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					                           IL NUOVO SIKHISMO: 3HO
I Sikh tra Oriente e Occidente

Le mode e le ondate culturali vengono e vanno con un ritmo ormai ben più incalzante di
quello delle generazioni umane, di modo che diviene interessante seguire la sorte e le
scelte di coloro che, sollevati non molti anni orsono da una di queste onde, si sono poi
trovati a fare i conti con il suo rifluire. Che fine hanno fatto i "Figli dei fiori" americani
inneggianti a una vita svincolata da qualsiasi convenzione sociale? La California era stata
la loro culla, ed è a Los Angeles in California che potrete rintracciare ancora la sede
centrale di un gruppo — che ha ormai sedi sparse in tutto l'Occidente e anche in Italia —
che ne rappresenta una curiosa forma di riciclaggio sociale e religioso; ancora
spiritualmente rivolti verso l'India, indossando candide vesti e turbanti di foggia orientale, li
troverete in meditazione dalle quattro alle sette di mattina nei templi della Fratellanza Sikh
Dharma e della fondazione 3HO.

Fratellanza Sikh Dharma - 3HO

Ciò che ha l'aspetto di una formula chimica, non è altro che il nome di una ennesima sètta
americana, e sta per Healthy Happy Holy Organization, ovvero "Organizzazione Sani,
Contenti, Santi". Il fondatore della Fratellanza Sikh Dharma e della 3HO (che è il ramo
incaricato dell'istruzione dottrinale e della propaganda) è Shri Singh Sahib Bhai Sahib
Harbhajan Singh Khalsa Yogiji, per gli iniziati semplicemente Yogi Bhajan. La ricorrenza
del nome Singh avrà già avvisato i meglio informati che Yogi Bhajan appartiene alla
tradizione Sikh.

Il Sikhismo

È un singolare movimento religioso nato agli inizi del XVI secolo con lo scopo di conciliare
alcuni elementi dell'induismo ortodosso con altri tipicamente islamici, svincolandoli da
qualsiasi formalismo rituale. Fondatore della religione Sikh fu il Guru Nanak. Originario
dell'attuale Pakistan, predicò a lungo in tutta l'India settentrionale dove l'Islam andava
diffondendosi in connessione alla diminuzione politica della dinastia musulmana Moghul.
Questa predicazione attecchì soprattutto nella regione indiana del Pajab, dove risiede
tuttora la grande maggioranza dei Sikh indiani; al guru Nanak successero altri nove guru
considerati legittimi intermediari tra l'uomo e Dio. Al quarto, Ram Das, si deve la
costruzione del Tempio d'Oro di Amristar, centro del luogo di culto Sikh, dove viene letto e
spiegato l'Adi Granth, libro sacro che raccoglie detti e insegnamenti dei guru, e che dopo
la morte del decimo di loro, Govind Singh, è divenuto l'unico vero intermediario tra l'uomo
e Dio, il guru perenne e definitivo.

Soprattutto a partire dal sesto guru, i Sikh reagirono alle persecuzioni del potere
musulmano strutturandosi in senso spiccatamente politico e accentuando il carattere
marziale della loro appartenenza religiosa, finendo per fondare un vasto regno che, prima
di essere abbattuto dagli inglesi nel secolo scorso, si estendeva dall'Afghanistan al Gange.

Sintesi di induismo e islamismo

Come si è detto, il movimento Sikh nasce dalla sintesi di elementi indù e musulmani.
Meglio, esso rappresenta un riuscito tentativo di genio religioso indù di metabolizzare e
annettersi l'Islam, dopo averlo opportunamente devitalizzato svigorendo e annacquando i
suoi fondamenti dottrinali più visceralmente estranei al pluri-millenario senso comune
religioso dell'India. Guru Nanak professava, come i musulmani, il più stretto monoteismo,
ma il suo unico Dio, ineffabile e inaccessibile, assomiglia ben più al Brahaman indù che al
Dio persona della rivelazione fatta ad Abramo, cui l'Islam a maggiore o minore diritto vuole
riconnettersi. Inoltre, i successori di Nanak hanno sempre più tollerato elementi del
politeismo indù, fino ad ammettere ufficialmente anche l'adorazione di una dea
dell'induismo.

Il guru viene visto come tramite vivente con Dio e in qualche modo partecipe della sua
natura, ciò che rompe evidentemente con entrambi i fondamentali dogmi musulmani: la
funzione profetica è terminata con Maometto, e Dio è completamente separato da
qualsivoglia creatura. In aggiunta i Sikh aderiscono per lo più a una forma della dottrina
indù della trasmigrazione delle anime.

Più somigliante all'impostazione musulmana è la venerazione del libro sacro come unica
fonte ormai normativa della religione, senza l'intermediazione di una casta sacerdotale, e
la confusione dei concetti di comunità religiosa e comunità politica in un unico sentimento
di appartenenza che è entrato invariabilmente in conflitto (spesso oggi anche cruento) con
i vari regimi non Sikh succedutisi sul suolo indiano.

Le "correnti" Sikh

Anche a cause di lotte di potere sfociate in frammentazioni religiose, non si può parlare di
un unico movimento Sikh, quanto piuttosto di "correnti Sikh", la più conosciuta e numerosa
delle quali è probabilmente quella dei Khalsa (comunità dei puri), secondo cui l'individuo
può purificarsi conducendo una vita integra ed onesta, vincendo il proprio egoismo e
rinunciando ai vizi (alcool, tabacco, gioco d'azzardo). Essi seguono inoltre alcune usanze
e riti quali: l'accoglienza di un nuovo membro mediante un rito di iniziazione, il pasto
cultuale comune (karah prasad), l'osservanza dei "cinque K": kes — la barba e i capelli
non devono mai essere tagliati, e questi ultimi devono essere raccolti nel turbante;
knangha — pettine di legno simbolo di pulizia (esteriore e interiore); kirpan — pugnale che
i Sikh portano alla cintola; kara — braccialetto di ferro che simboleggia il loro legame con
Dio; Kacca — pantaloni corti al ginocchio per rammentare l'impegno di castità fuori dal
matrimonio. Gli appartenenti a questo ramo Sikh aggiungono al proprio nome quello di
Singh (leone), appartenuto all'ultimo guru.

L'esportazione del Sikhismo in America: 3HO

Fin qui si è parlato delle caratteristiche dei dieci-quindici milioni di Sikh che vivono sul
territorio indiano. Ma, come per la maggior parte delle realtà religiose orientali, gli ultimi
decenni hanno visto un consistente radicamento della fede Sikh in terra americana (circa
duecentomila seguaci secondo le ultime statistiche). E secondo un copione esso pure
comune alle altre religioni "esportate" nel Nuovo Mondo, anche il Sikhismo americano ha
assunto tratti che suonano abbastanza aberranti rispetto alla versione "originale".
Torniamo quindi a Los Angeles per seguire una delle correnti più rappresentative dei Sikh
statunitensi, quella appunto fondata e capeggiata da Yogi Bhajan.

Figlio di un medico del nord dell'India, a lungo funzionario statale nel suo Paese, Yogi
Bhajan giunge in America su richiesta di alcuni college per tenere corsi di meditazione e di
yoga; negli anni Settanta fonda a Los Angeles l'organizzazione religiosa della Fratellanza
Sikh Dharma, il cui braccio "educativo" è rappresentato, come si è detto, dalla 3HO. A
parte la stravaganza dell'abbigliamento, che per il colore e l'uso femminile del turbante li
differenzia anche dai Sikh ortodossi, i seguaci di Yogi Bhajan sono sostanzialmente
integrati nella società americana, costituendo una curiosa sintesi tra la pratica delle virtù
borghesi e di quelle yoga. Sono coniugi fedeli, madri e padri premurosi che allontanano i
loro figli dalla depravata società americana mandandoli a studiare in India dove, come
asseriscono, i valori tradizionali sono ancora tenuti in considerazione.

Professano con serietà calvinista il proprio mestiere (la comunità Sikh di Los Angeles è
costituita per buona parte da professionisti e imprenditori). Non spregiano la proprietà
privata, anche se esistono comunità in cui i Sikh possono scegliere di vivere insieme. Si
dedicano ad attività di volontariato sociale e, cosa più importante, soddisfano i propri
aneliti spirituali aspettando quotidianamente il sorgere dell'alba in meditazione yoga, finita
la quale eseguono accompagnati dalla chitarra motivi in stile anni Sessanta. I tempi sono
cambiati, i figli dei fiori hanno raggiunto la mezza età: lavoro, successo e stabilità sociale,
non sono più nemici da esorcizzare, ecco dunque la possibilità di continuare a seguire
l'esotico mito dell'India in un più solido e borghese contesto.

Ma non tutto è "oro"

Non mancano però, in questo edificante panorama, accuse che fuoriusciti muovono a Yogi
Bhajan: violenza sessuale e psichica, plagio, millantato credito, utilizzazione delle entrate
provenienti dalle casse delle comunità americane Sikh per fini non propriamente spirituali.
Alcuni ex aderenti, infatti, sostengono di aver casualmente scoperto che i beni immobili del
centro Sikh che sorge a Española (Nuovo Messico) — acquistati con il denaro degli
aderenti alla sètta — non appartengono, come viene fatto credere, alla comunità, ma
fanno parte del patrimonio personale del leader della sètta. A Yogi Bhaian viene
comunque rivolta un'accusa che non solo scandalizza l'ambiente statunitense, ma desta le
più vivaci critiche di esponenti della comunità Sikh nella sua madrepatria indiana: quella
cioè di avere trasformato buona parte della comunità in un inesauribile harem personale,
spesso usando metodi di pressione come la privazione del sonno e di cibo per indurre
dipendenza psicologica.

A tutto ciò i portavoce dell'organizzazione replicano tranquilli: il sesso è parte essenziale
dei metodi spirituali del gruppo — anzi, secondo le parole di Yogi Bhajan — è lo yoga
perfetto, alla cui esecuzione rituale nell'ambito familiare sono dedicati libri interi. Ed ecco
quindi che, recuperato in questo nuovo contesto anche l'ultimo elemento fondante dei
bollenti anni Sessanta, si completa per gli ormai attempati figli dei fiori il quadro di una
produttiva e socialmente accettabile esistenza.

                                  FRANCESCA LANGONE

(Tratto da: Movimenti Religiosi Alternativi n. 21, in 'Dossier' della rivista 'Presenza
Cristiana').

				
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