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2 gennaio

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2 gennaio
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12/10/2011
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LA REPUBBLICA, 2 GENNAIO 2010



Via alla class action in Italia, la prima contro le banche

Intesa e Unicredit citate per le commissioni sui conti in rosso

di Vittoria Puledda



Ai nastri di partenza, pronti a scattare, c'erano gli avvocati del Codacons. Che ieri, al primo giorno utile, hanno

presentato ai Tribunali di Torino e Roma due ricorsi contro le banche, per le commissioni che hanno sostituito il

balzello sul massimo scoperto; un'iniziativa resa possibile dall'entrata in vigore, anche in Italia, della legge che

disciplinale class action. Da ieri infatti è possibile promuovere azioni collettive per far valere i propri diritti

violati (anche se in versione attenuata rispetto al testo originario) e così il Codacons ha potuto intraprendere la

prima azione legale contro Intesa Sanpaolo e Unicredit.

«Anche in Italia diventa finalmente operativo uno strumento di civiltà, essenziale per la tutela dei consumatori e

già attivo in altri paesi sviluppati» ha sottolineato Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo economico,

ricordando che «ora è più semplice, concreto ed effettivo l'esercizio dell'azione collettiva e viene semplificato il

meccanismo di liquidazione del danno». Tuttavia, altri puntano il dito sulla versione "edulcorata" della legge: «Il

governo - afferma il responsabile economia del Partito Democratico, Stefano Fassina - ha mutilato lo strumento

della class action rispetto alla legge voluta dal ministro Bersani. Ha reso infatti enormemente più complicato e

costoso per i cittadini-consumatori difendersi dagli abusi e dai disservizi, e ha indebolito le possibilità

d'intervento delle associazioni dei consumatori: Scajola fa propaganda».

Tornando alla class action contro le commissioni bancarie, per gli istituti di credito il conto rischia di essere

salato: secondo le stime dell'associazione in difesa dei consumatori, se il Tribunale accoglierà l'azione promossa

dal Codacons, la somma che potrà essere richiesta in giudizio dalle migliaia di correntisti interessati sarà pari ad

un miliardo di euro per ciascuna banca. E non è detto che sia l'unico pedaggio che gli istituti di credito si

troveranno a fronteggiare: la class action partita ieri ufficialmente, infatti, prende le mosse dalla denuncia

dell'Antitrust di un paio di giorni prima, che proprio alla vigilia della fine dell'anno ha preso carta e penna ed ha

spedito una lettera al governo, al Parlamento e alla Banca d'Italia, spiegando che la commissione di massimo

scoperto abolita per legge in agosto è rientrata dalla finestra. E come spesso accade, la "recidiva" è stata anche

peggiore della malattia iniziale. Chi si trova ad andare "in rosso" sul conto corrente senza avere un fido paga

tanto più di prima: il doppio ma anche fino a quindici volte di più rispetto al vecchio "massimo scoperto", in

cinque casi sui sette analizzati (ma le banche sono molte di più, perché sono state prese in esame anche le

controllate). La situazione migliora nel caso ci sia un fido accordato ma anche stavolta c'è un effetto perverso: il

balzello dello 0,5%a trimestrale, infatti, è più basso rispetto ai valori medi precedenti ma ha lo svantaggio di

essere applicato comunque (è una commissione fissa ora) e non solo se si va in rosso. Quindi, spiega l'Antitrust, il

vantaggio c'è solo se si utilizza il fido almeno per la metà; insomma, sono penalizzati i clienti più virtuosi.





LA REPUBBLICA, 2 GENNAIO 2010



Il dossier. Più tutele e meno spese legali, ecco la legge

salva-consumatori

di Luisa Grion



Dopo un anno e mezzo di attese, rinvii e polemiche parte la class action all'italiana, ovvero la possibilità per i

consumatori d'intraprendere un'azione collettiva contro l'azienda che li ha danneggiati. Una versione - la nostra -

molto diversa dal modello americano e molto meno severa, se non altro perché ammette solo il risarcimento per il

torto subito e non prevede il cosiddetto «danno punitivo», ovvero quella sorta di super sanzione che i giudici

d'oltreoceano possono attribuire all'azienda per indurla a non ripetere più il comportamento incriminato. Alla

class action made in Itaty si è arrivati dopo due rinvii e diverse modifiche al testo originario. A introdurre il

concetto di azione collettiva era stato infatti ilgovemoProdiconlaFinanziaria2008: il testo doveva entrare in

vigore nel giugno dello stesso anno, ma il governo Berlusconi lo rinviò prima all'inizio del 2009, poi al luglio

2009, infine - dopo averlo modificato - al primo gennaio de12010. Ora dunque ci siamo, ma va precisato chela

class action non è retroattiva e può essere applicata solo agli illeciti commessi dal 16 agosto 2009 in poi. Il che



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esclude che i consumatori possano procedere collettivamente contro i grandi scandali del più recente passato: dal

caso Parmalat alla Cirio, dall'Alitalia alla Lehman Brothers, dai bond argentini alla rivalsa sull'aumento delle

tariffe assicurative che - qualche anno Fa - ispirò il dibattito sull'azione di ceppo.

Comunque sia, il consumatore danneggiato può agire in proprio o dare mandato ad una associazione e le altre

«vittime» potranno decidere di aderire all'azione già promossa senza dover ricorrere al patrocinio di un avvocato

personale. Se il singolo rinuncerà alla class action, nulla gli impedirà di tutelare in proprio i suoi diritti, ma sarà

escluso dal risarcimento ottenuto collettivamente. All'azione potrà ricorrere chi ha subito le conseguenze di

comportamenti o pratiche commerciali scorrette, chi ha acquistato un prodotto difettoso o pericoloso, chi ha

subito un inadempimento contrattuale. L'idea di fondo resta quella di favorire gli utenti danneggiati che, agendo

da soli, non avrebbero le risorse necessarie per chiamare in tribunale la grande azienda. La legge prevede che il

consumatore possa dare mandato ad una associazione o indire l'azione collettiva da solo: novità, questa,

introdotta con le ultime modifiche e che non è piaciuta per niente alle associazioni stesse. «Non vorrei che questa

possibilità finisca con il danneggiare la class action - dice Rosario Trafiletti di Federconsumatori - fatto salvo il

diritto del cittadino a procedere da solo e pur vero che la class action dovrà superare il giudizio di ammissibilità

da parte del giudice. Non sempre il singolo ha la possibilità di raccogliere i dati necessari a superare l'esame, te-

mo che il pericolo di bocciatura sia, in questi casi, più elevato. E' vero che poi l'associazione potrà a sua volta

avviare l'azione collettiva, ma con una sentenza sfavorevole, la partenza sarebbe in salita». Perplesso anche Paolo

Landi di Adiconsum: «Si affida ai consumatori l'onere di avviare un'azione collettiva quando gli stessi hanno già

difficoltà a ricorrere al giudice per i propri problemi».

Guarda caso - dicono - Confindustria che prima protestava contro il testo, dopo l'introduzione di questa modifica

non ha protestato più. In più, avvertono, il periodo di rodaggio della class action potrebbe essere lungo perché nei

tribunali devono ancora essere formate sezioni ad hoc.

Le critiche accompagnano anche l'introduzione dell'azione collettiva nella pubblica amministrazione: l'utente

potrà fare ricorso contro gli uffici pubblici o le concessionarie di servizi pubblici, ma otterrà solo il ripristino

dell'efficienza, non il risarcimento del danno. «È una bufala» protestano i consumatori.





LA REPUBBLICA, 2 GENNAIO 2010

Guidano Rocca, Del Vecchio, Benetton, quarto Berlusconi. Si risolleva Zaleski e spunta Gheddafi

I Paperoni d’Italia non sentono la crisi

Il rimbalzo in Borsa del 2009 frutta 13 miliardi, salgono a 14 miliardi di euro

di Ettore Livini



La crisi non abita a Piazza Affari, specialmente ai suoi piani più alti. Mentre il paese reale archivia un 2009 da

dimenticare - con 500mila posti di lavoro persi nell'arco di dodici mesi – la Borsa di Milano ha regalato ai

super-ricchi d'Italia un’annata d'oro. Il club dei miliardari in euro (l'esclusivo circolo degli imprenditori con un

portafoglio azionario a nove zeri) si è ampliato nel periodo da 11 a 14 membri. E il patrimonio complessivo di

questi Paperoni è cresciuto, dal gennaio scorso, di 13 miliardi di euro, come dire un guadagno medio giornaliero

di 2,5 milioni a testa.

Sul trono più alto di Bill Gates tricolori sono tornati a sedersi i Rocca. La famiglia che controlla il gruppo Tenaris

ha iniziato l'anno con in tasca poco più di 5 miliardi di euro in azioni. Poi i listini hanno fiutato la ripresa, e le

azioni del colosso siderurgico - che pochi mesi fa ha annunciato il taglio di mille posti di lavoro su 2.800 in Italia

- hanno ripreso a correre (+107% da gennaio). Ora i soci di controllo hanno potuto così festeggiare San Silvestro

sotto il vischio con 10,6 miliardi nel salvadanaio, più del doppio di 12 mesi fa.

È la dura legge della finanza, dicono i liberisti duri e puri: la Borsa - spiegano – anticipa al ribasso le crisi (nel

2008 i plutocrati tricolori avevano perso la bellezza di 26 miliardi) ma poi torna a salire prima della ripresa

dell'economia reale. Fosse vero, la congiuntura tricolore avrebbe davanti a sé un futuro tutto in rosa: tra i 14

miliardari di Piazza Affari, ben 12 hanno chiuso il 2009 con guadagni compresi tra un minimo del 33% e un

massimo del 121% (l'exploit riguarda la famiglia Agnelli).

Uniche eccezioni i Boroli-Drago (De Agostini) - penalizzati dalle difficoltà sul listino della loro Lottomatica - e i

Moratti che hanno bruciato in dodici mesi più di 100 milioni.

Il podio dei maggiori investitori azionari italiani, a parte i Rocca, è monopolio del Nord Est. Leonardo Del

Vecchio consolida la sua seconda pozione con oltre 8 miliardi (+37%) di patrimonio grazie al rialzo di Luxottica,

mentre la famiglia Benetton chiude i12009 con nel portafoglio 1,6 miliardi in più. Festeggia pure, ad Arcore,

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Silvio Berlusconi. Dopo qualche tempo di difficoltà, Mediaset e Mediolanum sono riuscite a rialzare la testa a

Piazza Affari. E in un anno patrimonialmente difficile per le sue vicende familiari - causa richiesta di divorzio

della moglie Veronica Lario - il premier può almeno consolarsi con un tesoretto azionario personale salito da 2,9

a 3,9 miliardi, cifra che gli vale il quarto posto nell'Olimpo dei superricchi tricolori. Una bella boccata

d'ossigeno: il Cavaliere si è messo in tasca un guadagno secco di 83 milioni al mese, ben di più dei 3, 5 milioni di

assegno di mantenimento richiesti - secondo indiscrezioni mai confermate - dalla consorte.

Tra le new entry in graduatoria, la posizione più alta spetta al colonnello Muhammar Gheddafi. Il leader libico,

entrato con grande tempismo nel capitale della banca Unicredit, archivia il suo 2009 con una performance

(+82%) da Warren Buffett mediterraneo e con un gruzzoletto volato a 1,8 miliardi. Così si piazza appena alle

spalle di Romain Zaleski, l'imprenditore franco-polacco che solo dodici mesi fa sembrava sull'orlo di una

catastrofica bancarotta e che invece ora, grazie al boom del mercato, è tornato a respirare, con 2,5 miliardi nel

portafoglio (+33%) che hanno parecchio allentato l'assedio delle banche creditrici.

Molto meno brillante il risultato (+6%) per il vero Moloch di Piazza Affari: lo stato italiano. Le quote pubbliche

in Enel, Eri, Finmeccanica e Tema - Cassa depositi e prestiti compresa - hanno regalato al dicastero di Giulio

Tremonti, oltre a quasi 2 miliardi di dividendi, un aumento di valore complessivo di 3 miliardi. Comunque un

bell'aiuto, per le casse pubbliche.





LA REPUBBLICA, 2 GENNAIO 2010



Apparizioni

di Sebastiano Messina



Da quando Silvio Berlusconi si è manifestato al centro commerciale di Arcore, lasciando che le cassiere vedessero da vicino

le sue ferite cicatrizzate, non si contano le segnalazioni di avvistamenti e apparizioni. Una pensionata di Brescia giura di aver

visto spuntare lacrime di sangue su una sua foto: Palazzo Chigi non ha confermato né smentito. Tre pastorelle di Potenza

affermano di averlo visto apparire in una grotta, circondato di luce e avvolto in un mantello d'oro: Palazzo Chigi non ha

confermato né smentito. In provincia di Sassari due pescatori hanno raccontato di averlo avvistato mentre passeggiava sulle

acque: Palazzo Chigi non ha confermato né smentito. Un assicuratore di Livorno sostiene di averlo visto discutere di riforme

con Bersani: Palazzo Chigi ha smentito.





IL SOLE 24 ORE, 2 GENNAIO 2010



Pensioni, via ai nuovi esodi

Si riaprono le finestre per gli assegni di anzianità e vecchiaia

di Sergio D’Onofrio



Ripartono le pensioni di anzianità e di vecchiaia. Per il ritiro anticipato la prima finestra del 2oio, che si è aperta

ieri, sarà gettonata soprattutto dai dipendenti con 4o anni di contributi e con meno di 57 anni di età. Ad essi si

aggiungono coloro, inclusi gli autonomi, che hanno maturato il requisito entro il 30 giugno del 2009, vale a dire

prima dell'entrata in funzione delle quote fissate dalla legge 247/2007 sul welfare. La prossima tornata si presenta

invece di normale routine per la pensione di vecchiaia, per la quale sono previsti quattro scaglioni all'anno.



Con almeno 40 anni

Chi ha fatto il pieno di contributi (40 anni) ha a disposizione quattro finestre all'anno. Per i dipendenti le uscite di

gennaio e aprile si aprono se il requisito contributivo è stato raggiunto rispettivamente entro il 30 settembre e 31

dicembre. Mentre per quelle successive di luglio .e ottobre viene richiesta anche un'età minima di 57 anni. In

questo modo si ritardano le uscite dei più giovani ma al tempo stesso si penalizzano coloro che raggiungono i 40

anni di contribuzione nel primo semestre dell'anno. Per costoro infatti si allungano i tempi di attesa e aumenta il

numero di mesi non utilizzabili ai fini del calcolo della pensione, visto che il periodo eccedente i 40 anni non

viene comunque conteggiato.

Agli autonomi non è richiesto un minimo di età ma le finestre sono distanziate di tre mesi rispetto ai dipendenti.

Possono mettersi in pensione dal l'ottobre o nell'anno successivo dal 1° gennaio, dal 1° aprile,dal 1° luglio a

seconda che il requisito venga maturato entro il primo, secondo, terzo o quarto trimestre dell'anno.

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Con meno di 40 anni

Chi matura la pensione di anzianità con meno di4o anni di contributi può contare solo su due uscite all'anno. I

dipendenti, a seconda che i requisiti contributivi e anagrafici vengano raggiunti nel primo o secondo semestre

possono lasciare il lavoro rispettivamente dal i° gennaio o dal i'luglio dell'anno successivo. Di conseguenza la

prima finestra del 2oio si apre per coloro che entro il 30 giugno scorso hanno raggiunto 35 anni di contributi e 58

di età. A gennaio semaforo verde anche per artigiani, commercianti e coltivatori diretti che possono mettersi in

pensione se entro il 31 dicembre del 2008 possono far valere 35 anni di versamenti e 59 di età. Con la finestra di

gennaio via libera anche per le donne che si sono avvalse dell'opzione per il contributivo prevista dalla riforma

Maroni e confermata dalla legge 247/07 sul welfare.

Le finestre sono quelle previste per i pensionamenti di anzianità maturati con meno di 4o anni di contributi. La

pensione decorre quindi dal mese prossimo per le lavoratrici dipendenti che entro il 30 giugno del 2oog possono

far valere 57 anni di età e 35 di contributi. Le condizioni sono meno favorevoli per le autonome alle quali si

chiedono 58 anni di età e 35 di versamenti entro la fine del 2008.



Finestre per la vecchiaia

Dal 1° gennaio 2008 anche i pensionati di vecchiaia (65 anni se uomini e 60 se donne) devono fare i conti con le

finestre. Per i dipendenti il primo assegno scatta dal primo mese del secondo trimestre successivo a quello in cui

sono stati maturati i requisiti anagrafici e contributivi. A gennaio, quindi, possono lasciare il lavoro coloro che

entro il 30 settembre scorso hanno maturato i requisiti di età e di contribuzione (almeno 2o anni nel sistema

retributivo o misto). Le finestre sono più distanziate per gli autonomi, per i quali l'assegno decorre dal primo

mese del terzo trimestre successivo a quello in cui hanno acquisito il diritto. La pensione decorre da gennaio se i

requisiti sono stati raggiunti entro il 30 giugno 2009.

Infine, dal 1° luglio 2oog sono cambiati i requisiti per la pensione di anzianità maturata con meno di 40 anni di

contributi. Fino a tutto il 2010, i dipendenti acquisiscono il diritto con quota "95" (59 anni di età e 36 di contributi

o 60 di età e 35 di versamenti). Considerato che la finestra si apre dal secondo semestre successivo a quello in cui

si matura il requisito, la prima uscita utile è quella del 1° luglio 2010. Agli autonomi si applica invece quota "96".

Le finestre si aprono dal terzo semestre successivo a quello in cui si maturano i requisiti. Chi li ha perfezionati tra

luglio e dicembre il 2009 potrà mettersi in pensione solo dal l'gennaio 2011.





IL SOLE 24 ORE, 2 GENNAIO 2010



Per il costo del lavoro aumenti circoscritti

di Antonio Cannioto e Giuseppe Maccarone



Da quest'anno alcune categorie dovranno fare i conti con novità riguardanti contributi, previdenza e assistenza.

Per gli iscritti alla gestione separata Inps, non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie e non

pensionati, prosegue il graduale aumento della contribuzione disposto dalla legge 247/07. Per il 2010 è previsto

l'aumento di un punto percentuale. In conseguenza, il carico della contribuzione da versare si attesterà nella

misura del 26,72% (26% più 0,72 di aliquota aggiuntiva per il finanziamento della tutela relativa alla maternità,

agli assegni per il nucleo familiare, alla degenza ospedaliera e, per determinate categorie, alla malattia). Per i

collaboratori titolari di pensione o iscritti in altre gestioni l'aliquota resta al 17 per cento. Per i collaboratori,

iscritti alla gestione separata Inpgi, non titolari di altra posizione assicurativa, l'aliquota contributiva aumenta di

4,65 punti passando al 24,12%, comprensiva dello 0,72% per maternità, congedo parentale, Anf, indennità di

malattia e degenza ospedaliera. Per i cococo Inpgi, titolari di altra posizione assicurativa o pensionati, l'aliquota

passa al 15,3% con un aumento del 2,55.



Dirigenti

Alcune novità riguardano il Previndai (fondo complementare per i dirigenti di aziende industriali). È previsto, per

tutti i dirigenti, un massimale contributivo unico pari a i5omila euro. Un'altra novità inerisce l'obbligo di

versamento dei contributi sull'indennità sostitutiva di preavviso che diventa imponibile per tutti i dirigenti (lo era

solo per i vecchi iscritti). Per i dirigenti - con più di sei anni di anzianità dirigenziale - per i quali viene versato un

contributo sia dall'azienda, sia dal lavoratore, per il 2010 la contribuzione a carico del datore non può essere

inferiore a 4mila euro elevati a 4.5oo nel 2012 e a 4.8oo euro per il 2013.



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Aumentano anche i contributi al fondo di assistenza sanitaria per i dirigenti di aziende industriali (Fasi). Per il

2010 l'impresa, per il dirigente iscritto (o che si iscrive al fondo) deve pagare 2.640 euro, mentre per ogni

dirigente in forza, anche non iscritto al Fasi, sono dovuti solo 1.064 euro (erano 972). Il dirigente in forza e

iscritto, paga 800 euro.

Per gli artigiani e commercianti continuano ad applicarsi le aliquote già utilizzate nel 2009.

Per i lavoratori dipendenti la finanziaria 2010 ha previsto la proroga - per quest'anno - delle contribuzioni Cigs e

mobilità per le imprese commerciali con più di 5o dipendenti, per le agenzie di viaggio e turismo con più di 50

dipendenti e per le imprese di vigilanza con più di 15 dipendenti. I datori di lavoro agricolo, che impiegano

operai a tempo indeterminato e determinato ed assimilati, nonché le aziende del settore della pesca, esercitata con

navi minori e galleggianti saranno, invece, coinvolti nell'annuale incremento (0,20%) della contribuzione

datoriale. Per i cococo, gli artigiani, i commercianti e i dipendenti, alcune contribuzioni sono calcolate su

massimali o su retribuzioni convenzionali, soggette a rivalutazione annuale. I nuovi importi potranno essere

individuati con esattezza solo dopo la pubblicazione dell'indice Istat.



Incentivi

Sul fronte degli incentivi nel 2010 continueranno le misure - ancora, peraltro, in attesa di disciplina - introdotte

dalla legge 33/09 (articolo 7-ter, comma 7) per l'assunzione di lavoratori destinatari per gli anni 2009 e 2010 di

ammortizzatori sociali in deroga. Inoltre, anche nel 2010, opererà lo sgravio contributivo sulle erogazioni

previste dai contratti di secondo livello. Sempre sul fronte delle riduzioni del costo del lavoro, è opportuno

segnalare anche l'aumento della misura compensativa (prevista dal Dl n. 203/2005) a favore dei datori di lavoro

che si spossessano, in tutto o in parte, del Tfr. Per il 2010 la riduzione è stabilita, per ciascun lavoratore, nello

0,23% (nel 2009 era 0,21%) L'agevolazione deve essere rapportata alla percentuale di Tfr maturando conferito

alle forme pensionistiche complementari e/o al fondo di Tesoreria.





CORRIERE DELLA SERA, 2 GENNAIO 2010



La corsa a ostacoli della “class action”

Dalla competenza dei tribunali all’onere di pubblicità, tutte le difficoltà pratiche dell’azione

collettiva

di Sergio Rizzo



«I signori banchieri allergici a regole e leggi che si sentono i nuovi padroni del vapore», come li chiamano il

senatore dipietrista Elio Lannutti, fondatore dell'Adusbef, e il presidente di Federconsumatori Rosario Trefiletti,

si preparino a tremare. Presto gli arriveranno fra capo e collo una serie di class action promosse dalle associazioni

dei consumatori, scandalizzate da quanto segnalato giorni fa dall'Antitrust di Antonio Catricalà, e cioè che le

nuove commissioni bancarie sostitutive del massimo scoperto, abolito per decreto, sono in realtà ancora più care.

Ha cominciato subito il Codacons il giorno di Capodanno, citando Intesa Sanpaolo e Unicredit.

«Si tratta della prima azione collettiva in Italia - ha commentato ieri il presidente del Codacons, Carlo Rienzi - e

speriamo serva per disincentivare i colossi economici a fare scorrettezze gravi contro i consumatori che per pochi

euro non farebbero mai causa individualmente». La somma richiesta in giudizio dai correntisti sarà pari a circa i

miliardo di euro per ciascuna banca. Ma quanto al tremore che a questo punto dovrebbe assalire i banchieri, c'è

qualche legittimo dubbio. Sentite che cosa dice della class action l'Assonime: «Ci sono elementi di positività

nell'affidamento a tribunali predefiniti, perseguendo così l'obiettivo di una giurisprudenza più uniforme». Una

sviolinata piuttosto singolare, considerando che si tratta dell'associazione delle società per azioni, ovvero i

soggetti che per definizione rappresenterebbero proprio il bersaglio delle azioni collettive. E che non è

certamente passata inosservata alle organizzazioni dei consumatori. «La nuova legge piace solo alle aziende», è

stato il commento di Sergio Veroli, presidente del Consumer's forum. Mentre il segretario dell'Adiconsum, Paolo

Landi, ha allargato le braccia: «Con questa legge ci sono poche speranze di ottenere i risarcimenti». Insomma, se

qualcuno di loro si fosse mai illuso di poter emulare Ralph Nader, il mitico padre della ciass action americana,

riponga ogni velleità.

Intanto perché qui l'azione collettiva non può essere promossa dalle associazioni dei consumatori, come invece

era previsto nella precedente norma varata alla fine del 2oo7 dal governo Prodi. A metterla in moto devono

essere singoli consumatori, che possono poi conferire mandato a un'associazione. Ma senza le iniziative

individuali la corsa a ostacoli, di cui questo è soltanto il primo, non parte. Per avviare un'azione collettiva è anche

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necessario che i diritti da tutelare siano Mentici». Facciamo il caso dell'azione collettiva nei confronti delle

banche. I diritti dei consumatori sono tutti «identici»? Anche se quelle commissioni più onerose del massimo

scoperto sono tutte diverse fra di loro e si chiamano pure in modo differente, chi «tasso di sconfinamento», chi

«commissione di istruttoria urgente», chi ancora «commissione per messa a disposizione di fondi»? Prendendo

alla lettera la norma, qualcuno potrebbe obiettare di no: secondo ostacolo. Veniamo al problema dei tribunali.

Sono competenti soltanto quelli dei capoluoghi di Regione dove ha sede l'impresa. Senza considerare che per

Marche, Abruzzo, Umbria e Molise è competente solo quello di Roma. E per Basilicata e Calabria, quello di

Napoli. Che cosa significa questo? Che se l'azienda ritenuta responsabile di un disservizio o di un danno

collettivo che si è verificato in tutta Italia è di Milano, ecco che i promotori dell'azione collettiva devono andare a

Milano. Soldi e tempo: terzo ostacolo.

Chi fa un'azione collettiva è inoltre obbligato a pagarsi la pubblicità. Come e dove, lo stabilisce il giudice. Al

proposito, la legge è tassativa «L'esecuzione delle pubblicità è condizione di procedibilità della domanda»: quarto

ostacolo. Il giudice può quindi dichiarare l'azione inammissibile nel caso in cui sia «manifestamente infondata»,

quando «sussista un conflitto d'interessi», oppure se «non ravvisa l'identità dei diritti individuali tutelabili» o «il

proponente non appare in grado di curare adeguatamente l'interesse della classe». Traduzione: il tribunale può

sempre decidere che non c'è la rappresentatività: quinto ostacolo.

Ma questo è niente rispetto al sesto ostacolo. Leggiamo il comma 8 dell'articolo 49 della legge 99 del 2009,

quella che con la firma del ministro dello Sviluppo Claudio Scajola ha stabilito come deve funzionare la class

action all'italiana: «Con l'ordinanza di inammissibilità, il giudice regola le spese, anche ai sensi dell'articolo 96

del codice di procedura civile, e ordina la più opportuna pubblicità a cura e spese del soccombente». Cioè, nel

caso in cui il tribunale rigetti come non ammissibile la domanda di azione collettiva, non solo i proponenti

devono pagare la pubblicità per informare tutti della propria sconfitta, ma rischiano pure di dover risarcire

l'impresa che hanno chiamato in giudizio. L'articolo 96 del codice di procedura civile è, infatti, quello che regola

la lite temeraria: « Se risulta che la parte soccombente ha agito in giudizio con mala fede o colpa grave il giudice,

su istanza dell'altra parte, la condanna, oltre che alle spese, al risarcimento dei danni».

Ma il quadro non è ancora completo. Perché il comma 12 contiene anche una clausola di salvaguardia per le

imprese che gestiscono «servizi pubblici o di pubblica utilità». Per esempio le Ferrovie, o l'Alitalia, o le aziende

municipalizzate. Ebbene, «in caso di accoglimento di un'azione di classe» nei loro confronti, «1 tribunale tiene

conto di quanto riconosciuto in favore degli utenti e dei consumatori danneggiati nelle relative carte dei servizi

eventualmente emanate». Carte dei servizi che generalmente prevedono il rimborso del biglietto. Infine, e non è

un dettaglio, le azioni collettive possono essere applicate soltanto agli «illeciti» compiuti dopo il primo gennaio

2oio. Il che mette ulteriormente in crisi i propositi di Lannutti e Trefiletti, ed esclude del tutto per i consumatori

la possibilità di rivalersi nei confronti dei grandi crac finanziari, come Cirio e Parmalat.

E pensare che la nostra class action nasce proprio da lì. Le pressioni delle associazioni dei consumatori

cominciarono a diventare molto forti proprio all'inizio del 2004, in concomitanza del caso Parmalat. Vicenda che

presentò un evidente paradosso: i risparmiatori italiani non erano in condizione di avviare un'azione collettiva in

patria ma potevano partecipare a una class action promossa contro Parmalat a New York. I moduli erano

disponibili online. L'impatto degli scandali fu così violento che la Camera approvò una legge a razzo, nel luglio

del 2004. Quasi all'unanimità: 437 voti favorevoli e soltanto 8 contrari. Sembrava fatta, invece al Senato la class

action finì nelle sabbie mobili. Il ministro dell'Economia Domenico Siniscalco, durante un'audizione

parlamentare arrivò a dire che avrebbe potuto comportare rischi di «azzardo morale».

Con il governo di Romano Prodi l'operazione ripartì, davanti a un nutrito fuoco di sbarramento. «Le imprese sono

a rischio», insorse la Confindustria. «L'occupazione è a rischio», aggiunsero le assicurazioni. Perfino la

Confcooperative di Luigi Marino decretò: «È una zavorra insostenibile». Mentre qualche perplessità serpeggiava

anche nella maggioranza. Per esempio, dalle parti del ministro della Giustizia Clemente Mastella. E l'opposizione

(che due anni prima aveva pure votato la legge alla Camera) faceva fuoco e fiamme.

«Ci mancherebbe soltanto una class action per far scappare le aziende all'estero», protestò il futuro ministro del

Welfare Maurizio Sacconi. Alla fine, però, l'operazione andò in porto. Certo, l'azione collettiva di Prodi era un

po' all'acqua di rose. Ma gli industriali non la presero comunque bene. Il presidente di Confindustria Luca

Cordero di Montezemolo la definì una «misura all'amatriciana», attirandosi addirittura le rimostranze

dell'Associazione amatriciana nella tradizione. E i giovani avvocati la bollarono «Fals action». In ogni caso, non

avrebbe mai visto la luce.

Il governo di Silvio Berlusconi ne rinviò l'entrata in vigore al primo gennaio 2009g. Poi al primo gennaio 2010,

dopo averla radicalmente modificata. Quella di Prodi non era nemmeno una class action: piuttosto, secondo

Landi dell'Adiconsum, «una specie di conciliazione collettiva».



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Quella di Berlusconi è invece una azione collettiva difficile da avviare, economicamente rischiosa per chi la

promuove, sostanzialmente inefficace nei confronti di chi gestisce servizi pubblici, soprattutto che esclude i

responsabili degli scandali finanziari degli anni passati. A differenza di Prodi, il governo Berlusconi ha però

previsto la possibilità di avviare una specie di class action anche nei confronti della pubblica amministrazione.

C'è riuscito dopo quelle che il suo artefice, il ministro dell'Innovazione Renato Brunetta, ha descritto come

«difficoltà inenarrabili». Fra cui, evidentemente, la ferma opposizione del ministro dell'Economia Giulio

Tremonti. Il risultato è in queste poche parole: chi la promuove non avrà diritto ad alcun risarcimento.



CORRIERE DELLA SERA, 2 GENNAIO 2010



Carovita e sgravi. Via agli aumenti delle tariffe. Incentivi,

è conto alla rovescia

di Giuliana Ferraino



Dalle autostrade al canone Rai, dall'acqua al gas, dal biglietto per il treno a quello per viaggiare in aereo, fino alla

tassa sui rifiuti e all'Rc auto: il 2010 appena iniziato porterà un'ondata di aumenti per i consumatori. Secondo le

stime di Adusbef e Federconsumatori, i rincari peseranno per circa 600 euro a famiglia. A dispetto del decreto

Milleproroghe, che prevedeva il blocco delle tariffe. E, perciò, le associazioni ora chiedono «chiarimenti in

merito» al governo. Ma con il nuovo anno, entro la fine di gennaio, è in arrivo anche il nuovo decreto sugli in-

centivi che, oltre a prorogare quelli sull'auto, scaduti il 31 dicembre, conterrà le nuove misure per rilanciare la

vendite di elettrodomestici e delle cucine, slegati dalle ristrutturazioni edilizie. Ma anche di macchine industriali

e macchine utensili. Con un provvedimento dell'ordine di «i-i,2 miliardi», ha anticipato ieri il sottosegretario allo

Sviluppo economico, Stefano Saglia. «Una cifra plausibile per un intervento importante». Certo, bisognerà fare i

conti con gli equilibri di bilancio. E, spiega, «capire innanzitutto se le risorse provenienti dallo scudo fiscale

siano state prenotate o se invece c'è ancora uno spazio, e poi fare una valutazione d'insieme».

Circa 200 milioni andrebbero a coprire i costi a favore del settore di mobili ed elettrodomestici e riguarderebbero

200 mila cucine e tra i 7-800 mila elettrodomestici, stima Edy Snaidero, presidente del gruppo Snaidero, alla

guida della task force di produttori presso il ministero dello Sviluppo. Rispetto alle norme già in vigore lo scorso

anno, che prevedevano la rottamazione di vecchi elettrodomestici o la ristrutturazioni edilizia in cambio di nuovi

apparecchi di classe energetica A+, il nuovo bonus potrebbe partire dalla classe A ed essere allargato alle cucine

ecocompatibili, con basso contenuto di formaldeide nei pannelli.

Quanto agli incentivi per l'auto, «la questione è muoversi in un quadro europeo. Saranno incentivi legati

all'ecologia delle nuove vetture e meno generosi rispetto al passato», ha precisato Saglia. Il governo sarebbe

orientato perciò a,privilegiare gpl e metano. Molto dipenderà, però, anche dalla trattativa in corso con Fiat sul

piano industriale, che prevede lo stop alla produzione di auto a Termini Imerese.

In attesa dei nuovi incentivi fiscali, gli italiani fanno i conti con i rincari. Alcuni sono già scattati. Dal primo

gennaio il pedaggio ai caselli autostradali è salito in media del 2,7%. Sulle tratte di Autostrade per l'Italia, la

concessionaria che gestisce la principale rete autostradale italiana, gli aumenti sono del 2,4%, ma superano il

1.5% sulla Torino-Novara Est e Novara Est-Milano (Satap tronco A4). Il via libera dell'Authority a un

incremento del 2,8% alle tariffe del gas si tradurrà con un maggiore esborso medio di 28 euro nelle prossime

bollette. La tariffa per lo smaltimento dei rifiuti (Tarsu) crescerà di 35 euro e quella dell'acqua di 18 euro.

Costerà di più muoversi e viaggiare: da 1 a 3 euro in più sui biglietti aerei per il rincaro delle tariffe aeroportuali;

fino a 65 euro in più in media all'anno a causa dei rincari dei treni.

L'Rc auto lieviterà del 15%, con un aggravio di 130 euro per assicurare l'auto. E anche per vedere la tv bisognerà

sborsare 1,5 euro in più, perché il canone Rai salirà a 109 euro.



CORRIERE DELLA SERA, 2 GENNAIO 2010



Cassa integrazione, l’assegno in 48 ore

di Enrico Marro



Chi finirà in cassa integrazione o sotto altri ammortizzatori sociali avrà sempre il sussidio al reddito senza ritardi.

Non ci sarà cioè soluzione di continuità tra lo stipendio e il sussidio, non potrà più accadere che il lavoratore resti

per uno o più mesi senza nulla. Parola del presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, che ha dato notizia della

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nuova procedura di trattamento degli ammortizzatori scattata da ieri all'Inps. «Finora - spiega il presidente - le

domande venivano gestite territorialmente e quindi, soprattutto in certe aree, avevamo dei ritardi rispetto alla

media nazionale di 29 giorni per l'espletamento delle pratiche. Adesso le domande finiranno direttamente nel

database nazionale e il mandato di pagamento verrà emesso entro 48 ore dall'accettazione della domanda». La

procedura accelerata riguarda tutti gli ammortizzatori sociali, dall'indennità di disoccupazione alla cassa

integrazione all'indennità di mobilità.

L'operazione, già collaudata in alcuni territori, prevede una nuova procedura informatica di liquidazione che

consentirà di pagare le prestazioni in tempo reale, grazie ad un sistema di contabilizzazione speciale, che supererà

l'attuale programma costruito su base mensile. Fino ad oggi i pagamenti partivano dalle sedi territoriali e un solo

giorno al mese. Ora invece il pagamento partirà centralmente, non appena definita la pratica, senza aspettare il

giorno deputato per l'invio. Inoltre, entro febbraio, un sms avvertirà il lavoratore dell'avvenuta liquidazione della

prestazione, una novità già sperimentata con successo in Friuli, dice Mastrapasqua.

Sempre per velocizzare le pratiche, l'Inps ha deciso di rinnovare tutta la modulistica riservata agli ammortizzatori

sociali, all'insegna della semplificazione. Infine, verso i datori di lavoro che prenotano la cassa integrazione (e

poi non sempre la utilizzano) verranno fatte verifiche settimanali in modo da dirottare eventuali risorse prenotate

ma non utilizzate verso altre aziende.

Con questo pacchetto di misure l'Inps si appresta ad affrontare un nuovo anno in cui ci sarà un largo uso degli

ammortizzatori sociali, dopo un 2oog nel quale il numero di ore di cassa integrazione autorizzate ha superato il

picco storico del 1984 (816 milioni di ore). Si stima che circa mezzo milione sono stati i lavoratori imiti nel 2009

in cassa integrazione ordinaria e straordinaria, al quale si devono aggiungere altri 140 mila in cassa «n deroga»,

cioè il sussidio esteso a quei lavoratori delle piccole aziende che prima non ne avevano diritto.





CORRIERE DELLA SERA, 2 GENNAIO 2010



Fisco, più gettito nell’anno della crisi. Milano «capitale»,

Catania in coda

L’Agenzia delle entrate: a sorpresa l’Irpef su del 3%. Ma la media resta bassa: 19.110 euro

di Enrico Marro



A leggere l'ultima indagine della Banca d'Italia sulla ricchezza delle famiglie, diffusa solo un paio di settimane fa,

viene fuori la fotografia di un popolo che se la passa abbastanza bene, con una ricchezza netta pro capite nel 2008

di 137.956 euro (347 mila euro quella per famiglia), composta da attività reali (immobili, terreni) e finanziarie

(stipendi, pensioni, risparmi, investimenti). A leggere invece i dati delle dichiarazioni dei redditi delle persone

fisiche emerge un'immagine diversa, certamente non di ricchezza diffusa e anzi, nel Mezzogiorno, di depressione.

L'Agenzia delle entrate guidata da Attilio Befera ha praticamente finito di elaborare la montagna di dichiarazioni

presentate nel 2009 sui redditi 2008 (mancano solo 6-700mila modelli, spiegano i tecnici) e il risultato è il

seguente: gli oltre 41 milioni di contribuenti Ire (l'ex Irpef, imposta sui redditi delle persone fisiche) hanno

dichiarato un imponibile medio di 19.110 euro, pari a 1.592 euro al mese.



Redditi in crescita nonostante la crisi. Un dato in crescita del 3% rispetto ai 18.540 euro denunciati l'anno

precedente (imponibile 2007), che non è poco se si tiene conto che nel 2008 c'era già la recessione e il prodotto

interno lordo è diminuito dell'1%. Ma un dato che, come tutte queste medie statistiche, nasconde al proprio

interno profonde differenze territoriali. Si va così dalla Lombardia, che si conferma la regione più ricca d'Italia

con 22.580 euro di reddito medio, cioè 1.881 euro al mese, alla Calabria, che chiude la classifica con 13.920 euro

(1.160 euro al mese). Insomma, tra la regione più ricca e quella più povera c'è uno scarto del 62,2%. Del resto, se

prendiamo i dati Eurostat sul Pil pro capite in Italia nel 2008, vediamo anche qui che a fronte di una media di

26.300 euro, tra il Centronord con 30.700 euro e il Sud con 17.900 euro, la differenza è addirittura del 71,5%.



Le due Italie. Anche guardando alla classifica delle principali città, dove comunque il reddito è maggiore

rispetto alle medie regionali che tengono conto di tutti i piccoli comuni, il quadro è quello di un Paese a due

velocità. In testa troviamo Milano, con 30.930 euro medi, cioè 2.577 euro al mese, che dà effettivamente l'idea di

una città con un discreto tenore di vita. All'estremo opposto c'è Catania, in Sicilia, con 18.600 euro di imponibile

medio per il 2008, il 66% in meno del capoluogo lombardo.



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Al secondo posto c'è Roma, con 25.650 euro e appena sotto Bologna con 25.240 euro. La città del Mezzogiorno

meglio piazzata è Bari, all'ottavo posto con un imponibile medio denunciato nel 2008 di 21.720 euro.



AI Sud aumentano di più i guadagni dichiarati. Analizzando la variazione dei redditi denunciati nel 2009

(imponibile 2008) rispetto a quelli dell'anno prima il dato più interessante che si osserva è quello che viene dal

Mezzogiorno. Nelle regioni del Sud c'è stato un aumento dei redditi dichiarati molto superiore alla media

nazionale del 3%. In Calabria l'incremento è stato dei 6,4%: si è passati infatti dai 13.080 euro del 2007 ai 13.920

del 2008. In Molise l'aumento è stato del 5,1%, in Campania del 5%, in Sicilia del 4,8%, in Sardegna del 4,5% e

cosi via.

Al Nord le variazioni sono state molto più contenute. In Lombardia, per esempio, la media dell'imponibile 2008 è

superiore del 2% a quella del 2007, in Piemonte dell'1,9%, in Veneto dell'1,5%, in Emilia Romagna dell'1,7%. La

stessa tendenza risulta dalle dichiarazioni riferite alle grandi città. Così a Bari i redditi denunciati sono aumentati

del 7,9%, a Catania del 5% mentre a Torino dell'1,9% e a Milano del 3,6%.

Trend che appaiono difficilmente spiegabili con l'andamento dell'economia, visto che nel 2008 la recessione è

stata più forte nel Sud, con un calo del prodotto interno lordo dell'1,5%, contro un meno 0,8% del Nord.



Effetto emersione nel Mezzogiorno. È probabile quindi, suggeriscono gli esperti, che il maggior aumento

dell’imponibile nel Mezzogiorno sia dovuto al fatto che i lavoratori autonomi in particolare (per i dipendenti non

ci sono grandi margini) si sono messi a dichiarare più di quanto facessero in passato, tenendo conto che partivano

- e ancora stanno - su livelli molto bassi, così come potrebbe esserci una certa emersione del nero, sempre nel

settore dei servizi: artigianato, commercio, professioni.



Ancora un'elevata evasione. È chiaro comunque che anche i dati delle dichiarazioni 2oog, pur dando un certo

grado di soddisfazione all'amministrazione fiscale - perché appunto un aumento dell'imponibile medio del 3%

non era per nulla scontato in un anno di crisi - confermano che c'è ancora molto da fare per recuperare

un'evasione fiscale che lo stesso governo ha quantificato nella strabiliante cifra di 100 miliardi di euro: dieci volte

quanto l'ultima manovra finanziaria.

Da questo punto di vista il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha di recente annunciato l'intenzione di

varare una riforma generale del sistema fiscale, proprio partendo dal presupposto che quello attuale, basato

sull'Irpef, cioè sulla tassazione delle persone fisiche, non sia più adeguato. Il 2oio sarà il banco di prova.





CORRIERE DELLA LOMBARDIA, 2 GENNAIO 2010



Tettamanzi: più sobrietà contro la crisi: «Sei milioni di

euro per i disoccupati»

di Paolo Foschini



Opporsi al «dominio della logica economica» e alla «costrizione al consumo». Sviluppare «un nuovo stile di

vita». Non in nome di un pauperismo fine a se stesso, ma per accordare «valore a una qualità della vita

responsabile e sostenibile»: così il cardinale Dionigi Tettamanzi, ieri in Duomo. E monsignor Gianfranco

Bottoni, responsabile delle relazioni ecumeniche e interreligiose per la Diocesi, accogliendolo all'altare lo ha

esortato a «non temere le critiche che nascono dall'ignoranza della parola di Dio» e provenienti da «chi si dice

cristiano senza esserlo». Il riferimento agli attacchi che il cardinale aveva subito in dicembre da parte della Lega

non è stato esplicito: ma evidente quanto basta.

Dopodiché, a .chiusura di un anno in cui l'esortazione alla «solidarietà» sociale e a un recupero di «sobrietà»

come via d'uscita dalla crisi ha rappresentato la sua principale insistenza, l'arcivescovo di Milano ha deciso di

riproporre il medesimo tema - e con forza ancora maggiore - quale primo comandamento anche per l'anno

che verrà E se «sobrietà» è stato uno dei termini-chiave scelti dallo stesso presidente Giorgio Napolitano per il

suo discorso agli italiani la sera di San Silvestro, Tettamanzi ha ripetutamente citato il papa per estendere il

concetto dall'economia all'ambiente:

gli stili di vita, nonché i modelli di consumo e di produzione dominanti».

Così, dopo aver rilanciato appena una settimana fa il mantenimento del Fondo Famiglia-lavoro inaugurato da lui

a Natale dell'anno scorso e che ormai ha toccato i sei milioni di donazioni, il cardinale ha scelto il pulpito della



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messa di Capodanno celebrata ieri in Duomo per ribadire che la crisi non è finita e che limitarsi a sognare una

ripresa dei consumi non solo non basta ma potrebbe persino essere controproducente. «Solidarietà e sobrietà - ha

detto - sono due parole purtroppo in controtendenza nell'odierna società, ma del tutto decisive per risolverei

problemi dell'umanità e per adottare stili di vita coerenti con il vero bene della persona e della famiglia umana».

In questi «tempi di crisi economica e occupazionale», ha proseguito, sobrietà e solidarietà costituiscono un fatto

di «vera e propria giustiziai».

La messa di Capodanno - ricorrenza che la Chiesa fa ormai tradizionalmente - coincidere con la Giornata

mondiale della Pace - è stata preceduti da un corteo della comunità di Sant’Egidio per ricordare le ventidue

guerre in corso nel mondo e caratterizzata dall'incontro col Consiglio di tutte le chiese cristiane di Milano. E il

cardinale, riprendendo Benedetto XVI, ha sottolineato a sua volta come la via che porta alla pace passa anche

attraverso il rispetto del pianeta e dell'ambiente: di qui il monito non solo a «non spadroneggiare nei confronti

delle persone e della natura» ma a «rispettare e promuovere la libertà altrui».

Il giorno prima, oltre che nella chiesa di San Fedele, aveva cantato il Te Deum di fine anno anche tra gli anziani

del Pio Albergo Trivulzio: una «porzione delicata e preziosa - così li ha salutati - della nostra città».





CORRIERE DELLA LOMBARDIA, 2 GENNAIO 2010



Veglione in fabbrica, feste di protesta contro i

licenziamenti

di (A.St.)



Il cenone nella cucina da campo, antipasto, risotto, zampone e panettone con crema mascarpone: «Abbiamo

mangiato molte lenticchie, sperando che il 2oio ci porti soldi». All'Agile-Eutelia gli operai non vedono lo

stipendio da sei mesi e da sessanta giorni sono senza lavoro: hanno passato il Capodanno nel capannone, un

brindisi contro il licenziamento. Le
Silvestro della crisi più dei fuochi d'artificio al Castello, dei petardi nelle piazze, dei dodici feriti da «botti»

trasportati in ospedale e dei sessanta incidenti sulle strade. Picchetti e occupazioni all'Agila, all'Ercole Marelli

Power di Sesto, alla Mangiarotti in viale Sarca e alla Metalli Preziosi di Paderno Dugnano. Fabio è un operaio

dell'Ercole Marelli: «Siamo rimasti in una decina a difendere il presidio». S'è svegliato, nel 2010, su un

materassino gonfiabile. [...].





CORRIERE DELLA LOMBARDIA, 2 GENNAIO 2010

Moioli: aiutare i senza lavoro

A Villa Scheibler la Fondazione Welfare

di (A.Se.)



Doveva ospitare la società Expo e invece sarà la sede della Fondazione Welfare. La scelta della quattrocentesca

villa Scheibler di Quarto Oggiaro è arrivata nel corso dell'ultima riunione di giunta dell'anno passato. La

Fondazione Welfare, dopo mesi di rinvii e di polemiche, è ufficialmente partita. Il 23 dicembre l'assessore

Mariolina Moioli (su delega del sindaco Moratti) ha riunito per la prima volta intorno a un tavolo, a Palazzo

Marino, i soci fondatori: Comune, Provincia, Camera di Commercio, Cgil, Cisl e Uil. Sei milioni di euro il

capitale sociale di partenza con l'auspicio che intorno al tavolo di Villa Scheibler possano sedersi presto altri soci

fondatori. La Regione, per esempio. Ma non solo. L'invito è esteso anche a fondazioni, enti, banche, privato

sociale. L'obiettivo invece è chiarissimo: integrare il sistema di ammortizzatori sociali del welfare nazionale.

«In uno scenario di crisi - spiega la Moioli - è opportuno prevedere uno strumento flessibile capace di coprire le

aree grigie del nostro sistema di assistenza sociale».

Un esempio? «Prendiamo il caso di un lavoratore che per colpa della crisi perde il posto a 59 anni, a un passo

dalla pensione. Ecco, la Fondazione Welfare interverrà per coprire queste "falle". Un sistema integrativo che non

vuole minimamente sostituirsi allo Stato sociale "centrale"».





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BRESCIAOGGI, 2 GENNAIO 2010

In Lombardia una famiglia su ventotto non sa come mettere insieme il pranzo con la cena

Povera Brescia, dopo Milano è la città più «assistita»

di Michela Bono



In Lombardia una famiglia su 28 non ha da mangiare. E Brescia è seconda dopo Milano nella classifica delle città

lombarde per numero di famiglie che ricevono assistenza da enti del privato sociale sul fronte della cosi detta

«povertà alimentare» (fonte Rapporto Ores). Povertà che quest'anno ha portato la Caritas bresciana a

incrementare del 100 per cento la distribuzione di pacchi alimentari e a moltiplicare le iniziative di supporto:

dopo l'«Ottavo Giorno» e il magazzino dei generi alimentari raccolti in collaborazione con varie istituzioni delle

parrocchie, è partita anche l'iniziativa « Le stagioni del pane per un avvento di carità». Per aiutare la Caritas ad

arginare questa ondata di povertà, la Cisl di Brescia lancia una campagna di raccolta fondi straordinaria per i suoi

oltre 90 mila iscritti, che va dalla normale elargizione in denaro fino alla donazione di un'ora di lavoro tramite

accordi con i propri datori di lavoro. Altra iniziativa di contrasto messa in campo dal patronato è il convegno

«Povertà quotidiana», organizzato per sensibilizzare e fare il punto della situazione è stato il convegno

organizzato a metà dicembre in Cattolica, al quale hanno preso parte Giancarlo Rovati, professore di sociologia

generale, Giorgio Cotelli, direttore della Caritas diocesana e Gigi Pettini, segretario generale Cisl Lombardia,

moderati dal segretario generale locale Renato Zaltieri. «Anche nella realtà bresciana viviamo nel paradosso della

scarsità nell'abbondanza - ha spiegato -; il vescovo Monari ci ha evidenziato che a Natale la Caritas ha distribuito

40 mila pacchi alimentari contro i 15 mila del 2008 e che per il 50 per cento i beneficiari sono bresciani. Non che

questo cambi qualcosa: la questione è molto grave». Secondo il rapporto dell'Osservatorio regionale

sull'esclusione sociale, nel 2008 la situazione faceva già presagire il peggio, tanto che i 128 enti no profit che

operano nella provincia di Brescia inseriti nella ricerca si sono fatti carico di oltre 37 mila poveri, pari al 12 per

cento sul totale regionale. Le cause di questa nuova miseria sono molteplici: «La povertà ha come origine la

solitudine, la mancanza di legami di sussidiarietà - ha spiegato Zaltieri -; oggi può diventare un nuovo povero chi

ha in casa un malato cronico, chi perde il lavoro a 50 anni per un'improvvisa crisi aziendale, gli anziani con

pensioni scarse senza parenti o il coniuge che si trova ad affrontare una separazione e non riesce a mantenersi da

solo». I dati sulla cassa integrazione e sulla disoccupazione non sono altro che lo specchio di quanto dichiarato da

Zaltieri: in provincia sono sessantamila i cassaintegrati (che passano da un reddito medio di 1.200 euro mensili a

circa 750) e ben trentamila i disoccupati. «La Provincia ci ha proposto i voucher per i cassaintegrati, ma la nostra

urgenza sono i senza lavoro - ha concluso Zaltieri -; abbiamo tentato di far capire che la carità non serve mai: non

si deve dare senza stimolare a fare. Ma non c'è stato verso».



BRESCIAOGGI, 2 GENNAIO 2010



Losine, il sindaco Agostini vuole la sua “Beverly Hills”

di Luciano Ranzanici



Alcuni suoi colleghi lo sfottono amichevolmente chiamandolo il «sindaco di Beverly Hills» ; ma Paolo Agostini,

primo cittadino di Losine al secondo mandato consecutivo, tira dritto e coltiva l'ipotesi di destinare una buona

fetta di territorio all'edificazione facendo impennare il numero dei residenti. Ovviamente sul lungo termine; in

non meno di un decennio. Come questo succederà è spiegato nel Piano di governo del territorio recentemente

approvato, e che identifica tra le altre l'area di espansione in località Valzello: 60 mila metri quadri complessivi a

fianco delle zone vincolate a vigneto e frutteto molto appetibili per costruire, appunto, la «Beverly Hills» di

Losine. Ricordando che all'inizio del secolo scorso il paese contava 984 abitanti, che all'inizio del .suo primo

mandato erano 499 e pochi giorni fa 587, il Agostini ha stimato che altri 400-450 potenziali losinesi potrebbero

insediarsi nel prossimo decennio permettendo di raggiungere l'agognata quota mille.

Di parere prevedibilmente opposto il gruppo di minoranza «Losine domani», che in un articolato documento, ha

presentato le proprie osservazioni sottolineando il consumo del suolo: «Il Pgt prevede un utilizzo di 98 mila 564

metri quadri, individuando come suolo urbanizzabile aggiuntivo 71 mila 469 metri quadri. A fronte di questa

previsione, in sede di concertazione la Provincia ha chiesto al Comune di ridurre il consumo portandolo a una

previsione di 34 mila 665 metri quadri compatibile con le previsioni demografiche di incremento della

popolazione. Ma il nostro sindaco ha risposto che l'incremento a mille abitanti è solo il recupero dello



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spopolamento rispetto al secolo scorso». «La sua previsione - conclude l'opposizione - non tiene conto della

statistica.: parla di un incremento di 56 unità negli ultimi dieci anni, e quindi, per recuperare i 428 abitanti

mancanti di anni ce ne vorrebbero 76...».

Scontri urbanistici a parte, vale la pena di ricordare che in questi anni l'amministrazione guidata da Paolo

Agostini ha cambiato volto al paese, in particolare al centro storico. E a un anno e mezzo dalle prossime elezioni,

col vice Daniele Dò che sta scaldando i motori (il primo cittadino non potrà ripresentarsi per la terza volta), il

sindaco ha in mente di completare il suo programma a partire dalla «tangenziale», che dopo trent'anni di attesa

consentirà di decongestionare la viabilità interna. Poi, tornando alla progettata edificabilità nell'area del Valzello,

l'inquilino del municipio sottolinea che l'operazione è pensata per favorire le giovani coppie, alle quali

l'amministrazione comunale proporrà un bando di acquisto del terreno per costruire case a prezzi agevolati.



BRESCIAOGGI, 2 GENNAIO 2010



Capodiponte. Dall’archeologia ai camperisti: i grandi

progetti dell’Agenzia

di Luciano Ranzanici



Un presidente nuovo di zecca, Francesco Ferrati, nominato con dalla giunta municipale, e un programma che va

nella direzione del un miglioramento dei risultati e dei servizi offerti. L'Agenzia turistico-culturale comunale di

Capodiponte ha da poco rinnovato il proprio consiglio di amministrazione; che oltre a Ferrati comprende il

vicesindaco Sergio Turetti, l'assessore al Turismo Laura Masnovi, suor Alessandra Badini, presidente della

Fondazione Annunciata Cocchetti delle Dorotee, e Germano Squaratti. È toccato al sindaco Manella presentare il

nuovo presidente, laureato in Scienze politiche e già capogruppo in consiglio comunale, delegato comunale in

Comunità montana, guida turistica ed ex consigliere della Pro loco. Nella stessa occasione, il primo cittadino ha

annunciato che è imminente la convocazione degli stati generali del turismo di Valcamonica, il cui scopo è la

nascita di un'unica agenzia di promozione turistica. Nell'attesa l'agenzia capontina, che progetta e realizza

iniziative anche economiche finalizzate alla promozione e alla valorizzazione del patrimonio turistico e culturale

di Capodiponte, gestisce direttamente il Parco archeologico di Seradina e Bedolina e l'area camper Concarena.

Il neo presidente Ferrati? Durante il suo intervento di esordio nel nuovo ruolo si è soffermato sull'area delle rocce

incise: «Dall'ottobre 2005, quando il Parco venne ufficialmente aperto, sono stati contati 26.782 visitatori, nel

23% dei casi stranieri. E le presenze sono in costante aumento. La zona riservata al turismo su quattro ruote,

invece, dal luglio 2007 ha ospitato 625 camper (il 12% stranieri), e per questa struttura, Capodiponte ha ricevuto

il riconoscimento di "Comune amico del turismo itinerante"».

Le prossime mosse? «Nel 2010 intendiamola ristrutturazione delle due cascine all'interno del Parco archeologico,

che verranno utilizzate come laboratori didattici e anche come punti ristoro. Vogliamo creare un collegamento

pedonale fra Bedolina e Seradina, mentre l'area camper sarà migliorata e ospiterà un raduno nazionale. Inoltre -

spiega Ferrati - Parteciperemo al bando regionale per la realizzazione dell'Infopoint nelle adiacenze della nuova

rotonda a Sud del paese e sistemeremo il prezioso archivio di Battista Maffessoli, un pioniere delle incisioni

rupestri: 287 calchi in gesso, 47 volumi, 90 fascicoli, 148 lettere, fotografie, cartoline e veline originali».

Per finire, Ferrati ipotizza una convenzione con la Sovrintendenza per l'apertura ai visitatori dei Massi di Cemmo,

inaccessibili da oltre 3 anni per mancanza di personale. Riuscirà nel suo intento?



BRESCIAOGGI, 2 GENNAIO 2010



Cividate. Il museo archeologico è più ricco

Da Capodiponte a Cividate Camuno per parlare anche in questo caso di storia da valorizzare. Alcune settimane

fa, nella cittadina è stata inaugurata una nuova sezione del Museo Archeologico nazionale: quella che raccoglie i

reperti e le testimonianze venute alla luce nell'area del tempio di Minerva rinvenuto nel territorio di Breno.

E poco dopo lo stesso museo, in collaborazione con i due comuni di Breno e Cividate e con la Sovrintendenza, ha

aperto al pubblico l'esposizione dei rinvenimenti in questione. II via è arrivato lo scorso 21 novembre, e da quella

data le visite si svolgono nelle giornate dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 14. Il lunedì il museo resta

chiuso, e per il resto l'ingresso è sempre libero e gratuito. Le persone interessate a ottenere ulteriori informazioni

su questa nuova opportunità possono comporre il numero telefonico 0364-344301.

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BRESCIAOGGI, 2 GENNAIO 2010



Cortefranca. Cave di argilla gemelle: da problema a

risorsa

Definito il futuro del doppio bacino di scavo fra Timoline e Borgonato. Il vicesindaco: «Ora

siamo sicuri che non diventeranno discariche»

di Fausto Scolari



Risorsa strategica ma anche problema. Sono i due volti delle cave di argilla di Cortefranca. Per tante generazioni

l'attività estrattiva ha rappresentato una solida fonte di sostentamento per la comunità. Negli ultimi anni, con i

bacini in lenta ma costante fase di esaurimento, l'Amministrazione civica, si è trovata a dover affrontare il

delicato capitolo del ripristino. L'attenzione delle istituzioni si è focalizzata in particolare su due cave che da

tempo erano in attesa di un piano di rilancio o in subordine di un piano di bonifica.

I due bacini si affacciano sulla strada sterrata che porta da via Gatti a Timoline alla frazione di Borgonato. Il

primo sito si estende su circa 70 mila metri mentre l'altra cava occupa 30 mila metri quadri. «Per il bacino più

piccolo - annuncia l'assessore ai Lavori pubblici Dario Lazzaretti - è in corso l'iter autorizzativo per prorogare

l'escavazione. Quando lo strato,di argilla sarà completamente esaurito, il Comune sottoscriverà una convenzione

con la ditta Vela. Nell'intesa saranno fissati i termini dell'operazione di ritombamento della cava».

Dopo un articolato percorso scandito da contrattempi amministrativi e qualche fisiologica polemica, si è arrivati

alla stipula di una nuova convenzione per la cava più grande. Anche in questo caso l'interlocutore del Comune è

la ditta Vela. «Il confronto con i privati avviato nell'estate del 2006 - sottolinea Dario Lazzaretti - siamo riusciti a

fissare tempi e modi dell'operazione di recupero ambientale della cava». 11 primo passo sarà un'analisi dello

spazio per portare alla luce eventuali depositi abusivi di materiali. Il recupero ambientale dovrà avvenire

utilizzando terre e rocce da scavo. Al Comune sarà riconosciuto un contributo economico di 215.500 euro sotto

forma di opere pubbliche. 1 privati si sono impegnati a finanziare la riqualificazione di via Bonomelli a Nigoline.

«La cava-tiene a precisare l'assessore lazzaretti - non sarà riempita come si ventilava in un primo tempo con

scorie da acciaieria o di terre di fonderia, ma di rocce e terre da scavo ovvero di materiali provenienti da scavi per

la costruzione di nuove abitazioni e per la realizzazione di strade e altre vie di comunicazione. Tutto ciò consente

un recupero ambientale sicuro, garantisce la protezione del terreno e delle falde sotterranee». La stessa procedura

sarà adottata per cava piccola dove gli scavi saranno esauriti entro l'estate al massimo, pensiamo tra alcuni mesi.

«Una volta completato anche questo ritombamento - osserva Lazzaretti -, ben 100 mila metri quadri del nostro

paese recupereranno dignità ambientale a beneficio di tutto il nostro prezioso territorio».





BRESCIAOGGI, 2 GENNAIO 2010



L’appello: «Il Comune ha bisogno di risorse»

di Fausto Scolari



Un appello alla responsabilità in un momento di forte crisi economica. Il sindaco di Cortefranca Giuseppe

Fogazzi ha scelto la fine dell'anno per scrivere una lettera aperta alla cittadinanza. «Mandiamo in archivio un

2009 di sofferenza per il tessuto produttivo locale - scrive Fogazzi -. Una recessione che ha provocato un

negativo effetto domino sulle famiglie costrette a fare i conti con entrate minate dalla mobilità o dalla cassa

integrazione. Gli imprenditori, incontrati in diverse occasionicontinua il primo cittadino -, si ritrovano a dover

sopravvivere o con pochi ordinazioni e con il rischio crescente di non vedere saldate le ordinazioni». In questo

quadro, il sindaco sottolinea l'impotenza dei Comuni. «Il clima di austerità non ci permette interventi sociali

radicali - osserva Fogazzi -: ci auguriamo che il Governo reperisca nuove risorse per gli enti locali che avanti di

questo passo non potranno più garantire anche alcuni servizi indispensabili alla comunità».









13

BRESCIAOGGI, 2 GENNAIO 2010



Fatti e protagonisti delle vicende che hanno segnato il 2009

GENNAIO

2. Romano Bettinsoli è il nuovo presidente della Bcc della Valtrompia; sostituisce Giovanni Bernardi. Nasce la partnership

tra Family Market srl e Zerbimark spa nel settore logistica.

7. Tavolo anticrisi in Provincia sugli ammortizzatori sociali: si chiederanno 20 milioni per il finanziamento della Cassa in

deroga.

8. Screen Service sigla nuovi contratti per la fornitura di impianti di trasmissione digitale con due delle quattro emittenti di

stato brasiliane: valore vicino ai 3 mln di euro. Entro fine mese la società rileva il 100% di Rrd Reti Radiotelevisive digitali

di Milano per 19,6 mln.

9. Tmd: l'assemblea dei soci 9 delibera la messa in liquidazione volontaria. Per i 168 addetti salario e lavoro assicurati solo

fino a febbraio.

13. La famiglia Lucchini rafforza la Sinpar con 60 milioni di euro e scorpora le attività immobiliari. Debutta anche la

Vanaco Holding, società per partecipazioni in Italia e all'estero.

16. Le banche creditrici della Carlo Tassara offrono altro ossigeno a Romain Zaleski: sono disponibili a valutare la

concessione di proroghe alla moratoria sul debito.

21. Sanzioni Antitrust per A2A e altre utility nelle quali detiene quote: riguardano la mancata, comunicazione e omessa

separazione societaria.

26. L'azienda agricola «Quadra» di Cologne entra nel portafoglio Meregalli e rilancia sotto la guida di Mario Falcetti,

ex-direttore di «Contadi Castaldi». Anticipo Cig: intesa tra Provincia, sindacati, Cdc, Ubi e Bcc per i lavoratori alle prese

con la crisi.

29. La Iseo Serrature investe e cresce: entra in Feroneria e crea due nuove società in Cina. Iveco prolunga il ricorso alla

Cassa a febbraio e marzo: interessati quasi tutti gli addetti occupati nell'impianto di via Volturno.



FEBBRAIO

3. Altre nubi sul futuro della O.M.B Brescia: otto ore di sciopero per avere delle risposte certe. La Corte d'Appello di Brescia

rigetta il ricorso di Ettore Lonati e conferma la multa da 1,5 milioni di euro inflitta dalla Consob per abuso di informazioni

privilegiate.

5. Banca Valsabbina conferma il dividendo: ai soci 0,5 euro per azione. Bene raccolta e impieghi. Linea Group Holding

(Lgh) rivede al rialzo le stime di chiusura dei ricavi 2008 (562 mln) e prepara investimenti per 113 mln nel 2009-2010.

6. Giampaolo Festa confermato al vertice della Fnp-Cisl di Brescia.

11. Il gruppo Lonati annuncia un anno di Cigs per massimo 430 lavoratori (su oltre 500) della Santoni.

17. A2A: Giuliano Zuccoli conferma la crescita del dividendo e l'obiettivo di un +5% medio all'anno. Giornata difficile per

Ubi in Borsa: -6,91%. Bialetti chiude la vertenza sul riassetto, ma senza la Fiom.

20. Alla CF Gomma azienda e Rsu concordato una «sospensione aggiuntiva dell'attività» con l'utilizzo della Cassa ordinaria.

27. Nuova dimensione per la Onion di Brescia, protagonista dal 1994 nel mercato italiano dell'information technology:

l'azienda passa al gruppo francese Alten.



MARZO

2. Dosso Alto conferma gli obiettivi di crescita: potenziamento dello stabilimento di Bagolino con una nuova linea

d'imbottigliamento da 2 milioni di euro.

4. Novità al vertice di Infracom: dopo le dimissioni da presidente di Rino Mario Gambari l'incarico è assunto da Roberto

Reboni, già alla guida della società dal 2006. Valtrompia Filati (gruppo Sinterama) di Maclodio, ufficializza: la società è in

liquidazione, cesserà l'attività.

13. Per il quinto anno consecutivo Asmea e Apindustria sottoscrivono l'intesa per la fornitura di energia elettrica e gas

metano a tariffe vantaggiose per le aziende.

17. «Metalgoi», riorganizzata sotto il controllo della holding Hg, punta sull'innovazione dei prodotti. Iveco annuncia 20 mln

di investimenti per migliorare efficienza e qualità dello stabilimento di Brescia. Ghea, società detenuta al 51% da Mittel e al

49% da Tower, rileva dal Banco di Brescia il credito di 50 milioni nei confronti di Bios: l'operazione estingue gli impegni tra

Hopa e Ubi.

20. Accordo alla Aso Siderurgica di Ospitaletto per l'utilizzo dei contratto di solidarietà per 24 mesi a partire dal 24 marzo.

23. Pieno di passeggeri per il D'Annunzio: da gennaio la crescita ha raggiunto il 33 %. Solo altri tre scali italiani con risultati

simili.

25. «Ubi Banca» annuncia ai soci un dividendo di 0,45 euro per azione: il consigliere delegato, Victor Massiah, parla di un

2008 con raccolta diretta e impieghi in crescita, svalutazioni che pesano sul risultato finale che scende a 69 milioni di euro.

26. Rottami: Brescia innova con un protocollo operativo pronto a diventare un esempio per l'Italia.

30. Il referendum Cgil esprime 45.800 «no» all'accordo separato sulla riforma dei contratti.







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APRILE

1. Alcide Leali rileva il comparto merci di Alitalia e completa le operazioni per il decollo dell'operatore controllato da Alis

Cargo.

6. Intesa alla Valtrompia Filati di Maclodio (gruppo Sinterama): due anni Cassa straordinaria in alternativa alla mobilità.

9. Il gruppo Ferrarelle ribadisce l'attenzione sull'impianto di Darfo Boario Terme (112 addetti su un totale di 415) e porta a

13 milioni di euro il valore degli investimenti in Valle.

15. Nuova operazione di ottimizzazione del patrimonio di Ubi Banca: via Libera dal consiglio di sorveglianza a una manovra

da 1,5 miliardi di euro in aggiunta alle misure già varate.

16. Banca Valsabbina rilancia con un impegno da 25 mln che si concretizza in « Micro Mutuo»: risorse per liquidità,

investimenti e scorte delle microaziende.

17. La Domina di Castrezzato comunica la cessazione: 63 a rischio.

24. All'Iveco di Brescia c'è l'intesa tra direzione e sindacati: riparte il piano investimenti da 20,1 mln di euro.

28. Bialetti Industrie perfezionato un accordo di «standstill» con le principali banche creditrici, sottoscritto anche dalle

controllate Girini, Bialetti Store e Sic.

29. Francesco Uberto viene eletto nuovo presidente del Gruppo Giovani imprenditori Aib; succede a Francesco

Franceschetti.



MAGGIO

7. Dai soci via libera a maggioranza al bilancio 2008 di Fingruppo Holding: dà il via, di fatto, alla fase di liquidazione da

completare in 3 anni.

11. Francesco Franceschetti viene eletto nuovo presidente del Comitato Piccola Industria dell'Aib; succede a Alberta

Marniga.

12. Nasce «Confindustria Metalli», alleanza nata per iniziativa di Giuseppe Pasini, leader Feralpi e Federacciai, e Mario

Bertoli, amministratore delegato della Metra e leader Assomet.

15. All'Iveco le urne confermano la Fiom (leader anche in Mac e Fenice) come primo sindacato con il 44,6% dei voti. In

seconda posizione la Fismic.

18. Dodici mesi di Cigs per tutti i 42 dipendenti: lo prevede l'accordo raggiunto alla Entra spa di Odolo, già in liquidazione.

19. Emilio Gnutti torna protagonista con la Aton spa, società che si presenta come realtà attiva nella consulenza finanziaria e

nell'immobiliare.

21. Sciopero e occupazione della fabbrica, a oltranza: è la mobilitazione decisa da Fim e Fiom e dai 152 lavoratori della

«Meras» di Manerbio (accessori moda), il cui futuro è a rischio.

22. Maurizio Zanella è il nuovo presidente del Consorzio per la tutela del Franciacorta, ente che rappresenta 366 aziende del

comprensorio.

25. Giancarlo Dallera viene proclamato nuovo presidente dell'Aib. Succede a Franco Tamburini.

28. Gefran consolida la presenza in Asia con un nuovo stabilimento produttivo a Shanghai.



GIUGNO

3. Draco spa lancia tre sfide per complessivi 180 milioni: in città e provincia con Torre 18 Holiday Park ed Expo Sviluppo.

4. Resta in Franciacorta l'Oscar del Vino: il riconoscimento dell'Ais è assegnato al Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi

2001 di Ca' del Bosco.

11. Alessandro Azzi viene confermato presidente all'unanimità, dal nuovo Consiglio di amministrazione della Federazione

Lombarda delle Bcc.

18. Cambio di proprietà per l'immobile del '700 della Coin di Corso Magenta: l'intero complesso passa da Rreef

Fondimmobiliari sgr spa per 20,8 milioni di euro alla Property Severi, società fondata, dai gruppi Leone e Possi Zanchi,

guidata da Alberto Leoni. Prestito «Ubi»: cedola al 5,75% lordo all'anno; saranno emessi oltre 50 mln di obbligazioni

convertibili con facoltà di rimborso in azioni da offrire in opzione ai soci del gruppo.

19. Dal Csmt tre nuovi progetti con un impegno da 2 mln: attivato un progetto che porterà due nuovi laboratori e un centro di

ricerca, nel Centro servizi multisettoriale tecnologico.

24. Hayes Lemmerz annuncia 100 esuberi a Dello: l'azienda prospetta investimenti per otto milioni nel 2010-12, ma anche

un eccesso di forza lavoro da superare entro l'anno successivo. Intesa fra Aeroporti del Garda e Zagros Group (rappresenta il

governo del Kurdistan iracheno) per la costruzione di uno scalo nei pressi della città di Mosul: lo scalo di Montichiari è così

in pole position per la gestione dei tagliandi di tutta la flotta aerea del Kurdistan.

26. Cambio al vertice di Confartigianato Brescia: Eugenio Massetti è il nuovo leader; succede a Gian Maria Rizzi dopo otto

anni.

29. Gli azionisti di Brescia Mobilità approvano un aumento di capitale per max 25 mln e alla costituzione di una newco

finalizzata al progetto mobilità sostenibile.

30. La Leonessa di Carpenedolo rilancia con 15 mln di investimenti: nuovo impianto per anelli laminati e verticalizzare

l'attività.









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GIORNALE DI BRESCIA, 2 GENNAIO 2010



Darfo. Nuova strada per Montecchio

Prosegue a ritmo spedito il cantiere per la realizzazione della nuova via di attraversamento in

direzione Esine. Intanto si aspetta il prossimo Consiglio comunale per discutere della

lottizzazione in località Ringhizzone

di Sergio Gabossi



Aspettando il ponte sull'Oglio arriva la nuova circonvallazione. Procede a passi spediti la nuova strada

intercomunale «Darfo-Montecchio-Sacca-Plemo-Esine» che, già entro l'estate prossima, potrebbe dare una bella

boccata d'ossigeno alla viabilità della frazione di Montecchio. «Questa dovrà diventare la strada principale per

chi transita verso la periferia di Montecchio e le vicine frazioni di Esine - spiega il sindaco Francesco Abondio -.

Una volta transitabile, la nuova strada toglierà da via Mazzini una larga fetta di veicoli che appesantiscono

l'afflusso nel cuore del paese». E a chi gli fa notare che cambierà poco visto che gli automobilisti diretti verso

Boario saranno costretti a puntare ancora sul vecchio ponte, il primo cittadino replica che «dirottare altrove tutte

le auto provenienti da Esine e una parte di quelle in uscita da via Giovanni XXIII è già un bel passo avanti». E un

bel passo avanti l'ha già fatto anche il cantiere.



Nuova viabilità in via More

Il primo stralcio dei lavori è già in fase avanzata e si chiuderà entro fine febbraio. La nuova strada insisterà per

buona parte lungo via More, all'incrocio tra via Rigamonti e via Giovanni XXIII, nei pressi del cimitero del

paese. «I lavori porteranno alla sistemazione della carreggiata fino al cavalcavia», spiegano dall'Ufficio Tecnico

del Comune. Complessivamente 480 metri di strada a due corsie larga cinque metri (non molto, per la verità...)

più un nuovo marciapiede sul lato sinistro della larghezza di un metro e cinquanta con buona parte del tracciato

che correrà parallelo alla superstrada.

Poco meno di 300mila euro il costo complessivo del progetto - che comprende interventi anche sul territorio

comunale di Esine - e che è stato così ripartito: 120mila euro sono a carico del Comune di Darfo, 85mila dalla

Provincia, 66mila dalla Comunità Montana di Vallecamonica e 30mila dal Comune di Esine. L'impegno

economico della pubblica amministrazione e la nuova strada finiscono qua. Proprio all'imbocco del cavalcavia.

Il completamento del tracciato, con la creazione dell'anello di congiunzione che consentirà di sbucare oltre le

ultime case di Montecchio (dopo il ponte della superstrada e nei pressi delle case popolari), è legato a doppio filo

al buon esito della lottizzazione in località Ringhizzone, al palo da una decina d'anni per alcune controversie tra

privati. Il prossimo Consiglio comunale che si riunirà entro fine gennaio, dovrebbe dare l'atteso via libera al

nuovo piano di lottizzazione che dovrebbe portare in tempi brevi alla nascita della nuova area residenziale e,

appunto, all'urbanizzazione di tutta la zona. Il secondo stralcio del progetto, di conseguenza, sarà realizzato

grazie ai privati che contribuiranno in maniera diretta alla costruzione della strada. Il progetto prevede che, una

volta superato il cavalcavia, la strada imboccherà via Gas, costeggerà a sud il canale idroelettrico e proseguirà

fino oltre l'abitato di Montecchio. Per veder decollare il secondo cantiere, probabilmente, bisognerà aspettare la

tarda primavera. Una soluzione, questo by-pass, che a lavori ultimati somiglierà molto alla vicina via Caduti di

Nassiriya che corre parallela a via Quartieroni.



GIORNALE DI BRESCIA, 2 GENNAIO 2010

[Darfo Boario Terme]

L’appello di Abondio sul Patto di stabilità

di (gabo)



Un tratto di acquedotto a Montecchio, la ristrutturazione dell'immobile a Capo di Lago, la circonvallazione di via

Mazzini a Montecchio, la manutenzione della «Strada del vino» tra Erbanno e Piamborno, l'accesso pedonale e

ciclabile all'Archeopark, l'ampliamento dei cimiteri nelle frazioni di Corna e Darfo. In ogni cantiere ci sono

aziende, per ogni azienda ci sono operai che lavorano e il lavoro genera reddito che è l'ossigeno dell'economia.

Francesco Abondio, primo cittadino di Darfo (che è anche il centro più importante della Valle), fa da portavoce al

malessere generale e rilancia l'appello dei sindaci dei grandi centri urbani: allentare la morsa del Patto di stabilità

per favorire la ripresa. «Se ogni Comune che ha sempre condotto un'attenta politica di bilancio nel rispetto del

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Patto di stabilità potesse spendere sul territorio una parte delle risorse che ha in cassa ne trarrebbero tutti

beneficio - spiega Abondio -. L'edilizia è ferma: l'introito degli oneri di urbanizzazione è calato del 70% rispetto

agli anni scorsi e i Comuni finanziano le opere soprattutto attraverso queste entrate. I nostri Comuni avrebbero

risorse da spendere per realizzare infrastrutture che incrementerebbero i servizi ai cittadini. Eppure non possono

farlo perché la normativa obbliga a tenere in cassa liquidità che non può essere spesa ma che non frutta nulla. Se

si ingessa il potere decisionale dei Comuni, si favorisce la paralisi dell'economia».

Un malcontento che ha portato cinquecento sindaci davanti a Montecitorio. «Il Governo deve dare la possibilità

ai Comuni di spendere, almeno a quelli virtuosi».



GIORNALE DI BRESCIA, 2 GENNAIO 2010



Iseo. Turismo e sport tra le nuove sfide

Molte novità nel Piano di sviluppo approvato in Consiglio comunale

di Tonino Mazza



Nel Piano di sviluppo relativo agli anni 2010-2012, approvato lunedì in Consiglio comunale, si evidenziano

novità interessanti che, se attuate, cambieranno in meglio la qualità della vita dei cittadini. Per quanto riguarda il

turismo, il sindaco Riccardo Venchiarutti ha sottolineato che grandi eventi caratterizzeranno il 2010 quali il

Festival dei laghi Italiani con appuntamenti di carattere enogastronomici, culturali e ricreativi; il Festival

musicale iseano diretto dal maestro Massimiliano Metterle; Il canto delle cicale, affermato festival del teatro per

bambini; Crucifixus e altro ancora. L'assessore allo Sport, Gabriele Rosa, ha presentato un programma degno

della massima attenzione con iniziative legate allo sviluppo della cultura sportiva. «Verrà facilitato l'inserimento

dei giovani nelle attività sportive esistenti sul territorio - ha sottolineato Rosa - ma anche favorire la pratica degli

sport più praticati nelle Nazioni di provenienza di molti immigrati come l'hokey su prato ed il crichet. Per i

diversamente abili occorrerà realizzare un polo nazionale per le attività motorie con sport praticabili quali vela,

basket, ciclismo in tandem e corsa». Altre novità saranno la Maratona del lago d'Iseo, con un percorso

Iseo-Lovere e sconfinamento in Franciacorta e il Week-end di corsa: gara di corse a tappe, venerdì, sabato e

domenica avendo come sede Iseo e coinvolgendo la Franciacorta. A queste iniziative si aggiungono il Cross delle

Torbiere; il Triathlon internazionale e il Torneo giovanile di tennis.

Altro argomento che ha animato il Consiglio comunale è stato il patrimonio immobiliare comunale. Si è parlato

infatti di valutazione dell'immobile dell'ex scuola primaria di Clusane che potrebbe diventare un Polo scolastico,

ma soprattutto di procedere ad una valutazione del plesso scolastico di Clusane, dell'immobile ex Ipsia e di un

appartamento, entrambi ubicati in via Roma; dell'immobile Pannella che ospita la fondazione Fratelli Guerini e

della valorizzazione dei diritti di superficie. In merito all'urbanistica, l'assessore ai Lavori pubblici, Emilio

Agostini, ha evidenziato che si provvederà al mantenimento delle aree agricole esistenti; all'espansione limitata

alle reali necessità familiari e ad interventi di edilizia economico popolare; al recupero e riqualificazione delle

aree dismesse e al contenimento delle aree produttive. Per quanto riguarda le opere pubbliche, Agostini ha parlato

di ristrutturazione della sala Dux dell'asilo Zuccoli; dell'ampliamento della scuola d'infanzia di Clusane; della

riqualificazione degli impianti tecnologici di Pilzone, Cremignane e di via Roma; dell'illuminazione pubblica di

Pilzone; della riqualificazione del lungolago e dei giardini Garibaldi; della riqualificazione del lungolago

Capponi di Clusane, della riqualificazione della storica piazzetta Mazzini.



GIORNALE DI BRESCIA, 2 GENNAIO 2010



Lumezzane. Candela presa per minareto

Polemica per una decorazione luminosa appesa a una gru utilizzata in parrocchia per dei

lavori e scambiata per un simbolo islamico. In paese appaiono anche delle scritte contro le

moschee

di Egidio Bonomi



È plausibile scambiare una candela per un minareto? Si direbbe impossibile, invece è quanto è accaduto in questi

giorni a Lumezzane ed è (quasi) polemica. La storia è davvero curiosa e significativa di un tempo di rapporti

complicati (ma è quasi un eufemismo) tra culture e religioni diverse che si trovano a convivere all'ombra della

quotidianità.

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Una gru «vestita» a festa

Pochi giorni prima di Natale, l'impresa che ha in carico i lavori di ristrutturazione dell'oratorio maschile di S.

Sebastiano, in accordo col parroco, don Giulio Gatteri, ha pensato di offrire un segnale ben visibile della festa più

grande della cristianità. Ed ecco che l'altissima gru (una trentina di metri) innalzata nel cortile superiore del

Centro giovanile, viene rivestita di luce con migliaia di lampadine, intanto che i lavori sono interrotti per le

festività di fine anno.

La forma che si vuole dare alla «scultura luminosa» è quella d'una candela, segno di luce, appunto, e di speranza,

quella stessa che deriva dalla nascita del Salvatore. Un segno chiarissimo anche dell'iconografia natalizia

dell'Avvento offerto alla comunità di Lumezzane quale iniziativa originale e di decoro per il paese.



Una fiamma presa per cupola

Sennonché la parte terminale a descrizione della tremula fiamma, vista da sud dà la forte apparenza d'una cipolla

con cuspide, tipica della cima di un minareto.

Così una parte della comunità invece che prendere la gru illuminata per candela lo ha ritenuto un minareto,

magari anche sull'onda dell'appena trascorso referendum popolare svizzero che aveva respinto l'idea di qualsiasi

realizzazione del genere sul suolo elvetico. Una vicenda per la quale la Corte europea dei diritti dell'uomo ha

confermato di aver ricevuto il ricorso dell'ex portavoce della moschea di Ginevra, Hafid Ouardiri.

Da li incominciano le chiacchiere, i pareri contrastanti, le richieste di chiarimento al parroco il quale, per calmare

l'onda... anomala dell'equivoco, dal pulpito chiarisce che di candela si tratta e non d'altro.



Dissenso scritto sui muri

A gettare benzina sul fuoco, arriva anche una grande scritta sulla curva di via Roma (ben presto abrasa a forza),

sottostante la stessa gru illuminata, con tanto di diktat: «Nessun minareto, nessuna invasione!». A corredo, tra

l'altro, di un'altra scritta all'inizio di via Cav. Faustino Ghidini, a Mezzaluna, che sventola un «No alla moschea di

via Trieste» in Montagnone di S. Apollonio, un magazzino dimesso, trasformato in luogo di preghiera ormai da

diversi anni. L'impresa, ad un certo punto, avuto notizia delle polemiche, aveva anche pensato di togliere la parte

a forma di cipolla che tanto equivoco aveva generato (e genera ancora, incredibilmente) e sostituirla con una

stella, fosse anche cometa, ma ciò sarebbe equivalso ad alimentare l'idea del minareto, a cui si sarebbe posto

rimedio al montare delle chiacchiere. Morale: l'accoglienza di altre culture fa fibrillare oltre il pensabile. Eppure

questo riserva il presente, ma ancor più il futuro. Sullo sfondo resta qualche grugnito di polemica e l'imbarazzo

del parroco che si misura con la sua assoluta buona fede. Eppure Lumezzane è sempre stata terra di accoglienza e

di convivenza di diverse culture nel segno del lavoro e della cultura del fare.





L’ECO DI BERGAMO, 2 GENNAIO 2010



Zandobbio e Foresto, fondi dalla Regione per l’edilizia

scolastica

di Roberto Amaglio



Zandobbio e Foresto Sparso tra i promossi; Casazza, Monasterolo, Bianzano, Grumello, Telgate, Tavernola,

Gandosso e Vigolo, invece, dietro la lavagna. Tra Valle Cavallina, Valle Calepio e Basso Sebino, il piano di

riparto 2009 della Regione in merito alla legge sui contributi per l'edilizia scolastica premia solo i progetti dei due

paesi guidati dai sindaci Mariangela Antonioli (Zandobbio) e Gennaro Bellini (Foresto Sparso).

I 102 mila euro incassati da Zandobbio verranno utilizzati per la bonifica delle scuole primarie. Il progetto (11°

nella graduatoria dei 17 progetti finanziati in provincia di Bergamo), già avviato, costa complessivamente 157

mila euro e prevede l'adeguamento dei servizi igienici e la riqualificazione di un'aula inutilizzata per la presenza

di tracce di gas radon.

Per l'intervento alle scuole di via Bonini a Foresto Sparso, invece, il Pirellone ha stanziato 63.500 euro per la

sistemazione della palestra, l'abbattimento delle barriere architettoniche e la sostituzione dei serramenti. «I lavori

partiranno quest'estate - dice il sindaco Gennaro Bellini -. Siamo molto contenti di aver ricevuto questi contributi

che, tra l'altro, già tre anni fa ci avevano permesso di adeguare i servizi igienici e i serramenti esterni delle scuole

di via Bonini».

Male è andata alle altre amministrazione. Per Casazza, anche una piccola beffa: il suo progetto è stato



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il primo nella lista degli scartati. Il progetto, preparato nell'agosto 2009 dall'ufficio tecnico comunale e con un

costo di 341.000 euro, prevedeva l'adeguamento dei locali interni, la sostituzione degli infissi e dei serramenti

delle scuole medie di via Broli.

Verdetto amaro anche per le scuole di Bianzano, che necessitano di un rifacimento delle coperture, con un

progetto da 210 mila euro per evitare le infiltrazioni d'acqua, verificatesi anche durante le copiose piogge di fine

novembre. «Siamo stati penalizzati dalla mancanza del progetto definitivo che non era stato predisposto - dice il

sindaco Marilena Vitali -. Ora stiamo provvedendo a realizzarlo, in modo tale che il prossimo anno potremo

avere qualche chance in più per ottenere i contributi regionali». Analogo discorso può essere fatto per le scuole di

Telgate (che avevano chiesto 60 mila euro), per la primaria di Gandosso (95 mila euro), per la scuola di Vigolo (7

mila euro) e per l'istituto comprensivo di Grumello del Monte (340 mila euro). Scartate anche le richieste di

Tavernola (che prevedeva un intervento su materna e secondaria di primo grado per 470 mila euro) e della scuola

dell'infanzia di Monasterolo (91 mila euro): in questi due casi a pesare è stato il basso giudizio dato al parametro

A, ossia la coerenza del progetto con il verbale di verifica, ossia l'ex Intesa Stato-Regioni.





L’ECO DI BERGAMO, 2 GENNAIO 2010

Castro. Chiusa da Natale per una frana: è tornata agibile da mercoledì sera dopo la messa in sicurezza

Regalo di inizio 2010, riaperta la strada del Sebino

di Giuseppe Arrighetti



Un bel regalo d'inizio anno per la gente del lago: nella tarda serata di mercoledì 30 dicembre è stata infatti

riaperta al transito di automobilisti e ciclisti la strada provinciale 469, ora di nuovo interamente percorribile da

Lovere a Sarnico, dopo la chiusura dalla mattina di Natale per una frana tra Castro e Riva di Solto.

La Provincia, che gestisce la strada rivierasca Sebina occidentale, aveva deciso di chiuderla al traffico perché

attorno alle 8 del 25 dicembre, appena fuori l'abitato di Castro in direzione Sarnico, erano caduti a terra dei massi

pesanti fino a un quintale da uno spuntone di roccia che sovrasta la strada da un'altezza di quasi sei metri.

La circolazione è rimasta quindi interrotta per alcuni giorni: gli operai di Castro che lavorano in località Gré,

distante circa due chilometri dal loro paese, hanno dovuto passare da Endine e Solto Collina per raggiungere il

posto di lavoro. Allo stesso modo, i turisti hanno dovuto rinunciare agli scorci più belli della rivierasca sul

Sebino. Dopo le festività natalizie, la Provincia, in accordo con il Comune di Castro, aveva fatto intervenire

alcuni rocciatori per effettuare un primo intervento di bonifica e di messa in sicurezza del versante roccioso. Gli

operai specializzati e i tecnici hanno lavorato per un paio di giorni; poi la strada è stata riaperta: «I rocciatori

hanno rimosso i massi pericolanti - spiega il sindaco di Castro, Mario Gualeni - e fatto cadere a terra in maniera

controllata sassi e terriccio. Hanno tolto ciò che in caso di maltempo poteva rappresentare una minaccia

immediata. L'obiettivo che ci siamo dati però è di effettuare un intervento più incisivo: ecco perché dopo

l'Epifania ci incontreremo con la Provincia e con la ditta incaricata di effettuare la manutenzione delle strade per

decidere come intervenire per risolvere il problema alla radice».

La strada è così stata riaperta e anche ieri, primo giorno dell'anno, tanti ciclisti hanno fatto il giro del lago, mentre

i turisti sono tornati a percorrere una delle strade più belle della Bergamasca.









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