere. Si fa sempre qualcosa per avere un vantaggio, per stare meglio,

o perché siamo spinti da un sentimento, e non vedo proprio cosa ci sia di male.

JACOPO Quando ci aiuti a studiare questa risciacquatura di coglioni non lo fai per dovere?

TERESA No. Lo faccio perché mi fa piacere stare con voi.

JACOPO Grazie. Sono commosso.

TERESA Prego.

JACOPO Ma lui magari riusciva anche a rispettarli questi imperativi...Sai che scelte morali avrà

dovuto fare uno che usciva di casa solo per fare la passeggiatina digestiva.

LISA Ma per la gente normale le cose sono un po' più complicate.

TERESA Esatto! E' proprio questo: perché uno che è stato tutta la vita a insegnare nella sua

università e scrivere trattati senza mai uscire da Königsberg, può pretendere di dirci come funziona

il nostro cervello, come ci dobbiamo comportare e addirittura in cosa abbiamo bisogno di credere?

LISA Teresa, io non lo frequenterei. Non gli starei dietro così tanto. E' un mostro.

Jacopo comincia a rimettere a posto i libri.

BRUNO Il mondo sarebbe migliore se non fosse mai nato.

LISA O fosse morto in culla.

TERESA O almeno prima di leggere Hume.

LISA Se solo si potesse tornare indietro nel tempo e ucciderlo!

Jacopo fa cadere un libro e si gira verso di loro con un'espressione sconvolta. Gli altri lo guardano

interrogativamente.

JACOPO Io so che non crederete a quello che sto per dirvi.

LISA Allora non ce lo dire.

JACOPO Come si può dire... L'ho scoperto l'altro giorno. C'è una cosa in cantina...

BRUNO In KANTina?

JACOPO C'è una cosa che ti permette di andare in altri luoghi e in altre epoche. A dirlo sembra

assurdo, lo so.

LISA No, non è assurdo, perché? Si chiamano funghetti allucinogeni.

JACOPO Non è una droga. E' una cosa vera. Ci vai per davvero.

BRUNO Nel senso che potrei tornare a ieri ed evitare che il Fieni mi tuffi l'orologio nell'estathè?

TERESA Nel senso che potremmo andare nel Settecento e uccidere Kant.

LISA E' l'idea più affascinante che abbia mai sentito.

JACOPO E' incredibile che ci abbiate creduto così in fretta!

TERESA Che ci abbiamo creduto?

BRUNO Tu parlavi sul serio?

JACOPO Beh, sì.

TERESA Cioè, stai dicendo che nella tua cantina c'è una macchina del tempo.

JACOPO Non è una macchina del tempo. E' più... una specie di varco. E' un punto dello spazio che

contiene tutti i punti e tutti i luoghi del mondo, e quando uno lo attraversa può decidere dove

andare. Io l'ho provato. Ho visto i miei genitori quando si sono conosciuti.

TERESA Jacopo, se tu evitassi di distruggerti tutti i sabati...

BRUNO Bene, vediamo se domani riesco a non candidarmi alla bocciatura. Teresa, l'esistenza di

Dio...

JACOPO Sentite, capisco benissimo che non ci crediate, ma è vero.

LISA Bene, Jacopo vuole farci scendere in cantina per qualche losca ragione.

TERESA Andiamo a dare un'occhiata?



SCENA SECONDA

Cantina di Jacopo. Si accende la luce. Jacopo, Teresa, Lisa e Bruno scendono le scale.

TERESA Quello è un peluche gigante di Picachu?

JACOPO Sì. Non fateci caso.

LISA E a cosa dovremmo far caso?

JACOPO Al varco.

LISA Ma quindi stai parlando sul serio?

JACOPO (indica) Lì.

BRUNO La città di cartapesta costruita con Art Attack fa viaggiare nel tempo?

JACOPO E' mia mamma che si rifiuta di buttare la roba di quando ero piccolo.

TERESA Però eri bravo. Io mettevo troppa acqua nella colla e le case mi diventavano pappina.

JACOPO Il varco non si vede. Però è lì. Basta fare qualche passo in avanti. Lo so che non ci

credete, ma tra poco ci crederete.

LISA A questo punto sono curiosa di vedere quale scherzo scadente ti sei inventato...

JACOPO Prendiamoci per mano. Facciamo una prova. Che so, andiamo a Königsberg, per

l'appunto. In un bosco vicino a Königsberg, così nessuno ci vede...

Gli altri si danno la mano perplessi.

JACOPO Bisogna concentrarsi sulla destinazione. Forza, andiamo.

LISA Se lo scherzo è troppo scadente domani portiamo in classe Picachu.

Fanno qualche passo in avanti. Scompaiono. Un attimo dopo riappaiono. Lisa, Bruno e Teresa si

guardano spaventati.

TERESA Giuro che non riderò più della maestra di yoga quando dice di aver già vissuto, del mio

vicino di casa quando avvista gli ufo e del Masi quando dice di avere la ragazza.

BRUNO Amen.

LISA Jacopo, tu hai questa meraviglia in casa e non la usi?

JACOPO Te l'ho detto, me ne sono accorto da poco. Sto cercando di capire per bene come

funziona.

TERESA Dio santo, ma con questo affare si può cambiare la storia! Si può... oh, che so...

LISA Uccidere Kant.

TERESA Ora. Se davvero mi arrischiassi a fare una cosa del genere preferirei rendere inoffensivo

che so... Hitler... o Stalin...

JACOPO Prima i problemi più urgenti!

BRUNO Ma non c'è bisogno di ucciderlo. Basta bruciare tutte le sue opere.

LISA Bruciare dei libri? Ma ti rendi conto di che cosa atroce stai dicendo?

JACOPO Lisa, io credo davvero che la cosa sia possibile se ci organizziamo per bene.

BRUNO No, no, aspettate un momento. Se Kant morisse cambierebbe anche il pensiero di tutti i

filosofi successivi...

JACOPO Che comunque non studieresti. Che te ne frega?

BRUNO Sì, è vero.

LISA Jacopo, si può scegliere l'anno?

JACOPO Credo di sì, più o meno... Perché?

LISA Dobbiamo farlo fuori prima che inizi a scrivere la Critica della ragion pura.

JACOPO Prima che cominci anche solo a concepirla.

LISA Prima che legga Hume, così stiamo tranquilli.

BRUNO Teresa, in che anno Kant ha letto Hume?

TERESA Voi... state parlando sul serio?

JACOPO E' la nostra occasione.

TERESA Non so come dirvelo... Se anche questo progetto irrealizzabile fosse realizzabile in

qualche modo... con tutto l'odio che posso avere per Kant, voglio dire... stiamo sempre parlando

dell'omicidio di una persona.

JACOPO Tecnicamente uccidere qualcuno già morto non è omicidio.

TERESA Non sarà morto quando lo uccideremo.

BRUNO Ma è per la salute mentale dell'umanità!

TERESA Diciamo che è per non studiare filosofia per domani.

JACOPO Sei la nostra mente. Non possiamo andare nel Settecento senza di te, ci arresterebbero

subito per aver violato qualche legge assurda della Prussia Orientale!

TERESA Perché dovrei conoscere le leggi della Prussia Orientale? Tu sai cosa c'è scritto

nell'appendice dell'ultimo fascicoletto opzionale di regole di Dungeons and Dragons?

JACOPO Sì.

TERESA Sentite, non si ammazza la gente, nemmeno per il bene di qualcun altro. Non si fa, basta.

LISA Oh, ce l'hai tanto con Kant ma alla fine sei come lui. Morale a priori, rigorismo...

TERESA Mai vero! Ci sto, uccidiamolo.



SCENA TERZA

Camera di Jacopo. I personaggi sono seduti chi sul letto, chi per terra. Teresa ha in mano il libro

di filosofia.

TERESA Allora... Qui dice che Kant si accostò ai filosofi inglesi nel periodo in cui era libero

docente all'università di Königsberg, dal 1755 al 1770... Il precariato è una piaga antica, che

consolazione.

LISA Non dice l'anno in cui ha letto Hume?

TERESA No. Ma tanto anno più anno meno... La Critica della ragion pura è del 1781, stiamo

larghi.

BRUNO Bene. C'è una questione da risolvere.

TERESA Qualche migliaio, direi.

BRUNO Quanto ci metteremo a fare il tutto? Ci riusciamo a tornare a casa in tempo per cena?

LISA Non dovrebbe essere una cosa lunga. Lo troviamo, lo uccidiamo, torniamo a casa. Fine.

JACOPO Non c'è fretta. Il bello del varco è questo: quando torni nel presente, il tempo riprende da

dove si era interrotto. Anche se stiamo tre giorni nel Settecento, quando torneremo sarà sempre la

stessa ora di oggi.

LISA Io però eviterei di stare tre giorni in un posto dove ti prendi una malattia mortale solo

respirando.

JACOPO Ci vorrà il tempo che ci vorrà. Una volta aperto, il varco rimane lì finché non viene

attraversato di nuovo.

TERESA Seconda cosa: come ci vestiamo?

BRUNO Bella domanda.

TERESA Qualcuno per carnevale si è vestito da damina del Settecento?

LISA Io.

Gli altri la guardano sconcertati.

LISA A sette anni. Ma il costume non è tanto utilizzabile, feci la lotta nel fango con il mio

cuginetto.

TERESA Altre proposte?

LISA Vinsi io.

BRUNO Dobbiamo dare poco nell'occhio.

Jacopo scatta in piedi.

JACOPO Ta-dah! E poi dite che mi diverto male.

Apre una cassettiera e comincia a frugare.

JACOPO Stai a vedere che mia mamma ha buttato via proprio questi... No, eccoli!

Tira fuori, una dopo l'altra cinque tuniche di tela marrone con cappuccio.

JACOPO Io e dei miei amici ci siamo vestiti così per andare a Lucca Comics l'anno scorso.

LISA Boia, che fantasia! Il Cosplayer del Labirinto del Fauno sarà andato a nascondersi in bagno!

JACOPO Mi sembrano le cose più adatte che abbiamo a disposizione.

TERESA Non farà un po' freddo con addosso quegli affari? Andiamo in un posto tra la Polonia e la

Lituania.

JACOPO Ci andiamo d'estate.

BRUNO No, il problema è un altro: non credo che Königsberg fosse piena di gente che andava a

giro in tunica.

JACOPO Siamo membri erranti di una setta religiosa!

BRUNO Come no, proprio il modo migliore per farci lapidare come eretici.

JACOPO Ma no, in Prussia c'era tolleranza religiosa. (guarda Teresa) No?

TERESA Non mi ricordo, mi sembra di sì.

LISA Che vuol dire non mi ricordo?

TERESA Mica posso sapere tutto.

LISA Sai tradurre il greco e ti dimentichi queste nozioni fondamentali per la nostra sopravvivenza?

TERESA In ogni caso dobbiamo evitare il più possibile i contatti con la gente. Appena ucciso

Kant, torniamo a casa prima che qualcuno se ne accorga. Se poi ci capita di dover parlare con

qualcuno, raccontiamo questa storia della setta religiosa e speriamo bene.

JACOPO Allora, siamo tutti d'accordo sulle tuniche? Sì. Bene. Rimane un ultimo problemino.

TERESA Come lo uccidiamo, di preciso?



SCENA QUARTA

Camera da letto di Jacopo. Lisa è in piedi sul letto, in atteggiamento esaltato. Gli altri, seduti per

terra, la seguono attenti.

LISA Ricapitolando. Arriviamo a Königsberg. Chiediamo a qualcuno... (indica Jacopo)

JACOPO A che ora Kant fa la passeggiata di dopopranzo.

LISA Nonché cerchiamo di scoprire il percorso. Poiché intorno a Königsberg ci sono dei boschi,

probabilmente passerà... (indica Bruno)

BRUNO Da un bosco.

LISA Grazie per averci illuminato. Andiamo nel bosco. Raccogliamo tutte le pietre che troviamo.

Le ammucchiamo sull'orlo di un dislivello a fianco del sentiero.

TERESA E se non c'è un dislivello a fianco del sentiero?

LISA Ci sarà. Lo sento. Io, te e te (indica Teresa e Jacopo) ci mettiamo... (indica Teresa)

TERESA Accanto ai sassi.

LISA Bruno sta sul sentiero. (pausa) Passa la vittima. Bruno gli chiede... (indica Bruno)

BRUNO Da che parte è Königsberg?

LISA La vittima si ferma per rispondere. Noi spingiamo le pietre verso il vuoto. Le gambe cedono.

Le ossa scricchiolano. Il sangue serpeggia. (pausa) La legge morale dentro di me e un mucchio di

sassi sopra di me.

Gli altri applaudono.





METTIAMO LE MANI AVANTI

Teresa sola, seduta.

TERESA I più acuti tra di voi avranno notato una fondamentale incongruenza narrativa. Ovvero,

che nessuno di noi conosce il tedesco, per non parlare di quella filiazione ostrogota del tedesco che

con ogni probabilità si parlava in Prussia Orientale a metà del Settecento. E che gli abitanti di

Königsberg non conoscono l'italiano, né l'inglese, ed esprimere il concetto di Kant a gesti

risulterebbe piuttosto cervellotico.

Sentite: è vero. L'autrice questo problema non l'ha saputo risolvere. Si è già spremuta abbastanza le

meningi per arrivare a quella trovata scadente delle tuniche. Per piacere, fate finta di nulla, eh? Vi

costa tanto far finta che parliamo la stessa lingua? Ignorate questo peccato di incoerenza interna,

sennò non c'è modo di andare avanti. Se poi la cosa vi disturba proprio potete smettere di leggere.

Oppure considerare la confusione dei linguaggi come un noumeno, mentre la vostra sensibilità e

l'attività sintetica del vostro intelletto, con la gentile partecipazione dell'io penso e degli schemi

trascendentali, infilano il tutto nelle dodici categorie e vi presentano qualcosa di perfettamente

logico e conforme alle attese della vostra soggettività.



SCENA QUINTA

Un bosco. Lisa, Teresa, Bruno e Jacopo camminano con addosso le tuniche di tela.

LISA Meno male che doveva essere estate, eh!

JACOPO Siamo sempre sul mar Baltico! E di questi tempi non c'è ancora l'effetto serra.

TERESA Comunque il piano non può funzionare.

LISA Perché?

TERESA Perché è demenziale.

LISA Quindi geniale.

TERESA Chi ci garantisce che le cose andranno come ci aspettiamo?

LISA L'attività sintetica del nostro intelletto.

TERESA Per niente. Sento puzzo di idea trascendentale.

JACOPO Basta! Siamo qui per ammazzare quell'uomo, o no?

Il bosco, che è andato via via diradandosi, si apre su una vasta zona digradante, priva di alberi.

Non lontano c'è una città attraversata da canali, con edifici dai tetti alti e appuntiti.

TERESA Bene bene. Non mi pare di vedere vulcani, né catene montuose, né uragani devastanti.

BRUNO E quindi?

TERESA E quindi Kant quando definiva il sublime non sapeva di che accidenti stesse parlando. La

cosa più sublime che vedo è quell'alberello rachitico.

BRUNO Interessante. Io vedo anche una città, però.

LISA Non è sublime, direi.

BRUNO Ma è Königsberg.

JACOPO Il che ora come ora è la cosa che ci interessa di più.

LISA Siamo sicuri?

TERESA Ha dei canali.

JACOPO Una cattedrale, mi sembra.

BRUNO Mette tristezza a guardarla.

LISA E' Königsberg.



SCENA SESTA

Königsberg. Lisa, Bruno, Teresa e Jacopo camminano per strada tra due file di edifici grigi e

bianchi molto sobri, qua e là interrotti da spiazzi alberati. Passano persone a piedi, carri e

carrozze trainate da cavalli che non di rado defecano nel mezzo della strada. Altri sostano a

gruppetti sull'uscio, chiacchierando.

BRUNO Ci guardano.

JACOPO E' perché siamo più belli.

BRUNO Dai, chiediamo a qualcuno quello che dobbiamo chiedere.

TERESA Con calma! Siamo nel Settecento, osserviamo un po' i costumi, no?

LISA Io non vedo niente di interessante, se non che la gente è più bassa, deforme e brufolosa.

Venisse qui il Masi farebbe la sua figura.

TERESA La sapete la storia dei ponti di Königsberg?

BRUNO No.

TERESA Qui è pieno di canali.

LISA Puzzolenti.

TERESA Le varie parti della città sono collegate da sette ponti.

JACOPO Pieni di cacche di cavallo.

TERESA Un monte di gente si è chiesta come si potesse attraversare ogni ponte una volta sola e

tornare al punto di partenza. Dopo qualche secolo un matematico ha scoperto che è impossibile.

JACOPO Ma costruire un ponte in più gli faceva schifo?

TERESA In una città dove la gente si fa queste domande nessuno è più capace di costruire ponti,

credo.

LISA Mah! Solo qui poteva nascere Kant.

BRUNO A proposito di Kant... Vorrei ricordarvi il motivo per cui siamo qui.

JACOPO Giusto. Mah, scegliamo qualcuno... Quei tre vecchi lì, per esempio.

Accenna a tre uomini seduti su altrettante sedie sul lato della strada in atteggiamento rilassato, che

chiacchierano tra loro.

BRUNO Ma non si insospettiranno se tre persone incappucciate gli chiedono quando passa Kant?

LISA Temo che Kant non abbia nessuno che si preoccupa di lui. Forza.

Rimangono fermi, guardandosi gli uni gli altri.

TERESA Allora?

BRUNO Sì, vai. Cioè, andiamo.

TERESA Lisa, parli tu?

LISA Tu sei molto più precisa.

TERESA Non c'è bisogno di essere precisi per chiedere una cosa del genere. Jacopo, visto che

secondo te le tuniche erano così sicure...

JACOPO Va bene, parlo io. Dimmi cosa devo dire.

TERESA Ahi ahi ahi. Ci vergogniamo a parlare con tre amebe obese. Non abbiamo la stoffa degli

assassini.

BRUNO Io non stare più di tanto a indicarli e discutere. Non è una cosa che li rende bendisposti,

secondo me.

LISA Bruno! Parli tu?

BRUNO Lo sapevo. Va bene.

Si avvicinano ai vecchi.

BRUNO Salve.

I vecchi alzano gli occhi. Bruno rimane zitto. Dopo un momento di silenzio, Teresa sospira e parla.

TERESA Salve, Herren.

PRIMO VECCHIO Non abbiamo soldi, colombella. Vai a chiedere l'elemosina a qualcuno che ha

ancora l'uccello duro.

TERESA (sospira) Non vogliamo denaro, Herr. Forse i nostri abiti vi hanno tratti in inganno, ma

non siamo qui per importunarvi. Volevamo un'indicazione che forse potete darci. Abbiamo saputo

che in questa città...

SECONDO VECCHIO E allora lascia parlare tuo fratello, saputella.

Teresa guarda Jacopo.

TERESA Prego, fratello.

JACOPO Ecco, vorremmo sapere dove possiamo trovare Immanuel Kant, il filosofo.

TERZO VECCHIO Questa è per l'appunto una domanda importuna.

JACOPO Perché?

PRIMO VECCHIO Perché è una domanda inutile! E' come ammazzare un maiale e chiedere dove

sono le budella.

JACOPO Capirete che essendo nuovi del posto...

SECONDO VECCHIO Tutti i benedetti giorni che Dio ci sputa addosso Immanuel Kant esce di

casa sua alle tre e mezza, passa di qui, attraversa il viale dei tigli, cammina per il bosco dando aria

ai suoi maledetti polmoni, poi si rinchiude in casa e caga qualche nuova teoria. Lo sanno tutti.

LISA Beh, grazie... Siete stato veramente esauriente.

TERZO VECCHIO E' la cosa più interessante che capita in questo accidente di città.

PRIMO VECCHIO C'è gente che si distrae con gli spettacoli, qui ci distraiamo con la passeggiata

di Kant.

SECONDO VECCHIO E ogni volta che passa di qui regoliamo l'orologio.

TERZO VECCHIO Anche se non abbiamo un accidente di appuntamento a cui dobbiamo arrivare

puntuali.

PRIMO VECCHIO E' un modo per passare il tempo.

SECONDO VECCHIO Altre domande inutili?

BRUNO Ci chiedevamo se per caso sapeste... che ore sono in questo momento.

Il terzo vecchio estrae l'orologio dal taschino.

TERZO VECCHIO Dovrebbero essere le due. Ma non sono sicuro. Kant non è ancora passato.

TERESA Bene. Grazie. Vi siamo gratissimi. Buon proseguimento.

Si allontanano.

PRIMO VECCHIO Ma non gli parlate mentre passeggia. Se si ferma perde i suoi dannati ritmi e il

filo dei suoi maledetti pensieri; lui si innervosisce e tutta la città non sa più che ora è.

TERESA Città accogliente, eh?



SCENA SETTIMA

Bosco vicino a Königsberg. A fianco del sentiero c'è un terrapieno. Lisa, Teresa, Bruno, Jacopo.

BRUNO Siamo sicuri che il sentiero giusto sia questo?

TERESA Seguendo il viale dei tigli si arriva qui. Mi sembra la cosa più probabile.

JACOPO Sono d'accordo con te, colombella.

TERESA Eviterei di ritornare su questo episodio.

JACOPO Poteva andare peggio.

LISA Già, visto l'inizio potevano dire lascia parlare il tuo ruffiano.

BRUNO Ora però mi dispiace un po' per la gente di Königsberg. Gli togliamo l'unico passatempo.

TERESA Io non ho nessuna simpatia per la gente di Königsberg. Non pensare a quei tre vecchi,

pensa a Lucia. Voleva studiare filosofia, poi ha incontrato Kant e ha deciso di fare scienze motorie.

Una mente preziosa perduta.

LISA Muoviamoci! Abbiamo un'ora e mezzo per raccogliere i sassi.

TERESA Un po' meno. Alle due eravamo in città.

JACOPO Sparpagliamoci un po' e portiamo tutti i sassi qui sopra (accenna al ciglio del terrapieno)

Forza, colombelli.



SCENA OTTAVA

Bosco vicino a Königsberg. Teresa, Jacopo e Lisa sono distesi a terra, nascosti dalle pietre

ammucchiate sul ciglio del terrapieno.

JACOPO Che ore saranno?

TERESA Secondo me manca poco.

BRUNO (voce da sotto) Arriva!

JACOPO (sottovoce) Mi raccomando, mettiamoci forza. Devono cadere tutti insieme.

TERESA (sottovoce) Non funzionerà mai.

BRUNO (voce da sotto) Scusatemi, Herr. Sapete per caso qual è la strada per Königsberg?

VOCE (da sotto) Proprio a Königsberg volete andare?

JACOPO (sottovoce) Ora!

Fanno cadere i sassi. Si sente un grido, poi soffocato. Lisa, Jacopo e Teresa si alzano e guardano

giù. Si distingue un corpo umano, quasi completamente sommerso dalle pietre. Bruno osserva

attonito l'accaduto.

JACOPO E' stato più veloce di quanto pensassimo.

BRUNO Ma siamo sicuri che sia morto davvero?

LISA (saltando giù dal terrapieno) Se non lo è morirà tra poco. Chi vuoi che venga a cercare

Immanuel Kant se sparisce?

TERESA Sì, devo dire che ora il pensiero occidentale può prendere un po' d'aria.

BRUNO Devo dire che domani non mi tocca boscarla.

Jacopo salta sul mucchio di pietre.

JACOPO Signori, in questo preciso istante centocinquanta pagine del libro di filosofia si sono

ridotte a un paragrafo di cinque righe in carattere 10. Immanuel Kant, un promettente filosofo morto

in circostanza insolite prima di poter sviluppare le sue intuizioni.

LISA Che peccato.

BRUNO Arriva qualcuno.

TERESA Nascondiamoci.

JACOPO Ormai ci ha visti. Facciamo finta di soccorrere il morto.

Fingono di smuovere i sassi, senza troppa convinzione. Sopraggiunge un uomo. Si ferma prima di

raggiungere il gruppetto e rimane a guardare la scena.

UOMO Questo è un fatto inusuale.

JACOPO Potreste aiutarci, Herr?

TERESA A quanto pare un uomo è rimasto sepolto da un mucchio di pietre, anche se non capiamo

in che modo.

UOMO Non c'è niente di inusuale, allora.

LISA No?

UOMO Se il disgraziato è chi penso... Ha già cercato di farlo altre volte.

BRUNO Davvero?

UOMO Dallo sconvolgimento del vostro animo si direbbe che lo conosceste, anche se mi sembrate

forestieri.

LISA No no, infatti. Noi passavamo di qui.

UOMO Beh, è un uomo innocuo per gli altri ma pericoloso per se stesso. La gente lo chiama il

pazzo di Königsberg, e anche se non amo unirmi a queste voci di disprezzo verso i disgraziati devo

dire che... è un uomo con delle strane idee.

JACOPO Senti senti.

UOMO D'altra parte solo una mente debole poteva concepire un espediente del genere per togliersi

la vita.

TERESA Esatto!

LISA E ha già...

UOMO Sì, ha già tentato di violare l'umanità in sé, fräulein. Finora non ci è riuscito, ma

l'esperienza del passato non ci consente di prevedere che anche questa volta le cose andranno così.

(si perde nei suoi pensieri, dimenticando gli ascoltatori) E a pensarci bene non ci permette

nemmeno di prevedere che quando lo tireremo fuori avrà le membra doloranti. Beh, si è sempre

verificato in passato che gli uomini, se colpiti da una pietra, provino dolore... Ma cosa ci dà la

certezza universale che sarà sempre così? E se sarà così, cosa ci dà la garanzia oggettiva che il

dolore è dovuto all'urto con le pietre, e che tra i due fatti c'è un rapporto? (Teresa, Lisa e Jacopo si

guardano preoccupati, poi guardano il mucchio di pietre) Allo stesso modo potrei affermare che le

pietre sono cadute per effetto della gravità di Newton. Ma perché una legge elaborata dalla nostra

mente, e basata sulla matematica, dovrebbe valere per il la realtà esterna? Eppure è così! E' questo il

problema. La matematica funziona per spiegare la natura. E d'altra parte, sto ragionando su una

caduta che potrebbe non avere nessuna realtà oggettiva, e anche quelle pietre; e quell'uomo

potrebbe non esistere affatto! (pausa) Tuttavia credo che dovremmo aiutarlo.

Teresa ha un'espressione disperata.

LISA (a bassa voce) Non dire nulla!

Spostano le pietre, ma quasi subito l'uomo seppellito (Hans) inizia a darsi da fare con più energia

di loro. In breve riesce ad alzarsi.

HANS Kant! Gli effetti producono le cause perché la norma dell'oggettività naturale è una salsiccia

e tu hai bisogno di scopare.

Si allontana barcollando.

KANT Ci rifletterò, Hans.

BRUNO Voi siete Kant?

KANT Sì, al momento questa è una delle poche cose di cui sono sicuro, amico mio.

BRUNO Immanuel Kant?

KANT Beh, non mi aspettavo che il mio oscuro nome fosse noto a... a?

Li guarda con aria interrogativa.

JACOPO Siamo televisori erranti.

KANT Televisori?

JACOPO Non mi stupisco che non ne abbiate mai sentito parlare. Sono ancora pochi coloro che

hanno conosciuto la luce della verità. Io, mio... fratello e le mie... sorelle crediamo che Dio possa...

trasmettere delle immagini... a distanza... attraverso i suoi iniziati.

KANT Trasmettere immagini.

JACOPO Nel senso... Dio non può essersi incarnato in un solo uomo! In Gesù, intendo. Noi

crediamo che la divinità si incarni in ogni uomo, se segue i riti necessari.

KANT Capisco. E' una vostra opinione personale o...

JACOPO La verità ci è stata trasmessa dal sommo Utilizzatore Finale, Alcibisacco

Entafiopolidonte. (pausa) Almeno, questo è il nome che ha assunto dopo la rivelazione. Prima si

chiamava Mariano Apicella. Dio gli rivelò i segreti per diventare iniziati, e lui li trasmise a chi volle

credergli. Viaggiamo senza denaro indossando queste semplici tuniche e ci affidiamo all'ospitalità

della gente caritatevole, finché non diventeremo capaci di trasmettere le immagini della divinità.

Non facciamo distinzioni tra uomini e donne, e le nostre fanciulle sono libere di istruirsi, se lo

desiderano.

KANT Oh. Anche mia sorella aveva inclinazioni culturali. E' morta di tubercolosi a tredici anni.

Ma non credo che ci sia un collegamento tra le due cose.

TERESA Meno male!

KANT Beh, è un credo molto strano il vostro, ma questo Stato è concessa se non altro la libertà

religiosa.

BRUNO Meno male!

KANT Non sono sicuro che la gente di Königsberg ne sia al corrente, però.

BRUNO Nel senso che...?

KANT Niente, due mesi fa sono passati degli ortodossi, venivano dall'Impero Russo... Ma niente,

non so neanche perché ne parlo...

LISA E' successo qualcosa di spiacevole?

KANT Assolutamente no. Non voglio indurre in voi false opinioni sulla mia città; è un luogo gaio

e accogliente. Sono sicuro che l'incendio è stato involontario.

BRUNO L'incendio?

KANT Non spaventatevi, vi prego. I miei concittadini sono brava gente. Però... beh, non si può

negare: scendere in città e chiedere ospitalità potrebbe non essere molto prudente. Vi accoglierei io,

ma il mio stipendio di libero docente mi obbliga a vivere in poche stanze.

JACOPO Ah, ma non c'è bisogno, siete anche troppo gentile. Capita a volte di dover proseguire

fino alla città successiva...

TERESA Non vogliamo che vi incendino anche quelle poche stanze.

LISA (sottovoce a Teresa) Che dici! Potrebbe essere la nostra occasione.

TERESA (sottovoce) Per quanto desideri liberare l'umanità da un filosofo che mi ha appena

augurato la tubercolosi, preferirei non morire nel tentativo.

KANT La città più vicina è a sessanta miglia di distanza. Inoltre non ci sono mai stato, e non so se

l'accoglienza sarebbe migliore. Eppure è necessario che qualcuno vi ospiti. Se nessuno lo facesse

sareste destinati alla morte. Io credo che... Sì, Georg dovrebbe essere la persona giusta.

I quattro si guardano.

KANT E' un mio studente. Un giovane molto dotato, per quanto a volte le pretese della sua ragione

sopravanzino i limiti dell'esperienza. E' interessato a culti particolari, sono sicuro che apprezzerà il

vostro... Soprattutto, vive da solo in una casa piuttosto grande.

LISA Perché?

KANT Oh, la sua famiglia è morta di tifo. Ma immagino che abbiate visto di peggio nelle vostre....

BRUNO Di tifo? E lui?

KANT Lui è vivo. Se così non fosse non potrei mandarvi a casa sua.

TERESA Sì, ma...

KANT Sì, chiaramente è stato spiacevole per lui, ma gli hanno lasciato abbastanza per sostentarsi e

pagarsi gli studi.

JACOPO Ma è contagioso?

KANT Mah, la cosa è successa qualche mese fa; non ho mai sentito di nessuno che abbia covato i

sintomi del tifo per così tanto tempo. Ora, il fatto che ciò non si sia mai verificato non dà in realtà

nessuna oggettività alla proposizione... eppure ci deve essere un modo; qui ci si scontra con un dato

di fatto, perché la fisica progredisce... E non potrebbe farlo se non ci fossero basi... Comunque no,

non dovrebbero esserci pericoli.

LISA Siete sicuro?

KANT Per niente. Ma non potete rimanere senza un alloggio finché non avrò risolto Hume.

Andiamo.



SCENA NONA

Casa di Georg. Bussano. Georg va ad aprire. Sull'uscio c'è Kant; un po' in disparte, Lisa, Jacopo,

Teresa e Bruno.

GEORG Herr Kant?

KANT Mi dispiace importunarti anche fuori dall'Università, Georg.

GEORG Credevo fosse l'ora della vostra passeggiata.

KANT Lo credevo anch'io. Come vedi, il ripetersi dell'esperienza non basta a rendere un fenomeno

universale e oggettivo.

GEORG Se la mio opinione non è troppo azzardata, professore, non ci vedo in sostanza niente di

strano. A quanto pare è successo qualcosa per cui avete deviato il vostro percorso.

KANT Già; nelle azioni umane questo è possibile. Siamo liberi. Ma in natura? Non succede mai

qualcosa per cui un sasso cade senza seguire la legge della gravità. Eppure non c'è un motivo al

mondo per cui dovrebbe essere così... O non è stato ancora trovato. E va trovato.

GEORG E pensate di trovarlo a casa mia?

KANT Questa è una risposta sottile, caro il mio sofista, ma elude il problema.

GEORG Non elude proprio niente, visto che siete venuto qui e ancora non so perché.

KANT Ah già! Dimenticavo. Ci sono qui fuori quattro buoni giovani. Credono in una fede molto

strana che... non ti saprei ripetere... ed errano chiedendo ospitalità.

GEORG E dovrei dargliela io.

KANT Non posso importelo. Deve essere la tua volontà a seguire liberamente ciò che è giusto.

GEORG Come no; mi sento libero come non mai. Dove li avete trovati?

KANT Nel bosco. Cercavano di soccorrere il povero Hans, che ha di nuovo... sai...

GEORG Non li apprezzerei tanto, allora.

KANT Non hanno denaro.

GEORG Neanch'io. Non posso mantenere quattro persone.

KANT Domani venite a pranzo da me.



SCENA DECIMA

Casa di Georg. Georg guida per le stanze Lisa, Teresa, Bruno e Jacopo.

GEORG E insomma, sono uno studente, non un'opera di carità. Scusatemi non ce l'ho con voi. Se

aveste bussato voi stessi vi avrei accolti con gioia. Ma lui... Non può pensare di portarmi in casa chi

vuole solo perché gli faccio il piacere di seguire le sue lezioni senza ridergli in faccia.

TERESA E allora perché le seguite?

GEORG E dove altro potrebbe sbattere la testa un amante della filosofia, in una città dimenticata

da Dio ai limiti del mondo civile? Qui non siamo in Francia. O Kant o Kant.

JACOPO (sottovoce) Ho bisogno di un cicchino.

TERESA (sottovoce) Ora? Siamo nel Settecento!

JACOPO (sottovoce) Non fumo da cinque ore.

Georg apre una porta.

GEORG Se volete, questa stanza è libera. Ho venduto i letti visto che non servivano più, ma si può

mettere un po' di paglia per terra.

TERESA Andrà benissimo. Se possiamo fare qualcosa per ricambiare...

GEORG Figuratevi. (guardandola in modo inequivocabile) Tuttavia, se proprio ci teneste,

qualunque cosa sarebbe gradita.

JACOPO (cambiando discorso) Dicevate di Kant...?

GEORG Oh, alla fine sarà anche intelligente. Ma l'intelligenza non serve a nulla se la sprechi per

rispiegare un argomento allo studente più idiota del corso.

BRUNO A rispiegare? C'è qualcosa di male?

GEORG Sì, se per questo non puoi seguire gente più brillante. E' un anno che cerco di spiegargli le

mie idee sugli errori di Locke, ma lui preferisce insegnare a Franz Midner come si scrive metafisica.

BRUNO (tra sé) A avercene!

GEORG Comunque secondo Thomas Reid...

LISA Chi?

GEORG Un filosofo inglese con cui sono in corrispondenza. Inglese, dico, non di Königsberg... Ha

avuto parole molto incoraggianti per me. Comunque, gli ho spiegato quello che ci insegna Kant, e

secondo lui non ha nessun senso in questa terra!

LISA Qualcosa mi dice che Königsberg non vi piace.

GEORG Königsberg non piace a nessuno, solo agli appassionati di indovinelli matematici! E a

Kant. Io non so quanto tempo ci resisterò.

BRUNO Gli parlate molto liberamente, per essere un suo studente.

GEORG E' un libero docente, lo paghiamo noi allievi. Se smettiamo di pagarlo muore di fame. E

poi è lui che si lascia trattare così. Non vuole dispiacere a nessuno. E direi. Passa la vita chiuso in

casa a rimuginare. Siccome poi si sente solo, invita a pranzo gli studenti. Siccome invita a pranzo

gli studenti non ha mai un soldo, ragion per cui vive in una topaia. E se gli fate un discorso del

genere, negli ultimi tempi è capace di dirvi che non per forza c'è una relazione oggettiva tra questi

fatti. Comunque, ve ne accorgerete da voi domani.



SCENA UNDICESIMA

Casa di Georg, camera. Notte. Lisa, Bruno, Teresa e Jacopo sono seduti sui pagliericci, al buio. Si

alitano sulle mani e si stropicciano a vicenda per tenersi caldo.

TERESA (a Bruno) Ora mi spieghi come hai fatto a confondere lo scemo del villaggio con un

filosofo.

BRUNO E che ne sapevo io? L'ora più o meno era quella, e Kant non è come nei ritratti.

LISA Vero. E' più carino.

TERESA Per niente. Un topo rachitico è più carino.

LISA Lascia stare, si tiene male ma non è un brutto uomo. (pausa) Ma morirà.

BRUNO Io invece direi di tornare a casa.

JACOPO Sei tu quello che non ha la giustificazione a filosofia.

BRUNO Dunque, ricapitoliamo la giornata: ci troviamo in un anno non precisato nella ridente

cittadina di Königsberg, in una casa dove c'è stato il tifo, fa un freddo cane e rischiamo di prendere

fuoco prima dell'alba. Un quattro a filosofia mi sembra il male minore. E poi non mi va di uccidere

un insegnante che rispiega le cose.

JACOPO Dipende da cosa rispiega. Avevamo deciso di eliminare una serie di masturbazioni

mentali inutili per la società. L'umanità starebbe molto meglio senza Kant.

LISA A me non importa un accidente dell'umanità. Voglio uccidere Kant perché mi sta antipatico.

BRUNO Non hai detto che è carino?

LISA Sì, ma uno che dice Königsberg è un luogo gaio non merita di vivere.

TERESA Bene. Abbiamo un piano alternativo?

JACOPO Parla piano. Siamo in casa di Georg.

LISA Non credo ci senta, sarà ad annusare la sua merda per convincersi che profuma.

JACOPO No, io dico che è dietro alla porta e aspetta di essere pagato in natura.

BRUNO E noi due siamo troppo deboli per proteggervi.

TERESA Non vi conviene farmi diventare isterica, in questo momento.

JACOPO Prima mi ha chiesto quali sono i costumi sessuali della nostra setta. Gli ho detto che

siamo per la libertà completa.

TERESA Ecco, ci mancava anche questa. Non ho ancora incontrato una persona normale da

quando siamo in questa città.

LISA Il pazzo suicida è un tesoro. Vorrei conoscerlo meglio. Mi dispiace che l'abbiamo quasi

ucciso.

TERESA Te lo puoi portare a casa per ricordo, se vuoi. Allora, il piano?

JACOPO Ho veramente bisogno di un cicchino.

TERESA Non cambiamo discorso inutilmente.

JACOPO Non sto cambiando discorso. Il cervello non mi funziona se non fumo.

TERESA No? Mi sembra che prima abbia funzionato anche troppo, quando ti sei inventato quella

religione da psicopatici.

JACOPO Sono molto orgoglioso della mia creazione, invece.

LISA Tutti quei GDR di urban fantasy sono serviti a qualcosa.

TERESA I televisori erranti.

JACOPO Televisore viene dal greco e da latino. Fa il suo effetto.

LISA Lo avveleniamo.

BRUNO Kant?

LISA No, te.

TERESA Quando, come e con cosa?

LISA Quando: domani a pranzo. Come: tu vai in cucina e ti offri di aiutare la cuoca.

TERESA Perché io?

LISA Perché sai cucinare.

TERESA Non piatti del Settecento.

JACOPO E poi finiremmo avvelenati tutti, visto che mangeremo insieme.

LISA Io non mangio. Non mangerei comunque, sono sicura che è roba piena di formaggio

stagionato. Se voi volete mangiare, apprezzerò il vostro eroico tentativo di non destare sospetti e

pagherò tre lapidi in vostro onore.

JACOPO Non possiamo avvelenarlo a pranzo.

TERESA Propongo di aspettare domani e scoprire qualche abitudine che ci può essere utile.

BRUNO Moriremo assiderati oppure bruciati.



SCENA DODICESIMA

Casa di Georg, cucina. Mattina. Teresa, sul pavimento, fa la posizione del cane (tibetani). Alle sue

spalle entra Georg; Teresa se lo vede capovolto in mezzo alle gambe.

GEORG Non c'è male, per niente.

Teresa si mette in ginocchio in fretta e furia.

GEORG Ora vado un po' di fretta, ma ci sarà occasione più avanti.

TERESA E' una pratica rituale del nostro culto.

GEORG Non ne dubitavo.

TERESA Lo so che vi fa ridere, ma fa molto bene alla schiena e al respiro.

GEORG Non mi fa ridere, mia cara; anzi, lo trovo molto eccitante. Un pochino esplicito però, non

vi sembra?

TERESA Non ci siamo capiti. Non pensavo che entrasse qualcuno.

GEORG Perché non dovrei entrare nella mia cucina?

TERESA Mi sono persa qualche pezzo; ero rimasta la punto in cui accoglievate generosamente in

casa quattro giovani rispettabili per far contento il vostro professore.

GEORG Mia dolce Teresa, o siete una giovane rispettabile o andate in giro con una tunica addosso

sventolando il culo per aria. Le due cose non vanno d'accordo.

TERESA Ah sì? Ci sono anche altre cose che non vanno d'accordo. Per dire: o siete un filosofo, o

non sapete vedere più in là del vostro... (si ferma) naso.

Georg le manda un bacio ed esce.





SCENA TREDICESIMA (OVVERO: DISOSSIAMO IL POLLO E LA

RAGION PRATICA)

Sala da pranzo di Kant. E' una stanza semplice e piccola (il tavolo occupa quasi tutto lo spazio) ma

decorosa. La serva di Kant (Maria) riempie i piatti di una poltiglia disomogenea, in cui sembra di

poter distinguere pezzi di pollo e patate.

MARIA (sottovoce a Kant) Herr Kant, c'era bisogno di comprare il pollo per quattro eretici?

KANT Maria! Chissà da quanto tempo non mangiano!

TERESA (sottovoce) Ci conviene far finta di aver fame.

LISA (sottovoce) Sarà difficile.

JACOPO Non è formaggio.

LISA No, ma non capisco cos'è.

KANT Bene. Vorrei potervi offrire di meglio, ma buon appetito.

Mangiano.

TERESA (alla cuoca) Maria, è... pollo, vero?

MARIA E cosa dovrebbe essere? Pagato venti talleri al mercato per sfamare le vostre bocche

eretiche. Herr Kant, se lo sapesse vostra madre!

KANT Riposi in pace. Maria, preferirei che non vi rivolgeste così ai miei ospiti.

TERESA Avete mai provato ad arrostirlo, anziché bollirlo insieme alle patate?

LISA (sottovoce a Jacopo) Qui dentro c'è anche qualcos'altro. Né il pollo né le patate sono neri.

MARIA E voi avete mai provato a mandare avanti la casa di uno scapolo, fräulein? Ad arrostirlo ci

metterei il doppio.

Se ne va.

GEORG Meno male che dovevamo parlare di filosofia.

TERESA Herr Kant, mi dispiace moltissimo!

KANT Per cosa, fräulein?

TERESA Vi abbiamo messo contro la vostra serva. Perché ci avete accolti?

GEORG Veramente sono io che vi ho accolti.

KANT Era mio dovere. Ogni uomo dovrebbe farlo.

LISA Non direi proprio.

KANT Non dico che ogni uomo lo farebbe. Purtroppo siamo schiavi del nostro egoismo e delle

nostre paure. Ma ogni volta che ce ne liberiamo, è una vittoria della nostra ragione.

TERESA No, no, è proprio questo. Non tutti dovrebbero farlo. Ad esempio, se voi anziché un

gentile studioso foste un uomo perverso (lancia un'occhiataccia a Georg) sarebbe stato meglio che

ci aveste lasciati per strada.

Kant si accorge dell'occhiata e guarda malissimo Georg.

KANT Non c'è contraddizione. Come è dovere di ogni uomo dare ospitalità a chi ne ha bisogno, lo

è anche astenersi da atti perversi.

LISA Allora vediamola dal vostro punto di vista. Se noi fossimo qui non per caso ma per uccidervi,

avreste fatto lo stesso bene ad accoglierci?

KANT (ridendo) Non vedo perché dovreste farlo, ma... direi di sì. Si salverebbe la moralità della

mia azione.

LISA Ma non vi salvereste voi.

KANT Con calma, fräulein. Non aiuterei qualcuno a nuocermi, sapendolo. Ma d'altra parte non c'è

nessun merito a fare del bene sapendo di ricavarne un vantaggio.

TERESA Come no?

KANT Non dico che la gente faccia così. Ma agire disinteressatamente è l'unica cosa degna della

natura umana.

TERESA Come può essere degna della natura umana una cosa che l'uomo non fa?

KANT A volte la fa. Le rare volte che la nostra volontà riesce a liberarsi da ogni secondo fine.

TERESA Scusate, se voi steste morendo di fame preferireste ricevere una mela bacata da un uomo

di buona volontà o un cinghiale arrosto da qualcuno che ve lo dà per essere apprezzato?

KANT Se la mela è un modo educato di alludere a questo pasto, io...

TERESA Figuratevi. Il pollo bollito è buonissimo. Ogni riferimento a questo pranzo è puramente

casuale, e noi ovviamente non potevamo aspettarci di meglio.

KANT Probabilmente preferirei... o meglio, un uomo con uno stomaco più forte del mio

preferirebbe il cinghiale. Ma resta il fatto che l'azione del primo uomo è morale, e quella del

secondo no.

LISA E se vi piace chiamarla morale chiamatela come vi pare, ma la sostanza non cambia.

TERESA Quindi dovremmo agire solo per il gusto di compiere un'azione morale.

KANT No. Per renderci degni della nostra condizione umana.

TERESA Ma questo non c'entra nulla con la condizione umana! (senza accorgersene, parla ad

alta voce e agita la forchetta rischiando di infilarla in un occhio a qualcuno) Condizione umana

vuol dire cercare di sopravvivere nel modo più confortevole possibile. Non può esistere un'azione

del tutto disinteressata. Anche quando ci sembra che sia così, c'è sempre un fine... stare a posto con

la coscienza, o evitare problemi con qualcuno, o sentirci... esseri morali, come dite voi, cosa che dà

un notevole piacere... ma è per il piacere che lo facciamo, non per la moralità.

BRUNO Teresa, mi passeresti...

TERESA Bruno, possibile che tu non possa evitare di interrompermi mentre parlo? Mai una volta

nella tua vita? Tieni.

Gli passa la pentola.

BRUNO Veramente io volevo l'acqua.

Teresa gli passa l'acqua.

KANT Temo di essermi spiegato male, fräulein. La legge morale non è una norma crudele e

astratta. E' il rispetto per l'uomo.

TERESA Sì, questo può andar bene in generale, ma se provo ad applicarla le cose sono un po' più

complicate...Non sempre si possono rispettare tutti gli uomini. A volte per fare del bene a qualcuno

devo passare sopra a qualcun altro.

KANT Mi dispiace che alla vostra età siate già così disincantata. E' vero quello che dite, di fatto

succede così. Ma se tutti si comportassero da uomini degni di questo nome, simili dilemmi non

sorgerebbero.

TERESA Ma non succederà mai. Che senso ha proporre una morale che non seguirà mai nessuno?

Non è meglio ispirarsi al buon senso?

KANT Ma ammetterete che se ciò fosse possibile il mondo sarebbe migliore.

TERESA Non ne sono sicura.

KANT Perché?

TERESA Perché la gente impazzirebbe! Tutti farebbero qualcosa che va contro la loro natura... Per

un po' magari tutto funzionerebbe bene, sì... Ma poi non reggeremmo, avremmo bisogno di

sfogarci. Impazziremmo. E allora preferisco un'umanità imperfetta.

KANT Dite che per rimanere sano di mente l'uomo deve continuare a fare il male.

LISA Sì.

TERESA No, per niente. Ma deve...

LISA Sì, invece.

TERESA Non è questione di morale o di immorale. Uno deve cercare di star bene, per quel che è

possibile, anziché tendere a un dovere che non gli appartiene. Perché vi fa tanto schifo la felicità?

Che c'è di male nell'avere uno scopo? Se aiuto un mio amico, magari lo faccio per non privarmi del

piacere che mi dà la sua compagnia. Se rinuncio a qualcosa per darla a un altro, magari desidero la

sua gratitudine. E non vedo proprio cosa ci sia di sbagliato. Non è dentro di noi la legge morale; è il

buon senso che impariamo dai rapporti col mondo.

KANT Ne siete sicura?

TERESA In realtà ora che l'ho detto non ne sono sicura per niente!

LISA Lei poi è la persona meno di buon senso che conosco.

KANT Capita sempre così. Avete cominciato questo discorso scusandovi per il vostro

comportamento con Maria. L'avete fatto per un fine?

LISA L'ha detto per evitare che ci cacciaste dalla tavola, Herr Kant.

KANT Non vi avrei cacciati comunque.

LISA Sempre per dovere?

KANT No. Perché mi fa piacere avervi a pranzo.

LISA Vi fa piacere mangiare con gente che vi insulta e vi fa andare la roba di traverso?

KANT Non mi sembra che vostra sorella mi abbia insultato, fräulein.

LISA Però il pollo di traverso vi è andato. L'ho visto.

Ridono.

MARIA (dall'altra stanza) Se sento nominare il pollo un'altra volta vi rimando nel bosco a

mangiare radici!

LISA Lo nominiamo per dire quanto è buono! (sottovoce) Herr Kant, sono seria. La prossima volta

che parla mettetele un sasso in bocca. Fatela beccare dai polli. Buttatela ne fuoco mentre non

guarda. Di certo è più saporita di questo pollo.

KANT Dovete scusarla.

LISA Che gusto c'è ad avere un serva se non la puoi dominare?

KANT Non mi interessa dominare nessuno; ho solo bisogno di qualcuno che mi faccia da

mangiare.

LISA Herr Kant, quella donna vi vuole avvelenare. Fidatevi.

TERESA (seguendo i suoi pensieri) Non ne sono per niente sicura. La realtà è troppo complessa,

non si preoccupa mica di lasciarsi pensare da noi.

KANT Non me lo dite.

TERESA Perché?

KANT Perché ora rischio di far andare il pollo di traverso a voi. E' questa la malattia che mi ha

attaccato Hume: la realtà è davvero come noi la pensiamo?

TERESA E...?

KANT E si fa tardi, fräulein. Non voglio annoiarvi oltre. E' l'ora della mia passeggiata.

TERESA Ma mi lasciate così, col discorso a metà?

KANT Ci sarà occasione di riprenderlo.

TERESA Non pensiamo di fermarci molto a lungo.

KANT (alzandosi; si alzano anche gli altri) Dovete perdonarmi; ho le mie piccole manie.

TERESA Ma non vi voglio impedire di fare la passeggiata! Vengo con voi.

KANT (avviandosi verso la porta) Ho bisogno di essere solo mentre cammino; in silenzio respiro

meglio.

TERESA (andandogli dietro) Camminiamo piano! Non c'è mica bisogno di correre.

Gli altri ridacchiano.

KANT Per favore, cercate di capirmi. Mi piace riflettere da solo dopo il pranzo.

TERESA Sentite, se vi vergognate a farvi vedere insieme a una donna mi tiro il cappuccio sulla

testa e...

KANT Non è questione di uomo o donna; nessuno mi ha mai accompagnato. Buona giornata.

Esce. Teresa rimane sulla soglia, gli altri le vengono accanto.

TERESA Che antipatico! Non gli volevo mica saltare addosso.

JACOPO Scusa, eh. E' come se uno volesse parlare con te mentre fai la tua ginnastica buddista...

TERESA I tibetani? Ma che c'entra, come fai a parlare mentre sei a testa all'ingiù? Le passeggiate

invece esistono apposta per chiacchierare.

Torna Kant.

KANT Fräulein, aspettate un po' dopo che mi sarò allontanato. A destra, poi a sinistra, poi il viale

dei tigli. Cercate di non dare troppo nell'occhio.

TERESA Grazie!

KANT (guardando gli altri) Naturalmente già che ci siamo è gradita anche la vostra presenza.

JACOPO No no, grazie. La filosofa è lei.

KANT Siete sicuri?

BRUNO Sì.

KANT (a Teresa) Allora...

TERESA Ho capito.

Kant si allontana di nuovo.

LISA Ti piace giocare con la preda?

TERESA No. Mi interessa capire cosa pensa.

BRUNO Che onore, sei la prima che può accompagnare Kant nella sua passeggiata.

LISA L'ultima passeggiata della sua vita.

TERESA Questo dipende da noi. Pensate a un piano mentre non ci sono.

Si avvia.

LISA Andate a digerire.

BRUNO Noi andiamo a vomitare.

JACOPO Guarda se trovi qualche pianta che si possa vagamente fumare!



METTIAMO LE MANI AVANTI

Teresa sola, seduta.

TERESA I più acuti tra quelli che nonostante tutto stanno ancora leggendo avranno notato un'altra

incongruenza narrativa. No, non stiamo parlando del pollo. L'autrice non ha idea di come venisse

cucinato nel Settecento e preferisce non saperlo. Però è consapevole che io e Kant ci siamo appena

accapigliati su un'opera che verrà scritta più o meno venticinque anni dopo questa discussione.

Insomma, Kant non ha ancora in mente la Critica della ragion pura, figuriamoci quella della ragion

pratica. Anche qui: zitti. Prendetela per buona, non dite niente. Confidate sul fatto che quelle cose

Kant le pensasse già da prima. Andando avanti sentirete di peggio, e io non posso mica stare a

spiegare uno per uno gli errori di quella lì. Visto che ce l'ho sottomano e non capita tutti i giorni,

vorrei finire la chiacchierata con Kant. E poi ucciderlo. Perciò d'ora in poi quando c'è qualcosa che

non va speriamo che nessuno se ne accorga, e basta.



SCENA QUATTORDICESIMA (OVVERO: PASSEGGIAMO IN

MEZZO AGLI ALBERI E ALLA RAGION PURA)

Bosco vicino a Königsberg. Kant e Teresa camminano.

KANT Deve esserlo. Di qui non si scappa, mia cara, perché le leggi della fisica funzionano. E non

qualche volta, per caso; funzionano sempre. Ma come, e perché? Il problema è questo.

TERESA Ma non basta aver osservato che funzionano? Voglio dire, non credo che ci siano

ragionevoli possibilità che un giorno o l'altro non mi scotti toccando il fuoco, no?

KANT No, non basta. Hume ha sollevato un problema reale, e bisogna rispondergli.

TERESA E se Hume vi muore mentre cercate la risposta?

KANT A me importa lo stesso.

TERESA Beh, allora potrà essere questione di soddisfazione personale, ma al resto dell'umanità

basta sapere che se tocca il fuoco si scotta, no?

KANT E a voi? Con tutto il rispetto, fräulein, avete preteso di accompagnarmi per dirmi che mi sto

facendo una domanda inutile?

TERESA In effetti è vero. Non ci avevo mai pensato. La nostra mente e la realtà che ci circonda.

Sono due cose diverse eppure vanno d'accordo.

KANT Locke non basta più, non so se vi è chiaro il problema. Se percepissimo la realtà e basta, se

fossimo passivi, non potremmo aspettarci niente.

TERESA No, questo non mi torna. Se per secoli abbiamo visto che a una causa segue un effetto, se

qualcuno ha analizzato un fenomeno, ha formulato una legge e ha visto che funziona... allora le cose

stanno così. Mi sembra una garanzia sufficiente.

KANT Forse per il senso comune, ma non per la filosofia. Il fatto che un fenomeno si sia sempre

verificato in passato non lo rende né necessario né universale. Eppure lo è. Quindi la necessità e

l'universalità devono stare in qualcos'altro.

TERESA Perché devono? Non possiamo essere sicuri che stanno nelle cose, va bene, ma neanche

che non ci stanno! Se si analizza... voglio dire, magari un giorno o l'altro analizzando una nuvola si

troveranno le condizioni oggettive per cui produce la pioggia.

KANT E' una supposizione interessante, ma ci serve qualcosa di più concreto a cui appoggiarci.

TERESA Ma anche le vostre sono supposizioni!

KANT Sentite, lasciamo stare un momento il fuoco e le nuvole. Com'è che osservando la realtà ci

trovo delle leggi matematiche? Come mai nella mia testa c'è l'idea di moltiplicazione, e c'è anche

nella legge che regola la caduta dei corpi? Non la vedo la legge! Vedo il fenomeno, e posso

misurare la massa, l'accelerazione... ma poi è la mia mente che la lega, e formula la legge! E poi

funziona! Ma le moltiplicazioni non si vedono, non può essere a posteriori.

TERESA E come si spiega?

KANT Se lo sapessi sarei docente ordinario e potrei offrirvi maiale arrosto.

TERESA Accidenti a ogni cosa, ma è vero! I dati li misuro, ma poi è la mia mente che li lega.

Usando concetti che conosce già. Un conto è accorgersi che un sasso lanciato per aria descrive una

curva e chiamarla parabola...

KANT Un conto è accorgersi che nella parabola c'è un ordine. Che qualcosa di completamente

esterno a noi...

TERESA Che nemmeno si vede, nemmeno è materiale!

KANT Risponde alle nostre capacità di comprenderlo e di rappresentarcelo. La natura ha un ordine

matematico, questo si sa. Ma perché?

TERESA Già, siamo noi uomini che abbiamo questa passione per l'ordine! Facciamo tanto casino,

e quindi ci serve l'ordine. Ma la natura che se ne fa? Perché dovrebbe averlo?

KANT Eppure ce l'ha. E funziona. E' tutto legato.

TERESA L'uovo nella pancia della gallina è fatto a ellisse, e sono ellissi anche le orbite dei pianeti

in cielo. E rispondono a delle regole, sempre. Mi sento male a pensarci. Ma forse è per il pollo.

KANT Galileo diceva che è stato Dio a dare un ordine matematico alla natura. Ma Dio è un altro

problema che...

TERESA Vabbe', lasciamo stare Dio sennò chissà dove andiamo a finire. Quindi?

KANT Ma perché continuate a chiedermelo? E' quello che sto cercando. Perché i rapporti di

causalità sono oggettivi, e perché la matematica è sia nella nostra mente che nei fenomeni, e se la

realtà è davvero come la pensiamo...

TERESA (agitata) Herr Kant, ma non ha senso!

KANT Cosa?

TERESA Quello che stiamo dicendo! Oggettivo e universale sono delle parole che ci siamo

inventati noi.... La realtà è come è, e noi per capirla cerchiamo di inquadrarla, di definirla in qualche

modo, perché sennò impazziremmo, e ci costruiamo sopra delle teorie, ma sono tutte parole! E se

riusciamo a osservare che un fenomeno si verifica, e a capire come, è già tanto.

KANT E quindi?

TERESA E quindi non lo so! Mi è venuto in mente ora. Non è che la realtà ci pensa e dice: questo

è un fenomeno, questa è la sua causa, questa è la tua mente, questa è la matematica. Le cose sono lì,

sparse, senza un senso. Siamo noi che gli diamo un ordine.

KANT Pensate sia così?

TERESA No! Lo pensate voi!

KANT Io?

TERESA Ed è vero, porca miseria. Non c'è verso, è vero.

KANT Non ho capito niente. Ricominciate da capo.

TERESA Oddio, la supercazzola! Ma perché vi siete messo a riempirmi la testa di questi

ragionamenti?

KANT Perché me l'avete chiesto. Siete voi che mi siete venuta dietro.

TERESA Ohioi che mal di testa! E ora che si fa?

KANT In che senso? Si continua a cercare la verità.

TERESA No no, è meglio non pensarci più.

KANT Come non pensarci più? La filosofia deve andare avanti...

TERESA Non è la filosofia che fa la differenza, Herr Kant. (pausa) Torniamo. Voi ai vostri studi e

io...

KANT E voi dai vostri fratelli.

Teresa si apre in un sorriso.

TERESA Sì. E' vero, sì.



SCENA QUINDICESIMA

Casa di Georg, cucina. Jacopo in piedi, Georg, Lisa e Bruno seduti al tavolo.

JACOPO Il sommo Utilizzatore Finale in quel tempo era un uomo votato al profitto. Possedeva

molte azien... ehm molte terre e faceva grandi affari. Ma tutto ciò era destinato a cambiare. Dio gli

si manifestò in una camera di una locanda dove attendeva una donna molto bella.

GEORG Mi piace il modo di manifestarsi del vostro dio.

JACOPO Aveva pagato per averla. Ma nel momento in cui stava per possederla, ebbe la visione di

quanto sarebbe successo nei giorni successivi. L'uomo che gli aveva procurato la donna individuato.

Lui stesso accusato pubblicamente. Processi. Disonore. Gli inganni e le sopraffazioni del passato di

nuovo sulla bocca di tutti. Tutto questo gli mostrò Dio. Fu allora che...

GEORG Rinunciò alla donna e ai suoi beni?

JACOPO Per niente. L'unione avvenne con soddisfazione reciproca... almeno così raccontò lui...

Ma Dio gli svelò i segreti per trasmettere le sue immagini. Nessuno seppe della visita, né delle

infamie precedenti. E d'altra parte non c'era niente da sapere. La verità che trasmettiamo è quella di

Dio: più vera di quello che è successo. Negli anni successivi il sommo Utilizzatore Finale cercò

altre persone a cui insegnare il suo dono. Il suo primo iniziato si chiamò Emilio Fede. Pian piano

sempre più persone sono diventate televisori. Capaci di trasmettere all'umanità le immagini di Dio,

al di là dell'apparenza dei sensi.

GEORG Kant non sarebbe d'accordo, ma la cosa mi interessa.

LISA Negli ultimi tempi alcuni agitatori hanno diffuso la voce che trasmettiamo immagini false,

nell'interesse del nostro signore; e sono riusciti a renderci ostile la gente. E' finito il tempo in cui gli

uomini credevano alla verità, e ora ce ne andiamo erranti.

BRUNO Alcuni hanno tradito il sommo Utilizzatore Finale, il che è un atto blasfemo. E' stato il

primo in cui Dio si è incarnato, e noi lo chiamiamo padre.

LISA Le donne però lo chiamano papi.

GEORG Quali sono i vostri riti?

JACOPO Non possiamo rivelarli ai non iniziati.

LISA Per fortuna...

GEORG Ah, qui non arriva mai niente. Non si sa mai niente. Non avevo mai sentito parlare della

vostra religione. Ma non voglio lamentarmi con voi.

BRUNO Figuratevi.

GEORG A quanto pare il mio destino è laureami all'università di Königsberg, diventare libero

docente a Königsberg e poi docente ordinario a Königsberg...

LISA Siete l'unico studente del corso?

GEORG No, ma sono il migliore. E, dicevo, e insegnare per tutta la vita ai figli stupidi e viziati dei

ricchi di Königsbarg sfogandomi ogni tanto con le puttane grasse e sifilitiche di Königsberg.

Questa vita può andare bene a Kant, non a me. Anzi, lui fa anche a meno delle puttane, figuratevi.

Io divento pazzo. No, appena avrò i soldi... non dico per vivere, basterebbero i soldi del viaggio...

andrò in Francia o in Inghilterra. I Lumi! Voltaire, Rousseau... come si fa essere un filosofo di

questi tempi e vivere a Königsberg?

LISA L'avete chiesto a Kant?

GEORG Sì. Dice che è un luogo favorevole per la concentrazione. Ma lasciamo stare, non voglio

annoiarvi. Devo uscire un attimo, dovrebbe essere arrivato l'idromele.

JACOPO L'idromele?

GEORG Sì, mio zio lo produce, è molto rinomato, e ogni tanto me ne manda una cassa. Questo

mese a dire il vero ne è avanzata qualche bottiglia. Le mie riflessioni sullo Spirito delle leggi mi

hanno tenuto lontano dalle baldorie con gli amici. Ma è roba buona. Pensate, piace anche a Kant.

Ogni tanto gliene mando una bottiglia.

JACOPO A Kant? Non è un po' forte l'idromele?

LISA Hai capito come si sfoga.

GEORG Macché. A lui mando lo stakliskes. Mio zio l'ha imparato dagli slavi delle regioni vicine.

E' sempre fatto col miele, ma è molto meno alcolico.

Prende da un ripiano una bottiglia dal contenuto giallognolo e la posa sul tavolo.

GEORG Questo qui.

Lisa pesta il piede contemporaneamente a Bruno e a Jacopo. Si guardano con aria d'intesa.

JACOPO Se non avessi sentito quello che avete detto finora direi che glielo mandate per

ingraziarvi il vostro professore.

GEORG Non me ne frega niente della considerazione che ha di me. Lo faccio perché...

LISA Perché vi pace l'idea che almeno in una cosa sia lui a dipendere da voi.

GEORG Come avete fatto a capirlo?

LISA Capita.



SCENA SEDICESIMA

Casa di Georg. Lisa, Bruno e Jacopo sono sempre in cucina. Bussano.

BRUNO Chi è?

TERESA (da fuori) Una televisora errante.

Lisa apre la porta. Teresa entra.

BRUNO Hai capito qualcosa di fondamentale?

TERESA Sì, che ci conviene sbrigarci con questo veleno perché se ci parlo un'altra volta vi

toccherà ammazzare anche me.

JACOPO Hai mica trovato qualcosa che si fuma?

TERESA In casa di Kant c'era una pipa. Avete pensato a qualcosa?

LISA Abbiamo pensato a tutto.

Alza la bottiglia di stakliskes.

TERESA Gente, ho capito che i servizi igienici non sono un granché, ma farla in una bottiglia...

JACOPO Non insultare l'arma della nostra vittoria. Potrebbe offendersi. Questo è sa...

LISA Stialsk...

BRUNO No, stelik...

LISA Insomma, un derivato analcolico dell'idromele. Lo produce lo zio di Georg. Georg ogni tanto

ne manda una bottiglia a Kant. Ogni tanto, quindi magari oggi. E magari gliela porterà uno di noi. E

magari oggi lo sta... l'idromele era un po' scadente.

JACOPO Per non dire un po' avvelenato.

TERESA E' perfetto, non fa una piega. Avete pensato anche al veleno da usare?

Jacopo e Lisa si guardano.

BRUNO Certo!

Si infila una mano nella tunica ed estrae un flacone di Amuchina.

LISA Bruno, perché ti sei portato l'Amuchina nel Settecento?

BRUNO Perché sapevo che il tuo piano sarebbe fallito, e avremmo dovuto avvelenarlo.

Gli altri lo guardano.

BRUNO Vabbe', mi sembrava più igienico.

LISA Più igienico? Qui l'unica cosa igienica che puoi fare è suicidarti; solo respirando ci siamo

presi non so quante malattie, per non parlare del pollo o quello che era, della paglia caccosa su cui

dormiamo o della gente che tocchiamo o degli starnuti che ci prendiamo in faccia. Portarsi

l'Amuchina nel Settecento è come dire che sei stato assente alle spiegazioni quando ti interroga il

Bonfatti!

BRUNO Forse non può convincere il Bonfatti, ma può avvelenare Kant. O no?

TERESA Non lo so mica. Io sapevo che l'Amuchina ammazzava i germi, non i filosofi.

JACOPO Guarda che è tossica.

TERESA Sì, ma così tossica da uccidere una persona?

LISA Io credo di sì, se ci versiamo tutto il flacone.

JACOPO Bene. Sbrighiamoci prima che torni Georg.

BRUNO Un momento. Siamo ancora tutti decisi a farlo?

JACOPO Perché non dovremmo?

LISA Infatti! L'unica può essere... Teresa, tu ci sei andata a passeggio insieme; magari avete fatto

amicizia.

TERESA (dopo un sospiro pensoso) No, no, meglio che muoia. Meglio anche per lui.

LISA Sei sicura?

TERESA Non fate decidere a me se deve vivere o morire; cosa sono?

JACOPO Sei il paraculismo fatto persona.

BRUNO E' una persona molto gentile.

LISA Appunto. Non potrebbe vivere decentemente in questo mondo.

JACOPO Tantomeno a Königsberg.

BRUNO Insomma, siamo sicuri?

LISA Siamo sicuri?

TERESA Sei tu il genio del male!

LISA Siamo sicuri. Facciamo questo travaso.

TERESA E il liquore che va tolto?

JACOPO Si beve. (prende la bottiglia e la stappa) Ai cicchini e alle pipe.

Beve un sorso.

LISA Al potere.

Beve.

TERESA Alla sanità mentale.

Beve.

BRUNO Alla Gelli.

Beve.

LISA Vado alla finestra, se arriva Georg vi avverto.

Va alla finestra. Gli altri versano l'Amuchina nella bottiglia, la richiudono col tappo, la agitano

per mescolarla al liquore rimasto.

JACOPO Fatto.

LISA Ho visto passare il matto! Vi prego, andiamo a parlarci!

TERESA Sai quanti ce ne hai a casa!

LISA Non matti suicidi.

Lisa esce. Gli altri la seguono. La bottiglia resta sul tavolo.



SCENA DICIASSETTESIMA

Casa di Georg, cucina. Entra Georg insieme allo zio. Entrambi hanno le braccia cariche di

bottiglie.

GEORG Posatele pure sul tavolo.

Lo zio posa le bottiglie sul tavolo, accanto allo stakliskes che così si confonde tra le altre. Georg lo

imita.

ZIO Vanno nella dispensa?

GEORG Sì, dabbasso come al solito.

Georg solleva di nuovo alcune bottiglie (compreso lo stakliskes avvelenato). Si avvia verso la porta

che dà su un'altra stanza. Lo zio prende le bottiglie rimanenti.

GEORG Una bottiglia di idromele lasciatela in cucina; può far comodo.

Lo zio obbedisce. Il colore dell'idromele è molto simile a quello dello stakliskes; anche la bottiglia

è poco più piccola. Escono entrambi.



SCENA DICIOTTESIMA

Casa di Georg, cucina. Entrano Teresa, Bruno, Jacopo e Lisa.

LISA Chissà dove andava, per correre a quel modo!

BRUNO A suicidarsi un'altra volta, mi sa.

JACOPO Facciamola breve. Basta matti, basta pollo scadente, basta Kant. (porge la bottiglia a

Lisa) Vai.

LISA Perché io?

JACOPO Pensavo di farti un piacere.

LISA Infatti me lo fai. Vado.

JACOPO Non sbagliamo un'altra volta. Assicurati che la beva davvero, e che gli faccia male.

LISA Capito tutto. Lo guardo agonizzare.

Esce.



SCENA DICIANNOVESIMA

Casa di Kant, camera. Kant è seduto a una piccola scrivania; legge un libro e prende appunti.

Entra Maria (senza bussare).

MARIA Herr Kant, c'è qui l'eretica. Non quella del pollo, l'altra.

Entra Lisa con in mano la bottiglia di idromele.

LISA Vi disturbo, Herr Kant?

KANT ...E noi siamo in grado di pensarlo, è questo il punto. Eh? No, per niente!

LISA Georg vi manda lo sta... sta...

KANT Lo stakliskes, certo. E' gentile da parte sua, dopo che gli ho riempito la casa di gente. E...

siete stata gentile voi a portarmelo.

LISA Forse dovreste assaggiarlo prima di ringraziare.

KANT (cercando qualcosa tra i libri) Anche se essere l'unico studente a mandarmi lo stakliskes

non lo rende il mio unico studente... (trova un bicchiere) Ne volete?

LISA No no, grazie.

KANT Fräulein, non offrirei dell'alcool a una donna! E' quasi come bere acqua.

LISA Sì, ma... non mi attira.

KANT (versandosi un bicchiere) Beh, vi capisco; c'è di meglio. A me piace il Bordeaux. Ma non

me lo posso permettere.

Beve. Lisa lo osserva attentamente.

LISA Se insegnaste in Francia magari qualche studente ve lo porterebbe gratis.

KANT Sì, insieme a un po' di censure, di polemiche, di invidie e di pettegolezzi. A Königsberg

arriva il meglio della Francia. Le idee. Il peggio lo lascio volentieri ai parigini.

LISA E il Bordeaux?

KANT Arriva anche quello. Ma costa troppo e nuoce alla lucidità. (beve ancora)

LISA Ma guadagnate così poco? Non andate all'Università tutti i giorni?

KANT Sono libero docente.

LISA Cioè?

KANT Cioè, io sono libero di andare lì a parlare di logica o di fisica, e gli studenti sono liberi di

pagarmi se sono soddisfatti. Ma siete in piedi! Prendete una sedia.

Lisa si siede, continuando a osservarlo.

KANT Inoltre sono libero di illudermi che prima o poi diventerò ordinario, e quando avrò finito le

illusioni sarò libero di andare a sellare i cavalli come mio padre.

LISA Ma l'ordinario prima o poi morirà, o no?

KANT E' morto l'anno scorso. Aveva ottant'anni, quando parlava sputava addosso a quelli delle

prime file. A volte sputava anche i denti.

Si versa di nuovo da bere.

LISA E se Dio vuole ha sputato l'anima.

KANT Ero così contento che... Voglio dire, contento perché la cattedra era libera, non per la sua

morte...

LISA Sì?

KANT No, forse anche per la sua morte. Con la scusa che camminava male mi pestava i piedi col

bastone, ma forse lo faceva apposta. (Beve)

LISA Io l'avrei fatto inciampare. Sarebbe sembrato un incidente.

KANT Herr Zammer ci ha provato... E' un altro libero docente... Era; ora spolvera le pipe del

rettore. Comunque. Ero molto contento, fräulein. Ero molto... molto contento. Ero stato sveglio la

notte per scrivere una dissertazione che fosse all'altezza. Speravo davvero di potermi dedicare alla

filosofia senza avere problemi con i soldi. (si sporge verso di lei, abbassando la voce) E sapete chi

ha avuto la cattedra? Il nipote del rettore.

LISA No! Non avevo mai sentito una cosa del genere.

KANT E' incredibile, lo so. (beve; posa il bicchiere con violenza) Pensa che Rousseau sia il nome

di un vino. Gli avevo fatto leggere un mio scritto, non gli era piaciuto, quindi non capivo perché

non me lo restituisse. Che devo dire? Mi ha voluto evitare la vergogna di pubblicarlo col mio nome

e ci ha messo il suo. A quelli che ora gli fanno i complimenti è piaciuto molto, però.

LISA Herr Kant, ma come fate a stare buono tutto il tempo senza tirare il collo a nessuno? Non

dico al rettore, ma almeno a Maria, per sfogarvi!

KANT Sono così di carattere.

LISA Andate a fare il sellaio. I cavalli sono più carini degli uomini.

KANT Mio padre è morto per il calcio di un cavallo.

LISA Ah.

KANT Andai a fare il precettore per guadagnare qualcosa. (beve; Lisa è perplessa) C'era una

bambina che mi chiedeva se la matematica esiste... Lo faceva per non studiarla, lo so, ma fu l'inizio

di molte cose. Ma come sarebbe la realtà se nessuno la percepisse? Ma forse questa domanda non

ha senso... Dicevo? Facevo il precettore, sì... Un'altra faceva cadere la panna... la penna in

continuazione e si... si infilava sotto il tavolo per cercarla... Poi mi accorsi che mi voleva guardare

in mezzo ai calzoni. Mi cacciarono.

LISA (ridendo) Quanti anni aveva?

KANT Otto. Un altro... (scoppia a ridere) Un altro fece un buco in una porta. Fu qualcosa di

geniale! C'era qualcosa a contrasto con la porta, dall'altra parte; e non si apriva. Lui prese un... un...

come si chiama, un trapano e fece un buco; ma... ma dipende tutto dalla nostra mente, penso che sia

così... (le prende la mano) Ci deve essere qualcosa a priori, una garanzia, qualcosa per fare

ordine!(beve; quasi piangendo:) E se non lo trovo crolla tutto, niente ha più senso! Ci deve essere,

capite? Ci deve essere!

LISA (incoraggiante) Sì, ci deve essere e voi lo troverete. Cos'ha fatto il bambino dopo aver bucato

la porta?

KANT Il bambino, sì!(ride) E infilò la mano, spostò quello che c'era a... a contrasto, e aprì la porta.

LISA Cosa gli fecero i suoi genitori?

KANT Mi cacciarono. Lo dovevo... sorvegliare... meglio. Ah, gli fosse rimasto il braccio incastrato

nel buco!

LISA (piacevolmente stupita) Come?

KANT Non pensate male... a me piacciono i bambini...

LISA I bambini sono mostri. Voglio dire, lo sono anche gli adulti, ma almeno provano a

nasconderlo.

KANT No, no, sono mostri solo quando non usano la ragione. Ma mi piacerebbe avere dei figli,

sapete, se trovassi la madre... ma che so, mi piacerebbe anche... scoprire perché la scienza va

avanti... e capire cosa mi ha detto vostra sorella... perché non ci ho capito nulla, nulla... e tirare il

collo ai polli, bere il Bordeaux, trovare il... il fondamento del principio di... di... quello lì, o...

mettere la polvere da sparo nelle pipe del rettore, e magari anche in quelle di suo nipote... Ma come

si fa, mi piacerebbe anche che la metafisica fosse una scienza... e invece non lo è, non c'è modo;

non basta mica aver bisogno di qualcosa per dire che è vera; sennò potrei dire che i miei studenti

vengono a pranzo perché mi vogliono bene... E voi siete... siete molto buona a starmi a sentire.

LISA (allungando la mano per prendere la bottiglia) Non penso che dovreste bere ancora.

KANT (cercando di bloccarla) Perché? E' stakliskes.

Lisa si sporge verso di lui; Kant cerca di tenerla ferma. Lei si allunga verso la bottiglia; Kant la

bacia. Lisa si scosta, Kant la afferra di nuovo. Lei prova a divincolarsi un'altra volta, alzandosi.

Kant rischia di cadere ma non la molla. Lisa smette di opporre resistenza e si lascia mettere sulla

scrivania. Entra Maria.

MARIA Herr Kant?

Kant ricade sulla sedia.

KANT Maria! Tutto questo può essere spiegato.

MARIA Georg vi manda lo stakliskes. Quello poco alcolico.

KANT Ancora?

Maria posa una bottiglia su un mobile vicino alla porta. E' lo statliskes avvelenato con l'Amuchina.

Lisa lo guarda, guarda la bottiglia sulla scrivania e capisce. Maria esce.

Lisa scende dalla scrivania e si precipita verso la porta, mandando “casualmente” in frantumi la

bottiglia avvelenata.

Kant rimane solo, seduto sulla sedia. Si prende la testa tra le mani.



SCENA VENTESIMA

Casa di Georg, cucina. Teresa, Bruno e Jacopo sono in piedi. Bussano alla porta.

BRUNO Lisa?

LISA (da fuori) Sono io!

Aprono. Lisa entra.

TUTTI Allora?

LISA Vi do prima la buona notizia o quella cattiva?

Silenzio.

LISA Allora, lo stakliskes non era stakliskes. Era idromele. Si è ubriacato.

BRUNO Ma poi è morto?

LISA Questa era la buona notizia. Quella cattiva...

BRUNO Abbassa la voce, Georg è di là.

LISA Quella cattiva è che l'idromele non era avvelenato.

JACOPO In che senso?

LISA Ho preso la bottiglia sbagliata, non so come. Si vede che qualcuno l'ha sostituita mentre

eravamo dietro a Hans, non c'è altro modo.

TERESA Sarà stato Georg.

BRUNO Quindi ha scoperto cosa vogliamo fare!

JACOPO Non direi. Se avesse scoperto qualcosa ci avrebbe cacciati di casa, oppure ci avrebbe

aizzato contro i königsberghesi.

BRUNO Magari si vuole divertire.

TERESA Ma secondo voi, se riuscissimo a entrare in contatto con degli extraterrestri, penserebbero

la realtà come la pensiamo noi? Con la matematica, i rapporti di causalità e tutto il resto?

TUTTI No, eh!

TERESA Capito. Dicevamo?

BRUNO Che forse Georg ha capito ma si vuole divertire.

LISA Allora avrebbe scelto strade più divertenti, ad esempio scrivere so cos'avete fatto sul muro

della camera.

BRUNO Io direi di andare via.

JACOPO No, secondo me Georg non sa niente. Però la questione è un'altra... Lo vogliamo ancora

uccidere? Abbiamo fallito due volte.

BRUNO Lo dice sempre la Gelli che siamo una classe di falliti. Non siamo nemmeno capaci di

organizzarci la gita, figuriamoci se potevamo ammazzare Kant.

TERESA Ci ho pensato anch'io mentre non c'era Lisa... Voglio dire, non è più un passante da

sommergere di sassi senza neanche sapere che faccia ha. Lo abbiamo conosciuto, ci abbiamo

parlato...

LISA Non sapete che vita tremenda ha avuto quell'uomo... E lui neanche se ne accorge, crede di

star bene qui a Königsberg con gli ottantenni che gli sputacchiano addosso.

TERESA Insomma, lo vuoi sopprimere per evitargli altre sofferenze.

LISA NO!

BRUNO Ma se invece gli prendessimo il libro di Hume e basta?

TERESA L'ha già letto. Il danno è fatto.

BRUNO Magari se non ce l'ha sottomano non ci pensa più.

TERESA Non credo.

JACOPO Invece ha senso. Ancora è fermo alle domande, o sbaglio? Prima che gli arrivi un'altra

copia, sai quanto ci vuole!

LISA Però scriverà comunque le altre due critiche.

TERESA Forse no. Dipendono parecchio dalla prima.

JACOPO E comunque è la ragion pura la più mortifera.

TERESA E la più contagiosa!

JACOPO Allora va bene?

LISA Vado io!

BRUNO Domani dopo pranzo, prima che parta per la passeggiata. Vai, lo distrai e prendi il libro.

LISA (tra sé) Lo distraggo.



SCENA VENTUNESIMA

Casa di Georg, notte. Teresa cammina pensierosa per le stanze.

TERESA (tra sé) Ora mi sembra di avere il cervello diviso in caselle, accidenti a lui.

Si trova davanti Georg e sussulta.

GEORG Ma guarda! Potrei indovinare cosa fate di notte davanti alla porta di camera mia, ma per

dimostrarvi che sono un filosofo lo chiederò a voi.

TERESA Potrei farvi la stessa domanda.

GEORG Credo di poter fare quello che voglio in casa mia.

TERESA Avevo voglia di muovermi. E poi gli altri russano.

GEORG Io non russo.

TERESA Sentite, ma ci avete mai pensato che la realtà non si preoccupa per niente di farsi

conoscere da noi? Che siamo noi a pensarla nel modo in cui riusciamo a rappresentarcela, e

potrebbe anche essere...

GEORG E dai! Ma questa malattia è contagiosa, perdio! Volete sentire qualcosa di più sensato? A

volte mi chiedo: se prendiamo in considerazione la metafisica da un punto di vista logico...



INTERMEZZO 1/A

Casa di Kant, camera. Notte. Kant si rigira nel letto. Alla fine si solleva a sedere e rimane fermo,

fissando il vuoto.



INTERMEZZO 1/B

Casa di Georg, notte. Jacopo e Bruno dormono; Lisa è seduta sul pagliericcio. Anche lei fissa il

vuoto.



Georg e Teresa come li abbiamo lasciati.

GEORG Avete capito?

TERESA Spero di no, perché quello che ho capito non ha un senso in questa terra.

GEORG Lo dite solo perché vi ho distratta dalle vostre congetture su Kant.

TERESA Georg, ma la sapete una cosa? Tra tre secoli di quel filosofo sfigato a cui scrivete non se

ne ricorderà nessuno. E nemmeno di voi. Neanche il nome.

GEORG E di Kant invece sì?

TERESA Sì.

GEORG A quanto pare hanno il dono della profezia, i membri della vostra setta. Pensandoci bene,

manca solo quello... (Teresa lo guarda) Voi non me la raccontate giusta. C'è qualcosa di strano in

tutta questa storia; devo capire cosa ma c'è... Intanto non siete fratelli. Avete la stessa età e non vi

somigliate.

TERESA E' una cosa che diciamo per non scandalizzare la gente. Avete presente, uomini e donne

che viaggiano insieme... No, non siamo fratelli; ma siamo cresciuti insieme, e abbiamo rapporti del

tutto casti.

GEORG Quindi potrei avere l'onore di cogliere il vostro bocciolo. Bene, mi fa piacere, ma ne

parliamo tra un attimo.

TERESA Va bene anche se non ne parliamo mai.

GEORG Il vostro culto è la cosa più astrusa di cui abbia mai sentito parlare.

TERESA Jacopo ve l'avrà spiegato male.

GEORG Il vostro capo spirituale ha fondato la vostra setta per nascondere il fatto che andava a

puttane? Siamo seri.

TERESA No, qui bisogna non essere seri, sennò non ci si capisce niente.

GEORG Teresa, siamo voi e io. Jacopo sarà un po' ingenuo, ma almeno voi dovreste capirlo che è

una storia che non sta in piedi.

TERESA A volte la realtà supera la fantasia. Non tutto quello che è vero ha senso, non tutto quello

che ha senso è vero.

GEORG Come filosofa siete ancora peggiore che come amante. Meno male che siamo rimasti,

diciamo, ai prolegomeni.

TERESA Mi sento sollevata.

GEORG Siete apodittica

TERESA Tautologico.

GEORG Sollazzevole.

TERESA Stocastico.

GEORG Appercezione.

TERESA Estrapolazione.

GEORG Sussunzione.

TERESA Epanadiplosi.

GEORG Perché non andate a dormire?

TERESA Perché non andate a fanculo?

Entra in camera.



SCENA VENTIDUESIMA

Università, tarda mattinata. Kant ha finito la lezione, nell'aula c'è confusione. Kant cerca con gli

occhi Georg; lo trova e lo raggiunge.

KANT Georg!

GEORG Sì, professore?

KANT Mi dispiacerebbe dover pensare di aver affidato quattro giovani per bene alla persona

sbagliata.

GEORG Non dovete pensarlo, infatti.

KANT Ho sentito frasi poco piacevoli, ieri a pranzo. Georg, ma ti rendi conto? Mascherare

l'interesse con la generosità, sfruttare per la tua lussuria il debito di riconoscenza con cui li hai

legati...

GEORG State correndo un po' troppo, professore. E comunque sulla purezza di quelle due non ci

scommetterei troppo.

KANT Il fatto che una fanciulla non abbia un padre, una casa e una dote non significa che tu la

possa concupire liberamente. Non è una cosa ricavabile per via logica.

GEORG Ma per via empirica sì.

KANT Georg, non mi prendi abbastanza sul serio. Una persona crede di aggrapparsi a una mano

disinteressata e si trova... non ci voglio neanche pensare. Ma non senti qualche richiamo a... a una

dignità interiore?

GEORG Certo che lo sento, appunto! Nessuno vorrebbe andare a letto con una donna che urla

sventolando una forchetta. Anche se ha due belle tette.

KANT Bene, e dell'altra che mi dici? Di Lisa?

GEORG Ah, ecco, Lisa. Quella la lascio a voi, non vi preoccupate.

Si allontana.

KANT Che vuol dire?

Georg non risponde.

KANT Georg! Che vuol dire che la lasci a me?



SCENA VENTITREESIMA

Casa di Kant, studio. Pomeriggio. Kant è sempre assorto nella lettura. Ogni tanto guarda

l'orologio. Sente delle voci dall'altra stanza.

MARIA (da fuori) Ma non ci provate nemmeno!

LISA (da fuori) Ma che modi sono? Almeno diteglielo, deciderà lui.

MARIA (da fuori) Io lo so chi siete!

Kant esce dallo studio. Sulla porta d'ingresso c'è Lisa; Maria le impedisce di entrare. Entrambe lo

guardano.

MARIA Herr Kant, non la vorrete mica ricevere?

KANT Lisa! Voi... non volevate entrare, vero?

LISA No. Sono venuta a guardare la maniglia della porta.

KANT Oh mio Dio.



SCENA VENTIQUATTRESIMA

Casa di Kant, studio. Lisa e Kant in piedi.

KANT Avete avuto un bel coraggio a venire, fräulein, eppure... ne sono contento. Altrimenti non

avrei avuto occasione di spiegarmi... e di scusarmi. Oh, non so nemmeno da dove cominciare...

Lisa, io non sono il tipo di persona che fa queste cose... L'idromele... Perché era idromele, dopo me

ne sono accorto. Georg si sarà sbagliato, oppure ha voluto farmi uno scherzo. Ma non voglio dare la

colpa a qualcuna altro. Qualunque cosa abbia fatto ieri, non ero in me. L'alcol ci fa dimenticare la

nostra origine umana, ciò che è degno di noi. Credo di aver detto un sacco di sciocchezze per tutto il

tempo, ma quello che ho fatto alla fine... E' imperdonabile.

LISA Ma figuratevi, Herr Kant, vi capisco benissimo. Non è stata colpa vostra, capita.

KANT Siete troppo comprensiva. Vi ringrazio infinitamente. Bene, c'è qualcosa che volevate

dirmi?

Abbassa lo sguardo. Anche Lisa abbassa lo sguardo. Si guardano e cominciano a baciarsi. Lei gli

prende la testa tra le mani, lui la tasta goffamente. Cadono sul letto.



INTERMEZZO 2/A

Strada di Königsberg. I tre vecchi sono seduti, ogni tanto girano il collo e controllano gli orologi.

PRIMO VECCHIO I nostri dannati orologi si sono rotti tutti e tre. Non c'è altra spiegazione.

SECONDO VECCHIO Accidenti a te e al tuo orologio, a volte mi chiedo chi è più scemo tra te e il

tuo somaro. Vanno tutti e tre avanti e segnano la stessa ora?

TERZO VECCHIO Mi sembra di vederlo arrivare.

PRIMO VECCHIO Non è lui.

SECONDO VECCHIO Forse è morto.



Lisa e Kant hanno appena finito di fare l'amore. Si guardano ansimanti e ricominciano.



INTERMEZZO 2/B

Strada di Königsberg, davanti alla casa di Georg. Teresa, Bruno, Jacopo.

JACOPO Se Georg ha capito qualcosa è meglio andare via subito.

BRUNO Già, se Lisa tornasse...

JACOPO Ma che stanno facendo?

TERESA (sorridendo) Lo so io che stanno facendo.



Quello che vi immaginate.



INTERMEZZO 2/C

Casa di Kant, cucina. Maria è ferma con le mani appoggiate al tavolo. Ascolta i rumori.

MARIA (tra sé) Eretica...



Kant si è addormentato aggrappato al corpo di Lisa. Lei si solleva sui gomiti e guarda la scrivania,

su cui è rimasto aperto il Trattato sulla natura umana di Hume.

Lisa scuote la testa, bacia Kant sui capelli e chiude gli occhi.



SCENA VENTICINQUESIMA

Casa di Kant, camera. Tramonto. Kant e Lisa sono ancora addormentati.

Kant si sveglia; si accorge di avere la testa tra i seni di Lisa.

KANT Eh? O porca miseria, e ora?

Lisa svegliandosi mugola.

KANT (alzandosi in ginocchio) Voi, io... Eh no, non me lo sono sognato, proprio per niente. Siete

nuda.

LISA (assonnata) Anche voi siete nudo.

Kant si alza e comincia a girare per la stanza, agitato. Lisa, seduta sul letto, lo guarda perplessa.

KANT E d'altra parte come potevo sognarmelo? Io non le faccio queste cose! Ma che ore sono? Fa

buio, non ho neanche fatto la passeggiata. Ho dormito di pomeriggio, stanotte non dormirò e

domani mi prenderà il sonno a lezione. Non so se Hume sarebbe d'accordo, ma me lo sento.

(guarda Lisa) Ma fosse solo questo. Ho una donna nuda nel letto e penso alla lezione di domani.

LISA Ve ne rendete conto anche voi.

KANT Dio mio, ho una donna nuda nel letto!

LISA E ce l'avete messa voi.

KANT E ce l'ho messa io. (comincia a raccogliere i vestiti) E l'ho spogliata io. E.. e.. e.. perché

non sono morto?

LISA Non capisco il problema. Non siamo stati bene?

KANT Non sono riuscito a decondizionarmi dai miei bisogni carnali.

LISA Ci siete riuscito per troppo tempo, è questo il problema.

KANT (vestendosi in fretta e furia) Vi ho usata come mezzo per raggiungere il piacere. Ho corrotto

una fanciulla innocente.

LISA State tranquillo, a quello ci aveva già pensato qualcun altro.

KANT Allora ho copulato con una donna pubblica! Non so cosa sia peggio.

LISA (offesa) Donna pubblica lo dite a vostra sorella morta di tubercolosi.

KANT No, quella è morta di tifo. E io che pensavo di concludere qualcosa oggi pomeriggio! Il

soggetto, mi era venuto in mente qualcosa sul soggetto... ah, non mi ricordo più nulla. E invece!

Niente di diverso da una sasso che non può fare a meno di cadere per terra o di una mosca che non

può fare a meno di posarsi sullo sterco. Altro che rifiutare fieramente ogni parentela con le

inclinazioni! (cercando una scarpa) Dio mio, dov'è finita la libertà dell'uomo?

LISA Io sarei lo sterco in tutta questa descrizione?

KANT Anche voi, non avete un po' di rispetto per voi stessa?

LISA Ma la smettete di andare su e giù, che mi viene mal di testa? Non c'è niente di male in quello

che abbiamo fatto. Voi mi siete piaciuto, io vi sono piaciuta e ci siamo scelti liberamente. (trova la

scarpa e gliela porge) Ecco dov'è finita la libertà dell'uomo. E della donna.

KANT Ma che ne sapete voi? (le lancia la tunica) Vestitevi. Siete indecente, siete... (la guarda)

Siete molto desiderabile. Ma indecente. E Maria parlerà, figuriamoci se non parlerà, avrà già

raccontato tutto a mezza Königsberg.

LISA (vestendosi) E' l'occasione giusta per licenziarla.

KANT Non ditemi cosa devo fare. Non sapete quanto avete umiliato la mia ragione.

LISA E voi me? Non mi lasciate alzare dal letto per tre ore e poi quando avete fatto i vostri comodi

mi trattate come se vi facessi schifo?

KANT Se tutti facessero così....

LISA Se tutti facessero così cosa? Se tutti facessero come vorreste voi l'umanità si estinguerebbe.

KANT Ma... Ma cosa ne so, Lisa! Per quello che ne so voi potreste anche non essere una donna!

LISA Prego?

KANT Cioè, voi vi presentate come donna alla mia esperienza sensibile, ma vostra vera natura è

impenetrabile.

LISA Impenetrabile non mi sembra proprio la parola giusta, ora come ora.

KANT (spingendola verso la porta) Uscite di qui! Non chiedetemi soldi. Non ho soldi.

La spinge fuori e sbatte la porta.

LISA (tra sé) Se ti avvelenavo stavi più zitto.



SCENA VENTISEIESIMA

Strada di Königsberg davanti alla casa di Georg, sera. Teresa, Bruno e Jacopo sono fermi davanti

alla porta. Arriva Lisa, pensierosa e con gli occhi bassi. Bruno e Jacopo ridono e applaudono.

LISA Crepate.

BRUNO Io ti avevo detto di distrarlo, non importava immolarsi.

JACOPO Raccontaci un po' di par...

TERESA Ma che cosa siete? Dio santo, il tatto di un elefante, eh! Lisa, va tutto bene?

LISA No. Preferirei stare sepolta sotto dieci tonnellate di formaggio stagionato insieme a un emo.

Ma non importa.

JACOPO Almeno gli hai preso il libro?

LISA No. Sai com'è, non era proprio la prima cosa che avevo in mente, lì per lì.

BRUNO Ma è stato lui o...

LISA Bruno, quale parte della parola crepate non hai capito?

BRUNO Quindi si rinuncia? Si torna a casa?

JACOPO Non sapete quanto mi scoccia aver fatto tutto questo casino per niente. Ma non ce la

faccio più senza fumare.

TERESA Vabbe', è stata un'esperienza interessante. E poi... non so come dirvelo, ma ora come ora

non mi dispiace più così tanto che Kant sia esistito. Nel senso, pensate se anziché lui fosse diventato

famoso Georg!

JACOPO C'è qualcuno che ci teniamo a salutare? No. Andiamo.

LISA Aspettiamo fino a domani. Con la luce il varco si trova meglio.

BRUNO Non mi sembra una buona idea star qui senza motivo, se Georg si è accorto di qualcosa.

LISA Si è accorto di cosa? Non abbiamo fatto niente, non abbiamo ucciso nessuno alla fine.

TERESA Io però avrei voglia di farmi una doccia e riposarmi.

BRUNO Non possiamo riposarci, dobbiamo studiare filosofia.

LISA Sentite, qualcuno di voi sa precisamente in che punto del bosco abbiamo aperto il varco? (gli

altri esitano) Appunto. Sarà difficile trovarlo anche di giorno. Figuriamoci col buio.

TERESA Alla fin fine è un discorso che ha un suo senso. Cosa volete che cambi una notte in più o

in meno?



SCENA VENTISETTESIMA

Casa di Georg, notte. Tutti e quattro sono stesi sul pagliericcio. Teresa si gira verso Lisa.

TERESA Lisa!

LISA Di'.

TERESA Ma che è successo? Te la senti di parlarne? Lui ti ha...

LISA No, no. L'abbiamo voluto tutti e due.

TERESA Me lo immaginavo.

LISA Si vede così tanto?

TERESA Se me ne sono accorta io!

LISA Oddio, ma è Kant, Teresa! Te ne rendi conto? Io lo volevo uccidere.

TERESA Sindrome di Stoccolma al contrario.

LISA Sono stata a letto con uno che dà asilo ai vagabondi. Con uno che crede nella legge morale,

che chiede scusa al mondo perché respira. E mi è anche piaciuto.

TERESA E te ne stai anche innamorando.

LISA Con calma, eh!

TERESA Ma dopo che è successo? Che vi siete detti?

LISA Non ci ho capito molto, se non che mi ha buttata fuori dopo avermi paragonata a una cacca.

TERESA E' l'uomo per te.

LISA Già, solo che vive nel Settecento. Ed è Kant.



SCENA VENTOTTESIMA

Casa di Georg, cucina. Mattina. Teresa entra cantando Elio e le Storie Tese:

TERESA Così ha scoperto che tu, solo tu, sempre tu, anche tu, nient'altro che tu sei il vitello dai

piedi di balsa, inventore di una storia falsa. Accusavi il vitello dai piedi tonn...

Entra Georg.

GEORG E' un vostro inno sacro?

TERESA Sì.

GEORG Molto interessante.

TERESA Uscite?

GEORG Sì, vado a lezione.

TERESA Appena gli altri si svegliano noi togliamo il disturbo.

GEORG Quindi non ci rivediamo.

TERESA No. (gli porge la mano) Salutiamoci come due persone serie.

GEORG Io sono una persona seria. Siete voi che sostenete il valore gnoseologico della

demenzialità.

Teresa scoppia a ridere.

TERESA Georg, non mi prendete sul serio anche il riso, sennò non si salva più nulla.

GEORG Meno male che siete una donna, perché se vi dedicaste alla filosofia diventereste pazza.

TERESA Io sono già un po' pazza. E anche voi, e Kant, e tutti gli altri. Ma finché riusciamo a

ridere c'è ancora qualche speranza. Hume ha riso della scienza. Kant si è preso la missione di

ricostruire tutto da capo, e sono sicura che farà un bel lavoro grande e complesso. Ma un giorno

qualcuno potrebbe soffiarci sopra e farlo cadere come niente... E allora c'è bisogno di saperci ridere

sopra, sennò addio! Uno impazzisce.

GEORG Ma che discorso è? Nessuno teorizzerebbe niente se non prendesse sul serio il suo lavoro.

TERESA Non troppo, Georg. Non serve a niente immolarsi. Dobbiamo essere pronti a ridere di

ogni singola parola che ci è uscita dal cervello, anche se ci abbiamo sudato sopra dieci anni. E

soprattuto di noi che andiamo a giro col naso per aria e vogliamo mettere in gabbia la realtà...

GEORG Perché?

TERESA Per ricordarsi che non è quella la cosa più importante. Non è delle idee che bisogna

innamorarsi.

GEORG Lo sapevo che andavate a parare lì.

TERESA Dove?

GEORG E' un ragionamento da donna. Di più, da donna che non sa nulla e non ha visto nulla. Se

l'amore cura la filosofia, è un rimedio peggiore della malattia.

TERESA Anche l'amore si può curare.

GEORG Come?

TERESA Basta fraintendersi, offendersi, non ascoltarsi, fare le cose quando non è il momento.

GEORG Basta?

TERESA Sì. No. Non lo so. Forse dipende dall'amore. (gli porge la mano)

GEORG (accostandosi la mano di Teresa alle labbra) Avete ragione, dipende dall'amore. Peccato,

però.

Esce.



SCENA VENTINOVESIMA

Casa di Georg, cucina. Teresa apre la porta a Kant, che ha le occhiaie e un'aria sconvolta.

TERESA Buongiorno, Herr Kant. (lo guarda in faccia) State bene?

KANT Benissimo. C'è qualcuno in casa?

TERESA Georg è uscito. Noi tra poco ce ne andiamo.

KANT Ah. Capisco. Buon viaggio, vi auguro ogni bene.

Fa per uscire, ma Teresa lo trattiene.

TERESA Forza, andate a dirglielo.

KANT A dirle cosa?

TERESA Se non lo sapete voi!

KANT Mi serve un bicchiere di idromele.

TERESA (spingendolo verso la porta interna) Attaccarsi alla bottiglia non fa un buon effetto sulle

ragazze. Questa non è una legge oggettiva, ma vi assicuro che funziona.

Entrano Lisa, Bruno e Jacopo. Lisa vedendo Kant si ferma sulla soglia.

TERESA (prendendo sottobraccio Bruno e Jacopo) Bene, noi tre andiamo a fare una girata.

BRUNO Ma non dovevamo andare via?

TERESA Appunto. Andiamo a rendere l'ultimo saluto alla ridente cittadina di Königsberg.

JACOPO Ma loro...

Teresa gli pesta il piede. Escono. Lisa e Kant si guardano in silenzio.

KANT Lisa! Io... sto andando all'Università, e non vorrei fare tardi, quindi per favore statemi bene

a sentire.

LISA Sono tutta orecchi.

KANT La rappresentazione della vostra persona rapportata al mio soggetto mi dà un sentimento di

piacere che non posso spiegare concettualmente... Per quanto mi renda conto che questo giudizio è

inquinato dalle mie inclinazioni individuali.

LISA Eh?

KANT Credo di amarvi.

LISA Ieri credevate di essere una mosca che ronza sulla merda. Decidetevi.

KANT Ci ho messo tutta la notte a decidermi, Lisa. A chiedermi se apprezzo la vostra persona in

sé o il piacere che ricavo dalla vostra presenza... e non solo dalla vostra presenza, e se sono

interessato alla vostra esistenza o è solo questione di contemplazione, e se devo assecondare la mia

volontà quando è anche la vostra, oppure rischio di danneggiare la dignità di entrambi... Alla fine ho

capito che non ci capisco niente, e sono venuto qui. Ho fatto male?

LISA No.

Si baciano.

KANT Lisa, non partire.

LISA Ecco, lo sapevo che era troppo bello. Devo partire, appunto.

KANT Ti importa davvero di quel culto ridicolo?

LISA No, ma... i miei fratelli...

KANT Lisa, guarda in che stato mi ha gettato. Prima di incontrarti pensavo che il massimo piacere

per un uomo fosse guardare un prato verde.

Georg apre la porta e fa per entrare.

KANT Un attimo e sono da te, Georg.

GEORG Veramente non volevo parlare con voi, volevo entrare in casa mia.

KANT Scusami Georg, ma io per caso ti interrompo mentre ti fai gli affari tuoi?

GEORG Mah!

Richiude la porta.

KANT Lisa, non mi lasciare solo con Georg. E col rettore. E con Maria. Resta con me, ti prego.

LISA Non posso.

KANT Perché?

LISA (con passione) Già, perché?

KANT Lisa, non ti sto prendendo in giro; la mia è una proposta seria. Sai che non sono ricco, ma tu

per fortuna non sei certo abituata al lusso. La sera prima di dormire ti racconterò le mie teorie, ti

rallegrerai con me per ogni passo avanti, mi terrai la mano quando mi sembrerà di non concludere

nulla, andremo a passeggio sui ponti di Königsberg, invecchieremo insieme, sarai la gioia di questa

casa e l'angelo del mio focolare.

LISA (ha cambiato espressione durante il discorso) Ah, ecco perché.

KANT Naturalmente posso licenziare Maria; ho capito che non ti piace troppo.

LISA Ma non è questione di Maria o non Maria, Immanuel! Se davvero decidessi di lasciare tutto il

resto e stare con te... noi televisore erranti siamo abituate ad essere in qualche modo... non lo so,

indipendenti. Non posso pensare di sposarti e vivere un'esistenza rispettabile a Königsberg.

KANT E... e cosa proporresti?

LISA Tanto per cominciare, non c'è nessun bisogno di sposarci.

KANT Ma non si può.

LISA I filosofi possono. Rousseau l'ha fatto.

KANT Ma Rousseau vive in Francia!

LISA Andiamo in Francia anche noi. Non ti sei stancato di vedere tutti i giorni i soliti campanili

col culo ritto?

KANT Ma senti! E che faremmo in Francia senza un soldo?

LISA Rapiniamo una banca. (Kant la guarda malissimo) Facciamo selle per i cavalli. Coltiviamo

una vigna di Bordeaux. Ci uniamo a un circo di saltimbanchi. Anzi no, in Francia ci sono troppi

filosofi. Ti fa male alla salute. Andiamo in Giappone.

KANT Lisa, tu sei completamente pazza. Io... devo fare la mia parte per il progresso del sapere

umano, devo capire come facciamo a conoscere... E ho bisogno di tenere i miei ritmi, devo bere il tè

la mattina presto, fare la passeggiata dopo pranzo e... E cos'ha Königsberg che non va?

LISA Cos'ha Königsberg che non va? Una città dove la gente passa la vita a chiedersi come

attraversare tutti i ponti una volta sola?

KANT Ma non è un posto così brutto! Ci sono... (pensa) che so, i canali, i boschi, c'è anche il mare

qui vicino...

GEORG (da fuori) Professore, quando avete risolto i vostri problemi sentimentali mi farebbe

piacere entrare in casa.

Kant apre la porta.

KANT Scusami Georg, ma non dovresti essere all'Università?

GEORG Sì. A sentire la vostra lezione.

KANT Ecco. Vai, io arrivo subito.

Chiude la porta e torna da Lisa.

KANT Lisa, siamo seri. Io sono sempre vissuto qui, ho i miei studenti, il mio lavoro... prima o poi

avrò la cattedra, no?

LISA Immanuel, quanti nipoti ha il rettore?

KANT Non lo so. Almeno altri tre, mi sembra.

LISA Appunto.

KANT Ma io non lo faccio per il prestigio, lo faccio per la filosofia.

LISA E per me cosa faresti?

KANT Tutto, tranne quello che mi chiedi.

LISA Troppo facile. Da me pretendi che lasci la mia vita.

KANT Lisa, ti prego.

LISA No. Vorrei tanto restare con te, e mi verrebbe da dire: a qualunque condizione. Ma so che

finirei per odiarti.

KANT Lisa, non mi puoi sconvolgere la vita e poi andartene senza raccattare i cocci.

LISA Senti, se l'unica cosa che ti interessa è la tranquillità... tra una settimana sarai di nuovo

tranquillo, vedrai. Vai, non avevi detto che rischiavi di far tardi?

KANT Non c'è modo?

LISA Ora come ora no.

KANT Buon viaggio.

Esce.



SCENA TRENTESIMA

Università, mattina. Kant arriva triste, guardando per terra. Dall'aula sente venire urla, risa,

applausi. Si scuote ed entra.

Alcuni studenti sono in piedi, altri seduti ma decisamente rilassati. Alcuni ridono, altri discutono.

Qualcuno esce. Nessuno si è accorto dell'ingresso di Kant; tutti guardano la cattedra, in piedi sulla

quale sta parlando Hans.

PRIMO STUDENTE (imbarazzato) Buongiorno, Herr Kant.

KANT Che sta succedendo?

SECONDO STUDENTE Mah, non lo sappiamo in realtà... Voi eravate in ritardo, Hans è entrato e

nessuno l'ha fermato... E ora è lì.

KANT A volte mi chiedevo perché devo essere sempre puntuale. Ecco perché devo essere sempre

puntuale. E che sta facendo?

PRIMO STUDENTE Mi sembra che stia tenendo una... una specie di lezione, no?

Kant muove lo sguardo spaesato da Hans agli studenti.

SECONDO STUDENTE Forse dovreste andare lì e dirgli di andarsene.

PRIMO STUDENTE Cosa dici! Professore, non è che potreste lasciarlo fare per oggi? Tanto dopo

paghiamo voi, lui si comprerebbe una corda.

KANT Ma ma che... Dio santo, solo un pazzo suicida può voler fare il libero docente!

Comincia a seguire il discorso di Hans.

HANS Porro per Lingua di bue alla seconda. Ad A precede B, e sarà anche vero, ma tanto tutti

defungiamo, cioè non serviamo più a un cazzo per dirla alla latina; e non tutti sono capaci di

defungere con una mela in bocca. Solo i maiali. Se la mela fosse stata nella bocca del maiale non

sarebbe caduta in testa a Newton: addio gravitazione, addio gratificazione, addio graticola, addio

gravidanza. Sussunzione! Forse Dio esisteva ma è morto, forse questo sasso che ci sembra cadere in

realtà sale, e siamo noi che stiamo con la testa all'ingiù, e quando avrete finito di postulare, di

dimostrare, di incasellare, di acchiappare l'aria con le mani, di trascendere, di appercepire, di

sussungere e di mungere, il mondo vi farà la linguaccia e sguscerà fuori dai vostri schemi e andrà

avanti per conto suo, ergo voi resterete come tordi con una gabbia vuota e una manciata di parole, e

le vostre donne intanto se le sarà scopate qualcun altro. Ma non statemi ad asportare. Io sono pazzo.

Mi uccido tutti i giorni perché sono già defunto, ma poi chi l'ha detto che l'uomo debba fungere a

qualcosa? Funge di più un fungo finferlo o...

Kant lascia cadere i libri e corre via.

PRIMO STUDENTE Professore?

SECONDO STUDENTE Ma dove va?



SCENA TRENTUNESIMA

Strada di Königsberg, mattina. I tre vecchi sono seduti. Vedono passare Kant di corsa.

PRIMO VECCHIO (prendendo l'orologio per regolarlo) Ecco, ora si può stare tranquilli fino a

domani.

SECONDO VECCHIO Mi sembra dannatamente presto per le tre e mezzo.

TERZO VECCHIO E poi correva.

SECONDO VECCHIO La fine del mondo è vicina.

SCENA TRENTADUESIMA

Bosco vicino a Königsberg, mattina. Bruno, Lisa, Jacopo e Teresa camminano sul sentiero.

JACOPO E' qui che dobbiamo lasciare il sentiero.

TERESA No, io questo punto me lo ricordo; andiamo più avanti.

Si sente la voce di Kant da lontano.

KANT (v.f.c.) Lisa! Lisaaaaa!

Girano la testa. Arriva Kant, col fiatone. Lisa cerca di non sorridere e fa qualche passo verso di

lui.

KANT (respirando affannosamente) Lisa, aspetta! (le prende la mano) Abbi pazienza un momento.

Sono abituato a passeggiare, non a correre.

LISA Da dove sei venuto?

KANT Dall'Università. Lisa, ho quasi quarant'anni e non ho ancora fatto niente che abbia un senso

per la mia vita. Sai che da quando sono nato non ho mai visto una montagna? E sono stato tre giorni

a riflettere su quel saggio di Burke sul sublime senza nemmeno sapere di cosa parlava! Lisa, non

voglio passare la vita a costruire gabbie per consolarmi di essere in gabbia io; non voglio insegnare

ai saccenti, voglio imparare dai pazzi. Gli scienziati faranno le loro scoperte anche senza il mio

permesso. Quanto a me, col tuo permesso, ti porterei (abbassa la voce) a letto; e poi via da qui. Ma

sono stato stupido, e forse ora non vorrai più.

Lisa sorride.

LISA Sì, un po' stupido sei stato. Ma ci si può lavorare.

Bacia Kant. Si sente un applauso scrosciante. Kant e Lisa si staccano. Poco lontano da loro ci sono

gli studenti di Kant che applaudono. Si guardano imbarazzati.

Dalla folla emerge un uomo anziano imparruccato vestito elegantemente.

UOMO Herr Kant!

LISA E quello chi è?

KANT Il rettore.

Con una riverenza va verso di lui.

RETTORE Siete impazzito? Da un uomo del vostro rigore tutto mi sarei aspettato fuorché un

comportamento del genere. Mentre un pazzo fa lezione al posto vostro, voi vi abbandonate a gesti

lubrici con una donna raccattata dalla strada. Volete gettare discredito su tutta l'università?

KANT Anch'io volevo chiedervi una cosa, eccellenza. Sapete qual è la differenza tra una cattedra

reale e una cattedra pensata?

RETTORE Eh?

KANT Io sì. Mi licenzio.



SCENA TRENTATREESIMA

Strada di Königsberg. Teresa, Lisa, Bruno, Jacopo.

JACOPO Ma è troppo vecchio! Avrà vent'anni più di te.

LISA Se è per questo ne ha duecentocinquanta più di me. Ma non importa.

BRUNO Lui non è mai uscito da Königsberg, e tu vieni addirittura da un altro secolo. Morirete

subito.

TERESA Lo sai, vero, che non potrai programmare le gravidanze?

BRUNO Non conterai niente per la società.

TERESA Ti toccherà mangiare il formaggio stagionato.

JACOPO Quando starai male ti metteranno addosso delle sanguisughe.

LISA Grazie! Godetevi la crisi, il precariato e l'effetto serra. Anzi, mi dispiace proprio di non

essere lì quando finirà il petrolio.

TERESA E' vero. Questa gente vive male, ma è libera di progettare un mondo migliore. Getta i

semi e muore contenta pensando all'albero che nascerà. Noi abbiamo visto l'albero, ma è cresciuto

storto. Ogni volta che l'abbiamo ripiantato è diventato più deforme, più attorcigliato su se stesso.

Lisa, non glielo dire che l'uomo riesce a complicarsi la vita anche in uno Stato liberale, e che non

basta l'ONU per la pace perpetua.

LISA Qui almeno non dovrò studiare altri cinque anni per lavorare in un call center.

BRUNO Ecco, a proposito, come pensate di campare? Lui sa fare solo il filosofo, non credo

proprio che riesca a mantenerti.

LISA Via, non è mica così scemo! Saprà fare anche qualcos'altro.

JACOPO Insomma, non te ne importa niente di abbandonare la tua vita?

LISA Sì. Ma la dovrei abbandonare comunque prima o poi, e allora preferisco farlo per qualcosa

che mi interessa davvero.

BRUNO Quindi lo ami?

LISA Non so come sia possibile, ma credo proprio di sì.

TERESA Ma sai una cosa? Fai bene. Sono proprio contenta per voi.

LISA Grazie!

TERESA (mettendosi a piangere) Anzi, no, fai malissimo. Lisa, non ci lasciare!

LISA (abbracciandola) Su su, starete un po' più larghi, voi sette miliardi!

TERESA Come farò senza qualcuno che mi scrive sulla mano i nomi di telefilm lesi che dovrei

vedere?

LISA Via, se scoprite dov'è la mia tomba portateci un fiore e io sarò tutta contenta.

Si abbracciano tutti.

JACOPO Insomma, non ti rivedremo più.

LISA Questo non è detto. Se un giorno o l'altro mi stanco, un modo per tornare lo trovo.

TERESA Non ci provare, brutta merda. Lo uccideresti. Anzi, no, torna. Ah, non lo so.

JACOPO Già! Ma ci pensate che eravamo venuti qui per ucciderlo?

LISA Ah, per quello state tranquilli che le critiche ormai non le scrive. Ci sto attenta io.



SCENA TRENTAQUATTRESIMA

Königsberg. Bruno Jacopo e Teresa attraversano il ponte, verso il bosco.

JACOPO Quanto dite che reggeranno? Un mese?

BRUNO Una settimana.

TERESA A me sembra che stiano molto bene insieme.

JACOPO Dice! Come una mucca e un paguro.

BRUNO Però alla fine abbiamo ottenuto quello che volevamo. Non dobbiamo studiare Kant per

domani.

TERESA Ho capito, ma abbiamo perso Lisa!

BRUNO Andremo a trovarla.

TERESA E comunque non sono mica tanto sicura... Non dobbiamo studiare Kant, ma chissà cosa

dobbiamo studiare!

JACOPO Cazzo, è vero! La filosofia sarà completamente diversa, avremo il libro pieno di cose mai

sentite.

TERESA Magari il mondo è completamente diverso.

BRUNO Vorrei non essere mai nato.

TERESA Magari non siamo mai nati.

BRUNO Oh Madonna, ma non era più semplice boscarla?



SCENA TRENTACINQUESIMA

Königsberg. Vicino alla casa di Kant è ferma una corriera. Escono dalla porta Kant e Lisa. Lei non

ha più la tunica ma indossa un abito da viaggio. Lui regge due bauli. Lisa fa segno di volerne

prendere uno, ma Kant scuote la testa. Cerca di portarli fino alla corriera, ma a metà strada è

costretto a posarli.

Lisa gli si avvicina sorridendo, gli dà un bacio sulla guancia e prende uno dei bauli. Raggiungono

la corriera e caricano i bagagli.

KANT Non riesco a pensare che domani quando mi sveglierò non vedrò questo posto.

LISA Non c'è un granché da vedere, amore mio.

KANT Avremo dodici figli.

LISA Come i tuoi fratelli morti di tubercolosi? Ma non ci penso proprio!

Si baciano. Lui la aiuta a salire sulla corriera; poi si gira e lancia uno sguardo alla strada. Alza le

spalle e sale anche lui.

La corriera parte.



SCENA TRENTASEIESIMA

Casa di Kant, ingresso. Georg apre cautamente la porta ed entra.

GEORG Herr Kant?

Nessuno risponde.

GEORG Professore, la porta era aperta.

Guarda in sala da pranzo. Non c'è nessuno.

GEORG Professore? Maria?

Entra nello studio.

GEORG C'è qualcuno?

Il cassettone è aperto e vuoto. Sul tavolo è rimasto il Trattato sulla natura umana di Hume. Georg lo

prende in mano. Si siede e inizia a leggerlo.





FINE

24 novembre 2011


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