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AG by L1apRHG6

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									                                             AG.RI.MUS.

                        Agenzia Italiana per il rilancio degli Studi Musicali

       L’Unione Italiana dei Ciechi e gli enti collaterali hanno costituito l’AG.RI.MUS. (Agenzia
Italiana per il rilancio degli Studi Musicali) per valutare l’interesse dei minorati della vista al
problema indicato nella sigla e, per verificare le effettive possibilità di successo dell’iniziativa.
L’Agenzia ha predisposto un documento che, nello spirito di collaborazione tra gli enti coinvolti, la
Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi ha provveduto a stampare.
       Vorremmo dare a questo documento la massima diffusione e ricevere il maggior numero
possibile di risposte per capire se il nostro impegno incontra il consenso degli interessati, la
collaborazione degli esperti e l’aiuto delle autorità scolastiche ed amministrative.
       Chi desidera dare suggerimenti, indicazioni ed idee può indirizzarci messaggi postali,
telefonici, per telefax o e-mail ai seguenti recapiti:
       AG.RI.MUS. – Biblioteca Italiana per i Ciechi – Centro di Documentazione Tiflologica
       Via della Fontanella di Borghese, 23 – 00186 ROMA
       Tel.: 06-68809210/06-68219820
       Fax 06-68136227
       e-mail: cdtinfo@bibciechi.it



                                         INTRODUZIONE
       Fino a qualche decennio fa risultava relativamente semplice conservare quel patrimonio di
competenze e di conoscenze che potevano servire per l'istruzione, l'educazione e la formazione dei
non vedenti.
       Era attivo infatti un sistema di scuole ed istituzioni deputate abbastanza consolidato e però
anche poco permeabile agli apporti provenienti da altri settori affini, nel campo della pedagogia,
della didattica, della psicologia e, non ultimo, della tecnologia.
       L'integrazione scolastica, che nel nostro Paese si è sviluppata piuttosto sull'onda di un
entusiasmo per un ideale, e che ha dato anche risultati eccellenti, tanto che il modello italiano viene
additato ad esempio da molti Paesi paragonabili al nostro quanto a livello socio-economico, non ha
ancora messo radici, nel senso che non si può ancora parlare di un sistema che garantisce la qualità
dell'integrazione su tutto il territorio e indipendentemente da fattori esterni alla Scuola.
       E' vero che la Scuola la fanno le persone che ci vivono, e soprattutto che in essa credono, ma
è altrettanto vero che, in assenza di una efficace struttura capace di fare i conti con il cambiamento


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(prima di tutto quello connesso allo sviluppo dei ragazzi, ma poi quello tecnologico, organizzativo,
sociale), è sempre esposto al rischio dello spontaneismo, del volontarismo.
        Di fatto i ragazzi non vedenti, ipovedenti, pluriminorati che oggi frequentano le nostre
scuole insieme ai loro coetanei vedenti, non sempre, anzi quasi mai ricevono le risposte a cui
avrebbero diritto, e comunque la qualità delle risposte che la scuola riesce a dare loro è inferiore a
quella che dà alla generalità dei cittadini.
        Questo dipende sostanzialmente da due fattori:
        la scarsa preparazione del personale docente, che negli anni dell'Università non riceve la
formazione appropriata;
        la impossibilità pratica da parte della singola scuola di garantire un minimo di continuità e
quindi di acquisire una esperienza specifica rispetto alle necessità didattiche ed educative
dell'allievo con disabilità visiva.
        Come si diceva sopra i risultati non mancano, ma essi non sono assolutamente né prevedibili
né sostenuti da un sistema di norme che valorizzano le buone prassi e ne fanno patrimonio della
scuola stessa.


        Il risultato è che spesso, al di là di quello che c'è scritto nei programmi scolastici, nei piani
individualizzati, l'allievo non vedente riceve molto meno di quello che potrebbe e certamente meno
di quello che la Scuola riesce a dare ai ragazzi normodotati.


        Fin dagli inizi della pratica della integrazione scolastica l'Unione Italiana Ciechi, accanto ad
altre associazioni e movimenti, ha sostenuto la opportunità di una formazione specifica per gli
insegnanti (non solo quelli di sostegno), ed ha raccomandato alle Autorità competenti la adozione di
quelle misure che potessero garantire una continuità didattica, specie in presenza di risultati positivi.
        Purtroppo si deve osservare che le istanze rappresentate da noi non sono state prese in seria
considerazione, e, quel che è peggio, vengono spesso mistificate, prospettando pratiche formative
altisonanti, ma di scarsissimo effetto. Si pensi solo alla strana idea di pretendere che il docente
possa acquisire competenze ed abilità specifiche in servizio, frequentando brevi corsi, che finiscono
per essere una specie di passatempo, di atto generoso di solidarietà, incastrati tra un week end, una
supplenza breve e la comprensione dei colleghi che devono sostituirlo in classe.


        Un esempio istruttivo è costituito dall'educazione alla musica: tutti sanno che la musica è
l'unico linguaggio accessibile anche a chi non vede; tutti sanno che lo studio della musica ha effetti



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positivi sullo sviluppo della persona, eppure per la musica non c'è spazio nella nostra scuola, e
naturalmente manca il personale preparato.
        Nonostante tutto però i bambini ed i ragazzi che non vedono musica la fanno, ma quasi
sempre solo ad orecchio; come a dire imparo una lingua, anzi quella che va direttamente all'anima,
ma non so né leggere né scrivere.
        Quali misure sono possibili per evitare che vada persa la tradizione educativa e didattica che,
in Italia, ha prodotto migliaia di laureati ciechi, che hanno dato buona prova di sé come insegnanti,
dirigenti scolastici, avvocati, di centinaia di musicisti diplomati, che si sono fatti valere nel campo
del concertismo e dell'insegnamento?
        L'Unione Italiana Ciechi e le strutture collegate (Federazione Nazionale delle Istituzioni pro
Ciechi, Biblioteca Italiana per i Ciechi Regina Margherita, per non citare che le più antiche e
gloriose), e successivamente l'Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione (I.Ri.Fo.R.),
hanno dato vita ad una vera e propria rete di servizi di supporto, prima di tutto alla Scuola, ma poi
anche alle famiglie, agli studenti stessi.
        Tale rete di servizi si è assunta compiti importanti quali la consulenza ad insegnanti, studenti
e famiglie, la produzione di materiale didattico specifico, che coniughi le esigenze degli allievi con
disabilità visiva con i percorsi ed i tempi della didattica per tutti, la organizzazione di corsi per
l'apprendimento di tutte quelle abilità, capacità e competenze che dovrebbero far parte dei
programmi scolastici, oggi si direbbe del Piano della Offerta Formativa (P.O.F.), ma che o sono
solo sulla carta oppure sono totalmente ignorate. Si parla di orientamento e mobilità, educazione
alla manualità, informatica, uso dei sussidi didattici per la scrittura, disegno, calcolo, geografia,
storia dell'arte, ecc.


        L'ultimo anello di questa rete di servizi è l'"Agenzia Italiana per il Rilancio degli Studi
Musicali (Ag.Ri.Mus.), costituita nel gennaio del 2005.
        Non si tratta di un ennesimo ente, perché di enti ne abbiamo abbastanza, ma un consorzio tra
le maggiori istituzioni italiane che si occupano dei ciechi e degli ipovedenti.
        Di essa fanno parte


        L'Unione Italiana Ciechi
        la Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi
        la Biblioteca Italiana per ciechi Regina Margherita di Monza
        l'Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione (I.Ri.Fo.R.)
        l'Unione Italiana Volontari pro Ciechi (U.Ni.Vo.C.)


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        l'Istituto Francesco Cavazza di Bologna
        l'Agenzia Italiana per la prevenzione della Cecità


        L'Ag.Ri.Mus. ha come obiettivo quello di rilanciare gli studi musicali fra i non vedenti e gli
ipovedenti.
        Non serviva creare un nuovo ente, ma occorreva mettere insieme le esperienze, le risorse, le
competenze degli enti fondatori, per risalire la china e restituire ai non vedenti italiani gli strumenti
per impadronirsi di un linguaggio che supera le frontiere del tempo e dello spazio, un linguaggio
artistico che, unico, non richiede l'uso della vista, una opportunità per sviluppare la personalità in
tutte le direzioni.
        Rilanciare gli studi musicali comporta in primo luogo una presa di coscienza della loro
importanza da parte di tutte le figure significative che hanno a cuore la crescita armonica del
bambino non vedente o ipovedente.
        Proprio in questa ottica si inserisce il presente vademecum, che vuole essere un semplice
libretto da offrire a chiunque abbia a cuore gli studi musicali, come opportunità insostituibile di
crescita globale della persona, specie se con disabilità visiva.
        Il nostro vademecum è solo uno stimolo a riflettere, non vuole insegnare una particolare
abilità, né fornire una determinata competenza, e come potrebbe?
        Ma vuole solo attrarre l'attenzione del lettore (e speriamo siano numerosi), da un lato sulla
importanza di incoraggiare bambini e ragazzi a studiare musica e a non accontentarsi di suonare ad
orecchio; d'altro lato vuol mostrare che, anche se non si è insegnanti, dirigenti, o provetti musicisti,
si può fare qualcosa, forse quel qualcosa che manca per far scoccare la scintilla dell'interesse e la
fiducia in se stessi e negli altri, che, giorno dopo giorno, attraverso le difficoltà e la fatica dello
studio, fa dire al ragazzo "anche io ce la posso fare".



                        VADEMECUM SUGLI STUDI MUSICALI

Questo piccolo vademecum è rivolto a tutte le persone che sanno poco di musica e di non vedenti,
ma che vogliono fare qualcosa per affermare il diritto dei non vedenti a studiare musica come gli
altri.
Chi conosce la materia o chi è già impegnato nel settore forse troverà qualche idea e certamente
continuerà a darci una mano.
Quindi vogliamo parlare con:

       dirigenti associativi
       volontari
       famigliari e amici dei non vedenti
       insegnanti curriculari e di sostegno
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   consulenti educativi
   insegnanti di Conservatorio, Liceo Musicale e accademie musicali
   dirigenti scolastici
   amministratori pubblici
   assistenti sociali
   psicologi che lavorano in contatto con la Scuola
   funzionari di istituti di credito
   giornalisti




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UNA INTERVISTA IMMAGINARIA

Tutti sanno ormai che i non vedenti amano la musica, che alcuni di essi raggiungono anche le vette
più alte della celebrità. Quasi nessuno però pensa al fatto che la maggior parte di loro non ha avuto
l’opportunità di imparare a leggere la musica. Come se uno parlasse bene la lingua madre senza
conoscere l’alfabeto.

Abbiamo pensato di dare a questo vademecum la forma di intervista, perché questo ci consente di
esporre in maniera semplice ed ordinata ciò che è importante sapere, ricavandolo dalla esperienza
pratica, e dalle domande più ricorrenti che ci rivolgono insegnanti, genitori, assistenti sociali,
amministratori, e, non ultimi, i ragazzi non vedenti ed ipovedenti, che sono i veri destinatari dei
nostri sforzi.




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D. – Tutti sappiamo che ai ciechi piace la musica, e che molti di loro si affermano anche come
professionisti e raggiungono la celebrità. Dove sta il problema allora?
R. – Il problema sta nel fatto che la maggior parte di loro imparano la musica solo ad orecchio, e
questo poteva andare bene quando non c’era un sistema di scrittura, ma oggi questo esiste e, se un
ragazzo vedente può imparare la musica quando vuole, questa opportunità non è data ai non
vedenti. Saper cantare, saper suonare senza saper leggere la musica è come parlare la propria lingua
senza saper né leggere né scrivere.

D. – A cosa serve conoscere la musica?
R. – Per tutti conoscere la musica è una opportunità per sviluppare la creatività che ciascuno di noi
ha, per sviluppare la fantasia, la sfera delle relazioni; insomma è una ricchezza per lo spirito. Per i
ciechi però ci sono alcune ragioni in più, che giustificano il nostro impegno:

      la musica è l’unica forma d’arte completamente accessibile, perché si basa sul canale
       uditivo, mentre altre arti hanno bisogno della vista (pittura, scultura, poesia, danza), in
       misura più o meno ampia;
      la musica, nel senso della padronanza di uno strumento, sviluppa la manualità, e chi non
       vede ha bisogno delle mani più dei vedenti: le mani sono i nostri occhi.
      far musica spesso significa stare con gli altri (il coro, la musica d’insieme), e questo
       sviluppa la capacità di relazione;
      conoscere la musica, entrare nel suo linguaggio apre nuovi orizzonti a chi non vede, gli fa
       capire meglio concetti tipicamente visivi, come quello di prospettiva, sfumatura, contrasto
       cromatico, ecc. Per analogia infatti possiamo trovare effetti musicali che dànno l’idea della
       prospettiva, della differenza tra i colori. Questo fa sì che il non vedente possa stare al passo
       con i suoi coetanei nelle conversazioni, che si sviluppi la sua fantasia, alimentata da suoni
       che hanno un significato;
      la musica è anche ordine, numero, e studiare musica significa abituarsi all’ordine interiore, a
       distinguere tra l’aspetto generale ed i dettagli, i particolari, a classificare, a comporre e
       scomporre, a rovesciare, a trasformare secondo regole… Fare musica è anche impadronirsi
       di concetti complessi per via intuitiva, di operazioni aritmetiche che hanno un riscontro in
       formule ed espressioni, ma alle quali si può arrivare anche senza la mediazione del
       ragionamento;
      la musica accompagna l’uomo fin dalla preistoria, quindi tutte le principali manifestazioni
       dello Spirito umano hanno un riscontro musicale: il gioco, le guerre, i sentimenti, i principali
       eventi della storia civile. Se ci pensiamo bene, quindi, la musica aiuta a comprendere la
       storia dell’uomo, i suoi sentimenti, le differenze tra i popoli e tra le epoche. E che dire di
       certi effetti musicali correlati con stili architettonici: si pensi alla cattedrale gotica con la sua
       forma slanciata e alla musica di Bach, nata in quel clima culturale… Senza parlare del
       rapporto fra musica e natura, di cui abbiamo esempi quasi in tutti gli autori, da Vivaldi a
       Beethoven, per citare solo i più celebri. Chi non vede quindi avrà a disposizione una miniera
       di stimoli per la fantasia e per la creatività, e lasciare nascosta, inaccessibile questa miniera
       significa privarlo di una opportunità unica;
      fare musica e farla bene significa migliorare l’autostima e l’immagine di sé presso gli altri, e
       spesso chi non vede, proprio per la maggior necessità di aiuto esterno, trasmette una
       immagine di persona handicappata, ossia gravata da un fardello per tutta l’esistenza ed in
       ogni momento della giornata. Questa immagine alla fine viene introiettata, con danno sulla
       autostima.



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D. – La scuola però non sempre riserva alla musica lo spazio che essa meriterebbe.
R. – Così è, almeno in Italia. Questo però non significa che è vietato fare musica. Uno degli scopi
che ci proponiamo è anche quello di valorizzare questa disciplina tutte le volte che ciò è possibile,
per tutti gli allievi e in particolare per i non vedenti e gli ipovedenti.

D. – Come fanno i ciechi a scrivere la musica?
R. – Attraverso il metodo Braille, il quale, come è noto, è basato su puntini in altorilievo che il
cieco legge con la punta dei polpastrelli. Con il metodo Braille si può scrivere proprio tutto, da
semplici frasi, a formule matematiche complesse, a testi in tutte le lingue ed in tutti gli alfabeti,
compreso l’Arabo, il Cirillico, e il Giapponese e il Cinese, che sono lingue idiografiche, e
naturalmente spartiti, da quelli ad un solo rigo a quelli per orchestra.

D. – E come si fa il pentagramma in Braille?
R. – In Braille non esiste il pentagramma, come non esisteva circa mille anni or sono, prima che
fosse inventato, eppure la musica si scriveva anche a quei tempi. Tutto il gioco consiste nel mettere
in ordine, l’uno dopo l’altro i segni che costituiscono lo spartito, quindi note, alterazioni, legature e
quanto altro. Per i suoni contemporanei, anche questi si scrivono l’uno dopo l’altro, con segni
particolari che dicono a chi legge che quelle note lì non si devono suonare in successione, ma tutte
insieme. Anche in italiano noi possiamo dire “mi vesto e scendo”, nel senso che prima mi vesto e
poi esco di casa. Però, se ho fretta dirò “mi tocca finire di vestirmi mentre scendo le scale”, che non
è molto fine, però può succedere. In questo caso abbiamo raccontato un piccolo episodio della
nostra vita frettolosa usando la parola “mentre”, che significa appunto “durante”,
contemporaneamente a”.

D. – E’ difficile imparare il Braille musicale?
R. – Con un bravo insegnante che conosca la notazione musicale Braille e le difficoltà che
insorgono nei primi anni di studio sicuramente NO! Come non è difficile imparare a leggere e a
scrivere il Braille letterario, basta farlo al momento giusto e con le persone giuste.

D. – Ci sono insegnanti capaci?
R. – Molto pochi, però se ne possono preparare, come si può formare un interprete, un insegnante di
qualsiasi altra materia. Per chi conosce la notazione normale non occorre un tempo infinito per
imparare anche quella Braille. Basta volerlo!

D. – Ma se legge con le dita, il non vedente come fa a suonare, visto che ha le mani occupate?
R. – Nel caso di un solfeggio o di una melodia, l’allievo dovrà leggere e solfeggiare, poi potrà
cantarlo per impadronirsi del senso e del gesto musicale, ovviamente con metodiche ben precise. Se
invece si tratta di un brano da suonare, allora il non vedente deve memorizzarlo prima di eseguirlo.
Per mandarlo a memoria, e per non dimenticarlo, ci sono alcuni accorgimenti e strategie che
riducono lo sforzo mentale e che fanno affidamento sull’orecchio musicale e su alcune tecniche
tipiche della memorizzazione (ricerca di regole, associazioni, ricerca dell’elemento estraneo, ecc.).
La memorizzazione richiede certamente più tempo e più sforzo mentale, però saprete che anche i
bravi esecutori vedenti alla fine suonano a memoria. Solo che loro vanno a memoria dopo infinite
ripetizioni, mentre lo studente cieco deve cominciare dalla fine, per dire così, ossia deve prima
memorizzare e poi suonare.

D. – Ma la lettura a prima vista come si fa in questi casi?
R. – Alcune prove basate solo sull’uso della vista vengono tralasciate ovviamente, mentre per altre
si applicano regole suggerite dalla presenza della minorazione visiva. Così, per esempio, se il
candidato normovedente ha 15 minuti di tempo per leggere ed eseguire un brano difficile, per il non
vedente questo tempo può essere prolungato. In questi casi si parla di “Prove equipollenti”, previste

                                                    8
dalla nostra legislazione. L’importante però, specie in musica, non è fare molto e fare in fretta, ma
far bene con il tempo che ci vuole.

D. – Esistono spartiti musicali in Braille?
R. – Sì che ne esistono. La Biblioteca Italiana per Ciechi di Monza ha un buon catalogo, con circa 8
mila titoli, a cui si può accedere anche via internet all’indirizzo: http://www.bibciechi.it.

D. – Costano molto?
R. – No, la Biblioteca ha un doppio regime: il prestito a distanza, totalmente gratuito e la cessione
di alcune opere a prezzo simbolico.

D. – Se uno ha bisogno di un pezzo per un esame, a chi si può rivolgere per averlo in Braille?
R. – Alla Biblioteca di Monza, che ha un servizio di trascrizione personalizzato.

D. – Non ci sono programmi che trascrivono automaticamente lo spartito in Braille?
R. – Ce ne sono, ma non sono la soluzione ottimale per tutte le situazioni. Abbiamo ragione di
ritenere che non è lontano il giorno in cui questi programmi saranno molto più affidabili. Non verrà
mai eliminata l’opera intelligente del trascrittore, ma certamente ci sarà una riduzione dei costi e dei
tempi necessari per la produzione del materiale in Braille. Di questi programmi ne esistono due tipi:
     per la trascrizione in Braille di uno spartito
     per dare la possibilità a chi non vede di scrivere musica usando la notazione Braille e
        successivamente stampare l’esercizio o lo spartito nella notazione comune, il tutto senza
        ricorrere all’aiuto di una terza persona.

D. – Cosa si deve fare nel caso di un bambino o di un ragazzo ipovedente che vuol studiare
musica?
R. – Quando si dice “ipovedente” in realtà si indica una grande varietà di situazioni; per questo non
si può dare una risposta valida per tutti. In generale si può dire che è molto importante il tipo di
illuminazione, l’uso di un leggìo montato su un braccio regolabile e snodabile. Ma molto più
importante è fare i conti con le implicazioni del vederci poco: da un lato valorizzare le potenzialità
dello studente, dall’altro lato cercare di percorrere un’altra via per raggiungere il risultato che si
desidera. Un solo esempio: sappiamo che leggere uno spartito può significare avere una visuale
abbastanza ampia della pagina stampata. Se questo non è possibile, oppure se costa tanta fatica da
far perdere il senso di ciò che si sta leggendo, converrà cambiare strada, e cioè leggere poco alla
volta e memorizzare. E’ una strada più lunga e un po’ più faticosa, però anche quando non avevano
l’automobile andavano dappertutto!

D. – Nel caso di un bambino con disabilità visiva ed altre minorazioni, vale la pena avviarlo
agli studi musicali?
R. – All’inizio abbiamo parlato di pari opportunità, e pari opportunità non significa fare tutti le
stesse cose e neppure farle con la stessa velocità. Pari opportunità significa solo fare in modo che
ciascuno possa svilupparsi per quello che ha dentro. Il bambino non vedente con minorazioni
aggiuntive molto spesso comunica con altre modalità, basate proprio sul suono e su semplici
movimenti.
La musicoterapia in questi casi costituisce una preziosa opportunità per superare molti degli ostacoli
imposti dal deficit, nel campo della comunicazione, nel campo della manualità, della espressione e
della creatività.
Musicoterapia, nel senso lato del termine, significa entrare nel mondo degli oggetti, delle persone, e
quindi nel mondo interiore, attraverso la via della musica, la più antica forse tra le forme d’arte e
quella che non ha bisogno di parole per farsi capire e per arrivare diritto all’anima.


                                                   9
D. – Se un bambino vuol studiare musica, a scuola, in conservatorio, nella scuola musicale del
suo paese, come fa a trovare un insegnante che lo aiuti nella maniera giusta?
R. – Per ora non c’è una risposta buona per tutti, altrimenti non ci sarebbe neppure questo
vademecum. Però, se la famiglia, il maestro o chiunque altro si mette in contatto con l’Agenzia per
il Rilancio degli Studi Musicali (Ag.Ri.Mus.) ci attiveremo per trovare la migliore soluzione
possibile in tempi brevi.

D. – Una volta trovato l’insegnante, chi può pagare?
R. – In Italia esiste il servizio di lettori a domicilio, che viene finanziato o dai Comuni, o dalle
Amministrazioni Provinciali, oppure dalle AA.SS.LL. Questo significa che la nostra normativa ha
recepito il principio che il non vedente non riesce a fare tutto durante l’orario scolastico, e che di
pomeriggio ha bisogno di un educatore che integri ed affianchi l’opera della scuola. Così ci sono
interventi specifici per l’Orientamento e la Mobilità, o il lettore che va a casa dello studente per
aiutarlo a fare i compiti, come se fosse un segretario, non un secondo insegnante; talvolta si
organizzano corsi di informatica. Allo stesso modo è possibile, ed in qualche caso lo si è fatto,
reperire le risorse necessarie per avviare il ragazzo agli studi musicali. Si tratta di far capire agli
amministratori locali l’importanza della cosa, e questo lo può fare anche chi sa poco di musica e
meno ancora di spartiti in Braille, ma magari è lui stesso profondamente convinto della bontà della
idea.

D. – Cosa posso fare per aiutarvi?
R. A questo punto forse lo sa meglio di noi. E’ importante che la musica faccia parte del programma
educativo, a partire dall’asilo nido, della Scuola Materna, della Scuola Elementare e Media, fino ai
livelli superiori. Non appena è possibile, il bambino non vedente o ipovedente dovrebbe accostarsi
all’alfabetizzazione musicale, come impara a leggere e a scrivere. Se è opportuno, riservare il tempo
necessario nell’arco delle ore pomeridiane, come attività integrativa.
Quindi, se Lei lavora nella Scuola (dirigente scolastico, insegnante curriculare o di sostegno,
assistente, psicologo, assistente sociale o altro) la cosa migliore che può fare è quella di
sensibilizzare la Scuola ad inserire l’educazione musicale nel Piano della Offerta Formativa. Se
questo non è possibile, potrà adoperarsi affinché la musica faccia parte delle attività integrative.
Per la famiglia, si tratta di non fermarsi alla musica ad orecchio, quando questo è possibile, e mirare
alto, cioè fare di tutto perché il bambino impari a leggere e a scrivere la musica.
Se Lei è un amministratore, probabilmente potrà riservare qualche risorsa a facilitare la frequenza
della scuola musicale locale, magari provvedendo all’accompagnamento, o formando un
insegnante.
Il volontariato può rivelarsi indispensabile, o per risolvere problemi organizzativi (il trasporto ad
esempio), o perché lo stesso volontario è uno musicista, o può desiderare di imparare a trascrivere la
musica in Braille.
Se questo vademecum capita tra le mani di un giornalista, ne potrebbe nascere un articolo o un
servizio in radio o in TV, che può aprire una strada per qualche ragazzo.
Insomma ce n’è per tutti.

Grazie per averci letto.




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Bibliografia
Opere a stampa

Biblioteca Italiana per i Ciechi “Regina Margherita”, Catalogo delle opere musicali, disponibile su
Internet all’indirizzo http://www.bibciechi.it/spartiti.htm oppure direttamente presso la Biblioteca
stessa.
Regione Toscana – Stamperia Braille, Catalogo musicale.
Capirci, C., I segni della musica nel sistema Braille, Monza, Biblioteca Italiana per Ciechi, 1997,
121 p.
Capirci, C., Il cieco e la musica. Prima parte: questioni fondamentali, Salerno, Edizioni Dottrinari,
60 p.
De Pirro, M., Notazione musicale Braille ad uso dei vedenti, Livorno, Stamperia Comunale, 1988,
63 p.
De Pirro, M., Gallassi, A., I ciechi nella storia della musica, Livorno, Edizioni Spagno,1968, 114 p.
(ristampa, Livorno, Benvenuti & Cavaciocchi, 1990).
Quatraro, A., Ventura, E., Il Braille, un altro modo di leggere e di scrivere, Roma, Bulzoni, 1992,
133 p.

Risorse sulla rete

Braille Music Kit: www.dodiesis.com, il sito del Braille Music Editor, programma per la scrittura,
l’accesso, la stampa e la navigazione di spartiti musicali ad uso dei ciechi.
Dancing Dots: www.dancingdots.com, la casa produttrice dell’edito musical Goodfeel

Sul Braille:

Invito al Braille: http://www.cisad.it/invitoalbraille/inizio.php3
InfoBraille: http://www.frascolla.org/Infobraille/infobraille.htm
Braille through remote learning : http://www.brl.org

Alcuni progetti europei che hanno riguardato la musica per non vedenti sono:

Miracle: http://projects.fnb.nl/miracle/default.htm
Harmonica: http://projects.fnb.nl/harmonica/default.htm
Talking Music: http://projects.fnb.nl/Talking%20Music/default.htm
Play2: http://www.dodiesis.com/asp/play2.asp?language=1

Indirizzi utili

Biblioteca Italiana per i Ciechi
Via G. Ferrari 5/A - 20052 Monza (MI)
Tel.: 039.833253/833254; Fax: 039.833264
E-mail: bic@bibciechi.it; Web: http://www.bibciechi.it

Regione Toscana, Stamperia Braille
Via Nicolodi 2 – 50131 Firenze
Tel. 055.4382800; Fax: 055.4382815
Web: http://www.rete.toscana.it/sett/polsoc/braille/index.htm


                                                  11
Centri di Consulenza Tiflodidattica e rispettive province di competenza


Centro di Consulenza Tiflodidattica (Agrigento)

Via Imera, 280 (c/o Unione Italiana Ciechi) - 92100 Agrigento (AG)
Tel.: 0922/603166
Fax: 0922/613149
E-mail: cdtag@bibciechi.it
Sito web: http://www.bibciechi.it/cd.htm

Province di competenza: Agrigento. Trapani. Caltanissetta


Centro di Consulenza Tiflodidattica (Assisi)

Viale Marconi, 6 - 06081 Assisi (PG)
Tel.: 075/8155205
Fax: 075/8198448
E-mail: cctassisi@tin.it
Sito web: http://www.bibciechi.it/cd.htm

Province di competenza: Perugia. Terni. Ancona. Macerata

Note: Centro istituito dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni
Pro Ciechi

Centro di Consulenza Tiflodidattica (Bologna)

Via Castiglione, 71 - 40124 Bologna (BO)
Tel.: 051/6448472
Fax: 051/6448472
E-mail: cdtbo@bibciechi.it
Sito web: http://www.bibciechi.it/cd.htm

Province di competenza: Bologna. Modena. Reggio Emilia. Parma.
Ferrara. Ravenna. Forlì. Rimini. Pesaro

Centro di Consulenza Tiflodidattica (Cagliari)

C/o Unione Italiana Ciechi - Via del Platano, 27 - 09131 Cagliari (
CA)
Tel.: 070/554398
Fax: 070/551480
E-mail: cdtca@bibciechi.it
Sito web: http://www.bibciechi.it/cd.htm

Province di competenza: Cagliari. Oristano. Nuoro. Sassari

Centro di Consulenza Tiflodidattica (Caserta)

Via Ferrarecce, 138 - 81100 Caserta (CE)
                                                  12
Tel.: 0823/326553
Fax: 0823/279358
E-mail: cdtce@bibciechi.it
Sito web: http://www.bibciechi.it/cd.htm

Province di competenza: Caserta. Avellino. Benevento. Salerno


Centro di Consulenza Tiflodidattica (Catania)

Via Battista Grassi, 12 - 95125 Catania (CT)
Tel.: 095/223067
Fax: 095/337052
E-mail: cdtct@bibciechi.it
Sito web: http://www.bibciechi.it/cd.htm

Province di competenza: Catania. Messina. Siracusa. Ragusa. Enna

Centro di Consulenza Tiflodidattica (Chieti)

Via Porta Pescara, 26 - 66100 Chieti (CH)
Tel.: 0871/321574
Fax: 0871/322843
E-mail: cdtch@bibciechi.it
Sito web: http://www.bibciechi.it/cd.htm

Province di competenza: Chieti. Pescara. Teramo. L'Aquila. Ascoli
Piceno


Centro di Consulenza Tiflodidattica (Firenze)

Via A. Nicolodi, 2 - 50131 Firenze (FI)
Tel.: 055/577777
Fax: 055/5529320
E-mail: cdtfi@bibciechi.it
Sito web: http://www.bibciechi.it/cd.htm

Province di competenza: Firenze. Lucca. Pistoia. Arezzo. Prato. Pisa.
Siena. Livorno. Massa Carrara

Centro di Consulenza Tiflodidattica (Foggia)

Via Gorizia, 48 (c/o Unione Italiana Ciechi) - 71100 Foggia (FG)
Tel.: 0881/707576
Fax: 0881/757995
E-mail: cctfoggia@tin.it
Sito web: http://www.bibciechi.it/cd.htm

Province di competenza: Foggia. Campobasso. Potenza. Isernia


                                                13
Centro di Consulenza Tiflodidattica (Genova)

Via Caffaro, 1 - 16124 Genova (GE)
Tel.: 010/2543035
Fax: 010/2544150
E-mail: cdtge@bibciechi.it
Sito web: http://www.bibciechi.it/cd.htm

Province di competenza: Genova. Savona. Imperia. La Spezia. Torino.
Asti. Cuneo. Biella. Aosta

Centro di Consulenza Tiflodidattica (Lecce)

Piazzetta Peruzzi, 1 - 73100 Lecce (LE)
Tel.: 0832/243773
Fax: 0832/252428
E-mail: cdtle@bibciechi.it
Sito web: http://www.bibciechi.it/cd.htm

Province di competenza: Lecce. Brindisi. Taranto. Matera

Centro di Consulenza Tiflodidattica (Napoli)

Via S. Domenico 9 - 80127 Napoli (NA)
Tel.: 081/7142309
Fax: 081/643064
E-mail: cdtna@bibciechi.it
Sito web: http://www.bibciechi.it/cd.htm

Province di competenza: Napoli

Centro di Consulenza Tiflodidattica (Padova)

Via Sette Martiri, 33 (c/o Istituto Configliachi) - 35100 Padova (
PD)
Tel.: 049/8726507
Fax: 049/8728806
E-mail: cctpadova@tin.it
Sito web: http://www.bibciechi.it/cd.htm

Province di competenza: Padova. Venezia. Verona. Rovigo. Vicenza.
Trento. Bolzano

Note: Centro istituito dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni
Pro Ciechi


Centro di Consulenza Tiflodidattica (Reggio Calabria)

Via Don Minzoni, 12 - 89100 Reggio Calabria (RC)
Tel.: 0965/817907

                                                  14
Fax: 0965/311624
E-mail: cdtrc@bibciechi.it
Sito web: http://www.bibciechi.it/cd.htm

Province di competenza: Reggio Calabria. Catanzaro. Cosenza. Crotone.
Vibo Valentia

Centro di Consulenza Tiflodidattica (Roma)

Viale Castro Pretorio, 105 (c/o Biblioteca Nazionale Centrale) -
00185 Roma (RM)
Tel.: 06/44701871
Fax: 06/44341264
E-mail: cdtrm@bibciechi.it
Sito web: http://www.bibciechi.it/cd.htm

Province di competenza: Roma. Viterbo. Rieti. Latina. Frosinone.
Grosseto

Centro di Consulenza Tiflodidattica (Trieste)

Viale Miramare, 119 (c/o Istituto Rittmeyer) - 34136 Trieste (TS)
Tel.: 040/4528074
Fax: 040/4528074
E-mail: cdtts@bibciechi.it
Sito web: http://www.bibciechi.it/cd.htm

Province di competenza: Trieste. Udine. Pordenone. Gorizia. Treviso.
Belluno

-----------------------------------

Centro per l'Integrazione Scolastica e la Piena Realizzazione dei Non
Vedenti (Brescia)

Viale Piave, 45 - 25123 Brescia (BS)
Tel.: 030/360764
Fax: 030/3367223
E-mail: centrotiflobs@wind.it.net
Sito web: http://www.bibciechi.it/cd.htm

Province di competenza: Brescia

Istituto dei Ciechi di Milano (Milano)

Via Vivaio, 7 - 20122 Milano (MI)
Tel.: 02/772261
Fax: 02/76022158
E-mail:
Sito web: http://www.bibciechi.it/cd.htm


                                                15
Province di competenza: Milano. Lodi. Cremona. Varese. Sondrio.
Verbania. Alessandria. Novara. Piacenza

Istituto dei Ciechi "Florio e Salamone" (Palermo)

Via Angiò, 27 - 90142 Palermo (PA)
Tel.: 091/540324
Fax: 091/540555
E-mail:
Sito web: http://www.bibciechi.it/cd.htm

Province di competenza: Palermo


Istituto dei Ciechi "Messeni Localzo" (Rutigliano)

Via S. Francesco d'Assisi, 113/A - 70018 Rutigliano (BA)
Tel.: 080/4761053
Fax: 080/4761053
E-mail:
Sito web: http://www.bibciechi.it/cd.htm

Province di competenza: Bari

Centro di risorse Educative e Scolastiche per Ciechi e ipovedenti
(CRESCI) (Vercelli)

C/o Unione Italiana dei ciechi - Via Viotti, 6 - 13100 Vercelli (
VC)
Tel.: 0161/253539
Fax: 0161/257290
E-mail: uicvc@uiciechi.it
Sito web: http://www.bibciechi.it/cd.htm

Province di competenza: Vercelli




                                                 16

								
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