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Malaria

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12/10/2011
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Malaria





La malaria, malattia di origine protozoaria, è causata da quattro specie di Plasmodium, parassita

intracellulare: Plasmodium falciparum (responsabile della malaria perniciosa o terzana maligna)

Plasmodium vivax, Plasmodium ovale (responsabili della terzana benigna), Plasmodium malariae

(responsabile della quartana). L’infezione viene trasmessa tramite un vettore, e precisamente una

zanzara, la femmina della specie Anopheles.

La malattia, già nota nell'antichità (nel IV secolo a.c. i greci avevano notato una diminuzione

dell'incidenza delle febbri periodiche agendo sull'insetto vettore) rappresenta a tutt'oggi un problema di

proporzioni enormi e ben lungi dall'essere risolto. L'estensione geografica della malaria comprende

quasi tutto il continente africano, parte dell'America Latina, il sud-est asiatico, l'India e paesi limitrofi,

parte del Medio Oriente. Oltre ai casi nei paesi a elevata endemia, molti casi di malaria ogni anno

colpiscono coloro che per turismo o per lavoro si recano nei suddetti paesi. Infatti, annualmente

vengono notificati oltre 10.000 casi di malaria d’importazione, con una stima dei casi reali vicina ai

30.000. In Italia vengono notificati ogni anno dai 600 ai 1000 casi, rendendo quindi evidente come

ogni medico - sia che lavori in un pronto soccorso o in un reparto specialistico - possa trovarsi di

fronte un caso di malaria.





Epidemiologia e distribuzione geografica





L’incidenza della malaria su base annua è stimata in circa 300 milioni di casi con oltre 2 milioni di

morti. Le zone endemiche per malaria sono principalmente localizzate nelle fasce tropicali e

subtropicali del globo, sebbene in molte mete turistiche (regione caraibica, isole dell’Oceano indiano,

America latina, Sud Est asiatico) non vi sia reale pericolo di contrarre la malattia. E’ opportuno tuttavia

conoscere esattamente i rischi che si corrono viaggiando in una determinata area geografica, tenendo in

considerazione il fatto che in alcuni paesi (ad esempio la Thailandia) vi sono zone completamente

sicure ed altre, viceversa, a notevole rischio, e proprio la sottovalutazione di tale rischio può far

trascurare le opportune regole per un’efficace prevenzione. Una rappresentazione grafica delle aree

endemiche per malaria è riportata nella figura 1.

Generalmente la trasmissione dell’infezione non avviene al di sopra dei 1500 metri di altitudine,

sebbene siano stati segnalati casi di trasmissione a oltre 3000 metri di quota, per cui opportune

precauzioni vanno comunque prese anche in viaggi in zone montagnose di paesi a elevata endemia (es.

Kenya, Tanzania). Di solito le punture dell’insetto vettore avvengono dopo o in prossimità del

tramonto e subito prima dell’alba, ma anche questo dato, in paesi ad elevata endemia appare come una

semplificazione non sempre rispondente al vero.







Figura 1

Distribuzione geografica della malaria

WHO 2006









Patogenesi

Il ciclo biologico del plasmodio vive due differenti fasi: una sporogonica o sessuata nella zanzara,

l’altra schizogonica o asessuata nell’uomo. L'uomo si infetta dopo essere stato punto dalla zanzara che

inocula così un numero considerevole di microorganismi, denominati sporozoiti. Gli sporozoiti

raggiungono - attraverso il circolo sanguigno - il parenchima epatico, dove parassitano gli epatociti. Gli

sporozoiti si moltiplicano per scissione binaria formando degli aggregati denominati schizonti che, al

termine di un ciclo della durata di 7-14 giorni, si aprono riversando nel circolo ematico migliaia di









Figura 2

Ciclo schizogonico di

Plasmodium spp e modalità

d’azione degli antimalarici.

Da NEJM, 2006









elementi (merozoiti) che vanno a parassitare gli eritrociti. Il ciclo umano del plasmodium è raffigurato

in figura 2, ove vengono riportati anche le modalità di azione dei farmaci antimalarici. Mentre nelle

forme da P.falciparum e P.malariae gli schizonti si aprono piu' o meno contemporaneamente, in quelle

da P.ovale o P.vivax una piccola "riserva" di parassiti a bassa capacità replicativa (ipnozoiti) permane

negli epatociti, potendo successivamente, a mesi e talvolta ad anni di distanza, determinare recidive

cliniche. Anche P.malariae può recidivare, ma non tramite gli ipnozoiti, bensì tramite una persistente,

cronica parassitemia a bassissimo livello.

Una volta all'interno dell'eritrocita il plasmodio attraversa diverse fasi del proprio ciclo vitale,

rispettivamente: forme ad anello, trofozoita, schizonte eritrocitario; quest'ultimo, dopo 72 ore per

P.malariae e 48 ore per le altre tre specie, si apre, provocando la lisi dell'eritrocita e l'invasione di altri

eritrociti. Una parte di merozoiti si trasforma nelle forme sessuate (gametociti) che, se "aspirate" da una

zanzara anofele, completeranno il loro ciclo biologico perpetuando così l'infezione.





Quadri clinici

Al momento della lisi dell'eritrocita compare l'accesso febbrile che rappresenta l'aspetto fondamentale

della sintomatologia malarica; costituito da: fase prodromica con brivido scuotente e vasocostrizione

periferica; fase febbrile vera e propria, con temperatura elevata (40-41), vasodilatazione; fase della

defervescenza con abbondante sudorazione. La genesi della febbre in corso di malaria e' tuttora

sconosciuta. L'ipotesi piu' probabile e' che il plasmodio rilasci, direttamente o indirettamente, una

sostanza ad azione pirogena.

Accanto alla febbre coesiste un grado piu' o meno marcato di anemia, su base emolitica (piu' grave

nella malaria falciparum) ed epatosplenomegalia.

Pressoché costanti sono altri sintomi quali cefalea, di grado più o meno severo, astenia, artromialgie.

Le alterazioni ematochimiche sono rappresentate da anemia di tipo emolitico, quindi accompagnata da

aumento di LDH, iperbilirubinemia indiretta, diminuzione di aptoglobina, trombocitopenia (che anche

in caso di malaria non complicata può essere di grado severo), aumento – di solito modesto – delle

transaminasi. Tali sintomi sono presenti in misura più o meno accentuata nei vari tipi di malaria, ma è

nella malaria falciparum che il decorso clinico può rapidamente assumere un andamento ingravescente.

L’elevata parassitemia provoca grave anemizzazione con conseguente ipossia che, insieme

all’ipoglicemia indotta dal parassita (o dalla terapia) concorre a determinare una seria compromissione

neurologica, che si può manifestare con alterazioni dello stato di coscienza, da un lieve stato

confusionale al coma, crisi convulsive, sindrome meningea, lesioni focali. La patogenesi della malaria

cerebrale è tuttavia non completamente nota, in quanto oltre ai fattori sopraelencati possono

contribuirne altri, quali produzione di citochine e proteine della fase acuta. Le manifestazioni cliniche

tipiche della malaria falciparum complicata sono elencate nella tabella 1.





Tabella 1

Indicatori di malaria complicata

Clinici Laboratoristici





Alterazioni dello stato di coscienza Parassitemia >5%

Distress respiratorio

crisi convulsive Ipoglicemia

Stato di shock Anemia severa

Edema polmonare Acidosi

Manifestazioni emorragiche Insufficienza renale

Ittero iperlattacidemia

Oliguria

La mortalità complessiva per Malaria è dell’ 1% circa, che tuttavia aumenta considerevolmente nei

pazienti non immuni (viaggiatori o comunque persone – anche nativi - che hanno abbandonato l’area

endemica da più di 6 mesi). Infatti non vi è una vera e propria immunità specifica, che protegga dalle

infezioni successive; l’immunità conferita dalla malaria non è tanto condizionata dalla primo-infezione,

bensì da ripetute e continue stimolazioni antigeniche. Tale immunità, che si basa su meccanismi sia

umorali che cellulari, è chiamata premunizione e consente unicamente un decorso clinico attenuato

della malattia; inoltre, il soggetto perde ogni protezione dopo l’abbandono della zona malarica da circa

6 mesi.

Le complicanze più temibili sono rappresentate da: 1) compromissione del sensorio, da un lieve stato

confusionale sino al coma; 2) alterazioni del circolo, con quadri di shock o di edema polmonare acuto;

a questo proposito è da rilevare come l’equilibrio idro-elettrolitico nel paziente affetto da malaria sia

molto labile, potendo passare molto rapidamente da condizioni di sovraccarico a condizioni di

ipovolemia; 3) ipoglicemia, in parte dovuta al patogeno, in parte alla terapia (il chinino è un potente

induttore insulinico, vedi la parte relativa); 4) insufficienza renale acuta, da necrosi tubulare acuta,

secondaria a ipovolemia; 5) acidosi metabolica; 6) insufficienza respiratoria, con quadri di ARDS,

analoghi a quelli osservati in corso di sepsi.

Ne consegue che la gestione clinica della malaria falciparum complicata deve prevedere un approccio

multidisciplinare: spesso, infatti, è necessario l’ausilio rianimatorio (sostegno del circolo, assistenza

ventilatoria) o nefrologico (necessità di emodialisi o emofiltrazione continua) e comunque il paziente

affetto da malaria, anche inizialmente non complicata, è sempre da sorvegliare con grande attenzione.





Diagnosi





Una diagnosi rapida e accurata rappresenta il presupposto indispensabile di una terapia efficace nei

soggetti affetti da malaria.

Generalmente la diagnosi di malaria si basa sul riscontro microscopico diretto del parassita su sangue

periferico.

Le modalità di allestimento dei vetrini possono comprendere lo striscio sottile o la goccia spessa, con

colorazione di Giemsa o May-Grunwald-Giemsa. Nel primo caso, da preferire per l’accuratezza, sarà

possibile apprezzare le differenze di specie tra i vari plasmodia, come esemplificato dalla figura 3,

mentre nella goccia spessa, molto utile in caso di bassa parassitemia, non sarà possibile un esame

comparativo, bensì un semplice riscontro della presenza generica di trofozoiti.

Figura 3

Differenze microscopiche tra i vari stadi di maturazione di

P.falciparum e P.Vivax

Perché il test abbia più probabilità di successo è opportuno eseguire lo striscio in occasione degli

accessi febbrili o, ancora meglio, durante la fase del brivido. Più vetrini debbono essere strisciati

contemporaneamente e l’esame microscopico deve essere eseguito con grande accuratezza

e….pazienza. Gli strisci vanno eseguiti non solo per fare diagnosi, ma anche per monitorare

l’andamento della malattia nei giorni successivi.

Recentemente, il WHO ha incoraggiato l’uso di metodi diagnostici alternativi, che, in particolari

condizioni (aree endemiche disagiate, assenza di personale esperto) possono costituire un valido e

affidabile mezzo diagnostico. Tali metodi sono siglati RDTs (rapid diagnostic tests) e consistono in

strisce, analoghe a quelle per la determinazione della glicemia, ove l’applicazione di una goccia di

sangue del paziente consente, in caso di presenza dell’antigene malarico, lo sviluppo di una reazione

colorimetrica (figura 4).









Figura 4

Metodica RDT per la rilevazione di antigeni

malarici

Il vantaggio di un test simile è rappresentato dalla sua standardizzazione e quindi dalla possibilità di

prescindere dalla soggettività dell’esaminatore, dalla sua elevata sensibilità, anche in caso di bassa

parassitemia, dalla possibilità di essere eseguito anche sul campo in condizioni disagiate e, infine,

non vi è necessità di personale particolarmente addestrato. Questo tipo di test consente inoltre di

monitorare la terapia, negativizzandosi dopo circa una settimana di terapia efficace ed è

ragionevolmente economica, con un costo unitario di circa 2 dollari USA. Lo svantaggio consiste

nella scarsa precisione del test: infatti non vi è possibilità di effettuare sicura diagnosi di specie,

potendo il test discriminare esclusivamente malaria falciparum da non-falciparum, sebbene sia stato

messo in commercio recentemente un RDT specifico per P.vivax; inoltre non è possibile con questo

test avere indicazioni sull’entità della parassitemia.

E’ comunque opportuno affiancare la diagnosi microscopica ai test rapidi, in modo da associare

accuratezza e standardizzazione, sensibilità e specificità.









Terapia

La terapia della malaria segue diversi schemi a seconda a) della specie di plasmodio b) dalla zona

geografica di provenienza del paziente. Infatti, se per i casi di malaria non-falciparum è sufficiente,

tranne rare eccezioni, terapia con clorochina, per quelli di malaria falciparum occorre tener conto

della clorochino-resistenza e, in alcune zone, della multifarmaco-resistenza (figura 5).

I farmaci antimalarici di uso corrente sono indicati nella tabella 2.

Tabella 2

Farmaci antimalarici

Chinoline:

tipo 1: clorochina, amodiachina, pironaridina, piperachina

tipo 2: chinino, meflochina, alofantrina, lumefantrina



8-aminochinoline

primachina, tafenochina



Antifolici

pirimetamina-sulfadossina, atovaquone-proguanil



Artemisinine

artemisinina, artesunato, artemeter, arteeter,diidroartemisinina

Iniziando quindi dalla malaria non-falciparum, la terapia di scelta è costituita dalla clorochina, da

somministrarsi in un ciclo terapeutico di 48 h, sebbene anche un ciclo compresso in 36 h sia

Figura 5

Distribuzione geografica della resistenza agli antimalarici di

P.falciparum (Lancet Infectious diseases, 2002)







risultato efficace (vedi appendice per il dosaggio). Fanno eccezione i soggetti provenienti da Papua-

Nuova Guinea e isole limitrofe (Salomone, Vanuatu) dove P.vivax è costantemente clorochino-

resistente. In tal caso il trattamento sarà quello previsto per P.falciparum. Nelle forme di malaria

caratterizzate dalla presenza di ipnozoiti (P.vivax, P.ovale), il ciclo terapeutico in acuzie dovrà

essere seguito da un ciclo eradicante le forme epatocitarie con Primachina.

Nella malaria falciparum, da considerarsi in pratica sempre clorochino-resistente, la terapia deve

essere strutturata in base alla gravità clinica, distinguendo forme non complicate da quelle

complicate. Nella malaria non complicata la prima scelta (per tollerabilità ed efficacia) è la terapia

di combinazione basata sulle artemisinine. Tale terapia ha il vantaggio di un inizio d’azione molto

rapido (consentito dall’artemisinina) sostenuto successivamente dall’azione prolungata nel tempo

del secondo componente (lumefantrina, piperachina). La tollerabilità di questi farmaci è

sostanzialmente buona, con effetti collaterali gastrointestinali di lieve entità, mentre più

preoccupante - almeno nell’animale da esperimento - appare la neurotossicità, soprattutto

cerebellare. Attualmente i farmaci a base di Artemisinina non sono in commercio in Italia, tuttavia

alcuni prodotti sono facilmente acquistabili all’estero, ad esempio, come nel caso della nostra

Azienda Ospedaliera, Riamet da Novartis.

Riteniamo infatti imprudente, in considerazione dell’efficacia ormai comprovata di tale terapia,

ricorrere ad altri farmaci, meno tollerati ed efficaci.

Alternative terapeutiche sono meflochina (Lariam), chinino solfato, atovaquone-proguanil

(Malarone), alofantrina (Halfan, non in commercio in Italia). Tutte queste terapie sono comunque

gravate di importanti effetti collaterali: la meflochina determina frequentemente nausea, sindrome

vertiginosa, allucinazioni e nell’1% circa, psicosi maniacali; il chinino ha una bassissima

tollerabilità gastrica, l’alofantrina ha importanti effetti collaterali cardiologici (allungamento Q-T,

torsade de pointe). L’atovaquone-proguanil, sebbene ben tollerato, è però meno potente degli altri

farmaci e appare meglio utilizzabile in regimi di chemioprofilassi. Si rimanda all’appendice per i

dosaggi dei vari schemi terapeutici.

Nella malaria complicata, viceversa, gli schemi terapeutici devono seguire un iter differente: la

terapia deve essere somministrata per via parenterale sfruttando i farmaci disponibili in tale

formulazione: il chinino cloridrato e l’artemeter che, in un articolo pubblicato sul New England

Journal of medicine alcuni anni orsono, hanno dimostrato efficacia sovrapponibile in una

popolazione di adulti (circa 500) affetti da malaria cerebrale. L’artemeter ha evidenziato una

maggiore rapidità d’azione, con più rapido decremento della parassitemia, mentre l’effetto del

chinino è risultato più sostenuto nel tempo.

La somministrazione del chinino deve seguire alcune precauzioni, in considerazione degli effetti

tossici del farmaco, cardiaci (allungamento di Q-T), neurologici (cinconismo) e metabolici (il

chinino è un potente induttore insulinico). L’infusione deve essere effettuata piuttosto lentamente

(la prima in almeno 4 ore), il veicolo preferibilmente deve essere soluzione glucosata, l’inizio della

terapia non deve seguire immediatamente l’utilizzo di altri farmaci antimalarici con tossicità

cardiaca, quali meflochina e alofantrina.

La terapia della malaria complicata deve inoltre prevedere un’adeguata terapia supportiva, a

seconda delle complicanze (IRA, coagulazione intravascolare disseminata, ARDS ecc.) che

frequentemente sono da gestire in terapia intensiva.

Chemioprofilassi





La profilassi farmacologica, se correttamente eseguita, ha un’ottima efficacia protettiva (oltre il

90%) per coloro che si recano, anche per brevi periodi, in area malarica, ma sarebbe sbagliato

dimenticare alcune elementari regole dettate dal buon senso, senza le quali nessun intervento

farmacologico può essere completamente efficace. Quindi, oltre la somministrazione di un

antimalarico, occorre ricorrere a utilizzo di repellenti antizanzare, di zanzariere alle finestre, meglio

se impregnate di insetticida, nonché cercare di evitare di esporre parti corporee durante le ore serali.

Tornando alla chemioprofilassi, il farmaco ideale dovrebbe essere potente, dotato di emivita

abbastanza lunga da poter essere assunto il meno frequentemente possibile, scarsamente o per nulla

tossico, attivo sia su P.falciparum che sulle altre specie. Attualmnte, nessun farmaco tra quelli

disponibili soddisfa tutte queste esigenze.

Tuttavia, come già detto, è possibile effettuare una chemioprofilassi efficace seguendo alcune

avvertenze:

- per i viaggiatori in area endemica dove non sia segnalata resistenza di P.falciparum a

clorochina, la profilassi deve essere eseguita con clorochina;

- per coloro che invece si recano in aree clorochino-resistenti le opzioni sono: 1) meflochina,

dotata di ottima efficacia protettiva, discreta comodità posologica, ma anche di importanti

effetti collaterali; 2) doxiciclina, ottima efficacia, schema posologico piuttosto difficoltoso,

effetti collaterali (intolleranza gastrica, fotosensibilità); 3) atovaquone-proguanil, ottima

efficacia, buona tollerabilità, schema posologico relativamente semplice (1 cp dal giorno

precedente l’arrivo in zona endemica, proseguire con 1 cp/die sino a una settimana dopo

l’abbandono della zona), costo piuttosto elevato; 4) primachina, buona efficacia, effetti

collaterali importanti (anemia emolitica in soggetti GSPD-), non in commercio in Italia; 5)

clorochina-proguanil, scarsa efficacia, schema posologico complicato.





Tra i farmaci in fase di studio appare molto promettente (in profilassi) la tafenochina - un analogo

della primachina - che, grazie alle sue caratteristiche farmacocinetiche, può essere somministrata

una volta la settimana con efficacia protettiva sovrapponibile alla meflochina. Livelli di tafenochina

proteggenti sono stati dimostrati dopo un mese dalla dose di carico, ipotizzando quindi un suo

impiego in dose unica prima della partenza, per viaggi sino a 30 giorni.

Malaria

Percorso diagnostico terapeutico



Paziente febbrile e/o evidenza di anemia emolitica, proveniente da area endemica:



- esame obiettivo, con particolare riguardo all’esame neurologico

- eseguire emocromocitometrico con formula, funzionalità epatica e renale, glicemia,

test emocoagulativi, ionogramma, LDH, aptoglobina

- striscio periferico e antigeni rapidi per Plasmodia

- RX torace

- emogasanalisi



Se striscio e/o antigeni rapidi positivi si potranno verificare le seguenti evenienze cliniche:



1) Malaria falciparum non complicata, definita come malattia sintomatica senza segni di

gravità o evidenza di insufficienza di organi vitali, considerando che è sempre possibile

passare dalla forma non complicata a quella complicatainiziare Terapia 1a (I scelta)

con:



 ACT*: es. Artemeter-lumefantrina 20/120 (Riamet) 4 cp tempo 0 e dopo 6

h giorno 1, quindi 4 cp x 2/die per 2 gg (totale 24 cp)

 oppure

 meflochina (Lariam) 15 mg/kg tempo 0 + 10 mg/kg dopo 6-12 ore (nei

soggetti semi-immuni° sufficiente 15 mg/kg) tranne soggetti provenienti da

zone della Thailandia confinanti con Myanmar e Cambogia

*ACT=terapia di combinazione con artemisinine

°soggetti originari di o residenti in zona endemica espatriati da <6 mesi

oppure Terapia 1b (II scelta) con:

 Chinino 600 mg x 3/die per os +/- doxiciclina 100 mg x 2/die per 7 gg

 Atovaquone-proguanil (Malarone) 250/100 mg: 4 cp/die x 3 gg



3) Follow-up diagnostico:

- controllo giornaliero di emocromo, funzionalità renale ed epatica e, a seconda della

gravità, test emocoagulativi e emogasanalisi

- stick glicemici 3 volte al giorno

- eseguire strisci periferici seriati (durante gli accessi febbrili o una volta al giorno a

paziente stabilizzato e apiretico), tenendo presente che il riscontro di gametociti non

significa necessariamente malattia in atto

- ripetere antigeni rapidi 1 volta durante la I settimana e quindi dopo circa 10 giorni,

tenendo presente che in caso di terapia efficace la negativizzazione degli antigeni

avviene di norma dopo 7 giorni

- se ripresa febbrile e strisci negativi eseguire emo- e urinocolture

- rivalutazione ambulatoriale ematochimica (emocromo, epatici e renali) e

parassitologica (striscio periferico e Ag rapidi) dopo 4 settimane



4) malaria in gravidanza:

Farmaci antimalarici sicuri nel I trimestre: chinino, clorochina, proguanil, sulfa-pirimetamina

- se condizioni come punto 1: chinino +/- clindamicina

- se condizioni come punto 2: chinino e.v.se condizioni come punto 3:

clorochina

Valutazione parassitologica del neonato: se positiva terapia uguale a quella materna









5) In caso di negatività parassitologiche (striscio e Ag rapidi):

- osservazione clinica

- diagnosi differenziale



Qualora il sospetto fosse molto forte e condizioni cliniche instabili o ingravescenti,

considerare la possibilità – escluse altre patologie – di eseguire ugualmente terapia

come ai punti 1,2,3,4

Chemioprofilassi



•Meflochina 250 mg/settimana (2-3 settimane prima della partenza sino a 4 settimane

dopo l’arrivo

•Atovaquone-proguanil 1 cp/die alla partenza sino a 1 settimana dopo l’arrivo (o

l’abbandono di zona endemica)



•Doxiciclina 100 mg 1 cp/die alla partenza sino a 4 settimane dopo l’arrivo (o l’abbandono

di zona endemica)





•Primachina 30 mg/qd alla partenza sino a 1 settimana dopo l’arrivo (o l’abbandono di

zona endemica)

Riferimenti bibliografici



WHO Roll Back malaria Department website at http://mosquito.who.int/malariacontrol



Management of severe malaria: a practical handbook, 2nd ed. Geneva, WHO, 2000. ISBN:

92 4 154523 2.



The use of antimalarial drugs, report of an informal consultation, WHO/CDS/RBM/

2001.33.



WHO Expert Committee on Malaria. Twentieth report. WHO, Geneva, 2000 (WHO

Technical Report Series, No. 892).



Winstanley P. Modern chemotherapeutic options for malaria

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Guerin PJ, Olliaro P, Nosten F, Druilhe P, Laxminarayan R, Binka F,

Kilama WL, Ford N, White NJ. Malaria: current status of control, diagnosis, treatment, and a

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Plowe CV. Combination Therapy for Malaria: Mission Accomplished?

Clinical Infectious Diseases 2007; 44:1075–7



A. R. Hasugian , H. L. E. Purba, E. Kenangalem, R. M. Wuwung, E. P. Ebsworth, R. Maristela,

P. M. P. Penttinen, F. Laihad, N. M. Anstey, E. Tjitra, R. N. Price

Dihydroartemisinin-Piperaquine versus Artesunate-Amodiaquine: Superior Efficacy and

Posttreatment Prophylaxis against Multidrug-Resistant Plasmodium falciparum and Plasmodium

vivax Malaria

Clinical Infectious Diseases 2007; 44:1067–74



New Perspectives

Malaria Diagnosis

Report of a joint WHO/USAID informal consultation

25–27 october 1999



Paredes CF, Santos-Preciado JI

Problem pathogens: prevention of malaria in travellers

Lancet Infect Dis 2006; 6: 139–49

Algoritmo decisionale per paziente febbrile proveniente da area

malarica



esame obiettivo,

esame neurologico,

emocromo, funzionalità epatica e renale, glicemia, test

emocoagulativi, ionogramma, LDH, aptoglobina

striscio periferico e antigeni rapidi per Plasmodia

RX torace

emogasanalisi







Se striscio e/o antigeni rapidi positivi e indicatori clinici di Malaria falciparum non complicataTerapia 1a

ACT*: es. Artemeter-lumefantrina 20/120 (Riamet) 4 cp tempo 0-6 h giorno 1, quindi 4 cp x 2/die per 2 gg

oppure

meflochina (Lariam) 15 mg/kg tempo 0 + 10 mg/kg dopo 6-12 ore (nei soggetti semi-immuni° sufficiente 15

mg/kg) tranne soggetti provenienti da zone della Thailandia confinanti con Myanmar e Cambogia

*ACT=terapia di combinazione con artemisinine

°soggetti originari di o residenti in zona endemica espatriati da <6 mesi

Terapia 1b (II scelta)

Chinino 600 mg x 3/die per os +/- doxiciclina 100 mg x 2/die per 7 gg

Atovaquone-proguanil (Malarone) 250/100 mg: 4 cp/die x 3 gg









Se Malaria falciparum complicata

Terapia 2

chinino diidrocloridato ev in SG 5% 20 mg/kg in 4 ore come dose attacco, quindi 10 mg/kg in 2 ore ogni 8 ore

per 3 giorni +doxiciclina 100 mg x 2/die (se in grado di deglutire) o clindamicina 600/900mg e.v. tid

In alternativa:

Artemeter 3,2 mg/kg im dose di carico1,6 mg/kg qd x 6 gg

In aggiunta alla terapia con antimalarici dovranno essere presi in considerazione ulteriori provvedimenti

quali:



•Ricovero in terapia intensiva

•Nei casi con IRA e grave acidosi metabolica considerare emofiltrazione o emodialisi

•In caso di insufficienza respiratoria, crisi convulsive subentranti o ARDS  ventilazione meccanica







Malaria .falciparum non complicata da ceppi clorochino-sensibili e da plasmodia non

falciparum (vivax, ovale, malariae):



Terapia 3



Clorochina* 600 mg base (4 compresse) tempo 0, quindi 300 mg (2 compresse) a 6,

24, 48 h.

per P.vivax e P.ovale dopo terapia con clorochina eseguire ciclo di eradicazione delle

forme esoeritrocitarie con primachina 15 mg/die per 14 gg (previa esecuzione di

G6PDH)

*Ad eccezione di pazienti provenienti da Papua Nuova Guinea, Isole Salomone (dove

P.vivax è 100% clorochino-R), per i quali passare a Terapia 1









Follow-up diagnostico:

Giornalmente: emocromo, funzionalità renale ed epatica,

eventualmente test emocoagulativi e emogasanalisi

stick glicemici 3 volte al giorno

strisci periferici seriati

antigeni rapidi 1 volta durante la I settimana e quindi dopo circa 10

giorni

se ripresa febbrile e strisci negativi eseguire emo- e urinocolture

rivalutazione ambulatoriale ematochimica e parassitologica dopo 4

settimane


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