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Dante

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Dante
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12/14/2011
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Dante





Dante Alighieri

1265-1321

Perché Dante è così

importante •Non è il

primo poeta

– È il primo che costruisce un in volgare

complesso di opere in volgare che ma

riassumono la mentalità medioevale

– È il primo a teorizzare l’uso del

volgare in letteratura(DE VULGARI

ELOQUENTIA)

– È il primo intellettuale consapevole

del proprio ruolo e funzione

(intellettuale “comunale”)

– È un intellettuale militante

(poetapolitica)

La situazione a Firenze e in

Italia ai tempi di Dante Comuni

Lotte tra

• In Italia perdurano per tutto il XII secolo e parte

del XIII i conflitti tra papato e impero. guelfi e

• Al tempo di Federico II (fino al 1250) l’impero è in ghibellini

fase di affermazione. Con la sua morte l’impero si

indebolisce

• A Firenze si crea un governo “comunale” guidato da Incremento

un Capitano del popolo e affiancato da un consiglio di delle attività

rappresentanti delle ARTI. mercantili e

manifatturiere

• In un primo tempo i ghibellini, guidati da Farinata

degli Uberti, nella battaglia di Montaperti -1260 Sviluppo della

vincono. borghesia

• Ma dopo il 1266 gli eredi di Federico II sono

sconfitti da Carlo d’Angiò, re di Francia chiamato in

Italia dal papa.

• Dovunque i guelfi riprendono vigore. Nel 1289 a

Campaldino i guelfi fiorentini sconfiggono aretini e

senesi (ghibellini)

Guelfi Bianchi e Neri



• Dal 1251 Firenze è comune, fino

all’ascesa dei Medici nel 1434

• Governano dapprima l’aristocrazia poi i

grandi borghesi esponenti delle

professioni.

• Si scontrano due fazioni del partito

guelfo

– bianchi (capeggiati dai Cerchi-moderati)

– Neri (guelfi filoaristocratici)

– nella contesa si inserisce papa Bonifacio

VIII, sostenendo i Neri







Sul libro, pag 254-55

Dante Alighieri

Una famiglia di piccola nobiltà (non feudale)







Alighiera + Cacciaguida



Alighiero





Bello Bellincione





Geri Altri figli Alighiero II + Bella





Dante

Le origini e la giovinezza

(1265-1290)





• Nasce tra il 21 maggio e il 20 giugno del 1265 a Firenze ( segno dei

GEMELLI)

– Il padre si dedica alla vendita di terreni e a traffici valutari

• Segue un normale corso di studi

• 1274: primo incontro con Beatrice (identificata con Bice di Folco

Portinari poi sposata a Simone dei Bardi, n.1266- m .1290)

• 1277: contratto di matrimonio con Gemma di Manetto Donati, sposata

nel 1285, da cui avrà Jacopo, Pietro, Antonia (forse Giovanni)

• Ha rapporti con Gianni Alfani, Lapo Gianni e corrispondenza poetica,

amicizia, sodalizio culturale con Guido Cavalcanti

• 1287: soggiorno a Bologna e conoscenza della poesia guinizzelliana

Il “traviamento” e la

“conversione” 1290-1295

• Traviamento successivo alla morte di Beatrice:

– morale (vita non irreprensibile)

– culturale (abbandono dell’ideale amoroso rappresentato da B. e conversione

alla filosofia)

• Approfondisce gli studi filosofici grazie all’amicizia con il “maestro”

Brunetto Latini, esperto di ars dictaminis e lett. francese

• Reinterpreta la sua esperienza poetica giovanile nella Vita Nuova

• Frequenta le scuole dei religiosi:

• Domenicani di S.Maria Novella (sostenitori del pensiero di Alberto

Magno e Tommaso d’Aquino)









• Francescani di S.Croce (testi di mistici medievali e problematiche legate

al rinnovamento della Chiesa)

• Vita pubblica:

• Militare-1289: è feditore a cavallo nella

battaglia di Campaldino contro i ghibellini di

Arezzo e nell’assedio al castello di Caprona

• 1294: Modifica degli Ordinamenti di

Giustizia di Giano della Bella, istituiti nel

1293 > …ma i magnati RESTANO ancora

esclusi dalle cariche,

• accettata la piccola nobiltà purchè iscritta

a un’Arte

– 1295: Dante si iscrive all’Arte dei Medici e degli

Speziali

L’impegno politico 1295-1304

E LA CONDANNA



• Dante è guelfo bianco

– 1300: è priore, è costretto ad esiliare Corso Donati e Guido

Cavalcanti in seguito a violenti scontri fra le fazioni

• 1301: è uno dei 3 ambasciatori inviati a Bonifacio VIII per

dissuaderlo dalla sua ingerenza nella politica di Firenze.

– Carlo di Valois formalmente viene inviato dal papa in Toscana come

paciere, in realtà favorisce i Neri e consegna loro Firenze.

• Dante viene accusato di BARATTERIA(=TRAFFICO DI FAVORI

POLITICI)

– (CONDANNATO A UNA multa + 2 anni di confino, sequestro dei

beni entro 3 giorni), ma rifiuta di rientrare a Firenze, così il 10

marzo 1302 la sua pena è commutata in contumacia in quella di

morte.

L’esilio



• Partecipa ai tentativi di rientro a Firenze da parte dei

bianchi esiliati, poi, sperando nella mediazione del

nuovo papa Benedetto XI, fa “parte per se stesso”.

• 20 luglio 1304: non partecipa alla disastrosa battaglia

della Lastra, in cui i fuorusciti sono sconfitti

duramente.

1305-1312



• 1305: estensione della condanna ai figli.

– Dante vuol dimostrare il proprio genio ai fiorentini con le

opere letterarie

• 1305-1306: “come sa di sale lo pane altrui”…

– è ospitato a Treviso, Padova, Venezia, Casentino, Lunigiana…

Scrive l’Inferno, il Convivio (1304-07)

• 1307-11:IN TOSCANA

– è a Poppi da Guido di Battifolle (1308 Purgatorio)

• 1310:

– discesa in Italia di Arrigo VII di Lussemburgo. Dante spera in

una restaurazione imperiale e si reca a Milano per rendergli

omaggio. Teoria dei DUE SOLI (1310-11 Epistole ai pricipi

italiani, ad Arrigo, contro i Fiorentini)

• 1313: morte di Arrigo e delusione di Dante

1312-1321

• 1312-1318: con i figli Jacopo e Pietro si rifugia a Verona,

ospite di Cangrande della Scala

– 1315: umiliante proposta di amnistia da parte del Comune di

Firenze. Dante dovrebbe pagare una multa e riconoscersi

colpevole in atto di penitente, ma rifiuta con l’Epistola

all’amico fiorentino; viene proclamato ribelle con la conferma

della condanna a morte

• Diffusione di Inferno e Purgatorio

• 1313-18: Monarchia

• Dante lavora al Paradiso (1316 Epistola dedicatoria a

Cangrande)

• 1318: è a Ravenna da Guido Novello da Polenta

• 1319-20 scrive le Egloge, la Quaestio de situ et forma

aquae et terrae

• Rientrato da una missione diplomatica a Venezia, contrae

febbri malariche e muore a Ravenna il 14 settembre 1321.

Viene sepolto nella chiesa di S.Piero Maggiore, divenuta

oggi S.Francesco.

Amore-odio:

Dante e Firenze indissolubilmente

legato alla città,

di cui però deve

1265- maggio- 1301 È constatare

giugno:nasce a ambasciatore l’ingratitudine

Firenze A Bologna? presso papa

Bonifacio





Carlo di Valois

1285 sposa entra a Firenze

Gemma Tenzone con Forese

Donati 1302 È 1321 Muore

1289 1295 processato e a Ravenna

Campaldino Carriera 1300 È condannato in

Purgatorio

politica priore contumacia

1308 Paradiso

1316

Vita Nuova



1290 muore Esilio: a Forlì, poi in varie corti italiane, in

1274:primo Beatrice particolare Verona e Ravenna

incontro con

Beatrice Convivio, De Vulgari eloq. Inferno



1283: secondo

incontro con B:



Vedi libro pag.352

Cronologia delle opere di Vedi libro

Dante pag.350-351









1302-

esilio

La “biblioteca” di Dante



• Inferno IV (biblioteca “pagana”):

– Virgilio Orazio Ovidio Lucano Cicerone Aristotele

(in latino)

• Paradiso X (biblioteca cristiana):

– Tommaso, Alberto Magno, Boezio

– Isidoro di Siviglia, Paolo Orosio, Graziano, etc

– Agostino

• Scuole religiose di Firenze.

» Domenicani (S.M.Novella- Aristotele, Tommaso)

» Francescani (Santa Croce- Gioacchino da Fiore)

» Agostiniani (Santo Spirito- Agostino)

La teorizzazione dell’uso del

De vulgari

volgare

eloquentia







– Illustra una tradizione poetica all’interno

della quale egli si colloca

– Crea la prima storia della letteratura in

volgare e un CANONE degli autori

– Usa consapevolmente il volgare per

elargire il sapere a un più vasto pubblico,

contro la tradizione dell’epoca che vedeva

nel latino la lingua della cultura

Raccoglie rime

La vita nuova precedentemente

composte,

Libello -1292 \ 93

assemblate in una

cornice narrativa

42 capitoli

da parti in prosa

31 testi poetici (25 sonetti, 5 canzoni, 1 ballata)



prosimetron Come il De consolatione philosophiae di Boezio





autobiografia autoesegesi



Trasfigurazione e tipizzazione

idealizzazione degli Mediante la numerologia

avvenimenti biografici,

paradigmaticità

interpretati in chiave simbolica





Rielaborazione personale delle

teorie stilnovistiche Da Guinizzelli: il tema del saluto-salute e della loda



Da Cavalcanti: la fenomenologia d’amore e la sofferenza amorosa

Il saluto



Dispensa salus (grazia e salvezza

eterna)

Infonde sentimenti di carità e

umiltà, prefigurando la

beatitudine celeste

Trasforma l’amore terreno in

mezzo per avvicinarsi a Dio

Quando Beatrice nega il saluto a

Dante non rimane che la lode di

lei

La loda Amore non solo ha la

sua sede naturale nel

cuore gentile ma si

identifica con esso:

Stilo de la loda →Donne VEDI

ch’avete intelletto AMORE E ‘L COR



d’amore

GENTIL SONO UNA

COSA

L’amore non è brama di

essere corrisposti ma

gioa nel semplice lodare

la perfezione di lei

Dio stesso ha mandato

Beatrice “da cielo in

terra a miracol

mostrare” quindi a

differenza di Guinizzelli

Dante non deve

giustificarsi per le lodi

che le tributa

Dante  Cavalcanti



• L’amore regna • L’amore è passione

guidato da ragione sconvolgente che

che giustamente coinvolge anima

impone di amare una sensitiva e

donna perfetta intellettiva e non è

intermediatrice con razionale

Dio



Il progressivo distacco di Dante da “lo primo del li suoi amici” è sancito

nel Canto X dell’Inferno, dove Dante incontra Cavalcante Cavalcanti fra

gli eretici negatori dell’immortalità dell’anima, e getta un’ombra di

ateismo anche sul figlio

Vita nuova: giovinezza

rinnovata dall’amore

per BEATRICE





• DANTE incontra Beatrice a nove anni, e la

rivede nove anni dopo; lei lo saluta

• Per nascondere il suo amore ricorre per due

volte all’espediente della donna-schermo; ha

fama così di amante volubile e Beatrice gli

nega il saluto

• Dante decide di amarla solo attraverso la loda

• Presagi che alludono alla morte di Beatrice,

che poi avviene

• Dante chiude l’opera dicendo che non parlerà

più di lei fino a quando non potrà dirne “quello

che mai non fue detto di alcuna”

Vita nuova Cap 1.2.







Pitagora Sul libro a pag 355-

• Primo incontro a 58



Nove anni (la

Cabala





rivede dopo altri

Nove)

• RITRATTO di Nomen omen

Isidoro di Siviglia

Etymologiae

Beatrice Nomina sunt consequentia rerum Liber Numerorum

Interpretatio nominis





• Abbigliamento Sanguigno colore, umile onesto nobilissimo, convenienza

(dignitas)





• angelicazione

Angiola giovanissima, “filia Dei” (Omero, Iliade XXIV)

Capitolo III

• 2° incontro con Saluto=salute > salus=salvezza

Beatrice, 1283

Beatrice speculum Christi

• Saluto della Agens> il poeta è solo oggetto dellla sua azione

donna

• Isolamento del

poeta nella Amore nutre la donna

col cuore del poeta poi Ne la prima delle ultime nove ore

propria camera se ne va con lei verso de la notte

• Sogno-profezia il cielo



A ciascun'alma presa, e gentil core,

nel cui cospetto ven lo dir presente,

• Sonetto- salutatio in ciò che mi rescrivan suo parvente

epistola in versi salute in lor segnor, cioè Amore.

Già eran quasi che atterzate l'ore

del tempo che onne stella n'è lucente,

quando m'apparve Amor subitamente

cui essenza membrar mi dà orrore.

Allegro mi sembrava Amor tenendo

meo core in mano, e ne le braccia avea

madonna involta in un drappo dormendo.

Poi la svegliava, e d'esto core ardendo

lei paventosa umilmente pascea:

appresso gir lo ne vedea piangendo.

Capitolo

XVIII.

XVIII Con ciò sia cosa che per la vista mia molte persone avessero

compreso lo secreto del mio cuore, certe donne, le quali adunate

• Materia del s'erano, dilettandosi l'una ne la compagnia de l'altra, sapeano bene lo

comporre: mio cuore, però che ciascuna di loro era stata a molte mie sconfitte;

“sempre mai ed io passando appresso di loro, sì come da la fortuna menato, fui

quello che chiamato da una di queste gentili donne. … una, volgendo li suoi

fosse loda occhi verso me e chiamandomi per nome, disse queste parole: «A

di questa che fine ami tu questa tua donna, poi che tu non puoi sostenere la

gentilissima” sua presenza? Dilloci, ché certo lo fine di cotale amore conviene che

(cap XVIII) sia novissimo». … Allora dissi queste parole loro: «Madonne, lo fine

del mio amore fue già lo saluto di questa donna, forse di cui voi

intendete, ed in quello dimorava la beatitudine, ché era fine di tutti li

miei desiderii. Ma poi che le piacque di negarlo a me, lo mio segnore

premessa Amore, la sua merzede, ha posto tutta la mia beatitudine in quello che

non mi puote venire meno». … questa donna che m'avea prima

parlato, queste parole: «Noi ti preghiamo che tu ne dichi ove sia

questa tua beatitudine». … E però propuosi di prendere per matera

de lo mio parlare sempre mai quello che fosse loda di questa

gentilissima; e pensando molto a ciò, pareami avere impresa troppo

alta matera quanto a me, sì che non ardia di cominciare; e così

dimorai alquanti dì con disiderio di dire e con paura di cominciare

Donne

ch’avete: proemio

lo “stilo de la Cap XIX

loda” Donne

ch'avete

• Donne ch'avete intelletto d'amore, intelletto

d'amore

i' vo' con voi de la mia donna dire,

Guinizz.Io voglio del ver

non perch'io creda sua laude finire, pubblic

o

ma ragionar per isfogar la mente.

Io dico che pensando il suo valore,

Amor sì dolce mi si fa sentire,

che s'io allora non perdessi ardire,

farei parlando innamorar la gente:

E io non vo' parlar sì altamente,

ch'io divenisse per temenza vile;

ma tratterò del suo stato gentile

a respetto di lei leggeramente,

donne e donzelle amorose, con vui,

ché non è cosa da parlarne altrui

Donne

ch’avete: lo

“stilo de la Cap XIX 2:lodi

loda”

Qualità prodigiose di Beatrice



• Angelo clama in divino intelletto

e dice: «Sire, nel mondo si vede

maraviglia ne l'atto che procede

d'un'anima che 'nfin quassù risplende».

Lo cielo, che non have altro difetto

che d'aver lei, al suo segnor la chiede,

e ciascun santo ne grida merzede.

Sola Pietà nostra parte difende,

ché parla Dio, che di madonna intende:

«Diletti miei, or sofferite in pace

che vostra spene sia quanto me piace

là ov' è alcun che perder lei s'attende,

e che dirà ne lo inferno: «O malnati,

io vidi la speranza de' beati».

Donne

ch’avete: lo

Cap XIX “stilo de la

3 loda





loda”



• Madonna è disiata in sommo cielo:

or vòi di sua virtù farvi savere.

Dico, qual vuol gentil donna parere

Fa risaltare la

vada con lei, chè quando va per via,

gentilezza delle altre

gitta nei cor villani Amore un gelo,

per che onne lor pensero agghiaccia e Paralizza i pensieri

père; dei cuori villani

e qual soffrisse di starla a vedere

diverria nobil cosa, o si morria; Nobilita o “uccide” Guinizz: e no.lle po’

appressar om che sia

E quando trova alcun che degno sia vile

di veder lei, quei prova sua vertute,

ché li avvien ciò che li dona salute,

e sì l'umilia ch'ogni offesa oblia.

Ancor l'ha Dio per maggior grazia dato Guinizz.Ch’el fa de nostra fe’

che non pò mal finir chi l'ha parlato. se non la crede

Null’om po’ mal pensar fin che

la vede

Donne

ch’avete: lo

Cap XIX “stilo de la

4 loda

loda”

descrizione

• Dice di lei Amor: «Cosa mortale

come esser pò sì adorna e sì pura?»

Poi la reguarda, e fra se stesso giura

che Dio ne 'ntenda di far cosa nova.

Color di perle ha quasi in forma, quale Cavalcanti

convene a donna aver, non for misura;

ella è quanto de ben pò far natura;

A simil di natura ben non tarda

per esemplo di lei bieltà si prova.

De li occhi suoi, come ch'ella li mova,

escono spirti d'amore inflammati,

che fèron li occhi a qual che allor la guati,

e passan sì che 'l cor ciascun retrova:

voi le vedete Amor pinto nel viso,

là 've non pote alcun mirarla fiso.

Donne

ch’avete: lo 5 congedo

“stilo de la Cap XIX

loda”

• Canzone, io so che tu girai parlando

a donne assai, quand'io t'avrò

avanzata.

Or t'ammonisco, perch'io t'ho

allevata

per figliuola d'Amor giovane e piana,

che là ove giugni tu dichi pregando:

«Insegnàtemi gir, ch'io son mandata

a quella di cui laude so' adornata».

E se non vuoli andar sì come vana,

non restare ove sia gente villana;

ingègnati, se puoi, d'esser palese

solo con donne o con omo cortese,

che ti merranno là per via tostana.

Tu troverai Amor con esso lei;

raccomàndami a lui come tu dei.

Cap XXVI



• Tanto gentile e tanto onesta pare Amore e 'l cor gentil sono una cosa,

la donna mia, quand'ella altrui saluta, sì come il saggio in suo dittare pone,

ch'ogne lingua deven tremando muta, e così esser l'un sanza l'altro osa

com'alma razional sanza ragione

e li occhi no l'ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,

benignamente d'umiltà vestuta;

e par che sia una cosa venuta

da cielo in terra a miracol mostrare. Negli occhi porta la mia donna

Mòstrasi sì piacente a chi la mira, Amore,

che dà per li occhi una dolcezza al core, per che si fa gentil ciò ch'ella mira;

che 'ntender no la può chi non la prova: ov'ella passa, ogn'om vèr lei si gira,

e cui saluta fa tremar lo core

e par che de la sua labbia si mova

un spirito soave pien d'amore,

che va dicendo a l'anima: «Sospira!»

Le Rime



Dante Alighieri

esordi



• Rime di

corrispondenza con

amici: in particolare

con Guido Cavalcanti,

con Dante da Maiano,

con Cino da Pistoia

• Sonetto Guido

i’vorrei

La tenzone con Forese Donati



• Tre coppie di sonetti (tre di Dante e tre di

Forese) nei quali i due si scambiano insulti

(topici)

• Anteriore al 1296 anno della morte di Forese

(fratello di Corso). Dante poi immagina di

incontrare Forese nel Purgatorio, fra i golosi

(un vizio che gli aveva rimproverato nella

tenzone) e di ritrattare le accuse (palinodia)

• Utilizza il registro comico e della invettiva che

si sviluppo’ soprattutto nella poesia senese il

cui più importante esponente è Cecco

Angiolieri)

• Plurilinguismo: Dante sperimenta diversi

registri linguistici che utilizzera’ nella

Commedia

Chi udisse tossir la malfatata



DANTE A FORESE

1 Chi udisse tossir la malfatata

2 moglie di Bicci vocato Forese,

3 potrebbe dir ch'ell'ha forse vernata

4 ove si fa 'l cristallo, in quel paese.

5 Di mezzo agosto la truovi infreddata:

6 or sappi che de' far d'ogni altro mese...;

7 e non le val perché dorma calzata,

8 merzé del copertoio c'ha cortonese.

9 La tosse, 'l freddo e l'altra mala voglia

10 no l'addovien per omor' ch'abbia vecchi,

11 ma per difetto ch'ella sente al nido.

12 Piange la madre, c'ha più d'una doglia,

13 dicendo: «Lassa, che per fichi secchi

14 messa l'avre' 'n casa del conte Guido».

Ben ti faranno il nodo

Salamone



DANTE A FORESE

1 Ben ti faranno il nodo Salamone,

2 Bicci novello, e' petti de le starne,

3 ma peggio fia la lonza del castrone,

4 ché 'l cuoio farà vendetta de la carne;

5 tal che starai più presso a San Simone,

6 se tu non ti procacci de l'andarne:

7 e 'ntendi che 'l fuggire el mal boccone

8 sarebbe oramai tardi a ricomprarne.

9 Ma ben m'è detto che tu sai un'arte

10 che, s'egli è vero, tu ti puoi rifare,

11 però ch'ell'è di molto gran guadagno;

12 e fa sì, a tempo, che tema di carte

13 non hai, che ti bisogni scioperare;

14 ma ben ne colse male a' fi' di Stagno.

Bicci novel, figliuol di non so

cui



DANTE A FORESE

1 Bicci novel, figliuol di non so cui

2 (s'i' non ne domandasse monna Tessa),

3 giù per la gola tanta roba hai messa

4 ch'a forza ti convien tòrre l'altrui.

5 E già la gente si guarda da lui,

6 chi ha borsa a lato, là dov'e' s'appressa

7 dicendo: «Questi c'ha la faccia fessa,

8 è piuvico ladron negli atti sui».

9 E tal giace per lui nel letto tristo,

10 per tema non sia preso a lo 'mbolare,

11 che gli appartien quanto Giosepp'a Cristo.

12 Di Bicci e de' fratei posso contare

13 che, per lo sangue lor, del malacquisto

14 sanno a lor donne buon' cognati stare.

Le rime petrose



• Un gruppo di canzoni tra cui 2 sestine

• (forma praticata da Arnaut Daniel, “lo miglior fabbro del

parlar materno” secondo Dante e l’unico che nella

Commedia si esprime nella sua lingua, il provenzale)

– Sono dedicate a una donna che ha il nome-senhal di

Petra (per indicare la sua durezza, e il fatto che

non corrisponde all’amore di Dante)

– In esse D. sperimenta lo stile “aspro” con suoni

duri,termini violenti o anche volgari, metafore

tratte da campi semantici come la guerra, il cibo, i

mestieri

Così nel mio parlar vogl’i esser

aspro



• Il pensiero d'Amore è così forte da

rendere sempre meno efficace la

XLVI"Canzone di sei stanze e difesa dei sensi, per cui il poeta teme di

tradirsi e rivelare il suo sentimento;

congedo. Il poeta "armato" di

poetica asprezza contro la • il poeta ormai è atterrato da Amore e

corre verso la morte, che non sarebbe

donna-pietra aspra e crudele atroce perché renderebbe vano il colpo

e contro Amore guerriero e doloroso inferto da Amore.

feditore: ma è contesa • La donna dal cuore di pietra sa

impari, la morte è prossima, resistere agli assalti di Amore e della

la vendetta un'illusoria passione amorosa, ed anzi dà la caccia al

speranza" (Davico Bonino). poeta;

• Amore divora l'innamorato e lo minaccia

di morte con la spada, come è successo

a Didone;

• il poeta sogna violenta vendetta sulla

donna e vorrebbe diviso a metà il duro

cuore di lei.

Così nel mio parlar voglio esser

aspro

1a stanza

• Così nel mio parlar voglio esser aspro

Com'è ne li atti questa bella petra,

La quale ognora impetra

Maggior durezza e più natura cruda,

E veste sua persona d'un diaspro

Tal che per lui, o perch'ella s'arretra,

Non esce di faretra

Saetta che già mai la colga ignuda;

Ed ella ancide, e non val ch'om si chiuda

Né si dilunghi da' colpi mortali,

Che, com'avesser ali,

Giungono altrui e spezzan ciascun'arme:

Sì ch'io non so da lei né posso atarme.

2a stanza



• Non trovo scudo ch'ella non mi spezzi

Né loco che dal suo viso m'asconda:

Ché, come fior di fronda,

Così de la mia mente tien la cima.

Cotanto del mio mal par che si prezzi

Quanto legno di mar che non lieva onda;

E 'l peso che m'affonda

è tal che non potrebbe adequar rima.

Ahi angosciosa e dispietata lima

Che sordamente la mia vita scemi,

Perché non ti ritemi

Sì di rodermi il core a scorza a scorza

Com'io di dire altrui chi ti dà forza?

3a stanza



• Che più mi triema il cor qualora io penso

Di lei in parte ov'altri li occhi induca,

Per tema non traluca

Lo mio penser di fuor sì che si scopra,

Ch'io non fo de la morte, che ogni senso

Co li denti d'Amor già mi manduca:

Ciò è che 'l pensier bruca

La lor vertù sì che n'allenta l'opra.

E' m'ha percosso in terra, e stammi sopra

Con quella spada ond'elli ancise Dido,

Amore, a cui io grido

Merzé chiamando, e umilmente il priego:

Ed el d'ogni merzé par messo al niego.

4a stanza



• Egli alza ad ora ad or la mano, e sfida

La debole mia vita, esto perverso,

Che disteso a riverso

Mi tiene in terra d'ogni guizzo stanco:

Allor mi surgon ne la mente strida;

E 'l sangue, ch'è per le vene disperso,

Fuggendo corre verso

Lo cor, che 'l chiama; ond'io rimango bianco.

Elli mi fiede sotto il braccio manco

Sì forte che 'l dolor nel cor rimbalza:

Allor dico: "S'elli alza

Un'altra volta, Morte m'avrà chiuso

Prima che 'l colpo sia disceso giuso".

5a stanza



• Così vedess'io lui fender per mezzo

Lo core a la crudele che 'l mio squatra;

Poi non mi sarebb'atra

La morte, ov'io per sua bellezza corro:

Ché tanto dà nel sol quanto nel rezzo

Questa scherana micidiale e latra.

Omè, perché non latra

Per me, com'io per lei, nel caldo borro?

Ché tosto griderei: "Io vi soccorro";

E fare'l volentier, sì come quelli

Che nei biondi capelli

Ch'Amor per consumarmi increspa e dora

Metterei mano, e piacere'le allora.

6a stanza



• S'io avessi le belle trecce prese,

Che fatte son per me scudiscio e ferza,

Pigliandole anzi terza,

Con esse passerei vespero e squille:

E non sarei pietoso né cortese,

Anzi farei com'orso quando scherza;

E se Amor me ne sferza,

Io mi vendicherei di più di mille.

Ancor ne li occhi, ond'escon le faville

Che m'infiammano il cor, ch'io porto anciso,

Guarderei presso e fiso,

Per vendicar lo fuggir che mi face;

E poi le renderei con amor pace.

- congedo



• Canzon, vattene

dritto a quella donna

Che m'ha ferito il core e

che m'invola

Quello ond'io ho più

gola,

E dàlle per lo cor d'una

saetta,

Ché bell'onor s'acquista

in far vendetta.

Il FIORE



• Attribuito a Dante, è la traduzione

rimaneggiata di un poemetto allegorico

(il ROMAN DE LA ROSE) in cui si

rappresenta il processo dell’amor

cortese fino alla conquista vera e

propria della donna, che si concede

• 232 sonetti tutti con lo stesso schema

La sestina - l’imitatio arnautiana

Al poco giorno e al gran cerchio d’ombra

son giunto, lasso, ed al bianchir de’ Io l’ho veduta già vestita a verde,

colli, sì fatta ch’ella avrebbe messo in petra

quando si perde lo color ne l’erba: l’amor ch’io porto pur a la sua ombra:

e ’l mio disio però non cangia il verde, ond’io l’ho chesta in un bel prato d’erba

sì è barbato ne la dura petra

che parla e sente come fosse donna. innamorata com’anco fu donna,

e chiuso intorno d’altissimi colli.

Similemente questa nova donna

si sta gelata come neve a l’ombra:

ché non la move, se non come petra, Ma ben ritorneranno i fiumi a’ colli,

il dolce tempo che riscalda i colli prima che questo legno molle e verde

e che li fa tornar di bianco in verde s’infiammi, come suol far bella donna,

perché li copre di fioretti e d’erba. di me; che mi torrei dormire in petra

tutto il mio tempo e gir pascendo l’erba,

Quand’ella ha in testa una ghirlanda d’erba, sol per veder do’ suoi panni fanno

trae de la mente nostra ogn’altra ombra.

donna:

perché si mischia il crespo giallo e ’l Quantunque i colli fanno più nera ombra,

verde sotto un bel verde la giovane donna

si bel, ch’Amor lì viene a stare a la fa sparer, com’uom petra sott’erba

l’ombra,

che m’ha serrato intra piccioli colli

più forte assai che la calcina petra.



La sua bellezza ha più vertù che petra,

e ’l colpo suo non può sanar per erba.

ch’io son fuggito per piani e per colli,

per potere scampar da cotal donna;

e dal suo lume non mi può far ombra

poggio né muro mai né fronda verde.

.

Il Convivio

il De vulgari eloquentia

il Monarchia



Dante Alighieri

Dopo la morte di Beatrice



• Dante si dedica agli studi

filosofici (De consolatione

philosophiae di Boezio)

• Compone canzoni allegorico-

dottrinali per la donna

gentile (allegoria della

filosofia)

– Alcune di queste canzoni Autoesegesi, come in

Vita Nuova

furono successivamente

commentate da Dante stesso

nel Convivio

Divulgare il sapere per le nuove classi

Convivio sociali (BORGHESI)







• 1304\06 primi anni di esilio

• enciclopediail banchetto

tutti gli uomini

hanno fame del



del sapere

sapere come del

cibo: Dante, che ha

partecipato al

– Commento a canzoni dottrinali banchetto di grandi

che trattavano grandi questioni sapienti, può offrire a

filosofiche: ma è interrotto al 4° coloro che non

libro poiché Dante si dedica alla hanno il tempo o gli

strumenti per

Commedia costruire la propria

educazione, almeno

le briciole della

sapienza filosofica

LEGGI il testo

di pag. 386\889

e quello di pag.397\400

De vulgari eloquentia



• 1304\07 per approfondire le teorie linguistiche accennate nel trattato

• Incompiuto In latino: perché si rivolge ai “literati”

– Circolò

pochissimo, si 4 libri: ma ne scrisse solo 1 e mezzo

diffuse solo

nel I° libro: teoria del linguaggio:

Cinquecento e

•Lingua volgare naturale (materna), segue l’uso,

ne abbiamo 3 è variabile

soli esemplari

•“Gramatica”: il latino (lingua convenzionale e

immutabile “inventata” per ovviare alle difficoltà

di comprensione causate dalle lingua naturali

•Dopo la distruzione della Torre di Babele gli

uomini, che prima parlavano tutti l’ebraico,

svilupparono diverse lingue

Teoria degli stili e congruenza

I volgari materia-stile

italiani



• Li analizza per Non la lingua italiana da “parlare “



individuare il volgare

ma il linguaggio della poesia





adatto alla lirica di

argomento elevato

(VOLGARE Cardinale Punto di riferimento di tutte



ILLUSTRE)

le lingue municipali



Aulico Sarebbe proprio della

reggia, se ci fosse

Curiale

Poiché in Italia non vi è una

corte nazionale, il

linguaggio della corte e’

quello usato da tutti i grandi

poeti (corte di intellettuali)

Dedicato alla riflessione sulla politica e sul potere

Monarchia

Tema: la necessità dell’impero universale a

garanzia della pace e della giustizia

• Composto forse nel

1313 il rapporto tra i poteri universali (papato e

impero)

• In latino

• 3 libri Ogni ente creato ha un suo fine ultimo dipendente dalla sua

natura (teleologismo- Aristotele)



Natura umana: duplice (anima, immateriale\immortale; corpo materiale\mortale)





Fine dell’anima:

la salvezza fine del corpo: la vita ordinata

eterna e pacifica in società, secondo

giustizia

Ad essa ci guida

la Chiesa e il ad essa ci guida l’imperatore

papa

La teoria dei due soli



• Tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento si

riaccende il conflitto tra i poteri universali, papato e

impero (entrambi in declino poiché stanno emergendo

le monarchie nazionali)

• Teoria teocratica:

• il potere supremo è del Papa (Sole) diretto emissario di Cristo

sulla terra

• L’imperatore deriva il suo potere dal papa che glielo concede

(come la luna, è illuminato di luce riflessa)

• Teoria di Dante:

• Impero e papato sono entrambi soli, e il

loro potere deriva direttamente da Dio che li ha

preposti ciascuno al raggiungimento di uno dei fini

propri dell’uomo

Dimostrazione della 410 sacco di Roma

indipendenza del potere (ALARICO)

dell’impero da quello del Agostino De civitate Dei: l’impero

Papa terreno dei Romani

non è una istituzione essenziale per l’uomo









• Dante ≠

Dio stesso ha promosso

provvidenzialisticamente la nascita

dell’Impero Romano

L’impero preesiste alla Chiesa

Cristo : “Date a Cesare

quel che è di Cesare” Cristo è nato durante il periodo di

massima fioritura dell’Impero, sotto

Vedi Paradiso, canto 6° Augusto

Cristo ha voluto che la sua condanna

fosse sancita da un tribunale dell’impero

(Pilato) legittimandolo



Leggi il testo di pag 409\11


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