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D'Alessandris - Diam

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12/20/2011
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54
XII CONGRESSO

REGIONALE

A.P.L.O.TO.

SELVA DI FASANO 15-10-2011

Presidio Ospedaliero “ F. Ferrari” CASARANO

U.O. Dipartimentale

Traumatologia e CH. Vertebrale

Dir. Resp.: A. D’Alessandris

DIAM: bilancio di una

esperienza

ultradecennale







Autore: A. D’Alessandris

Quando alla fine degli anni novanta abbracciai la filosofia

della stabilizzazione elastica in aggiunta alla già nota e

codificata stabilizzazione rigida e semirigida, notai, in

molti cultori della chirurgia vertebrale, scetticismo e

incredulità.

Quando poi cominciai a utilizzare lo

spazio interspinoso a supporto di questo

concetto, lo scetticismo si trasformò in

quasi avversione.

Oggi, dopo oltre due lustri,

non solo si continua a parlare

di stabilizzazione elastica e di

sito interspinoso, ma si assiste

ad un impegno scientifico e

tecnologico molto importante.

Noi chirurghi vertebrali che da sempre ci

siamo allineati ai concetti di Taylor e

Rabischong, a tutt’oggi e con pieno

merito continuiamo a parlare di DIAM.

Cos’è il DIAM?

E’ un cuscinetto di silicone rivestito da

polietilene tereftalato.

Forma e dimensioni sono tali da poter

agevolmente guadagnare lo spazio

interspinoso andando a prendere il posto

del ligamento interspinoso.

Il DIAM è un cuscinetto di silicone rivestito da polietilene

tereftalato ad altissima resistenza elastica.

Il disegno, i

materiali che lo

costituiscono, la

tecnica di

impianto, tutto ciò

è rimasto

immodificato nel

tempo.

Chi vi parla vanta

una casistica di

oltre 350

impianti

distribuiti in

quasi 15 anni di

chirurgia

vertebrale.

Perché tanta fedeltà?

Negli anni sono comparsi in

commercio vari dispositivi

interspinosi, ognuno dei quali, a mio

giudizio, è meritevole di attenzione

e di estrema considerazione.

Vari modelli di dispositivi interspinosi

Nessuno di essi,

però, può

definirsi

intrinsecamente

elastico come il

DIAM.

Sono dispositivi in titanio o in

pick, nulla che possa

soddisfare la verità

anatomica alla quale mi

sono da sempre ispirato.

Là dove esiste un

legamento

(interspinoso), non

possiamo (a mio

giudizio) inserire un

qualcosa di rigido e

poi affermare che

facciamo una sintesi

elastica.

Elastico sarà il

segmento di

moto, pur in

presenza del

nostro contributo

chirurgico, non

certamente ciò

che abbiamo

impiantato.

E poi che ne sarà della

estensione del

rachide allorquando

le spinose

avvicinandosi tra loro

faranno impingment

col materiale duro

presente?

A supporto dei nuovi dispositivi

interspinosi si citano

essenzialmente due concetti:



Chirurgia in mini open.



Ricalibraggio del forame.

Sulla chirurgia in mini open,

credo che vi sia molto da

dire.

Per coronare di successo la

nostra chirurgia occorrono la

giustezza della indicazione,

la destrezza della mano

chirurgica, la qualità

dell’ambiente

operatorio,l’appropriatezza

del personale sanitario,

l’adeguatezza dei mezzi

messi a disposizione.

La lunghezza delle nostre

ferite chirurgiche non

sempre è richiesta per

certificare la bontà del

risultato.

Se poi mini invasività vuol dire

lavorare con radiazioni

ionizzanti, allora mi astengo

da ulteriori considerazioni.

Per quanto riguarda il ricalibraggio del

forame, credo che non esistano

differenze significative con ciò che

si ottiene con il DIAM; anzi ritengo

che l’elasticità del nostro

dispositivo permette aperture

foraminarie anche maggiori senza

rischiare la rottura delle spinose,

evenienza certamente più frequente

quando si impiegano dispositivi

rigidi.

Si critica da più parti la tenuta

nel tempo del DIAM

Un dispositivo in silicone, si

dice, non può mantenere nel

tempo la tensione elastica

originaria.

Per questo

motivo i nostri

impianti sono

destinati al

fallimento.

Io dico che non ho mai rioperato, per lo

stesso motivo, un paziente, cui già avevo

impiantato un DIAM.

Ho rioperato per infezione, per

lussazione, per sopraggiunta

ulteriore patologia (Ernia

discale, fratture), ma mai per

l’esaurimento tenso-elastico del

dispositivo siliconato.

Se qualche chirurgo ha esperienza

contraria può riferirlo a quest’aula.







Anche la letteratura è muta in tal

senso.

Qual è il razionale del nostro DIAM?

Ridurre il sovraccarico discale in specie

nella porzione posteriore.

Riallineare le faccette articolari.

Ritensionare l’apparato ligamentoso

(L.L.P. e Leg. Sovraspinoso)

Migliorare il calibro del Forame

coniugale.

Il Dispositivo interspinoso:





a) riduce il sovraccarico meccanico del disco disidratato

b) riallinea le faccette articolari

•c) normalizza il calibro del forame coniugale

•d) ritensiona il L.L.P.

Parliamo, quindi, di uno

spaziatore interspinoso in

grado di assolvere al

compito non solo di

assistenza discale.

Ho cercato di dare

una giusta

consecutio agli

eventi

patogeneteci che

giustificano la

nostra

impiantistica.

Credo che la lacerazione del ligamento

interspinoso rappresenti il momento terminale

di un processo degenerativo che inizia dalla

disidratazione del disco intervertebrale e dalla

sua conseguente riduzione in altezza e si

completa nella lassità del ligamento

longitudinale posteriore e del ligamento

sovraspinoso, determinando in tal modo la

ipersollecitazione di tutta l’unità vertebrale con

conseguente sub lussazione faccettaria e

lacerazione più o meno estesa del legamento

interspinoso.

• Disidratazione discale;

• riduzione in altezza del

disco;

• lassità del L.L.P. e del

L.Sovraspinoso;

sub-

• sub-lussazione

faccettaria;

• lacerazione del L.I.

Nella fase definita “reversibile”, allorquando gli eventi

citati non sono tali da determinare la scompensazione

dell’ unità motoria, è giusto, a mio parere, adottare la

soluzione chirurgica , utilizzando il Diam

Questo è il mio credo che abbraccio in tutti

i casi di black disc sintomatici, nelle

ernie centrali contenute, a

completamento delle discectomie

chirurgiche, in ciò che definisco

“Stenosi elastica del canale”.

Non chiedo altro al mio DIAM e soprattutto non

chiedo ciò che egli, al pari di tutti i dispositivi e

sistemi interspinosi, non può dare.

Casistica

183 DIAM in L4-L5

32 DIAM in L5-S1

106 DIAM a due livelli

27 DIAM in aggiunta a stabilizzazioni

peduncolari

11 DIAM in discontinuità

RISULTATI

I miei risultati sono da considerarsi ottimi nella

stragrande maggioranza dei casi (circa 80%).

Questa percentuale così importante abbraccia

anche tutti gli interventi in cui il DIAM viene

montato a completamento di una erniectomia

chirurgica e quelli in cui si chiede al DIAM

l’abbattimento della sindrome giunzionale nelle

stabilizzazioni rigide.

COMPLICANZE





Lamentiamo rarissimi casi di infezione e di

lussazione (0,5%).

Quest’ ultima complicanza ci è capitata in

un paziente a 2 anni dall’intervento. Non

lamentiamo lussazioni endocanalari per

quanto ci sia capitato di rimuovere un

DIAM, altrove impiantato, migrato nel

canale.

Abbiamo rioperato ben 5 pazienti

portatori di DIAM in L3-L4,

poiché avevano sviluppato, a

distanza variabile dall’intervento

e per cause indipendenti da

esso, patologia da frattura.

CONCLUSIONI



A tutt’oggi resto assertore della bontà, della utilità

e della giustezza della chirurgia del DIAM.

Ribadisco che ad esso si debba chiedere solo ciò

che può dare.

In una chirurgia così complessa come quella

vertebrale in cui l’elemento biomeccanico si

mescola e si complica con quello anatomico e

neurologico, avere solo il Dispositivo

Interspinoso nel proprio bagaglio tecnico-

culturale non è garanzia risolutoria per tutte le

problematiche.

Se rispettiamo questo concetto e diamo le giuste

indicazioni, il nostro DIAM non apparirà

obsoleto e non avrà bisogno, per ora, di

ritagliarsi uno spazio nella storia della Chirurgia.

I.S.D.S.



Interspinosus stabilitation and

distraction system

Il bilancio che ci sentiamo di proporre dopo

15 anni di DIAM porta a considerazioni

di tipo sperimentale, sempre in accordo

con i nostri principi ispiratori.

Il sistema che stiamo studiando, consta di

una barra a cremagliera che si posiziona

a lato delle spinose e si fissa ad esse

con viti e di due barrette distraenti che si

inseriscono tra le spinose.

Eseguita la distrazione fino al giusto

ritensionamento del ligamento

sovraspinoso, il dispositivo prevede

l’inserimento di una linguina

interspinosa ad elasticità

programmata.

L’elasticità del sistema mima il

complesso ligamentoso posteriore.

La stabilità dello stesso è affidata

all’avvitamento della barra a

cremagliera.

Il sistema è modulare, e anche ciò

rappresenta una novità assoluta.

Ci stiamo lavorando da oltre 3 anni e

siamo ormai nella fase avanzata di

sperimentazione.

Contiamo di far conoscere quanto prima i

nostri risultati preliminari.


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