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LINGUISTICA GENERALE: ARGOMENTI TRATTATI
(dagli appunti degli studenti: il programma definitivo sarà più ampio e dettagliato)
martedì 18 ottobre 2005
Introduzione alla linguistica
Franz Bopp alle origini della linguistica moderna
Il sanscrito
Comparazione delle grammatiche
Humboldt
La lingua è naturale o culturale?
L’origine del linguaggio (lessico e grammatica) nel racconto biblico.
La “coscienza linguistica” e i suoi aspetti
La “lingua materna” e la “lingua madre”
Il latino e le sue “figlie”
Lenta sostituzione del latino
Il “placito capuano”
mercoledì 19 ottobre 2005
La lingua fra natura e cultura
Importanza della riflessione sulla lingua (metalinguistica)
Ipotesi innatista: Language Acquisition Device (LAD) secondo Noam Chomsky
La lingua non si sviluppa per imitazione, ma il neonato è già preparato
Importanza del ritmo: vita pre-natale
La nozione di Grammatica (= latino), come modello
Giudizio di Dante sulla lingua sarda nel De vulgari eloquentia
Il “punto di vista” del parlante” e il “punto di vista del linguista” (diversi)
Ferdinand de Saussure, fondatore dello “strutturalismo”
Notizie sulla sua opera e sulla sua vita
La comunicazione appartiene anche agli animali
(la selez. naturale ha operato privilegiando organi adatti alla comunicazione: coda dei cervi)
Formazione dell’apparato di fonazione nell’uomo
Posizione della laringe nella scimmia e nel neonato.
L’abbassamento della laringe permette la formazione della cassa armonica
giovedì 20 ottobre 2005
La lingua fra natura e cultura
Differenza fra “lingua” e “linguaggio”
La lingua si basa sulla convenzione (condivisione di regole)
Aspetti naturali: localizzazione cerebrale della facoltà del linguaggio
Emisfero sinistro: area di Broca e di Wernicke
La differenziazione fra i due emisferi: S = analitico, D = sintetico
Language e allolanguage secondo Wescott
prelanguage, paralanguage, metalanguage
Il “canto” come originaria forma di comunicazione
Due teorie sul carattere originario del canto
1. Rousseau e il superamento della fase dell’incesto col “canto alle fontane”
Le lingue aidez-moi e le lingue aimez-moi
2. Teoria moderna: l’uomo ha utilizzato la propria capacità vocale come fanno gli uccelli
(marca del territorio, richiami etc.)
Carattere antichissimo del canto e della poesia
martedì 25 ottobre 2005 (prof. De Meo)
L’apparato di fonazione
Consonanti e vocali
Luoghi di articolazione.
Il trapezio vocalico
Foni e fonemi
mercoledì 26 ottobre 2005
Il linguaggio infantile
Fonetica: luoghi d’articolazione
Occlusive: Suoni nasali e suoni orali
Dalla stazione eretta dell’Uomo deriva anche l’abbassamento della laringe e la formazione
di una “cassa armonica”;
La fonazione come fatto volontario: l’Uomo è padrone del proprio linguaggio.
Le due fasi della produzione di suoni nell’uomo: involontaria, naturale (vagiti e lallazione) e
volontaria;
Le prime sillabe del neonato (ovvero i primi segni comunicativi: “Mamma” o “Babba”)
I primi suoni significativi (labiali: m/b/p + a)
I secondi tipi sillabici (dentali e nasali: n/d/t + a)
- il bambino utilizza le labbra e la lingua, cioè quelle parti del corpo di cui ha maggiore
padronanza poiché sono utilizzate nell’alimentazione;
- labiali/dentali + “a” (poi “i” e “u” chiuse) sono i primi suoni emessi a livello
UNIVERSALE.
Jakobson ha dimostrato che in caso di afasia, questi suoni sono quelli più a lungo conservati.
Formazione del sistema di segni linguistici
In base alle reazioni esterne, il bambino associa una sillaba emessa ad un particolare
significato: ASSOCIAZIONE SILLABA/SIGNIFICATO = PAROLA cioè SEGNO
LINGUISTICO ;
- Jakobson, a proposito della poesia, sostiene che l’affinità fonetica che caratterizza le parole
poste in rima debba implicare anche un’affinità semantica;
- PRINCIPIO FUNZIONALE dell’OPPOSIZIONE;
- PRINCIPIO della MARCA: la marca è l’elemento dell’opposizione che non può avere
significato generico (estensivo) ma solo particolare (intensivo). Ad es. le opposizioni
giorno/notte (notte è marcato) o bambino/bambina (bambina è marcato);
- Darwin e il principio di opposizione nei segnali corporei del cane e del gatto in situazioni
amichevoli o di aggressività (Pag. 211-212 dell’Atlante (ATLANTE, pag. 212).
giovedì 28 ottobre 2005
“I sistemi di segni”
- nozione di SEMIOLOGIA (o SEMIOTICA): disciplina che studia i sistemi di segni usati
nella vita sociale, quindi non naturali ma CONVENZIONALI;
- “Ogni cosa materiale è già per noi segno” (F. de Saussure, ATLANTE, pag. 79): l’Uomo
ha infatti la tendenza ad associare un significato (concetto) ad un significante (elemento
materiale);
- la lingua è il più importante sistema di segni usato nella vita sociale perché è anche il più
potente;
- anche gli animali usano segni (ad es. la danza delle api per indicare la posizione del
nettare, ATLANTE pag. 80) ma per significare una sola cosa e senza poter mentire;
- l’Uomo possiede invece una grandissima varietà di espressioni, può mentire, e il suo
sistema di segni può cambiare nel tempo (creatività);
- all’origine del linguaggio umano ci sono i gesti o le parole? L’antichità del canto lascia
pensare ad un ruolo secondario dei gesti, ma gli esperti si dividono sulla questione sin
dall’antichità;
- i gesti sono indirizzati alla vista dell’altro, e questo ne limita l’efficacia
(nell’impossibilità di vedersi o di avere gli arti liberi non si potrebbe comunicare) mentre
il parlare e l’ascoltare lasciano il corpo libero di portare avanti altre attività.
Esempi di diversi tipi di sistemi di segni (pag. 85-271-277-278-240 Atlante).
De Iorio e i gesti del popolo napoletano
mercoledì 2 novembre 2005
Tipologia dei segni
Secondo Saussure la lingua è un “sistema di segni”.
Nozione di “sistema”: differenze e opposizioni.
Jakobson sviluppa il concetto di selezione e combinazione, le operazioni messe in atto dal
parlante.
La selezione è possibile in quanto il sistema linguistico si basa sulle differenze.
Altra caratteristica fondamentale su cui si basa il sistema è l'opposizione (base di
comparazione + tratti distintivi).
Il filosofo americano C. S. Peirce, fondatore del PRAGMATISMO (o
PRAGMATICISMO), classifica tre tipi di segni (il "segno" è un collegamento tra due
"cose" diverse).
1. l'INDICE è il segno primordiale che significa per CONTIGUITA' (lampi e tuoni
indicano la prossimità di un temporale per contiguità); esso è inoltre
NECESSARIO (ad es. l'impronta di un piede nella sabbia comporta
necessariamente il passaggio di un Uomo).
2. l'ICONA, che significa per SOMIGLIANZA (ad es. la foto sulla carta d'identità);
essa è dunque MOTIVATA. Particolari tipi di icone sono i DIAGRAMMI, icone
di relazione che significano rapporti (ad es. il diagramma della febbre).
3. Altro tipo di segno, il più usato nella vita sociale, è il SIMBOLO, che significa per
CONVENZIONE, è dunque immotivato. Ma talvolta è possibile risalire alla
motivazione di un simbolo (ad es. l'ulivo = simbolo di pace macchia
cez< capio = prendere, accogliere
"Immacolata Concezione" = concepita senza macchia.
L'importanza della "doxa": l'opinione, il vaglio critico a cui è sottoposta, in un processo
etimologico, l'analisi morfologica.
Mercoledì 23 novembre 2005
“LA TIPOLOGIA LINGUISTICA” (I)
All’inizio del XIX sec. alcuni studiosi comparano le lingue in vista di una loro
CLASSIFICAZIONE TIPOLOGICA. Questa classificazione considera alcuni tratti
che accomunano più lingue. E’ una classificazione sincronica.
Diversa la CLASSIFICAZIONE GENEALOGICA che manda insieme le lingue che
si suppone abbiano un’origine in comune.
Gli studi dei fratelli Friedrich e August Wilhelm Schlegel ( il primo scrisse "Sulla
lingua e sapienza degli indiani"). La loro classificazione prende in considerazione la
STRUTTURA della parola.
Sono esponenti del Romanticismo: la classificazione risente fortemente delle
premesse ideologiche. Lingue inferiori e lingue superiori
La conversione al cattolicesimo di F. von Schlegel determinò la sostituzione
dell’ebraico al sanscrito in cima alla classifica delle lingue perfette
Tre tipi linguistici:
1) le lingue FLESSIVE;
2) le lingue ISOLANTI;
3) le lingue AGGLUTINANTI.
Lingue organiche (flessive) ed inorganiche (meccaniche: isolanti e agglutinanti)
Secondi i fr. Schlegel le lingue isolanti non hanno struttura grammaticale. Infatti in
queste lingue per distinguere gli elementi del discorso si fa riferimento alla
disposizione delle parole nella frase (ad es. cinese, vietnamita).
Nelle lingue flessive la parola ha una radice mutevole (di solito variano le vocali ma
non le consonanti della radice). Ad es. in teg -ola e in tog -a troviamo una radice
dallo stesso significato (“coprire”) ma con la variazione della vocale. Anche se la
classificazione tipologica non tiene conto di quella genealogica, le lingue flessive
fanno parte solo di due famiglie: quella semitica e quella indoeuropea. La differenza
sta nel fatto che nelle lingue semitiche la radice è sempre triconsonantica, mentre
nelle lingue indoeuropee la radice è biconsonantica.
Le lingue agglutinanti (lett. “che attaccano”) sono costituite da morfemi con un
significato autonomo, che si uniscono gli uni agli altri. Le parole si possono perciò
scomporre fino ad arrivare a capire perché una parola è costruita in un certo modo e
non in un altro (ad es. l’ungherese kertekben significa “nei giardini” perché abbiamo
kert, “giardino” + ek, ad indicare il plurale + ben, “dentro”). Le lingue agglutinanti
hanno spesso parole molto lunghe (è il caso delle parole-frasi degli Indiani
d’America).
Una lingua agglutinante è l’esperanto, linga artificiale, creata dal medico polacco
Zamenof.
Giovedì 24 novembre 2005
“LA TIPOLOGIA LINGUISTICA” (II)
Nelle lingue semitiche (flessive) le vocali variabili nella radice sono sempre a, i, ed
u, proprio le vocali primarie del bambino.
Nell’Ottocento il linguista tedesco Max Müller sosteneva, sulla base di una sua
interpretazione molto forzata, che i tre tipi linguistici rappresentassero tre tipi diversi
di stato: il tipo isolante, per la sua immobilità, sarebbe stato tipico di grandi regni
basati sull’agricoltura; il tipo agglutinante, per la facilità di essere “controllato”,
sarebbe stato tipico di popolazioni nomadi che praticavano lo scambio mercantile;
infine il tipo flessivo, del tutto arbitrario, sarebbe stato tipico dello stato moderno, in
cui l’individuo è del tutto abituato a leggi e convenzioni.
Altri tipi di tipologia prendono in considerazione altri aspetti delle lingue, ad es. la
struttura sintattica.
Una tipologia sintattica importante è la TIPOLOGIA dell’ORDINE BASICO (molto
studiata da Greenberg): essa si fonda sull’osservazione che in tutte le lingue il
significante è lineare e che in tutte le lingue esistono categorie PREVEDIBILI (il
nome N, l’aggettivo A, il verbo V, il soggetto S, l’oggetto O, le preposizione PR, le
posposizioni PS). E’ possibile classificare le lingue in base all’ordine sintattico di
questi elementi.
Dato che la tipologia raggruppa le lingue per somiglianze, è possibile tramite la
tipologia ricercare gli UNIVERSALI LINGUISTICI.
A proposito degli universali, Greenberg ha coniato l’espressione “con frequenza
molto maggiore al caso” per distinguere gli elementi universali dai quasi universali.
Invece Coseriu distingue tra universali possibili (non sono in contraddizione con
l’idea di lingua), essenziali (necessari e presenti in tutte le lingue), ed empirici (si
trovano in una sola lingua ma POTREBBERO comparire in tutte le lingue).
Martedì 29 novembre 2005
“I FONEMI”
Il sistema linguistico è articolato in LIVELLI. Il livello non è un concetto descrittivo,
bensì funzionale. Ogni elemento del piano inferiore ha rapporti precisi con gli
elementi del piano superiore.
Gli elementi del piano più basso del sistema sono i FONEMI. Essi non sono segni
(non hanno significato) ma realizzano, combinandosi, gli elementi del piano
superiore (i morfemi).
Martinet distingue nel sistema due piani di articolazione:
I piano: MONEMI (un segno con cui scegliamo di comunicare qualcosa);
II piano: FONEMI (costituiscono il significante dei monemi).
I fonemi sono convenienti, perché con un numero ristretto possiamo creare tutti i
morfemi; inoltre hanno valore distintivo, cioè permettono di distinguere i vari
morfemi.
Non tutti i suoni sono fonemi, in fatti un fonema per essere tale deve costituire un
significante e avere carattere distintivo.
Per verificare se un suono è un fonema, dobbiamo fare riferimento a una lingua
specifica (perché non tutte le lingue hanno gli stessi fonemi).
I fonemi possono essere scomposti in tratti distintivi.
La differenza di tratti (ad es. labiale, dentale, gutturale, velare, sordo, sonoro,
occlusivo, fricativo,…) produce fonemi diversi.
I tratti distintivi non sono segni, non sono lineari, non sono autonomi.
Il fondatore della fonologia è il russo Trubeckoj. Egli distingue l’aspetto
ARTICOLATORIO del fonema da quello ACUSTICO. Su quest’ultimo aspetto si
incentrerà lo studio di Jakobson.
Mercoledì 30 novembre 2005
“TRATTI E PERTINENZE”
Il principio di tratti e pertinenze riguarda tutti i livelli del sistema della
lingua (ad es. a livello lessicale in italiano il tratto semantico
maschio/femmina è molto spesso pertinente nei nomi di animali:
toro/giovenca).
A seconda del tratto semantico la parola può cambiare completamente
(anche la radice)..
Linguisticamente il tratto può essere anche NEUTRALIZZATO (ad es.
il termine piccione neutralizza il tratto maschio/femmina, che non
determina un cambiamento nella lingua).
In certi casi l’uso linguistico dei parlanti TABUIZZA certi tratti (è il
caso del tratto femminile di alcuni nomi di animali, usati con significato
spregiativo).
I fonemi sono costituiti da tratti articolatori e acustici..
Possiamo così classificare i fonemi in base ai tratti comuni (base di
comparazione) e a quelli che li diversificano (OPPOSIZIONE
FONOLOGICA).
Per verificare se un fonema è tale, dobbiamo verificare se le loro
differenze sono pertinenti, analizzando le COPPIE MINIME (coppie di
parole uguali fuorché per due fonemi in opposizione).
Varianti di fonemi: non comportano cambiamento di significato;
varianti regionali; varianti combinatorie, in cui abbiamo la variazione di
un fonema a causa di un fonema vicino che ne modifica la realizzazione.
Le opposizioni possono essere: proporzionali multilaterali (le “preferite”
dalla lingua, che tende alla regolarità), proporzionali bilaterali, isolate.
Giovedì 1 dicembre 2005
“L’USO LINGUISTICO E LA TESTUALITà”
La lingua è costituita dal sistema in astratto, statico, e dall’atto
linguistico dei parlanti: per Saussure si tratta di distinguere tra LANGUE
e PAROLE.
Nel CLG Saussure spiega i passaggi del circuito della parole: nel
cervello di A i concetti sono associati ai segni linguistici (fenomeno
psichico), il cervello trasmette l’impulso (fenomeno fisiologico) per la
realizzazione della comunicazione agli organi di fonazione, le onde
sonore si propagano nell’aria (fenomeno fisico) fino all’orecchio di B,
dove il processo ricomincia al contrario (dall’orecchio al cervello e,
nell’eventualità di una risposta, di nuovo dal cervello agli organi di
fonazione all’orecchio di A).
Modello di Bühler: tre vertici (emittente, ricevente, messaggio)
deformano il messaggio che dovrebbe essere circolare, invece finisce
con l’essere triangolare; infatti sulla circolarità perfetta del messaggio
fanno pressione le intenzioni del parlante, il rapporto che questo ha col
ricevente, e la natura stessa del messaggio.
Jakobson classifica 6 punti di vista nel circuito della comunicazione:
emittente, ricevente -tra i quali ci sia un contatto per la trasmissione del
messaggio, codice –cioè la lingua usata, e contesto (ciò che
“accompagna” il testo).
Martedì 6 dicembre 2005
“PRAGMATICA E ATTI LINGISTICI”
Il termine pragmatica è stato introdotto negli anni ’30 da Morris, il quale
divideva la semiotica in sintassi, semantica e pragmatica.
La sintassi si occupa del rapporto dei segni tra di loro; la semantica del
rapporto tra i segni e la realtà; infine la pragmatica si occupa degli stessi
campi di sintassi e semiotica valutando in più il rapporto dei segni coi
parlanti in un contesto.
La pragmatica studia il riferimento linguistico al contesto (DEISSI, cioè
indicazione).
Vari tipi di deissi: di persona, di tempo, di luogo.
Per Austin ogni comunicazione è un atto (ATTI LINGUISTICI).
Esistono due tipi di atti: a. PERFORMATIVI, che cambiano la realtà, e
a. CONSTATATIVI, che si limitano a constatare.
Successivamente Austin rivede la propria classificazione distinguendo
tra a. LOCUTORI, ILLOCUTORI e PERLOCUTORI.
I primi coincidono con gli a. constatativi, ma sono comunque considerati
un agire; i secondi sono locutori ma cambiano la realtà (dal punto di
vista del parlante); i terzi implicano i primi due e tengono conto del
punto di vista del ricevente dell’atto comunicativo.
Nella pragmatica oltre al mittente e al ricevente troviamo il parlante e
l’ascoltatore, ma non sempre il mittente e il palante o il ricevente e
l’ascoltatore coincidono.
SI CONSIGLIA DI USUFRUIRE DELLE
“ESERCITAZIONI INTERATTIVE DI LINGUISTICA
GENERALE” PRESSO IL CILA.
ESEMPIO DI TEST PER L’ESAME
DI LINGUISTICA GENERALE
MORFOLOGIA
1. Riconoscere i morfemi che costituiscono le seguenti parole:
PETTIROSSO.
CONTROINTERROGATORIO
IMBIANCHINO
2. Nelle parole DICO, DICI, DIRE quali sono gli allomorfi?
FONETICA E FONOLOGIA
3. Descrivere i seguenti simboli dell'API in termini di fonetica
articolatoria, indicando luogo, modo ed eventuale presenza di sonorità:
[a ], [j], [r]
4. Individuare e descrivere le sillabe che costituiscono le seguenti parole
CONGEDARE, RISPONDERE, CONTRASSEGNARE
5. Individuare i fonemi coinvolti nell'opposizione, e indicare la base di
comparazione e il tratto distintivo:
MARE -BARE
TIPOLOGIA E UNIVERSALI
6. Definire "lingue agglutinanti" e fornire un'esemplificazione
7. Individuare il tipo di universale così definito da Coseriu:
è l'universalità delle proprietà che si constatano effettivamente in tutte
le lingue o, almeno, in tutte le lingue conosciute
SEMANTICA E SEMIOLOGIA
8. Qual è, secondo Peirce, il rapporto fra il simbolo e la realtà designata?
9. Esplicita la differenza fra scrittura ideografica e scrittura logografica
PRAGMATICA E TESTUALITA’
10. Definire la langue secondo Saussure
11. Esemplificare con un breve testo la funzione conativa (modello di
Jakobson
SINCRONIA E DIACRONIA
12. Esporre la vicenda storico-linguistica del toponimo Gibilterra
13. Esporre ed esemplificare la nozione di "livello"