Problematiche dell�osservazione by gmJMj01

VIEWS: 4 PAGES: 81

									Problematiche dell’osservazione
   Che cosa viene colto dall'osservazione?



   Come sono interpretabili le affermazioni
    degli scienziati?
“L'adeguatezza dei nostri modi di pensare e
dei nostri linguaggi non riflette una
struttura della realtà che avremmo colto
sub specie aeternitatis, da un punto di vista
assoluto”.

                               (Ceruti M., 1986)
“E' sempre una adeguatezza (viability),
hic et nunc,
condizionata e costruita dai particolari fini
e modelli dell'osservatore,
come pure dai particolari tagli metodologici
che questo adopera per accostarsi alla
realtà"
                               (Ceruti M., 1986)
"Tutto ciò che é detto, é detto da un
osservatore. L'operazione cognitiva
fondamentale che un osservatore esegue é
l'operazione di distinzione.


Con questa operazione l'osservatore
specifica una unità come entità distinta da
uno sfondo ed uno sfondo come il dominio
nel quale un'entità é differenziata”.


                       (Maturana, Varela, 1985)
“Un osservatore caratterizza un'unità,
affermando le condizioni nelle quali essa
esiste come unità distinguibile,
ma egli ne prende coscienza solo in quanto
definisce un metadominio
nel quale può operare con l'entità che ha
caratterizzato”

                      (Maturana, Varela, 1985)
   L’operazione di distinzione si presenta
    come il risultato di una transazione fra
    l'osservatore e il mondo osservato:


   essa si inscrive in una data cultura ed é
    questa che fornisce i paradigmi che
    consentono e impongono la distinzione

                                    (Morin, 1984)
   von Foerster sottolinea con forza il
    carattere sociale dell’organizzazione della
    conoscenza:


   questa non é un’operazione individuale
    prodotta all’interno della mente di ciascun
    individuo


                           (Foerster H. von, 1985)
   Attraverso le pratiche quotidiane
    e il linguaggio, ogni epoca della storia
    umana
    produce una struttura immaginaria:


   la scienza é una sezione di queste pratiche
    sociali e le idee scientifiche sulla natura
    non sono che una dimensione di questa
    struttura immaginaria.
                                   (Varela F., 1987)
   L'immaginario scientifico muta
    radicalmente da un'epoca all'altra


   “la scienza é più simile ad una saga
    novellistica che a una progressione
    lineare”
                                 (Varela F., 1987)
   La storia delle idee scientifiche consiste in
    una serie di modelli
   di 'maniere di vedere il mondo', che sono
    più o meno utili per risolvere i problemi


    l'evoluzione scientifica consiste in una
    evoluzione della concezione stessa delle
    cose e del reale:
    la scienza si sviluppa attraverso
    rivoluzioni paradigmatiche
                                    (Kuhn T. S., 1962)
   i paradigmi
    sono quei principi che associano o
    dissociano alcune nozioni fondamentali
    che guidano e controllano tutto il discorso
    teorico.

                                  (Kuhn T. S., 1969)
   All'interno o al di sopra delle teorie, si
    trovano, inconsci o invisibili
    alcuni principi fondamentali che
    spesso in maniera occulta
    controllano e regolano la conoscenza
    scientifica
    organizzandola in una certa maniera.


    Tali principi non sono logici, o meglio non
    sono puramente e semplicemente i principi
    della logica
                                      (Kuhn T. S., 1969)
Il paradigma dominante ha un'influenza
enorme sull'attività scientifica e determina:


  quali dati verranno considerati
  significativi e reali


  quali metodi devono essere considerati
  validi


  quale sarà la posizione dello scienziato in
  relazione al suo oggetto di studio.
Ogni paradigma o matrice disciplinare
e cioè la condivisione,
da parte delle comunità scientifiche,
di molte specie complesse di convinzioni e di "impegni
cognitivi"


forma l'ossatura per la teorizzazione e l'osservazione
per un certo periodo di tempo
e alla fine é sostituito da una nuova cristallizzazione
da un nuovo quadro che getta una luce diversa sulle
cose ed é utile per risolvere problemi differenti.

                                          (Kuhn T.S., 1972)
I diversi di modelli
forniscono
una struttura orientativa e di opinione di
base
e fungono da "oggetti di impegno
metafisico",
cioè basati su premesse non verificabili


                                 (Kuhn T.S., 1972)
In ultima analisi
la 'verità' scientifica poggia
sull'intersoggettività
e cioè sull'accordo della comunità
scientifica, socialmente e culturalmente
connotata:


è scientifico ciò che è riconosciuto come
tale dalla maggioranza degli scienziati

                                 (Morin E., 1984)
In questo quadro
dei caratteri della scienza
e dell’evoluzione della ricerca


non possono non essere sottoposte a
revisione critica
una serie di posizioni
che hanno tradizionalmente definito i criteri
di scientificità delle affermazioni degli
scienziati.
Lo stesso metodo sperimentale, assunto a
partire dal XVII secolo come
“Il Metodo”


l’unico in grado di produrre
una conoscenza certa e definitiva
va sottoposto ad una profonda revisione.
Alla luce delle elaborazioni che
l’Epistemologia della Complessità propone


ogni teoria, ogni modello, ogni affermazione
seppure sperimentalmente provata
va messa in connessione
con le condizioni di osservazione
dalle quali è prodotta.
Non si tratta di negare
l’importanza fondamentale e l’utilità del
metodo sperimentale,
ma piuttosto
di accedere ad una
“scienza con coscienza”


                                 (Morin E., 1984)
la coscienza della relatività di qualsivoglia
affermazione
rispetto al sistema
di osservazione/percezione/concezione


che deve essere osservato, percepito,
concepito


nella osservazione/percezione/concezione
del sistema osservato
                                (Morin E., 1984)
   Questo può consentire
    di affrontare il problema della
    conoscenza
    con minori rischi di riduzionismo
    e avviare un approccio conoscitivo
    più corretto.
Tutto questo rimanda
contemporaneamente,
ad un problema di consapevolezza
epistemologica, teorica e metodologica


ed alla necessità di una strumentazione
concettuale e metodologica “complessa” per
l’osservazione.
Le modalità e gli “strumenti “
     dell’osservazione
Il punto focale della verificabilità scientifica
sembra essersi spostato:


dall'attenzione ai procedimenti classici
della generalizzazione
basata sulla ripetibilità e sulla
quantificazione di realtà
'oggettivamente' date e rappresentabili
all'attenzione
alle teorie e ai modelli,
ai dispositivi di osservazione,
all'esplicitazione dei principi e dei metodi,
nonchè

dei contenuti dell'osservazione


  (E. Morin, 1984; M. Ceruti,1986; G. Lo Verso, 1989; F. Giannone, G. Lo Verso, 1994)
La scientificità,
si connota come l'esplicitazione


dei quadri teorici e metodologici che
guidano ogni ricerca


delle variabili sottoposte ad osservazione


della relazione tra esse e con il contesto in
cui l'osservazione ha luogo.
Questo principio attraversa tutta la scienza
senza distinzioni
di ambito di applicazione.
L’osservazione
appartiene
ad un ordine categoriale più ampio
sovra-ordinato rispetto a quello del metodo
sperimentale.
Il metodo sperimentale
rappresenta uno strumento metodologico
fondamentale
di convalida di una molteplicità di costrutti


ma non è scientificamente corretto ridurre ai
procedimenti della riduzione, della disgiunzione,
della quantificazione, della ripetibilità
la qualificazione scientifica della ricerca.
   Della sperimentazione sembra piuttosto
    importante richiamare la struttura
    concettuale di fondo:
-   individuazione e precisazione di un
    problema
-   formulazione di un’ipotesi
-   definizione di un progetto
-   precisazione dell’impianto metodologico
    (strumenti, misure organizzative...)
-   definizione delle modalità di verifica

                                  (Giannone F., 1988)
Un’attenzione rigorosa a tali aspetti del procedere
del lavoro di ricerca


all’interno della più ampia consapevolezza
epistemologica


sembra la strada per qualificare come scientifica
una ricerca
In conclusione


all'inizio di ogni operazione conoscitiva,
anche della distinzione
su cui poi si opererà con il metodo
sperimentale
c'è comunque un atto soggettivo
una soggettività singolare
che poggia su una "soggettività collettiva“
su un accordo intersoggettivo
connesso
con la struttura immaginaria
di una specifica epoca.
Che cos’è allora la Scienza?


la scienza è un campo sempre aperto
dove sono in lotta
non soltanto le teorie,
ma anche i principi di spiegazione
cioè le visioni del mondo
e i postulati metafisici.
                                     (Popper)
Ma tale lotta
possiede e mantiene le sue regole del gioco:
il rispetto dei dati
E l'obbedienza a criteri di coerenza.
E' proprio l'obbedienza
a questa regola del gioco
da parte dei contendenti-lottatori
che accettano questa regola senza equivoco
che assicura
la superiorità della scienza
su ogni altra forma di conoscenza


                               (Morin E., 1984)
“La Scientificità
è una prassi
aperta al controllo intersoggettivo


che dà definizione chiare dei concetti e dei postulati
usa procedure leggibili e ripetibili
si avvale di un metodo razionalmente fondato per
la convalida delle ipotesi teoriche”


I metodi per tale convalida sono molteplici.

                                        (Di Nuovo S., 1992)
Per una osservazione “complessa”
   I principi generali


   gli“oggetti” dell’osservazione sono
    complessi
   sono influenzati da molteplici variabili
   sono "isolabili" dai loro contesti, solo per
    comodità di osservazione
   “esistono” in rapporto a specifici vertici
    teorico-metodologici ed all’interno di
    specifiche culture
        Gli orientamenti metodologici

   definire in modo non riduttivistico l’oggetto.
   individuare più ampiamente possibile le
    variabili che lo compongono e ne influenzano
    il funzionamento.

   'mettere in relazione' gli elementi o parti di un
    insieme tra loro, con l'insieme che
    costituiscono e con il più ampio contesto in
    cui sono inseriti.
                                Gli orientamenti metodologici

   usare la logica e/e invece che la logica o/o,
    per non escludere e disgiungere
    ma connettere ipotesi, modelli differenti,
    verso una visione integrata
    delle molteplici sfaccettature della realtà.


   privilegiare il concetto di connessione tra i
    fatti rispetto a quello di causa.
                                Gli orientamenti metodologici



   procedere come se le variabili
    necessariamente “distinte”
    fossero effettivamente rappresentative
    dell’oggetto in analisi.


   sottoporre ad osservazione principi e modalità
    dell'osservare, la relazione tra osservatore e
    osservato e lo stesso soggetto osservante.
                                       Gli orientamenti metodologici

   accettare il criterio che la ricerca definisce
    verità molteplici,
    connesse agli specifici dispositivi di osservazione
    adoperati.


   aprire al controllo intersoggettivo
    poiché la 'verità' scientifica e clinica
    poggiano sull' intersoggettività e cioè sull'accordo
    della comunità scientifica e professionale,
    esse stesse socialmente e culturalmente connotate.
                               Gli orientamenti metodologici



   studiare ed esplicitare

    il dispositivo di osservazione

    - Set(ting) -

    costruito per visualizzare i dati che poi
    verrano studiati.
Riferimenti alla clinica
   Quanto ha valore in riferimento alla
    problematica generale della conoscenza e
    della ricerca scientifica
    ha ugualmente valore per la ricerca
    psicologica, clinica, psicoterapeutica:


    ognuna delle questioni affrontate può
    essere riferita all’ambito dell’indagine
    sullo psichico.
In questo senso


l’epistemologia
é interna alla psicologia, alla clinica, alla
psicoterapia.
Le diverse teorie psicologiche esplorano
aspetti
parti diverse della complessa realtà dello
psichico
mettendone a fuoco problematiche
differenti
e definendo “verità” strettamente
connesse agli specifici principi e dispositivi
di osservazione che le caratterizzano.
In termini di operatività
ciò vuol dire che
di fronte alla stessa situazione clinica
persone con formazione differente
daranno rilievo ad aspetti differenti
ed etichette esplicative diverse a ciò che
osservano
“uno psicoanalista freudiano parlerà di
complesso edipico
un terapeuta familiare strutturale noterà
confini diffusi
un terapeuta familiare sistemico parlerà di
matrimoni privilegiati
un analista transazionale di parti bambine
in interazione”

                                (Telfner U., 1996).
   Questo é in qualche modo inevitabile.
    Tuttavia, procedere “come se” il proprio
    modello fosse “vero” non é in sé un male.


    Anzi a volte questa impostazione é
    parzialmente utile per padroneggiare parti
    più definite e semplificate della
    complessità del reale
L’importante é
la consapevolezza del “come se”,
che aiuta a relativizzare e contenere il
riduttivismo
e a lasciare la possibilità di ulteriori strade
di pensiero.
                              (Lo Verso G., 1989)
Scegliere quale tra le diverse descrizioni ed
interpretazioni sia più corretta
non é il problema fondamentale


più importante é procedere
secondo una logica e/e,
avvicinando, connettendo, mettendo in
relazione...
Ciò vale per il rapporto
tra le diverse discipline
tra le diverse teorie all’interno di una stessa
disciplina

ma anche per oggetti di osservazione che
spesso la ricerca ha guardato con ottica
riducente, separante.
   Così le frontiere della ricerca mostrano l’utilità di
    connettere l’antropologia, la biologia, la filosofia,
    la psicologia...


   sempre più spesso psicologi dinamici dialogano
    con gli sperimentalisti, i gruppoanalisti con i
    cognitivisti, i sistemici...


   le elaborazioni più recenti ci mostrano come le
    antiche dicotomie mente-corpo, individuo-
    gruppo, mondo interno-mondo esterno, biologico-
    culturale, conscio-incoscio, siano fuorvianti e
    parziali.
Ancora riguardo alla necessità della logica del
connettere
dai vari campi della ricerca psicologica emerge
come sia impossibile isolare il soggetto dal
contesto con il quale é in relazione.


La relazione anzi, si caratterizza come lo specifico
oggetto di indagine in grado di aiutarci a
comprendere la fondazione e lo strutturarsi dello
psichico.
Dai paradigmi sistemici al costruttivismo,
agli studi psicodinamici che indagano sulla
relazione madre-bambino, sulle relazioni
familiari, sulla fondazione transpersonale
dello psichismo, sulla psicopatologia come
emergenza da campi mentali saturi...
l’individuo non può più essere spiegato
 esclusivamente in una prospettiva intrapsichica o
 biologico-genetica


ma va considerato come elemento
parte di un insieme più ampio, di un contesto che
lo definisce in maniera significativa
e che non può non essere preso in considerazione
insieme con lo specifico individuo oggetto di
osservazione

       (Winnicott, Laing, Sullivan, Mitchell, Bowlby, Stern,
       Sameroff, Emde, Kaes, Foulkes, Napolitani, Pontalti,
                                      Menarini, Lo Verso...)
Infine, con sempre maggiore chiarezza
emerge l’implicazione dello psicologo, dello
psicoterapeuta nella relazione clinica:


dal suo essere presente con le proprie teorie
psicologiche, metapsicologiche, con la teoria della
tecnica...


al suo essere presente con le proprie
caratteristiche personali, emozioni,
psicopatologie.

         (Lo Verso, 1989; Giannone F., Lo Verso G., 1994, 1995)
In questo senso dà un contributo
anche la recente teorizzazione secondo la
quale pazienti e terapeuti contribuiscono
insieme
nel set(ting)
alla creazione ed alla evoluzione
del campo terapeutico (campo co-transferale)
Tutto questo riconduce ancora una volta
alla necessità che
lo psicologo, lo psicoterapeuta stesso,
i suoi principi e le modalità del suo
intervento
la sua relazione con il/i pazienti
siano a loro volta sottoposti ad
osservazione.
Per una scientificità del Qualitativo
È possibile studiare scientificamente la
sfera del qualitativo?

l’identità, la realizzazione di sé,
l’affettività, le emozioni, le
rappresentazioni, le fantasie, i sogni,
la relazione...
I luoghi per eccellenza del simbolico,
della soggettività, dell’irripetibile...
luoghi complessi, difficili, sfuggenti
del “qualitativo”

Possono essere oggetto di indagine
scientifica?
La “Scientificità del Qualitativo”
è possibile


Essa poggia sugli stessi criteri generali
della scienza, vista nell’ottica della
complessità.
Come in ogni altro ambito
l’indicazione metodologica per l’osservazione
complessa è


l’esplicitazione dei quadri teorici e
metodologici che guidano la ricerca,
delle variabili sottoposte ad osservazione,
della relazione tra tali variabili
e tra esse ed il contesto in cui l’osservazione
ha luogo.
Si tratta di:


definire   nel modo più possibile preciso il proprio
oggetto


indicarei procedimenti attraverso cui si vuole
conoscerlo,


specificando   le procedure


in modo che altri ricercatori, in altri siti possano
ripetere il percorso di conoscenza.
Focalizzando l’attenzione sulla
psicologia clinica e sulla ricerca sulla
relazione terapeutica:


i significati soggettivi o relazionali
sono leggibili intersoggettivamente, se
esistono modalità condivise per
tradurli in dati
sia il funzionamento della mente, che il lavoro
tendente a modificarlo,
possono essere testimoniati
da indicatori
che certo riducono la complessità,
ma consentono un'analisi di alcuni importanti
aspetti di essa,


su cui basare una analisi sia quantitativa
che qualitativa
del procedere del cambiamento, delle regolarità e
delle congruenze o incongruenze in esso
riscontrate.
L’esplicitazione del Set(ting)
è l’indicazione metodologica di base
per effettuare una valutazione della
relazione terapeutica.


Su questo sfondo, è possibile condurre
ulteriori analisi, di parti, aspetti,
componenti, del processo e degli esiti del
lavoro terapeutico, a cui è possibile
applicare metodi di rilevazione empirica, di
quantificazione.
L’applicazione dei principi del paradigma della
complessità
alla relazione clinica, psicoterapeutica


apre alla ricerca di un’integrazione
tra strumenti e metodi anche diversi
volti ad esplorare, all’interno di un progetto coerente
e “pensato”
aspetti, parti, della molteplicità di componenti,
processi, configurazioni
che caratterizzano tali situazioni relazionali.
Nella nuova visione della scienza
   la ricerca scientifica si occupa di oggetti
    complessi
   che vanno affrontati in un’ottica quanto
    più possibile ampia e comprensiva
   non riduttivistica
   attenta a connessioni ed implicazioni
    molteplici.
   L’approccio galileiano,
    che comprende le categorie della quantità,
    generalità, astrattezza, ripetibilità, riducibilità,
    determinismo, ordine…


   e l’approccio darwiniano
    che comprende le categorie della qualità,
    contingenza, concretezza, irripetibilità,
    complessità, mutevolezza, disordine, ecc. vanno
    integrati piuttosto che contrapposti.


                                      (Lo Verso G., 1989)

								
To top