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Denominazione isola Serafini

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Denominazione isola Serafini Powered By Docstoc
					           AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI PIACENZA
        Dipartimento Politiche di Gestione del Territorio e di Tutela
                               dell’Ambiente

                 Servizio Tutela Territorio, Flora, Fauna e Parchi




____________________________________________________________________________________________

  INDAGINE PRELIMINARE PER L’INDIVIDUAZIONE DI UNA RETE DI UNITA’
       ECOSISTEMICHE NATURALI SUL TERRITORIO PROVINCIALE


                                      ALLEGATO 3

       SCHEDE DEI BIOTOPI DI RILEVANTE INTERESSE AMBIENTALE




                                 A cura di Riberta Camoni
                             Con la collaborazione di Lisa Bertè


                                     Marzo 1999




                                             1
ELENCO SCHEDE.

Ambito di pianura.

1. Foce Tidone-Bosco del Greso-Isola Tidone
2. Boscone Cusani
3. Foce Trebbia-Lanca di Mezzano Vigoleno
4. Isole Maggi ed Enel
5. Bosco Pontone
6. Isola de Pinedo
7. Isola Serafini
8. Parco della Galleana (Città di Piacenza)
9. Risorgive di Castel S. Giovanni
10. Risorgive di Pontenure
11. Risorgive area Chero
12. Risorgive area Fiorenzuola d’Arda
13. Bosco di Fornace Vecchia
14. Conoide del T. Nure
15. Conoide del F. Trebbia

Ambito di collina.

16. Bosco Verani
17. Bosco di Croara
18. Bosco della Bastardina
19. Parco Regionale Fluviale dello Stirone
20. Riserva Naturale Geologica del Piacenziano
21. Pietra Parcellara – Pietra Marcia
22. Rocca d’Olgisio
23. M. Bissolo e Lago di Trebecco

Ambito montano.

24. Sassi Neri
25. Fiume Trebbia da Perino a Bobbio – M. Barberino
26. M. Capra, M. Tre Abati, M. Armelio, M. S. Agostino
27. Parco Provinciale di M. Moria
28. Roccia Cinque Dita
29. M. Menegosa, M. Lama, Groppo di Gora
30. M. Aserei
31. Meandri di S. Salvatore
32. M. Penice
33. Val Boreca e M. Lesima
34. M. Dego, M. Veri, M. delle Tane
35. M. Nero, Lago Nero, Ciapa Liscia
36. M. Ragola, Lago Moo, Lago Bino




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                                                  Ambito territoriale    : meandreggiamento del Po
SCHEDA N. 1
                                                  Tipologie
Denominazione : foce Tidone,                                              bosco golenale
                                                  ambientali di pregio :  lanche
             bosco del Greso,
               isola Tidone                                                isole fluviali e sabboni




Localizzazione : medio corso del Po,                                Quota : 50-52 m s.l.m.
                 presso foce Tidone

Comune : Sarmato

C.T.R. : 161 S.E.



Descrizione ambientale
Foce Tidone si presenta notevolmente modificata da interventi di difesa della rive e per l’incanalamento
del tratto terminale del tidone. La litologia è prevalentemente ghiaiosa con depositi limosi nel tratto
terminale. Ampie fasce boschive costeggiano entrambe le rive del Tidone e sono caratterizzate dalla
presenza di pareti sabbiose. Molto interessante per l’avifauna la zona umida che si forma nel punto di
confluenza delle acque del rio Corniola con la foce del Tidone. Il bosco del Greso rappresenta il biotopo
boschivo più esteso dell’area golenale piacentina, si trova collocato appena a monte di foce Tidone. Il
confine meridionale dell’area coincide con il corso del rio Corniola. Isola Tidone è un’isola di formazione
recente ubicata presso la sponda sinistra del Po. Il deposito è prevalentemente sabbioso. La
vegetazione pertanto è ancora scarsamente strutturata. Geomorfologicamente è piuttosto instabile
poiché è elevato il grado di erodibilità delle sponde e facile la sommersione.

Emergenze geomorfologiche
Lanche, isole fluviali e sabbioni

Tipologie di vegetazione
Isola Tidone non presenta una comunità vegetale stabile, vi è presente una vegetazione pioniera
scarsamente strutturata. Il bosco del Greso è un saliceto a salici bianchi (Salix alba), inframmezzato da
qualche esemplare di pioppo bianco (Populus alba) e rade farnie (Quercus robur). La fascia prospicente
il corso del fiume è dominata da Salix caprea. In un ramo secondario del rio Corniola, che si allaga
saltuariamente, troviamo alcune idrofite come l’Iris pseudacorus, lo Sparganium erectum e la Carex sp..
Nelle radure umide è possibile ammirare le fioriture gialle del Ranunculus ficaria.

Emergenze floristiche
Area boscata golenale di una certa estensione

Fauna
Dal punto di vista faunistico l’area è importante punto di sosta e alimentazione per i migratori. La
ricchezza di zone umide nella zona di foce Tidone richiamano numerose specie animali legate a questi
ambienti padani, come gli Ardeidi. Le rive sabbiose ospitano topini (Riparia riparia) e martin pescatori
(Alcedo atthis). L’isola è frequentata da Sternidi anche se, vista l’elevata instabilità del biotopo, le
nidificazioni e l’involo dei giovani sono andati a buon fine solo saltuariamente negli ultimi anni. Il bosco è
frequentato, durante il periodo riproduttivo, da lodolai (Falco subbuteo), gufi comuni (Asio otus), picchi
(Picus viridis, Picoides major), rigogoli (Oriolus oriolus) e diverse specie di Passeriformi, come usignoli
(Luscinia megarhynchos), capinere (Sylvia atricapilla), merli (Turdus merula), codibugnoli (Aegithalos
caudatus), cannaiole verdognole (Acrocephalus palustris) e canapini (Hippolais polyglotta). L’area
boscata sembra essere molto interessante per i micromammiferi terrestri tra i più caratteristici troviamo
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toporagni (Sorex araneus e Neomys fodiens), crocidure (Crocidura leucodon, Suncus etruscus e
Crocidura suaveolens), arvicole (Clethrionomys glareolus), topolini selvatici (Apodemus sylvaticus),
topolini dal collo giallo (Apudemus flavicollis), topolini delle risaie (Micromys minutus) e Moscardini
(Muscardinus avellanarius). Per quanto riguarda i pipistrelli segnalata la presenza del pipistrello nano
(Pipistrellus pipistrellus) e del pipistrello albolimbato (Pipistrellus kuhlii) (Antonio Ruggieri com. pers.).

Emergenze faunistiche
OSTEITTI : Acipenser sturio, Acipenser naccarii, Huso huso, Rutilus pigus, Chondrostoma genei,
Barbus plebejus, Chondrostoma soetta, Sabanejewia larvata, Cobitis taenia, Esox lucius, Gobio gobio,
Barbus plebejus, Perca fluviatilis, Padogobius martensii.
ANFIBI : Rana Kl esculenta.
RETTILI : Podarcis muralis.
UCCELLI : Anas platyrhynchos, Gallinula chloropus, Charadrius dubius, Sterna hirundo, Sterna
albifrons, Streptopelia turtur, Columba palumbus, Phafianus colchicus, Cuculus canorus, Alcedo atthis,
Picoides major, Picus viridis, Jynx torquilla, Asio otus, Buteo buteo, Motacilla alba, Troglodytes
troglodytes, Luscinia magarhynchos, Turdus merula, Acrocephalus palustris, Sylvia communis, Sylvia
atricapilla, Lanius collurio, Cettia cetti, Remiz pendulinus, Parus major, Parus caeruleus, Oriolus oriolus,
Passer montanus, Erithacus rubecola, Fringilla coelebs, Carduelis chloris, Carduelis carduelis.
MAMMIFERI : Sorex araneus, Crocidura suaveolens, Crocidura leucodon, Micromys minutus,
Muscardinus avellanarius, Pipistrellus pipistrellus, Pipistrellus kuhlii.

Matrice territoriale
La matrice territoriale è sostanzialmente agricola, la fascia golenale costituisce un corridoio di contatto
con altre aree di pregio naturalistico.



Valore naturalistico : molto alto per la presenza di diverse tipologie ambientali, di pareti sabbiose
divenuta così rare e di una superficie boscata relativamente estesa. Sono segnalate alcune specie
animali rare. E’ presente un certo disturbo antropico.
Valore scientifico : medio per rilevamenti sugli adattamenti a particolari situazioni ambientali (sabbioni,
ghiareti, acqua) ; malattie dei salici ; studio del fenomeno migratorio.
Valore didattico : alto, gli ambienti a vegetazione naturale in pianura stanno diventando sempre più
rari. L’area però non si presenta attrezzata per la fruizione e non esistono strutture informative.
Valore paesaggistico : molto alto per la vastità dell’area boscata e la presenza di pareti sabbiose. Il
corridoio ecologico del Po la pone in contatto con altre aree naturalisticamente interessanti. Perché il
fiume possa svolgere appieno questo ruolo, andrebbe ampliata la fascia di rispetto tra il corso d’acqua e
le coltivazioni.


Vincoli esistenti
Bosco del Greso : Zona di tutela dei caratteri ambientali di laghi, bacini e corsi d’acqua (art. 17
P.T.P.R.).
Corsi d’acqua : invasi ed alvei di piena ordinaria di laghi, bacini e corsi d’acqua (artt. 18 e 24 P.T.P.R.).
Lungo le due rive del Tidone e sulla sponda del Po : Zona di tutela naturalistica (art. 25 P.T.P.R).
Parte dell’area è potenzialmente destinata a progetti di tutela recupero e valorizzazione (art. 32
P.T.P.R.).
Piano Faunistico Venatorio : parte dell’area è Zona di ripopolamento e cattura nell’ambito dell’A.T.C. 1.

Situazioni di degrado
Colmatura delle lanche, taglio della vegetazione spontanea, discariche abusive, bracconaggio, presenza
di specie alloctone (Sicyos angulatus, Amorpha fruticosa e nutria), impianti di pioppeti industriali,
malattie delle piante.

Indirizzi gestionali
Limitazione della pioppicoltura, conservazione e ripristino delle lanche, bonifica delle discariche.
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                                                Ambito territoriale    : meandreggiamento del Po
SCHEDA N. 2
                                                Tipologie
Denominazione : Boscone Cusani                                          bosco golenale
                                                ambientali di pregio :  lanche
                                                                         isole fluviali e sabbioni




Localizzazione : medio corso del Po, di fronte                    Quota : 51-52 m s.l.m.
                  alla foce del Lambro
Comune : Rottofreno, Calendasco

C.T.R. : 161 S.E.



Descrizione ambientale
Area piuttosto vasta interessante per le situazioni ambientali presenti nei settori prospicenti il corso
d’acqua. Vi è infatti un ghiareto che dirada in sabbioni verso il fiume e nei tratti retrostanti fasce di
vegetazione progressivamente più mature. Il saliceto che colonizzava originariamente l’ansa di meandro
è stato disboscato e sostituito da pioppeti industriali. In prossimità dell’abitato Boscone Cusani è
presente una lanca che separa dalla riva un isola ricoperta da vegetazione spontanea alto-erbacea. La
comunicazione del Po con la lanca è stata interrotta a monte per la costruzione di pennello artificiale che
collega la riva all’isola. Ora la lanca è alimentata solo dal retroflusso del fiume quando l’acqua riesce a
superare i ghiareti posti a valle.

Emergenze geomorfologiche
Meandri, lanche, isole fluviali e sabbioni

Tipologie di vegetazione
Nonostante l’impianto di un pioppeto artificiale è possibile evidenziare una discreta seriazione
vegetazionale. Tra le piante arboree molto abbondanti i salici bianchi (Salix alba) e i pioppi (Populus
sp.), ma è possibile osservare anche qualche esemplare di farnia (Quercus robur) e gelsi (Morus alba).
Tra le arbustive troviamo sanguinella (Cornus sanguinea), sambuco (Sambucus nigra) e indaco
bastardo (Amorpha fruticosa). Abbondanti le fioriture di saponaria (Saponaria officinalis). La lanca posta
in prossimità di Bsocone Cusani ospita numerose idrofite (Azolla coroliniana, Poligonum amphibium,
Lemna minor, Rorippa amphibia, Ranunculus sceleratus, Myriophyllum verticillatum, Potamogeton
lucens) ed elofite (Phalaris arundinacea, Veronica anagallis-acquatica, Cyperus sp.).

Fauna
Risultano di un certo interesse le comunità di Passeriformi che popolano le fitocenosi ripariali, tra le
quali spiccano specie termofile come lo zigolo giallo (Emberiza citrinella). I sabbioni che fronteggiano
foce Lambro ospitano colonie di Sternidi. Tutto il biotopo è un’importante punto di sosta per le specie
migratrici ed è sede di un dormitorio di Laridi. Vengono segnalate due specie di pipistrelli che
frequentano la zona (Eptesicus serotinus, Pipistrellus kuhlii) (Antonio Ruggieri com. pers.).

Emergenze faunistiche
OSTEITTI : Acipenser sturio, Acipenser naccarii, Huso huso, Rutilus pigus, Chondrostoma genei,
Barbus plebejus, Chondrostoma soetta, Sabanejewia larvata, Cobitis taenia, Alosa fallax, Esox lucius,
Gobio gobio, Barbus plebejus, Perca fluviatilis, Padogobius martensii.
ANFIBI : Rana Kl esculenta.
UCCELLI : Anas platyrhynchos, Charadrius dubius, Sterna hirundo, Sterna albifrons,          Columba
palumbus, Picoides major, Jynx torquilla, Buteo buteo, Falco subbuteo, Luscinia magarhynchos, Turdus
merula, Upupa epops, Acrocephalus palustris, Sylvia communis, Lanius collurio, Remiz pendulinus,
Parus major, Oriolus oriolus, Carduelis chloris, Miliaria calandra, Phylloscopus collybita, Hippolais
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polyglotta, Emberiza citrinella.
MAMMIFERI : Eptesicus serotinus, Pipistrellus kuhlii.

Matrice territoriale
La matrice territoriale è costituita dal fiume con la sua fascia golenale che costituisce un corridoio di
contatto con altre aree di pregio naturalistico.



Valore naturalistico : alto per la presenza di diverse tipologie ambientali, tutte le aree golenali con
vegetazione naturale, sabbioni e ghiareti, hanno una certa valenza naturalistica, poiché questi ambienti
stanno diventando sempre più rari. Scarse sono le specie particolarmente rare (storioni) e la
vegetazione naturale è relegata ai settori prospicenti il corso d’acqua. Vi è anche un certo disturbo
antropico.
Valore scientifico : medio per rilevamenti sugli adattamenti a particolari situazioni ambientali (sabbioni,
ghiareti, acqua) ; studio del fenomeno migratorio.
Valore didattico : alto, gli ambienti a vegetazione naturale in pianura stanno diventando sempre più
rari. L’area però non si presenta attrezzata per la fruizione e non esistono strutture informative.
Valore paesaggistico : alto anche per la presenza si ampi sabbioni. Il corridoio ecologico del Po la
pone in contatto con altre aree naturalisticamente interessanti. Perché il fiume possa svolgere appieno
questo ruolo, andrebbe ampliata la fascia di rispetto tra il corso d’acqua e le coltivazioni.

Vincoli esistenti
Parte centrale dell’ansa di meandro : Zona di tutela dei caratteri ambientali di laghi, bacini e corsi
d’acqua (art. 17 P.T.P.R.).
Corso d’acqua : invasi ed alvei di piena ordinaria di laghi, bacini e corsi d’acqua (artt. 18 e 24 P.T.P.R.).
parte della sponda e dell’isola : Zona di tutela naturalistica (art. 25 P.T.P.R).
Piano Faunistico Venatorio : azienda faunistico venatoria nell’ambito dell’A.T.C. 1.

Situazioni di degrado
Taglio della vegetazione spontanea, impianti di pioppeti industriali, discariche abusive, inquinamento
(determinato dal vicino sbocco del lambro) presenza di specie alloctone (Sicyos angulatus, Amorpha
fruticosa e nutria), turismo.

Indirizzi gestionali
Limitazione della pioppicoltura,    regolamentazione degli accessi, bonifica delle discariche abusive,
sorveglianza.




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                                                  Ambito territoriale    : meandreggiamento del Po
SCHEDA N. 3
                                                  Tipologie
Denominazione : fiume Po da foce                                          bosco golenale
                                                  ambientali di pregio :  lanche
              Trebbia alla lanca
              di Mezzano Vigoleno                                          isole fluviali e sabboni
                    (denominazine S.I.C.)                                  canneto




Localizzazione : medio corso del Po, a monte                       Quota : 47-58 m s.l.m.
                della città di Piacenza
Comune : Calendasco e Piacenza                                     Estensione : 749 ha

C.T.R. : 161 SE, 162 SO



Descrizione ambientale
L’area è formata dall’ansa di meandro situata subito a monte dell’abitato di Piacenza, dalla foce del
fiume Trebbia e dall’isola di Mezzano Vigoleno. Per la sua vicinanza alla città e la facile accessibilità
riveste un elevato interesse ricreativo. Nell’area destra del Trebbia a valle dell’autostrada Torino-
Piacenza è situata un’ex discarica che occupa circa 23 ha di superficie. Era in funzione tra il 1972 e il
1985 e a cessato utilizzo è stata ricoperta con strati di terra. Lo scolo delle acque superficiali è garantito
con apposito sistema di canalizzazione e il fondo non è impermeabilizzato. Tutta la superficie è
sopraelevata e ricoperta da vegetazione erbacea, solo ai margini sono presenti alcune macchie di salici.
I controlli periodici effettuati dall’ARPA escludono problemi di inquinamento della falda acquifera e di
biogas. La parte più a valle della discarica è oggetto di una difesa spondale eseguita dal Magistrato per
il Po con massi di pietra calcarea atti a limitare i fenomeni di erosione durante le piene.
La fascia golenale è interessata dalla presenza di lanche che separano dalla sponda lembi di territorio
emersi caratterizzati da copertura vegetale spontanea. Rispetto alle cartografie esistenti la situazione
delle lanche si è modificata, lasciando spazio talvolta a depressioni non allagate se non durante le piene
ordinarie. La zona presso la lanca di bosco Mezzano è interessata da un saliceto arboreo che si
estende anche sull’isola, un altro saliceto arboreo è presente presso la lanca di Mezzano Vigoleno,
anche se questo si presenta più stentato del precedente e con molti esemplari morti. Un saliceto è
presente anche sull’isola di Mezzano Vigoleno, costituita da depositi di ghiaia e sabbia colonizzati da
vegetazione pioniera. L’isola Mezzano Vigoleno ha subito interventi che ne hanno minacciato la
fisionomia. L’attività di una cava in sponda destra ha fortemente ridotto l’estensione originaria dell’isola,
modificando anche l’assetto della sponda. Foce trebbia è caratterizzata da una vasta area di greto, che
dopo le piene presenta numerose pozze residue, da una copertura erbacea spontanea e da saliceti
arbustivi ed arborei. A monte di foce Trebbia è presente un bosco di salici (bosco Trebbia). Il resto
dell’area, anche subito a ridosso del corso d’acqua, presenta le tipiche coltivazioni di golena tra cui
spicca la pioppicoltura.

Emergenze geomorfologiche
Meandri, lanche, isole fluviali e sabbioni

Tipologie di vegetazione
A Foce Trebbia la copertura arborea a salici è caratterizzata da salici bianchi (Salix alba), mentre quella
arbustiva vede la presenza di Salix triandra e Salix purpurea. Sono presenti anche pioppi (Populus sp.),
gelsi (Morus alba), alcuni aceri (Acer negundo) e la onnipresente robinia (Robinia pseudoacacia).
Sambuchi (Sambucus ebulus e Sambucus nigra) e sanguinelle (Cornus sanguinea) insieme all’indaco
bastardo (Amorpha fruticosa) costituiscono la copertura arbustiva principale, mentre lo strato erbaceo
mette in evidenza le gialle fioriture del topinambur (Helianthus tuberosa) e della verga d’oro (Solidago
gigantea). In una singola e limitata estensione si verifica la presenza di elementi propri del bosco igrofilo
quali pioppi bianchi (Populus alba) e olmi (Ulmus minor). Sotto l’argine l’ungo il Po si localizzano piccoli
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fragmiteti formati prevalentemente da cannuccia palustre (phragmites australis) che spesso si
sviluppano negli spazi precedentemente occupati da una lanca. Compaiono in subordine Tipha latifolia,
Poligonum hydropiper e Alisma plantago-acquatica. Nella zona della lanca di bosco Mezzano sono
presenti salici (Salix alba e Salix triandra), pioppi, gelsi, sambuchi neri (Sambucus nigra) e sicios
(Sicyos angulatus). Presso la lanca di Mezzano Vigoleno pioppi e salici costituiscono la copertura
arborea, mentre tra le arbustive anche qui ritroviamo i comuni sambuchi neri. Interessanti le idrofite e le
elofite che vegetano nella lanca di Mezzano Vigoleno. Tra le idrofite troviamo l’erba pesce (Salvinia
natans), il ceratofillo comune (Ceratophillum demersus), le lenticchie d’acqua (Lemna minor), il
ranuncolo di palude (Ranunculus sceleratus), mentre tra le elofite da segnalare la mestolaccia (Alisma
platago-acquatica), L’iris d’acqua (Iris pseudacorus), i carici (Carex elata) e il crescione (Veronica
anagallis-acquatica). Tra la vegetazione igrofila e acquatica di pregio sono segnalate nell’area il
Campanellino comune (Leucojum aestivum) e la castagna d’acqua (Trapa natans).

Emergenze floristiche
Salvinia natans, Leucojum aestivum, Trapa natans

Fauna
Dal punto di vista faunistico l’area è importante punto di sosta e alimentazione per i migratori. In tal
senso la buona ricettività della zona è testimoniata dalla presenza costante, nei periodi di passo di varie
specie di Anatidi (es. Anas penelope, Anas acuta, Anas querquedula, Anas crecca) ; di Caradriformi (es.
Tringa erythropus, Tringa nebularia, Tringa glareola, Limosa limosa, Numenius arquata) ; di Falconiformi
(es. Falco vespertinus, Falco subbuteo) ; di Accipitriformi (es. Pandion haliaetus, Circus pygargus). La
ricchezza di zone umide, richiama numerose specie animali legate a questi ambienti padani, come gli
Ardeidi. Le zone di greto ospitano calandrelle (Calandrella brachydactyla), cappellacce (Galerida
cristata) e succiacapre (Caprimulgus europaeus). Sui sabbioni e sulle isole nidificano rondini di mare,
fraticelli e corrieri piccoli. I boschi ripariali sono frequentati, durante il periodo riproduttivo, da lodolai
(Falco subbbuteo), gufi comuni (Asio otus), picchi (Picoide major), rigogoli (Oriolus oriolus) e diverse
specie di passeriformi, come usignoli (Luscinia megarhynchos), capinere (Sylvia atricapilla), merli
(Turdus merula), codibugnoli (Aegithalos caudatus), cannaiole verdognole (Acrocephalus palustris) e
canapini (Hippolais polyglotta). Le sponde sabbiose ospitano colonie di topini. Le lanche e le raccolte
d’acqua sono utilizzate come siti riproduttivi da rospi (Bufo bufo e Bufo viridis) e rane (Rana dalmatina e
Rana Kl esculenta). Tra i mammiferi più caratteristici dell’area troviamo l’arvicola rossastra
(Clethrionomys glareolus), il topolino delle risaie (Micromys minutus), il tasso (Meles meles) e alcune
specie di pipistrelli tra cui il vespertilio di Blyth (Myotis blythi), il serotino comune (Eptesicus serotino), il
pipistrello di Savi (Hypsugo savii) e il pipistrello albolimbato (Pipistrellus kuhlii). Di notevole interesse la
presenza della natrice viperina (Natrix maura).

Emergenze faunistiche
OSTEITTI : Acipenser sturio, Acipenser naccarii, Huso huso, Rutilus pigus, Chondrostoma genei,
Barbus plebejus, Chondrostoma soetta, Sabanejewia larvata, Cobitis taenia, Alosa fallax, Esox lucius,
Phoxinus phoxinus, Gobio gobio, Barbus plebejus, Perca fluviatilis, Padogobius martensii. ANFIBI : Bufo
bufo, Bufo viridis, Rana esculenta, Rana dalmatina.
RETTILI : Podarcis muralis, Coluber viridiflavus, Natrix natrix, Natrix maura.
UCCELLI : Anas platyrhynchos, Anas querquedula, Accipiter nisus, Falco subbuteo, Gallinula chloropus,
Charadrius dubius, Sterna hirundo, Sterna albifrons, Sterptopelia decaocto, Streptopelia turtur, Columba
palumbus, Cuculus canorus, Alcedo atthis, Merops apiaster, Picoides major, Jynx torquilla, Alauda
arvensis, Calandrella brachydactyla, Galerida cristata, Caprimulgus europaeus, Hirundo rustica, Riparia
riparia, Motacilla flava, Motacilla alba, Troglodytes troglodytes, Luscinia magarhynchos, Saxicola
torquata, Turdus merula, Acrocephalus palustris, Cettia cetti, Sylvia communis, Sylvia atricapilla,
Muscicapa striata, Lanius collurio, Remiz pendulinus, Aegithalos caudatus, Parus caeruleus, Parus
major, Oriolus oriolus, Passer montanus, Fringilla coelebs, Carduelis chloris, Carduelis carduelis,
Miliaria calandra.
MAMMIFERI : Erinaceus europaeus, Sorex araneus, Crocidura suaveolens, Crocidura leucodon,
Micromys minutus, Meles meles, Eptesicus serotino, Hypsugo savii, Myotis blythi, Pipistrellus kuhlii.

Matrice territoriale
                                                       8
La matrice territoriale è sostanzialmente agricola, la fascia golenale costituisce un corridoio di contatto
con altre aree di pregio naturalistico.




Valore naturalistico : molto alto per la presenza di diverse tipologie ambientali, tutte le aree golenali
con vegetazione naturale, sabbioni e ghiareti hanno una certa valenza naturalistica, poiché questi
ambienti stanno diventando sempre più rari, ma quest’area assume un valore ancora maggiore per la
sua collocazione direttamente a monte dell’abitato di Piacenza. Vi è presenza di specie rare e la
vegetazione spontanea è lasciata a dinamiche naturali. L’area è caratterizzata da un certo disturbo
antropico.
Valore scientifico : medio per rilevamenti sugli adattamenti a particolari situazioni ambientali (sabbioni,
ghiareti, acqua) ; studio del fenomeno migratorio.
Valore didattico : alto, gli ambienti a vegetazione naturale in pianura stanno diventando sempre più
rari e questo in particolare è altamente fruibile vista la vicinanza con l’abitato di Piacenza. L’area però
non si presenta attrezzata, anche se esistono sentieri ( ?) e non vi sono strutture informative, né aree di
sosta, se si esclude la zona del cosiddetto centro ricreativo.
Valore paesaggistico : molto alto per la collocazione dell’area. Il corridoio ecologico del Po la pone in
contatto con altre aree naturalisticamente interessanti. Perché il fiume possa svolgere appieno questo
ruolo, andrebbe ampliata la fascia di rispetto tra il corso d’acqua e le coltivazioni.

Vincoli esistenti
Sponde del Trebbia e alla foce, parte dell’ansa di meandro : Zona di tutela dei caratteri ambientali di
laghi, bacini e corsi d’acqua (art. 17 P.T.P.R.).
Corsi d’acqua : invasi ed alvei di piena ordinaria di laghi, bacini e corsi d’acqua (artt. 18 e 24 P.T.P.R.).
Sull’isola e su buona parte della sponda : Zona di tutela naturalistica (art. 25 P.T.P.R).
Parte dell’area è potenzialmente destinata a progetti di tutela recupero e valorizzazione (art. 32
P.T.P.R.).
Un’area marginale è Zona di particolare interesse paesaggistico-ambientale (art. 19 P.T.P.R.).
Nel P.R.G. parte dell’area è destinata a discarica comunale.
Piano Faunistico Venatorio : parte dell’area è zona di rispetto nell’ambito dell’A.T.C. 1, alcune aree
ricadono anche nell’ambito dell’A.T.C. 2.

Situazioni di degrado
Cave, colmatura delle lanche, impianti di pioppeti industriali, discarica, taglio abusivo della vegetazione
spontanea, bracconaggio, pascolo ovino, turismo, accesso al greto con mezzi motorizzati, presenza di
specie alloctone (Sicyos angulatus, Amorpha fruticosa e nutria).


Indirizzi gestionali
Ripristino dei boschi golenali, limitazione della pioppicoltura, conservazione e ripristino delle lanche,
bonifica delle discarica, divieto di accesso alle zone di greto con i mezzi motorizzati, sorveglianza. Vista
l’imponenza del fenomeno migratorio sarebbe giustificata l’istituzione di strutture che favoriscano
l’osservazione del fenomeno e il suo studio a scopo scientifico (osservatori e centri di inanellamento).
Area proposta come “Sito di Importanza Comunitaria” secondo la Direttiva Habitat. La zona rientra, nel
Piano Paesistico Regionale, come area nella quale attivare “progetti integrati di tutela, recupero e
valorizzazione”. Una parte del territorio considerato, foce Trebbia, rientra nel programma regionale dei
parchi in quanto il programma oltre ad interessare le zone ambientali dell’alto Appennino, contempla
anche la tutela dell’asta del fiume compresa la foce. La stessa area è interessata da un progetto della
Provincia di Piacenza per l’acquisizione, il restauro e la valorizzazione ambientale delle aree fluviali che
si colloca nelle previsioni di intervento programmate dal Ministero dell’Ambiente (Deliberazione C.I.P.E.
del 5 agosto 1988, n. 87 “opere previste per il bacino idrografico padano punto 3D) per l’acquisizione e
la valorizzazione di aree di pregio naturalistico.



                                                    9
                                                 Ambito territoriale    : meandreggiamento del Po
SCHEDA N. 4
                                                 Tipologie
Denominazione : Isolotti Maggi ed Enel                                   bosco golenale
                                                 ambientali di pregio :  isole fluviali e sabboni




Localizzazione : medio corso del Po, di fronte                     Quota : 50 m s.l.m.
                  all’abitato di Piacenza
Comune : Piacenza

C.T.R. : 162 S.O.



Descrizione ambientale
Si tratta di due isole che si sono formate per gli imponenti fenomeni di deposito operati dal fiume
Trebbia e dal Po. Si trovano collocate di fronte all’abitato di Piacenza, Isola Maggi, la più grande delle
due, è saldata alla sponda lodigiana da un sottile rilievo ghiaioso che affiora durante il periodo di magra.
Questo istmo naturale è stato rinforzato per permettere il transito di escavatori e autoveicoli. Entrambe
le isole ospitano una vegetazione stabile e ben strutturata. Isola Maggi è molto elevata dal livello delle
acque (80 cm più alta del livello medio del fiume), ciò la rende particolarmente interessante per la
nidificazione degli Sternidi, poiché anche in caso di piene estive prolungate ed eccezionali le colonie non
vengono sommerse.

Emergenze geomorfologiche
Isole fluviali e sabbioni

Tipologie di vegetazione
Entrambe le isole ospitano una vegetazione stabile e ben strutturata formata per lo più da salici (Salix
sp.) e pioppi (Populus sp.). Isola Maggi ha visto recentemente rimosse alcune delle fitocenosi originarie
per far spazio ad una coltivazione di pioppi ibridi. Isola Enel si presenta tuttora integra sotto il profilo
vegetazionale.

Fauna
Isola Maggi è senz’altro più importante di isola Enel per la riproduzione degli Sternidi. La stabilità del
biotopo e l’altezza dal livello medio delle acque la rendono un sito di sicuro interesse per le colonie.
Superando infatti il livello medio del fiume di circa 80 cm non viene sommersa nemmeno nel caso di
piene eccezionali. Il braccio di fiume compreso fra il lato settentrionale dell’isola e la sponda lodigiana è
un’importante area di sosta e foraggiamento per Sternidi, Ardeidi e numerose specie di migratori. Il
bosco è frequentato, durante il periodo riproduttivo, da picchi (Picoides major), rigogoli (Oriolus oriolus)
e diverse specie di passeriformi, come usignoli (Luscinia megarhynchos), capinere (Sylvia atricapilla),
merli (Turdus merula), codibugnoli (Aegithalos caudatus), cannaiole verdognole (Acrocephalus palustris)
e canapini (Hippolais polyglotta).

Emergenze faunistiche
UCCELLI : Anas platyrhynchos, Charadrius dubius, Sterna albifrons, Streptopelia turtur, Columba
palumbus, Phasianus colchicus, Cuculus canorus, Picoides major, Jynx torquilla, Motacilla flava,
Motacilla alba, Luscinia magarhynchos, Turdus merula, Acrocephalus palustris, Sylvia atricapilla,
Carduelis chloris, Phylloscopus collybita, Caprimulgus europaeus, Hippolais polyglotta.


Matrice territoriale
La matrice territoriale è costituita dal fiume con la sua fascia golenale che costituisce un corridoio di
                                                    10
contatto con altre aree di pregio naturalistico.


Valore naturalistico : alto per la presenza di diverse tipologie ambientali, e per la collocazione di fronte
all’abitato di Piacenza. Non vengono segnalate specie di particolare rarità. Isola Maggi è piuttosto
disturbata da motocrossisti ed automobilisti che attraversano con i veicoli le colonie di sternidi.
Valore scientifico : medio, nidificazione degli sternidi ; studio del fenomeno migratorio.
Valore didattico : alto, gli ambienti a vegetazione naturale in pianura stanno diventando sempre più
rari. L’area però non si presenta attrezzata per la fruizione e non esistono strutture informative.
Valore paesaggistico : alto anche per la collocazione dell’area. Il corridoio ecologico del Po la pone in
contatto con altre aree naturalisticamente interessanti. Perché il fiume possa svolgere appieno questo
ruolo, andrebbe ampliata la fascia di rispetto tra il corso d’acqua e le coltivazioni.

Vincoli esistenti
Corso d’acqua : invasi ed alvei di piena ordinaria di laghi, bacini e corsi d’acqua (artt. 18 e 24 P.T.P.R.).
Parte di isola Maggi : Zona di tutela naturalistica (art. 25 P.T.P.R).
Piano Faunistico Venatorio : zona inclusa nell’A.T.C. 14.

Situazioni di degrado
Taglio della vegetazione spontanea, bracconaggio, presenza di specie alloctone (Sicyos angulatus,
Amorpha fruticosa e nutria), impianti di pioppeti industriali, motocrossisti e automobilisti che attraversano
le colonie, turismo.

Indirizzi gestionali
Limitazione della pioppicoltura, Regolamentazione degli accessi, sorveglianza.




                                                     11
                                                Ambito territoriale    : meandreggiamento del Po
SCHEDA N. 5
                                                Tipologie
Denominazione : Bosco Pontone                                           bosco golenale
                   (denominazine S.I.C.)        ambientali di pregio :  lanche
                                                                         isole fluviali e sabboni
                                                                         canneto




Localizzazione : medio corso del Po, a valle                     Quota : 44-46 m s.l.m.
                della città di Piacenza
Comune : Piacenza                                                Estensione : 880 ha

C.T.R. : 162 SO



Descrizione ambientale
Si tratta di un’ampia penisola formata dalla grande ansa di meandro situata subito a valle dell’abitato di
Piacenza che comprende anche isola Mortizza e isola Saparavera (o isola Grande). L’isola Mortizza è
un’ampia estensione di depositi sabbiosi, ubicati in sponda destra, isolati dalla riva da un braccio di
fiume di ridotta estensione. La lanca che la separa dalla sponda piacentina viene completamente
allagata solo durante le piene, spesso restano come residuo un’ampia zona stagnante centrale e piccole
pozze. Le aree non allagate sono prevalentemente sabbiose, parzialmente colonizzate da elofite nelle
zone più umide. L’isola è caratterizzata da successioni vegetali non alterate dall’intervento umano che si
succedono dalle zone inondate a quelle emerse.
Un fragmiteto è presente sul lato destro della penisola di bosco Pontone dove un tempo era collocata la
zona umida “rio Giarola vecchia”. Molte sono le aree coltivate a pioppeto, ma alcune macchie di
vegetazione spontanea si trovano lungo il fianco ovest della penisola e lungo la linea spondale. Di fronte
all’isola Sparavera sono presenti due stagni (stagni del Gargatano Grosso), uno poco profondo in parte
occupato da un pioppeto coltivato e l’altro più profondo ma con scarsa vegetazione elofita e idrofita.
Isola Sparavera è piuttosto estesa ed elevata dal livello medio delle acque del fiume. Purtroppo le
caratteristiche naturali dell’area sono state alterate dall’impianto di un pioppeto industriale, sebbene il
sottobosco presenti ampie fasce a vegetazione naturale per lo scarso governo dell’impianto.

Emergenze geomorfologiche
Meandri, lanche, isole fluviali e sabbioni

Tipologie di vegetazione
Isola Mortizza è caratterizzata da successioni vegetali non alterate dall’intervento umano che si
succedono dalle zone inondate a quelle emerse. Presenta, nella sua parte più elevata, un piccolo
querceto di farnie (Quercus robur), nella fascia intermedia un salico-populeto mentre le zone a contatto
con il fiume sono caratterizzate da comunità pioniere. Le sponde della penisola di Bosco Pontone sono
caratterizzate dalla presenza di salici bianchi (Salix alba), pioppi neri (Populus nigra), robinia (Robinia
psudoacacia) e aceri (Acer negundo). Lo strato arbustivo è dominato da Sambucus nigra e Amorpha
fruticosa. Qualche esemplare di pioppo bianco (Populus alba) e di ontano nero (Alnus glutinosa) è
rinvenibile nella parte ovest della penisola che una volta ospitava una serie di acquitrini ora
perennemente asciutti. Qualche esemplare arboreo interessante (Juglans regia, Quercus robur e Ulmus
minor) è rinvenibile presso il canale di bonifica della zona umida (Ormai completamente bonificata) rio
Giarola vecchia. Le depressioni un tempo occupate dall’acqua sono invase attualmente da Phragmites,
Amorpha e Rubus. Da segnalare la presenza del campanellino comune (Leucojum aestivum) nei pressi
delle poche zone umide rimaste ove troviamo anche una tipica flora legata a questi ambienti padani
caratterizzata da Azolla coroliniana, lenticchie d’acqua (Lemna minor), carici (Carex elata, Carex
riparia), mestolaccia (Alisma platago-acquatica), crescioni (Veronica anagallis-acquatica e Rorippa
amphibia). Nelle lanche situate tra la penisola e isola Mortizza troviamo una ricca vegetazione acquatica
caratterizzata da idrofite (Riccia fluitans, Azolla coroliniana, Poligonum amphibium, Ceratophillum
                                                   12
demersus, Lemna minor, Rorippa amphibia, Nasturtium officinale, Ranunculus sceleratus, Myriophyllum
spicatum, Elodea canadensis, Potamogeton natans, Potamogetum crispus) ed elofite (Carex sp.,
Juncus sp., Alisma platago-acquatica, Phalaris arundinacea, Butomus umbellatum, Veronica anagallis-
acquatica, Oenanthe sp., Typha latifolia). Lo stagno più grande e profondo del Gargatano grosso
presenta le seguenti idrofite : Ceratophillum demersus, Ranunculus sceleratus, Rorippa amphibia,
Lysimachia nummularia, Lemna minor, Potamogetum natans e Ranunculus trichophyllus ; e le seguenti
elofite : Carex elata, Alisma platago-acquatica, Phalaris arundinacea, Veronica anagallis-acquatica,
Typha latifolia, Iris pseudacorus, Phragmites australis, Scirpus sylvaticus. Buona parte dell’area è
interessata da coltivazioni agricole in particolare pioppeti coltivati.

Emergenze floristiche
Leucojum aestivum

Fauna
Dal punto di vista faunistico l’area è importante punto di sosta e alimentazione per i migratori. La
ricchezza di zone umide, anche di ridotta estensione, richiamano numerose specie animali legate a
questi ambienti padani, come gli Ardeidi. Sui sabbioni e sulle isole nidificano rondini di mare, fraticelli e
corrieri piccoli. I boschi ripariali sono frequentati, durante il periodo riproduttivo, da lodolai (Falco
subbuteo), gufi comuni (Asio otus), allocchi (Strix aluco), picchi (Picoides major), rigogoli (Oriolus
oriolus), upupe (Upupa epops), martin pescatori (Alcedo atthis) e diverse specie di passeriformi, come
usignoli (Luscinia megarhynchos), capinere (Sylvia atricapilla), merli (Turdus merula), codibugnoli
(Aegithalos caudatus), cannaiole verdognole (Acrocephalus palustris) e canapini (Hippolais polyglotta).
Le lanche e le raccolte d’acqua sono utilizzate come siti riproduttivi da rospi (Bufo viridis), rane (Rana
dalmatina e Rana Kl esculenta) e dal tritone punteggiato (Triturus vulgaris) che si riproduce nel canale di
bonifica della zona umida rio Giarola vecchia. Tra i mammiferi più caratteristici dell’area troviamo il
topolino delle risaie (Micromys minutus). Segnalati per quest’area alcuni pipistrelli (Eptesicus serotino,
Pipistrellus kuhlii, Hypsugo savii).

Emergenze faunistiche
OSTEITTI : Acipenser sturio, Acipenser naccarii, Huso huso, Rutilus pigus, Chondrostoma genei,
Barbus plebejus, Chondrostoma soetta, Sabanejewia larvata, Cobitis taenia, Esox lucius, Gobio gobio,
Barbus plebejus, Perca fluviatilis, Padogobius martensii.
ANFIBI : Bufo viridis, Rana Kl esculenta, Rana dalmatina, Rana latastei, Hyla arborea, Triturus vulgaris.
RETTILI : Podarcis muralis, Podarcis sicula, Lacerta viridis.
UCCELLI : Anas platyrhynchos, Gallinula chloropus, Charadrius dubius, Sterna hirundo, Sterna
albifrons, Streptopelia turtur, Cuculus canorus, Falco subbuteo, Asio otus, Strix aluco, Upupa epops,
Alcedo atthis, Picoides major, Jynx torquilla, Alauda arvensis, Hirundo rustica, Motacilla flava,
Troglodytes troglodytes, Luscinia magarhynchos, Turdus merula, Acrocephalus palustris, Sylvia
communis, Sylvia atricapilla, Lanius collurio, Remiz pendulinus, Aegithalos caudatus, Parus major,
Oriolus oriolus, Passer montanus, Fringilla coelebs, Carduelis chloris, Carduelis carduelis, Miliaria
calandra.
MAMMIFERI : Sorex araneus, Crocidura suaveolens, Crocidura leucodon, Micromys minutus, Eptesicus
serotino, Pipistrellus kuhlii, Hypsugo savii.

Matrice territoriale
La matrice territoriale è sostanzialmente agricola, la fascia golenale costituisce un corridoio di contatto
con altre aree di pregio naturalistico.




Valore naturalistico : molto alto per la presenza di diverse tipologie ambientali, tutte le aree golenali
con vegetazione naturale e sabbioni hanno una certa valenza naturalistica, poiché questi ambienti
stanno diventando sempre più rari, ma quest’area assume un valore ancora maggiore per la sua
collocazione direttamente a valle dell’abitato di Piacenza. Vi è presenza di specie rare e la vegetazione
spontanea, soprattutto quella esistente su isola Mortizza, è lasciata a dinamiche naturali. L’area è
                                                    13
caratterizzata da un certo disturbo antropico.
Valore scientifico : medio per rilevamenti sugli adattamenti a particolari situazioni ambientali (sabbioni,
acqua) ; studio del fenomeno migratorio.
Valore didattico : alto, gli ambienti a vegetazione naturale in pianura stanno diventando sempre più
rari e questo in particolare è altamente fruibile vista la vicinanza con l’abitato di Piacenza. L’area però
non si presenta attrezzata, anche se esistono sentieri ( ?) e non vi sono strutture informative, né aree di
sosta.
Valore paesaggistico : molto alto per la collocazione dell’area. Il corridoio ecologico del Po la pone in
contatto con altre aree naturalisticamente interessanti. Perché il fiume possa svolgere appieno questo
ruolo, andrebbe ampliata la fascia di rispetto tra il corso d’acqua e le coltivazioni.


Vincoli esistenti
Parte dell’ansa del meandro : Zona di tutela dei caratteri ambientali di laghi, bacini e corsi d’acqua (art.
17 P.T.P.R.).
Corso d’acqua : invasi ed alvei di piena ordinaria di laghi, bacini e corsi d’acqua (artt. 18 e 24 P.T.P.R.).
Alcune aree della panisola : Zona di tutela naturalistica (art. 25 P.T.P.R).
Piano Faunistico Venatorio : l’area ricade nell’ambito dell’A.T.C. 2.

Situazioni di degrado
Colmatura delle lanche, taglio della vegetazione spontanea, motocross, pascolo ovino, discariche
abusive, bracconaggio, presenza di specie alloctone (Sicyos angulatus, Amorpha fruticosa e nutria),
impianti di pioppeti industriali.

Indirizzi gestionali
Ripristino dei boschi golenali, limitazione della pioppicoltura, conservazione e ripristino delle lanche,
bonifica delle discariche, sorveglianza, divieto di accesso ai mezzi motorizzati nelle zone di pregio. Area
proposta come “Sito di Importanza Comunitaria” secondo la Direttiva Habitat. Area oggetto di nuova
destinazione a parco da parte dell’Amministrazione Comunale di Piacenza.




                                                    14
                                                  Ambito territoriale    : meandreggiamento del Po
SCHEDA N. 6
                                                  Tipologie
Denominazione : isola De Pinedo
                   (denominazine S.I.C.)          ambientali di pregio :  bosco golenale
                                                                            lanche
                                                                            isole fluviali e sabbioni
                                                                            canneto




Localizzazione : medio corso del Po, ansa di Zerbio                  Quota : 40-45 m s.l.m.

Comune : Caorso                                                       Estensione : 725 ha

C.T.R. : 162 SE




Descrizione ambientale
Il territorio denominato “Isola De Pinedo” è uno dei più interessanti tratti del medio corso del fiume Po.
E ‘ stato individuato da alcuni studiosi tra gli anni ’75 e ’77 come biotopo importante per l’avifauna
svernante, stanziale e migratoria. Successivamente, grazie a indagini naturalistiche, si è potuto
metterne in evidenza l’alto pregio anche per altre importanti presenze faunistiche e botaniche. Sono
rappresentati i principali ambienti golenali della pianura Padana quali lanche, canneti, boschi golenali,
isole fluviali. L’area è costituita dal grande meandro di Zerbio situato in riva destra (piacentina) del fiume
Po, dall’isola De Pinedo e dal territorio di protezione della centrale elettronucleare di Caorso. Le lanche
di maggior pregio sono situate all’interno del territorio privato dell’Enel che costituisce la parte est
dell’oasi. Altre lanche si trovano a monte, nel settore ovest dell’oasi. I canneti più estesi si trovano
anch’essi nel territorio privato Enel, mentre i boschi ripariali meglio strutturati si trovano sull’isola e nel
settore ovest dell’area.

Emergenze geomorfologiche
Meandri, lanche, isole fluviali e sabbioni

Tipologie di vegetazione
I boschi ripariali sono costituiti per la maggior parte da salici bianchi (Salix alba) e lo strato erbaceo è in
alcuni settori dominato dai carici (Carex sp.). Una grande siepe di notevole pregio naturalistico è
presente nel settore ovest ed è costituita da alberi secolari di farnia (Quercus robur), da ontani neri
(Alnus glutinosa), da olmi (Ulmus minor) e pioppi neri (Populus nigra). Lo strato arbustivo è costituito da
sanguinelle (Cornus sanguinea), biancospini (Crataegus sp.), noccioli (Corylus avellana), sambuchi
(Sambucus nigra) e pallon di maggio (Viburnus opulus). Tra le erbacee di maggior pregio da segnalare
la presenza del campanellino maggiore (Leucojum aestivum). Molto diffuse sono anche le avventizie
Amorpha fruticosa e Sicyos angulatus. L’Amorpha fruticosa in alcune situazioni tende a soppiantare la
flora autoctona formando impenetrabili distese monospecifiche, mentre il Sicyos angulatus tende a
ricoprire arbusti ed arboree limitandone lo sviluppo. I canneti che occupano sia le sponde del fiume che
le lanche interne, sono formati da cannuccia palustre (Phragmites australis), ai margini sono presenti
lische (Typha sp.) e giaggioli (Iris pseudacorus). La vegetazione acquatica delle lanche è
particolarmente ricca di specie tra le quali spiccano la genziana d’acqua (Ninphoides peltata), le brasche
(Potamogetum crispus, P. natans, P. lucens), la castagna d’acqua (Trapa natans), l’erba pesce (Salvinia
natans), il morso di rana (Hydrocaris morsus-ranae), il ceratofillo comune (Ceratophillum demersus), la
lenticchia d’acqua (Lemna minor), il millefoglio d’acqua (Miriophillum spicatum), il trifoglio acquatico
(Marsilea quadrifolia) e l’erba vescica (Utricularia vulgaris).


Emergenze floristiche
Leucojum aestivum, Marsilea quadrifolia, Trapa natans, Salvinia natans

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Fauna
Nidificano nell’area alcuni abitanti tipici dei boschi golenali come il gufo comune (Asio otus) e il lodolaio
(Falco subbuteo). Essendo estremamente ridotti gli ambiti boscati, molti animali utilizzano i pioppeti
coltivati quali surrogati. Altri caratteristici uccelli che frequentano queste coltivazioni sono il picchio rosso
maggiore (Picoides major) e il rigogolo (Oriolus oriolus). La fascia arbustiva è abitata da diverse specie
di Passeriformi quali usignoli (Luscinia megarhynchos), capinere (Sylvia atricapilla), usignoli di fiume
(Cettia cetti), scriccioli (Troglodytes troglodytes) e cannaiole verdognole (Acrocephalus palustris). Il
bosco ripariale ospita i numerosi nidi delle colonie di aironi (garzaie) soprattutto nitticore (Nycticorax
nycticorax) e garzette (Egretta garzetta). Tipica è anche la presenza del pendolino (Remiz pendolinus).
Nelle aree boscate golenali si possono incontrare arvicole rossastre (Clethrionomys glareolus) e
moscardini (Muscardinus avellanarius). Tra le canne nidificano alcuni Acrocefalini come il cannareccione
(Acrocephalus arundinaceus) e la cannaiola (Acrocephalus scirpaceus), oltre al tarabusino (Ixobrychus
minutus), all’airone rosso (Ardea purpurea), al porciglione (Rallus acquaticus) e al falco di palude
(Circus aeruginosus). Tra i mammiferi più interessanti che frequentano il canneto vi è il topolino delle
risaie (Micromys minutus). Nelle lanche troviamo numerosi anfibi tra cui la rara rana di Lataste (Rana
latastei). Tra gli uccelli che frequentano le ampie distese d’acqua vi sono le anatre, gli svassi, le folaghe
e le gallinelle d’acqua. L’”isola De Pinedo” costituisce il tratto di Po piacentino più importante per la
fauna di passo e svernante, è infatti collocata su quella grande via migratoria che è il fiume Po. Tra le
specie più caratteristiche vi sono svassi, strolaghe, anatre di superficie (es. alzavola, mestolone,
canapiglia, ecc.) e anatre tuffatrici (es. fistione turco, quattrocchi, moriglione, ecc.).

Emergenze faunistiche
AGNATI : Petromyzon marinus.
OSTEITTI : Acipenser sturio, Acipenser naccarii Huso huso, Esox lucius, Perca fluviatilis, Alosa fallax,
Rutilus pigus, Chondrostoma genei, Barbus plebejus, Chondrostoma soetta, Cobitis taenia, Cottus
gobio, Sabanejewia larvata, Gobio gobio, Padogoibius martensii.
ANFIBI : Triturus carnifex, Triturus vulgaris, Bufo bufo, Bufo viridis, Hyla arborea, Rana lessonae. Rana
kl esculenta, Rana dalmatina, Rana latastei.
RETTILI : Emys orbicularis, Podarcis muralis, Lacerta viridis, Elaphe longissima, Natrix maura, Natrix
natrix, Coluber viridiflavus.
UCCELLI : Tachybaptus ruficollis, Podiceps cristatus, Ixobrychus minutus, Nycticorax nycticorax,
Egretta garzetta, Ardea purpurea, Ardea cinerea, Anas querquedula, Anas platyrhynchos, Milvus
migrans, Circus aeruginosus, Accipiter nisus, Buteo buteo, Falco subbuteo, Rallus aquaticus, Gallinula
chloropus, Fulica atra, Columba palumbus, Streptopelia decaocto, Streptopelia turtur, Cuculus canorus,
Athene noctua, Strix aluco, Asio otus, Alcedo atthis, Jynx torquilla, Picus viridis, Picoides major, Alauda
arvensis, Hirundo rustica, Delichon urbica, Motacilla flava, Motacilla alba, Troglodytes troglodytes,
Erithacus rubecola, Luscinia magarhynchos, Saxicola torquata, Phoenicurus phoenicurus, Turdus
merula, Cisticola juncidis, Cettia cetti, Locustella luscinioides, Acrocephalus schoenobaenus,
Acrocephalus palustris, Acrocephalus arundinaceus, Acrocephalus scirpaceus, Hippolais polyglotta,
Sylvia communis, Sylvia atricapilla, Aegithalos caudatus, Parus caeruleus, Parus major, Remiz
pendulinus, Oriolus oriolus, Passer montanus, Fringilla coelebs, Carduelis chloris, Carduelis carduelis,
Serinus serinus, Emberiza schoeniclus. MAMMIFERI : Erinaceus europaeus, Sorex araneus, Suncus
etruscus, Neomys anomalus, Crocidura suaveolens, Crocidura leucodon, Micromys minutus,
Muscardinus avellanarius, Sciurus vulgaris, Mustela nivalis, Meles meles, Pipistrellus kuhlii, Eptesicus
serotino, Plecotus auritus.

Matrice territoriale
La matrice territoriale è sostanzialmente agricola, tra le principali coltivazioni la pioppicoltura e i cereali.
La fascia golenale costituisce un corridoio di contatto con altre aree di pregio naturalistico, seppur con
interruzioni determinate dalla riduzione delle fitocenosi ripariali.


Valore naturalistico : molto alto per la presenza di diverse tipologie ambientali di pregio e per la
presenza di specie rare. Le fitocenosi hanno subito numerose influenze antropiche, ma attualmente
sono lasciate a dinamiche naturali. Vi è ancora un certo grado di disturbo antropico in grado di arrecare
                                                      16
danno e disturbo che andrebbe regolamentato e sorvegliato.
Valore scientifico : molto alto per la presenza di lembi di vegetazione tipici del territorio padano e che
un tempo ricoprivano tutta la pianura ; nell’area si riproducono specie considerate in pericolo di
estinzione (storioni, forapalgie, falco di palude, rana di Lataste, airone rosso) ; per la possibilità di
studiare il fenomeno migratorio.
Valore didattico : molto alto per l’alto grado di unicità del sito ; buona presenza di sentieri ; manca
qualunque attrezzatura per la fruizione dell’area (capanni per l’osservazione, sentieri schermati, centri
informativi ecc..).
Valore paesaggistico : molto alto in quanto l’area emerge in un contesto agricolo decisamente
monotono. Il corridoio ecologico del Po la pone in contatto con altre aree naturalisticamente interessanti.
Perché il fiume possa svolgere appieno questo ruolo, andrebbe ampliata la fascia di rispetto tra il corso
d’acqua e le coltivazioni.




Vincoli esistenti
Ansa di meandro: Zona di tutela dei caratteri ambientali di laghi, bacini e corsi d’acqua (art. 17
P.T.P.R.).
Corso d’acqua: invasi ed alvei di piena ordinaria di laghi, bacini e corsi d’acqua (artt. 18 e 24 P.T.P.R.).
Parte dell’ansa di meandro, tratto di sponda e isola: Zona di tutela naturalistica (art. 25 P.T.P.R.).
Un’area marginale è Zona di particolare interesse paesaggistico-ambientale (art. 19 P.T.P.R.).
Alcune zone dell’area sono sottoposte al “Decreto di salvaguardia della vegetazione spontanea” (art. 6
L.R. n. 2/77).
Piano Faunistico Venatorio: parte dell’area è Zona di protezione della fauna, parte è gestita come Zona
di ripopolamento e cattura e parte come azienda faunistico venatoria nell’ambito dell’A.T.C. 2.

Situazioni di degrado
Colmatura delle lanche, taglio abusivo della vegetazione spontanea, bracconaggio, eutrofizzazione da
reflui dei campi, impianti di pioppeti industriali e presenza di specie alloctone (es. Sicyos angulatus,
Amorpha fruticosa, Myocastor coypus).

Indirizzi gestionali
Ripristino dei boschi golenali, limitazione della pioppicoltura, miglioramenti ambientali a tutela della
fauna negli impianti di pioppeti esistenti, conservazione e ripristino delle lanche, chiusura al transito delle
imbarcazioni a motore del braccio di Po tra l’isola de Pinedo e la sponda piacentina, sorveglianza,
aumento della fruibilità dell’area mediante apertura di sentieri schermati, costruzione di capanni per
l’osservazione, centri di inanellamento e pannellistica didattico-esplicativa. Area proposta come “Sito di
Importanza Comunitaria” secondo la Direttiva Habitat. Area proposta per la creazione di un’oasi L.I.P.U..




                                                     17
                                                  Ambito territoriale     : meandreggiamento del Po
SCHEDA N. 7
                                                  Tipologie
Denominazione : Isola Serafini                                            bosco golenale
                  (denominazine S.I.C.)           ambientali di pregio :  lanche
                                                                             isole fluviali e sabboni




Localizzazione : medio corso del Po, a monte                         Quota : 35-45 m s.l.m.
                della città di Cremona
Comuni : Monticelli d’Ongina e Castelvetro Piacentino               Estensione : 1.742 ha

C.T.R. : 162 SE



Descrizione ambientale
L’area è formata dalla sponda destra del tratto di fiume Po situato subito a monte dell’abitato di
Cremona e da due grosse isole fluviali : isola Serafini e isola Deserto. Isola Serafini è un’ampia
estensione di depositi sabbiosi, ubicati in sponda destra, isolati dalla riva da un braccio di fiume di ridotta
estensione sbarrato a monte dalla diga dell’Enel. La maggior parte dell’isola è coltivata a pioppeto, con
qualche zona a vegetazione spontanea localizzata soprattutto in prossimità di alcune raccolte d’acqua.
Piccole pozze di profondità variabile sono situate sulla sponda dell’isola che si affaccia di fronte alla foce
dell’Adda. Si tratta dei resti di una lanca, ora per lo più asciutta, circondata da una corona di salici. Tra la
lanca e la riva del Po si estende un ampio greto caratterizzato da vaste zone allagate sottoriva. Un
vecchio ramo del Po si estendeva da un capo all’altro di isola Serafini. Ora è in gran parte asciutto e
invaso da vegetazione erbacea, ma nella parte più meridionale restano alcune pozze permanenti. In
particolare nel tratto finale, alimentato da risurtumi, scorre una debole corrente da nord verso sud fino
allo sbocco in Po. Questo tratto è bordato da siepi che in alcuni punti formano piccoli boschetti con
alcuni notevoli esemplari arborei, scarse le elofite, la lanca è popolata da pesci. Intorno a questa lanca,
erano presenti altre raccolte d’acqua ora praticamente asciutte o in via di colmamento. Molte di queste
depressioni sono state piantumate con pioppeti industriali, mentre altre sono state colonizzate da
erbacee, talvolta Phragmites, e nelle parti più asciutte da saliceti arbustivi. Un’altra zona molto
interessante è la cosiddetta isola Mezzadra, si tratta di un vasto sabbione, che si trova collocato nella
parte più orientale di isola Serafini, caratterizzato da numerose depressioni che si riempiono d’acqua
durante le piene. Isola Deserto si trova collocata poco a monte dell’abitato di Cremona è un biotopo con
caratteristiche naturali di pregio, poiché presenta una vegetazione con successioni stabili. Nel settore
meridionale dell’isola troviamo associazioni vegetali di tipo temporaneo su depositi sabbiosi e limosi,
mentre il settore settentrionale è caratterizzato dalla presenza di un saliceto maturo. La lanca che la
separa dalla sponda destra è chiusa a monte da un pennello artificiale, vi è scarsissima presenza di
vegetazione elofita. In sponda piacentina persistono alcune zone umide interessanti una è situata in
località Cascina Colombaia Greppo ed è una lanca dritta e molto stretta, mentre un’altra è collocata
vicino a Cascina Bonnusone a ridosso dell’argine maestro. La lanca di Cascina Colombaia Greppo
presenta le parti allagate caratterizzate da Myriophyllum e Ceratophyllum con bordure di Phragmites e
Typha, la rive sono costeggiate da una siepe con grandi esemplari di farnia (Quercus robur).

Emergenze geomorfologiche
Meandri, lanche, isole fluviali e sabbioni

Tipologie di vegetazione
La parte nord di isola Serafini è caratterizzata da un ampio ghiaione, verso l’interno salici arbustivi (Salix
purpurea e Salix triandra) colonizzano l’area mentre più arretrati, lungo la lanca, troviamo salici arborei
(Salix alba) e pioppi (Populus sp.). La flora acquatica è scarsa e caratterizzata da Veronica anagallis-
acquatica e Ranunculus scelleratus, le rive sono colonizzate da Phragmites australis, Typha latifolia e
Phalaris arundinacea. La lunga lanca che taglia perpendicolarmente l’isola presenta numerosi esemplari
                                                      18
arborei interessanti. Oltre ai soliti salici arbustivi ed arborei, ai pioppi ibridi e alla robinia (Robinia
pseudacacia) compaiono pioppi bianchi (Populus alba) e pioppi neri (Populus nigra) insieme a qualche
esemplare di farnia (Quercus robur), gelsi (Morus alba), noci (Juglans regia), ciliegi (Prunus avium) e
olmi (Ulmus minor). Tra gli arbusti troviamo aceri (Acer negundo e Acer campestre), sambuchi
(Sambucus ebulus e Sambucus nigra), Sanguinelle (Cornus sanguinea), rose selvatiche (Rosa sp.) e
indaco bastardo (Amorpha fruticosa). Nella lanca troviamo una tipica flora delle zone umide
caratterizzata da Azolla coroliniana, Lemna minor, Rorippa amphibia, Carex elata, Carex vescicaria,
Alisma platago-acquatica, Veronica anagallis-acquatica, Ranunculus sceleratus, Rorippa amphibia,
Lysimachia nummularia, Oenanthe sp., Iris pseudacorus, Phragmites australis e Phalaris arundinacea.
In alcune lanche dell’isola è stata segnalata la presenza di Salvinia natans e Trapa natans che andrebbe
riverificata perché molti di questi ambienti o non sono più presenti o hanno subito forti rimaneggiamenti.
Isola Deserto è caratterizzata da successioni vegetali non alterate dall’intervento umano che si
succedono dalle zone inondate a quelle emerse. Presenta, nella sua parte più elevata, un saliceto
arboreo maturo, mentre le zone a contatto con il fiume sono caratterizzate da comunità pioniere. Viene
segnalata la presenza di parassitosi o micosi che hanno interessato le piante più mature del saliceto. La
lanca che separa isola Deserto dalla terra ferma si presenta povera quanto a vegetazione elofitica, da
segnalare però la presenza della Trapa natans. Sulla sponda piacentina da segnalare la presenza di
grosse farnie presso la lanca di Cascina Colombaia Greppo.

Emergenze floristiche
Salvinia natans (?) , Trapa natans

Fauna
Dal punto di vista faunistico l’area è importante punto di sosta e alimentazione per i migratori. La
ricchezza di zone umide, anche di ridotta estensione, richiama numerose specie animali legate a questi
ambienti padani, come gli Ardeidi. Sui sabbioni e sulle isole nidificano rondini di mare, fraticelli e corrieri
piccoli. I boschi ripariali sono frequentati, durante il periodo riproduttivo, da lodolai (Falco subbuteo), gufi
comuni (Asio otus), picchi (Picoides major), rigogoli (Oriolus oriolus) e diverse specie di passeriformi,
come usignoli (Luscinia megarhynchos), capinere (Sylvia atricapilla), merli (Turdus merula), codibugnoli
(Aegithalos caudatus), cannaiole verdognole (Acrocephalus palustris) e canapini (Hippolais polyglotta).
Le lanche e le raccolte d’acqua sono utilizzate come siti riproduttivi da rospi (Bufo viridis), rane (Rana Kl
esculenta), raganelle (Hyla arborea) e tritoni crestati (Triturus cristatus). In alcune lanche sulla sponda
piacentina è stata segnalata la presenza della Rana toro (Rana catesbeiana). Per isola Serafini è stata
segnalata la presenza di alcuni pipistrelli (Eptesicus serotino, Pipistrellus kuhlii, Hypsugo savii).

Emergenze faunistiche
AGNATI : Petromyzon marinus.
OSTEITTI : Acipenser sturio, Acipenser naccarii, Huso huso, Rutilus pigus, Chondrostoma genei,
Barbus plebejus, Chondrostoma soetta, Sabanejewia larvata, Cobitis taenia, Alosa fallax, Esox lucius,
Gobio gobio, Barbus plebejus, Perca fluviatilis, Padogobius martensii.
ANFIBI : Bufo viridis, Rana Kl esculenta, Hyla arborea, Triturus carnifex.
RETTILI : Podarcis muralis, Podarcis sicula, Lacerta viridis.
UCCELLI : Anas platyrhynchos, Circus pygargus, Gallinula chloropus, Charadrius dubius, Sterna
hirundo, Sterna albifrons, Larus cachinnans, Streptopelia turtur, Columba palumbus, Cuculus canorus,
Asio otus, Alcedo atthis, Picoides major, Picus viridis, Jynx torquilla, Alauda arvensis, Hirundo rustica,
Motacilla flava, Motacilla alba, Troglodytes troglodytes, Luscinia magarhynchos, Cettia cetti, Saxicola
torquata, Turdus merula, Cisticola jiucidis, Acrocephalus palustris, Sylvia communis, Sylvia atricapilla,
Lanius collurio, Remiz pendulinus, Parus major, Oriolus oriolus, Passer montanus, Fringilla coelebs,
Carduelis chloris, Carduelis carduelis, Miliaria calandra, Merops apiaster.
MAMMIFERI : Sorex araneus, Crocidura suaveolens, Crocidura leucodon, Meles meles, Eptesicus
serotino, Pipistrellus kuhlii, Hypsugo savii.

Matrice territoriale
La matrice territoriale, per le isole, è costituita dal fiume con la sua fascia golenale che costituisce un
corridoio di contatto con altre aree di pregio naturalistico. Per la fascia di sponda piacentina la matrice
territoriale è sostanzialmente agricola.
                                                      19
Valore naturalistico : alto per la presenza di diverse tipologie ambientali e per la dinamica naturale
che caratterizza la vegetazione di isola Deserto. Poche specie segnalate di particolare rarità. Presenza
di un certo disturbo antropico.
Valore scientifico : alto nidificazione degli sternidi ; studio del fenomeno migratorio.
Valore didattico : alto, gli ambienti a vegetazione naturale in pianura stanno diventando sempre più
rari. L’area non si presenta attrezzata per la fruizione e non esistono strutture informative, a L.I.P.U. di
Cremona organizza visite guidate.
Valore paesaggistico : alto il corridoio ecologico del Po la pone in contatto con altre aree
naturalisticamente interessanti. Perché il fiume possa svolgere appieno questo ruolo, andrebbe ampliata
la fascia di rispetto tra il corso d’acqua e le coltivazioni.


Vincoli esistenti
Buona parte di isola Serafini e della sponda piacentina : Zona di tutela dei caratteri ambientali di laghi,
bacini e corsi d’acqua (art. 17 P.T.P.R.).
Corso d’acqua : invasi ed alvei di piena ordinaria di laghi, bacini e corsi d’acqua (artt. 18 e 24 P.T.P.R.).
Parte centrale di isola Serafini : Zona di particolare interesse paesaggistico-ambientale (art. 19
P.T.P.R.).
Poche aree di isola Serafini e isola Deserto : Zona di tutela naturalistica (art. 25 P.T.P.R).
Piano Faunistico Venatorio : isola Deserto e zone limitrofe sono zona addestramento cani, parte di isola
Serafini è azienda faunistico venatoria nell’ambito dell’A.T.C. 2.

Situazioni di degrado
Colmatura delle lanche, taglio della vegetazione spontanea, discariche abusive, bracconaggio, presenza
di specie alloctone (Sicyos angulatus, Amorpha fruticosa e nutria), impianti di pioppeti industriali.

Indirizzi gestionali
Ripristino dei boschi golenali, limitazione della pioppicoltura, conservazione e ripristino delle lanche,
bonifica delle discariche. Area proposta come “Sito di Importanza Comunitaria” secondo la Direttiva
Habitat.




                                                    20
                                                  Ambito territoriale    : bassa pianura
SCHEDA N. 8
                                                  Tipologie
Denominazione : Parco della Galleana
                                                  ambientali di pregio : Siepi e boschetti




Localizzazione : quartiere Galleana                              Quota : 60 m s.l.m.

Comune : Piacenza

C.T.R. : 162 S.O.



Descrizione ambientale
Negli ultimi anni una convenzione tra Stato e Comune ha permesso di accedere in una delle più vaste
aree militari comprese nel perimetro della città di Piacenza. Si è così costituito il primo parco cittadino: il
Parco della Galleana. Si tratta di un’area caratterizzata da vegetazione spontanea, anche se non
particolarmente pregiata, che alterna aree boscate a radure con una grande area centrale mantenuta a
prato. Un fossato si snoda nel settore ovest. L’area è percorsa da numerosi sentieri, alcuni dei quali
attraversano i boschetti del parco. L’area è attrezzata con punti di sosta, fontanelle per l’acqua,
pannellistica informativa. All’interno del parco sono presenti fortificazioni a “corona”, costruite dagli
austriaci quando l’Austria assunse il protettorato del Ducato di Parma e Piacenza, costituite da fossati,
terrapieni e muraglie in laterizio e risalenti alla prima metà dell’800.

Tipologie di vegetazione
L’area è stata oggetto di un unico rilevamento floristico effettuato dalle G.E.V. che ha interessato però
solo la componente arbustiva ed arborea. Tra gli arbusti evidenziati troviamo: il rovo (Rubus ulmifolius),
la rosa selvatica (Rosa canina), il prugnolo (Prunus spinosa), il biancospino (Crataegus monogyna), il
ligustro (Ligustrum vulgare), l’indaco bastardo (Amorpha fruticosa), il nocciolo (Corylus avellana), la
sanguinella (Cornus sanguinea), il corniolo (Cornus mas), la fusaggine (Euonymus europaeus) e il
sambuco (Sambucus nigra). Lo strato arboreo dominante è costituito principalmente da robinia (Robinia
pseudaccia), ma sono presenti anche farnie (Quercus robur), ontani bianchi (Alnus incana), carpini neri
(Ostrya carpinifolia), gelsi comuni (Morus alba), ciliegi (Prunus avium), aceri campestri (Acer
campestre), pioppi (P. nigra, P. sp.), tigli coltivati (Tilia x vulgaris) e olmi (Ulmus campestris).

Fauna
La fauna del Parco della Galleana non è mai stata oggetto di studio faunistico, i dati riportati sono riferiti
ad osservazioni personali. Per quanto riguarda la comunità ornitica nidificante nel Parco della Galleana
sono state effetuate le seguenti osservazioni : passere domestiche (Passer domesticus), storni (Sturnus
vulgaris), ghiandaie (Garrulus glandarius), picchi rossi maggiori (Picoides major), fringuelli (Fringilla
coelebs), codibugnoli (Aegithalos caudatus), cinciarelle (Parus caeruleus), cinciallegre (Parus major),
merli (Turdus merula), trotore dal collare orientale (Streptopelia decaocto), capinere (Sylvia atricapilla),
usignoli (Luscinia megarhyncos), gazze (Pica pica), cornacchie (Corvus corone cornix) e assioli (Otus
scops).
Tra i mammiferi rilevata la presenza della talpa (Talpa europaea), del riccio (Erinaceus europaeus) e di
due specie di pipistrelli : il pipistrello albolimbato (Pipistrellus Kuhlii) e il serotino comune (Eptesicus
serotino) (Antonio Ruggieri com. pers.), entrambe comuni nella pianura Padana.
Non sono state rilevate alcune specie di anfibi e solo due specie di rettili : la lucertola muraiola (Podarcis
muralis) e il biacco (Coluber viridiflavus).

Emergenze faunistiche
RETTILI : Podarcis muralis, Coluber viridiflavus.
                                                     21
UCCELLI : Turdus merula, Parus major, Parus caeruleus, Fringilla coelebs, Sylvia atricapilla, Picoides
major, Luscinia megarhynchos, Aegithalos caudatus, Streptopelia decaocto, Otus scops.
MAMMIFERI : Talpa europaea, Erinaceus europaeus, Pipistrellus kuhlii, Eptesicus serotino.

Matrice territoriale
Alla periferia del contesto urbano in contatto con la prima campagna coltivata.


Valore naturalistico : molto alto poiché sono presenti diverse tipologie ambientali (bosco, prati,
arbusteti) caratterizzate da vegetazione spontanea e l’area persiste in un ambito urbano. Non si
riscontrano, dai pochi elementi a disposizione, specie rare, ma la presenza di alcuni animali e di alcune
piante è da ritenersi ugualmente interessante considerando la collocazione dell’area. Sono numerosi i
fruitori.
Valore scientifico : medio importante per studiare la fauna dei parchi urbani.
Valore didattico : molto alto per l’unicità dell’area, l’elevata fruibilità e la presenza sentieri attrezzati. E’
a disposizione dei fruitori una pannellistica che illustra le tipiche presenza faunistiche e floristiche del
parco.
Valore paesaggistico : molto alto per la vastità dell’area, boscata presente in un contesto urbano.
Essendo un parco cittadino è di per sé isolato, anche se la collocazione periferica lo pone in contatto
con i primi campi esterni all’area urbana.


Vincoli esistenti
Area destinata a verde pubblico attrezzato (P.R.G. comunale). Il parco è interessato da un progetto del
Comune di Piacenza.

Situazioni di degrado
Eccessiva presenza di Robinia nella compagine arborea.

Indirizzi gestionali
Con discrezione sostenere lo sviluppo della flora autoctona. Si vede positivamente anche la presenza di
un’area umida.




                                                      22
                                                  Ambito territoriale    : alta pianura
SCHEDA N. 9
                                                  Tipologie
Denominazione : Risorgive di
                                                  ambientali di pregio :  risorgive
           Castel S. Giovanni




Localizzazione : a est di Castel S. Giovanni in loc.                Quota : 59-76 m s.l.m.
                     Fontana Pradosa
Comune : Castel S. Giovanni

C.T.R. : 161 S.O.

Descrizione ambientale
Questo gruppo di risorgive si può considerare parte di un unico sistema. L’alveo del fiume Po è costituito
da alluvioni oloceniche, mentre le pareti laterali sono modellate nelle alluvioni pleistoceniche. Il limite fra
tali formazioni è caratterizzato, nel tratto compreso tra Castel S. Giovanni e Sarmato, da una serie di
sorgenti che confluiscono in un canale recettore che scorre parallelo al fiume Po ai piedi del terrazzo. La
portata è notevole e costante tutto l’anno, viene stimata intorno ai 60 l/s. Il fondo sabbioso è mantenuto
pulito da periodiche manutenzioni. La vegetazione ripariale costituisce una rigogliosa siepe che
accompagna i canali per lunghi tratti.

Emergenze geomorfologiche
Risorgive, terrazzi pleistocenici

Tipologie di vegetazione
La flora ripariale è costituita da aceri (Acer campestris), pioppi (Populus alba), salici (Salix alba),
prugnolo (Prunus spinosa), farnie (Quercus robur), olmi (Ulmus minor), e robinia (Robinia pesudacacia).
La componente erbacea è costituita da numerose viole (Viola sp.), talvolta sono presenti la cannuccia
palustre (Phragmites australis) e il coltellaccio (Sparganium erectum), è presente anche la felce palustre
(Polystichum telypteris). La flora idrofitica ed elofitica è costituita da crescioni (Nasturtium officinale e
Veronica anagallis-acquatica), erba gamberaia (Callitriche stagnatilis), sedano d’acqua (Apium
nodiflorum) e menta acquatica (Mentha acquatica).

Fauna
Molto ricca la comunità di macroinvertebrati bentonici, tra i pesci da segnalare la presenza dello
spinarello (Gasterosteus aculeatus). Per gli anfibi è stata segnalata la presenza della rana esculenta
(Rana “esculenta” complex), del tritone punteggiato (Triturus vulgaris) e della rana di Lataste (Rana
latastei). La comunità ornitica presenta tipici rappresentanti delle siepi alberate di pianura quali fringuelli
(Fringilla coelebs), cardellini (Carduelis carduelis), merli (Turdus merula), scricioli (Troglodytes
troglodytes), capinere (Sylvia atricapilla) e cinciallegre (Parus major). Individuata anche la gallinella
d’acqua (Gallinula chloropus).

Emergenze faunistiche
PESCI : Gasterosteus aculeatus :
ANFIBI : Triturus vulgaris, Rana kl esculenta, Rana latastei.
UCCELLI : Gallinula chloropus, Turdus merula, Parus major, Fringilla coelebs, Carduelis carduelis,
Troglodytes troglodytes, Sylvia atricapilla.



Matrice territoriale
La matrice territoriale è agricola




                                                     23
Valore naturalistico : Discreto considerando che le aree in esame emergono in un contesto agricolo
monotono. Vi è una buona diversità ambientale, ma non vengono segnalate specie di particolare rarità.
Il disturbo antropico è elevato e spesso causa danni irreparabili a questi delicati ecosistemi, come
l’interramento del polle o il loro deterioramento.
Valore scientifico : sufficiente determinato dalla possibilità di studiare la distribuzione degli anfibi e il
fenomeno di risorgiva.
Valore didattico : discreto vista la particolarità di questi ambienti e il facile accesso, manca
completamente qualunque strumento didattico.
Valore paesaggistico : buono perché si tratta di elementi paesaggistici che emergono in un contesto
altrimenti monotono. Il contesto è agricolo, le polle sorgive sono distribuite su un’area piuttosto vasta e
vicino ad altri nuclei di risorgive, ma i contatti sono limitati poiché in queste zone di pianura molte siepi
sono state eliminate per rendere più agevoli le operazioni colturali meccanizzate.

Vincoli esistenti
Zona di tutela naturalistica (art. 25 P.T.P.R.).
Zona di particolare interesse paesaggistico-ambientale (art. 19 P.T.P.R.).
Area sottoposta a parziale regime di tutela poiché presenta il livello peziometrico della prima falda
stabilmente o stagionalmente posto a profondità inferiore a 3 m dal piano di campagna.
Piano Faunistico Venatorio: area inclusa nell’ambito dell’A.T.C. 1.

Situazioni di degrado
Taglio della vegetazione spontanea, interramento delle risorgive, inquinanti da reflui dei campi e da
scarichi civili, cementificazione delle polle sorgive.

Indirizzi gestionali
Conservazione delle polle sorgive, conservazione della vegetazione arborea, arbustiva ed erbacea, ove
presente, e ripristino delle situazioni degradate. La zona era stata proposta come Area di Riequilibrio
Ecologico.




                                                    24
                                                  Ambito territoriale    : alta pianura
SCHEDA N. 10
                                                  Tipologie
Denominazione : Risorgive di Pontenure
                                                  ambientali di pregio :  risorgive




Localizzazione : a est di Pontenure, a sud                         Quota : 65 m s.l.m.
                    della via Emilia
Comune : Pontenure

C.T.R. : 180 N.O.

Descrizione ambientale
Area comprendente poche e modeste manifestazioni risorgive stagionali. Le acque sotterranee
superficiali, provenienti dai bacini limitrofi, risalgono quando si trovano di fronte a depositi costituiti da
materiali fini. Ciò accade quasi a ridosso della via Emilia. Le sorgenti di questo gruppo presentano
carattere stagionale e portate modeste. Nel corso dello studio effettuato nel 1988 uno di questi fontanili
è stato completamente eliminato.

Emergenze geomorfologiche
Risorgive

Tipologie di vegetazione
I fontanili emergono in una pianura fertile e abitata da lunghissimo tempo, dove un’agricoltura intensiva
ha utilizzato tutti gli spazi disponibili. La vegetazione che le circonda scarsa, ma di rilevante pregio
ambientale per la presenza di bordure con spiccate caratteristiche igrofile nella piana coltivata. Da
segnalare la presenza di esemplari di pioppo (Populus sp.), farnia (Quercus robur), ontano nero (Alnus
glutinosa) che circondano una delle risorgive, la più vicina a Ca’ Bosco Calestani. Non vi è presenza di
flora acquatica, sono stati riscontrati solo popolamenti di alghe filamentose.

Fauna
Dai dati in possesso viene segnalata solamente la presenza dell’usignolo (Luscinia megarhynchos).

Emergenze faunistiche
UCCELLI : Luscinia magarhynchos.

Matrice territoriale
La matrice territoriale è agricola

Valore naturalistico : alto considerando che le aree in esame emergono in un contesto agricolo
monotono. Vi è una buona diversità ambientale, ma non vengono segnalate specie rare. Il disturbo
antropico è elevato e spesso causa danni irreparabili a questi delicati ecosistemi, come l’interramento
del polle o il loro deterioramento.
Valore scientifico : medio determinato dalla possibilità di studiare la distribuzione degli anfibi e il
fenomeno di risorgiva.
Valore didattico : alto vista la particolarità di questi ambienti e il facile accesso, manca completamente
qualunque strumento didattico.
Valore paesaggistico : alto, l’area occupata è modesta, ma si tratta pursempre di elementi
paesaggistici originali che emergono in un contesto altrimenti monotono. L’intorno è fruttato da
un’agricoltura intensiva, relativamente vicino sono presenti altri nuclei sorgivi, ma non sono in contatto
poiché in queste zone di pianura molte siepi sono state eliminate per rendere più agevoli le operazioni
colturali meccanizzate.


Vincoli esistenti
Area sottoposta a parziale regime di tutela poiché presenta il livello peziometrico della prima falda
                                                     25
stabilmente o stagionalmente posto a profondità inferiore a 3 m dal piano di campagna.
Zona di rispetto nell’ambito dell’A.T.C. 14.

Situazioni di degrado
Taglio della vegetazione spontanea, interramento delle risorgive, inquinanti da reflui dei campi.

Indirizzi gestionali
Conservazione delle polle sorgive, conservazione della vegetazione arborea, arbustiva ed erbacea, ove
presente, e ripristino delle situazioni degradate. La zona era stata proposta come Area di Riequilibrio
Ecologico.




                                                   26
                                                  Ambito territoriale    : alta pianura
SCHEDA N. 11
                                                  Tipologie
Denominazione : Risorgive area Chero
                                                  ambientali di pregio :  risorgive




Localizzazione : area compresa tra il Chiavenna e il Nure, Quota : 60-120 m s.l.m.
               Carpaneto e Cadeo, a sud della via Emilia
Comune : S, Giorgio, Carpaneto, Cadeo

C.T.R. : 180 N.E. 180 N.O.



Descrizione ambientale
Questo gruppo di risorgive risulta sensibilmente spostato verso monte rispetto all’andamento generale in
ragione di una particolare struttura dei depositi alluvionali. Queste risorgive si rinvengono a ridosso del
margine orientale dell’ampia ed alta conoide del torrente Nure dove, nella parte più depressa, i depositi
risultano costituiti da materiali fini. Le acque, anche dei bacini limitrofi, trovano naturale sbarramento in
tali sedimenti e vengono a giorno. Le sorgenti di questo gruppo sono stagionali e con portate modeste.
La più cospicua e perenne risulta ubicata in località S. Giustina nel comune di Cadeo. All’epoca dello
studio effettuato dall’Amministrazione Provinciale di Piacenza nel 1988 presentava una portata intorno ai
30 l/s. Due risorgive in località Zappellazzo Ferrari, in comune di Carpaneto, e una in località il Bosco,
nel comune di Cadeo, sono state cementate ora si presentano come vasconi di forma regolare che
raccolgono il flusso di risorgiva. Alcune polle sorgive, presenti nel comune di Cadeo, sono state
interrate, mentre altre sono in corso di interramento.

Emergenze geomorfologiche
Risorgive

Tipologie di vegetazione
Alcuni fontanili presenti nell’area sono circondati da una buona vegetazione arborea ed arbustiva. Tra le
arboree troviamo aceri (Acer campestris), olmi (Ulmus campestirs), pioppi (Populus nigra e populus sp.),
ontani neri (Alnus glutinosa), farnie (Quercus robur), salici (Salix alba), gelsi (Morus alba), ciliegi
(Prunus avium) e robinie. Gli arbusti sono noccioli (Corilus avellana), sanguinelle (Cornus sanguinea),
sambuchi (Sambucus nigra) e biancospini (Crataegus monogyna). La flora idrofitica ed elofitica è
composta da crescione (Nasturtium officinale e Veronica anagallis-acquatica), lenticchie d’acqua
(Lemna minor e Lemna trisulca), erba gamberaia (Callitriche stagnatilis), sedano d’acqua (Apium
nodiflorum), mestolaccia comune (Alisma platago-acquatica), menta d’acqua (Mentha acquatica),
brasche (Potamogeton natans e Potamogetum posillus) e lisca maggiore (Typha latifolia).

Fauna
Le acque di questi fontanili, ricche di ossigeno, caratterizzate da modeste escursioni termiche nell’anno,
presentano una macrofauna invertebrata generalmente abbondante e ben diversificata anche se è da
segnalare la presenza in alcuni invasi di sostanze inquinanti (scarichi di letame o presenza di canali di
scarico fognari) che appiattiscono e banalizzano le comunità. Importante la presenza in una risorgiva di
S. Giorgio di numerosi esemplari, in vari stadi di sviluppo, di gambero di fiume (Austropotamobius
pallipes). Numerosi anfibi si rinvengono in questi ambienti raganelle (Hyla arborea), rane verdi (Rana
“esculenta” complex) e tritoni (Triturus vulgaris, Triturus alpestris e Triturus carnifex). Da sottolineare la
presenza del tritone alpestre a quote così basse. Segnalata anche la presenza della natrice e della
lucertola muraiola in un fontanile sito in comune di S. Giorgio in località Zappellazzo Ferrari. Questi
ambienti particolari attirano anche molti uccelli, è segnalata la presenza dell’usignolo (Luscinia
megarhynchos), della cutrettola (Motacilla flava), dello stiaccino (Saxicola rubetra), del fringuello
                                                     27
(Fringilla coelebs), del merlo (Turdus merula), del picchio verde (Picus viridis), del picchio muratore
(Sitta europaea), della cinciallegra (Parus major), del pettirosso (Erithacus rubecola), del lui piccolo
(Phylloscopus collybita), della ghiandaia (Garrulus glandarius), della cornacchia (Corvus corone cornix),
della gazza (Pica pica), della gallinella d’acqua (Gallinula chloropus) e della civetta (Athene noctua).

Emergenze faunistiche
ANFIBI : Triturus carnifex, Triturus vulgaris, Hyla arborea, Rana kl esculenta.
RETTILI : Podarcis muralis, Natrix natrix.
UCCELLI : Gallinula chloropus, Athene noctua, Picus viridis, Motacilla flava, Erithacus rubecola,
Luscinia magarhynchos, Saxicola rubetra, Turdus merula, Parus major, Fringilla coelebs, Sitta
europaea,Phylloscopus collybita.

Matrice territoriale
La matrice territoriale è agricola



Valore naturalistico : alto considerando che le aree in esame emergono in un contesto agricolo
monotono. Vi è una buona diversità ambientale, ma non vengono segnalate specie rare. Il disturbo
antropico è elevato e spesso causa danni irreparabili a questi delicati ecosistemi, come l’interramento
del polle o il loro deterioramento.
Valore scientifico : medio determinato dalla possibilità di studiare la distribuzione degli anfibi e il
fenomeno di risorgiva.
Valore didattico : medio vista la particolarità di questi ambienti e il facile accesso, manca
completamente qualunque strumento didattico.
Valore paesaggistico : alto perché si tratta di elementi paesaggistici che emergono in un contesto
altrimenti monotono. Il contesto è agricolo, le polle sorgive sono distribuite su un’area piuttosto vasta e
vicino ad altri nuclei di risorgive, ma i contatti sono limitati poiché in queste zone di pianura molte siepi
sono state eliminate per rendere più agevoli le operazioni colturali meccanizzate.




Vincoli esistenti
Lungo i corsi d’acqua : Zona di tutela dei caratteri ambientali di laghi, bacini e corsi d’acqua (art. 17
P.T.P.R.).
Area sottoposta a parziale regime di tutela poiché presenta il livello peziometrico della prima falda
stabilmente o stagionalmente posto a profondità inferiore a 3 m dal piano di campagna.
Piano Faunistico Venatorio : l’area verso il torrente Nure è zona di ripopolamento e cattura, buona parte
è invece azienda faunistico venatoria nell’ambito dell’A.T.C. 14.

Situazioni di degrado
Taglio della vegetazione spontanea, interramento delle risorgive, inquinanti da reflui dei campi,
cementificazione delle polle sorgive.

Indirizzi gestionali
Conservazione delle polle sorgive, conservazione della vegetazione arborea, arbustiva ed erbacea, ove
presente, e ripristino delle situazioni degradate. La zona era stata proposta come Area di Riequilibrio
Ecologico.




                                                    28
SCHEDA N. 12                                       Ambito territoriale     : bassa pianura

                                                   Tipologie
Denominazione : Risorgive di
                                                   ambientali di pregio :  risorgive
            Fiorenzuola d’Arda



Localizzazione : intorno a Fiorenzuola d’Arda                        Quota : 47-90 m s.l.m.
                    a sud della via Emilia
Comuni : Fiorenzuola d’Arda, Alseno, Cadeo
                e Besenzone

C.T.R. : 180 N.E.


Descrizione ambientale
Questo gruppo è composto da un gran numero di risorgive che devono la loro origine alla variazione
granulometrica dei sedimenti alluvionali. L’alta pianura, formata dalle conoidi alluvionali (costituite, per lo
più, da materiale grossolano), data l’alta permeabilità del substrato, costituisce il principale punto di
ricarica della falda acquifera del territorio. Man mano che la pendenza diminuisce si trovano sedimenti
più fini, come argille e limo, che costituiscono i suoli della bassa pianura, questi sedimenti sono una
barriera per le acque sotterranee che scorrono verso il Po, l’acqua infatti non riuscendo a defluire
attraverso tali sedimenti si accumula venendo a giorno. Già nell’XI secolo queste sorgenti venivano
captate scavando una pozza circolare intorno al punto di risorgenza e convogliando le acque raccolte in
canali di deflusso. Le zone interessate dai fontanili, una volta bonificate, potevano godere di una
continua disponibilità idrica. Centri di attività importanti potevano costituirsi in queste zone di terre fertili
ed irrigue, come probabilmente è stato per la fondazione dell’Abazia di Chieravalle, centro motore dello
sviluppo della zona. Non tutte le sorgenti sono perenni e spesso le dimensioni e le portate sono
modeste. Alcune però mantengono la portata in tutte le stagioni, tra queste possiamo segnalare un
fontanile nella zona di Chiaravalle con portata di magra intorno ai 30 l/s e due intorno all’abitato di
Basilea Duce con portata di 30 l/s e 60 l/s. Il bacino idrografico principale che alimenta il fenomeno è
quello del torrente Arda.

Emergenze geomorfologiche
Risorgive

Tipologie di vegetazione
L’area si trova inserita nel tipico paesaggio agricolo padano caratterizzato da coltivazioni intensive con
scarsa presenza di siepi e filari. Le risorgive costituiscono un motivo di originalità anche per la presenza
lungo i canali di deflusso delle acque, nonché di quelli di bonifica dei campi, di zone a vegetazione
spontanea e di filari di alberi. I dintorni dei fontanili sono anche caratterizzati dalla presenza di prati
stabili laddove il suolo si presenta umido e surtumoso. Dove i fontanili vengono spurgati saltuariamente
si instaura una vegetazione acquatica costituita prevalentemente da menta acquatica (Mentha
acquatica) e crescione (Veronica angallis-acquatica), sulla quale si inseriscono esemplari di coltellaccio
(Sparganium erectum) e tifa (Typha latifolia). Di solito è abbondante anche la lenticchia d’acqua (Lemna
minor, talvolta L. trisulca). Le specie più caratteristiche dei fontanili come il Nasturtium officinale, l’erba
gamberaia (Callitriche stagnatilis) e il sedano d’acqua (Apium nodiflorum) sono presenti solo dove lo
spessore dei sedimenti è minore o nelle aste di deflusso ove l’acqua è leggermente corrente. In queste
zone di pianura molte siepi sono state man mano eliminate per rendere più agevoli le operazioni colturali
meccanizzate. I residui filari arborei sono comunque ben strutturati. Presentano normalmente un buon
strato arbustivo con esemplari di sanguinella (Cornus sanguinea), biancospino (Crataegus monogyna),
nocciolo (Colrylus avellana), rosa selvatica (Rosa canina), prugnolo (Prunus spinosa), ligustro
(Ligustrum vulgare), sambuco nero (Sambucus niger), caprifoglio peloso (Lonicera xylosteum) e più
raramente la fusaggine (Euonynus europaeus) e lo spincervino (Rhamnus cathartica). Tra le arboree da
menzionare specie di un certo interesse come il frassino (Fraxinus excelsior) e la farnia (Quercus robur)
oltre ad esemplari di aceri (Acer campastris), pioppi (Populus sp.), salici (Salix alba e Salix cinerea),
olmi (Ulmus minore e Ulmus campestre), noci (Juglans regia) e robinia (Robinia pesudacacia). La
componente erbacea è costituita da abbondante cardamine (Cardamine cfr. pratensis), carici (Carex
                                                      29
sp.), Cyperus fuscus, quattrinella (Lysimachia nummularia), favagello (Ranunculus ficaria), consolida
maggiore (Symphytum officinale), epilobio di palude (Epilobium palustre), equiseto di palude (Equisetum
palustre), Altèa (Althaea officinalis), erba strega (Stachis palustris), non ti scordar di me (Mysotys
palustris), erba astrologa (Aristolochia rotunda), viole (Viola sp.), dulcamara (Solanum dulcamara),
salciarella (Lythrum salicaria) e lino d’acqua (Samolus velernadi). Importante la presenza del
campanellino (Leucojum aestivum) e della pervinca (Vinca minor).

Emergenze floristiche
Leucojum aestivum, Vinca minor, Althaea officinalis, Fraxinus excelsior

Fauna
Molto ricca la comunità di macroinvertebrati bentonici, tra cui ritroviamo il gambero di fiume
(Austropotamobius pallipes). Di notevole interesse la presenza del luccio (Esox lucius) che predilige
acque limpide e ben ossigenate come quelle dei fontanili per la deposizione delle uova. Immessi pesci
gatto (Ictalurus melas) in alcuni fontanili nel Comune di Fiorenzuola presso Baselicaduce. Altri pesci
presenti : cavedani (Luciscus cephalus), scardole (Scardinius erythrophtalmus) e gambusie (Gambusia
holbrooki). Per gli anfibi è stata segnalata la presenza della rana esculenta (Rana “esculenta” complex),
della raganella (Hyla arborea) e del tritone punteggiato (Triturus vulgaris). La comunità ornitica presenta
tipici rappresentanti delle siepi alberate di pianura quali fringuelli (Fringilla coelebs), cardellini (Carduelis
carduelis), merli (Turdus merula), tortore (Streptopelia turtur), cuculi (Cuculus canorus), picchi (Picus
visridis e Picoides major), usignoli (Luscinia megarhynchos), usignoli di fiume (Cettia cetti), pettirossi
(Erithacus rubecula), scriccioli (Troglodytes troglodytes), codibugnoli (Aegithalos caudatus), rigogolo
(Oriolus oriolus), averla piccola (Lanius collurio), ghiandaia (Garrulus glandarius), gazza (Pica pica),
cornacchia grigia (Corvus corone cornix), storno (Sturnus vulgaris), Passeri (Passer domesticus e
Passer montanus), capinere (Sylvia atricapilla) e cinciallegre (Parus major). Individuati anche alcuni
tipici frequentatori delle zone umide quali nitticore (Nycticorax nycticorax), aironi cenerini (Ardea
cinerea), alzavole (Anas crecca), germani reali (Anas Platyrhyncos) e le gallinelle d’acqua (Gallinula
chloropus). E’ stato segnalato anche il tasso (Meles meles), alcune tane erano presenti sull’argine del
Canaletto nel Comune di Alseno.

Emergenze faunistiche
PESCI : Esox lucius.
ANFIBI : Triturus vulgaris, Rana kl esculenta, Hyla arborea.
UCCELLI : Gallinula chloropus, Turdus merula, Parus major, Fringilla coelebs, Carduelis carduelis,
Sylvia atricapilla, Streptopelia turtur, Cuculus canorus, Picus visridis Picoides major, Luscinia
megarhynchos, Cettia cetti, Erithacus rubecula, Troglodytes troglodytes, Aegithalos caudatus, Oriolus
oriolus, Lanius collurio, Passer montanus, Parus major, Nycticorax nycticorax, Ardea cinerea, Anas
crecca, Anas Platyrhyncos, Gallinula chloropus.
MAMMIFERI : Meles meles.


Matrice territoriale
La matrice territoriale è agricola con vaste distese a seminativo.




Valore naturalistico : Alto anche considerando che le aree in esame emergono in un contesto agricolo
monotono. Vi è una buona diversità ambientale e la presenza di alcune specie rare. Il disturbo antropico
è elevato e spesso causa danni irreparabili a questi delicati ecosistemi, come l’interramento del polle o il
loro deterioramento.
                                                      30
Valore scientifico : medio determinato dalla possibilità di studiare la distribuzione degli anfibi e il
fenomeno di risorgiva.
Valore didattico : medio vista la particolarità di questi ambienti e il facile accesso, manca
completamente qualunque strumento didattico.
Valore paesaggistico : alto perché si tratta di elementi paesaggistici che emergono in un contesto
altrimenti monotono. Il contesto è agricolo, le polle sorgive sono distribuite su un’area piuttosto vasta e
vicino ad altri nuclei di risorgive, ma i contatti sono limitati poiché in queste zone di pianura molte siepi
sono state eliminate per rendere più agevoli le operazioni colturali meccanizzate.


Vincoli esistenti
Lungo i corsi d’acqua : Zona di tutela dei caratteri ambientali di laghi, bacini e corsi d’acqua (art. 17
P.T.P.R.).
Aree vicino all’Arda : di accertata e rilevante consistenza archeologica (art. 21 P.T.P.R.).
Area sottoposta a parziale regime di tutela poiché presenta il livello peziometrico della prima falda
stabilmente o stagionalmente posto a profondità inferiore a 3 m dal piano di campagna.
Parte dell’area è potenzialmente destinata a progetti di tutela recupero e valorizzazione (art. 32
P.T.P.R.).
Piano Faunistico Venatorio : parte dell’area è zona di ripopolamento e cattura, parte area di rispetto
nell’ambito dell’A.T.C. 2, alcune aree ricadono nella zona di rispetto dell’A.T.C. 15.

Situazioni di degrado
Taglio della vegetazione spontanea, interramento delle risorgive, inquinanti da reflui dei campi e da
scarichi civili, cementificazione delle polle sorgive.

Indirizzi gestionali
Conservazione delle polle sorgive, conservazione della vegetazione arborea, arbustiva ed erbacea, ove
presente, e ripristino delle situazioni degradate. La zona era stata proposta come Area di Riequilibrio
Ecologico.




                                                    31
                                                  Ambito territoriale    : alta pianura
SCHEDA N. 13
                                                  Tipologie
Denominazione : Bosco di Fornace
                                                  ambientali di pregio :  formazioni vegetali planiziali
                   Vecchia                                                    relittuali




Localizzazione : S. Rocco di Podenzano                             Quota : 111 m s.l.m.

Comune : Podenzano                                                 Estensione : 16,50 ha

C.T.R. : 180 NO


Descrizione ambientale
Il Bosco della Fornace vecchia rappresenta uno degli ultimi lembi di foresta planiziale presenti in tutta la
pianura Padana. Un tempo infatti la pianura era interessata da una estesa foresta di querce, carpini
bianchi, frassini, olmi, aceri che si estendeva fino al piano montano. Attualmente di questo enorme
patrimonio boschivo, per effetto dell’intenso sfruttamento agricolo, sono rimaste solo le vestigia. Gli
ultimi boschi, inoltre, sono spesso confinati sui terreni più acclivi o poveri oppure in aree golenali e per
questo gli esempi reperibili sul territorio regionale mostrano spesso aspetti di impoverimento rispetto
all’antico querceto mesofilo. La conservazione e la gestione di tali residui appare oggi come uno dei
temi più importanti della conservazione biologica nella pianura Padana.
L’area si trova collocata nella zona perifluviale del torrente Nure. E’ di proprietà dell’Azienda Di Servizi
Municipalizzati di Piacenza poiché ospita una galleria filtrante che capta le acque del torrente Nure e il
relativo sistema di regolazione e potabilizzazione. Presenta caratteristici terrazzamenti perifluviali che
degradano, con una percettibile pendenza, verso il torrente Nure. La copertura vegetale è composta da
un querceto relativamente strutturato, nel settore sud-ovest, e da praterie aridofile con pochi arbusti, nel
settore nord-est. La compagine arboreo-arbustiva risente dell’abbassamento della falda freatica
determinata dall’inalveamento del Nure che porta ad un evoluzione verso vegetazioni più svincolate
dall’acqua.

Emergenze geomorfologiche
Terrazzi perifluviali

Tipologie di vegetazione
Lo strato arboreo dominante è costituito da varie specie di querce quali Roverella (Quercus pubescens),
Rovere (Quercus patraea), Cerro (Quercus cerris) e Quercia di Delechamps (Quercus delechampii).
Quest’ultima, molto simile alla rovere con la quale viene spesso confusa, sembra essere piuttosto rara,
anche se, data la somiglianza, è possibile che non venga sempre rilevata in modo corretto. La
compagine arborea è rappresentata inoltre dall’ontano bianco (Alnus incana), dal carpino nero (Ostrya
carpinifolia), dal castagno (Castanea sativa), dal noce comune (Juglans regia), dalla Robinia (Robinia
pseudacacia), dal gelso comune (Morus alba), dal Frassino comune (Fraxinus excelsior), dall’orniello
(Faxinus ornus), dal ciliegio (Prunus avium), dall’acero campestre (Acer campestre), dai pioppi (Populus
alba, P. canadensis, P. nigra, P. tremula), dal tiglio coltivato (Tilia x vulgaris) e dagli olmi (Ulmus laevis,
U. minor). La componente arbustiva si presenta particolarmente ricca e diversificata, troviamo il rovo
comune (Rubus ulmifolius), il rovo bluastro (Rubus caesius), la rosa selvatica (Rosa canina), il prugnolo
(Prunus spinosa), il mirabolano (Prunus cerasifera), il biancospino (Crataegus monogyna), il ligustro
(Ligustrum vulgare), il cisto a foglie sessili (Cytisus sessifolius), la cornetta dondolina (Coronilla emerus),
l’indaco bastardo (Amorpha fruticosa), l’olivello spinoso (Hippophae rhamnoides), il ginepro comune
(Juniperus communis), il nocciolo (Corylus avellana), la sanguinella (Cornus sanguinea), il corniolo
(Cornus mas), la fusaggine (Euonymus europaeus), il viburno lantana (Viburnum lantana), il sambuco
(Sambucus nigra) e il bosso (Buxus sempervirens). Nelle praterie aride troviamo diverse erbacee
adattate a suoli poveri e a lunghe carenze idriche quali le graminacee (Bromus, Avena, Brachypodium,
                                                     32
Dactilis e Hordeum), l’erba viperina (Echium vulgare), l’eliantemo (Heliantemum nummularium), il
millefiolio (Achillea millefolium), la camomilla dei tintori (Anthemis tinctoria), il perpetuini d’Italia
(Helichysum italicum), l’erba mara selvatica (Tanacetum vulgare), la borracina bianca (Sedum album), la
borracina insipida (Sedum sexangulare), lo sferracavallo comune (Hippocrepis comosa), la reseda
comune (Reseda lutea) e la salvastrella minore (Sanguisorba minor), tra le quali spiccano le bellissime
fioriture delle orchidee selvatiche (Anacamptis pyramidalis, Cephalantera longifolia, Ophrys fuciflora,
Orchis morio), dei gladioli dei campi (Gladiolus italicus), della salvia comune (Salvia pratensis), della
linajola comune (Linaria vulgaris) e del lilioasfodelo minore (Anthericum ramosum). In questo ambiente
piuttosto localizzato si rinviene anche l’issopo (Hyssopus officinalis). Nelle aree boscate sono presenti
erbacee adattate a zone più fresche, umide e sciafile come l’alliaria comune (Alliaria petiolata), l’ellera
terrestre comune (Glechoma ederacea), il giaggiolo paonazzo (Iris germanica) e l’asparago selvatico
(Asparagus tenuifolius) oltre a tipiche rampicanti quali l’edera (Hedera helix), il tamo (Tamus communis)
e la clematide vitalba (Clematis vitalba).

Emergenze floristiche
Anacamptis pyramidalis, Cephalantera longifolia, Ophrys fuciflora, Orchis morio, Hyssopus officinalis,
Fraxinus excelsior

Fauna
La comunità ornitica nidificante del Bosco della Fornace Vecchia è composta da diciassette specie, non
considerando la passera d’Italia e lo storno che nidificano in edifici rurali marginali all’area. Le specie
appartengono tutte alla tipica comunità ornitica dei boschi planiziali padani, in particolare la ghiandaia
(Garrulus glandarius), il picchio rosso maggiore (Picides major) e il picchio verde (Picus viridis), Il
fringuello (Fringilla coelebs), il codibugnolo (Aegithalos caudatus) e la cinciarella (Parus caeruelus).
La specie dominante è il fagiano (Phasianus colchicus). Tale densità elevata è da imputarsi, oltre
al fatto che l’area in oggetto presenta condizioni ambientali (settori boscati alternati a radure con
una buon sviluppo della componente erbacea ed arbustiva) ottimali per questa specie, soprattutto
all’interdizione dell’attività venatoria in tutta l’area. Situazione questa che porta spesso ad avere
alte densità di questo Galliforme come rilevato da altri autori (Bogliani, 1988). Altre specie
frequenti sono l’usignolo, la capinera e il merlo.
Una coppia di sparvieri (Accipiter nisus) è stata avvistata più volte durante la ricerca condotta dal Museo
di Storia Naturale di Piacenza su incarico dell’Azienda Municipalizzata di Piacenza nel 1997, si ritiene
pertanto che abbia nidificato nell’area in esame.
La comunità microteriologica terricola rilevata per il bosco della Fornace non appare particolarmente
diversificata ed è dominata da specie pressoché ubiquitarie. Il più comune è il topolino selvatico
(Apodemus sylvaticus), seguito da due specie di crocidure, (Crocidura suaveolens e Crocidura
leucodon) e dal toporagno comune (Sorex araneus).
La presenza di diversi nidi e gli avvistamenti confermano l’utilizzo del bosco della Fornace da parte dello
scoiattolo (Sciurus vulgaris). Questa presenza è stata verificata anche per il parco dell’abitato di San
Giorgio. Si ritiene possibile un interscambio di individui tra le due popolazioni. L’indagine faunistica ha
messo in evidenza la frequentazione dell’area da parte di tre specie di Carnivori. La Faina (Martes foina)
è stata contattata tramite il rinvenimento di fatte lungo i principali sentieri, mentre la presenza della volpe
(Vulpes vulpes) e del tasso (Meles meles) è stata rilevata con la scoperta di due sistemi di tana
localizzati nel settore sud del bosco maturo.
Durante l’anno di indagine è stata rilevata più volte, in particolare nelle aree a rimboschimento e nei prati
aridi, la presenza della lepre (Lepus europaeus).
Lo studio sulla chirotterofauna è stato effettuato utilizzando il bat-detector che ha messo in evidenza la
presenza di due specie : il pipistrello di Savi (Hypsugo savii) e il pipistrello albolimbato (Pipistellus kuhlii).
Entrambe comuni nella pianura Padana, probabilmente trovano rifugio negli edifici dell’area.
Non sono state rilevate alcune specie di anfibi e solo due specie di rettili : la lucertola muraiola (Podarcis
muralis) rinvenuta lungo i margini del bosco, in particolare versi il torrente, e il biacco (Coluber
viridiflavus) nel settore del bosco maturo posto a sud.

Emergenze faunistiche
RETTILI : Podarcis muralis, Coluber viridiflavus.
UCCELLI : Turdus merula, Parus major, Parus caeruleus, Fringilla coelebs, Sylvia atricapilla, Cuculus
                                                       33
canorus, Picus visridis, Picoides major, Luscinia megarhynchos, Aegithalos caudatus, Oriolus oriolus,
Accipiter nisus.
MAMMIFERI : Crocidura suaveolens, Crocidura leucodon, Sorex araneus, Sciurus vulgaris, Hypsugo
savii Pipistellus kuhlii, Martes foina, Meles meles.

Matrice territoriale
La matrice territoriale è agricola, tranne il versante nord dell’area che è in stretto collegamento con il
torrente Nure. Il torrente funge da corridoio ecologico che mette in contatto questa area boscata
planiziale con quelle più vaste e meno isolate del settore collinare.



Valore naturalistico : molto alto poiché l’area è caratterizzata da diverse tipologie ambientali (bosco,
prateria arida, arbusteti) e totalmente occupata da vegetazione spontanea lasciata a dinamiche naturali.
Sono inoltre presenti alcune specie rare e scarsissimo è il disturbo antropico.
Valore scientifico : molto alto è l’unica area in provincia che evidenzia la situazione vegetale che un
tempo ricopriva tutta la pianura.
Valore didattico : molto alto per l’unicità dell’area, l’elevata fruibilità e la presenza sentieri di idonei. Ai
fruitori viene garantita una guida con adeguate competenze, le visite vengono organizzate dall’A.S.M.).
Valore paesaggistico : molto alto per la vastità dell’area boscata presente in un contesto agricolo. Il
bosco appare piuttosto isolato anche se il torrente Nure lo pone in contatto con un parco privato, di una
certa dimensione, presente nell’abitato di S. Giorgio. Questo importante corridoio ecologico, inoltre,
collega l’area ai più vasti e meno isolati boschi collinari.


Vincoli esistenti
Zona di tutela dei caratteri ambientali di laghi, bacini e corsi d’acqua (art. 17 P.T.P.R.).
Zona di tutela naturalistica (art. 25 P.T.P.R).
Parte dell’area è potenzialmente destinata a progetti di tutela recupero e valorizzazione (art. 32
P.T.P.R.).
Piano Faunistico Venatorio : Tutta l’area è zona di ripopolamento e cattura nell’ambito dell’A.T.C. 14.

Situazioni di degrado
Non esistono situazioni di degrado, l’area è recintata e anche l’afflusso dei visitatori e regolamentato,
non è ammessa la caccia.

Indirizzi gestionali
L’area è attualmente correttamente gestita lasciandola ad un evoluzione spontanea e limitando gli
interventi alla gestione dei sentieri. L’Azienda Servizi Municipalizzati di Piacenza provvede inoltre a
regolamentare l’afflusso dei visitatori e a fornire adeguato personale per le visite. Vista la validità
dell’area, da un punto di vista didattico si potrebbe rendere maggiormente fruibile l’area attraverso
l’allestimento di idonei centri visite che possano ospitare i visitatori fornendo adeguati supporti culturali.




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                                                   Ambito territoriale     : alta pianura e collina
SCHEDA N. 14
                                                   Tipologie
Denominazione : conoide del T. Nure                                        bosco golenale
                                                   ambientali di pregio :  paludi
                                                                             steppe
                                                                             greto




Localizzazione : dal ponte di S.Giorgio a quello                    Quota : 99-217 m s.l.m.
                    di Ponte dell’Olio
Comune : S. Giorgio, Vigolzone, Ponte dell’Olio

C.T.R. :180 S.O. 179 S.E. 180 N.O.


Descrizione ambientale
Si tratta di un area caratterizzata dalla presenza di abbondanti depositi grossolani portati a valle dal
fiume Nure. L’area è caratterizzata da ampi ghiareti che costeggiano il corso del fiume, e da praterie
aride che colonizzano i suoli pensili dei caratteristici terrazzamenti perifluviali. Il fiume, in questo tratto
presenta un ampio letto anastomizzato in numerosi canali con profondità ridotta e velocità della corrente
molto variabile. L’ambiente è caratterizzato da forti variazioni annuali della disponibilità idrica, dovute
all’alta permeabilità del substrato e al regime del corso d’acqua. Nel periodo estivo si hanno lunghi
periodi di asciutta determinati anche dagli ingenti prelievi per scopi irrigui. Cordonature di arbusti,
soprattutto salici, e alberi, soprattutto pioppi, costeggiano da entrambi i lati il corso d’acqua
esternamente alle fasce occupate esclusivamente da vegetazione erbacea. Le zone adiacenti sono aree
agricole coltivate a seminativi erbacei e cerealicoli, che, pur costituendo un ambiente non naturale,
rivestono un interesse come habitat di alcune specie ornitiche. L’area in oggetto è stata e continua ad
essere oggetto di pesanti interventi antropici : rimozione di vegetazione spontanea ; discariche di rifiuti e
macerie ; estrazione di inerti ; apertura di stradelli carrozzabili ; autocross e motocross.

Tipologie di vegetazione
Non esistono studi specifici sull’area del conoide del Nure, ma semplicemente un elenco floristico che
raggruppa i dati e i rilievi esistenti fino al 1992 (E. Romani 1993), per cui i dati sono frammentari e
carenti. La fascia di vegetazione più esterna, arborea, si insedia su un substrato piuttosto evoluto, solo
eccezionalmente interessato dalle piene ed è caratterizzata dalla presenza di Pioppi (Populus sp.), salici
bianchi (Salix alba), ailanti (Ailanthus altissima) e robinie (Robinia pseduacacia), ma anche da qualche
esemplare di pioppo bianco (Populus alba) e di olmo (Ulmus minor). Frammisti a questi, i salici arbustivi
(Salix pupurea e Salix eleagnos) avanzano verso il corso d’acqua, colonizzando localmente le praterie
aride, fino a spingersi sul greto attivo. Nella fascia delle praterie xerofile i sedimenti grossolani sono
intasati da sedimenti più fini che permettono ad altri arbusti, oltre i salici, di insediarsi, troviamo il
biancospino (Crataegus monogyna), il rovo (Rubus caesius e Rubus ulmifolius), la rosa (Rosa sp.) e
l’indaco bastardo (Amorpha fruticosa). E’ la vegetazione erbacea, però, che caratterizza queste praterie,
sono presenti numerose Graminacee (Dactylis glomerata, Hordeum murinum, Alopecurus myosuroides,
Echinochloa crus-galli, Digitaria sanguinalis, Setaria viridis, ecc.), Artemisia, globularia (Globularia
punctata), piantaggine legnosa (Plantago cynops), l’euforbia cipressina (Euphorbia cyparissias) ecc. Le
praterie xerofile sono caratterizzate dalla presenza di effimeri consorzi erbacei adattati a situazioni
estreme di aridità e insolazione.

Fauna
Non esistono studi sulla fauna dell’area, ma vista la somiglianza con il conoide del Trebbia, si ritiene
che, almeno per linee generali, la situazione faunistica sia sovrapponibile. Unico dato disponibile la
chirotterofauna : serotino comune (Eptesicus serotino), pipistrello di Savi (Hypsugo savii), pipistrello
nano (Pipistrellus pipistrellus), pipistrello albolimbato (Pipistrellus kuhlii), vespertilio di Daubenton (Myotis
daubentoni) (Antonio Ruggieri com. pers.).

                                                      35
Emergenze faunistiche
MAMMIFERI : Eptesicus serotino, Hypsugo savii, Pipistrellus pipistrellus, Pipistrellus kuhlii, Myotis
daubentoni.

Matrice territoriale
La matrice territoriale è sostanzialmente agricola, la fascia golenale costituisce un ampio corridoio di
contatto con altre aree di pregio naturalistico.


Valore naturalistico : molto alto per la presenza di diverse tipologie ambientali che stanno diventando
sempre più rare. A questi ambienti sono legati animali molto caratteristici che anch’essi si stanno
rarefacendo. La vegetazione naturale è molto caratteristica anche se presenta poche specie
effettivamente rare. L’area è caratterizzata da un notevole disturbo antropico.
Valore scientifico : Alto idoneo per rilevamenti sugli adattamenti a particolari situazioni ambientali
(ghiareti, acqua) ; studio del fenomeno migratorio.
Valore didattico : molto alto, è uno degli ambienti più belli e caratteristici della pianura. Permette di
affrontare numerose tematiche, soprattutto legate alle specializzazioni di flora e fauna e di avvistare
numerosi uccelli. L’area però non presenta alcun genere di attrezzature atte a supportare culturalmente
gli eventuali visitatori.
Valore paesaggistico : decisamente molto alto per la particolarità degli ambienti. Il fiume Nure la pone
in contatto con altre aree naturalisticamente interessanti.


Vincoli esistenti
Zone marginali al corso d’acqua: Zona di tutela dei caratteri ambientali di laghi, bacini e corsi d’acqua
(art. 17 P.T.P.R.).
Corso d’acqua : invasi ed alvei di piena ordinaria di laghi, bacini e corsi d’acqua (artt. 18 e 24 P.T.P.R.).
Zone marginali al corso d’acqua : Zona di tutela naturalistica (art. 25 P.T.P.R).
Piano Faunistico Venatorio : Zona di ripopolamento e cattura nell’ambito dell’A.T.C. 14.

Situazioni di degrado
Taglio abusivo della vegetazione spontanea, bracconaggio, accesso al greto con mezzi motorizzati,
presenza di specie alloctone, escavazione di inerti, discariche abusive.

Indirizzi gestionali
Bonifica delle discariche, divieto di accesso alle zone di greto con i mezzi motorizzati, sorveglianza,
valorizzazione dell’area con la creazione di punti di osservazione, sentieri schermati, centri di
informazione. Vista l’imponenza del flusso migratorio sarebbe giustificata l’istituzione di strutture che
favoriscano l’osservazione del fenomeno e il suo studio a scopo scientifico (osservatori e centri di
inanellamento). Il P.T.I. prescrive la necessità di significativi interventi di ripristino ambientale, in
relazione anche all’intensa attività estrattiva del passato poiché individua l’area tra quelle potenzialmente
destinate a “progetti di tutela, recupero e valorizzazione”. Area proposta dall’Amministrazione
Provinciale come Riserva Naturalistica, segnalata come area di interesse conservazionistico dalle
Università di Pavia e di Milano.




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                                                  Ambito territoriale    : pianura
SCHEDA N. 15
                                                  Tipologie
Denominazione : conoide del F. Trebbia                                    bosco golenale
                                                  ambientali di pregio :  paludi
                                                                            steppe
                                                                            greto




Localizzazione : dal ponte di Tuna a quello di                     Quota : 60-90 m s.l.m.
                      S. Nicolò
Comune : Rottofreno, Gragnano Trebbiense
                 e Gossolengo
C.T.R. : 179 N.E. 161 S.E.



Descrizione ambientale
Si tratta di un area caratterizzata dalla presenza di abbondanti depositi grossolani portati a valle dal
fiume Trebbia. L’area è caratterizzata da ampi ghiareti che costeggiano il corso del fiume, e da praterie
aride che colonizzano i suoli pensili dei caratteristici terrazzamenti perifluviali. Il fiume, in questo tratto
presenta un ampio letto anastomizzato in numerosi canali con profondità ridotta e velocità della corrente
molto variabile. L’ambiente è caratterizzato da forti variazioni annuali della disponibilità idrica, dovute
all’alta permeabilità del substrato e al regime del corso d’acqua. Nel periodo estivo si hanno lunghi
periodi di asciutta determinati anche dagli ingenti prelievi per scopi irrigui. Cordonature di arbusti,
soprattutto salici, e alberi, soprattutto pioppi, costeggiano da entrambi i lati il corso d’acqua
esternamente alle fasce occupate esclusivamente da vegetazione erbacea. Le zone adiacenti sono aree
agricole coltivate a seminativi erbacei e cerealicoli, che, pur costituendo un ambiente non naturale,
rivestono un interesse come habitat di alcune specie ornitiche. L’area in oggetto è stata e continua ad
essere oggetto di pesanti interventi antropici : rimozione di vegetazione spontanea ; discariche di rifiuti e
macerie ; estrazione di inerti ; apertura di stradelli carrozzabili ; autocross e motocross.

Tipologie di vegetazione
La fascia di vegetazione più esterna, arborea, si insedia su un substrato piuttosto evoluto, solo
eccezionalmente interessato dalle piene ed è caratterizzata dalla presenza di Pioppi (Populus sp.), salici
bianchi (Salix alba), ailanti (Ailanthus altissima) e robinie (Robinia pseduacacia), ma anche da qualche
esemplare di pioppo bianco (Populus alba) e ontano nero (Alnus glutinosa). Frammisti a questi, i salici
arbustivi (Salix pupurea, Salix triandra e Salix eleagnos) avanzano verso il corso d’acqua, colonizzando
localmente le praterie aride, fino a spingersi sul greto attivo. Nella fascia delle praterie xerofile i
sedimenti grossolani sono intasati da sedimenti più fini che permettono ad altri arbusti, oltre i salici, di
insediarsi, troviamo il biancospino (Crataegus monogyna), il rovo (Rubus ulmifolius), la rosa (Rosa sp.) e
l’indaco bastardo (Amorpha fruticosa). E’ la vegetazione erbacea, però, che caratterizza queste praterie,
sono presenti numerose Graminacee (Calamagrostis spp., Festuca spp. ecc.), Sedum, Pertorhagia,
Artemisia, arricchiti da apporti floristici provenienti dall’Appennino come la santoreggia montana
(Satureja montana), la piantaggine legnosa (Plantago cynops), il serpillo (Thymus gr. serphillum),
l’issopo (Hyssopus officinalis), l’euforbia spinosa (Euphorbia spinosa) ecc. Tra queste è stata
segnalata l’Orchis coriophora.

Emergenze floristiche
Hyssopus officinalis, Euphorbia spinosa, Orchis coriophora



Fauna
L’ampia fascia di greto e steppa che caratterizza il conoide del Trebbia costituisce un sistema
                                                     37
ambientale di peculiare interesse faunistico. Queste zone, variamente colonizzate da vegetazione
erbacea ed arbustiva costituiscono un complesso di nicchie ecologiche interessanti. L’area è
interessante soprattutto per la presenza di alcune interessanti specie ornitiche. Tra le più
rappresentative troviamo occhioni (Burhinus oedicnemus), succiacapre (Caprimulgus europaeus),
gruccioni (Merops apiaster), calandrelle (Calandrella brachydactyla), cappellaccie (Galerida cristata),
calandri (Anthus campestris), culbianchi (Oenanthe oenanthe), strillozzi (Emberiza calandra), ortolani
(Emberiza ortulana), corrieri piccoli (Charadrius dubius), piro piro piccoli (Tringa hypoleucos), sterne
comuni (Sterna hirundo), fraticelli (Sterna albifrons), topini (Riparia riparia), quaglie (Coturnix coturnix),
assioli (Otus scops), upupe (Upupa epops) e starne (Perdix perdix).
Per le sue caratteristiche ambientali e la sua collocazione geografica il fiume Trebbia è interessato dal
transito e dalla sosta di numerosi migratori durante gli spostamenti annuali dai quartieri di svernamento
a quelli di nidificazione. La buona ricettività della zona è testimoniata dalla costante presenza di varie
specie di anatidi (Anas plathyrhyncos, Anas crecca, Anas penelope, Anas acuta, Anas querquedula), di
rapaci (Pandion haliaetus, Circus pygargus, Falco verspertinus, Falco subbuteo), di limicoli (Tringa
erythropus, Tringa nebularia, Tringa glareola, Limosa limosa, Numenius arquata). Le specie di anfibi e
rettili segnalati da un censimento faunistico effettuato dalle G.E.V. provinciali e da un lavoro di
riqualificazione dell’area situata nel Comune di Gragnano sono : rospo comune (Bufo bufo), rospo
smeraldino (Bufo viridis), rana verde (Rana esculenta “complex”), lucertola muraiola (Podarcis muralis),
ramarro (Lacerta viridis), natrice dal collare (Natrix natrix), natrice viperina (Natrix maura), natrice
tassellata (Natrix tassellata). Lo stesso lavoro effettuato da Comune di Gragnano riporta un elenco di
mammiferi dell’area : riccio (Erinaceus europaeus), talpa (Talpa europaea), lepre (Lepus capensis),
faina (Martes foina), cinghiale (Sus scrofa). Per quanto riguarda la chirotterofauna segnalati : serotino
comune (Eptesicus serotino), pipistrello di Savi (Hypsugo savii), pipistrello nano (Pipistrellus pipistrellus),
pipistrello albolimbato (Pipistrellus kuhlii) (Antonio Ruggieri com. pers.).

Emergenze faunistiche
OSTEITTI - Chondrostoma genei, Barbus plebejus, Cobitis taenia, Phoxinus phoxinus, Gobio gobio,
Barbus plebejus, Padogobius martensii ;
ANFIBI - Bufo bufo, Bufo viridis, Rana esculenta “complex” ;
RETTILI - Podarcis muralis, Lacerta viridis, Natrix natrix, Natrix maura, Natrix tassellata ;
UCCELLI - Anas platyrhynchos, Tachybaptus ruficollis, Coturnix coturnix, Perdix perdix, Phasianus
colchicus, Gallinula chloropus, Fulica atra, Otus scops, Athene noctua, Strix aluco, Tyto alba, Apus
apus, Burhinus oedicnemus, Charadrius dubius, Sterna hirundo, Sterna albifrons, Streptopelia decaocto,
Cuculus canorus, Alcedo atthis, Merops apiaster, Upupa epops, Picoides major, Picus viridis, Jynx
torquilla, Alauda arvensis, Calandrella brachydactyla, Galerida cristata, Caprimulgus europaeus,
Hirundo rustica, Riparia riparia, Delichon urbica, Anthus campestris, Motacilla flava, Motacilla alba,
Motacilla cinerea, Troglodytes troglodytes, Luscinia magarhynchos, Saxicola torquata, Turdus merula,
Acrocephalus palustris, Cettia cetti, Hippolais polyglotta, Sylvia communis, Sylvia atricapilla, Muscicapa
striata, Phoenicurus phoenicurus, Erithacus rubecula, Lanius collurio, Remiz pendulinus, Parus
caeruleus, Parus major, Parus palustris, Oriolus oriolus, Passer montanus, Serinus serinus, Fringilla
coelebs, Carduelis chloris, Carduelis carduelis, Emberiza ortulana, Miliaria calandra ;
MAMMIFERI - Erinaceus europaeus, Talpa europaea, Lepus capensis, Martes foina, Sus scrofa,
Eptesicus serotino, Hypsugo savii, Pipistrellus pipistrellus, Pipistrellus kuhlii.

Matrice territoriale
La matrice territoriale è sostanzialmente agricola, la fascia golenale costituisce un ampio corridoio di
contatto con altre aree di pregio naturalistico.




Valore naturalistico : molto alto per la presenza di diverse tipologie ambientali che stanno diventando
sempre più rare. A questi ambienti sono legati animali molto caratteristici che anch’essi si stanno
rarefacendo. La vegetazione naturale è molto caratteristica anche se presenta poche specie
effettivamente rare. L’area è caratterizzata da un notevole disturbo antropico.
                                                     38
Valore scientifico : Alto idoneo per rilevamenti sugli adattamenti a particolari situazioni ambientali
(ghiareti, acqua) ; studio del fenomeno migratorio.
Valore didattico : molto alto, è uno degli ambienti più belli e caratteristici della pianura. Permette di
affrontare numerose tematiche, soprattutto legate alle specializzazioni di flora e fauna e di avvistare
numerosi uccelli. L’area però non presenta alcun genere di attrezzature atte a supportare culturalmente
gli eventuali visitatori.
Valore paesaggistico : decisamente molto alto per la particolarità degli ambienti. Il fiume Trebbia la
pone in contatto con altre aree naturalisticamente interessanti.


Vincoli esistenti
Zona di tutela dei caratteri ambientali di laghi, bacini e corsi d’acqua (art. 17 P.T.P.R.).
Corso d’acqua : invasi ed alvei di piena ordinaria di laghi, bacini e corsi d’acqua (artt. 18 e 24 P.T.P.R.).
Zone marginali al corso d’acqua : Zona di tutela naturalistica (art. 25 P.T.P.R).
L’area è potenzialmente destinata a progetti di tutela recupero e valorizzazione (art. 32 P.T.P.R.).
Piano Faunistico Venatorio : parte dell’area è Zona di ripopolamento e cattura nell’ambito dell’A.T.C. 1.

Situazioni di degrado
Taglio abusivo della vegetazione spontanea, bracconaggio, accesso al greto con mezzi motorizzati,
presenza di specie alloctone, escavazione di inerti, discariche abusive.

Indirizzi gestionali
Bonifica delle discariche, divieto di accesso alle zone di greto con i mezzi motorizzati, sorveglianza,
valorizzazione dell’area con la creazione di punti di osservazione, sentieri schermati, centri di
informazione. Vista l’imponenza del flusso migratorio sarebbe giustificata l’istituzione di strutture che
favoriscano l’osservazione del fenomeno e il suo studio a scopo scientifico (osservatori e centri di
inanellamento). il P.T.I. prescrive la necessità di significativi interventi di ripristino ambientale, in
relazione anche all’intensa attività estrattiva del passato poiché individua l’area tra quelle potenzialmente
destinate a “progetti di tutela, recupero e valorizzazione”. Area proposta dall’Amministrazione
Provinciale come Riserva Naturalistica, segnalata come area di interesse conservazionistico dalle
Università di Pavia e di Milano.




                                                     39
SCHEDA N. 16
Denominazione: Bosco Verani
                                                    Ambito territoriale: bassa collina
                                                    Tipologie ambientali di pregio:
                                                                          - querceto mesofilo
                                                                          - siepi
                                                                          - rii
                                                                          - laghi


Localizzazione: media-bassa Val d’Arda
presso S. Antonio                                                  Quota: 110-130 m. s.l.m.

Comune: Castell’Arquato                                            Estensione: circa 20 ha

C.T.R.: 180 SE


Descrizione ambientale
Querceto mesofilo situato su sistema terrazzato prewurmiano.
Si tratta dei primi terrazzi che si staccano dalla pianura antistante. Si tratta di una delle poche cenosi
boschive presenti nella fascia altitudinale di passaggio tra pianura e collina e presenta elementi
caratteristici dei querceti planiziali.
Il bosco è attraversato da canali artificializzati per la raccolta di acque a scopo irriguo; al margine nord
un sistema di canali alimenta due laghetti irrigui, collegati al bosco da siepi ben strutturate: l’invaso
posto più ad est non presenta sviluppo vegetazionale ai suoi margini a parte una piccola fascia di
canneto, mentre l’altro è circondato da un buon sviluppo vegetazionale e presenta un canneto ben
sviluppato su tutto il perimetro.

Tipologie di vegetazione
Non sono attualmente stati effettuati opportuni censimenti botanici e faunistici e gli elementi di seguito
descritti sono stati rilevati tramite sopralluogo. Si tratta di un ceduo misto invecchiato.
Sono presenti specie del Querco-Fagetea, quali cerro (Quercus cerris) rappresentato da grandi
esemplari affiancato da melo (Malus domestica), pero (Pyrus communis), ciliegio (Prunus avium),
frassino (Fraxinus excelsior); il sottobosco è caratterizzato da biancospino (Crataegus monogyna),
viburno (Viburnum lantana), madreselva (Lonicera caprifolium), frangola (Frangula alnus) primula
(Primula vulgaris), anemoni (Anemone nemorosa e Anemone trifolia), ranuncolo (Ranunculus ficaria).
Nelle formazioni più mature lo strato arboreo raggiunge i 25 mt. di altezza; sono presenti cedui di
frassino e esemplari di castagno (Castanea sativa). Nelle aree più aperte e ai margini del bosco è
presente la cornetta dondolina (Coronilla emerus) e la ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius).
Le siepi che decorrono lungo i canali che alimentano i bacini artificiali presentano esemplari arborei di
notevoli dimensioni delle seguenti specie: Prunus avium, Quercus robur, Carpinus betulus, Ulmus
minor. Un filare di farnia e cerro collega i due laghetti.

Emergenze floristiche
Pervinca (Vinca minor), giglio rosso (Lilium bulbiferum) e croco primaverile (Crocus napolitanus) sono
state rilevate in sede di sopralluogo; sono sicuramente presenti altre specie protette da ricercare tramite
opportuno censimento floristico.

Fauna
Attualmente non esistono censimenti faunistici dell’area e si riportano le specie o loro tracce osservate
durante il sopralluogo. Sono stati osservati: picchio verde (Picus viridis), cinciallegra (Parus major),
storno (Sturnus vulgaris), germano reale (Anas platyrhynchos), gallinella d’acqua (Gallinula chloropus),
                                                    40
folaga (Fulica atra), airone cenerino (Ardea cinerea), tuffetto (Tachybaptus ruficollis), borre di civetta
(Athene noctua), ovature di rana agile e rana verde (Rana dalmatina e Rana “esculenta”).

Emergenze faunistiche
ANFIBI : Rana dalmatina e Rana esculenta.
AVIFAUNA: Picus viridis, Parus major, Anas platyrhynchos, Gallinula chloropus, Fulica atra,
Tachybaptus ruficollis, Athene noctua.
MAMMIFERI: Erinaceus europaeus.

Matrice territoriale
L’intorno è caratterizzato da un uso del suolo semiestensivo: foraggi, cereali, ortaggi, vigneti. Presenza
scarsa di siepi e filari.

Valore naturalistico: medio, per presenza di tipologie ambientali diversificate in un ambito molto
circoscritto, presenza di biocenosi rare a livello locale, presenza di cedui invecchiati e porzioni di bosco
lasciate a dinamiche naturali, grado di disturbo antropico in grado di modificare le biocenosi presenti.
Valore scientifico: dato dalla presenza di elementi relitti della vegetazione originaria ormai scomparsa
nell’ambito territoriale considerato (studi fitosociologici e risposte alle trasformazioni antropiche del
territorio).
Valore didattico: medio, per gli elevati contenuti didattici, facile accessibilità e presenza di percorsi
agevoli all’interno del bosco, assenza di utilizzi educativi.
Valore paesaggistico: medio-basso, per pregio estetico che rende il bosco visibilmente emergente
rispetto al territorio circostante, per prevalenti contatti con ambienti a determinismo antropico
(accentuato isolamento), per le scarse possibilità di interconnessione con altri elementi naturali, che
nella matrice circostante sono praticamente assenti.


Vincoli esistenti
Vincolo idrogeologico (R.D. n. 3267/1923 e R.D. n. 1126/1926)
P.F.V. provinciale: A.T.C. 4.

Situazioni di degrado
Opere di cementificazione per incanalamento acque; mancanza di vegetazione intorno all’invaso
maggiore; impoverimento della diversità floristica nelle aree a ceduo.

Indirizzi gestionali
Applicazione delle norme di protezione delle specie protette individuate; tutela delle siepi di
collegamento con i biotopi umidi; conversione dei cedui in alto fusto; tutela e ripristino delle fasce
ecotonali.
Necessita studio floristico-faunistico-idrogeologico per prevedere indirizzi gestionali e interventi atti a
favorire l’evoluzione verso una cenosi più naturale e meglio raccordata al territorio circostante.




                                                    41
SCHEDA N. 17
Denominazione: Bosco di Croara
                                                      Ambito territoriale: bassa collina
                                                      Tipologie ambientali di pregio:
                                                                            - querceto mesofilo
                                                                            - castagneto
                                                                            - rii
                                                                            - prati-pascoli


Localizzazione: media Val Trebbia                             Quota: 180-220 m. s.l.m.

Comune: Gazzola                                               Estensione: circa 100 ha

C.T.R.: 179 NE

Descrizione ambientale
Formazione boschiva situata su sistema terrazzato prewurmiano (ghiaie con intercalazioni sabbiose e
sabbioso-limose) localmente ricoperte da coltri di loess pedogenizzato. La morfologia del territorio
presenta pianori rialzati rispetto alla pianura che si innestano a sud sulle colline vere e proprie, mentre
sono delimitati da scarpate più o meno ripide sugli altri lati. L’area risulta incisa profondamente (fino ad
alcune decine di metri): le conoidi depositatesi in passato sono state successivamente incise dalla
ripresa dei fenomeni erosivi fluviali. La brusca rottura di pendio ai bordi del terrazzo determina condizioni
ambientali nettamente diversificate tra loro.
L’impluvio maggiore è costituito da Rio Colombara.
Una parte dell’area è utilizzata a pascolo arborato; sono presenti due zone a prato-pascolo recintate; le
cenosi di sostituzione dovute ad eccessivo sfruttamento forestale sono inquadrabili nelle brughiere.

Emergenze geomorfologiche
Terrazzi quaternari interessati da incisioni fluviali; copertura loessica.

Tipologie di vegetazione
Associazione forestale da considerarsi climacica.
Bosco di latifoglie mesofile ricadente nell’ambito del Physospermun-Quercetum petreae, che
rappresenta la vegetazione climax ed è caratterizzato da Anemone trifolia ssp. italica e Physospermum
cornubiense. Tale associazione ricade nell’alleanza del Carpinion (Fagetalia), che annovera formazioni
forestali climatiche di latifoglie caducifoglie mesofile distribuite negli orizzonti planiziare e collinare
dell’Europa media. Dove l’epoca del diradamento è remota nello strato arboreo domina la Rovere
(Quercus petraea); è frequente anche il cerro (Quercus cerris).
Una vasta zona è occupata dal castagno (Castanea sativa) il cui governo è stato ormai abbandonato,
ma sembra reagire bene al cancro della corteccia per la presenza di ceppi ipovirulenti. Nell’impluvio di
Rio Carbonara dominano il carpino bianco (Carpinus betulus) e il Ciliegio (Prunus avium). L’impronta
submediterranea è data dalla presenza di Fraxinus ornus, Sorbus torminalis e Quercus pubescens. Nel
sottobosco delle stazioni più termofile è presente il pungitopo (Ruscus aculeatus). Tra le altre
angiosperme si segnala la presenza di farnia (Quercus robur), frangola (Frangula alnus), sorbo comune
(Sorbus domestica), nocciolo (Corylus avellana), acero campestre (Acer campestre), viburno (Viburnum
lantana), madreselva (Lonicera caprifolium). Nelle brughiere predominano formazioni a brugo (Calluna
vulgaris) e a ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius)

Emergenze floristiche
Specie protette: Vinca minor, Erythronim dens canis, Ruscus aculeatus, Lilium bulbiferum, Orchis morio,
Platanthera bifolia, Cephalanthera longifolia.

                                                      42
Fauna
Attualmente non esistono censimenti faunistici dell’area e si riportano le specie o loro tracce osservate
in sede di sopralluogo.
Dove il sottobosco è ricco di specie arbustive ed erbacee la fauna entomologica si presenta assai ricca.
Tra le presenze faunistiche osservate si segnalano tra i mammiferi: volpe (Vulpes vulpes), cinghiale
(Sus scrofa), scoiattolo (Sciurus vulgaris), arvicola rossastra (Clethrionomys glareolus), riccio (Erinaceus
europaeus); si segnala inoltre la presenza di tutte le specie di picchi presenti in provincia e di alcuni
rapaci diurni e notturni. La complessità delle associazioni vegetazionali è in grado di offrire ospitalità a
molte altre specie di uccelli e piccoli mammiferi.

Emergenze faunistiche
AVIFAUNA: Picus viridis, Picoides major, Picoides minor, Sitta europaea, Strix aluco, Accipiter nisus.
MAMMIFERI: Sciurus vulgaris, Erinaceus europaeus.

Matrice territoriale
Colture estensive di frumento, orzo e foraggere. Presenza scarsa di siepi e lembi di bosco nell’intorno. Il
bosco confina inoltre sul lato nord con un’area residenziale e a sud-est con la strada provinciale. Si
segnala la presenza di un centro di tiro a volo a 100 mt dal bosco sul lato Ovest.

Valore naturalistico: medio, per diversità di tipologie ambientali media, per presenza di elementi
biocenotici rari soprattutto a livello locale, per presenza di cedui invecchiati e castagneto abbandonato,
per interferenza di natura antropica in grado di arrecare un certo disturbo alle biocenosi (taglio, pascolo,
pratica del motocross).
Valore scientifico: presente, per carattere relittuale a livello locale e provinciale dovuto all’assenza di
altri querceti mesofili di un certa estensione nell’ambito territoriale considerato, per possibilità di studi e
sperimentazioni sulle risposte della fitocenosi a interferenze antropiche (quali gli effetti del pascolamento
in alcuni settori boscati).
Valore didattico: medio, per gli elevati contenuti didattici, l’accessibilità e la presenza di percorsi
facilmente individuabili all’interno di tutto il sito, per l’assenza di utilizzi educativi.
Valore paesaggistico: medio, per apprezzabile pregio estetico, per prevalenti contatti con ambienti a
determinismo antropico, per le buone possibilità di interconnessione con elementi naturali presenti nel
contesto circostante.

Vincoli esistenti
Vincolo idrogeologico (R.D. n. 3267/1923 e R.D. n. 1126/1926)
P.F.V. provinciale: A.T.C. 13

Situazioni di degrado
Presenza di cosmopolite ed avventizie esotiche dove è stata più marcata la manipolazione
dell’ambiente. Il pascolamento nelle aree arborate provoca la scomparsa delle geofite nemorali e
l’aumento delle specie sinantropiche, stabilizza le cenosi a brughiera. La cenosi forestale tende a
mantenersi prossima al climax nonostante gli interventi di natura antropica. Poiché i suoli presentano un
ciclo biogeochimico rallentato a causa della loro elevata acidità, ne risulta una bassa disponibilità di
elementi nutritivi in forma assimilabile che potrebbe essere ulteriormente influenzata da interventi di
diradamento e dal pascolamento. Risulta infatti molto alta la predisposizione dei suoli all’erosione idrica
e alla compattazione ad opera del bestiame.

Indirizzi gestionali.
Attivazione interventi a tutela delle specie protette individuate e a tutela dal diradamento eccessivo;
conversione dei cedui in alto fusto; tutela delle aree di maggior pregio dal pascolamento.
Occorre studio faunistico per l’individuazione di eventuali altre specie di uccelli protetti, di alcune specie
di gliridi sicuramente presenti, di anfibi e rettili e invertebrati.




                                                     43
SCHEDA N. 18
Denominazione: Bosco della Bastardina
                                                   Ambito territoriale: bassa collina

                                                   Tipologie ambientali di pregio:

                                                                            - querceto mesofilo
                                                                            - corsi d’acqua minori
                                                                            - laghi


Localizzazione: media Val Luretta                          Quota: 115-150 m. s.l.m.

Comune: Agazzano                                           Estensione: circa 60 ha

C.T.R.: 179 NO

Descrizione ambientale
Relitto di bosco planiziale adiacente al castello della Bastardina; la superficie boscata presenta una
forma irregolare con una porzione centrale più estesa alle cui estremità est ed ovest si dipartono due
diramazioni più ristrette orientate in direzione sud-ovest.
Composizione e struttura del bosco non si presentano omogenei per tutta la sua estensione: la porzione
centrale presenta maggiori caratteri di naturalità e elementi appartenenti al querco-carpineto planiziale;
le porzioni di bosco laterali sono state maggiormente soggette ad alterazioni antropiche, in seguito a
diradamenti, disboscamenti, impianto di castagno (Castanea sativa) e suo governo a ceduo. Il
disboscamento più consistente risalirebbe agli anni ‘60.
Il bosco è delimitato lungo il margine occidentale da un rio, un altro ruscello percorre il corpo centrale
alimentando un bacino di irrigazione (creato nel 1860); il corso d’acqua maggiore è rappresentato da
Rio Frate che dopo aver attraversato ed inciso la branca orientale del bosco accoglie le acque
dell’invaso artificiale per confluire a valle nel T. Luretta.

Emergenze geomorfologiche
Terrazzi quaternari a componente prevalentemente argillosa, ricchi di risorgive e incisi dai ruscelli di
modesta portata che ne derivano.

Tipologie di vegetazione
La superficie boscata è costituita da una fustaia di latifoglie e da ceduo misto semplice invecchiato,
fortemente matricinato.
Porzione centrale: bosco disetaneo, pluristratificato, il cui strato arboreo ricco di esemplari di farnia
(Quercus robur) di notevoli dimensioni raggiunge i 25 metri; altre specie arboree ben rappresentate
sono cerro (Quercus cerris), roveri (Quercus petrae), carpini bianchi (Carpinus betulus), ciliegi (Prunus
avium) e castagni. Si segnala un accentuato rinnovo del frassino (Fraxinus excelsior). Nello strato
arbustivo si segnala la presenza frequente di viburno (Viburnum lantana) e madreselva (Lonicera
caprifolium), mentre lo strato erbaceo è particolarmente ricco di flora tipica dei querceti mesofili.
Braccio ovest: caratterizzato da ceduo di castagno nel quale si evidenzia un rinnovo di rovere e ciliegio;
strato arbustivo assente e strato erbaceo con flora tipica del querceto mesofilo. Lungo il ruscello che
separa il bosco dalle limitrofe aree coltivate si segnala la presenza di esemplari che costituivano la
formazione vegetazionale originaria: cerro, rovere, ciliegio, pioppo tremolo (Populus tremula), carpino
nero (Ostrya carpinifolia), nocciolo (Corylus avellana), olmo (Ulmus minor), prugnolo (Crataegus
monogyna), sanguinella (Cornus sanguinea). Nelle aree più marginali e degradate aumenta la presenza
di robinia (Robinia pseudoacacia) e lo strato arbustivo si arricchisce di rovo (Rubus sp.) e di fusaggine
(Euonymus europaeae).
Braccio est: bosco ricco di esemplari arborei di notevoli dimensioni quali roveri, cerri, farnie, olmi e
ciliegi, ma maggiormente alterato e soggetto a diradamenti rispetto alla porzione centrale.
Si segnala la presenza di alcuni esemplari di olmo di notevoli dimensioni, scampati alla grafiosi, la
                                                   44
malattia che ha portato alla decimazione dell’olmo, una delle piante più fortemente caratterizzanti il
paesaggio del piano basale.

Emergenze floristiche
Attualmente non esistono studi floristici dell’area e tramite sopralluogo sono state individuate le seguenti
specie protette: Vinca minor, Erythronim dens canis, Epipactis helleborine, Cephalanthera damasonium.

Fauna
Attualmente non esistono censimenti faunistici dell’area e si riportano le specie o loro tracce osservate
in sede di sopralluogo.
Sulle arboree più mature sono state osservate numerose tracce lasciate dai picchi e nidi di scoiattolo;
sono inoltre state individuate tracce di cinghiale, tasso e volpe. La presenza di numerosi tipi diversi di
galle unitamente alla ricchezza floristica possono testimoniare un’elevata ricchezza entomologica.

Emergenze faunistiche
AVIFAUNA: Picus viridis, Picoides major, Meles meles, Sciurus vulgaris.

Matrice territoriale
Colture estensive di frumento, orzo e foraggere. Presenza abbastanza frequente di siepi e boschetti
nell’intorno.


Valore naturalistico: medio-alto, per discreta varietà di tipologie ambientali presenti, presenza di
fitocenosi boschive di interesse ecoregionale, disetanee e plurispecifiche in ambito territoriale
antropizzato, grado si disturbo antropico medio, ricchezza presunta di specie animali rare poichè legate
a formazioni forestali mature, ormai scomparse nell’ambito tettitoriale considerato.
Valore scientifico: presente, per il carattere di relittualità assunto dal bosco nel contesto considerato e
la presenza di elementi che consentono la caratterizzazione della copertura forestale che ha interessato
in passato la pianura padana.
Valore didattico: medio alto, per gli elevati contenuti di emblematicità e la facile accessibilità; alcune
scuole locali hanno effettuato sopralluoghi e studi.
Valore paesaggistico: medio; l’area emerge visibilmente dal territorio circostante per la copertura
vegetale naturale relativamente estesa rispetto alle zone circostanti, possiede notevoli qualità estetiche
intrinseche, contatti graduali con ambienti a determinismo antropico, posssibilità di interconnessione con
elementi naturali diffusi nella matrice circostante.


Vincoli esistenti
Vincolo idrogeologico (R.D. n. 3267/1923 e R.D. n. 1126/1926)
Piano Faunistico Venatorio Provinciale: Azienda faunistico venatoria; A.T.C. 13.

Situazioni di degrado
Taglio di querce di notevoli dimensioni, abbandono del ceduo di castagno, diffusione della robinia ai
margini.

Indirizzi gestionali
Per poter ipotizzare interventi gestionali adeguati sarebbe necessario uno studio ambientale
particolareggiato dell’area, attualmente inesistente. Potrebbero per il momento essere attivati interventi
a tutela delle specie protette individuate, a tutela dal taglio sconsiderato, oltre alla conversione dei cedui
invecchiati in alto fusto e alla creazione di fasce ecotonali ai margini del bosco.




                                                     45
SCHEDA N. 19                                            Ambito territoriale: pianura - collina

Denominazione: Parco Regionale Fluviale                 Tipologie ambientali di pregio:
                     dello Stirone                                               - corsi d’acqua
                                                                                 - calanchi
                                                                                 - cenosi ripariali
                                                                                 - querceti mesofili
                                                                                 - affioramenti rocciosi
                                                                                 - grotte
                                                                                 - laghi

Localizzazione: Val Stirone

Comuni: Vernasca, Alseno, Salsomaggiore Terme (Pr), Fidenza (Pr)

                                                                       Quota: 75-457 m. s.l.m.
                                                                Estensione: circa 2000 Ha
C.T.R.: 181 SO, 180 SE


Descrizione ambientale
Parco Regionale istituito nel 1988 ai sensi della L.R. 11/88. L’area protetta nasce per la presenza di
reperti fossili delle ere terziaria e quaternaria portati alla luce dai processi erosivi del torrente. Il territorio
del Parco si estende dalla conoide alluvionale del torrente nei pressi di Fidenza e il suo percorso
intervallivo fino alla località La Villa, interessando la fascia fluviale e perifluviale del corso d’acqua. Dal
settore collinare fino alla zona di pianura si incontrano sedimenti alloctoni del Dominio Ligure, tra cui
l’affioramento ofiolitico di Pietra Nera, sedimenti plio-pleistocenici (Neoautoctono) e depositi continentali.
L’interesse paleontologico è dato dalla presenza di sedimenti plio-pleistocenici autoctoni e da depositi
argilloso-sabbiosi pre-Pliocenici (Tortoniano)alloctoni. Percorrendo l’alveo da monte (Loc. La Bocca)
verso valle (fino a Laurano) è possibile osservare organismi fossili (Gasteropodi, Bivalvi, Brachiopodi,
Scafopodi, Vertebrati) risalenti ad una successione temporale compresa tra 8 e 0,8 milioni di anni fa. In
località S. Nicomede si assiste al contatto stratigrafico che segna il passaggio dall’era terziaria all’era
quaternaria. Il torrente è accompagnato da una fascia di vegetazione ripariale interrotta nei tratti in cui
l’erosione fluviale ha generato ripide pareti spondali. Per il resto del territorio la vegetazione naturale
permane in siepi che delimitano i campi coltivati nella porzione di alta pianura e in lembi di bosco
sempre più estesi man mano che si procede verso l’ambito collinare. Nell’area sono presenti numerosi
laghetti artificiali realizzati dagli agricoltori per l’irrigazione dei campi: alcuni di essi sono utilizzati per la
pesca sportiva e in essi sono state immesse specie esotiche di pesci, altri assumono un certo interesse
naturalistico per lo sviluppo di vegetazione spondale e di canneto, offrendo habitat idonei ad alcune
specie di anfibi e rettili e ad alcuni uccelli legati alle zone umide. Il colle di Vigoleno, costituito da una
serie di rocce mioceniche sovrascorse e posizionate in loco come un’esemplare scaglia tettonica,
racchiude le uniche cavità naturali del piacentino. Le grotte si sviluppano entro e al di sotto del bancone
biocalcarenitico e si originano da un fenomeno carsico provocato dall’infiltrazione delle acque.

Emergenze geologiche e paleontologiche
Affioramento della successione Plio-Pleistocenica che permette di ripercorrere tutte le principali tappe di
formazione del “golfo padano”, le trasgressioni e regressioni marine, i cambiamenti climatici, le
conseguenze su fauna marina e terrestre, l’origine della Pianura Padana. Tra i vertebrati ritrovamento di
scheletri di Balenoptera acutorostrata (Miocene) e di un cranio di rinoceronte (Dicerorhinus
hemitoechus), rinvenuto in sedimenti fluvio-lacustri poggianti sopra i sedimenti marini.
Presenza di affioramenti ofiolitici, testimonianze dell’Oceano Ligure-Piemontese che separava da 160 a
40 milioni di anni fa, la placca europea da quella africana.

Emergenze geomorfologiche
Pianalti terrazzati; calanchi; forme di erosione fluviale regressiva; grotte naturali; conoide alluvionale.


                                                        46
Tipologie di vegetazione
Si possono individuare le seguenti tipologie di popolamenti vegetali: vegetazione di greto e di ripa;
vegetazione della fascia planiziale, rappresentata da siepi e filari che intercalano le coltivazioni e che
dovrebbero ricordare i querceti a farnia (Quercus robur); vegetazione della fascia collinare, costituita in
relazione alla disponibilità idrica da querceti, praterie e cespuglieti adattati a differenti gradi di aridità;
vegetazione delle ofioliti.
La vegetazione di greto è caratterizzata da poligono nodoso (Polygonum lapathifolium), nappola
(Xantium italicum), saponaria (Saponaria officinalis), meliloti (Melilotus officinalis e M. alba), erbaviperina
(Echium vulgare). La fascia esterna è rappresentata dai salici arbustivi (Salix spp.) seguiti da
associazioni arboree a pioppo (Populus nigra, P. alba) e salice (Salix alba). La vegetazione della fascia
planiziale è caratterizzata da siepi e da due piccole formazioni boschive (loc. La Brusa e Colombarone)
che accolgono le seguenti specie: farnia, rovere (Quercus petraea), roverella (Quercus pubescens),
acero campestre (Acer campestre), olmo (Ulmus minor), carpino bianco (Carpinus betulus), robinia
(Robinia pseudoacacia)
Nel settore collinare i lembi di querceto sono caratterizzati oltre che da roverella e rovere anche da
carpino nero (Ostrya carpinifolia) e orniello (Fraxinus ornus) e il sottobosco si presenta ricco di flora; nei
settori più soleggiati alla roverella si associano numerosi arbusti: lantana (Viburnum lantana), citiso
(Cytisus sessifolius), ginepro (Juniperus communis), ginestra (Spartium junceum), Rosa canina, emero
(Coronilla emerus) e il rarissimo dittamo (Dictamnus albus) nello strato erbaceo. Le praterie aridofile
lungo il torrente ospitano alcune orchidee: ofride del Bertoloni (Ophrys bertolonii), ofride dei Fuchi
(Ophrys fuciflora), ofride scura (Ophrys fusca). Lungo i versanti calanchivi sono presenti Inula salicina,
Hippocrespis comosa, Astragalus monspessulanus, Helianthemum nummularium, Ononis masquillierii e
Aster linosyris. L’ononide di Masquielleri è specie endemica dell’Appennino settentrionale e tipica delle
argille plioceniche.

Emergenze floristiche
Specie protette: Anacamptis pyramidalis, Aquilegia atrata, Campanula medium, Cephalanthera
damasonium, C. rubra, C. longifolia, Dactylorhiza maculata. Dianthus carthusianorum, D. balbisii, D.
sylvestris, Dictamnus albus, Epipactis helleborine, E. muelleri, Erythronium dens-canis, Galanthus
nivalis, Gymnadenia conopsea, Lilium bulbiferum, Limodorum abortivum, Orchis morio, Orchis purpurea,
Orchis coriophora, Orchis mascula, Orchis provincialis, Ophrys bertolonii, Ophrys fuciflora, Ophrys
fusca, Ophrys insectifera, Ophrys apifera, Platanthera bifolia, P. clorantha, Scilla bifolia, Vinca major.
Specie rare e di interesse scientifico e fitogeografico: Asplenium cuneifolium, Cheilanthes marantae,
Ononis masquillieri, Tulipa sylvestris, Paeonia officinalis.

Fauna
Nel torrente sono presenti cavedano (Leuciscus cephalus), vairone (Leuciscus souffia), barbo (Barbus
plebejus), lasca (Chondrostoma genei), ghiozzo di fiume (Padogobius martensii).
Tra gli anfibi si segnala la presenza in alcune pozze di risorgiva del tritone crestato (Triturus carnifex) e
nelle grotte di Vigoleno del tritone alpino (Triturus alpestris).
L’interesse faunistico dell’area è dato dalle colonie di gruccione (Merops apiaster) che dal 1984
nidificano ogni anno le ripide sponde del torrente. I laghetti e il greto ospitano alcuni rappresentanti
dell’avifauna acquatica: airone cenerino (Ardea cinerea), garzetta (Garzetta egretta), nitticora
(Nycticorax nycticorax), folaga (Fulica atra), tuffetto (Tachybaptus ruficollis). Piro piro piccolo (Actitis
hypoleucos) e corriere piccolo (Charadrius dubius) si avvistano frequentemente nel tratto di conoide.
Durante le migrazioni sostano altri limicoli e trampolieri.
Tra i rapaci, nei boschi ripariali più estesi, nidifica lo sparviere (Accipiter nisus).
Tra i mammiferi si segnala la presenza di topolino delle risaie (Micromys minutus) e del moscardino
(Muscardinus avellanarius), interessanti presenze in un ambito pedecollinare interessato da una certa
pressione antropica.

Emergenze faunistiche
OSTEITTI: Leuciscus souffia, Chondrostoma genei, Barbus plebejus, Padogobius martensii.
RETTILI E ANFIBI: Triturus carnifex, Triturus alpestris, Bufo bufo, Bufo viridis, Rana dalmatina, Rana
“esculenta”, Hyla arborea, Lacerta viridis, Podarcis muralis, Podarcis sicula, Anguis fragilis, Coluber
viridiflavus, Elaphe longissima, Natrix natrix, Natrix maura, Coronella austriaca, Vipera aspis.
                                                     47
AVIFAUNA: Anas platyrhynchos, Gallinula chloropus, Falco tinnunculus, Buteo buteo, Accipiter nisus,
Perdix perdix, Phasianus colchicus, Coturnix coturnix, Caprimulgus europaeus, Streptopelia turtur,
Streptopelia decaocto, Cuculus canorus, Otus scops, Tyto alba, Athena noctua, Apus apus, Alcedo
atthis, Upupa epops, Jynx torquilla, Merops apiaster, Picus viridis, Picoides minor, Picoides major,
Alauda arvensis, Riparia riparia, Hirundo rustica, Delichon urbica, Motacilla alba, Motacilla flava,
Troglodytes troglodytes, Erithacus rubecola, Luscinia megarhynchos, Phoenicurus phoenicurus,
Hippolais polyglotta, Oenanthe oenanthe, Turdus merula, Cettia cetti, Sylvia atricapilla, Sylvia cantillans,
Sylvia communis, Phylloscopus collybita, Aegithalos caudatos, Parus caeruleus, Parus major, Parus
palustris, Sitta europaea, Lanius collurio, Muscicapa striata, Oriolus oriolus, Passer montanus, Fringilla
coelebs, Serinus serinus, Carduelis carduelis, Carduelis cannabina, Carduelis chloris, Emberiza
ortulana, Emberiza calandra, Saxicola torquata.
MAMMIFERI: Sciurus vulgaris, Muscardinus avellanarius, Micromys minutus, Sorex araneus, Crocidura
leucodon, Crocidura suaveolens, Neomys anomalus, Suncus etruscus, Erinaceus europaeus, Meles
meles, Martes foina, Mustela nivalis, Rhinolophus hipposideros, Rhinolophus ferrumequinum,
Pipistrellus pipistrellus .

Matrice territoriale.
Colture agricole estensive, centri abitati, boschi di caducifoglie, boscaglie e incolti.

Valore naturalistico: alto, per diversità tipologie ambientali di pregio, elevata concentrazione di flora e
fauna protette difficilmente riscontrabile nell’ambito territoriale considerato, presenza di fitocenosi
lasciate a dinamiche naturali, grado di disturbo antropico medio, comunità ornitica ricca.
Valore scientifico: molto alto, per elevata concentrazione di reperti fossili, interesse scientifico a livello
internazionale, presenza di fauna rara e legata ad habitat estremamente localizzati.
Valore didattico: molto alto, per emblematicità di eccezionale rilevanza, facile accessibilità, presenza di
strutture organizzate a scopi educativi (museo, centro parco) e predisposizione programmi di
educazione ambientale.
Valore paesaggistico: medio, per pregio estetico apprezzabile, con caratteri che emergono
visibilmente dal territorio circostante, presenza di contatti diretti e/o graduali con ambienti a
determinismo antropico, buone possibilità di interconnessione con la matrice circostante.

Vincoli esistenti.
Parco Regionale (L.R. 11/88)

Situazioni di degrado.
Inquinamento delle acque del torrente a valle dei centri abitati e alla confluenza con il T. Ghiara,
erosione fluviale delle sponde, assenza di vegetazione perifluviale in alcuni tratti.

Indirizzi gestionali.
Tutela attiva delle emergenze presenti; promozione della conoscenza diffusa del patrimonio scientifico e
naturalistico; recupero ambientale e rinaturalizzazione del torrente; interventi per il miglioramento delle
qualità delle acque; interventi di miglioramento ambientale nelle fasce di protezione; acquisizione di siti
di interesse naturalistico.
La gestione tecnico scientifica è affidata al Consorzio del Parco, costituito dai rappresentanti dei quattro
comuni interessati e delle province di Piacenza e Parma.




                                                      48
SCHEDA N. 20
Denominazione: Riserva Naturale Geologica del Piacenziano

                                                      Ambito territoriale:    collina

                                                      Tipologie ambientali di pregio:
                                                                              - corsi d’acqua
                                                                              - calanchi
                                                                              - cenosi ripariali
                                                                              - boschi di latifoglie


Localizzazione: media Val D’Arda, Val Chiavenna e Val Chero

Comuni: Gropparello, Lugagnano, Castell’Arquato, Vernasca

C.T.R.: 180 SE, 180 SO                                                 Quota: 200-480 m. s.l.m.

                                                                       Estensione: circa 345 Ha

Descrizione ambientale
Riserva Naturale istituita nel 1995 ai sensi dell’art. 21 e seguenti della L.R. 11/88. Comprende alcune
aree della zona pedeappenninica, che già alla fine del ‘700 erano note a livello internazionale per aver
dato un nome al piano geologico del “Piacenziano” e per essere sede di importanti giacimenti fossiliferi
all’interno di un ambito geomorfologico di rilevante interesse ambientale e paesistico. Risulta articolata
in 9 stazioni localizzate in valli adiacenti (Vezzeno, Chero, Chiavenna, Arda e Ongina). Si tratta di
formazioni calanchive e di affioramenti portati alla luce dall’erosione fluviale. Da Ovest verso Sud esse
sono:
1. Rio Rosello (tra Sariano e Gropparello): scarpate di erosione particolarmente alte sulla sponda
destra, successione di argille marnoso-sabbiose del Pliocene inferiore, ricca fitocenosi ripariale e
versanti boscati;
2. Val Chero presso Badagnano: versante sinistro, affioramento arenarie di colore giallo del
“Piacenziano”, ricca fitocenosi ripariale;
3. Calanchi di Rio Carbonaro: valle boscosa che si apre sul lato orientale della Val Chero, aree
calanchive si fronteggiano ai due lati del corso d’acqua, affioramento di argille sabbiose del
“Piacenziano”, ritrovamento di cranio di Balenottera acutirostrata cuvierii (1983);
4. Voragine presso Osteria di Montezago: versanti a strapiombo a forma di anfiteatro, affioramento di
arenarie piacenziane di colore giallo, ritrovamento di resti di Megaptera e Balenottera acutirostrata
cuvierii (1816), fondovalle e aree circostanti boscati;
5. Calanchi di Rio Stramonte (a sud di Diolo): argille sabbiose e arenarie piacenziane, ritrovamenti di
resti di cetacei nella valle del rio, tra cui lo scheletro di Tursiops capellinii (1895) e resti di Balena
paronai (1899), area circostante boscata;
6. Torrente Arda (da ponte di Castell’Arquato alla deviazione per Frantoio di San Cassano): alte
scarpate di erosione, passaggio tra Pliocene e Pleistocene;
7. Calanchi di M. Giogo: in sinistra orografica dell’Arda, maestoso anfiteatro calanchivo che domina il
paese di Lugagnano, affioramento dello stratotipo del “Piacenziano”, ritrovamento di scheletro di
rinoceronte (1842) e di Delphinapterus brocchii (1842), aree circostanti boscate;
8. Calanchi di M. Padova e M. Falcone: in riva sinistra del T. Arda, affioramento di sabbie e argille
piacenziane, banconate calcarenitiche di colore aranciato, ritrovamento di scheletro acefalo di
Cetotherium capellinii (prima metà ‘800) e resti di un cetaceo misticeto (1934), aree circostanti boscate;
9. Calanchi di M. La Ciocca: in sinistra orografica del T. Ongina, affioramento di argille e sabbie del
Pliocene inferiore, ritrovamento di scheletro di Balenottera acutirostrata (1986), aree boscate circostanti.
Emergenze geologiche e paleontologiche
Affioramento dello stratotipo del “Piacenziano” come piano del Pliocene superiore. Gli affioramenti della
riserva e i fossili (molluschi, coralli, echinidi, brachiopodi, crostacei, cetacei) in essi custoditi raccontano
gli eventi che hanno caratterizzato l’attuale pianura padana nel Pliocene (tra 5,3 e 1,8 milioni di anni fa):
                                                      49
la presenza del “golfo padano”, le trasgressioni e regressioni marine, i cambiamenti climatici e le
conseguenze su fauna marina e terrestre.

Emergenze geomorfologiche
Forme di degradazione meteorica (calanchi) e di erosione fluviale (scarpate fluviali, erosione
regressiva).

Tipologie di vegetazione
Alla sommità e ai lati dei bacini calanchivi sono presenti fasce boscate e arbustate più o meno estese
caratterizzate dalla presenza di: roverella (Quercus pubescens), acero campestre (Acer campestre),
orniello (Fraxinus ornus), sorbo montano (Sorbus aria), ciavardello (Sorbus torminalis) maggiociondolo
(Laburnum anagyroides), robinia (Robinia pseudoacacia), biancospino (Crataegus monogyna), prugnolo
(Prunus spinosa), sanguinello (Cornus sanguinea), lantana (Viburnum lantana), fusaggine (Euonymus
europaeus), sommaco selvatico (Cotinus coggygria). Fra M. Giogo e M. Padova permangono esemplari
relitti di passate coltivazioni di olivo (Olea europaea). In comune di Castell’Arquato rilevante interesse
assume inoltre Bosco S. Franca, uno dei pochi esempi di castagneto (Castanea sativa) d’alto fusto
presenti nell’area fra la pianura padana e la collina (circa 90 ha). Interessanti sono anche le formazioni
boschive presenti sulla sponda destra del torrente Vezzeno, con castagneti nella zona di Gelati.
Le nicchie lungo le pareti dei calanchi sono colonizzate da ginestre (Spartium junceum) e i pendii meno
scoscesi sono coperti da una prateria di piante xerofile con dominanza di Brachypodium rupestre,
Bromus erectus, Lotus corniculatus. Lungo i versanti calanchivi sono anche presenti Asperula purpurea,
Inula salicina, Hippocrespis comosa, Astragalus monspessulanus, Helianthemum nummularium e
Ononis masquillierii, quest’ultima endemica dell’Appennino Settentrionale e tipica delle argille
plioceniche. Tra le specie rare e protette si segnala la presenza del barbone adriatico (Himantoglossum
adriaticum), a probabile distribuzione eurimediterranea e tipica di macchie e cespuglieti in zone aride.
Gli impluvi ospitano specie legate alla disponibilità d’acqua: salici (Salix spp.) e pioppi (Populus spp.)
oltre a querce (Quercus cerris, Q. robur) e olmi (Ulmus minor). Lungo i corsi d’acqua sono ben
sviluppate le fitocenosi ripariali a ontano (Alnus glutinosa), pioppo nero (Populus nigra), salice bianco
(Salix alba), salice ripaiolo (Salix eleagnos) oltre a specie adattate alle dinamiche fluviali.
Non esistono studi vegetazionali e faunistici ad eccezione delle stazioni 7 e 8; le emergenze floristiche si
riferiscono alle specie protette la cui presenza è stata accertata fino a questo momento nelle stazioni
citate.

Emergenze floristiche
Specie protette: Cephalanthera damasonium, Dianthus carthusianorum, Erythronium dens-canis,
Gymnadenia conopsea, Himantoglossum adriaticum, Limodorum abortivum, Listera ovata, Orchis morio,
Orchis purpurea, Orchis simia, Ophrys bertolonii, Ophrys fuciflora, Ruscus aculeatus, Vinca minor,
Vinca major.
Specie rare e di interesse fitogeografico: Ononis masquillierii, Olea europaea, Asperula purpurea, Iris
graminea.

Fauna
L’interesse faunistico dell’area è dato dal popolamento ittico dei rii e dei torrenti, almeno nei tratti
interessati dalla Riserva tra cui figurano Leuciscus cephalus (Arda, Chiavenna, Chero), Leuciscus
souffia (Arda), Chondrostoma genei (Arda, Chiavenna e Chero), Barbus plebejus (Ongina e Arda),
Barbus meridionalis (Arda), Cobitis taenia (Arda e Chero), Padogobius martensii (Arda e Chiavenna).
Per quanto riguarda gli uccelli la Riserva ospita uno dei pochi siti riproduttivi regionali del falco pellegrino
(Falco peregrinus). Nidificano inoltre specie di uccelli legate agli ambienti aperti e soleggiati dei calanchi
quali sterpazzolina (Sylvia cantillans), sterpazzola (Sylvia communis), zigolo nero (Emberiza cirlus) e
calandro (Miliaria calandra). Sulla parete di un calanco in Val Chero è stata accertata la nidificazione del
rondone maggiore (Apus melba).

Emergenze faunistiche
OSTEITTI: Leuciscus souffia, Chondrostoma, Barbus plebejus, Barbus meridionalis, Cobitis taenia ,
Padogobius martensii.
RETTILI E ANFIBI: Bufo bufo, Rana dalmatina, Lacerta viridis, Podarcis muralis, Coluber viridiflavus.
                                                      50
AVIFAUNA: Falco peregrinus, Falco tinnunculus, Streptopelia turtur, Cuculus canorus, Otus scops, Tyto
alba, Apus apus, Apus melba, Picus viridis, Picus major, Picoides major, Hirundo rustica, Turdus
merula, Sylvia atricapilla, Sylvia cantillans, Sylvia communis, Phylloscopus collybita, Parus caeruleus,
Parus major, Lanius collurio, Fringilla coelebs, Carduelis carduelis, Emberiza cirlus, Miliaria calandra.
MAMMIFERI: Sciurus vulgaris, Muscardinus avellanarius, Sorex araneus, Crocidura leucodon,
Crocidura suaveolens, Erinaceus europaeus, Meles meles, Rhinolophus hipposideros, Rhinolophus
ferrumequinum, Miniopterus schreibersi, Myotis emarginatus, Myotis myotis.

Matrice territoriale
Colture agricole estensive, in prevalenza cerealicole, boschi di caducifoglie, boscaglie e incolti Le fasce
esterne di protezione alla Riserva ricadono in ambiti non direttamente urbanizzati e non interessati da
attività antropiche di rilievo.

Valore naturalistico: molto alto, per elevata diversità tipologie ambientali di pregio, elementi biocenotici
rari peculiari di emergenze geomorfologiche localizzate, presenza di fauna minacciata di estinzione,
presenza di fitocenosi lasciate a dinamiche naturali, grado di disturbo antropico medio, comunità ornitica
ricca.
Valore scientifico: molto alto, per elevata concentrazione di reperti fossili, interesse scientifico a livello
internazionale.
Valore didattico: molto alto, per emblematicità di eccezionale rilevanza, facile accessibilità, presenza di
strutture organizzate a scopi educativi (museo, centro di educazione ambientale) e predisposizione
programmi di educazione ambientale.
Valore paesaggistico: medio, per elevato pregio estetico (maestosità, fruibilità visiva, significatività
percettiva), presenza di contatti diretti e/o graduali con ambienti a determinismo antropico, buone
possibilità di interconnessione con la matrice circostante.


Vincoli esistenti
Riserva Naturale Geologica (L.R. 11/88)

Situazioni di degrado
Abbandono di rifiuti nell’alveo del T. Arda e degrado generalizzato dell’ecosistema fluviale dello stesso
torrente; raccolta di fossili; disturbo dei siti riproduttivi di Falco peregrinus lungo alcuni percorsi.

Indirizzi gestionali
Tutela attiva delle emergenze presenti; promozione della conoscenza diffusa del patrimonio scientifico e
naturalistico; recupero ambientale e rinaturalizzazione del T. Arda; realizzazione di percorsi attrezzati e
limitazione di alcuni di essi durante i periodi riproduttivi delle specie in pericolo di estinzione; interventi di
miglioramento ambientale nelle fasce di protezione degli ambiti protetti. La gestione tecnico scientifica è
affidata al Museo Geologico di Castell’Arquato, coadiuvato da un comitato composto da rappresentanti
dei quattro comuni interessati e della provincia di Piacenza.
E’ in fase di svolgimento uno studio floristico-faunistico esteso a tutte le stazioni della Riserva.




                                                       51
SCHEDA N. 21
Denominazione: Pietra Parcellara
                                                       Ambito territoriale:    collina

                                                       Tipologie ambientali di pregio:
                                                                               - affioramenti rocciosi
                                                                               - querceti mesofili
                                                                               - impianti di conifere
                                                                               - praterie xeriche e arbusteti
                                                                               - zone umide


Localizzazione: media Val Trebbia

Comune: Travo                                                  Quota: 200-836 m. s.l.m.

                                                               Estensione: circa 347 ha
C.T.R.: 179 SO


Descrizione ambientale
Si tratta di un insieme di rilievi ofiolitici costituiti da diabasi portati a troneggiare, per erosione
differenziale, sulle aree circostanti. E’ il complesso ofiolitico più spettacolare della provincia per la sua
localizzazione che rende gli affioramenti isolati ancora più imponenti. E’ considerato il nucleo più
settentrionale e il più prossimo alla pianura Padana dell’area appenninica di affioramento delle grandi
masse ofiolitiche. Comprende Pietra Parcellara (836 m) e Pietra Perduca, formate da rocce compatte,
Pietra Marcia (722 m.) e Pietre Nere formate da sfasciumi. A questi 4 nuclei si aggiungono le pietraie
che si trovano ad est della P. Parcellara, un tempo parzialmente interessate da una modesta attività di
cava.
L’area presenta un elevato grado di naturalità per la presenza di vegetazione in stadio dinamico di
successioni naturali in atto (vegetazione rupestre, cespuglieti e praterie substeppiche); la diversità
ambientale e il ridotto grado di antropizzazione la rendono vocata ad ospitare elementi di interesse
faunistico.
L’interesse vegetazionale è dato dalla presenza di una flora rara le cui specie o entità sottospecifiche si
sono differenziate per adattamento morfofisiologico al substrato serpentinoso. Rappresenta quindi
un’area di rifugio per la conservazione di una flora specializzata.
Gli habitat rupicoli e di pendio sassoso sono prevalenti; seguono le praterie xeriche.

Emergenze geologiche
L’area rappresenta un ambito di interesse geologico ambientale per la presenza di testimonianze
concrete e accessibili di una storia geologica di primario interesse (“bacino ligure”), per l’eccezionale
variabilità del paesaggio minuto, per la presenza di complessi rocciosi costituenti i principali serbatoi
idrici della zona.

Tipologie di vegetazione
L’ambiente rupestre ospita un certo numero di specie endemiche dei serpentini (serpentinofite), ossia
esclusive di questi substrati: Asplenium cuneifolium e Cheilanthes marantae, Minuartia laricifolia ssp.
ophiolitica, l’alisso di Bertoloni (Alyssum bertolonii). Vegetano inoltre specie rare e protette anche se non
strettamente legate al substrato ofiolitico, ma che trovano in questa stazione l’habitat ideale: in
particolare Melagride minore (Fritillaria tenella) è una specie rarissima in regione ed estremamente
localizzata in provincia ai pendii rupestri delle ofioliti e ai prati aridi. I prati aridi e le boscaglie xerofile
circostanti ospitano un certo numero di orchidee, tra cui l’orchide a farfalla (Orchis papilionacea),
rarissima in regione e assente nel resto del territorio piacentino e la ballerina (Aceras anthropophorum),
rara al nord Italia e in provincia fino ad ora esclusiva di due sole stazioni.
Tra le specie rare e legate alle rupi ofiolitiche sono qui presenti l’euforbia spinosa (Euphorbia spinosa

                                                       52
ssp. ligustica) e il lino a campanelle (Linum cmpanulatum), i semprevivi e le sassifraghe.
Si dovrebbero, inoltre, ricordare diverse specie indicate comunemente per i substrati calcarei e presenti
qui su serpentino.
Nelle aree marginali agli affioramenti rocciosi e pedologicamente più favorevoli ad espressioni di
vegetazione più evoluta sono presenti lembi di boscaglia dominata da carpino nero (Ostrya carpinifolia),
roverella (Quercus pubescens), pero corvino (Amelanchier ovalis), oltre a estesi impianti di conifere a
pino nero (Pinus nigra). Sono ben rappresentate aree substeppiche con presenza di formazioni spinoso-
arbustive (Juniperus communis, Crataegus monogyna, Pirus piraster)

Emergenze floristiche
Specie protette sono: Fritillaria tenella, Tulipa australis, Saxifraga paniculata, Sempervivum
arachnoideum, Sempervivum tectorum, Doronicum columnae, Campanula medium, Dianthus
carthusianorum, Spiranthes spiralis, Orchis papilionacea, Aceras anthropophorum, Neottia nidus-avis,
Cephalanthera rubra.
Specie vegetali rare e di interesse scientifico sono: Asplenium cuneifolium, Cheilanthes marantae,
Linaria supina, Euphorbia spinosa ssp. ligustica, Alyssum bertolonii, Linum campanulatum, Isatis
tinctoria.

Fauna
Le ripide pareti rocciose sono ideali siti di nidificazione per alcuni rapaci diurni. Tra i rapaci nidificano
gheppio (Falco tinnunculus) e sparviere (Accipiter nisus); falco pecchiaiolo (Pernis apivorus), biancone
(Circaetus gallicus), poiana (Buteo buteo), albanella minore (Circus pygargus), astore (Accipiter gentilis)
sono da considerarsi nidificanti eventuali e probabili. Nidificano invece certamente uccelli legati agli
ambienti caldi e assolati caratterizzati da praterie aride, circostanti gli affioramenti, quali tottavilla (Lullula
arborea), calandro (Anthus campestris), codirosso spazzacamino (Phoenicurus ochruros), sterpazzolina
(Sylvia cantillans), sterpazzola (Sylvia communis), averla piccola (Lanius collurio), zigolo nero (Emberiza
cirlus), ortolano (Emberiza hortulana) e strillozzo (Miliaria calandra).
Nelle coltivazioni tradizionali circostanti sono ancora presenti due specie venatorie in netto declino su
tutto il territorio: starna (Perdix perdix) e pernice rossa (Alectoris rufa), quest’ultima probabile nidificante.
Particolare è la presenza di vasche modellate nella roccia che costituiscono pozze permanenti in grado
di ospitare popolazioni di tritoni (Triturus spp.)
La luscengola (Chalcides chalcides) è qui presente ed è una specie rara in regione con popolazioni
isolate legate alle zone con bioclima sub-meditterraneo.

Emergenze faunistiche
ANFIBI E RETTILI: Triturus alpestris, Triturus carnifex, Bufo bufo, Rana dalmatina, Podarcis muralis,
Chalcides chalcides, Coluber viridiflavus, Elaphe longissima, Vipera aspis.
AVIFAUNA: Accipiter nisus, Falco tinnunculus, Perdix perdix, Streptopelia turtur, Cuculus canorus,
Picus viridis, Picoides major, Lullula arborea, Hirundo rustica, Anthus campestris, Motacilla alba,
Troglodytes troglodytes, Erithacus rubecula, Phoenicurus ochruros, Phoenicurus phoenicurus, Turdus
merula, Hippolais polyglotta, Sylvia atricapilla, Sylvia cantillans, Sylvia communis, Phylloscopus
collybita, Aegithalos caudatus, Parus caeruleus, Parus major, Parus palustris, Oriolus oriolus, Lanius
collurio, Passer montanus, Carduelis carduelis, Emberiza cirlus, Emberiza hortulana, Miliaria calandra.
MAMMIFERI: Erinaceus europaeus, Crocidura suaveolens, Myoxus glis, Meles meles, Martes foina,
Myotis daubentoni, Pipistrellus kuhli, Eptesicus serotinus.

Matrice territoriale
Colture agricole estensive, campi abbandonati, aree sottoposte a dissesto idrogeologico. La matrice
territoriale in cui si inserisce la stazione presenta un grado di naturalità molto basso.




Valore naturalistico: alto, per elevata diversità tipologie ambientali, presenza di caratteri e elementii
biocenotici rari a livello nazionale, ricchezza faunistica; il sito non raggiunge il massimo valore
naturalistico per presenza di fitocenosi ad elevata impronta antropica, disturbo antropico (soprattutto
                                                       53
attività ricreative) in grado di disturbare le biocenosi presenti.
Valore scientifico: elevato per interesse botanico, presenza di specie estremamente localizzate, areali
disgiunti, adattamento delle piante a substrati ricchi metalli pesanti, ricerche su indicatori biologici,
informazioni su eventi climatici passati.
Valore didattico: alto, per contenuti didattici di eccezionale rilevanza (notevole emblematicità),
accessibilità, scarso utilizzo a scopi educativi.
Valore paesaggistico: medio-alto, per caratterizzazione del paesaggio locale determinante, con
elementi di elevata fruibilità visiva e significatività percettiva (maestosità e monumentalità), prevalenti
contatti graduali con ambienti a determinismo antropico, buone possibilità di interconnessione con
elementi naturali della matrice.


Vincoli esistenti
Zona di tutela naturalistica (art. 25 P.T.P.R.)
Area da destinarsi a Parco Naturale e a Riserva Naturale (lett. b, 1° comma, art. 30 P.T.P.R.)
P.F.V. provinciale: Zona di ripopolamento e cattura, A.T.C. 3.

Situazioni di degrado
Pascolo di capre sulle rupi; dissesto idogeologico diffuso; eccessiva incentivazione di rimboschimenti
con conifere e infestazione di processionaria del pino; mancanza di controllo delle attività ricreative.

Indirizzi gestionali
Gli ambienti per la loro peculiarità e scarsa diffusione sul territorio dovrebbero essere lasciati alla loro
naturale evoluzione, in alcune parti favorita ed accelerata con interventi mirati sulla vegetazione.
Applicazione delle norme di protezione delle specie protette individuate; controllo dell’infestazione della
processionaria del pino; interventi atti a favorire la conversione degli impianti di conifere in associazioni
autoctone; protezione dal calpestio di quelle aree particolarmente vocate dal punto di vista floristico;
miglioramenti ambientali a favore delle specie di interesse venatorio in declino.
L’area è stata proposta come riserva naturale da parte della Unione delle Bonifiche Montane dell’Emilia-
Romagna (1972); il Ministero dell’Agricoltura e Foreste ha riconosciuto la Pietra Parcellara come ambito
ad elevati contenuti endemici e paesaggistici (1980); la L.R. 15 maggio 1987, n. 20, aveva istituito in tale
area un’Oasi di protezione della fauna (art. 4).
Nel 1995 è stata proposta come sito di importanza comunitaria (SIC) di tipo B secondo la direttiva CEE
92/43.
Negli Studi propedeutici all’individuazione del Parco Naturale del Trebbia l’area è stata classificata
ambito di interesse geologico-ambientale e zona di protezione della fauna.




                                                    54
SCHEDA N. 22
Denominazione: Rocca d’Olgisio
                                                     Ambito territoriale: collina

                                                     Tipologie ambientali di pregio:
                                                                              - affioramenti rocciosi
                                                                              - querceti mesofili
                                                                              - impianti di conifere
                                                                              - arbusteti
                                                                              - grotte e cavità
                                                                              - corsi d’acqua


Localizzazione: media Val Tidone

Comune: Pianello Val Tidone                                  Quota: 230-565 m. s.l.m.

                                                                      Estensione: circa 1130 ha

C.T.R.: 179 NO, 179 SO


Descrizione ambientale
L’area si sviluppa subito a monte della zona pedecollinare ed è estesa da NO a SE all’interno della Val
Chiarone, pochi chilometri a monte di Pianello V. T.. Si tratta di una sinclinale “sospesa” rispetto alle
aree circostanti che hanno subito un più violento smantellamento. E’ un didattico esempio
dell’evoluzione subita da una struttura a pieghe, ossia di una sorta di grandi ondulazioni delle locali
successioni rocciose stratificate (onda concava verso il basso = sinclinale; onda convessa verso l’alto =
anticlinale), successivamente smantellate dall’erosione. Le anticlinali, più alte, sono state eliminate per
prime, mentre si sono conservati i lembi delle sinclinali.
L’area comprende il massiccio che da M. S. Martino va fino a Rocca d’Olgisio, ricoperto di boschi e
contrastante con il territorio collinare intensamente coltivato.
Il substrato arenaceo fortemente permeabile crea condizioni di aridità condizionando le tipologie
vegetazionali.

Tipologie di vegetazione
Querceto da mesofilo a xerofilo governato a ceduo. Tra le arboree sono presenti con maggior
frequenza: roverella (Quercus pubescens), rovere (Quercus petraea), cerro (Quercus cerris), orniello
(Fraxinus ornus), carpino nero (Ostrya carpinifolia) e castagno (Castanea sativa). Il querceto ospita
l’agrifoglio (Ilex aquifolium), raro per il piacentino.
Ai margini delle formazioni boschive è presente la cerrosughera (Quercus crenata), l’unica quercia
sempreverde della nostra provincia e assai poco frequente. Ai margini dei boschi termofili si rinviene il
corbezzolo (Arbutus unedo), specie caratteristica della vegetazione mediterranea, estremamente rara in
regione e presente nel piacentino solo in questa stazione.
Lo strato arbustivo è caratterizzato da piante xerofile quali la ginestra (Spartium junceum) e il ginepro
(Juniperus communis); è presente anche pero corvino (Amelanchier ovalis). Le conifere sono
rappresentate da impianti artificiali di pino silvestre (Pinus sylvestris). Fra le piante dello strato erbaceo
risaltano alcune specie protette, tra cui lo zafferanastro giallo (Sternbergia lutea), per il quale l’area
considerata rappresenta l’unica stazione provinciale, e varie orchidee. L’area è l’unica stazione
provinciale per elleborine minore (Epipactis microphylla), che vegeta lungo le scarpate sassose e la
seconda stazione provinciale fino ad ora rilevata per ballerina (Aceras anthropophorum), che frequenta
le praterie aride. Notevole importanza naturalistica assume, inoltre, la vegetazione rupestre che si
instaura sull’arenaria compatta. Da segnalare è anche la presenza sulle rupi del raro eliantemo degli
Appennini (Helianthemum apenninum). Le praterie sassose ospitano specie protette quali i garofani
(Dianthus spp.), oltre alle rare pennellini (Staehelina dubia) e stellina purpurea (Asperula purpurea).
Il valore paesaggistico è arricchito da alcune grotte che si trovano alla base del masso arenaceo su cui
                                                     55
sorge la Rocca.

Emergenze floristiche
Specie protette: Lilium croceum, Dictamnus albus, Arbutus unedo, Quercus crenata, Dianthus
carthusianorum, Dianthus seguireii, Aquilegia atrata, Saxifraga paniculata, Ilex aquifolium, Daphne
laureola, Vinca minor, Campanula medium, Erythronium dens-canis, Scilla bifolia, Sternbergia lutea,
Galanthus nivalis, Narcissus poeticus, Epipactis microphylla, Epipactis helleborine, Cephalanthera
damasonium, Cephalanthera longifolia, Cephalanthera rubra, Platanthera bifolia, Orchis mascula,
Orchis morio, Orchis purpurea, Aceras anthropophorum, Gymnadenia conopsea.
Specie rare e di interesse fitogeografico: Helianthemum apenninum, Staehelina dubia, Asperula
purpurea.

Fauna
Le numerose cavità e piccole grotte scavate nella roccia offrono rifugio ad alcune specie di pipistrelli e
agli allocchi (Strix aluco), questi ultimi nidificanti probabili nell’area. Le ripide pareti rocciose sono ideali
siti di nidificazione per alcuni rapaci diurni. Tra i rapaci sono da considerarsi nidificanti probabili: falco
pecchiaiolo (Pernis apivorus) e poiana (Buteo buteo).

Emergenze faunistiche
ANFIBI E RETTILI: Bufo bufo, Rana dalmatina, Podarcis muralis, Coluber viridiflavus.
AVIFAUNA: Falco tinnunculus, Coturnix coturnix, Streptopelia decaocto, Streptopelia turtur, Cuculus
canorus, Alauda arvensis, Caprimulgus europaeus, Upupa epops, Picus viridis, Picoides major, Hirundo
rustica, Erithacus rubecula, Luscinia megarhynchos, Phoenicurus ochruros, Phoenicurus phoenicurus,
Turdus merula, Sylvia atricapilla, Phylloscopus collybita, Parus major, Lanius collurio, Passer montanus,
Fringilla coelebs, Carduelis carduelis, Emberiza cirlus.
MAMMIFERI: Sorex samniticus, Crocudura leucodon, Crocidura suaveolens, Myoxus glis, Martes foina,
Rhinolophus hipposiderus, Myotis blythii, Eptesicus serotinus, Pipistrellus kuhlii, Hypsugo savii.

Matrice territoriale
Colture agricole estensive, vigneti, filari, siepi, lembi boscati.


Valore naturalistico: alto, per elevata concentrazione di tipologie ambientali diversificate, presenza di
flora con caratteri di unicità provinciale e regionale e di notevole interesse fitogeografico, presenza di
seriazioni vegetazionali in stadio evolutivo dinamico, scarsa presenza di influenza antropica, ricca
comunità di uccelli nidificanti.
Valore scientifico: medio, presenza di elementi biocenotici a distribuzione estremamente localizzata a
livello regionale, presenza di elementi di interesse scientifico a livello si specie.
Valore didattico: medio-alto, per contenuti didattici di eccezionale rilevanza, facile accessibilità e
sufficiente presenza di sentieri, assenza di utilizzi educativi.
Valore paesaggistico: medio-alto, per elevato pregio estetico, caratterizzazione del paesaggio
determinante con elementi d’assieme di una certa estensione, prevalenti contatti graduali con ambienti a
determinismo antropico, possibilità di interconnessione con elementi naturali nella matrice circostante.


Vincoli esistenti.
Vincolo idrogeologico (R.D. n. 3267/1923 e R.D. n. 1126/1926)
Zona di particolare interesse paesaggistico ambientale (art. 19 P.T.P.R.).
P.F.V. provinciale : A.T.C. 12.

Situazioni di degrado
Rimboschimenti con specie alloctone, eccessivo taglio a ceduo dei querceti.

Indirizzi gestionali
Area proposta come sito di importanza comunitaria (SIC) di tipo B secondo la direttiva CEE 92/43.
Applicazione delle norme di protezione delle specie protette individuate; conversione dei cedui in alto
                                                      56
fusto.




         57
SCHEDA N. 23                                                 Ambito territoriale: alta collina

Denominazione: M. Bissolo-Lago                       Tipologie ambientali di pregio:
                     di Trebecco                                             - querceti mesofili
                                                                             - impianti di conifere
                                                                             - prati aridi
                                                                             - corsi d’acqua
                                                                             - lago


Localizzazione: alta Val Tidone
                                                             Quota: 360-560 M. S.L.M.
Comune: Nibbiano

C.T.R.: 179 NO, 179 SO


Descrizione ambientale
Il rilievo di M. Bissolo (560 m), caratterizzato geologicamente dalle “Arenarie di Ranzano”, è localizzato
lungo la destra orografica del T. Tidone e appartiene ai rilievi collinari del preappennino. Il suo versante
ovest degrada nel Lago di Trebecco. I versanti sono quasi completamente rivestiti da bosco (circa 250
ha), permangono alcune piccole aree a prato e zone cespugliate. Il substrato roccioso è poroso e
permeabile e gran parte delle acque piovane viene assorbita riducendo il fenomeno di ruscellamento.
Quando la falda freatica affiora si hanno fenomeni sorgentizi (versante ovest).
Il lago di Trebecco si è creato intorno agli anni ’30 con la creazione di una diga (diga del Molato) sul T.
Tidone ad una distanza di circa 18 Km dalle sue sorgenti e a quota 357 m s.l.m..
L’invaso ha una capacità massima attualmente di 10 milioni di mc. e la fauna ittica è rappresentata da
salmonidi e specie alloctone immesse per la pesca sportiva. Nonostante il lago sia artificiale e sbarrato
da una diga l’area nel complesso assume notevole interesse paesaggistico ambientale.

Emergenze geomorfologiche
Si ipotizza un fenomeno di cattura fluviale del T. Tidone nei confronti del T. Tidoncello (un tempo corsi
d’acqua indipendenti), per la presenza di gomiti di cattura a monte della diga e presso Nibbiano; il
fenomeno sarebbe stato causato dal sollevamento appenninico ed il conseguente arretramento del
corso d’acqua.

Tipologie di vegetazione
La copertura boschiva di M. Bissolo lungo il versante sud-est è costituita da specie xerofile: roverella
(Quercus pubescens) e carpino nero (Ostrya carpinifolia), prevalentemente; sono inoltre presenti alcuni
rimboschimenti artificiali a Pinus nigra. Il versante nord-ovest presenta una vegetazione forestale più
fitta con presenza di castagno (Castanea sativa), acero riccio (Acer platanoides), rovere (Quercus
petraea), farnia (Quercus robur), olmo (Ulmus minor). Associato alle formazioni a castagno compare la
robinia (Robinia pseudoacacia). Il governo dei boschi è a ceduo con tagli periodici ogni 20-30 anni. Si
tratta quindi essenzialmente di boschi giovani; lungo il versante ovest sono presenti alcune farnie più
mature che raggiungono i 20 m. di altezza.
Nel sottobosco e ai suoi margini si trovano specie rare e protette. Specie assai rara e presente in
provincia in pochissime stazioni è il dittamo (Dictamnus albus). Nei pratelli aridi è stato rinvenuto il citiso
argenteo (Argyrolobium zanonii), rarissima specie termofila dell’area mediterranea occidentale, a
distribuzione frammentata e, nel piacentino, fino ad ora riscontrata solo in questa stazione.



Emergenze floristiche
Specie protette: Lilium croceum, Dianthus carthusianorum, Dianthus sylvestris, Dictamnus albus, Vinca
minor, Campanula medium, Erythronium dens-canis, Epipactis helleborine, Limodorum abortivum,
Platanthera bifolia, Orchis purpurea.
                                                     58
Specie rare e di interesse fitogeografico: Argyrolobium zanonii.

Fauna
Non esistono fino a questo momento studi faunistici nell’area considerata. Gli unici dati esistenti si
riferiscono al popolamento ittico del Tidone come da Carta Ittica Regionale.

Emergenze faunistiche
OSTEITTI: Cobitis taenia, Barbus meridionalis, Leuciscus souffia.

Matrice territoriale
Colture agricole estensive (seminativi e soprattutto vigneti), insediamenti umani di piccole dimensioni e
sparsi, zone boscate e zone cespugliate.


Valore naturalistico: medio-basso, per buona diversificazione tipologie ambientali di pregio
naturalistico, presenza di flora rara a livello ecoregionale, elevata copertura boschiva (considerato
l’ambito pedeappenninico) con associazioni naturali in cui si evidenzia, però, una notevole impronta
antropica, natura artificiale del lago.
Valore scientifico: presente, per gli elementi di interesse fitogeografico (specie stenomediterranee),
per possibili studi sugli effetti ecologici delle modificazioni delle dinamiche fluviali, in seguito ad interventi
umani.
Valore didattico: medio, sito didatticamente esemplificativo delle trasformazioni antropiche del
paesaggio naturale e dello sfruttamento economico delle risorse naturali; facile accessibilità, assenza di
utilizzi educativi ma elevate potenzialità locali per svilupparli per presenza di strutture ricettive.
Valore paesaggistico: medio, per apprezzabile pregio estetico, per caratteri che emergono visibilmente
da territorio circostante, per prevalenti contatti graduali con ambienti a determinismo antropico, per le
buone possibilità di creare un sistema coerente di ambienti naturali e seminaturali tra loro
intercomunicanti.


Vincoli esistenti.
M. Bissolo: Vincolo idrogeologico (R.D. n. 3267/1923 e R.D. n. 1126/1926) e Zona di particolare
interesse paesaggistico ambientale (art. 19 P.T.P.R.).
L. di Trebecco: Invasi ed alvei di piena ordinaria di laghi, bacini e corsi d’acqua (art. 18 e 24 P.T.P.R.).
P.F.V. provinciale: A.T.C.12.

Situazioni di degrado.
Presenza della diga del Molato con influenza sulle portate e sul regime idraulico del torrente; mancanza
di impianti di risalita per i pesci; modificazioni fisico-chimiche delle acque dovute alla presenza di una
centrale idroelettrica a valle della diga; immissione di fauna ittica alloctona nel lago; impianti di conifere.

Indirizzi gestionali.
Applicazione delle norme di protezione delle specie protette individuate; conversione dei cedui in alto
fusto; utilizzo di specie autoctone per interventi forestali; riqualificazione naturalistica del lago e delle
sponde; creazione impianto di risalita pesci.
L’area necessita di studi mirati alla conoscenza del popolamento faunistico.




                                                       59
SCHEDA N. 24
Denominazione: Serpentini di Sassi Neri
                                                       Ambito territoriale:     montagna

                                                       Tipologie ambientali di pregio:
                                                                                - affioramenti rocciosi
                                                                                - querceti mesofili
-                                                                               - faggete
                                                                                - impianti di conifere
                                                                                - praterie aride e arbusteti
                                                                                - zone umide


Localizzazione: Media Val Trebbia
Alta Val Tidone                                        Quota: 600-1078 m. s.l.m.

Comuni: Pecorara, Piozzano, Bobbio             Estensione: Circa 300 Ha

C.T.R.: 179 SO, 197 NO

Descrizione ambientale
Comprende affioramenti ofiolitici costituiti in prevalenza da Peridotiti /Serpentiniti. I rilievi interessati sono
: Sassi Neri (m. 1034), Pietra di Corvo (m. 1078), M. Pradegna (m. 960), Panperduto (1065 m), Il
Groppo (1000 m), Pietra di Falco (917 m), a cui si aggiungono un gran numero di roccioni ofiolitici sparsi
e dalle forme più strane. Queste rocce molto resistenti hanno determinato un’erosione selettiva, con
asportazione delle rocce più tenere nelle quali le masse ofiolitiche erano imballate.
L’affioramento dei Sassi Neri è interessato da un’intensa fratturazione cui si deve l’isolamento di enormi
blocchi rocciosi spesso sparsi lungo il declivio tra prati, coltivi e tratti di bosco, osservabili anche lungo la
strada per il Passo Penice.
L’area si distingue per la presenza di unità litologiche a ben distinto comportamento fisico-meccanico,
che si traduce, oltre che in una significativa variabilità del paesaggio, anche in una spiccata
differenziazione a livello botanico e scientifico-naturalistico.
Lo studio propedeutico per l’istituzione del parco della Val trebbia evidenzia l’area come uno dei nuclei a
più elevato valore ambientale del territorio provinciale, ottenuto secondo criteri di emergenza, naturalità,
riconoscibilità.
L’interesse vegetazionale è dato dalla presenza di una flora rara le cui specie o entità sottospecifiche si
sono differenziate per adattamento morfofisiologico al substrato serpentinoso..
Rappresenta quindi un’area di rifugio per la conservazione di una flora specializzata. L’area presenta,
inoltre, un elevato grado di naturalità per la presenza di vegetazione in stadio dinamico di successioni
naturali in atto (vegetazione rupestre, boscaglie xerofile e praterie substeppiche).

Emergenze geologiche
L’area è un ambito di interesse geologico ambientale per la presenza di testimonianze concrete e
accessibili di una storia geologica di primario interesse (“bacino ligure”), per l’eccezionale variabilità del
paesaggio minuto, per la presenza di complessi rocciosi costituenti i principali serbatoi idrici della zona,
per lo scarso condizionamento antropico.
Pietra di Corvo presenta una tipica successione stratigrafica di crosta oceanica costituita da lave
basaltiche a pillow, diaspri, calcari a calpionelle e argille a palombini.
Sui rilievi a ovest di Praticchia è possibile riscontrate fenomeni di “slumping” nei calcari a calpionelle; si
tratta di scivolamenti sottomarini particolarmente significativi nell’ambito di una ricostruzione
paleodinamica e paleogeografica.
Le rocce sono molto fessurate, poggiano su unità litologiche a basso grado di permeabilità e sono in
grado di alimentare sorgenti perenni.
Un “corridoio di faglia” attraversa la massa di M. Pradegna.
Assai caratteristica è la sommità piatta del Groppo (rilievo del tipo Monadnocks), sede di un

                                                       60
insediamento di probabile età villanoviana.

Tipologie di vegetazione
L’ambiente rupestre ospita un certo numero di specie endemiche dei serpentini (serpentinofite), ossia
esclusive di questi substrati: asplenio dei serpentini (Asplenium cuneifolium) e felcetta lanosa
(Cheilanthes marantae), minuartia con foglie di larice (Minuartia laricifolia ssp. ophiolitica), alisso di
Bertoloni (Alyssum bertolonii).
Tra le altre specie rare, legate alle rupi ofiolitiche, sono qui presenti spillone (Armeria marginata),
euforbia spinosa (Euphorbia spinosa ssp. ligustica), lino a campanelle (Linum campanulatum), linajola
dei serpentini (Linaria supina), semprevivi e sassifraghe.
Le principali colonizzatrici delle rupi sono le felci: Asplenium trichomanes, Asplenium septentrionalis,
Asplenium serpentini, Polypodium vulgare. Nelle fessure si riscontrano tra le altre le seguenti
fanerogame: Stachis serpentini, Galium lucidum, Bromus erectus, Sedum rupestre, Picris hieracioides,
Festuca glauca, Armeria denticellata, Armeria seticeps, Allium sphaerumcephalum, Alyssum argenteum,
Robertia taraxacoides.
Nelle aree marginali agli affioramenti rocciosi e pedologicamente più favorevoli ad espressioni di
vegetazione più evoluta è presente una ricca copertura boschiva dominata da carpino nero (Ostrya
carpinifolia), roverella (Quercus pubescens), castagno (Castanea sativa); sono inoltre presenti macchie
a pino nero (Pinus nigra) e larice (Larix decidua). Alle quote più alte si sviluppa il faggio (Fagus
sylvatica) con sottobosco di Trochiscanthes nodiflorus, Adoxa moschatellina, Paris quadrifolia, Anemone
trifolia, Physospermum cornubiense.
I boschi radi e le praterie sassose e aride ospitano numerose orchidee. Si segnala la presenza di
melagride minore (Fritillaria tenella), una specie rarissima in regione ed estremamente localizzata in
provincia ai pendii rupestri delle ofioliti e ai prati aridi.
L’area presa in considerazione ospita, inoltre, l’unica stazione provinciale di orchide acquatica Orchis
laxiflora ritrovata ai margini di una zona umida; è minacciata dal soffocamento da parte di sterpaglie.
Vicino a M. Pietra di Corvo c’e un orto botanico alpino, in territorio pavese (Praticchia)

Emergenze floristiche.
Specie protette sono: Orchis laxiflora, Epipactis helleborine, Epipactis atrorubens, Cephalanthera
damasonium, Cephalanthera longifolia, Cephalanthera rubra, Neottia nidus-avis, Platanthera bifolia,
Platanthera chlorantha, Gymnadenia conopsea, Coeloglossum viridae, Orchis morio, Orchis ustulata,
Orchis simia, Orchis purpurea, Orchis mascula, Orchis pallens, Anacamptis pyramidalis, Ophrys
sphegodes, Ophrys fuciflora, Dianthus carthusianorum, Dianthus seguireii, Dianthus sylvestris, Aquilegia
vulgaris, Sempervivum arachnoideum, Sempervivum tectorum, Saxifraga cuneifolia, Saxifraga
moschata, Daphne mezereum, Daphne laureola, Armeria seticeps, Gentiana cruciata, Gentiana
kockiana, Vinca minor, Campanula medium, Erythronium dens-canis, Fritillaria tenella, Lilium martagon,
Lilium croceum, Galanthus nivalis, Narcissus poeticus.
Specie vegetali rare e di interesse scientifico sono: Asplenium cuneifolium, Cheilanthes marantae,
Minuartia laricifolia ssp. ophiolitica, Linaria supina, Alyssum bertolonii, Linum campanulatum, Robertia
taraxacoides, Euphorbia spinosa ssp. ligustica.

Fauna.
Non è stato effettuato alcun censimento faunistico specifico nell’area, fino a questo momento.
Le specie indicate sono state rilevate durante sopralluoghi o segnalate da esperti faunisti.
Si possono osservare comunque specie di uccelli legate agli ambienti xerici, ai cespuglieti e alle rupi. Le
ripide pareti rocciose potrebbero essere ideali siti di nidificazione per alcuni rapaci diurni.
L’albanella minore (Circus pygargus) è da considerarsi nidificante probabile.
Pietra di Corvo è stata classificata come zona di protezione della fauna (Meriggi, 1993), ossia come
zona che per uno spiccato carattere di naturalità di ambienti e fauna e che per particolarità e scarsa
diffusione dovrebbe essere lasciata alla naturale evoluzione, in alcune parti accelerata con interventi
mirati sulla vegetazione.
Nell’area sono ancora presenti due specie venatorie in netto declino su tutto il territorio: starna (Perdix
perdix) e pernice rossa (Alectoris rufa).

Emergenze faunistiche
                                                   61
RETTILI: Elaphe longissima, Vipera aspis.
AVIFAUNA: Falco tinnunculus, Caprimulgus europaeus, Lanius collurio, Lullula arborea, Emberiza
hortulana, Emberiza cirlus, Phoenicurus ochrurus, Alectoris rufa, Perdix perdix.

Matrice territoriale
Colture agricole estensive. La matrice territoriale in cui si inserisce la stazione presenta un buon grado
di naturalità e basso grado di antropizzazione.


Valore naturalistico: molto alto, per elevata diversificazione tipologie ambientali, presenza di caratteri
ed elementi biocenotici rari a livello nazionale, presenza di fitocenosi che hanno risentito di interferenze
antropiche, ma per la maggior parte lasciate a dinamiche naturali, fitocenosi legate ad ambienti
particolari e localizzati sul territorio, successioni vegetazionali in stadio evolutivo dinamico, presumibile
ricchezza faunistica, grado di disturbo antropico irrilevante ai fini della conservazione delle biocenosi.
Valore scientifico: elevato per interesse botanico, presenza di specie estremamente localizzate,
adattamento delle piante a substrati ricchi metalli pesanti, ricerche su indicatori biologici.
Valore didattico: medio-alto, per contenuti didattici di eccezionale rilevanza (notevole emblematicità),
accessibilità, presenza di un orto botanico.
Valore paesaggistico: alto, per caratterizzazione del paesaggio locale determinante con elementi
d’assieme di una certa estensione, emergenti visibilmente dal territorio circostante, prevalenti contatti
graduali con ambienti a determinismo antropico, interconnessione con elementi naturali della matrice.


Vincoli esistenti
Vincolo idrogeologico; Zona di tutela naturalistica (art. 25 P.T.P.R.); Aree da destinarsi a Parco Naturale
o a Riserva Naturale (lett. b, comma 1, art. 30 P.T.P.R.).
Groppo: area di accertata e rilevante consistenza archeologica (lett. b1 e b2, comma 2, art. 21 P.T.P.R.)
Piano Faunistico Venatorio: A.T.C. 9 (esclusa area di M. Pradegna); M. Pradegna: Zona di
addestramento cani.

Situazioni di degrado
Non rilevate.

Indirizzi gestionali.
Gli ambienti per la loro peculiarità e scarsa diffusione sul territorio dovrebbero essere lasciati alla loro
naturale evoluzione, in alcune parti favorita ed accelerata con interventi mirati sulla vegetazione.
Applicazione delle norme di protezione delle specie protette individuate; protezione dal calpestio di
quelle aree particolarmente vocate dal punto di vista floristico; tutela delle sorgenti e dei prati umidi;
miglioramenti ambientali a favore delle specie di interesse venatorio in declino.
L’area può essere proposta come riserva naturale parziale botanica.
I serpentini dei Sassi Neri sono compresi nell’elenco ufficiale dei “biotopi di rilevante interesse
vegetazionale meritevoli di conservazione in Italia” riconosciuti dalla Società Botanica Italiana dal 1979.
Si tratta quindi di geotopi di rilevante interesse scientifico, per gli aspetti botanici.
Nel 1980 M. Pradegna e Panperduto sono stati ricompresi nell’elenco degli ambiti di interesse
ambientale e paesaggistico del Ministero dell’Agricoltura e Foreste. Inoltre M. Pradegna era in passato
Oasi di protezione della fauna (art. 4 L.R. 15 maggio 1987, n. 20).
Negli Studi propedeutici all’individuazione del Parco Naturale del Trebbia l’area è stata classificata
ambito di interesse geologico-ambientale e zona di protezione della fauna.
L’area necessita di specifici studi faunistici.




                                                    62
SCHEDA N. 25
Denominazione: Fiume Trebbia da Perino a Bobbio

                                                    Ambito territoriale:    montagna

                                                    Tipologie ambientali di pregio:
                                                                            - corso d’acqua
                                                                            - affioramenti rocciosi
                                                                            - cenosi ripariali
                                                                            - praterie aride




Localizzazione: Media Val Trebbia
                                                                     Quota: 200-481 m. s.l.m.
Comuni: Bobbio, Perino
                                                                     Estensione: circa 350 Ha
C.T.R.: 179 SO, 179 SE, 197 NO


Descrizione ambientale
Comprende il tratto di fiume tra Perino e Bobbio (area proposta come sito di interesse comunitario), il
tratto di fiume in sponda destra in corrispondenza della località Cernusca, l’orrido di Barberino, M.
Barberino (481 m), la Grotta di S. Colombano (368 m).
I rilievi di M. Barberino e di Grotta di S. Colombano (così chiamato per gli scavi nella roccia dove la
tradizione vuole facesse penitenza il fondatore dell’Abbazia di Bobbio) si possono considerare un unico
vasto affioramento di serpentino profondamente inciso dal f. Trebbia; la sezione valliva infatti in tal punto
presenta un notevole restringimento dovuto alla ben diversa erodibilità delle ofioliti rispetto alle argille
scagliose.
L’area si distingue quindi per la presenza di unità litologiche a ben distinto comportamento fisico-
meccanico, che si traduce, oltre che in una significativa variabilità del paesaggio, anche in una spiccata
differenziazione a livello botanico e scientifico-naturalistico.
Il tratto di corso d’acqua considerato presenta ambienti di greto stabilizzato rappresentati da brughiere e
praterie aride, in stadio dinamico di successione naturale e che costituiscono elementi di interesse
floristico e faunistico (flora pioniera e flora xerofila).
L’interesse vegetazionale è dato anche dalla presenza di una flora rara le cui specie o entità
sottospecifiche si sono differenziate per adattamento morfofisiologico al substrato serpentinoso.
Nel tratto successivo alla confluenza con il T. Perino, l’alveo del Trebbia si allarga considerevolmente ed
il fiume assume una morfologia anastomizzata. Tale condizione si traduce in una considerevole
diversificazione delle combinazioni: “granulometria del substrato/velocità di corrente/influenza delle
acque in arrivo da drenaggi laterali o dal subalveo”. E’ presumibile che una tale diversificazione si
traduca anche in una maggiore strutturazione della biocenosi.

Emergenze geologiche
Gli affioramenti ofiolitici dell’area considerata sono ambiti di interesse geologico ambientale poiché
testimonianze concrete e accessibili di una storia geologica di primario interesse (“bacino ligure”).

Emergenze geomorfologiche
Il rilievo di M. Barberino è tagliato ortogonalmente dall’alveo del F. Trebbia per un fenomeno di
sovraimposizione, che ha creato una “forra”.

Tipologie di vegetazione
Nel greto sono presenti cenosi ripariali a pioppo e salice: Populus nigra, Salix alba, Salix eleagnos.
In particolare nella zona sotto il ponte di Barberino si è formata una caratteristica spiaggia naturale di
sassi ofiolitici con boscaglia di ripa (Populus alba, Salix purpurea, Alnus glutinosa).
                                                    63
Tipiche dei prati aridi steppici del greto consolidato sono presenti: santoreggia montana (Satureja
montana), poco comune nella nostra provincia, artemisia maschio (Artemisia alba), artemisia di campo
(Artemisia campestris), rara sul territorio piacentino, fumana comune (Fumana procubens), eliantemo
maggiore (Helianthemum nummularium), timo maggiore (Thymus vulgaris) e timo settentrionale
(Thymus serpillum). Nei pressi di Perino questi ambienti ospitano l’orchide screziata (Orchis tridentata) e
l’ofride dei fuchi (Ophrys fuciflora).
Il greto stabilizzato del fiume ospita anche la rara orchide cimina Orchis coriophora, rilevata in provincia
solo in poche stazioni della Val Trebbia e della Val d’Arda e altre specie di orchidee.
Sul greto attivo si impianta una vegetazione erbacea molto rada in cui dominano le specie tipiche dei
suoli incoerenti e rimaneggiati di frequente (Epilobium dodonei, Scrophularia canina, Hieracium sp.,
Saponaria ocymoides).
Tra le altre specie rare, legate alle rupi ofiolitiche, sono qui presenti euforbia spinosa (Euphorbia spinosa
ssp. ligustica) e semprevivo maggiore (Sempervivum tectorum).
Nelle fessure della roccia si riscontrano tra le altre le seguenti fanerogame: Stachis serpentini, Galium
lucidum, Bromus erectus, Sedum rupestre, Helichrysum italicum.

Emergenze floristiche
Specie protette: Orchis coriophora, Orchis simia, Orchis tridentata, Ophrys bertolonii, Ophrys fuciflora,
Campanula medium, Sempervivum tectorum.
Specie rare e di interesse fitogeografico: Euphorbia spinosa ssp. ligustica, Satureja montana, Artemisia
campestris, Asperula purpurea.

Fauna
L’interesse faunistico dell’area è dato dal popolamento ittico tre cui figurano vairone (Leuciscus souffia),
lasca (Chondrostoma genei), barbo (Barbus plebejus), barbo canino (Barbus meridionalis), cobite
(Cobitis taenia), ghiozzo padano (Padogobius martensii), gobione (Gobio gobio). Nidificano specie di
uccelli legate agli ambienti rupestri e di prateria arida, quali tottavilla (Lullula arborea), spazzacamino
(Phoenicurus ochruros), codirossone (Monticola saxatilis), sterpazzolina (Sylvia cantillans), zigolo nero
(Emberiza cirlus), ortolano (Emberiza hortulana). Anche la pernice rossa è stata accertata come
nidificante (Alectoris rufa). Tra i rapaci è da considerarsi come nidificante eventuale il lodolaio (Falco
subbuteo), specie ad alto rischio di estinzione a livello nazionale. Tra i mammiferi è da sottolineare il
rinvenimento del quercino (Eliomys quercinus), specie considerata vulnerabile, con distribuzione
puntiforme e in declino in tutto il suo areale.

Emergenze faunistiche
OSTEITTI: tutte le specie sopra citate sono protette ad eccezione del gobione, che però è specie in
forte regressione in ampi settori dell’areale italiano.
RETTILI E ANFIBI: Bufo bufo, Rana dalmatina, Podarcis muralis, Coluber viridiflavus.
AVIFAUNA: Falco tinnunculus, Alectoris rufa, Streptopelia decaocto, Streptopelia turtur, Cuculus
canorus, Otus scops, Apus apus, Upupa epops, Picus viridis, Picus major, Picoides minor, Lullula
arborea, Hirundo rustica, Delichon urbica, Anthus trivialis, Motacilla alba, Motacilla cinerea, Troglodytes
troglodytes, Erithacus rubecula, Luscinia megarhynchos, Phoenicurus ochruros, Monticola saxatilis,
Phoenicurus phoenicurus, Turdus merula, Cettia cetti, Sylvia atricapilla, Sylvia cantillans, Phylloscopus
collybita, Aegithalos caudatus, Parus ater, Parus major, Passer montanus, Fringilla coelebs, Carduelis
carduelis, Carduelis chloris, Emberiza cirlus, Emberiza hortulana.
MAMMIFERI: Eliomys quercinus, Myoxus glis, Mustela putorius, Erinaceus europaeus, Crocidura
suaveolens, Myotis daubentoni, Pipistrellus kuhli, Eptesicus serotinus.

Matrice territoriale
Colture agricole estensive. La matrice territoriale in cui si inserisce la stazione presenta un certo grado
di impatto antropico (centri abitati, affluenza turistica elevata, nuovo tronco stradale Perino-Barberino,
interventi di regimazione idraulica).


Valore naturalistico: medio-alto, per discreta diversità delle tipologie ambientali, presenza di fauna rara
e minacciata a livello regionale, presenza di fitocenosi legate ad ambienti particolari e successioni
                                                    64
vegetazionali in stadio dinamico evolutivo naturale, grado di disturbo antropico in grado di apportare
modificazioni alle biocenosi presenti, ricchezza della comunità ornitica nidificante.
Valore scientifico: presente, per biocenosi specializzate (greto consolidato, serpentino) rare ed
estremamente localizzate.
Valore didattico: medio, per gli elevati contenuti didattici, la facile accessibilità, l’assenza di utilizzi
educativi.
Valore paesaggistico: medio, per presenza di elementi emergenti visibilmente dal territorio circostante,
esistenza di contatti sia diretti sia graduali con ambienti a determinismo antropico, possibilità di
interconnessioni con elementi naturali nella matrice circostante.

Vincoli esistenti
Vincolo idrogeologico; Aree da destinarsi a Parco Naturale o a Riserva Naturale (lett. b, comma 1, art.
30 P.T.P.R.).
Alveo: Zona di tutela dei caratteri ambientali di laghi, bacini e corsi d’acqua (art. 17 P.T.P.R.) e
Invasi ed alvei di piena ordinaria di laghi, bacini e corsi d’acqua (Artt. 18 e 24 P.T.P.R.)
M. Barberino e Grotta di S. Colombano: Zona di tutela naturalistica (art. 25 P.T.P.R.)
Piano Faunistico Venatorio: il tratto fluviale considerato rientra in Zone di ripopolamento e cattura ad
eccezione del tratto tra Pradella e Cassolo che risulta Zona addestramento cani e M. Barberino
compreso nell’A.T.C. 9.

Situazioni di degrado
Distruzione degli ambienti a causa di interventi di sicurezza idraulica. Realizzazione nuovo viadotto
stradale SS. 45. L’alveo ordinario e straordinario sono interessati dal fronte di grosse paleofrane. Altri
fattori di vulnerabilità sono la diminuzione della superficie degli ambienti descritti a causa di interventi
antropici di varia natura, il dissodamento per agricoltura e la pratica del motocross.

Indirizzi gestionali
Gli ambienti per la loro peculiarità e scarsa diffusione sul territorio dovrebbero essere lasciati alla loro
naturale evoluzione. Applicazione delle norme di protezione delle specie protette individuate.
interventi di mitigazione degli impatti visivi causati dalle infrastrutture realizzate, riorganizzazione delle
zone di balneazione con allestimento di aree filtro per impedire l’accesso veicolare e la predisposizione
di aree attrezzate comprendente i servizi per la fruizione ambientale del fiume.
Rimboschimento dei versanti nei tratti interessati da frane.
La Grotta di S. Colombano è segnalata tra i “biotopi di rilevante interesse vegetazionale meritevoli di
conservazione in Italia” individuati dalla Società Botanica Italiana dal 1979. Si tratta quindi di geotopi di
rilevante interesse scientifico, per gli aspetti botanici.
Negli Studi propedeutici all’individuazione del Parco Naturale del Trebbia l’area è stata classificata
ambito di interesse geologico-ambientale.




                                                     65
SCHEDA N. 26
Denominazione: M. Capra, M. Tre Abati, M. Armelio, M. S. Agostino

                                                     Ambito territoriale:    montagna

                                                     Tipologie ambientali di pregio:
                                                                             - affioramenti rocciosi
                                                                             - querceti mesofili
                                                                             - impianti di conifere
                                                                             - brughiere e praterie
                                                                             - zone umide
                                                                             - corsi d’acqua
                                                                             - cavità artificiali


Localizzazione: Media Val Trebbia
Dorsale Val Perino-Val Trebbia
                                                             Quota: 250-1310 m. s.l.m.
Comuni: Coli, Farini d’Olmo
                                                             Estensione: circa 6300 Ha

C.T.R.: 179 SO, 197 NO, 197 NE


Descrizione ambientale.
Si tratta di un contesto caratterizzato dai seguenti caratteri: elevato grado di naturalità, assenza o quasi
di condizionamento antropico, aspetti geomorfologici di spiccato interesse scientifico e ambientale con
particolare riferimento alle testimonianze di modellamento glaciale, forme legate a processi di erosione
differenziale lungo i contatti fra le masse ofiolitiche e le più tenere rocce che le inglobano, spettacolarità
e variabilità delle forme del paesaggio, varietà ambientale e spiccata differenziazione a livello botanico-
scientifico-naturalistico, estrema ricchezza d’acqua.
L’area è situata lungo la dorsale Val Trebbia-Val Perino e compresa tra l’abitato di Coli e il torrente
Perino. Comprende i rilievi di M. Armelio (903 m), M. Tre Sorelle (976 m), Poggio alto (1231 m), Costa di
M. Capra (1310 m), M. S. Agostino (1256 m), M. Tre Abati (1072 m) e M. Belvedere (1062 m).
La struttura geologica in cui predominano gli affioramenti ofiolitici (serpentiniti in particolare) è
abbastanza complessa e testimonia la serie di episodi orogenetici che hanno portato alla formazione e
al sollevamento della catena appenninica (appilamento di distinte unità tettoniche).
Si tratta di un’area nella quale l’abbinamento litologia-struttura ha consentito di mantenere altitudini
spesso ben superiori ai 1000 m, pur essendo collocata a relativa distanza dal crinale appenninico vero e
proprio.
L’area è caratterizzata da blocchi rocciosi disposti in modo del tutto irregolare, di dimensioni variabili,
particolarmente visibili, anche a distanza, per il loro forte rilievo emergente dalle formazioni argillose
circostanti. Sono, inoltre presenti quali testimonianze di modellamento glaciale (wurmiano), zone umide
e sorgenti. Il complesso di zone umide assume particolare interesse naturalistico scientifico: depositi
torbosi sono presenti nella zona dei “Piani d’Aglio” a SW di Costa Mangiapane e a Bivio S. Barbara,
zone umide e sorgenti sono presenti lungo la Valle Bergaiasca sul versante orientale del T. Perino.
Dallo studio preliminare del Parco del Trebbia la zona di S. Agostino risulta quella a maggior
concentrazione di habitat a determinazione acquatica.
L’area presenta un elevato grado di naturalità per la presenza di vegetazione in stadio dinamico di
successioni naturali in atto (vegetazione rupestre, cespuglieti, praterie substeppiche, aree umide in
diversi stadi di interramento); la diversità ambientale e il ridotto grado di antropizzazione la rendono
vocata ad ospitare elementi di interesse faunistico.
Nella zona sono inoltre presenti due cavità artificiali di interesse naturalistico: l’ex Miniera di amianto
(Costa Mangiapane) che ospita alcune specie di Chirotteri e la miniera di pietra litografica presso Rio
Vanguardone e il nucleo di Ghini di Aglio.

                                                     66
Emergenze geologiche
L’area rappresenta un ambito di interesse geologico ambientale per la presenza di testimonianze
concrete e accessibili di una storia geologica di primario interesse (“bacino ligure”), per l’eccezionale
variabilità del paesaggio minuto, per la presenza di faglie, per la presenza di complessi rocciosi
costituenti i principali serbatoi idrici della zona.

Emergenze geomorfologiche
Fenomeni di erosione selettiva; testimonianze dell’ultima glaciazione presso Costa M. Capra, Piani
d’Aglio, Bivio S.Barbara (resti di circo, detrito morenico, contropendenze, torbiere e pianori umidi). Si
tratta delle testimonianze glaciali più prossime alla pianura di tutta l’area appenninica.
Testimonianze di antiche superfici appartenenti a precedenti cicli morfogenetici, riprese ed incise in
concomitanza con le fasi di più recente sollevamento dell’Appennino, rappresentate dalla superficie
relitta presente in sinistra del T. Perino, fra l’abitato di Aglio e Punta Tapparelli.
Sono presenti piccoli laghi di frana, alcuni completamente interrati (L Maiarda - 836 m. s.l.m., versante
ovest di M. Tre Abati) altri in fase di interramento alimentati da sorgenti perenni sublacustri (come L.
d’Esero - 815 m. s.l.m. e L. Pradello - 916 m. s.l.m.), e nei quali domina una vegetazione a Carex. spp e
Juncus spp..

Tipologie di vegetazione
L’interesse vegetazionale è dato dalla presenza di una flora rara le cui specie o entità sottospecifiche si
sono differenziate per adattamento morfofisiologico al substrato serpentinoso, dalla presenza di relitti
glaciali, ossia di specie vegetali legati ai climi freddi dell’ultimo periodo glaciale, quali orofite, elementi
artico-alpini o circumboreali dalla presenza di vegetazione idro-igrofila palustre. Rappresenta quindi
un’area di rifugio per la conservazione di una flora specializzata e di grande valore storico-scientifico. E’
inoltre una delle aree a più alta concentrazione di specie protette di tutto il territorio regionale.
Le ofioliti sono colonizzate da una vegetazione molto particolare, in grado di tollerare una elevata aridità
e basse concentrazioni di elementi nutritivi. Le specie endemiche di questi substrati riescono a
sopportare i bassi livelli di calcio e le alte concentrazioni di magnesio. Sono presenti le seguenti
serpentinofite: Asplenium cuneifolium, Cheilanthes marantae, Minuartia laricifolia ssp. ophiolitica, l’alisso
di Bertoloni (Alyssum bertolonii).
Tra le altre specie rare, adattate alle rupi ofiolitiche sono qui presenti l’euforbia spinosa (Euphorbia
spinosa ssp. ligustica), il lino a campanelle (Linum campanulatum), la linajola dei serpentini (Linaria
supina), l’iberide sempreverde (Iberis sempervirens) e altre specie appartenenti alla famiglia delle
Saxifraghe e delle Crassulacee.
Vegetano inoltre specie rare e protette anche se non strettamente legate al substrato ofiolitico, ma che
trovano in questa stazione l’habitat ideale: in particolare melagride minore (Fritillaria tenella) è una
specie rarissima in regione ed estremamente localizzata in provincia ai pendii rupestri delle ofioliti e ai
prati aridi. Nei pascoli aridi è presente manina profumata (Gymnadenia odoratissima), una specie a
distribuzione centroeuropea, esclusiva del piacentino per quanto riguarda il suo areale appenninico ed
estremamente rara (accertata solamente in due stazioni). Lungo i pendii aridi è possibile rinvenire dafne
odorosa (Daphne cneorum), orofita molto rara in Emilia Romagna e al limite meridionale del suo areale
italiano.
Nelle aree marginali agli affioramenti rocciosi e pedologicamente più favorevoli ad espressioni di
vegetazione più evoluta sono presenti lembi di boscaglia dominata da carpino nero (Ostrya carpinifolia)
e roverella (Quercus pubescens), oltre a estesi impianti di conifere a pino nero (Pinus nigra), pino
silvestre (Pinus sylvestris), larice (Larix decidua), abete bianco (Abies alba). Le fustaie di conifere hanno
favorito l’insediamento di alcune interessanti presenza floristiche e faunistiche, tra le quali l’orchidea
Goodyera repens, tipica delle peccete alpine.
Sono ben rappresentate praterie substeppiche e brughiere con presenza di formazioni spinoso-
arbustive (Juniperus communis, Crataegus monogyna, Pirus piraster).
Un altro complesso di vegetazione con carattere di rarità o infrequenza è quello dipendente dall’acqua:
la vegetazione acquatica sull’Appennino si presenta estremamente localizzata, con una frammentarietà
degli habitat idonei che ne rende difficile la conservazione.
Nelle torbiere vegetano sfagni (Sphagnum spp.), trifoglio fibrino (Menyanthes trifoliata) carici (Carex
spp.), eriofori (Eriophorum spp.) e la piccola e rara carnivora Drosera rotundifolia. Specie rare poiché
legate agli ambienti umidi sono anche Parnassia palustris, Gratiola officinalis, Salix rosmarinifolia,
                                                     67
Thelypteris palustris, Triglochin palustre. Quest’ultimo insieme a trifoglio fibrino ed Eriophorum
angustifolium sono considerati relitti glaciali. Altre specie la cui presenza può ricondursi agli eventi
glaciali sono Dianthus superbus, Trollius europaeus, Gentiana kochiana, Polygala chamaebuxus,
Saxifraga paniculata e tra le orchidee Traunsteinera globosa.
Numerosa è la presenza di orchidee tipiche delle stazioni umide e ombrose: Epipactis helleborine, E.
muelleri, E. palustris, Gymnadenia conopsea oltre all’endemica alpina Dactylorhiza traunsteineri,
rarissima e a D. praetermissa, qui nella sua unica stazione dell’Appennino emiliano. L’area è inoltre una
delle poche stazioni dell’endemica piacentina Epipactis placentina.

Emergenze floristiche
Specie protette sono: Epipactis helleborine, Epipactis palustris, E. atrorubens, E. muelleri, E.
microphylla, E. placentina, Cephalanthera damasonium, C. longifolia, C. rubra, Limodorum abortivum,
Neottia nidus-avis, Listera ovata, Spiranthes spiralis, Goodyera repens, Platanthera bifolia, P.
chlorantha, Gymnadenia conopsea, G. odoratissima, Coeloglossum viride, Dactylorhiza latifolia, D.
maculata, D. fuchsii, D. incarnata, D. traunsteineri, D. praetermissa, Traunsteinera globosa, Orchis
morio, Orchis ustulata, O. tridentata, O. simia, O. purpurea, O. mascula, O. pallens, Anacamptis
pyramidalis, Nigritella nigra, Aquilegia vulgaris, Armeria seticeps, Campanula medium, Crocus vernus,
Daphne cneorum, D. laureola, D. mezereum, D. oleoides, Dianthus armeria, D. balbisii, D.
monspessulanus, D. seguierii, D. sylvestris, Doronicum columnae, Eriophorum angustifolium, E.
latifolium, Erythronium dens-canis, Fritillaria tenella, Gentiana ascelpiadea, G. ciliata, G. cruciata, G.
kochiana, G. pneumonanthe, Ilex aquifolium, Lilium bulbiferum, L. martagon, Saxifraga exarata, S.
moschata, S. paniculata, Scilla bifolia, Sempervivum arachnoideum, Sempervivum tectorum, Trollius
europaeus, Tulipa australis, Vinca minor, Sphagnum spp..
Specie vegetali rare e di interesse scientifico non protette: Asplenium cuneifolium, Asplenium
septentrionale, Cheilanthes marantae, Minuartia laricifolia, Euphorbia spinosa, Linaria supina, Alyssum
bertolonii, Linum campanulatum, Drosera rotundifolia, Salix rosmarinifolia, Thelypteris palustris,
Triglochin palustre, Menyanthes trifoliata, Parnassia palustris, Polygala chamaebuxus, Iberis
sempervirens, Iris graminea, Erica carnea, Viscum album, Caltha palustris, Asperula purpurea,
Laburnum alpinum, Antennaria dioica, Roberta taraxacoides, Satureja montana.

Fauna
Un ambiente così vario caratterizzato da affioramenti rocciosi, pascoli, boschi e zone umide presenta
una fauna altrettanto varia ed interessante.
La fauna legata all’ambiente rupestre e ai cespuglieti circostanti annovera tra gli uccelli codirosso
spazzacamino (Phoenicurus ochruros), codirossone (Monticola saxatilis), calandro (Anthus campestris),
rondine montana (Ptyonoprogne rupestris), zigoli (Emberiza spp.), ortolano (Emberiza hortulana),
culbianco (Oenanthe oenanthe), fanello (Carduelis cannabina) e altri ancora. Le aree più assolate sono
frequentate da diverse specie di rettili, prede ambite del biancone (Circaetus gallicus), da alcuni anni
osservato in quest’area durante la stagione riproduttiva e quindi da considerarsi probabile nidificante. Si
tratta di una specie in pericolo, il cui rischi di estinzione in natura nel prossimo futuro è da ritenersi
altissimo. Sono da considerarsi nidificanti eventuali falco pecchiaiolo (Pernis apivorus) e albanella
minora (Circus pygargus). La varietà di ambienti offre, infatti, ideali siti di nidificazione e caccia a molti
rapaci diurni: nidificanti certi sono astore (Accipiter gentilis) e Lodolaio (Falco subbuteo), che figurano
nell’elenco delle specie vulnerabili. L’astore nidifica negli impianti maturi di conifere, così come la cincia
dal ciuffo (Parus alpestris), tipico paride legato a tali associazioni vegetazionali nell’arco alpino. I
rimboschimenti di sempreverdi ospitano anche il piccolissimo regolo (Regulus regulus) e il prispolone
(Anthus trivialis).
Pozze e torbiere ospitano tutte e tre le specie di tritone (Triturus spp.) presenti sul territorio provinciale.
Gli ambienti umidi presenti sono anche siti di nidificazione per germano reale (Anas platyrhynchos) e
porciglione (Rallus acquaticus), quest’ultima specie rarissima sul territorio piacentino, considerata
vulnerabile e strettamente legata alle formazioni a canneto.
Tra i mammiferi è da segnalare la presenza del quercino (Eliomys quercinus) specie ad alto rischio di
estinzione e il rinvenimento di un esemplare di istrice (Hystrix cristata).

Emergenze faunistiche
OSTEITTI: Padogobius martensi
                                                     68
ANFIBI E RETTILI: Triturus alpestris, Triturus carnifex, Triturus vulgaris, Bufo bufo, Bufo viridis, Rana
dalmatina, Anguis fragilis, Lacerta viridis, Podarcis muralis, Coluber viridiflavus.
AVIFAUNA: Anas platyrhynchos, Accipiter gentilis, Accipiter nisus, Buteo buteo, Falco subbuteo, Falco
tinnunculus, Coturnix coturnix, Rallus acquaticus, Streptopelia turtur, Strix aluco, Caprimulgus
europaeus, Apus apus, Upupa epops, Picus viridis, Picoides major, Lullula arborea, Alauda arvensis,
Ptyonoprogne rupestris, Hirundo rustica, Delichon urbica, Anthus campestris, Anthus trivialis, Motacilla
alba, Troglodytes troglodytes, Erithacus rubecula, Luscinia megarhynchos, Phoenicurus ochruros,
Phoenicurus phoenicurus, Saxicola torquata, Oenanthe oenanthe, Monticola saxatilis, Turdus merula,
Turdus philomelos, Turdus viscivorus, Sylvia atricapilla, Sylvia communis, Phylloscopus bonelli,
Phylloscopus collybita, Regulus regulus, Muscicapa striata, Aegithalos caudatus, Parus ater, Parus
caeruleus, Parus cristatus, Parus major, Parus palustris, Sitta europaea, Cethia brachydactyla, Lanius
collurio, Passer montanus, Fringilla coelebs, Carduelis cannabina, Carduelis carduelis, Carduelis chloris,
Emberiza cia, Emberiza cirlus, Emberiza citrinella, Emberiza hortulana, Miliaria calandra.
MAMMIFERI: Erinaceus europaeus, Sorex minutus, Sorex samniticus, Crocidura leucodon, Sciurus
vulgaris, Eliomys quercinus, Myoxus glis, Muscardinus avellanarius, Martes foina, Hystrix cristata,
Rhinolophus hipposideros, Pipistrellus kuhli, Pipistrellus pipistrellus, Eptesicus serotinus.

Matrice territoriale
Colture agricole estensive, incolti, aree boscate. La matrice territoriale in cui si inserisce la stazione
presenta un buon grado di naturalità.


Valore naturalistico: molto alto, per elevata diversificazione delle tipologie ambientali, presenza di
caratteri ed elementi biocenotici rari a livello nazionale, presenza di fitocenosi che hanno risentito di
interferenze antropiche, ma per la maggior parte lasciate a dinamiche naturali, fitocenosi legate ad
ambienti particolari e localizzati sul territorio, successioni vegetazionali in stadio evolutivo dinamico,
eccezionale concentrazione di specie di flora protetta, comunità ornitica molto ricca, ricchezza faunistica
generale, grado di disturbo antropico in grado di apportare modificazioni alle biocenosi presenti.
Valore scientifico: elevato per interesse botanico, presenza di specie estremamente localizzate,
adattamento delle piante a substrati ricchi metalli pesanti, idrofite, specie vegetali di interesse
fitogeografico, sedimenti torbierizzati ricchi di reperti pollinici, presenza di elementi utili alla ricostruzione
delle vicende naturali passate, ricerche su indicatori biologici.
Valore didattico: alto, per elevata rappresentatività e emblematicità didattica, facile accessibilità e
percorribilità, ma assenza di utilizzi educativi.
Valore paesaggistico: alto, per notevole pregio estetico, caratterizzazione del paesaggio determinante
con elementi d’assieme di una certa estensione, emergenti visibilmente dal territorio circostante,
prevalenti contatti graduali con ambienti a determinismo antropico, interconnessione con elementi
naturali della matrice.


Vincoli esistenti
Tutta l’area è Zona di particolare interesse paesaggistico ambientale (art. 19 P.T.P.R.) ad eccezione di
M. S. Agostino e dell’area del M. Gonio che sono Zone di tutela naturalistica (art. 25 P.T.P.R.). Tutto
l’ambito rientra nelle Aree da destinarsi a Parco Naturale e a Riserva Naturale (lett. b, 1° comma, art.
30 P.T.P.R.) ed è sottoposto a vincolo idrogeologico (R.D. n. 3267/1923 e R.D. n. 1126/1926).
P.F.V. provinciale: M. Armelio, M. Capra e M. S. Agostino sono Zone addestramento cani, M. Belvedere
e Costa Rodi sono Zone di rifugio di caccia, M. Materano, M. Tre Sorelle e M. Gavi sono Zona di
ripopolamento e cattura; A.T.C. 9.

Situazioni di degrado
Pratica del motocross; eccesso di pascolo nelle zone umide; impianti silvicolturali, interventi sul pascolo
con eliminazione del Ginepro (Juniperus communis) e interruzione delle dinamiche naturali.

Indirizzi gestionali
Gli ambienti per la loro peculiarità e scarsa diffusione sul territorio dovrebbero essere lasciati alla loro
naturale evoluzione, in alcune parti favorita ed accelerata con interventi mirati sulla vegetazione.
                                                       69
Controllo del pascolo con carichi equilibrati; regolamentazione attività venatoria; regolamentazione della
fruizione; applicazione delle norme di protezione delle specie protette individuate; tutela degli ambienti
umidi e della flora ad essi peculiare; controllo dell’infestazione della processionaria del pino; interventi
atti a favorire la conversione degli impianti più recenti di conifere in associazioni autoctone; protezione
dal calpestio di quelle aree particolarmente vocate dal punto di vista floristico.

S. Agostino e M. Gonio sono ambiti di interesse ambientale e paesaggistico del Ministero dell’Agricoltura
e Foreste (1980). L’area è stata anche oggetto di proposta di istituzione del “giardino botanico di S.
Agostino” inoltrata dal WWF piacentino.
L’area è stata proposta come riserva naturale da parte della Unione delle Bonifiche Montane dell’Emilia-
Romagna e come sito di importanza comunitaria (SIC) di tipo B secondo la direttiva CEE 92/43.
Negli Studi propedeutici all’individuazione del Parco Naturale del Trebbia l’area è stata classificata
ambito di interesse geologico-ambientale e zona di protezione della fauna.




                                                    70
SCHEDA N. 27

Denominazione : Parco Provinciale
                                                Ambito territoriale   : montagna

                                                Tipologie
                                                                                querceti mesofili
                                                ambientali di pregio :
                                                                                faggete
                                                                                castagneti
                                                                                impianti di conifere
                                                                                prati-pascoli
                                                                                affioramenti rocciosi
                                                                                rii
                                                                                risorgive

Localizzazione : medio-alta Val d’Arda                                   Quota : 800-1100 m. s.l.m.
Area di M. Moria
                                                                         Estensione : circa 2000 ha
Comuni: Morfasso e Lugagnano

C.T.R.: 198 NO


Descrizione ambientale
Altopiano compreso nel settore medio-alto del bacini del T. Chero (a ovest) e del T. Arda (ad Est).
L’area emerge di 150- 200 metri dal paesaggio limitrofo, poiché caratterizzato dalla formazione
geologica marina denominata Flysch di M. Cassio (cretaceo superiore), più dura e resistente all’erosione
meteorica rispetto alle rocce circostanti. Si tratta di una placca di calcari e calcari marnosi appoggiata su
successioni prevalentemente arenaceo-argillose.
Topograficamente si raccorda alle altre placche di flysch in sponda destra del T. Arda e in sponda
sinistra del T. Chero, con le quali originariamente costituiva un’unica struttura prima che le incisioni
fluviali, favorite dall’orogenesi, le separassero.
Il nucleo centrale di forma pressoché circolare è delimitato dalle culminazioni altimetriche di La
Mancusa, M. Rovinazzo, Rocca di Moria, M. Cornetto, Croce dei Segni, le cui quote sono comprese fra
1072 e 858 m. s.l.m.. L’altopiano situato a quota 1000 metri è circondato dalle cime di Croce dei Segni,
Cogne, Zuccaro, La Mancusa e Moria e l’80% della sua superficie è ricoperta di boschi. Le aree boscate
si alternano a prati-pascoli. I principali corsi d’acqua che incidono l’altopiano sono Rio Roncaccio e Rio
Canalone, affluenti di sinistra del T.Arda, e Rio Cardillacqua, Rio freddo, Rio S. Michele, affluenti di
destra del T. Chero.
E’ un’area a facile accessibilità e attraversata da numerosi sentieri e mulattiere, domina sul paesaggio
circostante premettendo visioni panoramiche da più punti..

Emergenze geologiche
Affioramenti delle successioni di sedimenti torbiditici del Flysch di M. Cassio; fenomeno di
giustapposizione tettonica per sovrascorrimento tra l’Unità di M. Cassio e quella di M. Caio, con
accavallamento della prima sulla seconda; presenza di numerose faglie.

Emergenze idrogeologiche
L’area è un serbatoio naturale per lo stoccaggio e la successiva erogazione delle risorse idriche, poiché
il complesso roccioso che la caratterizza ha un buon grado di permeabilità ed è sede di falde freatiche
diffuse. Presenza di sorgenti al contatto con le sottostanti formazioni a prevalente matrice argillosa
(“Arenarie di Scabiazza”, “Argille a Palombini”). Parziale alimentazione degli acquedotti di ampi territori
in comune di Lugagnano, Gropparello e Morfasso.

Emergenze geomorfologiche
Erosione selettiva, paleosuperficie sommitale, fenomeni di cattura fluviale.

Tipologie di vegetazione
Altopiano: castagneti da frutto (Prato delle Lame e M. Rovinazzo), nella maggior parte ceduati con
sottobosco ricco di flora fungina di pregio; presenza diffusa di esemplari plurisecolari di castagno
(Castanea sativa); cespuglieti a ginestra dei carbonai (Sarothamus scoparius), ginepro (Juniperus
                                                     71
communis) e brugo (Calluna vulgaris); faggete(di particolare pregio sul versante nord di M. Croce dei
Segni) con sottobosco ricco di flora tipica quale erba fragolina (Sanicula europea), acetosella (Oxalis
acetosella), erba trinità (Epatica nobilis). Rimboschimenti a pino silvestre (Pinus sylvestris) e pino nero
(Pinus nigra) in prossimità delle cime.
Pendici: boschi misti di roverella (Quercus pubescens) accompagnata da carpino nero (Ostrya
carpinifolia), orniello (Fraxinus ornus), ligustro (Ligustrum vulgare) e biancospino (Crataegus sp.) e
sostituita da rovere (Quercus petraea) e cerro (Quercus cerris) nelle stazioni più fresche.
Aree di particolare valore floristico:
-”area delle Orchidee” (presso l’incrocio del sentiero La Costa-S.Michele con il percorso Labé-rifugio) di
superficie pari a circa 4000 mq
- “zona umida di S. Michele” (in prossimità della sponda destra del Rio S. Michele e della sua sorgente),
area di risorgiva di estensione pari a circa 300 mq, ricca di specie di orchidee e pennacchi.
- “fonte degli Zucconi” (versante nord-ovest del parco) di estensione pari a 3000 mq, ospita orchidee
rare
- “area M. delle Donne” (versante nord) di circa 4000 mq, che ospita una faggeta con esemplari di
diametro apprezzabile (anche 70 cm)

Emergenze floristiche
Dictamnus albus, Limodorum abortivum, Ophrys bertolonii, O. fusca, O. fuciflora, O. sphecodes Lilium
martagon, Lilium bulbiferum, Aquilegia vulgaris, Erythronim dens canis, Daphne mezereum, Daphne
laureola, Campanula medium, Orchis pallens, Dactylorhiza maculata, Neottia nidus-avis, Cephalanthera
damasonium, Cephalanthera rubra, Galanthus nivalis, Dianthus carthusianorum, Eriophorum latifolium,
Epipactis helleborine, Epipactis atropurpurea.

Fauna
Attualmente non esistono studi faunistici dell’area.

Matrice territoriale
Colture estensive, prati polifiti, vigneti. Lungo il perimetro del area morfologicamente emergente, in
coincidenza con la presenza di frequenti sorgenti, è presente un sistema di piccoli centri e nuclei rurali.


Valore naturalistico: medio-alto, nonostante la mancanza di dati faunistici; contribuiscono al valore
attribuito: l’elevata diversità ambientale e quindi la presenza di habitat differenti in grado di ospitare
un’elevata diversità biologica in un territorio relativamente circoscritto, il discreto numero di specie di
flora protetta accertate, il grado medio di disturbo antropico.
Valore scientifico: presente per geomorfologie che consentono la lettura di fenomeni tettonici locali e
presenza di aree idonee a sperimentazioni (formazioni boschive estese) e ricerca scientifica (aree
umide).
Valore didattico: medio-alto, per elevati contenuti di emblematicità didattica (emergenze naturalistiche
di tipo biologico, geologico e storico-strutturale, valenze botaniche di particolare pregio), elevata
accessibilità (presenza di una rete di sentieri, aree di sosta) e ricettività (rifugio, servizi igienici); sono
assenti attualmente utilizzi educativi, ma le potenzialità locali per svilupparli sono elevate.
Valore paesaggistico: medio-alto, per l’altopiano boscato che comprende diverse cime dominanti le
relative vallate e che emerge dal territorio circostante (caratterizzato principalmente da seminativi) e
caratterizza il paesaggio locale in modo determinante con elementi d’assieme di una certa estensione,
per i prevalenti contatti graduali con ambienti a determinismo antropico, per le buone possibilità di
interconnessione con elementi naturali presenti nella matrice circostante.

Vincoli esistenti
Zona di particolare interesse paesaggistico ambientale (art. 19 P.T.P.R.)
P.F.V. provinciale: Zona di ripopolamento e cattura; A.T.C. 7.

Situazioni di degrado
Accesso incontrollato nelle aree di particolare pregio floristico; castagneti da frutto colpiti dal cancro.

                                                       72
Indirizzi gestionali
Le aree di particolare pregio floristico necessitano di vincoli più restrittivi per la loro salvaguardia e la loro
evoluzione verso situazioni più stabili; andrebbero quindi allestite recinzioni e tabellazioni adeguate e
vietata la raccolta dei fusti fioriferi. Tutta l’area boscata necessita di interventi di forestazione
naturalistica, in particolare i cedui andrebbero convertiti in alto fusto. Sono ipotizzabili opere di
risanamento dei castagni recuperabili con interventi di potatura e dendrochirurgia. Sarebbero necessarie
azioni di controllo sulla processionaria del pino (Thaumatopoea pityocampa) oltre ad interventi atti a
favorire la graduale sostituzione dei conifereti con formazioni boschive originarie. Per quanto riguarda gli
aspetti faunistici e relativi indirizzi gestionali sarebbe necessario un censimento faunistico dell’area,
attualmente inesistente.

Sull’area opera un Consorzio formato dai Comuni interessati, Provincia, Comunità Montana, proprietari
e operatori locali, avente già i requisiti di legge previsti per i Consorzi di gestione dei Parchi; la
situazione gestionale maturata è quindi idonea alla istituzione di un’area protetta.




                                                       73
SCHEDA N. 28
Denominazione: Roccia Cinque Dita
                                                     Ambito teritoriale:      montagna

                                                     Tipologie ambientali di pregio:
                                                                              - affioramenti rocciosi
                                                                              - bosco misto di latifoglie
                                                                      (querceti e faggete)
                                                                              - brughiere e praterie




Localizzazione: Alta Val Nure
                                                             Quota: Max 1087 m. s.l.m.
Comune: Farini D’Olmo
                                                             Estensione: circa 24 Ha
C.T.R.: 197 SE


Descrizione ambientale
Affioramento ofiolitico di limitata estensione situato ad est del Passo delle Pianazze e dei Monti
Burrasca e Groppetto che costituiscono il limite orientale dell’area studiata per la proposta a parco
dell’Alta Va Nure. Si tratta prevalentemente di serpentiniti e diabasi portati a troneggiare, per erosione
differenziale, sulle aree circostanti.
L’area presenta un elevato grado di naturalità per la presenza di vegetazione in stadio dinamico di
successioni naturali in atto (vegetazione rupestre, brughiere, boschi di latifoglie); la diversità ambientale
e il ridotto grado di antropizzazione la rendono vocata ad ospitare elementi di interesse faunistico.
L’interesse vegetazionale è dato dalla presenza di una flora rara le cui specie o entità sottospecifiche si
sono differenziate per adattamento morfofisiologico al substrato serpentinoso. Rappresenta quindi
un’area di rifugio per la conservazione di una flora specializzata.
Gli habitat rupicoli e di pendio sassoso sono prevalenti; seguono le praterie xeriche.

Emergenze geologiche
L’area rappresenta un ambito di interesse geologico ambientale per la presenza di testimonianze
concrete e accessibili di una storia geologica di primario interesse (“bacino ligure”), per l’eccezionale
variabilità del paesaggio minuto, per la presenza di complessi rocciosi costituenti i principali serbatoi
idrici della zona.

Tipologie di vegetazione
L’ambiente rupestre ospita un certo numero di specie endemiche dei serpentini (serpentinofite), ossia
esclusive di questi substrati: Asplenium cuneifolium e Minuartia laricifolia ssp. ophiolitica.
Sulla roccia sono presenti le sassifraghe (Saxifraga moschata e S. exarata) e tra le specie rare e non
protette legate alle rupi ofiolitiche sono qui presenti euforbia spinosa (Euphorbia spinosa ssp. ligustica) e
iberide sempreverde (Iberis sempervirens).
Vegeta inoltre una specie rara e minacciata che anche se non strettamente legata al substrato ofiolitico,
trova in questa stazione l’habitat ideale: si tratta della melagride minore (Fritillaria tenella), rarissima in
regione ed estremamente localizzata in provincia ai pendii rupestri delle ofioliti e ai prati aridi.
Nelle aree marginali all’affioramento roccioso e pedologicamente più favorevoli ad espressioni di
vegetazione più evoluta sono presenti brughiere e aree boscate. Nelle brughiere si rinvengono specie
rare come la poligala falso bosso (Polygala chamaebuxus) e l’olivella spinosa (Hippophae rhamnoides),
oltre a alcune orchidee, tra cui l’orchide maschia (Orchis mascula), l’orchide bruciacchiata (Orchis
ustulata) e l’ofride insettifera (Ophrys insectifera). Le aree boscate sono costituite da faggio (Fagus
sylvatica), acero (Acer campestre), cerro (Quercus cerris), olmo campestre (Ulmus minor), roverella
(Quercus pubescens).


                                                     74
Emergenze floristiche
Specie protette sono: Aquilegia atrata, Armeria marginata, Armeria seticeps, Cephalanthera longifolia,
Dianthus monspessulanus, Dianthus sylvestris, Erythronium dens-canis, Fritillaria tenella, Gymnadenia
conopsea, Orchis mascula, Orchis ustulata, Ophrys insectifera, Saxifraga moschata e S. exarata.
Specie vegetali rare e/o di interesse scientifico sono: Asplenium cuneifolium, Asplenium septentrionale,
Cheilanthes marantae, Minuartia laricifolia, Euphorbia spinosa ssp. ligustica, Iberis sempervirens,
Robertia taraxacoides, Alyssoides utriculata, Hippophae rhamnoides, Polygala chamaebuxus.

Fauna
Nidificano uccelli legati agli ambienti caldi e assolati degli ambienti rupestri, quali prispolone (Anthus
trivialis), codirosso spazzacamino (Phoenicurus ochruros), averla piccola (Lanius collurio). Probabile
nidificante è da considerarsi il ciuffolotto (Pyrrhula pyrrhula).

Emergenze faunistiche
ANFIBI E RETTILI: Bufo bufo, Rana dalmatina, Podarcis muralis.
AVIFAUNA: Cuculus canorus, Anthus trivialis, Phoenicurus ochruros, Sylvia atricapilla, Phylloscopus
collybita, Parus caeruleus, Lanius collurio, Fringilla coelebs, Carduelis carduelis.
MAMMIFERI: Crocidura leucodon, Meles meles, Martes foina, Pipistrellus kuhli, Pipistrellus, Hypsugo
savii.

Matrice territoriale
Il territorio circostante è di elevato interesse paesaggistico ambientale, presenta un buon grado di
naturalità e uno scarso carico antropico.

Valore naturalistico: alto, per discreta varietà delle tipologie ambientali di pregio naturalistico, presenza
di fitocenosi rare a livello ecoregionale, successioni vegetazionali in stadio evolutivo dinamico e legati ad
ambienti particolari , influenza antropica irrilevante ai fini della conservazione delle biocenosi.
Valore scientifico: elevato per interesse botanico, presenza di specie estremamente localizzate,
adattamento delle piante a substrati ricchi metalli pesanti, ricerche su indicatori biologici, informazioni su
eventi climatici passati.
Valore didattico: medio-basso, per elevati contenuti didattici, scarsa accessibilità, assenza di utilizzi
educativi.
Valore paesaggistico: alto, per caratterizzazione del paesaggio locale determinante, con elementi di
elevata fruibilità visiva e significatività percettiva, prevalenti contatti graduali con ambienti a
determinismo antropico, presenza di elementi di interconnessione con elementi naturali della matrice.


Vincoli esistenti
Vincolo idrogeologico; Zona di particolare interesse paesaggistico ambientale (art. 19 P.T.P.R.)
P.F.V. provinciale : A.T.C. 6

Situazioni di degrado
Nessuna.

Indirizzi gestionali
Applicazione delle norme di protezione delle specie protette individuate.
L’area è stata proposta come sito di interesse comunitario (SIC) all’interno del progetto Bioitaly-Natura
2000, nel 1995 (direttiva CEE 92/43).




                                                     75
SCHEDA N. 29
Denominazione: M. Menegosa, M. Lama, Groppo Di Gora

                                                       Ambito territoriale: montagna

                                                       Tipologie ambientali di pregio:
                                                                       - affioramenti rocciosi
                                                                       - querceti mesofili
                                                                       - faggete
                                                                       - impianti di conifere
                                                                       - brughiere e praterie d’altitudine
                                                                       - zone umide e laghi
                                                                       - corsi d’acqua


Localizzazione: alta Val D’Arda
                                                               Quota: 987-1356 m. s.l.m.
Comune: Morfasso
                                                               Estensione: Circa 2000 Ha
C.T.R.: 198 SO, 198 NO, 197 SE, 197 NE

Descrizione ambientale
Comprende il tratto del torrente Arda compreso fra gli abitati di Sperongia e Pedina, assieme alle
pendici dei monti Menegosa (1356 m), Lama (1345 m) e Groppo di Gora (1306 m), al confine con la
provincia parmense. Rappresenta l’area dell’alta Val d’Arda più interessante sotto l’aspetto naturalistico
e paesaggistico. Il torrente nasce dal M. Lama e assume qui la fisionomia tipica dei torrenti alto
appenninici: scorre fra enormi blocchi rocciosi, formando cascate, raccolte d’acqua e rapide. Raggiunta
Rocca Casali le rive del corso diventano meno impervie e si ricoprono di bosco a roverella (Quercus
pubescens) e della flora tipica dei boschi submontani della nostra provincia. Dal Menegosa nasce il
torrente Lubiana che più a valle confluisce nell’Arda. Il M. Menegosa è costituito da ofioliti, mentre il
Lama da diaspri. Parte dei loro versanti è ricoperta da boschi di roverella, mentre le aree più brulle e
rocciose sono caratterizzate da brughiere, prati pascoli con vegetazione di tipo arbustivo, dominata dal
ginepro (Juniperus communis). La variabilità del paesaggio minuto da origine ad una componente
floristica ricca e diversificata e offre habitat e rifugio a specie ormai non più presenti nei settori collinari e
di pianura. L’area presenta un elevato valore paesaggistico anche per la suggestione dei panorami e la
scarsissima presenza di insediamenti umani. Sono presenti conche lacustri e stagni di origine franizia,
alcuni dei quali a modellamento eolico-nivale; l’area dei bacini varia da un massimo di 1400 mq ad un
minimo di 80 mq. Ai piedi di M. Lama, si incontrano due stagni in stato di senescenza avanzata: stagno
a nord-est di M. Lama, in prossimità della linea di displuviale e a sud-ovest di Teruzzi, e stagno
L’Oratorio in località Teruzzi. Ai piedi di Groppo di Gora si localizzano 5 stagni: Lago a nord-est di Colle
il Castellaccio, da cui ha origine uno dei numerosi rii che alimentano il torrente Arda, stagno a nord di
Colle il Castellaccio, stagno a nord di Groppo di Gora e stagno a nord ovest di Groppo di Gora, stagno a
sud -ovest di M. Cravola; tutti hanno dimensioni modeste e sono in stato di senescenza avanzata. Sotto
M. Cravola si hanno altre tre conche lacustri maggiormente estese delle precedenti e di origine più
recente: L. del Gallo, L. del Rudo e L. Albergo del Bosco. Infine a valle del valico di M. Pelizzone si
incontrano: L. del Mistadello, L. del Mulino di C. Canei e L. a nord-est di C. Canei, anch’essi in stato di
senescenza avanzata. Tutte le aree umide citate sono circondate e parzialmente invase da vegetazione
palustre.

Emergenze geologiche
L’area rappresenta un ambito di interesse geologico ambientale per la presenza di affioramenti ofiolitici
di M. Menegosa e per la serie di diaspri rossi e calcari a calpionelle del M. Lama, entrambi
testimonianze concrete e accessibili di una storia geologica di primario interesse (“bacino ligure”). Nei
pressi di Rocca Casali la successione stratigrafica di crosta oceanica è espressa nel modo più completo
nell’ambito dell’Appennino piacentino; tale successione è costituita da lave basaltiche a “pillow”, diaspri,
                                                       76
calcari a calpionelle e argille a palombini.

Tipologie di vegetazione
Si sviluppano diverse associazioni vegetazionali in funzione del tipo di substrato e dell’esposizione dei
versanti.
L’interesse vegetazionale è dato dalla presenza di aree boscate frammiste a macchie arbustate, praterie
aride e ambienti rupestri. Lungo i versanti predominano roverella e cerro (Quercus cerris); interessanti
fitocenosi ripariali lungo il torrente sono caratterizzate sia da vegetazione rupestre che da piante legate
strettamente al corso d’acqua, come ontani bianchi (Alnus incana) e salici (Salix spp.); le boscaglie
umide ospitano anche la rara betulla verrucosa (Betula pendula). Nei boschi è presente il vischio
(Viscum album), poco comune sulle nostre montagne, oltre alla rara fusaria maggiore (Euonymus
latifolius). Al margine dei boschi è possibile rinvenire l’aconito di Lamarck (Aconitum lamarckii), rarissimo
in provincia ed estremamente localizzato, il giaggiolo susinario (Iris graminea) più comune sulle Alpi
orientali e la circumboreale bambagia selvatica (Antennaria dioica).
Nelle macchie arbustate assieme al ginepro si rinvengono pero corvino (Amelanchier ovalis), ramno
alpino (Rhamnus alpinus) e spinocervino (Rhamnus catharticus). Le radure aride ospitano anche la rara
vescicaria utriculata (Alyssoides utriculata), specie a distribuzione mediterraneo-montana.
Sulle ofioliti vegetano tipiche serpentinofite, quali asplenio del serpentino (Asplenium cuneifolium) e
minuartia con foglie di larice (Minuartia laricifolia ssp. ophiolitica) assieme ad altre specie rare, adattate
alle rupi quali asplenio settentrionale (Asplenium septentrionale), iberide sempreverde (Iberis
sempervirens), stellina purpurea (Asperula purpurea), cotognastro minore (Cotoneaster integerrimus),
costolina appenninica (Robertia taraxacoides) endemica dell’Appennino, alcune sassifraghe e diverse
specie del genere Sedum (S. acre, S. dasyphyllum, S. rubens, S. sexangulare, S. rupestre).
Nelle brughiere alle quote più elevate oltre al mirtillo nero (Vaccinium myrtillus) si rinviene il mirtillo rosso
(Vaccinium vitis-idaea), raro e in provincia presente soprattutto in alta Val Nure, e la poligala falso-bosso
(Polygala chamaebuxus), ricordo delle epoche glaciali.
Altre specie la cui presenza è indicatrice del clima freddo del passato sono: Trollius europaeus,
Gentiana kochiana e tra le orchidee Traunsteinera globosa.
Numerosa è la presenza di orchidee: tipiche delle stazioni umide e ombrose sono Epipactis helleborine,
E. palustris, Gymnadenia conopsea, mentre i prati aridi ospitano specie dei generi Orchis e Ophrys.
Tra la vegetazione palustre che circonda e invade laghetti e stagni sono presenti, oltre a giunchi (Juncus
spp.), carici (Carex spp,), tife (Thypa spp.) e canna palustre (Phraghmites australis), calta (Caltha
palustris), ranuncolo d’acqua (Ranunculus trichophyllus), sparganio (Sparganium erectum) e in alcune
stazioni parnassia (Parnassia palustris), trifoglio fibrino (Menyanthes trifoliata).

Emergenze floristiche
Specie protette sono: Cephalanthera damasonium, C. longifolia, Coeloglossum viride, Corallorhiza
trifida, Epipactis helleborine, Epipactis palustris, E. atrorubens, E. muelleri, E. microphylla, Gymnadenia
conopsea, Ophrys insectifera, Ophrys apifera, Orchis morio, Orchis provincialis, O. simia, O. purpurea,
O. mascula, O. pallens, Platanthera bifolia, P. chlorantha, Traunsteinera globosa, Aquilegia vulgaris,
Armeria seticeps, Armeria plantaginea, Crocus vernus, Daphne laureola, D. mezereum, Dianthus
carthusianorum, D. sylvestris, Galanthus nivalis, Doronicum columnae, Eriophorum angustifolium,
Erythronium dens-canis, Gentiana ciliata, G. kochiana, G. pneumonanthe, Leucojum vernum, Lilium
martagon, Saxifraga cuneifolia, S. moschata, Sempervivum tectorum, Trollius europaeus, Tulipa
australis, Vinca major, Vinca minor.
Specie vegetali rare e di interesse scientifico non protette: Asplenium cuneifolium, Asplenium
septentrionale, Minuartia laricifolia ssp. ophiolitica, Iberis sempervirens, Aconitum lamarckii, Polygala
chamaebuxus, Alyssoides utriculata, Antennaria dioica, Robertia taraxacoides, Asperula purpurea, Iris
graminea, Vaccinium vitis-idaea, Viscum album, Caltha palustris, Parnassia palustris, Menyanthes
trifoliata.

Fauna
Un ambiente così vario caratterizzato da affioramenti rocciosi, pascoli, boschi e cespuglieti presenta una
avifauna altrettanto varia ed interessante.
Fra gli uccelli legati all’ambiente rupestre e ai cespuglieti circostanti sono presenti codirosso
spazzacamino (Phoenicurus ochruros), zigolo nero (Emberiza cirlus), strillozzo (Miliaria calandra),
                                                      77
culbianco (Oenanthe oenanthe), fanello (Carduelis cannabina), calandro (Anthus campestris e
prispolone (Anthus trivialis), rondine montana (Ptyonoprogne rupestris) e altri ancora. Nei periodi estivi è
stato osservato sul M. Lama il sordone (Prunella collaris), raro e tipicamente montano. La varietà di
ambienti offre ideali siti di nidificazione e caccia a molti rapaci diurni: nidificanti certi sono sparviere
(Accipiter nisus), poiana (Buteo buteo) e gheppio (Falco tinnunculus). Sono da considerarsi nidificanti
eventuali falco pecchiaiolo (Pernis apivorus) e falco pellegrino (Falco peregrinus). L’ambiente boschivo
ospita tutti i Piciformi presenti in provincia.
Le aree umide e i numerosi rii ospitano interessanti specie di anfibi.

Emergenze faunistiche
ANFIBI E RETTILI: Triturus alpestris, Triturus vulgaris, Bufo bufo, Rana dalmatina, Rana italica, Rana
“esculenta”, Podarcis muralis, Natrix natrix, Elaphe longissima.
AVIFAUNA: Accipiter nisus, Buteo buteo, Falco tinnunculus, Alectoris rufa, Streptopelia turtur, Cuculus
canorus, Otus scops, Athene noctua, Strix aluco, Apus apus, Upupa epops, Jynx torquilla, Picus viridis,
Picoides major, Picoides minor, Caprimulgus europaeus, Lullula arborea, Alauda arvensis,
Ptyonoprogne rupestris, Hirundo rustica, Delichon urbica, Anthus campestris, Anthus trivialis, Motacilla
alba, Motacilla cinerea, Cinclus cinclus, Troglodytes troglodytes, Erithacus rubecula, Luscinia
megarhynchos, Phoenicurus ochruros, Phoenicurus phoenicurus, Oenanthe oenanthe, Turdus merula,
Sylvia atricapilla, Phylloscopus collybita, Aegithalos caudatus, Parus caeruleus, Parus major, Parus
palustris, Sitta europaea, Lanius collurio, Passer montanus, Fringilla coelebs, Carduelis cannabina,
Carduelis carduelis, Carduelis chloris, Pyrrhula pyrrhula, Emberiza cirlus, Miliaria calandra.
MAMMIFERI: Erinaceus europaeus, Sorex minutus, Sorex samniticus, Martes foina, Plecotos auritus,
Pipistrellus kuhli, Eptesicus serotinus.

Matrice territoriale.
Colture agricole estensive, incolti, aree boscate. La matrice territoriale in cui si inserisce la stazione
presenta un buon grado di naturalità. L’area considerata è in connessione con la Val Borla, ambito di
notevole interesse paesaggistico ambientale.

Valore naturalistico: molto alto, per elevata diversità tipologie ambientali di pregio naturalistico, elevata
concentrazione di specie protette, rare e di interesse fitogeografico, presenza di formazioni boschive
disetanee e plurispecifiche, fitocenosi legate ad ambienti localizzati, successioni vegetazionali in stadio
evolutivo dinamico, influenza antropica in grado di apportare variabilità al paesaggio, comunità ornitica
molto ricca.
Valore scientifico: alto, per presenza di biocenosi complesse, rare in ambito provinciale, comunità
vegetali specializzate a substrati particolari, elementi di interesse fitogeografico e testimonianze vicende
climatiche passate.
Valore didattico: alto, contenuti didattici di eccezionale rilevanza, ambito molto rappresentativo degli
ecosistemi naturali appenninici, facile accessibilità con sentieristica segnalata, assenza di utilizzi
educativi conosciuti.
Valore paesaggistico: molto alto, per massimi valori estetici, di interfaccia e connettività con la matrice
circostante.

Vincoli esistenti.
Vincolo idrogeologico; i monti Menegosa, Lama e Groppo di Gora sono Zone di tutela naturalistica (art.
25 P.T.P.R.); tutta l’area circostante è Zona di particolare interesse paesaggistico ambientale (art. 19
P.T.P.R.); P.F.V. provinciale: A.T.C. 7.

Situazioni di degrado.
Attività di escavazione.

Indirizzi gestionali.
Gli ambienti per la loro peculiarità e scarsa diffusione sul territorio dovrebbero essere lasciati alla loro
naturale evoluzione, in alcune parti favorita ed accelerata con interventi mirati sulla vegetazione.
regolamentazione attività venatoria; regolamentazione della fruizione; applicazione delle norme di
protezione delle specie protette individuate; protezione dal calpestio di quelle aree particolarmente
                                                    78
vocate dal punto di vista floristico.
L’area è stata proposta come sito di importanza comunitaria (SIC) di tipo B secondo la direttiva CEE
92/43.




                                                79
SCHEDA N. 30
Denominazione: M. Aserei

                                                   Ambito territoriale:    montagna

                                                   Tipologie ambientali di pregio:
                                                                            - affioramenti rocciosi
                                                                            - querceti mesofili
                                                                            - impianti di conifere
                                                                            - brughiere e praterie
                                                                            - zone umide
                                                                            - corsi d’acqua



Localizzazione: crinale Val Trebbia - Val Nure

Comuni: Coli, Farini D’Olmo                        Quota: 1100 - 1432 m. s.l.m.

C.T.R.: 197 SO, 197 NO

Descrizione ambientale
L’ambito di M. Aserei (1432 m.) presenta un interesse geologico ambientale come testimonianza
concreta e accessibile di una storia geologica di primario interesse, per l’eccezionale variabilità del
paesaggio minuto, per lo scarso condizionamento antropico.
Costituisce il crinale tra il bacino imbrifero della Val Nure e quello della Val Trebbia ed è formato da
marne calcaree e argille.
Sono presenti boschi di faggio che costituivano l’originaria copertura di questo rilievo prima della
creazione di estese aree a pascolo. Rappresenta un’importante stazione di zone umide con particolare
ricchezza floristica. Per la diversità delle tipologie ambientali concentrate in un ambito relativamente
limitato, presenta una elevata valenza vegetazionale, faunistica e geomorfologica.

Emergenze geologiche
Trovano particolare ed evidente sviluppo gli affioramenti della “Formazione di M. Penice” nella tipica
successione “Calcare e argilla di S. Maria”.

Emergenze geomorfologiche
Lungo il versante rivolto a ovest, sembrerebbe possibile riconoscere le tracce di due piccoli circhi, che
delimitano una vallecola occupata per buona parte da depositi detritici e da un corpo di frana, ormai
assestato. Sempre nella stessa zona sono presenti le tracce di un altro circo di limitata estensione e
fortemente rimodellato da fenomeni di degradazione: esso si apre in direzione nord-est, lungo le pendici
di Cima Liscaro (1308 m), su una piccola conca, in cui si segnalano depositi palustri, riconducibili
all’esistenza di un laghetto di origine glaciale. Significative e didatticamente emblematiche sono le
presenze di paleosuperfici di crinale assai ben conservate.

Tipologie di vegetazione
La componente vegetazionale è particolarmente ricca di specie adattate ai diversi ambienti rappresentati
(rupestre, umido, arido, boscato).
Sono presenti faggete con fioriture di dafne mezereo (Daphne mezereum), scilla silvestre (Scilla bifolia),
croco bianco (Crocus albiflorus). Nelle zone a pascolo sono diffuse le crucifere e fioriscono orchidee e
genziane.
Dopo l’abitato di Nicelli, a quota 1290, tra Rio Rocca e Rio Aiona, sul versante Est, si trovano zone a
pascolo arido che ospitano diverse specie di ginestre (Genista pilosa, G. tinctoria, G. germanica),
Globularia punctata, Hippocrespis comosa, Teucrium chamaedrys, Teucrium montanum, Antennaria
dioica, Daphne laureola e alcune orchidi (Orchis spp.). Poco lontano, presso malga Miceli, si trova
                                                   80
un’area umida particolarmente ricca di specie igrofile tra cui Caltha palustris, Lathyrus latifolius,
Eriophorum latifolium. Nelle zone a prato umido si osservano botton d’oro (Trollius europaeus), trifoglio
fibrino (Menyanthes trifoliata), celoglosso (Coeloglossum viride), Orchis spp., Carex spp.. Tra le
orchidee legate agli ambienti umidi si segnala la presenza della rarissima Dactylorhiza traunsteineri
specie endemica-alpina e in Italia presente in poche stazioni della cerchia alpina e la presenza di
Dactylorhiza majalis, anch’essa rarissima per l’Appennino poiché a distribuzione alpina e centro-
europea; entrambe le specie sono esclusive, per quanto riguarda l’areale appenninico, del piacentino.
Una zona estesa ad alta quota è destinata ad impianti di conifere delle specie Pinus nigra, Pinus
excelsa, Larix decidua, Abies alba.

Emergenze floristiche
Specie protette presenti sono: Anacamptis pyramidalis, Campanula medium, Cephalanthera
damasonium, C. longifolia, Coeloglossum viride, Crocus napolitanus, Crocus albiflorus, Dactylorhiza
maculata, D. incarnata, D. majalis, D. sambucina, D. traunsteineri, Daphne cneorum, D. mezereum, D.
laureola, D. oleoides , Dianthus sylvestris, D. monspessulanus, D. carthusianorum, Doronicum
columnae, Epipactis helleborine, E. palustris, E. muelleri, E. atrorubens, Eriophorum latifolium, E.
angustifolium, Erythronium dens-canis, Fritillaria tenella, Gentiana ciliata, G. cruciata, G. kochiana, G.
pneumonanthe, Goodyera repens, Gymnadenia conopsea, Lilium bulbiferum, L. martagon, Limodorum
abortivum, Listera ovata, Neottia nidus-avis, Ophrys fuciflora, O. insectifera, Orchis mascula, O. morio,
O. pallens, O. purpurea, O. simia, O. ustulata, Platanthera bifolia, P. chlorantha, Quercus crenata, Scilla
bifolia, Sempervivum tectorum, Traunsteinera globosa, Trollius europaeus, Tulipa australis.
Specie rare e di interesse fitogeografico: Antennaria dioica, Menyanthes trifoliata, Caltha palustris.

Fauna
Un ambiente così vario caratterizzato da affioramenti rocciosi, pascoli, boschi e zone umide dovrebbe
presentare una componente faunistica altrettanto varia ed interessante.
Non esistono fino a questo momento censimenti faunistici nell’area, ma la fauna presente dovrebbe
presentare strette analogie con quella rilevata nel vicino ambito di M. Capra-M. S. Agostino-M. Tre Abati
per la quale è stata fornita un’ampia documentazione nella scheda relativa.

Matrice territoriale
Colture agricole estensive, incolti, aree boscate. La matrice territoriale in cui si inserisce la stazione
presenta un buon grado di naturalità.


Valore naturalistico: alto per elevata diversità di tipologie ambientali di pregio naturalistico, presenza di
biocenosi rare ed elevata concentrazione di flora di interesse fitogeografico e con carattere di rarità a
livello nazionale, presenza di fitocenosi che hanno risentito delle interferenze antropiche, ma che
attualmente sono lasciate a dinamiche naturali, successioni vegetazionali in stadio evolutivo dinamico,
medio grado di disturbo antropico, presumibile ricchezza di specie ornitiche.
Valore scientifico: alto, per presenza di elementi biocenotici e caratteri relitti di situazioni climatiche
passate, presenza di componenti di interesse scientifico (paleobotanico, fitogeografico).
Valore didattico: medio, per gli elevati contenuti didattici, la presenza di percorsi segnalati, l’assenza di
utilizzi educativi.
Valore paesaggistico: medio-alto, per elevato pregio estetico, con caratterizzazione determinante del
paesaggio ed elementi d’assieme di una certa estensione, prevalenti contatti graduali con ambienti a
determinismo antropico, ma presenza di contatti con aggruppamenti inseriti nella serie evolutiva
(discontinuità naturali), lungo alcune direttrici, sito in parte già interconnesso con ambienti naturali della
matrice circostante.

Vincoli esistenti
Tutta l’area è Zona di particolare interesse paesaggistico ambientale (art. 19 P.T.P.R), rientra nelle Aree
da destinarsi a Parco Naturale e a Riserva Naturale (lett. b, 1° comma, art. 30 P.T.P.R.) ed è sottoposta
a vincolo idrogeologico (R.D. n. 3267/1923 e R.D. n. 1126/1926).
P.F.V. provinciale: A.T.C. 3, 5 e 9.

                                                     81
Situazioni di degrado
Pratica del motocross; eccesso di pascolo nelle zone umide; impianti silvicolturali, interruzione delle
dinamiche naturali.

Indirizzi gestionali
Gli ambienti per la loro peculiarità e scarsa diffusione sul territorio dovrebbero essere lasciati alla loro
naturale evoluzione, in alcune parti favorita ed accelerata con interventi mirati sulla vegetazione.
Controllo del pascolo con carichi equilibrati; regolamentazione attività venatoria; regolamentazione della
fruizione; applicazione delle norme di protezione delle specie protette individuate; tutela degli ambienti
umidi e della flora ad essi peculiare; protezione dal calpestio di quelle aree particolarmente vocate dal
punto di vista floristico.

Negli Studi propedeutici all’individuazione del Parco Naturale del Trebbia l’area è stata classificata
ambito di interesse geologico-ambientale e zona di protezione della fauna.




                                                    82
SCHEDA N. 31
Denominazione: Meandri di S. Salvatore

                                                     Ambito territoriale:    montagna

                                                     Tipologie ambientali di pregio:
                                                                             - corso d’acqua
                                                                             - cenosi ripariali
                                                                             - affioramenti rocciosi
                                                                             - cavità artificiali
                                                                             - querceti mesofili


Localizzazione: Media Val Trebbia

Comune: Bobbio                                                        Quota: 290-370 m. s.l.m.

                                                                      Estensione: circa 55 Ha
C.T.R.: 197 NO

Descrizione ambientale
Si tratta di una serie di meandri a forma di “S” assai stretta che il fiume Trebbia descrive nei pressi
dell’abitato di S. Salvatore, a monte di Bobbio, all’interno delle “Arenarie di S.Salvatore”, un’alternanza di
arenarie, silt e argille ben visibile lungo i versanti. Il contesto coincide con l’area di affioramento
geologico chiamata “finestra tettonica” di Bobbio, comprendenti le formazioni più recenti di tutto
l’Appennino piacentino (“Formazioni di Bobbio”, “Formazioni dell’Aveto”, “Complesso di Coli-
Sanguineto”).
I meandri vengono detti incastrati o incassati poiché le ampie anse in seguito all’infossamento del corso
d’acqua corrono all’interno di una profonda e stretta valle scavata nelle massicce formazioni rocciose.
L’area assume caratteri di singolarità e spettacolarità paesaggistica.
A valle dei meandri sono presenti gallerie artificiali scavate in funzione di una diga mai realizzata; una di
esse si trova al livello dell’alveo, in sponda sinistra e ospita alcune specie di pipistrelli e una pozza
sotterranea.

Emergenze geologiche
Gli affioramenti delle successioni litologiche “Arenarie di Bobbio” e delle “Arenarie dell’Aveto” che
rappresentano le formazioni più recenti del nostro Appennino (complesso delle Toscanidi), costituiscono
un’emergenza geologico-ambientale di notevole interesse scientifico, poiché permettono di ricostruire gli
eventi orogenetici che hanno portato alla formazione delle nostre montagne. Tali formazioni sono state
portate alla luce dall’erosione operata dal fiume nelle unità geologiche di copertura (Liguridi).

Emergenze geomorfologiche
La notevole durezza che caratterizza le unità della “finestra tettonica” ha permesso la conservazione
delle forme e delle testimonianze principali dell’evoluzione morfologica subita dall’area a seguito della
dinamica fluviale: profili trasversali delle valli con tipica forma a “V” e con versanti molto ravvicinati,
estremamente ripidi e scoscesi; terrazzi orografici; paleosuperfici sommitali e di versante; processo di
sovraimposizione e meandri incassati.
I meandri incisi profondamente nella vale sono una particolarità paesaggistica del F. Trebbia da Bobbio
fino quasi a Ottone, oltre che del T. Aveto, suo principale affluente. Tale morfologia fluviale ci permette
di ricostruire quella antica, prima che l’Appennino iniziasse una fase di sollevamento ancora in atto; i
meandri infatti sono tipici delle ampie valli di pianura alluvionale che un tempo caratterizzava questa
porzione di territorio. Il fiume ha conservato l’antico percorso nei tratti dove la roccia più resistente
resiste alla sua forza erosiva.

Tipologie di vegetazione

                                                     83
Nel greto attivo sono presenti cenosi ripariali a pioppo e salice: Populus nigra, Salix alba, Salix
eleagnos, Salix purpurea.
Nel greto consolidato sono presenti tra le altre: santoreggia montana (Satureja montana), artemisia
maschio (Artemisia alba), fumana comune (Fumana procubens), stellina purpurea (Asperula purpurea).
I pendii aridi ospitano l’ eliantemo maggiore (Helianthemum nummularium), il raro eliantemo degli
Appennini (Helianthemum apenninum) e i pennellini (Staehelina dubia).
I versanti sono caratterizzati dalla dominanza di boschi cedui di latifoglie miste, in formazioni molto varie
correlabili all’acclività dei versanti, alla diversa profondità del suolo a al grado di aridità; vi si trovano:
nocciolo (Corylus avellana), sanguinella (Cornus sanguinea), biancospino (Crataegus monogyna),
prugnolo (Prunus spinosa), sorbo comune (Sorbus domestica), sorbo montano (Sorbus aria), orniello
(Fraxinus ornus), carpino nero (Ostrya carpinifolia), cerro (Quercus cerris), pero (Pyrus pyraster), olmo
(Ulmus minor), maggiociondolo (Laburnum anagyroides) e aceri (Acer campestre e Acer opulifolium).
Nelle fessure della roccia si riscontrano tra le altre le seguenti fanerogame: Saxifraga cuneifolia,
Stachys recta, Galium lucidum, Bromus erectus, Sedum rupestre, Sedum album, Sedum reflexum,
Sedum dasyphyllum, Alyssum bertolonii, Euphorbia spinosa, Helichrysum italicum. Tra le felci si segnala
la presenza di Asplenium trichomanes, Asplenium adiantum nigrum, Ceterach officinarum.

Emergenze floristiche
Flora protetta: Campanula medium, Lilium bulbiferum, Saxifraga cuneifolia, Dianthus sylvestris, Vinca
minor, Aquilegia atrata, Dictamnus albus.
Flora rara meritevole di tutela: Alyssum bertolonii, Euphorbia spinosa, Helianthemum apenninum,
Staehelina dubia, Sorbus domestica, Satureja montana, Asperula purpurea.

Fauna
L’interesse faunistico dell’area è dato dal popolamento ittico tre cui figurano vairone (Leuciscus souffia),
lasca (Chondrostoma genei), barbo (Barbus plebejus), barbo canino (Barbus meridionalis), cobite
(Cobitis taenia), ghiozzo padano (Padogobius martensii).
Nidificano specie di uccelli legate agli ambienti rupestri e aperti quali codirosso spazzacamino
(Phoenicurus ochruros), sterpazzolina (Sylvia cantillans), zigolo nero (Emberiza cirlus), specie legate al
fiume tra le quali merlo acquaiolo (Cinclus cinclus), considerata specie vulnerabile e indicatore ecologico
di acque pulite e specie legate ai boschi di latifoglie come luì bianco (Phylloscopus bonelli).
Il sito riveste particolare importanza per la presenza e lo svernamento di 11 specie di Chirotteri.
Nella cavità artificiale a valle dei meandri sono presenti diverse specie di pipistrelli; è stato rinvenuto il
nucleo svernante più numeroso della provincia di ferro di cavallo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum
)-(150-200 esemplari nel 1984), oltre ad esemplari di ferro di cavallo minore (Rhinilophus hipposideros)
considerata specie in pericolo, ossia ad altissimo rischio di estinzione nel prossimo futuro. Sempre nella
galleria-grotta era stata riscontrata la nidificazione del codirosso spazzacamino (Phoenicurus ochruros)
e borre di allocco (Strix aluco). Esistono inoltre in prossimità di questa galleria-grotta altre cavità
artificiali poco profonde (una decina di metri) ma molto alte (circa 30 m) all’interno delle quali si è
riscontrata la nidificazione delle rondini montane (Ptyonoprogne rupestris).

Emergenze faunistiche
OSTEITTI: tutte le specie sopra citate sono protette.
RETTILI E ANFIBI: Bufo bufo, Rana dalmatina, Anguis fragilis, Lacerta viridis, Podarcis muralis,
Coluber viridiflavus, Coronella girondica, Natrix tessellata.
AVIFAUNA: Falco tinnunculus, Streptopelia decaocto, Streptopelia turtur, Cuculus canorus, Picus
viridis, Picoides major, Ptyonoprogne rupestris, Hirundo rustica, Delichon urbica, Motacilla alba, Cinclus
cinclus, Troglodytes troglodytes, Erithacus rubecula, Luscinia megarhynchos, Phoenicurus ochruros,
Phoenicurus phoenicurus, Turdus merula, Sylvia atricapilla, Sylvia cantillans, Phylloscopus bonelli,
Phylloscopus collybita, Aegithalos caudatus, Parus major, Lanius collurio, Passer montanus, Fringilla
coelebs, Carduelis carduelis, Emberiza cirlus, Miliaria calandra.
MAMMIFERI: Sorex araneus, Sciurus vulgaris, Myoxus glis, Mustela putorius, Martes foina, Myotis
daubentoni, Rhinilophus hipposideros, Rhinilophus ferrumequinum, Rhinilophus euryale, Miniopterus
schreibersi, Myotis emarginatus, Myotis bechsteini, Myotis myotis, Pipistrellus khulii, Myotis nattereri,
Eptesicus serotinus, Plecotus austriacus.


                                                     84
Matrice territoriale
La matrice territoriale in cui si inserisce il contesto considerato presenta un notevole grado di naturalità,
con presenza di estese aree boscate ( cedui a castagno e rovere).


Valore naturalistico: alto, per discreta diversificazione ambientale, presenza di fauna rara e
minacciata, presenza di fitocenosi che seguono dinamiche naturali, disturbo antropico limitato ad attività
ricreativo-turistiche, ricchezza ornitica.
Valore scientifico: molto alto, per presenza di caratteri che permettono l’interpretazione di eventi
orogenetici a vasta scala (la “finestra tettonica” mostra le formazioni più recenti dell’Appennino
(Toscanidi) al di sotto di quelle più antiche (Liguridi) ed è un esempio tra i più significativi a livello
nazionale dell’orogenesi appenninica); indicatori biologici qualità delle acque.
Valore didattico: molto alto, per i contenuti didattici di eccezionale rilevanza (unicità del sito e lettura
storica del territorio), accessibilità, presenza di strutture educative (centro di documentazione
ambientale, visite guidate).
Valore paesaggistico: molto alto, per elevato pregio estetico, prevalenti contatti con aggruppamenti
inseriti nella serie evolutiva, corridoio fluviale ad elevato grado di naturalità.


Vincoli esistenti
Alveo: Invasi ed alvei di piena ordinaria di laghi, bacini e corsi d’acqua (Artt. 18 e 24 P.T.P.R.)
Area circostante: Vincolo idrogeologico, Zona di tutela naturalistica (art. 25 P.T.P.R.)
Lobo su cui sorge l’abitato di S. Salvatore: Area di accertata e rilevante consistenza archeologica (lett.
b1 e b2, comma 2, art. 21 P.T.P.R.).
Tutto l’ambito rientra inoltre nelle Aree da destinarsi a Parco Naturale o a Riserva Naturale (lett. b,
comma 1, art. 30 P.T.P.R.).
Piano Faunistico Venatorio: il tratto fluviale considerato rientra in Zona di ripopolamento e cattura;
A.T.C. 9.

Situazioni di degrado.
Abbandono di rifiuti.

Indirizzi gestionali.
Applicazione delle norme di protezione delle specie protette individuate, controllo attività ricreativo-
turistiche.

I meandri di S.Salvatore sono stati inseriti tra gli ambiti di interesse ambientale e paesaggistico dal
Ministero dell’Agricoltura e Foreste (1980); l’Unione delle Bonifiche Montane dell’Emilia Romagna aveva
proposto nel 1972 il “Parco naturale di S.Salvatore”.
Negli Studi propedeutici all’individuazione del Parco Naturale del Trebbia l’area è stata classificata
ambito di interesse geologico-ambientale.




                                                    85
SCHEDA N. 32                                        Ambito territoriale: montagna

Denominazione: M.Penice                             Tipologie ambientali di pregio:
                                                                    - faggete
                                                                    - brughiere e praterie d’altitudine
                                                                    - zone umide



Localizzazione: Alta Val Trebbia

Comune: Bobbio
                                                            Quota: 700-1460 M. S.L.M.
                                                            Estensione: Circa 1450 Ha
C.T.R.: 197 NO, 179 SO


Descrizione ambientale
Area di prevalente interesse turistico si collega a nord-est l’area dei “Sassi Neri” ed è localizzata al
confine con la provincia di Pavia. E’ qui considerata la zona del M. Penice (1460 m), limitata alla parte
sommitale del versante che risale da Bobbio, al di sopra della fascia delle colture e definibile dalla
dominanza di vegetazione forestale. Dal punto di vista geologico, fa parte dell’area individuata come
“finestra tettonica di Bobbio” e ne rappresenta la formazione di copertura (“Formazione di M. Penice”),
costituita da successioni di flysch di strati a dominante marnoso-calcarea. L’area è facilmente
raggiungibile da Bobbio.

Tipologie di vegetazione
La ricchezza floristica è relativamente alta a causa della discontinuità della copertura boschiva e della
sua eterogeneità. Anche la grande estensione di praterie al di sopra della fascia boscata, contribuisce
alla qualificazione della flora con l’apporto di specie infrequenti. Il complesso vegetazionale non sembra
avere un particolare carattere di rarità, ma è indubbiamente notevole per il paesaggio appenninico,
soprattutto se si tiene conto della facile accessibilità.
La copertura forestale del versante meridionale è costituita da boschi di faggio (Fagus sylvatica) e
carpino nero (Ostrya carpinifolia), con nocciolo (Corylus avellana) e acero alpino (Acer opulifolium). Tra
le specie rare e protette nel bosco sono presenti fior di stecco (Daphne mezereum) e giglio rosso (Lilium
bulbiferum), nelle radure la genziana di Koch (Gentiana kochiana), il garofano di Seguier (Dianthus
seguierii), la circumboreale bambagia selvatica (Antennaria dioica), la genziana minore (Gentiana
cruciata), l’erba media (Campanula medium), l’orchide dei pascoli (Traunsteinera globosa), il garofano
selvatico (Dianthus sylvestris) e il garofano di bosco (Dianthus monspessulanus). Di eccezionale
rilevanza è la presenza di rarissime specie artico-alpine nelle praterie di vetta, quali Pseudorchis albida
e Nigritella nigra, quest’ultima sul nostro Appennino al suo limite meridionale e con soli altri due siti di
presenza in Val Boreca.
Anche i prati montani del versante nord-est ospitano specie protette, tra le quali: genziane (Gentiana
cruciata e Gentiana kochiana), giglio martagone (Lilium martagon). orchide pallida (Orchis pallens) e
orchide bruciacchiata (Orchis ustulata).
Nei pascoli è da confermare la presenza della rarissima arnica (Arnica montana).
Sono presenti stazioni umide sotto la vetta caratterizzate da giuncheti (Juncus glaucus e Juncus
articulatus), dalla presenza del botton d’oro (Trollius europaeus) e del pennacchio a foglie larghe
(Eriophorum latifolium).

Emergenze floristiche
Specie protette sono: Aquilegia vulgaris, Arnica montana, Campanula medium, Cephalanthera
damasonium, Cephalanthera longifolia, Coeloglossum viride, Crocus vernus, Dactylorhiza maculata,
Dactylorhiza sambucina,   Daphne mezereum, Daphne laureola, Dianthus sylvestris, Dianthus
monspessulanus, Dianthus seguierii, Epipactis helleborine, Eriophorum latifolium, Gentiana cruciata,
Gentiana kockiana, Gymnadenia conopsea, Ilex aquifolium, Pseudorchis albida, Lilium bulbiferum,

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Lilium martagon, Listera ovata, Narcissus poeticus, Nigritella nigra, Orchis ustulata, Orchis mascula,
Orchis pallens, Platanthera bifolia, Platanthera chlorantha, Scilla bifolia, Traunsteinera globosa, Trollius
europaeus.
Specie vegetali rare e di interesse fitogeografico non protette: Antennaria dioica.

Fauna
Non esistono studi faunistici dell’area.

Matrice territoriale
Aree boscate, arbusteti, zone a pascolo, praterie migliorate, terreni agricoli, insediamenti umani.


Valore naturalistico: medio, per sufficiente diversità delle tipologie ambientali, discreta concentrazione
di elementi biocenotici rari a livello regionale, presenza sia di fitocenosi che hanno subito interferenze
antropiche, sia di fitocenosi lasciate a dinamiche naturali, grado di disturbo antropico medio-alto per
presenza di impianti sciistici.
Valore scientifico: medio, per gli elementi che permettono lettura dell’orogenesi appenninica, flora di
interesse fitogeografico e testimone di eventi climatici passati, ricerche scientifiche per ripristino equilibri
naturali danneggiati.
Valore didattico: medio, per elevati contenuti didattici, facile accessibilità, mancanza di utilizzi educativi,
ma alte potenzialità per svilupparli per presenza di strutture turistico-ricettive.
Valore paesaggistico: medio-alto, per elevato pregio estetico, prevalenti contatti graduali con ambienti
a determinismo antropico, interconnessione con elementi naturali della matrice circostante.

Vincoli esistenti
Vincolo idrogeologico
Zona di particolare interesse paesaggistico ambientale (art. 19 P.T.P.R.)
Area da destinarsi a Parco Naturale o a Riserva Naturale (lett. b, comma 1, art. 30 P.T.P.R.)
Piano Faunistico Venatorio: Azienda faunistico venatoria; A.T.C. 9.

Situazioni di degrado
Impianti sciistici; calpestio dei pascoli e raccolta dei fiori a causa delle intense frequentazioni turistiche.

Indirizzi gestionali
Applicazione delle norme di protezione delle specie vegetali protette; protezione dal calpestio di quelle
aree particolarmente vocate dal punto di vista floristico; tutela delle sorgenti e dei prati umidi;
riconversione dei cedui in alto fusto e gestione naturalistica degli impianti silvicolturali.

Nel 1980 l’area è stata ricompresa nell’elenco degli ambiti di interesse ambientale e paesaggistico del
Ministero dell’Agricoltura e Foreste.
Negli Studi propedeutici all’individuazione del Parco Naturale del Trebbia l’area è stata classificata come
zona di produzione della fauna, ossia porzioni di territorio da destinarsi ad un utilizzo economico e,
contemporaneamente, ad una gestione razionale delle risorse faunistiche; tali zone dovrebbero
comprendere aree ancora sottoposte ad attività agricola e zootecnica e aree boscate dove sia anche
possibile prevedere un futuro sviluppo delle pratiche silvo-colturali.




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SCHEDA N. 33                                        Ambito territoriale:     montagna

Denominazione: M. Lesima, Val Boreca                Tipologie ambientali di pregio:
                                                                     - querceti mesofili
                                                                     - faggete
                                                                     - brughiere e praterie d’altitudine
                                                                     - affioramenti rocciosi
                                                                     - impianti di conifere
                                                                     - corsi d’acqua



Localizzazione: alta Val Trebbia
                                                            Quota: 500-1725 m. s.l.m.
Comuni: Zerba, Ottone
                                                            Estensione: Circa 4700 Ha
C.T.R.: 196 SE


Descrizione ambientale
E’ la valle con più spiccate caratteristiche di naturalità di tutta la provincia. L’area è interessata da
imponenti rilievi: M. Cavalmurone (1670 m), M. Chiappo (1699 m), M. Alfeo (1651 m), M. Lesima (1725
m), caratterizzati da cime relativamente piatte. Il M. Lesima è la vetta più elevata della Val Trebbia e si
eleva sopra Zerba. La vallata grazie alla sua posizione geografica (versante emiliano dello spartiacque
dei fiumi Scrivia e Trebbia, lontano dalle grandi vie di comunicazione) conserva una natura
relativamente integra, in cui le attività umane locali si inseriscono armoniosamente. L’area ricca d’acqua,
si caratterizza per l’elevata copertura boschiva e, nel piano cacuminale, per le estese zone a prato-
pascolo.
Assume rilevante interesse geologico ambientale per la sua geomorfologia e lo scarso condizionamento
antropico, se si escludono il piccolo bacino artificiale sotto l’abitato di Zerba e la stazione radar sulla
vetta del Lesima.
Il bacino artificiale di Boreca (531 m. s.l.m.), localizzato all'inizio dell'ultima ansa del torrente Boreca
prima della confluenza col fiume Trebbia, è stato messo in opera nel 1932 mediante sbarramento del
torrente stesso con diga in muratura di pietrame, occupa un’area di 44 mq e ha una capacità massima di
60.000 mc. Esso è circondato da fitta vegetazione boschiva a ceduo.

Emergenze geologiche
La Val Boreca risulta modellata sostanzialmente in un’unica formazione geologica: i “Calcari di M.
Antola”, successioni flyscioidi di strati marnoso-calcarei.

Emergenze geomorfologiche
Valle intagliata dal torrente con profilo trasversale a “V”, ad assi ravvicinanti. La sua peculiarità
geomorfologica deriva dalla particolare durezza e conseguente resistenza ai processi di degradazione
meteorica della formazione geologica nelle quali si è modellata. E’ evidente lo spiccato condizionamento
della giacitura degli strati sulle forme del rilievo: la locale eccezionale regolarità di immersione e
inclinazione della successione calcareo-marnosa ha comportato la genesi dei tipici rilievi asimmetrici di
tipo “cuestas”. Un esempio di tali rilievi si sviluppa ad ovest del F. Trebbia e sul versante meno inclinato
è insediato l’abitato di Zerba.

Tipologie di vegetazione
L’area è caratterizzata prevalentemente da copertura forestale: querceti con roverella (Quercus
pubescens), cerro (Quercus cerris), rovere (Quercus petrae), castagno (Castanea sativa) e carpino nero
(Ostrya carpinifolia) sono sostituiti a maggior altitudine da faggio (Fagus sylvatica), maggiociondolo
alpino (Laburnum alpinum) e sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia). Elemento di rilievo costituisce la
presenza di faggete ad alto fusto. I boschi ospitano un corteo ricchissimo di flora protetta. Ai margini
delle faggete vegeta l’aconito di Lamarck (Aconitum lamarckii), una orofita sudeuropea non protetta ma
                                                    88
molto rara nel piacentino. Sono presenti anche limitate aree a rimboschimento di Pinus sylvestris e
Larix decidua.
Sul versante che si affaccia sulla Val Trebbia è dominante il carpino nero. Sul versante opposto si trova
un’ampia pietraia su cui prevale una vegetazione arbustiva ed erbacea tipica dei terreni aridi e calcarei
(Teucrium chamaedrys, Teucrium montanum, Asperula purpurea, Helianthemum nummularium,
Sesleria italica, Sesleria autumnalis; abbondante è Sempervivum tectorum, concentrato soprattutto nel
versante meridionale della cima e rilevante è la presenza della rarissima Fritillaria tenella). Legate alle
rocce sono presenti rare felci come Asplenium fontanum, distribuita in Italia sull’Appennino dalla Liguria
all’Abruzzo, e Asplenium viridae entità circumboreale maggiormente diffusa sulle Alpi che sugli
Appennini.
Alle quote più elevate, nelle praterie destinate al pascolo, sono abbondanti le leguminose foraggere e
trovano l’ambiente adatto rarissime orchidee a distribuzione artico-alpina quali Nigritella nigra (qui al suo
limite meridionale di distribuzione) e Pseudorchis albida, spesso insieme a Traunsteinera globosa e
Gymnadenia conopsea. Nei pascoli lungo i pendii soleggiati è stato rinvenuto il giglio di S.Bruno
(Paradisea liliastrum) presente in Emilia Romagna solo in un’altra stazione nel parmense.
La vetta del M. Lesima è inoltre l’unica stazione dell’Italia settentrionale per una specie di interesse
fitogeografico con areale disgiunto, l’astragalo di M. Sirino (Astragalus sirinicus ssp. sirinicus). Si tratta
di una entità centromediterranea-montana, con areale frammentato e maggiormente diffusa sugli
Appennini centrali.
Da un censimento floristico condotto nell’area sono risultate presenti 350 specie diverse di cui quasi la
metà di interesse medicinale (Arnica montana, Gentiana lutea, Valeriana tripteris, Atropa belladonna,
ecc.).

Emergenze floristiche
Specie protette sono: Aconitum variegatum, Aquilegia vulgaris, Arnica montana, Campanula medium,
Cephalanthera damasonium, Cephalanthera longifolia, Coeloglossum viride, Corallorhiza trifida,
Convallaria majalis, Daphne mezereum, Daphne laureola, Dianthus armeria, Dianthus sylvestris,
Dianthus carthusianorum, Dianthus monspessulanus, Dianthus seguierii, Epipactis helleborine,
Epipactis atropurpurea, Epipactis muelleri, Erythronium dens-canis, Fritillaria tenella, Galanthus nivalis,
Gentiana ciliata, Gentiana cruciata, Gentiana asclepiadea, Gentiana kockiana, Gentiana lutea,
Gymnadenia conopsea, Leucojum vernum, Leucorchis albida, Lilium bulbiferum, Lilium martagon,
Limodorum abortivum, Nigritella nigra, Orchis ustulata, Orchis purpurea, Orchis mascula, Orchis morio,
Paradisea liliastrum, Platanthera bifolia, Platanthera chlorantha, Saxifraga cuneifolia, Saxifraga
paniculata, Scilla bifolia, Traunsteinera globosa, Trollius europaeus, Tulipa australis.
Specie vegetali rare e di interesse fitogeografico sono: Asplenium fontanum, Asplenium viride,
Astragalus sirinicus, Aconitum lamarckii, Atropa belladonna, Antennaria dioica, Asperula purpurea,
Serratula tinctoria.

Fauna
Il Boreca è popolato dalla trota fario (Salmo trutta trutta) vorace predatrice di larve di anfibi e in
particolare di Urodeli. L’area è infatti ricca di specie di anfibi alcuni delle quali non comunemente diffuse
nella nostra provincia: nel periodo primaverile nei ruscelli che solcano i rilievi è presente la salamandra
pezzata (Salamandra salamandra) e tra le rocce umide il geotritone (Speleomantes ambrosii). E’
presente inoltre un anfibio di rilevanza internazionale: la salamandrina dagli occhiali (Salamandrina
terdigitata), specie endemica italiana, diffusa nei ruscelli dell’Appennino principalmente sul versante
tirrenico.
Lungo alcune coste rocciose nidificano le rondini montane (Ptyonoprogne rupestris). Lungo i ruscelli e
negli ambienti rocciosi circostanti sono presenti il codirossone (Monticola saxatilis) e il merlo acquaiolo
(Cinclus cinclus). Tra gli uccelli che frequentano i boschi d’alto fusto meritano di essere menzionati il
picchio muratore (Sitta europaea) e il ciuffolotto (Pyrrhula pyrrhula). Tra le specie legate agli ambienti
aperti dei pascoli montani è qui presente lo spioncello montano (Anthus spinoletta). Tra i rapaci
potrebbero essere nidificanti probabili: aquila reale (Aquila chrysaetos), pecchiaiolo (Pernis apivorus).
astore (Accipiter gentilis).
Tra i mammiferi oltre alla volpe (Vulpes vulpes) e al cinghiale (Sus scrofa) le aree boscate ospitano
scoiattolo (Sciurus vulgaris), topo quercino (Eliomys quercinus), tasso (Meles meles) e molto
probabilmente anche se non ancora accertati puzzola (Mustela putorius) e donnola (Mustela nivalis).
                                                     89
La ricchezza faunistica della vallata è testimoniata anche dalla presenza, seppur saltuaria, di due
visitatori che si trovano al vertice della catena alimentare: l’aquila reale e il lupo (Canis lupus). Sembra
che il lupo stia ricolonizzando spontaneamente la Val Boreca ed è stato segnalato anche nelle valli
Staffora e Borbera. Si tratterebbe di esemplari provenienti dall’Appennino centrale, che stanno
ampliando l’areale di distribuzione andando a ricolonizzare territori storicamente già occupati.
Il torrente Boreca inoltre risulta particolarmente vocato ad ospitare la lontra (Lutra lutra), una specie
presente nella nostra provincia fino agli anni ‘70 e in seguito scomparso come anche in altre aree del
nord Italia e del centro: attualmente è da considerarsi uno dei mammiferi più rari della nostra penisola.

Emergenze faunistiche
PESCI: Barbus plebejus.
ANFIBI E RETTILI: Salamandra salamandra, Salamandrina terdigitata, Speleomantes ambrosii, Bufo
bufo, Rana italica, Lacerta viridis, Podarcis muralis, Coluber viridiflavus, Elaphe longissima, Natrix
natrix, Vipera aspis.
AVIFAUNA: Cuculus canorus, Picus viridis, Picoides major, Alauda arvensis, Ptyonoprogne rupestris,
Hirundo rustica, Delichon urbica, Anthus spinoletta, Anthus trivialis, Motacilla alba, Motacilla cinerea,
Cinclus cinclus, Troglodytes troglodytes, Erithacus rubecola, Phoenicurus ochrurus, Phoenicurus
phoenicurus, Monticola saxatilis, Turdus merula, Turdus philomelos, Sylvia atricapilla, Phylloscopus
collybita, Phylloscopus bonelli, Regulus regulus, Aegithalos caudatus, Parus ater, Parus caeruleus,
Parus major, Sitta europaea, Lanius collurio, Passer montanus, Fringilla coelebs, Serinus serinus,
Carduelis cannabina, Carduelis carduelis, Carduelis chloris, Pyrrhula pyrrhula.
MAMMIFERI: Erinaceus europaeus, Sorex araneus, Sciurus vulgaris, Eliomys quercinus, Meles meles,
Martes foina.

Matrice territoriale
Aree boscate, zone a pascolo, praterie migliorate, alcuni terreni agricoli, insediamenti umani. La matrice
territoriale in cui si inserisce la stazione presenta un elevato grado di naturalità e bassissimo grado di
antropizzazione.


Valore naturalistico: molto alto, per elevata diversità ambientale, eccezionale concentrazione di specie
rare, protette e di interesse fitogeografico, formazioni boschive disetanee e ad alto fusto, successioni
vegetazionali in stadio evolutivo dinamico, influenza antropica scarsa, irrilevante ai fini della
conservazione delle biocenosi presenti e in grado di apportare variabilità al paesaggio (pascoli, ecotoni),
elevata ricchezza faunistica.
Valore scientifico: alto, per presenza di fitocenosi relitte, equilibrio ambiente-attività antropiche, elevata
qualità ambientale, sperimentazioni selvicoltura naturalistica (polifunzionalità del bosco), ruolo indicatori
biologici qualità delle acque.
Valore didattico: molto alto, per gli elevati contenuti didattici (elevata naturalità, unicità, estensione e
equilibrio rapporto uomo-natura), facile accessibilità e percorribilità, assenza di utilizzi educativi.
Valore paesaggistico: molto alto, per valori massimi di pregio estetico, interfaccia e grado di
connettività con la matrice territoriale circostante.


Vincoli esistenti
Vincolo idrogeologico
Rilievi: Zona di tutela naturalistica (art. 25 P.T.P.R.)
Valle del Boreca: Zona di particolare interesse paesaggistico ambientale (art. 19 P.T.P.R.)
Tutto l’ambito è ricompreso nelle Aree da destinarsi a Parco Naturale o a Riserva Naturale (lett. b,
comma 1, art. 30 P.T.P.R.)
Piano Faunistico Venatorio: A.T.C. 10

Situazioni di degrado
Pressione venatoria sul lupo; costruzione strade; abbandono del pascolo a danno di molte orchidee e
altre specie rare e protette.

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Indirizzi gestionali
Applicazione delle norme di protezione delle specie vegetali ed animali protette individuate; protezione
dal calpestio di quelle aree particolarmente vocate dal punto di vista floristico; tutela delle sorgenti e dei
prati umidi; controllo bracconaggio; riqualificazione naturalistica del laghetto di Zerba (lago artificiale);
riconversione dei cedui in alto fusto e gestione naturalistica degli impianti silvicolturali. L’area è
particolarmente pregiata per la presenza di boschi ad alto fusto e presenta un notevole interesse
selvicolturale. Potrebbe essere un esempio pilota di utilizzo del bosco nel suo significato polifunzionale.

Nel 1980 l’area è stata ricompresa nell’elenco degli ambiti di interesse ambientale e paesaggistico del
Ministero dell’Agricoltura e Foreste.
Negli Studi propedeutici all’individuazione del Parco Naturale del Trebbia l’area è stata classificata come
zona di protezione della fauna.
Area proposta come sito di importanza comunitaria (SIC) di tipo B secondo la direttiva CEE 92/43.




                                                     91
SCHEDA N. 34
Denominazione: M. Dego, M. Veri, M. Tane

                                                     Ambito teritoriale:     montagna

                                                     Tipologie ambientali di pregio:

                                                                             - affioramenti rocciosi
                                                                             - querceti mesofili
                                                                             - faggete
                                                                             - brughiere e praterie
                                                                             - impianti di conifere
                                                                             - zone umide
                                                                             - corsi d’acqua minori


Localizzazione: dorsale Val Trebbia -Val D’aveto

Comuni: Cerignale, Ottone
                                                             Quota: 750-1430 m. s.l.m.

C.T.R.: 215 NO, 197 SO                                       Estensione: circa 2300 Ha

Descrizione ambientale
Corrisponde alla dorsale Val Trebbia-Val d’Aveto e comprende a partire dal crinale ligure- emiliano i
rilievi di M. Dego (1427 m), M. Spinarola (1226 m), M. Veri (1223 m) e M. delle Tane (1198 m). L’area è
impostata su complessi arenaceo-siltosi che le conferiscono una peculiarità di forme e di caratteristiche
d’assieme che non trovano riscontro in altre zone del piacentino. Le unità litologiche hanno ben distinto
comportamento fisico-meccanico, che si traduce, oltre che in un’altrettanta significativa variabilità di
paesaggio, anche in una spiccata differenziazione a livello botanico e scientifico-naturalistico in genere.
In particolare M. Dego è caratterizzato dall’affioramento delle “Arenarie dell’Aveto”, mentre M. delle
Tane è interessato da complessi ofiolitici e l’area di M. Veri è costituita da alternanze di argille e calcari
marnosi (“argille a palombini di M. Veri”). Queste ultime rappresentano formazioni più “tenere” e
coincidono spesso con lembi di vecchie superfici topografiche (paleosuperfici) risparmiate dall’erosione
connessa al relativamente recente ravvivamento dell’attività erosiva dei corsi d’acqua. Esse poggiano su
arenarie compatte che ne costituiscono l’impalcatura e che scavate da Aveto e Trebbia hanno dato
origine alle ripide scarpate, solide e resistenti che caratterizzano la dorsale considerata.
Sono presenti un’ottima copertura boschiva costituita da formazioni di alto fusto e da cedui misti e
ricchezza floristica generalizzata. I rilievi sono interessati da ostrieti (Ostrya carpinifolia) e alle quote
maggiori prevalgono boschi misti a castagno (Castanea sativa) e faggio (Fagus sylvatica). L’area
assume notevole valore paesaggistico con percorsi che offrono spettacolari visuali sulla Val d’Aveto.

Emergenze geologiche
L’area è un ambito di interesse geologico ambientale poiché appartiene ad una delle più significative e
famose aree geologiche dell’intero Appennino comprendendo affioramenti appartenenti alla “finestra
tettonica di Bobbio” notissima a livello internazionale. In particolare l’erosione del T. Aveto ha tagliato le
unità geologiche di copertura portando alla luce la più recente “Formazione della Val d’Aveto”; al di
sopra della finestra si trovano le Unità ofiolitifere di copertura, appartenenti al complesso liguride. Il
paesaggio d’assieme è eccezionale per la presenza di gruppi montuosi scolpiti in rocce, che
racchiudono in sé anche le più antiche testimonianze del “bacino ligure”, impostato su crosta oceanica
(ofioliti).

Emergenze geomorfologiche
Valle intagliata dal torrente con profilo trasversale a “V”; i rilievi sono un esempio di morfologia “matura”
appartenente ad un precedente ciclo morfologico e abbandonata in seguito alle profonde incisioni
operare dal T. Aveto.
                                                     92
Tipologie di vegetazione
La vegetazione si presenta in generale con aspetti secondari per le intense utilizzazioni cui fu sottoposta
in passato. Alle quote minori i coltivi ancora in atto e più in alto le estese superfici di praterie secondarie
da pascolo dimostrano chiaramente la determinazione antropica del paesaggio. Nonostante ciò si
trovano ancora emergenze floristiche interessanti e nel complesso la vegetazione semispontanea
permette una interpretazione relativamente agevole delle potenzialità locali. Particolarmente estese
sono le formazioni boschive lungo i versanti di M. delle Tane con formazioni ad alto fusto di castagno e
faggio e nella zona sopra Cerignale sono presenti vecchi castagneti da frutto. Le faggete oltre al faggio,
sono interessate dalla presenza di acero di monte (Acer pseudoplatanus), nocciolo (Corylus avellana),
sorbo montano (Sorbus aria), dafne mezereo (Daphne mezereum). E’ presente inoltre una stazione
spontanea di Taxus baccata, l’unica piacentina oltre quella dell’alta Val Nure. I boschi ospitano anche
l’elleborine piacentina (Epipactis placentina), orchidea endemica dell’Appennino piacentino, rarissima e
fino a questo momento accertata in provincia in altre due stazioni.
Lungo gli impluvi si formano boscaglie a ontano bianco (Alnus incana), ontano nero (Alnus glutinosa),
salice delle capre (Salix caprea), Salix apennina, pioppo tremolo (Populus tremula), pero selvatico
(Pyrus pyraster). Nelle aree a pascolo e nelle brughiere è presente mirtillo nero (Vacinium myrtillus),
l’ononide bacaja (Ononis natrix) e l’arrestabue (Ononis spinosa), numerose orchidee e genziane, delle
quali alcune molto rare nel piacentino.
Da Cerignale a Cariseto la copertura vegetale presenta variazioni strutturali in accordo con la morfologia
dei versanti e in relazione agli usi prevalenti cui fu sottoposta. Sulle pendenze maggiori prevalgono
boschi di querce (Quercus pubescens e Q. cerris) e carpino nero (Ostrya carpinifolia) in forma di cedui,
ma abbastanza chiusi e floristicamente molto ricchi. Nelle radure e ai margini dei boschi si trovano
ginestre (Genista spp.), ginepro (Juniperus communis) e rose (Rosa spp.), specie arbustive che
svolgono una azione di ricolonizzazione delle praterie pascolate. Sono anche presenti rimboschimenti a
dominanza di pino nero (Pinus nigra), misto a faggio, in particolare ai piedi delle pendici rocciose di M.
delle Tane.
A sud di Cerignale vi sono affioramenti d’acqua che imbibiscono il suolo favorendo l’impianto di specie
igrofile. I prati pantanosi ospitano la genziana mettimborsa (Gentiana pneumonanthe) la cui presenza in
Emilia Romagna è limitata alle zone umide del nostro Appennino, la rarissima Orchis incarnata ed altre
specie protette a livello regionale.
Sul versante settentrionale del M. delle Tane, affioramenti di serpentini ospitano una flora piuttosto rara
e specializzata. Tra le specie tipiche del serpentino vi sono Asplenium cuneifolium, Minuartia laricifolia
ssp. ophiolitica, Alyssum bertolonii, Iberis sempervirens e Linaria supina. Il versante verso il F. Trebbia è
caratterizzato da tre fasce: una superiore costituita da praterie da pascolo, ampiamente occupata da
insediamenti di ginestre; una intermedia a quota circa pari a 900 m., con insediamenti e coltivi; una
fascia inferiore caratterizzata da boschi prevalentemente cedui intervallati da garighe a Thymus spp..

Emergenze floristiche
Specie protette sono: Aquilegia vulgaris, Campanula medium, Cephalanthera damasonium, Crocus
napolitanus, Coeloglossum viride, Daphne mezereum, Daphne laureola, Dianthus sylvestris, Dianthus
carthusianorum, Dianthus balbisii, Dianthus monspessulanus, Epipactis helleborine, Epipactis palustris,
Epipactis placentina, Eriophorum latifolium, Erythronium dens-canis, Gentiana ciliata, Gentiana
cruciata, Gentiana asclepiadea, Gentiana kockiana, Gentiana pneumonanthe, Gentiana verna,
Gymnadenia conopsea, Lilium bulbiferum, Lilium martagon, Limodorum abortivum, Ophrys fuciflora,
Orchis incarnata, Orchis ustulata, Orchis purpurea, Orchis maculata, Orchis mascula, Orchis morio,
Orchis pallens, Orchis simia, Platanthera bifolia, Platanthera chlorantha, Quercus crenata, Saxifraga
cuneifolia,   Saxifraga paniculata, Scilla bifolia, Taxus baccata, Traunsteinera globosa, Trollius
europaeus, Tulipa australis, Vinca minor.
Specie vegetali rare e di interesse scientifico sono: Asplenium cuneifolium, Minuartia laricifolia ssp.
ophiolitica, Linaria supina, Alyssum bertolonii, Iberis sempervirens, Antennaria dioica, Polygala
chamaebuxus, Caltha palustris, Robertia taraxacoides, Sanguisorba officinalis, Laburnum alpinum.

Fauna
L’area è ricca di specie di anfibi alcune delle quali non comunemente diffuse nella nostra provincia: nel
periodo primaverile nei ruscelli che solcano i rilievi è presente la salamandra pezzata (Salamandra
                                                     93
salamandra), tra le rocce umide il geotritone (Speleomantes ambrosii) e nelle pozze il tritone alpino
(Triturus alpestris). La diversità ambientale favorisce la presenza di numerose specie di rettili: tra di essi
natrice viperina (Natrix maura) assume interesse fitogeografico raggiungendo nella nostra provincia il
limite orientale del suo areale italiano.
Tra gli uccelli che frequentano le faggete mature vi sono luì verde (Phylloscopus sibilatrix) e tordela
(Turdus viscivorus) non molto comuni in provincia. Amanti dei tronchi maturi sono presenti due
particolarissimi uccelli con importantissimi ruoli nell’ecologia dei boschi: rampichino (Certhia
brachydactila) e picchio muratore (Sitta europaea). Nei rimboschimenti di conifere si incontrano i crocieri
(Loxia recurvirostra), tipici delle peccete alpine e del nord Europa che al pari delle cince dal ciuffo (Parus
cristatos) si sono adattati ai boschi maturi di origine artificiale presenti sul nostro Appennino. Nidificano
inoltre specie di uccelli legate agli ambienti aperti, ai cespuglieti e alle rupi quali: succiacapre
(Caprimulgus europaeus), codirosso spazzacamino (Phoenicurus ochruros), fanello (Carduelis
cannabina) e zigolo muciatto (Emberiza cia). Le aree boscate frammiste a radure sono frequentate fra
gli altri da prispolone (Anthus trivialis), pigliamosche (Muscicapa striata) e sterpazzolina (Sylvia
cantillans). Alcuni rapaci di cui si ritiene probabile la nidificazione sono: aquila reale (Aquila chrysaetos),
pecchiaiolo (Pernis apivorus) e gufo comune (Asio otus).
Fra i mammiferi la puzzola (Mustela putorius) e la donnola (Mustela nivalis), meriterebbero un
approfondimento delle ricerche poiché ritenute un tempo abbondanti, e attualmente in regressione nelle
aree appenniniche. Inoltre, queste specie avendo un’alimentazione essenzialmente animale
poterebbero essere utili indicatori ambientali e fornire informazioni sull’abbondanza delle loro prede. La
presenza del capriolo (Capreolus capreolus) è da considerarsi sporadica per immigrazione di alcuni
individui dall’Appennino ligure.
M. delle Tane è stato classificato come zona di protezione della fauna (Meriggi, 1993), ossia come zona
che per uno spiccato carattere di naturalità di ambienti e fauna e che per particolarità e scarsa diffusione
dovrebbe essere lasciata alla naturale evoluzione, in alcune parti accelerata con interventi mirati sulla
vegetazione.

Emergenze faunistiche
ANFIBI E RETTILI: Salamandra salamandra, Triturus alpestris, Speleomantes ambrosii, Bufo bufo,
Rana dalmatina, Rana italica, Anguis fragilis, Lacerta viridis, Podarcis muralis, Coluber viridiflavus,
Coronella austriaca, Coronella girondica, Elaphe longissima, Natrix maura, Natrix natrix, Vipera aspis.
AVIFAUNA: Falco tinnunculus, Accipiter nisus, Streptopelia turtur, Cuculus canorus, Caprimulgus
europaeus, Apus apus, Jynx torquilla, Picus viridis, Picoides major, Hirundo rustica, Delichon urbica,
Anthus trivialis, Motacilla alba, Motacilla cinerea, Troglodytes troglodytes, Erithacus rubecola,
Phoenicurus ochrurus, Phoenicurus phoenicurus, Turdus merula, Turdus viscivorus, Hippolais
polyglotta, Sylvia atricapilla, Sylvia cantillans, Phylloscopus collybita, Phylloscopus sibilatrix, Regulus
regulus, Muscicapa striata, Aegithalos caudatus, Parus ater, Parus caeruleus, Parus cristatos, Parus
major, Parus palustris, Sitta europaea, Certhia brachydactyla, Lanius collurio, Passer montanus,
Fringilla coelebs, Serinus serinus, Carduelis cannabina, Pyrrhula pyrrhula, Emberiza cia.
MAMMIFERI: Erinaceus europaeus, Sorex sp., Sciurus vulgaris, Muscardinus avellanarius, Meles
meles, Mustela nivalis, Mustela putorius, Martes foina, Capreolus capreolus, Myotis daubentoni,
Pipistrellus kuhli, Pipistrellus pipistrellus, Nyctalus leisleri, Eptesicus serotinus.




Matrice territoriale
Colture agricole estensive, aree boscate, zone a pascolo, insediamenti umani sparsi. La matrice
territoriale in cui si inserisce la stazione presenta un buon grado di naturalità e basso grado di
antropizzazione.




Valore naturalistico: molto alto, per elevata diversità ambientale, elevata concentrazione di specie
rare, protette e di interesse fitogeografico, elevato grado di seriazione delle fitocenosi, scarso disturbo
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antropico, elevata ricchezza faunistica.
Valore scientifico: alto, per presenza di fitocenosi di interesse scientifico (serpentinofite, idrofite) utili a
ricerche su indicatori biologici ambientali, presenza di caratteri geologici significativi ai fini
dell’interpretazione dell’orogenesi appenninica e di interesse nazionale.
Valore didattico: medio-alto, per gli elevati contenuti didattici (elevata naturalità, estensione e lettura
storica del territorio, equilibrio rapporto uomo-natura), la presenza di carrozzabili che raggiungono l’area
a partire da Ottone e da Cerignale, sentieristica segnalata a partire dalle località di Orezzoli, Rovereto,
Cariseto, Selva, assenza di utilizzi educativi.
Valore paesaggistico: molto alto, per valori massimi di pregio estetico, interfaccia e grado di
connettività con la matrice territoriale circostante.


Vincoli esistenti
Vincolo idrogeologico
M. delle Tane: Zona di tutela naturalistica (art. 25 P.T.P.R.); il resto dell’area è Zona di particolare
interesse paesaggistico ambientale (art. 19 P.T.P.R.).
Tutto l’ambito è ricompreso nelle Aree da destinarsi a Parco Naturale o a Riserva Naturale (lett. b,
comma 1, art. 30 P.T.P.R.)
Piano Faunistico Venatorio: M. delle Tane è Zona di ripopolamento e cattura e il versante nord- ovest di
M. Dego è Azienda faunistico venatoria; A.T.C. 10.

Situazioni di degrado
Impianti silvicolturali a mero scopo produttivo, escavazioni, eccesso di pascolo, apertura strade forestali.

Indirizzi gestionali
Gli ambienti per la loro peculiarità e scarsa diffusione sul territorio dovrebbero essere lasciati alla loro
naturale evoluzione, in alcune parti favorita ed accelerata con interventi mirati sulla vegetazione.
Applicazione delle norme di protezione delle specie protette individuate; protezione dal calpestio di
quelle aree particolarmente vocate dal punto di vista floristico; tutela delle sorgenti e dei prati umidi;
gestione naturalistica degli impianti silvicolturali.

Nel 1980 M. delle Tane è stato ricompreso nell’elenco degli ambiti di interesse ambientale e
paesaggistico del Ministero dell’Agricoltura e Foreste. Inoltre era in passato Oasi di protezione della
fauna (art. 4 L.R. 15 maggio 1987, n. 20).
Negli Studi propedeutici all’individuazione del Parco Naturale del Trebbia M. delle Tane è stato
classificato come zona di protezione della fauna.




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SCHEDA N. 35                                          Ambito territoriale: montagna

Denominazione: M. Nero, L. Nero,                      Tipologie ambientali di pregio:
                       La Ciapa Liscia                                         - affioramenti rocciosi
                                                                               - faggete
                                                                               - impianti di conifere
                                                                               - brughiere e praterie
                                                                               d’altitudine
                                                                               - zone umide
                                                                               - corsi d’acqua

Localizzazione: alta Val Nure

Comune: Ferriere                                              Quota: 1450-1770 M. S.L.M.
                                                              Estensione: Circa 600 Ha
C.T.R.: 215 NO, 215 NE

Descrizione ambientale
L’area comprende la cresta e il versante settentrionale del gruppo montuoso La Ciapa Liscia (1594 m)-
Passo della Roncalla (1585 m)- M. Groppo delle Ali (1679 m)-M. Nero (1752 m) e risulta emergente per
gli aspetti geologici, per la presenza di notevoli testimonianze glaciali e aree umide ad esse collegate,
per la presenza fitocenosi relitte di interesse nazionale, per l’elevatissimo grado di naturalità
complessivo dell’area. In particolare la parte sommitale dei rilievi non è mai stata soggetta a forte
pressioni antropiche, tali cioè da sconfigurarne sostanzialmente la originaria fisiografia naturale. Le
rocce di cui sono costituiti i rilievi appartiene al gruppo delle ofioliti, in particolare peridotiti più o meno
serpentinizzate.
Gli ecosistemi a più elevato grado di naturalità più caratteristici dell’area sono l’arbusteto a Pino mugo
(Pinus mugo), che rappresenta l’unica stazione spontanea per l’Appennino settentrionale, il L. Nero e gli
ambienti torbosi. Tali ambienti sono il risultato più evidente delle complesse vicende climatiche,
geologiche e biologiche che hanno caratterizzato l’Appennino dall’epoca dell’ultima glaciazione
quaternaria (Wurm).
L’area è caratterizzata da una serie di conche lacustri di origine tettonico-glaciale.
Sotto la vetta del M. Nero a quota 1540 m. s.l.m. nel primo ripiano della vallata si trova il lago omonimo,
un lago di circo attorniato da formazioni boschive e sbarrato verso valle da una morena trasversale. Gli
altri biotopi umidi emergenti sono localizzati nei ripiani glaciali che si succedono a valle del L. Nero e
sono: pozza Moglia Rossa (torbiera), pozze del Braghè (gruppo di 3 torbiere), pozze località La Buca (3
concavità appena accennate a sud-est di Fontana Moglia Rossa), pozze a sud-ovest di M.Armano (2
conche gemelle), pozza minore dei Marani (in località Buche, lungo le propaggini delle Tagliate dei
Marani), pozza maggiore dei Marani (a 80 m. dalla precedente, è uno stagno in fase di torbierizzazione,
alimentato dal Rio del L. Nero), lago di Poggio del Laghetto (raccolta idrica in stato di involuzione),
pozza a nord-est di M. Armano (lungo il costone inciso dal Rio Grugola), pozze di Nisora (insieme di
raccolte temporanee e prati torbierizzati in località Nisora).
Nel versante piacentino nascono dalle località Tre Fontane, Braghe e Fontana Gelata, i rami iniziali del
torrente Nure.

Emergenze geologiche
L’area rappresenta un ambito di interesse geologico ambientale per la presenza di testimonianze
concrete e accessibili di una storia geologica di primario interesse (“bacino ligure”), per l’eccezionale
variabilità del paesaggio minuto, per la presenza di complessi rocciosi costituenti i principali serbatoi
idrici della zona.

Emergenze geomorfologiche
Testimonianze dei ghiacciai wurmiani con forme caratteristiche (circhi, cordoni morenici e morenico
sparso, depressioni da sbarramento morenico, morfologia valliva a gradinata, massi erratici). Si
riconoscono zone di alimentazione glaciale lungo il versante settentrionale del gruppo montuoso
Roncalla-Groppo delle Ali, con strette vallecole erose da lingue glaciali; rotture di pendenza si

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evidenziano in località Fontana Gelata, Braghè, Nisora. Lungo il versante settentrionale del M. Nero è
presente un circo glaciale occupato dal lago omonimo; a valle della soglia del lago si alternano zone
pianeggianti delimitati da accumuli morenici. Nel settore più orientale di M. Nero è presente un secondo
circo detto Buca di M. Nero. I versanti sono modellati in ripiani glaciali successivi. Attualmente la
formazione detritica di origine glaciale sembrerebbe estendersi fino alle pendici di M. Armano (1439 m).

Tipologie di vegetazione
La diversità delle tipologie ambientali presenti e le vicende storiche che hanno interessato l’area
contribuiscono ad un’elevata ricchezza vegetazionale e ad una eccezionale concentrazione di specie
protette e specie ad elevato interesse fitogeografico (circumboreali e artico-alpine). La flora delle vette
annovera specie rarissime tipiche della flora alpina quali pulsatilla alpina (Pulsatilla alpina), soldanella
(Soldanella alpina) e astro alpino (Aster alpinus). Nei pascoli è rinvenibile il garofano a pennacchio
(Dianthus superbus) qui al limite meridionale del suo areale.
Lungo le pendici tra la vetta del M. Nero e il L. Nero le fitocenosi sono dominate dal pino mugo, che
costituisce una rarità naturalistica dell’Appennino settentrionale ed elemento biogeografico di grande
significato storico-ambientale, in quanto la specie dall’areale alpino si estende in modo discontinuo sulla
catena appenninica fini all’Abruzzo. Al di sopra dei 1600 m di quota è ben rappresentato l’arbusteto a
mirtilli (Vaccinium myrtillus, Vaccinium vitis idaea, Vaccinium ulginosum), compenetrato da Nardeti
(Nardus stricta) Brachipodieti (Brachipodium pinnatum), vegetazione arbustiva nana con ginepro nano
(Juniperus nana), sorbo montano (Sorbus chamaemespilus), e vegetazione delle rupi. Le rupi ospitano
specie adattate ai substrati serpentinosi, alcune endemiche (Asplenium cuneifolium, Minuartia laricifolia
subsp. ophiolitica) altre rare e estremamente localizzate sul territorio, quali: poligala falso bosso
(Polygala chamaebuxus), che trova su M. Nero una delle poche stazioni emiliano romagnole, silene
rupestre (Silene rupestris), localizzata sulle rocce della Ciapa Liscia, alchemilla alpina (Alchemilla
alpina), lino delle Alpi (Linum alpinum), costolina appenninica (Robertia taraxacoides), borracina
anacampsero (Sedum anacampseros), localizzata nel territorio piacentino solamente sui detriti dalla
Ciapa Liscia al M. Nero e primula impolverata (Primula marginata), endemica alpina qui al suo limite
orientale di distribuzione.
Ai piedi degli affioramenti rocciosi e dei complessi detritici sono presenti nuclei di faggeta (Fagus
sylvatica) densa, in situazione di buon equilibrio, intervallata da faggeta governata a ceduo, più rada.
Quest’ultima è anche quella più frequente, e rappresenta una fitocenosi degradata dall’eccessivo
sfruttamento, che provoca la comparsa di mirtillo nero (Vaccinium myrtillus) e luzula nivale (Luzula
nivea). Tra le angiosperme rare nel nostro territorio figurano nell’ambito della faggeta il maggiociondolo
di montagna (Laburnum alpinum) e la madreselva alpina (Lonicera alpigena). In faggete a 1450 m di
quota è stato rinvenuto il rarissimo epipogio (Epipogium aphyllum). Al limite superiore della faggeta sono
presenti nuclei autoctoni di abete bianco (Abies alba), la cui presenza sta a testimoniare l’esistenza in
passato di fitocenosi originarie legati a condizioni climatiche diverse da quelle attuali. Tra M. Nero e La
Ciapa Liscia si rinvengono quattro nuclei di abete bianco di particolare interesse: Costazza, La Buca, La
Nave e La Tana; si localizzano su substrato ofiolitico e sono in associazione con faggio, pino mugo,
sorbo montano (Sorbus aria) e sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia). Alcuni esemplari superano i
350 anni di età.
Lungo l’emissario del L. Nero sono presenti praterie sassose con arbusti, forma di compenetrazione tra
la faggeta e i vari tipi di vegetazione pratense.
All’interno della faggeta si aprono radure su suoli idromorfi legati al glacialismo. Le torbiere e i prati
acquitrinosi che li occupano sono colonizzate e circondate da fitta vegetazione palustre tra cui figurano
più frequentemente diverse specie di carici (Carex spp.), giunchi (Juncus spp.), sfagni (Sphagnum
spp.), calta palustre (Caltha palustris), eriofori (Eriophorum spp.), sanguisorba (Sanguisorba officinalis),
drosera (Drosera rotundifolia), tricoforo alpino (Trichophorum alpinum), parnassia (Parnassia palustris),
genziane (Gentiana spp.) e tra le orchidee si rinvengono elleborine palustre (Epipactis palustris) e
orchidea palmata (Dactylorhiza incarnata). Lungo le sponde del L. Nero si rinvengono veri e propri relitti
glaciali quali dafne odorosa (Daphne cneorum), genzianella stellata (Swertia perennis), uva ursina
(Arctostaphylos uva-ursi) e un rarissimo giunchetto dei laghetti di quota (Juncus fliformis).
Tra le specie rare dei pianori acquitrinosi figurano pennacchi di Scheuchzer (Eriophorum scheuchzeri),
viola palustre (Viola palustris), sesleria delle paludi (Sesleria ulginosa).

Emergenze floristiche
                                                    97
Specie protette sono: Epipactis helleborine, Epipactis palustris, E. atrorubens, Epipogium aphyllum,
Cephalanthera. longifolia, Corallorhiza trifida, Platanthera bifolia, Gymnadenia conopsea, Coeloglossum
viride, Dactylorhiza incarnata, Leucorchis albida, Traunsteinera globosa, Orchis morio, O. mascula,
Aconitum variegatum, Aquilegia bertolonii, Aquilegia atrata, Aquilegia vulgaris, Armeria seticeps,
Armeria marginata, Armeria plantaginea, Arnica montana, Aster alpinus, Campanula medium,
Convallaria majalis, Daphne cneorum, D. oleoides, D. laureola, D. mezereum, Dianthus superbus,
Dianthus carthusianorum, D. deltoides, D. monspessulanus, D. sylvestris, Doronicum columnae,
Eriophorum angustifolium, Eriophorum scheuchzeri, E. latifolium, Erythronium dens-canis, Gentiana
ascelpiadea, G. cruciata, G. kochiana, Lilium martagon, Pulsatilla alpina, Saxifraga cuneifolia, S.
moschata, S. paniculata, S. exarata, Scilla bifolia, Sempervivum arachnoideum, Sempervivum tectorum,
Soldanella alpina, Sphagnum spp., Taxus baccata, Trollius europaeus, Tulipa australis.

Specie vegetali rare e di interesse scientifico non protette: Asplenium cuneifolium, Asplenium
septentrionale, Asplenium viride, Minuartia laricifolia subsp. ophiolitica, Euphorbia spinosa subsp.
ligustica, Drosera rotundifolia, Pinus mugo, Abies alba, Primula marginata, Sesleria ulginosa,
Trichophorum alpinum, Sorbus chamaemespilus, Viola palustris, Iberis sempervirens, Antennaria
dioica, Arctostaphylos uva-ursi, Erca carnea, Caltha palustris, Juniperus nana, Polygala chamaebuxus,
Robertia taraxacoides, Vaccinium vitis idaea, Sedum anacampseros, Parnassia palustris, Linum
alpinum, Alyssoides utriculata, Viola calcarata, Viola biflora, Serratula tinctoria subsp. macrocephala,
Swertia perennis, Sedum anacampseros, Laburnum alpinum, Lonicera alpigena, Huperzia selago.

Fauna
Nel lago Nero sono state immesse specie ittiche quali carpa (Cyprinus carpio) e tinca (Tinca tinca).
La fauna anfibia si presenta abbastanza ricca per la presenza diffusa di aree umide.
L’avifauna è rappresentata da specie legate ad ambienti cespuglioso-arbustivi, quali prispolone (Anthus
trivialis), passera scopaiola (Prunella modularis), beccafico (Sylvia borin) e spioncello (Anthus
spinoletta). Tra i rapaci probabili nidificanti possono essere considerati: falco pecchiaiolo (Pernis
apivorus), astore (Accipiter gentilis), sparviere (Accipiter nisus). Secondo segnalazioni risalenti al 1973
(Chiavetta), l’aquila reale (Aquila chrysaetos) ha avuto in alta Val Nure alcuni siti di nidificazione (valle
del T. Lardana, M. Carevolo) e sembra che fino agli anni ‘50 fosse una presenza costante. Negli ultimi
anni è tornata come nidificante sul nostro Appennino, ma in Val Trebbia; data l’abbondanza di lepri sul
territorio qui considerato, non è da escludere una sua eventuale nidificazione nel prossimo futuro anche
in alta Val Nure. L’area sembrerebbe inoltre vocata per l’introduzione del capriolo (Capreolus capreolus).

Emergenze faunistiche
ANFIBI E RETTILI: Triturus alpestris, Triturus vulgaris, Salamandra salamandra, Rana dalmatina, Rana
italica, Rana temporaria, Anguis fragilis, Podarcis muralis, Elaphe longissima, Natrix natrix, Vipera aspis.
AVIFAUNA:, Cuculus canorus, Alauda arvensis, Anthus spinoletta, Anthus trivialis, Anthus campestris,
Lullula arborea, Lanius collurio, Prunella modularis, Erithacus rubecula, Phoenicurus ochruros, Saxicola
torquata, Turdus merula, Turdus philomelos, Turdus viscivorus, Sylvia atricapilla, Sylvia borin,
Phylloscopus collybita, Parus ater, Parus caeruleus, Parus palustris, Fringilla coelebs, Carduelis
cannabina, Carduelis carduelis, Pyrrhula pyrrhula.
MAMMIFERI: Sorex sp., Martes foina.

Matrice territoriale.
Pascoli, praterie migliorate, cedui di faggio, boscaglie.




Valore naturalistico: molto alto, per elevata naturalità e diversità ambientale, presenza di elementi
biocenotici rarissimi a livello regionale, elevata concentrazione di specie protette e di flora rara e
minacciata a livello nazionale, formazioni boschive disetanee e plurispecifiche, fitocenosi legate ad
ambienti particolari, successioni vegetazionali in stadio evolutivo dinamico, bassa influenza antropica ma
comunque in grado di arrecare disturbo ad alcune biocenosi presenti, ricca comunità ornitica.
Valore scientifico: molto alto, per elevata condizione reliquiaria del sito (relitti glaciali, geomorfologie
                                                     98
glaciali), interesse paleobotanico, presenza di biocenosi complesse specializzate a habitat selettivi (aree
umide, serpentiniti), studi su indicatori biologici, ricostruzione degli eventi climatici e delle associazioni
vegetazionali ad essi correlati.
Valore didattico: alto, per massimi valori di rappresentatività, costituendo, per molteplici aspetti naturali,
un modello didattico ideale: consentendo la lettura del recente passato geologico (tracce glaciali, pollini
fossili delle torbiere, ecc.), nonché della dinamica di alcuni attuali processi ecologici (dinamica delle
vegetazioni, ecosistemi lacustri), accessibilità e presenza di sentieristica, basso utilizzo a scopi educativi
(iniziative pro-loco Comune di Ferriere, escursionismo)
Valore paesaggistico: molto alto, per notevole pregio estetico, elevata energia del rilievo, conseguente
al forte contrasto, morfologico ed altimetrico, tra gli spuntoni ofiolitici e le latistanti formazioni
sedimentarie, prevalenti contatti con aggruppamenti inseriti nella serie evolutiva, ovvero presenza di
discontinuità naturali, alto grado di connettività con la matrice circostante.


Vincoli esistenti
Tutta l’area è Zona di tutela naturalistica (art. 25 P.T.P.R.), rientra nelle Aree da destinarsi a Parco
Naturale e a Riserva Naturale (lett. b, 1° comma, art. 30 P.T.P.R.) ed è sottoposto a vincolo
idrogeologico (R.D. n. 3267/1923 e R.D. n. 1126/1926).
Secondo il P.F.V. provinciale l’area tra M. Nero e M. Armano è Zona addestramento cani, l’area
antistante il Passo della Roncalla è Zona di rispetto; A.T.C. 11.

Situazioni di degrado
Faggete sottoposte a ceduazione eccessiva; pascolo nei pressi delle zone umide; raccolta dei fiori;
immissione di pesci nei laghi.

Indirizzi gestionali
Gli ambienti per la loro peculiarità e scarsa diffusione sul territorio dovrebbero essere lasciati alla loro
naturale evoluzione.
Controllo del pascolo con carichi equilibrati; regolamentazione attività venatoria; regolamentazione della
fruizione; applicazione delle norme di protezione delle specie protette individuate; tutela degli ambienti
umidi e della flora ad essi peculiare; protezione dal calpestio di quelle aree particolarmente vocate dal
punto di vista floristico; conservazione integrale dei nuclei di abete bianco e del pino mugo; conversione
ad alto fusto dei cedui; tagli di disetaneizzazione; sospensione dell’immissione di fauna ittica nei laghi.
Il sito fa parte dell’area proposta dall’Amministrazione Provinciale di Piacenza per l’istituzione del Parco
dell’Alta Val Nure ed era già stata segnalata in precedenza dalla Società Botanica Italiana nel
censimento dei biotopi di rilevante interesse vegetazionale meritevoli di conservazione in Italia.
Nel 1995 l’area è stata proposta come sito di importanza comunitaria (SIC) di tipo B secondo la direttiva
CEE 92/43 assieme al rilievo di M. Maggiorasca in territorio parmense.
Attualmente l’ambito di M. Nero è oggetto del progetto Life-Natura ‘95 “Misure di salvaguardia delle
popolazioni relitte di Abies alba Miller, Picea excelsa Lam., Taxus baccata L. e dei loro habitat naturali
nell’Appennino emiliano”, il cui obiettivo è quello di creare condizioni ecologiche favorevoli alla
rinnovazione di abete bianco all’interno delle faggete che circondano i nuclei autoctoni e, in questo
modo, espandere l’area di vegetazione delle conifere.




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SCHEDA N. 36                                         Ambito territoriale: montagna

Denominazione: M.Ragola, Lago Moo,           Tipologie ambientali di pregio:
                            Lago Bino                                 - affioramenti rocciosi
                                                                      - faggete
                                                                      - impianti di conifere
                                                                      - brughiere e praterie d’altitudine
                                                                      - zone umide
                                                                      - corsi d’acqua


Localizzazione: alta Val Nure

Comune: Ferriere                                              Quota: 1115-1711 m. s.l.m.

                                                     Estensione: circa 1330 Ha
C.T.R.: 197 SE, 215 NE

Descrizione ambientale.
L’ambito considerato comprende i versanti settentrionali e occidentali di M. Ragola (1711 m), M.
Ragolino (1645 m) e M. Camulara (1563 m), e le conche lacustri localizzate fino a M. S. Martino (1203
m) sopra l’abitato di Cassimoreno.
I rilievi sono imponenti affioramenti ofiolitici e lungo i loro versanti si incontrano evidenti testimonianze
dell’ultima glaciazione wurmiana. L’area risulta emergente per gli aspetti geologici, geomorfologici, per
la presenza di biotopi rari e estremamente localizzati sul territorio provinciale, per la presenza fitocenosi
relitte, per l’elevatissimo grado di naturalità complessivo dell’area.
Gli ecosistemi a più elevato grado di naturalità e più caratteristici dell’area sono rappresentati dalle
innumerevoli stazioni umide localizzate lungo i versanti su ripiani di origine glaciale e caratterizzate da
diversi stadi di interramento e relative successioni vegetazionali.
La vetta del M. Ragola è sede di due circhi glaciali adiacenti nel settore nord-occidentale, ai piedi dei
quali si trova un vasto ripiano sartumoso, e di un terzo circo posto sul versante nord-orientale che
domina l’estesa conca di Prato Bure, pianeggiante e paludosa al fondo. Un altro circo (l’Arco) è
presente sul lato nord-orientale di M. Camulara e zone di alimentazione erano distribuite tra le cime di
M. Megna (1380 m), Poggio dell’Orlo (1509 m), M. Rocchetta (1404 m) e Roccone (1412 m), dove
distinte lingue glaciali confluivano nel L. Moo. A testimonianza dell’azione erosiva delle antiche lingue
glaciali e delle loro fasi successive di ritiro, i versanti sono modellati secondo una serie di ripiani
intervallati da salti di pendenza, costituiti da monte verso valle da Prato Grande (antico bacino lacustre
colmato), dalla torbiera di Pramollo, dal Lago Bino, dal Lago Moo, dal Lago Rocca. Lago Bino e Lago
Moo sono laghetti di esarazione glaciale racchiusi da anfiteatri morenici. Il Lago Bino risulta costituito
effettivamente da due conche lacustri distinte: L. Bino maggiore e L. Bino minore separati da un
colamento detritico. Nelle vicinanze di questo bacino si rinvengono altre zone umide: Il Laghetto, ai piedi
de La Roccaccia, L. del Gallinaccio, localizzato a sud de I Roffi e a nord-est del precedente. Il Lago
Moo si presenta in stato di interramento avanzato ed è cinto da ovest ad est dai rilievi M. Megna, M.
Rocchetta e M. Roccone e dal rilievo che lo separa dal L. Bino. Nell’area su un ripiano noto col nome di
Fontana Gelata, si trovano il complesso delle Pozze sotto il Roccone, le Pozze senza nome a sud-ovest
e a monte di L.Moo e su un gradino del versante est-nord-est di M. Megna si trova L. Lungo. Altre aree
umide a valle del L. Moo sono Pozza sopra Rocca e ex-laghi di Coccinsù, che pur essendo attualmente
asciutti, rappresentano verso valle l’ultimo anfiteatro morenico rilevabile con chiarezza. Da M. Megna
verso ovest fino sotto Rocca Michini si incontrano altre torbiere e pozze temporanee quali, Pozza in
località La Stalla, L. Roccaccia, L. Moglia, Il Lago (Rocconi) e L. Boccalona. Al limite orientale
dell’ambito considerato sono presenti i tre Laghi di Pertuso, di origine franosa. Infine presso
Cassimoreno, a valle dell’abitato di Roffi, si rinvengono L. Lagazzo e torbiera Lagazzo.

Emergenze geologiche
L’area rappresenta un ambito di interesse geologico ambientale per la presenza di testimonianze
concrete e accessibili di una storia geologica di primario interesse (“bacino ligure”), per l’eccezionale
variabilità del paesaggio minuto, per la presenza di complessi rocciosi costituenti i principali serbatoi
                                                     100
idrici della zona.

Emergenze geomorfologiche
Testimonianze dei ghiacciai wurmiani con forme caratteristiche: circhi, cordoni e anfiteatri morenici,
morenico sparso, conche di esarazione glaciale, depressioni da sbarramento morenico, morfologia
valliva a gradinata con evidenti salti di pendenza, massi erratici. Sono ben riconoscibili diverse zone di
alimentazione glaciale e i percorsi compiuti dalle lingue glaciali.

Tipologie di vegetazione
L’ area si distingue per un’elevata ricchezza vegetazionale e ad una eccezionale concentrazione di
specie protette e specie ad elevato interesse fitogeografico.
Tra gli elementi artico alpini ad areale disgiunto sono presenti: crotonella alpina (Lychnis alpina),
rarissima e nel piacentino localizzata solo nelle praterie di crinale del M. Ragola, astro alpino (Aster
alpinus), uva ursina (Arctostaphylos uva-ursi), sassifraga alpina (Saxifraga paniculata), orchide candida
(Leucorchis albida); elementi circumboreali sono: brugo (Calluna vulgaris), mirtillo rosso (Vaccinium vitis
idaea), pennacchio a foglie strette (Eriophorum angustifolium), trifoglio fibrino (Menyanthes trifoliata),
giuncastrello alpino (Triglochin palustre), coralloriza (Corallorhiza trifida).
Lungo le pendici rocciose dei rilievi si instaura la flora sepentinicola associata a flora alpina delle rupi.
Alcune specie adattate ai substrati serpentinosi sono endemiche (Asplenium cuneifolium, Minuartia
laricifolia subsp. ophiolitica) altre rare e estremamente localizzate sul territorio, quali: la rarissima
poligala falso bosso (Polygala chamaebuxus), reseda pigmea (Sesamoides pygmaea), alchemilla alpina
(Alchemilla alpina), iberide sempreverde (Iberis sempervirens), costolina appenninica (Robertia
taraxacoides). Lungo le pendici su substrato ofiolitici sono presenti anche nuclei di pino mugo (Pinus
mugo), che costituisce una rarità naturalistica dell’Appennino settentrionale ed elemento biogeografico
di grande significato storico-ambientale, in quanto la specie dall’areale alpino si estende in modo
discontinuo sulla catena appenninica fino all’Abruzzo.
Alla base dei rilievi domina la faggeta (Fagus sylvatica) interrotta da aree a pascolo e brughiere a mirtilli
(Vaccinium myrtillus, Vaccinium vitis idaea, Vaccinium ulginosum); tra la vegetazione arbustiva rara
sono presenti ginepro nano (Juniperus nana) e sorbo montano (Sorbus chamaemespilus); nei pascoli è
rinvenibile il garofano a pennacchio (Dianthus superbus) qui al limite meridionale del suo areale e la
rarissima soldanella (Soldanella alpina).
Oltre alle faggete, lungo il versante di M. Megna, sono presenti rimboschimenti di conifere a pino nero
(Pinus nigra). Alle quote inferiori si trovano lembi di bosco misto a roverella (Quercus pubescens).
Inoltre, in corrispondenza dell’entrata dell’emissario principale nel pianoro di L. Moo, esiste un boschetto
ad ontano bianco (Alnus incana).
L’aspetto vegetazionale più interessante è costituito dalla flora legata agli ambienti umidi
La ricchezza di zone umide a diverso stadio di maturità (laghetti, pozze temporanee, stagni, torbiere,
prati acquitrinosi) rendono l’area particolarmente ricca di vegetazione legata ai vari stadi successionali.
Tra le idrofite più interessanti oltre a diverse specie di carici (Carex spp.), giunchi (Juncus spp.), tife
(Thypa spp.), negli stagni compaiono ninfea gialla (Nuphar luteum) e ranuncolo d’acqua (Ranunculus
trichophyllus), i prati acquitrinosi ospitano sesleria delle paludi (Sesleria ulginosa), calta palustre (Caltha
palustris), olmaria comune (Filipendula ulmaria), eriofori (Eriophorum spp.), sanguisorba (Sanguisorba
officinalis), giuncastrello alpino, parnassia (Parnassia palustris), trifoglio fibrino, genziana mettimborsa
(Gentiana pneumonanthe) e tra le orchidee si rinvengono elleborine palustre (Epipactis palustris) e
orchidea palmata (Dactylorhiza incarnata). Particolarmente didattica per lo sviluppo di cinture
concentriche di vegetazione in corrispondenza di profondità del bacino decrescenti risulta la conca del L.
Moo. Negli ambienti torbierizzati tra gli sfagni (Sphagnum spp.) si rinviene la carnivora drosera (Drosera
rotundifolia).

Emergenze floristiche
Specie protette sono: Epipactis helleborine, Epipactis palustris, E. atrorubens, E. muelleri, Epipogium
aphyllum, Cephalanthera damasonium, Corallorhiza trifida, Platanthera bifolia, P. clorantha, Goodyera
repens, Gymnadenia conopsea, Coeloglossum viride, Dactylorhiza incarnata, D. fuchsii, Leucorchis
albida, Listera ovata, Traunsteinera globosa, Orchis ustulata, O. mascula, O. morio, Aconitum
variegatum, Aquilegia atrata, Aquilegia vulgaris, Armeria seticeps, Armeria marginata, Armeria
plantaginea, Arnica montana, Aster alpinus, Convallaria majalis, Crocus albiflorus, Daphne cneorum,
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D. laureola, D. mezereum, Dianthus superbus, Dianthus carthusianorum, D. seguierii, D.
monspessulanus, D. sylvestris, Doronicum columnae, Eriophorum angustifolium, E. latifolium, E.
scheuchzeri, Erythronium dens-canis, Galanthus nivalis, Gentiana ciliata, Gentiana pneumonanthe, G.
cruciata, G. kochiana, G. lutea, Lilium martagon, Lilium bulbiferum, Saxifraga moschata, S. paniculata,
Scilla bifolia, Sempervivum tectorum, Soldanella alpina, Sphagnum spp., Taxus baccata, Trollius
europaeus, Tulipa australis.

Specie vegetali rare e di interesse scientifico non protette: Asplenium cuneifolium, Minuartia laricifolia
subsp. ophiolitica, Euphorbia spinosa subsp. ligustica, Iberis sempervirens, Sesamoides pygmaea,
Alyssoides utriculata, Drosera rotundifolia, Menyanthes trifoliata, Pinus mugo, Sesleria ulginosa,
Sorbus chamaemespilus, Antennaria dioica, Erica carnea, Arctostaphylos uva-ursi, Nuphar luteum,
Caltha palustris, Juniperus nana, Polygala chamaebuxus, Robertia taraxacoides, Vaccinium vitis idaea,
Parnassia palustris, Viola calcarata, Serratula tinctoria subsp. macrocephala, Brachipodium genuense,
Laburnum alpinum, Viscum album, Genista radiata, Hippophae rhamnoides, , Lychnis alpina.

Fauna
Nel lago Bino maggiore sono state immesse sono state immesse specie ittiche quali carpa (Cyprinus
carpio), vairone (Leuciscus souffia) e trota di torrente (Salmo trutta), quest’ultima presente anche nel L.
Moo.
La fauna anfibia si presenta abbastanza ricca per la presenza diffusa di aree umide. Alcune pozze sono
occupate da tutte e tre le specie di tritoni (Triturus spp.): L. Lungo, L. Rocca. Almeno 8 siti ospitano
tritone crestato (Triturus cristatus), 8 siti tritone punteggiato (Triturus vulgaris), 3 siti tritone alpino
(Triturus alpestris).
L’avifauna è rappresentata da specie legate ad ambienti cespuglioso-arbustivi e da specie legate alle
formazioni boschive. Secondo segnalazioni risalenti al 1973 (Chiavetta), l’aquila reale (Aquila
chrysaetos) ha avuto in alta Val Nure alcuni siti di nidificazione (valle del T. Lardana, M. Carevolo) e
sembra che fino agli anni ‘50 fosse una presenza costante. Negli ultimi anni è tornata come nidificante
sul nostro Appennino, ma in Val Trebbia; data l’abbondanza di lepri sul territorio qui considerato, non è
da escludere una sua eventuale nidificazione nel prossimo futuro anche in alta Val Nure. Per quanto
riguarda i mammiferi non esistono rilevamenti specifici nell’area considerata, ma sicuramente presenti
sono volpe (Vulpes vulpes), lepre (Lepus lepus), cinghiale (Sus scrofa), scoiattolo (Sciurus vulgaris) e
alcune specie di Muridi e Microtidi; probabile è la presenza della puzzola (Mustela putorius) e della
donnola (Mustela nivalis).

Emergenze faunistiche
ANFIBI E RETTILI: Triturus alpestris, Triturus vulgaris, Triturus cristatus, Rana dalmatina, Rana
esculenta, Rana temporaria, Hyla arborea, Anguis fragilis, Podarcis muralis, Elaphe longissima, Natrix
natrix, Vipera aspis.
AVIFAUNA: Buteo buteo, Phasianus colchicus, Streptopelia turtur, Cuculus canorus, Picus viridis,
Picoides major, Alauda arvensis, Troglodytes troglodytes, Lanius collurio, Erithacus rubecula, Luscinia
megarhynchos, Phoenicurus phoenicurus, Saxicola torquata, Turdus merula, Sylvia atricapilla, Sylvia
communis, Phylloscopus collybita, Parus caeruleus, Parus major, Fringilla coelebs, Carduelis chloris,
Emberiza cia, Emberiza cirlus.

Matrice territoriale
Centri abitati, pascoli, praterie migliorate, cedui di faggio, boscaglie, colture cerealicole estensive.




Valore naturalistico: molto alto, per elevata naturalità e diversità ambientale, presenza di elementi
biocenotici rarissimi a livello regionale, elevata concentrazione di specie protette e di flora rara e
minacciata a livello nazionale, formazioni boschive disetanee e plurispecifiche, fitocenosi legate ad
ambienti particolari, successioni vegetazionali in stadio evolutivo dinamico, bassa influenza antropica ma
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comunque in grado di arrecare disturbo ad alcune biocenosi presenti, ricca comunità ornitica.
Valore scientifico: molto alto, per elevata condizione reliquiaria del sito (relitti glaciali, geomorfologie
glaciali), interesse paleobotanico, presenza di biocenosi complesse specializzate a habitat selettivi (aree
umide, serpentiniti), studi su indicatori biologici, ricostruzione degli eventi climatici e delle associazioni
vegetazionali ad essi correlati.
Valore didattico: alto, per massimi valori di rappresentatività, costituendo, per molteplici aspetti naturali,
un modello didattico ideale: consentendo la lettura del recente passato geologico (tracce glaciali, pollini
fossili delle torbiere, ecc.), nonché della dinamica di alcuni attuali processi ecologici (dinamica delle
vegetazioni, ecosistemi lacustri), accessibilità e presenza di sentieristica, basso utilizzo a scopi educativi
(iniziative pro-loco Comune di Ferriere, escursionismo).
Valore paesaggistico: molto alto, per notevole pregio estetico, elevata energia del rilievo, prevalenti
contatti con aggruppamenti inseriti nella serie evolutiva, ovvero presenza di discontinuità naturali, alto
grado di connettività con la matrice circostante.


Vincoli esistenti
Tutta l’area è Zona di tutela naturalistica (art. 25 P.T.P.R.), rientra nelle Aree da destinarsi a Parco
Naturale e a Riserva Naturale (lett. b, 1° comma, art. 30 P.T.P.R.) ed è sottoposto a vincolo
idrogeologico (R.D. n. 3267/1923 e R.D. n. 1126/1926).
P.F.V. provinciale: un’area vasta compresa tra la cima di M. Ragola e Groppo di Pertuso è Azienda
faunistico venatoria, l’area di M. Megna, M. Roccone e M. Rocchetta è Zona di ripopolamento e cattura;
A.T.C. 11.

Situazioni di degrado
Faggete sottoposte a ceduazione eccessiva; eccesso di pascolo nei pressi delle zone umide; interventi
di “miglioramento” dei pascoli; raccolta dei fiori; immissione di pesci nei laghi; eccesso di strade carrabili.

Indirizzi gestionali
Gli ambienti per la loro peculiarità e scarsa diffusione sul territorio dovrebbero essere lasciati alla loro
naturale evoluzione.
Controllo del pascolo con carichi equilibrati; regolamentazione attività venatoria; regolamentazione della
fruizione; applicazione delle norme di protezione delle specie protette individuate; tutela degli ambienti
umidi e della flora ad essi peculiare; protezione dal calpestio di quelle aree particolarmente vocate dal
punto di vista floristico; conservazione integrale dei nuclei di pino mugo; conversione ad alto fusto dei
cedui; tagli di disetaneizzazione; sospensione dell’immissione di fauna ittica nei laghi.
Il sito fa parte dell’area proposta dall’Amministrazione Provinciale di Piacenza per l’istituzione del Parco
dell’Alta Val Nure.
Nel 1995 l’area è stata proposta come sito di importanza comunitaria (SIC) di tipo B secondo la direttiva
CEE 92/43.




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