18 maggio

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					BRESCIAOGGI, 18 MAGGIO 2007
Prorogato fino al 30 settembre il progetto “Valcamonica, Valcavallina e Sebino”
Lavoro, risorse per il futuro
Nuovo avviso per le imprese del territorio che assumono
Il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale ha prorogato fino al prossimo 30 settembre i tempi per aderire
al "Progetto Valcamonica, Valcavallina e Sebino", finalizzato al reinserimento professionale dei lavoratori
fuoriusciti dal comparto del tessile e i disoccupati.
La prima azione in agenda è l'Avviso Pubblico rivolto alle imprese. Pubblicato dalla Provincia di Brescia e dalla
Provincia di Bergamo, allunga pertanto i tempi per altro mesi, relativamente l'adesione delle imprese e le
assunzioni dei soggetti in carico al progetto. Pertanto, i datori di lavoro che intendono partecipare al progetto o
hanno già aderito nei mesi scorsi, hanno tempo fino a fine settembre per inserire i soggetti citati, beneficiando di
un contributo specifico dai 3.000 ai 4.500 euro a persona per l'adeguamento delle competenze del neo-inserito.
Con questa iniziativa, il progetto dà continuità al lavoro iniziato un anno fa e costituisce un intervento positivo
per le politiche attive del lavoro sul territorio, pienamente compreso dagli attori economici e istituzionali. Il
progetto "Progetto Valcamonica, Valcavallina e Sebino" ha investito sin dall'inizio nella sensibilizzazione delle
istituzioni pubbliche e private locali sulle implicazioni socio-economiche della crisi del tessile e sulla
responsabilizzazione delle istituzioni coinvolte. I prossimi sei mesi sono dedicati a sviluppare ulteriormente la
rete investendo in modo particolare sugli enti locali, in primo luogo sui sindaci dei Comuni del territorio. Dal loro
coinvolgimento attivo, il progetto si attende la creazione di una rete effettiva di supporto alla ricollocazione dei
soggetti svantaggiati, ad oggi per lo più in carico ai Comuni stessi sotto il profilo socio-assistenziale. Inoltre,
particolare attenzione è dedicata agli operatori dei Servizi, del Commercio e dei servizi alla persona
maggiormente ricettivi della manodopera in carico al progetto.
In riferimento ai numeri, ad oggi il progetto ha preso in carico 1871avoratori Cassa integrazione e mobilità delle
aziende in crisi e 262 disoccupati per un totale di 449 persone. Il 75 per cento sono donne e il 45 per cento hanno
un'età compresa tra i 40 e 49 anni, il 20 per cento oltre i 50 anni.
Grazie al team degli operatori e alle sinergie con i Centri per l'Impiego coinvolti, sono stati svolti 411 colloqui
orientativi, 1431avoratorisonostati inviati a colloquio presso un'azienda e 42 persone sono stati assunti.
Di questi, l'80 per cento proviene dalla cassa integrazione o dalla mobilità mentre il 20 per cento sono soggetti
disoccupati di lungo periodo. Sono positivi anche gli aspetti contrattuali: il 35 per cento dei lavoratori ha un
contratto a tempo indeterminato full time, mentre il 65 per cento è a tempo determinato di almeno 12 mesi.
Su questo aspetto il progetto intende investire energie per facilitare l'inserimento anche delle donne.
Infine, circa i progetti di creazione di impresa ad oggi una proposta è stata realizzata concretamente, beneficando
del contributo previsto.
Sul fronte della domanda, sono buoni i risultati di stimolo e contatto con le realtà produttive locali che hanno
fatto scaturire 147 posti di lavoro. Sono 89 le imprese che hanno aderito e manifestato l'interesse a inserire
personale proveniente da situazioni di emarginazione dal mercato del lavoro. Di queste, circa i170 per cento è del
settore industriale metallurgico, meccanico e impiantistico, dove ha trovato posto la manodopera maschile in
carico al progetto. Il 30 per cento invece appartiene al settore dei servizi alla persona, servizi alle imprese e al
mondo del commercio, dove iniziano a trovare una ricollocazione le donne più interessate a rientrare nel mercato
del lavoro. Inserimenti nelle cooperative sociali, nel commercio e nell'assistenza alle persona sono i più richiesti,
come dimostra anche il numero interessante di donne che stanno concludendo i corsi di qualificazione per
assistenza socio-sanitaria riconosciuti dalla Provincia.
Tuttavia, proprio dal confronto tra i 147 posti di lavoro e i 42 ricollocati emerge in modo chiaro la scarsa
congruenza tra domanda e offerta di lavoro, una delle principali barriere alla ricollocazione sul territorio.
In sintesi, i dati conseguiti ad oggi mettono in evidenza il ruolo positivo del progetto nel processo di
reinserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati. Al contempo evidenzia gli ostacoli oggettivi al processo
stesso, tra cui in primo luogo, la scarsa congruenza tra domanda di lavoro e offerta, e in secondo luogo la difficile
situazione economica congiunturale di un tessuto economico-produttivo che stenta a ripartire.




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BRESCIAOGGI, 18 MAGGIO 2007
Ieri a Cemmo il convegno organizzato dall’Aib. Logistica e infrastrutture i «nervi scoperti»
Capodiponte: industria, percorso a ostacoli
Sindacalisti e imprenditori: «Una vergogna lo stallo della superstrada»
di Domenico Benzoni

Competitività, crescita, innovazione sono le sfide che anche l'industria camuna si trova ad affrontare, pur nella
continuità di alcune lavorazioni tradizionali. Cotoniero ed estrattivo sono pressoché spariti, ma metallurgia,
meccanica, elettrico e legno, ancora oggi caratterizzano la tipologia degli insediamenti produttivi del
comprensorio camuno sebino.
Ma servono strade, infrastrutture, logistica: proprio quella che manca, e continua a mancare. Gli imprenditori
locali che sono riusciti ad aver la meglio sulla crisi siderurgica ed estesamente industriale degli anni 80, scontano
però, più che nel passato, il problema logistico di un'area «periferica» e devono contrastare la
deindustrializzazione, frutto del declino infrastrutturale e della debole rappresentanza politica.
Durante il convegno organizzato ieri sera dall'Associazione industriale bresciana all'auditorium della fondazione
Cocchetti di Cemmo; si è parlato di sviluppo, irraggiungibile senza l'innovazione, ma anche senza una adeguata
viabilità.
Ma ecco la mazzata: l'Anas non ha soldi per finanziare il quarto, quinto e il sesto lotto della strada della
Vallecamonica, da Capo di ponte in avanti. Ovvio il disappunto da parte degli imprenditori, dei rappresentanti
delle istituzioni e dei sindacati, presenti all'incontro. «Una vergogna, che dovrà costringere a mettere in campo
iniziative eclatanti ed efficaci se si vogliono far valere le ragioni del territorio», commenta Domenico Ghirardi
della Cgil. «Notizia scandalosa - aggiunge Sandro Bonomelli presidente della Comunità montana -: con l'Anas
non funziona più la cinghia di trasmissione delle esigenze», dice, e annuncia un immediato coinvolgimento dei
parlamentari bresciani del centrosinistra.
Ad illustrare alcune storie d'impresa del secolo scorso è toccato al professor Giovanni Gregorini della Cattolica di
Brescia. Nomi come Carlo Tassara (ferriere Darfo e Breno), Agostino Bonara (fonderia Corna di Darfo), Elia
Lepetit (Ledoga Darfo), Andrea Gregorini (siderurgia Lovere) Vittorio Olcese (cotonificio Cogno e Darfo),
famiglia Franchi (elettrografite Forno Allione ed estrattivo Marone), Luigi e Francesco Folonari ( estrattivo e
vino a Paisco ed Edolo) sono entrati nella storia, insieme a quella che è stata definita imprenditoria sociale, ancor
oggi attiva, legata all'ospitalità scolastica ed assistenziale di gruppi religiosi. Senza dimenticare alcuni nomi
dell'intermediazione creditizia, settore del quale però, ha fatto presente il professor Gregorini, si sa ancora poco.
Ma oggi? Oggi di esempi di eccellenza industriale ce ne sono anche in Vallecamonica e sul Sebino. Basti
guardare alla Lucchini Sidermeccanica che opera da 150 anni sulla stessa tipologia di materiale, «che ha legato il
coefficiente tecnologico alla secolare cultura degli abitanti nei processi metallurgici». Ma anche alla Trafilix, alla
Cissva, alla Wood Albertani, alla Metalcam, esempi portati al convegno di Cemmo.
Saverio Gaboardi, delegato Aib per innovazione e ricerca, ha spiegato come «gli imprenditori bresciani fanno
innovazione non solo di processo, ma anche di investimento».
«Certo - ha aggiunto - è necessario migliorare l'attuale moderato incontro con la ricerca scientifica, serve la
viabilità, una pubblica amministrazione che funzioni e tagli i tempi lunghi dei finanziamenti ed un forte sostegno
alla formazione scolastica tecnico scientifica».
Le sfide che nel ventunesimo secolo attendono gli imprenditori camuno-sebini ma anche l'intero territorio, sono
legate a rispetto dell'ambiente, all'attenzione ai mercati finanziari, all'espansione verso Cina, India, Sud Africa.
Come non aggiungere, in questa circostanza ed ancora una volta, la viabilità. «Vogliamo essere presenti e vicini
alle istituzioni - si è augurato Paolo Franceschetti, coordinatore degli imprenditori della Vallecamonica - per il
perseguimento di questi obiettivi».




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GIORNALE DI BRESCIA, 18 MAGGIO 2007
Cinque testimonianze di successo (Sidermeccanica, Cissva, Trafilix, Albertani, Metalcam) al convegno
Aib in Vallecamonica. Restare competitivi nonostante le carenze infrastrutturali
L’innovazione? È nella testa
«Non bastano nuovi processi e nuovi prodotti: bisogna reinventarsi»
di Roberto Ragazzi

Per restare al centro dell'innovazione non basta investire sui prodotti o sui processi, serve un cambio di
mentalità.. Un processo di apprendimento e sperimentazione che mette in discussione 1'«imprinting» originario
di un'impresa adattandola continuamente al sistema. In poche parole innovazione per un imprenditore è - anche e
soprattutto - fattore culturale e di reinterpretazione del proprio ruolo. È questo in estrema sintesi il senso del
convegno «L'imprenditore al centro dell'innovazione» organizzato ieri sera a Cemmo di Capo di Ponte dal
Comitato di zona Valle Camonica di Aib.
Si tratta del primo di una serie di incontri che nei prossimi mesi faranno tappa in tutte le aree della nostra
provincia e che prendono spunto da una indagine svolta dal Centro Studi Aib che fornisce per la prima volta la
«misura» di quanto le aziende bresciane investono in innovazione e la domanda di innovazione in atto e prevista.
Un lavoro che ha raccolto una massa di dati unica attraverso interviste a circa 200 imprese bresciane.
FINO AL CANCELLO - «In questi anni - ha spiegato Saverio Gaboardi, delegato Aib all'innovazione e alla
ricerca - il dibattito economico e politico sull'innovazione a Brescia è stato inquinato da due luoghi comuni: a
Brescia non si fa innovazione; e quel poco che si fa è quasi esclusivamente di processo. Ed in effetti se si analizza
lo stato patrimoniale delle nostre aziende, l'incidenza dell'innovazione sul fatturato delle aziende non supera lo
0,5%. Ma dalla nostra indagine emergono dati diversi. Le imprese bresciane innovano e sono competitive, ma
fino al cancello dell'azienda. Il problema è fuori. È la cronica mancanza di infrastrutture, la lentezza della
burocrazia, i servizi inefficienti». E in questa sfida «oltre il cancello» la Vallecamonica, «a dispetto della
difficoltà della sua collocazione geografica e delle storiche carenze infrastrutturali, si è posta in passato e si pone
ancora in prima linea». Lo ha ricordato Paolo Franceschetti, coordinatore di zona per Aib, aprendo i lavori
all'auditorium Santa Dorotea della Fondazione Cocchetti. «Ma è necessario che tutti facciano la loro parte. Ed il
nodo della statale 42 è il primo problema da risolvere».
CINQUE TESTIMONI - Cuore del convegno le testimonianze di cinque imprenditori. Il primo a parlare è stato
Erder Mingoli, da tre anni presidente di Lucchini Sidermeccanica. Un sito produttivo da primato: lo stabilimento
di Lovere da 150 anni opera mantenendo sostanzialmente immutati sito e tipologia delle lavorazioni. «Si è portati
a evocare la capacità di innovare associando istintivamente alla parola 1"dea di innovazione del prodotto e, tutt'al
più, di innovazione tecnologica. Oggi sappiamo però che il vantaggio competitivo non nasce tanto da una
differenza di costo, quanto da un processo complesso che rende l'economia di ogni azienda qualcosa di unico. Il
vantaggio attiene allo spirito di un territorio, a quel complesso di abitudini, atteggiamenti, modi di vedere e di
interagire che plasma la logica dei progetti sociali di produzione». Per Lucchini Sidermeccanica innovazione
significa affrontare iniziative imprenditoriali sulla base di una ridefinizione di ruolo: «La globalizzazione ci
impone di proiettarci all'esterno, acquisire flessibilità, capacità di confronto, accettare il cambiamento».
Dai prodotti ferroviari ai formaggi, la filosofia alla base di un'impresa di successo è la medesima. Lo ha spiegato
Giancarlo Panteghini di Cissva, il consorzio che riunisce 70 aziende agricole. Un gruppo che fattura 9,2 milioni
di euro di formaggi con 130mila quintali di latte prodotti; e 12mila forme di "rosa camuna" vendute in Italia ogni
settimana. «I fattori del nostro successo? L'essere rimasti fermamente legati al territorio camuno, l'elevata qualità
del latte, i capi selezionati e la rintracciabilità del prodotto».
STORIE DI SUCCESSO - È stato poi Alberto Berlinghieri a spiegare nei dettagli innovazioni di processo e di
prodotto messi in atto dalla Trafilix, azienda del gruppo Lucefin con sede a Esine. Nata come piccola trafileria,
grazie alle capacità di Luigi Buzzi, oggi il gruppo conta 21 imprese sparse nel Nord Italia e nella Repubblica
Ceca e occupa 500 dipendenti.
Natale Albertani ha riportato l'esperienza di successo della Habitat Legno e Wood Albertani, azienda creata nei
primi del 900 dal nonno Albertani e oggi tra i principali produttori di grandi strutture in legno lamellare, vero
colosso internazionale che guarda ai mercati del Nord Europa e della Cina. Ultimo intervento è stato quello di
Gianfranco Farisoglio, presidente di Metalcam e da quarant'anni, una delle figure di spicco del Gruppo Tassara di
Breno. Farisoglio ha tracciato la storia dell'azienda dall'arrivo in valle di Carlo Tassara,fino ai giorni nostri. Una
storia di pionieri, di innovatori e di grande imprenditorialità, che prosegue tuttora.

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GIORNALE DI BRESCIA, 18 MAGGIO 2007
L’excursus storico di Giovanni Gregorini
Quei pionieri dell’industria camuna
di (raga.)

Competitività e innovazione da sempre motori della crescita economica. Oggi come cent'anni fa. Lo ha spiegato a Cemmo
Giovanni Gregorini, dell'Istituto di Filologia e storia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.
È stato lui a tracciare nitidamente una «fotografia istantanea» della Valle di cento anni fa, quando il territorio camuno ac-
coglieva 1'«industria nascente».
Gregorini ha sfogliato l'«album storico» fissando le immagini degli imprenditori che si venivano incrociando sul territorio
camuno-sebino, proprio all'inizio del secolo scorso. Iniziando da una grande figura di imprenditore, quella di Giovanni
Andrea Gregorini (1819-1878). L'insediamento siderurgicomeccanico fondato nel secondo Ottocento rappresentava ancora
nel 1907 una realtà economica tra le più consistenti e dinamiche che si sviluppò ulteriormente a partire dal 1905 con
l'ingresso nel gruppo della famiglia Franchi.
Tra le figure di spicco quella di Carlo Tassara (1873-1946) che approdò in Valcamonica dalla Liguria. Con i fratelli, titolari
della Società ferriere di Voltri, acquistano nel 1902 lo stabilimento siderurgico a Corna di Darfo fondato da Agostino Bonara
(originario di Sale Marasino). Nei primi anni Venti del Novecento la creazione dello stabilimento di Breno, per lungo tempo
azienda d'eccellenza nella produzione di ferroleghe e nell'elettrosiderurgia.
Ma gli albori dell'industrializzazione in valle non sono legati solo alla siderurgia. Giovanni Gregorini ha illustrato le vicende
del settore tessile, in particolare cotoniero. Negli anni 1904-1906 sorsero quasi contemporaneamente a Cogno e a Darfo
rispettivamente il Cotonificio Francesco Turati (poi divenne Olcese) e la Manifattura di Darfo. Dietro entrambi si celava la
figura e l'opera di Vittorio Olcese (1861-1940), tecnico di origine milanese che, dopo essere stato direttore al Cotonificio
Feltrinelli di Campione del Garda, era diventato consigliere delegato nonché detentore di un considerevole pacchetto
azionario, del Cotonificio Turati.
L'elenco snocciolato da Gregorini è lungo e dettagliato. Comprende tra le altre le figure di Roberto Enea Lepetit
(1906-1945): figlio di Emilio, nipote di Roberto Giorgio Lepetit famoso chimico francese; la famiglia Folonari che da Edolo
nel 1873 si trasferì a Brescia, nella zona di via Milano, con la propria attività di produzione e distribuzione di vino; la
famiglia Franchi, ricordata non solo per la Dolomite di Marone, quanto per la Società elettrografite di Forno d'Allione e, nei
secondi anni Venti, la FranchiGregorini di Lovere.
Quindi le famiglie Rusconi di Breno, siderurgici camuni fondatori dell'omonimo stabilimento di Malegno; i Calvi di Edolo,
storicamente proprietari di miniere e forni fusori; la famiglia Tempini, radicata anche a Brescia; Antonio Franzoni
proprietario ed amministratore di una impresa minerario-siderurgica a Bienno e cofondatore della Banca di Vallecamonica.
«In tutti questi percorsi - ha concluso Gregorini - emergono alcune costanti: una spiccata capacità innovativa, la disponibilità
a rischiare nell'impresa, la capacità di utilizzare le ricchezze disponibili sul territorio». Caratteristiche anche oggi
indispensabili per un'impresa di successo.


GIORNALE DI BRESCIA, 18 MAGGIO 2007

Gnutti: «Basta cariche in Italia» e ok al Palladio
«L'accordo per la fusione con la Palladio è una cosa intelligente per continuare a fare quello che avevamo in mente». È
quanto ha commentato il finanziere bresciano Emilio Gnutti, a margine della 1000 Miglia di Brescia, in merito all'accordo
sottoscritto dai soci di maggioranza di F5ngruppo con la finanziaria veneta. Alla domanda se egli avrebbe preferito un
accordo con la Mittel di Giovanni Bazoli e Romain Zaleski, Emilio Gnutti ha replicato «Avrei rispettato qualsiasi scelta per
il bene della società. Questo accordo con Palladio - ha aggiunto - è una scelta più imprenditoriale».
Dall'ex presidente di Hopa anche un piccolo sfogo. «In Italia non assumerò mai più nessuna carica. Ho finito, ho chiuso e
nella società resto socio» ha detto. Il finanziere ha fatto quindi intendere di non avere alcuna intenzione di subentrare a
Marco Morelli, dimessosi di recente dalla presidenza di Hopa.
Non paiono aver lasciato strascichi tra i finanzieri Romain Zaleski ed Emilio Gnutti le nozze sfumate tra Mittel e Hopa. «I
nostri rapporti sono distesi ed eccellenti - ha detto Zaleski in attesa della punzonatura della 1000 miglia a bordo della sua
356 Porsche Speed Ster color turchese -, Gnutti l'ho già visto». Sul futuro di Mittel dopo il fallito matrimonio con Opa,
Zaleski ha detto che «continuerà a fare quello che ha sempre fatto».




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GIORNALE DI BRESCIA, 18 MAGGIO 2007
Futuro della Brescia-Iseo-Edolo. Ferrovie Nord fino al 2009 acquisterà 78 convogli per l’area milanese,
ma non dimentica Brescia. Spiega Luigi Legnani, a.d. della società: «È in corso un primo
ammodernamento di carrozze finanziato dalla Provincia. Poi punteremo sull’integrazione ferro-gomma
Prima la sicurezza, poi i nuovi treni
«Crediamo al rilancio della linea, abbiamo già investito 10 milioni di euro»
di Alessandro Carini

Per la Brescia-Iseo-Edolo prima viene la sicurezza, poi verranno i nuovi treni. Che intanto - in numero di 78 da
qui al 2009 - arriveranno a servire l'area milanese, ritenuta nell'immediato più bisognosa di convogli nuovi, in
virtù di un parco mezzi più obsoleto. La flotta delle Ferrovie Nord, insomma, si ammoderna, ma per il momento
la tratta sebino-camuna non ne trae giovamento. Il sindacato insorge, in particolare il segretario generale della Fit
Cisl Lombardia, Dario Balotta, afferma che «le Ferrovie Nord continuano a dimenticarsi che da tempo gestiscono
anche la tratta Brescia-Iseo-Edolo, dove vengono utilizzati treni con oltre trent'anni di età media e che la linea
perde ineluttabilmente ruolo ed utenza». La società che gestisce la tratta però ribatte e puntualizza: non c'è alcuna
dimenticanza per l'area bresciana, ma è questione di priorità.
Spiega l'ing. Luigi Legnani, vicedirettore generale del gruppo Fnm e amministratore delegato di Ferrovie Nord:
«I 78 treni in arrivo al servizio dei territori delle province di Milano, Varese e Como servono a sostituire treni
incredibilmente obsoleti, tantissimi degli anni '50, alcuni del '28 e del '30. Insomma nell'area milanese la
situazione dei mezzi è ancora più critica che sulla linea sebino-camuna». Ciò premesso, Legnani precisa:
«L'intervento su Milano non esclude assolutamente quelli su Brescia: è una contrapposizione assolutamente fuori
luogo, smentita dagli investimenti cospicui - più di 100 milioni di euro - destinati alla tratta bresciana. Il nostro
impegno, ribadisco, è su tutti e due i fronti».
Una cifra considerevole, spesa per conseguire l'obiettivo ritenuto prioritario della messa in sicurezza della linea.
Con la partecipazione degli enti locali (Regione, Provincia e i singoli Comuni interessati) sono stati eliminati 57
passaggi a livello e sono stati installati 18 moderni impianti di stazione a blocco conta-assi. Interventi simili sono
in corso, altri sono in fase di progettazione. «Abbiamo rifatto l'armamento - continua Legnani -, il regolamento
d'esercizio, sistemato l'apparato di segnalamento, realizzeremo il sistema di supporto condotta, tutto nell'ottica
del miglioramento della sicurezza. Stiamo completando una prima fase di interventi propedeutici, per poi offrire
un servizio migliore agli utenti».
Questa «fase 2» in parte è già scattata: «È in corso, finanziato dalla Provincia di Brescia, il lavoro di
ammodernamento di quattro convogli: le carrozze vengono rese più confortevoli, anche attraverso la dotazione di
impianti di condizionamento; saranno pronte entro l'anno. Con la Provincia, poi stiamo studiando un progetto più
importante, teso a realizzare un servizio integrato tra ferro e gomma nel trasporto locale. E parte di questo
progetto sarà anche l'individuazione di eventuali esigenze di acquisto di nuovo materiale rotabile».
Insomma, un percorso potenzialmente virtuoso per la linea è stato avviato: «Quanto fatto finora è solo un primo
passo. Con la Provincia e la Regione abbiamo appuntamento prima dell'estate per avere un quadro complessivo
del servizio, pronti a recepire le indicazioni provenienti dal territorio». L'obiettivo a medio termine è quello di
aumentare la soddisfazione dell'utenza (oltre un milione di passeggeri trasportati in un anno): «Oggi il treno sulla
tratta Brescia-Iseo-Edolo lo prende chi non ha alternative, soprattutto studenti e anziani. Insomma, è una seconda
scelta: noi vorremmo che diventasse la prima scelta, il modo più comodo e più sicuro per arrivare puntualmente
ai propri appuntamenti. Con la velocizzazione del servizio, con nuovi orari integrati con il trasporto su gomma,
l'obiettivo potrà essere centrato».




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GIORNALE DI BRESCIA, 18 MAGGIO 2007

Gelfi, consigliere camuno delle Fnm: «Cambierà la metà
del materiale rotabile»
Delle possibili novità in arrivo per la linea ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo parla anche Federico Gelfi, camuno,
consigliere di amministrazione delle Nord: «Stiamo lavorando, al fine di predisporre nei prossimi mesi la
procedura riguardante il bando di acquisto di nuovo materiale rotabile, che deve essere autorizzato dalla Regione
Lombardia e vede la partecipazione finanziaria anche della Provincia di Brescia, la quale ha già stanziato i fondi.
Predisporremo il bando entro l'estate, vuol dire che i primi treni arriveranno non prima di un anno».
Il rinnovo, a detta sempre di Gelfi, dovrebbe interessare oltre la metà del materiale rotabile oggi in circolazione
sulla linea ferroviaria camuna; quindi la sostituzione riguarderebbe ben dieci treni degli attuali diciotto, i più
datati dei quali hanno circa 70 anni. «E non si pensi che siano molto vecchi -aggiunge Gelfi -, perché esistono
treni più datati sulle linee Milano-Varese e Milano-Lecco, alcuni dei quali arrivano anche ai cento anni; l'unica
differenza è che i convogli su queste tratte sono elettrici, quindi presentano meno problemi ai motori rispetto a
quelli della linea camuno-sebina». Nel frattempo, le stesse Fnm hanno iniziato a fare la manutenzione ai treni
della linea Brescia-Iseo-Edolo, un vero e proprio rifacimento ex novo sia delle locomotive sia delle carrozze.
«Durante tale complessa procedura, che costa 400mila euro - precisa il consigliere Gelfi - la macchina resta
ferma per sette o otto mesi. Abbiamo sottoposto a tale tipo di restauro un primo treno, che è già in circolazione
sulla linea camuna, e prossimamente continueremo anche con gli altri convogli».


GIORNALE DI BRESCIA, 18 MAGGIO 2007
Lettera alle istituzioni della Cgil
Viabilità in valle, intervenga la politica
«Le notizie riportate dai giornali hanno confermato i dubbi che avevamo in merito alla mancanza di risorse
necessarie a completare il IV-V-VI- lotto della strada statale 42». Così Domenico Ghirardi, della segreteria Cgil
Valcamonica-Sebino, torna sul tema della viabilità camuna attraverso un comunicato stampa. «Avevamo scritto
"Vergogna" sul pilone della stessa statale a Capo di Ponte - sottolinea : quella scritta qualcuno l'ha voluta
cancellare, perché forse dava fastidio o perché si sapeva che l'inizio dei lavori non sarebbe stato imminente. La
scritta rappresentava e rappresenta lo stato d'animo dei cittadini della Valcamonica».
La Cgil, proprio in questi giorni, ha inviato una lettera aperta alle istituzioni (parlamentari bresciani, assessore ai
Lavori pubblici della Provincia, sindaci e presidente della Comunità montana di Vallecamonica), invitando in
particolare i deputati bresciani a formare un proprio coordinamento «in modo da dividersi i compiti a livello
nazionale e regionale, alfine di intraprendere un'azione sinergica ai vari livelli, oltre a mantenere la massima unità
tra tutte le forze anche di diverso orientamento». «Tale presa di posizione, a fronte di queste ulteriori spiacevoli
notizie, appare all'acqua di rose - conclude Ghirardi -, quindi, crediamo che occorra mettere in campo iniziative
eclatanti ed efficaci per far valere le ragioni del territorio».




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GIORNALE DI BRESCIA, 18 MAGGIO 2007
Esine. Il costume tipico della Valcamonica del ’600 sarà esposto alla quadriennale della capitale ceca
L’antica moda camuna sbarca a Praga
Intanto si lavora a un nuovo progetto: replicare l’abito della Sibilla di Pietro da Cemmo
di Roberto Ragazzi

Essenziale, solido e funzionale, ma ora anche di respiro internazionale. Il costume tipico camuno del Seicento - ricostruito
attraverso le tesi di laurea di due studentesse dell'Accademia delle Belle Arti di Brera - sarà infatti esposto alla
«Quadriennale di Praga», la mostra internazionale di sceneggiatura ed architettura teatrale che si svolgerà nella capitale ceca
dal 14 al 24 giugno. Un evento eccezionale che permetterà agli appassionati del settore di visitare le mostre di 60 Paesi
allestite al Palazzo dell'Industria e nelle vie principali di Praga, oltre ad una quarantina di rappresentazioni da vivo.
Tra i costumi esposti nella «sezione scenografia» della quadriennale ci sarà anche quello camuno scelto dall'Accademia delle
Belle Arti di Brera proprio per la precisione storica e la cura con cui è stato eseguito nel lavoro che si concluse lo scorso
gennaio.
Le informazioni per la realizzazione del costume vennero attinte dalle minuziose descrizioni contenute in un manoscritto del
Monte di Pietà ritrovato a Prestine e datato 1649-1691. Forme, confezione, metodi di lavorazione, colori, materiali e la loro
provenienza, tutto era stato annotato con dovizia di particolari dai contabili che si occupavano dei pegni. Da qui l'idea di
attingere a queste informazioni per realizzare il vero abito tradizionale camuno di fine Seicento. Un'operazione resa possibile
solo grazie alla collaborazione con l'Accademia delle Belle Arti di Brera e alla relatrice delle due tesi, la professoressa Maria
Antonietta Tovini, docente di Tecniche Sartoriali.
Le studentesse responsabili del lavoro - Ilaria Ariemme di Torino e Lubna Balazova, di origini slovacche che vive a Milano -
guidate da Maria Antonietta Tovini, hanno seguito passo dopo passo, tecniche e modalità di realizzazione che vigevano
nell'epoca. Un lavoro lungo e laborioso al quale presero parte molti volontari di Presone, tra i quali la signora Bettina, che
filò la lana utilizzando un'antica macchina dei primi dell'Ottocento e la sarta Maria Giovanna Damiolini che aiutò le ragazze
nelle operazioni di taglio e nel cucito. Vennero quindi riprodotte passamaneria, ricami e decorazioni attingendo direttamente
dalle descrizioni del testo. I colori, tutti naturali, vennero invece ottenuti lasciando macerare le bucce di cipolle, il mallo
delle noci, cortecce e frutti.
Si tratta dell'abito delle feste. Spesso l'unico che i camuni si potevano permettere nel corso di un'intera vita. Per questa
ragione aveva un sistema di lacci sui fianchi per adattarlo ai cambiamenti di taglia. Quello femminile era composto da due
sottogonne, in lino e canapa. Sopra veniva indossata una gonna ricamata in feltro e lana, caldissima, sotto la quale trovavano
riparo i bambini. La camicia arrivava invece fino al ginocchio. Era bianca, in lino. Sopra un corpetto trapuntato e ricamato.
La donna indossava poi un grembiule di seta bianco ed un fazzoletto di seta al collo.
Sobrio ed essenziale l'abito maschile con una giacca in feltro, che le studentesse hanno realizzato seguendo l'antico metodo
di lavorazione con il sapone. Maniche e pantaloni erano invece in pelle di capretto, le calze di lana tinte di rosso.
Ora il coronamento di quel complesso lavoro di ricostruzione storica con l'esposizione dei due abiti alla quadriennale di
Praga: i due costumi, ora custoditi nella biblioteca di Prestine, lasceranno la Valcamonica ai primi di giugno per raggiungere
Praga. Ma il gruppo di lavoro guidato da Maria Antonietta Tovini sta già lavorando alla realizzazione di un nuovo costume
storico. Questa volta si tratta della Sibilla ritratta negli affreschi quattrocenteschi di Pietro da Cemmo in una delle arcate del-
la chiesa dell'Annunciata di Bienno. Il lavoro sarà svolto dalla tesista Adele Montonati di Varese, studentessa dell'Ac-
cademia delle Belle Arti. «Anche qui il costume prenderà vita al termine di una ricostruzione filologica dell'affresco alla
quale prenderanno parte anche Luisa Spinatelli e Paola Giorgi - spiega Maria Antonietta Tovini -. La presentazione ufficiale
del costume della Sibilla avverrà ad agosto, in occasione della Mostra Mercato di Bienno.


GIORNALE DI BRESCIA, 18 MAGGIO 2007

Vezza d’Oglio: marketing e turismo di montagna
Lunedì 21 maggio, alle 20.30 presso il Centro eventi Adamello di Vezza d'Oglio, si terrà il seminario «Marketing e turismo
per le zone montane». Ad affrontare l'argomento, la dottoressa Enrica Scopel. La serata rientra nel ciclo di incontri
«Montagna e dintorni», promossa dall'Università di Milano, facoltà di Agraria, con sede presso il Corso di laurea in
Valorizzazione e tutela dell'ambiente e del territorio montano, a Edolo. L'obiettivo è riflettere su tematiche di interesse locale
con l'aiuto di docenti e collaboratori dell'Università di Milano, alfine di sensibilizzare e promuovere la conoscenza del
territorio montano.




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GIORNALE DI BRESCIA, 18 MAGGIO 2007
Emanuel Anati parla del XXII Simposio che si apre oggi a Darfo: discipline a confronto sulla
decrittazione delle incisioni
Tra le righe dell’arte rupestre
di Dora Cavagnis

«Un intermediario tra il mondo degli uomini e il mondo degli spiriti ancestrali» sarà presentato da Emmanuel
Anati al XXII Simposio di Valcamonica, al via oggi al centro Congressi di Darfo Boario terme. Uno spirito
dell'energia virile di forma fallica che, inciso su una roccia di Paspardo, introdurrà il pubblico all'arte preistorica e
tribale. Il Centro camuno di studi preistorici, diretto da Anati, è il promotore del Simposio dal titolo: «L'Arte
rupestre nel quadro del Patrimonio culturale dell'umanità», che nasce dalla sinergia e dalla collaborazione fra enti
pubblici e privati internazionali, quali Unesco, Unione internazionale delle scienze preistoriche e protostoriche e
Consiglio internazionale della filosofia e delle scienze umane. I contributi e la partecipazione di questi enti hanno
permesso di aprire la ricerca preistorica a molteplici discipline: archeologia, antropologia, etnologia, storia
dell'arte, filosofia, semiotica, storia delle religioni, psicologia, psicoanalisi, linguistica, sociologia e storia, dando
a questa edizione del Simposio una dimensione culturale vastissima.
«L'archeologia preistorica esce dal suo ghetto e diventa a buon diritto una delle scienze umane -dice Anati -. La
"svolta storica" è iniziata da quando il Centro ha sviluppato un metodo di lettura delle figure incise sulle rocce. In
passato, infatti, il metodo descrittivo con la cronologia e la datazione era l'unico in uso in tutto il mondo per spie-
gare l'arte rupestre, ora con l'analisi strutturale della grammatica e della sintassi delle scene possiamo leggere le
figurazioni di questa arte che è una protoscrittura, cioè la scrittura delle popolazioni vissute 10-15.000 anni fa,
prima dell'invenzione della scrittura».
Domani, dalle 9 nella prima sessione dal titolo "Interpretazione e decodificazione dell'arte rupestre", saranno
presentate dal Centro tre comunicazioni riguardanti, appunto, la decriptazione delle immagini: la prima è sulla
lettura di 19 rocce della Dordogna, la capitale dell'arte rupestre. Queste rocce, scoperte nei primi anni del '900,
sono state descritte più volte, ma mai prima d'ora lette col metodo dell'analisi grammaticale e sintattica e con
l'aiuto delle altre discipline. «Su questi monumenti - spiega Anati - sono stati incisi gli accordi di accoppiamento
- oggi diremmo matrimoniali-, stipulati fra gli appartenenti a diversi gruppi totemici». Là seconda
comunicazione, accompagnata da una mostra, è quella sull'analisi del segno più semplice e più elementare fra i
grafemi dell'arte rupestre: il punto, «di cui abbiamo individuato i molteplici significati nelle varie culture ed
epoche. Questo ci ha permesso di evidenziare il sistema cognitivo e psicologico dell'uomo». La terza
comunicazione, infine, è la decodificazione della scena di Paspardo, che rappresenta un fallo con alcune figure di
animali, di uomini e di una scala. Una roccia scoperta una ventina di anni fa e più volte pubblicata per il suo
curioso quanto oscuro contenuto, ma mai prima decrittata. «Si tratta di un racconto mitologico, inciso sulla
Roccia 64 di Paspardo, usata dall'artista come se fosse una lavagna per spiegare i momenti e i significati
dell'iniziazione - aggiunge Anati -. Siamo riusciti a leggerla grazie all'interpretazione psicoanalitica dei segni e
all'analisi etnologica, cioè confrontandola con un reperto simile che vidi presso la tribù anasazi negli Usa, e che
un aborigeno mi spiegò raccontandomi il loro mito. L’interdisciplinarietà dimostra che l'archeologia da sola non è
sufficiente... Con la pubblicazione nel 2001 del mio libro "La struttura elementare dell'arte" abbiamo applicato i
metodi storici analitici, linguistici, psicoanalitici, etnologici allo studio delle incisioni, creando questa nuova
disciplina dell'analisi strutturale dell'arte rupestre. Da qui è nata una nuova visione archeologica che ingloba le
varie scienze umane e fa della Valcamonica il centro mondiale di propulsione della ricerca preistorica». Altri
contenuti importanti per il simposio verranno dal Canada con la relazione di Gordon Freeman sui significati
concettuali e simbolici del sole, della luna e del cosmo; dalla Gran Bretagna con un'analisi di Aron Mazel sui
colori, il loro valore e uso nell'arte rupestre.
La seconda sessione, domenica sui "Caratteri etnici e regionali", comprenderà relazioni provenienti da 33 Paesi,
mentre quella organizzata dall'Istituto italiano di micro psicoanalisi illustrerà le ultime tesi su miti, processi
evolutivi, inconscio e, naturalmente, sogni. Valcamonica di scena lunedì 21 con una sessione itinerante tra Nadro
e Bedolina. Tra gli altri, Angelo Fossati presenterà le figurazioni maschili e Alberto Marretta quelle ornitomorfe.
Martedì Anna Maria Reggiani, direttore generale per i beni archeologici del Ministero per i beni e le attività
culturali, e Luigi Malnati, soprintendente archeologico della Lombardia, presiederanno la sessione sulla gestione
dei siti d'arte rupestre del patrimonio mondiale, voluta dall'Unesco. Il Simposio proseguirà il 23 e il 24 con le
delibere e le raccomandazioni rivolte agli enti internazionali per le future decisioni politiche.

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L’ECO DI BERGAMO, 18 MAGGIO 2007
Domani pomeriggio “porte aperte” allo stabilimento di Villongo
Argomm entro l’anno in Romania
Argomm, azienda di Villongo specializzata nella fornitura di guarnizioni in gomma per il settore automobilistico, apre per la
prima volta le porte dello stabilimento per una visita al sito produttivo. L'iniziativa, denominata «Argomm Porte aperte» è in
programma domani, dalle 14 alle 18 ed è rivolta ai dipendenti alle famiglie ed invitati.
L'azienda di Villongo, che ha realizzato nel 2006 un fatturato 2006 superiore ai 34 milioni di curo e conta 250 dipendenti,
rappresenta la capofila e quartier generale della Ar Group di proprietà della famiglia Galizzi. Rientrano nel gruppo, che com-
plessivamente conta 415 dipendenti (330 in Italia), altre quattro realtà produttive: due in Spagna, Armoltec a Barcellona e
Armoltec Sur in Andalusia, Plastic Division a Sulbiate (Milano) ed infine l'officina stampi Ar Form.
Sul finire del 2006 il gruppo orobico, specializzato nella fornitura di parti di componenti per gruppi fornitori delle case
automobilistiche, ha anche avviato la costruzione di un nuovo sito produttivo ,a Timisoara in Romania. Il nuovo stabilimento
con una superficie di 5 mila metri quadrati ed una ventina di addetti, diventerà operativo entro l'anno: l'operazione comporta
un investimento stimato in circa 2 milioni di euro.
Su «Argomm Porte aperte», che rientra nelle iniziative volute per festeggiare il venticinquestimo anniversario di fondazione
dell'azienda nata nel 1981, ha chiarito il presidente Gianluigi Galizzi: «È la prima volta che apriamo lo stabilimento. Sarà
l'occasione per un incontro informale con le famiglie dei nostri collaboratori e con le istituzioni locali. Mi preme sotto-
lineare, che Argomm ha conseguito già dal 2002 la certificazione ambientale Iso 1400l», questo a testimoniare l'importanza
data dall'azienda al territorio. Domani pomeriggio sarà possibile visitare anche l'officina meccanica Ar-Form.


L’ECO DI BERGAMO, 18 MAGGIO 2007
Verso le elezioni. Alle urne in 4.156, tra cui 12 stranieri e 17 giovanissimi. Uno diventerà maggiorenne
proprio il 27 maggio
Sovere, sindaco per un pugno di voti
Cinque candidati si contendono la guida del Comune...
di Elia Mutti

«E se fossero i 17 giovanissimi che votano per la prima volta a determinare chi governerà Sovere? E se a far pendere il piatto
della bilancia fosse proprio quel giovanotto che compie i 18 anzi il 27 maggio? E se a decidere il tutto saranno i 12
extracomunitari, diventati cittadini italiani di recente e iscritti alle liste elettorali soltanto da quest'anno?». queste sono le
domande che molti soveresi si pongono alla vigilia delle amministrative per sottolineare che lo scarto tra la lista vincente e le
altre sarà quasi sicuramente minimo. La presenza di cinque candidati sindaco per 4.156 votanti, stupisce parecchie persone. I
ben informati sostengono che per essere eletto sindaco occorre ottenere almeno mille preferenze, un'impresa non facile se si
considera che il 26 maggio 2002 la lista di Arialdo Pezzetti si impose sulle altre due con 1.195 voti su un totale di 3.074.
Intanto si stanno battendo a tappeto il capoluogo e le frazioni per conquistare gli incerti. Ognuno di loro si presenta agli
elettori col programma dove, sia pure con ordine di priorità diverso, viene fornito un elenco dettagliato: valorizzazione del
territorio, opere pubbliche, tributi locali, salute, ordine pubblico, cultura, politiche sociali, sicurezza, viabilità, attività
produttive, sport, ecologia e ambiente. E la gente sembra più riservata del solito: pur di non lasciare intuire le proprie
simpatie politico-amministrative, spesso si glissa anche sulle esigenze più urgenti del paese. Esiste comunque un dato
significativo che accomuna la popolazione di Sovere. Elettori e non auspicano che il prossimo quinquennio venga
caratterizzato da un lavoro assiduo e produttivo da parte degli amministratori e di grande serenità per l'intera popolazione.
Sul fronte del numero degli abitanti, Sovere, con i suoi 5.103 residenti si avvicina a grandi passi al superamento di Lovere e
punta a diventare, dopo Costa Volpino, il paese più popoloso dell'Alto Sebino. Il grande sviluppo edilizio registrato negli
ultimi armi, oltre a variare e ridisegnare la periferia dei centri storici, ha creato anche le condizioni per una notevole
immigrazione di extracomunitari ma, allo stesso tempo, ha portato in dote una serie di problemi da risolvere. Sovere deve
trasformare il capoluogo e le frazioni in un'unica entità realizzando una fitta rete di collegamenti pedonali e automobilistici,
portando a compimento le opere pubbliche già iniziate o in fase di avviamento, incrementando gli impianti tecnologici,
potenziando il settore dei servizi sociali, favorendo la convivenza e l'integrazione con chi proviene da altre nazioni,
migliorando le attrezzature sportive, affidando la gestione di alcuni importanti servizi a enti e organizzazioni
sovraccomunali. Un capitolo a parte riguarda la tutela e la valorizzazione dell'ambiente. Un'opera qualificante è
rappresentata dalla trasformazione in parco pubblico dell'ampia area comunale e demaniale compresa tra il filatoio, la
località Piombo, la zona sottostante la scuola per l'infanzia e l'alveo del Borlezza.



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L’ECO DI BERGAMO, 18 MAGGIO 2007
Castro
In mille per l’ultimo saluto all’operaio della Lucchini
Chiesa gremita, il paese si è fermato. Nell’omelia un richiamo a una maggiore attenzione alla
sicurezza nei luoghi di lavoro
di Elia Mutti

«Siamo veramente sicuri che tutti abbiano fatto quanto era di loro competenza per evitare che sul posto di lavoro
accadano simili tragedie?». È con questo inquietante interrogativo che il parroco di Castro, don Lodovico Sizana,
si è rivolto agli oltre mille fedeli che, ieri pomeriggio, hanno partecipato al funerale del cinquantenne Vittorio
Bendotti, l'operaio della Lucchini Sidermeccanica che, lunedì scorso, è rimasto schiacciato sotto il peso di due
travi di ferro.
Il perentorio richiamo alle responsabilità personali dei datori di lavoro e delle maestranze è stato il motivo
conduttore dell'omelia, ascoltata con attenzione e nel massimo silenzio anche da chi, non avendo potuto entrare in
chiesa perché stracolma di fedeli, ha assistito alla Messa funebre dal sagrato e dalle strade vicine. Ad
accompagnare Bendotti all'ultima dimora c'era una folla di circa mille persone: quasi tutta la popolazione e le
autorità civili di Castro, i responsabili dei sindacati del comprensorio, molti amici provenienti dai paesi vicini e
gran parte dei compagni di lavoro a cui la direzione della Lucchini aveva concesso un apposito permesso di
quattro ore. Sono stati proprio questi ultimi, commossi fino alle lacrime, a portare in spalla il feretro dello
sfortunato amico. Davanti alla bara coperta di rose c'erano tante ghirlande variopinte, immediatamente dietro, la
moglie dello scomparso, Luisa Agosti sorretta da un fratello, e i «pulcini» della Sebinia Calcio, compagni di
squadra del piccolo Marco. Al termine del funerale il corteo ha attraversato l'antico borgo di Castro e ha
raggiunto il cimitero ai piedi della Rocca per la tumulazione.
In attesa che gli organi competenti completino le indagini in corso per stabilire le cause e le modalità
dell'infortunio costato la vita a Bendotti, le persone presenti alle esequie hanno preferito evitare di commentare
l'aspetto tecnico dell'accaduto, ma si sono soffermati sulla personalità dell'operaio: «L'enorme carica di
entusiasmo con cui si dedicava al lavoro, allo sport e alle altre attività di°1 tempo libero, ma soprattutto la grande
passione che nutriva nei confronti della famiglia, lo faceva sembrare molto più giovane di quanto diceva la sua
carta di identità. Era cordiale e disponibile con tutti, ci mancherà molto».
Vittorio Bendotti è morto agli Ospedali Riuniti di Bergamo alle 18 di lunedì scorso, sei ore dopo essere stato
protagonista dell'incidente accaduto nel reparto fucinatura della «ferriera» di Lovere. Verso mezzogiorno, mentre
con una gru stava spostando due barre di ferro pesanti alcune tonnellate, per cause tuttora in corso di
accertamento, il carico lo ha colpito in pieno e lo ha imprigionato e schiacciato contro un carrello. Gravissime le
ferite riportate sia al bacino sia alle gambe. L'infermiere dello stabilimento ed alcuni compagni di reparto sono
subito corsi in suo aiuto e, dopo essersi resi conto della gravità dell'accaduto, hanno chiesto l'intervento del 118,
dei carabinieri, dei tecnici dell'Asl dell'Alto Sebino e dei vigili del fuoco volontari di Lovere. Trasportato in
eliambulanza all'ospedale cittadino, è stato condotto in sala operatoria dove i medici l'hanno sottoposto ad una
serie di delicati interventi chirurgici. La situazione è andata però peggiorando con il trascorrere delle ore: Vittorio
Bendotti ha cessato di vivere alle 18. Non appena venuti a conoscenza che il collega era morto i dipendenti della
Lucchini si sono allontanati dal posto di lavoro e, in accordo con i sindacati di zona e le Rsu, si sono ripresentate
in fabbrica alle 22 di martedì.




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