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materiali per riforma sport

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					1. MATERIALI
PER UNA RIFORMA
DELLO SPORT ITALIANO

Lo sport che cambia
I comportamenti emergenti e le nuove tendenze della pratica sportiva in Italia
(da l’indagine Multiscopo dell’Istat del 2005)

“Lo sport può essere osservato da diverse angolazioni: le modalità della pratica, le prestazioni
tecnico-agonistiche individuali e di squadra, i risultati delle gare e/o competizioni ufficiali, gli operatori,
le società sportive, le federazioni e gli enti, le normative e i regolamenti, gli impianti, le risorse, i mezzi
di comunicazione: tutti tasselli fondamentali che definiscono i vari aspetti della domanda e dell’offerta
di sport in un paese, oppure, come preferiamo dire noi in questo volume, i vari elementi di quel
complesso mondo che abbiamo definito sistema sportivo di un paese. Sistema sportivo che
finalmente negli ultimi anni si è iniziato a studiare analizzandone anche gli aspetti quantitativi oltre che
qualitativi.
I dati mostrano come, insieme alle discipline, variano enormemente anche le modalità e i luoghi della
pratica: l’ambiente in particolare è diventato l’impianto sportivo preferito da milioni di persone, dal
parco sotto casa, ai laghi, ai fiumi, al mare, alla montagna. La risposta all’inquinamento crescente
avviene sempre più spesso ricorrendo all’equazione Sport=Benessere=Ambiente. A volte si usano
impianti veri e propri, altre semplici attrezzature, ma il più delle volte solo la tuta, le scarpette da
corsa, una palla, oppure semplicemente un aquilone.
Dalla combinazione spontanea tra gesto sportivo-luogo-attrezzatura sono nate molte nuove discipline,
non ancora codificate come sport, ma praticate da migliaia di cittadini di ogni età.”


Lo Sport diritto di cittadinanza

Al tradizionale novero dei diritti di cittadinanza (civile, politica, sociale) si sono aggiunte nuove forme
di diritti, legati a bisogni emergenti nella sfera della personalità individuale, quali la domanda di
promozione culturale, di qualità della vita, di soddisfazione estetica.
Lo sviluppo della pratica sportiva rappresenta un aspetto esemplare di tale dinamica. La pratica fisico-
motoria e sportiva rappresenta oggi, infatti, un nuovo bisogno sociale.
L’attività fisico-motoria e sportiva appare non più ancorata esclusivamente a forme dedicate alla
competizione, bensì raccoglie domande individuali e collettive di benessere, di occasione di
socializzazione e di strumento di educazione.
Il riconoscimento del ruolo sociale che lo “sport” può rappresentare passa inevitabilmente attraverso
una diversa considerazione e definizione legislativa di un diritto e del relativo sostegno. Per questo si
parla di “Sport diritto di cittadinanza”.
Lo sport di cittadinanza svolge e, se più adeguatamente sostenuto, può svolgere una funzione
primaria in ambito sociale nell’assorbimento dei seguenti ruoli:
      a) un ruolo formativo, nell’ambito di un’educazione concepita come percorso che accompagna il
          cittadino attraverso tutto l’arco della sua vita, dall’infanzia all’età anziana;
      b) un ruolo di prevenzione sanitaria, per prevenire e contrastare i danni derivanti dagli stili di vita
          non corretti. L’OMS ha indicato nella sedentarietà una delle maggiori cause di malattie
          cardiovascolari, di diabete e obesità;

                              Assemblea Nazionale – Rimini 9-11 settembre 2011
   c) un ruolo di inclusione e coesione sociale. L’inclusione è la grande sfida dei prossimi decenni.
      Si pensi alle difficoltà di inclusione dei migranti in un contesto sociale caratterizzato da paure,
      incertezze e diffidenza per il diverso. La pratica sportiva è uno strumento efficace per
      affrontare e vincere tale sfida, come rilevato nello stesso Libro Bianco sullo Sport della
      Commissione Europea. Nè dobbiamo dimenticare un altro problema sociale cui la pratica
      sportiva può offrire risposta: è il problema della frammentazione della nostra società, che
      produce mancanza di relazioni, isolamento, distacco dal contesto sociale. Lo sport può infatti
      assolvere ad una funzione di socializzazione e coesione sociale, di particolare importanza
      quando riesce a coinvolgere persone anziane e diversamente abili e a favorire il dialogo
      intergenerazionale.
   d) un ruolo di educazione alla democrazia. Rispetto delle regole, rispetto dell’altro, assunzione di
      responsabilità, senso della collettività come primo passo per l’affermarsi della solidarietà: sono
      tutti valori il cui apprendimento è connaturato ad un’esperienza di vita condotta in una
      associazione sportiva di base.

Lo sport di cittadinanza rappresenta un fenomeno ampiamente diffuso sul territorio principalmente
attraverso le strutture delle associazioni e società sportive di base. La “società sportiva” è il luogo
proprio e privilegiato in cui l’esperienza sportiva nasce e si configura in forme e a misura dei bisogni,
delle possibilità e delle aspirazioni dei suoi componenti, praticanti e operatori, che insieme concorrono
a esprimere e realizzare valori di cui lo sport è portatore. L’associazionismo sportivo è la componente
più rilevante del mondo del non-profit e della promozione sociale; qui si esprimono spesso esperienze
significative di volontariato al servizio dell’intera collettività e di cittadinanza attiva.
Per questo suo ruolo fondamentale, la “società sportiva” deve essere difesa, valorizzata e sostenuta
come condizione importante per una soddisfacente diffusione dello sport di cittadinanza sul territorio,
ed è la”società sportiva” in primo luogo che si deve attrezzare per intercettare e stabilizzare gruppi
informali, reti, individui singoli, che si affacciano tumultuosamente alla pratica sportiva. Nella fase
storica che stiamo attraversando le organizzazioni apicali dello sport devono compiere ogni
sforzo per aiutare le società di base che subiscono il peso della crisi con l’aumento di costi
per impianti sportivi, sanità, utenze, trasporti, evitando di aumentare i costi diretti delle attività,
come affiliazioni, tesseramenti, tasse gara.

Lo sport di cittadinanza di conseguenza deve essere affermato, riconosciuto e valorizzato per
assicurare i massimi benefici dell’esperienza sportiva alle singole persone, ai gruppi sociali e alla
collettività. Esso rappresenta una parte stabile del progetto di vita di giovani e anziani, uomini e
donne, senza limiti di età, di censo, di provenienza geografica, di cultura, di abilità.




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DIMENSIONE EUROPEA DELLO SPORT

Un primo riconoscimento dello sport per tutti come diritto dei cittadini fu operato dal Consiglio
d’Europa (21-25 marzo 1975): lo sport non è più solo un affare privato, ma un fenomeno che i poteri
pubblici devono governare e promuovere. Come affermato dal CIO nel Documento del centenario, “lo
sport per tutti è responsabilità di tutti”.


In data 11 luglio 2007 la Commissione Europea ha approvato il “Libro Bianco sullo sport” in cui si
evidenzia come l’attività sportiva “oltre a migliorare la salute dei cittadini, ha una dimensione
educativa e svolge un ruolo sociale, culturale e ricreativo”.
In particolare, viene affermato: “lo sport contribuisce in modo significativo alla coesione
economica e sociale e a una società più integrata. Tutti i componenti della società dovrebbero
avere accesso allo sport: occorre pertanto tener conto (…)del ruolo particolare che lo sport
può avere per i giovani, le persone con disabilità e quanti provengono da contesti sfavoriti. Lo
sport promuove un senso comune di appartenenza e partecipazione e può quindi essere
anche un importante strumento d’integrazione degli immigrati. Per questo, è importante
mettere a disposizione spazi per lo sport e sostenere le attività relative allo sport, affinché
immigrati e società di accoglienza possano interagire positivamente”


Da ultimo la Commissione Europea ha presentato al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato
economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni il 18 gennaio 2011 una Comunicazione sul
tema “Sviluppare la dimensione europea dello sport”.
Partendo dalla validità ed attualità del Libro Bianco se ne approfondiscono alcuni aspetti, con
l’obiettivo di coordinare ed uniformare i comportamenti degli Stati membri; riconoscendo l’autonomia
delle organizzazioni sportive “sulle regole del gioco” in materia agonistica, si ribadisce l’interesse allo
sport come fenomeno di partecipazione, difesa della salute, educazione etc…; ci si pone anche
l’obiettivo di favorire una buona governance dello sport con il coinvolgimento degli attori istituzionali e
sportivi interessati, in un quadro in cui anche l’organizzazione sportiva, pur nelle sue specificità deve
soddisfare “le prescrizioni della legislazione dell’UE (diritti fondamentali, libera circolazione,
divieto di discriminazione, concorrenza etc…).
A sostegno di una efficace azione dell’UE, anche sul terreno dei finanziamenti per lo sport come diritto
di tutti, la Commissione Bilancio Affari Generali ed Istituzionali della Regione Emilia Romagna, in
ottemperanza alle Procedure di consultazione previste dalla UE, ha approvato in data 9 febbraio 2011
una propria Risoluzione, inviata al Governo Nazionale e agli altri soggetti istituzionali interessati.




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IL SISTEMA SPORTIVO ITALIANO VERSO UNA NUOVA GOVERNANCE PER POLITICHE
INTEGRATE E ARMONIZZATE

I PRINCIPALI RIFERIMENTI NORMATIVI DELL’ORDINAMENTO SPORTIVO ITALIANO:

La nascita e l’evoluzione del fenomeno sportivo in Italia coincide con un atteggiamento di sostanziale
indifferenza da parte del legislatore.

Soltanto con la legge 426/1942 “Costituzione e ordinamento del Comitato olimpico nazionale italiano
(C.O.N.I.)” interviene esplicitamente in relazione al CONI e alle Federazioni Sportive Nazionali.

Il D.Lgs. 242/1999 “Riordino del Comitato olimpico nazionale italiano - C.O.N.I.” interviene per
riformare la struttura degli organi del CONI, con l’obiettivo di porre il primo tassello di una più
complessiva riforma dello sport e viene successivamente modificato dal D.Lgs. 15/2004.

Il primo Decreto, nel confermare le competenze del CONI, fra l’altro, allargava la base elettorale per
l’elezione del Consiglio Nazionale del CONI, introduceva in Consiglio raprresentanze di atleti, tecnici e
strutture territoriali, sanciva l’incompatibilità dei Presidenti Federali per la presenza in Giunta
Nazionale ed affidava, di nuovo, al CONI il compito di riconoscere gli Enti Nazionali di Promozione
Sportiva

Il secondo Decreto, fra l’altro, elimina l’incompatibilità dei presidenti federali alla presenza in Giunta ed
inserisce gli Enti Nazionali di Promozione Sportiva in Consiglio Nazionale CONI con una propria
rappresentanza di 5 componenti.

Per i benefici fiscali a favore del dilettantismo il CONI trasmette annualmente elenco delle asd
all’agenzia delle entrate (il CONI, per rimarcare il proprio ruolo, ha trasformato l’elenco in Registro
delle ASD, con aggravi burocratici consistenti…)

Di rilievo l’art. 8 della legge 178/2002 “Conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 8 luglio 2002,
n. 138, recante interventi urgenti in materia tributaria, di privatizzazioni, di contenimento della spesa
farmaceutica e per il sostegno dell'economia anche nella aree svantaggiate” per la costituzione della
società CONI Servizi S.p.a.

Nel tentativo di porre un argine al fenomeno dilagante del doping va ricordata la legge 376/2000
“Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping”.

Verso la fine degli anni 70 si accresce la dicotomia tra sport dilettantistico e sport professionistico,
giungendo all’emanazione della legge 91/1981 “Norme in materia di rapporti tra società e sportivi
professionisti” relativa, appunto, al professionismo sportivo. L’articolo 1 di tale Legge, peraltro,
sancisce il fatto che in Italia “l’attività sportiva, da chiunque e comunque organizzata, è libera”.




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La Legge 220/2003 riconosce l’autonomia dell’ordinamento sportivo nazionale quale articolazione
dell’ordinamento sportivo facente capo al CIO. Autonomia che va intesa, nello specifico, in relazione
all’organizzazione della attività sportive ufficiali; tale autonomia non può essere tuttavia interpretata
come extraterritorialità rispetto all’intero corpus legislativo della Repubblica, come qualcuno
vorrebbe… Significativa in questo senso la Sentenza del TAR Lazio sul caso Pistolesi sulla libertà
d’insegnamento.

Di rilievo, infine, è la legge 189/2003 “Norme per la promozione della pratica dello sport da parte delle
persone disabili” che istituisce il CIP, Comitato Italiano Paraolimpico, riconosciuto direttamente dallo
Stato e coordinato con il CONI.

In parallelo con la legislazione sull’ordinamento sportivo si sono avute significative introduzioni di
norme legislative generali incidenti sull’organizzazione sportiva.

Nel 1977 con la nuova legislazione sulle autonomie locali, i servizi sportivi sono stati inseriti tra i
servizi a domanda collettiva, finanziabili quindi dalla Cassa Depositi e prestiti; ciò ha portato ad un
consistente incremento della dotazione di impiantistica sportiva diffusa e delle palestre scolastiche in
alcuni anni finanziati dai piani nazionali per l’edilizia scolastica; furono inoltre trasferite alle Regioni
funzioni anche in materia di promozione di attività sportive e ricreative.
Con la Legge 15 marzo 1997 furono decentrate a Regioni ed autonomie locali ulteriori funzioni in
materia di sport.

Ma la novità più rilevante è la riforma del Titolo V della Costituzione ( Legge n. 3/2001) che ha
collocato lo sport fra le materie concorrenti in campo legislativo fra Stato e Regioni, pensando
giustamente allo sport come diritto per tutti i cittadini e rilevante tema sociale. Le Regioni hanno su
questa base rinnovato la propria legislazione, quelle che l’avevano, e prodotto, quelle che non
l’avevano, testi di legge ex novo.

Il quadro normativo è tuttora gravemente carente: nelle materie sottoposte a legislazione concorrente
dovrebbe essere necessaria una legge di principi che descriva con chiarezza finalità dell’azione di
governo, strumenti e risorse a disposizione dei diversi livelli istituzionali per raggiungere gli obiettivi
dell’azione politico amministrativa. Lo Stato non ha mai provveduto a produrre tale normativa e
nessuna riflessione ha accompagnato istituzione e dismissione di strumenti istituzionali importanti
come il Ministero dello Sport e il ritorno ad una mera funzione di vigilanza sul Coni affidata ad un
sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Anche il decreto sul Federalismo Regionale non si occupa della materia sportiva, eppure potrebbe
essere una sede importante di definizione più precisa di funzioni e soprattutto risorse. C’è qui un
margine stretto, ma possibile, di recupero con il previsto decreto omnibus finale. Potrebbero essere gli
EPS a sollevare il tema con una richiesta di audizione alla Commissione Bicamerale.

Una riforma quadro del sistema sportivo non è dunque mai stata realizzata. Si è piuttosto proceduto
per sovrapposizioni legislative a fronte di nuove emergenze od esigenze; per questo sviluppo
“disarmonico” della produzione legislativa e per la forza d’impatto che ha la nuova presenza delle
Regioni come attore normativo, nel rispetto dell’autonomia di organizzazione e regolazione delle

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attività sportive e con lo Stato nelle funzioni di legislatore sui principi generali, si può seriamente
pensare ad una nuova e modernizzante Legislazione di principi nazionale affiancata dal corpus
legislativo delle autonomie regionali.

Una sorta di legge 383/2000, sulle Associazioni di promozione sociale, per lo sport.


LA NUOVA GOVERNANCE DEL SISTEMA SPORTIVO:

Nell’ambito di una Legge di principi si potrebbero concretare i seguenti obiettivi:

   1. LA TRASVERSALITA’
      Fatta salva l’autonomia ordinamentale delle attività agonistiche assolute, è ormai patrimonio
      comune, delle Istituzioni europee e nazionali e delle organizzazioni sportive, compresi CIO e
      CONI, che l’attività motoria e sportiva è fenomeno che riguarda l’intera società. Le istituzioni,
      in modo coordinato, devono occuparsene in quanto le sue valenze investono la sfera dei diritti
      di cittadinanza, della socialità, dell’educazione e dell’istruzione, dell’inclusione sociale, della
      partecipazione, della lotta alle devianze, della tutela della salute e della prevenzione,
      dell’organizzazione delle città, dei trasporti e delle politiche di tutela e sostenibilità ambientale.

   2. I POTERI/COMPETENZE ISTITUZIONALI
      Spetta allo Stato la vigilanza sugli organismi sportivi nazionali (CONI, Istituto per il Credito
      Sportivo), le norme in merito ai servizi comuni e nazionali (Previdenza, assistenza,
      assicurazioni) e la normativa quadro relativamente alle figure professionali dei tecnici sportivi
      fuori dall’ambito associativo di Federazioni, Discipline Associate, Enti di Promozione Sportiva.
      Analogamente spettano allo Stato le forme di coordinamento per le politiche ministeriali e per
      omogeneizzare le politiche regionali e per promuovere campagne nazionali. Spetta alle
      Regioni la legislazione per il governo e lo sviluppo dello sport sul proprio Territorio, i piani per
      la costruzione degli impianti e la manutenzione dell’esistente; il coordinamento delle politiche
      settoriali degli assessorati interessati; la legislazione sulla formazione professionale delle
      figure dei tecnici sportivi fuori dall’ambito associativo di Federazioni, Discipline Associate ed
      Enti di Promozione Sportiva.

   3. LE SEDI E IL COORDINAMENTO TRA I DIVERSI SOGGETTI
      Per ottenere gli obiettivi di cui ai punti 1 e 2 si può pensare all’Istituzione di un tavolo di
      coordinamento (Agenzia, o Consiglio, o Ufficio Nazionale dello Sport), nell’ambito della
      Conferenza Unificata Stato Regioni, che sia composto dai Ministeri interessati (Istruzione,
      Salute, Ambiente, Infrastrutture, Economia, Interni…), dagli Assessori Regionali allo Sport, da
      una rappresentanza di ANCI ed UPI, dal CONI ( le cui funzioni e strutture possono essere
      definitivamente riformate       nell’ambito della legge quadro), da le Federazioni e
      dall’Associazionismo di promozione sportiva, in quanto riconosciuto dal CONI come
      Enti di Promozione Sportiva, per le sue specifiche competenze in ambito di sport di
      cittadinanza ed in quanto riconosciuto direttamente dallo Stato come Associazioni di
      promozione sociale.




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4. SOSTEGNO- FINANZIAMENTI
   Il sostegno al “sistema sport” può avvenire attraverso una pluralità di canali, definiti nella legge
   quadro, partendo da risorse certe da reperire nell’ambito degli introiti, sempre crescenti, dello
   Stato dai giochi, lotterie e scommesse sportive.
   Una quota significativa delle risorse per lo sport deve in ogni caso andare alle Regioni per le
   proprie competenze, cioè per il sostegno alle proprie politiche su associazionismo, attività ed
   impianti.

   Lo Stato continua a finanziare il Coni attraverso al fiscalità generale. Le Regioni e gli Enti
   Locali sono esclusi da finanziamenti finalizzati. Mentre il Coni comincia a muoversi sul piano
   nazionale come un soggetto di governo di politiche sportive pubbliche (finanziamento del
   progetto sulla scuola primaria con il ministero della Istruzione, vaghe notizie su un progetto
   “sport e salute”) nessun flusso è destinato a politiche territoriali.

   Una legge di riferimento nazionale e di principi per lo sport infine potrebbe includere le parti di
   agevolazioni in materia fiscale, previdenziale e di diritto del lavoro a favore
   dell’associazionismo sportivo dilettantistico.

   Il ruolo del Comitato Olimpico.

   In questo contesto si deve porre il tema del ruolo del Comitato Olimpico. Il Coni ha tematizzato
   la necessità di muoversi sul terreno dello sportpertutti e della dimensione sociale dello Sport.
   In questo senso ha sviluppato alcuni progetti di collaborazione con ministeri (Salute, Scuola),
   ha ripreso contatti con le Regioni e gli Enti Locali, ha dichiarato più volte la necessità di
   sviluppare il ruolo degli Enti di Promozione Sportiva nell’ambito nazionale e territoriale della
   sua struttura.

   Noi guardiamo con attenzione a questi sviluppi, che abbiamo del resto per anni sollecitato.

   Riteniamo tuttavia che la condizione per il successo di questa strategia sia il coinvolgimento e
   la valorizzazione piena degli Enti di Promozione, che sono anche associazioni di promozione
   sociale e per questo hanno titoli e competenze, nei programmi di sviluppo della dimensione
   educativa, di prevenzione socio-sanitaria, di inclusione sociale dell’attività sportiva e più in
   generale nella governance del Comitato Olimpico e delle sue strutture, dalle scuole dello
   Sport, al sistema della formazione, all’organizzazione di campagne ed eventi. Riteniamo che
   la funzione di rappresentanza del movimento sportivo che il Coni vuole assumere a tutti i livelli
   debba essere interpretata come un sostegno e una promozione delle attività e dei progetti di
   tutti i membri della “famiglia” Coni, riconoscendo, fatta salva la diversità delle rispettive
   funzioni, pari dignità e diritti a Federazioni, discipline associate, Enti e promuovendo come
   ricchezza il pluralismo e le diversità presenti nel mondo sportivo.

   Registriamo ancora, nel CONI, uno scarto fra le enunciazioni, le decisioni, i cambiamenti che
   deve essere rapidamente colmato: a politiche condivise, anche con noi e altri Enti di
   Promozione, devono corrispondere azioni coerenti, prima di tutto con le Federazioni,
   altrimenti saranno inevitabili problemi di tenuta del progetto e prese di distanza.

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Il fenomeno sportivo va allargando rapidamente il suo significato, i suoi attori, la sua rilevanza
sociale. Sono questi, tempi di ripresa della partecipazione delle persone e dei gruppi alle
decisioni che le riguardano, tempi in cui si richiede una nuova attenzione ai beni comuni, alle
cose importanti della vita, e così vengono considerati il movimento e lo sport, i luoghi dove si
possono svolgere.

Un Coni che si aprisse e si mettesse al servizio di questo nuova dimensione della
partecipazione allo sport, senza timore di perdere antiche primazie, ma rilanciando la sua
competenza, il suo ruolo di rappresentanza potrebbe diventarne un interlocutore importante e
rilanciare e ridefinire un suo ruolo decisivo, dentro una nuova governance, perfino
promuovendo una nuova governance del sistema dello sport in Italia. Un Coni che volesse
chiudersi nel suo ruolo “parastatale” e garante di vecchie gerarchie sportive sarebbe destinato
invece a veder declinare peso politico ed autorevolezza.

Noi parteciperemo da protagonisti a questi cambiamenti, se ve ne sarà occasione e
convinzione, insieme a tutta la famiglia dello sport italiano. Saremo tuttavia sempre pronti,
come sempre nella nostra storia, a promuovere comunque le ragioni e il bisogno dello sport
per tutte le persone con le nostra autonomia e le nostre proposte nel territorio, nel confronto
politico e istituzionale.




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