CLASSE 5° IGEA A
Anno Scolastico 2000/2001
ECONOMIA AZIENDALE
Prof.ssa Monica Ceccherelli
Funzione del personale
e GEOGRAFIA
Prof.re Sergio Corotti
Mercato del lavoro
INGLESE
Prof.ssa M.Rosa Ricci
Indice
ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO
Gestione del personale
Dimensionamento organico e reclutamento
Addestramento e formazione
Valutazione e sviluppo aziendale
Estinzione del rapporto di lavoro
Amministrazione del personale
Liquidazione delle retribuzioni
Rapporti con enti previdenziali e con il fisco
Scritture e libri contabili
CONTRATTI DI LAVORO
Stage e tirocini
Telelavoro
Lavoro interinale
Part-time
DALLA REALTA’……..
Interviste
Adecco s.p.a
Manpower s.p.a.
Lavoropiù s.p.a
Ad interim s.p.a
Eurointerim s.p.a
LAVORO E AMBITO TERRITORIALE
Un confronto europeo
Struttura ed evoluzione dell’inoccupazione
Il lavoro atipico in Italia
Condizioni professionali del lavoro a tempo indeterminato
Mobilità dell’occupazione e della disoccupazione
ENGLISH JOB
Work Market
Getting a Job and Eurojob
Flextime and Job Sharing
L’ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO
Tutte le imprese dal momento della costituzione, necessitano di personale che presti le proprie
energie e le proprie capacità professionali per lo svolgimento dell’attività aziendale.
Il successo o l’insuccesso, l’affermazione o il progressivo regresso, sono il frutto delle
decisioni prese e delle operazioni compiute dalle persone inserite nella struttura organizzativa
aziendale.
A tale riguardo l’organizzazione del lavoro si pone come obiettivo lo studio del personale e
del relativo assetto organizzativo, con lo scopo di rendere più efficiente l’utilizzo delle risorse
umane.
Lo studio del personale è di estremo rilievo perché rivolto ad analizzare le relazioni tra le sue
caratteristiche quantitative (numero di persone che operano in un’azienda) e qualitative
(valori, bisogni, motivazioni e competenze professionali) e la natura e le dimensioni
dell’attività svolta dall’azienda.
La funzione del personale, quindi, assume un’importanza fondamentale all’interno
dell’impresa perché gestisce i rapporti con le persone coinvolte nello svolgimento dell’attività
aziendale.
Nella pagina seguente presentiamo uno schema che riassume le attività svolte nell’ambito
della funzione personale e le relazioni intercorrenti.
Successivamente analizziamo i vari punti in cui si sviluppa lo schema descrivendo, per
ciascuno, gli aspetti principali e la funzione svolta nell’ambito dell’azienda.
FUNZIONE DEL PERSONALE
DIMENSIONAMENTO
ORGANICO E
RECLUTAMENTO
ADDESTRAMENTO E
FORMAZIONE
GESTIONE
DEL PERSONALE
VALUTAZIONE Sviluppo
carriere
ESTINZIONE DEL
RAPPORTO DI LAVORO
FUNZIONE DEL
PERSONALE
LIQUIDAZIONE DELLA
RETRIBUZIONE
RAPPORTI CON ENTI
AMMINISTRAZIONE PREVIDENZIALI E CON
DEL PERSONALE IL FISCO
SCRITTURE E LIBRI
CONTABILI
GESTIONE DEL PERSONALE
Si occupa del reclutamento, dell’addestramento, della formazione , della valutazione e
dell’estinzione rapporto di lavoro dei dipendenti. Gli addetti alla gestione del personale devono
prendere importanti decisioni in modo che, in ogni momento l’azienda abbia le persone giuste al
posto giusto.Questi attuano un’ accurata selezione dei candidati ed in più prevedono le future esigenze
di personale dell’impresa tenendo conto di nuove tecnologie e di nuove figure professionali.
DIMENSIONAMENTO
ORGANICI E
RECLUTAMENTO
Il dimensionamento degli organici consiste nelle analisi del fabbisogno del personale con lo scopo di
individuare le posizioni lavorative vacanti, cioè determinare sia nuove posizioni lavorative che si
intende istituire sia posizioni lavorative già esistenti che si prevede saranno lasciate libere dagli attuali
occupanti.
La fase del reclutamento, invece, è un momento delicato per l’impresa per questo è importante che un
impresa stabilisca un piano di reclutamento a seconda delle proprie necessità quantitative e qualitative
nel breve, medio e lungo periodo. Le imprese possono reperire personale qualificato sia ricorrendo al
canale interno, che consente che un dipendente in esubero possa essere trasferito da un ufficio all’altro
(o da una filiale all’altra), sia al canale esterno attraverso nuove assunzioni.
Infatti il datore di lavoro può assumere lavoratori attraverso gli uffici di collocamento (nuovi Centri
per l’Impiego) o presso società di fornitura di prestazioni di lavoro temporaneo, dette anche di
collocamento privato.
Gli aspiranti all’assunzione sono sottoposti ad una selezione ad opera della stessa impresa oppure da
parte di un’agenzia di consulenza incaricata. Generalmente si ha un colloquio preliminare per
accertare il possesso di requisiti indispensabili, per poi passare alla selezione vera e propria attraverso
test, prove orali e pratiche finalizzati a valutare la personalità, l’ intelligenza e competenza del
candidato.
Nella pagina successiva è riportato uno schema riassuntivo.
ADDESTRAMENTO E
FORMAZIONE
Attraverso l’addestramento l’azienda fornisce al proprio dipendente le conoscenze specifiche riferite
ad una singola mansione e le tecniche per metterle in pratica.
La formazione invece, permette ai dipendenti di acquisire, tramite un processo di preparazione e
aggiornamento, la “cultura aziendale” necessaria per accettare, assimilare ed eventualmente
migliorare le innovazioni che vengono introdotte nell’impresa.
In un mercato globale come quello attuale, un’impresa, per mantenere il proprio vantaggio
competitivo, deve essere in grado di promuovere un processo di apprendimento continuo dei propri
dipendenti attraverso corsi di aggiornamento e formazione ma anche tramite stage e rotazione delle
mansioni.
FASE DI RECLUTAMENTO
CANALE
RECLUTAMENTO Mobilità
INTERNO Interna
RECLUTAMENTO
DEL
PERSONALE
A
S
Colloqui S
U
SELEZIONE N
DEL Z
PERSONALE I
Prove O
N
pratiche e
E
Test
PUBBLICO PRIVATO
Centri per Agenzie
l’Impiego Interinali
VALUTAZIONE
La valutazione è un importante fase attuata attraverso l’analisi delle mansioni svolte all’interno
dell’impresa in modo da attribuire a quelle che comportano lo stesso grado di professionalità e
responsabilità e il medesimo potere decisionale un identico trattamento retributivo. Allo stesso tempo
è fondamentale valutare il lavoro svolto da ciascun dipendente in modo da premiare i lavoratori più
meritevoli. L’analisi delle mansioni è il punto di partenza per la valutazione delle prestazioni che
viene effettuata confrontando i risultati ottenuti dalla persona che ricopre all’interno dell’impresa una
certa posizione, con i risultati richiesti dalla stessa. Per quanto riguarda invece la valutazione del
potenziale essa ha il fine di individuare caratteristiche attitudinali e professionali (conoscenze e
abilità) di ciascun dipendente in modo da indirizzarlo verso le mansioni più idonee. All’interno
dell’azienda viene predisposto un piano delle carriere, che nel corso della sua vita, viene rivisto in
relazione alle nuove esigenze.
Questo piano individua i livelli professionali in base ad un sistema detto meritocratico; infatti il
lavoratore meritevole deve essere gratificato con l’assegnazione di compiti e responsabilità che gli
competono, con la possibilità di avanzamenti di carriera per raggiungere, all’interno
dell’organizzazione, i livelli di grado più elevati.
ESTINZIONE DEL
RAPPORTO DI LAVORO
L’estinzione del lavoro a tempo indeterminato può avvenire per cause riconducenti alla volontà
delle parti o per cause indipendenti dalle parti.
Sono cause riconducibili alla volontà delle parti:
La risoluzione consensuale, la quale avviene quando sia il lavoratore che l’impresa manifestano
la volontà di porre fine al rapporto di lavoro;
La dimissione, la quale avviene quando il lavoratore dipendente decide, per vari motivi, di
interrompere il rapporto di lavoro;
Il licenziamento si ha quando l’imprenditore, per giusta causa decide di estinguere il rapporto di
lavoro.
Sono cause non dipendenti dalle parti:
Il pensionamento, il quale si ha quando il lavoratore raggiunge determinati limiti di età per i quali
a diritto ad essere collocato a riposo e di percepire la pensione di vecchiaia;
Le altre cause esterne, ad esempio per la sopravvenuta inidoneità fisica o psichica o per la morte
del lavoratore.
Di seguito è presentato uno schema riassuntivo.
Risoluzione
consensuale
PER VOLONTA’ Dimissioni
DELLE PARTI
Licenziamento
ESTINZIONE DEL
RAPPORTO DI LAVORO
A TEMPO
INDETERMINATO
Pensionamento
PER CAUSE
INDIPENDENTI
DALLE PARTI
Cause esterne
AMMINISTRAZIONE DEL PERSONALE
Si occupa degli adempimenti di legge riguardanti il personale: la liquidazione delle retribuzione, i
rapporti con gli enti previdenziali, e con l’amministrazione finanziaria , la tenuta dei libri contabili
obbligatori.
LIQUIDAZIONE DELLA
RETRIBUZIONE
La retribuzione è il compenso che riceve il lavoratore in cambio delle prestazioni fornite.
La legge non fissa la misura della retribuzione; la Costituzione stabilisce che il lavoratore ha diritto ad
una retribuzione proporzionale alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad
assicurare a se a alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
La retribuzione minima viene stabilita dai contratti collettivi stipulati tra le associazioni sindacali dei
lavoratori ( per esempio CGIL, CISL, UIL ) e quelle dei datori di lavoro ( per esempio Confindustria,
Confagricoltura ecc. ).
La retribuzione può essere:
A TEMPO, il compenso viene calcolato in proporzione alla durata della prestazione ( ore, giorni,
ecc. );
A COTTIMO, il compenso viene calcolato in rapporto alla produzione realizzata;
A PROVVIGIONE, il compenso viene calcolato applicando delle percentuali sugli affari conclusi
dal lavoratore dipendente.
RAPPORTI CON ENTI
PREVIDENZIALI E CON
IL FISCO
Secondo l’art. 38 della Costituzione i lavoratori hanno diritto che siano previsti e assicurati mezzi
adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità vecchiaia, disoccupazione
involontaria. Lo Stato ha istituito alcuni enti pubblici che hanno il compito di gestire le assicurazioni
obbligatorie ( assicurazioni sociali ) sia per tutelare i lavoratori e le loro famiglie al verificarsi di tali
eventi sia per assicurare la pensione a coloro che raggiungono l’età per essere collocati al riposo.
Questi enti sono :
L’INPS ( Istituto nazionale di previdenza sociale ) che gestisce diverse forme di assicurazioni
sociali come le pensioni di vecchiaia, la cassa integrazione guadagni, le indennità di mobilità;
L’INAIL ( Istituto nazionale assicurazioni infortuni sul lavoro ), che gestisce l’assicurazione
contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
Questi enti previdenziali ricevono i mezzi per fornire le loro prestazioni dai contributi sociali
obbligatori che vengono versati periodicamente dalle imprese. I contributi sociali sono a carico delle
imprese e in misura minore a carico del lavoratore. Questi ultimi sono trattenuti dal datore di lavoro
sulle retribuzioni e successivamente versati all’ente previdenziali.
SCRITTURE E LIBRI
CONTABILI
La normativa sul lavoro impone al datore di lavoro la tenuta di libri e registri obbligatori. Il datore di
lavoro è obbligato quindi a compilare il libro matricola, nel quale vi sono iscritte in ordine
cronologico le generalità, la data di assunzione la categoria professionale, il livello di inquadramento e
la misura della retribuzione del dipendente, il libro paga, che ha la finalità di documentare agli istituti
previdenziali e all’amministrazione finanziaria l’importo delle retribuzioni corrisposte e delle
trattenute effettuate, il registro degli infortuni, il quale deve riportare in ordine cronologico tutti gli
infortuni accaduti ai dipendenti che hanno comportato un’assenza dal lavoro superiore ad un giorno.
I CONTRATTI DI LAVORO
Le imprese dal momento della costituzione e durante la propria vita necessitano per lo
svolgimento dell’attività aziendale di personale. L’imprenditore ha diverse possibilità nello
stipulare contratti di lavoro, infatti esso può avvalersi di personale assunto a tempo
determinato e/o indeterminato oppure a condizioni diversificate.
Queste diverse possibilità si sono presentate all’imprenditore in seguito all’evolversi di
vicende storiche come risposta alle nuove esigenze di mercato.
Come sappiamo la forma di assunzione tradizionale è quella a tempo indeterminato, tuttora
riconosciuta anche dal codice civile nell’art. 2095 che indica le categorie di lavoro
dipendente. Nell’ultimo decennio, però, si sono affacciate nuove forme di lavoro dipendente,
collegate a contratti a tempo determinato e/o indeterminato che si sono sviluppate perché
maggiormente rispondenti alle esigenze dell’azienda moderna.
In questa relazione analizzeremo: il telelavoro, il lavoro interinale e il part-time , a nostro
avviso forme più innovative e adatte alle nuove esigenze di mercato. Inoltre prenderemo in
considerazione gli stage e i tirocini, visti come primo impatto con il turbolento mondo del
lavoro.
Ogni forma di lavoro sarà esaminata nel suo aspetto giuridico, ricorrendo alle relative
normative, ed ancora verranno evidenziati i diritti e doveri dei soggetti coinvolti, e i
vantaggi.
Infine, con concreto riferimento alla realtà, concluderemo con alcune interviste poste a
società di lavoro interinale che ci hanno permesso di conoscere in modo più preciso la
tipologia di domanda e di offerta di lavoro presenti nel nostro territorio.
STAGE O TIROCINI
CHE COS’E’
Uno dei problemi che i giovani incontrano quando, con il loro diploma in tasca iniziano a
cercare lavoro, è la richiesta di esperienza, un controsenso per chi è al primo impiego.
Oggi ci viene in aiuto uno strumento che si va diffondendo sempre più in tutti i settori
lavorativi: è lo stage (tirocinio), cioè un periodo di frequenza in un ambiente di lavoro che dà
la possibilità al tirocinante di sperimentare e dimostrare le proprie capacità e conoscenze utili
in un contesto lavorativo futuro, nel quale potrà rendere palese la propria esperienza.
NORMATIVA
Il governo e le parti sociali sono favorevoli ad un ampliamento del raggio di azione dello
stage nelle aziende; ciò è espresso nel patto sociale siglato a palazzo Chigi il 22 dicembre 98,
secondo le modalità stabilite dall’articolo 18 della legge Treu (196/97).
Con tale articolo rinasce la disciplina sugli stage e tirocini che riordina una normativa
piuttosto carente e confusa. Infatti la materia aveva avuto una prima regolamentazione nel
1993, con la legge 236, che domandava ad alcuni enti, tra cui università e istituzioni
scolastiche, la possibilità di far fare esperienze formative in azienda per studenti giunti alla
fine del percorso scolastico; questa iniziativa lasciava molto a desiderare e una certa rigidità
burocratica l’aveva legata un po’ troppo.
Le novità
I punti fondamentali della normativa riguardano, in primo luogo, il rapporto fra stagista e
impresa. Infatti l’art. 3 del nuovo regolamento, pone a carico del soggetto promotore l’onere
dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, mediante convenzione con l’Inail e, per la
responsabilità civile, cosa che prima era a carico dei datori di lavoro. Questa novità rende lo
stagista in una posizione di ospite nei confronti dell’azienda.
Altra novità importante è di aver ampliato la sfera dei soggetti promotori anche a istituzioni
private senza fini di lucro; sarà la Regione, tramite autorizzazione, a dare il via libera anche a
questi nuovi soggetti.
Oltre a questa novità ve ne è un’altra altrettanto importante: l’aver previsto una proporzione
fra il numero degli stagisti presenti in azienda e il numero di addetti totali.
I SOGGETTI
I soggetti promotori
L’art.1 individua i soggetti promotori e i tempi massimi di durata dello stage: 12 mesi per gli
studenti universitari, 6 mesi per gli inoccupati, disoccupati inclusi gli iscritti nelle liste di
mobilità, 4 mesi per gli studenti delle scuole secondarie e 24 per i portatori di handicap;
inoltre, in esso, viene stabilito che l’impresa debba avere in azienda un tutor che segua i
tirocinanti.
Il tutor ha il ruolo di responsabile didattico-organizzativo delle attività dello stagista
all’interno della società ospitante.
Il nuovo regolamento fa ricadere, sui soggetti promotori, la responsabilità di elaborare il
progetto formativo e di orientamento che deve contenere le modalità di attuazione dello stage
e soprattutto collocare l’esperienza del tirocinio all’interno del percorso formativo dello
stagista. Nella creazione di questo progetto, i soggetti promotori, godono di un’ampia
discrezionalità: ricercano autonomamente le posizioni di lavoro adatte al perseguimento delle
finalità del tirocinio; scelgono il momento più opportuno in cui far svolgere lo stage;
stabiliscono la durata del tirocinio, naturalmente nei limiti previsti dalla legge; individuano
infine le fasi preliminari di inserimento dello stagista nel complesso aziendale, attraverso
incontri con il personale dell’azienda o visite guidate negli ambienti di lavoro.
I soggetti promotori individuati dal regolamento sono:
Università
Provveditori agli studi
Scuole statali
Scuole private parificate
Centri di formazione e/o orientamento pubblici o convenzionali
Comunità terapeutiche e cooperative sociali
Servizi di inserimento lavorativo per disabili
Agenzie regionali per l’impiego
Direzioni provinciali del lavoro
Istituzioni formative private, senza fini di lucro
I soggetti a cui è rivolto
“Possono essere soggetti di tirocinio solo coloro che abbiano assunto l’obbligo scolastico”;
tale norma può essere comunque considerata “a maglie larghe”. Infatti l’opportunità dello
stage non viene offerto solo ai giovani diplomati, ma anche ai disoccupai, con un’esperienza
consolidata, alla ricerca di un’occupazione più stabile; agli occupati in fase di cambiamento o
di riprogettazione del proprio lavoro; alle donne adulte interessate a inserirsi nel mercato di
lavoro.
I diritti e i doveri:
Lo stagista è un ospite e come tale deve adeguarsi alle regole dell’azienda che lo ospita. Oltre
a questa norma generale, il tirocinante è tenuto a svolgere le attività previste dal progetto
formativo e di orientamento; deve seguire le indicazioni del tutor e fare riferimento a lui per
qualsiasi esigenza di tipo organizzativo o altro; deve rispettare le norme in materia di igiene,
sicurezza e salute sui luoghi di lavoro; deve mantenere la riservatezza sui dati, le
informazioni o le conoscenze sui processi produttivi acquisiti durante lo svolgimento del
tirocinio.
I VANTAGGI
Per il tirocinante:
Il tirocinio non costituisce rapporto di lavoro
Viene estesa la platea dei soggetti promotori anche agli enti privati senza fini di lucro
Gli oneri burocratici sono a carico dei soggetti promotori
Vengono inseriti fra gli utenti anche i disoccupati e gli inoccupati e le Agenzie per la
promozione dell’impiego e gli Uffici del Lavoro come soggetti promotori per
facilitare l’ingresso in aziende di chi non ha lavoro.
Per il datore di lavoro:
Il tirocinante non viene retribuito
Avendo più tirocinanti, il datore di lavoro può scegliere i più idonei alla professione
ed assumerli.
IL TELELAVORO
CHE COS’E’
Il telelavoro è una particolare forma di lavoro a distanza, svolto attraverso l’uso di tecnologie
telematiche; è cioè un modo di lavorare stando lontano dai luoghi tradizionali, uffici ed
aziende.
Ci sono diverse tipologie di telelavoro: quella a domicilio, rivolto presso la propria abitazione,
e quello svolto dai centri satelliti: lavoro mobile (si ha quando l’attività è svolta da qualsiasi
luogo; per esempio dalle automobili…).
La nascita del telelavoro è da attribuire agli Usa dove si è sviluppato nei primi anni ’70 grazie
alle tecnologie di cui disponevano in quel periodo. Da alcuni anni questa forma di lavoro si
sta sviluppando anche in Italia e in tutto il resto d’Europa.
NORMATIVA
Il Parlamento italiano è stato tra i primi d’Europa ad affrontare la questione della
regolamentazione del telelavoro. Con l’approvazione della legge Bassanini – Ter (191/98) è
stata introdotta a tutti gli effetti questa modalità di lavoro. Questa normativa stabilisce:
1. Il diritto ad un uguale trattamento retributivo e giuridico rispetto agli altri lavoratori
della stessa categoria.
2. Il diritto ad accedere e scambiare informazioni attraverso la rete aziendale (socialità
informatica).
3. il diritto di informazione e di partecipazione alla vita dell’azienda.
4. i diritti sindacali quali la possibilità di partecipare alle assemblee in teleconferenza e di
avere una bacheca elettronica
Le novità
Attualmente, secondo le ultime stime, sul territorio nazionale sono impiegati in questa nuova
forma di lavoro circa 9 milioni di soggetti, il 6% della forza lavoro.
I SOGGETTI
I soggetti a cui è rivolto
prevalentemente i portatori di handicap e chi ha necessità di cure che lo costringono a
non allontanasi da casa.
Tutti coloro che possono svolgere il proprio lavoro con l’ausilio del computer.
I soggetti promotori
Le imprese che decidono di dare questa possibilità ai propri dipendenti (nelle imprese
dove è possibile)
VANTAGGI
Per il dipendente
La possibilità di svolgere il proprio lavoro da casa, facilitazione che si dimostra molto
utile per tutte le persone con problemi (fisici, familiari e altro) che non gli permettono
di recarsi nel proprio ufficio per svolgere le mansioni che gli sono state affidate.
Poter gestire il proprio orario lavorativo in modo autonomo svolgendo comunque tutte
le ore previste dal contratto.
La possibilità di fare una nuova esperienza di lavoro ora insolita, ma che in futuro,
secondo i promotori, si espanderà molto nei più svariati settori di lavoro.
La libertà di decidere modi, luoghi e tempi del proprio lavoro.
Per il datore di lavoro
Poter utilizzare anche il lavoro di persone disabili così da essere in regola con la legge
che difatti impone a imprese che superano un determinato numero di dipendenti di
assumere alcuni soggetti con problemi fisici.
Avere delle agevolazioni fiscali dallo Stato che in questi ultimi anni ha deciso di
promuover queste nuove forme di lavoro.
La possibilità di utilizzare tale lavoro per indirizzare la propria azienda alla flessibilità,
creatività e per renderla più snella e competitiva.
IL LAVORO INTERINALE
CHE COS’E’
Il lavoro interinale è un rapporto di lavoro di tipo temporaneo che permette ad un’azienda
(impresa utilizzatrice), che ha bisogno di una determinata figura professionale per un periodo
di tempo limitato, di rivolgersi ad un’azienda di lavoro temporaneo o interinale ( azienda
fornitrice) che seleziona e invia presso l’impresa stessa il lavoratore adatto a quel posto; si ha
una vera e propria cessione in affitto del lavoratore.
NORMATIVA
Il lavoro temporaneo o in affitto è stato regolato dalla Legge 196/97 ( Gazz. Uff. 04/07/1997
n° 154 s.o. n° 136/L ), meglio conosciuta come Pacchetto Treu. Essa disciplina una serie di
misure per incentivare l’occupazione tra cui appunto il lavoro interinale considerato come
strumento di flessibilità.
I SOGGETTI
La azienda fornitrice
L’attività di fornitura di prestazione di lavoro temporaneo può essere esercitata da agenzie
iscritte ad un apposito Albo istituito presso il Ministero del Lavoro. Per l’iscrizione sono
richiesti una serie di requisiti a garanzia dell’affidabilità e della consistenza organizzativa
economica delle imprese stesse. Le agenzie devono:
essere società di capitali o cooperative;
avere un capitale sociale non inferiore a un miliardo;
versare un deposito a titolo cauzionale di 700 milioni di lire per almeno di tre anni;
essere presente in almeno 4 regioni;
fornire esclusivamente lavoro temporaneo.
La azienda utilizzatrice
L’azienda che ha necessità di un lavoratore temporaneo può rivolgersi alle società fornitrici
solo per determinate occasioni:
sostituzione di lavoratori assenti;
utilizzo di professionalità non previste dai normali assetti aziendali;
casi previsti dalla contrattazione collettive (in particolare nei periodi di picchi
produttivi).
L’azienda inoltre non può richiedere il lavoratore temporaneo nei seguenti casi:
per qualifiche a basso contenuto professionale (facchinaggio, addetti alle pulizie);
per sostituire lavoratori in sciopero;
nelle unità produttive in cui nei dodici mesi precedenti ci siano stati licenziamenti
collettivi riguardanti le mansioni richieste;
nel caso di sospensione e/o riduzione dell’orario con integrazione salariale;
per lavori che richiedono sorveglianza medica e per lavori particolarmente pericolosi.
Il dipendente
I diritti:
avere la stessa retribuzione di un dipendente di pari livello;
i contributi previdenziali, assistenziali e assicurativi devo essere versati dalla società
interinale;
ricevere informazioni adeguate riguardo al lavoro da svolgere e le eventuali misure di
sicurezza in relazione al tipo di attività;
firmare il contratto di lavoro scritto in cui sono presenti le mansioni, gli orari, la
retribuzione e la durata del contratto stesso;
non avere ostacolo o limitazione per un eventuale assunzione da parte della società
utilizzatrice.
I doveri:
osservare l’orario di lavoro;
svolgere le mansioni che gli sono state assegnate;
osservare l’obbligo di riservatezza dei dati aziendali.
Se il lavoratore non rispetta i doveri sopra elencati può essere licenziato ( licenziamento per
“giusta causa” ).
VANTAGGI
Per la azienda utilizzatrice:
Attraverso le società interinali le aziende possono reperire, in tempi più brevi, persone
già altamente qualificate per ricoprire il posto vacante, senza rischiare di arrestare la
propria attività.
Gli oneri contributivi, assistenziali e previdenziali sono a carico della società
fornitrice; come lo sono anche gli obblighi per l’assicurazione contro gli infortuni e le
malattie professionali.
Essendo il dipendente assunto per un tempo determinato, trascorso tale periodo, la
società utilizzatrice ha più possibilità:
o rinnovare il contratto a tempo determinato;
o terminare il rapporto di lavoro;
o assumere il lavoratore a tempo indeterminato.
Per il dipendente:
Con l’aiuto delle società interinali il futuro lavoratore può capire quali sono le sue
capacità e trovare il tipo di lavoro adatto a lui grazie alla compilazione di moduli e
test.
Grazie a questo nuovo tipo di lavoro l’interessato può facilmente trovare il lavoro
adatto alle proprie capacità senza rivolgersi direttamente alle imprese.
Possibilità di fare più esperienze perfezionando le proprie capacità lavorative.
IL LAVORO INTERINALE OGGI
Negli ultimi anni in Italia si è sviluppato velocemente, e con grande sorpresa da parte di tutti,
una nuova forma di lavoro: il cosiddetto lavoro interinale, agevolato anche dall’entrata in
vigore della Legge che ne analizza tutti i caratteri ( Legge 196/97 Gazz. Uff. 04/04/1997 n°
154 s.o. n° 136/L, meglio conosciuta come Pacchetto Treu ). Questo nuovo metodo di lavoro
è importante perché arricchisce la professionalità del soggetto mettendolo a contatto con
realtà diverse.
Infatti mentre il metodo classico delle società di selezione e formazione presenti
precedentemente pone un certo numero di candidati nella parte più ampia di un immaginario
imbuto e ne seleziona uno solo come il più adatto per svolgere una certa funzione, oggi le
società di lavoro interinale valutano con molta attenzione le attitudini, le competenze e gli
interessi di ogni singola persona così da individuare il maggior numero di possibilità
lavorative che il dipendente può svolgere con successo e in tempi ristretti.
PART-TIME
CHE COS’E’
Il Part-time è una particolare forma di lavoro dipendente che permette a coloro che ne fanno
richiesta di ottenere una riduzione del normale orario di lavoro percependo in conseguenza
una retribuzione ridotta. Ricorre al part-time il lavoratore che desidera avere una maggiore
disponibilità di tempo, pur continuando a svolgere un lavoro che comunque gli garantisce un
minimo di sicurezza economica.
Questa riduzione di orario può riguardare in eguale misura tutti i giorni della settimana, nei
quali viene diminuito l’orario giornaliero ( part-time orizzontale ) oppure l’attività lavorativa
nella giornata è svolta a tempo pieno, ma limitatamente a periodi predeterminati nel corso
della settimana, del mese o dell’anno.
NORMATIVA
Il Part-time è disciplinato in Italia sin dall’84; la sua nascita è da considerarsi come uno
strumento finalizzato all’aumento dell’occupazione. La legge 863/64 che lo aveva previsto,
conteneva però misure di rigidità secondo le quali il contratto di lavoro doveva indicare la
fascia oraria che non poteva più essere modificata.
Le novità
Oggi il part-time è regolato dal Decreto Legislativo 28.1.2000. Il Decreto fissa una serie di
regole introducendo alcune novità:
la possibilità di effettuare ore straordinarie: il datore di lavoro ha la facoltà di
richiedere lo svolgimento di prestazioni supplementari rispetto a quelle concordate
con il dipendente; spetterà poi alla contrattazione collettiva definire le ore massime di
lavoro. In attesa della contrattazione il lavoro straordinario non può superare il 10%
della durata dell’orario di lavoro a tempo parziale da distribuire nell’arco di un mese.
In ogni caso la prestazione deve avvenire con il consenso del lavoratore interessato.
Le ore di lavoro supplementari sono retribuite come ore ordinarie, con una
maggiorazione del 50% per le ore di lavoro straordinario eccedenti i limiti prefissati;
la facoltà attribuita al datore di lavoro di modificare la fascia oraria concordata: il
datore di lavoro può chiedere con un preavviso di 10 giorni, al lavoratore, di cambiare
la distribuzione del suo orario rispetto a quella inizialmente concordata. In tal caso il
lavoratore avrà diritto ad una maggiorazione della retribuzione oraria e dovrà
formalizzare, attraverso un patto scritto, la sua disponibilità alla variazione
dell’orario. E’ previsto inoltre un diritto di ripensamento del lavoratore che può
togliere il suo consenso per diverse ragioni, per esempio familiari o di salute.
I SOGGETTI
I destinatari
IL Part-time è molto più diffuso tra coloro che entrano per la prima volta nel mondo del
lavoro. Nel 1998 hanno trovato un’attività Part-time 367000 persone, il 22% del totale dei
nuovi ingressi. I contratti a tempo parziale interessano soprattutto le donne, che rappresentano
i 2/3 dei nuovi ingressi, e sempre più giovani, infatti circa il 53% di chi ha trovato
un’occupazione conforme di orario flessibile ha meno di 30 anni. La maggior parte dei
lavoratori a tempo parziale sono impiegati nei servizi. L’agricoltura invece registra quote
nettamente inferiori dell’11.8%. Un’incidenza più alta è stata riscontrata nell’industria con
circa il 20% degli occupati.
Dati ISTAT ( in migliaia sulla media del 98 )
AGRICOLTURA INDUSTRIA ALTRE ATTIVITA' TOTALE
Tempo pieno 1.180 6.186 11.359 18.725
Part-tme 159 281 1.039 1.472
Totale 1.339 6.467 12.391 20.197
VANTAGGI
Per il datore di lavoro:
Incentivi: per i dipendenti assunti con contratti di part-time a tempo indeterminato il
datore di lavoro ha una riduzione sulle aliquote contributive.
Per il dipendente
Tempo libero: il dipendente può gestire il proprio orario di lavoro in modo da ottenere
maggiore tempo a disposizione da dedicare a se stesso e alla propria famiglia.
Diritto di prelazione: in caso di assunzione a tempo indeterminato il datore di lavoro
deve dare la precedenza al lavoratore assunto a part-time. A parità di condizioni, ha la
priorità il lavoratore con maggiori carichi famigliari; in secondo luogo si tiene conto
della maggiore anzianità di servizio. Se il datore di lavoro viola tale diritto, il
lavoratore può chiedere il risarcimento del danno in misura corrispondente alla
differenza fra l’importo della retribuzione percepita e quella che gli sarebbe stata
corrisposta a seguito del passaggio al tempo pieno nei sei mesi successivi a detto
passaggio.
Principi di non discriminazione: il lavoratore a part-time non deve ricevere un
trattamento meno favorevole rispetto al lavoratore a tempo pieno.
IL PART-TIME OGGI
All’estero
Il part-time è particolarmente sviluppato nel Nord-Est. Secondo i dati dell’ OCSE, riferiti al
2000, in testa ci sono gli olandesi con il 38% seguiti dai norvegesi con il 35% e gli islandesi
con il 28%.
All’interno dell’Unione Europea un’analisi di Eurostat conferma le tendenze indicate
dall’OCSE; infatti nei 15 paesi dell’UE l’Olanda rimane al primo posto; l’ultima la Grecia
con il 5%.
In Italia
L’incidenza dei lavoratori a tempo parziale in Italia è tra le più basse d’Europa; le ultime
statistiche della Banca d’Italia registrano valori che non superano il 7.5% del totale degli
occupati. Il part-time ha una crescita lenta ma costante, abbiamo notato infatti un lieve
aumento passando dal 6.9% nel 98 al 7.2% nel 99. Il traguardo da raggiungere sarà di far
aumentare il peso del part-time sull’occupazione complessiva dal 7.3% all’8%. Ma il Governo
intende avvicinarsi alla media europea del 17.4% promovendo in modo significativo il lavoro
a tempo parziale di qui al 2003; tale obiettivo risulta lontano da realizzare.
Pubblica Amministrazione:
Al part-time nel 2000 ricorrerà anche la Pubblica Amministrazione, sarà infatti la via
preferenziale per instaurare un rapporto di lavoro nel settore pubblico. La legge finanziaria del
2000 prevede almeno la metà delle assunzioni a tempo parziale o comunque flessibile.
L’obiettivo è ridurre la spesa per il personale.
INTERVISTA
Il Mcdonald’s preferisce il part-time che offre il vantaggio di poter essere più vicini alle
esigenze del cliente. Il part-time consente di adattare il numero di dipendenti durante le varie
ore della giornata e nei vari giorni della settimana, in funzione dei flussi della loro clientela.
Su 1 500 000 di dipendenti in tutto il mondo, 1 200 000 sono stati a tempo parziale.
DALLA REALTA’…
CONCLUSIONI DELL’INDAGINE SUL LAVORO
INTERINALE NEL COMUNE DI LUCCA
Persone che mensilmente si rivolgono 60-70 unità
alle società interinali (numero costante, in alcuni casi aumento di 10-20 unità)
Categoria di appartenenza dei soggetti Qualsiasi fascia sociale
Sesso 60-70% Donne 30-40% Uomini
Età 60% 18-25 anni 20% 25-35 anni 20% oltre 35 anni
Titolo di studio 60% Diplomati 20% Laureati 20% Altro (media infer.)
Settore secondario 70%
Settore a cui appartengono le imprese Settore terziario 30%
di cui:
che si rivolgono alle società interinali di cui:
- metalmeccanico 50% - commercio 50%
- cartario 40% - servizi 50%
- vetro/plastica 5%
- cantieri navali 5%
Lavori più richiesti operai generici, operai specializzati, magazzinieri,
impiegati inserimento dati PC, segretarie, ragionieri,
informatici.
Lavori a tempo determinato che 30-45%
successivamente diventano a tempo (prevalentemente operai, impiegati, magazzinieri anche alla prima
indeterminato esperienza)
Requisiti minimi che le imprese Serietà, volontà, onestà, umiltà, disponibilità, flessibilità,
richiedono ai loro dipendenti esperienza, giovane età, preparazione di base, puntualità
nei vari adempimenti.
RELAZIONE SUI DATI RACCOLTI
Intervistando le varie società interinali presenti sul territorio del Comune di Lucca è emerso
che il fenomeno del lavoro a tempo determinato si è sviluppato notevolmente e che non ci si
discosta dall’espansione che è venuta a manifestarsi in generale come nel resto d’Italia.
Grazie a queste interviste e ai dati che ci forniscono, è quindi possibile approfondire in modo
più preciso la dinamica di questa realtà.
Viene ad evidenziarsi ad esempio che il movimento di persone che si rivolgono alle agenzie
nell’arco di un mese è ampio, circa 60 – 70, senza considerare che in alcuni casi ci possono
essere anche degli aumenti di 10 - 20 unità . Questo è un valore estremamente importante in
una città come Lucca che ci fa capire come il fenomeno si stia estendendo in maniera
estremamente rapida.
Il lavoro temporaneo non interessa solo una determinata categoria della società, bensì
qualunque persona che sia in cerca di un’occupazione: le richieste provengono da soggetti di
ambo i sessi, di ogni fascia sociale, con la prevalenza di donne diplomate con un età compresa
tra i 18 e i 25 anni.
Una cosa rilevante da notare è il fatto che ogni soggetto cerca un lavoro che possa, in un certo
senso, mettere a frutto gli studi scolastici svolti in precedenza; in questo modo però l’offerta si
basa su lavori per la maggior parte impiegatizi, mentre la domanda è prevalentemente di
personale operaio (più o meno qualificato). Nel corso degli anni, comunque, la domanda di
lavoro oltre a riguardare sempre il settore primario (lavori stagionali agricoli) e il settore
secondario (metalmeccanico, cartario…), si è allargata anche al settore terziario (commercio e
servizi).
In particolare, le imprese richiedono operai generici e specializzati, impiegati, segretarie,
ragionieri e informatici, tenendo presente che per quanto riguarda l’assunzione di uomini,
questi devono avere un età compresa tra i 18 e i 32 anni, oltre a essere militesente.
Il lavoro temporaneo anche se a prima vista può sembrare fine a se stesso, con l’importanza
che ha assunto negli ultimi anni, viene ora considerato sempre più come una possibilità per
tutti i giovani (e non solo), di entrare con le migliori aspettative nel mondo del lavoro.
Questa affermazione può essere fatta grazie ai dati raccolti: infatti più del 30% di coloro che
svolgevano un lavoro a tempo determinato è riuscito a farsi assumere con un contratto a
tempo indeterminato. Questa percentuale è veramente importante, considerando il fatto che
rientrano in questa casistica anche soggetti alla loro prima esperienza lavorativa.
I requisiti che le imprese richiedono ai loro dipendenti oltre alla buona volontà, sono la
serietà, l’onestà, l’umiltà, la disponibilità, la puntualità nei vari adempimenti.
Infine va evidenziato anche un paradosso che viene a crearsi nel mondo del lavoro; le imprese
cercano personale giovane ed allo stesso tempo con esperienza, cosa difficilissima se non
addirittura impossibile dato che in ogni soggetto l’esperienza è generalmente commisurata
all’età.
LAVORO E AMBITO TERRITORIALE
Un confronto europeo
L’economia italiana ha sperimentato nel corso degli ultimi Trenta anni tassi di occupazione
diversi; negli anni Ottanta si era registrata una crescita dell’occupazione modesta, non
sufficiente però a bilanciare l’incremento della popolazione. Ne era risultato un forte aumento
della disoccupazione che negli anni Novanta viene riconfermato con l’impossibilità del
sistema italiano a creare nuovi posti di lavoro. Hanno concorso a questo risultato la lenta
dinamica del PIL la rapidità nel mercato del lavoro, oltre alla struttura dimensionale del
sistema produttivo.
Grafico n1 - Occupazione nei principali paesi dell'Ue
( anni 93-99)
107
106 Ue
105
Regno unito
104
Francia
103
102
Germania
%
101 Italia
100
99
98
97
96
1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999
anni
Il grafico sopra riportato mette a confronto l’occupazione dei vari paesi europei dall’anno
1993 all’anno 1999. Analizzando alcuni paesi nel particolare abbiamo riscontrato: che in
Italia, nel biennio ’93 -’95, l’occupazione ha subito una brusca caduta, tornando a crescere, a
ritmi modesti, negli anni ’96 -’97 e in modo più sostenuto nei due anni seguenti.
Nel medesimo arco temporale ,la dinamica dell’occupazione dell’Unione Europea, ha subito
un andamento leggermente più sostenuto rispetto all’Italia anticipandola di un anno e
proseguendo, successivamente, su un sentiero di crescita più espansivo infatti, l’occupazione
dell’U.E. è cresciuta fra il ’93 -’99 complessivamente del 5,8%.
Osservando l’andamento dell’occupazione francese notiamo che essa ha subito una
diminuzione fino al ’94 per tornare poi ad aumentare progressivamente alternando
momenti di alti e bassi come nel biennio ’96 –’97.
La Germania ha seguito un trend negativo fino al ’97 per poi subire un’inversione di
tendenza tornando a crescere a ritmi regolari.
Per ultimo, ma per questo non meno importante, troviamo il Regno Unito, il quale , a
differenza degli altri paesi europei, presi in considerazione, ha avuto un andamento altamente
positivo senza mai riscontrare momenti di crisi.
Il Regno Unito ha anticipato, rispetto agli altri paesi europei, indirizzi di politica neoliberista
nel mercato del lavoro; sono infatti più diffuse nel Regno Unito che nei paesi dell’Europa
Continentale, forme di lavoro “flessibili”, che danno la possibilità di lavoro anche a persone
che scelgano come “priorità” il tempo libero anziché il lavoro.
Struttura ed evoluzione dell’inoccupazione
Classificazione della popolazione in età lavorativa (15-64 anni ) per condizioni
professionali
AREA Occupati
DELL’ OCCUPAZIONE
Persone che soddisfano almeno uno dei seguenti
requisiti
Aver effetuato una o più ore lavorative
retribuite nella settimana di riferimento
della rilevazione;
Aver un’attività lavorativa anche se,
durante la settimana di riferimento della
rilevazione non sono state effetuate ore di
lavoro;
Aver effetuato una o più ore di lavoro non
retribuite presso un’impresa familiare.
AREA Persone in cerca di occupazione
DELL’INOCCUPAZIONE (con o senza precedenti esperienze lavorative)
non occupati che dichiarano al cotempo:
Di essere alla ricerca di un lavoro;
Di essere immediatamente disponibili
(entro due settimane ) ad accettare un
AREA DELLA lavoro, qualora venga loro offerto;
DISOCCUPAZIONE Di aver effetuato almeno un’azione di
ricerca di lavoro attiva nelle quattro
settimane precedenti l’intervista (l’attesa
dei risultati di precedenti azioni di ricerca
viene esclusa dal numero delle azioni
attive).
Persone in cerca non attiva di occupazione ma
disponibili a lavorare
inattivi che dichiarano al contempo:
Di essere alla ricerca di un lavoro;
Di essere immediatamente disponibili (
entro due settimane ) ad accettare un
AREA DELLA lavoro, qualora venga loro offerto;
DISPONIBILIT
Di aver effetuato almeno un’azione di
A’
ricerca di lavoro attiva prima delle quattro
AL LAVORO
settimane precedenti l’intervista o di aver
effetuato azioni di ricerca passive.
ALTRO
Persone non in cerca di lavoro e non
disponibili a
Lavorare
Casalinghe;
AREA DELLA Studenti;
INDISPONIBILIT Pesionati;
A’ In altra condizione.
AL LAVORO prendono spunto dall’analisi dei tassi di disoccupazione.
Solitamente gli squilibri del mercato
Concentrando l’attenzione solamente sui disoccupati, cioè quanti dichiarano di condurre una
ricerca di lavoro attiva e di essere immediatamente disponibili a lavorare, rischiamo di non
avere un quadro generale per la mancanza dei dati riguardanti l’età, il territorio e il livello di
istruzione. E’ quindi opportuno estendere l’analisi ai soggetti in età lavorativa che non sono
occupati, e alle singole componenti del fenomeno dell’inoccupazione che ci permettono di
valutare in modo corretto il mercato del lavoro.
Per quanto riguarda le differenze territoriali, il nostro paese, rispetto al contesto europeo,
presenta i più forti squilibri fra le varie aree (nord, centro, sud). Tale situazione si può notare
dalla tabella n1.
Tab. n1 - Tassi percentuali di disoccupazione per ripartizione geografica
(riferito alla popolazione oltre15 anni)
ANNO Nord-Ovest Nord-Est Centro Meridione TOTALE
1979 40,80 40,60 46,40 50,70 45,80
1999 40,80 38,00 45,00 58.80 47,50
Variazioni 0 -2,6 -1,4 +8,1 +1,7
Secondo la ricostruzione per ripartizioni territoriali dei dati delle forze di lavoro sopra
riportati possiamo notare che il tasso di disoccupazione, calcolato sul rapporto tra i
disoccupati e la popolazione oltre i 15 anni di età, è passato dal 45,80% al 47,50%.
Inoltre possiamo osservare che nell’arco dei vent’anni presi in considerazione, la
disoccupazione nel Nord-Ovest non è variata, mentre si è leggermente ridotta nel Nord-Est e
nel Centro, per contro, nel Sud, ha fatto registrare un notevole aumento, pari a circa 8 punti
percentuali; in particolare quindi, si veda la crescita fatta dal NE del quale si è molto parlato
negli ultimi anni, grazie ad una nuova tendenza che ha dato la possibilità ad una
contrattazione di lavoro più flessibile. All’interno della dimensione italiana il NE è stato più
favorito perché più vicino alla mentalità europea, fulcro delle maggiori attività economiche.
Notevole la differenza percentuale tra l’area con il valore più basso (Nord-Est) e l’area con il
valore più alto (Meridione) pari a oltre 10 punti percentuali.
Un’ulteriore analisi dell’inoccupazione può essere fatta unendo il fattore del territorio, con le
molteplici condizioni professionali illustrate precedentemente (Struttura e evoluzione
dell’inoccupazione).
Grafico n2 - Inoccupati per condizione e riparizione
100%
geografica. Anno 1999
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
0%
Italia Nord-ovest Nord-est Centro Mezzogiorno
Atre condizioni
Pensionati
Studenti
Casalighe
Inattivi disponibili al lavoro, non in cerca di lavoro
Inattivi disponibili al lavoro, in cerca di lavoro
Disoccupati senza precedenti esperienze lavorative
Disoccupati con precedeti esperienze lavorative
Il grafico n2 mostra chiaramente la netta differenza, ormai nota, tra il Mezzogiorno e il Nord
anche in campo lavorativo. Infatti, più ci si avvicina al Sud, e più i disoccupati, con o senza
esperienze lavorative precedenti, aumentano, passando da un 9 ad un 21% circa e, anche per
quanto riguarda gli inattivi disponibili al lavoro, la situazione è pressoché simile, soprattutto
riguardo a coloro che cerca di lavoro. Oltre a questa osservazione, possiamo notare che vi è
una netta presenza di casalinghe, studenti e pensionati che, escludendo gli studenti, ricoprono
una fascia considerevole di inattivi al lavoro e ciò è molto strano in un mercato del lavoro
ormai senza più frontiere, grazie alla flessibilità diffusasi in tutti i settori lavorativi, che riesce
a soddisfare ogni tipo di esigenza del lavoratore. E’ anche vero che questa flessibilità può
diffondersi con rapidità solo in aree dove è già presente una politica neoliberista, che dà
libertà di agire e di svilupparsi a nuove tipologie lavorative; in aree come quelle del Sud
questo cambiamento di politica è solo agli inizi ed è molto più difficile accettare nuove
tendenze, se non vi è un supporto antecedente.
Interessante, a questo punto, approfondire la ricerca a livello locale. A tale proposito
seguiranno dati e considerazioni relative alla Toscana e alla Provincia di Lucca.
Tab. n2 - Condizioni professionali in provincia di Lucca
(riferito alla popolazione oltre15 anni)
Luglio-99 Luglio-00
Valore assoluto Valore % Valore assoluto Valore %
Occupati 146.500 44,21 156.486 47,13
Disoccupati 3.800 1,15 4.217 1,27
Altro 181.100 54,65 171.327 51,60
Tot.popolazione 331.400 100,00 332.030 100,00
Tab. n3 - Condizioni professionali in Toscana
(riferito alla popolazione oltre15 anni)
Luglio-99 Luglio-00
Valore assoluto Valore % Valore assoluto Valore %
Occupati 1.411.000 45,71 1.457.000 47,11
Disoccupati 37.000 1,20 34.000 1,10
Altro 1.639.000 53,09 1.602.000 51,79
Tot.popolazione 3.087.000 100,00 3.093.000 100,00
Dai dati sopra riportati, riferiti alla provincia di Lucca, è possibile notare un aumento della
popolazione occupata di circa 9.900 soggetti pari al 2,92% della popolazione totale che
corrisponde a circa 330.000 abitanti e un aumento esiguo dei disoccupati di appena 400
soggetti pari allo 0,12%.
Se tali dati si mettono a confronto con quelli della regione Toscana osserviamo che
l'andamento dell'occupazione non si differenzia molto, anzi è pressoché uguale. Infatti
l'aumento è dell'1,4% sul totale di circa 3.090.000 di abitanti. Per quanto riguarda la
disoccupazione invece, in Toscana abbiamo registrato una diminuzione, benché minima, dello
0.1%.
Il lavoro atipico in Italia
Il lavoro atipico è una nuova forma di lavoro che si è particolarmente sviluppata nel corso
degli anni Novanta in contrapposizione alle forme di lavoro tipico.
In Italia il numero dei soggetti che hanno trovato lavoro mediante il lavoro temporaneo è
aumentato notevolmente, mettendo in risalto la crescita che questa nuova realtà ha effettuato
(circa il 45%).
Analizzando i dati relativi all’occupazione, possiamo notare che nel 1999 il 57% circa delle
assunzioni sono avvenute con l’utilizzo di contratti atipici, inoltre l’incidenza che ha sullo
stesso totale degli occupati è in netto aumento, passando da un 10,6% del 1992 ad un 15,2 del
2000 con un incremento di ben 5,4 punti percentuali.
Inizialmente l’aumento del lavoro temporaneo (part-time, lavoro interinale, tele-lavoro,…) è
avvenuto a discapito dei lavori con contratti tipici, in quanto molti soggetti preferivano
iniziare un’attività lavorativa con i “privilegi” che può offrire un contratto a tempo
determinato.
Ora invece la differenza tra lavori tipici e atipici si è notevolmente ridimensionata anche se
entrambe le forme di lavoro continuano a svilupparsi, seppure a ritmi diversi.
I settori che prediligono l’uso di contratti atipici sono il commercio, l’agricoltura (nel 1999 oltre il 42%) e i
servizi di mercato come ad esempio le professioni relative alla vendita ed ai servizi per le famiglie che hanno
ottenuto un aumento del 7,8%.
Per quanto riguarda i lavoratori assunti con contratto a tempo determinato si può dire che
sono prevalentemente donne di età compresa tra i 15 e i 24 anni.
Va inoltre fatto presente che in questi soggetti c’è una grande divario per quanto riguarda i
titoli di studio si va infatti dalla licenza media inferiore alla laurea; anche i lavori richiesti
variano dall’agricoltura alla costruzioni e dagli operai specializzati agli impiegati.
Il lavoro atipico è molto importante per la formazione dei giovani alla loro prima esperienza
lavorativa che in questo modo possono fare esperienza e acquisire sicurezza nelle loro
capacità; circa il 50% dei 600.000 giovani che hanno trovato lavoro nel 1997 è stato assunto
con un contratto atipico e di questi, successivamente, il 27% è stato assunto in modo stabile, il
43% in modo temporaneo mentre un 30% è tornato ad essere disoccupato.
Condizioni professionali del lavoratore a tempo determinato.
Altra analisi riguardante l’occupazione può essere riassunta nelle seguenti tabelle n.4 e n.5
dove si prendono in considerazione le percentuali dei soggetti in base alle caratteristiche del
primo lavoro ed ha un eventuale cambiamento della propria condizione professionale a tre e
successivamente a cinque anni di distanza dal primo lavoro.
Tab.n.4
Percentuali dei soggetti per caratteristiche del primo lavoro e condizione professionale a
tre anni di distanza dal primo lavoro
Lavoro diverso
CARATTERISTICHE Stess Autonom Dipendente Dipendente Disoccupat Totale
o o o
DEL PRIMO LAVORO lavoro a tempo a tempo
indeterminato Determinat
o
Autonomo 82,2 3,4 3,5 1,7 9,2 100,0
Dipendente a tempo 81,3 1,3 8,8 1,8 6,8 100,0
indeter.
Dipendente a tempo 20,3 3,6 20,8 17,6 37,8 100,0
determ.
di cui:
A carattere formativo 24,4 3,0 24,8 15,5 32,3 100,0
Altri contratti 16,9 4,0 17,6 19,2 42,2 100,0
TOTALE 62,4 2,3 11,6 6,7 16,9 100,0
Tab.n.5
Percentuali dei soggetti per caratteristiche del primo lavoro e condizione professionale a
cinque anni di distanza dal primo lavoro
Lavoro diverso
CARATTERISTICHE Stess Autonom Dipendente Dipendente Disoccupato Totale
o o
DEL PRIMO LAVORO lavoro a tempo a tempo
indetermina Determinat
to o
Autonomo 79,3 5,1 7,5 2,8 5,3 100,0
Dipendente a tempo 71 2,8 16,3 2,2 7,8 100,0
indeter.
Dipendente a tempo 9,9 6,1 36,4 17,2 30,4 100,0
determ.
di cui:
A carattere formativo 9,7 6,2 42,7 15,1 26,2 100,0
Altri contratti 10,0 6,1 32,1 18,6 33,3 100,0
TOTALE 54,6 4,2 20,5 6,7 13,9 100,0
Nel prospetto riguardante la condizione a 3 anni dal primo lavoro si può notare che il 20,3%
dei soggetti continua a svolgere lo stesso lavoro, il 17,6% cambia lavoro pur decidendo di
operare ancora nell’ambito del lavoro temporaneo e un 37,8% torna disoccupato. Ma il dato
veramente significativo di questa tabella riguarda quel 20,8% che è riuscito ad ottenere un
contratto a tempo indeterminato e il 3,6% che pur cambiando lavoro ha deciso di mettersi in
proprio abbandonando un lavoro dipendente ed iniziando così un attività autonoma.
Le condizioni professionali a 5 anni dal primo lavoro indicano un sostanziale aumento dei
lavoratori a tempo determinato che riescono ad essere assunti per un periodi di tempo
indeterminato (36,4%) oltre a coloro che diventano lavoratori autonomi (6,1%).
In entrambe le tabelle sono molti i soggetti che dopo aver trovato lavoro tornano ad essere
disoccupati (31%-37%) in attesa di un occupazione. Va inoltre evidenziato il ruolo di
massima importanza che hanno assunto i contratti formativi (stages/tirocini) avvicinando i
soggetti al mondo del lavoro e facendogli così acquisire maggior sicurezza ed esperienza.
Le variazioni in termini percentuali dei lavoratori a tempo determinato a distanza di 3 e 5 anni
dal primo lavoro sono:
Continua lo stesso lavoro –10,4%
Svolge un lavoro autonomo +2,5%
Nuovo contratto a tempo indeterminato +15,6%
Nuovo contratto a tempo determinato –0,4%
Torna ad essere disoccupato –7,4%
Mobilità dell’occupazione e della disoccupazione
Per avere un quadro generale dell’occupazione e della disoccupazione in Italia è possibile
utilizzare un indicatore particolare definito TURN-OVER, il quale ne prende in
Grafico n.3 - Grafico del turn-over dell'occupazione
14,5
14
13,5
Tasso di ingresso
13
12,5 Tasso di uscita
12 Tasso di turn-over
11,5
11
1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999
considerazione i cambiamenti.
Dal 1994 al 1999 il tasso di turn–over dell’occupazione (che sintetizza le variazioni della
percentuale delle persone entrate ed uscite dall’occupazione) è cresciuto in modo contenuto,
di appena un punto percentuale; questo anche perché il lavoro atipico ha coinvolto
maggiormente solo alcuni settori lavorativi. Inoltre ci sono differenze tra i soggetti, ad
esempio le donne hanno più possibilità a trovare lavoro, ma allo stesso tempo lo perdono con
maggior facilità, sono presenti più adulti che però preferiscono un lavoro a lungo termine a
differenza dei pochi giovani presenti che invece sono più disponibili alla mobilità. Sul
territorio nazionale la mobilità e quindi il lavoro temporaneo è concentrato prevalentemente
nel Nord-Est (piccole e medie imprese) e nel Mezzogiorno (agricoltura e costruzioni).
Grafico n.4 - Grafico del turn-over della disoccupazione
70
68
66
64 Tasso di ingresso
62 Tasso di uscita
60
Tasso di turn-over
58
56
54
1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999
Il turn-over della disoccupazione (che sintetizza le variazioni della percentuale di persone
entrate ed uscite dalla disoccupazione) sta lentamente, ma in modo costante crescendo
indicando in questo modo che si sono ridotte le entrate nella disoccupazione e sono aumentate
le uscite dalla disoccupazione. Questo miglioramento però non ha coinvolto tutti, bensì per la
maggior parte i nelle varie regioni settentrionali.
ENGLISH JOB
Work Market
EQUAL OPPORTUNITIES
There have been great changes during the past decade or so as regards employment. It is now
thought that no one should be prevented from getting a job (and even training or further
education) because of their sex or race.
When the Race Relations Act was passed in 1976 it became illegal to discriminate between
job applicants on the grounds of colour, creed, ethnic back-ground or sexual preference,
although of course there are certain exceptions to the general ruling. Victims of discrimination
may make a complaint to an industrial tribunal, such as the Commission for Racial Equality.
The Sex Discrimination Act of 1975 was passed to ensure that women are given equal
possibilities of career advancement, the same facilities and services as men and equal pay. In
fact, it is unlawful to pay men and women who do the same (or similar) work at different
rates.
The 1989 New Employment Act removed the remaining barriers to women’s employment.
Jobs must be advertised without reference to sex (except in cases where this a “genuine
occupational qualification”, such as lavatory cleaners, actors and so on). Thus the word
“salesperson” will appear in an ad instead of the term “salesman”, although “manager” may
be used nowadays as it is adopted by both sexes.
In the same way, airlines now tend to use the more neutral “flight attendant” rather than the
almost redundant job descriptions”steward” and “hostess”.
UGUALI OPPORTUNITA’
Ci sono stati grandi cambiamenti durante i dieci anni passati riguardo al lavoro ed è per
questo che ora nessuno può essere ostacolato a lavorare per motivi di sesso e di razza.
Quando la “Race Relation Act” passò nel 1976, diventò illegale la discriminazione sul lavoro
per diverso colore, fede religiosa, motivi etnici o preferenze sessuali, sebbene esistano ancora
alcune eccezioni a questa regola generale.
Le vittime della discriminazione possono fare reclamo al tribunale dell’industria, esempio la
Commissione per l’equità razziale ( Commission for Racial Equality ).
La “Sex Discrimination Act” del 1975 passò per assicurare che le donne avessero pari
opportunità per l’avanzamento di carriera, le stesse facilitazioni e servizi come gli uomini e
pari stipendio. Infatti è illegale pagare diversamente uomini e donne che fanno lo stesso ( o
simile ) lavoro.
Il “New Employment Act” del 1989 rimosse le barriere rimaste nel lavoro delle donne. Il
lavoro deve essere offerto senza preferenze di sesso eccetto casi in cui vi sia una specifica
qualifica occupazionale. Così il mondo “salesperson” apparirà in pubblicità in sostituzione del
termine “salesman” ( venditore ), sebbene “manager” sarà utilizzato per entrambi i sessi. Allo
stesso modo le compagnie di volo che ora tendono ad usare il più neutrale termine “flight
attendant” al posto di “steward” e “hostess” l’uno riferito all’uomo e l’altro alla donna.
YOUR RIGHTS AT WORK
Whenever you start work for a employer, you enter into a contact with him and agree to do a
particular task or series of tasks for a certain number of hours a week. If you work more than
sixteen hours a week, you should always insist on a written statement. This sets out the main
terms of the agreement, which usually include hours and rates of pay, holiday entitlement,
sickness and pension schemes and a warning of any disciplinary and grievance procedures to
be followed.
Employees cannot be dismissed without notice after being employed for four weeks, except in
serius cases such as theft, inadequate performance or conduct, or when the position becomes
redundant.
The employer will have prime responsibility for providing you with a safe, healthy place of
work, as set down in the Health and Safety at Work Act.
However, employees are obliged by law to cooperate with their employers. The should not,
by any acts or omissions, endanger either themselves or their colleagues.
As well as general safety regulations, there are often specific requirements, especially for
activities considered to have an element or risk, such as using some types of machinary,
handling chemicals and working with elettrical equipment or radioactive material. Breach of
safety rules can sometimes result in dismissal of the offender.
I TUOI DIRITTI A LAVORO
Ogni volta che inizi un lavoro per datore di lavoro, entri a contatto con lui e accetti di fare un
particolare compito o una serie di compiti per un certo numero di ore alla settimana. Se tu
lavori più di 16 ore alla settimana dovresti avere un contratto scritto.
Questo stabilisce i principali termini di questo accordo, il quale include di solito le ore e la
retribuzione, le vacanze, le malattie e gli schemi di pensionamento, e un’informazione su
qualsiasi discipline e procedure di lamentela che devono essere seguite.
Gli impiegati non possono essere licenziati senza nota dopo aver lavorato già quattro
settimane, eccetto in seri casi di furto, incompetenza o condotta inadeguata, o quando vi è la
presenza di troppo personale.
Il datore di lavoro avrà la responsabilità di provvedere con un’assicurazione e un sano posto
di lavoro, come recita il “Health and Safety at Work Act”.
Comunque gli impiegati sono obbligati dalla legge a cooperare con i loro datori di lavoro.
Essi non devono, attraverso nessun atto o omissione, danneggiare se stessi e i loro colleghi.
Nella Regolamentazione Generale della Sicurezza ci sono spesso specifiche esigenze,
specialmente per attività considerate aventi elemento di rischio, come quelle che usano alcuni
tipi di macchinari o reagenti chimici, o lavorano con attrezzatura elettrica o materiale
radioattivo. Il non rispetto delle regole della sicurezza può, alcune volte, portare al
licenziamento del trasgressore.
Getting a Job and Eurojob
GETTING A JOB
In order to earn a living, a person must be able to carry out efficiently the tasks involved in his
or her particular job. The first step in acquiring any job skills is a good all-round education.
For this reason school attendance is compulsory in Britain until the age of sixteen. And
employers generally take into consideration a person’s academic qualifications when deciding
to offer him or her employment.
Young people leaving school are usually expected to have GCSE (General Certificate of
Secondary Education) passes, generally in at least five subjects, often including English and
maths. The GCSE is awarded not only on the basis of final exam results, but also on a
percentage of coursework completed over a two-year period.
During their last year at school students are usually given the opportunity to talk to a careers
guidance officer. Who will provide information and advice about job prospects, training
schemes and further education. At sixteen many young people opt for leaving school, but
others go on studying in order to obtain the necessary qualifications for university entrance.
Some young people (especially boys) apply for apprenticeships with large companies such as
engineering or electronics firms. While an apprentice’s pay is initially low he will receive
specialized training and eventually become a highly skilled worker. Although a young person
may have enough academic qualifications to convince an employer to engage him, generally
speaking some on-the job training is required. Many youth training schemes are operated by
trade and professional bodies or industrial training boards, and local careers offices will help
school-leavers to attend these courses.
Indeed, a great deal of help is given to young people by these careers offices, as they keep
detailed information about local vacancies for younger people , and the staff have specialist
knowledge of what qualifications are required for each job.
Job centres too are local offices showing job vacancies, while Jobclubs are organizations
aimed at helping those who have been out of work for some time or are having difficulty
finding a job for some particular reason.Practical advice on writing applications and attending
interviews is given, and computers and typewriters are available both to provide information
and help the wouldbe applicant to compile his or her CV and application. Photocopiers,
phones, newspapers, directories, stationery, and stamps are all provided free of charge.
Despite these incentives, there is still a high rate of unemployment in Britain, even among
university graduates, often due to the unwillingness of smaller firms to take on inexperienced
personnel.
OTTENERE UN LAVORO
Per guadagnarsi da vivere, una persona deve essere in grado di svolgere efficientemente il
compito richiesto nel suo particolare lavoro. Il primo passo nell’acquisire una qualsiasi abilità
lavorativa è una buona educazione scolastica completa. Per questa ragione, andare a scuola, è
obbligatoria in Gran Bretagna fino all’età di 16 anni. E i datori di lavoro generalmente
prendono in considerazione le qualifiche scolastiche di una persona quando decidono di
offrire un lavoro.
I giovani che lasciano da scuola si aspettano solitamente di avere il GCSE ( Generale
certificato di II educazione ) generalmente in cinque materie, spesso includendo inglese e
matematica. Il GCSE è assegnato non solo sul risultato di un esame finale, ma anche in base
ad una percentuale di corsi di lavoro completati oltre un periodo di 2 anni.
Durante il loro ultimo anno scolastico agli studenti è di solito data l’opportunità di parlare con
un consulente del lavoro, che fornisce informazioni e consigli circa le prospettive di lavoro,
progetti di addestramento e ulteriori fonti di cultura. A 16 anni molti giovani optano per
lasciare la scuola, ma altri continuano gli studi per ottenere le necessarie qualifiche per
accedere all’università.
Alcuni giovani inoltrano domande di impiego per rapporti di apprendistato con grandi società,
come ditte di ingegneri ed elettriche. Anche se la paga di un apprendista è inizialmente bassa,
esso riceverà addestramento specializzato ed eventualmente potrà diventare un lavoratore
altamente esperto.
Nonostante un giovane possa avere abbastanza qualifiche scolastiche per convincere un datore
di lavoro ad ingaggiarlo, generalmente parlando è richiesta l’esperienza lavorativa ( esercizio,
addestramento ). Molti programmi di addestramento giovanile sono fatti da commercianti e
professionisti o associazioni di apprendistato industriale e gli uffici di collocamento
aiuteranno chi lascia la scuola a partecipare a questi corsi. Infatti, realmente, un grande aiuto è
dato ai giovani da questi uffici di collocamento che hanno dettagliate informazioni sui posti
vacanti (liberi) per i giovani e hanno specifiche conoscenze di quali qualifiche sono richieste
per ogni lavoro.
Questi centri di lavoro sono uffici locali che mostrano i posti di lavoro, mentre i “jobclub”
sono organizzazioni che hanno lo scopo di aiutare chi ha perso il lavoro o chi ha difficoltà a
trovare lavoro per alcune particolari ragioni. Consigli pratici vengono forniti su come scrivere
le domande di assunzione e come presentarsi ai colloqui, computer e macchine da scrivere
sono a disposizione per fornire informazioni ed aiutare l’aspirante lavoratore a compilare il
suo CV e la sua domanda di assunzione. Fotocopie, telefoni, giornali, cancelleria, marchi sono
tutti forniti gratis.
Malgrado questi incentivi c’è un alto tasso di disoccupazione in Inghilterra, anche tra i
laureati, dovuta spesso alla riluttanza di piccole ditte ad assumere personale inesperto
GET A EUROJOB
Planning your career? Now it has become easier for talented young Europeans to work in any
part of the European Union(EU), as long as their qualifications and language skills match up
to the job. Mike Groushko, editor of “Industrial Relations Europe”, explains how the single
market and the freedom of EU citizens to work anywhere in Western Europe can affect your
career opportunities.
As Europe becomes more and more of a single economic unit, far-sighted companies are
leaving behind their national identities and becoming European organisations. They will need
talented, well-trained, multi-lingual executives to run tomorrow’s “Eurocompanies”.
Companies, such as Siemens, Olivetti, and British computer-market ICL, are already
exploiting the opportunities. In particular, they are boosting their intake of graduate trainees
from the rest of the EU.
The benefits of the single market are not limited to graduate job seekers. EU school leavers
should be able to chase employment from Dublin to Athens, as long as they can overcome the
language barrier.
THE SOCIAL PROGRAMME - The EU’s blueprint for opening up the “Eurojob”
market is contained in its Social Programme. The programme lists 80 measures concerned
with job training and freedom of movement. One longterm proposal is for a standard
European job contract which would have an identical format throughout the EU.
FREE MOVEMENT - Moving around the EU to live and work is supposed to be easy
now. Citizens do not normally need work permits to take a job in a member country other
than their own. But, as those who have tried it know, working abroad can still pose problems,
even if you have arranged a job before you move.
Things are even more difficult if you are un-employed when you arrive in the country of your
choise. You may be allowed to stay, but you will not get official resident status. Among other
things, than means you cannot claim social security benefits. The EU Social Programme aims
to remove the link between work and residence; the right to stay in a country would no longer
depend on actually having a job there.
Eventually, the EU authorities want to open up national. But it will be some time before this
complex and expensive plan is completed.
LOCALING THE JOBS - Travelling to the country you want to work in may be one
way of finding a job, but it is expensive and risky. The EU’s Social Programme intends to
make things easier for job-hunters though its computerised SEDOC job information system.
SEDOC relays details of vacancies registered in one employment office to others around the
EU.SEDOC is open to everyone.
New graduates will benefit from the recent formation of FEDORA, a European association of
university career officers and recruiters. The association will help keep career advisers up-to-
date with information on job prospects in the EU as a whole.
TRAINING ABROAD - Another key feature of the Social Programme is a scheme to
help people between the ages of 5 and 25 acquire experience on the job in their own countries,
or to attend educational or training projects abroad. Part of the idea is that youngsters will be
able to stay for up to 18 months in a foreing company or organisation, gaining knowledge of
how it operates, as well as of the country concerned. The scheme will be run in much the
same way as school exchange vosits,with individual companies arranging to swap younger
members of staff.
The in-company stay is based on what the French call a stage, a period of work experience
with pay that may or may not lead to a permanent job. The most sought-after stages at present
are those available to the under 30s at the EU’s European Commission. They last six months,
and attract more than 3.500 applicants for 300 vacancies at a time.
MATCHING QUALIFICATIONS - A long-lasting barrier to working anywhere in EU
comes from national differences between diploma and professional qualifications.
The barrier has been gradually breaking down since the early 1960s. qualifications for more
than 81 jobs are now, in the jargon of “Eurospeak”, “subject to mutual recognition” – that is,
they are valid throughout the EU..Physicians, dentists, vets and accounts are among those
who benefit. But so are many types of building workers and mechanics.
The process is slow, because all memberstates must agree on a way of recognising different
national qualifications to speed it up, the Social Programme proposes a number of fixed rules
that apply to all members. The basic principle is than anyone who has copleted a three-year
study course leading to an occupational qualification should be able to practise the occupation
anywhere in the EU.
COMPARABILY - The European Centre for the Development of Vocational Training
(CEDEFOP) in Berlin is undertaking work on the comparability of qualifications at skilled
worker level.
Sectors covered so far are: the hotel and restaurant trade; the contruction industry;
electrical/electronics; agricolture; chemicals industry; food; tourism; textiles; metalworking;
sales and office work.
The work is currently under review.
THE ULTIMATE BARRIER - Language training is an investment. Improved
language skills will often be crucial. Inability to communicate with an employer or colleagues
is, and will remain, the biggest obstacle to chasing and getting a “Eurojob”.
Top “Eurojob”, such as many of those in EU onstisuctions themselves, require written and
spoken fluency in at least two EU languages, and often a third. In may international or US
owned companies throughout the EU, English is the day-to-day language, or an acceptable
second to the local tongue.
As the single market emerges, language skills are in short supply. They can be a passport in
their own right to careers in traslation, simultaneous interpretation or language teaching. Or
they can lead to a well-paid job in business and industry, perphaps working on one of
Europe’s truly co-operative projects
OTTENERE UN LAVORO IN EUROPA
Stai programmando la tua carriera? Ora è divenuto semplice per i nuovi talenti europei
lavorare in ogni parte dell’UE con il lavoro adatto alla propria qualifica e lingua. Mike
Groushko, editore di “Relazioni Industriali Europee”, spiega come il mercato unico e la
libertà dei cittadini europei di lavorare ovunque nell’Europa dell’Ovest può condizionare le
tue opportunità di carriera.
Come l’Europa diviene una singola unità economica le ditte stanno lasciando la loro
identità nazionale e divengono organizzazioni europee. Le ditte necessiteranno di talenti
multilingue per correre nelle compagnie del domani.
Compagnie come Olivetti, Siemens, British Computer-Maker ICL, stanno già esplorando le
opportunità. In particolare loro stanno spingendo la loro immissione graduale di laureati nel
resto dell’UE.
I benefici del mercato unico non sono limitati per i lavoratori laureati. Chi esce dalle scuole
dell’UE dovrebbe essere in grado di fare qualsiasi lavoro, da Dublino ad Atene, purché loro
superino le barriere della lingua.
IL PROGRAMMA SOCIALE - Il progetto dell’UE per aprire il mercato “Eurojob” ha
un suo programma sociale. Il programma contiene una lista di 80 misure riguardanti la
preparazione del lavoro e la libertà di movimento. Uno dei programmi a lungo termine è un
contratto di lavoro standard che dovrebbe avere un identica forma in tutta Europa.
LIBERA CIRCOLAZIONE – Muoversi nell’UE per vivere e lavorare è facile ora. I
cittadini non hanno bisogno di un permesso di lavoro per lavorare in una nazione membro
dell’UE. Ma ci possono essere dei problemi all’estero se non hai trovato lavoro prima di
muoverti.
Le cose sono difficili quando arrivi in una nazione se sei disoccupato. Tu puoi abitarci ma non
avere lo stato di residenza. Tra le altre cose, questo significa che non puoi godere dei servizi
di sicurezza sociale. Il programma sociale dell’UE vuole rimuovere il collegamento tra lavoro
e residenza; il diritto di stare in una nazione non dipenderà più a lungo dall’averci un lavoro.
Eventualmente l’autorità dell’UE vuole aprire un sistema di sicurezza sociale per ogni
nazione dell’UE. Ma ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che questo complesso e costoso
piano sia completato.
LOCALIZZARE I LAVORI – Viaggiare nelle nazioni dove vuoi lavorare potrebbe
essere una strada per trovare lavoro, ma questo è costoso e rischioso. Il programma sociale
dell’UE vuole fare cose facili per i “job-hunters” (cacciatori di lavoro) attraverso il suo
sistema informativo di lavoro SEDOC. SEDOC rilascia dettagli sui posti di lavoro vacanti in
Europa. SEDOC è aperto a chiunque.
I nuovi laureati beneficeranno della recente formazione di FEDORA, un’associazione europea
di “university carreer officers and recruiters”. L’associazione aiuterà a ottenere la carriera
consigliata con informazioni sulle aspettative di lavoro in UE.
FORMAZIONE ALL’ESTERO – Un’altra futura chiave del programma sociale è un
progetto per aiutare le persone fra 15 e 25 anni ad acquisire esperienza sul lavoro nelle loro
nazioni, o aspettare progetti di educazione o formazione all’estero. I ragazzi dovranno esser
capaci di stare 18 mesi presso una compagnia straniera prendendo conoscenza di come le
compagnie operano. Il progetto prenderà forma nello stesso modo delle visite di scambio delle
scuole con le singole compagnie che provvederanno agli scambi dei propri giovani
dipendenti. Lo stare nelle aziende è basato su quello che la Francia chiama uno stage, un
periodo di esperienza di lavoro retribuito che può portare o meno all’avere un lavoro fisso.
RENDERE UGUALI LE QUALIFICAZIONI – Le barriere del lavoro in Europa
derivano dalle differenze nazionali tra diploma e qualificazioni professionali. Le barriere sono
gradualmente diminuite a partire dagli anni ‘60. Le qualificazioni per più di 80 lavori sono
ora, nel gergo della lingua europea, “soggetto di comune riconoscimento” cioè essi sono
validi attraverso l’Europa. Dottori, dentisti, veterinari e contabili sono tra quelli che ne
beneficiano. Ma ci sono anche molti tipi di operai edili e meccanici.
Il processo è lento perché tutti gli stati membri devono accordarsi sulle diverse qualificazioni
nazionali. Il programma fissa regole per tutti i membri. Il principio fondamentale è che
chiunque abbia completato un corso di tre anni di studio che ha portato ad una qualifica,
dovrebbe essere in grado di praticare l’occupazione ovunque in Europa.
COMPARAZIONE DI QUALIFICHE – “The European Centre of vocational training”
con sede a Berlino sta lavorando sulla comparazione delle qualifiche a livello dei lavoratori
specializzati. I settori fino ad ora coperti sono: gli hotel e i ristoranti; le industrie di
costruzione; elettriche/elettroniche; agricoltura; industria chimica; alimentare; turismo;
tessile; metallurgico; venditori e impiegati d’ufficio.
Il lavoro è attualmente sotto revisione.
L’ULTIMA BARRIERA – L’educazione linguistica imparata è un investimento. Le
migliori abilità linguistiche saranno cruciali. L’inabilità di comunicare con un datore di lavoro
o un collega è e resterà un grande ostacolo da superare per l’Eurojob. I migliori Eurojob come
molti istituti europei richiedono di sapere scrivere e parlare in modo fluente almeno due
lingue dell’Unione Europea, e anche spesso una terza. In molte compagnie internazionali, o
americane, l’inglese è attualmente la lingua di tutti i giorni o comunque una seconda lingua
accettabile dopo quella locale. Con l’affermarsi del mercato unico, le abilità linguistiche sono
urgenti. Le lingue possono essere un passaporto per le proprie carriere come traduttori,
interpreti simultanei e insegnanti di lingua. Oppure loro possono procurare un lavoro ben
pagato negli affari e nelle industrie, forse lavorando in uno dei progetti di cooperative
europee.
Flextime and Job Sharing
FLEXTIME AND JOB SHARING
Up to a couple of decades ago most office work was referred to as a “nine-to-five” job.
Nowadays things have changed enormously with the introduction of the expression
“flextime”, which is short for “flexible working time”.
This system required employees (especially those in key positions) to be at their jobs during
“core time” (generally from 10 am to 4 pm) except for an hourly lunch break. The flexibility
of the system lies in the employee’s choise of arrival and departure time.
A minimum and maximum number of hours must be worked over each four-week period and
credit or debit time may be carried forward to the next month. The system was first
experimented in the 1980s and proved immensely popular with staff.
Another popular work sceme in Britain and the US is job-sharing. As amployers are not
generally in favour of hiring part-time staff (yet there is a large demand for this type of
employment, especially by working mothers), this system allows two or more employees to
collaborate and hold down a single job.
The workers can agree to work alternate days or one work mornings, the other afternoons.
Another choise is to arrange workshifts around their personal achedules based on family ties.
Salary is divided proportionally between the employees involved.
TEMPO FLESSIBILE E JOB SHARING
Fino a vent’anni fa la maggior parte dei lavori di ufficio venivano chiamati “9 a 5” per
indicare le ore in cui il dipendente lavorava.
Oggigiorno le cose sono cambiate enormemente con l’introduzione dell’espressione
“flextime” ( tempo flessibile ) che è l’abbreviazione di “flexible working time” (tempo
lavorativo flessibile ).
Questo sistema richiede agli impiegati ( specialmente quelli in posizione chiave ) di essere al
loro lavoro durante il “core time” ovvero nella parte centrale del giorno, generalmente dalle
10.00 alle 16.00, con una pausa per il pranzo.
La flessibilità del sistema sta nella scelta dell’orario di arrivo e di uscita da parte del
lavoratore.
Un minimo e un massimo numero di ore devono essere lavorate nel periodo di 4 settimane e
le ore in credito o debito potranno essere portate avanti fino al mese successivo. Il sistema è
stato sperimentato negli anni ‘80 e si è rivelato enormemente popolare tra il personale.
Un altro popolare progetto lavorativo in Gran Bretagna e negli Stati Uniti è il Job sharing.
Poiché i datori di lavoro non sono generalmente favorevoli a prendere impiegati a part-time (
anche se c’è ancora una larga di domanda per questo tipo di impiego, specialmente per le
madri lavoratrici), questo sistema permette a due o più impiegati di collaborare e mantenere
un singolo lavoro. I lavoratori possono lavorare in giorni alternati o uno la mattina e l’altro il
pomeriggio.
Altra scelta è di organizzare i turni circa i propri orari basati sulle esigenze familiari. Il salario
è diviso proporzionalmente tra gli impiegati coinvolti.
Bibliografia
Testi consultati:
“Entriamo in azienda 2” Astolfi, Barale, Ricci TRAMONTANA
“Entriamo in azienda 3” Astolfi, Barale, Ricci TRAMONTANA
“Economia aziendale oggi 3” Rubino, Seccherelli, Guernini PARAMONT
“Rapporto sull’Italia, edizione 2000” Istat IL MULINO
“World Target” Maurizio Gotti, Jennifer, Peason ATLAS
“No frontiers language and society” Kiaran O’Malley MONDADORI
Siti internet consultati:
www. Il sole 24 ore. it
Opuscoli consultati:
“Le forze di lavoro in Provincia di Lucca” Provincia di Lucca CENTRO STAMPA
Quotidiani consultati:
“Corriere della Sera” inserto sul LAVORO