INTRODUZIONE - DOC 2
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M. Della Corte - Cava de‟Tirreni
Anno Scolastico 2007/2008
Esame di Stato
Corso sperimentale – Progetto “AUTONOMIA”
Indirizzo: Amministrazione e Controllo
Rapporto di Lavoro:
IMPRESA ED ECONOMIA
Candidato: Salsano Michael
Classe: V A
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INTRODUZIONE
L‟esistenza dell‟uomo è legata alla soluzione di problemi di vario genere,
tra i quali, la categoria di maggiore rilievo è sicuramente quella che
caratterizza le scelte di tipo economico. Oggi, importanti decisioni in
capo economico devono essere adottate dalle aziende che, come ben
sappiamo, hanno l‟obiettivo di essere presenti sul mercato da
protagoniste vincenti; le funzioni dell‟impresa, pertanto, sono quelle di
programmare, gestire e controllare in maniera efficiente ed efficace il
flusso dei beni, dei servizi e delle relative informazioni, in modo tale
da soddisfare le richieste dei clienti, affermandosi così sul mercato.
L‟attività di programmazione si avvale dell‟utilizzo di alcuni strumenti,
come ad esempio il Budget che traccia il futuro andamento della
gestione dell‟impresa; per l‟attività di controllo, invece, l‟azienda
analizza gli scostamenti, sia nei prezzi sia nei ricavi, tra i dati
programmati e quelli consuntivi, che le permette di verificare
l‟andamento della propria attività. Inoltre, un problema di particolare
rilievo per l‟azienda, è quello della gestione del magazzino; in
particolare si devono effettuare delle scelte per quanto riguarda le
scorte che devono essere presenti in magazzino e per ciò che riguarda
la contabilità del magazzino. L‟attività economica, tuttavia, non è
materia di esclusiva competenza dei privati; essa coinvolge anche lo
stato o, meglio, le autorità pubbliche che hanno il duplice compito da
una parte di controllare che l‟attività dei privati sfrutti al meglio le
risorse disponibili nel rispetto dei diritti di ciascuno, dall‟altra che
siano assicurati a tutti i cittadini determinati beni e servizi.
L‟intervento dello stato nell‟economia è stato introdotto negli anni del
Primo Dopoguerra: la crisi economica internazionale del 1929, più
precisamente il crollo di Wall Street, la borsa valori di New York,
influì profondamente sulle iniziative del governo italiano, in particolare
sulla gestione dei settori produttivi e delle istituzioni finanziarie, che
portò ad una progressiva intensificazione del carattere “interventista”
dello Stato in materia economica; inoltre, dopo la grande crisi del ‟29,
con la nascita del New Deal, l‟intervento dello Stato si è rilevato
sempre più frequente ed importante per il mantenimento di un
equilibrio di crescita economica. Il suo intervento può essere attuato,
oltre che con gli strumenti della finanza pubblica, mediante l‟esercizio
d‟impresa avente per oggetto la produzione di beni e servizi destinati
alla vendita.
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MAPPA CONCETTUALE
PIANIFICAZIONE,
e
CONTROLLO E FINANZA
MATEMATICA
LA RICERCA IMPRESA:
OPERATIVA PROGRAMMAZIONE E
CONTROLLO
INGLESE SERVIZI ALLE
IMPRESE
THE STOCK EXCHANGE
LA GESTIONE
DEL
MAGAZZINO
LA CRISI DEL 1929
TH STOCK
E IL NEW DEAL
EXCHANGE LES
ENTREPRISES
STORIA,
SCIENZE UMANI E FRANCESE
SOCIALI
THE STOCK
EXCHANGE
L’INTERVENTO DELLO
STATO NELL’ECONOMIA:
L’IMPRESA PUBBLICA
DIRITTO E
POLITICA ECONOMICA
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LA RICERCA OPERATIVA
Introduzione
L'esistenza dell'uomo è legata alla soluzione di problemi, siano essi di natura tecnica, filosofica, economica ecc.
Una categoria di problemi particolarmente rilevante è sicuramente quella che caratterizza le scelte di carattere
economico. Tra le varie scienze che si occupano di problemi economici ha un ruolo importante la disciplina nota con
il nome di Ricerca Operativa (R. O.). La Ricerca Operativa non si sostituisce ai dirigenti responsabili nell‟assumere
le decisioni ma, fornendo soluzioni dei problemi ottenute con metodi scientifici, permette di effettuare scelte
razionali. La Ricerca Operativa utilizza, per lo studio dei fenomeni (ad esempio) economici, l‟analisi matematica, il
calcolo delle probabilità, i metodi statistici e tende a determinare le soluzioni ottime dei problemi studiati. La
Ricerca Operativa fu applicata inizialmente durante il secondo conflitto mondiale per la risoluzione di problemi di
strategia militare, sia per l'organizzazione di un‟efficace difesa antiaerea (in Inghilterra), sia per l'organizzazione
di convogli di navi per l'approvvigionamento delle truppe (Stati Uniti). Dopo la conclusione della guerra, i metodi
della Ricerca Operativa (R.O.) furono utilizzati in problemi organizzativi nei più svariati settori. L'applicazione e lo
sviluppo della R.O. sono dovuti alle profonde modificazioni avvenute nella società nel ventesimo secolo. Nel settore
industriale le imprese hanno raggiunto dimensioni notevoli e le decisioni dei gruppi dirigenti si sono fatte più
laboriose. Tali decisioni, inoltre, devono essere assunte più rapidamente, poiché una scelta errata, o non
tempestiva, può significare perdite di capitali e può arrecare danni rilevanti. La comparsa degli elaboratori
elettronici permise alla R.O. di affrontare problemi sempre più complessi, sia per la loro natura, sia per l'enorme
mole di dati da elaborare.
Oggi essa viene utilizzata molto in campo industriale per risolvere ad esempio:
problemi di gestione aziendale: controllo delle scorte, elaborazione di modelli di domanda per i beni
prodotti;
problemi di produzione: scelta dei prodotti da fabbricare per avere il massimo profitto, studio della
composizioni di gruppi di lavoro, bilanciamento delle linee di montaggio;
problemi di traffico e di trasporti: programmazione del traffico aereo, stradale, navale, scelta tra diversi
tipi di mezzi di trasporto,
problemi economici e finanziari e scelta degli investimenti
Definizioni
La Ricerca Operativa secondo alcuni autori è una tecnica, secondo altri una scienza che affronta problemi
organizzativi di grande ampiezza. Sono state date diverse definizioni della Ricerca Operativa:
la Ricerca Operativa è l‟applicazione del metodo scientifico alle operazioni di vaste e complesse
organizzazioni, allo scopo di individuare i problemi ad esse inerenti e fornire a coloro che le dirigono una
base quantitativa su cui fondare le proprie decisioni al fine di aumentare l‟efficienza nel raggiungimento di
obiettivi prefissati;
la Ricerca Operativa è un metodo scientifico che fornisce ai dirigenti di un‟azienda una base quantitativa
per prendere delle decisioni in merito alle operazioni poste sotto il loro controllo;
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la Ricerca Operativa può essere considerata l‟applicazione del metodo scientifico da parte di gruppi
interdisciplinari a problemi che implicano il controllo di sistemi organizzati (uomo - macchina) al fine di
fornire le soluzioni che meglio servano gli scopi dell‟organizzazione nel suo insieme.
Le fasi della soluzione di un problema di Ricerca Operativa
La risoluzione di un qualunque problema di RO passa attraverso alcune fasi:
Prima fase: consiste nell‟individuazione del problema da risolvere e nella raccolta di tutte le informazioni ad esso
inerenti. Essa comporta l'individuazione delle variabili controllabili (variabili di decisione) e di quelle non
controllabili, insieme alla scelta della funzione economica da massimizzare (es.: il guadagno complessivo) o da
minimizzare (es.: il costo complessivo); tale funzione prende il nome di funzione obiettivo. Importante è ricordare
che in tutti i sistemi organizzati vari sono gli obiettivi che si possono stabilire, ma la funzione economica da
ottimizzare (ossia da rendere massima o minima) è una sola. Gli obiettivi possono essere diversi ed anche
contrastanti fra loro; ad esempio, in un‟organizzazione industriale l'obiettivo del settore della produzione potrebbe
essere quello di produrre pochi tipi di prodotti in lunghi cicli di produzione, con formazione di grandi quantità di
scorte. L'obiettivo del settore vendite, invece, potrebbe essere sia quello di avere grandi scorte, sia quello di
avere una vasta gamma di prodotti. L'obiettivo del settore finanziario, infine, è quello di ridurre la quantità di
capitale immobilizzato: ciò implica la riduzione delle scorte (obiettivo che va contro quelli dei due settori
precedenti).
Seconda fase: consiste nella costruzione del modello matematico, che deve essere una buona rappresentazione del
problema, anche se è quasi impossibile che sia una rappresentazione perfetta; il modello non è qualcosa di statico e
definitivo, ma può essere eventualmente modificato in una successiva revisione per renderlo più aderente al
problema. Il modello matematico è costituito normalmente da una funzione economica da ottimizzare e da un
sistema di vincoli espressi da equazioni e/o disequazioni. Nella costruzione del modello è necessario introdurre
delle ipotesi semplificatrici tali, però, da non modificare la natura del problema. In certi casi l‟analisi del modello,
prima della sua risoluzione, porta a scoprire vie alternative, in un primo momento trascurate.
Terza fase: consiste nella soluzione del modello, possibilmente con i metodi della matematica classica, altrimenti
con metodi di simulazione utilizzando un elaboratore (è questo il caso, per esempio, in cui sono presenti variabili
legate ad eventi casuali).
Quarta fase: consiste nell‟analisi e verifica delle soluzioni ottenute nella fase precedente. Se necessario, in base
ai risultati di questa fase, si effettua una modifica del modello, e si ripercorre il procedimento. Una volta
determinata la soluzione ottima ritenuta praticabile, la si presenta agli interessati tramite una opportuna
relazione, che deve essere scritta in un linguaggio corretto ma, contemporaneamente, comprensibile anche da
parte di chi non possiede le necessarie conoscenze di matematica (o delle altre materie coinvolte).
I problemi di scelta e la loro classificazione
Frequentemente, ai dirigenti di vari tipi di impresa si presentano problemi di decisione. In ogni decisione si
effettua una scelta per ottimizzare una funzione economica: si tratta, per esempio, di rendere minimo un costo, o
massimo un utile. La Ricerca Operativa ha sviluppato tecniche diverse secondo i problemi da affrontare.
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Una prima suddivisione porta a distinguere i problemi di scelta in relazione al numero delle variabili indipendenti,
dette variabili di azione (o di decisione): sono le variabili (o incognite) delle quali occorre trovare il valore ottimo,
cioè il valore che rende ottima la funzione obbiettivo: Tale valore ottimo delle variabili costituisce la soluzione
ottima del problema. Si hanno così problemi di scelta dipendenti da una sola variabile e problemi di scelta
dipendenti da due o più variabili. Le variabili non sono libere di assumere qualunque valore, ma sono condizionate da
vincoli di vario genere che si esprimono, dal punto di vista matematico, mediante equazioni e/o disequazioni. Un
primo vincolo solitamente presente è il vincolo di segno, poiché le grandezze economiche (quantità di merce
prodotta, numero di addetti, ecc.) devono essere non negative (maggiori o uguali a zero). Altri vincoli sono di natura
tecnologica: ad esempio, la quantità prodotta non può essere superiore alla capacità massima produttiva degli
impianti, la quantità di merce trasportata non può superare la capienza dei depositi di arrivo o la portata massima
dei mezzi di trasporto, ecc. Per effetto di questi vincoli la variabile, o le variabili, possono assumere un insieme di
valori, detto campo di scelta (in termini geometrici, regione ammissibile), che può essere discreto, se i valori delle
variabili sono in numero finito (ad esempio numeri naturali), oppure continuo se i valori di ogni variabile sono tutti
quelli di uno o più intervalli reali.
Un'altra importante classificazione riguarda le condizioni di certezza o di incertezza. Precisamente si ha:
scelta in condizioni di certezza, se i dati e le conseguenze sono noti a priori, cioè prima della soluzione
del problema e della sua applicazione concreta;
scelta in condizioni di incertezza, quando alcune grandezze sono variabili casuali (cioè esse assumono
determinati valori con una certa probabilità). Per la soluzione di tali problemi occorre applicare i metodi
del calcolo delle probabilità.
Ad esempio, se si deve scegliere, fra le offerte ricevute, quella che minimizza i costi di trasporto di un certo bene,
si lavora in condizione di certezza perché sono note tutte le condizioni del problema; se si deve decidere la
quantità da produrre di un determinato bene, siamo di fronte ad un problema di incertezza perché si può stabilire
solo in termini probabilistici l‟andamento delle vendite future.
I problemi di scelta si distinguono in:
problemi di scelta con effetti immediati, se fra il momento della decisione e il momento della
realizzazione decorre un tempo breve che non influisce sulle grandezze economiche;
problemi di scelta con effetti differiti, se occorre tener conto dell'intervallo di tempo. In quest'ultimo
caso per le valutazioni si devono applicare i procedimenti della matematica finanziaria.
Ad esempio, sono problemi di decisione con effetti immediati la scelta della quantità mensile di bene da produrre o
delle quantità di materia prima da utilizzare in una determinata produzione, visto che hanno una ricaduta a breve
termine; mentre sono esempi di problemi con effetti differiti la scelta del luogo in cui costruire un nuovo
capannone industriale, la scelta di un macchinario per la produzione, la scelta dell‟individuo da assumere, la scelta
del tipo di investimento di un capitale, in quanto gli effetti di queste decisioni ricadono su periodi anche lunghi di
tempo.
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IMPRESA: PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO
Concetto d’azienda
L‟azienda è un sistema economico formato da un insieme organizzato di mezzi, uomini e risorse che operano tra
loro in maniera coordinata con lo scopo di produrre beni o servizi al fine di ottenere come obiettivo comune un
soddisfacente livello di redditività nel lungo periodo.
La pianificazione strategica
Per raggiungere tale livello di redditività l‟azienda deve attuare una pianificazione strategica, ovvero prefissare
degli obiettivi da raggiungere nel medio / lungo termine, questo processo richiede l‟analisi dell‟ambiente esterno,
l‟individuazione delle risorse interne all‟azienda e i mezzi necessari per raggiungere tali obiettivi.
LA PIANIFICAZIONE STRATEGICA
Studio della situazione di partenza
e delle sue opportunità di sviluppo
Analisi dell‟ambiente esterno
ed interno all‟azienda
Determinazione degli obiettivi di base
(medio / lungo termine)
La pianificazione aziendale. .
Dopo che la pianificazione strategica ha individuato le opportunità, ed ha fissato gli obiettivi principali, la
pianificazione aziendale rende operative le strategie prefissate. Ciò avviene tramite la formulazione di piani a
medio / lungo termine che analizzano gli obiettivi prefissati sotto l‟aspetto economico, finanziario e patrimoniale.
Questi piani pluriennali, che solitamente hanno durata di 3 – 5 anni, si articolano in piani settoriali, cioè che
riguardano i singoli settori aziendali o aree strategiche dell‟impresa, e piano aziendale, che analizza l‟impresa nel
suo complesso.
Il piano aziendale è composto da un insieme di piani:
piano economico, sintetizza costi, ricavi e risultati economici programmati per il periodo di tempo coperto
dal piano aziendale;
piano patrimoniale, indica le attività, le passività e lo stato patrimoniale al termine di ciascun esercizio
compreso nel piano aziendale;
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piano degli investimenti, sintetizza gli investimenti e i disinvestimenti delle immobilizzazioni pianificate
dalle funzioni aziendali;
piano finanziario, traduce in flussi monetari (entrate, uscite), il contenuto degli altri piani.
LA PIANIFICAZIONE AZIENDALE
Analisi degli obiettivi prefissati negli
aspetti economico, finanziario e
patrimoniale
Piani settoriali
Formulazione di piani pluriennali
Piano aziendale composto da:
- piano economico
- piano patrimoniale
- piano degli investimenti
- piano finanziario
La programmazione
Per raggiungere gli obiettivi prefissati l‟azienda deve attuare una programmazione che è volta ad indirizzare le
diverse attività settoriali che si svolgono all‟interno dell‟impresa. La programmazione è la fase in cui si
predispongono i programmi e i budget che concretizzano le scelte strategiche.
Essa può essere classificata in due modi:
programmazione di periodo, riferita ad un periodo di tempo (breve, medio o lungo);
programmazione di progetto, riferita ad un determinato progetto (costruzione di un fabbricato e simili);
LA PROGRAMMAZIONE
Pianificazione
Programmazione
Decisioni Gestione
Controllo
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Il controllo di gestione
Accanto ai processi di pianificazione e programmazione vi è la fase di controllo che ne è parte integrante. È,
infatti, necessaria per confrontare gli andamenti effettivi con quelli ipotizzati al fine di individuarne eventuali
scostamenti e le cause che li hanno generati. Possiamo quindi affermare che la fase di controllo è volta ad
assicurare che le risorse vengano acquisite e impiegate in modo efficiente ed efficace con l‟obiettivo di
raggiungere gli obiettivi prefissati. I meccanismi utilizzati per svolgere l‟attività di controllo sono:
il controllo retroattivo (feed–back), consente tramite l‟analisi dei dati consuntivi e gli obiettivi
programmati di prendere decisioni per migliorare la programmazione e l‟attività futura;
il controllo anticipativo (feed-forward), consente mediante il monitoraggio continuo dell‟attività in corso,
di intervenire in tempo reale su eventuali scostamenti e sulle cause che li generano.
Il controllo di gestione necessita di un continuo flusso di informazioni che vengono prese dal sistema informativo
direzionale, e a sua volta attraverso i reports, cioè informazioni di ritorno, inserite nuovamente nel sistema
informativo per essere rielaborate.
APPROFONDIMENTO: IL BUSINESS PLAN
Il business plan (o studio di fattibilità), è il documento che descrive l‟idea imprenditoriale, ne esamina i fattori di
successo e consente di determinarla. Esso ha funzione sia interna che esterna all‟impresa:
per l‟impresa è lo strumento che consente di organizzare e presentare l‟idea imprenditoriale (business
idea), perché ne analizza i fattori di successo o eventuali lacune, portando così ad aggiustamenti o
all‟abbandono del progetto, in caso di successo definisce la strategia da seguire nella fase successiva;
per i terzi il business plan è lo strumento che consente di valutare il progetto, le potenzialità e i rischi ad
esso connesso.
Il business plan inoltre viene richiesto in caso di fusioni, acquisizioni, gare d‟appalto, domande di finanziamento.
Esso deve essere presentato in modo sintetico e completo, deve cioè focalizzare gli aspetti economico e
finanziario del progetto, ed è strutturato in tre parti:
parte prima, in caso di nuova attività descrive l‟idea imprenditoriale, nel caso invece di sviluppo di un
progetto di un‟impresa preesistente ne descrive i vantaggi;
parte seconda, descrive la fattibilità del progetto mediante l‟analisi dell‟ambiente esterno (mercato) e
interno (organizzazione, risorse);
parte terza, la valutazione monetaria, richiede l‟elaborazione del piano aziendale (nelle sue quattro parti),
e quantifica il fabbisogno finanziario dell‟idea imprenditoriale.
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Il budget
Una volta che la programmazione ha indicato gli obiettivi che dovranno essere conseguiti in un arco di tempo breve
(12 mesi), questi verranno tradotti in programmi operativi dettagliati (budget). Il budget è lo strumento della
programmazione aziendale che evidenzia gli obiettivi economico-finanziari da realizzare nel prossimo esercizio,
inoltre evidenzia le risorse da impiegare per conseguire i risultati programmati; il budget è dunque il documento
amministrativo che traccia il futuro andamento della gestione.
IL BUDGET
Budget degli
Investimenti
Budget degli Acquisti
Budget delle Vendite Budget dei Servizi
Budget del Personale
Budget dei Proventi
vari
Budget degli Oneri Fin.
Budget degli Oneri vari
Budget
Alienazioni Ricavi Economico Costi Investimenti
Crediti di Apporti dei soci e Apporti dei soci e Debiti di
regolamento accensioni prestiti accensioni prestiti regolamento
Flussi di Entrate Monetarie Flussi di Uscite Monetarie
Budget
Finanziario
Budget generale d‟esercizio
- Situazione patrimoniale
- Situazione economica
Le funzioni del budget
Le funzioni del budget sono molteplici:
traduce in termini quantitativi i programmi di gestione; consente il coordinamento delle diverse funzioni aziendali;
consente il coordinamento delle diverse attività aziendali; permette di correggere in anticipo eventuali problemi e
di porvi tempestivamente rimedio; consente il controllo della gestione attraverso il confronto tra le quantità ed i
valori previsti e le quantità ed i valori rilevati.
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Composizione del budget
Il budget si compone di quattro parti:
il budget economico analitico: prevede, a livello di analisi mensile o trimestrale, i costi e ricavi di
competenza dell'esercizio predeterminando il risultato economico; esso costituisce la sintesi dei budget
settoriali redatti nella seguente sequenza:
budget delle vendite budget della produzione
budget delle scorte di magazzino budget dei servizi
budget degli acquisti budget degli oneri finanziari
budget del personale budget dei proventi e budget degli oneri vari
il budget degli investimenti: prevede le operazioni che si intendono attuare nel settore delle
immobilizzazioni in base ai programmi di medio/lungo termine in corso di realizzazione; esso considera
eventuali dismissioni di beni strumentali ed i nuovi investimenti;
il budget finanziario: prevede i movimenti finanziari della gestione, e precisamente per i flussi di cassa
derivanti dal regolamento delle operazioni di gestione (flussi di entrate ed uscite monetarie), esso
consente di determinare gli eventuali fabbisogni finanziari o le eventuali eccedenze finanziarie;
il budget dell'esercizio: attinge i dati dei tre budget precedentemente elencati presentando la previsione
della situazione patrimoniale ed economica dell'esercizio considerato.
La redazione del budget
La redazione dei budget richiede innanzitutto una valida organizzazione aziendale e un efficiente struttura
amministrativa. La notevole quantità dei calcoli richiesti e l‟esigenza di effettuare simulazioni con rapido ricalcolo
dei risultati rende indispensabile l'utilizzo dell‟elaborazione elettronica dei dati. Le decisioni riflesse nel budget
aziendale devono essere coerenti con quanto indicato in sede di piano pluriennale, di cui il budget analizza con
maggiore analiticità il primo anno (il budget non è una previsione, ma la traduzione annuale del piano pluriennale). La
compilazione del budget rappresenta il momento della verifica della validità delle scelte del piano riferite al
periodo di budget; pertanto, alla luce delle nuove informazioni, emerse in sede di redazione del budget, potrebbe
risultare utile apportare delle modifiche al piano stesso.
Il budget anticipa i risultati di un periodo amministrativo e li articola in periodi più brevi (mese, trimestre). Se si
applica la tecnica del budget scorrevole, il budget annuale viene suddiviso in periodi infrannuali, e allo scadere di
ciascuna frazione temporale, i dati relativi al tempo trascorso si eliminano e, in base ai risultati ottenuti, si
aggiornano e si revisionano le previsioni fatte mantenendo sempre il riferimento ad un arco temporale di 12 mesi. Il
compito di redigere budget del periodo considerato spetta nell‟impresa a coloro che, in quel periodo, avranno la
responsabilità di raggiungere gli obiettivi fissati dai vari budget settoriali e, a seconda della organizzazione
aziendale il budget sarà perciò predisposto dai responsabili delle diverse funzioni, delle varie divisioni e così via.
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Il budget deve potersi adattare a realtà diverse da quelle previste; uno strumento per garantire tale flessibilità è
la redazione di budget flessibili, nei quali le previsione sono riferite a un ventaglio di livelli di attività.
Il budget flessibile prende in considerazione più ipotesi di volumi di produzione e di vendita al quale corrispondono
differenti livelli di sfruttamento degli impianti dei macchinari. Poiché i costi assumono dimensioni diverse al variare
delle quantità prodotte i budget flessibili rispondono meglio dei budget fissi alle esigenze delle imprese che
presentano nel corso dell'esercizio frequenti oscillazioni dei volumi di produzione per cause stagionali o di mercato.
Il budgetary control
Il budgetary control è il processo di controllo gestionale attuato mediante il budget. Si tratta di una tecnica che
richiede una procedura di preparazione, di approvazione e di esecuzione complessa, che prende avvio dagli ultimi
mesi dell'anno precedente a quello cui si riferisce la programmazione, per proseguire poi durante tutto l'esercizio.
Di regola un sistema di programmazione e controllo si applica più facilmente nella media-grande impresa, data la
complessità del lavoro da svolgere, e la sua adozione è legata ad una preventiva analisi dei costi e dei benefici.
I vantaggi ottenibili con il budgetary control sono notevoli; infatti:
costringe i responsabili della struttura aziendale a partecipare alla determinazione degli obiettivi e a
formulare i programmi in armonia con gli altri;
richiede la collaborazione del personale a tutti i livelli e la coordinazione dei responsabili dei vari settori
aziendali con una chiara assunzione di responsabilità;
comporta uno studio accurato del mercato, la raccolta di informazioni interne ed esterne, la tenuta di
contabilità ordinata e aggiornata;
obbliga i responsabili aziendali a ragionare in termini quantitativi e a tradurre in cifre le esigenze in modo
razionale;
consente un uso razionale delle risorse, il miglioramento dell'organizzazione, dell'efficienza e della
redditività aziendale;
fa emergere inefficienze e inadeguatezze e l‟eventuale incapacità di alcuni dirigenti di raggiungere gli
obiettivi loro assegnati;
permette l'individuazione delle cause degli scostamenti e la loro rimozione attraverso l'azione continua di
verifica e di correzione.
L'onere del budgetary control è però sensibile in quanto comporta un appesantimento della struttura aziendale,
l'istituzione di un apposito organo permanente (ufficio budget e pianificazione), una maggiore burocrazia del lavoro
amministrativo, la disponibilità di hardware e software appropriati.
Il budgetary control si limita a verificare il raggiungimento degli obiettivi di breve periodo, quali il risultato
economico e le sue determinanti (costi e ricavi), utilizzando come strumenti i costi standard e generalmente i
budget flessibili. Questa logica si dimostra efficace per le imprese che attuano strategie di leadership di costo e
operano in un ambiente semplice.
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Il Controllo strategico
Il controllo strategico è il controllo attuato misurando i risultati aziendali rispetto agli obiettivi di lungo periodo.
In un ambiente stabile il raggiungimento degli obiettivi di breve periodo indicati nel budget si traduce di regola in
risultati economici positivi nel medio/lungo periodo.
Ciò non vale in ambienti molto dinamici nei quali la focalizzazione sui risultati di breve periodo può arrivare a
compromettere la competitività dell‟azienda; si pensi, per esempio, al ruolo dei costi di ricerca e sviluppo: una loro
riduzione incide positivamente sul risultato economico d‟esercizio, ma compromette la competitività futura.
Se dunque il budgetary control misura in termini quantitativo – monetari i risultati di breve periodo (scostamenti di
quantità e di prezzo), il controllo strategico è basato principalmente su indicatori di tipo qualitativo (qualità, grado
di soddisfazione dei clienti, ecc) che misurano l‟efficacia di medio-lungo periodo e quindi il valore creato o
distrutto dalla strategia adottata.
L’analisi degli scostamenti
L„analisi degli scostamenti è un fondamentale strumento di controllo (retroattivo) può essere applicato sia in
imprese che predispongono il budget sia in imprese che si avvalgono della contabilità gestionale a costi standard. Il
primo caso (budgetary control ) consente di verificare la concreta realizzazione dei programmi aziendali ( analisi
di efficacia ). L'analisi degli scostamenti è affiancata a quella relativa ai ricavi. Il secondo caso prevede il
confronto fra i costi effettivi e i costi standard, al fine di controllare l'efficiente reperimento e impiego delle
risorse. In entrambe le situazioni l‟analisi degli scostamenti si articola in più fasi:
confronto tra dati standard o programmati per individuare lo scostamento globale;
scomposizione dello scostamento globale in scostamenti elementari;
individuazione delle cause degli scostamenti;
adozione di azioni correttive ove le cause degli scostamenti sono controllabili dall‟impresa.
Queste fasi vengono realizzate in maniera diversa a seconda se si vuole controllare i costi o i ricavi.
Analisi degli scostamenti dei costi
Il controllo dei costi mediante l'analisi degli scostamenti presuppone:
la determinazione dei costi standard e, se si attua il budgetari control, la redazione del budget;
la rilevazione degli impieghi effettivi e dei costi consuntivi tramite un sistema di contabilità gestionale.
Le differenze riscontrate tra i costi effettivi e i costi standard possono dipendere da tre fattori:
variazione dei rendimenti dei fattori produttivi; questo è lo scostamento da tenere più sotto controllo, e
si ottiene moltiplicando le differenze tra quantità effettive (QE) e quantità standard (QS) per i prezzi
standard (PS), per cui: PS= (QE-QS);
variazioni nei prezzi dei fattori produttivi impiegati; si calcola moltiplicando le differenze tra prezzi
effettivi (PE) i prezzi standard (PS) per le quantità dei fattori impiegati (QE), per cui QE= (PE - PS);
variazioni del volume di produzione (volume effettivo - volume standard). Tale scostamento va ad
incidere sui costi globali sostenuti dall'azienda.
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Analisi degli scostamenti dei ricavi
Il controllo dei ricavi presume:
la redazione del budget delle vendite;
la rilevazione dei dati effettivi di vendita.
Se dal confronto tra i ricavi effettivi e ricavi programmati vi è uno scostamento negativo ci viene segnalata la
presenza di un problema nel marketing aziendale e tale problema dovrà essere rimosso con opportune azioni
correttive. La rilevazione degli scostamenti si ottiene oggi con un sistema informativo automatizzato che in tempo
reale fa pervenire le informazioni ai responsabili di budget e della programmazione. Quindi gli scostamenti
individuano gli obiettivi che non sono stati raggiunti, ed è compito della rete direzione ricercare le cause e
verificare eventuali responsabilità di coloro preposti al raggiungimento di tali obiettivi.
L‟individuazione dei fenomeni che hanno prodotto lo scostamento globale dei ricavi ne richiede la scomposizione in
scostamenti elementari di volume e di prezzo; inoltre, se in fase di programmazione l‟impresa ha fissato anche
l‟obiettivo “quota di mercato”, il controllo dell‟efficienza della gestione può avvalersi dell‟analisi degli effetti dello
scostamento della quota di mercato sul volume delle vendite.
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LA GESTIONE DEL MAGAZZINO
La logistica aziendale
Qualsiasi impresa si pone l‟obiettivo di essere presente sul mercato da protagonista vincente; per raggiungere
questo obiettivo non bastano la produzione o la distribuzione di prodotti di qualità elevata con caratteristiche
migliori di quelle dei concorrenti ma, l‟impresa che si impone sul mercato, deve sviluppare un rapporto preferenziale
con il cliente, proponendogli un prodotto di qualità e un servizio che lo rendano consapevole dei vantaggi derivanti
dall‟avere scelto quel bene e quell‟azienda produttrice.
L‟azienda necessita quindi di un'organizzazione interna razionale e veloce affiancata da fattori, quali:
Attitudine dell'impresa nell' approvvigionamento delle materie prime e delle merci.
Capacità di ridurre al minimo i costi.
Organizzazione logistica e commerciale per l'efficiente distribuzione del prodotto finito sul mercato.
La logistica aziendale è quella parte della gestione che si occupa di collegare in modo razionale ed efficiente le
fasi d'acquisizione dei fattori della produzione, d'alimentazione del processo produttivo e di distribuzione del
prodotto finito. Le sue funzioni sono pertanto quelle di programmare, gestire e controllare in maniera efficiente ed
efficace il flusso dei beni, dei servizi e delle relative informazioni, dal punto di origine fino al punto di consumo; è
così possibile soddisfare le richieste della clientela, fornendo un servizio adeguato, ottimizzando le procedure e
riducendo i costi.
Il magazzino
Parte centrale della logistica aziendale è il magazzino; esso è considerato il centro vitale dell'impresa, perché
svolge la funzione fondamentale di raccordo tra gli acquisti dell‟impresa e i processi di trasformazione fisica o
economica che essa sviluppa, garantendo la continuità del processo produttivo e la tempestività nel soddisfare i
bisogni della clientela. Al termine magazzino è possibile attribuire due significati diversi legati tra loro.
Sotto l‟aspetto fisico con il termine magazzino si individuano:
le scorte di materie, merci, semilavorati e prodotti finiti presenti nell‟azienda per essere utilizzati o
venduti;
le strutture (fabbricati, attrezzature, accessori) e il personale in grado di ricevere, custodire e
consegnare le scorte.
Sotto l‟aspetto gestionale con il termine magazzino si individuano:
problemi relativi agli spazi generali (layout aziendale) e spazi specifici (layout di magazzino) delle scorte;
problemi relativi alla qualificazione del personale addetto alla ricezione, allo stoccaggio e all‟utilizzo delle
scorte.
La gestione del magazzino consiste nel razionalizzare le risorse interne aziendali per arrivare più rapidamente sul
mercato. Questo non deve però appesantire la struttura patrimoniale dell‟impresa né gravare eccessivamente sul
suo equilibrio finanziario.
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Organizzazione e logistica di magazzino
Affinché il magazzino sia più efficiente e funzionale possibile, il management deve compiere alcune scelte che
riguardano cinque aree di intervento:
l’utilizzo degli spazi fisici dell’azienda, riguarda la decisione relativa alla destinazione a magazzino di
aree di proprietà dell‟impresa o, in alternativa, al ricorso a spazi o a risorse fornite da soggetti esterni; in
ogni caso è comunque essenziale che le diverse attività della logistica aziendale siano sviluppate con
attenzione alla posizione geografica dei diversi siti, alla distanza dalle principali linee di comunicazione e
alla disponibilità di infrastrutture;
la movimentazione in azienda di merci e materiali, riguarda la necessità di velocizzare e rendere
razionale la movimentazione delle merci e delle materie cercando di limitare inefficienze e costi che
incidono sul prezzo finale del prodotto. Le scelte da effettuare si riferiscono al layout generale e di
magazzino, cioè alla disposizione e alla struttura generale dell‟impresa, ai mezzi di trasporto interno
utilizzati per lo spostamento delle materie, dei prodotti o delle merci dell‟impresa, e all‟imballaggio da
utilizzare a seconda del tipo di trasporto che la merce deve affrontare;
l’organizzazione degli spazi di magazzino, riguarda il collocamento delle scorte su scaffalature numerate
in modo progressivo e facilmente identificabile. Infatti, per risolvere il picking, cioè il problema di
gestione di magazzino derivante dal fatto che i clienti richiedono merci diverse ed in diverse quantità
creando un pesante lavoro per il personale, si utilizzano appositi software che, grazie alla mappatura delle
scorte negli scaffali, permettono il prelievo della merce in maniera guidata e più veloce possibile;
la conservazione delle scorte, riguarda la conservazione della merce che in attesa di essere utilizzata o
spedita viene appoggiata su piattaforme (pallet) che consentono maggiore stabilità e compattezza delle
scorte riducendo lo spazio da utilizzare, un rapido controllo visivo di tipo quantitativo, e la possibilità di un
rapido spostamento, mediante elevatori manuali o a corrente elettrica, all‟interno del magazzino e dal
magazzino alla produzione;
il sistema informativo, riguarda l‟utilizzo di software gestionali più avanzati che consentono di tenere
sotto controllo in tempo reale le scorte del magazzino, di verificare per quali ordini e commesse sono stati
utilizzati determinati pezzi e di effettuare statistiche sui consumi. La disponibilità di tali dati rende più
rapida ed efficace la programmazione del processo produttivo, il coordinamento tra l‟approvvigionamento e
la lavorazione, l‟attendibilità delle risposte e dei tempi di consegna ai clienti.
Le scorte di magazzino
Il termine scorta indica la quantità di materiale, semilavorati e prodotti finiti presente in magazzino in un dato
momento, pronta ad essere utilizzata nel processo produttivo e distributivo. Le scorte sono classificate in base a
diversi criteri: per natura (ad esempio, merci, ricambi,prodotti finiti, semilavorati), per caratteristiche fisiche (ad
esempio, scorte solide, liquide, gassose) e secondo l‟utilizzo e la funzione nel processo produttivo.
In quest‟ultimo caso le scorte possono essere classificate così:
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TIPI DI SCORTA DESCRIZIONE
Scorta esistente Quantitativo effettivamente presente in magazzino in un determinato
momento, rilevato dai terminali e dai tabulati di gestione degli stock
dell‟impresa.
Scorta virtuale Scorta esistente aumentata delle quantità ordinate ai fornitori e
ridotte di quelle già impegnate per i clienti.
Scorta normale Scorta media normalmente disponibile in magazzino nel corso dell‟anno
Scorta massima Scorta da non superare per mantenere l‟equilibrio tra efficienza
produttiva e limitazione dei costi.
Scorta minima o di sicurezza Livello di stock al di sotto del quale l‟impresa rischia il blocco della
produzione o della distribuzione in caso, ad esempio, di improvvise
variazioni di mercato.
Scorta speculativa Scorta costituita in particolari condizioni di mercato, quando si
originano aspettative circa un rialzo a breve termine del prezzo di
acquisto delle materie o delle merci.
In oltre, la gestione delle scorte richiede la codificazione degli articoli, cioè ad ogni prodotto viene attribuito un
nome, che può essere un numero o un insieme di lettere e numeri ( codice numerico o alfanumerico), che permette
di rendere veloce e certa l‟identificazione dell‟articolo e del rispettivo prezzo.
La logistica integrata e la supply chain
La logistica integrata è finalizzata a rendere efficienti ed economici i processi di approvvigionamento, stoccaggio
ed evasione degli ordini; essa ha come obiettivo l‟attivazione di procedure e metodologie di lavoro per rendere al
cliente il miglior servizio riducendo i costi aziendali e mettendo cosi l‟azienda in condizioni di vantaggio sul mercato.
LOGISTICA INTEGRATA E GESTIONE DELLE SCORTE
Verifica dei Sollecito Controllo Limitazione Informazion Qualità
tempi di delle degli dei costi e sui nel
consegna consegne sprechi operativi movimenti servizio
Gestione degli Gestione Evasione
approvvigionamenti delle scorte degli ordini
Selezione Documenti
per
Ufficio acquisti Reparto Reparto imballo e
prodotti
ufficio magazzino spedizione
programmazione
Controllo Selezione Conservazione Tempestività Tempestività Controllo degli
dei costi dei fornitori delle scorte nell‟evasione nelle oneri accessori
L degli ordini spedizioni di vendita
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La logistica è dunque un sistema di attività riferito a tutta l‟impresa, con l‟obiettivo di un coordinamento delle
funzioni aziendali coinvolte nella catena “riordino-produzione-spedizione”; un‟ulteriore evoluzione di questo
concetto è quella della supply chain (letteralmente catena della fornitura) che mira a costruire ed ottimizzare i
legami ed il coordinamento tra fornitori, clienti e distribuzione. Oggi, infatti, i fornitori, i produttori ed i clienti
operano in rete per la gestione comune e complessiva delle scorte tramite le reti extranet (rete che collega
l'impresa con entità esterne), intranet (rete interna collaboratori azienda) e Internet (rete telematica mondiale
computer connessi). In oltre la supply chain consente di:
ridurre le scorte nella catena di approvvigionamento;
aumentare la velocità e la flessibilità nell‟evasione degli ordini ricevuti;
creare un significativo valore aggiunto a favore della clientela.
Gestione delle scorte e cicli aziendali
Attraverso un oculata politica di gestione delle scorte, prendendo spunto dall‟analisi dei consumi passati, l‟impresa
determina il proprio fabbisogno di beni, distribuendo quantità e tempi di fornitura secondo un piano che tenga
conto delle sue caratteristiche operative e dei vincoli finanziari posti dalla struttura del patrimonio aziendale.
L‟acquisto delle scorte determina l‟inizio del ciclo economico dell‟impresa che, al fine di garantire un‟efficiente
gestione, deve essere sviluppato in stretta relazione con il ciclo tecnico e con il ciclo monetario.
In fase di avvio del processo di trasformazione delle materie prime l‟impresa cercherà di:
avvicinare il più possibile il ciclo economico a quello tecnico;
posticipare il più possibile l‟inizio del ciclo monetario rispetto a quello economico e a quello tecnico.
Terminando il processo di trasformazione materiale del bene, l‟impresa dovrà collocare il prodotto finito sul
mercato, ponendo attenzione ad:
avvicinare il ciclo economico a quello tecnico;
avvicinare il ciclo monetario a quello economico e quindi a quello tecnico.
L‟intera gestione del processo produttivo deve considerare sia le esigenze produttive, cioè dare continuità al
processo di produzione ponendosi al riparo dai rischi di blocco della produzione o della distribuzione per mancanza
di scorte, sia le esigenze finanziare, nel senso che l‟acquisto delle scorte comporta il sostenimento dei costi ed il
sorgere di debiti, e quindi il miglior magazzino aziendale è “quello che non c‟è”.
È necessario, quindi, che il magazzino, pur garantendo all‟impresa la continuità del processo produttivo, non risulti
in esubero rispetto alle reali ed effettive esigenze di produzione e distribuzione.
I costi ed i rischi della gestione del magazzino
Oltre alle problematiche finanziarie, la gestione del magazzino richiede la risoluzione di altri problemi, e cioè:
l’utilizzo dello spazio fisico, nel senso che l‟impresa necessita di ampi spazi per l‟esercizio della propria
attività e quindi deve sostenere dei costi relativi ai capannoni in affitto o in leasing e dei costi relativi alla
manutenzione e all‟impiantistica di base ( corrente elettrica, impianti antifurto, antincendio ecc,);
l’impiego del personale, il magazzino richiede personale qualificato per il carico e lo scarico delle scorte,
la custodia e la conservazione, l‟imballaggio e la preparazione dei documenti di trasporto o consegna;
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le strutture operative di cui i magazzini devono essere dotati per fornire un migliore servizio alla propria
clientela, con l‟obiettivo di renderla sempre più soddisfatta e fedele al prodotto. Logicamente l‟adozione si
sistemi informativi al passo coi tempi comporta il sostenimento di costi notevoli;
i rischi legati alla conservazione della merce, nel senso che l‟impresa deve tutelarsi contro i rischi di
furto, manomissione o incendio delle scorte e, attraverso specifiche procedure gestionali e commerciali,
deve contenere il rischio di deperimento fisico o calo del proprio stock.
Il buyer
Il buyer (compratore) partecipa alla definizione delle modalità di svolgimento del servizio programmazione e
acquisti, svolgendo le seguenti funzioni:
in via preventiva, definisce una serie di alternativa di fornitori, disponendo per ciascuno di essi del
recapito, del listino, delle condizioni di consegna, ecc;
ricevuta la richiesta di acquisto dall‟ufficio programmazione, il buyer ne verifica l‟esattezza e la congruità,
analizza i fornitori ed, effettua la scelta, spedisce l‟ordine;
ha il compito di sollecitare al fornitore i pezzi in ritardo, o di verbalizzare la fornitura, cioè restituirla con
la debita specificazione.
L‟obiettivo del buyer è di sviluppare con l‟impresa fornitrice un rapporto di partnership, all‟interno del quale i
propri interessi non si limitano alla definizione del prezzo finale, ma si estendono per esempio a un‟adeguata
assistenza e consulenza, a contatti continui, alla garanzia sui pezzi non funzionanti. Chi si occupa di acquisti deve
definire inoltre i termini contrattuali: prezzo, sconto, condizione di fornitura, ecc. Ci sono diversi tipi di fornitori
con i quali il compratore sviluppa rapporti di collaborazione:
i fornitori ordinari, con i quali vi sono rapporti consolidati;
i fornitori occasionali, con i quali il rapporto è stato avviato per mancanza di esperienza su uno specifico
prodotto, oppure per particolari condizioni contingenti;
i fornitori potenziali, con cui non si è ancora lavorato ma si ritiene necessario approfondire la conoscenza;
i fornitori eliminati, con i quali l‟impresa ha già avuto rapporti commerciali che non intende mantenere.
I piani di acquisto
La formulazione di piani di acquisto, è fondamentale perché l‟impresa possa soddisfare le richieste dei clienti. Fra i
possibili metodi utilizzati per formulare i piani d‟acquisto, ricordiamo :
il metodo storico, che basa la programmazione degli approvvigionamenti sui consumi dei beni effettuati
nei periodi passati;
il metodo previsionale, che consente di elaborare ipotesi e previsioni sul futuro andamento della domanda
di mercato.
La redazione di un budget comporta la definizione dei ricavi di vendita e dei costi corrispondenti previsti. Si tratta
di un esercizio particolarmente complesso, la cui efficacia dipende dall‟andamento di numerose variabili, non
sempre controllabili, e dalla capacità di analizzare gli scostamenti tra dati previsti e dati effettivi. Punto di
partenza è il livello di produzione previsto per l‟anno successivo, calcolato in base alle vendite ipotizzate e al livello
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di scorte dei prodotti finiti. Stabilita la quantità da produrre si determina il fabbisogno di materie prime
calcolando, per prodotto finito, la quantità di componenti necessari. I piani di acquisto devono essere flessibili, cioè
preparati in base a una serie di ipotesi alternative sull‟andamento dei mercati di sbocco e di approvvigionamento, e
gli accordi con i fornitori devono prevedere la possibilità di aggiustamenti nel corso dell‟esecuzione dell‟ordine. In
questi casi si adottano gli ordini aperti: si tratta di singoli ordini globali, definiti a inizio anno e calcolati in base al
previsto fabbisogno futuro, che prevedono la possibilità di consegne scaglionate nei mesi a venire, a seconda delle
esigenze di produzione dell‟impresa acquirente.
Il sistema del just in Time
La capacità di fornire tempestivamente ed in maniere continua un servizio efficiente ai reparti di produzione ed ai
clienti rappresenta un obiettivo fondamentale della logistica; a questo proposito, in passato, le imprese hanno
ricorso alla tecnica del lotto economico di acquisto, con la quale si approvvigionavano di scorte elevate di materie o
merci e facevano fronte alle richieste provenienti dalla clientela. Successivamente le aziende si accorsero
dell‟elevato costo di gestione del magazzino e svilupparono modelli di gestione finalizzati a ridurre il proprio stock,
fino all‟obiettivo di operare a scorta zero, cercando di spostare sui fornitori il problema del magazzino correndo
tuttavia un grosso rischio di non poter soddisfare gli ordini dei clienti.
EVOLUZIONE TEMPORALE DEL CONCETTO DI GESTIONE DELLE SCORTE
Il peso delle scorte L‟attenzione al Fornitori, produttori
Le scorte sono diventa rilevante, si servizio alla clientela e clienti operano in
un‟opportunità cerca di scaricarlo sui rivaluta la funzione rete per la gestione
fornitori delle scorte comune delle scorte
Magazzini con
elevata consistenza Scorta zero Just in Time Supply Chain
di scorte
Anni 1970 anni 1980 anni 1990 Oggi
La tecnica del just in time (appena in tempo), diffusasi in tutti i sistemi economici negli anni ‟90, è un metodo di
programmazione della produzione che ha come obiettivo il miglioramento continuo dei processi di logistica e di
produzione, limitando gli sprechi, le inefficienze e gli oneri legati alla gestione delle scorte. Il just in time abbina
elementi quali affidabilità, riduzione delle scorte e del lead time( tempo di evasione dell‟ordine), ad un aumento
della qualità e del servizio al cliente; affinché questo metodo funzioni, rendendo efficiente l‟intera gestione
dell‟impresa, le materie devono arrivare proprio in tempo per l‟attivazione del processo produttivo, nelle quantità
ordinate e secondo gli standard qualitativi richiesti, la scelta dei fornitori risulta pertanto fondamentale, come
anche la necessità di una struttura idonea a soddisfare la domanda di mercato senza sprechi o ritardi. Perché il
just in time sia efficace è quindi necessario che tutta la catena logistica dell‟impresa venga gestita, nella logica
della supply chain, con il minor livello di scorta.
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Gli strumenti per la gestione del magazzino
Gli strumenti per la gestione del magazzino, legati alla disponibilità di un sistema informativo completo ed
efficiente sono:
il livello di riordino, segnala il momento in cui l‟impresa deve trasmettere l‟ordine al fornitore per
consentire il regolare svolgimento del processo di produzione o di distribuzione; esso è dato dal prodotto
tra il consumo medio giornaliero di scorte ed i giorni necessari per il relativo riapprovvigionamento;
Impresa commerciale (merci): LR= vendite X giorni approvvigionamento
Imprese industriali (materie): LR= (quantità di materia : tempo di lavorazione) X g. approvv.
la scorta di sicurezza, indica la quantità al di sotto della quale l‟impresa rischia di rimanere senza merci o
materie prime con le quali svolgere con continuità la propria attività; essa risulta tanto più elevata quanto
più variabile è la richiesta del mercato e quanto più lunghi sono i tempi di consegna dei fornitori; al seguito
dell‟introduzione della scorta di sicurezza, la relazione del LR risulta modificata come segue:
Impresa commerciale (merci): LR= (vendite X g. approvv.) + livello scorta di sicurezza
Imprese industriali (materie): LR= [(q.tà materia : tempo lavor.) X g. approvv.] + liv. scorta sic.
il livello di allarme, segnala, in caso di ritardo nella consegna da parte del fornitore, la necessità di un
rapido sollecito ed, in casi estremi, di rifornirsi altrove anche se con costi superiori;
l’indice di rotazione, esprime il numero di volte in cui, nel periodo considerato, il magazzino si è svuotato
permettendo all‟impresa di recuperare fondi investiti nelle scorte; un‟elevata rotazione indica che le merci
acquistate durante l‟anno sono rimaste in magazzino per un breve periodo. Al contrario un magazzino con
bassa rotazione è un segnale di un rallentamento delle vendite; l‟indice di rotazione può essere calcolato :
Calcolo a Quantità Fisiche
Indice di rotazione del magazzino = Quantità scaricata dal magazzino
Consistenza media di magazzino
Calcolo a Valori
Indice di rotazione del magazzino = Costo del venduto .
Costo della scorta media
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l’indice di durata, al contrario dell‟indice di rotazione, esprime la durata media di permanenza dei beni in
magazzino; maggiore è la rotazione, minore è la durata della giacenza delle scorte. Esso si calcola così:
Indice di durata = 365 u
Indice di rotazione
La contabilità di magazzino
La contabilità di magazzino è l‟insieme delle rilevazione dei movimenti dei beni, finalizzate a determinare la
composizione qualitativa, quantitativa e monetaria delle scorte aziendali; essa rileva i movimenti in entrata (carico)
e in uscita (scarico) delle materie, dei prodotti finiti, delle merci. La contabilità di magazzino si basa su una serie
di documenti originari che provano i movimenti di materie, semilavorati, componenti, prodotti, merci, relativi sia ad
acquisti e vendite, sia a transazioni interne (imballaggio, spedizione ecc.); la sequenza dei passaggi subiti dai beni
all'interno dell'impresa è riscontrabile da una serie di documenti:
bollette di carico, per l‟entrata di materie in magazzino;
bollette di prelievo, per il trasferimento di materie dal magazzino ai reparti di produzione;
bollette dei resi da lavorazione, per la restituzione di materie dai reparti di produzione al magazzino in
quanto rimaste inutilizzate;
bollette di versamento, per il trasferimento dei prodotti ottenuti con il processo di lavorazione al
magazzino prodotti;
bollette di scarico, per la consegna o il ritiro da parte dei clienti dei prodotti finiti.
Strumenti della contabilità di magazzino
La contabilità di magazzino si avvale di due strumenti:
il giornale di magazzino (è una scrittura cronologica che rileva quotidianamente i movimenti in entrata e in
uscita dei beni dal magazzino);
il mastro di magazzino (è un insieme di scritture sistematiche: è costituito da tante schede quante sono
gli articoli trattati dall'impresa. Su ciascuna scheda si rilevano le esistenze iniziali, i carichi, gli scarichi e
le rimanenze finali).
Tra le principali informazioni fornite dalla scheda di magazzino ricordiamo:
le quantità in rimanenza di ogni bene, con la possibilità di riscontri periodici mediante inventari a
rotazione, attuati controllando alternativamente determinate categorie di beni o aree del magazzino fino
alla verifica di tutte le scorte;
i movimenti di carico;
i movimenti di scarico e la loro specifica destinazione.
Le schede di magazzino possono essere tenute a quantità (quantità caricate, scaricate e in rimanenza) o a quantità
e valori (valorizzazione dello stock).
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La valorizzazione dei movimenti di magazzino
Se la contabilità del magazzino è a quantità e a valori, occorre valorizzare i movimenti di magazzino e la scorta
esistente; la valorizzazione dei carichi avviene al costo che può essere costo di acquisto o costo di produzione a
seconda dell‟origine esterna o interna dei beni. La valorizzazione degli scarichi è invece più complessa perché non
sempre è possibile individuare con certezza la corrispondenza tra le unità entrate e quelle uscite; in ogni caso gli
scarichi si rilevano in base al criterio del costo e si effettuano di solito con i seguenti metodi:
metodo del costo effettivo, secondo il quale lo scarico dal magazzino si effettua ad un valore pari al
costo effettivamente sostenuto;
metodo del costo medio ponderato, con il quale il valore di scarico del magazzino di ottiene calcolando la
media aritmetica ponderata dei valori di carico, senza distinguere tra diversi lotti ricevuti. Esso può
essere calcolato per movimento, cioè si determina ogni volta che si verificano movimenti in entrata ( si
ottiene sommando alle scorte, prima dell‟ultimo carico, il valore di quest‟ultimo carico e dividendo per la
quantità in magazzino, e per periodo, cioè il valore delle scorte si determina dopo un periodo prestabilito
(mese, anno, ecc.) attraverso la media aritmetica ponderata dei lotti acquistati nel periodo stesso;
metodo LIFO (Last In First Out) mediante il quale si ipotizza che le materie o le merci entrate per ultime
(last in) siano le prime ad essere prelevate dal magazzino (first out); con questo metodo gli scarichi sono
valorizzati utilizzando gli ultimi prezzi pagati, come risulta dalla seguente figura: questo metodo può
essere calcolato in modo continuo, aggiornando il valore delle scorte e degli scarichi a ogni variazione del
magazzino, o a scatti, con una metodologia contabile che calcola il valore di scarico con riferimento ai
movimenti del magazzino avvenuti in un certo periodo di tempo (in genere un mese o un anno);
metodo FIFO (First In first Out) mediante il quale si ipotizza che le materie o le merci entrate per prime
(First in) siano le prime ad essere prelevate dal magazzino; con questo metodo gli scarichi sono valorizzati
utilizzando i prezzi delle partite acquistate per prime fino al loro esaurimento. Questo metodo è applicato
in modo continuo, cioè aggiornando scorte e scarichi ad ogni variazione di magazzino.
First In
Prezzi di Prezzi di
P4 P3 P2 P1 P1 P2 P3 P4 LIFO
carico scarico
P 4
Last In First out
P3
P2
P1 Prezzi di
P4 P3 P2 P1 FIFO
scarico
Magazzino
First out
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LES ENTREPRISES
L‟entreprise est un agent économique autonome dont la fonction est de produire ou de distribuer des biens et des
services en vue de réaliser des bénéfices.
Les entreprises peuvent être classées selon leur dimension, leur activité, et leur forme juridique.
Dimension
On peut les classer en:
Petites Entreprises (moins de 10 salariés).
Petites et moyennes Entreprises- P.M.E.- (de 10 à 500 salariés).
Grandes Entreprises ( plus de 500 salariés).
La dimension d‟une entreprise peut être établi à partir de la valeur des biens et des services produits.
Activité
Suivant le type d‟activité on peut classer les entreprises en trois secteurs:
le secteur primaire qui comprend les entreprises agricoles, forestières et de pêche;
le secteur secondaire qui comprend les entreprises industrielles, minières et de construction. Celles-ci
fabriquent et transforment des biens destinés à la vente;
le secteur tertiaire qui comprend des entreprises commerciales, de transport et de service (tourisme,
administration, … ).
Forme juridique
D‟après la structure juridique, les entreprises peuvent être classées en entreprises publiques et en entreprises
privées. Les entreprises publiques peuvent se distinguer en:
entreprise nationalisé, l‟État;
etablissement public, office, etc.
Les entreprises privées peuvent se distinguer en:
entreprises individuelles;
sociétés.
Les sociétés peuvent être civiles et commerciales.
les sociétés civiles ont pour but de réaliser des bénéfices par des actes civils.
les sociétés commerciales ont pour but de réaliser des bénéfices par des actes de commerce.
Il existe plusieurs formes juridiques de sociétés commerciales:
sociétés de personnes. Elles sont constituées en fonction de la personne des associés, les parts d‟associés
sociales ne sont pas cessibles. (Snc), (Scs)
sociétés de capitaux. Elles sont constituées en consideration des capitaux apportés. Les parts d‟associés
sont appelées actions et sont librement cessibles. (Sa), (Sca)
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sociétés à responsabilité limitée. Ces sociétés sont constituées en fonction de la personne des associés et
en fonction des capitaux apportés. Les associés ne sont responsables du passif de la société. les parts
sociales ne sont pas négociables.
L’identité de l’entreprise
On indentifié une entreprise par:
le nom ou la raison sociale;
l‟adresse ou le siège social;
le numéro de téléphone et de télécopie;
l‟adresse électronique;
la marque des produits vendus ou fabriqués.
Toute entreprise commerciale ou industrielle doit être immatriculée au Registre du Commerce et des sociétés
(RCS). L‟entreprise immatriculée reçoit un nombre qui comprend une lettre:
A: pour les entreprises individuelles;
B: pour les sociétés;
C: pour les groupements d‟intérêt économique;
Suivie de 9 chiffres.
Chaque entreprise a une structure bien définie. En général, dans les grandes et moyennes entreprises, elle
comprend:
la direction (chef d‟entreprise);
l‟administration (service du personnel, comptabilité);
l‟approvisionnement (achat des marchandises);
la distribution (ventes, emballages, publicité).
Dans les petites entreprises, un même service s‟occupera à la fois de la fonction commerciale, comptable et
financière.
La comptabilité
La loi impose à toutes les entreprises la tenue d‟une comptabilité.
La comptabilité enregistre chronologiquement toutes les opération réalisées par l‟entreprise dans le cadre de son
activité.
Tuote entreprise doit donc:
tenir une comptabilité journalière;
dresser la liste de ses charges et de ses produits afin d‟établir le compte de résultat;
faire chaque année un inventare;
établir un bilan annuel.
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LE IMPRESE PUBBLICHE
L'esercizio d’impresa da parte dell’operatore pubblico
L'intervento dello Stato nell'economia può essere attuato, oltre che con gli strumenti tipici del settore pubblico
anche con i meccanismi propri del mercato, cioè mediante l'esercizio di imprese aventi per oggetto la produzione di
beni e servizi destinati alla vendita. La pubblica impresa può essere esercitata direttamente dallo Stato, da un
ente pubblico economico appositamente istituito, da privati concessionari, o, infine, da società per azioni a
partecipazione pubblica.
L‟esercizio diretto si ha quando lo Stato esercita l'impresa per mezzo di una sua amministrazione, inserita
nell'organizzazione di un Ministero. L'amministrazione preposta all'esercizio dell'impresa, pur non essendo un
soggetto giuridico a sé stante, è dotata di una propria autonomia, sia contabile sia amministrativa. Da qui la
denominazione di azienda autonoma, o di amministrazione autonoma (ad esempio, Amministrazione autonoma dei
monopoli di Stato). L'autonomia contabile implica che l'azienda abbia un proprio bilancio che metta in evidenza le
entrate e le spese proprie dell'impresa: così risulta se l'esercizio dell'impresa si chiude con un utile o con una
perdita. Il bilancio viene allegato allo stato di previsione del Ministero dal quale l'azienda dipende.
Gli enti pubblici economici sono enti distinti dallo Stato, costituiti con lo specifico scopo di provvedere
direttamente all'esercizio di un'attività imprenditoriale. A differenza delle aziende autonome hanno propria
personalità giuridica e ciò garantisce una più netta separazione dall'Amministrazione statale, una maggiore libertà
di azione e una struttura organizzativa più adeguata all'esercizio di attività economica (ad esempio, Ente tabacchi
italiani). L'ente è soggetto alla vigilanza del ministro competente per materia; gli organi di vertice sono nominati
dal Governo.
L'esercizio in concessione si ha quando l'impresa, pur continuando ad appartenere allo Stato o ad altro ente
pubblico, è esercitata da un privato in base a un provvedimento amministrativo di concessione, che è sempre
revocabile per motivi di pubblico interesse. Il concessionario è tenuto a corrispondere allo Stato un canone fisso o
una quota degli utili. Ad esempio, l'esercizio di alcune linee ferroviarie secondarie è gestito da società
concessionarie private; in molti Comuni sono gestiti da privati concessionari i servizi di erogazione dell'acqua,
trasporti urbani, nettezza urbana ecc.
Le imprese a partecipazione pubblica sono società per azioni nelle quali il pacchetto azionario che assicura il
controllo dell'assemblea è posseduto dallo Stato o, più spesso, da un apposito ente pubblico, oppure da una società
per azioni a capitale pubblico. L'impresa è soggetta al regime giuridico delle società private; è quindi "pubblica"
solo dal punto di vista economico, in quanto una quota consistente del suo capitale è in mano pubblica e consente di
indirizzare la gestione verso obiettivi di pubblico interesse.
Gli obiettivi dell’impresa pubblica
L'esercizio di impresa da parte dello Stato può avere diverse giustificazioni. Una prima ragione può essere la
necessità di evitare il sorgere di dannosi monopoli privati. E‟ noto dallo studio dell'economia che il monopolista
privato tende a fissare il prezzo che gli dà il massimo profitto, determinando una riduzione della domanda del bene
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o del servizio da parte dei consumatori. Tale situazione deve essere evitata nella produzione di servizi essenziali,
che, riferendosi a bisogni primari o bisogni «di merito», devono essere estesi a larghi strati della popolazione. La
pubblica impresa (o l'impresa privata in regime di concessione) consente dì attuare questo interesse sociale
mediante l'applicazione di prezzi pubblici o di prezzi politici. Ne sono esempio i servizi ferroviario, tranviari, della
fornitura di acqua ecc. Altra giustificazione è la necessità di evitare cause di contrasto fra interesse privato e
interesse pubblico. E‟ il caso del servizio postale, telegrafico, telefonico e dello stesso servizio ferroviario. Lo
Stato, operando non per motivi economici ma con fini di utilità sociale, esercita questi servizi anche in luoghi dove i
privati non li eserciterebbero, perché non redditizi. Altre volte la gestione pubblica di attività produttive trova
giustificazione nella necessità di evitare eventuali frodi da parte dei privati. Il monopolio statale più antico, sorto
per tale motivo, è quello della coniazione delle monete.
A queste ragioni, che possono essere definite tradizionali, altre se ne, sono aggiunte in tempi più recenti, nei quali
l'impresa pubblica è stata concepita come strumento per promuovere lo sviluppo economico e il benessere sociale.
Le principali finalità sono:
ridurre gli squilibri nella distribuzione della ricchezza fra le diverse Regioni (in Italia, fra il Nord e il
Sud), mediante la creazione di iniziative nelle zone economicamente meno sviluppate;
assicurare l'occupazione dei fattori produttivi, soprattutto della forza lavoro;
produrre beni essenziali (ad esempio, case per i lavoratori) e offrirli a condizioni più favorevoli di quanto
non facciano i privati;
controllare l'indirizzo della produzione nei settori che maggiormente interessano lo sviluppo economico del
Paese (siderurgia, chimica, telecomunicazioni ecc).
La politica dei prezzi
L'esercizio di attività produttive in forma di impresa consente di intervenire sul sistema economico mediante la
politica dei prezzi, che consiste nel fissare il prezzo dei beni e servizi prodotti in relazione a determinati obiettivi
di politica economica.
Tale strumento può essere usato:
mediante l'applicazione di prezzi politici (inferiori al costo) a favore delle categorie di consumatori
economicamente più deboli o di particolari settori dell'economia che si intendono incentivare. Ad esempio,
prezzi ridotti nei trasporti pubblici per studenti, lavoratori, anziani; tariffe speciali nella distribuzione di
energia elettrica per uso agricolo;
mediante una politica di bassi prezzi in periodo di recessione. Nei periodi di espansione, tuttavia, la
politica inversa (ossia l'adozione di prezzi più elevati) non è consigliabile perché contribuirebbe a elevare il
tasso di inflazione;
in vista di una politica di sviluppo, mediante l'offerta di materie prime e beni strumentali a prezzi non
molto elevati, così da incentivare il processo di industrializzazione.
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Effetti dell’espansione delle imprese pubbliche
Le pubbliche imprese possono svolgere una valida funzione come strumento di politica economica, purché il loro
esercizio corrisponda a un effettivo interesse della collettività e sia svolto con sani criteri di gestione. Peraltro, la
gestione pubblica di attività imprenditoriali presenta non pochi aspetti negativi. Accenniamo soltanto ai principali:
le pressioni del potere politico possono condizionare i criteri di nomina dei dirigenti e le modalità di
gestione dell'impresa;
vi è il rischio che le perdite giustificate dall'applicazione di prezzi politici, o da altre ragioni di carattere
sociale, vengano a confondersi con quelle dovute a una gestione improduttiva e inefficiente;
i bilanci delle imprese pubbliche si trovano spesso in situazioni di deficit cronici che vengono ripianati
mediante trasferimenti a carico del bilancio statale senza distinguere se siano dovute agli obiettivi sociali
dell'impresa o alle conseguenze di una cattiva gestione;
l'eccessiva espansione delle imprese pubbliche riduce gli spazi per le iniziative economiche dei privati e
ostacola le condizioni della concorrenza.
Per queste ragioni tutti gli Stati europei, nei quali lo sviluppo delle pubbliche imprese aveva raggiunto dimensioni
imponenti, sono stati indotti a ridimensionare e razionalizzare l'area dell'imprenditoria pubblica mediante una
politica di privatizzazione.
Le imprese pubbliche in Italia
Le imprese pubbliche in Italia hanno avuto nei decenni passati un enorme sviluppo, fino a fare assumere al nostro
Paese il carattere di un sistema economico misto con forte presenza dello Stato in tutti i settori della produzione
nazionale. Negli ultimi tempi, però, si è affermata l'esigenza di limitare questi interventi, che finiscono con il
creare effetti distorsivi sul mercato e sulla concorrenza, oltre a rappresentare un onere per la finanza pubblica. Si
è dato quindi inizio a un ampio programma di privatizzazioni. Tale programma si svolge in due fasi:
in un primo tempo è stata attuata la privatizzazione sul piano giuridico, mediante la trasformazione delle
aziende autonome e degli enti pubblici economici in società per azioni. In tal modo, alle strutture di diritto
pubblico (caratterizzate da vincoli, controlli e appesantimenti burocratici, e soggette spesso a
condizionamenti di carattere politico) si è sostituita la struttura della società di diritto privato, più
adatta a garantire una gestione produttiva ed efficiente;
la trasformazione in società per azioni rende possibile il passaggio alla seconda fase, quella della
privatizzazione economica dell'impresa, che avviene mediante la vendita totale o parziale delle quote di
partecipazione dello Stato. I titoli azionari vengono collocati sul mercato secondo gli indirizzi stabiliti di
volta in volta dal Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica).
L'avvio del processo di privatizzazione ha modificato notevolmente il sistema organizzativo delle imprese pubbliche
italiane. Le aziende autonome in passato avevano una grande rilevanza, soprattutto nel campo dei servizi di pubblica
utilità gestiti in regime di monopolio (poste, ferrovie, servizi telefonici ecc.). Ora sono state trasformate quasi
tutte in enti pubblici economici o in società per azioni. I casi più importanti sono quello dell'Amministrazione
autonoma poste e telegrafi, trasformata in ente pubblico e poi in società per azioni (Poste Italiane s.p.a.),
dell'Azienda nazionale autonoma strade statali, trasformata nell'Ente nazionale strade e ora in società per azioni
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(Anas spa); dell'Azienda autonoma ferrovie dello Stato, trasformata dapprima nell'Ente ferrovie dello Stato e poi
in società per azioni (Ferrovie dello Stato spa); così pure la produzione e vendita dei tabacchi lavorati, in passato
gestione dell'Amministrazione autonoma Monopoli di Stato, sono state attribuite all'Ente tabacchi italiani (Eri),
istituito nel 1998 e poi trasformato in società per azioni. Nel 1993 è stata attribuita propria personalità giuridica
alla Cassa depositi e prestiti, che svolge attività bancaria e creditizia nei confronti delle Amministrazioni pubbliche
e che in passato faceva capo al Ministero del Tesoro. Numerosissimi erano gli enti pubblici economici, i quali
operavano nei più diversi campi della produzione industriale e commerciale. Fra l'altro, erano costituiti in forma di
ente di diritto pubblico importanti imprese assicurative (come l'Ina, Istituto nazionale per le assicurazioni), tutti
gli istituti di credito a medio e lungo termine (come l'Imi, Istituto mobiliare italiano) e altre banche di notevole
rilevanza (come la Bnl, Banca nazionale del lavoro, e le Casse di risparmio). Era costituito in forma di ente Pubblico
economico anche l'Enel (Ente nazionale per l'energia elettrica), creato nel 1962 a seguito della nazionalizzazione
dell'industria elettrica, con il compito di produrre e distribuire l'energia elettrica in condizione di monopolio in
tutto il territorio dello Stato. Oggi sono stati trasformati in società per azioni gli enti economici più importanti,
fra i quali l'Ina, l'Imi, la Bnl e gli altri istituti di credito e l'Enel; la trasformazione ha costituito la premessa per
procedere alla vendita totale o parziale delle azioni. Per altri enti economici è prevista la trasformazione, la
ristrutturazione o la soppressione. Alcune imprese pubbliche, che in precedenza erano costituite in forma di
azienda autonoma statale, hanno assunto la veste giuridica dell'ente pubblico economico nella attesa di essere
risanate, riorganizzate e trasformate in società per azioni. E' il caso, ad esempio, dell'Ente tabacchi italiani,
istituito nel 1998 per la produzione e vendita dei tabacchi lavorati, precedentemente gestite dall'Amministrazione
autonoma dei monopoli di Stato, e poi trasformato in s.p.a. Le società a partecipazione pubblica. sono state in Italia
lo strumento più largamente utilizzato per l'intervento dello Stato nell'economia. L'acquisto di quote e azioni di
società private da parte dello Stato consentì, durante la grande crisi degli anni Trenta, il salvataggio delle
imprese industriali e delle banche che le avevano finanziate; nel dopoguerra, la partecipazione azionaria pubblica
contribuì a finanziare le imprese e favorire la ripresa delle attività economiche sostenendone anche negli anni
successivi lo sviluppo. In seguito, mediante le partecipazioni in un gran numero di società, lo Stato si assicurò il
controllo di amplissimi settori della produzione, l'enorme espansione dell'intervento pubblico diede luogo a un
complesso e vasto sistema di imprese a capitale misto, estremamente eterogenee e spesso scarsamente produttive.
Anche in questo campo è ora in atto un processo di ristrutturazione e privatizzazione. Le società a partecipazione
statale fanno capo a due holding, l'Iri e l'Eni, che in precedenza avevano la veste giuridica di enti di diritto
pubblico (enti di gestione) e nel 1992 sono state trasformate in società per azioni. L'Iri (Istituto per la
ricostruzione industriale) è stato la maggiore holding pubblica italiana, e ha provveduto alla gestione delle
partecipazioni statali nei più diversi settori, esercitando il controllo azionario per mezzo di società capogruppo e,
in alcuni settori, direttamente. L'Eni (Ente nazionale idrocarburi), originariamente costituito per la ricerca, la
trasformazione e la distribuzione del metano e del petrolio, svolge oggi in Italia e all'estero un ruolo primario nei
settori dello sfruttamento delle fonti energetiche e della chimica.
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LA CRISI DEL 1929 E IL NEW DEAL
Gli “ anni ruggenti “
La prima guerra mondiale aveva procurato moltissimi vantaggi agli stati Uniti; essi nell‟immediato dopoguerra,
vantando grossi crediti nei confronti di quasi tutte le nazioni europee, erano diventati uno dei Paesi più ricchi del
mondo. Infatti avevano raggiunto una produzione industriale che costituisce il 43% di quella mondiale; avevano
un‟agricoltura fiorente e resa moderna dai trattori ed altre macchine agricole; possedevano un‟abbondanza di
materie prime, in particolare petrolio, ormai diventato la prima fonte energetica per il diffondersi del motore a
scoppio. Fu questo il periodo dei “ Ruggenti anni venti “, del trionfo economico statunitense, con la “ borsa “ di
Wall Street a New York, diventata il centro di tutti gli affari mondiali.
Tuttavia, in questa prosperità si annidavano anche dei problemi:
In primo luogo gli statunitensi temevano che il loro sviluppo industriale e finanziario potesse finire ad
opera delle idee sovversive comuniste e socialiste; di conseguenza adottarono una politica isolazionista
che fu sostenuta dal Partito repubblicano, che governò gli USA per tutti gli anni venti. In particolare, ci si
doveva isolare dai problemi europei e badare solo a quelli interni e alla tutela dei propri interessi nel
Pacifico; in più sorsero anche dei movimenti xenofobi, che avevano un avversione indiscriminata verso gli
stranieri ed i negri, che culminò nell‟esecuzione dei due anarchici italiani, Sacco e Vanzetti.
C‟era poi un altro problema da risolvere: combattere l‟alcolismo che in questo periodo era diventato una
vera piaga sociale; si cercò di porvi rimedio con una legge del 16 gennaio 1920, che proibiva entro i confini
degli Stati Uniti la fabbricazione, la vendita ed il trasporto a scopo di consumo dei liquori nocivi. Tuttavia
ci si accorse che il divieto non solo non risolveva il problema, ma favoriva il diffondersi delle organizzazioni
criminali e del mercato clandestino; allora il Governo, il 19 febbraio 1933, abrogò la legge.
Infine, esistevano vari squilibri sociali dovuti al fatto che a beneficiare delle tante ricchezze erano
soltanto i grandi monopoli, specialmente quelli degli autoveicoli e dei petrolieri. Inoltre, il numero di
disoccupati e di persone che ricevevano una paga molto bassa, che difficilmente permetteva loro di
comprare i prodotti industriali, era elevato; e di conseguenza anche il potere d‟acquisto dei contadini
andava diminuendo per la crisi del settore agricolo.
Il “ Big Crash “
Nella convinzione che lo stato di benessere non potesse cessare, il mondo
produttivo statunitense si rese protagonista tra il ‟25 e il ‟29 di
un‟affannosa gara alla produzione industriale e agricola che coinvolse
anche le banche in un giro di prestiti e di speculazioni ad ampio raggio,
mentre il grosso volume di affari commerciali in atto incoraggiò molti ad
affrontare in modi e forme spesso spregiudicati i rischi di un frenetico
gioco in borsa. Il tenore di vita medio degli statunitensi migliorò
30
notevolmente, al punto che essi, pur costituendo appena il 6% della popolazione del globo, consumavano il 25% dello
zucchero, il 60% della seta e il 70% del petrolio prodotti su scala mondiale, proprio mentre alcune importanti
innovazioni tecniche (ad esempio il nastro trasportatore utilizzato nella fabbricazione in serie) diedero un tale
impulso alla produzione industriale da aumentare il numero delle automobili in circolazione, passando così dai
quindici milioni del 1913, ai ventisette milioni di dieci anni dopo. Tutto ciò non tardò a determinare quella
imprevista, ma non imprevedibile, crisi di sovrapproduzione che portò ad una saturazione del mercato: visto che i
cittadini americani non erano in grado di consumare da soli l‟ingente
quantità di merci prodotte e accumulate, sui mercati si vennero a
trovare enormi masse di prodotti agricoli e industriali invenduti,
nonostante l‟ausilio della pubblicità e la diffusione su larga scala delle
vendite rateali. Il 24 febbraio 1929, si ebbe, infatti, il crollo della
Borsa di New York, con sede in Wall Street, seguito dall‟inevitabile
crollo dei prezzi e dei titoli azionari e dalla chiusura di molte fabbriche.
Nel giro di soli due anni la produzione industriale calò del 54%,
provocando una lunga serie di clamorosi fallimenti di industrie e di banche ad esse collegate, che trascinarono sul
lastrico numerosissime famiglie della borghesia benestante, ma soprattutto una parte notevole di lavoratori. La
disoccupazione aumentò vertiginosamente: fra il ‟31 e il ‟33 e il numero delle persone senza lavoro risultò più che
raddoppiato, passando da sei a tredici milioni di unità.
Le ripercussioni della crisi in Europa e la crisi del ’29 in Italia
La catastrofe economica statunitense si propagò naturalmente in tutto il mondo, determinando una crisi generale di
estrema gravità. In Europa il ritiro dei capitali statunitensi e l‟arrivo sui mercati di prodotti a prezzi bassissimi,
provocarono la brusca frenata della produzione e il conseguente aumento
della disoccupazione. Il sistema monetario internazionale venne
praticamente distrutto, nonostante i provvedimenti adottati dai governi.
Naturalmente la crisi si fece sentire anche in Italia, sconvolgendo ogni
settore dell‟economia e danneggiando pesantemente gli agricoltori che
videro i prezzi dei loro prodotti ridursi progressivamente (il prezzo del
grano passò da 130 lire il quintale nel ‟29 a sole 93 lire nel ‟33; quello del
vino da 112 a 55 lire). Altrettanto critica era la situazione del settore
industriale, la cui produzione ebbe un consistente tracollo. L‟intera vita
economica finì per subire una forte contrazione produttiva, mentre il
progressivo aumento della disoccupazione aggravò le già difficili condizioni
degli agricoltori, alle cui famiglie appartenevano molti degli operai rimasti senza lavoro. Il ‟29 non fu comunque un
anno disastroso per tutti. Alcuni operatori ebbero modo di sfuggire alle drammatiche conseguenze della crisi, e
favoriti anche dalla politica protezionistica del governo fascista e dai bassi salari, riuscirono ad accaparrarsi ampi
mercati e a monopolizzare alcuni settori produttivi a tutto danno dei consumatori.
31
1933: il New Deal
Il presidente Hoover, di fronte a questa tragica situazione, rifiutò di svalutare il
dollaro, ma la scelta si rivelò sbagliata. Infatti, nelle elezioni del 1932 Hoover (fig. al
lato) fu sconfitto e salì al potere il democratico Franklin Delano Roosevelt; egli varò
un nuovo corso economico ( New Deal ) abbandonando l‟idea liberista secondo cui il
mercato ha la capacità di riequilibrare spontaneamente, senza interventi esterni, la
situazione di crisi; si scelse invece una politica di intervento da parte dello stato,
mirata ad innalzare il reddito pro capite, a rafforzare la domanda e a ridurre gli
squilibri sociali. Tramite il Brain Trust, cioè un gruppo di collaboratori competenti, durante il primo periodo della
sua presidenza, Roosevelt, mise in atto una serie di provvedimenti, inspirati alle idee di Keynes:
Per ridurre la disoccupazione, il governo promosse una
vasta serie di lavori pubblici (costruzione di case,
strade, ponti, opere pubbliche) e fondò un Corpo Civile
per la Conservazione della Natura che impiegò circa 3
milioni di giovani in opere di rimboscamento. Fondò,
inoltre, la famosa Tennessee Valley Authority, che in
circa venti anni portò a termine i lavori di sistemazione
della valle del Tennessee, costruendo dighe e centrali
per fornire energia elettrica a costi più bassi di quelli praticati dalle industrie private.
Concesse dei sussidi agli agricoltori perché diminuissero la produzione o perché distruggessero una parte
del raccolto, per evitare una caduta dei prezzi.
Affidò all'Ente Nazionale per la Ripresa Industriale il compito di stimolare il rilancio industriale e di
formulare un "codice dei concorrenza leale" per mantenere i prezzi ad un livello adeguato. Dall'altra parte
le aziende dovevano dare ai lavoratori un minimo salariale e non dovevano aumentare il numero pattuito
d'ore lavorative per settimana.
Per trovare i fondi necessari a questa nuova politica, fondata sull'espansione della spesa statale, si ricorse
all'aumento del debito pubblico: si accettò il deficit statale non pretendendo più il pareggio ad ogni costo;
si stampò più carta moneta in rapporto alla quantità di riserve auree, creando un'inflazione controllata che
svalutò il dollaro, ma permise una più facile esportazione.
Tamponati gli aspetti più pericolosi della crisi, dal 1935 venne creato un programma di riforme per consolidare
questo sistema. La legge sulla sicurezza sociale fissò consistenti indennità per la disoccupazione, l'invalidità e la
vecchiaia. Una riforma fiscale rese fortemente progressive le imposte sui redditi e rese più difficoltosa l'evasione
fiscale. La legge sui rapporti di lavoro riconobbe giuridicamente i sindacati. Ma se inizialmente il New Deal era
stato accettato da tutti come l'unica soluzione alla crisi, le riforme successive incontrarono una forte opposizione
nell'ambiente capitalistico che, per salvaguardare i propri interessi, accusava il presidente di autoritarismo e di
concessioni al collettivismo. Nonostante ciò Roosevelt venne rieletto nel 1936, ma nel 1937, mentre il governo
restringeva la spesa pubblica per non aumentare troppo il deficit dello Stato, l'ostilità dei capitalisti si manifestò
32
in un cosiddetto " sciopero bianco del capitale " che consistette in un decremento degli investimenti: ne seguì una
ripresa della disoccupazione per far fronte al quale il governo, ricorse nuovamente all'espansione della spesa
pubblica. Nel 1938, la politica del New Deal, può considerarsi conclusa. Infatti, le minacce del nazismo e
dell'imperialismo nipponico, indussero il governo a moltiplicare le spese per gli armamenti, che da sole riuscirono a
far superare la crisi, tanto che la disoccupazione sparì velocemente. Roosevelt venne rieletto nel 1940 e nel 1944 e
tenne la presidenza fin quasi al termine della Seconda Guerra Mondiale: morì, infatti, il 12 aprile del 1945, alla
vigilia della vittoria sul nazismo.
L'interpretazione Keyneysiana
Uno studio approfondito della crisi del '29, venne effettuato da uno dei più brillanti economisti del secolo: John
Maynard Keynes nel suo libro "La teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta". Secondo la sua
tesi, la depressione nasce a causa della riduzione degli
investimenti nell'economia che si riflette nella riduzione
della produzione dei beni strumentali. Di conseguenza,
ne deriva una minore occupazione e un minor consumo da
parte di coloro che percepiscono reddito. Di seguito
peggiorano le prospettive di guadagno di altri gruppi di
imprenditori e, quindi, l'incentivo ad investire. Avviene
una diminuzione dei consumi e tramite una serie a
catena, la situazione tende a peggiorare. In particolare,
gli imprenditori non trovano conveniente utilizzare in investimenti i risparmi monetari di coloro che percepiscono un
reddito. Il nodo della crisi risiede, appunto, in questa discordanza tra le decisioni dei percettori di reddito, che non
ritengono conveniente consumare, ma anche che non investono direttamente; e quelle degli imprenditori che non
ritengono conveniente utilizzare il denaro per aumentare i loro investimenti. A questo punto deve intervenire lo
Stato, per cercare di arrestare il processo. Ciò può avvenire tramite una spesa pubblica che, se effettuata
tempestivamente, può invertire la tendenza, mantenendo stabili i prezzi. Dopo di che termina l'intervento dello
Stato. In conclusione, Keynes sostiene che l'intervento dello stato deve essere limitato nel tempo e basato su un
programma di spesa pubblica, o finalizzato a contenere la domanda.
Bilancio del New Deal
Com'è facile immaginare, la politica di Roosevelt cambiò alcuni dei principi fondamentali della civiltà americana.
Il fattore più evidente, è la scomparsa delle tesi del liberismo, introducendo la pratica dello "Stato assistenziale"
( Welfare State ), non solo in America, ma in molti paesi capitalisti. La ripresa economica che era tra gli obiettivi
del presidente, fu attuata in buona parte, ma non fu raggiunto il pieno impiego della manodopera, cosa che avverrà
solo con il riarmo, che non apparteneva, però, alla logica di Roosevelt. Fu conseguita in misura notevole la
ridistribuzione dei redditi e venne allargata e tutelata la libertà dei sindacati, assieme a quella politica, tanto che
gli Stati Uniti divennero il rifugio di molti intellettuali durante la persecuzione nazista e fascista.
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THE STOCK EXCHANGE
What happens on the Stock Exchange?
There are four main stock
exchange in the world: New York,
London, Tokyo and Frankfurt. The
stock exchange is the centre
where shares and bonds are
bought and sold. In the USA the
capital of a Company is divided up
into parts, which are called
shares, and them are known as a
stocks and their owners are
called stockholders. Making a
profit is the first reason for
buying shares; in this case the
shareholder could make a profit if he sells the shares after their value has risen. He could also earn a dividend
from the Company' s profits. However, he could risk a loss if the value goes down. Furthermore, the Shareholder
receives nothing, if there are no company profits to be divided. A bond is a document issued by a government or
company when borrowing money from the public. The holder of the document is called bondholder. He can use the
document to obtain repayment of the loan, plus a fixed rate of interest.
Who operates on the Stock Exchange?
It's important to clarify that an investor cannot buy and sell shares himself. He needs the assistance and advice
of an intermediary – a Broker-dealer who buys and sells shares on behalf of members of the public. Brokers earn
a commission for arranging the purchase and sale of shares. There are two different types of dealers who takes
risk and try to predict what is going to happen on the Stock market:
Bulls ( Tori -> Rialzisti): they believe that the value of
the share will rise, therefore they tend do buy so that
they can sell them at a later stage at a higher price
and make a profit.
Bears ( Orsi -> Ribassisti) Expect the prices of shares
to lower. Therefore, they sell shares in the hope that
their value will drop to a lower price then the one they
paid when they bought them.
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The London Stock Exchange
The London Stock Exchange is one of the four most important stock exchange in the world. Its origins go back to
the seventeenth century, when people whishing to invest or raise money bought and sold shares in joint stock
company. As the number of joint stock companies grew, so did the number of brokers - acting as intermediaries
for investors. The London Stock exchange was formed in 1801. The structure changed on 27th October 1986 on a
day known as the "Big Bang" when has the international stock exchange. The main changes that took place were:
fixed commissions were abolished;
a new system of free competition was started;
all firms became broker / dealers that could buy shares
from or sell them to clients- without the need of an
intermediary;
a computerised dealing system called the Stock
Exchange Automated Quotation SEAQ- was introduced.
This enabled share price information to be displayed to
brokers‟ offices anywhere in the UK.
The New York Stock Exchange
The New York Stock Exchange (NYSE), nicknamed
the "Big Board", is a New York City-based stock
exchange. It is the largest stock exchange in the
world by dollar volume and, with 2,764 listed
securities, has the second most securities of all
stock exchanges. It's the second biggest stock
exchange in the world in terms of company listings
only next to NASDAQ with 3,200 companies, before
Bombay Stock Exchange (BSE) of India, consolidated
this position as the biggest stock exchange in the
world with a company listing of 4,800 as of August
2007. As of December 31, 2006, the combined capitalization of all New York Stock Exchange listed companies was
$25.0 trillion. The NYSE is operated by NYSE Euronext, which was formed by the NYSE's merger with the fully
electronic stock exchange Archipelago Holdings and Euronext. The New York Stock Exchange trading floor is
located at 11 Wall Street, and is composed of four rooms used for the facilitation of trading. A fifth trading
room, located at 30 Broad Street, was closed in February 2007. The main building, located at 18 Broad Street
between the corners of Wall Street and Exchange Place, was designated a National Historic Landmark in 1978.
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BIBLIOGRAFIA
Per lo svolgimento di questo lavoro sono stati utilizzati i seguenti libri:
Matematica per l‟economia – Tomo G, Marta Sambugar & Gabriella Salà, 2001
Atlas editore.
Entriamo in azienda 3, Astolfi, Barale & Ricci, Edizione 2007, Tramontana libri.
Entriamo in azienda 2, Astolfi, Rascioni & Ricci, Edizione 2006, Tramontana
Libri.
L‟Entreprise: Le Français du Commerce et des Services, Caputo, Schiavi &
Fleury, 2006 Petrini editore.
Scienza delle finanze e sistema tributario, Ardolfi Nino & Palmisano Rosa, 2007
Tramontana Libri.
Clio Magazine: il novecento e l‟inizio del XXI secolo, Palazzo & Bergese, 2001 La
Scuola editrice.
Commercial Interest New Economy Pack, Bentini & Riley, 2001, Longman editore
Inoltre, sono stati visitati ed utilizzati i seguenti siti internet:
www.studenti.it
www.wikipedia.it
www.tramontana.it
www.google.it
www.longman-elt.com
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