Embed
Email

intelligenza-emotiva II

Document Sample

Shared by: linzhengnd
Categories
Tags
Stats
views:
1
posted:
12/18/2011
language:
pages:
37
LE EMOZIONI

Tipo di eccitazione o di attivazione prodotta

da una certa varietà di stimoli, coscienza

degli eventi fisiologici, risposte adattive della

specie all'ambiente, motivazioni radicate

dell'inconscio: queste sono alcune delle

definizioni di emozione, chiamata anche

passione o sentimento. I filosofi la

contrapponevano alla ragione, assegnandole

spesso un ruolo secondario, almeno nelle

loro riflessioni.

David Krech e Richard S. Crutchfield, psicologi

californiani, hanno operato una classificazione delle

emozioni raggruppandole in sei insiemi.

Emozioni primarie: gioia, paura, ira, tristezza.

Emozioni legate a stimoli sensoriali: dolore, disgusto,

orrore, piacere, dispiacere.

Emozioni legate alla valutazione di sé: vergogna, orgoglio,

senso di colpa, soddisfazione, insoddisfazione.

Emozioni legate agli altri: amore, odio, pietà, gelosia,

invidia.

Emozioni di apprezzamento: umorismo, ammirazione,

meraviglia;

Stati d'animo: malinconia, ansia, eccitazione, solitudine.

LE EMOZIONI PRIMARIE

Le emozioni del primo gruppo

compaiono molto presto nello sviluppo

dell'essere umano, nascono da

situazioni semplici e sono collegate

con attività che tendono a uno scopo.

LE EMOZIONI LEGATE A STIMOLI

SENSORIALI

Quelle del secondo gruppo sono stati

emotivi legati a esperienze sensoriali,

positive oppure negative e da questo

punto di vista la loro intensità può

dipendere da elementi diversi, quali il

tenore dello stimolo, oppure le condizioni

ambientali in cui l'esperienza avviene o

ancora il contesto socioculturale di

appartenenza.

LE EMOZIONI LEGATE ALLA

VALUTAZIONE DI SE’

Le emozioni del terzo gruppo

nascono in genere dal confronto

del proprio comportamento con

i modelli culturali del momento

e del luogo in cui si vive. È

dimostrato per esempio che esse

compaiono nel bambino in

maniera graduale e sulla base di

quanto gli viene trasmesso dal

suo ambito sociale o familiare.

LE EMOZIONI LEGATE AGLI

ALTRI

Le emozioni del quarto gruppo sono

quelle legate ai rapporti

dell'individuo con altri esseri umani,

oppure con situazioni, o ancora

oggetti. Con il passare del tempo

possono consolidarsi e diventare

atteggiamenti abituali di una

persona.

LE EMOZIONI DI

APPREZZAMENTO

Le emozioni del quinto gruppo

nascono dalla valutazione di

situazioni esterne e, come quelle

del quarto gruppo, possono esser

condizionate dal contesto in cui ci

si trova a vivere.

STATI D’ANIMO

Le emozioni del sesto gruppo, definite stati

d'animo, rappresentano la connotazione

emotiva di un particolare momento e

spesso sono le più difficili da analizzare;

non sempre infatti è possibile comprendere

perché alcune persone vivano stati d'animo

diffusi, indipendenti dalle esperienze dalla

situazione del contesto in cui sono, oppure

perché improvvisamente si passi da uno

stato d'animo di un tipo quello di un altro,

senza motivi apparenti.

Secondo Robert Plutckik,

psichiatra americano, le emozioni

sono una sequenza concatenata di

eventi, complessa, ma legata a uno

stimolo capace di dare avvio alla

sequenza stessa.

Per rappresentarle le ha paragonate ai colori

e ha preso a prestito dal mondo dell'arte e

della fisica il cerchio cromatico: come

esistono colori primari che, abbinati danno

origine a colori secondari, così esistono

emozioni primarie che, mescolate, danno

origine a quelle secondarie.

Plutckik definisce un numero di

emozioni primarie superiore a quello

dei colori: otto sono le emozioni

primarie (mentre i colori

fondamentali sono solo tre, il giallo, il

rosso, il blu) che possono comunque

essere contrapposte le une alle altre

(la paura e la rabbia); la sorpresa e

l'aspet-tativa (la tristezza e la gioia, il

disgusto e l'accettazione).

La mescolanza di emozioni primarie adiacenti dà

origine ad altre emozioni, chiamate secondarie

perché combinate: così il disgusto mescolato alla

rabbia dà origine al disprezzo; la rabbia e

l'aspettativa producono l'aggressività;

l'aspettativa e la gioia determinano l'ottimismo;

la gioia e l'accettazione originano l'amore;

l'accettazione e la paura danno luogo alla

sottomissione; la paura e la sorpresa conducono

allo spavento; la sorpresa abbinata alla tristezza

produce la delusione; la tristezza insieme con il

disgusto provoca il rimorso

Un'interpretazione circolare delle emozioni, divise

in primarie e secondarie, anche se secondo alcuni

piuttosto meccanica e non sempre verificabile, è

non solo un tentativo di classificazione delle

emozioni, ma anche una modalità per descrivere

come, a partire da uno stimolo, possano originarsi

dei comportamenti emotivi anche complessi.

Secondo alcuni psicologi dell'età evolutiva le

emozioni si sviluppano attraverso

modificazioni dell'efficacia delle diverse

circostanze scatenanti, che risultano dallo

sviluppo della percezione e

dell'apprendimento. Sembra per esempio che

la risposta del sorriso, indice di un'emozione

primaria di gioia, compaia nel bambino tra le

quattro e le otto settimane di vita, quando egli

matura un nuovo modo di vedere e una nuova

capacità di memoria.

Per gli stessi motivi, alcuni psicologi

ritengono che la paura possa manifestarsi

verso i sette mesi di età, perché si sviluppa

proprio in qui periodo l'abilità cognitiva di

prevedere un pericolo futuro A soli tre mesi e

mezzo sembra possa comparire la tristezza,

in presenza di gravi abusi da parte delle

figure parentali. Quando cresce il maggiore

controllo dello spazio, determinato dalla

possibilità di camminare, il bambino

sviluppa la capacità di superare le paure nei

confronti degli estranei e sa maturare

emozioni di autoaffermazione, come la gioia

Sembra anche che i bambini, nelle

situazioni ambigue, rivolgano la

loro attenzione agli adulti, per

verificare le loro reazioni e adattare

così le proprie. Le emozioni

dunque, secondo gli psicologi che

si occupano dell'età evolutiva,

sembrano essere trasmesse

socialmente.

La misura del QI riferita alle tradizionali capacità

logico-matematiche, verbali e spaziali, effettuata

tramite gli usuali test di intelligenza, mostra i suoi

limiti quando viene utilizzata come indice per

prevedere il successo che un dato individuo otterrà

nella vita professionale e, più in generale, in quella

sociale. Spesso, infatti, a elevati quozienti

intellettivi, corrispondono risultati modesti o

addirittura mediocri nel campo del lavoro e della

riuscita sociale.

Tale constatazione ha portato poco per volta al

riconoscimento che l'intelligenza basata

sull'esercizio della pura razionalità costituisce

soltanto un aspetto delle più generali capacità che

permettono all'uomo di misurarsi con le diverse

situazioni incontrate nella vita di tutti i giorni e di

risolvere adeguatamente i problemi che esse

implicano.

Questo orientamento sembrerebbe essere confermato anche su

un piano prettamente neurofisiologo: recenti studi effettuati dal

portoghese Antonio Damasio dimostrerebbero che la maggior

parte delle nostre scelte e decisioni non sono il risultato di una

attenta disamina razionale dei pro e dei contro relativi alle diverse

alternative possibili. In molti casi, infatti, le facoltà razionali

verrebbero affiancate dall'apparato emotivo, il quale costituirebbe

una sorta di "percorso abbreviato", capace di farci raggiungere

una conclusione adeguata in tempi utili.

La componente emotiva coinvolta nelle decisioni sarebbe anzi

determinante nei casi in cui queste riguardano la nostra persona

o coloro che ci sono vicini. A riprova delle sue tesi, Damasio

riporta i casi di alcuni pazienti che, in seguito a danni neurologici

subiti in determinate zone cerebrali, erano divenuti

completamente incapaci di prendere una decisione, pur essendo

perfettamente in grado di effettuare una valutazione corretta di

tutti i fattori implicati.

La nozione di intelligenza emotiva, già descritta da Howard Gardner

nelle due forme, intrapersonale e interpersonale, è stata tuttavia

sviluppata nei suoi molteplici componenti e conseguenze pratiche

da Daniel Goleman, il quale distingue due principali sottocategorie:



1. Le competenze personali, riferite alla capacità di cogliere i diversi

aspetti della propria vita emozionale;



2. le competenze sociali, relative alla maniera con cui

comprendiamo gli altri e ci rapportiamo ad essi.



L'intelligenza emotiva personale

Comprende la consapevolezza di sé, che ci porta a dare un nome e

un senso alle nostre emozioni negative, aiutandoci a comprendere

le circostanze e le cause che le scatenano; più in generale essa

permette una autovalutazione obiettiva delle proprie capacità e dei

propri limiti, così da riuscire a proporsi mete realistiche, scegliendo

poi le risorse personali più adeguate per raggiungerle.

Anche l'autocontrollo fa parte delle competenze personali. Esso implica la

capacità di dominare le proprie emozioni, il che non vuol dire negarle o

soffocarle, bensì esprimerle in forme socialmente accettabili. L'incapacità

di gestire le proprie emozioni, può portare infatti ad agire in maniera

inopportuna, e magari a forme di esagerata aggressività nei confronti

degli altri, offrendo di sé un'immagine ben poco lusinghiera. Chi è

padrone di sé, riesce di solito a comportarsi in maniera appropriata alla

situazione, tenendo conto delle regole del vivere sociale, riconoscendo le

proprie responsabilità e i propri errori, rispettando gli impegni presi e

portando a compimento i compiti assegnatigli.

Tra le competenze personali può essere inoltre collocata la capacità di

alimentare la propria motivazione, mantenendola anche di fronte alle

difficoltà o quando le cose non vanno come avevamo previsto o

speravamo.

La capacità di motivarsi è formata da una giusta dose di ottimismo e dallo

spirito di iniziativa, attituidini che spingono a perseguire i propri obiettivi,

reagendo attivamente agli insuccessi e alle frustrazioni.

L'intelligenza emotiva sociale

E' costituita da quell'insieme di caratteristiche che ci permettono

di relazionarci positivamente con gli altri e di interagire in modo

costruttivo con essi.

Una delle componenti più importanti di questo aspetto

dell'intelligenza è costituita dall'empatia, ossia dalla capacità di

riconoscere le emozioni e i sentimenti negli altri, ponendoci

idealmente nei loro panni e riuscendo a comprendere i rispettivi

punti di vista, gli interessi e le difficoltà interiori. Essere empatici

significa percepire il mondo interiore dell'altro come se fosse il

nostro, mantenendo tuttavia la consapevolezza della sua alterità

rispetto ai nostri punti di vista.

La comunicazione, altra attitudine "sociale", è invece la capacità di

parlare agli altri, facendo coincidere il contenuto esplicito dei

messaggi (trasmesso dalle parole) con le proprie convinzioni ed

emozioni (involontariamente rivelate attraverso il linguaggio del

corpo). Comunicare in maniera efficace è anche saper ascoltare e

fare domande, mantenendo una reale attenzione alle risposte

emotive dei nostri interlocutori.

Secondo Goleman, l'intelligenza emotiva si può

sviluppare attraverso un adeguato allenamento,

diretto soprattutto a cogliere i sentimenti e le

emozioni, nostri e altrui, indirizzandoli in senso

costruttivo. Se, infatti, l'intelligenza legata al QI

tende a stabilizzarsi intorno ai 16 anni (per

incominciare lentamente a declinare negli anni

della maturità), l'intelligenza emotiva può essere

migliorata nel corso di tutta la vita.

Il concetto ha conquistato l'interesse del pubblico solo

di recente, grazie ai best-seller di Daniel Goleman

"Intelligenza emotiva" (Rizzoli 1997) e "Lavorare con

Intelligenza Emotiva" (Rizzoli 1999), benché la

letteratura scientifica se ne occupi già da circa un

decennio .

Ma che cos'è quest'intelligenza emotiva?

E' una miscela equilibrata di motivazione, empatia,

logica e autocontrollo, che consente, imparando a

comprendere i propri sentimenti e quelli degli altri, di

sviluppare una grande capacità di adattamento e di

convogliare opportunamente le proprie emozioni, in

modo da sfruttare i lati positivi di ogni situazione.

Il termine intelligenza emotiva usato da Daniel Goleman si riferisce alla

"capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, di motivare

noi stessi, e di gestire positivamente le nostre emozioni, tanto

interiormente, quanto nelle relazioni sociali". Sono abilità complementari

ma differenti dall'intelligenza, ossia da quelle capacità meramente

cognitive rilevate dal Q.I., che rappresenta l'indice generale delle facoltà

cognitive.

Tra queste abilità complementari rientrano ad esempio la capacità di

motivare se stessi e di continuare a perseguire un obiettivo nonostante le

frustrazioni; la capacità di controllare gli impulsi e rimandare la

gratificazione; la capacità di modulare i propri stati d'animo evitando che

la sofferenza ci impedisca di pensare; la capacità di essere empatici e di

sperare.

Più in generale, alla base dell'intelligenza emotiva ci sono due grosse

competenze, caratterizzate rispettivamente da abilità specifiche

Consapevolezza di se Comporta la

conoscenza dei propri stati interiori -

preferenze, risorse e intuizioni

Consapevolezza emotiva:

riconoscimento delle proprie

emozioni e dei loro effetti

Autovalutazione accurata:

conoscenza dei propri punti di forza

e dei propri limiti

Fiducia in se stessi: sicurezza nel

proprio valore e nelle proprie

capacità

Consapevolezza di se Comporta la conoscenza

dei propri stati interiori - preferenze, risorse e

intuizioni

Consapevolezza emotiva: riconoscimento delle

proprie emozioni e dei loro effetti

Autovalutazione accurata: conoscenza dei

propri punti di forza e dei propri limiti

Fiducia in se stessi: sicurezza nel proprio valore

e nelle proprie capacità

INTELLIGENZA EMOTIVA E SUCCESSO NEL

LAVORO

Per avere successo nella vita in genere e

nell'ambito lavorativo in particolare, non è

sufficiente disporre di un elevato Quoziente

Intellettivo o essere competenti da un punto di

vista professionale; occorre anche poter disporre

di quella che Daniel Goleman chiama "intelligenza

emotiva".

Quest'ultima si fonda su due tipi di competenza,

una personale - connessa al modo in cui

controlliamo noi stessi - e una relazionale, legata al

modo in cui gestiamo le relazioni con gli altri.

Di seguito verranno illustrate le singole

componenti di ciascuna delle due competenze e le

loro ripercussioni sul contesto lavorativo.

Se ci dovessero chiedere di elencare i fattori che portano un

individuo ad avere successo nella vita in genere, e sul lavoro

in particolare, probabilmente ai primi posti della lista

metteremmo un'intelligenza vivace, una carriera scolastica

brillante, precise competenze professionali e, probabilmente,

alcuni fattori legati alla sorte, come ad esempio il far parte di

una classe sociale abbiente, l'avere un aspetto fisico

avvenente e l'essersi imbattuto in circostanze fortuite del

tutto favorevoli.

Tutto vero, ma non basta. Pensiamo ad esempio ad una

persona con una straordinaria intelligenza, brillante dal punto

di vista accademico, competente sul piano lavorativo, ma

arrogante, irascibile, incapace di trattare con le altre persone

e di gestire le proprie emozioni: nonostante le sue

competenze professionali e la sua intelligenza, non siamo

affatto sicuri che avrà successo nella sua carriera

professionale.

Da questo punto di vista possiamo dire che, se per accedere

ad una determinata professione spesso appaiono prerequisiti

importanti l'essere qualificati come persone intelligenti, avere

un titolo di studio conseguito a pieni voti, mettere in campo

una competenza professionale di prim'ordine, per mantenere

e facilitare una carriera lavorativa sono necessarie anche

altre caratteristiche.

Quali sono? Daniel Goleman, in una fortunata pubblicazione,

le raggruppa sotto il termine di "intelligenza emotiva" e le

qualifica come un modo particolarmente efficace di trattare

se stessi e gli altri.

Tra queste caratteristiche rientrano ad esempio:

la capacità di motivare se stessi e di continuare a perseguire un obiettivo

nonostante le frustrazioni;

la capacità di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione;

la capacità di modulare i propri stati d’animo evitando che la sofferenza ci

impedisca di pensare;

la capacità di essere empatici e di sperare.

Più in generale, alla base dell’intelligenza emotiva ci sono due grosse

competenze:

una competenza personale, legata al modo in cui controlliamo noi stessi

una competenza sociale, legata al modo in cui gestiamo le relazioni con

gli altri.

Entrambe le competenze sono caratterizzate da abilità specifiche. In

particolare, alla base della competenza personale troviamo la

consapevolezza, la padronanza di sé e la motivazione; alla base della

competenza sociale troviamo invece l’empatia e le abilità nelle relazioni

interpersonali.

Le abilità alla base della "competenza personale"

La consapevolezza di sé

Implica innanzitutto la capacità di riconoscere le proprie

emozioni dando loro un nome. In genere quando qualcosa

non va - il lavoro non riesce, i colleghi non ci capiscono, non

ci considerano o peggio ci sfruttano - l'emozione prevalente è

la rabbia. A ben guardare la rabbia è una emozione

secondaria, cioè l'espressione di qualcosa che sta più a

fondo e che può essere di volta in volta delusione, sconforto

o anche paura. Dare il nome giusto a ogni emozione significa

già esercitare una prima forma di contenimento, di controllo.

In secondo luogo la consapevolezza di sé comporta un'

autovalutazione accurata delle proprie risorse interiori, delle

proprie abilità e dei propri limiti e quindi porta sia alla

percezione del proprio valore e delle proprie capacità, sia ad

una sana fiducia in se stessi. Su queste basi sarà poi

possibile proporsi con fermezza quando si tratta di mettere in

evidenza i propri punti di vista, i propri diritti o di dar voce a

opinioni impopolari ma giuste.

La padronanza di sé

Seppur vada intesa principalmente come autocontrollo,

quindi come capacità di dominare le emozioni, non

implica assolutamente la soppressione, il soffocamento

o la negazione delle stesse. Da questo punto di vista se

tutte le emozioni sono permesse, non tutte possono

essere espresse. Infatti se non siamo responsabili dei

nostri sentimenti, di ciò che proviamo interiormente di

fronte a comportamenti o avvenimenti, siamo però

responsabili per il modo in cui decidiamo di esprimerli.

In questo senso, essere dotati di intelligenza emotiva

significa essere in grado di gestire i propri sentimenti,

essere quindi capaci di controllarli ed esprimerli in

modo appropriato ed efficace.

Spesso la ragione per cui molte persone non esprimono appieno il loro

potenziale risiede in una loro incompetenza emotiva, cioè in una

incapacità di gestire le proprie emozioni. In effetti, non è raro il caso in

cui, pur essendo intelligenti si agisce da stupidi sull'onda di un'emotività

incontrollata, a volte impedendo, in tal modo, una collaborazione serena e

finalizzata al raggiungimento di obiettivi comuni. Viceversa chi è padrone

di sé è maggiormente in grado di comportarsi con onestà, agendo

eticamente, nel rispetto delle regole, adoperandosi per costruire un clima

di affidabilità e autenticità, ammettendo i propri errori e assumendosi le

proprie responsabilità per quanto attiene alla propria prestazione, al

rispetto degli impegni e all'attenzione al compito.

Il concetto di padronanza di sé potrebbe evocare l'intransigenza, la

rigorosità assoluta: non è così; implica piuttosto uno spirito di

innovazione e adattabilità, cioè l'essere aperti a nuove idee e approcci

nuovi, alla ricerca e valutazione di soluzioni originali, all'assunzione di

prospettive inedite senza lasciarsi paralizzare dal timore del rischio. Non

è la semplice ricerca del nuovo fine a se stesso - nuovo non è sinonimo di

migliore - o il lasciarsi guidare dalle mode, ma l'essere flessibili alle

richieste di cambiamento poste dalle nuove circostanze adottando

risposte e strategie adeguate; essere padroni di sé significa anche saper

riconoscere i bisogni e innescare o gestire il cambiamento.

La motivazione

E' data dall'insieme delle tendenze emotive che guidano, sostengono o

facilitano il raggiungimento di obiettivi. La motivazione comporta sia la

spinta alla realizzazione personale - connessa al cercare la propria

soddisfazione proponendosi obiettivi stimolanti, orientandosi al

risultato, e coltivando l'impulso a migliorare le proprie prestazioni - sia

l'impegno nel dare senso e sostegno anche ad un eventuale lavoro

d'équipe.

La motivazione è sorretta da uno spirito di iniziativa che consiste in una

tensione all'obiettivo, al di là di quanto viene prescritto e degli

impedimenti burocratici, e nella prontezza a cogliere le opportunità. In

ultimo la motivazione è caratterizzata da una buona dose di ottimismo

inteso sia come capacità di essere costanti nel perseguire gli obiettivi al

di là degli ostacoli incontrati e degli errori commessi, sia come capacità

di puntare sulla speranza di successo e non sulla paura del fallimento.

Una solida competenza personale con la conseguente capacità di

individuare correttamente i propri sentimenti e bisogni, consente anche

di mettersi in sintonia con i sentimenti degli altri.

Questa è la radice prima dell'empatia, cioè della capacità di

comprendere gli altri nei loro sentimenti, punti di vista, interessi,

preoccupazioni, mediante un ascolto attivo.

Le abilità alla base della "competenza sociale"

L'empatia

E', come già detto, insieme alle abilità nelle relazioni interpersonali, alla

base di una delle due grosse competenze su cui si fonda l'intelligenza

emotiva nell'ambito della competenza sociale.

Essere empatici significa far risuonare dentro di sé i sentimenti degli altri

come se fossero i propri e senza dimenticare i propri, in una sorta di

vicinanza senza confusione. E' l'accettazione incondizionata degli stati

d'animo così come vengono offerti nella relazione. Non si può discutere o

negoziare il modo in cui gli altri provano un'emozione. Possiamo

discutere o disapprovare i comportamenti, ma non le emozioni

sottostanti.

Nell'essere empatici, accanto alla condivisione dei sentimenti, c'è anche

la valorizzazione degli altri, che si manifesta nel credere nelle persone, nel

mettere in risalto e potenziare le loro abilità, nel sostenere la loro

autonomia, nel rispettare le loro diversità individuali, etniche e

ideologiche, nell'utilizzare le differenze come opportunità al di là di ogni

pregiudizio

La comunicazione

In conclusione, si può affermare che non esiste solo

un'intelligenza di tipo cognitivo, ma ne esiste un'altra, di pari

importanza, di tipo emotivo - relazionale, che ci consente di

capire meglio noi stessi e di interagire in modo più efficace

con gli altri.

In questo senso è pertanto facile comprendere come per avere

successo nella vita in genere e nell'attività professionale in

particolare, non sia sufficiente avere un elevato Quoziente

Intellettivo o essere competenti da un punto di vista

professionale, ma occorra disporre anche di una "intelligenza

emotiva" che ci consenta di essere competenti anche da un

punto di vista relazionale.



Related docs
Other docs by linzhengnd
Summer 2011 Grapevine - text only
Views: 0  |  Downloads: 0
metadata.project-34
Views: 0  |  Downloads: 0
FALLS TOWNSHIP
Views: 0  |  Downloads: 0
Isw2 intergenic - Labs
Views: 2  |  Downloads: 0
Vice President of International Sales
Views: 0  |  Downloads: 0
_version_1_.xlsNEWWW_1_. - Wikispaces
Views: 0  |  Downloads: 0
Study tour
Views: 4  |  Downloads: 0
chapter21_muslim_empires
Views: 3  |  Downloads: 0
By registering with docstoc.com you agree to our
privacy policy

You are almost ready to download!

You are almost ready to download!