DISTURBO DA DEFICIT
DELL’ATTENZIONE con
IPERATTIVITA’ (DDAI)
e AUTOREGOLAZIONE
COGNITIVA
Dott.ssa Paola Brambilla
Disturbo da Deficit dell’Attenzione con
Iperattività
La caratteristica fondamentale del Disturbo da Deficit di
Attenzione/Iperattività è una persistente modalità di disattenzione e/o di
iperattività-impulsività che è più frequente e più grave di quanto si osserva
tipicamente in soggetti ad un livello di sviluppo paragonabile
DISATTENZIONE:
Bambini che presentano un’evidente difficoltà a rimanere attenti o a lavorare
su uno stesso compito per un periodo di tempo sufficientemente prolungato
Il problema più evidente consiste nel mantenimento dell’attenzione
(attenzione sostenuta) soprattutto durante attività ripetitive e noiose.
Difficoltà di organizzazione delle attività, evitamento di compiti che richiedono
sforzo mentale protratto, interruzione continua di attività e discorsi, passaggio da
un’attività all’altra.
IPERATTIVITA’:
Eccessivo livello di attività motoria o vocale
Il bambino manifesta continua agitazione, spesso i movimenti delle diverse
parti del corpo non sono armonicamente diretti al raggiungimento di uno
scopo
Difficoltà a stare seduti, irrequietezza, linguaggio logorroico
IMPULSIVITA’:
Difficoltà nella dilazione della risposta, a inibire un comportamento
inappropriato, ad attendere una gratificazione
Il bambino risponde troppo velocemente, interrompe gli altri, non aspetta il
suo turno, intraprende azioni pericolose senza considerare le conseguenze
Incapacità a stare a sentire una spiegazione fino in fondo, ad aspettare il proprio
turno, a considerare le conseguenze delle proprie azioni.
DDAI:Disturbo evolutivo che implica disfunzioni
inerenti le aree:
Cognitiva (disattenzione)
Comportamentale (impulsività)
Motoria (iperattività)
Manifestazione disturbi associalti ai sintomi primari
Le caratteristiche associate variano a seconda dell'età e del livello di sviluppo e possono
includere:
sviluppo di tratti oppositivi e provocatori
fallimento in ambito scolastico e sociale
(es. comportamenti devianti,
problemi con la giustizia, abuso di sostanze…)
compromissione delle relazioni familiari
disturbi emotivi
tratti ansiosi legati all’aver sperimentato numerosi
insuccessi in ambito scolastico e sociale
disturbi dell’umore legati al senso di fallimento e
frustrazione e alla sfiducia nelle proprie capacità
problematiche interpersonali
qualità scadente delle relazioni sociali legata
all’impulsività, all’aggressività e alle difficoltà
nella comunicazione interpersonale
Le disfunzioni nelle 3 aree
hanno una notevole influenza
sulla sfera emotiva e relazionale
del bambino
RISCHI
Sottovalutare i comportamenti turbolenti, impulsivi e la
distrazione considerandoli transitori.
Aumenta il rischio che in futuro sviluppino
un ritardo nell’apprendimento, un disturbo della
condotta o comportamenti a rischio (abuso di sostanze,
disturbi dell’umore o di personalità)
FREQUENZA E PROGNOSI
4% nella popolazione infantile generale (1 bambino su
una classe di 25 alunni)
50% remissione dopo l’adolescenza
25% complicazioni (abuso sostanze, comportamenti
antisociali, abbandono scolastico, presenza malattie
sessualmente trasmettibili, frequenti incidenti stradali,
disturbi dell’umore e di personalità)
EZIOLOGIA
Deficit inibizione risposte
impulsive
mediate corteccia prefrontale
DDAI
Predisposizone
Attivazione Mantenimento
Fattori genetici
Fattori ambientali Struttura
ambientale
PROCEDURE PER LA
DIAGNOSI
La diagnosi è essenzialmente clinica e si basa sull’osservazione clinica
Occorre raccogliere informazioni da fonti multiple utilizzando interviste
semistrutturate e/o questionari sui diversi aspetti del comportamento e
del funzionamento sociale. Da tali informazioni deve risultare evidente la
presenza in diversi contesti dei sintomi cardine del disturbo, l’età di
esordio, la durata dei sintomi e il grado di compromissione funzionale.
Occorre condurre un colloquio con il bambino per verificare la presenza
di altri disturbi associati
Occorre valutare le capacità cognitive e l’ apprendimento scolastico
(WISC-R)
Occorre effettuare l’esame medico e neurologico, valutando la presenza
di eventuali patologie associate e gli effetti di eventuali altre terapie in
atto (ipertiroidismo, disturbi dermatologici,deficit sensoriale parziale)
STRUMENTI DI VALUTAZIONE
SDAG: scala diretta ai genitori per l’individuazione di comportamenti di
disattenzione e iperattività
SDAI: scala diretta agli insegnanti per l’individuazione di comportamenti di
disattenzione e iperattività
CP: viene richiesto al bambino di trovare sequenze di lettere evitando però di
segnare sequenze incomplete. Se il bambino ottiene un punteggio adeguato, è
indice di riflessività
MF: valuta l’impulsività di un bambino che deve compiere un’operazione di
ricerca.Gli indici critici sono rappresentati dall’impulsività e dall’accuratezza
TEST delle CAMPANELLE: è una prova di ricerca visiva e misura l’attenzione
selettiva e sostenuta
TMA:test di valutazione multidimensionale dell’autostima
QUESTIONARIO di ATTRIBUZIONE: indaga lo stile di attribuzione del
soggetto
DOPO LA VALUTAZIONE…
Nei bambini DDAI risulta compromessa in modo
variabile la capacità di autoregolazione, di solito formata
da automonitoraggio ed autocontrollo
Autoregolazione
Autocontrollo Automonitoraggio
SCOPO DELLE STRATEGIE DI
INTERVENTO
Fornire ai bambini gli strumenti adeguati per poter
acquisire un maggior autocontrollo, una migliore
autoregolazione del proprio comportamento ed un
efficace dialogo interno, al fine di migliorare le
relazioni interpersonali con genitori, amici ed
insegnanti, migliorare le capacità di apprendimento
scolastico, aumentare le autonomie e l’autostima; in
sostanza migliorare la qualità della vita dei bambini
DDAI
Ovviamente per raggiungere questi obiettivi bisogna
prima ridurre gli atteggiamenti iperattivi che
risultano maggiormente disturbanti
Autoregolazione
Stili di attribuzione
Automonitoraggio
Autocontrollo
Autostima
Stili di attribuzione: modo attraverso cui noi
attribuiamo il merito o la colpa delle cose che ci
accadono.Possono essere divisi in interni,
esterni, stabili ed instabili. E’ importante che lo
stile di attribuzione diventi da stabile
(immodificabile) a instabile ( modificabile)
DDAI:”Sono fatto così” ”Se voglio
posso controllarmi”
Autostima: può essere definita come
l’immagine di sé e dipende dal rapporto di
due fattori:il successo personale che si riesce
ad ottenere e le aspettative, a loro volta legate
alla capacità di accettare un insuccesso.
DDAI:l’immagine di sé è compromessa al punto che non sono più
capaci di credere che se si impegnano e si danno da fare possono
ottenere buoni risultati
IL TRATTAMENTO FARMACOLOGICO
Pur essendo oggetto di controversie e discussioni, il
trattamento effettuato con farmaci psicostimolanti
(metilfenidato –principio attivo del Ritalin) è quello più
largamente impiegato soprattutto negli Stati Uniti.
Effetti positivi a breve termine (migliora sia l’attenzione
che il controllo dell’impulsività)
Rischio di effetti collaterali (insonnia)
Rischi a lungo termine con l’utilizzo esclusivo di
psicostimolanti
Difficoltà di autoregolazione a scuola
IL BAMBINO NON RIESCE A REGOLARE:
Organizzazione e controllo dei processi cognitivi
Difficoltà nel metodo di studio; inadeguato uso delle strategie
Pianificazione e soluzione di problemi
Difficoltà ad individuare un percorso solutivo, a cambiarlo e attuarlo; mancato
riconoscimento del materiale utile
Autostima
Autostima poco modulata, ruolo del “cattivo studente” e del “bullo”
Comportamento con gli altri
Scarsa abilità collaborativi, non rispetto delle regole, interpretazioni negative
Comportamento motorio
Difficoltà a stare seduto fermo e composto, difficoltà di coordinazione motoria,
comportamento avventato o pericoloso
Gestione delle emozioni
Scoppi di rabbia, scarsa tolleranza ai richiami, difficoltà a tollerare i “no” e l’attesa
Concentrazione e attenzione sostenuta
Difficoltà nella selezione delle informazioni rilevanti, nel rispetto delle consegne, nel
mantenimento dell’attenzione, nel completamento del lavoro
Impulsività
Precipitoso, difficoltà ad aspettare prima di parlare, pianificare prima di parlare, scrivere
o agire, disordine nell’esposizione
Motivazione e fiducia nell’impegno e nel rinforzo
Scarso impegno, poca motivazione nell’attività scolastica per i continui insuccessi,
difficoltà nell’allocare le energie necessarie
COSA PUO’ FARE LA SCUOLA PER IL BAMBINO CON
ADHD ?
1. predisporre un contesto facilitante
2. organizzare la classe
3. organizzare i tempi di lavoro
4. organizzare il materiale
5. organizzare il lavoro scolastico
6. pianificare il tempo libero
Bibliografia:
Cornoldi, De Meo, Offredi, Vio: Iperattività e autoregolazione cognitiva.
Erickson
E.A. Kirby,L.K. Grimley. Disturbi dell’attenzione e iperattività. Erickson