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BIOGRAFIA

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BIOGRAFIA
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Comune di Cremona

Assessorato alle Pari opportunità





Pensare la differenza



La città delle donne

Antigone o della città condivisa



16 marzo – 11 maggio 2006









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Pensare la differenza

La città delle donne.

Antigone o della città condivisa



16 marzo-11 maggio 2006

Programma





Giovedì 16 marzo Gherardo Colombo, magistrato di Cassazione

Dalla giustizia del cuore alla giustizia della legge

ore 21.00 Sala Puerari,

Museo Civico

INCONTRO



Sabato 25 marzo

ore 16.00

San Vitale Inaugurazione della Mostra Visioni di città

in collaborazione con il Laboratorio Cremona dei bambini

INCONTRO

Elena Pasetti, direttrice PInAC



Giovedì 6 aprile

ore 21.00

San Vitale Laura Boella, Università di Milano



INCONTRO Antigone nata per l’amore, divorata dalla pietà







Mercoledì 12 aprile

ore 21.30 Le nozze di Antigone

Teatro Monteverdi di Ascanio Celestini

con Veronica Cruciani

SPETTACOLO TEATRALE



INGRESSO LIBERO

Venerdì 21 aprile

ore 21.00 Nicoletta Dentico, coordinatrice del gruppo di lavoro sui

San Vitale CPT

Il diritto dell’altro, il nostro diritto

INCONTRO



Venerdì 27 aprile

ore 17.30 Gabriella Ebano, insegnante e fotografa, autrice di

San Vitale Felicia e le sue sorelle,

Ombretta Ingrascì, ricercatrice, Gruppo Abele

INCONTRO Donne di mafia e donne contro la mafia



Giovedì 11 maggio

ore 11.00 Don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera e fondatore

Aula Magna Itis “Torriani” del Gruppo Abele

Educare alla legalità democratica: responsabilità e

INCONTRO partecipazione





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Gherardo Colombo nasce a Briosco, in provincia di Milano, il 23 giugno 1946.

Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive all'Università Cattolica di Milano,

presso la quale si laurea in Giurisprudenza nel 1969. Nel 1974 - dopo aver lavorato per

la RAS come supervisore - entra in Magistratura e, dal '75 al '78, opera in qualità di

Giudice Istruttore nelle udienze della VII sezione penale della Corte di Milano.

Dal '78 all'89 è Giudice per le Indagini Preliminari e, dall'87 all'89, fa parte della

commissione che esamina i materiali riguardanti importanti processi contro il crimine

organizzato; l'analisi di tali procedimenti si situa all'interno della riforma del Codice di

Procedura Penale da parte del Ministero di Grazia e Giustizia. Dall'87 al '90 partecipa

in qualità di osservatore - per conto della Società Internazionale di Difesa Sociale - alla

commissione di esperti per la cooperazione internazionale nella ricerca e nella confisca

dei profitti illeciti. Dall'89 al '92 è consulente per la Commissione Parlamentare di

Inchiesta sul terrorismo in Italia, e dall'89 al '93 è consulente per la Commissione

Parlamentare di Inchiesta sulla mafia. E‟ stato Pubblico Ministero presso l'Ufficio del

Procuratore Generale di Milano. Fondamentale il suo contributo alle indagini e ai

processi nell'ambito dell'operazione "Mani pulite". Attualmente è Magistrato presso la

Corte di Cassazione.









PUBBLICAZIONI



 Un commento sulle misure di coordinamento in Appendice al commentario del

nuovo codice di procedura penale; Giuffrè (1990)

 Il nuovo codice di procedura penale, in Politica italiana; Il Mulino (1990)

 Il riciclaggio - Gli strumenti giudiziari di controllo dei flussi monetari illeciti

con le modifiche introdotte alla nuova legge antimafia; Giuffrè (1991)

 Il maxi processo, in Il nuovo processo penale. Caratteri ed effetti del primo

codice della Repubblica; Franco Angeli (1991)

 Coautore de La legislazione antimafia, raccolta di leggi antimafia; Giuffrè

(1994)

 Il vizio della memoria; Feltrinelli (1996)









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Elena Pasetti dal 1990 insegna Metodiche audiovisive in campo educativo nel corso

per educatori professionali presso la Nostra Famiglia di Bosisio Parini e presso la

scuola per educatori professionali dello IAL di Brescia.

Dal 1993 è responsabile della Mediateca della Provincia di Brescia.

Dal 1994 al 2004 ha coperto il ruolo di responsabile dell‟archivio audiovisivo e della

Mediateca specializzata dei Musei civici d‟arte e storia di Brescia.

Dal 2002 al 2004 è stata docente e ricercatrice presso l‟IRRE Lombardia per il

progetto “Il linguaggio cinematografico”.

Dal 2001 è Direttore della Pinacoteca Internazionale dell’Età Evolutiva

“Aldo Cibaldi”



PUBBLICAZIONI:

Curatrice della collana Gli occhi, le mani, quaderni-catalogo della pinacoteca internazionale dell‟età

evolutiva:

Album di famiglia, 2002, Pinocchio in pinac, GRAFO Edizioni 2003, Fotoframe, GRAFO

Ediizioni 2003, Viverealtrove, GRAFO Edizioni 2003, Il bambino che segna e disegna, GRAFO

Edizioni 2004, La Pinac degli esordi, GRAFO Edizioni 2004, Dentro il villaggio, GRAFO

EDIZIONI 2004, Piume penne pennuti frulli d’ala e pigolii, grafo edizioni 2005

Infantàsia, POLISTAMPA EDIZIONI, FIRENZE 2005

Il cinema realizzato nella scuola tra insegnamento e apprendimento, in „Cinema e pratiche

educative‟ di Malavasi, Polenghi, Rivoltella, VITA E PENSIERO editrice 2005

Un mondo di cartone , junior edizioni 2002

L’universo dei cartoni animati , fare scuola con la fantasia – unicef 2002

L’altra faccia della luna, sezione educazione all‟immagine, ed. mondadori 1998

A colpi di fumetto – IRRSAE MOLISE 1990





Presidente di giuria in festival di cinematografia scolastica FRA CUI:

AUDIOVISIVI E SCUOLA – MONDAVIO DAL 1983 AL 1990

CINEVIDEOSCUOLA 1997

FESTIVAL SCOLASTICO DI PIETRADEFUSI AVELLINO 1995. 1996, 1997

FESTIVAL VIDEO JEUNESSE – ANGERS (FRANCIA) EDIZIONI 2000, 2001, 2002

1^ CLAP AVRILLE‟ (FRANCIA) 2004, 2003

SOTTODICIOTTO FILM FESTIVAL EDIZIONI 2004, 2003, 2002, 2001, 2000









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Laura Boella è professore straordinario di Filosofia morale presso il Dipartimento di

Filosofia dell‟Università Statale di Milano.

Ha pubblicato: Il giovane Lukacs, De Donato, Bari 1977; Ernst Bloch. Trame della

speranza, Jaca book, Milano 1987; Dietro il paesaggio. Saggio su Simmel, Unicopli,

Milano 1988; Hannah Arendt. Agire politicamente, pensare politicamente, Feltrinelli,

Milano 1995; Cuori pensanti. Hannah Arendt, Simone Weil, Edith Stein, Maria

Zambrano, Tre Lune, Mantova 1998; Le imperdonabili. Etty Hillesum, Cristina

Campo, Ingeborg Bachmann, Marina Cvetaeva, Tre Lune, Mantova 2000; Per amore

di altro. L’empatia a partire da Edith Stein, Raffaello Cortina, Milano 2000 (in

collaborazione con Annarosa Buttarelli), Morale attraverso le lettere – e l’amicizia. La

corrispondenza di Hannah Arendt e Mary McCarthy, in L. Boella-R. De Monticelli-R.

Prezzo-A.M. Sala, Filosofia, ritratti, corrispondenze,a cura di F. De Vecchi, Tre Lune,

Mantova 2000, Politica e morale dell’amicizia. Il carteggio Arendt-Heidegger,, in

“Fenomenologia e Società”, n.3/2001, XXIV, pp. 3-22, Empatia e povertà

dell’esperienza, in F. Botturri- F. Totaro- C. Vigna (a cura di), La persona e i nomi

dell’Essere. Studi di filosofia in onore di Virgilio Melchiorre, Vita e Pensiero, Milano

2002.

Ha curato l‟edizione italiana dei principali scritti di Ernst Bloch degli anni ‟30: Tracce,

Garzanti, Milano 1997; Eredità del nostro tempo, Il Saggiatore, Milano 1992;

Geographica, Marietti, Genova 1993. Ha curato anche l‟edizione italiana di H. Arendt,

Il concetto d’amore in Agostino, SE, Milano 2000 e di M. Scheler, Il valore della vita

emotiva, Guerini, Milano 1999.

Fa parte della redazione della rivista “aut-aut”.



Nicoletta Dentico giornalista, coordina il Gruppo di lavoro sui Cpta, incaricato della

redazione di un libro bianco per un gruppo di senatori.



Presiede la Campagna per la messa al bando delle mine e l‟Osservatorio italiano sulla

salute globale. E‟ stata direttore della sezione italiana di Medici senza Frontiere.



“Guardando il mio curriculum professionale in un certo senso potrei stare tranquilla e

invece non mi sento tranquilla per niente e quando cominciamo a parlare di 'stili di

vita', piuttosto che di „scelte di vita‟ comincio a muovermi con difficoltà .

Personalmente sono giornalista e non ho mai pensato di sviluppare questo mestiere in

una redazione in cui qualcuno mi imponesse sul capo cosa dovevo scrivere e di cosa

dovevo occuparmi; l'ho fatto qualche anno ma soltanto per imparare il mestiere, per





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poi essere riconosciuta in quanto tale. Quindi per me la scelta di seguire un percorso

dedicato alle tematiche del Terzo Mondo, alle tematiche dell'ingiustizia, del divario tra

Nord e Sud, è stata una scelta in un certo senso da sempre, perché ho cominciato

abbastanza presto e perché sono stata estremamente fortunata di trovare lungo la mia

strada persone che non so se oggi si trovano più, come un presidente di Mani Tese che

quasi trent'anni fa risponde a una tredicenne che gli invia una lettera scritta a mano e

si prende la briga di dare un riscontro a un desiderio giovanile (cosa che nell'era di

internet forse non succede più). Da quella risposta e da quell'incoraggiamento è

partita la mia storia con Mani Tese, che per me resta la mamma. Anche la Campagna

Mine è una cosa che si continua a portare avanti. Quindi non vorrei dare un' immagine

frammentata, di un passare da una cosa all'altra, quasi per far carriera: in realtà è una

valigia piena di tutte queste cose, che sono ancora tutte lì, ancora tutte dentro di me.

Dunque il mio percorso parte da quando ero abbastanza giovane e va in una certa

direzione, sicuramente mi posso sentire in una linea di coerenza con le scelte di vita

che ho fatto. Non credo che ci possano essere, arrivata alla santa età di 41 anni, grandi

sgrullate di testa, tanto da trovarmi magari in una multinazionale del profitto: non mi

ci vedo. Dunque, non credo che ci saranno deviazioni rispetto a questa scelta.”







Gabriella Ebano nata a Roma il 5 agosto 1954, laureata in Storia, vive tra Roma e la

Sicilia, terra natale del padre. Svolge, prevalentemente, attivita' di fotografa, in campo

sociale ed etnografico, e tiene corsi di fotografia presso scuole pubbliche ed istituzioni

private. Coltiva, da sempre, una forte passione anche per la scrittura. Ha pubblicato

nel 2005 per Ediesse Felicia e le sue sorelle.



FELICIA E LE SUE SORELLE. Dal secondo dopoguerra alle stragi del 92 - 93: venti storie

di donne contro

In questo libro sono raccolte venti conversazioni con madri, figlie, sorelle e mogli, che attraverso i loro

ricordi, riportano a noi le figure di sindacalisti, magistrati, giornalisti, uomini delle forze dell‟ordine, e

anche persone comuni e meno note, ma tutte costrette, per sempre, al silenzio per mano di mafia. Le

donne raccontano e si raccontano, andando al di là del dolore e affrontando anche temi di stringente

attualità: l‟impegno per la legalità e la convivenza civile, la difesa dei diritti di libertà e giustizia, in una

terra come la Sicilia dove spesso questi temi sono tornati ad essere dei tabù. E‟ un racconto corale, con

diverse protagoniste, nel quale, come sul palcoscenico di un teatro, ognuna aggiunge un tassello alla

storia di tutte, cercando. Ed è un cercare che vuole colmare il vuoto di memoria che purtroppo

accompagna tante di queste drammatiche vicende. Accanto alle parole di queste donne, ci sono poi le

fotografie che le ritraggono, molto spesso, con oggetti e ricordi delle persone che non ci sono più. L‟idea









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del libro è nata dall‟incontro determinante avuto nel maggio 2003 dall'autrice con Felicia Bartolotta,

madre di Peppino Impastato. A lei, in particolare, il libro è dedicato.

(Presentazione di Giuseppe Casarrubea)





Ombretta Ingrascì dopo aver conseguito la laurea in Storia Moderna presso

l‟Università degli Studi di Milano, nel 2000 ho iniziato il dottorato di ricerca al Queen

Mary College -University of London. Attualmente sto preparando la tesi di dottorato

intitolata “Il cambiamento del ruolo delle donne nella mafia italiana dal 1945”. Per

quanto riguarda le esperienze di lavoro, ho prestato attività part-time come professore

associato presso il dipartimento di Italianistica al Queen Mary College e come

assistente di ricerca per la preparazione del libro di John Dickie, Cosa Nostra. A

History of the Sicilian Mafia, (Hodder and Stoughton Publishers, London, 2004). Ho

prestato il mio contributo in un gruppo di ricerca internazionale di ambito

interdisciplinare avente come referente l‟Università di Palermo; l‟oggetto della ricerca

era il ruolo della donna nei gruppi di criminalità organizzata in 13 diversi paesi. Dal

1999 sono stata ricercatrice per l‟ Osservatorio sulla criminalità organizzata al Nord

coordinato da Nando dalla Chiesa. Durante questi anni ho pubblicato diversi articoli e

partecipato a molte conferenze sul tema della mafia in Italia.









Don Luigi Ciotti





Nasce il 10 settembre 1945 a Pieve di Cadore (BL), emigra con la famiglia a Torino nel

1950. Nel 1966 promuove un gruppo di impegno giovanile, che prenderà in seguito il

nome di Gruppo Abele, costituendosi in Associazione di volontariato e intervenendo

su numerose realtà segnate dall‟emarginazione. Fin dall‟inizio, caratteristica peculiare

del gruppo è l‟intreccio dell‟impegno nell‟accompagnare e accogliere le persone in

difficoltà con l‟azione educativa, la dimensione sociale e politica, la proposta culturale.

Nel 1968 comincia un intervento all‟interno degli istituti di pena minorili: l‟esperienza

si articola in seguito all‟esterno, sul territorio, attraverso la costituzione delle prime

comunità per adolescenti alternative al carcere. Terminati gli studi presso il seminario

di Rivoli (TO), Ciotti nel 1972 viene ordinato sacerdote dal cardinale Michele

Pellegrino: come parrocchia, gli viene affidata "la strada". Sulla quale, in quegli anni,

affronta l‟irruzione improvvisa e diffusa della droga: apre un Centro di accoglienza e

ascolto e, nel 1974, la prima comunità. Partecipa attivamente al dibattito e ai lavori che

portano all‟entrata in vigore, nel 1975, della legge n. 685 sulle tossicodipendenze. Da



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allora, la sua opera sul terreno della prevenzione e del recupero rispetto alle

tossicodipendenze e dell‟alcolismo non si è mai interrotta. È invitato in vari Paesi

(Gran Bretagna, USA, Giappone, Svizzera, Spagna, Grecia, ex Jugoslavia) per tenere

relazioni e condurre seminari sul tema ed è chiamato per audizioni presso il

Parlamento europeo. Nei primi anni Ottanta segue un progetto promosso dall‟Unione

internazionale per l‟infanzia in Vietnam. Sempre sul piano internazionale, promuove

programmi di cooperazione sul disagio giovanile e per gli ex detenuti in alcuni Paesi in

via di sviluppo. Nel 1982, contribuisce alla costituzione del Coordinamento nazionale

delle comunità di accoglienza (CNCA), presiedendolo per dieci anni: al coordinamento,

oggi, aderiscono oltre 200 gruppi, comunità e associazioni. Nel 1986 partecipa alla

fondazione della Lega italiana per la lotta all’AIDS (LILA), nata per difendere i

diritti delle persone sieropositive, di cui è il primo presidente. Nel marzo 1991 è

nominato Garante alla Conferenza mondiale sull‟AIDS di Firenze, alla quale per la

prima volta riescono a partecipare le associazioni e le organizzazioni non governative

impegnate nell‟aiuto e nel sostegno ai malati. Nel marzo 1995 presiede a Firenze la IV

Conferenza mondiale sulle politiche di riduzione del danno in materia di droghe, tra i

cui promotori vi è il Gruppo Abele. Nel corso degli anni Novanta intensifica l‟opera di

denuncia e di contrasto al potere mafioso dando vita al periodico mensile

"Narcomafie", di cui è direttore responsabile. A coronamento di questo impegno, dalle

sinergie tra diverse realtà di volontariato e di un costante lavoro di rete, nasce nel

1995 "Libera-Associazioni, nomi e numeri contro le mafie", un network

che coordina oggi nell’impegno antimafia oltre 700 associazioni e gruppi

sia locali che nazionali. Sin dalla fondazione, "Libera" è presieduta da Luigi Ciotti.

Il 1 luglio 1998 riceve all‟Università di Bologna la laurea honoris causa in Scienze

dell’educazione; Ciotti accoglie il conferimento del titolo accademico come un

riconoscimento significativo dell‟opera di tutto il Gruppo Abele. Alle attività del

Gruppo Abele, di cui Ciotti è tuttora presidente, attendono oltre trecentocinquanta

persone che si occupano di: accoglienza, articolata in due servizi di pronto intervento a

Torino; in otto comunità che ospitano persone con problemi di tossicodipendenza, di

alcolismo o malate di AIDS; in un servizio di accoglienza notturno per persone senza

fissa dimora. Il gruppo Abele ha anche promosso e gestito l‟esperienza di una "Unità di

strada" a Torino, la seconda attivata in Italia. Lavori di tipo artigianale, informatico,

agricolo, condotti attraverso la costituzione di cooperative sociali e di uno specifico

progetto Carcere e Lavoro. Interventi di cooperazione internazionale in Costa d‟Avorio,

Guatemala, Messico. Iniziative culturali, informative, educative, di prevenzione e





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formazione, che si svolgono attraverso l‟Università della Strada, l‟Università

Internazionale della Strada il Centro Studi, documentazione e ricerche, l‟Ufficio

Stampa e comunicazione, la casa editrice EGA, la libreria Torre di Abele, le riviste

Animazione sociale e Narcomafie, l‟Ufficio Scuola. Luigi Ciotti è stato più volte

membro del Consiglio Presbiteriale ed è attualmente membro del Consiglio Pastorale

della Diocesi di Torino. Da alcuni anni tiene corsi di formazione presso la Scuola per

vigili urbani di Torino e provincia. Nei primi anni Ottanta è stato docente presso la

Scuola superiore di polizia del ministero dell‟Interno. Giornalista pubblicista dal 1988,

Ciotti è editorialista e collabora con vari quotidiani e periodici (tra cui: La Stampa,

l’Avvenire, l’Unità, il Manifesto, Il Sole-24 Ore, il Mattino, Famiglia Cristiana,

Messaggero di Sant’Antonio, Nuovo Consumo), scrive su riviste specializzate per

operatori sociali e insegnanti, interviene su testate locali.







ASCANIO CELESTINI





2005 Premio UBU per lo spettacolo Scemo di guerra come Nuovo testo italiano



Dopo tre anni di ricerca, il 18 ottobre al Teatro Morlacchi di Perugia ha debuttato lo

spettacolo La pecora nera. Elogio funebre del manicomio elettrico. Una

coproduzione con il Teatro Stabile dell‟Umbria.



Direzione artistica ed organizzativa, con la sua compagnia Fabbrica, del festival Bella

ciao (12-18 settembre 2005 Roma – X Municipio). Pubblicazione del libro Storie di

uno scemo di guerra – Einaudi editore. Il libro ha ricevuto il Premio Fiesole under

40 e il Premio Bagutta opere prima. Per Radio3 Rai ha curato la trasmissione Bella

ciao, storie di pace e di guerra andata in onda dal 10 maggio al 3 giugno su Radio3

Suite. Il progetto si è concluso il 4 giugno con la diretta dello spettacolo Scemo di

guerra. La casa editrice Il principe costante ha pubblicato L'invenzione della

memoria. Il teatro di Ascanio Celestini a cura di Andrea Porcheddu.





Continua la collaborazione con il programma La storia siamo noi di Giovanni

Minoli in onda su Rai Educational. Il progetto, di Andrea Bevilacqua e Cristina de

Ritis, prevede un lavoro sull'archivio dei Diari di Pieve Santo Stefano.



Girato per la Fandango il documentario Senza Paura. Storia e musica di

lavoratori notturni.





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2004 Il 16 ottobre su Rai2-Palcoscenico è andata in onda la ripresa televisiva dello

spettacolo Radio clandestina. Il testo + dvd è pubblicato dalla casa editrice Donzelli.

Debutto 1 e 2 ottobre a La Biennale di Venezia del nuovo spettacolo Scemo di

guerra, Roma, 4 giugno 1944. Un racconto sul giorno in cui arrivano a Roma gli

americani. Lo spettacolo è una coproduzione Fabbrica e La Biennale di Venezia. Per

Radio3 Rai ha curato la trasmissione Bella ciao, racconti di operai e contadini,

andata in onda dal 12 al 30 aprile 2004 su Radio3 Suite.



Il progetto si è concluso il 1° maggio con la diretta dello spettacolo Fabbrica. Ha

ricevuto i premi Satira politica, Fescennino d'oro, Vittorio Gassman e Hystrio.



2003 Produzione dello spettacolo Le nozze di Antigone, da un testo di Ascanio

Celestini con Veronica Cruciani e la partecipazione al progetto di Arturo Cirillo. Lo

spettacolo ha debuttato il 1 e 2 luglio 2003 a San Raffaele Cimena nell'ambito del

Festival delle Colline Torinesi. Il testo ha ricevuto una segnalazione al premio Riccione

per il Teatro 2001/02 e il premio Oddone Cappellino 2002/03. Pubblicazione del libro

Fabbrica - edizione Donzelli - contenete il testo dello spettacolo e un cd audio con 5

racconti sul lavoro.



2002 Premio UBU - " PREMIO UBU SPECIALE ad Ascanio Celestini per la

capacità di cantare attraverso la cronaca la storia di oggi come mito e viceversa".





2001 - 2002 Fabbrica Uno spettacolo sulla storia del lavoro in Italia, che ha visto un

primo studio alla Biennale dei Giovani Artisti di Torino il 1° maggio 2002 e il suo

debutto definitivo a settembre al Benevento Città Festival. Nel progetto sono coinvolti

alcuni tra i più importanti centri di ricerca teatrali in Italia (laboratori e incontri si

sono tenuti alla Piaggio di Pontedera, alle cave di Santarcangelo, nelle miniere del

Monte Amiata…).

L'Associazione Nazionale dei Critici di Teatro gli assegna il premio per l'anno 2002.

Nel mese di maggio è uscito il libro + cd Cecafumo, racconti a voce alta edito dalla

Donzelli. Cecafumo è anche uno spettacolo di racconti e fiabe della tradizione

popolare.



Partecipa come narratore ad una puntata della trasmissione televisiva La Storia siamo

noi su Rai Educational.









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2000 - 2001 Radio Clandestina Racconto costruito a partire dal libro l'Ordine è

già stato eseguito di Alessandro Portelli, premio Viareggio '99, raccoglie la memoria

orale legata all'eccidio delle fosse Ardeatine del 24 marzo 1944. È stato presentato nei

locali dell'ex-carcere nazista di Via Tasso (ora Museo della Liberazione) in forma di

studio per i Luoghi della Memoria manifestazione organizzata dal Comune di Roma e

dal Teatro di Roma. Lo spettacolo è stato trasmesso in diretta su Radio3 Rai il 23

marzo 2001 in occasione del 57° anniversario dell'azione partigiana di via Rasella. Per

la radio ha prodotto il radiodocumentario guerra e pace andato in onda su Radio3

Rai dal 26 al 30 marzo 2001; dal 27 agosto "milleuno. racconti minonti buffonti"

un ciclo di 25 puntate sul racconto orale. E altre 6 nuove puntate nei giorni di Natale

'01. Sempre per Radio 3 ha curato la lettura della vita di Fabrizio DeAndré andata in

onda dal 17 al 21 dicembre 2001.



Spettacolo Saccarina. Cinque al soldo! con il gruppo musicale Klezroym ed Olek

Mincer.





1999 - 2000 Porta in scena la terza parte della trilogia Milleuno, La fine del

Mondo. Qui l'oralità non ha più alcun legame con la tradizione. Non c'è né fiaba o

leggenda, né rito, ma tutto è assorbito esclusivamente dalla storia di vita. La fine del

Mondo è tra i vincitori del premio Sette spettacoli per un nuovo teatro italiano per il

2000 e coprodotto dal 'Teatro di Roma'.



Ha debuttato alla fine di giugno in prima nazionale al Teatro Argentina di Roma.



1998 - 1999 porta in scena con il Teatro del Montevaso Baccalà, il racconto

dell'acqua e Vita Morte e Miracoli, primo e secondo movimento di MILLEUNO,

progetto per una trilogia sulla narrazione di tradizione orale. Ma se Baccalà è un

lavoro sulla vera e propria letteratura orale, cioè sulla fiaba e la leggenda di fondazione

basati sull'accostamento emotivo, Vita Morte e Miracoli utilizza materiali

provenienti dal rito, dal racconto di sogni contadini, dalla scansione del tempo rituale

in rapporto agli eventi storici che, in questo caso, riguardano la seconda guerra

mondiale vista come argomento di epica contemporanea.



Nel 1999 partecipa allo spettacolo Indizi del Tempo prodotto da La Corte Ospitale di

Rubiera per la quale tiene un laboratorio e scrive, dirige e interpreta lo spettacolo per

ragazzi trecento passi.





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Del 1998 è Cicoria. In fondo al mondo, Pasolini scritto e interpretato con

Gaetano Ventriglia sull'immaginario nell'opera di Pasolini, presentato nella rassegna

romana Senza fissa Dimora al festival VolterraTeatro99 oltre che finalista alla Pergola

di Firenze per Il Debutto di Amleto.



Per altre informazioni: www.ascaniocelestini.it









LE NOZZE DI ANTIGONE



testo di Ascanio Celestini



regia di Veronica Cruciani e Arturo Cirillo

con Veronica Cruciani

scene di Massimo Bellando Randone

musiche di Francesco De Melis



Antigone parla e il suo sguardo si posa sul padre per ricondurlo ad una visione

domestica dell'esistenza. Lo sguardo e' pietoso e, nella casa di Antigone, Edipo e'

assolto, salvo e lontano dal proprio destino. E' la prima parte di un progetto sulla

vicenda di Edipo dove Antigone, Eteocle e Polinice racconteranno parlando con il

padre. Attraverso il ricordo cercheranno di ricostruire la memoria, proveranno a

rammemorare. Ma i tre figli hanno tre sguardi diversi e la storia del padre li ha

coinvolti spingendoli verso tre diversi destini.



Lo spettacolo ha debuttato l'1 e il 2 luglio 2003 a San Raffaele Cinema nell‟ambito del

Festival delle Colline Torinesi.



La cosa che mi commuove di Antigone è il suo modo di guardare alle cose. Antigone parla di ciò che

conosce; dalle sue parole capiamo da dove viene, conosciamo il posto dove è nata, il suo passato.

Antigone è una bambina e al tempo stesso una vecchia, vittima del destino che la storia le ha riservato;

nella solitudine racconta, rievoca le storie che ha da sempre sentito nella sua casa. Ha bisogno di

raccontare e ricordare perché dentro quelle storie c‟è la sua stessa identità. Ripete le parole di suo padre,

di chi ormai non può più raccontare; sono parole che da sempre è abituata ad ascoltare perché parlare

con il padre è la sua quotidianità. La sua casa è il luogo dove passato e presente si confondono; dove

conosce l‟amore, e continua a mantenerlo in vita anche oltre la morte. In Antigone ritroviamo

l‟immagine di un‟umanità ferita, ma nel suo sguardo possiamo leggere “sempre un‟unica domanda che è

la domanda della vita stessa”.









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Veronica Cruciani





Due cose mi hanno spinto a lavorare alle "Nozze di Antigone": la bellezza del testo e la voglia

irrefrenabile di Veronica di volerlo recitare. Ho in genere l'abitudine di scegliere io il testo su cui

lavorare e successivamente coinvolgere degli attori su un progetto, in questo caso invece sono stato io il

coinvolto. Ma penso che sia giusto così trattandosi di un monologo, cioè di un rapporto fortemente

individuale tra delle parole ed un attore, o una attrice; penso spesso che quello che avviene davanti a me

mentre Veronica prova sia un processo intimo al quale sono stato gentilmente invitato a partecipare, ma

come osservatore e consigliere. Insomma sento che non sono io la materia attraverso la quale nascerà

qualcosa, ma lei, unicamente lei: attraverso il suo respiro, il suo modo di muoversi, come guarda il

mondo, l'emozioni che la abitano, le paure che la spaventano. L'incontro tra Veronica e le parole di

Ascanio, parole ingannevolmente semplici, parole musicali, parole concrete ed evocative, questo

incontro è per me già Antigone. Poi ci siamo immaginati un luogo, un pezzo di casa, il ricordo di una

casa, con poche cose e "scompagniate". Ci siamo immaginati una musica da una chiesa di campagna,

come un canto di confraternita per le stazioni di una processione immaginaria. Delle luci che svelano e

nascondono, che illuminano qualcuna che è lì a prescindere da noi. Ci siamo immaginati tante orecchie

e tanti occhi che guardano, e ascoltano, le cose come noi ce le siamo immaginate, e che magari se ne

immagineranno ancora delle altre.





Arturo Cirillo





Edipo partigiano raccontato dalla figlia

di Mariateresa Surianello





Le nozze di Antigone, nuovo testo di Ascanio Celestini, affidato alle cura di Veronica Cruciani, che lo

interpreta, e di Arturo Cirillo, che lo guida, è stato presentato in forma di studio al Furio Camillo di

Roma, prima del debutto al Festival delle Colline Torinesi, l‟1 e 2 luglio.





Roma – La ritroviamo Antigone seduta accanto a un tavolo, al centro di un quadrato contornato di

scarpe. In una dimensione familiare, lievemente claustrofobica, e monologante. E sembra all‟apparenza

ripulito dalla tragedia antica, conservandone però ogni linea dolorosa come traccia sotterranea, questo

personaggio che Ascanio Celestini ha deciso di riscrivere e affidare al corpo scenico di Veronica

Cruciani. Con la cura della stessa attrice e di Arturo Cirillo lo spettacolo lo si è visto in forma di studio al

Furio Camillo di Roma, prima del debutto al Festival delle Colline Torinesi (1 e 2 luglio). Mai chiamato

per nome, al padre la fedele Antigone si rivolge nei suoi sette canti – compresi un prologo e un epilogo

che dà il titolo allo spettacolo, Le nozze di Antigone – appunto – prima parte di un progetto che

ripercorrerà il mito di Edipo attraverso i racconti dei suoi figli incestuosi (dopo saranno Eteocle e

Polinice a parlare del padre, ma non Ismene). Anche se qui l‟inviolabile tabù non è più l‟incesto ma,

forse la perdita dell‟umana ragione che naufraga nel fascismo e nella guerra, temi cari a Celestini, che

tornano in maniera militante nei suoi testi (oltre che in quel capolavoro di narrazione intorno all‟eccidio

delle Fosse Ardeatine che è Radio Clandestina). In un tempo che conserva vivissima la memoria del

fascismo e della guerra, Antigone – vecchia-fanciulla nostra contemporanea – interloquisce col padre

ormai assente, ne ripercorre le gesta sottraendolo alla sua casta nobiliare e ricollocandolo in un contesto





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popolare, contadino o sub-urbano, marginale. Quello che Celestini ama più frequentare. Con la sua

lingua psuedo-romanesca colora le battute che Veronica Cruciani non può fare a meno di pronunciare

alla maniera dell‟autore quando interpreta i suoi testi. Il ritmo dettato dalle frasi reiterate diventa

inesorabilmente di Ascanio. E‟ come se non ci fosse altro modo di offrire allo spettatore quelle parole.

Anche la solarità dell‟attrice, che nasconde l‟atavica sofferenza del personaggio, si specchia nella

pacatezza propria di Celestini attore. E questa solarità sembra essere alla base della costruzione

drammaturgia. Quello che sortisce dal soliloquio di Antigone è un Edipo camminatore infaticabile,

sollevato dalla colpa consumata con Giocasta, e ispirato forse più a Edipo a Colono che a Edipo re. Ma

questo padre, al quale l‟eroina si rivolge con affetto tenerissimo, risulta anche affrancato dall‟uccisione

di un fascista, il padre suo-Laio. E quando dopo la guerra torna il “ tempo del lavoro” ( autocitazione del

progetto che lo scorso anno è approdato a Fabbrica) e ognuno corre a seppellire i propri morti (come

faceva la stessa Antigone nell‟omonima tragedia sofoclea), allora la protagonista sa con certezza – come

lo sa Celestini – da quale parte stare. Edipo non avrebbe potuto fare altro da ciò che ha fatto: sparare al

fascista, altrimenti sarebbe perito per mano di quest‟ultimo. Edipo partigiano che sale in montagna –

moderno liberatore dalla peste tebana – per tornare dalla sua innamorata con la quale procrea i figli che

avranno il compito di mantenere la memoria, di ribadire il loro antifascismo, con naturalezza e la

semplicità. Come sempre accade nei suoi scritti, Celestini usa la naturalezza e la semplicità, anche

quando l‟invenzione drammaturgia approda a storie misteriose e fantastiche, per porgere grandi temi,

della Storia e dell‟umana sofferenza. Attraverso un linguaggio solo apparentemente quotidiano, arriva

ad affrescare un panorama radicato nella realtà, nelle piaghe della società (migrazioni, malattia,

sfruttamento del lavoro, isolamento…), mai però incline a un realismo inacidito e sterile. Viene in mente

la ricerca di Annibale Ruccello, e in particolare quel suo testo Week-end magistralmente interpretato da

Barbara Valmorin (per la quale, del resto è stato scritto). E felice incontro di Veronica Cruciani e Arturo

Cirillo con Le nozze diAntigone- incontro che chiude la protagonista in quel suo spazio quadrato

concluso (le scene sono di Massimo Bellando Randone) – ne esalta la scrittura, la rende ancora più

nitida. Una pulizia che si riscontra anche nel gesto che accompagna il raccontare storie vissute o solo

ascoltate. Condizione forse essenziale per attualizzare il mito. Per porlo al servizio delle necessità di

oggi. Le nozze di Antigone ha ricevuto una segnalazione al premio Riccione per il teatro 2001-2001 e il

premio Oddone Cappellino 2002-2003.









La PinAC (Pinacoteca Internazionale dell’Età Evolutiva “Aldo Cibaldi”) è un

prezioso bene di Rezzato, del territorio bresciano e nazionale. Unica nel suo genere

anche in Europa è una collezione fortemente segnata dal carattere internazionale, un

ponte ideale con i bambini e i popoli del mondo intero. La collezione storica, iniziata

negli anni Cinquanta e fortemente voluta da Aldo Cibaldi, racconta emozioni,

sentimenti, pensieri e speranze di migliaia di bambini. E' un museo dinamico

internazionale che raccoglie, cataloga e studia l'espressività creativa dei

bambini dei diversi paesi del mondo. E' una collezione viva che si fa conoscere

attraverso mostre, esposizioni e promozione di convegni; una concreta testimonianza



14

del diritto all'espressione creativa e all'approccio all'arte per tutti i bambini e gli adulti

interessati. E' un centro di studi sul segno infantile che tiene conto anche dei

'pennelli elettronici' offerti dalle nuove tecnologie. E' un centro per la creatività

che educa alla conoscenza e al rispetto dei diritti di tutti i popoli, ciascuno

nelle proprie diversità artistico-culturali. E' un centro di sperimentazione integrato

nella rete dei servizi territoriali che collabora con i diversi ordini di scuola nella

prospettiva di un sistema formativo allargato.



Attività: raccoglie, studia e cataloga gli elaborati espressivi realizzati dai bambini.

Collabora con scuole, enti e associazioni interessati a diffondere la cultura

prodotta dall‟infanzia e la sua visione del mondo. Favorisce l'avvicinamento di bambini

e bambine, ragazzi e ragazze all'arte e all'espressione creativa. Allestisce in

collaborazione con enti pubblici e privati mostre tematiche ed eventi capaci di

valorizzare la sua collezione storica e approfondire la riflessione sull‟espressività

infantile. Costruisce offerte formative per insegnanti ed educatori nell'ambito della

educazione estetica e interculturale. Promuove e organizza incontri e atelier

per genitori, educatori e adulti curiosi, per coltivare il piacere espressivo-creativo

ad ogni età e stimolare l‟avvicinamento alle diverse forme dell'arte.







Libera. Associazioni, nomi, numeri contro le mafie

Libera è nata il 25 marzo del 1995, con l‟intento di coordinare e sollecitare l‟impegno

della società civile contro tutte le mafie. Fino ad oggi, hanno aderito a Libera più di

1000 gruppi tra nazionali e locali, oltre a singoli sostenitori. La scelta di coordinare

tante realtà nella lotta alle mafie, si è rilevata dunque la migliore non solo per il

numero dei soggetti coinvolti e per il clima di cooperazione creatosi, ma anche per

valorizzare sforzi ed iniziative già esistenti. Libera agisce per favorire la creazione di

una comunità alternativa alle mafie, certa che il ruolo della società civile sia quello di

affiancare la necessaria opera di repressione propria dello Stato e delle Forze

dell‟Ordine, con una offensiva di prevenzione culturale. Libera ha organizzato la sua

azione in alcuni particolari settori:

- il riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati ai mafiosi, con la valorizzazione e

l‟informazione sulla legge 109/96, per la quale Libera ha raccolto un milione di

firme;

- l‟educazione alla legalità: nelle scuole, per diffondere, soprattutto tra i più

giovani, una cultura della legalità e far maturare coscienza civile e



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partecipazione democratica attraverso lo sport, per recuperare l‟enorme

potenzialità educativa dello sport e contrastare l‟uso del doping e la politica

della vittoria ad ogni costo;

- il sostegno diretto a realtà dove è molto forte la penetrazione mafiosa, con

progetti tesi a sviluppare risorse di legalità umane, sociali ed economiche

presenti sul territorio;

- la formazione e l‟aggiornamento sul mutare del fenomeno mafioso e sulle

soluzioni di contrasto ad esso, attraverso campi di formazione, convegni e

seminari;

- l‟informazione sul variegato fronte antimafia, attraverso strumenti di diffusione

notizie e di approfondimento tematico sia a stampa che elettronici.

Libera è presente su tutto il territorio nazionale attraverso sedi regionali e

coordinamenti provinciali; le associazioni che aderiscono a Libera, nominano un

referente che sia in grado di seguirne direttamente i momenti organizzativi e favorire,

così, lo scambio di proposte e informazioni sulle attività da svolgere.

Il presidente di Libera è don Luigi Ciotti, già fondatore del Gruppo Abele di Torino.

La vicepresidenza, costituita da più membri, ha annoverato fin qui esponenti della

Uisp, di Legambiente e dell‟Arci, ed è stata il segno del legame tra Libera e le grandi

associazioni nazionali ad essa aderenti.









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