L'ANTISEMITISMO by 7301F5n

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									    I.T.C.G. PACLE “Luca Pacioli” Crema




Il futuro ha una
    Memoria


                4^C programmatori
                   A.S. 2005/2006
   Il futuro ha una Memoria
                                                INDICE



Leggi di Norimberga:
problema razziale e questione ebraica                                                                      pag. 04
   Antisemitismo…………………………………………………. pag. 04
   Leggi razziali…………………………………………………. pag. 05
   Leggi di Norimberga…………………………………………… pag. 09




Campi di concentramento e campi di sterminio:
principali campi e loro organizzazione                                                                     pag. 13
     Auschwitz………………………………………………........... pag. 14
     Belzec.................................................................................................... pag. 23
     Treblinka............................................................................................... pag. 25
     Sobibor.................................................................................................. pag. 26
     Chelmno................................................................................................ pag. 27
     Bergen Belsen....................................................................................... pag. 28
     Buchenwald………………………………………………….... pag. 29
     Dachau……………………………………………………….. pag. 31
     Sachsenhausen………………………………………………… pag. 33
     Mauthausen…………………………………………………... pag. 34
     Fossoli………………………………………………………...pag. 37
     Risiera di San Sabba…………………………………………....pag. 39
     Theresienstad…………………………………………………..pag. 41

                                                                                                                           2
Campo di Ravensbrϋck:
la storia della deportazione fino alla liberazione del campo   pag. 43
   La storia e i numeri della deportazione…………………………... pag. 43




Campo di Ravensbrϋck:
ubicazione e struttura                                         pag. 47
   Pianta del campo………………………………………………. pag. 49
   Immagini del campo……………………………………………. pag. 52
   Glossario………………………………………………………pag. 53




                                                                         3
                  LEGGI DI NORIMBERGA:
                         principali campi e loro organizzazione



C   ompariva in Europa occidentale la forma moderna dell'antisemitismo, che trovava fondamento
    nelle dottrine razziste e alimento nell'inquietudine che in molti strati sociali provocava la
rapida trasformazione dei modi di vita imposta dalle nuove fasi dell'industrializzazione. La
vecchia equazione fra ebreo e denaro produceva le nuove immagini della finanza internazionale
ebraica e del capitalismo ebraico, destinate a colpire efficacemente in Austria e in Germania non
solo i ceti medi ma anche parte della classe operaia (secondo la formula “l'antisemitismo è il
socialismo degli imbecilli”). La comparsa nei parlamenti di questi due paesi di partiti antisemiti e
più ancora l'affare Dreyfus fecero percepire a molti ebrei il fallimento del progetto di assimilazione
e furono in parte alle origini del movimento sionista (sionismo). La paura della rivoluzione
bolscevica, percepita da molti come diretta da uno stato maggiore essenzialmente ebraico, produsse
fra il 1917 e il 1921, un'intensa fase di antisemitismo nei maggiori paesi europei e, negli anni
Venti, persino negli Stati Uniti. Nel 1933 giungeva addirittura al potere in Germania il
nazionalsocialismo, che poneva l'antisemitismo al centro della propria ideologia, stabilendo una
diretta equazione fra ebraismo, capitalismo e comunismo: dalle leggi di Norimberga (1935) alla
Notte dei Cristalli (1938), dall'invasione della Polonia all'organizzazione della soluzione finale,
esso programmò la distruzione del popolo ebreo in Europa, con la complicità dei governi
collaborazionisti nei paesi occupati tra il 1940 e il 1944. Solo nel 1947 la ripresa dell'emigrazione
ebraica in Palestina aprì il capitolo nuovo della proclamazione e del controverso riconoscimento
internazionale dello Stato di Israele (1948).




                                                                                                    4
                               LEGGI RAZZIALI


N      el 1939 Hitler avvenne al potere e, due mesi dopo che il maresciallo Hindenburg gli ebbe
       affidato la costituzione del nuovo governo, entrarono in vigore i primi provvedimenti
contro gli Ebrei tedeschi.

      Essi erano esclusi dagli uffici pubblici e dall‟avvocatura;
      I medici ebrei erano esclusi dalle mutue.

       Con questi provvedimenti iniziava l‟eliminazione degli Ebrei da tutti i settori della vita del
Paese, e benché non tutti fossero d‟accordo, nessuno interveniva, perché si mirava alla
pacificazione.

      Soltanto un compatriota (Volkgenosse) può essere cittadino. Soltanto chi è di sangue
       tedesco, indipendentemente dalla sua religione, può essere un compatriota. Un ebreo non
       può essere un compatriota.
      Chi non è cittadino non può vivere in Germania che in qualità di ospite è soggetto alla
       legislazione per gli stranieri.
      L‟esclusione degli Ebrei e di tutti i non-Tedeschi da tutti i posti di responsabilità nella vita
       pubblica.
      La cessazione dell‟immigrazione degli Ebrei dell‟Est e di tutti gli stranieri parassiti;
       l‟espulsione degli Ebrei e degli stranieri indesiderabili.

       Secondo i grandi capi nazionalsocialisti, era un errore credere che il problema ebraico
potesse essere risolto senza spargimento di sangue: la soluzione non poteva avvenire altrimenti se
non in maniera cruenta.

        Nel 1935 il commercio era boicottato, ma gli Ebrei non venivano ancora seviziati; tuttavia
ci furono nuovi provvedimenti.

      I matrimoni tra Ebrei a soggetti di sangue tedesco o assimilato sono proibiti.
      I rapporti extraconiugali tra Ebrei e individui di sangue tedesco, o assimilato sono proibiti.
      Gli Ebrei non possono tenere al loro servizio, in qualità di domestiche, donne di sangue
       tedesco o assimilato che abbiano meno di quarantacinque anni di età.
      E‟ proibito agli Ebrei esporre bandiere dai colori nazionali tedeschi. Per contro essi possono
       esporre bandiere dai colori ebraici: l‟esercizio di questo diritto è tutelato dallo Stato.
      Le infrazioni al 1° provvedimento saranno punite con la reclusione. Le infrazioni al 2°
       provvedimento saranno punite con pena di prigione o di reclusione.

        Queste leggi erano le leggi sacrali, mediante le quali Hitler poteva realizzare il suo sogno:
egli voleva estirpare la religione cristiana e sostituirla con un nuovo culto una nuova morale. Solo
una religione gli poteva assicurare degli uomini religiosamente obbedienti, fanaticamente
sottomessi, che gli corressero dietro.

                                                                                                     5
       Questi dovevano sottomettersi al Führer incondizionatamente e assolutamente, il Führer è
come il sacerdote che sa esprimere la volontà divina. Secondo Hitler, l‟Ebreo simboleggia il male:
"Se l‟Ebreo non esistesse, bisognerebbe inventarlo", perché una religione non può fare a meno del
diavolo. La sua presenza faceva sì che si percepisse meglio il Dio.

        Più l‟orrore sarebbe stato intenso, più intense sarebbero state l‟adorazione e la fede. Queste
idee di Hitler entrarono nella mente della popolazione: l‟Ebreo non è soltanto impuro e contamina
tutto con il suo stesso contatto, ma impuro è anche tutto quanto gli appartiene e partecipa alla
sua vita.

       Vennero attribuite dai tribunali pene di prigione e di reclusione per contaminazione
razziale, che avveniva anche attraverso baci e abbracci.

       "La contaminazione razziale è un crimine peggiore dell‟assassinio".

       Le leggi sacrali divennero sempre più assurde e nel 1938 venne stabilito che ogni uomo
Ebreo doveva prendere il nome di Israele e ogni donna Ebrea quello di Sara.

        Con l‟Anschlub dell‟Austria, nel 1938, i provvedimenti sacrali vennero emessi con
frequenza raddoppiata, e naturalmente anche la neoannessa Austria venne messa "al passo", per
ciò che riguardava la legislazione antisemita. Tra le nuove disposizioni c‟erano:

      la denuncia obbligatoria dei beni appartenenti agli Ebrei;
      l‟obbligo di assumere il nome di Israele o di Sara;
      la soppressione delle ultime eccezioni a favore degli avvocati ex combattenti;
      l‟obbligo di apporre la lettera J su passaporti e carte d‟identità.

       A metà ottobre 1938 venne deciso che era arrivato il momento di risolvere il problema
ebraico. Gli Ebrei dovevano sparire dall‟economia tedesca e lasciare la Germania.

       Poco dopo iniziarono le prime deportazioni. Circa 10.454 Ebrei vennero portati a
Buchenwald, e lì vennero fatti coricare all‟aperto in pieno inverno, percossi e torturati per
giornate intere, mentre l‟altoparlante scandiva: "Ogni Ebreo che desideri impiccarsi è pregato di
avere la cortesia di introdursi un pezzo di carta in bocca, recante il proprio nome, al fine di poter
procedere all‟identificazione".

       Dal novembre 1938 le sinagoghe vennero bruciate e gli ebrei deportati, e in ogni città, tra
tutti coloro che avrebbero potuto fare qualcosa, nessuno mosse un dito. Ormai la politica che
Hitler aveva adottato negli ultimi cinque anni, aveva addomesticato tutta la società.

      Furono incendiate 101 sinagoghe, 76 demolite e distrutti 7.500 negozi, ma questo non
bastava, altri provvedimenti vennero emessi:

      tutti gli Ebrei sono esclusi totalmente e definitivamente dal commercio;
      gli Ebrei devono pagare un‟ammenda collettiva di un miliardo;
      ai ragazzi Ebrei è vietato frequentare scuole tedesche (Ministero dell‟Educazione);

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       la libera circolazione degli Ebrei viene limitata: essi non possono frequentare determinati
        quartieri, né mostrarsi in pubblico a determinate ore (Polizia);
       è proibito agli Ebrei l‟accesso alle vetture-letto e alle vetture-ristorante, e così pure
        l‟accesso ai ristoranti e alberghi frequentati dai membri del partito.

       Queste ordinanze introducevano misure assai complesse al fine "di giungere, se possibile, al
concentramento degli Ebrei in determinati edifici". E mentre questi provvedimenti venivano
emessi, le comunità ebraiche della Germania provvedevano allo sgombero delle macerie delle
sinagoghe; quasi ovunque il terreno era stato trasformato in alberate "per ariani" a loro scapito.

        Qualche mese dopo, alla vigilia della guerra, una legge di base regolava lo statuto degli
Ebrei, stabilendo la formazione di una "Unione degli Ebrei del Reich", alla quale dovevano aderire
tutti gli Ebrei tedeschi, ai quali spettava di provvedere all‟istruzione dei ragazzi ebrei,
all‟assistenza sociale, ai problemi dell‟emigrazione. Tale era la situazione degli Ebrei tedeschi alla
vigilia della seconda guerra mondiale e Hitler in un discorso disse: " O l‟Europa e il mondo si
piegheranno ai miei voleri; e allora io concentrerò il popolo ebraico in qualche isola deserta. O
tenteranno di resistermi; e allora la razza maledetta sarà votata allo sterminio".

       Quando nel 1941 la guerra diventò veramente totale, quando il Führer finalmente si
convinse che i ponti erano definitivamente tagliati e che una nuova Monaco era impossibile, i
nazisti ricorsero alla seconda alternativa: iniziarono così le persecuzioni.

        Anche alla Polonia vennero estese queste leggi sacrali e nell‟ottobre 1939 venne istituito il
principio dell‟obbligatorietà del servizio del lavoro per gli Ebrei dai 14 ai 60 anni; venne prescritto
un censimento che dava la possibilità di contrassegnare con un timbro i documenti d‟identità degli
Ebrei. Nel novembre dello stesso anno venne prescritto l‟uso di un bracciale bianco "largo almeno
10 centimetri", vennero vietati i trasferimenti di residenza e istituito il coprifuoco dalle nove di
sera alle cinque del mattino.

        Agli inizi del „40 venne fatto divieto di servirsi delle ferrovie e di tutti i mezzi pubblici di
trasporto. Tutta una serie di ordinanze minori, analoghe a quelle introdotte in Germania, proibisce
agli Ebrei di frequentare locali pubblici e gli spettacoli, li bandisce dalle scuole e dalle università, li
allontana dalle libere professioni e da ogni settore della vita economica, li priva dei benefici della
legislazione sociale, e, nel giro di poche settimane, ne "arianizza" le aziende commerciali e
industriali. Sono loro consentite soltanto le attività manuali.

        Venne infine messa in atto la sistematica concentrazione nei ghetti. Il ghetto di Lodz è il
primo in ordine di tempo. Nelle grandi città i ghetti furono cinti da mura; in altre località si
trattava di quartieri delimitati, all‟ingresso dei quali stavano cartelli in lingua tedesca che
avvertivano: "Pericolo di epidemia, potete entrare a vostro rischio e pericolo!". All‟inizio del 1941
il concentramento dei ghetti in Polonia era ormai cosa conclusa e venne decretata la pena di morte
per ogni Ebreo sorpreso fuori dal ghetto. Questo sistema comportava, tra le altre conseguenze, la
condanna degli Ebrei a lenta morte per inanizione.




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        L‟elenco interminabile dei provvedimenti legali emanati ai danni degli Ebrei culminava in
alcuni testi che stabilivano, in precisi termini giuridici, che un Ebreo non potrà più essere soggetto
di diritto civile o penale; non potrà sporgere denuncia: i tribunali sono incompetenti a giudicare
del suo caso, poiché egli sta fuori della legge, e delitti o crimini da lui commessi sono di esclusiva
competenza della polizia e delle SS.




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                    LE LEGGI DI NORIMBERGA

                                       15 settembre 1935




I   n occasione del congresso del partito nazionalsocialista, vengono approvate per acclamazione
    due terribili leggi, che passeranno alla storia come le famigerate Leggi di Norimberga. La
prima, la «Legge per la cittadinanza del Reich», stabilisce l'esistenza di due gradi di cittadinanza:
soltanto chi abbia sangue tedesco può essere considerato «cittadino del Reich» (Reichsbürger) e,
come tale, beneficiare dei pieni diritti civili e politici; tutti gli altri sono declassati al rango di
semplici «cittadini dello Stato» (Staatsangehöriger), cioè di sudditi. L'appartenenza alla
confessione religiosa viene invocata per dimostrare l'appartenenza biologica alla razza. La
seconda, la «Legge per la protezione del sangue e dell'onore tedesco», proibisce il matrimonio tra
ebrei e non ebrei e lo sottopone a pene detentive severissime. Ad essere vietati sono pure i rapporti
extraconiugali, sanzionati però con pene meno gravi. E il tutto è esteso persino agli animali di
proprietà degli ebrei! I tribunali distribuiranno senza distinzione pene per contaminazione
razziale e la stessa giurisprudenza specificherà che pure semplici baci rientrano nella fattispecie
prevista dal reato.




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  LEGGE PER LA PROTEZIONE DEL SANGUE E DELL'ONORE
                      TEDESCO
                                          15 Settembre 1935

Il Reichstag, fermamente convinto che la purezza del sangue tedesco sia essenziale per il futuro
del popolo tedesco e ispirato dalla inflessibile volontà di salvaguardare il futuro della nazione
Germanica, ha unanimemente deciso l'emanazione della seguente legge:

Articolo I

1. I matrimoni tra ebrei e cittadini di sangue tedesco o affini sono proibiti. I matrimoni contratti
in violazione della presente legge sono nulli anche se per eludere questa legge venissero contratti
all'estero.

2. Le procedure legali per l'annullamento possono essere iniziate soltanto dalla Procura di Stato.

Articolo II

Le relazioni extraconiugali tra ebrei e cittadini di sangue tedesco o affini sono proibite.

Articolo III

Agli ebrei non è consentito impiegare come domestiche donne di sangue tedesco o affini di età
inferiore ai 45 anni.

Articolo IV

1. Agli ebrei è vietato esporre la bandiera nazionale del Reich o i suoi colori.

2. Agli ebrei è consentita l'esposizione dei colori giudaici. L'esercizio di questo diritto è tutelato
dallo Stato.

Articolo V

1. Chiunque violi il divieto previsto dall'Articolo I sarà condannato ai lavori forzati.

2. Chiunque violi il divieto previsto dall'Articolo II sarà condannato al carcere o ai lavori forzati.

3. Chiunque violi i divieti previsti dall'Articolo III e dall'Articolo IV sarà punito con un anno di
carcere o con una ammenda, oppure con entrambe le sanzioni.




                                                                                                         10
Articolo VI

Il Ministro degli Interni del Reich, in accordo con il Vice Führer e il Ministro della Giustizia del
Reich, emaneranno i regolamenti e le procedure amministrative necessarie per l'applicazione della
legge.

Articolo VII

La legge entrerà in vigore il giorno successivo alla sua promulgazione ad eccezione dell'Articolo
III che avrà effetto entro e non oltre il 1° Gennaio 1936.

Il Führer e Cancelliere del Reich: Adolph Hitler
Il Ministro degli Interni del Reich: Wilhelm Frick
Il Ministro della Giustizia del Reich: Dr. Gürtner
Il Vice Führer: Rudolf Hess

Reichsgesetzblatt, 1, 1935, pp. 1146-1147.




                                                                                                    11
                  LEGGE SULLA CITTADINANZA TEDESCA
                                         15 Settembre 1935
Il Parlamento del Reich ha approvato all'unanimità la seguente legge:

Articolo I

1. Cittadino dello Stato è quella persona che gode della protezione del Reich Tedesco e che in
conseguenza di ciò ha specifici doveri verso di esso.

2. Lo status di cittadino del Reich viene acquisito secondo le norme stabilite dai Decreti del Reich
e dalla Legge sulla Cittadinanza dello Stato.

Articolo II

1. Cittadino del Reich può essere solo colui che abbia sangue tedesco o affine e che dimostri,
attraverso il suo comportamento, il desiderio di voler servire fedelmente il Reich e il popolo tedesco.

2. Il diritto alla Cittadinanza viene acquisito attraverso la concessione di un Certificato di
Cittadinanza del Reich.

3. Solo un cittadino del Reich gode di tutti i diritti politici stabiliti dalla Legge.

Articolo III

Il Ministro degli Interni del Reich, di concerto con il Vice Führer, emanerà le ordinanze e i
provvedimenti amministrativi necessari ad integrare ed attuare questa legge.

Norimberga, 15 Settembre 1935

La Legge entrerà in vigore il 30 Settembre 1935.

Il Führer cancelliere del Reich
Adolf Hitler

Il Ministro degli Interni del Reich
Wilhelm Frick

Reichsgesetzblatt, 1, 1935, p. 1146




                                                                                                    12
CAMPI DI CONCENTRAMENTO E CAMPI
          DI STERMINIO:
                         principali campi e loro organizzazione



I     campi di concentramento per gli "indesiderabili", erano disseminati in tutta l'Europa, con
     nuovi campi creati vicino ai centri con un'alta densità di popolazione "indesiderata": ebrei,
intellighenzia polacca, comunisti e gruppi Rom. La maggior parte dei campi era situata nell'area
del Governatorato Generale (centro della Polonia). I campi di concentramento per ebrei ed altri
"indesiderabili" esistevano anche nella stessa Germania e, benché non fossero pensati
specificatamente per lo sterminio sistematico, i prigionieri di molti di questi morirono a causa delle
terribili condizioni di vita o a causa di esperimenti condotti su di loro da parte dei medici dei
campi. Alcuni campi, come quello di Auschwitz-Birkenau, combinavano il lavoro schiavistico con
lo sterminio sistematico. All'arrivo in questi campi i prigionieri venivano divisi in due gruppi:
quelli troppo deboli per lavorare venivano uccisi immediatamente nelle camere a gas (che erano a
volte mascherate da docce) e i loro corpi bruciati, mentre gli altri venivano impiegati come schiavi
nelle fabbriche situate dentro o attorno al campo. I nazisti costrinsero anche alcuni dei prigionieri
a lavorare alla rimozione dei cadaveri e allo sfruttamento dei corpi. I denti d'oro venivano estratti
e i capelli delle donne (tagliati a zero prima che entrassero nelle camere a gas) venivano riciclati per
farne coperte o calze. Tre campi, Belzec, Sobibor, e Treblinka II, erano usati esclusivamente per lo
sterminio. Solo un piccolo numero di prigionieri veniva tenuto in vita per svolgere i compiti legati
alla gestione dei cadaveri delle persone uccise nelle camere a gas. Il trasporto dei prigionieri nei
campi era spesso svolto utilizzando degli orrendi convogli ferroviari composti da carri bestiame.
Esistevano dunque due tipi di campi: i campi di lavoro e quelli di sterminio. In realtà anche i
campi di lavoro si trasformavano in campi di “morte” a causa delle pessime condizioni igieniche o
per la malnutrizione. Il paese che contava più campi è la Polonia, dove si trovava il terribile
“quadrilatero della morte”, composto dai campi di Auschwitz-Birkenau, Belzec, Sobibor,
Treblinka. Ma oltre ai campi di lavoro e di sterminio, esistevano anche moltissimi campi
succursali, che in genere si trovavano vicino alle fabbriche dove i prigionieri lavoravano, ed
esistevano anche moltissimi campi di transito dove i deportati sostavano per pochi giorni prima di
raggiungere i campi di concentramento in Germania e in Polonia. Questo tipo di campo sorse in
tutta l‟Europa occupata dai nazisti ed in genere sorgevano vicino a grandi intrecci ferroviari,
come il campo                                                                            di Fossoli,
che si trova                                                                             vicino        a
Modena nel                                                                               mezzo        di
importanti                                                                                         linee
ferroviarie.




                                                                                                     13
                                     AUSCHWITZ


D      a un rapporto dell‟ufficio centrale delle SS del 25 Gennaio 1940 si reca che gia all‟inizio di
       quell‟anno esisteva il piano di edificare presso Auschwitz un campo di concentramento. Il
campo fu creato a 4 km dalla cittadina di Oswiecim, situata nell‟alta Slesia Superiore, regione
aspramente contesa in ogni tempo fra Polonia e Germania e ora stava per essere incorporata nel
terzo Reich.
       Questa è una regione poco abitata, insalubre e paludosa, ma al centro di quattro linee
ferroviarie di notevole importanza.
       Il 27 Aprile 1940 il comandante del campo di concentramento era Rudolf Hoss.
       Il 14 Giugno arrivarono ad Auschwitz i primi 728 prigionieri polacchi deportati dal carcere
di Tamow. A questi primi arrivi fecero presto seguito trasporti di polacchi, soprattutto di patrioti,
membri di intelligenza e del movimento di resistenza arrestati durante i rastrellamenti che la
polizia tedesca organizzava nei territori occupati dalle milizie naziste.

Auschwitz I – CAMPO PRINCIPALE-

Auschwitz II – CAMPO DI BIRKENAU-

Auschwitz III – MONOWITZ- con tutta una serie di campi minori organizzati
prevalentemente presso gli stabilimenti industriali.
    La manodopera a basso costo servì innanzitutto alle SS ma anche ai grandi consorzi
industriali e cominciarono a costruire fabbriche in prossimità del campo (I.G. Farben, La Herman
Goering Werke, Siemens).
    Nell‟ottobre del ‟41 a circa tre km a nord ovest dal campo madre (Auschwitz 1), si diede inizio
alla costruzione di un campo di grandi dimensioni con circa 250 baracche, che dovrebbero ospitare
200.000 deportati. Questo grande complesso prese il nome di Auschwitz 2- Birkenau ovvero, il
campo femminile per famiglie e per zingari.
    Auschwitz III- Monowitz- fu costruito nel ‟42, presso gli stabilimenti industriali a 6 km dal
campo madre in Monowice. La deportazione degli ebrei nel campo di concentramento iniziò nel
marzo del ‟42 in relazione alla conferenza che ebbe luogo in località Berlino- Wansee, durante la
quale si stabilirono il numero di ebrei destinati ad essere sterminati. Il trasporto al lager talvolta
durava anche 7/10 giorni (dipendeva dalla nazione di provenienza), chiusi dentro i carri bestiame,
alcuni non arrivarono in vita ad Auschwitz.


    Le fasi di registrazione all‟arrivo ad Auschwitz

    Ai nuovi arrivati ai lager, venivano confiscati i vestiti e qualsiasi effetto personale, si rasava
loro i capelli, sottoponendoli in un secondo tempo alla disinfestazione e al bagno.
    Alla fine di queste operazioni venivano contrassegnati con un numero e registrati.
Inizialmente ogni detenuto veniva fotografato in tre pose diverse. Negli schedari, era riportato il

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nominativo del deportato, il motivo del suo arresto che poteva essere, l‟avere aiutato persone ebree,
oppure essere stato ostile con i tedeschi, la religione, lo stato di appartenenza e molte altre cause di
carattere personale. Nel 1943 fu introdotto un sistema di identificazione che fu adottato solo nel
campo di Auschwitz. Veniva tatuato sull‟avambraccio sinistro un numero a diverse cifre, le quali
sostituivano il nome del deportato e servivano sia per gli appelli che per qualsiasi attività svolta
nei lager. Per tutto il periodo di esistenza del kl. Auschwitz sono stati registrati su carta o tatuati
circa 400.000 detenuti di entrambi i sessi di diverse nazionalità. Tutte le persone arrivate ad
Auschwitz con un trasporto e dirette subito alle camere a gas, non vennero mai registrate, per
tanto non si può stabilire con certezza quante persone morirono in tutto il tempo di esistenza del
kl. Auschwitz.


    I bagagli requisiti all‟arrivo venivano depositati nel “Kanada”.

    Tutti i convogli di deportati che arrivavano ad Auschwitz venivano espropriati dei propri
bagagli. In questi si trovava di tutto, – nascosti e non – oggetti di valore di ogni genere. Finché il
bagaglio non fosse stato suddiviso e registrato, chiunque, tanto fra gli internati, quanto fra le SS,
potevano impossessarsi di quello che volevano senza alcun controllo. L‟internato che si era
“organizzato” aveva bisogno di corrompere l‟uomo delle SS per essere sicuro che nessuno lo
controllasse; per contro se le SS volevano impossessarsi di qualche bene del “Kanada”, aveva
bisogno che qualcuno lo facesse per suo conto, dato che lui non avrebbe potuto aggirarsi tra le
montagne di oggetti e scegliersi quello che desiderava senza essere notato: per questo motivo
dipendevano l‟uno dall‟altro.
    Un internato che lavorava in un commando che aveva contatti con il kanada, se ci sapeva fare
poteva organizzarsi coinvolgendo tutti i conniventi. L‟internato che faceva parte della massa
grigia informe e che non poteva mai sottrarsi al controllo dei suoi superiori, tutte le vie al kanada
per lui erano sbarrate. Mentre costui rovistava disperatamente fra i rifiuti in cerca di qualcosa da
mangiare, i pezzi grossi del lager, che stavano alla fonte di ogni bene, potevano designare il vitto
del lager. Gli oggetti di valore causarono nel lager enormi difficoltà, a cui non si poté metter fine.
Attraverso questi oggetti di valore, agli internati si aprivano possibilità inaspettate, per esempio
la possibilità di fuggire dal lager.
    Si poteva ottenere di tutto barattando soldi, orologi, anelli e oro con gli appartenenti alle SS e
con i lavoratori civili, comprarsi posti di lavoro migliori, avere la benevolenza dei kapos e dei
capiblocco. Al kanada lavoravano prevalentemente le ragazze di bell‟aspetto, le quali potevano
indossare biancheria pulita ogni giorno, abiti nuovi e scarpe, dormivano con lenzuola di lino e
indossavano camicie da notte in seta, il massimo del lusso nel lager di Auschwitz. A parte la
libertà di spostamento, avevano tutto quello che una donna può desiderare, profumi, mangiare in
abbondanza e hanno anche l‟amore, vista la vicinanza di uomini delle SS degli internati. Queste
ragazze si notavano subito per il loro normale aspetto fisico.


    Gli alloggi dei deportati

   Le condizioni abitative, sebbene differenti nei vari periodi di esistenza del campo, furono
sempre disastrose.
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    I deportati arrivati con i primi trasporti dormivano direttamente sulla paglia sparsa sul
pavimento di cemento, successivamente si usarono i pagliericci.
    Ad Auschwitz nel campo principale, i deportati dormivano in abitazioni di pietra – le ex
caserme Polacche –, che inizialmente erano composte dal solo pianoterra e successivamente i
deportati edificarono il piano superiore. In una sala che poteva contenere a fatica 40/50 persone,
ne dormivano circa 200.
    I pancacci a tre piani introdotti in seguito non migliorarono di molto le condizioni abitative.
Per ogni piano dei pancacci dovevano in genere prendere posto due o più deportati.
    Per coprirsi erano disponibili soltanto dei ritagli di coperte sporche e lacere infestate di
pidocchi e di altro genere di insetti. Di migliori condizioni abitative godevano i prigionieri addetti
a funzioni amministrative, ai quali di norma venivano assegnati blocchi separati.
    A BIRKENAU invece i deportati dormivano in baracche di legno – tipo ricoveri per cavalli –
senza fondamenta, direttamente sulla terra acquitrinosa, niente illuminazione, i blocchi non erano
muniti di luce, e regnava movimento e rumore come in un alveare , in cui si sentono voci in lingue
diverse, le più sconosciute, in cui manca ogni energia e ogni tonalità espressiva.
    Qui e là si vede il bagliore di qualche piccola candela che brucia. Benché questa illuminazione
non consenta di avere una visione ampia, si può capire che la baracca è di grandi dimensioni ed è
suddivisa da impalcature in modo tale che i letti sono disposti uno sull‟altro in tre piani, ciascuno
distante un metro da quello superiore.
    Le baracche assomigliano a un‟enorme scuderia lunga 24 metri e larga 10. Al di sopra del terzo
piano del pancaccio c‟è direttamente il tetto senza nessuna protezione isolante contro il freddo
d‟inverno e il caldo d‟estate e il pavimento non è ricoperto da tavole di legno. Il blocco è stato
costruito con l‟intento di produrre il massimo spazio possibile per dormire.
    Nelle baracche si dovevano far stare da 800 a 1.000 persone, poiché erano talmente
sovraffollate che in cuccetta dovevano prender posto 7 o anche 8 persone.


    Numeri, non più uomini

    Il ruolo più determinante all‟interno di qualsiasi campo di concentramento iniziava con
l‟appello del mattino, e si concludeva, dopo ore di lavoro forzato, con l‟appello della sera, che dava
luogo ad un breve ed incerto riposo. Quando gli squilli del fischietto annunciavano all‟interno
delle baracche che era giunto il momento di svegliarsi, i deportati avevano mezz‟ora di tempo per
lavarsi, vestirsi e fare colazione, dopo aver svolto queste prime fasi di risveglio, si radunavano sul
piazzale dove aveva luogo l‟appello.
    I deportati si radunavano in squadre nello stesso kommando, o gruppi di lavoro, e si
schieravano in attesa che l‟appello avesse inizio.
    L‟appello durava generalmente un‟ora, e non era una faccenda semplice visto che raggruppava
una massa sterminata di migliaia di persone (numeri), per di più di nazionalità diversa.
    Bastava che uno dei detenuti non rispondesse all‟appello per bloccare tutto il campo. Nessuno
poteva muoversi finché la persona ricercata non fosse stata trovata, sicché un semplice errore
costava fatiche e sofferenze ai gia provati prigionieri, costretti a rimanere in posizione eretta e
senza cappello in testa, magari per ore il gelo d‟inverno o al caldo d‟estate.
    Ancora più delicato e terribile era l‟appello della sera, perché le SS volevano accertarsi con
estrema sicurezza che nessuno fosse fuggito durante la giornata. Anche questa eventualità
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suscitava paura ed ansia fra i deportati. Entrava alla sera lo stesso numero di persone uscite al
mattino anche se morte.


    L‟odissea degli italiani ad Auschwitz

    Il primo trasporto di italiani nel lager di Auschwitz (1.028) risale al 27 ottobre del 1943. il
trasporto era prevalentemente composto da Ebrei arrestati durante la retata di Roma del 16
Ottobre del 1943. Dopo questo primo trasporto, ne seguirono altri con deportazioni da tutte le
regioni d‟ Italia, dal campo di transito di Fossoli, di Carpi e dalla Risiera di San Sabba. Nel
periodo 1943/44 furono deportati nel lager di Auschwitz circa 7.000 persone, in prevalenza ebrei e
in minoranza non ebrei arrestati per motivi di carattere politico. Da questi trasporti non furono
risparmiati neppure i bambini. Le prime 1.023 persone arrivate ad Auschwitz, subirono come ogni
altro trasporto la selezione e furono registrati ed introdotti nel lager, mentre le restanti 827
persone vennero portate alle camere a gas ove si spense il loro tragico destino. Nel gennaio 1945
riuscirono a sopravvivere allo sterminio solo un numero esiguo di italiani. Gli abili, cioè quelli che
erano ancora in grado di camminare, si unirono ai deportati delle altre nazionalità dove
intrapresero le lunghe marce mortali di trasferimento in altri lager più sicuri all‟interno del Reich.
    I malati e gli infermi che rimasero ad Auschwitz dopo l‟evacuazione del campo furono liberati
dall‟Esercito Sovietico il 27 Gennaio 1945.
    Circa 150 internati italiani furono in seguito ricoverati nell‟ospedale della Croce Rossa
Polacca, aperto subito dopo la liberazione all‟interno del lager.
    Nonostante le cure mediche prestate dai medici, entro Luglio perirono altre 17 persone. Fra i
ricoverati in ospedale della Croce Rossa c‟era anche Primo Levi.
    Degli oltre 7.000 cittadini italiani deportati nel campo di sterminio di Auschwitz,
sopravvissero e tornarono in patria meno di un centinaio di persone.


    Le camere a gas e i forni crematori

    I procedimenti tecnici per ottenere uno sterminio efficace e discreto, conforme a ciò che i
nazisti qualificavano come stile tedesco, furono studiati e preparati in laboratorio da medici e
scienziati tedeschi prima di venire applicata in grande stile e su grande scala industriale dall‟SS
Heinreich Himler.
    I malati di mente della Germania fecero da cavie per gli Ebrei d‟Europa. Non che il loro
sterminio sia stato appositamente intrapreso a tale scopo – le due operazioni sono in apparenza
indipendenti, e la concatenazione dei fatti sarebbe fortuita, in realtà però esse si trovano legate da
una profonda logica interna. In tempo di guerra era necessario avere a disposizione il maggior
numero possibile di ospedali, di medici, di personale paramedico, quindi occorreva eliminare le
bocche inutili.
    Ecco perché sin dall‟inizio il provvedimento prendeva di mira non soltanto i malati in punto di
morte, quanto, i deboli di mente e gli alienati senza speranza di guarigione. Hitler prese la
precauzione di mantenere l‟eutanasia strettamente segreta, ed essa non fu mai promulgata
ufficialmente.

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    Il primo centro di eutanasia fu creato alla fine del 1939 a Brandeburgo, nella Prussia, in locali
gia adibiti a prigione.
    Altri cinque centri furono inaugurati durante il 1940 in varie regioni della Germania. Da
principio si uccidevano i malati a colpi di rivoltella alla nuca, in seguito furono introdotti metodi
più perfezionati. Essi finirono con l‟attenersi al sistema dell‟ asfissia per ossido di carbonio.
L‟installazione era semplice e facilitata dal movimento relativamente poco rilevante dei centri di
eutanasia. In ogni stabilimento si isolò ermeticamente un piccolo locale trasformato in camera da
docce, vi veniva fatta penetrare una serie di tubi a cui si adottavano dei cilindri contenenti
l‟ossido di carbonio. Prima di essere condotti a gruppi di 10/15 persone dentro alla camera a gas, i
malati venivano generalmente insonnoliti con iniezioni di morfina o drogati con pastiglie
sonnifere. Le sezioni di eutanasia erano anche provviste di un piccolo crematorio dove venivano
bruciati i cadaveri. Le famiglie erano informate con lettere stereotipate, che annunciavano il
decesso del malato per debolezza cardiaca.
    A Birkenau nel 1942 furono uccisi i primi gruppi di Ebrei nelle due case coloniche da un arco
adibite a camere a gas. Rudolf Hoss, comandante del lager, ebbe l‟idea di adottare lo stesso
procedimento che si usava per eliminare i parassiti e cimici delle antiche caserme di Auschwitz:
l‟uso di un potente disinfestante chiamato Zyklon B, acido prussico in cristalli. Le prime due
camere a gas si erano subito dimostrate insufficienti e perciò nuovi impianti, quattro in tutto,
furono successivamente messi in costruzione. L‟impresa appaltatrice, la Topf & figli di Erfurt,
ebbe cura di raggruppare sotto il medesimo tetto i locali dove si effettuavano le due fasi essenziali
dell‟operazione, e cioè l‟asfissia delle vittime e la cremazione dei cadaveri. All‟inizio del 1943
vennero solennemente inaugurati, alla presenza di autorità giunte appositamente da Berlino, i
primi due crematori – crematori 2 e 3 – veri capolavori della tecnica assolutamente nuova. Le
prime e simboliche vittime furono 8.000 Ebrei di Cracovia. Dalle testimonianze di Hoss, risulta
che per asfissiare 1.500/2.000 persone si usavano in media 5/7 kg di Zyklon B e che negli anni
42/43 vennero forniti ad Auschwitz 20.000 kg di gas.


    Migliaia di esseri umani ridotti in cenere

  I produttori tedeschi lottarono con tutte le loro forze per assicurarsi le gare d'appalto
governative per costruire gli inceneritori più automatizzati ed efficaci. Il contratto migliore se lo
aggiudicò la ditta “I Topf und Sohne” di Erfurt che finì per perfezionare un‟unità composta da
una camera a gas sotterranea completa di montacarichi elettrici per sollevare i cadaveri .
  Gli addetti alla cremazione dei cadaveri erano introdotti in un comando speciale di lavoro,
chiamato “Sonderkommando”. Le persone giovani e robuste venivano scelte per il
Sonderkommando già sulla rampa al loro arrivo, e venivano avviati al loro lavoro senza aver
conosciuto il lager al suo interno.
  Al termine di ogni gassificazione, i membri del Sonderkommando aprivano le porte della camera
a gas, tagliavano i capelli alle donne, toglievano le otturazioni in oro, gli orecchini e gli anelli e poi
trasportavano i cadaveri nei forni crematori o nei roghi all'aperto. In certi periodi la mortalità era
così elevata, che i forni non riuscivano a bruciarli.
  In ogni forno erano introdotti 4/5 cadaveri per volta e venivano ridotti in cenere in meno di
mezz‟ora. Le ceneri che inizialmente venivano gettate in fosse, in seguito furono condotte su


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    autocarri e rovesciate sulla Vistola che scorre nelle vicinanze del lager. Il fetore dei corpi
bruciati si sentiva per chilometri tutt'intorno.
  Il Sonderkommando era completamente isolato dal resto del campo, viveva unicamente negli
edifici del comando stesso e non poteva allontanarsi da questa zona perché erano circondati da
una doppia siepe di filo spinato;riceveva gli approvvigionamenti con un sistema speciale, aveva
medici propri che lavoravano sul posto e dipendevano direttamente dalla Gestapo del campo.
  Finì per comprendere più di 900 membri divisi in tre squadre che lavoravano otto ore ciascuna
senza sosta. Occorre notare che questi uomini ricevevano un‟alimentazione migliore, non erano
deperiti, ma ogni tre mesi il Sonderkommando era eliminato e rimpiazzato da nuovi internati.


    La rivolta del Sonderkommando di Auschwitz – Birkenau

   Il più importante episodio di ribellione attiva alla potenza nazista nei campi di sterminio è
l'insurrezione del Sonderkommando di Auschwitz – Birkenau, nell'ottobre del 1944:episodio
tragico e sinistro, i cui precisi particolari mai saranno noti poiché tutti i protagonisti furono
sterminati. Sotto il nome reticente di Sonderkommando (squadra speciale) si celava un' istituzione
mostruosa: il complesso dei prigionieri addetti alle camere a gas e ai forni crematori era costituito
da 900-1.000 giovani robusti, di varie nazionalità, a cui era stata proposta l'alternativa di servire
l'impianti di morte, o di morire: il loro orrendo lavoro era ricompensato con un trattamento di
eccezione (viveri in abbondanza, tabacco, alcool, buoni vestiti e scarpe), ma tutti sapevano, e loro
stessi sapevano, che entro due, tre mesi sarebbero stati a loro volta massacrati, e sostituiti con
uomini nuovi.
   Quando la deportazione dei 100.000 ebrei ungheresi volse al termine si sparse nel campo la
notizia che le stragi sistematiche sarebbero state sospese. Gli uomini del Sonderkommando
compresero che questo significa la loro fine immediata: certamente i tedeschi non avrebbero
lasciato vivi testimoni come loro. La rivolta, che avrebbe dovuto essere concordata coi partigiani
polacchi delle foreste circostanti, divampò invece prematuramente, sotto la spinta della necessità,
quando i tedeschi allontanarono con un pretesto ed uccisero i primi 160 uomini del kommando. Gli
altri attaccarono allora il presidio SS con disperata audacia, armati di un solo fucile mitragliatore,
di poche pistole e di rudimentali bombe a mano fabbricate con bottiglie di vetro; uno dei quattro
forni crematori venne incendiato ed esplose. Un tratto della recinzione di filo spinato, percorso da
corrente ad alta tensione, fu abbattuto: soltanto poche decine di insorti poterono uscire vivi dal
campo, trovarono rifugio in una fattoria polacca, furono denunziati, nuovamente catturati ed
uccisi.
   In questa lotta disperata alle porte dei forni crematori solo una decina di SS persero la vita;
tuttavia l'insurrezione, subito nota in tutti i campi del distretto di Auschwitz, costituì un
avvenimento di enorme importanza. Aveva manifestato una lacuna, una fenditura nell'edificio
ferreo del campo di concentramento; aveva dimostrato che i tedeschi non erano invincibili. Per i
tedeschi stessi essa dovette suonare come un segnale di allarme, poiché pochi giorni dopo il
comando del campo provvide a smantellare e far saltare le officine della morte di Auschwitz, che
da sole avevano ingoiate più vite umane più di tutti gli altri campi di concentramento riuniti
insieme: forse nell‟assurda speranza di distruggere ogni testimonianza del maggior delitto che mai
sia stato commesso nell'intera, e pur così sanguinosa, storia del genere umano.


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    Il musulmano (cadaveri viventi)

     I prigionieri, che arrivavano a credere in quello che le guardie dicevano - cioè, che per loro non
c'era più alcuna speranza di lasciare Auschwitz da vivi -, si convinsero perciò, che non avrebbero
potuto, nemmeno minimamente, influire sull'ambiente in cui vivevano; questi prigionieri, ridotti a
degli scheletri, erano letteralmente dei cadaveri viventi e, nel gergo del lager, erano chiamati i
“musulmani”.
   Poiché il loro cedimento di fronte all'ambiente veniva erroneamente assimilato all'abbandono
totale e al proprio destino, l'avergli tolto ogni dignità, ogni forma di stimolo interno, scatenò in
loro un esaurimento totale, tanto fisico quanto psichico, da non essere più in grado di impedire
all'ambiente di prendere il sopravvento totale su di loro.
   Fino a che un prigioniero combatteva una qualsiasi forma di lotta per la sopravvivenza,
opponendosi al peso schiacciante dell'ambiente che lo circondava, poteva evitare di diventare un
musulmano. I musulmani si comportavano come se non pensassero, che non provassero sensazioni
e non fossero capaci di agire o reagire, o venissero mossi da cause esterne.
   Essi ubbidivano ancora agli ordini, ma ciecamente, automaticamente, la loro ubbidienza era del
tutto passiva e incondizionata e per di più senza risentimenti di sorta. Si guardavano ancora
attorno, o almeno muovevano ancora gli occhi. Cessavano di guardare molto più tardi, pur
continuando a muoversi, quando gli veniva ordinato, ma non facendo più nulla di propria
iniziativa. Tale cessazione di qualsiasi forma di attività, cominciava quando non muovevano più
le gambe, ma le trascinavano e, quando cessarono di guardarsi attorno, la fine del loro martirio era
per sempre finito.


    Gli esperimenti pseudo-scientifici

   L'opportunità di avere migliaia di esseri umani a disposizione per effettuare esperimenti sui loro
corpi, assolutamente impossibile in un altro contesto socio-politico, suscitò non poche fantasie su
alcuni pseudoscienziati nazisti, che approfittarono di questa umica occasione che la storia gli
offriva. In realtà tutti gli esperimenti effettuati da questi medici non ebbero miglioramenti a
livello scientifico, e le loro azioni produssero solo sofferenze indescrivibili senza nessun beneficio.
Il primo problema che si posero questi medici tedeschi fu l'esigenza di eliminare le razze inferiori o,
per lo meno di impedire la loro proliferazione a danno dei cittadini di stirpe “ariana”.
   Si fece strada nella mente di questi personaggi l'idea della sterilizzazione di massa da eseguirsi
mediante l'uso di raggi x.
   Questo metodo si rivelò, dopo due anni di esperimenti, del tutto inefficace e dispendioso. Questa
sezione razziale trovò la sua espressione più elevata nel Dottor Josef Menghele, l'angelo della
morte di Auschwitz. Costui era convinto di poter identificare le trasmissioni genetiche abnormi e
mise insieme 250 coppie di gemelli, che trattò come qualsiasi ricercatore potrebbe trattare rane e
topi .
   Menghele era un fanatico professore della perfezione umana. Auschwitz era il suo mondo
ideale, la realizzazione dei suoi sogni: qui poteva vivere le sue fantasie razziali, giustificando da
dissezione di centinaia di bambini, iniettava direttamente negli occhi sostanze colorate per
manipolarne il colore e, sfogando la sua collera esplosiva sparando, praticando iniezioni di fenolo
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al cuore o mandando le sue vittime nelle camere a gas durante le selezioni che eseguiva nella rampa
di Birkenau.
   Gli altri medici che fecero ad Auschwitz esperimenti scientifici sono:
Dottor ENTRESS: praticava iniezioni di fenolo al cuore;
Dottor HANS W.KONIG: amputava i malati di Flemmone;
Dottor CARL CLEBERG: faceva esperimenti sulla sterilizzazione (voleva rendere sterili le
donne mediante iniezioni) ;
Dottor ORST SCHUMANN: sperimentò le sterilizzazioni mediante raggi x sui genitali delle
vittime;
Dottor EMIL KASCHUB: prelevava il pus dai flemmoni per studiarli;
Dottor HELLMUTH VETTER: provava sugli internati le nuove medicine prodotte dalla Bayer-
werke.
Quasi tutti i medici che erano in servizio presso il lager di Auschwitz, eseguivano le selezioni nella
rampa di Birkenau.


    Le marce di evacuazione e la liberazione

   Le vittorie riportate per lunghi anni dai nazisti, resero le SS insolenti a tal punto da farli
sentire liberi da ogni responsabilità per i numerosi atti di genocidio commessi.
   Quando però, dopo una serie di vittorie e conquiste iniziarono le sconfitte, i nazisti si misero a
cancellare in tutta fretta ogni traccia delle loro attività criminali, distruggendo documenti
riguardanti le deportazioni, fra cui numerosi registri e schedari dei deportati, e furono fatti saltare
in aria i forni crematori e le camere a gas. I deportati rimasti in vita, in grado di poter camminare,
furono costretti, sotto la morsa del gelo invernale, all'evacuazione del lager che divenne nota come
la Marcia della Morte.
   Chi era riuscito a sopravvivere nell'inferno di Auschwitz, morì in questa occasione per
assideramento, per fame o fucilato perchè non era più in grado di camminare.
   I malati, che non erano in grado di intraprendere la marcia, rimasero nel lager aspettando la
liberazione. La marcia mortale attraverso i lager all'interno del Reich iniziarono ai primi di
Gennaio del 1945.
   Gli internati furono trascinati a passo di corsa per le campagne d'Europa dai tedeschi incalzati
dagli alleati, privi di ogni forma di controllo, con la Germania nazista sul punto di diventare un
paese sconfitto.
   Le marce della morte consentono di valutare le crudeltà e le motivazioni dei realizzatori e,
quindi, la misura della loro dedizione all'eccidio, in condizioni di quasi assoluta arbitrarietà,
condizioni in cui, chi non fosse stato votato alla missione di uccidere e torturare i deportati, si
sarebbe per forza astenuto.
   In conclusione si delinea l'idea che le SS di guardia alle lunghe colonne di deportati in cammino
verso il nulla, fossero motivati nel portare a termine questa ulteriore crudeltà dal proprio radicale
antisemitismo e che fosse giusto massacrare i deportati sfiniti privi di ogni forza, anche quando
ormai il terzo Reich era giunto al suo crollo totale.
   Il 27 Gennaio 1945 l'avanzata delle truppe Russe mise fine alla storia del lager di Auschwitz.
   Il 18 Gennaio 1945, nella notte dell'evacuazione, le cucine del campo avevano ancora
funzionato per distribuire l'ultima razione di zuppa.

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   In mattinata un addetto delle SS fece il giro delle baracche, nominò in ognuna un capobaracca,
scegliendo fra non Ebrei rimasti, e dispose che venisse fatta immediatamente una lista dei malati
distinti in Ebrei e non Ebrei. Qua e là nella notte si sentivano le esplosioni dell'armata Russa che
avanzava.
   Il 19 Gennaio 1945 le SS abbandonarono il lager sabotando l'impianto elettrico, chiudendo la
fornitura dell'acqua e lasciando il lager in uno stato di desolazione.
   I malati che riuscivano ancora a muoversi - si videro corpi scheletrici trascinarsi per ogni dove -
si misero a rovistare in tutte le baracche vuote in cerca di alimenti e di legna, saccheggiarono le
cucine, il magazzino del vestiario, i magazzini dei generi alimentari, portando via quel poco che
era rimasto; i più fortunati, che avevano avuto la forza di accendersi un fuoco, cucinavano le
poche patate trovate e scioglievano la neve in recipienti di fortuna per placare la sete.
   In queste condizioni gli internati rimasti in vita aspettarono fino al 27 Gennaio l'arrivo della
60° armata del fronte russo, che ufficialmente liberò il lager di Auschwitz dall'egemonia nazista.
   Solo alcuni dei prigionieri, in condizioni di salute disastrose, riuscirono a sopravvivere e ad
essere liberati.
   Gli venne portato un immediato soccorso medico da parte dei sanitari sovietici e dai volontari
della Croce Rossa Polacca.
   Molti purtroppo morirono anche nei mesi successivi la liberazione del lager.




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                                          BELZEC


B     elzec, centro di sterminio che servirà da modello a Sobibor e a Treblinka, a loro volta
      pianificati nell‟azione Reinhartd (programma di sterminio), è situato nel distretto di
Lublino, al centro di una regione densa di città, villaggi e comunità ebraiche; al suo comando è
nominato l‟SS Christian Wirth, un ex ufficiale di polizia che aveva avuto un ruolo importante
nella preparazione del programma di eutanasia T4. Belzec, come del resto Sobibor e Treblinka, era
un campo di dimensioni modeste, dotato di impianti piuttosto sommari. Era diviso in due zone,
ciascuna circondata da un filo spinato con torre di guardia disseminate lungo il perimetro
principale.
    La prima zona si divide a sua volta in due sezioni. La più piccola ospita gli edifici
amministrativi e la baracca delle guardie, mentre la più grande è composta dal binario ferroviario
dove sbarcano i deportati, la banchina dove sono separati – gli uomini da una parte, donne e
bambini dall‟altra –, gli edifici dove sono spogliati e rasati a zero, i depositi dove si stivano i loro
oggetti personali e infine le baracche dove alloggiano i prigionieri, ebrei incaricati di incenerire i
cadaveri e scegliere i bagagli. Il luogo di sterminio propriamente detto è separato dal campo
principale da alberi e verde. Il camuffamento è uno degli elementi essenziali della procedura di
sterminio, piuttosto semplice, messa a punto a Belzec; un convoglio composto da 40 o 60 vagoni,
contenenti 2.500 ebrei, entra in stazione ed è immediatamente diviso in modo che le vetture
giungano alla banchina a gruppi di 10 o 15. Gli ebrei sono fatti scendere e informati del fatto che,
per ragioni igieniche, devono fare la doccia dal “barbiere”. Solo allora si separano gli uomini dalle
donne e dai bambini. Una volta passati per il locale dove si spogliano e si fanno radere, sono
spinti nel “Tubo” che conduce alle camere a gas camuffate da docce. La brutalità e la rapidità con
cui si susseguono le diverse fasi fanno sì che le vittime, colte di sorpresa, di rado abbiano occasione
di reagire o di accennare un gesto di difesa.
    Durante il primo periodo di attività, da metà marzo a metà maggio del 1942, a Belzec vi sono
tre camere a gas, dotate ognuna di due porte:dalla prima si fanno entrare i vivi, dalla seconda si
evacuano i cadaveri. Il monossido di carbonio necessario a provocare l‟asfissia è prodotto da un
motore diesel collocato nella stanza. Una volta che questa è riempita di gas, occorrono circa 30
minuti perché sopraggiunga la morte. Dopo di che tocca alle squadre di pulizia entrare in azione:
la prima si incarica dei cadaveri e li trascina verso i roghi, la seconda si occupa dei beni lasciati
dalle vittime. Questa seconda squadra si divide a sua volta in due: il primo gruppo riunisce i
bagagli rimasti sulla banchina, il secondo lavora negli spogliatoi, dove gli oggetti personali, quali
gioielli e denti d‟oro, sono separati dagli abiti. Tra il momento in cui il convoglio entra nella
stazione di Belzec e la conclusione delle ultime operazioni di sterminio, passano circa tre ore.
    A metà maggio del 1942 il processo di sterminio segna una battuta d‟arresto, destinata a
consentire alle SS di perfezionare il meccanismo, per renderlo ancora più efficace. Si mettono in
cantiere sei camere a gas in cemento armato, che permetteranno alle SS di gassare sino a 1.200
persone per volta. Il convoglio, inizialmente diviso in quattro gruppi di 10/15 vagoni ciascuno,
adesso è suddiviso in due con risparmio di tempo e energia. La macchina ormai è perfetta.


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    Durante i primi tre mesi di attività del Sonderkommando, da marzo a maggio del 1942, sono
gassati 80.000 ebrei provenienti dai ghetti di Lublino, L‟vov e altre zone della Galizia.
    Al termine dei lavori di ristrutturazione, circa 130.000 ebrei di Cracovia e 215.000 di quella di
L‟vov, insieme a numerose comunità disperse tra Lublino e Radom, vi raggiungono nella morte.
    In genere si ritiene che a Belzec siano stati gassati circa 600.000 ebrei, a cui occorre aggiungere
diverse decine di migliaia di zingari.
    Nella primavera del 1943 il campo fu abbandonato ed ogni sua traccia accuratamente
occultata e distrutta. Le fondamenta delle baracche indicano oggi i luoghi dove ebrei, polacchi,
ufficiali e soldati russi furono stipati a migliaia, in attesa del finto bagno che doveva chiuder la
loro esistenza.
    Questi resti sono l‟unica testimonianza che è stata possibile recuperare, in mezzo al bosco delle
conifere che i nazisti hanno usato per proteggersi da sguardi.




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                                      TREBLINKA


I     l terzo centro costruito nell‟ambito dell‟Azione Reinhartd (programma di sterminio) è
      Treblinka. Situato a 80 km a nord est di Varsavia, era riservato agli ebrei della capitale
polacca e dell‟Europa centrale. In origine dotato di tre camere a gas, ben presto ne conterà sei,
diventando il principale campo di sterminio in attività.
     In meno di due mesi, dal 23 luglio al 21 settembre 1942, a Treblinka scompaiono più di
337.000 ebrei del distretto di Radom, 35.000 del distretto di Lublino, 107.000 di quello di
Bialystock e 38.000 del Governatorato Generale. Stessa sorte tocca a migliaia di ebrei provenienti
dai paesi limitrofi o più lontani: 7.000 dalla Slovacchia, 8.000 dal campo di concentramento di
Theresienstad, 4.000 dalla Grecia, 7.000 dalla Macedonia. Tra le vittime anche 2.000 zingari.
     Dovendo operare nel pieno segreto, il campo era circondato da una doppia recinzione di filo
spinato percorso dalla corrente elettrica; la prima cinta, per eccesso di precauzione, è camuffata
con delle frasche. Nell‟intento di evitare qualsiasi atto di ribellione o resistenza, qui come altrove
si ricorre a degli espedienti per convincere gli ebrei del fatto che si trovino in un campo di transito.
Le SS, per esempio, appendono una stella di Davide sulla facciata della camera a gas, mentre sul
portone d‟ingresso dell‟ufficio hanno collocato un pesante tendaggio rubato in una sinagoga su cui
si legge la seguente iscrizione in ebraico: “Questa è la porta per la quale entrano i giusti”.
     Seguiranno altre migliorie di questo tenore. Ai nuovi arrivati si distribuiscono delle cartoline,
con il consiglio di spedirle subito ai parenti per rassicurarli. Contrariamente a quanto si potrebbe
pensare, queste cartoline non saranno distrutte, ma affrancate e spedite a destinazione:
stratagemma usato dalle autorità del centro per tranquillizzare coloro che moriranno da lì a poco,
nonché la massa che popola i ghetti, che dovrà morire nel giro di breve tempo.
     Come a Sobibor, gli ebrei di Treblinka si ribellano. Nell‟agosto del 1943 un gruppo di una
cinquantina di prigionieri si precipita verso l‟armeria e si impossessa di una scorta d‟armi. I capi
della rivolta contano sul fatto che, ai primi spari, un gran numero di prigionieri si unirà a loro. Ma
i sospetti di un ufficiale delle SS costringono il gruppo a dar via alla rivolta prima del previsto.
Prima ancora che le SS riescano ad avvertire la guardia, i prigionieri aprono il fuoco e incendiano
le baracche. Centinaia di prigionieri si lanciano allora contro le recinzioni di filo spinato per
abbatterle: la stragrande maggioranza è uccisa dalla guardie appostate sulle torri di guardia. Dei
750 prigionieri che si danno alla fuga ne sopravvivranno solo 70.
     Una trentina di SS sono incaricate dell‟amministrazione del campo, coadiuvate da un altro
centinaio che si occuperanno della sorveglianza. Dai 700 ai 1.000 prigionieri ebrei servono loro da
manovalanza nella gestione del campo.
     Nell‟autunno del 1943 le SS smantellano il campo. S‟impartisce l‟ordine di far sparire qualsiasi
traccia dell‟esistenza di Treblinka. Anche qui, sul luogo dove sorgeva il campo, si costruisce una
fattoria la cui direzione è assunta da una guardia ucraina.
     A Treblinka sono stati gassati perlomeno 700.000 ebrei, con un tasso di mortalità, ancora una
volta, pari al 99,9 per cento.

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                                         SOBIBOR


S    econdo campo costruito nell‟ambito dell‟Azione Reinhartd (programma di sterminio), anche
     Sobibor è affidato a varianti del programma di eutanasia. Giorno e notte vi approdavano
gruppi di ebrei, alcuni in camion, altri su carretti e altri addirittura a piedi, ma la maggioranza
arrivava in treno. L‟atteggiamento dei nazisti nei loro confronti dipendeva dal luogo di origine.
Quelli che arrivavano dall‟ovest con un treno viaggiatori, di solito ben vestiti, erano facilmente
ingannabili: quando scendevano dalla vettura erano accolti da “personale” ebraico in divisa blu,
che forniva loro contrassegni per i bagagli. Questa formalità in genere era sufficiente a placare la
loro diffidenza, tanto che alcuni arrivavano persino a dare una breve “spiegazione” messa a punto
espressamente per loro dall‟SS Herman Michel, spiegando che presto sarebbero partiti per
l‟Ucraina dove lavoreranno, e che adesso per evitare le epidemie si sarebbero sottoposti a
disinfestazione, ricordando di mettere le cose da parte e depositare presso l‟ufficio tutti gli oggetti
di valore che poi saranno restituiti.
    Diverso è l‟atteggiamento nei confronti degli ebrei dell‟est, i quali trasportati in vagoni
bestiame, erano picchiati, frustati e insultati appena scendevano dal treno. Non senza motivo le
SS sospettavano che essi conoscessero già la sorte che li attendeva, temendo così atti di ribellione.
    Una volta spogliati gli ebrei erano condotti nel tubo, la strada verso il cielo che conduceva al
campo II, dove si trovavano le camere a gas. Come a Belzec sono detenuti ebrei a compiere tutte le
operazioni che procedono e seguono la gassatura: cernita dei bagagli, sepoltura o incenerimento dei
corpi e camuffamento del cunicolo. Nel campo I sono 600 fra cui 150 donne, nel campo II 200 e i
primi non hanno nessun contatto con i secondi.
    Per coloro che, in cambio di una breve sopravvivenza, sono trasformati loro malgrado in
ausiliari del genocidio, ovvero quegli ebrei che devono accogliere gli altri, radere loro il capo,
sceglierne i pochi averi e incenerire i cadaveri, la vita è un vero inferno. L‟orrore raggiunge il
culmine quando le SS si annoiano, perché in quei momenti si abbandonano a ogni genere di giochi,
uno più terribile dell‟altro. Uno di questi consiste nel cucire il pantalone di un prigioniero dopo
avervi infilato un topo: al minimo movimento il deportato veniva picchiato a morte. Un altro
supplizio consiste nel far bere a un ebreo un gran quantitativo di vodka e nel costringerlo a
trangugiare svariati chili di salsicce, per farlo poi vomitare urinandogli in bocca.
    I pochi sopravvissuti di Sobibor appartengono alla squadra del Sonderkommando del campo I,
ribellatosi nell‟ottobre del 1943. Dei 300 ebrei che riuscirono a scappare, un centinaio furono
catturati dalle SS, un altro centinaio furono uccisi dai partigiani polacchi. Soltanto una
settantina riuscirono a salvarsi fino alla fine della guerra. Il campo fu sgomberato e distrutto dalle
stesse SS.
    A Sobibor il tasso di mortalità era del 99,9 per cento e in meno di 18 mesi vi trovarono la morte
250.000 ebrei, uomini, donne e bambini.




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                                       CHELMNO


D      al 1939 al 1941, sotto la supervisione di un funzionario di cancelleria, Viktor Brack, i
       nazisti hanno infatti proceduto a gassare con il monossido di carbonio circa 70.000 persone,
malati incurabili, handicappati o malati di mente tedeschi. Nel novembre del 1941 l‟ufficio
centrale della sicurezza del Reich procede ai primi esperimenti, che si rilevano soddisfacenti. Nei
territori occupati nell‟unione sovietica si inviano ben presto dei camion a gas. Il metodo in seguito
sarà perfezionato nel centro di Chelmno nei pressi di Lodz in Polonia. Mentre nei territori
sovietici occupati si continuava a sterminare con fucilazioni di massa, ben presto si fece strada
l‟idea di rendere lo sterminio più umano. È Chelmno, nel dicembre del 1941, a segnare la
transizione tra le fucilazioni di massa e la morte industriale nei centri di sterminio. Chelmno non è
un campo, ma un castello dove gli ebrei sono riuniti, spogliati e fatti passare direttamente nella
camera a gas. Questo rudimentale complesso, con l‟aiuto dei tre camion trasformati in camere a gas
mobili, giunse a eliminare sino a 1.000 persone al giorno. Ogni pomeriggio gli ebrei di Lodz e
dintorni sono inviati a Chelmno in treno. Vengono ripartiti nel cortile centrale, suddivisi in gruppi
di una cinquantina di persone, costretti a spogliarsi e a consegnare gli oggetti di valore in loro
possesso alle SS. Si dice loro che saranno trasformati in un campo di lavoro, ma che prima devono
essere disinfettati e fare la doccia, devono salire una rampa che li porta direttamente nel camion.
Chi segna il passo o si rifiuta di salire in vettura è picchiato dalle guardie. Una volta raggiunta
una cifra che varia dalle 50 alle 70 persone, la porta della camera a gas mobile si richiudono e
l‟autista, spesso un membro della Schutzpolizei, si mette in viaggio verso le fosse di Waldlager
attraverso la foresta di Rzuchow. Affinché il gas compia la sua opera assassina occorrono una
decina di minuti. Alle fosse di Waldlager, prigionieri ebrei sotto la sorveglianza delle SS hanno
preparato i roghi e le fosse comuni. Un gruppo di 40/50 di loro scarica i cadaveri e li getta nelle
fosse, mentre un altro, chiuso nel castello, sceglie gli indumenti e gli oggetti di valore che saranno
spediti verso il Reich. In tal modo saranno trasferiti circa 370 vagoni colmi di vestiti. Chelmno
chiuderà nel marzo del 1943, e si ritiene che vi siano stati sterminati almeno 150.000 ebrei e 5.000
zingari.
Del lager non ne è rimasta traccia.




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                               BERGEN BELSEN


P      resso Bergen, da Celle ad Amburgo, sorgeva il campo di concentramento di Belsen. All‟inizio
       era piccolo, poi fu ampliato e nel novembre del 1944 divenne un convalescenziario per gli
ammalati dei campi di concentramento, delle fabbriche e delle fattorie. Il campo era organizzato
col sistema del padrone e del perfetto; gli incarichi indicati con la parola “führer” erano tenuti dai
padroni, mentre quelli indicati con la parola “altester” erano tenuti da delinquenti comuni
chiamati perfetti.
    A Belsen non vi erano camere a gas, ma migliaia di persone vi morirono di malattia e fame.
Negli ultimi mesi la mancanza di cibo era così acuta che i prigionieri arrivarono fino al
cannibalismo; molte volte si trovavano cadaveri con un pezzo di carne strappata da una coscia.
    Belsen era formato da 2 campi:
    - nel 1° c‟erano i prigionieri;
    - nel 2° c‟erano delinquenti comuni, omosessuali e prigionieri politici.
Mucchi di corpi giacevano in tutto il campo, alcuni insieme ai vivi. Presso il crematorio vi erano
fosse comuni, le baracche erano stracolme di prigionieri con malattie di ogni sorta.
    Non c‟era servizio sanitario e le condizioni erano spaventose, le latrine erano inservibili; nel
settore delle donne c‟era una profonda fossa, con una tavola sopra e giacevano cadaveri; in un
altro settore c‟erano molti prigionieri maschi e vi regnava il tifo.
    Il 70% degli internati aveva bisogno del ricovero in ospedale, malattie di disperate condizioni
erano il tifo, la tubercolosi e la denutrizione.
    Poco dopo l‟arrivo dell‟esercito britannico al campo fu girato un film da mostrare al processo di
Belsen ed ai cittadini tedeschi che lo giudicarono propaganda contro la Germania.




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                                  BUCHENWALD


S     u una collina boscosa, a pochi chilometri da Weimar, una delle culle della cultura e della
      libertà tedesca, nell‟estate del 1937, fu fondato un nuovo campo di concentramento, Dachau e
Sachsenhausen facevano affari d‟oro e Hitler voleva un‟altra prigione per la democrazia nella
Germana centrale. Per quasi otto anni questo campo vide ogni giorno scene di barbarie e di
brutalità. Sugli internati si facevano esperimenti come su cavie; venivano fucilati a migliaia;
molti, impazziti per il dolore e per l‟orrore di quella vita, quando uscivano per il lavoro, correvano
oltre il cordone delle guardie, cercando bramosamente la morte, l‟unica via d‟uscita da quell‟agonia
del corpo e della mente. A Buchenwald li sfracellavano con sassi, li affogavano nel letame, li
frustavano, li affannavano, li castravano e li mutilavano. E non era tutto. Venne l‟ordine che
ogni internato che avesse addosso tatuaggi si presentasse al dispensario. Da principio non
sapevano perché, ma presto fu svelato il mistero. Quelli che avevano sulla pelle i più belli esemplari
d‟arte del tatuaggio, venivano trattenuti e poi uccisi con iniezioni somministrate da Karl Beigs,
uno dei kapò. Poi il cadavere veniva passato al reparto patologico, dove li si toglieva la pelle, che
veniva opportunamente conciata. I prodotti finiti venivano consegnati alla moglie del comandante
che ne faceva paralumi, copertine per libri e guanti.
     L‟esercito americano, quando arrivò a Buchenwald, fece un‟altra scoperta, nell‟aprile del
1945: i crani conservati di molte vittime.
     Nel campo qualcuno aveva impiccato e decapitato due polacchi, perché avevano avuto rapporti
sessuali con ragazze tedesche. Le ossa del cranio erano state asportate e le teste mummificate,
impagliate e conservate. Le teste avevano la grandezza di un pugno e sopra c‟erano ancora capelli
e i segni del capestro.
     In questo campo per circa otto anni si praticò con piacere sadico ogni tipo di orrore conosciuto
all‟uomo. Il criterio seguito era sempre lo stesso, si trattasse del puro e semplice sterminio dei primi
giorni, o dello sterminio “per mezzo del lavoro a morte” dei tempi che seguirono. “Spezzare il
corpo: spezzare lo spirito: spezzare il cuore.”
     Di tutto questo che cosa sapeva il popolo tedesco? Spesso si è affermato che non sapeva nulla.
Questo probabilmente non è vero, come non è vero il contrario, che sapesse tutto. Si è detto:”si può
ingannare tutto un popolo, qualche volta, e si può ingannare una parte del popolo continuamente,
ma non si può ingannare tutto il popolo continuamente”, e ci sono prove in abbondanza che gran
parte dei tedeschi sapeva molte cose riguardo a ciò che avveniva nei campi di concentramento. E
molti altri avevano grossi sospetti e forse anche preoccupazioni, ma preferivano ingannare la
proprio coscienza restando nell‟ignoranza.
     Quando la manodopera diventò più acuta, si cominciò a liberare delinquenti comuni tedesche
ed elementi asociali dai campi di concentramento, per mandarle a lavorare nelle fabbriche. È
difficile che queste donne non abbiano parlato con nessuno della loro esperienza precedente. In
queste fabbriche vi erano, a capo reparto, donne tedesche, le quali avevano contatti con le
internate e potevano quindi parlare con loro. Da Buchenwald i prigionieri andavano ogni giorno a
lavorare a Weimar, a Erfurt e a Jena. Partivano al mattino e tornavano a notte; durante il giorno
si evitavano attentamente di parlare del campo di concentramento? In molte fabbriche in cui
lavoravano gruppi provenienti dai campi di concentramento, i tecnici non erano membri delle forze
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armate e i capi-reparto non erano uomini delle SS. Andavano a casa ogni sera, dopo aver
sorvegliato per tutto il giorno il lavoro dei prigionieri. Non discutevano mai con parenti e amici,
quando tornavano a casa di quello che avevano visto e sentito? E che dire del personale delle SS e
delle guardie? Quando gli alleati giunsero a Buchenwald, il campo era già stato liberato dagli
stessi deportati ed il comitato internazionale ne gestiva la vita democraticamente. Era il 13 aprile
1945.




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                                         DACHAU


I     l 21 marzo 1933 venne aperto nelle vicinanze di Dachau il primo campo di concentramento
      che conteneva 5.000 persone. Inizialmente il campo era una vecchia fabbrica di munizioni,
ma poi venne rinnovato e servì da officina.
    Il campo formava un rettangolo di circa 300 m di larghezza e 600 m di lunghezza.
Inizialmente il lager era gestito dai landpolizei (polizia bavarese).
Poi i deportati furono consegnati senza difesa, all‟arbitrio delle SS.
    Il lager di Dachau divenne campione e modello di un‟istituzione che, con la sola esistenza,
doveva terrorizzare la popolazione e nella quale ogni avversario del regime poteva essere
efficacemente ridotto al silenzio.
    Inizialmente furono internati nel lager noti avversari politici del regime nazionalsocialista,
comunisti e monarchici. Così coloro che si erano tenacemente combattuti prima del 1933, si
ritrovarono insieme dentro il filo spinato. Il campo di Dachau è sempre stato un campo di
concentramento.
    Dopo la “Notte dei Cristalli” del novembre „38 vennero deportati a Dachau, da tutta la
Baviera, più di 10.000 ebrei.
    Arrivarono a Dachau partigiani, ebrei, preti o semplicemente patrioti che avevano rifiutato di
collaborare con l‟invasore.
    Nel portone d‟ingresso del campo c‟era scritto “il lavoro rende liberi”, in realtà le persone erano
avvilite e rese schiave.
    Il lavoro dipendeva dalla situazione economica e politica; il risultato del lavoro importava
poco, era importante invece la pressione esercitata sui prigionieri durante i lavori, ma ben presto ci
si rese conto del valore dei prigionieri come manodopera a buon mercato e quindi li sfruttarono
senza scrupoli.
    La rete di campi di concentramento che a poco a poco si estese su tutta l‟Europa centrale,
assunse proporzioni gigantesche, dove c‟erano circa 37.000 detenuti.
    Nessuno ha potuto indicare con assoluta precisione il numero esatto dalla sua fondazione
(1933) alla liberazione del lager (1945).
    Cosa sia avvenuto di loro non lo sa nessuno.
    Inoltre, durante la guerra nei campi di concentramento, furono effettuati esperimenti medici
sugli internati indifesi; questi esperimenti servivano a mettere a punto metodi che permettessero di
migliorare la possibilità di sopravvivenza e guarigione dei soldati tedeschi in guerra, e gli
esperimenti effettuati, stimolando il volo a grande altitudine e prove di decompressione, ebbero lo
scopo di studiare le conseguenze, per gli equipaggi degli aerei, della distruzione in quota della
cabina pressurizzata, in seguito si provarono diversi metodi di rianimazione e riscaldamento.
    Dalle statistiche del campo risulta che entrarono a Dachau circa 2.720 sacerdoti e fra questi
2.579 erano cattolici. Inizialmente venivano portati tutti nel blocco della compagnia di punizione
e poi suddivisi fra gli altri prigionieri in un campo: questo però non bastò più perché a Dachau
arrivarono tutti i sacerdoti prigionieri del campo di Sachseunhausen tra i quali molte centinaia di
sacerdoti polacchi.
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    Il campo di Dachau fu fornito nell‟ultimo anno di una camera a gas. I condannati a morte
furono inviati nelle camere a gas presso Link in Austria. La camera era formata da uno
“spogliatoio”, “una doccia” e una “camera” mortuaria; le docce erano in realtà coperchi, però senza
sbocchi della conduttura del gas. Questa camera a gas non fu mai messa in funzione. Al
crematorio venivano portati solo morti per essere bruciati e non vivi per essere asfissiati, cioè uccisi
con il gas.
    Quello che a Dachau non faceva il gas si incaricavano di farlo le pallottole nelle esecuzioni di
massa.
    Durante le settimane che precedettero la liberazione i detenuti vissero in condizioni così
disumane che essi stessi non lo avrebbero mai ritenuto possibile. I grandi convogli portarono
soprattutto uomini scheletrici e mortalmente sfiniti. Inoltre l‟epidemia di tifo che imperversava dal
dicembre 1944, fece ogni giorno più di 200 vittime. La città di Dachau non era mai stata
bombardata ma molte fabbriche di materiale bellico, dove lavoravano uomini e donne dei campi
annessi, furono parzialmente o totalmente distrutte dalle bombe.
   Il 26 Aprile risuonò nel campo l' ordine di allinearsi sul piazzale d' appello. Provviste e coperte
furono distribuite e circa 7.000 deportati furono avviati verso sud sotto la scorta delle SS. Lungo
la marcia ne vennero uccisi a centinaia, a colpi di fucile o di pistola quando non poterono più
camminare, o morirono di fame, di freddo e di sfinimento durante le lunghe marce con la pioggia e
la neve fino ai primi di maggio quando incontrarono le truppe alleate Americane. Domenica 29
aprile fu liberato il lager .




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                               SACHSENHAUSEN


ASachsenhausen”, unofudeicostruito il lager di di concentramento in Germania. “Oranienburg
 35 km da Berlino
                           più grandi campi
                                               Sachsenhausen, chiamato anche
                                                                               Centinaia di
migliaia di persone sono passate e morte in questo. Il comando del nuovo lager di Sachsenhausen
era affidato ad uno dei tanti allievi della scuola di avviamento professionale di Dachau, il
neocolonnello Herman Baranowscki, un ufficiale mastodontico e feroce; suo vice è il capitano
August Hoehn e dello staff fanno parte il tenente Gustav Sorge e il medico dottor Heinz
Baunkotten, che ucciderà molti deportati usandoli come cavie per i suoi esperimenti sulla validità
dei gas tossici, del cianuro e di altri veleni. Molti deportati furono messi a disposizione delle
industrie installate nei dintorni. La Dest, la Daw, l‟Aeg, la Siemens, l‟Heinkel, la Deimler- Benz
utilizzarono la manodopera fornita dal lager. Nel 1942 la DEST decise di costruire una grande
fabbrica di materiali refrattari accanto alla quale sorse poi una fonderia, perciò altri 2.000 schiavi
dovettero disboscare terreni pressoché vergini, prosciugare paludi, costruire gli edifici e poi lavorare
nella fabbrica realizzata con macchinari razziati dalle SS nei territori invasi e occupati dalle
armate di Hitler.
    Nel lager le SS riunirono i più famosi falsari d‟Europa facendo loro stampare molti milioni di
sterline e di dollari la cui perfetta imitazione venne sfruttata nei modi più rocamboleschi. Il lager
di Sachsenhausen fu liberato il 22 aprile 1945 da reparti avanzati della 37a armata sovietica. A
fine guerra si troveranno registri che elencano la generalità di 204.537 deportati entrati nel lager,
ma non tutti vengono registrati perché alcuni convogli andavano direttamente gassati nelle camere
a gas.




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                                  MAUTHAUSEN


P       oco dopo l‟occupazione dell‟Austria nel marzo 1938 da parte delle truppe tedesche, alti
        esponenti della SS andarono nella cittadina di Mauthausen per ispezionare le cave di pietra
esistenti e per valutare la possibilità di edificare dei campi di concentramento nei pressi.
    L‟8 agosto giunsero 300 prigionieri provenienti dal lager di Dachau per dare inizio ai lavori di
edificazione del campo principale. Per sede del lager, il comando delle SS, scelse la cima della
collina più alta in prossimità della cava. I deportati dovevano estrarre le pietre, squadrarle e
trasportarle poi fino in cima. Il lager fu costruito a somiglianza di un‟enorme fortezza medioevale,
migliaia di deportati morirono negli anni per realizzarla. La fortezza di forma rettangolare, era
chiusa per tre lati da un alto muraglione largo più di due metri dal quale si elevavano un fitto
sistema di torrette dove notte e giorno le SS vigilavano. Il quarto lato della fortezza rimase
incompleto (causa fine della guerra) e fu protetto da un fitto recinto formato da innumerevoli file
orizzontali e verticali di filo spinato percorso da corrente ad alta tensione. Il campo di
concentramento principale di Mauthausen fu liberato il 1° maggio del 1945.
    Il lager principale di Mauthausen aveva molte altre succursali adibite a lavori di ogni genere.
    Sino all‟estate del 1939, la maggior parte dei prigionieri fu impiegata nella costruzione del
campo di concentramento, dei quartieri dei funzionari di vigilanza e dopo, soprattutto, nelle cave
di pietra di Mauthausen e Gusen. A Mauthausen, così come nelle cave di pietra, nella produzione
di armi e nelle miniere, l‟effettivo orario di lavoro fu in media di 11 ore al giorno. La sveglia
avveniva in estate alle 4.45, in inverno alle 5.15 e coloro che non erano più abili al lavoro furono
sia fucilati o ammazzati nelle cave di pietra oppure tormentati sino alla morte sotto docce fredde.
Centinaia di internati furono assassinati con iniezioni di fenolo al cuore. Successivamente coloro
che non erano abili al lavoro furono chiamati “invalidi del lavoro” e furono asfissiati con lo
Zyklon B, nelle camere a gas del castello di Hartheim e in seguito di Mauthausen.


Gli italiani nel campo di Mauthausen

    L‟afflusso di massa degli italiani a Mauthausen cominciò nel 1943; prima di allora erano
arrivati già alcuni italiani assieme a deportati politici francesi e ai combattenti dell‟esercito
repubblicano spagnolo.
    Adesso però arrivarono interi convogli di italiani: partigiani, amici di partigiani, semplici
rastrellati, operai scioperanti delle città vicine e via dicendo. Arrivarono a treni e a treni interi.
Mauthausen li inghiottiva come una fornace, può inghiottire treni e treni interi di combustibile. I
convogli più numerosi di italiani furono quelli della fine marzo 1944 e del giugno 1944.


Il castello di Hartheim
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    Il castello di Hartheim è situato lungo la strada che da Linz porta a Passau. Inizialmente era
un sanatorio per bambini malati di mente o con anomalie inguaribili curati dalle suore. Nel 1941 i
nazisti allontanarono le suore ed adibirono il castello come istituto di eutanasia attrezzato con
camere a gas e forno crematorio. Qui hanno bruciato migliaia di prigionieri stremati dal lavoro da
schiavi inviati dai lager di Mauthausen, Gusen, Ebense e Dachau.
    Descrizione del castello: si entrava da un capannone di legno ermeticamente chiuso. Questo
conduceva in un corridoio e in un cortile interno, qui, come in una fabbrica, c‟era una ciminiera
alta 26 metri non visibile dall‟esterno perché nascosta dal castello alto tre piani.
    All‟inizio del 1945, in conseguenza alle sconfitte naziste su vari fronti, il castello fu, da un
commando di lavoro di Mauthausen, completamente ripulito e trasformato come si trovava in
origine. Tornarono suore e bambini.


Lager di Gusen

    Dall‟autunno del 1939 la popolazione del campo di concentramento di Mauthausen aumentò
di numero al punto da indurre la direzione del lager a sfruttare anche la cave di Gusen già
esistenti. Così una squadra di circa 300 deportati, sorvegliati dalle SS, partivano il mattino presto
dal lager, lavorava nella cava di Gusen e la sera, dopo 11 ore di lavoro frenetico, rientrava nel
lager principale. Dalla primavera del 1940 le squadre che andavano a Gusen diventarono due. Il
25 maggio 1940, 212 uomini in prevalenza tedeschi ed austriaci furono registrati come i primi
prigionieri del campo di Gusen. Pochi giorni dopo arrivarono dal campo di Dachau molti internati
destinati ai lavori nella cava. Il campo fu sistematicamente ampliato in 30 baracche di legno, 2 in
muratura, assegnate ai deportati. In seguito una speciale ferrovia circolava dalla stazione di St.
Georgen alla cava di pietra e alle fabbriche di armi nate poco dopo. Le colline intorno, ricoperte di
boschi e prati, al suo interno furono svuotate. I deportati hanno dovuto scavare un labirinto di
gallerie dove furono impiantate le attrezzature e i macchinari per fabbricare parti di aerei e pistole
automatiche al riparo dai bombardamenti. I deportati lavoravano in due estenuanti turni di 12
ore. I deportati che lavoravano nella cava di pietra dovevano portare sulle spalle pietre da 50 kg
dalla cava al frantoio a passo di corsa in fila indiana da mattina a sera.


Lager di Ebensee

     Nella notte tra il 17 e 18 agosto 1944, i luoghi della principale produzione di missili tedeschi,
furono bombardati e molto danneggiati da aerei inglesi e americani. L‟8 novembre arrivarono ad
Ebensee i primi prigionieri, essi costituirono le baracche e le officine. Per tutte le costruzioni
furono scelti nomi falsi come cementificio, fabbrica di calce. Le costruzioni per le fabbriche
giungevano sino a 250 metri sotto la montagna ed erano collegate l‟una all‟altra. Si sviluppò un
labirinto sotterraneo con l‟aggiunta di binari, i muri intonacati con il calcestruzzo, e furono
istituiti degli uffici e zone di controllo. I prigionieri vivevano, in confronto agli altri campi
dipendenti, in condizioni ben peggiori. Determinanti erano le condizioni climatiche con
interminabili lunghi inverni. Si lavorava per 10/11 ore senza adeguato vestiario; inizialmente

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c‟erano zoccoli di legno e scarpe di tela con suola di legno, ma sempre, quando arrivavano nuovi
trasporti la maggior parte di loro doveva rimanere scalzo. Quando questi poveri martiri si
procuravano degli stracci di stoffa per coprirsi i piedi nudi, dalla direzione del lager veniva
considerato sabotaggio e per questo i prigionieri venivano puniti con 25 frustate sul nudo sedere, o
con la morte. Per concludere nel campo c‟erano cani addestrati che, per il divertimento delle SS,
mordevano i prigionieri fino alla sopraggiunta morte. Il 6 maggio 1945 i detenuti furono liberati
dai soldati del 3° reparto americano di carri armati.


Lager di Melk

    L‟11 aprile 1944 fu aperto a Melk, città della Bassa-Austria, un campo di concentramento che
doveva ospitare 500 detenuti. Rimase in funzione praticamente un anno intero. I prigionieri, in
gran parte politici, provenivano da tutte le nazioni d‟Europa, dovevano scavare, in condizioni
disumane, moltissime gallerie nelle montagne per installare le fabbriche di armamenti sotterranee.
In tutto vennero installate 6 cave come capannoni per la produzione di pallottole. I prigionieri che
lavoravano in queste fabbriche sotterranee erano sottoposti a tre turni di lavoro senza alcuna
sicurezza per la propria vita visto che il sistema di puntellamento era completamente insufficiente.
Per questo, ogni giorno, accadevano incidenti molte volte mortali. In tutta la durata del campo, in
un anno dunque, sono stati registrati 5.000 prigionieri morti. Il loro destino non fu diverso da
quello dei loro compagni internati in altri campi di concentramento: ammazzati con iniezioni di
fenolo al cuore, fucilati durante la “fuga”, inviati al Castello di Hartheim per essere asfissiati nelle
sue camere a gas o ammazzati di botte dai “kapò” e dai sorveglianti. Il numero più elevato di
deportati nel lager di Melk fu raggiunto nel gennaio del 1945 con 10.352 unità. Questa massa di
prigionieri erano impiegati nei capannoni delle fabbriche sotterranee, alla costruzione di colonie
agricole, d‟argini di protezione contro l‟acqua alta, al collocamento di cavi e in lavori utili alle SS.
L‟11 aprile 1945 il campo fu abbandonato per l‟entrata delle truppe alleate che trovarono in vita
precisamente 7.478 persone. I bambini e gli ammalati furono portati a Mauthausen, mentre gli
abili andarono in battello a Linz e da qui a piedi fino al campo di Ebense. Il forno crematorio di
Melk fu messo in funzione nel novembre del 1944 dove furono bruciate migliaia di esseri umani.
Oggi il forno crematorio è stato trasformato in luogo commemorativo.




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                                          FOSSOLI


I     l campo di concentramento di Fossoli fu istituito dagli italiani il 28 maggio 1942 come
      campo per prigionieri di guerra inglese.
Inizialmente fu gestito da militari italiani e ospitava 1.800 prigionieri sorvegliati da 350 militari
italiani. A settembre venne attivato un secondo settore di tende, successivamente il campo fu
suddiviso in campo vecchio e campo nuovo; tra l‟8 e il 9 settembre 1943 viene occupato dai
tedeschi, attratti dalle sue strutture in muratura di recente costruzione e dalla posizione
geografica che fa di Fossoli un punto strategico sulla strada ferroviaria che porta al nord, verso i
campi della morte.
    Nel 1943, Buffarini Guidi, ministro degli interni dalla Repubblica Sociale, ordinava ai campi
delle province di riunire gli ebrei in campi di concentramento o provinciali; in seguito sarebbero
stati destinati a “campi di concentramento speciali”.
    Nel 1944, nel campo di Fossoli, si installarono di imperio le autorità naziste e la direzione
italiana si trasferì nel campo vecchio sotto il comando del tenente Karl Titho. Qui venivano
portati specialmente i prigionieri politici italiani. Il campo nuovo era totalmente nelle mani dei
tedeschi e fu un campo poliziesco di internamento e di transito per deportati politici e razziali
dell‟Italia. All‟interno del campo era netta la separazione per tipologia di prigionieri: nel settore
ebraico vi erano otto baracche che potevano contenere oltre 250 prigionieri. Per i nuclei familiari
c‟era la possibilità di vivere insieme. Questo fino al maggio del 1944 in cui vi fu un giro di vite
molto forte.
    I prigionieri politici erano rinchiusi in sette baracche più spaziose rispetto agli ebrei. Il numero
massimo di prigionieri nel campo nuovo fu mille ebrei e duemila politici. Furono organizzati
gruppi e turni di lavoro; la disciplina e il regime negli ultimi mesi si irrigidirono e si verificarono
anche casi di eccidi gratuiti.
    Dalla stazioni di Carpi partono, in sette mesi di attività del campo, 8 convogli ferroviari, 5 dei
quali destinati ad Auschwitz. Sul primo diretto verso questa meta, il 22 febbraio, viaggia anche
Primo Levi che rievoca la sua breve esperienza a Fossoli nelle prime pagine di “Se questo è un
uomo” e nella poesia “Tramonto a Fossoli”. Il convoglio giunge ad Auschwitz il 26 febbraio;
Primo Levi fu tra i 95 uomini (su circa 600) che superano la prima selezione e fu immesso nel
campo con il numero 174517 e fu uno dei 23 che ritornarono. Dal campo di Fossoli, in quei 7 mesi
di gestione nazista, passarono circa 5.000 deportati di cui la metà ebrei: un terzo dei deportati
ebrei del nostro Paese passa da Fossoli.
    Il 2 luglio 1944 vengono trucidati 67 prigionieri come ritorsione per l‟uccisione a Genova di tre
o sei soldati tedeschi. Una rappresaglia completamente immotivata perché condotta contro inermi
e in un‟area lontanissima dal luogo degli attentati.
    Il 2 agosto il campo viene abbandonato per ragioni di sicurezza e trasferito a Bolzano-Gries.
    Nel 1945 il campo di Fossoli fu trasformato in centro di raccolta per i prigionieri italiani.
    Dopo la fine della guerra il Campo è utilizzato lungamente a scopo abitativo: dal 1947 al
1952 è occupato dalla comunità cattolica di Nomadelfia e dal 1953 alla fine degli anni ‟60 dai
profughi giuliani e dalmati.
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     Questi utilizzi danno al campo un aspetto del tutto diverso; era infatti intenzione di chi lo
abitò dare a quel luogo di morte un nuovo volto, modificando pesantemente le strutture esistenti e
abbattendo i drammatici segni di quello che era stato il suo utilizzo più tragico. Per tanto si
ritiene che siano originali solo le murature delle baracche e la posizione delle strutture superstiti.
     Bisogna ricordare anche che il campo di Fossoli fu un campo di concentramento, a differenza
di un lager, non aveva camere a gas, non si era condannati ai lavori forzati, non era la morte sul
posto l‟obiettivo della sua costruzione.




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                         RISIERA DI SAN SABBA


L     a trasformazione dello stabilimento della Risiera, che era un insieme di edifici per la
      trasformazione del riso, in un lager, è legata anche a una fondazione anche per la Venezia
Giulia: il 10 settembre 1934, giorno in cui Hitler crea l‟OZAK (zona di operazione del litorale
Adriatico).
    A due giorni dall‟8 settembre, la Venezia Giulia entra a far parte di un territorio direttamente
amministrato da Reich, che comprende anche le province di Udine, Trieste, Pola e Lubiana. I
poteri politici e amministrativi dell‟OZAK vengono conferiti a Friederich Rainer, influente
esponente del nazismo austriaco, nominato “Alto Commissario”, il quale dipende dall‟Ufficio
Himmeler. All‟apparato repressivo viene data particolare attenzione per l‟importanza strategica
del Litorale Adriatico, ma soprattutto di Trieste.
    La città diventa un importante punto di passaggio tra l‟Italia, Germania del sud e i Balcani
ed è il più vicino sbocco sul mar Adriatico. L‟importanza dei territori e la loro già conosciuta
instabilità sociale, rendono una repressione decisa, mutando il modello collaudato negli altri paesi
occupati.
    Questo si realizza con la nomina del capo supremo delle SS e della polizia nel Litorale di Odilo
Lotario Globoocnik, e con l‟arrivo a Trieste del gruppo EKR, Globoocnik, amico di Rainer,
stimato da Himmler, aveva progettato e gestito insieme all‟EKR lo sterminio in Polonia fino
all‟autunno del 1943.
    Alla fine di ottobre del 1943 la Risiera venne sistemata come campo di detenzione di Polizia
per lo smistamento dei prigionieri e per il deposito dei beni razziati; ma dai primi mesi del 1944
iniziò il funzionamento del forno crematorio che cessò la sua attività solo con la distribuzione da
parte dei Tedeschi in fuga, la notte fra il 29 e 30 aprile 1945.
    Inizialmente i tedeschi usarono l‟essiccatoio (sala macchine) come forno crematorio prima di
affidare il riadattamento nella primavera del 1944.
    La scelta della Risiera per istituire un campo è comprensibile sulla sua buona posizione in
relazione alle infrastrutture: relativa lontananza dal centro della città, collegamento diretto con
la ferrovia e quindi con il porto, accesso sulla principale strada tra Trieste e l‟Istria. Lo stato di
abbandono (rimase abbandonato dal 1929 al 1943 dopo un inspiegato fallimento della ditta per la
pulitura del riso) dello stabilimento rese di certo immediatamente realizzabile il campo, ma i
nazisti non scelsero la Risiera per la sua immagine lugubre, supposto che ci sia stata, o per la
forma particolare adatta a un lager. Un campo costruito ex-nuovo risultava assai diverso dalla
Risiera, e di fatti i tedeschi si dovettero adattare agli edifici esistenti.
    L‟edificio del forno crematorio e la connessa ciminiera vennero distrutti con la dinamite dai
nazisti in fuga per eliminare le prove dei loro crimini, secondo la prassi seguita in altri campi al
loro abbandono. Sul tipo di esecuzione in uso, le ipotesi sono diverse e probabilmente tutte

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fondate: strangolamento, gassazioni in automezzi appositamente attrezzati, colpo di mazza alla
nuca o fucilazione. Non sempre la mazza uccideva subito, per cui il forno crematorio ingoiò anche
persone ancora vive. Fragore di motori, latrati di cani appositamente aizzati, musiche, coprivano
le grida e i rumori delle fucilazioni.
    Secondo i calcoli effettuati da varie testimonianze si deduce che nella Risiera di San Sabba
sono scomparse tra le tre e le cinquemila persone. Ma in maniera ben maggiore sono stati i
prigionieri e i “rastrellati” passati dalla Risiera e da lì smistati nei vari lager tra cui quello di
Auschwitz.
    La Risiera di San Sabba a Trieste è stato l‟unico lager nazista in Italia dotato di un forno
crematorio e di una rudimentale camera a gas. Oggi questo luogo è un Monumento Nazionale che
revoca la storia attraverso un insieme di persistenze e nuove costruzioni architettoniche che erano,
in parte, molto diverse dal lager e dall‟opificio originale.


DESCRIZIONE DEL CAMPO

    La Risiera di San Sabba è l‟unico esempio di lager nazista in Italia.
    Subito dopo l‟ingresso della Risiera, in una specie di sottopassaggio, si affaccia la prima
stanza posta alla sinistra di chi entra che era chiamata “cella della morte”: in quei locali angusti
venivano ammucchiati i prigionieri, che giungevano dalle carceri o che venivano catturati in
rastrellamento non solo a Trieste, ma anche in Veneto e Slovenia e destinati a essere eliminati nel
giro di poche ore. Secondo alcune testimonianze dei sopravvissuti, spesso i prigionieri venivano a
trovarsi in quelle celle assieme a cadaveri destinati alla cremazione.
    Al pianterreno dell‟edificio si trovavano i laboratori di sartoria e calzoleria, dove venivano
impiegati i prigionieri. Sempre nello stesso plesso erano ospitate le camere per gli ufficiali e i
militari delle SS ma anche le diciassette minuscole celle, in ognuna delle quali venivano stipati fino
a sei prigionieri: in tali angusti locali, partigiani, politici, ebrei, aspettavano per giorni, talvolta
settimane, il compiersi del loro drammatico destino. Nelle prime due celle venivano torturati i
prigionieri e spogliati di ogni loro avere; qui sono stati rinvenuti migliaia di documenti d‟identità
che venivano sequestrati non solo ai detenuti ed ai deportati, ma anche ai lavoratori inviati al
lavoro coatto (tutti questi documenti, prelevati dalle truppe jugoslave che per prime entrarono
nella Risiera, furono trasferiti a Lubiana, dove sono attualmente conservati presso l‟Archivio
della Repubblica di Slovenia). Le porte e le pareti delle celle erano ricoperte di graffiti e scritte
andate purtroppo perdute. In un altro edificio venivano rinchiusi in camerate, gli ebrei e i
prigionieri civili e militari, anche donne e bambini, destinati alla deportazione in Germania, verso
un tragico destino che solo pochi hanno potuto evitare.
    Nel cortile interno della Risiera, in prossimità delle celle, sull‟area oggi contrassegnata da una
piastra metallica, sorgeva l‟edificio destinato alle eliminazioni, la cui sagoma è ancora visibile sul
fabbricato centrale. All‟interno di questo edificio vi era il forno crematorio: l‟impianto era
interrato, vi si accedeva attraverso una scala metallica ed un canale sotterraneo, il cui percorso è
oggi anche questo segnato dalla piastra d‟acciaio e univa il forno vero e proprio alla ciminiera.
Sull‟impronta metallica della ciminiera sorge oggi una scultura costruita da tre profili metallici che
simboleggiano la spirale di fumo che usciva dal camino.



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    Dopo la distruzione del forno furono rinvenute tra le macerie ossa e ceneri umane raccolte in
sacchi di quelli usati per il cemento. Tra le macerie fu rinvenuta anche la mazza di ferro utilizzata
per uccidere i prigionieri.
    A destra, nella zona attualmente verde, esisteva un altro edificio a tre piani, con uffici, alloggi
per sottoufficiali e per le donne ucraine.




                                THERESIENSTAD


T     erezin è una piccola città che si trova nell‟attuale Repubblica Ceca. Il 10 giugno 1940 la
      Gestapo prese il controllo di Terezin e trasformò in prigione la Klaine Festung (piccola
fortezza) e, dal 24 novembre 1941, l‟intera cittadina fu destinata a ghetto dopo essere stata cinta
da un muro. La funzione principale del campo era quella di collettore per le operazioni di
sterminio degli ebrei. Il campo venne presentato dalla propaganda del Reich come modello nazista
di insediamento per ebrei, ma nella realtà era un campo di concentramento. Theresienstad, inoltre,
servì da campo di transito per gli ebrei diretti ad Auschwitz e ad altri campi di sterminio in
Polonia.
    Vennero deportati a Theresienstad circa 144.000 ebrei, dei quali un quarto (33.000) morì nel
campo principalmente a causa delle pessime condizioni igieniche, per fame, stress, malattie
(principalmente il tifo esantematico verso la fine della guerra). Circa 88.000 vennero deportati
successivamente nei campi di sterminio della Polonia e principalmente ad Auschwitz. Alla fine
della guerra sopravvissero solamente 19.000 persone.
    Il campo fu fondato da uno dei capi delle SS Reynard Heydrich e divenne presto un punto di
arrivo per un grande numero di ebrei provenienti da tutta la Cecoslovacchia occupata dai tedeschi.
I settemila abitanti non-ebrei che vivevano a Terezin furono espulsi dalla città nell‟estate del
1942, rendendo il campo una comunità esclusivamente ebraica e separata.
    Il campo di Theresienstad fu originariamente concepito per l‟imprigionamento dei ebrei
privilegiati provenienti dalla Germania, dalla Cecoslovacchia e dall‟Austria. La città di Terezin
era già conosciuta per i numerosi artisti che vi si risiedevano e per la ricca vita culturale e, dopo lo
scoppio della guerra, molti importanti artisti e letterati ebrei provenienti dalla Germania e
dall‟Austria vi vennero deportati, trovandovi, nella maggior parte dei casi, la morte.
    La comunità ebraica di Theresienstad si assicurò che tutti i bambini deportati potessero
continuare il loro percorso educativo. Quotidianamente si tenevano lezioni ed attività sportive;
inoltre la comunità riuscì a pubblicare una rivista illustrata, Vedem, che trattava di poesia,
dialoghi e recensioni letterarie ed era completamente prodotto da ragazzi di un‟età compresa tra i
dodici e i quindici anni.
    Circa 500 ebrei provenienti dalla Danimarca furono inviati a Theresienstad nel corso del 1943
e rappresentavano coloro che non erano fuggiti verso la Svezia al momento dell‟invasione tedesca.
Il loro arrivo ebbe una rilevante importanza perché le autorità danesi insistettero presso il governo
tedesco affinché la Croce Rossa avesse la possibilità di visitare il ghetto. Questo rappresentò una
rara eccezione in quanto molti dei governi europei dell‟epoca, impauriti da eventuali reazioni
                                                                                                     41
tedesche, non insistettero minimamente sulla sorte e sul rispetto dei propri cittadini d‟origine
ebraica.
    Il 23 giugno 1943 le autorità naziste, su insistenza di quelle danesi, concessero una visita
della Croce Rossa al fine di dissipare le voci relative ai campi di sterminio. Per eliminare l‟idea di
sovrappopolare il campo molti ebrei vennero ulteriormente deportati verso un tragico destino ad
Auschwitz. L‟amministrazione del campo si occupò inoltre di costruire falsi negozi e locali al fine
di dimostrare la situazione di benessere degli ebrei di Theresienstad. I danesi, che la Croce Rossa
visitò, erano temporaneamente stati spostati in camere riverniciate di fresco e non più di tre per
camera.
    La mistificazione operata nei confronti della Croce Rossa fu così riuscita che i tedeschi
girarono un film di propaganda a Theresienstad le cui riprese iniziarono il 26 febbraio 1944.
Diretto da Kurt Gerron esso era destinato a mostrare il benessere degli ebrei sotto la “benevolente
“ protezione del Terzo Reich. Dopo le riprese, la maggior parte del cast, e lo stesso regista, vennero
deportati ad Auschwitz dove Gerron e sua moglie vennero uccisi nelle camere a gas il 28 ottobre
1944. Il film completo non venne mai proiettato ma alcuni spezzoni vennero utilizzati come
propaganda tedesca e oggi ne rimangono alcuni frammenti.




                                                                                                   42
               CAMPO DI RAVENSBRÜCK:
    la storia e i numeri della deportazione fino alla liberazione del campo


E‟      conosciuto col nome di Ravensbrück e si trova a circa 80 km a nord di Berlino, accanto alla
       cittadina di Furstemberg.
Il terreno era formato da dune sabbiose, circondato da bosco di conifere e betulle e ospitò la
costruzione di 32 baracche                                   per le prigioniere, uffici per
l'amministrazione, le case per                               le SS ed una fabbrica della Ditta
Siemens Werke di Berlino.
Doveva essere, nei primi                                     tempi, un campo di “rieducazione” dei
prigionieri politici tedeschi;                               poi      divenne       un      campo
prevalentemente femminile;                                   era formato da un campo principale e
da altri ausiliari. Il campo                                 principale conteneva solo donne e ve
ne furono internate 123.000. In gran parte erano:

                                                                                                43
     francesi e da questo derivò il nome “L‟enfer des femmes”;
     prigioniere di guerra;
     infermiere della croce rossa russa (catturate sul campo di battaglia);
     civili, membri del monimento della resistenza o lavoratrici forzate deportate in Germania e
      ormai incapaci di produrre a sufficienza.
     testimoni di Geova.




I     l primo contingente di 867 donne arriva nel maggio del ‟39; In breve, il campo ospita 2.500
     deportate al cui numero, nel settembre dello stesso anno, si aggiunge un trasporto di zingare
con i rispettivi bambini destinato ad aumentare a 7.500 fino a raggiungere la mostruosa cifra di
45.000 presenze. A Ravensbrück furono immatricolate 125.000 donne delle quali circa 95.000
persero la vita. A parte quelle che furono assassinate, la ragione principale di un così alto tasso di
mortalità era:
     la denutrizione;
     il lavoro eccessivo;
     l‟abbandono;
     il sovraffollamento;
     la mancanza completa di assistenza sanitaria;
     le sistematiche e brutali sevizie da parte del personale del campo.




I     l cibo bastava appena a tenere in vita le prigioniere; la quantità variava e si fece
     particolarmente scarsa dal 1942 in poi. Le prigioniere avevano tanta fame che mangiavano le
bucce di patate e i pezzi di cavolo che trovavano per terra. Il menù giornaliero era formato da una
tazza di surrogato di caffè al mattino, una minestra di patate o cavoli a mezzogiorno e una
minestra uguale la sera, con un po‟ di pane. Con una dieta di questo tipo, le internate dovevano
sopravvivere e lavorare 10 o 11 ore al giorno. La sveglia era alle 5.30 e l‟appello alle 7; il tutto
durava circa 2 ore. Quando era finito il turno di lavoro, avveniva un altro appello.




L     a vita era regolata dalle esigenze del lavoro nelle
      fabbriche contigue al campo; si trattava di industrie
produttrici di materiale bellico, quindi prodotti destinati

                                                                                                   44
all‟esercito. Nel campo si sviluppo presto una resistenza clandestina fra le deportate; da quel
movimento partivano anche istruzioni per il sabotaggio della produzione.
Il lavoro era duro: filare, tessere, caricare e scaricare, scavare fosse, riparare strade; a lavori simili
erano costrette queste donne, minacciate e battute ogni volta che si fermavano per riprendere fiato.
Quando le internate erano ammalate al punto che non si poteva più batterle per farle lavorare,
entravano nell‟ospedale del campo “River”. Era un ospedale solo di nome; per il resto differiva
poco dalle baracche ordinarie in cui vivevano - e morivano - le internate. C‟erano le stesse file di
letti, e molto spesso due pazienti per letto.




I   n uno dei blocchi del campo vi era una stanza che ospitava le donne ritenute pazze. Era una
    stanza piccolissima - circa cinque metri per sei - e a volte vi rinchiudevano 60 o 70 donne
mezze nude. C‟era una finestra senza imposte; in inverno faceva molto freddo e le donne non
avevano né coperte né altro per coprirsi. Molte delle donne che occupavano questa stanza non
erano neppure pazze, stavano egualmente chiuse là dentro, giorno e notte, e in nessun caso
potevano uscire, tranne che quando erano morte.




I    l massimo della pena per azioni disciplinari era di venticinque bastonate sui reni con intervalli
     di quattro settimane: alla flagellazione assisteva il
comandante, il dottore capo, la capo guardia e due prigionieri che
praticavano la flagellazione stessa.
Ogni giorno si dava la disposizione di uccidere cinquanta donne
con un colpo alla nuca, e poi di cremarle. Non c‟erano letti ed il
pavimento era arredato con sacchi pieni di paglia. Ogni “stanza”
era affollata al punto che tutte le donne non potevano starci
distese insieme. Non era nemmeno possibile star sedute tutte
insieme con un minimo di comodità. Fino alle 5 del pomeriggio del
giorno successivo all‟arrivo non ricevevano cibo, e durante le prime ventiquattro ore non c‟era
niente da bere.




C‟ era anche un crematorio. Più tardi gettate dentrosoltantovive.liberarsi crematori lavorarono
   prova che alcune internate furono
                                      fu usato non
                                                     ancora
                                                             per
                                                                  I forni
                                                                           dei cadaveri, e c‟è la


                                                                                                       45
notte e giorno. Il campo di concentramento di Ravensbrück era organizzato come tutti gli altri.




I      l comandante, il vicecomandante, e il capo del dipartimento: questi tre uomini formavano il
      comando. Ma sotto di loro vi erano uomini e donne in posizione subordinata, che avevano
contatti giornalieri con le                                          internate, e con la loro
brutalità diabolica avevano                                          trasformato il campo in un
inferno dei vivi.
Ciascuno di loro aveva un                                            compito preciso; ciascuno
contribuiva in qualche modo                                          alla somma totale di dolore
che formava l‟esistenza                                              quotidiana della gente sotto
il loro controllo e il loro                                          potere.
Il personale era formato da                                          speciali reparti femminili
delle SS che si sono prodigati                                       per rendere impossibile la
vita delle deportate. La ferocia di queste ha superato ogni immaginazione e reso ancora più penosa
e insopportabile la già grama esistenza delle loro vittime.




A aborti, infezioni. Di questa infame attività pseudoscientificidocumentazione basata non solo
   Ravensbrück furono condotti esperimenti
                                               esiste un‟ampia
                                                                 di ogni genere: sterilizzazioni,

su testimonianze agghiaccianti ma su prove inconfutabili. L‟armata sovietica liberò Ravensbrück
il 30 aprile 1945. Il campo era stato in gran parte evacuato alcuni giorni prima. Rimasero ad
attendere i liberatori circa 3.000 donne, alcuni bambini e pochi uomini ammalati, intrasportabili,
tutti in condizioni pietose.




N       on mancarono esperimenti su cavie umane circa l'uso dei sulfamidici: un gruppo di medici
        iniziò a partire dal 1942 una serie di esperimenti sulle prigioniere utilizzandole come
cavie alle quali veniva praticata una ferita nella gamba profonda mezzo centimetro e lunga otto
nella quale venivano inoculati batteri infettivi e introdotte nelle ferite anche piccole schegge di
legno per simulare meglio la tipologia militare delle ferite. Alcune sopravvissute testimonieranno
a fine conflitto la loro esperienza di prigionia. Tipologie diverse di esperimenti furono fatte anche
                                                                        sulle ossa e di tipo
                                                                        ginecologico. Gli esperimenti

                                                                                                    46
portarono troppo spesso alla morte atroce delle pazienti, non condussero ad alcun risultato
realmente valido per la medicina ma si tradussero in forme di sadismo e violenza utile solo alla
decimazione delle prigioniere.




N      el 1941 fu costruito accanto al Lager femminile un Lager maschile, isolato dal primo.
       Nell'estate del 1942, a due km di distanza dal Lager femminile di Ravensbrück, fu allestito
uno dei due Jugendlager esistenti sul territorio del Terzo Reich, destinato a ragazze tedesche
deportate.
Nel Lager maschile di Ravensbrück (Männerlager) vennero deportati circa 20.000 uomini mentre
1.000 circa furono le giovani deportate nel Lager di Uckermark.




                    Il campo fu liberato dall'Armata Russa il 30 aprile 1945.




                CAMPO DI RAVENSBRŰCK:
                                   ubicazione e struttura



                                        AFurstemberg inBerlino accanto alla cittadina una
                                         80 km da
                                                          Germania, fu costruito, in
                                                                                       di

                                         proprietà personale di Himmler e in pieno territorio
                                         tedesco, l‟unico campo di concentramento esclusivamente
                                         femminile di Ravensbrück il 15 maggio 1939, appena
                                         dopo lo scoppio della guerra, da un Kommando di
                                         deportati provenienti dal campo di Sachsenhausen.


Il terreno formato da dune sabbiose e circondato da bosco di conifere e betulle ospitò la
costruzione di 32 baracche per le prigioniere, uffici per l‟amministrazione, le case per le SS ed una
fabbrica della Ditta Siemens Werke di Berlino.

                                                                                                  47
Esso era formato da un campo principale e da altri ausiliari. Il campo principale conteneva solo
donne, in gran parte francesi, e da questo derivò il nome “L‟enfer de femmes”.
                                   Alcune erano prigioniere di guerra, infermiere della croce rossa
                                  russa, ma in maggioranza erano comuniste, socialdemocratiche,
                                  zingare (con i rispettivi bambini), donne ebree e Testimone di
                                  Geova “Bibelforscherinnen” ritenute antinaziste e utilizzate in
                                  particolare per la costruzione di baracche ed altro.
                                  Da qui passarono deportate appartenenti a più di 40 nazioni,
                                  mandate a lavorare nei Kommandos o sterminate negli
                                  jugendlager (campi dei giovani).
Il primo scopo del campo di Ravensbrück fu quello di rieducare, secondo i nuovi pedagogisti del
Terzo Reich, attraverso un duro allenamento all‟ordine, alla disciplina, alla pulizia e al lavoro.


Il Campo era composto da un muro di cinta, adornato da fili spinati e cavi
con corrente ad alta tensione, torrette d‟osservazione per le sentinelle, 16
baracche dormitorio (chiamate “Block”, in legno, tutte uguali, destinate ad
abitazione per le prigioniere) ed altri servizi essenziali.
Tra questi i blocchi più significativi erano: il blocco 32, dove venivano tenute
le superstiti degli esperimenti chirurgici, e lo Strafblock, ovvero un blocco di
punizione, dove erano rinchiuse le deportate che rifiutavano palesemente di lasciarsi rieducare.

                                           Il lavoro era duro e le donne erano spinte senza riposo,
                                           a pugni e a calci. Filare, tessere, caricare e scaricare,
                                           scavare fosse, riparare strade; a lavori simili erano
                                           costrette queste donne, minacciate e battute ogni volta
                                           che si fermavano per riprendere fiato.
                                           Subito fuori dal campo vi era poi la Siemens, uno
                                           stabilimento che produceva materiale d‟alta precisione
                                           per l‟industria bellica, che si serviva esclusivamente
                                           della manodopera delle schiave di Ravensbrück.




                                                                                                   48
La fatica, dovuta ai ritmi di lavoro inumani, la denutrizione, il sovraffollamento, la mancanza
completa di assistenza sanitaria e le sistematiche e brutali sevizie da parte del personale del
campo, contribuirono in larga misura a stroncare la vita delle più anziane, delle più deboli e delle
più debilitate.

Il lager con il tempo venne costantemente ingrandito aggiungendovi baracche ed anche una nuova
“Sezione industriale”: la ditta Siemens & Halske nel 1942 fece infatti costruire 20 nuovi
capannoni.
A causa poi del continuo avvicinamento delle armate russe, i tedeschi si trovarono costretti ad
anticipare l‟evacuazione del campo ed a sterminare, su preciso ordine di Himmler, tutte le
prigioniere ammalate o incapaci di muoversi.

                                  Vennero così eliminate attraverso la fucilazione tutte le donne
                                  che non potevano essere trasferite, e dopo che ne furono uccise a
                                  centinaia, venne costruita una camera a gas che, nelle poche
                                  settimane che precedettero l‟arrivo dei russi, portò alla morte
                                  circa 7.000 donne.



Nel campo vi era anche un crematorio che inizialmente fu usato per
liberarsi dai cadaveri, ma più tardi venne utilizzato per sterminare le
internate ancora vive.



Ecco riportata di seguito la cartina della struttura del campo.
                            PIANTA DEL CAMPO

Le zone colorate sono accessibili al pubblico.

      Nero: Edifici del Lager ancora visibili;
      Bianco: Edifici del Lager oggi scomparsi;
      Grigio: Edifici costruiti dopo il 1945.




                                                                                                 49
ZONA VISITABILE

1 - Kommandantur SS. Sede della direzione del Lager. Oggi sale di esposizione al primo piano;
                     informazioni, registrazione, uffici e collocazioni al piano terra.




2 – Zellenbau.          Prigione interna del Lager.
                        Oggi sale commemorative di
                        vari Paesi e gruppi di
                        detenute.




                                                                                          50
3 – Forni Crematori.     Lì vicino v‟era anche la camera a gas.




4 – Muro delle Nazioni. Tratto della recinzione del Lager.
                        I nomi dei 20 paesi rappresentano
                        simbolicamente le innumerevoli
                        detenute internate ed uccise.




5 – Roseto.              Fossa comune di detenute
                         uccise dalle SS – targhe alla
                         memoria delle vittime ebree e
                         Sinti-Roma.




6 – Monumento della      Statua “Tregende” dello scultore Will Lambert.
      Memoria.

7 – Entrata del Campo.


8 – Acquedotto/Garages. Acquedotto per il Lager (installazione ancora in parte originaria).

9 – Alloggiamenti SS.     Abitazione delle guardiane del Lager e degli ufficiali delle SS.

10 – Garages della SS.    Oggi sale per esposizioni e WC (anche per handicappati).

11 – Fondamenta          di edifici adibiti a lavatoi ed a cucina.
                         Luogo        della    procedura      umiliante
                         dell‟arrivo.




12 – Piazzale del Lager                                                                      indicato

                                                                                                  51
                         nei documenti SS
                          come “Piazza dell‟appello”.




13 – Zona Infermeria.    Due baracche collegate tra di loro, con gli uffici dei medici SS e le “Sale
                         di degenza”. Luogo dei brutali esperimenti medicinali.




14 – Strada n° 1 del Lager.

15 – Edifici             con funzioni storiche sconosciute.

16 – Zona Industriale. Opifici, nei quali le detenute dovevano lavorare per le SS.

17 – Fabbrica di tessuti Edificio industriale con otto capannoni.
       (“Sartoria”).

ZONA NON VISITABILE

18 – Luogo del Campo     Dipendente dal Campo femminile.
       Maschile.

19 – Luogo della Tenda. Venne eretta nell‟autunno del 1944 per alloggiare le donne ebree e i
                        Roma/Sinti.

20 – Siemens.            Fondamenta dei capannoni industriali del 1942, nei quali le detenute
                         dovevano lavorare, e del lager, aggiunto nel 1944 (fuori dalla pianta).

21 – “Jugendschutzlager Fondamenta del campo di concentramento per ragazze, aperto nel 1942,
        Uckermark”. che verso la fine della guerra diventò campo della morte per le donne
                        adulte (fuori dalla pianta).

                        IMMAGINI DEL CAMPO



                              Zona Infermeria: Due baracche
                              collegate tra di loro, con gli uffici dei
                                                                                                 52
                              medici SS e le “Sale di degenza”. Luogo
                              dei brutali esperimenti medicinali.
                                                                                      Strada n° 1 del Lager
Piazzale del Lager
indicato nei documenti SS
come “Piazza dell‟appello”.




                           Fondamenta di edifici adibiti a lavatoi ed a cucina.
                           Luogo della procedura umiliante dell‟arrivo.




  Strada n° 1 del Lager

                                                                            Zellenbau: Prigione interna del Lager.




                               Fondamenta di edifici adibiti a lavatoi ed a cucina.
                               Luogo della procedura umiliante dell‟arrivo.
                                               GLOSSARIO

  Ubicazione:                posizione, luogo dove sorge un edificio o dove si trova un fondo; è voce del
                          linguaggio burocratico.

                                                    Edificio adibito a lavatoi ed a cucina.

                                                 Luogo della procedura umiliante dell'arrivo                  53
Struttura:       modo di essere di qualche cosa con riferimento a come sono distribuite e
                 organizzate tra loro le singole parti componenti.

Ausiliario:      supplementare, aggiuntivo.

Pedagogista:     studioso, esperto di pedagogia, cioè la disciplina che ha per oggetto lo studio dei
                 problemi pertinenti all'educazione, soprattutto dei ragazzi, interessandosi in
                 modo particolare dei metodi d'insegnamento, delle caratteristiche psicologiche
                 dell'età evolutiva, dell'ambiente sociale e culturale in cui il ragazzo vive.

Debilitato:      sfinito, indebolito.

Crematorio:      edificio dove si riducono in cenere i cadaveri.

Lager:           nella Germania nazista, campo di internamento e di sterminio, luogo di
                 detenzione dove ai reclusi è riservato un trattamento inumano.

   Sale
Commemorative:    luoghi in cui si ricorda con parole di lode e qualche volta con pubblici
                 festeggiamenti un fatto memorabile o una persona illustre.

Internato:       persona rinchiusa in un campo di concentramento.

Degenza:         periodo durante il quale un ammalato è costretto a letto.

Opificio:        grosso stabilimento con macchine e impianti industriali.

SS:               unità paramilitare d'élite del Partito Nazista Tedesco che nel dicembre 1940
               vennero formate per combattere a fianco dell‟esercito regolare tedesco.
               Le SS ricevettero anche il controllo della Gestapo.




 Questo lavoro è stato svolto dalla classe 4^C Programmatori
                        in occasione del


                                                                                                 54
         Viaggio della Memoria
      a Ravensbrück – Berlino in data 27 aprile – 2 maggio
                        promosso dal

    “Comitato Provinciale per la difesa e lo sviluppo
                 della Democrazia”
                                  Gruppi di ricerca
Per il tema:
“Leggi di Norimberga – problema razziale e questione ebraica”
Cagnola Matteo, Cozzolino Pietro, Crotti Giuseppe, Merlin Matteo, Micci Gaia;

Per il tema:
“Campi di concentramento e campi di sterminio – principali campi e loro
organizzazione”
Corti Marco, Cucchetti Valentina, Fusco Elena, Pignoli Luca, Regazzi Stefano, Regorelli Agnese;

Per il tema:
“Campo di Ravensbrϋck – la storia e i numeri della deportazione fino alla
liberazione del campo”
Cagioni Roberta, Crotti Aldo, Riccio Andrea, Stringa Andrea;

Per il tema:
“Campo di Ravensbrϋck – ubicazione e struttura”
Abondio Giovanni, Cazzamali Chiara, Denti Marco, Horeschi Lorenzo, Marino Francesco,
Sanzanni Loriana.

Diretto e coordinato da: Maccalli Gianlorenzo e Mallio Silvia
                            4^

                                                                                            55
      Viaggio della
       Memoria




.S. 2005/2006




                      56

								
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