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LG_Asma

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LG_Asma
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12/13/2011
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101
Consiglio Sanitario Regionale

Regione Toscana









LINEE GUIDA PER LA DIAGNOSI E CURA

PER L‟ASMA BRONCHIALE









Hanno collaborato:

Gruppo di lavoro delle linee guida di asma/BPCO Gruppo di lavoro delle Linee guida delle

– insufficienza respiratoria allergopaie e malattie autoimmuni

coordinato da A. Lopes Pegna coordinato da S. Romagnani

Hanno curato le linee guida dell‟asma: L. Carrozzi, Hanno curato le linee guida dell‟asma

A. Corrado, F. Lavorini, A. Lopes Pegna, S. Nutini, bronchiale: E. Maggi, P. Campi, F. Cosmi,

PL. Paggiaro, M. Pistolesi, M. Rossi, A. Vierucci L. Emmi*, S. Lenti, A. Matucci, O. Rossi,

Altri Collaboratori del Gruppo di Lavoro: E. Novembre*

A. Augustynen, S. Baldini, B. Bini, D. Bonanni, E. Altri Collaboratori del Gruppo di Lavoro: R.

Giustini Saffi, C. Giuntini, R. Romizi, AM. Bernardini, F. Frati, P. Frosoni, R. Manetti,

Santolicandro, G. Villella P. Parronchi

* hanno partecipato attivamente ad entrambi i gruppi di lavoro

Indice Analitico

I. Executive summary 4

II. Linee guida in extenso 8

1. Epidemiologia 8

2. Premessa 26

3. Definizioni 27

4. Cenni etiopatogenetici 28

5. Classificazione 30

6. Fattori etiologici scatenanti 31

7. Procedure diagnostiche 34

8. La terapia dell‟asma bronchiale 47

9. Asma nel bambino 59

10. Trattamento dell‟asma bronchiale acuto nell‟adulto 62

11. Linee guida per il trattamento dell‟asma bronchiale acuto nel bambino 71

12. Valutazione dell‟asma bronchiale 75

13. Ruolo del MMG e dello specialista 76

14. Follow-up 77

15. L‟educazione del paziente asmatico 78

16. Prevenzione secondaria non farmacologica 83

17. Scheda di raccolta dati in pazienti con BPCO - asma bronchiale

– insufficienza respiratoria 86

III. Bibliografia 91









1

Glossario delle abbreviazioni significative





AB: Asma Bronchiale

BPCO: Broncopneumopatie croniche ostruttive

ECP: eosinophil cationic protein

CPT, VR, CFR: Capacità polmonare, totale, Volume residuo, Capacità funzionale residua

ECRHS: European Community Respiratory Health Study

EF: esercizio fisico

FEV1: Volume espiratorio forzato al 1 secondo

ITS: Immunoterapia specifica

O.M.S: Organizzazione Mondiale Sanità

PC20FEV1 o PD20FEV1: concentrazione (o dose) provocativa

PEF: picco di flusso espiratorio

SIDRIA: studio italiano sui disturbi respiratori nell‟infanzia e l'ambiente









2

Grading delle raccomandazioni

(Secondo il Piano Nazionale Linee Guida-PNLG)





LIVELLI DELLE PROVE FORZA DELLE RACCOMANDAZIONI

I: Prove ottenute da più studi controllati A: Procedura diagnostica o terapeutica è fortemente

randomizzati e/o revisioni sistematiche di raccomandata. Indica una particolare

studi randomizzati raccomandazione sostenuta da prove scientifiche di

buona qualità, anche se non necessariamente di tipo I

o II

II: Prove ottenute da un solo studio B: Si nutrono dei dubbi sul fatto che la procedura o

randomizzato di disegno adeguato l‟intervento debba sempre essere raccomandato, ma si

ritiene che la sua esecuzione debba essere

attentamente considerata

III: Prove ottenute da studi di coorte non C: Esiste una sostanziale incertezza a favore o contro

randomizzati con controlli concorrenti o la raccomandazione di eseguire la procedura o

storici o loro metanalisi l‟intervento

IV:Prove ottenuti da studi retrospettivi tipo D: L‟esecuzione della procedura o intervento non è

caso controllo o loro metanalisi raccomandata

V: Prove ottenute da studi di casistica senza E: Si sconsiglia fortemente l‟esecuzione della

gruppo di controllo procedura o intervento

VI: Prove basate sull‟opinione di esperti

autorevoli o di comitati di esperti o basata

su opinioni dei membri del gruppo di lavoro

responsabile delle linee guida









3

I. EXECUTIVE SUMMARY

Epidemiologia



BPCO ed asma

 il dato epidemiologico conferma in ambito regionale (rispetto al contesto internazionale e

nazionale) l‟importanza dell‟impatto sanitario della BPCO, sia in termini di mortalità sia in

termini di ospedalizzazione, anche in considerazione del crescente invecchiamento della

popolazione;

 esistono differenze territoriali di una certa rilevanza che necessitano di particolare

approfondimento. La mortalità per BPCO è stabilmente più elevata a Massa, con alcune punte

rilevanti a Empoli e Pistoia. I dati di morbidità riportati non sono invece utili al fine di definire

l‟ impatto sanitario tra le diverse aree, in termini di ospedalizzazione per grosse categorie di

riferimento (i ricoveri in pneumologia sono gli unici indicatori riportati). Le differenze

osservate riflettono la distribuzione sul territorio dei reparti specialistici, unitamente ad un'

importante quota di errore di codifica;

 i pochi dati di prevalenza esistenti evidenziano l'importanza della presenza di sintomi cronici,

soprattutto nelle classi adulte anziane e la generale sottostima della diagnosi in particolare di

BPCO.





Insufficienza respiratoria

 Il dato epidemiologico è difficilmente valutabile per la mancanza di indicatori specifici;

 I dati di Ossigenoterapia a lungo termine evidenziano:

il crescente ricorso a tale presidio terapeutico, fornendo una misura indiretta della crescente

importanza del problema;

diversità in ambito regionale, tra le diverse Aziende sanitarie;

 tali variazioni interaziendali appaiono in parte spiegabili con le differenze in termini di

mortalità;

 una parte di tale variazione sembra essere però indipendente ed attribuibile a diversità negli

approcci diagnostici e terapeutici;

 in termini di impatto sanitario e di costi regionali il dato riflette comunque un importante

incremento nel tempo.





Punti critici

 Un primo punto emergente dalla disamina dei dati mostrati è la necessità, in ambito regionale,

di una standardizzazione nella raccolta dei dati e delle procedure, di cui tali linee guida possano

rappresentare un importante possibilità.



4

 Appare pertanto necessario ed urgente l‟istaurarsi di un sistema omogeneo e controllato di

registrazione e monitoraggio dei dati di cui si propone l‟instaurazione. In particolare per:

- dati sull‟uso di O2 terapia a lungo termine, comprendenti anche la diagnosi;

- dati sull‟uso di ventilazione meccanica non invasiva domiciliare;

- dati di morbilità: analisi dei DRG respiratori provenienti dai reparti di pneumologia o di

medicina. Analisi della comparsa della diagnosi di BPCO come complicanza di altri DRG;

- necessità di indagini tra la popolazione generale per la definizione della prevalenza e

dell'incidenza di malattia.;

 a questo ultimo riguardo appare particolarmente rilevante la possibilità di un coinvolgimento

diretto dei Medici di Medicina Generale (MMG); sarebbe infatti possibile (ed in altre parti di

queste linee guida se ne affrontano le premesse) una raccolta standardizzata di dati sulla

patologia in oggetto a partenza dagli ambulatori dei MMG.





2. Diagnosi

1. Una corretta raccolta di informazioni anamnestiche, con particolare riguardo alla presenza di

familiarità per malattie allergiche o polmonari e storia personale di malattie atopiche, permette di

sospettare l‟asma in circa il 60% dei pazienti.

2. I sintomi più frequentemente riferiti dai pazienti asmatici sono la difficoltà respiratoria, la

costrizione toracica, il respiro sibilante e la tosse generalmente secca o con scarsa espettorazione di

tipo mucoso. I sintomi si manifestano in maniera parossistica, sono tipicamente scatenati da stimoli

aspecifici, quali fumi o gas irritanti, l‟aria fredda, l'iperventilazione indotta da esercizio fisico e

dalle risate, oltre che da stimoli specifici quali allergeni, sostanze di uso professionale.

3. L‟esame obiettivo può risultare del tutto negativo nei pazienti con asma lieve intermittente o

quando il soggetto è osservato al di fuori della crisi di asma. Sibili espiratori possono talvolta essere

evidenziati auscultando il paziente mentre esegue un‟espirazione forzata. Nei pazienti con asma

moderato persistente e di grado severo, l'auscultazione del torace può evidenziare la presenza di

sibili, prevalentemente espiratori. Il paziente con grave crisi asmatica manifesta intensa dispnea con

difficoltà di parola, tachicardia, uso di muscoli accessori della respirazione e retrazione dei muscoli

intercostali e talvolta cianosi. In questi pazienti i rumori respiratori possono essere anche assenti.

4. La diagnosi funzionale di asma bronchiale va sempre accertata e si basa: sulla presenza di

variabile ostruzione bronchiale, reversibile spontaneamente o dopo trattamento farmacologico e/o

sulla iperreattività bronchiale.

5. L‟iperreattività bronchiale può essere associata anche ad altre patologie, quali infezioni virali

delle vie aeree superiori, fibrosi cistica, malattia da reflusso gastroesofageo, broncopneumopatia

cronica ostruttiva. La negatività del test di broncostimolazione con metacolina rende poco

probabile la diagnosi di asma bronchiale.

5

6. La determinazione della variabilità giornaliera del PEF può essere utile nel controllo della

terapia dell‟asma (il regolare monitoraggio domiciliare del PEF è utile al paziente per rendersi

conto di eventuali segnali di deterioramento funzionale).





3. Terapia

La terapia farmacologica rappresenta il cardine del trattamento dell'asma, ma non va dimenticato

che è necessario individuare attentamente e, se possibile, eliminare o ridurre i fattori scatenanti o

causali dell'asma. La definizione del livello di gravità è essenziale per definire il piano di

trattamento; tale definizione richiede, oltre all'attenta raccolta dei sintomi, anche la misurazione

della funzione polmonare, che è quindi necessaria per la scelta della terapia. Il livello di gravità è

variabile nel tempo e va quindi periodicamente riverificato, anche attraverso la definizione del

livello minimo di trattamento che mantiene la malattia sotto controllo.

La terapia farmacologica richiede l'uso regolare di farmaci (dal livello di asma lieve persistente in

su) e l'aggiunta di farmaci al bisogno per il controllo dei sintomi. Tuttavia un buon controllo della

malattia deve comprendere la scomparsa o quasi dei sintomi, l'ottenimento della miglior funzione

respiratoria possibile, l'assenza di riacutizzazioni, e l'assenza o quasi dell'uso del farmaco

d'emergenza.

La scelta del tipo e dei dosaggi dei farmaci è dipendente dal livello di gravità. I corticosteroidi

inalatori rappresentano i farmaci essenziali per il trattamento dell'asma, ma dovrebbero essere

somministrati alle dosi più basse possibili; in caso di effetto insufficiente, l'aggiunta di altri farmaci

(beta2-agonisti a lunga durata d'azione, antileucotrieni) dovrebbe servire ad ottenere il controllo

della malattia senza usare una dose elevata di corticosteroidi inalatori, causa possibile di effetti

collaterali a lungo termine.

La terapia va periodicamente adattata alle diverse condizioni cliniche. Deve essere disposto un

piano per riconoscere e trattare tempestivamente le possibili riacutizzazioni. Eventuali terapie

addizionali dovrebbero essere decise da centri specialistici.

Deve inoltre essere sempre considerato un controllo nel tempo, per evitare la progressione della

malattia e la conseguente riduzione di funzione polmonare.





Trattamento in acuto

 Intervento tempestivo. E‟ fondamentale che il paziente venga educato a riconoscere la gravità

dell‟asma, a intervenire prontamente al proprio domicilio e a cercare l‟intervento medico

d‟urgenza quando necessario

 Adeguato trattamento farmacologico. I cardini del trattamento della crisi asmatica sono

rappresentati da: somministrazioni ripetute di beta 2 agonisti a rapida azione; precoce

introduzione dei corticosteroidi per via sistemica; correzione della ipossiemia

6

 Monitoraggio delle condizioni del paziente e della risposta al trattamento. Il monitoraggio deve

essere effettuato tramite valutazione dei sintomi e di parametri oggettivi quali misurazioni

ripetute della funzione polmonare

 Il trattamento dell‟asma bronchiale acuto nel bambino non differisce in modo sostanziale da

quello dell‟adulto. Particolare attenzione va posta ad un appropriato dosaggio dei farmaci.





4. Ruolo del MMG e dello Specialista

Il Medico di Medicina Generale solleva il sospetto diagnostico e collabora con lo Specialista

nell‟individuazione dei fattori eziologici e nella conferma della diagnosi. Collabora con lo

Specialista nel valutare i livelli di gravità di asma; imposta una corretta terapia e ne sorveglia gli

effetti collaterali. Collabora infine nell‟educazione del paziente asmatico. Le indicazioni per il

consulto specialistico sono relative e dipendono dai servizi disponibili e dall‟esperienza del MMG

nel trattamento dell‟asma. Lo Specialista esegue la valutazione funzionale e la definizione eziologia

di asma; collabora coi MMG nell‟approccio terapeutico per i pazienti di difficile gestione. Valuta

l‟opportunità di trattamenti antiallergici (per es. immunoterapia); interviene nella diagnosi di asma

professionale e valuta la capacità lavorativa; si occupa infine dei soggetti che necessitano di

educazione aggiuntiva o intensiva.





5. Educazione del paziente asmatico

 L‟educazione del paziente asmatico è essenziale per l‟efficace trattamento dell‟asma bronchiale.

 Tutti i pazienti affetti da asma bronchiale devono essere educati al self-management

 L‟educazione del paziente asmatico prevede due livelli di intervento:

– individuale: messaggi personalizzati in occasione di tutti i contatti con il MMG o Specialista, sia

in ambulatorio che in ospedale

– collettivo: interventi più complessi presso Centri Specialistici, rivolti in particolare modo ai

pazienti con asma lieve che vanno incontro a frequenti riacutizzazioni e ai pazienti con asma

moderato-grave.









7

II. LINEE GUIDA IN EXTENSO



1. Epidemiologia

Questo capitolo introduttivo prende in esame i dati epidemiologici disponibili per le tre patologie:

BPCO, Asma bronchiale e Insufficienza Respiratoria. La scelta di unificare queste tre patologie è

stata dettata soprattutto dal fatto che In Toscana non sono disponibili ad oggi dati complessivi

relativi alla morbilità e mortalità per asma bronchiale ma risultano solo dati complessivi con la

BPCO; analogamente per quanto riguarda l‟insufficienza respiratoria la BPCO rappresenta il quadro

determinante di questa situazione clinica. E‟ auspicabile la creazione di una rete di rilevazione dati

che possa consentire di differenziare le due patologie in quanto la mortalità negli ultimi anni risulta

decisamente inferiore rispetto a quella per BPCO.





1.1 Contesto nazionale ed internazionale

BPCO

Le proiezioni dei dati di mortalità stimano che, nel 2020, nel mondo, le morti per BPCO, che negli

anni '90 si ponevano al sesto posto, raggiungeranno il terzo posto (1). La malattia ha ed avrà quindi

nel mondo un peso notevolissimo (sia in termini di mortalità sia in termini di disabilità (1)). In

generale si pensa che la quota attuale di BPCO sia sottostimata (2). In Italia, le malattie dell‟apparato

respiratorio rappresentano la terza causa di morte e, di queste, le BPCO (inclusa l‟asma)

rappresentano il 55% (3). I tassi standardizzati di mortalità dimostrano, negli ultimi 10 anni, una

lenta tendenza alla riduzione, nel sesso maschile; tale tendenza è meno evidente nel sesso femminile

dove in alcune fasce di età si osserva un aumento (3). In termini di morbidità le statistiche relative

alle diagnosi di dimissione ospedaliera (anno 1997) mostrano la BPCO (posta come diagnosi

principale) al sesto posto per numero di dimissioni (6,2% sul totale), mentre nell‟analisi per DRG

(Diagnostic Related Disease) quello relativo alla BPCO è il più rappresentato tra quelli respiratori (al

settimo posto sul totale dei DRG, pari al 1,3%) (4). In termini di prevalenza i dati disponibili a

livello nazionale ed internazionale dimostrano una notevole variabilità (2). I dati italiani ricavabili

dalle indagini campionarie realizzate nella zona rurale del Delta Padano ed urbana di Pisa (5)

dimostrano una maggior prevalenza nella prima rispetto alla seconda ed evidenziano una notevole

differenza tra la diagnosi riportata (ma riferita come confermata dal medico) e la presenza dei

sintomi cronici che, di per sé, sono suggestivi della diagnosi, confermando il problema della

sottostima della malattia. E' inoltre importante sottolineare in questa sede (perché tale punto dovrà

essere discusso nella parte relativa alla definizione e diagnosi della malattia) che il calcolo della

prevalenza e dell'incidenza della malattia sono fortemente dipendenti dal criterio utilizzato per la

diagnosi, in particolare per la definizione della presenza di ostruzione bronchiale (6).



8

ASMA

La patologia asmatica ha dimostrato una crescita negli ultimi anni sia in termini di prevalenza sia in

termini di mortalità (7); benchè tale andamento in crescita appaia attualmente meno evidente la

patologia asmatica rimane molto diffusa, soprattutto nei bambini e nei giovani adulti (8, 9)





Asma nei bambini

La prevalenza nei bambini varia da meno dell'1% a più del 15%. In Italia, lo studio ISAAC (studio

internazionale sull‟asma e sulle allergie nell‟infanzia), condotto sui bambini di 6-7 e 13-14 anni ha

permesso di confrontare i dati italiani con quelli internazionali ponendo l‟Italia (rispetto agli altri 56

paesi partecipanti) in posizione variabile e rispettivamente al 39° posto per i sintomi di asma, al 31°

posto per i sintomi di rinocongiuntivite ed al 32° posto per la dermatite atopica. La prevalenza di

sibili negli ultimi 12 mesi è stata del 7,3% (valore medio 11,8), mentre quella di rinocongiuntivite

variava dal 4,3 al 6,3% (mediana mondiale 5,9%). Tra i vari centri italiani partecipanti, la diagnosi

riportata di asma nella classe 13-14 anni varia dal 7,7 al 12% . Nella classe 6-7 anni i sibili negli

ultimi 12 mesi variano tra il 5,7 ed il 9,9%, mentre la prevalenza della diagnosi di asma oscilla dal

4,6 all‟11,7%. Nessun chiaro gradiente Nord-Sud è stato evidenziato, come anche osservato per

l‟intero studio ISAAC (10)

Parallelamente, lo studio SIDRIA (studio italiano sui disturbi respiratori nell‟infanzia e l'ambiente),

utilizzando una versione estesa dello stesso questionario ISAAC, ha ulteriormente approfondito

alcuni aspetti epidemiologici relativi ai fattori di rischio personali ed ambientali. La prevalenza di

asma nella vita dell'11% tra i maschi e del 6,4% tra le femmine di 6-7 anni, era più elevata nelle città

che nelle zone di campagna (11). Entrambi gli studi hanno recentemente raccolto ulteriori dati

longitudinali dalla cui analisi sarà fondamentale lo studio della variazione della malattia e dei fattori

di rischio nel tempo.





Asma negli adulti

I morti per asma sarebbero nel mondo superiori ai 180.000 all‟anno, mentre i malati di asma

sarebbero compresi tra i 100 ed i 150 milioni (9). Nello studio europeo ECRHS (European

Community Respiratory Health Study) condotto sulla popolazione di età compresa tra i 25 ed i 44

anni in Europa ed in altri parti del mondo la prevalenza di diagnosi di asma variava dal 2% (Estonia)

al 12% in Australia, mentre la prevalenza di fischi negli ultimi 12 mesi dal 4% (India) al 32%

(Irlanda). In Italia, dati tratti dallo stesso studio, hanno mostrato una prevalenza stimata di asma,

confermata da indagini cliniche, del 3,5-6,0 e 4,5 % nelle tre città studiate (Pavia, Torino e Verona)

(12). I dati più recenti analizzati nell‟ambito della parte italiana dello studio europeo (ISAYA, studio

italiano sull‟asma nei giovani adulti) non mostrano una variazione tra i dati dell‟inizio degli anni ‟90

9

e quelli rilevati nel 1998-2000 (3,65 e 3,2% per la prevalenza di attacchi di asma), mentre si

osserverebbe una tendenza persistente all‟aumento della prevalenza della rinite allergica (15,4 e

18,3%) (13). Il confronto geografico in Italia evidenzierebbe maggiori prevalenze di sintomi di asma

e di rinite allergica nelle zone mediterranee (comprendenti anche le aree toscane indagate, cfr dati

Toscani sottoriportati) rispetto a quelle subcontinentali (14).





INSUFFICIENZA RESPIRATORIA

Per quanto riguarda l'insufficienza respiratoria, vale per i dati nazionali ed internazionali quanto

verrà detto a proposito dei dati Toscani, in merito in particolare alla possibilità di avere un quadro

epidemiologico accurato; un dato di riferimento è rappresentato dal consumo di O2 terapia (per la

quale la BPCO rappresenta la quota dominante) o, quando disponibili, spesso nell'ambito di studi ad

hoc, i dati relativi all'uso di ventilazione meccanica non invasiva a livello domiciliare (15-18).





I FATTORI DI RISCHIO

Il più importante fattore di rischio associato alla patologia ostruttiva polmonare è il fumo di sigaretta,

la cui prevenzione e trattamento sono da considerarsi un vero e proprio intervento terapeutico. La

quota di mortalità per BPCO attribuibile all'esposizione al fumo di sigaretta è variabile nei vari

Paesi: nei Paesi industrializzati il dato è stimato essere intorno al 70%. Il grado di evidenza è certo

anche per l'esposizione ad inquinanti atmosferici e ad alcuni inquinanti professionali. Altri fattori di

rischio (ad esempio: infezioni nell'infanzia, fattori alimentari, lo stato socio-economico, familiarità)

giocano un ruolo la cui precisa definizione è suscettibile di approfondimento (19, 20).

Per l‟asma, la componente intrinseca “dell'ospite”, in parte anche legata a fattori genetici, interagisce

con l'ambiente nel determinare l'insorgenza di malattia (19, 20). In considerazione della storia

naturale di questi quadri patologici e della difficoltà di modificarne l'andamento, il riconoscimento e

l'intervento sui fattori di rischio sono tappe fondamentali del percorso diagnostico e terapeutico (21).





1.2 Contesto regionale

I dati regionali sono illustrati nelle tabelle e figure riportate in allegato e sono ricavati da fonti

ufficiali, facilmente accessibili, o già pubblicati. Di seguito se ne riporta una breve sintesi, con

l‟obiettivo di analizzarli criticamente e di evidenziare differenze locali nell‟ambito del contesto

regionale (Fig 1).





Mortalità: Nella tabella 1 e 2 sono riportati i tassi grezzi ed i tassi standardizzati di mortalità per

BPCO (compresa l‟asma) dal 1971 al 1998, per Azienda Sanitaria di residenza. La fonte dati

relativa all‟ultimo anno riportato è il sito regionale toscano mentre i dati relativi agli anni precedenti

derivano dall‟atlante di mortalità, pubblicato sempre a cura della Regione Toscana. I dati non sono

10

completamente sovrapponibili: i più recenti non contengono tutti i codici di malattia dei primi e

riportano un dato puntuale relativo all‟anno 1998, mentre i precedenti contengono alcune codifiche

aggiuntive (seppure in Italia scarsamente utilizzate) e si riferiscono a periodi (riportando quindi un

dato più stabile e statisticamente più solido). Il confronto temporale dei dati relativi in particolare

all‟ultimo anno riportato deve tenere conto di tali problemi metodologici. Inoltre, per il livello di

aggregazione cui questi dati sono presentati ed in considerazione della bassa numerosità di questo

dato, i dati relativi all‟asma sono sempre considerati insieme a quelli di BPCO ed una analisi mirata

deve essere eseguita. Nel loro complesso, le malattie respiratorie rappresentano anche in Toscana la

terza causa di morte; i tassi grezzi di mortalità per BPCO (tabella 1) sono lievemente superiori, sia

nei maschi sia nelle femmine, a quelli nazionali pari, rispettivamente, a 77,2 e 51,5 per il 1998 (dati

Istituto Superiore di Sanità www.mortalità.iss.it). L‟analisi dell‟andamento temporale dimostra un

modesto aumento nel ventennio 70-94 in particolare nel sesso femminile, e quest‟ultimo parrebbe

confermato, con le riserve sopraelencate, anche nell‟anno 1998. Esistono differenze tra le diverse

Aziende Sanitarie di residenza. Il tasso più elevato si osserva a Massa in entrambi i sessi; i più bassi

a Viareggio e Prato (al cui interno è più marcato l‟aumento temporale); tra i valori elevati si

segnalano Empoli (stabilmente tra i più alti), Lucca nel periodo 90-94 e Pistoia ma solo nell‟ultimo

anno. Le differenze tra maschi e femmine sono sempre importanti. Nella tabella 2, gli stessi valori

sono riportati in termini di tassi standardizzati, tendendo quindi conto della composizione per eta

della popolazione. La popolazione di riferimento è quella europea, più giovane della Toscana, ed i

valori dei tassi si abbassano proporzionalmente; anche alcune differenze tra aziende cambiano in

considerazione del diverso peso delle classi di età più anziane: Massa si conferma comunque

l‟Azienda di residenza a più alta mortalità per BPCO, mentre, considerando in particolare gli ultimi

anni, Livorno e Siena quelle a più bassa mortalità. La rilevante discrepanza tra tasso grezzo e tasso

standardizzato da misura dell‟importanza della patologia in oggetto nelle classi più anziane e ne

conferma la dimensione in termini di impatto sanitario, anche in considerazione delle future

proiezioni demografiche.

Nella figure 2-4 sono riportati i dati di mortalità proporzionale (percentuale di morti, sul totale

generale dei morti o sul totale dei morti per causa). Nella figura 2, relativa alla mortalità per

malattie dell‟apparato respiratorio globalmente considerate, spicca ancora il dato di Massa che è

evidente anche nella figura 3 relativa alla mortalità per sole BPCO sulla mortalità totale; qui è

elevato anche il dato di Empoli e Pistoia (cfr tasso grezzo). La figura 4 è particolarmente

informativa ai nostri fini: nei maschi, ma anche nelle femmine seppure in modo proporzionalmente

inferiore, la BPCO da sola rappresenta sempre la quota maggiore dei morti per patologia

respiratoria; il dato locale più importante è quello di Pistoia (70%) mentre ancora Massa ed Empoli

con, in questo caso anche Livorno, registrano dati al di sopra del 60%. I valori più bassi si

osservano a Grosseto e Viareggio.

11

Morbilità: Nella tabella 4 sono riportate il numero e la distribuzione percentuale dei DRG

respiratori che si riferiscono alla BPCO o all‟insufficienza respiratoria. Il peso sul totale delle

dimissioni non è trascurabile e pone questo DRG tra i primi rispetto alla distribuzione totale: la

malattia cronica ostruttiva rappresenta da sola il 1,2% dei DRG totali e tale quota sale al 2,1% se si

considerano altri DRG che comprendono l'asma; per confronto si pensi che i DRG 121-125

(malattie cardiovascolari con o senza infarto acuto) rappresentano il 1,55% del totale. I dati relativi

alla diagnosi principale di dimissione riportano che il 6% dei ricoveri totali ed il 10% di quelli in

day hospital (DH) sono attribuibili alle malattie respiratorie globalmente considerate (per confronto,

le malattie cardiovascolari nel loro complesso ne rappresentano il 15%); tra queste la parte più

consistente pari al 21 e 27% è attribuibile alle BPCO (ancora, per confronto, le diagnosi di ischemia

acuta e cronica rappresentano il 23% sul totale delle dimissioni per malattie cardiovascolari).

L‟asma bronchiale da sola è responsabile del 10% dei ricoveri in DH e del 6% di quelli ordinari. La

quota di ospedalizzazione imputabile a tale patologia è quindi importante.

Relativamente alle differenze territoriali, possono essere indicativi i dati riportati nelle figure 5, che

mostra le distribuzioni dei ricoveri in ambiente pneumologico per Azienda di provenienza. Il dato

può essere correlabile al peso relativo della morbilità per patologia respiratoria nelle diverse realtà

territoriali. Il dato non è relativo alla BPCO; volendo confrontarlo con un dato di mortalità

precedentemente riportato la figura è comparabile a quanto riportato in figura 2. Il quadro che se ne

deduce non è esattamente sovrapponibile: in figura 5 le aree in cui il problema sembra pesare di più

sono Grosseto, Arezzo e Lucca, Massa passa al VI posto, rimangono particolarmente basse Prato,

Viareggio, mentre Pistoia (che era tra le aree a più elevata mortalità) si colloca ai livelli inferiori. In

considerazione del fatto che, come riportato nella figura, la quota di dimissioni riferita alla categoria

“USL errata” è pari al 7,4% delle dimissioni totali e che i dati relativi alle pneumologie non

superano il 2,5% questo indicatore non sembra riflettere la prevalenza o la gravità della patologia.

L‟errore di codifica può essere elevatissimo. Nella figura 6, sono riportati per gli ultimi 3 anni

disponibili, i dati relativi alla distribuzione percentuale delle dimissioni in pneumologia erogate da

ogni Azienda. Si osserva un andamento temporale in alcuni casi decrescente, in altri stabile o

variabile; l‟unico dato in aumento è quello di Empoli. La maggiore quota di dimissioni da reparti

pneumologici è di pertinenza delle Aziende ospedaliere di Firenze e Siena, seguono, in ordine di

dimensioni percentuali, Grosseto, Arezzo e Massa. Prato e Pistoia rimangono sempre le zone in cui

il dato è inferiore.

Infine, i pochi dati di prevalenza sulla patologia sono raccolti in ambito di indagini epidemiologiche

campionarie, eseguite tra la popolazione generale di Pisa e tra le popolazioni giovani adulte di

Livorno, Pisa e Lucca. Nelle tabelle 8 e 9 sono riportati alcuni tra i più importanti: le diagnosi

riferite di bronchite cronica ed enfisema evidenziano una relativa stabilità nel tempo, con una quota

12

rilevante nei soggetti maschi al di sopra dei 64 anni d'età (intorno al 20%). La sottostima

diagnosi/sintomi è evidente: tosse ed espettorato hanno nella classe d'età una prevalenza intorno al

35%. Dallo studio di Pisa è anche ricavabile un dato relativo alla prevalenza di atopia che sulla

popolazione generale è del 31% (sovrapponibile a quella osservata nella zona rurale del delta

padano) (22). Per quanto riguarda l'asma, la prevalenza sulla popolazione generale pisana di asma

nel corso della vita è pari a 8% nelle femmine e 8,3% nei maschi; nella popolazione dei giovani

adulti (20-44 anni) indagati nell'ambito dello studio ISAYA, tale dato globale è del 10% senza

differenze tra le zone di Livorno, Pisa e Lucca. Si segnalano inoltre i dati raccolti sui bambini e gli

adolescenti nella zona di Firenze-Prato, Empoli-Fucecchio e Siena nell'ambito dello studio SIDRIA,

che dimostrano una prevalenza variabile dal 9 all'8% per i bambini di 6-7 anni e dall'8 al 10% per i

ragazzi delle scuole medie.





Insufficienza respiratoria

Mortalità: Le morti per insufficienza respiratoria non sono codificate in modo univoco: il dato si

disperde tra quello relativo alla diagnosi principale di cui l‟insufficienza respiratoria rappresenta la

complicazione finale e quelli che poi finiscono nella categoria segni e sintomi che non viene

comunemente mostrata come diagnosi principale. L‟analisi specifica richiederebbe quindi ulteriori

approfondimenti e l‟analisi delle cause contribuenti di morte.





Morbilità: Considerazioni analoghe a quelle effettuate per la mortalità, valgono per i dati ricavabili

dalle dimissioni ospedaliere. L‟insufficienza respiratoria viene codificata, spesso con abitudini

diverse tra aziende, in alcuni codici che vengono poi riferiti a categorie respiratorie generiche

(esempio segni e sintomi) il cui contributo ha un peso variabile intorno al 0,2% per ciascuna

categoria (Tabelle 3 e 4). In assenza di una codifica specifica e, soprattutto dell‟impossibilità di

poter attribuire un adeguato costo all‟intervento di ventilazione meccanica non invasiva spesso

impiegata in questi pazienti, non è facile analizzare questi dati in termini epidemiologici al fine di

stimare e quantizzare il problema.

Forse più utili a tale scopo sembrano i dati relativi all‟uso di Ossigeno terapia a lungo termine

(trattamento specifico dell‟insufficienza respiratoria, l‟unico presidio, insieme alla cessazione del

fumo, che si sia dimostrato in grado di modificare la sopravvivenza dei pazienti BPCO gravi). Nella

tabella 10 sono riportati i valori assoluti e le variazioni percentuali delle rilevazioni relative agli

anni 1991, 1996 e 2002. In generale nel tempo si è avuto un notevole aumento, ma tale aumento

temporale non è interpretabile come corrispondente ad un incremento di prevalenza o di incidenza

del problema, ma come diretta conseguenza della evidenza della efficacia di tale terapia: il dato è

comunque una misura indiretta dell‟importanza della patologia e dei suoi costi crescenti. L‟analisi

di confronto tra varie aree offre spunti interessanti che riflettono la presenza di attitudini

13

diagnostiche e terapeutiche differenti: alcune realtà (ad esempio Livorno ed in parte Grosseto) sono

più stabili nel tempo, in altre realtà l‟aumento è stato precoce, per altre) l‟utilizzo di tale terapia è

più recente. La distribuzione percentuale dei pazienti in O2 terapia sul territorio toscano è indicativa

delle aree in cui quantitativamente tale pratica viene quantitativamente più prescritta senza però

tener conto della diversa numerosità della popolazione (figura 7): Firenze è la zona con il valore più

elevato, seguita da Massa. Più informativi al riguardo sono però i dati di tabella 11 e di figura 8,

riferiti come tassi di pazienti in O2 terapia, rapportati alla popolazione residente: il valore più

elevato è costituito da Lucca, seguito da Firenze, Massa, Siena e Grosseto. Infine, il tasso di

consumo di O2 terapia è graficato in figura 9, insieme al tasso grezzo di mortalità per BPCO (si

consideri quanto detto a proposito del dato di mortalità per insufficienza respiratoria). I picchi del

tasso di mortalità non coincidono esattamente con quelli del consumo di O2 e viceversa: in

particolare a Massa e Pisa ci sarebbe, ad esempio, un minor utilizzo del trattamento rispetto ad altre

realtà, ad esempio Firenze, Grosseto, Lucca, senza che questo andamento rifletta quello dei dati di

mortalità per BPCO. Esiste quindi un diverso tasso di utilizzo dell'O2 terapia

(sottoutilizzo/soprautilizzo?) non completamente spiegabile sulla base dei dati di mortalità per la

patologia che è alla base della maggior quota di soggetti in trattamento con Ossigeno domiciliare.

Tale dato confermerebbe precedenti analisi condotte su dati meno recenti (23).





1.3 Sintesi e Conclusioni

BPCO ed asma

 il dato epidemiologico conferma in ambito regionale (rispetto al contesto internazionale e

nazionale) l‟importanza dell‟impatto sanitario della BPCO, sia in termini di mortalità sia in

termini di ospedalizzazione, anche in considerazione del crescente invecchiamento della

popolazione;

 esistono differenze territoriali di una certa rilevanza che necessitano di particolare

approfondimento. La mortalità per BPCO è stabilmente più elevata a Massa, con alcune punte

rilevanti a Empoli e Pistoia. I dati di morbilità riportati non sono invece utili al fine di definire

l‟impatto sanitario tra le diverse aree, in termini di ospedalizzazione per grosse categorie di

riferimento (i ricoveri in pneumologia sono gli unici indicatori riportati). Le differenze osservate

riflettono la distribuzione sul territorio dei reparti specialistici, unitamente ad un‟importante

quota di errore di codifica;

 i pochi dati di prevalenza esistenti evidenziano l'importanza della presenza di sintomi cronici,

soprattutto nelle classi adulte anziane e la generale sottostima della diagnosi in particolare di

BPCO.





Insufficienza respiratoria

14

 Il dato epidemiologico è difficilmente valutabile per la mancanza di indicatori specifici;

 I dati di Ossigeno terapia a lungo termine evidenziano il crescente ricorso a tale presidio

terapeutico, fornendo una misura indiretta della crescente importanza del problema;

 i dati mostrati evidenziano diversità in ambito regionale, tra le diverse Aziende sanitarie;

 tali variazioni interaziendali appaiono in parte spiegabili con le differenze in termini di

mortalità;

 una parte di tale variazione sembra essere però indipendente ed attribuibile a diversità negli

approcci diagnostici e terapeutici;

 in termini di impatto sanitario e di costi regionali il dato riflette comunque un importante

incremento nel tempo.





1.4 Punti critici

 Un primo punto emergente dalla disamina dei dati mostrati è la necessità, in ambito regionale,

di una standardizzazione nella raccolta dei dati e delle procedure, di cui tali linee guida possano

rappresentare una importante possibilità.

 Appare pertanto necessario ed urgente l‟instaurarsi di un sistema omogeneo e controllato di

registrazione e monitoraggio dei dati di cui si propone l‟instaurazione. In particolare per:

 dati sull‟uso di O2 terapia a lungo termine, comprendenti anche la diagnosi;

 dati sull‟uso di ventilazione meccanica non invasiva domiciliare;

 dati di morbilità: analisi dei DRG respiratori provenienti dai reparti di pneumologia o di

medicina. Analisi della comparsa della diagnosi di BPCO come complicanza di altri DRG;

 necessità di indagini tra la popolazione generale per la definizione della prevalenza e

dell'incidenza di malattia.;

 a questo ultimo riguardo appare particolarmente rilevante la possibilità di un coinvolgimento

diretto dei Medici di Medicina Generale (MMG); sarebbe infatti possibile (ed in altre parti di

queste linee guida se ne affrontano le premesse) una raccolta standardizzata di dati sulla

patologia in oggetto a partenza dagli ambulatori dei MMG.









15

Tab 1. Mortalità per BPCO - Regione Toscana

Tassi grezzi x 100.000 abitanti, per Azienda Sanitaria

1971-9* 1980-9* 1990-4* 1998**

M F M F M F M F

• Arezzo 45.9 24.4 52.1 23.8 54.7 26.2 43.1 29.2

• Empoli 53.0 22.8 60.9 22.3 57.8 21.4 58.2 26.3

• Firenze 45.4 21.9 48.7 25.0 52.7 27.3 42.9 28.6

• Grosseto 49.6 22.4 58.8 23.3 51.5 25.0 39.4 14.3

• Livorno 40.3 14.8 45.1 15.3 42.5 15.1 46.6 17.9

• Lucca 49.5 19.4 56.5 23.1 59.7 22.4 47.9 33.9

• Pisa 54.8 22.7 55.1 21.1 52.2 20.8 50.9 16.4

• Pistoia 49.7 16.5 50.4 16.8 49.8 19.9 62.3 28.0

• Prato 28.6 10.6 35.1 10.9 38.8 11.1 39.8 22.5

• Massa 70.5 25.0 74.6 24.8 73.6 30.4 92.7 34.7

• Siena 51.3 25.3 47.5 20.7 46.8 19.8 40.9 25.4

• Viareggio 36.6 14.8 46.5 16.8 43.6 23.2 33.0 13.3

Totale 47.6 20.5 51.7 21.1 51.8 22.5 48.5 24.8

** Atlante di mortalità regionale cod 490-96; **Regione Toscana: morti per causa 1998-cod 491-93.









Tab 2. Mortalità per BPCO - Regione Toscana

Tassi Standardizzati Diretti (popolazione europea) x

100.000 abitanti, per Azienda Sanitaria

1971-9* 1980-9* 1990-4* 1996-8**

M F M F M F M F

• Arezzo 42.9 17.4 41.2 12.6 34.8 10.8 27.0 8.4

• Empoli 47.0 16.0 46.0 11.9 46.0 9.0 36.5 10.3

• Firenze 41.4 14.0 38.7 12.4 33.9 10.9 26.6 10.4

• Grosseto 44.5 16.7 46.1 13.3 32.8 11.4 39.4 5.6

• Livorno 39.5 10.8 36.9 8.4 27.9 7.2 22.6 7.9

• Lucca 42.3 19.4 43.8 23.1 37.3 22.4 32.9 9.6

• Pisa 48.4 14.7 42.7 10.7 34.2 8.9 27.5 7.2

• Pistoia 44.4 10.5 39.4 9.0 32.3 7.9 37.3 7.8

• Prato 33.0 9.0 33.9 7.3 32.1 5.6 26.4 7.5

• Massa 67.6 16.7 61.3 12.8 50.0 12.1 48.4 10.9

• Siena 41.6 15.3 31.3 9.8 24.1 7.2 25.2 6.6

• Viareggio 34.9 10.1 42.2 9.6 33.3 11.3 27.8 7.8

• Totale 43.6 13.7 40.9 11.0 33.4 9.5 29.0 8.6

** Atlante di mortalità regionale cod 490-96; **Regione Toscana: morti per causa 1998-cod 491-93.









16

Fig 2 Mortalità proporzionale (sul totale dei morti) per malattie

apparato respiratorio:anno 1998 per Azienda Sanitaria



maschi femmine



12



10



8



6



4



2



0

Ar



Em



Fi



Gr



Li



Lu



Pi



Pi



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M



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s









ia

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eto

li









o

e









gio

Fonte: Regione Toscana, morti per causa 1998.









Fig 3. Mortalità proporzionale (sul totale dei morti) per bronchite

cronica, enfisema ed asma:anno 1998 per Azienda Sanitaria



m asch i fem m ine



8

7

6

5

4

3

2

1

0

Em





F





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o









io









Fonte: Regione Toscana, morti per causa 1998.









17

Fig. 4 Mortalità proporzionale (sui morti per malattie apparato

respiratorio) per bronchite cronica, enfisema ed asma:anno 1998 per

Azienda Sanitaria

maschi femmine



80

70

60

50

40

30

20

10

0

Ar



Em



Fi



Gr



Li



Lu



Pi



Pi



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M



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gg

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o

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io

Fonte: Regione Toscana, morti per causa 1998.









18

Tab 3. Regione Toscana, anno 1996: dimessi per D.R.G. relativi a

BPCO, asma, insufficienza respiratoria.



D.H.* R.O.**

N % Tot n %Tot

87. Edema polmonare/Insuff.resp. 8 .01 1394 .18

88. Malattia cr.ostruttiva 1097 .86 7786 1.23

96. Bronchite ed asma>17 aa,cc 65 .05 783 .12

97. Bronchite ed asma>17 aa, 986 .77 2760 .44

98. Bronchite ed asma17 aa,cc 848 .11

97. Bronchite ed asma>17 aa, 3746 .49

98. Bronchite ed asma64 64

Bronchite cr. .4 3 4 0 2 3

Enfisema 0 1 4 0 2 6

Asma 7 5 7 9 7 8



Tosse cr. 7 11 12 9 15 16

Catarro cr. 5 7 9 7 10 12

Fischi 10 13 18 15 19 24

Attacchi di asma* 6 5 6 9 6 8

Dispnea I 5 30 41 3 19 33

II+ .4 5 21 1 3 23



* Attacchi di difficoltà di respiro con sibili e fischi

Viegi et al, International J of Tuberculosisand Lung Disease 1999









21

Tab .9. Prevalenza % di sintomi e malattie respiratorie nel campione

di popolazione generale della città di Pisa.- Regione Toscana





MASCHI Anni 1985-88 (n= 1836) Anni 1991-93 (n=1288)

64 64



Bronchite cr. 1 8 24 0 5 20

Enfisema .4 8 21 0 8 22

Asma 9 6 12 11 6 8



Tosse cr. .7 25 32 8 21 37

Catarro cr. 5 23 41 6 22 44

Fischi 14 27 34 22 30 39

Attacchi di asma* 9 6 11 12 8 12

Dispnea I 2 24 38 2 10 31

II 0 5 17 4.4 2 18



* Attacchi di diffcioltà di respiro con sibili e fischi

Viegi et al, International J of Tuberculosis and Lung Disease 1999









Tab.10.Prevalenza % di asma bronchiale: sintomi e diagnosi riferite.

Indagine ISAYA*, campioni di popolazione 20-44 aa, città di Livorno,

Lucca, Pisa.





Livorno Lucca Pisa Totale

(n=1146) (n=581) (n=684) (n=2411)



Asma nella vita 10.9 8.6 10.7 10.3



Attacchi di difficoltà

di respiro u.12 mesi 4.4 3.1 4.1 4.0



Asma confermata

e assunzione di farmaci,

o attacchi u. 12 mesi 4.0 2.8 3.7 3.5



*ISAYA=Studio italiano sull‟ asma nei giovani adulti. De Marco









22

Fig. 5 Ricoveri ordinari (dimissioni) in Pneumologia per USL di

provenienza (valori percentuali sul totale dei dimessi per le singole

USL di provenienza): Regione Toscana, 1996

% 2,5



2





1,5



1



0,5



0

Ar



Em



Fi



Gr



Li



Lu



Pi



Pi



Pr



M



Si



Vi



To

en

vo









sa



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ar

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a



e



le

sa

zo









s









ia

a









gg

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li









o

e









io

Nota: USL errata = 7.4% .

Fonte dati: Regione Toscana.









Fig. 7. Percentuale (sul totale delle dimissioni di ogni azienda) di dimissioni erogate

in Toscana per azienda sanitaria di erogazione e specialità di dimissione in

pneumologia

1997 1998 1999 2000



% 4

3,5

3

2,5

2

1,5

1

0,5

0

Ar



Em



AO



Gr



Li



Lu



AO



Pi



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M



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o









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re



to









na

gg









se









Fonte dati: Regione Toscana;

i









23

Tab 10. Pazienti in Ossigeno Terapia a Lungo Termine - Regione

Toscana

N 1991 N 1996 N 2002 % Variazione* % Variazione**

91/96 96/02

• Arezzo 46 154 200 235 29

• Empoli -- 63 140 ---- 12

• Firenze 147 451 750 206 66

• Grosseto 33 71 160 115 125

• Livorno 51 77 120 51 56

• Lucca 71 81 210 14 159

• Pisa 60 88 100 47 14

• Pistoia 85 103 160 21 55

• Prato -- 64 90 --- 41

• Massa 114 111 160 26 44

• Siena 75 128 200 71 56

• Viareggio -- 21 80 --- 280

Totale 682 1412 2370 107 68



* n 1991- n 1996/n 1991%;** n 1996- n 2002/n 1996%.







Fig 7 Distribuzione percentuale dei pazienti in Ossigenoterapia

a Lungo Termine Regione Toscana.

1991 1996 2002



35

30

25

20

15

10

5

0

Em



Fi



Gr



Li









Pi



Pi



Pr



M









Vi

Ar









Lu









Si

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po









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gg

li









o

e



to









io









Fonte dati: 1991, Regione Toscana; 1996, 2002, ditte fornitrici









24

Tab 11. Tassi per 100.000 abitanti di pazienti in Ossigeno Terapia a

Lungo Termine (popolazione residente)

- Regione Toscana



1996 2002

• Arezzo 48,1 61,9

• Empoli 30,0 64,3

• Firenze 57,6 97,4

• Grosseto 32,3 76,4

• Livorno 22,0 36,9

• Lucca 36,8 101,2

• Pisa 27,5 32,0

• Pistoia 38,1 59,7

• Prato 29,1 39,9

• Massa 55,5 81,0

• Siena 51,2 80,8

• Viareggio 13,1 51,1

• Totale 40,2 68,4









Fig 8.Tassi per 100.000 abitanti di pazienti in Ossigeno Terapia a Lungo Termine

(popolazione residente) - Regione Toscana



1996 2002



120



100



80



60



40



20



0

Ar



Em



Fi



Gr



Li



Lu



Pi



Pi



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M



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to









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o









o









Fonte dati: 1991, Regione Toscana; 1996. 2002, ditte fornitrici. Popolazione:

dati ISTAT censimento









25

Fig. 9. Tassi di mortalità per 100.000 abitanti per BPCO (anno 1998) e tassi di

pazienti in Ossigeno Terapia a Lungo Termine (popolazione residente) Regione

Toscana

Tasso grezzo di mortalità Tasso di OTLT



70 120







60

100





50

80



40



60



30



40

20





20

10







0 0

Arezzo Empoli Firenze Grosseto Livorno Lucca Pisa Pistoia Prato Massa Siena Viareggio



Fonte dati: 2002, ditte fornitrici. Mortalità: sito internet Regione Toscana









2. Premessa



Come vedremo meglio successivamente con il termine di asma bronchiale (AB) si intende una

ostruzione reversibile delle vie aeree che riconosce come substrato anatomo-patologico una flogosi

delle vie respiratorie del tutto peculiare e più o meno marcata che è responsabile dei sintomi e della

iperreattività bronchiale a stimoli anche minimali. Anche se queste caratteristiche consentono una

definizione clinica precisa della AB, tuttavia la diversa età di insorgenza, i diversi fattori di rischio

che condizionano la patogenesi, la cronicità della flogosi che nel tempo causa fenomeni di

rimodellamento delle vie respiratorie con perdita progressiva delle reversibilità dell‟ostruzione,

l‟associazione a seconda dell‟età con altre malattie respiratorie o sistemiche, individuano quadri

clinici a volte assai diversi (dai più semplici casi ambulatoriali alle forme più complesse da

trattamento in unità intensiva) in cui si richiede una stretta integrazione tra le diverse competenze

specialistiche (pneumologo, allergologo, pediatra, otorinolaringoiatria, ecc.). Tale integrazione si

rende necessaria non solo per una corretta diagnosi eziologia e clinica e per un corretto trattamento,

ma per la prevenzione delle forme complicate e più critiche e/o per una valida riabilitazione.

Le linee guida che vengono proposte sono il frutto condiviso di queste competenze specialistiche.









26

3. Definizione

L‟asma è una malattia infiammatoria cronica delle vie aeree nella quale giocano un ruolo numerose

cellule, in particolare i mastociti, gli eosinofili ed i linfociti T. Nei soggetti predisposti questa

infiammazione provoca episodi ricorrenti di respiro sibilante, dispnea, senso di costrizione toracica

e tosse, in particolare durante la notte e/o al mattino presto. Questi sintomi sono di solito associati

con diffusa ma variabile ostruzione del flusso aereo che è almeno parzialmente reversibile

spontaneamente o dopo terapia. L‟infiammazione provoca anche un aumento della responsività

delle vie aere a numerosi stimoli irritativi.

Il concetto di reversibilità, unitamente a quello di accessionalità e di variabilità degli episodi di

ostruzione delle vie aeree, rappresentano gli elementi distintivi tra l'AB e le altre (BPCO) quali la

bronchite cronica e l‟enfisema polmonare.

L‟AB di tipo estrinseco (allergico), intrinseco (non allergico) e professionale, hanno analoghe

caratteristiche istologiche.









27

4. Cenni etiopatogenetici

E‟ ormai accertato che un processo flogistico delle vie aeree rappresenta l'alterazione isto- e

immunopatologica caratteristica di tutti i pazienti asmatici, anche di quelli in fase di remissione

clinica.

Le principali alterazioni istopatologiche presenti in tutte le forme di AB sono da:

 infiltrato cellulare costituito da linfociti T attivati, eosinofili attivati, mastociti degranulati

 edema della mucosa,

 dilatazione ed espansione del microcircolo,

 iperplasia delle ghiandole sottomucose e ipersecrezione di muco,

 iperplasia della muscolatura liscia,

 desquamazione dell‟epitelio con presenza di eosinofili intraepiteliali,

 ispessimento della membrana basale





E' possibile ammettere che almeno due tipi cellulari, quali i mastociti e i linfociti Th2, siano

coinvolti nell'inizio della flogosi allergica. I linfociti Th2, mediante la produzione della

interleuchina (IL)-4 e della IL-13, inducono la sintesi da parte dei linfociti B degli anticorpi IgE

tipici dello “stato di atopia”. Tali anticorpi sensibilizzano le cellule mastocitarie e le rendono pronte

a reagire agli allergeni ed a dare inizio alle classiche reazioni di tipo immediato. Va sottolineata

l'importanza degli eosinofili quali cellule effettrici responsabili di buona parte delle lesioni tessutali

riscontrabili in corso AB. Gli eosinofili possono danneggiare la mucosa del tratto respiratorio

mediante il rilascio di proteine basiche, di radicali liberi dell'ossigeno e di mediatori lipidici. Nelle

forme di AB non allergico (intrinseco) non sono coivolti gli anticorpi IgE ma il processo flogistico è

analogo. La flogosi delle vie aeree è responsabile della iperreattività bronchiale aspecifica tipica dei

soggetti con AB.





4.1. Predisposizione genetica e fattori ambientali

La predisposizione familiare (Tab. 12) allo sviluppo di atopia è nota da tempo. I vari studi effettuati

dimostrano che la componente ereditaria incide approssimativamente per il 30-60% e che la madre

svolge un ruolo preponderante. Da sottolineare il fatto che nelle prime età della vita la componente

allergica rappresenta un fattore di rischio per AB. In considerazione del fatto che nei soggetti

giovani l‟AB riconosce con elevata frequenza meccanismi patogenetici allergici, l‟atopia

rappresenta una condizione di rischio per AB. Fattori genetici ed ambientali intervengono in

concomitanza per determinare l‟espressione della malattia.Una possibile disregolazione dei geni



28

delle citochine presenti sul cromosoma 5 (IL-4, IL-13, IL-5, IL-3, IL-9, GM-CSF), appare una delle

principali alterazioni genetiche presenti nei soggetti atopici.





Tabella 12 Familiarità per allergia



Storia familiare Percentuale di rischio



Nessuna allergia 10-20%



Un genitore allergico 20-40%



Due genitori allergici 40-60%



Due genitori con stessa allergia > 70%







La recente dimostrazione nei Paesi occidentali di un aumento della prevalenza delle malattie

allergiche “atopiche” nelle ultime decadi, ha messo in evidenza l‟importanza dei fattori ambientali,

verosimilmente correlati ad un cambiamento dello stile di vita di queste popolazioni. La cosiddetta

“ipotesi igienica”, formulata nel tentativo di spiegare su basi biologiche i motivi dell‟incremento

della prevalenza delle malattie allergiche, si basa sull‟assunto che le migliorate condizioni di vita

che hanno influenzato “l‟ambiente infettivo” a cui un individuo è sottoposto durante la prima

infanzia si riflettono sul sistema immunitario che è indotto ad esprimere risposte che favoriscono

l‟emergenza dello “stato di atopia”.

Per quanto concerne i fattori climatici e l‟inquinamento atmosferico, attualmente vengono ritenuti

responsabili dell‟aggravamento dei sintomi respiratori ma non dell‟incremento dello “stato di

atopia”.









29

5. Classificazione

L'AB può essere classificata in base all‟eziologia in 3 tipi:

 allergico (estrinseco)

 non-allergico (intrinseco)

 professionale (può riconosce una natura allergica)





Attualmente, in accordo con le Linee Guida della O.M.S. 2002, l‟AB viene classificata su criteri che

tengono conto della gravità e frequenza dei sintomi e sul grado di ostruzione bronchiale.

Questa classificazione appare utile anche ai fini del trattamento farmacologico in quanto per ogni

livello di gravità è prevista una terapia diversificata (Vedi terapia).









30

6. Fattori etiologici scatenanti

In soggetti geneticamente predisposti alcuni fattori svolgono un ruolo determinante per

l‟estrinsecarsi del quadro clinico di AB e di rinite. Tra i fattori responsabili vengono considerati:

 stimoli allergenici

 agenti occupazionali

 agenti farmacologici

 altri

Ad eccezione dei fattori allergici ed occupazionali il cui ruolo etiologico risulta ben definito, gli

altri devono essere considerati quali agenti scatenanti l‟espressione clinica delle sindromi

respiratorie, cioè capaci di svelare la presenza di una flogosi già presente e/o quali fattori

amplificanti la flogosi stessa.





6.1. Stimoli allergenici

La maggior parte degli allergeni sono sostanze comunemente presenti nell'ambiente e vengono

introdotte nell'organismo principalmente per via inalatoria (Tab. 13) (allergeni da inalazione) e

meno frequentemente per ingestione (allergeni alimentari e farmaci)





Tabella 13 Principali allergeni inalanti

Pollini Acari della polvere domestica

 Graminacee  Dermatophagoides pteronyssinus e farinae

 Urticacee (Parietaria) Derivati di animali domestici

 Composite (artemisia; iva, solidago)  Cane

 Oleacee  Gatto

 Cupressacee (Cipresso) Micofiti

 Altre piante alto fusto (Betulla, Nocciolo)  Alternaria tenuis

Aspergillus fumigatus Cladosporium





Allergeni da ingestione

E' prospettata la possibilità che anche allergeni di origine alimentare, in particolare quelli derivati

dall'uovo, dal latte, dalle noci e dal pesce, possano provocare AB. Tuttavia, non vi è ancora

dimostrazione che gli allergeni alimentari determinino da soli una sintomatologia di tipo asmatico

senza una pre-esistente condizione di malattia.









31

Allergeni occupazionali

L'AB professionale deve essere distinto da forme di AB pre-esistenti che si aggravano in seguito

all'esposizione ad agenti irritanti presenti nel luogo di lavoro. Tuttavia, è possibile che una forma

professionale si instauri "de novo" anche in soggetti con AB pre-esistente (Tab. 14).





Tabella 14 Principali composti chimici professionali e lavorazioni responsabili di asma

professionale, nella nostra regione



Agente responsabile Lavorazioni



Sostanze di origine derivati epidermici animali Stabularisti, veterinari, allevatori

animale



Sostanze di origine lattice di gomma Sanitari, alimentaristi, Addetti pulizie, etc

vegetale

Farine Fornai, mugnai, pasticceri



Legni esotici Falegnami



Sostanze chimiche Isocianati (TDI, MDI) Verniciatori, carrozzieri, conciatori,

plasticisti, schiumatori, etc

semplici Parrucchiere

Persolfati



Anidridi (an. Ftalica) Ind. Chimica



Aldeidi Sanitari, concoatori, etc



Metalli (Platino, cromo) Ind. galvanica, conciatori







Agenti farmacologici

I farmaci più comunemente responsabili di crisi asmatiche e rinitiche sono sicuramente l‟acido

acetilsalicilico (ASA) ed i FANS (farmaci anti-infiammatori non steroidei). L'incidenza degli

asmatici reattivi a tali farmaci è dell'ordine del 5-20%. Spesso i pazienti con intolleranza all‟ASA

coesprimono rinite con sinusite iperplastica o poliposi nasale e AB (Sindrome di Widal).



Gli antagonisti 2-adrenergici (-bloccanti) possono determinare nei soggetti affetti da AB crisi

particolarmente gravi. I farmaci ACE-inibitori possono in certi pazienti affetti da AB non essere ben

tollerati. La tosse, infatti, è un effetto collaterale tipico di questi farmaci che può comparire anche

dopo molto tempo dall‟inizio del trattamento.





Altri fattori scatenanti

L'esercizio fisico (EF) è una frequente causa scatenante di crisi di AB, in particolare nei bambini e

negli adolescenti atopici. La corsa, specialmente in condizioni ambientali in cui è presente bassa



32

temperatura atmosferica, è certamente l'EF meno tollerato. Tra gli sport meglio tollerati dagli

asmatici e quindi raccomandabili, ricordiamo il nuoto, la pallavolo, oppure la marcia che prevede

un esercizio regolare anche se prolungato.

Il reflusso gastro-esofageo può essere elemento scatenante degli episodi di broncospasmo, e, se non

diagnosticato e curato, può rendere mal controllabile l‟asma bronchiale. In alcuni casi può avere un

ruolo eziopatogenetico nell‟iperreattività bronchiale.









33

7. Procedure diagnostiche



7.1. Anamnesi

Nella pratica clinica è noto che una corretta raccolta di informazioni anamnestiche attraverso

precise domande (Tab. 15) permette di sospettare l‟asma in circa il 60% dei pazienti affetti (1, 2).

L‟anamnesi deve comprendere informazioni, quali la familiarità per malattie allergiche o

polmonari, la storia personale di malattie atopiche (crosta lattea, eczema, orticaria, rinite,

intolleranze alimentari), la presenza o meno di abitudine al fumo, l‟attività lavorativa, che possono

indirizzare verso la diagnosi di asma bronchiale o di altre condizioni patologiche bronco-polmonari

(1, 2). I sintomi più frequentemente riferiti dai pazienti asmatici sono la sensazione di difficoltà

respiratoria, la costrizione toracica, il respiro sibilante e la tosse generalmente secca o con scarsa

espettorazione di tipo mucoso (2). In generale i sintomi si presentano variamente combinati tra loro

anche se in alcuni pazienti possono molto raramente manifestarsi da soli come, ad esempio, nel caso

della tosse (tosse come equivalente asmatico). I sintomi si manifestano in maniera parossistica, sono

tipicamente scatenati da stimoli aspecifici, quali fumi o gas irritanti, l‟aria fredda, l'iperventilazione

indotta da esercizio fisico e dalle risate, oltre che da stimoli specifici in caso di asma con

componente estrinseca (allergeni, sostanze di uso professionale). Inoltre, i sintomi possono essere

limitati o prevalenti in particolari periodi dell'anno, indicando un possibile ruolo dell'esposizione ad

allergeni stagionali. Nei pazienti con tosse come equivalente asmatico, la comparsa di tosse

persistente può precedere o scatenare un episodio di broncospasmo o può manifestarsi in forma

isolata (3). Generalmente, nel paziente asmatico la tosse è di tipo secco, ma, talvolta, presentandosi

al termine di una crisi asmatica può determinare l‟emissione di scarse quantità di secrezioni

vischiose di colore giallo madreperlaceo cui consegue la sensazione di un notevole miglioramento

della capacità respiratoria (3). Caratteristicamente, talvolta, nel paziente asmatico l‟espettorato si

presenta in piccole formazioni rotondeggianti che riproducono il diametro delle vie aeree nelle quali

si è formato. Nella raccolta dei sintomi è importante definirne la frequenza (giornaliera, settimanale

o mensile) il ritmo giorno/notte e l‟intensità per determinare il livello di gravità dell'asma, tenendo,

tuttavia, presente che alcuni pazienti asmatici hanno una scarsa percezione dei sintomi e tendono a

sottostimare sia la frequenza, sia l'intensità delle manifestazioni asmatiche (4).





Tabella 15 Principali domande da porre al paziente per la diagnosi di asma bronchiale

 Ha mai manifestato attacchi di difficoltà respiratoria a riposo, di giorno e/o di notte, o dopo

attività fisica?

 Ha mai avuto tosse fastidiosa, specialmente di notte, oppure dopo attività fisica?

 Il raffreddore si trasforma facilmente in bronchite o impiega più di 10 giorni per guarire?

 Ha assunto farmaci antiinfiammatori non steroidei o beta-bloccanti?

34

 I sintomi si manifestano soprattutto durante o dopo i pasti, nelle ore notturne o quando assume

la posizione supina?

 Ha mai udito fischi o sibili a riposo di giorno e/o di notte, o dopo esercizio fisico?

 In presenza di inquinanti atmosferici o allergeni ha mai manifestato difficoltà respiratoria o udito

fischi o sibili?

 I sintomi le passano dopo un trattamento con farmaci antiasmatici?

 Manifesta mai la sensazione di liquido che scende nel rinofaringee e orofaringe, raucedine,

congestione o secrezioni nasali?

 Ha mai manifestato difficoltà respiratoria e/o tosse secca in presenza di profumi intensi

 Ha mai bruciori retrosternali, rigurgiti, nausea?



7.2 Esame obiettivo

L‟esame obiettivo può risultare del tutto negativo nei pazienti con asma lieve intermittente o quando

il soggetto è osservato al di fuori della crisi di asma (2). Solo occasionalmente l‟esecuzione di

respiri profondi o l‟iperventilazione provocano accessi di tosse secca. Nei pazienti con asma

moderato persistente e di grado severo, l'auscultazione del torace può evidenziare la presenza di

rumori continui in genere ad alta tonalità (sibili), prevalentemente espiratori, maggiormente

evidenziabili facendo effettuare al paziente una manovra di espirazione forzata (2). Nei pazienti con

asma cronico sono osservabili i segni dell'ostruzione e dell'iperinsufflazione cronica (modificazione

della conformazione toracica, iperfonesi plessica) eventualmente associati a rumori respiratori

discontinui a bassa tonalità più tipici della BPCO (broncopneumopatie croniche ostruttive) (2). Il

paziente con grave crisi asmatica manifesta intensa dispnea con difficoltà di parola, tachicardia, uso

di muscoli accessori della respirazione e retrazione dei muscoli intercostali e talvolta cianosi. In

questi pazienti spesso i rumori respiratori possono essere assenti (silenzio respiratorio).



7.3 Esami ematochimici



 Metodiche per rilevare mediatori liberati durante le reazioni allergiche



Il dosaggio dell‟ECP nel siero, nei secreti bronchiali o nasali, può fornire dati sullo stato di attività

di malattia nonché sugli effetti della terapia praticata. Può risultare utile per la diagnosi differenziale

con la broncopneumopatia cronica ostruttiva, in quanto la presenza degli eosinofili e dei loro

derivati è un carattere distintivo di AB.

L'eosinofilia ematica, peraltro non specifica di AB o rinite, è presente sia nelle forme a patogenesi

allergica che non allergica. I maggiori livelli di eosinofilia si riscontrano nelle forme di AB

intrinseco associato a poliposi nasale. Va sottolineata l‟importanza di queste forme che qualora non

trattate adeguatamente, possono avere la tendenza ad evolvere in forme anche gravi quali la

Sindrome di Churg-Strauss. La persistenza degli eosinofili può fornire indicazioni indirette sul

35

grado di attività di malattia.





7.4 Radiografia del torace

Nella maggior parte dei pazienti con AB la radiografia del torace risulta normale. E‟, tuttavia,

possibile riscontrare segni di iperinsufflazione polmonare senza appiattimento degli emidiaframmi

ed in assenza di alterazioni dei vasi polmonari tipiche della BPCO.





7.5 Diagnostica fisiopatologia dell‟asma bronchiale

 Prove di funzionalità respiratoria



La diagnosi funzionale di AB si basa sulla dimostrazione di variabile broncocostrizione, spesso

reversibile spontaneamente o dopo trattamento farmacologico, ed aumento della reattività

bronchiale (2). I test funzionali necessari per identificare tali caratteristiche sono rappresentati dalla

spirometria, sia di base che dopo somministrazione di una dose singola di broncodilatatore o dopo

breve ciclo di terapia antiasmatica, il monitoraggio del PEF ed il test di broncostimolazione

aspecifico (2). Questi test sono ritenuti essenziali per la diagnosi e il monitoraggio dell'asma,

analogamente ad altri metodi di misura adottati per altre patologie croniche, come ad esempio la

valutazione della pressione arteriosa per la diagnosi e il monitoraggio dell'ipertensione, e la

glicemia per la diagnosi e il monitoraggio del diabete.







 Spirometria di base e dopo somministrazione di agenti broncocostrittori o

broncodilatatori

Di regola, nei pazienti con asma di grado moderato o severo, le prove di funzionalità respiratoria

evidenziano la presenza di ostruzione delle vie aeree. In questi pazienti il riscontro di reversibilità

dell‟ostruzione bronchiale, considerata come un incremento del volume espiratorio forzato al 1

secondo (FEV1) pari al 12% del valore di base e superiore a 200 ml in valore assoluto, dopo

somministrazione di broncodilatatore è considerata diagnostica per asma bronchiale (2, 9, 10). Nei

pazienti con ostruzione delle vie aeree che non rispondono acutamente al broncodilatatore può

essere valutato l‟incremento di FEV1 dopo 2-4 settimane di trattamento con broncodilatatori e

corticosteroidi per via inalatoria ad alte dosi (2, 9, 10). La maggior parte dei pazienti con asma di

grado lieve intermittente in fase di quiescenza presenta valori di funzionalità respiratoria normali e

la somministrazione di un farmaco broncodilatatore a breve durata d‟azione non determina

variazioni significative dei parametri funzionali di base. In questi casi il test strumentale

fondamentale per porre diagnosi di tosse di origine asmatica è rappresentato dalla misura

dell‟iperreattività bronchiale.



36

L‟iperreattività bronchiale è caratterizzata da una marcata risposta ad una varietà di stimoli

broncocostrittori aspecifici (fisici, chimici, farmacologici) o specifici (allergeni, farmaci), che

rendono le vie aeree di pazienti asmatici molto più sensibili a reagire in senso broncocostrittore

rispetto alle vie aeree di soggetti normali (11, 12). Gli stimoli aspecifici inducono broncocostrizione

nella maggior parte dei pazienti asmatici indipendentemente dall‟eziologia della malattia; alcuni

sono più sensibili ma meno specifici (come gli stimoli farmacologici colinergici), altri sono meno

sensibili ma più specifici (come gli stimoli fisici) ed individuano probabilmente la categoria di

pazienti più gravi. Gli stimoli specifici inducono broncocostrizione solo nei soggetti specificamente

sensibili a quel determinato composto, in quanto sensibilizzati tramite un meccanismo allergico IgE

mediato (come per gli allergeni inalati), non IgE mediato (come per sostanze chimiche

professionali) o tramite un meccanismo non allergico (come nell‟asma da aspirina o additivi

alimentari). Nella pratica clinica il test è effettuato facendo inalare al paziente concentrazioni (o

dosi) crescenti di un agente broncocostrittore aspecifico (generalmente metacolina) attraverso un

nebulizzatore; l‟inalazione viene proseguita fino alla massima concentrazione erogabile o fino ad

una riduzione del FEV1 uguale o maggiore del 20% rispetto al valore basale (11, 12). I risultati sono

espressi come concentrazione (o dose) provocativa (PC20FEV1 o PD20FEV1) ed espressi in mg/ml (o

mcg) di metacolina; il valore è ricavato dalla curva dose risposta disegnata riportando sulle ascisse

le concentrazioni di metacolina ed in ordinate i decrementi percentuali del FEV1 rispetto al valore

basale. Di regola, nella pratica clinica il test è considerato negativo quando la PC20FEV1 è superiore

a 8 mg/ml (o superiore a circa 800 mcg nel caso della PD20FEV1). L‟iperreattività bronchiale è

presente nella stragrande maggioranza dei pazienti asmatici. La negatività del test di

broncostimolazione con metacolina rende poco probabile la diagnosi di asma bronchiale (2, 11, 12).

Infatti, alcuni studi hanno dimostrato che il valore predittivo negativo del test di broncostimolazione

è molto elevato (85-95%); al contrario il valore predittivo positivo varia dal 60% al 82% (2, 11, 12).

Questo è dovuto al fatto che l‟iperreattività bronchiale non è presente solo nei pazienti asmatici ma

può essere causata anche da altre patologie, quali infezioni virali delle vie aeree superiori, fibrosi

cistica, malattia da reflusso gastroesofageo, broncopneumopatia cronica ostruttiva (2, 11, 12).





 Monitoraggio del picco di flusso espiratorio (PEF)



Il PEF è il più alto flusso espiratorio ottenuto durante una manovra di espirazione forzata eseguita

subito dopo un‟inspirazione massimale a capacità polmonare totale. I misuratori di PEF sono

essenzialmente utilizzati come strumenti di monitoraggio continuo in quei pazienti nei quali non è

possibile ripetere ad intervalli regolari l‟esame spirometrico (2, 13). Il regolare monitoraggio

domiciliare del PEF è, talvolta, utile al paziente per rendersi conto di eventuali segnali di

deterioramento funzionale (2, 13). Tale misurazione può essere effettuata con misuratori portatili,

relativamente poco costosi, ideali per il monitoraggio quotidiano a domicilio. Idealmente il PEF

37

dovrebbe essere misurato due volte al giorno, al mattino, quando i valori sono più bassi, ed alla sera

quando i valori sono generalmente massimi; ulteriori misurazioni sono consigliate in caso di

insorgenza dei sintomi asmatici per valutare l‟importanza di specifici fattori scatenanti (allergeni o

esposizioni professionali). Il monitoraggio del PEF fornisce una semplice valutazione della

variabilità della funzione respiratoria. Una variabilità giornaliera del PEF maggiore del 20% e/o un

miglioramento del PEF di almeno il 15% dopo inalazione di un broncodilatatore o dopo un ciclo di

trattamento steroideo sono considerati diagnostici per asma (2). E‟ stato dimostrato che la variabilità

del PEF correla con la gravità della malattia (2). Tuttavia, poiché l‟asma è una condizione

patologica variabile, una variabilità giornaliera del PEF nei limiti della norma non esclude la

presenza di malattia; in questi casi può essere utile il calcolo della variabilità considerando le

misurazioni di PEF ottenute dopo broncodilatatore. Monitoraggi prolungati del PEF possono essere

utili, oltre che per la diagnosi, anche per valutare l‟efficacia della terapia (2). Il periodo ottimale di

monitoraggio del PEF è di circa 2 settimane eventualmente da ripetere in diversi periodi dell‟anno

(2). Generalmente periodi più prolungati di monitoraggio del PEF sono scarsamente utili in

considerazione della scarsa aderenza del paziente. Tuttavia, lunghi periodi di monitoraggio del PEF

possono essere utili in quei pazienti con asma grave e/o in quelli che presentano una scarsa

percezione dei sintomi asmatici e nei casi in cui si vogliano riconoscere cause professionali di asma.

Quando utilizzato con questo fine, il PEF dovrebbe essere controllato più di due volte al giorno,

prestando particolare attenzione agli eventuali cambiamenti verificatisi in ambiente lavorativo e al

di fuori di esso.

La misurazione del PEF presenta alcune importanti limitazioni. Innanzitutto, il PEF è sforzo

dipendente e richiede un allenamento da parte del paziente per ottenere misure riproducibili ed

attendibili. Pur essendo disponibili in letteratura valori predetti di PEF, a causa di una grande

variabilità intraindividuale, è consigliabile utilizzare valori predetti individuali ottenuti

monitorizzando il PEF mentre il paziente è in fase stabile di malattia e sotto trattamento

farmacologico massimale (“personal best PEF). Il "personal best PEF" dovrebbe essere considerato

il riferimento per il valore assoluto della misura e per la valutazione della variabilità giornaliera del

flusso. Inoltre, è stato dimostrato che il PEF è meno sensibile del FEV1 nell‟evidenziare la presenza

di ostruzione bronchiale e quindi non può essere utilizzato come unico indice di ostruzione

bronchiale se non in presenza di consistenti aumenti delle resistenze delle vie aeree.

Nella figura 10 è riportato un algoritmo per la diagnosi dell‟asma bronchiale.





Poiché non esistono studi controllati e randomizzati concernenti i criteri di diagnosi dell‟asma

bronchiale, il livello di prova di quanto riportato in questo paragrafo è da considerarsi di tipo VI con

forza della raccomandazione di tipo B.





38

 Indagini funzionali e biologiche di secondo livello (Tab. 16)

In molti casi la diagnosi di asma bronchiale può essere fatta con facilità in base alle indagini

diagnostiche suddette (spirometria basale e dopo broncodilatatore, monitoraggio del Picco di Flusso

Espiratorio, test di provocazione bronchiale con metacolina); si tratta in genere dei casi più tipici

(giovani, non fumatori, con componente allergica) ed in questi casi può non essere necessario

ricorrere ad altre indagini funzionali, eccetto una radiografia del torace necessaria per escludere

altre patologie. Nei casi clinicamente più complessi e difficili, con probabilità di sovrapposizione

con altre patologie polmonari croniche ostruttive (bronchite cronica ed enfisema) in soggetti con

quadro clinico meno tipico (anziani, fumatori, etc), è opportuno ricorrere ad ulteriori indagini da

effettuarsi in ambiente specialistico pneumologico.





Tabella 16 Indagini funzionali e biologiche di secondo livello

Indagine Indicazione

Spirometria completa Presenza di insufflazione polmonare (CPT, VR,

CFR)

Diffusione polmonare del CO Presenza di alterazioni della diffusione

TAC torace Presenza di enfisema, bronchiectasie, etc

Indagini ORL (visita ORL, TAC seni Presenza di segni di rino-sinusite cronica

paranasali)

Indagini gastroenterologiche (gastroscopia, pH Presenza di reflusso gastro-esofageo

metria esofagea)

Test di provocazione bronchiale con stimoli non Gravità dell‟iperreattività bronchiale e

farmacologico (aria fredda, esercizio, nebbia, dell‟infiammazione delle vie aeree

AMP, etc)

Test di provocazione bronchiale con stimoli Diagnosi di asma professionale

specifici allergeni o sostanze chimiche

Esame dell‟espettorato indotto (cellule, Presenza ed entità dell‟infiammazione bronchiale

mediatori solubili)

Misura dell‟NO nell‟aria esalata Presenza ed entità dell‟infiammazione bronchiale







7.6 Diagnosi eziologica

La diagnosi eziologica di AB è rivolta ad identificare la possibile causa allergica mediante

l'esecuzione delle prove allergologiche cutanee (esame di I livello), eventualmente seguita dalla

ricerca delle IgE sieriche specifiche -RAST- (esame di II livello) per gli allergeni inalanti sospettati,

o mediante test specifici nel caso delle forme professionali (esame di III livello), queste ultime



39

procedure da attuare in casi selezionati e presso strutture altamente specializzate o Centri di

Medicina del Lavoro.





 Diagnostica allergo-immunologica per l‟asma bronchiale



 Diagnostica Allergologica (vedi Fig. 13 percorso evidenziato in grassetto)

Si avvale delle prove allergologiche cutanee (esame di I livello), degli esami in vitro per il dosaggio

delle IgE totali (RIST)e specifiche (RAST) (esami di II livello). E' opportuno ricorrere ai test in

vitro solo quando l'anamnesi e le prove cutanee non sono sufficienti per una diagnosi etiologica

sicura.

E‟ opportuno ricordare che la presenza di anticorpi IgE specifici, sebbene rappresenti uno stato di

sensibilizzazione, non necessariamente correla con la coesistenza di manifestazioni cliniche.







Test cutanei (Esame di I livello)



I test cutanei (prick test), rappresentano l‟indagine di prima scelta non solo per la facilità di

esecuzione, l'affidabilità la rapidità della risposta ed il basso costo economico, ma anche perché

favoriscono quel rapporto diretto medico-paziente utile per un completo esame clinico di

quest'ultimo.

I prick test per la diagnosi di AB nel bambino hanno scarse indicazioni prima dei 3-4 anni. Nei

soggetti con storia clinica indicativa è utile ripetere i test ogni 2 anni per la frequente insorgenza di

nuove sensibilizzazioni. Di solito è sufficiente eseguire la batteria per allergeni inalanti. Nei

soggetti in cui si sospetti un AB da allergia alimentare, sarà opportuno estendere la ricerca

allergologica anche agli allergeni alimentari. Va ricordato a questo proposito che l‟AB da allergia

alimentare si associa quasi sempre a manifestazioni a carico di altri organi (cute, apparato

gastroenterico) e sensibilizzazione ad inalanti.







Scelta degli allergeni



La scelta degli allergeni dovrebbe essere effettuata in base alla sintomatologia clinica ed alla

stagionalità. Tuttavia, sulla base dei dati ottenuti dal campionamento aerobiologico della

concentrazione dei vari pollini, esiste un pannello di base (Tab. 17) a cui deve essere fatto

riferimento. Eventuali approfondimenti su allergeni selezionati possono essere a disposizione dello

specialista Allergologo e valutati in base al quadro clinico.









40

Tabella 17 Allergeni inalanti per lo screening di base

POLLINI DERIVATI EPIDERMICI ANIMALI

f) Graminacee mix k) Cane

g) Composite mix l) Gatto

h) Parietaria MICOFITI

i) Olivo m) Alternaria

j) Cipresso j. n) Aspergillus

Betulla o) Cladosporium

ACARI

Dermatophagoides mix







La terapia farmacologica in atto con antistaminici può inibire la risposta cutanea e pertanto il test va

eseguito dopo un opportuno periodo di sospensione del farmaco proporzionale all'emivita dello

stesso (Tab. 18).





Tabella 18 Tempi medi di sospensione dei principali anti-istaminici prima dell‟esecuzione

delle prove allergologiche



Cetirizina 3-10 giorni



Loratadina 3-10 giorni



Idrossizina 1-10 giorni



Fexofenadina 3-10 giorni



Ciproeptadina 1-8 giorni



Chetotifene 10 giorni



Clemastina 1-8 giorni



Levocetirizina 5-7 giorni



Deslororatadina 5-7 giorni



N.B. I teofillinici ed i 2-agonisti non hanno alcun effetto sui test cutanei; i corticosteroidi non sono

in grado di inibire i test cutanei.







 Dosaggio degli anticorpi IgE specifici –RAST- (Esame di II livello)



Il dosaggio delle IgE sieriche specifiche (RAST) è una integrazione ai test cutanei e quindi non

rappresenta un esame di I livello (Tab 19).





41

Tabella 19 Indicazioni all‟esecuzione del RAST



 Controllo di test cutanei dubbi



 Impossibilità di sospendere trattamenti con anti-istaminici



 Rischio particolarmente elevato di reazioni sistemiche al test cutaneo



 Dermografismo o grave dermatite



 Non disponibilità di allergeni per test cutanei







La ricerca delle IgE specifiche, per l‟elevato costo, deve essere limitata agli allergeni su cui esiste

un dubbio diagnostico. Un‟eventuale richiesta di “screening” di base deve essere comunque limitata

ai seguenti allergeni: Graminacee, Parietaria, Olivo, Cipresso J., Betulla, DP, cane, gatto

E‟ opportuno sottolineare, inoltre, che la determinazione delle IgE sieriche non è influenzata dalla

concomitante terapia farmacologica.







 Dosaggio degli anticorpi IgE totali -RIST- (Esame di II livello)



Il valore clinico dei livelli delle IgE sieriche totali (RIST) ha subito un ridimensionamento rispetto

agli anni passati, sia per la scarsa correlazione con i sintomi clinici, sia in quanto elevati valori di

IgE sieriche possono riscontrarsi anche in condizioni patologiche non allergiche (es. parassitosi

intestinali, malattie linfoproliferative, ecc.), sia in una percentuale non trascurabile della

popolazione sana.





7.7. Diagnostica Complementare

Valutazione otorinolaringoiatrica

Tutti i pazienti con rinite persistente e nei casi complicati (sinusite, otite, ostruzione nasale

monolaterale, poliposi), necessitano di valutazione ORL:



 rinoscopia anteriore

 rinoscopia posteriore

 rinoscopia mediante utilizzo di fibre ottiche rigide o flessibili





Deve essere particolarmente rivolta ai pazienti affetti da AB che presentano iposmia/anosmia e/o

intolleranza ad ASA, al fine di valutare la coesistenza di poliposi nasale. La rinoscopia e l‟impiego

di fibroscopi per le difficoltà tecniche e per la corretta interpretazione devono essere comunque

effettuati dallo specialista otorinolaringoiatra. Anche l‟eventuale necessità di indagini radiologiche







42

(TC diretta in proiezione assiale e coronale dei seni paranasali) deve essere suggerita dallo

specialista otorinolaringoiatra.







Nella figura 12 è riportato lo schema generale per la gestione dell‟asma.









43

Anamnesi esame obiettivo Diagnostica

Fig. 10 compatibili con asma allergologica (Fig.2)







Quadro funzionale non ostruttivo Prove di funzionalità respiratoria complete Quadro funzionale

ostruttivo



Valutare risposta al

Eseguire test di broncostimolazione broncodilatatore

aspecifico con metacolina e/o monitoraggio PEF Ostruzione non reversibile o scarsamente reversibile

Ostruzione reversibile

Trattamento con broncodilatatori

e corticosteroidi inalatori

Test negativo e/o Test positivo e/o

ad alte dosi per 2-4 settimane Trattamento a

assenza varibilità PEF presenza variabilità PEF

lungo termine con

Ostruzione non reversibile o broncodilatatori e

scarsamente reversibile corticosteroidi inalatori





Trattamento con BPCO

broncodilatatori Scomparsa o netto Scomparsa dell‟ostruzione

e corticosteroidi inalatori Scomparsa miglioramento persistenza dei sintomi

Persistenza dei sintomi dei sintomi dell‟ostruzione

e dei sintomi





Considerare altre patologie compatibili Possibile asma; considerare la possibilità di

ASMA patologia concomitante all‟asma come

con il quadro clinico come

BRONCHIALE causa dei sintomi (es. MRGE, SRP,)

causa dei sintomi (es. MRGE, SRP)



Didascalia figura 11. SRP, sindrome da rinorrea posteriore; MRGE, malattia da reflusso gastroesofageo 44

Fig. 11 Algoritmo diagnostico/terapeutico malattie allergiche respiratorie

(Asma-Rinite)

MANIFESTAZIONI CLINICHE COMPATIBILICON IL SOSPETTO DI ASMA BRONCHIALE/RINITE

(TOSSE, DISPNEA, SIBILI, STARNUTI, RINORREA)







Valutazione LIVELLO BASE

Clinico/anamnestica





Se rinite

Conferma Conferma

Complicata ostruzione bronchiale T allergia

(anosmia, sinusite) E

R

Prove di funzionalità

A Consulenza allergologica

respiratoria di base

P e test cutanei

Valutazione I

ORL A

Neg Pos Pos I LIVELLO

Diagnosi Valutazione

fisiopatologica allergica

Neg



Test alla

Eventuale RAST

metacolina Pos Pos

Neg II LIVELLO

Diagnosi differenziale FORME RESISTENTI





Rivalutazione diagnostica e protocolli terapeutici forme resistenti III LIVELLO









45

Fig. 12 Gestione dell‟asma



Sintomi di asma







Stabilire la diagnosi

di asma (vedi

no algoritmo asma

Precedente pediatrico e

diagnosi di asma? dell‟adulto)









si



Trattamento dell‟asma

si acuto

Asma acuto?  2 agonisti

 corticosteroidi

 piano di azione

 follow-up per il

no trattamento cronico



Valutazione di intervallo

 Storia e esame fisico

 Inquadramento dei fattori

scatenanti/allergeni

 Misura della funzione polmonare

o Spirometria

o PEF

 Considerare un consulto

specialistico e/o prove allergiche







Stabilire il grado di gravità





Livelli di trattamento farmacologico

 Intermittente

 Lieve persistente

 Moderata persistente

 Grave persistente



Educazione dell‟asma

 Elementi di base circa l‟asma

 Tecniche inalatorie

 Piano di azione scritto che include il

monitoraggio domiciliare del PEF

 Misure di controllo ambientale

 Enfatizzare la necessità di regolari

visite di follow-up





46

Visite regolari di follow-up

8. La terapia dell‟asma bronchiale



Il trattamento del paziente asmatico comprende vari aspetti, che sono riportati nella Tabella 20 (1).



Tabella 20 Trattamento del paziente con asma bronchiale

- riconoscimento ed eliminazione (se possibile) dei fattori inducenti o scatenanti

- definizione del livello di gravità dell‟asma

- scelta della terapia farmacologica (farmaci e modalità di somministrazione)

- verifica dei risultati ottenuti

- adeguamento della terapia alle mutate condizioni cliniche

- definizione di un piano per identificare e trattare tempestivamente le riacutizzazioni

- valutazione di eventuali terapie addizionali (immunoterapia specifica, terapia per altre patologie

concomitanti)

- valutazione dell‟andamento della malattia a lungo termine





La terapia farmacologica rappresenta il cardine del trattamento dell‟asma. Infatti, se la diagnosi di

asma è stata correttamente effettuata, una terapia farmacologica appropriata al tipo e gravità

dell‟asma è in grado di tenere sotto controllo la maggior parte dei pazienti con asma, ed i soggetti

che non migliorano con il trattamento rappresentano l‟eccezione; in tali casi è sempre necessario

riconsiderare se la diagnosi è esatta, se il paziente assume la terapia prescritta, e se la terapia è

adeguata alla gravità della malattia.





8.1. Riconoscimento ed eliminazione dei fattori inducenti o scatenanti

La terapia farmacologica non è l‟unico intervento terapeutico da farsi nell‟asma. Ugualmente

importante è l‟identificazione dei fattori scatenanti la malattia, sia quelli che agiscono con un

meccanismo patogenetico (allergeni ubiquitari o professionali, infezioni respiratorie, etc) sia quelli

che agiscono esclusivamente come fattori scatenanti del broncospasmo (come l‟esercizio fisico,

agenti irritanti come gli inquinanti ambientali, fattori climatici, componenti alimentari come i

conservati, etc). L‟educazione del paziente a riconoscere e possibilmente ad evitare i fattori

inducenti il broncospasmo sono altrettanto importanti del trattamento farmacologico, e spesso

permettono di controllare la malattia con una minima dose di farmaci (livello di prova di tipo III).

Tali interventi di prevenzione sono particolarmente importanti quando nell‟asma sia identificabile

una causa nota, come l‟esposizione ad allergeni non ubiquitari ed evitabili (animali domestici,

muffe, agenti professionali) per i quali sia dimostrabile un chiaro nesso causale, anamnesticamente

valutato o dimostrato in laboratorio, tra esposizione e comparsa degli episodi asmatici (2). In tali

casi l‟allontanamento dal fattore eziologico dell‟asma può portare anche alla scomparsa della





47

malattia, come è stato dimostrato in una percentuale di soggetti con asma professionale (livello di

prova di tipo V) (3).

Anche se la maggior parte degli asmatici non fuma, esistono anche soggetti asmatici che continuano

a fumare; tale condizione è spesso causa di una particolare resistenza della malattia al trattamento

farmacologico e può essere pertanto causa di instabilità (livello di prova di tipo III) (4).





8.2 Definizione del livello di gravità

La definizione del livello di gravità dell‟asma è essenziale per decidere tipo ed entità del

trattamento farmacologico. I parametri da utilizzare sono riportati nella Tabella 21 (1).



Tabella 21 – Classificazione di gravità dell‟asma (O.M.S. 2002) (Caratteristiche cliniche

prima del trattamento)

Gravita‟ Sintomi Sintomi Variabilita‟

notturni FEV1 - PEF

Livello 1 80 % teorico

Intermittente Riacutizzazioni di breve durata e Variabilità PEF

poco frequenti 1 volta la settimana > 2 volte mese > 80 % teorico

Lieve persistente 1 volta 60-80 % teorico

Moderata persistente Riacutizzazioni che disturbano il settimana Variabilità PEF

sonno o la vita quotidiana > 30 %

Livello 4 Continui. Frequenti 30 %

Attività fisica ridotta



E‟ importante sottolineare che tale valutazione richiede non solo un‟attenta raccolta dei sintomi del

paziente (che vanno accuratamente richiesti ed esplorati) ma anche la misurazione del livello della

compromissione funzionale respiratoria, che deve essere riportata al massimo possibile. Poiché è

noto che non esiste una correlazione stretta tra sintomi e riduzione della funzione respiratoria, è

necessario che l‟esame spirometrico sia effettuato non solo al momento della diagnosi ma anche

periodicamente per contribuire a definire il livello di gravità della malattia. La disponibilità di

strumenti spirometrici utilizzabili dal MMG potrà aiutare, assieme alle valutazioni più accurate da

farsi nel laboratorio di Fisiopatologia Respiratoria, a definire meglio il livello di gravità dell‟asma e

quindi ad adeguare il trattamento farmacologico. E‟ importante ricordare che la definizione del

livello di gravità è transitoria e variabile nello stesso paziente, il quale può mutare le sue condizioni

48

da un livello all‟altro di gravità in un intervallo di tempo anche breve. E‟ inoltre da ricordare che,

una volta che il paziente è in trattamento regolare, la definizione di gravità si ricava dal livello

minimo di farmaci che riescono a tenere sotto controllo la malattia.





8.3 Scelta della terapia farmacologica

La scelta del trattamento farmacologico deve essere fatta sulla base delle più recenti indicazioni di

letteratura, accolte in larga parte nelle Linee Guida del 2002. Come noto, l‟asma a tutti i livelli di

gravità tranne il primo (asma lieve intermittente) va trattata regolarmente con farmaci di fondo,

capaci di modificare le alterazioni fisiopatologiche di base e conseguentemente di controllare i

sintomi, prevenire le riacutizzazioni e migliorare al massimo possibile la funzione respiratoria. Il

tipo ed i dosaggi di tali farmaci sono ben definiti (Tab. 22).





Tabella 22 Principali categorie di farmaci antiasmatici

Antinfiammatori Broncodilatatori

Prima scelta Corticosteroidi inalatori Beta2-agonisti

- beclometasone, flunisolide - a breve durata d‟azione

- budesonide, fluticasone - a lunga durata d‟azione

Seconda scelta Antileucotrieni Teofillina

Cromoni Anticolinergici

Corticosteroidi per via generale





Nel livello più lieve (asma lieve intermittente) non è necessario un trattamento regolare, ma solo

farmaci da usare occasionalmente per prevenire il broncospasmo indotto da ben definiti e

prevedibili fattori scatenanti, come ad es. lo sforzo; in questo casi i beta2-agonisti (sia a breve che a

lunga durata d‟azione), gli antileucotrieni e il cromoglicato possono essere utilizzati, con effetti

simili quando l‟uso è occasionale, ma con una lieve preferenza per gli antileucotrieni in caso di uso

frequente o regolare (in sportivi, bambini, etc) a causa dell‟assenza del fenomeno della tolleranza

all‟effetto protettivo, che è invece ben conosciuto per i beta2-agonisti (livello di prova di tipo I) (5).

Da notare che esistono casi di asma lieve intermittente che tuttavia hanno, seppur episodicamente,

presentato episodi gravi di broncospasmo, talora anche con necessità di ricovero o di trattamento in

PS; in tal caso le Linee Guida suggeriscono empiricamente di trattare questi pazienti come se

fossero affetti da un‟asma di grado moderato (livello di prova di tipo VI) (1). Anche pazienti con

scarsi sintomi ma con marcata iperreattività bronchiale, potenzialmente responsabile di importanti

episodi di broncospasmo in occasione di stimoli non specifici, dovrebbero essere trattati

regolarmente con basse dosi di corticosteroidi inalatori, almeno fino a miglioramento

dell'iperreattività bronchiale (livello di prova di tipo VI).

49

In caso di asma lieve persistente, è consigliabile un trattamento regolare con basse dosi di

corticosteroidi inalatori (200-500 mcg al giorno di beclometasone, flunisolide, budesonide o

fluticasone), in due o anche una sola somministrazione giornaliera; possibili alternative sono le

teofilline, i cromoni e gli antileucotrieni. Tutte queste alternative si sono comunque dimostrate

meno efficaci rispetto ai corticosteroidi inalatori, anche se per alcune la somministrazione orale

(talora in monosomministrazione) potrebbe favorire l‟aderenza al trattamento e quindi una migliore

efficacia del trattamento (livello di prova di tipo I) (6). Per quanto riguarda la scelta dei vari

corticosteroidi inalatori, a dosi basse questi sono sostanzialmente equivalenti tra loro, con

scarsissimi effetti collaterali sistemici anche per i composti meno recenti (livello di prova di tipo I)

(7). La terapia di combinazione (basse dosi di corticosteroidi inalatori associati a beta2-agonisti a

lunga durata d‟azione o altri farmaci come antileucotrieni o teofilline) non sembra attualmente

giustificata a questo livello di gravità, anche se alcuni studi hanno suggerito risultati interessanti

(livello di prova di tipo II) (8).

Al livello di asma moderato persistente, la prima opzione è la terapia di combinazione tra basse dosi

di corticosteroidi inalatori e beta2-agonisti a lunga durata d‟azione (9,10); la disponibilità di

formulazioni che contengono già i due farmaci nello stesso erogatore (salmeterolo + fluticasone,

formoterolo + budesonide) rende più facile e conveniente per il paziente effettuare tale terapia, che

quindi, semplificando gli schemi terapeutici, aumenta la sua possibilità di efficacia, con miglior

controllo dell‟asma e minor costi diretti ed indiretti dovuti alla malattia (11,12). Le alternative a tale

prima scelta sono: la combinazione tra basse dosi di corticosteroidi inalatori e teofillina o

antileucotrieni (13,14), oppure l‟uso di corticosteroidi ad alte dosi. Tutti gli studi sono concordi nel

ritenere che quest‟ultima opzione è meno vantaggiosa, a causa di una relativa minore efficacia ed

una maggior frequenza di effetti collaterali (livello di prova di tipo I), anche alla luce della

morfologia della curva dose-efficacia per i corticosteroidi, che favorisce relativamente l'efficacia

delle basse dosi (15). Per quanto riguarda le altre opzioni della terapia di combinazione, gli studi

attuali a breve termine sono a favore della terapia di combinazione con steroidi inalatori e beta2-

agonisti a lunga durata d‟azione, ma ulteriori studi a più lungo termine sono necessari per

confrontare adeguatamente le varie opzioni della terapia di combinazione nel modificare la storia

naturale della malattia. Quando si usino alte dosi di corticosteroidi inalatori, i più recenti

corticosteroidi (budesonide e fluticasone) hanno il vantaggio di un minor assorbimento sistemico e

quindi di minori effetti collaterali (livello di prova di tipo III) (1).

Infine, nel caso di asma grave persistente (la quale colpisce fortunatamente solo una piccola parte di

soggetti asmatici), occorre utilizzare alte dosi di corticosteroidi inalatori associati a beta2-agonisti a

lunga durata d‟azione, eventualmente associati anche a teofillina e antileucotrieni; in questi casi

talora è necessario ricorrere anche a piccole dosi di corticosteroidi orali (fino a 8-10 mg di

prednisone o equivalenti al giorno).

50

In ogni livello di terapia è raccomandato l‟uso dei farmaci d‟emergenza (in genere beta2-agonisti a

rapida insorgenza dell‟effetto) allo scopo di controllare efficacemente i sintomi. L‟uso di tali

farmaci “del bisogno” deve comunque essere sempre considerato come una spia di un non

sufficiente controllo della malattia, e quindi deve suggerire una modifica nel trattamento

farmacologico di fondo. E‟ comunque necessario che ogni paziente asmatico, anche se da tempo

sotto controllo, tenga sempre a disposizione il farmaco dell‟emergenza, per contrastare improvvise

ed impreviste crisi di broncospasmo che, come già detto, possono comparire anche in soggetti

apparentemente con asma lieve intermittente.

Nella definizione del programma di trattamento occorre considerare alcuni aspetti pratici (Tab. 23)

(1).





Tabella 23. Aspetti da considerare nel decidere la terapia farmacologica

 scegliere la minima dose di farmaci (in particolare di corticosteroidi inalatori) che potrebbero

essere capaci di mettere la malattia sotto controllo

 istruire adeguatamente (e praticamente) il paziente sulle modalità di assunzione della terapia

 scegliere la modalità di somministrazione (diversi erogatori, etc) più adatta al tipo di farmaco

prescelto e al singolo paziente

 ridurre al massimo il numero di erogatori e di somministrazioni giornaliere





L‟opzione di iniziare la terapia con alte dosi di farmaci, indipendentemente dal livello di gravità,

allo scopo di mettere rapidamente sotto controllo la malattia, per ridurre successivamente le dosi,

anche se empiricamente effettuata da molti medici, non sembra giustificata dai dati di letteratura

(16). E‟ importante ricordare che, in ogni modo, deve sempre essere cercata la minima dose di

farmaco capace di tenere sotto controllo la malattia. L‟educazione del paziente alla comprensione

del piano terapeutico, all‟uso dei vari erogatori e alla gestione della malattia è essenziale, e richiede

tempo che il medico deve dedicare al colloquio con il paziente. La scelta tra i vari erogatori (spray

dosati vs erogatori di polveri secche vs nebulizzatori) è opzionale, dipendendo dal tipo di farmaco

consigliato e dalle caratteristiche del paziente. Gli erogatori di polveri sono facili da usarsi e quindi

possono migliorare l‟aderenza al trattamento e quindi l‟efficacia della terapia; gli spray dosati,

specialmente se associati a distanziatori, permettono tuttavia di migliorare la deposizione periferica

degli aerosol riducendo la deposizione oro-faringea, e quindi possono essere utili in casi di uso di

dosi elevate di corticosteroidi inalatori (livello di prova di tipo V) (17). L‟uso dei nebulizzatori è

consigliabile solo per brevi periodi e in fase acuta di malattia (come durante le riacutizzazioni

asmatiche); infatti questa modalità permette la somministrazione di dosi elevate di farmaci, ma

determina anche una elevata dispersione dei farmaci nel cavo orale, con maggiori effetti collaterali.





51

Infine è da ricordare che la terapia ideale dovrebbe impiegare un solo prodotto (o al massimo due),

possibilmente in una o due somministrazioni giornaliere.





8.4. Verifica dei risultati ottenuti

Gli obiettivi del controllo dell‟asma sono stati ben definiti (Tab. 24) (1).





Tabella 24 Obiettivi da raggiungere nel trattamento dell‟asma

 ridurre al minimo (possibilmente eliminare) i sintomi

 ridurre al minimo (possibilmente eliminare) l‟uso dei farmaci al bisogno

 mantenere la funzione polmonare normale o al massimo possibile

 ridurre al minimo (possibilmente eliminare) l‟abnorme variabilità del PEF

 prevenire le riacutizzazioni

 permettere una vita normale, compresa l‟attività fisica e lo sport

 ridurre al massimo i possibili effetti collaterali dei farmaci





In sintesi, è importante che il trattamento sia in grado di ridurre al minimo o meglio abolire del tutto

i sintomi (anche quelli lievi, come la semplice costrizione toracica, o i sibili, o la tosse), mantenere

al massimo la funzione polmonare, ridurre o meglio abolire del tutto l‟uso del farmaco

d‟emergenza, ridurre al minimo le riacutizzazioni dell‟asma, e permettere una vita sostanzialmente

normale, compresa la possibilità di fare esercizio fisico (Tab. 25) . L'uso dei beta2-agonisti a breve

durata d'azione deve essere mantenuto il più basso possibile, possibilmente dovrebbe essere assente;

un uso troppo frequente di tali farmaci d'emergenza indica uno scarso controllo della malattia e

richiede una riconsiderazione della terapia regolare di fondo.

Tutto ciò è ottenibile e deve essere sempre perseguito al massimo, senza atteggiamenti rinunciatari

da parte del medico o del paziente. E‟ importante quindi che il medico verifichi sempre, con

un‟attenta ed accurata anamnesi e con la misura della funzione polmonare, il raggiungimento di

questi obiettivi. In caso negativo, vanno ricercate le cause di tale insuccesso: scarsa “compliance”

(intenzionale o non intenzionale) del paziente al piano terapeutico, presenza di fattori scatenanti o

aggravanti l‟asma, trattamento inadeguato. Da ricordare che una delle cause più frequenti

dell‟insuccesso terapeutico è la scarsa assunzione della terapia da parte del paziente (18). In casi

estremi, sarà importante riconsiderare la correttezza della diagnosi.





8.5. Adeguamento della terapia alle mutate condizioni cliniche

Una volta verificato il raggiungimento degli obiettivi terapeutici, il trattamento va continuato per un

tempo ragionevolmente lungo (in media 3-6 mesi), dopodiché il paziente deve essere rivalutato e, se

la malattia è ancora giudicabile in buon controllo, si deve procedere ad una riduzione del

52

trattamento. Tale riduzione (o “step-down”) dovrebbe essere fatta in accordo ai livelli di gravità

suggeriti dalle Linee Guida (1). Tale procedura è sempre necessaria per non esporre inutilmente il

paziente a dosi troppo elevate di farmaci, potenzialmente responsabili di effetti collaterali, e anche

per il contenimento della spesa sanitaria. Nel caso di un paziente a lungo ben controllato da basse

dosi di corticosteroidi inalatori o dai farmaci alternativi (livello di asma lieve persistente), è

giustificabile proporre un periodo di sospensione della terapia farmacologica, pur avvisando il

paziente che la malattia probabilmente recidiverà. Poiché comunque sono possibili remissioni anche

di lunga durata (3-12 mesi), il tentativo di sospensione della terapia è giustificabile. Tale procedura

deve comunque tener presente dei fattori inducenti o scatenanti l‟asma (stagionalità, attività

lavorativa, etc) e deve comunque comprendere un attento controllo delle condizioni cliniche.





8.6. Definizione di un piano di riconoscimento precoce delle riacutizzazioni asmatiche

Le riacutizzazioni asmatiche rappresentano un evento frequente nella storia naturale dell‟asma. Nei

vari studi a lungo termine, la loro frequenza è stata calcolata del 0,5-1 episodio per paziente per

anno. E‟ interessante ricordare che non necessariamente i pazienti più gravi hanno più frequenti

riacutizzazioni, e studi recenti hanno dimostrato un elevato tasso di riacutizzazioni anche in pazienti

con asma lieve persistente. Nei pazienti con asma grave, le riacutizzazioni sono spesso molto

frequenti, e ci sono pazienti che le presentano in maniera subentrante.

Anche se solo una piccola parte dei pazienti asmatici, in genere identificabili per vari fattori psico-

patologici e sociali, presenta crisi di asma pericolose per la vita (con necessità di trattamento

d‟emergenza o addirittura con necessità di ventilazione meccanica), ogni riacutizzazione di asma è

potenzialmente rischiosa e va quindi prevenuta e trattata tempestivamente ed adeguatamente. E‟

importante che il paziente sappia riconoscere precocemente i segni di deterioramento della malattia

(nella maggior parte dei casi le esacerbazioni incominciano gradualmente con un peggioramento dei

sintomi, che può portare in pochi giorni ad un‟asma grave); il paziente dovrebbe essere istruito a

monitorare l‟uso del farmaco d‟emergenza, la frequenza e gravità dei sintomi, e possibilmente a

misurare il Picco di Flusso Espiratorio nei periodi di peggioramento della malattia.

Un numero troppo elevato di riacutizzazioni deve far riconsiderare l‟adeguatezza del trattamento di

fondo o la presenza di fattori concomitanti che tendono ad aggravare la malattia (rinite cronica,

reflusso gastro-esofageo, esposizione ad allergeni, stile di vita tra cui l‟abitudine al fumo, etc).





8.7. Immunoterapia specifica o ITS (“Vaccino”)

E‟ opportuno premettere che, come riportato nel “Position paper” della OMS sulla Immunoterapia

allergene-specifica, quest‟ultima deve essere prescritta dallo Specialista in Allergologia ed

Immunologia Clinica. L‟ITS dovrebbe essere praticata da personale medico esperto. I pazienti

devono essere tenuti in osservazione per 20‟ dopo l‟iniezione. Devono essere presenti i farmaci e le

53

attrezzature necessarie per fronteggiare eventuali emergenze. L‟ITS consiste nella somministrazione

prolungata di estratti allergenici a dosi progressivamente crescenti, al fine di indurre una

diminuzione della sensibilità dei pazienti verso gli specifici allergeni.

Oltre all‟ITS sono disponibili anche la via sublinguale e quella intranasale. L‟ITS può essere attuata

solamente quando siano stati individuati con certezza gli allergeni responsabili. Ciò prevede una

corretta diagnostica allergologica. Prevede, inoltre, che i risultati dei test cutanei siano sempre

valutati nel contesto della situazione clinico-anamnestica che deve a sua volta correlare con

l‟esposizione ad un preciso allergene. L‟ITS deve essere affiancata da precise norme di

comportamento per ridurre l‟esposizione all‟allergene responsabile.

Secondo le indicazioni più recenti, l‟ITS deve essere intrapresa e valutata tenendo in considerazioni

alcuni dati:

a) dimostrazione della natuta IgE mediata dei disturbi

b) quando esista una correlazione fra sensibilizzazione allergenica e sintomatologia,

c) stabilire il grado di esposizione all‟allergene e praticare comunque una prevenzione ambientale

prima di iniziare l‟ITS

d) valutare la collaborazione del paziente

e) valutare i costi economici.





Controindicazioni relative all‟esecuzione della terapia sono rappresentate da:

a) Malattie immunologiche o gravi immunodeficienze

b) Neoplasie maligne

c) Asma grave on controllata dalla terapia farmacologica oppure ostruzione irreversibile delle vie

aeree con FEV1 3-4 volte/giorno*

Step 2: CSI, 100-400 mcg/die Teofillina ritardo, Cromoni od Beta-agonisti inalatori

lieve persistente di budesonide od Antileucotrienici non > 3-4 volte/giorno*

equivalenti

Step 3: CSI 400-800 mcg/die 1.CSI 800 mcg/die di

budesonide;

4.CSI 800 mcg/die di Beta-agonisti inalatori

grave persistente budesonide + uno dei non > 3-4 volte/giorno*

seguenti (in ordine di

preferenza):

ß2 long-acting,

Antileucotrienici,

Teofillina ritardo,

Steroidi orali

* l‟evenienza di usare i 2-agonisti più di 3-4 volte al giorno dovrebbe essere veramente

eccezionale analogamente a quanto detto per l‟adulto









61

10. Trattamento dell‟asma bronchiale acuto nell‟adulto

Nei Paesi occidentali i tassi di mortalità per AB variano 1 e 5/100.000 abitanti/anno. In Italia la

mortalità per AB risulta avere un tasso di 3,5/100.000 abitanti/anno. In questi ultimi anni è possibile

ipotizzare, sebbene vi sia un aumento della prevalenza dell'AB, che le più corrette terapie con

farmaci anti-infiammatori stiano effettivamente riducendo il numero di decessi per AB.

Nella tabella 27 sono indicati alcuni fattori associati al rischio di morte per asma (GINA „02) (Tab

27). Mentre nella tabella 28 sono riportate le riacutizzazioni dell‟asma in base alla gravità (Tab. 28).





Tabella 27 Fattori di rischio per l‟asma

Fattori clinico- Fattori legati al paziente Fattori iatrogeni

fisiopatologici Scarsa percezione della dispnea Scarso impiego di farmaci

Marcata alterazione dei Ansia/depressione durante l‟episodio di AB grave

parametri fisiopatologici Sottovalutazione dei sintomi Insufficiente monitoraggio della

(marcata riduzione FEV1) asmatici terapia

Episodi di asma notturno Ritardo nell‟inizio della terapia Scarsa compliance alla terapia

Precedenti episodi di medica regolare

insufficienza respiratoria Non possibilità all‟esecuzione delle Abuso di sedativi

Convulsioni cure mediche e di prevenzione Precoce dimissione ospedaliera

“Farmacofobia” dopo episodi di AB grave





Tabella 28 Classificazione delle riacutizzazioni asmatiche sulla base della loro gravità

Lieve Moderato Grave Arresto

respiratorio

imminente



SINTOMI



Dispnea Camminando Parlando A riposo

Nei bambini. Pianto I bambini smettono di

debole e corto, difficoltà mangiare

nell‟alimentazione

Preferisce la posizione Piegato in avanti

Può stare supino

seduta



Conversazione Discorsi Frasi Parole



Stato di Può essere agitato Sempre agitato Sempre agitato Sonnolento o

coscienza confuso





62

SEGNI



Frequenza Aumentata Aumentata Aumentata

respiratoria 19 – 23 atti / min 24 – 30 atti/ min > 30 atti / min



Livelli di frequenza respiratoria associati a distress respiratorio nel

bambino sveglio

Età Frequenza respiratoria

120 Bradicardia

cardiaca



Frequenza cardiaca normale nei bambini

Lattanti 2-12 mesi - frequenza normale 25 mmHg (adulti) suggerisce

fatica dei

20-40 mmHg

muscoli

(bambini)

respiratori



VALUTAZIONE FUNZIONALE



PEF > 80% Attorno al 60-80% 60 mmHg 95 % 91-95 % 91% SaO2 > 91% tramite SNF o ON meccanica con O2 al 100%

tramite SNF o ON





SNF = Sonda Naso Faringea; ON = Occhiali Nasali; ****se concomitante cardiopatia grave

mantenere SaO2 >95%









68

Tabella 30 – Monitoraggio e proseguimento del trattamento in ospedale





RIVALUTAZIONE:

Dopo la prima somministrazione di B2 agonisti

(20‟ dall‟inizio del trattamento) *valutazione sintomi

*esame obiettivo

*PEF

*Emogasanalisi (Sa02 se

nell‟EGA iniziale c‟è solo

ipossiemia ed il paziente è

migliorato )

Dopo la terza somministrazione di B2 agonisti

(1 ora dall‟inizio del trattamento)









Riacutizzazione di media entità Riacutizzazione grave

PEF 70% PEF => 50% ma 45 mmHg





Se la risposta si mantiene

buona per 1 ora dopo

l‟ ultimo trattamento

69

Programmare

DIMISSIONE RICOVERO IN REPARTO RICOVERO IN UTIR

DEGENZA









70

11. Linee guida per il trattamento dell‟asma bronchiale acuto nel bambino





Il trattamento dell‟asma bronchiale acuto nel bambino non differisce in modo sostanziale da quello

dell‟adulto. La valutazione di gravità si basa fondamentalmente su alcuni parametri riportati nella

Tabella 31. Particolare attenzione va posta ad un appropriato dosaggio dei farmaci.





Tabella 31 Tabella delle evidenze relativa ad alcuni aspetti principali della terapia della crisi

asmatica

Livello di evidenza Forza della

raccomandazione

La somministrazione di B2 agonisti a rapida azione I A

tramite MDI + distanziatore porta ad una

broncodilatazione equivalente, ma più rapida e con

minori effetti collaterali rispetto alla somministrazione

tramite nebulizzatore

Nella riacutizzazione grave che non risponde ai Beta 2 II B

agonisti a rapida azione per via inalatoria, i Beta 2

agonisti per via ev sono da preferirsi alla epinefrina

L‟associazione di un Beta 2 agonista a rapida azione + II B

anticolinergico dà una broncodilatazione superiore e si

associa a un maggiore incremento del PEF e FEV1

rispetto ai singoli farmaci

L‟associazione di un Beta 2 agonista + anticolinergico si I A

associa a un minore tasso di ospedalizzazioni rispetto ai

singoli farmaci

La somministrazione di CS per os deve essere effettuata I A

sempre eccetto nei casi più lievi

La dose di 60 – 80 mg/ die di metilprednisolone o 300 – II B

400 mg/ die di idrocortisone è appropriata nei pazienti

ospedalizzati

Un trattamento con prednisone della durata di 10 - 14 VI C

giorni è considerato appropriato

La riduzione graduale della dose di CS per os non porta II B

a benefici







71

Tabella 32 – Anamnesi breve

Causa scatenente

Infezione respiratoria

Allergene : acaro muffe cane gatto pollini altro……………….…….

Irritante : fumo di tabacco vapori gas altro……………….…………..…..……..

Farmaco: aspirina FANS  bloccante

B collirio altro……………………..

Alimenti: gamberetti frutta secca patate confezionate vino birra altro…..……….

Mestruazioni

Altro…………………………………………

Sconosciuta





Patologie associate potenzialmente aggravanti:

Pneumopatie : BPCO bronchiectasie Polmonite/ Broncopolmonite

Altro………………………………………………………………….

Cardiopatie: ……………………………………………………………………….

Patologie che possono essere aggravate dalla terapia con steroidi per via sistemica:

Diabete mellito Ipertensione arteriosa

Psicosi Ulcera peptica





Fattori di rischio di morte per asma

 Anamnesi positiva per asma quasi fatale che ha richiesto intubazione e ventilazione meccanica

 Ricovero in ospededale per asma o trattamento in Pronto Soccorso per asma nel corso

dell‟anno precedente

 Terapia in atto con corticosteroidi per via orale o loro recente sospensione

 Mancata assunzione di CS inalatori nella terapia di mantenimento

 Uso di più di una bomboletta di salbutamolo o equivalenti al mese

 Anamnesi positiva per malattie psichiatriche o problemi psicosociali, uso di sedativi

 Storia di non compliance alla terapia antiasmatica prescritta









72

Tabella 33 – VALUTAZIONE DELLA GRAVITA‟ DELLA CRISI ASMATICA NEL BAMBINO





CLASSIFICAZIONE DELL‟ASMA ACUTO



-tosse e fischio udibili senza di stress,

LIEVE cianosi, aumento frequenza

respiratoria

(FR) o limitazione

dell‟attività > 75% del predetto

-FEV1 o PEF

-non difficoltà a

parlare

-fischio udibile con uso dei

MODERATO muscoli

accessori e aumento della FR

-difficoltà a parlare (non dice più

di parole)

3-5



-cianosi, distress severo,

SEVERO rientramenti

- scarsa risposta ai beta-2

agonisti 1-3 parole, è seduto o a letto

-dice solo



(Warner et al Ped Pulmonol 1998;25:1-17) 73

12. Valutazione prognostica

La valutazione prognostica dell‟AB è favorevole nella maggior parte dei casi nei primi stadi di

gravità. Nella restante quota tende a perdurare nel tempo, raramente ad aggravarsi se trattata

opportunamente. La prognosi è invece meno favorevole, soprattutto da un punto di vista della

qualità di vita, nelle forme di AB insorte nell'età adulta e in quelle a carattere subcontinuo o

continuo, nonché nelle forme di AB associate a poliposi nasale e intolleranza all'ASA.





Criteri di valutazione prognostica dell‟asma (GINA „02)

a) Durata della malattia

b) Frequenza ed entità delle crisi

c) Entità dell‟ostruzione bronchiale documentata dal FEV1

d) Persistenza eosinofilia ematica

e) Estrema variabilità dei valori di PEF nell‟arco della giornata

f) Scarsa reversibilità dopo trattamento con 2-agonisti e cortisonici









74

13. Ruolo del MMG e dello specialista



13.1. Ruolo del MMG

 Sollevare il sospetto diagnostico di asma bronchiale

 Collaborare nell‟individuare i fattori eziologici di asma bronchiale

 Effettuare un corretto inquadramento diagnostico con conferma strumentale da parte dello

specialista

 Collaborare nel valutare il livello di gravità di asma

 Impostare una corretta terapia

 Sorvegliare gli effetti collaterali della terapia specifica e le interferenze con altre eventuali

terapie in corso

 Collaborare agli aspetti educazionali

 Educare il pazienti alla corretta tecnica inalatoria

 Educare il paziente alla registrazione dei sintomi e del PEF

 Educare il paziente a seguire le misure di controllo ambientale

 Educare il paziente alla corretta gestione dell‟asma

 Enfatizzare la necessità di eseguire periodici controlli

 Rivolgersi allo specialista come di seguito





13.2 Indicazioni per il consulto dello specialista

Le indicazioni per il consulto specialistico sono relative e dipendono dai servizi disponibili e

dall‟esperienza del MMG nel trattamento dell‟asma:

Pazienti che hanno la diagnosi di asma per la prima volta:

 per una corretta valutazione funzionale

 per una corretta definizione eziologia

 per eseguire test di provocazione bronchiale

 per certificare l‟esenzione da ticket

Pazienti di difficile gestione:

Asma scarsamente controllata o asma complessa (riacutizzazioni a rischio di vita, riacutizzazioni

che richiedono più di due episodi di trattamento con steroidi orali in un anno, asma complicato da

altre condizioni mediche o psicosociali)

Sintomi nonostante dosi elevate degli steroidi per via inalatoria

Donne in gravidanza con incremento dei sintomi

Passaggio dal 4° step di asma grave persistente al 3° step di asma moderata persistente

Trattamento dell‟allergia (per es. immunoterapia)





75

Casi sospetti di asma professionale

Inquadramento della capacità lavorativa

Asma che interferisce con lo stile di vita (per es. attività sportiva)

Pazienti che richiedono educazione aggiuntiva o intensiva









76

14. Follow-up

Poiché l‟asma è una malattia comune dovrebbe essere trattata e seguita dal MMG

Il paziente in trattamento dovrebbe incontrare regolarmente il suo medico

follow-up con controlli:

ogni 6-12 mesi asma lieve intermittente

ogni 6 mesi asma lieve persistente

ogni 3 mesi asma moderata persistente

ogni 1–2 mesi (e più spesso se necessario) asma grave persistente





Come esame di follow-up è sufficiente la registrazione dei sintomi e del PEF per due settimane al

proprio domicilio, eventualmente integrata da una semplice spirometria e dal test alla metacolina;

comunque la frequenza di registrazione del PEF e dei sintomi dipende dalla gravità dell‟asma: nei

casi di asma di asma lieve – moderata con rare crisi possono registrare i sintomi e il PEF solo

durante le riacutizzazioni, mentre i pazienti con asma più grave e instabile devono eseguire la

registrazione in modo più costante. Per quanto riguarda il test alla metacolina non è documentata la

necessità della sua periodica esecuzione, ma è consigliato che venga eseguito almeno una volta

l‟anno.

Alle visite di follow-up deve essere eseguito:

Verificare la corretta tecnica nell‟uso degli inalatori

Verificare l‟aderenza al piano di trattamento

Verificare che siano rispettate le raccomandazioni di controllo ambientale

Esaminare il diario del PEF e dei sintomi









77

15. L‟educazione del paziente asmatico





 L‟educazione del paziente asmatico è essenziale per il trattamento con successo dell‟asma

bronchiale.

 L‟educazione del paziente asmatico si basa su una stretta collaborazione tra paziente e medico

con frequenti revisioni e rinforzi.

 Lo scopo del processo educazionale è il “self -management guidato” definito come capacità del

paziente e dei familiari di applicare conoscenze ed abilità pratiche alla ottimizzazione del loro

potenziale di salute e qualità di vita in condivisione con il team sanitario.

 Un processo educazionale rivolto al self -management, che comprende il self-monitoring

(autovalutazione dei sintomi e monitoraggio del PEF) assieme al piano d‟azione scritto e alla

regolare supervisione medica, sembra migliorare i risultati del trattamento degli adulti con asma

(riduzione del numero delle ospedalizzazioni, delle visite al Pronto Soccorso, visite mediche

non programmate, giornate perse a lavoro o a scuola e asma notturno)

 I programmi educazionali semplici (in cui l‟educazione è limitata a trasferire informazioni

sull‟asma, sue cause e trattamento) migliorano le conoscenze del paziente e la percezione dei

sintomi, ma non migliorano gli esiti sanitari negli adulti con asma

 Gli interventi che comprendono piani d‟azione self-management sono stati dimostrati ridurre la

morbilità nei bambini.





Self management guidato e piano d‟azione personalizzato

Con il self-management il paziente cambia il trattamento in base alla severità dell‟asma, in accordo

con linee guida predeterminate dal curante. Il follow up e la supervisione da parte del medico sono

contributi importanti al successo di questa strategia.

Il self-management prevede l‟integrazione di tre elementi:

1) Auto valutazione della gravità dell‟asma (self - assessment)

2) Modulazione del trattamento in base alla gravità dell‟asma da parte del paz guida scritte sia per il

trattamento a lungo termine dell‟asma sia per le riacutizzazioni.





1) Autovalutazione della gravità dell‟asma (Self – assessment )

Il paziente deve essere istruito a valutare la gravità dell‟asma tramite:

a) interpretazione guidata dei sintomi chiave

Il principale messaggio riguardante i sintomi è:









78

la presenza di sintomi durante il giorno, ma soprattutto i risvegli notturni e la presenza di sintomi

che non rispondono ad un incremento dell‟ uso di beta 2 agonisti, devono indurre il paziente a

ricercare subito l‟attenzione del medico

b) misurazioni oggettive della gravità dell‟asma (registrazioni del PEF)

La valutazione oggettiva della broncostruzione (tramite misurazioni dei valori del PEF interpretati

come percentuale del predetto o del valore migliore personale) è importante, perché alcuni pazienti

hanno una ridotta percezione del peggioramento della funzione respiratoria. Una riduzione di tale

percezione è associata con la gravità dell‟asma e ad un incrementato rischio di morte. Il

monitoraggio del PEF è pertanto particolarmente importante negli adulti con asma grave.

Il monitoraggio del PEF e la valutazione dei sintomi devono essere fatti:

a) in un periodo iniziale di training: da tutti i pazienti

b) in seguito:

- dai pazienti con asma lieve–moderato con attacchi infrequenti, solo durante le riacutizzazioni,

- dai pazienti con asma più grave o brittle asthma in modo regolare

Il piano di self- management basato sul PEF o quello basato sui sintomi hanno una efficacia simile,

pertanto i metodi di self-assessment dovrebbero essere personalizzati sulle abilità, preferenze e

risorse del paziente.





2) Variazioni del trattamento effettuate direttamente dal paziente in base alla gravità dell‟asma i

pazienti vengono istruiti sui farmaci da usare regolarmente e sui farmaci da usare al bisogno

3) Linee Guida scritte per il self- management (Asma Action Plain )

ai pazienti con asma lieve con frequenti riacutizzazioni e a tutti i pazienti con asma moderato o

grave devono essere fornite delle linee guida scritte per il self-management.

Componenti essenziali: medicazioni correnti e dosaggio, sintomi d‟allarme e sintomi di

riacutizzazione imminente, misurazioni del PEF, istruzioni per l‟uso di medicamenti nella crisi,

istruzioni con numero di telefono su come e quando chiamare





Chi educa

Il medico che ha in cura il paziente: Medico di Medicina Generale

Lo Pneumologo ed altri specialisti insieme ad operatori non medici: fisioterapista, infermiera,

psicologo. Anche i farmacisti e le associazioni del volontariato rientrano nel processo educazionale









79

Chi educare

L‟educazione deve essere rivolta ai pazienti di tutte l‟età. In età pediatrica devono essere coinvolti i

familiari, ma già dall‟età di tre anni il bambino può apprendere alcuni semplici elementi

educazionali





Quando educare

L‟educazione è un processo continuo che inizia al momento della prima diagnosi di asma e viene

portato aventi nel corso di tutti i successivi incontri durante il trattamento e il follow up.

Il ricovero per riacutizzazione della malattia asmatica è un altro momento importante.





Metodi di somministrazione del programma educazionale

I pazienti possono acquisire informazioni tramite:

 colloquio diretto con l‟ operatore sanitario

 lettura di opuscoli , libri, articoli sui giornali e stampa in generale

 frequenza a un corso educazionale di gruppo

 partecipazione a conferenze pubbliche o a gruppi di auto aiuto per pazienti asmatici

 video, audio tape, televisione, radio

 attraverso internet e mezzi interattivi multimediali





Un migliore controllo si ottiene tramite interventi educativi interattivi associati a consigli

personalizzati.

Le informazioni vanno fornite verbalmente e poi attraverso varie altre vie: le vie vanno selezionate

in base al livello culturale del paziente e il tipo di informazione da dare. La preferenza del paziente

non sempre equivale ad efficacia.

L‟insegnamento può essere su base individuale oppure rivolto a piccoli gruppi di pazienti. Sembra

che l‟insegnamento individuale e quello di gruppo siano ambedue efficaci; il programma di gruppo

è però più facile da somministrare, più gradito al paziente e meno costoso (1). Molti pazienti

sembrano trarre benefici dai gruppi di sostegno (associazioni degli asmatici).





Contenuti del processo educativo

Il processo educativo riguarda informazioni ed acquisizione di abilità.

Tutti gli asmatici richiedono delle informazioni di base e l‟acquisizione di alcune abilità, ma la

maggior parte della educazione deve essere fornita al paziente in modo personalizzato e a tappe.









80

Gli elementi critici del processo educativo sono :

1) la dimostrazione della tecnica inalatoria che deve essere effettuata ad ogni visita di controllo

2) il precoce riconoscimento e trattamento delle riacutizzazioni asmatiche

3) il Piano d‟Azione per l‟Asma.





Elementi educazionali aggiuntivi includono:

1) nozioni relative alla patofisiologia di base dell‟ asma e ai meccanismi d‟azione dei farmaci,

2) nozioni relative alla prevenzione dei fattori scatenanti

3) nozioni relative alle indicazioni e agli effetti avversi dei farmaci





Punti chiave dell‟educazione del paziente asmatico:

 Tutti i pazienti affetti da asma bronchiale devono essere educati al self- management

 Il processo educazionale è complesso, richiede tempo e pertanto deve svolgersi anche in

momenti diversi dalle visita medica.

 Per quanto riguarda la somministrazione del programma educazionale possono essere

impiegate anche figure non mediche quali infermieri o fisioterapisti specificatamente addestrati.

 L‟educazione del paziente asmatico dovrebbe prevedere due livelli di intervento:

1) individuale:

messaggi personalizzati in occasione di tutti i contatti con il MMG o Specialista, sia in ambulatorio

che in ospedale

2) collettivo:

interventi più complessi presso Centri Specialistici, secondo protocollo uniformato su tutto il

territorio regionale.Tali interventi sono particolarmente utili per i pazienti con asma lieve che vanno

incontro a frequenti riacutizzazioni e per i pazienti con asma moderato – grave. Presso tali Centri

possono venire effettuati incontri di gruppo con gli asmatici e loro familiari (lezioni teoriche ed

esercitazioni pratiche) a cadenza regolare (per esempio una volta al mese).

L‟attività educazionale rientra nell‟impegno delle necessità terapeutiche della patologia asmatica.

Il riconoscimento delle risorse umane deve essere tradotto in prestazione quantizzabile a livello

regionale.









81

Tabella 33 Tavola delle evidenze

Intervento Referenza Livello Forza della

di prova raccomandazione



Linee guida generali EPR2, 1997 IV D

GINA 2002

Educazione del paziente e self Trautner C et Al 1993 I A

management plan migliorano i risultati Bailey WC et Al 1990

nell‟asma

Educazione del paziente con il self Gibson PG et Al2002 I A

management riduce la morbilità e l‟uso

dei servizi sanitari

L‟educazione limitata alla sola Gibson PG et Al 2002 I A

informazione non migliora gli esiti del

trattamento dell‟ asma nell‟ adulto

Il monitoraggio del PEF è efficace nel Ignacio Garcia JM et Al I A

migliorare la gestione dell‟asma 1995

Lahdensuo A et Al.1996

Beasley R et Al. 1989

I piani di self management basati sul Turner MO et Al 1998 II B

PEF o sui sintomi hanno una simile

efficacia

L‟ insegnamento di gruppo ha la stessa Wilson SR et Al 1993 II B

efficacia dell‟ individuale, ma più

facile, più gradito e meno costoso

Il rapporto costo beneficio dei Taggart VS et Al 1991 II B

programmi di self management è tra Sommaruga M et Al

1:2,5 e 1:7. 1995









82

16. Prevenzione secondaria non farmacologica



Controllare i fattori scatenanti può prevenire le riacutizzazioni asmatiche, ridurre i sintomi e la

quantità di farmaci assunti. Tra i fattori scatenanti aspecifici ricordiamo l‟esposizione agli

inquinanti degli ambienti interni ed esterni, i cambiamenti della temperatura o dell'umidità

dell'ambiente, l‟attività fisica, l‟inalazione di aria fredda, fumo attivo e passivo.

Le infezioni respiratorie virali rappresentano una causa frequente di scatenamento dell‟AB in

particolare della prima infanzia.







16.1. Prevenzione dall‟esposizione ad allergeni

La comparsa di sintomi asmatici è strettamente collegata alla quantità di allergeni presenti

nell'ambiente, ed è quindi importante ridurre attraverso misure di controllo ambientale l'esposizione a

tali allergeni. Tra gli allergeni presenti all'interno delle abitazioni ricordiamo principalmente (Tab. 34):

 gli acari della polvere domestica,

 gli allergeni derivati da animali domestici (cani, gatti, conigli, ecc)

 i micofiti





16.2. Norme comportamentali per soggetti affetti da allergia a pollini

 Conoscere le piante i cui pollini causano sensibilizzazione ed il loro periodo di impollinazione.

 Tenere presente che ad altitudini superiori (ad es. 700-1000 metri s.l.m.) e a latitudini superiori

(ad es. in Europa Settentrionale) l'impollinazione delle stesse piante avviene più tardi.

 Durante il periodo critico:

1. Evitare gite in campagna

2. Non soggiornare in luoghi dove l'erba è stata tagliata recentemente

3. Limitare l'uso di biciclette e motorini e tenere chiusi i finestrini dell'automobile

4. Evitare una prolungata esposizione all'aria aperta nelle giornate più calde e ventose

5. Limitare l'apertura delle finestre e, possibilmente, utilizzare impianti di condizionamento

dell'aria

6. E' preferibile praticare attività sportive in luoghi chiusi









83

Tabella 34 Principali allergeni

Acari della polvere domestica Allergeni derivati Micofiti

I materassi e i cuscini dei letti devono degli animali Rimuovere o pulire gli oggetti

essere rivestite con fodere impermeabili a domestici pieni di muffa.

tali allergeni. Allontanare Mantenere una umidità

E‟ necessario lavare settimanalmente la dall'ambiente (inferiore al 50%) che riduce

biancheria a temperatura elevata. domestico gli animali significativamente la

La moquette deve essere sostituita con (cani e gatti). concentrazione di muffe e

altri tipi di materiale. Se questo non è batteri.

I giocattoli di peluche devono essere possibile, il lavaggio Prestare attenzione ai

rimossi, oppure lavati in acqua calda una settimanale consente deumidificatori o ai

volta alla settimana. di ridurre il carico di condizionatori d'aria in modo

Mantenere bassa (inferiore al 50%) allergeni. tale che non vengano

l'umidità dell'ambiente con umidificatori colonizzati da muffe,

condizionatori d'aria. divenendo così a loro volta

N.B. Non è chiara l'utilità di filtri d'aria. fonte di allergeni o di irritanti

Non è raccomandato l'uso degli acaricidi non specifici.





16.3. Prevenzione dell‟esposizione ad allergeni alimentari

L'allergia alimentare e una causa rara di asma, e si osserva soprattutto nei bambini. Per cui la

raccomandazione di evitare certi alimenti dovrebbe essere posta solo per assoluta certezza. Certi

additivi presenti negli alimenti, tra cui il giallo tartrazina, il benzoato ed il glutamato di sodio, i

solfiti sono da considerare a rischio per taluni pazienti asmatici (asma non allergico).





16.4. Prevenzione dei fattori non allergenici



Prevenzione dell‟esposizione ad inquinanti degli ambienti interni



Il controllo dell‟esposizione al fumo attivo e passivo è la principale misura da attuare.

N.B: Nei bambini esposti al fumo passivo vi è un rischio maggiore di comparsa di malattie

allergiche, ed i bambini asmatici hanno un aumento della frequenza e della gravità delle

manifestazioni.









84

Prevenzione dell‟esposizione ad inquinanti degli ambienti aperti



E‟ dimostrata un‟associazione significativa tra la concentrazione negli ambienti aperti di inquinanti

come l'ozono, gli ossidi di azoto, gli aerosol acidi, il materiale corpuscolato e la presenza di

sintomi e riacutizzazioni asmatiche.

I pazienti asmatici nei periodi di intenso inquinamento atmosferico dovrebbero:

a) evitare l‟attività fisica non necessaria

b) per i soggetti sensibili ai pollini, nel periodo primaverile dovrebbe essere consigliato, quando

possibile, il soggiorno in ambiente marino.



Prevenzione della somministrazione di alcuni farmaci



Alcuni farmaci possono aggravare l'AB. L'aspirina ed altri farmaci antinfiammatori non steroidei,

possono provocare gravi riacutizzazioni asmatiche e dovrebbero essere evitati dai pazienti. I

farmaci -bloccanti somministrati per os o anche in forma di colliri, possono scatenare

broncospasmo e vanno accuratamente evitati dagli asmatici. Nei casi nei quali è indispensabile

somministrare -bloccanti, la terapia va iniziata sotto stretta sorveglianza medica. Cautela anche

nella somministrazione di ACE-inibitori.





Vaccinazione antinfluenzale

Per i pazienti con AB moderato-grave persistente è indicata la vaccinazione antinfluenzale. I vaccini

antiinfluenzali sono generalmente ben tollerati.









85

17. Scheda di raccolta dati in pazienti con BPCO - asma bronchiale –

insufficienza respiratoria

L‟utilizzo di schede raccolta dati standardizzate è di notevole rilevanza per i seguenti motivi:

 raccolta di dati epidemiologici sulla prevalenza delle sindromi broncoostruttive nella Regione

Toscana;

 dimostrazione di eventuali diverse prevalenze territoriali in relazione a fattori ambientali

differenti;

 rilevazione dei percorsi diagnostici e terapeutici di più comune utilizzo;

 valutazione del costo delle malattie considerate in termini economici e sociali.





L‟effettivo impiego delle schede di raccolta dati sarà anche l‟indice più accurato per valutare il reale

impatto delle presenti linee guida nella sanità toscana e l‟eventuale, auspicabile risultato positivo

sulla diagnosi e terapia di condizioni morbose ad elevati morbilità. A questo scopo si rende

necessario da parte della Regione l‟avvio di un processo di distribuzione e raccolta per via

elettronica delle schede suddette ai medici di medicina generale ed ai medici specialisti pneumologi.

La scheda qui presentata è da ritenersi destinata principalmente agli specialisti pneumologi. I medici

di medicina generale dispongono già di una scheda di più semplice e rapida compilazione. Appare

evidente, comunque, che nel corso dell‟iter diagnostico e terapeutico il paziente con sindrome

broncoostruttiva dovrà entrare in contatto con uno specialista pneumologo. Allo scopo di ottenere il

maggior numero di schede completate sarebbe forse utile associare la compilazione delle schede

alla concessione dell‟esenzione dal ticket sanitario per l‟asma o l‟insufficienza respiratoria.









86

Cartella numero ………………………………………………..Data……………………………………………………

Cognome …………………………….Cognome da coniugata ………………………..… Nome …………………….

Data e luogo di nascita ……………..…………… Età ………………….. Indirizzo……………………………………

…………………………………….………………………………………Recapito telefonico …………………………



Altezza………………………………Peso………………………………..BMI……………………

FUMO

NO SI EX

Età d‟inizio ………….… Età di cessazione ……….… Anni di fumo …… n°/sig/die …… Packs/years ……

Esposizione al fumo passivo NO SI

ANTECEDENTI FAMILIARI

NO SI Se SI:

 Asma

 BPCO

 Atopia

 Cardiopatie vasculopatie

 Neoplasie polmonari

ATTIVITA‟ LAVORATIVA A RISCHIO

NO SI Specificare ………………………………………….……………………………………...

INTOLLERANZE A FARMACI e/o ALIMENTI

NO SI Specificare ………………………………………………………………………………….

ALTRE PNEUMOPATIE

NO SI Specificare ………………………………………………………………………………….

ALTRE MALATTIE.

NO SI Specificare……………………………………………………………………………...…..

…………………………………………………………………………………………………………………………..….



TOSSE NO SI

Se si:

 Pregressa

 Da quanti anni ……….

 Presente nell‟ultimo anno

 Sporadica

 Frequente

 Continua

 Stagionale

 Non stagionale

________________________________________________________________________________________________

ESPETTORATO NO SI

Se si:

 Pregresso

 Da quanti anni ……..

 Presente nell‟ultimo anno









87

 Stagionale

 Non stagionale

 Scarso

 Abbondante

 Bianco

 Giallo

 Verde

 Ematico

DISPNEA NO SI

Se sì:

 Pregressa

 Presente da quanti anni………

 Presente nell‟ultimo anno

 Accessionale Attacchi: quotidiani settimanali mensili annuali

Stagionale Non stagionale

 Da sforzo Grado (Scala MRC) 0 1 2 3 4

 Continua

 Ortopnea

Risoluzione: spontanea farmacologica con .………………………….

Osservazioni:…………………………………………………………………………………………………………….



STORIA DI FISCHI E/O SIBILI

NO SI

Se sì:

 Pregressi

 Da quanti anni…………

 Presenti nell‟ultimo anno

 Sotto sforzo

 Accessionali

 A risposo



Dermatite atopica NO SI

ORTICARIA NO SI





CONGIUNTIVITE

NO SI Da quanti anni ……. Stagionale Non stagionale

RINITE

NO SI Da quanti anni ……. Stagionale Non stagionale

PRICK TEST

NO SI Se SI: Negativi

Positivi per:  D. Pteronissimus  D.Farinae  Graminacee  Parietarie  Compositae

 Derivati epidermici animali  Alternarie  Muffe  Olivo, pioppo,tiglio, cipresso

Altre specificare………………………………………………………………………………………………..



PRIST

NO SI Concentrazione di IgE totali ………………………









88

RAST

NO SI Allergeni in causa …………………………………………...

TERAPIA IMMUNOSENSIBILIZZANTE

NO SI In corso Età d‟inizio ……… Per quanto tempo………

Esito …………………………………………

PRESSIONE ARTERIOSA FREQ. CARDIACA………………FREQ. RESPIRATORIA………………

REPERTI OBIETTIVI

 Edemi declivi

 Turgore giugulare

 Ippocratismo digitale

 Rientramento degli spazi intercostali

 Impegno muscoli accessori

 Cianosi

 Respirazione a labbra socchiuse

 Torace a botte

 Iperfonesi plessica

 Fremito vocale tattile normalmente trasmesso

 Fremito vocale tattile aumentato

 Fremito vocale tattile ridotto

 Rumore respiratorio presente

 Rumore respiratorio ridotto

 Rumore respiratorio assente

 Sibili

 Crepitii

 Ronchi

 Sfregamenti pleurici

PROVE DI FUNZIONALITA‟ RESPIRATORIA

FEV1………………..

FEV1/VC……………

VC………………….

FRC…………………

RV………………….

RV/TLC……………

DLCO………………

DLCO/VA………….

EMOGASANALISI

pH……...………PO2……………………PCO2…………Sat…………………HCO3……………BE…………









89

IPERREATTIVITA‟ BRONCHIALE

NO SI PC20FEV1 (o PD20FEV1)..…………



Reperti RX del torace

 Aumentata tortuosità dei vasi polmonari

 Margini vascolari sfumati

 Segmentazione o interruzione dei vasi polmonari

 Slargamento dei vasi polmonari centrali

 Micronodularità interstiziali

 Ispessimento delle pareti bronchiali

 Ingrandimento delle sezioni destre del cuore

 Perdita di sinuosità dei vasi polmonari

 Aumento angolo di biforcazione dei vasi polmonari

 Vasi polmonari ridotti di numero

 Densità parenchimale ridotta

 Incremento dei volumi polmonari

 Appiattimento emidiaframmi

 Cuore piccolo e verticale

 Segni di ipertensione polmonare

 Reperti aggiuntivi:…………………………………………………………………………………………………….

osservazioni……………………………………………………………………………………………...

TERAPIA IN CORSO

NO SI Specificare farmaci e dosaggi ……………………………………………………………………

………………………………………………………………………………………………………………………………

OSSERVAZIONI

………………………………………………………………………………………………………………………………

………………………………………………………………………………………………………………………………









90

Scheda statistica per la compilazione del registro regionale dei pazienti in VMD



ASL n°_________ Ente prescrittore___________________________ Data___________

1° modulo _ Rinnovo _ Data inizio VMD_____________________

Cognome/Nome ______________________ Sesso: M _ F _ Anno nascita________

Diagnosi di base

_ Malattia Neuromuscolare _ Esiti tetraparesi

_ Miopatia _ Fibrosi cistica

_ Cifoscoliosi _ Bronchiectasie

_ Neuropatia _ BPCO

_ Sindrome post-polio _ Altro__________________

Parametri funzionali

PaCO2 basale________ PaCO2 in VM_________ MIP a riposo (%pred.)___________

CV (%pred.)_________ FEV1 (%pred.)________ Sintomi a riposo: SI _ NO _

SaO2 notturna basale: Valore medio <90% per oltre il 50% del tempo: SI _ NO _

SaO2 notturna in VM: Valore medio <90% per oltre il 50% del tempo: SI _ NO _

Modalità di ventilazione

PSV _ IPPV _ NPV _ PCV _ altre …………..

Regolazioni alla dimissione:_________________________________________________

Interfaccia paziente-ventilatore

Maschera facciale _ Maschera nasale _ Protesi orale _ Tracheostomia _ NPV ……….

Uso contemporaneo di ossigeno: SI _ NO _ Self-care: SI _ NO _

Integrazioni assistenzali

Non necessarie _ ADI _ SD_ Altro ________________________

Unità Operativa prescrittrice________________________________________________

Firma del Medico_______________________ Codice Regionale n°__









91

III BIBLIOGRAFIA



Capitolo 7

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