PROGETTO SCRITTURA

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PROGETTO SCRITTURA Powered By Docstoc
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                                          Oggetto didattico


                             TECNICHE DELLA SCRITTURA
                                             Linee Guida


Premessa

         È ormai constatazione diffusa che i giovani incontrino sempre maggiori difficoltà nell’usare
la parola scritta. Le ragioni di queste difficoltà sono numerose, ma vanno generalmente ricondotte
al sempre minor bisogno di usare la scrittura, che è stato conseguenza dello sviluppo di tecnologie
le quali consentono di comunicare in maniera diversa.
          Eppure sono continue le occasioni in cui viene richiesto di “mettere qualcosa per iscritto”,
e, di fronte a questa richiesta, spesso si notano imbarazzate dichiarazioni di inadeguatezza.
L’indagine OCSE, che ha visto l’Italia collocarsi in coda ai paesi sviluppati, non ha rilevato la
mancanza di informazione teorica, quanto piuttosto quella di capacità pratiche, operative di
esercitare forme di scrittura elementari, quali quella di fare una autocertificazione o di riempire un
modulo prestampato. E’ dunque questo il problema da affrontare e da risolvere, e la scuola deve
impegnarsi anche in questo senso.
         Cosa vuol dire insegnare a scrivere, e cosa si deve fare per realizzare questo obiettivo?
         La mia impressione è che la scuola italiana, per quanto concerne questo importantissimo e
delicatissimo aspetto dell’istruzione, si sia posta sempre degli obiettivi troppo alti, con la
conseguenza di aver dimenticato la “realtà effettuale”. Si è avuta la pretesa di insegnare a scrivere
bene, quasi in termini artistici, con la conseguenza che si è trascurato l’obiettivo essenziale, cioè
quello di insegnare ad esprimere con chiarezza e linearità il proprio pensiero, per comunicare con
gli altri nelle occasioni in cui si richiede un tipo di comunicazione formale: insomma, coltivando
l’illusione di fare di ognuno uno scrittore, si è trascurata l’esigenza di insegnargli semplicemente a
scrivere.
         L’accademismo, male cronico della nostra università, che inevitabilmente si trasferisce a
cascata in tutto il sistema dell’istruzione (perché è questa università che forma i docenti), si
coglie dappertutto; basti esaminare uno dei testi qualsiasi che sono stati predisposti per sviluppare le
capacità di scrittura, in vista delle prove degli esami di stato : vi si parla di pianificazione
temporale, di operazioni di prescrittura , di scrittura e di postscrittura, di ragionamento
deduttivo, induttivo, abduttivo ed analogico e via dicendo. Spesso si immaginano situazioni
diverse da quelle reali, e si prevede la possibilità di avvalersi di strutture operative quali
quelle di cui può disporre la redazione di un quotidiano: insomma, si immagina di dover fare
corsi di volo a chi deve guidare una bicicletta!
         Tutto questo si può evitare se impariamo a volare basso, e se non complichiamo la vita
degli studenti con inutili nominalismi e tecnicismi: insomma dobbiamo essere efficaci, a costo di
apparire banali. Chi ha talento, e vuol fare lo scrittore, avrà tempo e modo di approfondire la
narratologia, e, se vorrà dedicarsi al giornalismo di qualità, dovrà frequentare corsi specifici. Per i
più, saper scrivere significherà stendere un verbale (anche su un’infrazione o un delitto), fare una
relazione, inviare una comunicazione, scrivere una domanda o un esposto, senza commettere errori,
e con una impostazione corretta. E le tipologie di scrittura esaminate sono appunto quelle che
rientrano nella prassi quotidiana, senza alcuna presunzione di essere esaustivi.
         Sul piano operativo si suggerisce di non proporre (come fanno i libri in circolazione)
modelli preconfezionati, perfetti ma astratti, bensì di evidenziare gli elementi costitutivi delle varie
tipologie di scrittura e poi costruire, insieme agli studenti, testi di vario tipo, rafforzando le
competenze con un numero adeguato di esercitazioni; e….senza fretta!



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                                              PARTE I

LA STRUTTURA DEL PERIODO

Struttura “a treno”:
           solo locomotori (tutte principali : è la più semplice da gestire);
           un locomotore ed uno o più vagoni (è quella più “normale”);
           più locomotori e più vagoni (è la più complessa fra questo tipo di strutture)

Struttura “a cerchi concentrici”

Esempi di struttura a treno:

               il professore spiegava, io ero distratto ed egli mi ha rimproverato;
               il professore mi ha rimproverato, perché ero distratto mentre egli spiegava
                ieri il professore stava spiegando Dante, e, poiché, mentre egli spiegava, io ero
                distratto, mi ha rimproverato (la prima frase proposta è troppo semplice per
                prevedere la struttura a più locomotori e più vagoni, per cui l’abbiamo resa un po’
                più articolata) .
(Possiamo facilmente comprendere come la struttura del terzo esempio sia decisamente più
complessa – e quindi possibilmente da evitare: in un punto del periodo si succedono tre
congiunzioni, e precisamente e – poiché - mentre . “E” lega la principale “ mi ha rimproverato”
all’altra principale “ ieri il professore stava spiegando Dante”; “poiché” si lega a “io ero distratto”
e “mentre” si lega a “ egli spiegava” : come si vede perfettamente, dopo la prima principale, il
periodo si dispone a cerchi concentrici.

Esempio di struttura a cerchi concentrici:

              Il professore, poiché, mentre egli spiegava, ero distratto, mi ha rimproverato

                                              Riflessioni

        Queste strutture, di cui si è parlato in termini piuttosto “volgari”, si collegano a diversi tipi
di stile: ci sono alcuni che preferiscono la coordinazione (paratassi), altri che preferiscono la
subordinazione (ipotassi) . Lo stile più semplice e chiaro, ed anche più moderno, in quanto più
adatto ad una comunicazione rapida ed efficace, è il primo. Esso può essere definito “a catena”, in
quanto le varie proposizioni (prevalentemente, anche se non tutte, principali) sono come maglie di
una catena, maglie che devono essere uguali, altrimenti la catena cede dove la maglia è più debole.
        La subordinazione è decisamente più complessa, in quanto non si riduce ad una maniera
particolare di costruire il periodo, ma il grande scrittore riesce, attraverso di essa, anche a
“graduare” le proposizioni in ordine al rilievo che esse hanno nel discorso, costruendo, per così
dire, una struttura chiusa (a cerchi concentrici, appunto, o se si preferisce, a piramide).
Evidentemente questa struttura può essere utilizzata solo da chi ha buona padronanza dei
meccanismi della scrittura.




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                (Gli esempi di errori sono tratti da elaborati di studenti)

 Scrivi periodi brevi, preferibilmente costituiti da proposizioni principali, senza preoccuparti
  di essere accusato di scrivere “frasettine”: una frase brevissima può essere profondissima per
  l’idea che esprime, e molti scrittori sono rimasti famosi per le loro frasi lapidarie. Frasi
  brevi, in stretta connessione logica, esprimono il pensiero nella maniera migliore. Per avere
  una riprova dell’efficacia della coordinazione puoi leggere la Costituzione italiana, o
  qualche brano di prosa scientifica.

 Non inserire troppi concetti nello stesso periodo, perché corri il rischio di non controllarne
  le connessioni . Sforzati di dire una cosa per volta, badando soprattutto alla successione
  logica dei concetti che esprimi.

 Quando devi elencare una lunga serie di circostanze adotta lo schema seguente: preannuncia
  l’elenco delle cose che vuoi dire, metti i due punti e poi elenca le frasi, ciascuna delle quali
  indicherà una circostanza, separandole con il punto e virgola.

 Facciamo qualche esempio

        La presentazione del torneo di calcetto si è svolta nelle seguenti fasi: il Professor
 Rossi ha presentato il calendario degli incontri; è stata verificata la composizione delle
 squadre; sono state stabilite le modalità di svolgimento delle gare ecc.

       Se si vuole una maggiore libertà nell’organizzazione del discorso, si può fare nel
 modo seguente.

        La presentazione del torneo di calcetto si è svolta in varie fasi . (Segue poi una
 principale per ogni fase) Il Professor R ha presentato il calendario degli incontri,
 predisposto tenendo conto ecc.. E’ stata verificata la composizione delle squadre dai
 rappresentanti delle classi partecipanti al torneo.

        (Si comprende che, avendo separato le varie circostanze, e avendo a disposizione una
 frase per ciascuna di esse, ci si può muovere più liberamente)

         Uno studente ha scritto:

        “Il linguaggio politico infatti è molto ostico per quelli che non hanno a che fare
 direttamente con questa realtà , sia per gli adulti, che spesso se ne disinteressano
 completamente (dimostrazione evidente è la sempre più bassa affluenza di votanti alle
 elezioni) e sia per i giovani, che a diciottenni (sic!) si ritrovano a votare su cose che non
 capiscono dato che nessuno si è mai preoccupato di spiegargliele”.

        Si tratta veramente di un periodaccio, vuoi per un uso assolutamente inadeguato della
 punteggiatura, vuoi per l’inserimento in esso di più concetti, senza che si abbia la capacità di
 organizzarli .




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         La frase può essere migliorata in questo modo:

        “Il linguaggio politico, infatti, è molto ostico per quelli che non hanno a che fare
 direttamente con questa realtà , sia per gli adulti (che spesso se ne disinteressano
 completamente, e ne è dimostrazione evidente la sempre più bassa affluenza di votanti alle
 elezioni) sia per i giovani (che a diciotto anni si ritrovano a votare su cose che non
 capiscono, dato che nessuno si è mai preoccupato di spiegargliele)”

        Sarebbe, comunque, opportuno strutturare l’intero periodo in maniera diversa, e
 precisamente come segue:

        Il linguaggio politico, infatti, è molto ostico per quelli che non hanno a che fare
 direttamente con questa realtà, sia adulti che giovani: i primi se ne disinteressano
 completamente, e ne è dimostrazione evidente la sempre più bassa affluenza di votanti alle
 elezioni; i secondi, a diciotto anni, si ritrovano a votare su cose che non capiscono dato che
 nessuno si è mai preoccupato di spiegargliele.

        (Si raccomanda un esercizio insistito su questa tipologia di scrittura, indispensabile
 per conquistare moduli espositivi lineari e chiari)


 Evita di usare il gerundio, e più in generale i costrutti impliciti, perché essi impongono che
  il soggetto (che nei costrutti impliciti non è espresso) non cambi rispetto a quello della
  reggente: l’uso del gerundio fa commettere spesso gravi errori di sintassi.. Intendiamoci:
  l’uso del gerundio non è “sbagliato”, ma difficile, più di quanto non sembri, ed è anche
  difficile riuscire a non usarlo. Bisogna porre attenzione man mano che si scrive, e cercare
  di sostituirlo con una coordinata
          Vediamo come si fa.

         Mio padre mi ha sgridato, vedendo le insufficienze del pagellino.
                           diventa
         Mio padre ha visto le insufficienze del pagellino e mi ha sgridato

          L’uso del gerundio può portare a commettere errori insidiosi, in quanto poco
 evidenti, come nella frase seguente :

         “I dialetti formatisi erano diversi tra loro, non permettendo la comunicazione tra le
 varie regioni”.

          La frase potrebbe apparire corretta, ma non lo è: infatti il soggetto della principale è
 “i dialetti”, mentre ciò che non permetteva la comunicazione era la loro diversità. Sarebbe
 stato facile eliminare il gerundio nel modo seguente:

         I dialetti formatisi erano diversi, e ciò (cioè il fatto che fossero diversi) (ancora
         meglio: questa diversità) non permetteva la comunicazione tra le varie regioni

 Evita di usare il relativo, soprattutto nella forma indeclinabile “che”, proprio perché il
  “che” può essere anche congiunzione. Ricorda che le relative appesantiscono notevolmente
  il periodo, e che il pronome relativo deve essere, in genere, posto subito dopo il nome
  cui si riferisce. Invece di usare il relativo, si può preferire la coordinazione, con la
  congiunzione e più il pronome personale o il dimostrativo.

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  Facciamo un esempio

              Ho detto una cattiveria a Mario, il quale mi ha risposto per le rime.
              Ho detto una cattiveria a Mario, ed egli mi ha risposto per le rime.

      Evita iniziare il periodo con le congiunzioni subordinative, soprattutto concessive ed
       avversative. Infatti le proposizioni che iniziano con le congiunzioni, soprattutto del predetto
       tipo, devono essere collegate strettamente alla frase precedente, anche se da essa sono
       separate da un punto: si tratterebbe di una finezza di stile. Chi sa scrivere molto bene può
       permettersi simili finezze, ma chi non ha il talento di uno scrittore rischia di non accorgersi
       che con la proposizione precedente non c’è un nesso logico, e quindi scrive una frase
       tronca.

      Attento agli anacoluti!
   Consistono in costruzioni sintattiche “ardite”, che gli scrittori usano soprattutto quando
 ripropongono il linguaggio parlato: anche in questo caso si tratta di una finezza letteraria, ma
 non è facile riprodurre un anacoluto come quello manzoniano : “noi monache, le storie ci piace
 ascoltarle per intero”! Per evitarli, basta costruire periodi lineari, con assoluta prevalenza della
 coordinazione.

       Attento agli zeugmi!
   Si tratta di incongruenze della frase, che consistono nel far dipendere, per esempio, da un unico
verbo più parole o costrutti (“parlare e lagrimar vedrai insieme”), oppure nel legare un solo
complemento a due verbi che ne richiedono diversi. Questo tipo di figura è frequentemente usata,
ma, se non la usa chi sa scrivere veramente bene, porta talvolta ad espressioni molto brutte.
Comunque si tratta di “peccati veniali”, di fronte a quelli “mortali” precedentemente esaminati!

Esempio di zeugma mal fatto

         “ho incontrato ed ho parlato con i miei amici”

Decisamente meglio sarebbe scrivere: ho incontrato i miei amici ed ho parlato con loro. I pronomi
servono proprio a questo!

  N.B.
        Questi suggerimenti, come quelli che seguiranno, sono rivolti soprattutto a coloro che
 incontrano difficoltà nel comporre correttamente la frase, e si propongono l’obiettivo di evitare gli
 errori di sintassi. E’ del tutto evidente che non esiste un solo modo di scrivere, ed i grandi scrittori
 spesso si distinguono moltissimo per lo stile: un conto è lo stile ampio del Boccaccio, un conto
 quello lineare e scientifico del Machiavelli.
        L’anacoluto, di cui abbiamo poca fa parlato, è frequentissimo nelle opere letterarie, ma
 risponde ad un preciso intento. Quando, invece, troviamo un anacoluto in un saggio scritto da un
 alunno, probabilmente dipende dal fatto che non egli non sa scrivere una frase in maniera corretta.
 Dunque, prima di sbizzarrirsi nell’uso di figure retoriche, bisogna imparare a scrivere!!!!




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(Suggerimenti operativi validi per tutte le sezioni di queste dispense: fotocopiare ed esaminare
brani di autori significativi, dai quali sia possibile evidenziare gli elementi di cui si è discusso)




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                                       La punteggiatura

                                             Riflessioni

        Tra gli elementi della scrittura, la punteggiatura è uno di quelli più difficilmente
assoggettabili a norme rigide: il suo uso dipende dallo stile di chi scrive, e non ammette regole
inderogabili. Comunque, si possono dare suggerimenti, prendendo come riferimento alcuni dei
nostri massimi scrittori. Nel nostro caso prenderemo come modelli il Manzoni dei “Promessi sposi”
e il Leopardi delle “Operette morali”, due opere che indiscutibilmente possono essere proposte
come esempi altissimi di scrittura in prosa.
        I suggerimenti che seguono non vanno irrigiditi, anche se vanno tenuti nella debita
considerazione, soprattutto perché non bisogna mai dimenticare che un uso corretto della
punteggiatura è un essenziale strumento di chiarezza della frase, ed una virgola mancante può
modificare in maniera sostanziale il senso di un discorso.

                                           Suggerimenti

       Usa la virgola con generosità: essa serve, infatti, a separare le proposizioni che
        costituiscono il periodo.
    Si sente spesso affermare che prima della congiunzione o del pronome relativo la virgola non va
messa: quest’affermazione non trova riscontro nei grandi scrittori. Quindi prima di e, di ma, di o ,di
poiché, di sebbene, di quando , insomma prima di tutte le congiunzioni coordinative o
subordinative, inserisci tranquillamente la virgola. Essa non va invece messa prima della
congiunzione e, quando quest’ultima unisce due parti uguali della stessa proposizione (due
soggetti, due complementi dello stesso tipo ecc.), e tra soggetto e predicato.
        Un avvertimento: dunque, infatti , pertanto, quindi sono conclusive; potremmo definirle
congiunzioni piuttosto “decise”, che determinato uno stacco sintattico netto dalla proposizione
precedente; pertanto sarebbe opportuno (come appunto si è fatto qui), farle precedere dal “punto e
virgola” (pochissimo usato) o dai due punti.

      Non dimenticare che oltre il punto e la virgola, esistono anche i “due punti” ed il
       “punto e virgola”.

   Questi segni d’interpunzione sono pochissimo usati, ed è un errore, in quanto un loro uso
appropriato concorre molto alla chiarezza della frase. Qui basta ribadire qualche considerazione:

           1. quando si usano i “due punti” prima di un elenco di nomi, è opportuno farli
              precedere da un termine riassuntivo;

           2. quando si deve esprimere un’idea molto articolata, è opportuno preannunciare
              il tutto con una frase generale, puntualizzando attraverso singole frasi, separate
              dal “punto e virgola”, i vari elementi dell’idea stessa.


Esempio relativo al punto 2

“Fatto questo, e vivendo senza quasi verun’immagine di piacere, io non poteva mantenermi però
senza patimento: perché la lunghezza del verno, l’intensità del freddo, e l’ardore estremo della
state, che sono qualità di quel luogo, mi travagliavano di continuo; e il fuoco, presso al quale mi
conveniva passare una gran parte del tempo, m’inaridiva le carni, e straziava gli occhi col fumo, di
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modo che, né in casa né a cielo aperto, io mi poteva salvare da un perpetuo disagio” (Leopardi,
Dialogo della Natura e di un Islandese)

      E’ chiaro che lo stile di Leopardi è irrepetibile, ma possiamo notare come, dovendo parlare
dei motivo del disagio, l’Islandese prima dice una frase che ha un valore generale (io non poteva
mantenermi però senza patimento ), poi indica in dettaglio le ragioni del patimento.




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                                         L’impaginazione

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        Si tratta di uno degli elementi più trascurati della scrittura, e questo è un gravissimo errore,
soprattutto quando di parla di una scrittura “strutturata”. L’efficacia comunicativa di una pagina
dipende significativamente da come la pagina è organizzata: basti pensare ad un manifesto o ad
un volantino, per i quali sono essenziali la collocazione delle frasi, i caratteri, i colori, e via
dicendo.
        Le esigenze di una corretta impaginazione sono oggi più avvertite che nel passato, in
rapporto allo sviluppo della video-scrittura. Peraltro, proprio per realizzare una comunicazione
anche “visivamente” efficace, sono stati creati specifici programmi, che offrono possibilità
impensabili fino a pochi anni fa: basti considerare il conosciutissimo ed usatissimo “Power point”.
        L’impaginazione impone precisi criteri da seguire, soprattutto quando compiliamo un
documento; ma anche quando scriviamo un elaborato o un saggio non possiamo ignorarla, ed essa
andrebbe tenuta presente nella valutazione del lavoro, come esortano a fare anche coloro che hanno
compilato le griglie di valutazione per le prove dell’esame di Stato.
        Chi scrive queste brevi note non ha competenze specifiche per quanto riguarda l’uso di
programmi avanzati di video-scrittura: chi legge può comunque osservare che egli presta molta
attenzione all’impaginazione, al capoverso, alla grandezza dei caratteri, alle sottolineature, al
corsivo, agli elenchi puntati e numerati, ecc. , tutte cose realizzabili con il semplicissimo
programma “Word”. Pensate quanto sarebbe più efficace la pagina, soprattutto ai fini
dell’evidenziazione delle strutture del periodo, se si fossero usati colori diversi, schemi, diagrammi
e via dicendo!!!


                                            Suggerimenti

      Cura molto il capoverso, in maniera che si riescano ad individuare visivamente i vari
       punti della trattazione.

     Quando studi una lezione su un libro qualsiasi, puoi notare che le parti della trattazione sono
spesso separate da una linea vuota, e subito dopo la linea vuota c’è un capoverso, cioè un inizio di
periodo, di solito rientrato rispetto all’allineatura sinistra della pagina. Talora il capoverso è
introdotto da una frasettina riassuntiva, composta di pochissime parole: ebbene, devi cercare di
fare la stessa cosa.
      Molti studenti sono abituati a comporre una “scaletta” prima di trattare l’argomento proposto:
ad ogni punto della scaletta, bisogna fare un capoverso. Se poi una parte della scaletta impone una
trattazione molto articolata, con considerazioni diverse fra loro, è opportuno andare a capo
ogniqualvolta si esaurisce un elemento della trattazione .
       Abituarsi ad andare a capo è più difficile di quanto possa sembrare: perciò è necessario
verificare i punti della “scaletta”, e vedere se si è fatto il capoverso all’inizio di ognuno di esso.
Fino a quando non si prende l’abitudine, può essere utile numerare questi punti, e ripetere la
numerazione nel corso dell’elaborato, anche al fine di rendersi conto rapidamente dell’equilibrio
della trattazione. Evidentemente, ad ogni numero deve corrispondere un capoverso.




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      Nel caso della trattazione molto articolata di un unico punto, di cui si è detto, è opportuno far
seguire al numero varie lettere (1a - 1b - 1c ecc.) , e bisogna andare a capo più volte nella della
trattazione dello stesso argomento, sempre ripetendo la numerazione nel corso dell’elaborato:
insomma, dove sul libro c’è il titolo del paragrafo, bisogna inserire il numero, oppure,
eventualmente, il numero e la lettera di riferimento.

      Se utilizzi il computer, fa’ buon uso degli strumenti che la videoscrittura mette a tua
       disposizione, soprattutto del grassetto, del corsivo, del sottolineato e degli elenchi
       puntati e numerati. (naturalmente queste ultime cose puoi farle anche scrivendo a penna!)

    Si può familiarizzare con questo strumenti soprattutto leggendo i testi scolastici, che ne fanno
uso abbondante. E’ anche necessario non dimenticare quanto si è detto nei capitoli precedenti (in
particolare in quelli concernenti la struttura del periodo), in rapporto alla necessità di elencare più
circostanze che attengono alla medesima questione.
        Per capire meglio queste tecniche, è utile esaminare documenti strutturati, quali sono anche i
regolamenti della scuola o i vari atti che accompagnano la vita quotidiana di quest’ultima
(comunicazioni, circolari, provvedimenti di vario tipo). E’ opportuno evitare documenti troppo
lontani dall’esperienza degli studenti, senza considerare che bisognerebbe abituarli anche a
produrre materiale che richiami le suddette tipologie, materiale che essi elaborano spesso con
estrema difficoltà.

      Cerca, quando hai un po’ di tempo libero, di esercitarti nell’uso di programmi di
       videoscrittura, soprattutto di quelli che consentono di comporre diapositive con schemi
       e strutture complesse.




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                                              Il lessico
                                             Riflessioni

        Quello dell’uso del lessico è l’aspetto più personale e meno regolamentabile della scrittura.
Formiamo il nostro linguaggio attraverso tutta la vita, con arricchimenti e specializzazioni
continue, ed è di tutta evidenza che tanto più ricco è il nostro patrimonio lessicale, tanto più
preciso è il nostro modo di esprimerci.
        Uno dei problemi più complessi della comunicazione attuale è proprio la straordinaria
rapidità con cui vengono creati nuovi termini (o “specializzati” termini preesistenti), per
esprimere nuovi concetti, o per dare il nome a tutto ciò che la scienza scopre o la tecnologia inventa.
Questo fenomeno è sempre esistito ed è ben conosciuto dagli studiosi: basti pensare a cosa accadde
quando il latino fu costretto ad esprimere la nuova spiritualità del Cristianesimo o la nuova
organizzazione politica e civile della società medioevale!!
        Si calcola poi che, mentre una quindicina di anni or sono bastavano meno di 10.000
(diecimila) termini per esprimersi compiutamente, ore ne servano più di 25.000 (venticinquemila).
Senza considerare che la nostra lingua si arricchisce annualmente, in media, di circa tremila nuovi
termini!!
        Di fronte a questa complessa realtà dobbiamo sentirci frustrati? Nient’affatto! Bisogna solo
“rassegnarsi” a leggere molto e di tutto, e a memorizzare più termini possibile, naturalmente
collegati a precisi contesti: è anche e soprattutto quello dell’arricchimento lessicale l’obiettivo
che questa scuola sta perseguendo, attraverso i corsi modulari di scienze sociali!
        Una cosa è necessario aggiungere: non c’è stato grande scrittore che non sia stato profondo
conoscitore del linguaggio, che ha spesso arricchito attraverso uno studio attento del vocabolario:
basti pensare a Manzoni, per non parlare di Dante, che aveva una conoscenza prodigiosa non solo
del dialetto fiorentino, ma anche del latino e degli altri dialetti italiani.
        Voglio chiudere queste note sul lessico con una considerazione: la parole della nostra lingua
sono attualmente oltre mezzo milione e chi ne conosce molte arriverà al massimo a cinquanta –
sessantamila : dunque, conosce una parola ogni dieci!!!                   L’importante , dunque, non è
conoscere tutti i termini dell’Italiano (cosa chiaramente impossibile per chicchessia) ma, più
semplicemente, non avere un linguaggio limitato a due – tremila parole, come spesso accade ai
giovani, che finiscono con l’esprimersi a segni !!

                                           Suggerimenti
      (Le precedenti riflessioni indurrebbero quasi a rinunciare ai suggerimenti, ma qualche
consiglio si può comunque dare.)

      Usa solo le parole di cui conosci bene il significato: un termine generico è preferibile ad
       un termine assolutamente fuori posto.

      Non sono le parole complesse a dare valore ai concetti: se un’idea è banale, rimane tale
       anche se la esprimiamo in un linguaggio ricco e forbito! (Pensa all’efficacia delle
       sentenze e dei proverbi, che esprimono concetti profondi con termini di uso quotidiano!)

    Rileggi spesso qualche pagina di Manzoni e di Leopardi e vedrai cosa hanno saputo
     dire usando una lingua assolutamente “normale”!!

    Rassegnati all’idea che occorreranno degli anni affinché possa sviluppare un
     linguaggio adeguato alle varie forme di comunicazione!


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                                           PARTE II

                            Le occasioni quotidiane di scrittura


       Per presentare questo argomento del percorso si ritiene sufficiente   il materiale
dell’appendice del “Dizionario della lingua italiana”, di Tullio De Mauro. Comunque, ad
abundantiam, si forniscono i seguenti

                                           Suggerimenti
                                           (per i docenti)

       Leggere e commentare con attenzione la parte introduttiva, “occasioni di scrittura”,
        del Dizionario, proprio per l’importanza delle indicazioni in essa presenti a proposito
        delle “scritture formali richieste dalla vita sociale”.

       Far rilevare le caratteristiche formali dei vari tipi di comunicazione e gli elementi
        seguenti, che vanno necessariamente indicati in ciascuna tipologia.

   1. Domande - Dichiarazioni

           a) Dati identificativi del richiedente: cognome, nome, luogo e data di nascita, codice
              fiscale (indispensabile per tutte le comunicazioni che hanno una valenza fiscale o
              comunque finanziaria).

           b) Indicazioni da fornire al destinatario della domanda o della dichiarazione per
              consentirgli di mettersi in contatto con il richiedente: indirizzo, numero di telefono ,
              numero di fax, indirizzo e-mail .

           c) Brevi e precise espressioni per indicare ciò che si chiede o ciò che si dichiara .

   2. Curriculum vitae

           a) Oltre le precedenti, necessitano indicazioni complete circa : titoli di studio
              conseguiti, conoscenze e competenze possedute, esperienze lavorative, ed inoltre
              tutto ciò che si ritiene utile comunicare, in ordine alla disponibilità a svolgere i
              compiti che possano essere assegnati.

       Insistere molto sulla impaginazione dei documenti (intestazione, data, protocollo
        ecc.), utilizzando i modelli presenti nell’appendice del dizionario, o altri modelli
        disponibili.

       Far esercitare gli alunni a comporre scritture formali, soprattutto, ove possibile,
        utilizzando la videoscrittura (i cui programmi spesso forniscono strumenti di aiuto per
        questo tipo di composizione).


N.B. Questo tipo di lavoro, se fatto con attenzione, con il preciso intento di non limitarsi a far
“capire” i vari meccanismi, ma di fornire solide capacità di esecuzione, richiede tempi lunghi e, se


                                                                                                   12
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eseguito nel contesto dell’attività didattica ordinaria, può caratterizzare per intero il primo anno di
Ginnasio.

                        Il verbale -- l’esposto - l’articolo di cronaca
                                        (Classi V ginnasiali)

                                             Riflessioni

        Tra le varie forme di scrittura, il verbale è certamente quella più “neutra”, e che meno
richiede l’intervento qualificato del compilatore. Eppure la tecnica della verbalizzazione non è
semplice, ed il suo esercizio è utilissimo a far acquisire competenze indispensabili, sia nella vita
scolastica che in quella quotidiana, e nell’attività lavorativa .
        Si parla continuamente del saper fare, intendendo riferirsi con questa espressione anche al
possesso di abilità di carattere applicativo; dunque, imparare a stilare un verbale significa:

    saper indicare nella prima parte tutti gli elementi indispensabili;

    saper cogliere il senso dei vari interventi, e saperli riassumere sinteticamente (ed è di tutta
     evidenza quanto sia importante coltivare questa capacità, anche al fine di imparare a
     prendere appunti)

    saper individuare gli interventi che sono una duplicazione di altri, e saperli citare in
     maniera “cortese”;

    saper esprimere in maniera chiara e compiuta tutte le decisioni prese;

senza parlare del fatto che il verbale è un documento pubblico, del quale gli interessati possono
chiedere copia per le più varie ragioni, e che, pertanto, va composto nel rispetto di tutte le regole
della buona scrittura, per evitare di fare “figuracce”.

        Esercitarsi nel lavoro di verbalizzazione significa sviluppare le capacità di sintesi, e
consente di acquisire competenze utilizzabili in altre tipologie di scrittura, come per esempio
nell’articolo di cronaca o nell’esposto: il primo, infatti, si configura come una narrazione ragionata
su un evento di vario genere, ed in esso sono presenti, anche se in termini meno rigidi e burocratici,
gli stessi elementi presenti in un verbale; il secondo si configura come un documento indirizzato ad
un’autorità per rendere noti determinati fatti (quindi anche in esso l’elemento narrativo è
prevalente) e chiedere un suo intervento, in genere di tipo sanzionatorio.

        Naturalmente, in riferimento all’articolo di giornale, le competenze di cui qui si parla
attengono specificamente solo a quello di cronaca, nelle sue varie tipologie: cronaca nera, cronaca
rosa, cronaca politica, cronaca economica, cronaca giudiziaria, cronaca sportiva ecc.. Altri tipi di
articolo dal “saggio” all’“opinione”, dall’ “editoriale” al “corsivo”, richiedono competenze diverse,
ed in alcuni casi di tipo specifico, che vanno acquisite attraverso precisi percorsi didattici

                                            Suggerimenti

   1. Per il verbale

      Indica con precisione il tempo ed il luogo dell’evento, nonché l’argomento trattato
       (Ordine del Giorno).

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      Elenca i presenti, gli assenti (giustificati o ingiustificati), il nominativo di chi presiede la
       riunione e di chi ne stende il verbale.

      Riassumi brevemente gli interventi, sforzandoti di esprimerne il più compiutamente
       possibile il senso e, soprattutto, di non falsarne la sostanza .

      Limitati a citare gli interventi meno rilevanti, e, se del caso, sottolinea il fatto che si
       collegano ad idee o tesi già espresse
       (Es: intervenendo nel dibattito, Mario Rossi dice di concordare pienamente con quanto
       affermato da Carlo Bianchi, e sottolinea soprattutto …..).

      Presta particolare attenzione nel verbalizzare le decisioni assunte: la descrizione deve
       essere tale che non si presti ad equivoci interpretativi; perciò usa frasi brevi, in un
       discorso possibilmente paratattico.

    Indica in maniera assolutamente precisa l’esito della votazione (favorevoli – contrari –
     astenuti), non dimenticando mai che al voto espresso, soprattutto quando si tratta di
     decisioni importanti, sono spesso collegate gravi responsabilità.

    Chiudendo il verbale, indica l’ora in cui i lavori sono terminati, ed usa la formula di rito
     (letto, approvato e sottoscritto), a meno che la lettura e l’approvazione del verbale non
     vengano rinviate alla seduta successiva.


   2. Per l’esposto

   Siccome si tratta di un documento con il quale si presenta un fatto grave all’autorità (più spesso
a quella giudiziaria, ma in generale a qualsiasi autorità che possa esercitare un intervento
sanzionatorio), bisogna saper “usare le parole giuste”, per evitare conseguenze negative.

      Riferisci gli eventi rimanendo il più aderente possibile all’accaduto, ed evitando giudizi ed
       interpretazioni personali.

      Quando riferisci i fatti, evita nel modo più assoluto di scrivere frasi che potrebbero
       risultare offensive: insomma “opera” con spirito quasi “notarile”!

    Quando riporti le espressioni altrui, soprattutto quelle offensive, usa le virgolette, evitando
     di modificarle. Le frasi vanno riportate per come sono state pronunciate o scritte, senza
     nemmeno correggere eventuali errori: va indicato semplicemente, con l’espressione
     “sic!” posta tra parentesi, che si tratta di un errore commesso da chi ha pronunciato o
     scritto la frase riportata.

    Non dare mai per scontato che nel comportamento denunciato sia ravvisabile un preciso
     reato, ed evita nel modo più assoluto di suggerire eventuali sanzioni: lascia al giudice, o
     comunque all’autorità preposta, il compito di verificare la sussistenza o meno di un reato,
     e di individuare l’eventuale sanzione applicabile.

    Per l’apertura e la chiusura usa le formule di rito, che potrebbero essere le seguenti:


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Formule di apertura:
 - Quando si parla di fatti personali: Gentile Direttore/Dirigente, mi rivolgo a Lei per denunciarle
un fatto grave che mi è accaduto il giorno….
- Quando si parla di fatti che interessano la comunità: Gentile Procuratore, mi sento in dovere
di sottoporre alla sua attenzione un fatto grave, di cui sono venuto a conoscenza……..

Formule di chiusura:
Quando si parla di fatti personali: Prego la S.V. di verificare se nel comportamento descritto
siano ravvisabili delle responsabilità, e di prendere eventuali provvedimenti, a tutela della mia
onorabilità….
Quando si parla di fatti che interessano la comunità: Prego la S.V. di verificare se nei fatti
denunciati siano ravvisabili estremi di reato, e, in caso affermativo, di intervenire affinché venga
ripristinata una situazione di legalità.


   3. Per l’articolo di cronaca

      Riferisci i fatti per come sono accaduti, organizzando il racconto sulla base delle 5 w:
       when- where – who – what – why (quando – dove – chi – cosa – perché): l’ordine da
       seguire è simile a quello del verbale!

       Sottolinea le presenze e quelle assenze che possano avere un rilievo politico: l’assenza di
       una personalità in una manifestazione importante, a meno che non sia giustificata da
       altri impegni o da motivi di salute (?) (questi spesso sono la foglia di fico per nascondere
       motivi di dissenso!), riveste un significato ben preciso, e va fatta rilevare!

      Soprattutto quando si scrive un articolo di cronaca nera, bisogna evitare di esprimere
       valutazioni personali sui fatti descritti, per non correre il rischio di essere chiamati a
       risponderne nelle sedi competenti: descrivendo un incidente, devo evitare frasi che
       indichino precise responsabilità, perché potrei essere querelato da colui al quale io le
       attribuisco!

      Adegua le scelte lessicali all’articolo che stai scrivendo, soprattutto in ordine
       all’aggettivazione: un conto è raccontare un incidente stradale o un omicidio, un conto è
       raccontare un matrimonio di vip o una sagra paesana!

      Presta particolare attenzione al titolo: deve essere tale da suscitare curiosità e poco
       importa che non corrisponda perfettamente al contenuto dell’articolo; quest’ultimo si
       potrà meglio riassumere nel sottotitolo! Se usi la video-scrittura, cerca anche di
       caratterizzare tipograficamente il titolo ed il sottotitolo .




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                                          La relazione
                                (Classi Ginnasiali- Classi I liceali)

                                            Riflessioni

        Tra le forme di scrittura, la relazione è quella maggiormente praticata nella vita
professionale. Ad ogni professionista capita continuamente di stendere relazioni. Tra le forme più
diffuse di relazione, possiamo citare le seguenti:
     relazione su un bilancio di previsione o su un conto consuntivo;
     relazione tecnica che accompagna un progetto o un piano regolatore;
     relazione su una visita ispettiva;
     relazione su un incarico di consulenza assegnato da un tribunale;
     verbale (altro non è che una “relazione”) su un evento criminoso….. e potremmo
        continuare.
Insomma, non solo i professionisti, ma anche coloro che svolgono mansioni meno impegnative
possono trovarsi a dover relazionare su qualcosa.
        Quanto detto ci fa capire che l’Italiano, soprattutto per quanto attiene l’acquisizione delle
competenze in ordine alla scrittura, è disciplina professionale per tutti, e chi non sa scrivere deve
preoccuparsene, e cercare di imparare a farlo, anche se pensa di fare l’architetto, l’ingegnere, il
medico o l’economista: le mappe di un piano regolatore le fanno i geometri ed i computer, ma la
relazione che lo accompagna, lo spiega e motiva le scelte deve essere scritta in maniera ordinata e
chiara! Che dire, poi, di un avvocato o di un giudice che non sapessero scrivere! una citazione, un
esposto o una sentenza scritte male espongono a figuracce più gravi di quelle a cui espone
un’interpretazione non particolarmente acuta delle norme giuridiche.
        L’impostazione di una relazione dipende dalla sua tipologia. I tipi di relazione sono molti e
non rientra negli obiettivi di questo lavoro procedere ad una puntuale classificazione: in termini
molto generali ed a fini espressamente didattici, potremmo,comunque, fare la seguente distinzione,
per la verità decisamente sommaria :

   1. relazioni di contenuto prevalentemente tecnico: si caratterizzano per un commento
      puntuale della proposta avanzata (che sia un progetto o un bilancio);

   2. relazioni su un evento, compilate su preciso incarico di un ente, di una istituzione o
      anche di un privato cittadino .

   Mentre nella prima tipologia è prevalente l’elemento descrittivo, nella seconda è
   prevalente quello narrativo.

                                           Suggerimenti

        Proprio perché le tipologie di relazioni sono varie e diverse, risulta difficile fornire
suggerimenti esaurienti; riferendoci alle due tipologie essenziali precedentemente individuate, e
senza dimenticare che si tratta di favorire un primo approccio degli studenti a questa forma di
scrittura, potremmo limitarci alle considerazioni che seguono.

Prima tipologia

      Indica preliminarmente tutti gli elementi concernenti l’incarico ricevuto, compresi quelli
       relativi agli obiettivi da perseguire ed alle modalità operative: questi elementi sono tutti
       presenti nella lettera o nella delibera d’incarico.

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      Esplicita i criteri seguiti nell’esecuzione dell’incarico.

      Indica le eventuali difficoltà incontrate ed i modi in cui sono state superate.

      Spiega con chiarezza le caratteristiche del progetto , del bilancio ecc. e gli obiettivi che si
       intende realizzare.

      Concludi con eventuali raccomandazioni o indicazioni che possano consentire
       l’ottimizzazione dei risultati.


Seconda tipologia

      Indica preliminarmente gli estremi dell’incarico ricevuto.

      Esplicita i criteri seguiti nell’esecuzione dell’incarico.

      Racconta il modo in cui è stato espletato l’incarico (persone incontrate, modi e tempi degli
       incontri ecc.).

      Racconta gli esiti degli incontri o degli eventuali interrogatori.

      Esponi l’idea che ti sei formata circa lo svolgimento dei fatti e le responsabilità delle
       persone coinvolte.

       Concludi la relazione con suggerimenti circa gli interventi da effettuare, o gli eventuali
       provvedimenti da prendere a carico dei responsabili.

N.B.: la corretta stesura di una relazione impone l’adozione di un preciso schema, che va poi
puntualmente seguito: i vari momenti della relazione vanno evidenziati attraverso un’opportuna
titolazione.




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         L’articolo di giornale (prova dell’esame di Stato: articolo di cronaca)
                                             (classi liceali)

                                               Riflessioni

        Nel capitolo precedente, abbiamo fatto qualche considerazione sulla forma più elementare
dell’articolo di giornale, cioè l’articolo di cronaca, che si riduce essenzialmente ad un racconto dei
fatti: ad un giornalista, che si trovi all’inizio della carriera, viene in genere affidata la cronaca. Ma,
come si è già detto, esistono diverse tipologie di “articolo di giornale”, e diversi modi di comporre
un articolo di cronaca, per cui si rende opportuno qualche approfondimento.
        Tra le prove dell’attuale esame di Stato, la tipologia B prevede la redazione di un saggio
breve o di un articolo di giornale, consentendo di scegliere fra diversi ambiti: artistico letterario ;
socio-economico; storico-politico; tecnico-scientifico. A corredo dell’argomento proposto, vengono
forniti agli studenti dei documenti sui quali è possibile costruire l’articolo o il saggio breve.

       Le questioni da affrontare sono varie, e possiamo sintetizzarle nel modo seguente.

   1. Quale tipo di articolo vogliamo costruire?

   2. A quale tipologia di testata vogliamo destinarlo? (E’ evidente che un conto è l’articolo
      pubblicato su un quotidiano, altro conto è l’articolo pubblicato su un settimanale o un
      mensile).

   3. A chi è destinato il nostro articolo? (Non si possono usare la stessa impostazione e lo
      stesso linguaggio in un articolo destinato ad un pubblico vasto ed in uno destinato a
      pochi specialisti).



       Per quanto riguarda il tipo di articolo dobbiamo fare alcune distinzioni essenziali
(rinunciando a quegli approfondimenti specifici che richiederebbero competenze che chi scrive
queste note non ritiene di possedere, e che vanno realizzati attraverso il percorso specifico delle
scuole di giornalismo).

              L’articolo di cronaca, di cui abbiamo già parlato, presenta caratteristiche costanti,
               nonostante il variare degli argomenti, e quindi del linguaggio e del pubblico: in esso
               prevale l’elemento narrativo, con le ovvie differenze che intercorrono tra un
               articolo di cronaca rosa ed un articolo relativo ad un convegno su un tema
               economico o politico. La pagina di collocazione dipende dall’argomento trattato.

              La “spalla” (articolo di spalla), è collegata in genere ad un articolo di cronaca,
               del quale rappresenta un approfondimento critico, e per questo è in genere
               collocato in prima pagina, in alto a destra, perché assuma un particolare risalto.

              Il “fondo” (articolo di fondo) è qualcosa di completamente diverso da quello di
               cronaca e più vicino alla “spalla”: in esso prevale l’analisi dei fatti , in quanto si
               tratta per l’appunto di un commento degli eventi di maggiore attualità , affidato al


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                   direttore o ad autorevoli collaboratori di un giornale , ed è collocato di solito in
                   prima pagina.
                  L’ “editoriale” è simile al fondo, ma si caratterizza per l’indicazione di una
                   precisa linea politica ed ideologica seguita dal giornale: è scritto prevalentemente,
                   anche se non esclusivamente, dal direttore della testata. Anche per l’editoriale, la
                   collocazione d’elezione è la prima pagina.

N.B. La “spalla”, il “fondo”, l’editoriale sono strutturalmente molto simili al saggio breve, di cui
parleremo in seguito.

            Il “ corsivo”(chiamato così perché in genere viene scritto in corsivo perché abbia un
             maggiore risalto) è un articolo o un commento di carattere polemico, e l’intento in
             esso prevalente è quello caricaturale: si usa in genere per mettere alla berlina le
             posizioni dell’avversario, soprattutto quando siano state espresse in termini di
             sicurezza ostentatamente arrogante e provocatoria. I corsivi proliferano quando, su
             questioni particolarmente gravi (vedi la guerra irachena), il fronte politico si spacca
             su posizioni nettamente contrapposte. Per scrivere un “corsivo” si richiedono
             competenze particolari e, per così dire, una lingua tagliente: bisogna fare caricature,
             che non siano, però, offensive, perché si potrebbe rischiare la querela! Lo spirito che
             anima il corsivista è lo stesso di quello che anima il vignettista, e non è facile da
             riproporlo. Tralasceremo, quindi, questa tipologia!


N.B. Noi stiamo parlando della carta stampata, ma questi stessi elementi sono rinvenibili
anche nell’informazione televisiva, ovviamente in termini diversi perché in essa la parola è
corredata dalle immagini: anche qui, però, nella cronaca prevale la descrizione degli eventi,
con grande uso di immagini, mentre nell’editoriale compare il direttore ed esprime le sue idee,
e la stessa cosa avviene quando ad un personaggio autorevole viene affidato il compito di
commentare un evento.



        Passando alla seconda questione, non è certo facile l’indicazione circa la destinazione
editoriale del nostro “pezzo”. In genere gli studenti, nell’esame di Stato , danno una indicazione
univoca, che è la seguente : giornale scolastico. Si tratta evidentemente di una scorciatoia, priva di
adeguate motivazioni.
        E’ evidente che la scelta della destinazione editoriale implica scelte operative conseguenti,
che possiamo riassumere nel modo seguente.

                   Scegliere un quotidiano significa limitare l’estensione temporale dell’evento: un
                    quotidiano viene pubblicato tutti i giorni, e, quando si presenta la notizia, bisogna
                    riferirsi a circostanze vicine nel tempo, evitando riferimenti troppo insistiti al
                    passato.

                   La scelta di un periodico (per esempio un settimanale) consente di elaborare un
                    pezzo di più ampio respiro, in quanto non è strettamente legato alla quotidianità: ne
                    consegue che su un settimanale (che non appartenga al variegato mondo di quelli
                    scandalistici) non si trovano articoli di cronaca, ma qualcosa che assomiglia al
                    fondo, al corsivo , ecc..



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                     La scelta di una rivista specializzata è ancora più impegnativa, poichè comporta
                      una serie di approfondimenti del tutto particolare, in quanto si rivolge a specialisti
                      del settore.




          Infine, per quanto concerne il pubblico a cui ci rivolgiamo, le differenze riguardano non
solo l’impostazione complessiva del pezzo ed il tipo di approfondimenti, ma anche e soprattutto il
registro linguistico e lo stile da usare: non si può parlare di politica o di economia, usando il lessico
della cronaca rosa!!
          Un giovane studente non sempre possiede un patrimonio lessicale così vasto ed
  articolato che gli consenta di adeguare le parole all’argomento trattato o al pubblico cui egli si
  rivolge: nella scheda dedicata al lessico, abbiamo già detto che arricchire il proprio
  patrimonio lessicale, per renderlo adeguato alla bisogna, è impresa difficilissima, in cui pochi
  riescono bene! Ciò non toglie che qualcosa si può fare, tenendo presenti alcune indicazioni
  fondamentali.

                    Non bisogna dimenticare che il giornalista scrive per essere compreso da un vasto
                     pubblico, quindi cerca di esprimersi nella maniera più lineare e chiara possibile, ed
                     utilizza termini tecnici o gergali solo quando sono assolutamente necessari: avrai
                     assistito a qualche dibattito televisivo, ed avrai notato che, quando gli interventi
                     diventato troppo “tecnici”, il conduttore invita ad una maggiore chiarezza e
                     “traduce” le cose dette, cercando di eliminare il “politichese”: se questo è possibile
                     per il giornalista, è evidente che sarebbe stato possibile esprimersi in modo diverso
                     anche per chi è intervenuto nel dibattito!

                    Puoi usare il linguaggio specialistico solo quando ti rivolgi ad esperti del settore,
                     ma non so fino a che punto convenga farlo, perché sostenere fino in fondo questa
                     scelta non è poi tanto facile!


        Quanto siamo andati sin qui dicendo spero sia valso a far comprendere che, nella
 prima prova scritta dell’esame di Stato, la scelta di un articolo di giornale non è la più
 semplice e praticabile! Non si può diventare giornalisti attraverso il normale percorso
 scolastico e con qualche affrettata simulazione della prima prova dell’esame di Stato!
        Eppure, si chiede agli studenti di dare “all’articolo di giornale un titolo appropriato” e di
 indicare “il tipo di giornale sul quale se ne ipotizza la pubblicazione”, evidentemente fidando nella
 sua capacità di adeguare il “pezzo” alle caratteristiche tipologiche della pubblicazione a cui è
 destinato.
         Ci si può certamente orientare verso tipologia di prova, ma con qualche avvertenza.

                     Bisogna evitare le semplificazioni, perché si rischia di fare una brutta figura.

                     E’ opportuno non orientarsi verso l’articolo di cronaca, che è forse il più facile da
                      strutturare, ma che comporta il rischio che si ripetano meccanicamente e
                      disordinatamente i brani proposti.

                     Se l’articolo di cronaca è l’unico che si riesce ad immaginare, bisogna costruirlo
                      con intelligenza, e a questo scopo potrebbero rivelarsi utili i suggerimenti di seguito
                      proposti.

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                                            Suggerimenti

 (Riguardano essenzialmente l’articolo di cronaca, mentre per quanto riguarda tipologie quali il
        “fondo”, l’“editoriale”e la “spalla” si rinvia a quanto si dirà sul “saggio breve”)

        La prima questione da affrontare riguarda l’ambito relativo a ciò che si intende scrivere. E’
chiaro che è più facile costruire un articolo su un tema di attualità sociale e politica , che su una
serie di brani di poesia, ma anche questo è possibile.
         Vediamo come.

        Per comporre un articolo, è necessario ipotizzare una situazione che si presti alla bisogna:
una mostra, un convegno, una pubblica manifestazione ecc.. Non per tutti gli argomenti vanno
ipotizzate le medesime circostanze, che vanno dunque adeguate al tema da trattare.


 AMBITO ARTISTICO LETTERARIO

        Se devi comporre un articolo su un argomento artistico-letterario, ti conviene
         immaginare un convegno, oppure una mostra relativa al tema, o ad uno degli autori
         dei quali si propongono i brani.

        Presentando l’organizzazione del convegno o della mostra, cerca di riferirti ad un
         organismo promotore plausibile: è improbabile che la Confcommercio organizzi un
         convegno su Leopardi; al massimo può sponsorizzarlo!

        Se immagini un convegno (questo vale per tutti gli ambiti), orientati verso il convegno-
         dibattito, che prevede una o più relazioni introduttive, e poi il dibattito su di esse.

        Se ti vengono proposti brani di poesia o di letteratura, puoi ipotizzare un convegno o sul
         tema proposto dalla traccia (che spesso è simile al titolo di un convegno: “ il male del
         vivere nella poesia e nell’arte del Novecento”; “ poeti e paesaggio natio”; “ affetti
         familiari” ecc.) o su uno dei poeti di cui sono proposti i brani, facendo rientrare gli altri
         in un ipotetico confronto.

        Se immagini un convegno sul tema, le relazioni dovranno vertere su di esso, ed i brani
         verranno proposti a titolo di esemplificazione.

        Se, invece, immagini un convegno su un poeta, dovrai insistere sul suo pensiero e sulla
         sua poetica , soprattutto in rapporto a ciò che lo lega all’argomento trattato.

        Evita di riproporre in successione tutti i brani forniti, ma individua una tesi da far
         sostenere ad un ipotetico relatore, e costruisci su di essa il successivo dibattito, nel corso
         del quale potrai immaginare citati gli altri brani che corredano l’argomento.

        Per questo tipo di ambito è ipotizzabile un intervento qualificato nell’inserto culturale
         di un quotidiano, nella sezione specifica di un settimanale o in una rivista specializzata,
         ma esso è difficilmente gestibile, se non si ha una piena conoscenza degli autori citati.


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        I suggerimenti forniti dimostrano abbondantemente che non si può fare nulla di buono se
si ignorano i poeti di cui vengono forniti i brani. Parlando di qualcuno di cui si conosce poco o
nulla , non si può evitare la genericità: insomma, non basta leggere un brano di Montale, uno di
Ungaretti, uno di Saba ed uno di Quasimodo, ed osservare un quadro di Munch per poter
impostare un ragionamento serio sul “Male del vivere nella poesia e nell’arte del Novecento”,
qualunque sia la tipologia di elaborato prescelta!! Il materiale fornito non può essere
considerato un “dossier” di documentazione, ma va visto come un insieme di suggerimenti, i
quali hanno solamente lo scopo di attivare la riflessione su un tema: per trattarlo
compiutamente, lo studente deve far ricorso alle sue conoscenze pregresse.




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       AMBITO SOCIO- ECONOMICO, STORICO POLITICO, TECNICO-SCIENTIFICO.


       Abbiamo riunito questi ambiti, in quanto la tipologia di articolo di cronaca per essi
 ipotizzabile presenta più elementi di analogia che di diversità: questi ultimi riguardano
 essenzialmente il tipo di approccio al problema (storico, economico, tecnico) ed il registro
 lessicale; la struttura dell’articolo può essere sostanzialmente la stessa.

FASE PRELIMINARE
   Immagina un convegno organizzato da un ente o da un’associazione, che presentino
     qualche forma di collegamento con la tematica proposta.

      Scegli la forma del convegno dibattito, che, come abbiamo già sottolineato, è quella che
       si presta meglio ad esporre tesi articolate:

      Leggi attentamente i brani proposti e riassumili sinteticamente (possibilmente con una
       sola frase), individuando la posizione espressa dall’autore.

      Cerca di cogliere l’orientamento prevalente nei documenti e nei brani forniti a corredo
       dell’argomento.

STESURA DELL’ARTICOLO

      Avvia l’articolo con le indicazioni preliminari (vedi sopra: articolo di cronaca)

      Fa’ proporre la tesi centrale al relatore, ed inserisci altri elementi (non necessariamente
       devi riferirti a tutti i brani proposti) come arricchimento realizzato durante il dibattito.

      Se i documenti ed i brani forniti propongono tesi contrapposte, immagina due o più
       relazioni ed il successivo dibattito.

      Non dimenticare che puoi costruire il tuo pezzo anche su uno solo dei brani forniti, se
       pensi che esso affronti il nocciolo della questione trattata: potrai comunque presentare
       sinteticamente le altre posizioni sempre nel contesto del successivo dibattito.

      Se hai una “tesi tua” da sostenere, potrai farlo, senza comunque trascurare precisi
       riferimenti al materiale di supporto, anche eventualmente contestando le posizioni in esso
       presenti.

             A proposito di quest’ultimo suggerimento, si ritiene utile dare qualche consiglio a chi
crede di poter far ricorso ad “astuzie” del tipo: “l’argomento riguarda l’immigrazione, io ho già
pronto un elaborato sulla immigrazione e lo copio”. Questo comportamento è rischioso, soprattutto
se la Commissione d’esame è attenta e rigorosa: è facilissimo, infatti, individuare questo illecito,
anche se non si viene “pescati” durante la prova: un elaborato copiato non potrà avere collegamenti
credibili con il materiale fornito, e rischia la genericità nella trattazione dell’argomento. Chi fosse in
grado di raccordarlo bene a detto materiale, sarebbe anche capacissimo di scrivere da solo
l’articolo.
            Questo consiglio vale soprattutto per chi opta per il saggio breve, che, come vedremo
fra poco, per molti aspetti ha una struttura assai simile a quella del tema tradizionale, mentre
l’articolo di giornale, soprattutto nella tipologia dell’articolo di cronaca, presenta caratteristiche
proprie e decisamente diverse.

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                                          Il saggio breve

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         Anche per quanto riguarda il saggio breve, le attuali disposizioni circa le modalità della
prima prova prevedono una sua destinazione editoriale, e, per quanto riguarda questo aspetto, basta
rifarsi a quanto già detto a proposito dell’articolo di giornale:
         Una questione da chiarire riguarda, invece , le caratteristiche tipologiche del “saggio breve”,
soprattutto in rapporto al “tema” tradizionale. Parrebbe ovvio sostenere che non si può trattare della
stessa cosa, sebbene normalmente si tenda a fare una differenza assolutamente poco significativa
tra le due forme di scrittura, con il suffragio anche della scarsa chiarezza ed incisività delle
indicazioni ministeriali: l’unica differenza tra il tema tradizionale ed il saggio breve dovrebbe
consistere nel fatto che nel primo non è concessa la possibilità di consultare alcunché, mentre
nel secondo viene fornita una documentazione di supporto alla trattazione. Questa
interpretazione orienta anche a ritenere che, per la composizione del saggio, siano sufficienti le
indicazioni fornite dai brani.
         La docimologia non la pensa così. Il superamento del modello del tema tradizionale trova
la sua premessa nella constatazione antica che esso deriva dall’esercizio retorico dell’
“amplificatio”, che impone di sviluppare, con varie argomentazioni, un breve pensiero su un
problema particolare. Già nel settecento d’Alembert contestava il valore di questa forma
d’esercitazione della scrittura, che consisteva nel dire in molte pagine quello che era stato
perfettamente espresso in poche righe. I titoli tradizionali, poi, in genere non orientano verso una
risposta aperta, ma propongono una tesi precostituita, che si chiede di argomentare: allo studente
non rimane altro che ampliare lo stimolo, se non vuole scegliere la strada, estremamente più ardua
da percorrere, di contestarlo “in toto” o parzialmente.
         Il saggio è qualcosa di sostanzialmente diverso, e tra quello “breve “ e quello “lungo”
l’unica differenza sta proprio nell’estensione, mentre identico è l’approccio compositivo. La
composizione per saggi brevi dovrebbe essere così organizzata: viene presentata con uno o più
testi/pretesti introduttivi (brevissimi) una problematica sulla quale si pongono agli studenti una
serie limitata di questioni, chiaramente definite e circoscritte, che egli deve trattare entro un certo
numero di righe. Nella prova degli esami di Stato, queste questioni relative al problema proposto
devono essere individuate dallo studente, ordinate in una sequenza logica e svolte in maniera
equilibrata: in rapporto alla “consegna” di 5 colonne di foglio protocollo (consegna veramente
aleatoria, considerando le varianti nella grafia, se non si utilizza la videoscrittura), si potrebbero
individuare al massimo 5 o 6 questioni da svolgere, articolando lo svolgimento attraverso una
adeguata paragrafazione, che preveda anche una titolazione dei paragrafi ed il corredo di brevi note.
Ma di questo si parlerà meglio tra poco, nella parte dedicata ai suggerimenti.
         Una considerazione conclusiva! Anche e soprattutto per la stesura di un saggio breve
valgono quelle considerazioni già fatte a proposito dell’articolo di giornale: nessun lavoro di qualità
può essere fatto se il problema proposto non è conosciuto, ed il materiale di supporto può solo
fornirci indicazioni di partenza, da approfondire con le conoscenze personali.




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                                          Suggerimenti


(I suggerimenti seguenti, per quanto attiene alla stesura, valgono anche per il “fondo” la “spalla”
                                         e l’ “editoriale”)



FASE PRELIMINARE (idem articolo)

       Leggi attentamente i brani proposti e riassumili sinteticamente (possibilmente con una
        sola frase), individuando la posizione espressa dall’autore.

       Cerca di cogliere l’orientamento prevalente nei documenti e nei brani forniti.


STESURA DEL SAGGIO

       Evita nella maniera più assoluta di riproporre in sequenza una sintesi dei brani e dei
        documenti forniti.

       Inizia con una rapida presentazione del problema proposto o, se si tratta di un fondo o di
        una spalla, con un rapido cenno all’evento commentato.

       Prendendo spunto da uno o più brani forniti come supporto, porta avanti una tesi, non
        limitandoti a citare i brani di riferimento, ma sforzandoti di ricollegarti alle tue
        conoscenze o esperienze di studio: se si tratta di un problema, elenca separatamente le
        sue cause e le sue conseguenze. E’ questa la parte più significativa del saggio, e quella
        che deve avere maggiore espansione.

       Contesta eventuali posizioni diverse presenti nei brani forniti, motivando adeguatamente
        il tuo dissenso.

        Concludi il saggio ipotizzando, se del caso, soluzioni credibili al problema proposto;
        quando il problema trattato è particolarmente complesso, cerca di presentare le varie
        soluzioni ipotizzate, argomentando la eventuale preferenza per qualcuna di esse. Evita,
        comunque, di proporre soluzioni semplici a problemi complessi: questo è sintomo di
        faciloneria e di superficialità! In certi casi è opportuno concludere più con interrogativi
        problematici che con asserzioni assiomatiche.




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                                             Conclusioni

         Queste brevi note sono state composte con l’intento di fornire qualche indicazione utile per
educare a scrivere in maniera corretta e consapevole. Il loro estensore, che insegna italiano da 36
anni, sa bene che educare a scrivere è la cosa più difficile del mondo: non esistono canoni , o precisi
modelli di riferimento, se non per le forme elementari di scrittura, ed inoltre, nell’esercizio di questa
attività, anche se si procede alla stesura di un componimento neutro ed oggettivo come una
relazione, c’è sempre una componente di creatività individuale, che non può essere “insegnata”.
         Un processo scientifico è unico e definito e può essere trasmesso allo studente attento; la
lingua, già come strumento, sfugge ad ogni tentativo di razionalizzazione scientifica, sia per quanto
attiene il lessico che le strutture: questo è dimostrato dal fatto che non si è riusciti a creare un
programma informatico in grado di correggere “credibilmente” le strutture e di intervenire sulle
polirematiche: quelli in circolazione riempiono di sottolineature anche un brano di Manzoni!!
Evidentemente hanno ricevuto informazioni incompatibili con il suo stile!!
         Alla difficoltà di trasmettere un “modo di scrivere”, si aggiungono quelle collegate alla
enorme varietà delle occasioni e delle forme di scrittura. In questi appunti si è cercato di riferirsi a
quelle più frequenti, ma sono comunque rimaste fuori numerose altre tipologie, per le quali
bisognerebbe sviluppare adeguate competenze, in considerazione della loro utilità pratica: si pensi
alle comunicazioni interne di servizio, alle circolari, ai regolamenti ecc.. Chiunque svolga una
funzione non puramente esecutiva, soprattutto nel settore amministrativo, è spesso chiamato ad
elaborare documenti ufficiali, per la stesura dei quali si possono apprendere facilmente gli elementi
ricorrenti (indirizzo, protocollo, oggetto ecc), ma poi c’è…….il testo!!! Spesso si è costretti a
leggere documenti ufficiali, che provengono da uffici importanti, pieni di “stravaganze” sintattiche.
Per la verità, questo accade con sempre maggiore frequenza, e ciò testimonia che le giovani
generazioni vanno perdendo la capacità di scrivere correttamente, ed il problema è avvertito in
quasi tutti i paesi sviluppati.
         Curare queste forme di scrittura richiede una integrazione specifica di questo lavoro, che ci
si riserva di fare non appena se ne presenterà l’occasione.
         Voglio concludere con qualche invito ai colleghi che avranno la pazienza di esaminare
questo materiale, e, se lo ritengono opportuno, vorranno servirsene:
       abituiamoci all’idea che questo aspetto della formazione è centrale, e dedichiamo ad esso
          tutto lo spazio necessario;
       cerchiamo, noi insegnanti di italiano, di coinvolgere anche i docenti di altre discipline nel
          far esercitare gli studenti alla scrittura;
       costruiamo dei modelli insieme agli studenti, cercando di sviluppare in loro almeno le
          capacità operative, ed evitiamo di proporre del materiale “prefabbricato” : esaminare un
          modello può fornire informazioni utili, ma comporre un brano è una cosa diversa;
       non stanchiamoci mai di far esercitare gli studenti, nella certezza che una competenza
          acquisita potrà risultare utile in tante circostanze.

      Voglio ricordare a tutti, e prima di tutto a me stesso, che siamo insegnanti di LINGUA e
letteratura italiana, ed insegnare una lingua significa educare ad usarla correttamente, sia
nella forma parlata che in quella scritta.




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posted:1/5/2012
language:Italian
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