TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE DEL LAZIO

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					      TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE DEL LAZIO

                             Sezione III Quater

                                Rg. n. 2766/08

                               Motivi aggiunti

nell’interesse di F.I.I.N.S.E.I., Federazione Italiana Istituti Non Statali di

Educazione e di Istruzione, e di F.I.L.I.N.S., Federazione Italiana Licei

Linguistici e Istituti Non Statali, rappresentate e difese in virtù di delega in

margine del ricorso introduttivo dagli Avv. ti Prof. Filippo Satta, Severino

D’Amore ed Enrico Gai, ed elettivamente domiciliate in Roma, Foro Traiano

1/A

                                    contro

il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in persona del

Ministro p. t., domiciliato ex lege presso l’Avvocatura Generale dello Stato

                             per l’annullamento

del Decreto n. 83 del 10 ottobre 2008 del Ministro dell’Istruzione,

dell’Università e della Ricerca, recante le “Linee Guida per l’attuazione del

decreto ministeriale contenente la disciplina delle modalità procedimentali

per il riconoscimento della parità scolastica e per il suo mantenimento”;

di ogni altro atto preordinato, collegato o conseguente a quello sopra indicato.

                                   FATTO

Con ricorso notificato lo scorso 25 marzo, F.I.I.N.S.E.I. e F.I.L.I.N.S.,

organismi rappresentativi degli interessi collettivi di molteplici istituti di
istruzione paritari, hanno impugnato il regolamento ministeriale di cui al

Decreto 29/11/2007 n. 267 del Ministro dell’Istruzione, recante le modalità

procedimentali per l’ottenimento ed il mantenimento della parità scolastica.

Le doglianze delle Federazioni ricorrenti sono state principalmente rivolte

alla previsione di cui all’art. 1, co. 6°, lett. f), relativa a “l’impegno a

costituire corsi completi ed a formare classi composte da un numero di

alunni non inferiore ad otto …”. In particolare, si è denunciata l’illogicità

della menzionata disposizione, non essendo stato in alcun modo dimostrato

per quale ragione il numero minimo di otto alunni per classe sarebbe l’unico a

garantire una “... efficace organizzazione degli insegnamenti e delle attività

didattiche” (essendo semmai vero esattamente il contrario, ovvero che un

insegnamento individualizzato o comunque indirizzato a piccoli gruppi

ottiene risultati più efficaci, come del resto rilevato in precedenza dallo stesso

TAR Lazio [sez. III bis, 5.6.2003, n. 5041]). Al riguardo, è stato inoltre

denunciato l’eccesso di delega, posto che la legge sulla parità scolastica (l. n.

62/2000) non ha previsto tra i requisiti per il riconoscimento della parità

quello relativo ad un numero minimo di alunni per classe, bensì soltanto la

formazione di corsi completi.

Le ricorrenti hanno inoltre espresso altre doglianze relativamente ad una serie

di disposizioni del regolamento che prevedono adempimenti e condizioni

ulteriori rispetto a quelle imposte dalla legge. Ci si riferisce in particolare agli

obblighi: a) di adottare un bilancio della scuola conforme alle regole della




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pubblicità ed accessibile a chiunque nella scuola vi abbia un interesse

qualificato; b) di istituire organi collegiali nel rispetto dei principi sanciti dal

decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998 n. 249; c) di

accogliere l’iscrizione di chiunque accetti il progetto educativo; d) di

utilizzare il personale docente munito del titolo di abilitazione prescritto per

l’insegnamento impartito; e) di stipulare contratti individuali di lavoro

conformi ai contratti collettivi di settore, con eccezione del personale

religioso, f) di richiedere, nel caso di sdoppiamento di un corso già

funzionante, l’estensione della parità alle nuove classi con prospettiva di

completamento del corso e senza possibilità di riconoscimento della parità a

singole classi.

Dette prescrizioni sono state impugnate poiché integranti altrettanti vizi di

legittimità per violazione di legge ed eccesso di potere, sotto i profili

dell’ingiustizia manifesta, dell’illogicità e della contraddittorietà, oltre che

dell’eccesso di delega.

Sono state infine sollevate alcune censure in ordine al divieto di attivazione

delle   classi    c.d.   collaterali,   con   riferimento   alla non giustificata

discriminazione degli istituti paritari rispetto alle scuole statali.

Il TAR ha inizialmente sospeso con decreto cautelare provvisorio l’atto

impugnato ma, fissata l’udienza in camera di consiglio ed esaminata la breve

relazione presentata dall’amministrazione, in data 9.4.2008 ha respinto la

domanda cautelare, ritenendo che “il danno paventato non ha il carattere




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della attualità, richiedendo le norme regolamentari censurate in ricorso

esclusivamente un “impegno”, sia perché le norme stesse appaiono attenere

a profili di stretto merito amministrativo e come tali insindacabili in questa

sede”.

Successivamente, il Ministero dell’Istruzione, con decreto del Ministro n° 83

del 10.10.2008, ha emanato le linee guida per l’attuazione del decreto

ministeriale contenente la disciplina delle modalità procedimentali per il

riconoscimento della parità scolastica e per il suo mantenimento.

Il citato decreto conferma a grandi linee il contenuto del regolamento,

introducendo tuttavia alcune ulteriori prescrizioni riguardanti:

i) le conseguenze derivanti dal mancato rispetto dell’impegno a costituire

classi con un numero minimo di otto alunni, la cui inosservanza per più di

due anni (a partire dall’anno scolastico 2008/2009) “costituisce grave

irregolarità di funzionamento”, sanzionabile con la revoca della parità (punto

5.4);

ii) la possibilità di formare una sola classe “collaterale” alle classi terminali

della scuola secondaria superiore, qualora gli studenti neo iscritti non possano

essere inseriti nelle classi esistenti (par. 4.8).

Le richiamate disposizioni accentuano il carattere lesivo di illegittime

prescrizioni già contenute nel regolamento.




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Si ritiene pertanto necessario impugnare il decreto n. 83/2008, sia nella parte

in cui riproduce sostanzialmente le disposizioni regolamentari sia nella parte

in cui le innova o le completa, per i seguenti motivi in

                                      DIRITTO

1. Violazione di Legge: violazione della legge 10 Marzo 2000, n. 62;

Violazione della l. n. 27/2006: eccesso di delega – Eccesso di potere:

disparità di trattamento, illogicità manifesta, contraddittorietà.

1.1. Come anticipato sopra, le linee guida di cui al decreto qui impugnato

ricalcano in massima parte le disposizioni già impartite con il decreto

29.11.2007 n. 267 del Ministro dell’Istruzione.

Le   censure    già   svolte    nel   ricorso   introduttivo   debbono   dunque

necessariamente essere estese al decreto qui impugnato.

1.2. Alcune precisazioni debbono tuttavia essere effettuate con riferimento

alle conseguenze che le linee guida determinano a carico dei gestori scolastici

nel caso di mancato rispetto dell’impegno a costituire classi con un numero

non inferiore ad otto alunni.

Il decreto n. 83, al punto 3.5, dispone che “per rendere efficace

l’organizzazione degli insegnamenti e delle attività didattiche… il gestore…

si impegna a formare classi composte da un numero di alunni non inferiore

ad otto…”: fin qui nulla di nuovo rispetto al contenuto dell’art. 1, co. 6, lett.

f) del regolamento.

Successivamente le linee guida stabiliscono tuttavia che:




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   -   “ai fini di cui all’art. 4 del Regolamento di cui al D.M. 29/11/2007 n°

       267, a partire dall’a.s. 2008/09, costituisce grave irregolarità di

       funzionamento la presenza per più di due anni di classi composte da

       un numero di alunni inferiore ad otto” (punto 5.4);

   -   “nel caso sia accertata la sopravvenuta carenza di uno o più dei

       requisiti richiesti, l’Ufficio Scolastico Regionale invita la scuola a

       ripristinare il requisito o i requisiti mancanti, assegnando il relativo

       termine non superiore a 30 giorni. Scaduto il termine assegnato senza

       che la scuola abbia provveduto a ripristinare il requisito o i requisiti

       prescritti, l’Ufficio Scolastico Regionale provvede alla revoca della

       parità” (punto 5.8);

   -   “la revoca del riconoscimento della parità scolastica …è disposta …

       nei seguenti casi: … c) gravi irregolarità di funzionamento” (punto

       5.10)

Preme qui rilevare come, attraverso l’adozione delle linee guida,

l’amministrazione scolastica abbia chiarito definitivamente la portata

dell’impegno di cui all’art. 1, comma 6, lett. f), definendo grave irregolarità

di funzionamento la presenza per più di due anni di classi composte da un

numero di alunni inferiore ad otto e sanzionando tale irregolarità con la

revoca del riconoscimento della parità scolastica.

Nello specificare la consistenza dell’impegno, le linee guida vanno così a

smentire la motivazione posta a fondamento dell’ordinanza del TAR Lazio di




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rigetto della sospensiva: il danno paventato dalle ricorrenti è reale ed effettivo

(seppure procrastinato di due anni), poiché il numero minimo di otto alunni

per classe costituisce non un semplice “impegno” ma un vero e proprio

“obbligo”, la cui osservanza condiziona concretamente il mantenimento della

parità.

Ciò posto, non si comprende per quale ragione le linee guida abbiano poi

concesso una deroga alla prescrizione generale, consentendo alle scuole

dell’infanzia di computare il numero minimo di otto alunni “con riferimento

agli alunni nel loro complesso senza riferimento alle sezioni attivate”.

Il trattamento di favore riservato alla scuola dell’infanzia non viene affatto

motivato dall’amministrazione e costituisce ulteriore elemento di illegittimità

del provvedimento impugnato, perlomeno sotto il profilo dell’eccesso di

potere da disparità di trattamento e della violazione di legge (L. n. 10.3.2000

n. 62) per eccesso di delega.

1.3. La ulteriore novità introdotta dal decreto n. 83/08 è costituita dalla

impossibilità per i gestori delle scuole paritarie di istituire più d’una classe

“collaterale” affianco ad una classe terminale della scuola secondaria

superiore (4.8).

Questa disposizione mal si concilia con quanto stabilito dalle linee guida al

punto immediatamente precedente (4.7), ove si consente la creazione di classi

collaterali a classi iniziali e intermedie senza alcuna limitazione numerica.




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Non si comprende per quale ragione un istituto paritario possa dar vita a

classi collaterali in numero superiore a due per tutte le classi intermedie e non

anche per quelle dell’ultimo anno.

La irragionevolezza della disposizione è dunque evidente. Una limitazione di

tal genere si rivela particolarmente penalizzante rispetto alla creazione di

classi collaterali funzionali allo svolgimento di corsi serali per studenti

lavoratori. Si impedisce in tal modo agli istituti paritari di svolgere un

compito di chiaro interesse sociale, contrariamente a quanto accade per le

scuole statali; la previsione appare oltretutto in contrasto con l’obbligo

imposto dalla n. 62/2000 di ammettere le domande di chiunque ne faccia

richiesta e sia in possesso dei requisiti prescritti.

Più in generale occorre comunque ribadire l’illegittimità delle disposizioni

che stabiliscono limitazioni di carattere generale allo sdoppiamento delle

classi degli istituti paritari, senza prevedere una verifica concreta delle

esigenze di sdoppiamento in relazione ai singoli casi.

                                       PQM

Voglia l’Ecc.mo Tar adito annullare il provvedimento impugnato.

Con vittoria di spese, competenze ed onorari.

Roma, 9 dicembre 2008

                                                         Avv. Prof. Filippo Satta

                                                         Avv. Severino D’Amore

                                                                Avv. Enrico Gai




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   RELAZIONE DI NOTIFICA:

   IO SOTTOSCRITTO AVV. FILIPPO SATTA, ALL’UOPO AUTORIZZATO AI SENSI

DELL’ART.   7   LEGGE         N.   53/1994,     CON   DELIBERA   DEL   CONSIGLIO

DELL’ORDINE      DEGLI    AVVOCATI         DI    ROMA    N.   376/05       ASSUNTA

NELL’ADUNANZA DEL        23   GIUGNO   2005,    HO NOTIFICATO COPIA CONFORME

DEL SUESTESO ATTO A:

MINISTERO       DELL’ISTRUZIONE,              DELL’UNIVERSITA’         E   DELLA

RICERCA, in persona del Ministro p.t., domiciliato per legge presso

l’Avvocatura Generale dello Stato in Roma (00186), via dei Portoghesi n. 12,

mediante spedizione di plico conforme dall’ Ufficio postale di Roma

                                                          Avv. Prof. Filippo Satta




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