Lavoro a cura di:
Antonia Guida
Pasquale Vadalà
Anno accademico 2008/2009
A.D. SERTILLANGES
Antonin-Dalmace Sertillanges (1863-1948), è stato un religioso, filosofo e teologo francese. È uno dei massimi esponenti
del NEOTOMISMO di inizio Novecento.
Il suo pensiero si fonda sul cristianesimo, la cui venuta è considerata come la vera e propria rivoluzione della storia.
Ogni attività umana ed ogni sapere trova la propria ragione di essere nel cristianesimo, e tutte le filosofie venute dopo
sono fortemente influenzate dai valori da esso proclamati.
Sertillanges è un profondo conoscitore ed estimatore di S.Tommaso d’Aquino e della sua Somma Teologica, da lui
considerata la più grande opera filosofico - religiosa mai scritta.
VOCAZIONE INTELLETTUALE
È un dono di Dio. L’intellettuale che ha la vocazione è
VOCAZIONE dunque un PRESCELTO, un portatore di luce. È un
CONSACRATO. Deve volere ciò che vuole la verità.
Bisogna prevedere sacrifici per questa vocazione, perché
la verità serve soltanto i suoi schiavi.
Si soddisfa solo con un lavoro di penetrazione, continuità, sforzo metodico.
La vita intellettuale, però, non è solo prerogativa degli studiosi che si dedicano alla ricerca della
verità come principale lavoro della loro vita, ma anche di coloro che possono disporre solo di una
parte di essa da dedicare a tale attività.
“povera tartaruga bisognosa, non perde tempo, non si ostina e in pochi anni oltrepassa la lepre indolente,
la cui rapida corsa era l’invidia del suo faticoso cammino”
Uno studio moderato è migliore del suo opposto. L’abuso di tempo, concentrazione e applicazione, a
lungo andare, non soltanto deteriora lo spirito, ma non produce neppure i frutti sperati.
Bastano 2 ore al giorno per una buona opera intellettuale. Serve disciplina e l’abitudine costante di
“ritornare ogni giorno alla sorgente, che placa e stimola la sete “.
La fiamma che continuamente deve stimolare lo studio è la volontà, una volontà profonda (voler essere
qualcuno), arrivare a qualche cosa, realizzare già col desiderio quella personalità che l’ideale fa
intravedere.
Ama la solitudine, ma non si distacca mai dal mondo e dagli altri
INTELLETTUALE uomini. La verità che lui persegue è verità pratica, così come
testimoniata dal Cristo.
(solitario, ma non isolato) Bisogna vivere nella realtà, che è fatta di continui rapporti umani. “È una
immensa vita di famiglia che ha per legge la CARITA’”.
Padrone della Schiavo della solitudine
solitudine
“La solitudine vivifica, l’isolamento sterilisce e paralizza”
Non è accettabile un dualismo tra pensatore e uomo. Lo studio deve essere un ATTO DI VITA, non arte per
l’arte. Lo studio non deve mirare solo ad un accumulo di nozioni, ma anche, e soprattutto, ad una crescita
interiore che serva per vivere armoniosamente con la natura e con gli altri uomini.
L’intellettuale è quindi un uomo del suo tempo
Egli lavora nel presente (nel rispetto del passato e con un occhio
verso il futuro), per rinnovare continuamente la verità. Essa è eterna,
come la presenza di Dio nel mondo.
“Dio è al centro della circonferenza che assomma tutti i tempi:
DIO passato, presente e futuro.
Tutti i punti della circonferenza sono equidistanti dal centro, di
conseguenza tutti i tempi sono uguali di fronte a Dio.”
CURA DELLA PROPRIA ANIMA
“La purezza di pensiero esige la purezza dell’anima” “Beati i puri di cuore, essi
(VERO) (BENE) vedranno Dio”
C’è quindi un forte legame tra il vero e il bene. Questo vincolo inscindibile che unisce le due idee, fa
immediatamente pensare all’idea platonica di Bene, considerato causa finale di tutte le altre idee. ( E non c’è
dubbio che, grazie alla riflessione di alcuni filosofi cristiani, come S.Agostino, parte della dottrina metafisica del pensatore
greco sia stata resa conciliabile con quella cristiana).
Non si può ricercare il vero, amarlo e farsi influenzare da esso, senza crederlo buono, o meglio il BENE
ASSOLUTO. Noi ricerchiamo il vero perché crediamo che esso sia il bene.
VERO
È sia GUIDA nel cammino verso il vero, sia
BENE il FINE della stessa ricerca poiché corrisponde
al vero.
È l’amore il principio di tutto, il motore della
stessa esistenza, lo stimolo che ci spinge verso
AMORE la verità. E la verità si comunica solo a coloro
che l’amano.
“L’intellettualità è santità”
L’amore non esiste senza VIRTU’. Il bene stesso, e dunque il vero (fine della nostra ricerca), si
realizza solo con un’anima virtuosa, “in salute” .
Bisogna dunque coltivare le virtù dell’anima:
- perfezionamento morale
- distacco da sé e dalle abituali frivolezze
- umiltà
- semplicità
- disciplina dei sensi e dell’immaginazione
- desiderio delle grandi mete (ma non ambizione materiale)
Inoltre, visto che la ricerca del vero si fonda sull’ ATTENZIONE (che concentra tutte le nostre energie
su un particolare campo di ricerca), bisogna preservare questa dai vizi e dalle passioni che,
continuamente, la minacciano, rischiando di deviarla e disperderla:
- STOLTEZZA
- PIGRIZIA
- SENSUALITA’
NEMICI DEL SAPERE
- ORGOGLIO
- INVIDIA
- IRRITAZIONE
Virtù specifica dell’intellettuale
Studiosità: dedizione allo studio
(S.Tommaso la fa dipendere dalla temperanza moderatrice)
minata da vizi quali
Mai abbandonare i propri doveri di uomo a
favore della pura conoscenza. In questo caso
Negligenza Vana curiosità si è schiavi della curiosità.
Mai mirare più in alto di quanto le forze
permettono, e mai sciupare le facoltà reali
proprie per acquistarne altre illusorie.
“Studiare in modo da non aver più tempo di pregare, di leggere la Sacra scrittura, la parola dei Santi e quella
delle grandi anime, studiare fino a dimenticarsi di sé e, concentrandosi completamente sull’oggetto dello studio,
giungere a trascurare l’ospite interiore, è un abuso e una stoltezza. Supporre che si progredirà o che si produrrà
così maggiormente è come dire che il ruscello scorrerà meglio se s’inaridisce la sorgente”
Il buon intellettuale cristiano deve dedicare parte del proprio tempo alla PREGHIERA e alla coltivazione della propria anima
religiosa.
La ricerca del vero deve essere intrinsecamente religiosa. Si ricerca il SUPREMO VERO, attraverso il vero ridotto e disperso che
non è nient’altro che il simbolo reale del Vero Assoluto, trascendente e unico.
Dio è il centro di ogni lavoro intellettuale, visto che sta al centro della vita.
CURA DEL PROPRIO CORPO
“Alla buona costituzione del corpo corrisponde la nobiltà dell’anima”
“MENS SANA IN CORPORE SANO”
Bisogna, quindi, curare la salute del proprio corpo con semplici consigli pratici:
1. Non vergognarsi di pensare alla propria salute;
2. Vivere molto all’aria aperta;
3. Fare frequenti pause durante lo studio;
4. Fare ginnastica;
5. Riservarsi annualmente un periodo di riposo (vacanze);
6. Curare l’alimentazione;
7. Curare il proprio sonno.
Per l’uomo di studio la cura del corpo, strumento dello spirito, è virtù e sapienza. È necessaria per
pensare bene.
Un amico del piacere è nemico del proprio corpo e diventa nemico della propria anima.
SEMPLIFICAZIONE
L’intellettuale, nel suo cammino verso la
SOLITUDINE
verità, non deve portare con sé un bagaglio
troppo ingombrante. Quindi deve ridurre il “La vita solitaria è il laboratorio dello spirito”
proprio tenore di vita, liberandosi dalle
eccessive comodità e dalla vita mondana. La solitudine è il rifugio dell’ispirazione. Arduo compito
di un intellettuale è di mantenere pienamente il silenzio
“ciò che favorisce il lavoro è sempre interiore, che lo aiuti ad estraniarsi dal mondo esterno e a
opportuno, ciò che l’ostacola o ci ritrovare se stesso. Solo in questo modo può sperare di
disorganizza è da escludere” raggiungere l’ESTASI, lasciandosi penetrare dalla verità.
In questo momento di massimo raccoglimento, di
“pienezza”, bisogna difendere la propria solitudine con
una volontà decisa che non rispetta più nulla
“Non ascoltate nessuno, né gli amici indiscreti, né i
ORGANIZZAZIONE parenti incoscienti, né i passanti, neppure la carità”
DELLA VITA Nel momento di piena concentrazione è giustificato
qualsiasi rifiuto ad una possibile “distrazione”, anche alla
carità. Anzi, in un certo senso, fa più carità (bene per tutti gli
uomini) colui che si isola per avvicinarsi alla verità.
RELAZIONI UMANE
“colui che si crede unito a Dio senza
essere unito ai suoi fratelli è un falso Anche nel contatto con la folla che disperde l’io nella
pensatore” moltitudine (legione), l’intellettuale mantiene il suo
spirito solitario, rigenerandolo assiduamente in un
L’intellettuale deve vivere tra gli uomini, “bagno di silenzio” che igienizzi l’anima, e la purifichi
cooperare con essi e stringere forti amicizie. dagli umori cattivi assorbiti, le vili passioni.
Deve coltivare relazioni serie e misurate con “lontani dagli uomini, voi sarete più uomini e
sapienza. Ciò porterà enormi benefici allo
più vicini agli uomini”
studio e, inoltre, continui stimoli e
incoraggiamenti.
LO SPIRITO DELL’INTELLETTUALE “Illuminati coi tuoi dubbi” S.Tommaso
UMILTA’ Non si deve essere scettici, altrimenti non si arriverà mai alla verità.
Essa si dona solo a chi le si avvicina con anima rispettosa
“intellettualmente l’orgoglio è il padre della aberrazioni e
delle creazioni fittizie: l’umiltà è l’occhio che legge nel libro
Per raggiungere
della vita e nel libro dell’universo”
la verità serve
UNA CERTA PASSIVITA’
DI ATTEGGIAMENTO
ARDORE DELLA RICERCA
“Lo spirito del vero, come la grazia, spesso passa e non ritorna”
Lo spirito dell’intellettuale è uno spirito di zelo, attivo e attento. La vera vocazione non è mai appagata, è una
continua ricerca. La fiamma della verità arde sempre. Il buon intellettuale non deve mai distrarsi; anche
fuori dai momenti di pienezza il suo desiderio di conoscere deve essere sempre vivo. Il pensatore è veramente tale
solo quando riesce a trovare spunti di riflessione e ispirazione da ogni semplice fatto o cosa ( incontri, viaggi, libri,
fenomeni naturali, ecc). Si impara a riflettere con l’OSSERVAZIONE e con l’ASCOLTO.
Se una cosa non la si cerca, alla fine si “rischia” di trovarla. Quando un pensiero sfugge all’ostinata riflessione
dell’intellettuale ,paralizzando il suo lavoro, la cosa migliore che egli possa fare non è intestardirsi su di esso, ma
alzarsi dalla sedia e, abbandonando momentaneamente la sua opera, dedicarsi ad altre attività (passeggiate,
conversazioni, ecc.), di modo che l’idea, da sola, si manifesti nella sua mente rilassata, grazie al lavoro continuo e
“miracoloso” dell’inconscio. Quando si esce dallo studio non si chiude la porta verso il vero, ma piuttosto la si
spalanca. La natura apre strade e suggerisce punti di vista che l’astrazione ignora.
IL CAMPO DELL’ATTIVITA’ INTELLETTUALE:
Cosa studiare?
L’attività non deve essere limitata ad una particolare disciplina, ma deve orientarsi verso una:
“tendenza ad allargare le specialità istituendo rapporti tra
SCIENZA COMPARATA tutte le discipline connesse, e riconducendo le specialità ed il
loro complesso alla filosofia generale ed alla teologia”.
Serve una mentalità aperta che diffidi di una stretta e angusta specializzazione. Si deve arrivare a questa dopo aver
consolidato le basi di una conoscenza generale. Quindi occorre una certa estensione a titolo di formazione, dopodiché bisogna
approfondire, “specializzarsi”. Ognuno deve scoprire se stesso, riconoscendo la propria vocazione, e dedicarsi ad essa con
tutto il cuore. In questo modo affermerà la propria umiltà, accettando i propri limiti senza alcuna vergogna.
È necessaria un’armonia del sapere, non una semplice quantità del sapere. La maggior parte dei geni non erano solo grandi
conoscitori della loro disciplina, ma erano anche curiosi delle altre scienze.
“Tomismo come quadro ideale del sapere”
Per Sertillanges l’opera omnia, base di ogni studio, deve essere la Somma Teologica di S.Tommaso. Opere del genere non
sono più state scritte negli ultimi secoli.
Una scienza completa deve appoggiarsi al tomismo. Quest’ultimo rappresenta una sintesi ben riuscita di tutte le scienze,
in grado di coordinare ed elevare ogni studio.
S.Tommaso è dunque per Sertillanges la guida sicura per ogni intellettuale cattolico. Ovviamente ogni studioso è libero
di scegliersi il proprio punto di riferimento, la propria guida.
È necessaria una dottrina forte che mantenga stabili le convinzioni dello studioso, disorientato com’egli è dalle tante
dottrine che incontra lungo il suo cammino di ricerca.
MEMORIA COME STUDIARE? APPUNTI
Si deve ricordare solo ciò che è Gli appunti sono un necessario supporto
veramente utile ai fini della nostra esterno alla memoria. Per Sertillanges i
attività, e non sovraccaricare la metodi migliori di raccolta sono i quaderni
memoria. Bisogna organizzarla in e le schede. Oggi, il mezzo più usato e
modo tale da rendere semplice la sua comodo per la memorizzazione di dati e
“consultazione”, ordinando i dati appunti è il computer.
raccolti e fissando i punti essenziali.
LETTURA
“Leggere intelligentemente, non appassionatamente”
Una lettura “selvaggia” (disordinata ed eccessiva) appesantisce la mente,
privandola di una buona e libera capacità di riflessione.
Sertillanges consiglia una lettura moderata di romanzi, considerati come
veleni per l’anima. (opinione non condivisibile, perché un romanzo
coinvolgendo il lettore, attraverso le emozioni che suscita, può trasmettere
gemme di sapienza)
Letture di fondo Per formarsi (è necessario un atteggiamento
di fiducia verso ciò che si legge)
Letture d’occasione In vista di un compito ( serve padronanza
dell’argomento)
4 specie di lettura Letture di stimolo Per allenarsi al lavoro
o di edificazione e al bene (leggere ciò che appassiona)
Letture di
Per distrarsi (secondo i propri gusti)
distensione
Oltre alla lettura e alla meditazione, l’intellettuale deve esercitare l’arte dello scrivere. Accanto
all’apprendimento è necessaria anche un’attività creatrice.
Scrivere è il modo migliore per far conoscere il proprio pensiero agli altri, su un piano tendenzialmente universale (nei
secoli e nei luoghi). LA SCRITTURA E’ ETERNA. Un libro sopravvive al suo autore, ed è la traccia perenne del suo
pensiero.
Il contatto con il pubblico permette una valutazione non unicamente personale della propria opera intellettuale. La
scrittura promuove il confronto. Lo scrittore riceverà lodi che solleciteranno la sua attività, ma, al tempo stesso, subirà
pesanti critiche che, se accolte positivamente, anch’esse potranno stimolare un lavoro maggiore, di correzione di
eventuali errori, ma anche di chiarificazioni del proprio pensiero, dirigendo lo studio verso un continuo
perfezionamento.
La scrittura, arte
solitaria, attraverso le
parole, scava grotte
SCRITTURA nella terra oscura del
silenzio,portando alla
luce splendidi diamanti
di verità.
STILE: è il modo con il quale vengono espressi a parole, e riportati sulla carta, i pensieri puri nati dalla riflessione.
Verità: lo scrittore deve scrivere ciò che è vero, cioè quel che pensa
Personalità: scrivere in maniera originale
Semplicità: uno stile semplice, che sia compreso da tutti, è l’obiettivo del grande scrittore
La sua opera intellettuale, attraverso la scrittura, si protende dunque verso la diffusione della verità.
CONCLUSIONI
A dispetto del titolo, “la vita intellettuale” non è un libro per pochi. Un’interpretazione
eccessivamente letterale potrebbe sicuramente “ingannare” quanti si apprestano ad affrontare la
lettura di quest’opera. Alcuni potrebbero attendersi da essa una specie di illuminazione da tempo
sperata. Altri, invece, potrebbero addirittura “intimorirsi” di fronte ad un argomento, in teoria, troppo
impegnativo e, comunque, riservato ad un’elite alla quale sinceramente non sentono d’appartenere.
Ebbene, a conclusione di una lettura tutt’altro che difficile, anzi coinvolgente e stimolante, possiamo
“tranquillizzare” sia gli uni che gli altri.
“La vita intellettuale” è un libro per tutti. Per i semplici lettori così come per gli accaniti ricercatori, per
gli studenti universitari e per gli allievi di una scuola media. Quest’opera è essenzialmente un
vademecum, ricchissimo di consigli pratici, per il buono studio.
Non bisogna tanto soffermarsi sulle finalità a cui mira, essenzialmente religiose. Non bisogna quindi
sentirsi angustiati dall’etichetta troppo stretta che Sertillanges fa dell’intellettuale. Se per il
domenicano francese, lo studioso per eccellenza è il cristiano, che aspira alla verità suprema, Dio, e
pratica una vita intellettuale proprio per farsi illuminare dalla sua luce, per il semplice lettore la stessa
qualifica di intellettuale può avere significati diversi. Chiunque legga tale scritto può, anzi deve,
personalizzare tale definizione, nonché individualizzare la stessa ricerca . In teoria, anche un ateo
potrebbe farsi guidare dai consigli contenuti nell’opera; lo farebbe semplicemente obbedendo ad una
sua personale giustificazione dello studio, connessa ai suoi obiettivi esistenziali e/o lavorativi. Non c’è
ragione, dunque, per limitare l’adozione degli ottimi suggerimenti pratici proposti solo ad una vita
ascetica e monacale, e non invece estenderli a qualsiasi attività che veda coinvolta la mente, e dunque
la riflessione, la concentrazione, la produzione intellettuale.
Al di là di qualche ampollosità di troppo e, a volte, d’un eccessivo e ripetuto uso di concetti quali,
appunto, l’importanza della preghiera, come invocazione a Dio prima di ogni periodo di studio (quasi un
ricordo delle invocazioni alle muse ispiratrici di classicheggiante memoria), o il riferimento alla dottrina
di S.Tommaso, quale guida necessaria per ogni attività che voglia realmente perseguire la verità, l’opera si
presenta estremamente agevole ad una lettura spensierata, ma che produca eccellenti frutti.
Dopo averne ricevuti tanti, proviamo noi, infine, a dare un consiglio.
«Leggete “la vita intellettuale” con lo stesso spirito di un bambino che inizia il suo personale percorso
scolastico. Fatelo con estrema umiltà, un po’ d’ingenuità e tanta voglia di sapere »
Perché, così come non esistono artigiani, operai e contadini che lavorano senza i noti “trucchi del
mestiere”, così non ci può essere uno studente privo di un metodo di studio. Di solito questo è il frutto
dell’esperienza. Ma grande è la fortuna di riceverlo, semplicemente, da un libro, cioè dallo strumento
principe della nostra attività.