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MACHIAVELLI

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12/18/2011
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MACHIAVELLI





Temi.





1. Machiavelli vuole entrare nelle grazie dei Medici. Perciò scrive il Principe nel 1513. Uno

scritto di occasione. Si nota questo intento:

a. Cap. 20: i principi si devono aspettare più fede e più utilità in quegli uomini che nel

principio del loro stato sono stati tenuti sospetti, che in quelli che nel principio erano

confidenti” – contraddetto nei Discorsi (I,16)

b. “Non voglio lasciare indietro ricordare ai Principi esser molto più facile guadagnarsi

amici quegli uomini che dello Stato innanzi si contentavano.”

c. “a conoscere bene la natura dei principi bisogna essere popolare”, non un principe.

2. Che deve insegnare? Nel primo capitolo parla del concetto di dominio: “Tutti li stati, tutti

e’dominii che hanno avuto ed hanno imperio sopra li uomini, sono stati e sono o repubbliche

o principati.” I quali a loro volta sono ereditari o nuovi.(o aggiunti) Questi possono essere

soggetti ad un principe o usi ad essere liberi; e si acquisiscono “o con le arme d’altri o con le

proprie, o per fortuna o per virtù.”

a. Ereditari: si possono mantenere facilmente – e se si perdono si riacquistano)

b. Nel principato nuovo consistono le difficoltà. “Li uomini mutano volentieri signore

credendo migliorare” – per “un'altra necessità naturale e ordinaria” .p. 17 Ci si fa

molti nemici, ma non si riesce ad accontentare gli amici. (esempio l’occupazione

francese di Milano) Occorre riflettere sul “rimedio”.

i. Stati annessi con stessa lingua = è facile tenerli soprattutto se non sono soliti

a vivere liberi = basta avere “spenta” la linea del principe che vi dominava.

Occorre “non alterare né legge né dazi”. Così “diventa, con loro principato

antiquo, tutto un corpo”

ii. Stati annessi senza stessa lingua. “quando si acquista stati in una provincia

disforme di lingua,di costumi e di ordini, qui sono le difficoltà, e qui bisogna

avere grande fortuna e grande industria e tenerli; - occorre andarci ad abitare

ed anche tenere dei militari “satisfannosi e’sudditi del ricorso propinquo al

principe; donde hanno più cagione di amarlo volendo essere buono e,

volendo essere altrimenti di temerlo.” (amore e timore come forme del

dominio) – colonie.; - provincie: occorre stare attenti ai vicini potenti:

possono avere alleati interni negli “scontenti” principi savi ..hanno riguardo

non solo alli scandali presenti, ma a’futuri,.. perché “prevedendovi discosto,

facilmente vi si può rimediare, ma aspettando che ti si appressino, la

medicina non è a tempo, perché la malattia è diventata incurabile. Et

interviene di questa come dicono e’fisici dello etico, che, nel principio del

suo male, è facile a curare e difficile a conoscere, ma nel progresso del

tempo, non l’avendo in principio conosciuta né medicata, diventa facile a

conoscere e difficile a curare. Così interviene nelle cose di stato; perché

conoscendo discosto e mali che nascono in quello, si guariscono presto; ma

quando, per non li avere conosciuti, si lasciano crescere in modo che ognuno

li conosce, non vi è più rimedio” (corpo/medicina)





3. I principati nuovi qui armis propriis et virtute acquiruntur.: leggere p. 30.notare la

“VIRTU’” dell’arco. “Dico adunque, che ne’principati tutti nuovi, dove sia uno principe, si

trova a mantenerli più o meno difficoltà secondo che più o meno è virtuoso colui che li

acquista. E perché questo evento, di diventare di privato principe, presuppone o virtù o

fortuna, pare che l’una o l’altra di queste dua cose mitighi in parte molte difficoltà: non di

manco, colui che è stato di meno su la fortuna, si è mantenuto di più.”

a. Fortuna: Tito Livio libro 30 della storia: descrive la capitolazione di Annibale

davanti a Scipione. Il cartaginese nota che il suo nemico è stato un uomo che “la

fortuna non ha mai deluso (30, 11)”

b. Moralisti: fortuna= bona dea alleata potenziale. Occorre attirare la sua attenzione.

Essa dispone dei beni: Montaigne la mette in rapporto alle ricchezze “la fortuna è di

vetro, quando risplende si infrange”. Se si cerca il suo favore è perché possiede i

beni che si desiderano: “onori, ricchezza e prestigio” (Seneca) “gloria, onore e

potere” (Sallustio). Cicerone: il massimo bene per l’uomo è la conquista della gloria”

“l’accrescimento dell’onore e della gloria personali”. L’acquisto della gloria più

autentica che si possa ottenere” (Doveri morali). Nella Iconologia di Cesare Ripa

Perugino 1618 “Fortuna “donna co’l globo celeste in capo, e in mano il cornucopia.

Il globo celeste dimostra, siccome egli è in continuo moto, così la fortuna sempre si

move, e muta daccia a ciascuno, hor’inalzando, e hor’abbassando, e perché pare che

ella sia dispensatrice delle ricchezze e delli beni di questo mondo; perse le fa anco il

cornucopia, per dimostrare che no altrimenti quelli girano di mano in mano”.

c. Severino Boezio: Consolazione della filosofia: sulla fortuna non si può agire. Non

può farsi influenzae. Forza spietata, il simbolo è la ruota delle vicissitudini. Reazione

di indifferenza, (attenzione alla dimora celeste) In questo senso è ancilla dei(fortuna

e provvidenza)

d. Pontano, Sulla fortuna: elemento di erotismo: “Chiede alla F. “chi è in grado di

tenertistretta più degli altri? “quelli che tengono a freno il mio potere con il massimo

dell’ardimento” Disprezza quelli che fuggono lontano da lei e si sente eccitata da

quelli che mettono lei in fuga”. Enea Silvio Piccolomini opuscolo 1444 Un sogno

intorno alla fortuna. Dialogo con essa: “quanto a lungo resti benigna ad un uomo? E

risponde “a nessuno a lungo”. Quali sono le doti che permettono di avere il suo

favore: “quanti mancano di coraggio mi sono odiosi”

e. Machiavelli: La fortuna è cieca. XXV : E’non mi è incognito come molti hanno

avuto et hanno opinione che le cose del mondo sieno in modo governate dala fortuna

e da Dio, che li uomini con la prudenzia loro non possino correggerle, anzi non vi

abbiano rimedio alcuno; e, per questo, potrebbono iudicare che non fussi da insulare

molto nelle cose, ma lasciarsi governare dalla sorte..”p. 98 la fortuna governa metà

delle azioni nostre e etiam ne lasci governare l’altra metà presso a noi. ET

ASSOMIGLIANO…”La fortuna deve trovare una ORDINATA VIRTU’CHE LE

RESISTE.- perciò il principe non può basarsi tutto sulla fortuna, che varia. C’è anche

un’idea della fortuna come consonanza con i tempi: “Credo, ancora, che sia felice

quello che riscontra el modo del procedere suo con le qualità de’tempi; e similmente

sia infelice quello che con il procedere suo si discostano i tempi”. – fine degli uomini

“gloria e ricchezze” procedono però gli uomini in modo diverso, con rispetto (volpi)

e con impeto (leoni), violenza e arte, pazienzia e il suo contrario. Quello che fa la

differenza è la qualità dei tempi. “Di qui nasce quello ho detto, che dua iversamente

operando, sortiscano il medesimo effetto; e dua egualmente operando, l’uno si

conduce al suo fine e l’altro no, Da questo ancora dipende la variazione del bene:

perché se uno che si governa con rispetti e pazienza, e’tempi che le cose girono in

modo che il governo suo sia buono, e’viene felicitando; ma se li tempi e le cose si

mutano, rovina, perché non muta procedere.”- “Variando la fortuna devono anche

variare gli uomini. 101. IO IUDICO BENE QUESTO, CHE SIA MEGLIO ESSERE

IMPETUOSO CHE RESPETTIVO, PERCHE’LA FORTUNA E’DONNA; ET

E’NECESSARIO, VOLENDOLA TENERE SOTTO BATTERLA ED

URTARLA”101 Audaci /la fortuna aiuta).

f. Occasione: “Esaminando le azioni e vita loro (degli uomini che per virtù sono

diventati principi) non si vede che quelli avessino altro della fortuna che la

occasione, la quale dette loro materia a potere introdurrvi drento quella forma parse

loro; e sanza quella occasione la virtù dello animo loro si sarebbe spentam e sanza

quella virtù la occasione sarebbe venuta invano.”

g. Virtù da vir = l’uomo maschio per eccellenza. Ecco il principe: insegna la “virtù” del

governo.





4. Cap. XV “si parte dagli ordini degli altri” p. 65

a. Cura dell’apparenza: deve fuggire l’infamia di quelle che gli torrebbero lo stato da

quelle che non gliene tolgano guardarsi, se elli è possibile; ma, non tossendo, vi si

può con meno rispetto lasciare andare. Et etiam non si ciìuri di incorrere nella fama

di quei vizii sanza quali e’possa difficilmente salvare lo stato; perché, se si

considererà bene tutto, si troverrà qualche cosa che parrà virtù, e seguendola sarebbe

la ruina sua, e qualcun’altra che parrà vizio, e seguendola ne segue la sicurtà et il ben

essere suo” =ragion di stato.









Filosofo della libertà.

Machiavelli disingannato. Si considera sempre più un letterato. Frequenta il gruppo di umanisti e

scrittori che si raccoglie attorno a Cosimo Rucellai. Orti Oricellari. Discutono sulla lingua,

rappresentano opere teatrali. Anche Machiavelli ne scrive una: la Mandragola. /storia della

seduzione della giovane moglie di un vecchio giudice) Prima stesura circa nel 1518. Venne

rappresentata a Roma e Firenze l’anno seguente. Si parla anche di politica, delle repubbliche.

Dagli Orti partì una congiura anti-medicea (1522) e i congiurati, scoperti, vennero uccisi (Jacopo da

Diacceto) altri furono esiliati.

Machiavelli no era così partigiano. Alle discussioni degli Orti si deve l’Arte della guerra del 1521.

Questo dà lo stimolo alla scrittura dei Discorsi (forse iniziati prima della stesura del Principe ma

sicuramenti finiti dopo) sulla prima deca di Tito Livio, ovvero i primi dieci libri delle storie di

Livio. Sono dedicati a Rucellai e Buondelmonti, uno dei cospiratori. La storia antica è

paradigmatica.





Repubblica Romana: indagine sui primi secoli. La gloria e l’imperio di Roma ne costituiscono

l’oggetto. Quello che importa è il “governo delle città”- siano Repubbliche o principati. “ Come nel

Principe obiettivo supremo è come ottenere la gloria, l’onore il ptere, così qui lo stesso obiettivo è

esteso alle repubbliche. (I, 6)

I modi circa “lo ampliare” di Roma. Il caso è paradigmatico, perché “chi consideri le cose presenti e

le antiche, conosce facilmente come un tutte le città e in tutti i popoli sono quei medesimi desideri e

quei medesimi umori” perciò “è facile cosa per chi esamina con diligenza le cose passate prevedere

quelle future” o “pensare nuovi rimedi per la similitudine degli accidenti”





Lo studio di Roma rivela: che le città non hanno mai ampliato il loro dominio se non in libertà.

“veramente meravigliosa cosa è considerare a quanta grandezza venne Atene per spazio di

cent’anni, poiché la si liberò da Pisistrato. Ma sopra tutto meravigliosissima è a considerare a

quanta grandezza venne Roma poiché a si liberò dai suoi Re”II,2. p. 280.

“il contrario di tutte queste cose segue in quei paesi che vivono servi.”

“dimodochè..p. 280.

Città libera: esternamente = dipendente e serva di una potenza imperiale

Internamente = da un tiranno.

Libertà = indipendenza da ogni autorità che non sia quella della comunità.

L’aspetto discriminante è il bene comune (ricorda Aristotele e la differenza tra libero e servo).

Le Repubbliche servono meglio il bene comune. P. 280.

“Non il bene privato ma il bene comune è quello che fa grandi le città.”

= le repubbliche fanno profitti grandissimi.,

Come si produce la repubblica?

-fortuna: le città che cominciano in libertà, le altre fanno fatica a raggiungerla

-virtù.: la capacità di mantenerla.

= prima era attribuita al principe o ai capi militari. Ora a tutta la città.: Se una città deve

acquisire grandezza la virtù deve essere di tutta la cittadinanza.III, 31.

- mito del fondatore: il fondatore deve dare buone leggi iniziali. Interessante la fondazione

di Roma. Cicerone critica l’assassinio di partenza; Machiavelli lo scusa: “(Romolo)

accusandolo il fatto, l’effetto lo scusi; e quanto sia buono come quello di Romolo,

sempre lo scuserà: per ché colui che è violento per guastare, no quello che è violento per

racconciare, si deve riprendere. I,9.

- La salvezza della patria sopporta qualsiasi delitto (come ne Principe).

- Cfr. III, 41, p. 495.

- L’amore per la patria. Virtù: non voler giovare a se ma al bene comune, non alla propria

successione (figli) ma alla patria comune” (I,9)

Il problema è mantenere la virtù di tutti i cittadini. La figura del fondatore è fondamentale. Questo

deve essere riconosciuto dalla città come “abbia a riconoscere come figliola il nascimento”. (I,I)

Deve essere anche un “fondatore di ordini”. Sono gli organi della città.

NON PUO’ESSERE FONDAZIONE COLLETTIVA: perhcè le diverse opinioni non sono adatte a

formare uno stato. Consegue che “a ordinare una repubblica deve essere uno solo” Inoltre, se una

città è caduta in declino può essere riparata solo da uno. “..se mai occorre che la si rilevi /la città

decaduta), occorre per la virtò d’un uomo che è vivo allora, non per la virtù dell’universale” I, 17.





Quella del fondatore è una FORTUNA INIZIALE. NON ci si può fare conto. Non deve governare il

principe o fondatore, ma fare in modo che le ulteriori fortune della città vadano apoggiare sulla

“virtù dell’universale” ovvero dell’intera città.

Metafora del corpo politico III, 12 p. 379.

-degenerazione = risponde al problema platonico della decadenza?

-riduzione verso i principi = gli ordini del fondatore.





Come avviene che degenera?

-si corrompe perché i membri divengono oziosi e non coltivano più la virtù - favoriscono le

ambizioni privateprendono il comando uomini che promettono favori e non si curano del bene

universale.

-i potenti vanno al potere e curano solo i loro interessi , fanno “leggi non per la comune

libertà ma per la potenza loro” (I,18);le magistrature non vengono più tenute da chi ha la virtù “ma

da quelli che avevano piùpotenza” e quindi nella prospettiva di fini egoistici.

Perseverare nella libertà è necessario per le repubbliche e la corruzione è fatale alla libertà. Se

prevale ques’aspetto della natura umana la repubblica si divide in fazioni. Sorge la tirannia.





Come si può mantenere la virtù (tornare verso gli ordini primitivi)?

- esempi di virtù civica. “se fossero seguiti almeno ogni 10 anni in quella città (Roma) non si

sarebbe mai corrotta. Deve trovare un capo che ne rinnovi le leggi e “che non solo la ritenesse che

la non corresse a rovina, ma la ritirasse indietro” III, 22 Il risultato sarebbe una repubblica perpetua.

Questo può avvenire in due modi: o per opera degli “ordini” , una kegge che nasca da quel corpo; o

per opera di un uomo, che riconduca la città alla virtù.

- Influenzando altri cittadini con l’esempio.

- Costringendo con la forza alla virtù. (annibale istilla nei soldati terrore nella sua persona.

- Descrive le virtù del capo adatto a ripristinare gli ordini.

o Camillo “prudentissimo tra i capitani romani”. Doti: sollecitudine, prudenza,

grandezza d’animo” il “buon ordine che lui serbava nell’adoperarsi e nel

comandare gli eserciti”.

o Deve saper disarmare l’invidia “cagione che gli uomini…non abbiano

quell’autorità la quale è necessaria nelle cose di importanza”. (III, 30) . Per

l’incapacità a dominare l’invidia Savonarola e Sederini rovinarono (III, 30)

o Deve avere coraggio personale

o Prudenza politica (III,43) e circospezione, cautela (III, 48)





Importante è che i cittadini siano bene ordinati. Siano spinti ad acquistare la virtù e custodire la

libertà.

-gli “ordini” = istituzioni, ordinamenti costituzionali e organizzazione dei cittadini.I, 2 e 49

Soprattutto due sono le cose importanti:

a. il culto pubblico, la religione civica. L’osservanza del culto divino è cagione della

grandezza delle repubbliche” I,1 Se viene meno questo inizia la decadenza. Polemica con Roma:

“Per gli esempi rei di quella corte (papale) questa provincia ha perduto ogni devozione e ogni

religione” I, 12- Italiani= popolo corrotto. Es: gli auspici fatti prima della battaglia. Presagio

favorevole e azione virtuosa. Paura del’empietà.

b. sentimento religioso: anima la plebe e mantiene gli uomini buoni, fa vergognare i rei”. Il

merito delle religioni è quello di produrre questi utili effetti. La religione romana è preferibile a

quella cristiana. “ha glorificato gli uomini umili e contemplativi” “ha psto il sommo bene

nell’umiltà, abbiezione, nel dispregio delle cose umane.” Togliendo valore alla “fortezza del corpo e

a tutte e altre cose atte a fare gli uomini.” Oltremondana religione e gloria civica. “ha reso il mondo

debole e datolo in preda agli scellerati”

c. Organizzazione degli ordini. Occorre studiare i codici costituzionali di Roma.

Tripartizione delle forme di governo (aristotelica), Fautore di una forma mista in cui l’instabilità

delle forme viene corretta e le loro forze combinate.= TEORIA DEGLI UMORI . “Ci sono in ogni

repubblica due umori diversi, quello del popolo e quello dei grandi”. (I,4)

LA COSTITUZIONE IMPLICA CHE NESSUNO PREVALGA SULL’ALTRO e si ottenga

un equilibrio. OCCORRE REPRIMERE L’INSOLENZA DEI GRANDI E LA LICENZA

DELL’UNIVERSALE. I,2 i GRUPPI SI SORVEGLIANO perché NON VENGA

COMPROMESSA LA LIVBERTA’.

TUTTE LE LEGGI CJE SI FANNO IN FAVORE DELLA LIBERTA’NASCERANNO

DALLA DISUNIONE LORO”.

=tesi scandalosa (omnis regno in se diviso desolabitur) Va contro tutta la tradizione

repubblicana, La pace. “I tumulti (di ROMA) meritano summa laude” – A Mio parere viene dalla

metafora dell’organismo e degli uomori che devono sfogarsi).

La prevenzione della corruzione.

La costituzione mista è necessaria ma non sufficiente. Ci sono sempre i tentativi dei potenti

di acquisire tutto il potere.

Il prezzo della libertà è la massima vigilanza. Riconoscere il pericolo quando una

componente cerca di “pigliare più forze che non è ragionevole”(I, 33)

-sviluppare leggi utili in quei frangenti “una repubblica tra gli ordini suoi deve avere

questo, di vigilare che i suoi cittadini sotto ombra di bene non possano fare male, e ch’essi abbiano

quella riputazione che giovi e non noccia alla libertà.” I, 46.

-ciascuno ha il dovere di “aprire gli occhi” e stare attento alle tendenze di corruzione.

Usare la forza per fare piazza pulita quando diventano minacciose.

Roma – vissuta 400 anni, ha sviluppato misure idonee. Occorre “ammazzare i figlioli

di Bruto” (Giunio Bruto assassino di Tarquinio il Superbo liberò Roma dalla tirannia, ma i suoi figli

divennero tiranni essi stessi.) “Chi piglia una tirannide e non ammazza Bruto, chi fa uno stato libero

e non ammazza i figlioli di Bruto, si mantiene poco tempo.” III,3

-altra minaccia viene dall’ingratitudine (invidia?). La città spesso per “mantenersi

libera” offende i cittadini che dovrebbe premiare”. Questo può portare alla tirannide –

indebolimento delle figure virtuose. Rimedio:

“aprire i luoghi alle accuse”. Ogni cittadino che si sente calunniato deve poter farlo

in pubblico-. Ci vuole un’indagine e una verifica.

Evitare che un cittadino troppo ambizioso si appropri del potere fondando un partito

e vincolando la gente alla sua fedeltà personale. Dal Cap. 34 fino alla fine del I libro. Come si

sviluppa questa corruttela e come ci si può liberare.

-evitare che si prolunghi il comando dell’esercito. (autoritàlibera per un tempo

lungo). I, 35 Silla, Cesare, la fedeltà personale dei soldati. Infedeli alla repubblica. Ordini per non

far abusare di questo potere. (sarebbero le “regole”). Il comando deve essere a tempo determinato.

Evitare la maligna influenza dei ricchissimi. Che sono sempre capaci “di far

beneficio a questo ed a quell’altro privato, col prestargli denari, maritargli figliole, difenderlo dai

magistrati e facendogli simili privati favori” – questa protezione fa degli uomini dei partigiani dei

padroni a detrimento del pubblico bene. E ciò dà animo a chi è così favorito di poter corrompere il

publico e sforzare (violare) le leggi. III, 38. Machiavelli insiste: “tale corruzione e poca attitudine

alla vita libera nasce da un’ineguagianza in quella città” (I, 17); ecco anche perché mette sempre in

guardia contro “L’ambizione dei grandi…se per varie vie ed in vari modi ella non è in una città

sbattuta (atterrata), tosto riduce quella alla rovina sua. I, 17.



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