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									Il Collegio Sindacale: Funzioni, Responsabilità, incompatibilità alla luce
                    della riforma del diritto societario
              di Aldo Stesuri – Dottore Commercialista, Revisore Contabile e Pubblicista.


Premessa
Come noto, il legislatore della riforma societaria, in attuazione dei criteri direttivi contenuti nella
Legge n. 366/2001, ha introdotto importanti novità ed istituti che hanno completamente rinnovato lo
scenario di riferimento per coloro che operano in ambito societario.
Le principali novità sono state introdotte per mezzo del D.Lgs n. 6/2003 e con il successivo D.Lgs
n. 37/2004.
La necessità di talune modifiche che hanno interessato la corporate governance, ovvero, ed i
sistemi di gestione e di controllo delle società, è stata avvertita nel nostro Paese già da diverso
tempo. Tale esigenza si è ulterirormente accentuata a seguito del crack di alcuni gruppi italiani
(Cirio, Parmalat) che hanno domostrato palesemente la inefficienza e la inefficcacia dei sistemi di
controllo1.
Tale sistemi si sono dimostrati totalmente inadatti a rilevare i falsi nelle informazioni societarie, nei
bilanci.
Sicuramente esiste una grossa responsabilità degli organi di controllo e di vigilanza ma, spesso, tali
situazioni si sono verificati per motivi di conflitti di interesse di cui erano portatori diversi dei
soggetti coinvolti (manager, banche, società di revisione, analisti finanziari legati alle banche).
Questo operare in situazione di conflitto di interessi ha avuto ripercussioni negative non soltanto
sull’economica Italiana ma su tutta l’economia mondiale. Si consideri il recente caso di dissesto
provocato in america dal gruppo americano Enron2.
Di queste situazioni rimangono vittime in particolar modo gli azionisti di minoranza e i
risparmiatori ed anche ovviamente i creditori sociali, ma soprattutto con riferimento alle prime due
categorie l’ordinamento giuridico italiano è carente di adeguati strumenti di tutela.
La definizione di precise regole giuridiche volte a disciplinare situazioni di conflitti di interesse o di
incompatibilità dovrebbero essere garantite al fine di fornire una effettiva tutela alle ragioni dei
risparmiatori, degli azionisti di minoranza, dei terzi e dei creditori.


1
   Si rinvia per lo specifico tema alla relazione rilasciata dal Presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori
Commercialisti, Antonio Tamborrino, alla Commissioni Finanze e per le attività produttive della Camera dei deputati in
seduta congiunta con al Commissione VI Finanze e Tesoro.
2
  Lo Stato di dissesto del gruppo americano ha procurato ingenti danni presso i risparmiatori ed ha determinato
l’esercizio di azioni legali nei confronti degli organi di controllo ed in particolare nei confronti della società di revisione
che certificava i bilanci. Lo stato di conflitto di interessi emerso a carico della società di revisione era anche dovuto al
fatto che la società che certificava il bilancio aveva anche prodotto diverse due diligence sulla situazione economico,
patrimoniale e fiscale del gruppo.
Proprio con l’obiettivo di garantire un maggiore controllo ed idonee garanzie alle categorie sopra
menzionate, il legislatore della riforma societaria ha già riformato il sistema della governance
esistente in Italia per renderlo omogeneo a quello già esistente in altri Paesi Europei.
Ancora, lo stesso legislatore ha introdotto norme ad hoc per estedere la responsabilità civile a
situazioni di controllo uniderizionale e di coordinamento3 su altre entità giuridiche (art. 2497 e ss.
del c.c.), ha modificato il sistema dei controlli adottando a seconda del tipo di società coinvolte
(S.r.l o S.p.a) diverse professionalità per il controllo “contabile” (sindaci, società di revisione,
revisore contabile), ha, altresì, attribuito maggiori poteri agli organi di controllo rispetto al passato
ed anche maggiori responsabilità per gli organi di amministrazione e di controllo4.
Ad esempio, per le ipotesi di attività di “direzione e di controllo unitario” è prevista una
responsabilità per gli amministratori della “controllata” se essi hanno omesso taluno degli obblighi
pubblicistici5imposti dall’art 2497 bis del c.c.
In primis è prevista una responsabilità dell’ente controllante che agisce nell’interesse proprio o
altrui in violazione dei principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale della società nei
confronti dei soci, dei creditori sociali per la lesione cagionata al patrimonio societario6.
Ad oggi, taluni disegni di legge sono all’esame del Parlamento al fine di introdurre una disciplina
ad hoc che permetta di tutelare maggiormente le ragioni dei creditori sociali e dei risparmiatori.
Ci riferiamo, nella specie, al famoso disegno di legge sulla tutela del risparmio7(Disegno di Legge
n. 4705/2004) che ancora non ha avuto luce, ma che sicuramente dovrà essere introdotto nel nostro
ordinamento giuridico.



3
  Per un esame delle disposizioni previste dal codice civile contenute nel novellato art. 2497 e ss, si rinvia a: STESURI,
Il Transfer price internazionale e nazionale, I Parte, Inserto di Azienda e Fisco, n. 21/2003, 15 e ss. L’autore analizza le
nuove disposizioni che hanno per oggetto le comunicazioni sociali ed il bilancio, le motivazioni delle decisioni prese
prese dalla controllata, la disciplina dei finanziamenti nell’atività di direzione e di coordinamento, la responsabilità per
gli amministratori della controllata, la responsabilità per la società o ente controllante, le nuove possibilità di recesso.
4
   Come verdremo nell’ambito delle responsabilità del collegio sindacale, il legislatore ha riformulato il contenuto
dell’art 2407 del c.c. richiedendo un grado di diligenza più elevato rispetto a quello del mandatario.
5
  Ci riferiamo alla registrazione presso il registro delle imprese del soggetto che subisce e che impone il controllo,
nonchè, l’indicazione nella corrispondenza e negli atti della società che esiste un vincolo di soggezione nei confronti di
altra entità giuridica.
6
  Nella specie è prevista l’azione diretta del socio e del creditore sociale nei confronti dell’ente che ha esercitato attività
di controllo e di coordinamento se essi non sono stati soddisfatti dalla società soggetta a tale controllo.
7
  Per dei commenti sul contenuto del disegno di legge, si rinvia a: STESURI, La riforma fiscale e la disciplina delle
società estere controllate e collegate, in Azienda e Fisco, Inserto, n. 20/2004, 8 e ss. L’autore pone in evidenza come
l’eventuale inserimento delle disposizioni contenute nel disegno di legge potranno avere rilvenati effetti relativamente
alla responsabilità civile e penale per fatti o accadimenti inerenti alle società controllate estere, che si riverseranno sui
soggetti controllanti e sugli organi di controllo. In tale ambito, dovrebbe essere introdotto per assicurare la trasparenza
legale: l’obbligo per la società italiana controllante di allegare il bilancio della società controllata estera; la
sottoscrizione del bilancio della società estera da parte degli organi di controllo della società italiana e certificazione da
adell’organo amministrativo sottoscritta dall’organo di controllo da allegare al bilancio della società italiana, sui
rapporti intercorrenti fra società italiana e società estera; estensione al bilancio della società estera delle responsabilità
civili, penali, amministrative previste in relazione al bilancio della società italiana, riferimento all’art 2359 c.c per la
nozione di controllo e di collegamento, etc.
In tale contesto i compiti, le funzioni e le responsabilità degli organi di controllo e, in particolare,
del collegio sindacale avranno un rilievo ben più rilevante rispetto a quanto accaduto in passato.
Peraltro, i fatti summenzionati, richiedono una particolare attenzione nell’assolvimento dei compiti
specifici imposti agli organi di controllo.
Infatti, si presumere che anche gli organi giursdizionali che, in futuro, dovranno occuparsi di
situazioni d’insolvenza o comunque di situazioni di particolari gravità che hanno comportato effetti
pregnanti nei confronti dei terzi, dei creditori sociali e dei risparmiatori avranno una maggiore
severità ed un approcio più rigido nella applicazione delle disposizioni di natura sanzionatoria
(civile e/o penale) che si rendono applicabili al sindaco che non abbia adempiuto con diligenza
all’obbligo di vigilanza, ovvero abbia tenuto comportamenti di natura “omissiva” o “commissiva”
che ha cagionato o concorso8 a cagionare l’evento dannoso.
Prima di analizzare nello specifico le varie funzioni, i requisiti, le situazioni di incompatibilità e di
responsabilità dei sindaci, si rende opportuno fare un breve excursus sugli attuali sistemi di
governance previsti dalla riforma societaria, al fine di chiarire le varie funzioni degli “organi di
controllo” ivi presenti e in via principale o residuale quelle del collegio sindacale.


Sistema di Governance9 in Italia
Il legislatore della riforma del diritto societario ha introdotto diversi sistemi di governance nel
nostro Paese.
La riforma del diritto societario poggia sui criteri direttivi contenuti nella Legge n. 366/2001. In
tema di scelta del governo societario (c.d governance), l’articolo 4, comma 8, lettera d) della legge
delega, demanda alla autonomia statutaria la scelta del modello praticabile dalle società interessate,
con distinzione in tema di controllo tra: controllo legale dei conti e controllo di nuova istituzione.
In particolare, al collegio sindacale è stata espressamente espunta10la funzione di controllo contabile
che è sempre stata la sua funzione principe in epoca ante riforma.
Si consideri a titolo esemplificativo la diversa attribuzione delle principali funzioni di controllo
(legale, contabile, formale) nei tre differenti sistemi di governance.




8
  Come vedremo è corretto parlare di concorso che configura un illecito proprio del sindaco obbligato al controllo.
9
  Per sistema di giovernance come evidenziato da una parte della dottrina la corporate governance nella sua accezione
più semplice nasce quando un investitore estero desidera esercitare il controllo in maniera differente dal manager in
seno alla società. Sul punto il primo ad utilizzare il termine corporate governance è stato Richard Ells, al fine di
descrivere la struttura e il funzionamento della politica societaria . Così espressamente: BRESCIANI, OLIVEIRA, I
meccanismi di controllo societario. La necessità di un’efficace regolamentazione della corporate governance, in
Revisione Contabile, n. 56/2004, 39 e ss.
10
   Con esclusione delle eccezioni che verranno evidenziate.
                                CONTROLLO LEGALE E CONTABILE

                  LEGALE                          CONTABILE                                   FORMALE



Organi                                                                       Soci
Precostituiti


         Controllo di legalità:              Controllo:                             Nelle SRL.
         - sulla osservanza della legge.     - sulla regolare tenuta della          I soci che non partecipano
         - sulla osservanza dello            contabilità sociale.                   all’amministrazione della società
         statuto                             - sulla correta rilevazione            possono:
                                             nelle scritture contabili dei          - chiedere agli amministratori
         Controllo gestione:                 fatti di gestione;                     notizie sullo svolgimento degli
         - sul rispetto dei principi di      - se il bilancio di esercizio          affari sociali;
         corretta amministrazione            corrisponde alle risultanze            -     consultare    anche      tramite
         in particolare su:                  delle scritture contabili e            professionisti di loro fiducia, i libri
         - adeguatezza dell’assetto          degli accertamenti eseguiti e          sociali ed i documenti relativi
         organizzativo,amministrativo        se sono conformi alle norme            all’amministrazione.
         contabile e sul concreto            che li disciplinano.
         funzionamento                                                              Nelle SPA:
              -                              Esprime: Apposita relazione            I soci hanno diritto di esaminare i
                                             un giudizio sul bilancio               libri indicati nel primo comma,
                                                                                    numeri 1,3, dell’art 2421 e di
                                                                                    ottenere estratti a proprie spese (art
                                                                                    2422).




     Sul tema (c.d sistemi di governance) occorre fare un distinguo fra S.p.a (società per azioni) e S.r.l
     (Società a responsabilità limitata).
     Infatti, mentre per il primo tipo di società, il legislatore ha previsto che la scelta del sistema di
     gestione societaria deve essere effettuata a livello statutario ed entrambi i sistemi di governance
     sono opzionabili, per il secondo tipo di società è prevista la sola possibilità di utilizzare il c.d
     “sistema tradizionale”.
     La riforma, oltre a prevedere l’introduzione di due nuovi sistemi di governance per le S.p.a, ha
     apportato una modifica radicale alla disciplina le “funzioni” degli organi sociali che sono preposti al
     controllo sulla società.
In particolare, cooptando il modello già in vigenza predisposto per le società “quotate”, così come
previsto dal D.Lgs n. 58/9811 è stata attuata una netta demarcazione fra:
        Controllo amministrativo gestionale;
        Controllo contabile.
Il primo tipo di controllo resta nelle competenze del collegio sindacale e, nei sistemi diversi da
quello tradizionale, degli organi che lo sostituisco (vedi infra);
Il secondo tipo di controllo è, di fatto, trasferito in capo ad un soggetto revisore (persona fisica o
società di revisione) .
Per una analisi delle differenze dei tre modelli di governance con particolare riferimento alle
funzioni svolte dai differenziati organi di controllo si considerino i seguenti grafici illustrativi:


                           FUNZIONI ORGANI NEI VARI SISTEMI GOVERNANCE

         TRADIZIONALE                                 MONISTICO                                  DUALISTICO


     Amministrazione:                           Amministrazione:
     Consiglio di amministarzione               Consiglio di amministrazione               Amministrazione:
                                                                                           Consiglio di gestione
     Controllo legalità:                        Controllo legalità:
     Collegio sindacale                         Comitato per il controllo                  Controllo legalità:
                                                della gestione.                            Consiglio di sorveglianza
     Controllo contabile:
     Revisore contabile o                       Controllo contabile:                       Controllo contabile:
     Società di revisione o                     Revisore contabile o società               Revisore contabile o società
     Collegio sindacale                         di revisione.                              di revisione.
     (solo se società non quotate e
     se non esiste obbligo di
     consolidamento del bilancio)




Società per Azioni
Le norme previste per le S.p.A. prevedono tre tipi di strutture organizzative differenti:
     -    il sistema attuale, con un consiglio di amministrazione ed un collegio sindacale;
     -    il sistema dualistico;
     -    il sistema monistico.




11
  Per un esame delle disposizioni introdotte dalla riforma Draghi, soprattutto, in termini di funzione degli organi di
controllo, si rinvia a: STESURI, I collegi sindacali nelle società quotate, in Revisione Contabile, n. 24/
Sistema tradizionale.

Il Sistema tradizionale, ovvero, quello esistente in epoca ante riforma continua ad applicarsi nei
confronti della società per azioni ( S.p.a) che nulla ha indicato nello Statuto.

Infatti, le altre forme di governance introdotte dal legislatore richiedono che la società eserciti - a
mezzo statuto – un’opzione per la scelta del sistema che, in conformità alle previsioni di legge,
ritenga essere quello più idoneo per il proprio caso specifico.

Come noto, il sistema tradizionale, che è quello che principalmente interessa la nostra analisi,
prevede un organo amministrativo (Amministratotre Unico, Consiglio di amministrazione) ed un
collegio sindacale.

In tale collegio, almeno uno dei membri “effettivi” ed uno dei “supplenti” dovranno essere scelti tra
gli iscritti nel Registro dei Revisori contabili istituito presso il Ministero di Grazia e Giustizia; i
restanti membri, qualora non siano scelti anch’essi tra i revisori contabili, devono essere scelti tra
gli iscritti12 negli Albi professionali o fra i professori universitari di ruolo in materie economiche o
giuridiche.

Il collegio sindacale dovrà vigilare sull’osservanza della legge13 e dello statuto, sul rispetto dei
principi di corretta amministrazione e, in particolare, sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo,
amministrativo e contabile adottato dalla società e sul suo corretto funzionamento.

Nell’adempimento dei loro doveri i sindaci potranno: procedere, in qualsiasi momento, anche
individualmente, ad atti di ispezione e di controllo, chiedere agli amministratori notizie sulla società
e su controllate o su determinate operazioni, scambiarsi informazioni con i corrispondenti organi di
società controllate; dovranno, infine, convocare l’assemblea quando non vi provvedano gli
amministratori e quando vi siano fatti censurabili di rilevante gravità e vi sia urgenza di provvedere
(previa, in quest’ultimo caso, comunicazione al presidente del consiglio di amministrazione).

La responsabilità dei sindaci, per l’espletamento dei doveri loro affidati, rimane in parte similare a
quella ante riforma14, ma trova, da un lato un’estensione sia per la diversa natura della diligenza ora
richiesta (professionale), sia per gli ulteriori controlli (vedi adeguatezza del sistema organizzativo e
del sistema di controllo interno, nonchè adeguatezza del sistema amministrativo contabile).

Il controllo sulla regolare tenuta della contabilità sociale, sulla corretta rilevazione nelle scritture

12
   Si rinvia a quanto si dirà nel proseguio per chiarire che tali diversi soggetti dovrebbero essere ricondotti nella
categoria dei dottori commercialisti, dei ragionieri, degli avvocati e dei consulenti del lavoro.
13
   Ci riferiamo ai cosidetti controlli di merito e di legittimità.
14
   Essi devono agire con la professionalità e la diligenza richieste dalla natura dell’incarico e sono solidalmente
responsabili, con gli amministratori, verso la società qualora il danno non si sarebbe prodotto se avessero vigilato come
avrebbero dovuto.
contabili dei fatti di gestione e sulla corrispondenza del bilancio di esercizio e di quello consolidato
alle risultanze delle scritture contabili dovrà essere effettuato da un revisore contabile iscritto nel
relativo registro, nominato dall’assemblea.

Ciò in quanto, come illustrato sopra, sono state separate le attività di controllo legale da quella di
controllo contabile. Peraltro, ciò non esonera il sindaco ad effettuare dei controlli sul sistema
amministrativo e contabile generale adottato dalla società15.

Tale separazione16, seppur criticata da una parte degli addetti ai lavori, potrebbe avere degli effetti
positivi: chi meglio di un ingegnere potrà controllare se gli amministratori di una società operante
nelle costruzioni edilizie, stanno effettivamente operando per conseguire l’oggetto sociale nel
miglior modo possibile? Sorge spontaneo il dubbio di chiedersi come possa un ingegenre
provvedere ad un controllo contabile.

Ne consegue la naturale suddivisione delle funzioni di controllo che poi è quelle (come vedremo)
attuata dal legislatore della riforma societaria.

La società potrà comunque scegliere, sempre che non rientri nel caso che si esaminerà tra breve, di
far effettuare anche il controllo contabile al collegio sindacale. Solo nell’ultima delle citate ipotesi,
necessita che tutti i membri del collegio sindacale siano iscritti al più volte citato albo dei revisori
contabili.

Per le società che fanno ricorso al mercato di rischio17 il controllo contabile, oltre a non poter essere
affidato in alcun caso al collegio sindacale, non può nemmeno essere affidato ad un revisore, ma
esclusivamente ad una società di revisione18.

Il collegio sindacale dovrà essere formato da 3 o 5 membri che rimarranno in carica per tre anni
dalla loro nomina (sono comunque rieleggibili) e durerà in carica, alla sua cessazione, fino a che
non verrà ricostituito (fino cioè a che i nuovi sindaci non abbiano accettato l’incarico).

Sistema dualistico19.

Il modello dualistico prevede la presenza di un consiglio di gestione (che avrà la responsabilità della
amministrazione della società) e di un consiglio di sorveglianza.


15
    Sul punto, maggiori esplicazioni saranno fornite nel successivo paragrafo che tratta delle funzioni del collegio
sindacale.
16
   Si rinvia a quanto verrà evidenziato successivamente nel corso della trattazione.
17
   Le società che emettono azioni quotate in mercati regolamentati o diffuse fra il pubblico in misura rilevante.
18[8]
      Si noti, per inciso, che l’art. 2409-bis parla di società di revisione iscritte nel registro istituito presso il Ministero
della Giustizia, e non, quindi, solo di quelle iscritte nell’albo della Consob, attualmente le uniche autorizzate ad
effettuare le revisioni sulle società quotate.(c.d big four).
19[9]
      Il sistema dualistico prende spunto dal sistema tedesco e da quello francese; è inoltre largamente ispirato allo
Statuto della Società Europea stabilito dal Regolamento del Consiglio dell’Unione Europea dell’8 ottobre 2001.
Il consiglio di sorveglianza deve essere costituito da almeno tre componenti (anche non soci) e, tra
loro, almeno un membro effettivo ed un supplente devono essere iscritti all’albo dei revisori
contabili.

Quest’organo è una figura del tutto nuova per l’ordinamento italiano: esso ha sia le funzioni di
vigilanza e le responsabilità del collegio sindacale, sia gran parte delle funzioni che attualmente
competono all’assemblea ordinaria.

Come stabilisce il novellato art. 2409-terdecies, il consiglio di sorveglianza: nomina e revoca i
componenti del consiglio di gestione; approva il bilancio di esercizio e, ove redatto, il bilancio
consolidato; esercita le funzioni di cui all’art. 2403, primo comma20; promuove l’esercizio
dell’azione di responsabilità nei confronti del componenti del consiglio di gestione; presenta la
denunzia al tribunale di cui all’art. 240921; riferisce per iscritto almeno una volta all’anno
all’assemblea sull’attività di vigilanza svolta, sulle omissioni e sui fatti censurabili rilevati, oltre ai
compiti affidati al collegio sindacale del sistema classico22.

In questo sistema di governance, il controllo contabile deve necessariamente essere esercitato da un
revisore (persona fisica o società di revisione) iscritto nel registro istituito presso il Ministero di
Grazia e Giustizia. Come nel sistema classico anche in questo caso, qualora la società faccia ricorso
al capitale di rischio, come sopra definito, sarà necessariamente una società di revisione a dover
esercitare il controllo contabile.

Con questa tipologia di governance, l’assemblea dei soci viene spogliata di alcuni dei suoi storici e
tradizionali poteri; all’assemblea deve sancire le linee guida del programma economico della società
e le modifiche di struttura della società (operazioni sul capitale, operazioni straordinarie e, più in
generale, delibere dell’assemblea straordinaria), oltre, ovviamente, alla nomina del consiglio di
sorveglianza. “


20[10]
       “Il collegio sindacale vigila sull’osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei principi di corretta
amministrazione ed in particolare sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato
dalla società e sul suo concreto funzionamento”.
21[11]
       Una delle più interessanti novità è proprio il controllo giudiziario. Fino ad oggi (o, meglio, fino al 31/12/2002)
questa norma non era applicabile alle società cooperative; con la Vietti si sono invece equiparate, anche sotto questo
aspetto, le cooperative alle altre società di capitali. Tanti soci che rappresentano 1/10 del numero complessivo (o 1/20
nelle cooperative con più di tremila soci) possono fare ricorso al tribunale qualora abbiano il fondato sospetto che gli
amministratori, in violazione dei loro doveri, abbiano compiuto gravi irregolarità nella gestione che possono arrecare
danno alla società o a una o più controllate.
Si segnala inoltre che il ricorso deve essere notificato, a cura dei ricorrenti, anche all’autorità di vigilanza che, a
riguardo, dovrà essere sentita dal tribunale. Quest’ultimo dovrà sentire quindi, in camera di consiglio, oltre agli
amministratori e ai sindaci, anche l’autorità di vigilanza. In ogni caso quest’ultima dovrà sospendere i propri
procedimenti se il tribunale, sempre per gli stessi fatti, decide di nominare un ispettore o un amministratore giudiziario.
Nel caso di irregolare funzionamento della cooperativa, infine, l’autorità governativa potrà revocare amministratori e
sindaci, e affidare la gestione della società ad un commissario.
22
   Vedi infra.
Quello in esame, pur presentando i limiti de quibus, è il modello che maggiromente realizza la
dissociazione tra proprietà (dei soci) e potere degli organi sociali.

Si tratta, quindi, di un modello particolarmente adatto a società in cui la gestione sia affidata a
manager che deisderano forte autonomia e con poche interferenze sulla gestione da parte dei soci.

Sistema monistico23.

Il sistema de quo prevede la presenza di un solo organo, chiamato consiglio di amministrazione, il
quale nomina, al suo interno, un “comitato di controllo” (composto perciò da amministratori non
esecutivi), determinandone anche il numero dei componenti24.

Tutti i componenti del comitato di controllo devono essere in possesso dei requisiti di
indipendenza25 stabiliti dall’art. 2399 c.c. per i sindaci26.

Almeno uno dei membri deve essere scelto, inoltre, tra gli iscritti nel Registro dei Revisori
contabili.

Il comitato di controllo sulla gestione dovrà esclusivamente vigilare sull’osservanza della legge e
dello statuto, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione ed, in particolare, sull’adeguatezza
dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla società e sul suo concreto
funzionamento.

Pur se il controllo sull’operato degli amministratori è svolto da un organo non completamente
indipendente, ma da un comitato formato all’interno dello stesso consiglio, ciò non dovrebbe
determinare, almeno in teoria, un minor rigore dell’attività svolta.

Tale conclusione è avvalorata sia dal fatto che i poteri e, soprattutto, i doveri dell’organo sono
quelli propri del collegio sindacale, sia dalla possibilità della società d’integrare gli stessi a suo
piacimento con dei codici di comportamento interni27.

Le società che adottano il sistema monistico devono, in ogni caso, dotarsi di un revisore contabile (o
società di revisione) iscritto nel Registro dei Revisori per il controllo contabile28.


23
   Anch’esso largamente ispirato allo Statuto della Società Europea e al modello anglosassone.
24
   Nelle società che fanno ricorso al capitale di rischio il numero non può essere inferiore a tre.
25
   Almeno la metà dei membri del consiglio di amministrazione deve essere in possesso di tali requisiti. Essendo poi
disposto che tutti i membri del comitato di sorveglianza abbiano tali requisiti, va da sé che i membri di tale ultimo
organo debbano essere scelti esclusivamente tra coloro che ne siano in possesso.
26
   Parentela con i membri del consiglio di amministrazione, legami di rapporto di lavoro subordinato o di consulenza, di
prestazione d’opera, ecc..
27
   Avendo comunque presente, solo per curiosità, che si forma un circolo vizioso: coloro che potrebbero dare vita ad un
tale codice di comportamento non sono altro che gli amministratori, al cui interno si trovano coloro che dovrebbero
applicare e rispettare tale codice.
28
   Anche in questo caso, se la società fa ricorso al capitale di rischio, è obbligatorio fare affidamento su una società di
revisione.
La struttura monistica è un modello di «governance» semplificato e più flessibile rispetto agli altri
modelli alternativi. Essa intende privilegiare la circolazione delle informazioni tra l’organo
amministrativo e l’organo deputato al controllo, ottenendo dei risparmi di tempo e di costi, nonché
una elevata trasparenza tra gli organo di amministrazione e di controllo. Il maggiore difetto di tale
sistemaè che, probabilmente esso, non è in grado di garantire la reale indipendenza del controllore
sul controllato.

Disposizioni inerenti la Società a responsabilità limitata
Esaminati i tre sistemi di governance utilizzabili dalla Società per Azioni, si vuole ora illustrare il
sistema di gestione previsto dal legislatore della riforma per le Società a Responsabilità Limitata.
In primis, nella società a responsabilità limitata ovviamente non vale la distinzione sopra operata in
quanto i tre sistemi di governance sono applicabili solo nell’ambito delle S.p.a.
Pertanto, la S.r.l dovrà sempre ricollocarsi nell’ambito del sistema di governance cosidetto
“tradizionale”. In tale sistema, la funzione di gestione della società (c.d funzione amministrativa) è
affidata all’Amministratore o al Consiglio di amministrazione, mentre quella di legalità compete al
Collegio sindacale (nel caso in cui esso debba obbligatoriamente essere nominato).
Infine, la funzione di controllo “contabile” è attribuita al collegio sindacale o a un revisore o a una
società di revisione29.


Il Collegio Sindacale.
Nel corso della precedente trattazione abbiamo indicato i tre sistemi di governance che sono
ipotizzabili per la S.p.a.
Con riferiemento alla S.r.l, abbiamo detto, che l’unico sistema di governance perseguibile è quello
tradizionale.
In tale contesto, abbiamo già delineato seppur in maniera parziale quali “funzioni” assumono i
componenti del collegio sindacale nelle diverse forme di gestione societaria. Analizziamo, ora, in
via riassuntiva e peculiare come tali funzioni si esplicitano, quali devono essere i requisiti per la
nomina del sindaco, quali possono essere situazioni di incompatibilità e di responsabilità in capo ai
componenti dell’organo di controllo.
Prendiamo, quindi, le mosse dalle modifiche che sono state apportare dal legislatore nei compiti
attribuiti al collegio sindacale30.




29
   Si rinvia alle specifiche che saranno affrontate nel paragrafo specifico relativo al collegio sindacale.
30
   Con riferimento a tale aspetto si rinvia a: DE ANGELIS, Il nuovo collegio sindacale ed il controllo legale dei conti,
in Impresa Commerciale e Industriale, n. 1/2003, 45 e ss.
Funzioni del collegio sindacale.
Da una comparazione con le disposizioni ante riforma e in base alle considerazioni già espresse, è
possibile affermare che il legislatore ha mutato in maniera sostanziale il “ruolo” effettivo del
collegio sindacale nell’ambito della società.
Infatti, tale organo che in epoca ante riforma aveva una prevalente funzione di controllo contabile,
ad oggi, hanno una funzione prevalente di controllo di legalità e di gestione. Ne consegue che nella
nuova veste esso diventa un vero e proprio organo di “vigilanza”31.
Sul tema, anche la relazione di accompagnamento al D.Lgs n. 6/2003, pone in evidenza come è
stata introdotta una limitazione hai compiti assegnati al collegio sindacale che si sostanziano in
primis nella vigilanza sull’osservanza della “legge” e dello “statuto” e sull’adeguatezza del sistema
organizzativo e contabile della società.
Tale assunto, come vedremo, è importante anche nell’ambito delle possibili responsabilità di natura
civile e penale che possono essere accollate al sindaco che opera al di fuori dei limiti consentiti
dalla legge.
Ne deriva che i sindaci ai quali è attribuita, in via esclusiva, la funzione di controllo di
gestione/amministrazione (c.d controllo di vigilanza) della società vedono di molto ristrette le
ipotesi di responsabilità per talune fattispecie illecite, inerenti al mancato controllo contabile, che si
possono realizzare nella società vigilata.
La norma da cui muovere è sicuramente quelle contenuta nell’art 240332 del c.c., rubricata : “Doveri
del collegio sindacale” .
Essa dispone: “Il collegio sindacale vigila sull’osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto
dei principi di corretta amministrazione ed in particolare sull’adeguatezza dell’assetto
organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla società e sul suo concreto funzionamento.
Esercita il controllo contabile nel caso previsto dall’art 2409 bis del c.c.”
Le principali funzioni che sono attribuite al collegio sindacale possono essere così suddivise:
        Controllo sulla gestione;

31
   Per un esame dei diversi cambiamenti operati dalla riforma si rinvia a: GAVELLI; SANTINI, I doveri del collegio
sindacale tra "decreto Draghi" e riforma del diritto societario: cronaca di un'innovazione annunciata in Impresa
Commerciale Industriale, n. 6/2004, 996 e ss.
32
   La richiamata norma non si applica alle società quotate. Per tali società i doveri dei sindaci sono statuiti dall’art 149
del TUIF. Tale norma è in parte quella che ha ispirato il legislatore nella riformulazione del novellato art 2403 del c.c.
In particolare essa dispone che i sindaci devono vigilare su: osservanza della legge e dello statuto, rispetto dei principi
di corretta amministrazione, adeguatezza della struttura organizzativa della società per gli aspetti di competenza, del
sistema di controllo interno e del sistema amministrativo contabile, nonchè sull’affidabilità di quest’ultimo nel
rappresentare correttamente i fatti di gestione, adeguatezza delle disposizioni impartite dalla società alle controllate ai
sensi dell’art. 114, comma 2, del TUIF.
         Controllo contabile (se affidata al collegio – vedi infra).
Le prima funzione è necessariamente obbligatoria in capo al collegio sindacale, mentre l’ultima può
essere attribuita per previsione espressa di legge (vedi S.r.l) ovvero per scelta della società (vedi
S.p.a).
L’obbligo di controllo inerente al rispetto della legge e dello statuto si concretizza anche nella
vigilanza sulla correttezza formale delle decisioni assunte dagli organi sociali 33 (non solo degli
amministratori).
Ne consegue che il sindaco deve vigilare sul rispetto delle norme statutarie e delle norme legislative
e dei regolamentari che disciplinano il funzionamento degli organi societari, sul rispetto delle
disposizioni normative che disciplinano lo specifico settore di attività in cui opera l’azienda, sul
possesso da parte della società delle autorizzazioni prescritte per lo svolgimento della propria
attività, sulla conformità di eventuali deliberazioni degli organi assembleari alla legge e allo statuto.
Ad esempio, il sindaco deve verificare la regolarità della convocazione34 delle assemblee o del
consiglio di amministraztione (termini di convocazione, rispetto delle formalità imposte) ed in caso
di mancata convocazione deve verificare la sussistenza degli estremi per invocare l’assemblea
totalitaria35, deve assistere alle assemblee e alle riunioni36 e se necessario intervenire nel corso delle
stesse se emergono delle violazioni di legge37, impugnare eventuali delibere assembleari annullabili
(art 2377 c.c38), impugnare eventuali delibere del consiglio di amministrazione39 che sono inficiate
da vizi di legittimità (art 2388 c.c.).
Particolari situazioni in cui il sindaco deve intervenire ex lege si possono verificare nelle ipotesi di
“perdite” che intaccano il capitale sociale della società vigilata (244640 e 244741).

33
   Per tali devono intendersi i controlli e le presenze dei sindaci alle riunioni della assemble dei soci, dei consigli di
amministrazione, del comitato esecutivo.
34
   Sul tema occorre riferirsi al contenuto dell’art 2366 del c.c.
35
   Si rammenta anche la previsione generica contenuta nell’art 2404 del c.c. che impone ai sindaci di provvedere alla
convocazione dell’assemblea in ogni caso di omissione o di ingiustificato ritardo da parte degli amministratori.
36
   Si tratta di un dovere obbligo del sindaco che è sanzionato ai sensi dell’art 2405 del c.c con la decadenza dall’ufficio
di sindaco per il soggetto che non partecipa – senza giustificato motivo – alle assemblee o nel corso di un esercizio
sociale, a due adunanze consecutive del consiglio di amministrazione o del comitato esecutivo.
37
   Nel caso in cui sono prese delibere contrarie alla legge o allo statuto fare emergere in forma scritta il loro specifico
dissenso nel verbale della riunione.
38
   Tale articolo prevede la possibilità per i sindaci di impugnare le deliberazioni dell’assemblea non conformi alla legge
o allo statuto entro novanta giorni dalla data della deliberazione, ovvero, se essa è soggetta all’iscrizione al registro
delle imprese entro tre mesi dall’iscrizione.
39
   Ad esempio, ai sensi dell’art. 2391, 3 comma, del c.c., i sindaci devono anche impugnare le deliberazioni del
consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo adottate con il voto favorevole di un amministratore che è in
palese conflitto di interessi con l’interesse della società.
40
   Nella S.p.a, il richiamato articolo dispone che qualora il capitale sociale sia diminuito di oltre un terzo in presenza di
perdite, gli amministratori (consiglio di gestione) devono senza indugio convocare l’assemblea per gli opportuni
provvedimenti. Nel caso in cui gli amministratori non provvedano il menzionato compito deve essere cooptato dal
collegio sindacale. Se entro l’esercizio successivo la perdita non è diminuita di a meno di un terzo, l’assemblea
ordinaria che approva il bilancio deve ridurre il capitale in proporzione alle perdite accertate. Se tale riduzione non
interviene il collegio sindacale insieme agli amministratori devono chiedere al tribunale che venga disposta la riduzione
del capitale sociale in proporzione alle perdite che risultano dal bilancio.
Nella specie, come evidenziato da precedenti giurisprudenziali, i sindaci avrebbero sia l’obbligo di
segnalare tutte le situazioni che esigono riduzioni del capitale per perdite (Cass. 24 marzo 1999, n.
2772 e Cass. 24 novembre 1972 n. 3445) ed anche l’obbligo di surrogarsi ai sindaci che sono
rimasti inerti ( Trib. Milano, Sez. Civile, 1 luglio 1976).
Ancora, il sindaco deve effettuare un controllo sul rispetto dei principi di “corretta
amministrazione”.
Sul tema è necessario evidenziare come tale controllo non deve anche sostanziarsi in un controllo di
“merito” sulla opportunità e sulla convenienza delle scelte operate dagli amministratori, in quanto
una sifatta ingerenza sulla gestione amministrativa lederebbe l’autonomia gestionale e decisionale
degli amministratori.
Invero, il richiamato controllo ma non si esaurisce neppure in un solo controllo di legittimità
“formale” ma richiede anche un controllo di legittimità “sostanziale”. Ciò significa che il sindaco
deve fare valutazioni circa la ragionevolessa dell’operazione riferendosi a specific parametri (i.e
situazione patrimoniale della società).
In primis, l’attività di controllo deve essere concentrata sul processo decisionale degli
amministratori, sugli atti di gestione in generale e sulle deliberazioni degli organi di gestione della
società e sul grado di assunzione dei rischi per l’impresa medesima.
In tal senso, si esprimono anche le norme di comportamento che specificano che al sindaco non
spetta sifatto controllo di merito sulle scelte operate dagli amministratori, ma unicamente un
controllo di legittimità su tali scelte, nonchè la rispondenza di quest’ultime ai criteri di razionalità
economica.
Ad esempio, le norme di comportamento elaborate dal CNDCeR prevedono che i sindaci devono
accertare che gli amministratori non compiano operazioni estranee all’oggetto sociale, che non
siano in conflitto d’interessi con la società, che non attuino operazioni azzardate o imprudenti, che
non determinino una modificazione dei diritti attribuiti dalla legge ai soci, che le operazioni non
siano in contrasto con altre deliberazioni assunte dall’assemblea soci..ect.
Con riferimento alle verifiche da effettuare sulle scelte gestionali operate dagli amministratori, gli
stessi principi di comportamento dispongono42: “Il collegio sindacale vigila sulle scelte gestionali,

41
   La richiamata norma ha per oggetto la riduzione del capitale sociale al di sotto del minimo di legge. Nella specie, non
è fatto nessun richiamo al collegio sindacale ma agli amministratori e al consiglio di gestione (ovvero in caso di loro
inerzia al consiglio di sorveglianza) l’obbligo di convocare l’assemblea per deliberare la riduzione del capitale ed il
contestuale. La menzionata disposizione non si applica per le S.r.l (si veda art. 2482 bis c.c.). Con riferimento
all’obbligo da parte del sindaco di convocare l’assemblea in ipotesi diriduzioni per perdite, si rinvia a: ZANETTI, Il
potere-dovere di convocazione dell'assemblea dei soci nella S.p.a. e nella S.r.l., in Impresa Commerciale e
Industriale, n. 6 del 30 giugno 2004, 1016 e ss..
42
   Con riferimento ad operazioni di rischio, è previsto che il collegio sindacale verifichi che gli amministratori abbiano
effettuato tutte le valutazioni del caso sulla base di appropriati piani finanziari ed economici e sulla scorta delle
informazioni disponibili.
in modo che siano ispirate al principio della ragionevolezza, in modo cioè che siano conformi ai
principi dell’economia aziendale, congruenti e compatibili con le risorse e il patrimonio sociale”.
Nella sostanza, è necessario che il sindaco verifichi che le singole scelte operate dagli
amministratori siano supportate dal requisito della ragionevolezza, considerando come parametri
idonei di valutazione: i principi che disciplinano l’economia aziendale, la congruità delle scelte con
le risorse ed il patrimonio cui la società dispone.
Si pensi, a titolo esemplificativo, alla scelta operata dagli amministratori e dai soci di costituire un
patrimonio destinatio di tipo operativo43, così come disciplinato dal novellato art. 2447 bis del c.c. e
le relative valutazioni che devono essere effettuate prima facie dagli amministratori e, in epoca
successiva, dai sindaci44.
Nel caso in cui il sindaco rilevi l’effettuazione di operazioni anomale, il collegio sindacale deve
intervenire con i diversificati strumenti messi a disposizione dal legislatore , quali:
     a) la richiesta di chiarimenti agli amministratori su quanto posto in essere;
     b) la segnalazione di eventuali rischi rilevati all’assemblea, ai soci, al comitato esecutivo;
     c) la convocazione dell’assemblea.
Con riferimento al punto sub a) l’art 2403 bis del c.c. attribuisce il potere dovere ai sindaci di
assumere informazioni sull’andamento delle operazioni sociali o su singoli affari, non solo per la
società direttamente vigilata, ma anche per le società controllate dalla prima.
Peraltro, il legislatore civile ha previsto anche degli obblighi specifici in capo agli amministratori
che, ai sensi dell’art 2381, comma 5, c.c., devono mettere a disposizione dei sindaci la
documentazione necessaria per i controlli che essi devono effettuate e devono riferire al collegio
sindacale almeno ogni centottanta giorni.
Ancora, la valutazione circa il rispetto dei principi di una corretta amministrazione, così come
espressamente indicato, dall’art. 2403 del c.c., deve essere relativa anche all’adeguatezza
dell’assetto “organizzativo”, “amministrativo e contabile” adottato dalla società e sul suo concreto
funzionamento.
Questa è una delle novità più importanti introdotte dal legislatore della riforma societaria.
Il collegio sindacale deve quindi vigilare sulla adeguatezza:
        della struttura organizzativa;
        del sistema di controllo interno;


43
   Per gli aspetti della riforma societaria che hanno interessato la formazione dei patrimoni destinati, nonchè per gli
effetti di tale istituto in ambito fallimentare si rinvia a: STESURI, Patrimoni destinati e interferenze sulle procedure
concorsuali, in Atti del convegno Università di Bergamo su Profili del nuovo diritto concorsuale. Relatori,
GIORGETTI, TESAURO, QUATRARO, BITTO, SALA, TUCCI, ZAFARANA, STESURI, Bergamo 2004.
44
   Si pensi alla necessità di elaborare un piano economico finanziario che dimostri la congruità del patrimonio destinato
rispetto alla realizzazione dell’affare, le modalità relativa al suo impiego, etc. (art. 2447 ter, c.c.).
        del sistema amministrativo contabile.
Nella specie, per “assetto organizzativo” della società, così come desumibile dai principi di
comportamento, punto 2.3, si intende: La struttura organizzativa di una società consiste nel
complesso delle direttive e delle procedure stabile per garantire che il potere decisionale sia
assegnato ad effettivamente esercitato ad un appropriato livello di competenza e responsabilità” .
In breve, si tratta di verificare se all’interno dell’azienda le diverse decisioni prese sono
effettivamente assunte da soggetti od organi interni con adeguato grado di competenza e di
responsabilità.
Al fine di verificare l’adeguatezza dell’assetto organizzativo societario, il sindaco deve prendere
piena conoscenza, all’inizio del mandato, della struttura organizzativa interna generale della società
e di tutti gli elmenti che la compongono ( i.e. dimensione della società, settore di attività, mercati di
riferimento, dimensioni e prospettive dell’azienda, organigramma aziendale con definizione delle
mansioni e delle responsabilità, la documentazione di direttive e di procedure aziendali e la loro
consocenza, adeguatezza del personale a svolgere le funzioni assegnate ) al fine di valutare se essa è
idonea a garantire:
          una separazione45 di responsabilità nei compiti e nelle funzioni,
          una chiara attribuzione delle deleghe e dei poteri di ogni funzione,
          una verifica costante da parte di ogni responsabile sul lavoro attuato dai collaboratori.
In base ai controlli effettuati, nel corso del loro mandato, i sindaci devono essere in grado di
segnalare eventuali correzioni che devono essere apportate alla struttura organizzativa interna della
società.
Come noto, la mancanza di una idonea struttura organizzativa e di procedure di controllo sui
soggetti che svolgono diverse funzioni rilevanti all’interno della società possono determinare, in
caso di illeciti, anche la responsabilità dell’ente giuridico per eventuali fattispecie poste in essere da
dirigenti o da soggetti che rivestono posizioni apicali all’interno dell’impresa (D.lgs n. 231/2001)46.
L’adeguatezza del sistema amministrativo contabile consiste nel verificare che la società è in grado
di fornire una corretta rappresentazione contabile dei fatti aziendali .
A tale fine, il compito del collegio sindacale diventa anche quello di verificare il concreto
funzionamento del sistema amministrativo contabile e si rivolge all’analisi delle diverse procedure
amministrative/contabili adottate dalla società47.

45
   Occorre verificare che non si realizza una contrapposizione di responsabilità dei compiti in capo a più soggetti.
46
   Si rinvia a SALAFIA, Le modifiche al decreto legislativo n. 231/2001 (responsabilità amministrativa delle società e
degli enti ai sensi) ed il regolamento 26 giugno 2003, n. 201, in atti del convegno su Amministratori, Sindaci,
Consulenti e società, Milano 2003.
47
   In breve è necessario verificare che la società sia dotata di procedure contabili amministrative che forniscano dei dati
bilancio effettivamente attendibili.
Nella fase di conoscenza (primo esercizio mandato) il collegio sindacale deve effettuare proprie
valutazioni sul sistema di controllo “interno” e del sistema amministrativo contabile segnalando
eventuali punti di debolezza riscontrati.
Con riferimento all’adeguatezza48 del sistema di controllo interno49, quest’ultimo deve essere
considerato, ai sensi dei principi di comportamento 2.4, quale: “ insieme delle direttive e delle
procedure e delle tecniche adottate dalla società al fine di raggiungere i seguenti obiettivi:
     a) la conformità dell’attività degli organi aziendali all’oggetto sociale che l’impresa vuole
        conseguire e alle direttive;
     b) la salvaguardia del patrimonio aziendale
     c) l’attendibilità dei dati”.
Al fine di espletare tale funzione, il sindaco deve effettuare dei controlli a campione o dei test sulle
procedure utilizzate dalla società che possono interessare taluno o uttti i cicli tipici della vita
aziendale, quali: ciclo acquisiti e fornitori, ciclo vendite e clienti, ciclo salari e stipendi, movimenti
di magazzioni, area fiscale, etc.
Ancora, egli deve ottenere dagli amministratori informazioni sul sistema di controllo interno
(documento di autovalutazione), effettuare colloqui con gli stessi amministratori e con le funzioni
aziendali che devono garantire l’adeguatezza del sistema, accertare che le funzioni aziendali
svolgano una attenta attività di monitoraggio, addivenire ad una prima autonoma autovalutazione
del sistema.
In tale ambito, come detto, sono normalmente verificate le procedure di controllo utilizzate dalla
società sugli adempimenti contabili riferiti ai principali cicli produttivi.
Ad esempio, la verifica delle procedure di controllo50 sarà effettuata per mezzo di interviste con il
personale, l’osservazione diretta delle procedure, l’analisi dei manuali interni delle procedure,
l’osservazione del processo di rilevazione e il confronto con quanto previsto dalle procedure.
Le norme di comportamento fornisco la seguente definizione di sistema amministrativo contabile:
“è quella parte del più generale sistema di controllo interno aziendale....che si prefigge di fornire
una ragionevole sicurezza sulla realizzazione del macrobiettivo aziendale della attendibilità delle
informazioni di bilancio. Esso si articola, secondo la dottrina aziendalistica sul controllo interno,
nelle diverse componenti dell’ambiente di controllo, della valutazione dei rischi, dell’attività di
controllo, delle informazioni e della comunicazione e del monitoraggio”.


48
   S’intende l’adeguatezza o la capacità di raggiungere gli obiettivi aziendali.
49
   Nell’ambito del controllo interno è possibile fare una duplice distinzione: controllo interno che ha per oggetto gli
aspetti gestionali dell’azienda, controllo interno che ha per oggetto la corretta rappresentazione contabile dei fatti
aziendali e la salvaguardia del patrimonio.
50
   I sindaci potranno verificare anche le tipologie di controllo interno proprio della società (c.d internal auditing),
periodicità delle verifiche di controllo interno, piani di auditing stabiliti dalla casa madre, etc.
Il compito di conferire adeguatezza al sistema amministrativo contabile è attribuito in capo agli
amministratori della società ai sensi dell’art. 2381, comma 5, del c.c51.
Nel corso del mandato e, quindi, in epoca successiva all’inizio della loro attività, i sindaci devono
effettuare dei controlli periodici per verificare se i previgenti punti di debolezza sono stati rimossi,
se sono intervenute modifiche significative ai sistemi precedentemente indagati, se le funzioni di
monitoraggio interne abbiano effettivamente funzionato e se sono emersi altri punti di debolezza.
A nostro avviso, altre procedure che possono essere oggetto di controllo da parte del collegio
sindacale, sempre nell’ambito della funzione di adeguatezza dei sistemi interni, sono relative al
controllo degli adempimenti tributari, previdenziali ed assistenziali.
Infatti, da una lettura dei principi di comportamento CNDCeR ( vedi principio n. 6.1) è possibile
desumere i controlli de quibus dovrebbero essere di competenza specifica del revisore contabile, ma
questa specifica attribuzione non esclude che il collegio sindacale debba verificare le procedure
seguite dalla società per assicurare il corretto adempimento dei medesimi (i.e esistenza di personale
interno specializzato e/o consulenti esterni esperti nelle materie in oggetto, procedure interne che
consentano la tempestività e la regolarità dei suddetti adempimenti) proprio al fine di garantire
l’adeguatezza del sistema di controllo interno della società.
Infine, nell’ambito delle sopra enunciate funzioni, quella tipica dell’organo di controllo: “il
controllo contabile” potrebbe essere sottratta totalmente al controllo del collegio sindacale.
In sifatta ipotesi, il collegio sindacale non dovrebbe più provvedere a: accertare la regolare tenuta
della contabilità, accertare trimestralmente il controllo di cassa, riferire all’assemblea sulla regolare
tenuta della contabilità, controllare le valutazioni nel caso di conferimenti in natura.
Come detto, ad esempio, nelle S.p.a “quotate”, tale controllo deve essere effettuato
obbligatoriamente da una Società di revisione ed anche nella società (S.p.a) non quotate esso è ex
lege affidato a un Revisore contabile e solo una previsione espressa statutaria può attribuire tale
controllo al collegio sindacale (obbligo revisori contabili).
Fatta questa premessa occorre, altresì, evidenziare che l’espunzione del controllo contabile non
significa che il sindaco si deve disinteressarre degli aspetti contabili e di bilancio inerenti la società
sorvegliata. Sul tema, si rinvia a quanto sopra enunciato circa l’adeguatezza dell’assetto
organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla società e del suo effettivo funzionamento.
Si rammenta, inoltre, che l’art. 2426, n. 5 e 6, prevede l’obbligo per il collegio sindacale di
esprimere il consenso sui costi capitalizzati di impianto ed ampliamento, dei costi di ricerca e
sviluppo, di pubblicità e di avviamento.

51
  La norma richiede agli amministratori di garantire che il sistema di amministrazione e contabile sia adeguato alla
natura e alle dimensioni della società. La norma dispone: “
Infine, ai sensi dell’art 2429 del c.c., il collegio sindacale deve redigere la relazione sul bilancio e
deve riferire all’assemblea sui risultati dell’esercizio sociale, sull’attività da esso svolta e sulle
proprie osservazioni e proposte in ordine al bilancio stesso e alla sua approvazione.


Obbligo e facoltà di nominare il Collegio Sindacale.
Con la riforma del diritto societario la presenza del collegio sindacale (con funzioni di controllo di
legalità e contabile) non è più oggetto di diretto obbligo di legge, in quanto il legislatore ha previsto
la possibilità per le società52di optare per taluni sistemi di governance (monistico, dualistico) che
non prevedono la presenza del summenzionato organo.
Pertanto, la nomina del collegio sindacale per le S.p.a, è attualmente obbligatoria solo:
     1) in caso di adozione specifica del sistema “tradizionale” di governance, con speficica
          previsione statutaria ai sensi dell’art 2380 del c.c.;
     2) In assenza di espressa previsione statutaria che rende applicabile il sistema di governance
          definito tradizionale.
La situazione per la “S.r.l” è differenziata rispetto a quella appena illustrata della S.p.a.
Infatti, la nomina del collegio sindacale è , in linea generale, facoltativa 53, ma diventa obbligatoria54
se il capitale      sociale raggiunge la misura minima stabilita per le società per azioni, ossia
120.000euro, ai sensi di quanto previsto dall’art. 2337 c.c.
È, altresì, obbligatoria qualora, per due esercizi consecutivi, siano superati due dei seguenti
limiti:
     1) totale dell'attivo dello stato patrimoniale: 3.125.000 euro;
     2) ricavi delle vendite e delle prestazioni: 6.250.000 euro;
     3) dipendenti occupati mediamente durante l'esercizio: 50 unità.
L'obbligo cessa se, per due esercizi consecutivi, due dei suddetti limiti non vengono superati (art.
2477, commi 2 e 3, del codice civile).
Inoltre, il legislatore ha previsto per le S.r.l, la possibilità55 di attribuire il controllo contabile al
“collegio sindacale”56 (o a un revisore esterno) .

52
   In particolare per le S.p.a di scegliere dei sistemi di governance in cui non è prevista la presenza del collegio
sindacale ma la funzione di controllo di legalità è attribuita ad altri organi.
53
   Si rinvia per alcune considerazioni sulla nomina facoltativa e obbligatoria del collegio sindacale nelle S.r.l a:
ARATO, Il controllo individuale dei soci e il controllo legale dei conti nelle S.r.l, in Le Società, n. 10/2004, 1194 e ss.
L’autore pone in evidenza come il legislatore ha lasciato spazio all’autonomia statutaria al fine di determinare
l’autonomia e la competenza dei sindaci. Ad esempio, l’atto costitutivo potrebbe prevedere poteri solo collegiali di
richiesta delle informazioni agli amministratori sull’andamento della società o delle controllate. Peraltro, per le cause di
decadenza o ineleggibilità essendo norme imperative a tutela dell’interesse generale più ampio di quello dei soci devono
seguire i parametri fissati dall’art. 2399 c.c. (regole per le S.p.a) anche per le S.r.l e pur in assenza di qualunque
disposizione specifica.
54
   Quando la nomina del collegio è obbligatoria si applicano le stesse disposizioni previste in tema di Società per azioni.
Pertanto, se l’atto costitutivo non dispone diversamente il controllo contabile
Nel caso in cui si determini l’obbligo di nomina del collegio sindacale si applicano le disposizioni
previste dal legislatore per le S.p.a.
Nella realtà anche la S.r.l di piccole dimensioni potrebbe dotarsi facoltativamente dell’organo di
controllo, allorchè, ricorrano determinate situazioni, quali: presenza di particolari creditori
qualificati (i.e banche) o di soci di minoranza o, ancora, finanziamenti pubblici erogati alla società.
Quando la nomina del collegio sindacale non è obbligatoria, l’art 2477 del c.c. lascia all’autonomia
delle parti di determinare le competenze e i poteri dell’organo di controllo.


Cause di ineliggibilità e di incompatibilità con la carica di sindaco.
Al fine della nomina dei componenti del collegio sindacale è necessario verificare che i soggetti
potenzialmente eleggibili abbiano non solo i requisiti specifici (vedi nota) richiesti dalla legge con
riferiemento all’iscrizione ad eventuali albi o registri professionali 57, ma anche che i medesimi
soggetti non vertano in una delle situazioni che determinano una loro incapacità ad assumere la
carica o per incompatibilità di varia natura.
Esistono cause di incompatibilità “oggettiva” e cause di incompatibilità “soggettiva” per i sindaci.
La cause de quibus sono evidenziate nel novellato art. 239958 del c.c., alle lettere a) b) c), mentre
ulteriori     chiarimenti        sull’ambito        applicativo       ed      interpretativo       delle     cause       di
ineleggibilità/incompatibilità sono fornite dai principi di comportamento (CNDC e R) al punto 1.3,
nonchè, da orientamenti espressi da altri organi attraverso l’emanzazione di Circolari o di altri
documenti scritti.




55
   La norma dispone: “l’atto costitutivo può prevedere .... la nomina di un collegio sindacale...”.
56
   Fatta eccezione per i casi in cui vengono superati i limiti dimensionali che rendono obbligatorio il conferimento del
controllo contabile esclusivamente al revisore contabile.
57
   Come noto, la riforma societaria ha ridotto i “requisiti” minimi richiesti per la nomina a componente del collegio
sindacale. Infatti, mentre in epoca ante riforma tutti i sindaci dovevano essere obbligatoriamente iscritti al Registo dei
revisori contabili, in epoca post riforma due sono le soluzioni alternative possibili: 1) scegliere tutti i sindaci sempre
iscritti nel registro dei revisori contabili; 2) scegliere un sindaco effettivo e un sindaco supplente fra coloro che sono
iscritti nel registro dei revisori contabili, mentre i rimanenti componenti del collegio sindacale devono essere iscritti in
albi professionali specificamente indicati con Decreto del Ministero della Giustizia o fra i professori universitari di
ruolo, in materie economiche o giuridiche. Il regolamento attuativo previsto dall’art. 2397 c.c. con riferimento ai
requisiti necessari per i sindaci non revisori è stato approvato dal Ministero di Grazia e Giustizia. I sindaci non revisori
dovrebbero secondo tale regolamento essere individuati nelle seguenti categorie: dottori commercialisti, ragionieri,
avvocati, consulenti del lavoro.
58
   La norma de qua dispone: “Non possono essere eletti alla carica di sindaci e se eletti decadono dall’ufficio: a) coloro
che si trovano nelle condizioni previste dall’art 2383; b) il coniuge, i parenti, gli affini entro il quarto grado grado
degli amministratori della società, gli amministratori, i coniugi, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli
amministratori delle società da queste controllate, delle società che la controllano e di quelle sottoposte al comune
controllo; c) coloro che sono legati alla società o alle società da questa controllate o alle società che la controllano o a
quelle sottoposte a comune controllo da un rapporto di lavoro o da un rapporto continuativo di consulenza o di
prestazione d’opera retirbuita, ovvero da altri rapporti di natura patrimoniale che ne compromettano
l’indipendenza....omissis........Lo statuto può prevedere altre cause di ineliggibilità o decadenza, nonchè cause di
incompatibilità e limiti e criteri per il cumulo degli incarichi”..
La norma civilistica (art 2399 c.c) che dispone sulle cause di “ineliggibilità” o di “decadenza” del
sindaco è stata, di fatto, con identica formulazione inserita nell’art 148, comma 3, lett. c), del TUIF,
a mezzo del D.lgs n. 37/2004.
Con riferimento alle prime59 cause che escludo la possibilità di attribuire l’incarico di sindaco (c.d
cause di ineliggibilità ex art. 2382 c.c.) si possono enunciare le seguenti situazioni riferibili al
singolo soggetto:
        interdizione,
        inabilitazione,
        fallimento del soggetto ovvero condanna60 a una pena che comporta l’interdizione anche
         temporanea dai pubblici uffici o l’incapacità di esercitare uffici direttivi.
Esistono, peraltro, anche cause d’incompatibilità “soggettiva” che possono consistere in:
        rapporti di natura famigliare (coniuge, parenti, affini61) con gli amministratori della società,
         con le sue controllate o controllanti o con società che subiscono un controllo comune.
Ancora esistono altre cause d’incompatibilità soggettiva che si riferiscono in via principale
all’attività professionale o lavorativa svolta dal sindaco.
In tal senso, sono da considerarsi incompatibili quelle situazioni in cui il soggetto è legato alla
società verso la quale deve esercitare il controllo da situazioni:
        di “rapporto di lavoro” ovvero da un rapporto “continuativo di consulenza” o di “prestazione
         d’opera retribuita”;
        da altri rapporti di “natura patrimoniale” che ne compromettono l’effettiva neutralità ed
         indipendenza.
Il problema dell’indipendenza del sindaco è stato da sempre uno degli aspetti più delicati in materia
di controlli interni, in relazione anche al fatto che il suddetto organo di controllo viene nominato
dall’assemblea che designa gli amministratori con la conseguenza che la stessa maggioranza che
esprime la scelta dei controllori è identica a quella che nomina gli amministratori 62.
Una prima novità della nuova formulazione normativa è datta dalla estensione delle situazioni di
incompatibilità o meglio di ineliggibilità per soggetti che operano nel medesimo gruppo societario



59
   Contenuta nella lettera a) delle richiamata norma del codice civile.
60
   Si consideri l’ipotesi di condanna per false comunicazioni sociali ai sensi dell’art 2621 del c.c. e alle ipotesi di delitti
contro il patrimonio e contro l’economia pubblica che possono avere determinato una condanna alla reclusione ma con
sospensione della pena.
61
   Sono incompatibili il coniuge i parente e gli affini entro il quarto grado degli amministratori della società, gli
amministratori, il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori della società da queste
controllate, della società che la controllano e di quelle sottoposte a comune controllo.
62
   Sul punto si rinvia a: DOMENICHINI, Il collegio sindacale nella società per azioni, in Trattato di diritto privato,
diretto da RESCIGNO, 16, Torino, 1985, 535 e ss.; TEDESCHI, Il Collegio sindacale in Il Codice civile. Commentario
diretto da SCHELESINGER, Milano 1992.
(i.e amministratore di una società sorella controllata dalla casa madre) o che hanno rapporti di
lavoro o di consulenza con “entità” facenti parte del gruppo societario.
Nella previgente disposizioni il legislatore aveva contemplato unicamente la situazione di rapporto
esistente con società controllate dalla società oggetto di sorveglianza.
Altri elementi di novità rispetto al passato sono dati dalla presenza, nell’enunciato normativo
(lettera c, art. 2399 c.c.), sia del riferimento ai rapporti di consulenza, sia dei rapporti “natura
patrimoniale” che possono compromettere l’effettiva indipendenza e neutralità del sindaco63.
Tale norma di chiusura (rapporti patrimoniali) potrebbe determinare la rilevanza di rapporti di
natura consulenziale che hanno un certo valore patrimoniale per il sindaco che contestualmente
svolge, in maniera occasionale, e senza vincolo di continuità una prestazione professionale nei
confronti della società oggetto di vigilanza64.
Una parte della dottrina65 ha affermato che la rilevanza del disposto contenuto nella lettera c) della
richiamata norma, sarebbe rinvenibile:
     a) nel fatto che essa risolve i dubbi sussistenti circa la tipologia del rapporto continuativo di
        prestazione d’opera che determina la situazione di incompatibilità, specificando che vi
        rientrano i rapporti di lavoro autonomo e non solo quello di lavoro subordinato;
     b) nel fatto che è stata estesa l’incompatibilità a rapporti diversi da quelli consistenti in una
        prestazione d’opera, comprendendo anche quelli di natura finanziaria o personale.
Con riferimento alla dizione generale di “rapporti patrimoniali” si considerino le situazioni nelle
quali il sindaco sia azionista primario della società sorvegliata o della controllante o di una
controllata. Peraltro, la situazione potrebbe riguardare anche taluno dei famigliari del sindaco.
Si pensi, ancora, alla situazione in cui la società vigilata corrisponda canoni di locazione per
immobili di proprietà di parenti o congiunti del sindaco, ovvero che percepisca da altre società del
gruppo royalties per diritti di autore derivanti dallo sfruttamento di marchi.
Infine, si consideri l’attribuzione di incarichi di diversa natura da parte della società che consentono
la corresponsione, pur in assenza di un rapporto stabile, di remunerazioni particolarmente
sostanziose.
Tutte le richiamate situazioni richiedono un esame ad hoc per verificare se esse possono
determinare una situazione di mancata indipendenza in capo al sindaco della società vigilata.



63
   In tale senso si rinvia ai commenti di DE ANGELIS, op. cit., 422.; NOTTE, Il sindaco di società di capitali, Il Sole
24 Ore, Milano 2004, 11 e ss.
64
   In epoca ante riforma tali rapporti occasionali non determinavano una situazione d’incompatibilità con l’incarico
sindacale. Così, espressamente: NOTTE, op. cit., 10 e ss.
65
   Così sul tema delle novità normative aventi ad oggetto le cause di ineleggibilità o d’incompatibilità: CECCACCI,
RIGATO, Milano, 2004, 134 e ss.
Sempre i principi di comportamento – CNDCeR – indicano, nell’ambito degli elementi che possono
influire sulla imparzialità del sindaco, i legami di natura economica con la società vigilata o con
società controllate, etc.
Prima della riforma, esistevano incompatibilità riferibili alla esistenza di rapporti di prestazione
d’opera retribuita (rapporti di lavoro o di consulenza), ma per l’appunto l’attività di prestazione
d’opera professionale doveva essere accompagnata dal requisito della stabilità (vedi infra).
Da una esame della giurisprudenza antecedente la riforma è possibile trarre alcune utili chiarimenti
che possono essere utili anche per la situazione attuale.
Ad esempio, con riferimento ai “rapporti continuativi” fra sindaco e società, il Tribunale di Torino
con sentenza del 7 settembre 1988, ha sancito che la nozione di continuità non è assimilabile a
quella di subordinazione, ma a quella di stabilità di rapporto. La stabilità del rapporto non è
determinata dalla sola reiterazione degli incarichi in certo periodo temporale, ma è necessario un
vincolo precostituito fra professionista e società.
Ancora, La Corte di appello di Bologna ha espressamente statuito che: “è incompatibile con la
posizione di sindaco di una società di capitali l’esercizio dell’attività di consulenza ed assistenza in
materia contabile, tributaria e contrattuale a favore della società stessa, risultando la medesima
strettamente finalizzata alla redazione del bilancio ovvero del documento che costituisce oggetto
specifico dell’attività di controllo del medesimo sindaco”.
Di rilievo è anche l’ordinanza emessa dal “Tribunale di Trento,” in data 30 maggio 2003, avente per
oggetto la incompatibilità dell’esercizio dell’attività consulenza, posta in essere tramite terzi
collaboratori del sindaco, a favore della società vigilata.
In merito, il tribunale ha statuito la legittimità del provvedimento di sospensione dall’Albo dei
Revisori Ufficiali dei conti del sindaco, che in qualità di titolare dello studio professionale, ha reso
indirettamente tramite un suo collaboratore attività renumerata di consulenza fiscale, contabile,
societaria a favore della società di cui aveva la vigilanza.
Nel verbale della prima riunione d’insediamento66 effettuata dal collegio sindacale è sempre
opportuno che il singolo sindaco certifichi di non essere in alcuna delle situazioni di ineliggibilità o
di incompatibilità previste dal richiamato art. 2399 del c.c.
Le norme di comportamento elaborate dai Consigli Nazionali dei Dottori e dei ragionieri, emanate
nel giugno del 2004, chiariscono che il principio di “indipendendenza” si sostanzia nel dovere di
svolgere l’incarico con imparzialità (obiettività) ed onestà intellettuale (integrità) e nella mancanza
da parte del sindaco di qualsiasi interesse con la società che ha dato l’incarico e con i relativi soci,
amministratori e direttori generali.

66
     Tale modus agendi è indicato anche dai principi redatti dal CNDCeR.
Il principio di indipendenza deve rispettare sia i requisiti di indipendenza “mentale”, sia di
indipendenza “formale”.
Si rammenta, ancora, che fra le cause di decadenza dei sindaci, rientrano i rapporti continuativi di
cosulenza o di prestazione d’opera retribuita con la società vigilata o con le società da questa
controllate, o con le società che la controllano, o con quelle sottoposte a controllo comune.
Si tratta, in breve, di una assimilazione con le previsioni che hanno per oggetto la presenza di
repporti di lavoro con la società vigilata.
Una prima osservazione che deve essere mossa è data dal fatto che la norma di legge utilizza la
dizione “rapporti continuativi”.
Pertanto, come osservato da una parte della dottrina, la legge, non impedisce al singolo componente
dell’organi sindacale di effettuare qualunque prestazione d’opera professionale, ma quest’ultima
non deve rappresentare i requisiti della continuità67.
Ne consegue che i sindaci possono ricevere “singoli” incarichi specifici dalle società nelle quali
esplicano la loro funzione di vigilanza, mentre atività tipiche che necessitano di continuità nella
prestazione d’opera, quali: la tenuta della contabilità, la consulenza fiscale day by day, la stesura e
compilazione annuale delle dichiarazioni fiscali che devono essere presentate dalla società, non
possono essere assunte da coloro che ricoprono la carica sindacale.
Alcuni di tali incarichi, di fatto, determinerebbero una doppia situazione d’incompatibilità: la prima
derivante dal fatto che per alcune tipologie di consulenze (i.e. redazione del bilancio, delle
dichiarazioni fiscali) il sindaco assume forzatamente la doppia mansione di soggetto controllore e
controllato, la seconda derivante proprio dal carattere continuativo della prestazione professionale
che male si accompagna con la necessità di controllo neutrale ed indipendente e con i requisiti
d’indipendenza “mentale” previsti anche dalle norme di comportamento.
A nostro avviso, tale considerazione basata, peraltro, sull’interpretazione letterale della norma è
parzialmente condivisibile da un punto di vista teorico operativo.
Si consideri il caso della singola consulenza spot che, però, determina un introito, in termini di
compensi da liquidare al consulente sindaco, che rappresenta un parte corposa del proprio volume
di affari professionale.
La questione dovrebbe essere rivisitata a livello normativo fissando delle soglie di natura
“quantitativa”, in quanto il solo carattere della continuità della prestazione non pare essere
sufficiente a delineare tutte le ipotesi in cui l’attività di consulenza eventualmente prestata dal
sindaco si presta ad influire potenzialmente sulla sua neutralità nelle attività di controllo societario.


67
   Si rinvia sul tema a: DE ANGELIS, Sindaci delle holding e delle controllate: non c’è incompatibilità, in Le Società,
n. 4/2004, 420 e ss.
I principi di comportamento richiamano sul punto le indicazioni fornite nel documento emesso dalla
Federazione degli esperti contabili (Federation des experts comptables Europeens ) nel 1995.
Invero, recenti indicazione fornite68 proprio dai Consigli degli ordini professionali, attraverso le
norme di comportamento e attraverso altri documenti (circolari) consentono di avere ulteriori
elementi chiarificatori e, anzi, si riferiscono espressamente alla necessità di effettuare valutazioni
anche di natura “quantitativa” sui compensi eventualmente percepiti.
Come detto, tali principi69 specificano che il soggetto deve essere in uno stato di indipendenza
mentale e “svolgere l’incarico con imparzialità (obiettività) ed integrità intellettuale e nell’assenza
di qualsiasi interesse direttamente o indirettamente, con la società che ha dato l’incarico, i relativi
soci, amministratori e direttori generali”. Tale dipendenza deve essere avvertita anche dall’esterno
con la conseguenza che nelle situazioni nella quali tale indipendenza non fosse così percepita, la
situazione dovrebbe considerarsi incompatibile.
Un ulteriore documento che è stato emesso dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti è la
Circolare n. 15 emessa nel 2004. Invero, in tale documento vengono fornite delle indicazioni
generali ed astratte che richiedono una non facile ed immediata intepretazione.
In breve, tale Circolare fornisce le seguenti indicazioni:
       1) L’indipendenza del sindaco è un requisito etico soggettivo che non può essere agevolmente
           assoggettato a verifica ed, in quanto tale, deve essere valutato alla luce di principi di base
           piuttosto che attraverso regole dettagliate;
       2) L’indipendenza deve essere giuudicata in punto di fatto ma anche di apparenza, secondo la
           ragionevole percezione che può avere, al riguardo, un soggetto terzo informato;
       3) L’indipendenza non è requisito che il sindaco debba soddisfare in maniera assoluta,
           mantenendosi libero da qualsiasi relazione economica, finanziaria o di altro genere che
           possa apparire come implicante una qualche forma di dipendenza.
       4) Minacce all’indipendenza del revisore possono derivare da una pluralità di circostanze,
           alcuna di natura generale ed altre connesse alle condizioni specifiche dall’incarico, ed il
           revisore deve sottoporre a periodico monitoragio l’accettabilità del livello di rischio di
           mancanza di indipendenza che possa derivare da specifiche attività, relazioni ed altre
           circostanze in questione.
       5) Il pericolo di conflitto di interessi di natura economico patrimoniale anche con riferimento
           alla nuova formulazione dell’art 2399, lettera c) del c.c., può considerarsi effettivo ove il
           totale dei corrispettivi ricevuti da un singolo cliente, per servizi di revisione e non,
           oltrepassi una soglia critica dei ricavi totali;
68
     Documento emanato in data 20.04.2004.
69
     Ci riferiamo ancora alle norme di comportamento.
     6) La misura di tale soglia critica può variare a seconda dei diversi fattori facenti parte del
        contesto in cui si svolge l’attività di controllo (dimensione dello studio professionale;
        durata dell’attività e consolidamento della presenza sul mercato, operatività locale,
        nazionale ed internazionale, situazione economica del mercato in cui opera, etc..) I casi
        dubbi devono essere sottoposti al vaglio degli organismi professionali competenti.
     7) L’assunzione della carica di sindaco in più società appartenenti allo stesso gruppo deve
        considerarsi compatibile quindi perfettamente ammisssibile.
Sul punto, la medesima dottrina, che si è preoccupata di chiarire la liceità dei rapporti professionali
di natura non continuativa, ha espresso l’opinione che anche con riferimento a sifatti rapporti
occorre sempre che sia garantita “l’indipendenza” del sindaco.
Nella sostanza, lo specifico incarico ricevuto non dovrebbe mai compromettere l’indipendenza del
singolo sindaco e, quindi, che la prestazione resa in ambito professionale non determini una
particolare instaurazione di rapporti personali con i sindaci, gli amministratori, con il management
della società, particolarmente stretti e di natura fiduciaria, così da rendere impossibile una corretta
e rigorosa interpretazione del ruolo istituzionale assunto dal sindaco medesimo.
Sul tema, dell’orientamento generale sul carattere di indipendenza dell’attività di sindaco è utile
menzionare quanto affermato dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti
Uno dei problemi di maggiore attualità è costituito, ad oggi, dalla compatibilità della funzione di
sindaco che non svolge direttamente alcuna attività di consulenza nei confronti della società sulla
quale esercita il controllo, ma che comunque è membro di una associazione professionale (i.e studio
associato) che opera a favore della società medesima.
La risoluzione di tale vexata questio è particolarmente complessa.
A nostro avviso, nell’ipotesi in cui, il soggetto sindaco non partecipa in alcun modo all’attività di
consulenza, in senso lato, prestata dallo studio nel quale è associato non dovrebbe essere possibile
rilevare una causa di non compatibilità all’esercizio della funzione di sindaco.
Invero, una distinzione andrebbe fatta in ordine al tipo di rapporto associativo che interviene fra i
soggetti che partecipano all’associazione professionale70.
Nel senso che dovrebbe essere valutata diversamente la situazione del soggetto che partecipa alla
condivisione dei costi di studio, ma ha clienti propri e proventi diversi da quelli generati dalla
consulenza intervenuta nei confronti della società della quale è sindaco, da quella del soggetto che
partecipa alla condivisione degli utili che derivano pur se in parte proporzionale (quota di
partecipazione agli utili) dalle consulenze de quibus. In tal senso, si è peraltro espresso il “Ministero

70
    Per un commen to su tale specifico aspetto di possibile incompatibilità del sindaco che appartiene ad uno studio
associato si si rinvia a: CAVALLUZZO, Sindaci al bivio incompatibilità, in Il Sole 24 Ore del 9 novembre 2004, 31 e
ss.
di Giustizia” con nota n. 5725/2004, che ha ritenuto legittima l’appartenenza del sindaco ad una
associazione di sola suddivisione di costi. In senso contrario è, quindi, possibile dedurre che non è
compatibile una compartecipazione con suddivisione di ricavi.
Sul tema è possibile dire che il “Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti” ha avuto una
posizione abbastanza “elastica” in presenza di sindaci soci di studi nei quali i singoli soggetti sono
autonomi e indipendenti l’uno dall’altro e in presenza di una situazione in cui gli altri soci
consulenti non possono influenzare la posizione del soggetto che riveste la posizione di sindaco.
In senso opposto, la posizione più rigida è stata espressa dalla “Commissione centrale dei revisori
contabili”, con delibera del 29 maggio 2003.
In   tale documento è affermato che: “l’esistenza di una permanente commistione di funzioni
sindacali e funzioni di consulenza e collaborazione nell’ambito dello stesso studio associato, in cui
è per di più presumibile una ripartizione dei proventi delle attività fatturate dallo studio, determina
una grave pregiudizio alla reale indipendenza dei sindaci”.
L’orientamento dominante sembra perciò essere quello più restrittivo anche in considerazione di
quanto affermato proprio dall’Organo dei Revisori contabili, al quale nella maggior parte dei casi il
sindaco professionista appartiene.
La conseguenza di una eventuale commistione da parte del sindaco socio di una associazione
professionale è quella di subire la cancellazione dal Registro dei Revisori contabili.
Come detto, diversa è la situazione del sindaco che utilizza indirettamente i suoi collaboratori o suoi
ausiliari ad effettuare attività di consulenza continuativa71 (vedi anche la summenzionata
giurisprudenza).
Peraltro, è indubbio che in caso di gravi irregolarità poste in essere dalla società a favore della quale
è prestata attività di consulenza ed in presenza di un sindaco che pure indirettamente è collegato ai
soggetti che hanno effettuato attività professionale nei confronti della medesima, la valutazione di
merito che dovrà essere effettuata dal giudice con riferimento ad eventuali responsabilità emerse in
capo al sindaco dovrà tenere conto, in senso negativo, di tale peculiarità.
Si pensi, sul punto, all’esistenza di gravi irregolarità di natura fiscale che sono emerse da una
specifica operazione elusiva posta in essere con la consulenza dello studio associato.




71
   Sempre in tema di sindaco associato del consulente della società si rinvia ai commenti di : SANTINI, GAVELLI,
Sull'incompatibilità del sindaco associato del consulente, in Impresa c.i, n. 2/2004, 240 e ss.; Sempre sui temi della
compatabilità o meno dell’esercizio professionale si veda anche: DE ANGELIS, Per sindaci e consulenti
l'incompatibilità è ad hoc, in Italia Oggi del 26 settembre 2003; CAVALLUZZO, SPECCHIULLI, Sindaci e
incompatibilità: è scontro con la Giustizia, in "Il Sole-24 Ore" del 30 settembre 2003
Nella specie, la posizione del sindaco sarà sicuramente aggravata dal fatto che egli poteva avere a
diposizione anche altri ed ulteriori elementi (i.e informazioni di studio) per verificare con la dovuta
diligenza la non correttezza dell’operazione medesima.
Una diversa questione ha per oggetto la compatibilità dell’esercizio di attività di sindaco, allorchè si
cumulino in capo al medesimo soggetto un numero rilevante di cariche sindacali.
Sul tema, si rileva come il legislatore della riforma non ha introdotto una specifica disposizione che
pone un limite al numero di incarichi che possono essere assunti da un singolo soggetto, ma lascia
liberalità alla società (per mezzo di previsione statutaria) di inserire limitazioni di sifatta natura.
A nostro avviso, anche quello citato sarebbe un elemento che dovrebbe essere rivisitato dal
legislatore, in quanto, l’esistenza di innumerevoli cariche in capo ad un unico soggetto potrebbero
inficiare l’adeguato svolgimento della funzione di controllo su tutte le società vigilate.
Si pensi all’abitudine consolidata di studi fiscali corrispondenti di primarie società di revisione di
attribuire ai partner anche più di cinquanta collegi sindacali con evidenti problemi di corretta e
diligente esecuzione dei controlli sulle varie società da vigilare.
Nella realtà accade che tali controlli vengono eseguiti da soggetti ausiliari72 (giovani praticanti o
senior) che sono incaricati di sostituire, di fatto, nelle proprie mansioni il collega anziano.
Analoghe conclusioni possono essere mosse con riferimento al singolo professionista che si accolla
un numero considerevoli di collegi sindacali, ma non ha una struttura nè un numero idoneo di
collaboratori che possono aiutarlo nell’esecuzione dell’attività sindacale.
Da un punto di vista pratico, negli ultimi mesi, si è assistito a dei controlli a campione sul territorio
effettuati dai nuclei della “Gdf” che hanno cercato di verificare il rispetto delle norme sulla
incompatibilità nell’esercizio della funzione di sindaco.
In particolare, i menzionati controlli hanno avuto lo scopo di verificare se i soggetti che avevano
l’incarico di sindaci fossero anche prestatori di servizi di consulenza nelle società presso le quali è
stata posta in essere l’attività di verifica.
Pertanto, i verificatori si sono fatti consegnare la lista dei fornitori73 della società ed hanno
effettuato un controllo incrociato con i nominativi dei sindaci.
Nel caso fosse emersa qualche incompatibilità (sindaco consulente) i verificatori hanno provveduto
ad inviare informativi agli organi competenti (Ordini professioniali, Ministero presso il quale è


72
   Con riferimento all’utilizzo dei soggetti ausiliari è opportuno subito dire che il sindaco è responsabile dell’attività
eseguita da suoi collaboratori od ausiliari. Inoltre, non tutte le funzioni di controllo possono essere delegate ad ausiliari
del sindaco. Infatti, la nuova disposizione contenuta nell’art 2403 bis benchè espanda i previgenti limiti di operatività
dei collaboratori ma essi sono sempre limitati a specifiche operazioni di ispezione e di controllo.
73
   Peraltro, sulla base delle considerazioni preliminarmente espresse, la sola presenza del sindaco nell’elenco dei
fornitori non è condizione sufficiente a determinare in via immediata la situazione d’incompatibilità con la carica
ricoperta nell’organo di controllo.
tenuto il Registro dei Revisori Contabili), affinchè, prendessero provvedimenti nei confronti dei
loro iscritti.
Infine una diversa causa di ineliggibilità o di decadenza è quella contenuta nell’art. 2409 quinquies
del c.c. che vieta espressamente ai sindaci delle società o di societò controllate, controllanti o
sottoposta a controllo comune di assumere l’incarico di Revisore74.
Deve essere indicata sempre con riferimento alle ulteriori diverse cause di incompatibilità
l’importanza dello Statuto che potrebbe sempre prevedere altre cause d’incompatibilità specifiche,
nonchè, la soglia del numero di collegi sindacali che può essere ricoperta dal singolo soggetto oltre
il quale si realizza una causa di incompatibilità in capo al sindaco medesimo.
Una differenziata questione si pone con riferimento ai sindaci che hanno lo stesso incarico sia
presso una specificata società ed anche presso altre società (i.e casa madre) appartenenti allo stesso
gruppo.
Ancor prima della riforma societaria, una parte della dottrina75 aveva sostenuto che la presenza del
medesimo soggetto nel collegio sindacale di una holding e, contestualmente, in quello di una sua
controllata doveva essere considerata causa di incompatibilità o di decadenza dall’organo sindacale.
Tale opinione, così come evidenziato da altra parte della dottrina76, non pare fodata, in quanto non
tiene conto dello scopo che il legislatore aveva inteso perseguire con l’inserimento della norma che
prevedeva la ineliggibilità di coloro che erano legati a società controllate da un rapporto dilavoro
autonomo.
Sul punto, anche le norme di comportamento elaborate dai CNDCeR chiariscono che non devono
rientrare nelle fattispecie di lavoro autonomo previste dall’art 2399 del c.c. i rapporti che hanno per
oggetto l’attività di sindaco. Infatti, si ritiene che non sia riscontrabile una compromissione
dell’indipendenza di sindaco, il fatto di ricoprire altro incarico sindacale presso altre società del
gruppo, in relazione al fatto che, in ogni caso si cerca di garantire un sistema di controlli più
efficace all’interno del gruppo stesso, nell’interesse di tutti i soggetti interessati.
Sulla base di tali criteri sembra che la presenza del medesimo soggetto in diversi collegi sindacali
riconducibili al medesimo gruppo societario sia prodromico ad un migliore esercizio dell’attività di
sorveglianza sulla gestione societaria, in quanto, il medesimo soggetto sarebbe a conoscenza di una
molteplicità di informazioni che diversamente non potrebbe conoscere se fosse sindaco in un’unica
società.


74
   Naturalmente si deve essere al di fuori delle previsioni contenute nell’articolo 2409 bis. La norma prervede che lo
stauto delle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio e che non siano tenute alla redazione del
bilancio consolidato possa prevedere che il controllo contabile sia esercitato dal collegio sindacale. I sindaci devono
essere iscritti nel registro dei revisori contabili.
75
   Si veda sul punto:MATERA, Ineleggibilità e decadenza dei sindaci, in Contr. Impr., 1991, 1038 e ss.
76
   Si rinvia ancora a DE ANGELIS, op. cit., 420 e ss.
A nostro avviso, la possibilità prevista dal legislatore all’art. 2403 bis del c.c che consente al
collegio sindacale di chiedere espresse informazioni agli amministratori delle società controllate77
sull’andamento della società, nonchè, sugli affari sociali, dovrebbe supportare la tesi che la
semplice appartenenza ad altro organo di controllo all’interno del gruppo non dovrebbe essere
considerato di per se stesso motivo di ineliggibilità o di incompatibilità.


Le Responsabilità del collegio sindacale.
La responsabilità dei sindaci è disciplinata dal legislatore in maniera omogenea con quanto previsto
nei confronti degli amministratori78. In breve, come responsabilità per inadempimento doloso o
colposo relativamente ai doveri derivanti da tale carica di organi di controllo79.
L’analisi delle responsabilità in cui possono incorrere i sindaci deve essere valuta in maniera
difforme rispetto a quanto accadeva nel periodo ante riforma.
Infatti, il novellato art. 240780 del c.c. prevede espressamente che i sindaci adempiano ai loro doveri
con la professionalità e la diligenza richieste dalla natura dell’incarico.
La norma de qua, dispone:


Comma 1 “ I sindaci devono adempiere i loro doveri con la professionalità e la diligenza richieste
dalla natura dell’incarico; sono responsabili della verità delle loro attestazioni e devono
conservare il segreto sui fatti e sui documenti di cui hanno conoscenza per ragioni del loro ufficio.


Comma 2: “Essi sono responsabili solidalmente con gli amministratori per i fatti o le omissioni di
questi, quando il danno non si sarebbe prodotto se essi avessero vigilato in conformità degli
obblighi della loro carica. All’azione di responsabilità contro i sindaci si applicano, in quanto
compatibili, le disposizioni degli articoli 2393, 2393 bis, 2394, 2394 bis e 2395 c.c.”

77
   A maggior ragione il sindaco appartenente anche all’organo di controllo della società controllata già dispone delle
informazioni che diversamente sarebbe autorizzato a chiedere al fine di verificare possibili effetti indiretti anche sulla
situazione della controllante.
78
   Con riferimento alla responsabilità degli amministratori è opportuno evidenziare che anche con riferimento a tali
soggetti il parametro di riferimento per la determinazione della diligenza dovuta è mutata. Infatti, mentre nel previgente
2392 del c.c. era richiesta la diligenza del mandatario, ora nel novellato art 2392 c.c. è sancito che: “Gli amministratori
devono adempiere i doveri imposti dalla legge e dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico, e
sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall’inosservanza di tali doveri, a meno che si tratti
di attribuzioni proprie del comitato esecutivo o di uno o più amministratori”.
79
   In tal senso si veda: FRANZONI, Vicende del rapporto sindacale, in Il sindaco nelle società di capitali, 1995.
80
   La norma de qua, dispone: “I sindaci devono adempiere i loro doveri con la professionalità e la diligenza richieste
dalla natura dell’incarico; sono responsabili della verità delle loro attestazioni e devono conservare il segreto sui fatti
e sui documenti di cui hanno conoscenza per ragioni del loro ufficio. Essi sono responsabili solidalmente con gli
amministratori per i fatti o le omissioni di questi, quando il danno non si sarebbe prodotto se essi avessero vigilato in
conformità degli obblighi della loro carica. All’azione di responsabilità contro i sindaci si applicano, in quanto
compatibili, le disposizioni degli articoli 2393, 2393 bis, 2394, 2394 bis e 2395 c.c.” In tema di responsabilità dei
sindaci alla luce della previgente normativa si rinvia a: STESURI, La responsabilità dei sindaci supplenti mai divenuti
effettivi, in Revisione Contabile, n. 18/1998, 20 e ss.
In buona sostanza si devono applicare gli stessi principi che devono essere utilizzati per determinare
la responsabilità del professionista81.
Come accade per il professionista, la responsabilità del prestatore d’opera intellettuale è regolata in
generale dall’art. 1176, comma 2, del c.c.
La richiamata norma al “secondo comma” fa obbligo al professionista (ed ora anche al sindaco) di
operare secondo la diligenza media, da valutarsi secondo la natura dell’attività esercitata82.
Le obbligazioni inerenti l’esercizio dell’attività professionale83 sono di regola obbligazioni di mezzi
e non di risultato.
Infatti, il professionista si impegna a prestare la propria opera per raggiungere il risultato desiderato,
ma non a conseguirlo.
Per analogia, anche colui che assume il ruolo di organo di controllo si impegna ad adempiere ai
propri doveri di vigilanza con la diligenza dovuta e sarà chiamato a rispondere di eventuali fatti
dannosi che si cagionati nel patrimonio della società e di eventuali danni sofferti dai soci o dai
creditori sociali non per il verificarsi dell’evento dannoso, ma solo se esso si è procurato in
relazione all’omesso controllo o al controllo non diligente .
Ne consegue, quindi, che il mancato adempimento del sindaco non può essere desunto senz’altro
dal mancato raggiungimento del risultato utile da parte della società, ma deve essere valutato alla
stregua dei doveri inerenti l’attività di sindaco ed in particolare al dovere di diligenza per il quale
trova applicazione, in luogo del previgente criterio tradizionale del buon padre di famiglia, il
parametro della diligenza professionale fissato dal comma 2, dell’art 1176 c.c.




81
   Con riferimento alla responsabilità del professionista ed alla corretta interpretazione ed applicazione dei principi
contenuti nel 2 comma, dell’art 1176 c.c. si rinvia agli Atti del Convegno relativi alla “Responsabilità civile e penale di
amministratori, sindaci e consulenti di società”, relatori: SALAFIA, ROSSI RAGAZZI, STESURI, SANDRELLI,
Milano, 2003. In tale contesto, l’autore si è occupato della responsabilità del professionista nell’ambito delle diverse
attività in cui potrebbe essere chiamato a prestare la propria consulenza (i.e pareristica, due diligence legale e/o fiscale,
etc.).
82
   Sul tema si rinvia a quanto espressamente enunciato da una parte della dottrina, vedi DE ANGELIS: “In merito alle
responsabilità del collegio sindacale va evidenziato, come nel comma 1 del nuovo art. 2407 del codice civile si legga
che "I sindaci devono adempiere i loro doveri con la professionalità e la diligenza richieste dalla natura
dell'incarico; sono responsabili della verità delle loro attestazioni e devono conservare il segreto sui fatti e sui
documenti di cui hanno conoscenza per ragione del loro ufficio". Per i sindaci, dunque, così come il nuovo art. 2392 del
codice civiledisporrà per gli amministratori di S.p.a., viene stabilito da una specifica norma codicistica ciò che la
dottrina e la giurisprudenza, soprattutto a seguito dell'iscrizione obbligatoria degli stessi nel registro dei revisori
contabili, ritiene ormai da tempo: la diligenza che si deve pretendere dai componenti dell'organo di controllo è
quella propria dell'avveduto controllore della gestione del patrimonio altrui, sulla cui integrità fanno affidamento i
soci ed i creditori sociali. Il grado di diligenza richiesta ai sindaci sarà quindi indubitabilmente quella di cui al comma 2
dell'art. 1176 del codice civile e non la diligenza del buon padre di famiglia di cui al comma 1 dell'articolo dianzi
citato”.
83
   Si rinvia ancora a STESURI, Le norme codicistiche applicabili alla responsabilità professionale e la diligenza
richiesta al professionista, in Atti del Convegno, cit., 23 e ss.
Da tempo era stata messa in evidenza come il richiamo alle norme sul mandato84 si erano rilevate
inadatte a determinare i limiti delle responsabilità del sindaco, in quanto la diligenza chiesta al
mandatario corrispondeva alla semplice diligenza richiesta al buon padre di famiglia85.
La presunta inadeguatezza del rimando al concetto di diligenza del buon padre di famiglia (c.d
diligenza media) era sostenuta in relazione al fatto che al sindaco di società era, nella vecchia
disciplina, richiesto obbligatoriamente di appartenere ad uno specifico albo professionale (Registro
dei Revisori dei conti – D.Lgs n. 88/1992).
Con la riforma, il legislatore ha voluto sancire che l’attività del sindaco deve essere valutata in base
alla prudenza, alla perizia, alla capacità professionale richieste dall’incarico.
Da un punto di vista operativo bisognerà anche considerare il tipo di controllo al quale sindaco era
preposto: ossia, il solo controllo legale e della gestione ovvero anche il controllo contabile.
Ognuno di tali controlli necessita l’esecuzione di procedure diverse, nonchè, segue criteri e regole
di comportamento che possono essere molto differenti fra di loro e che devono essere tenute in
debita considerazione prima di concludere circa la scarsa diligenza o l’imperizia dimostrata dal
sindaco nell’esecuzione del proprio incarico.
Ne consegue che non è possibile parlare di una responsabilità standard per tutti i sindaci, in quanto
la responsabilità consegue solo alla violazione di bene precisi e ben individuati doveri, che mutano
al mutare dei ruoli svolti o assunti dal sindaco. La responsabilità eventuale deve essere valutata in
relazione a quanto posto in essere ovvero alle omissioni attuate da ciascun soggetto solidalmente
responsabile.
Inoltre, occorre considerare che la complessità dei compiti e dei doveri del singolo possono mutare
radicalmente a seconda del tipo di società e del tipo di gestione societaria attuata dall’entità oggetto
di controllo
Nella specie, sarebbe congruo parlare di diligenza parametrabile a quella dovuta dall’attento
controllore della gestione del patrimonio altrui e di conseguenza la principale responsabilità sorge
quando è possibile rilevare una culpa in vigilando.
In termini di responsabilità è d’uopo effettuare un distinguo fra responsabilità “diretta” e
responsabilità “indiretta” o concorrente.
Sul tema, ed in vigenza della vecchia norma, è stato affermato che l’art 2407. c.c., sembra proporre
due distinti tipi di responsabilità: una esclusiva per le false attestazioni e violazioni del segreto
d’ufficio ed una solidale con gli amministratori per effetto della culpa in vigilando.
Una parte della dottrina86ha contestato tale netta demarcazione, in quanto, ha ritenuto che i sindaci
sono sempre responsabili per “fatto proprio” e non per fatto altrui e che la necessità di riscontrare
84
     Contenuto nel vecchio art 2407 del c.c.
85
     Criterio indicato all’art 1176, 1 comma, del c.c.
l’inadempienza dei sindaci in ordine ai propri doveri si pone quale imprescindibile presupposto per
la determinazione della responsabilità degli stessi: solo l’affermazione dell’obbligo trasgredito
consente di affermare la conseguente responsabilità.
Ne consegue che la natura della responsabilità dei sindaci dovrebbe avere sempre una
qualificazione di responsabilità per “fatto proprio” che è caratterizzata da un comportamento (attivo
od omissivo) diretto ed esclusivo del sindaco nelle ipotesi previste dal comma 1, dell’art 2407 c.c.,
ossia per:
          Violazioni relative al dovere di verità nelle loro attestazioni;
          Violazioni relative al dovere di tenere il riserbo sui documenti e sui fatti esaminati.
          Violazione degli obblighi espressamente previsti dalla legge in capo ai sindaci.
Tale responsabilità potrebbe essere anche riferita come responsabilità per fatto proprio “diretta”.
Nell’ambito della responsabilità diretta si riconduce ad esempio l’obbligo di tenere riserbo sui
documenti e sui fatti che riguardano la società oggetto di vigilanza. L’eventuale mancanza relativo
all’obbligo di riservatezza è punito sia in sede civile che penale (vedi infra art 622 c.p.).
L’atra fattispecie relativa alla verità delle attestazioni ha per oggetto i documenti che normalmente
il sindaco ha l’obbligo di estendere, quali: la relazione del collegio sindacale al bilancio, le verifiche
di natura trimestrale che devono essere effettuate. Nel caso in cui l’erroneità degli stessi è
connaturata dal requisito della fraudolenza si possono realizzare le condizioni per l’emersione di
fattispecie penalmente rilevanti, quali: le “false comunicazioni sociali” disciplinate dall’art 2621 del
c.c.
Con riferimento alla responsabilità concorrente con gli amministraotori, essa trova fondamento in
quanto statuito nel secondo comma dell’art 2407 del c.c. (sono responsabili solidalmente con gli
amministratori per i fatti e le omissioni di questi ).
La principale violazione di tipo “indiretto” è, quindi, relativa a:
          Violazione del dovere di vigilanza sugli amministratori.
Affinchè sia configurabile la violazione in oggetto occorre il concorso dei seguenti elementi:
inadempimento da parte degli amministratori, inadempimento da parte del sindaco, nesso di
causalità fra evento dannoso ed omissione del sindaco.
Nelle due differenziate ipotesi, ciò che si configura diversamente è il nesso di causalità, che
nell’ipotesi di responsabilità diretta è conseguenza del solo comportamento dei sindaci, mentre in
ipotesi di responsabilità indiretta è causato, in via principale, da un inadempimento da parte degli
amministratori e, in via contestuale, dal mancato controllo da parte dell’organo di controllo.


86
  Si rinvia a: DOMENICHINI, Il collegio sindacale, Trattato delle società per azioni, diretto da COLOMBO,
PORTALE, Torino, 1988, 5, 166.
Con riferimento alle violazioni del dovere di “vigilanza” si pensi, ad esempio, all’ipotesi in cui gli
amministratori dovrebbero convocare l’assemblea e non vi provvedono.
Sul tema, è opportuno ricordare che l’art. 240687 del c.c. indica chiaramente un passaggio di
competenza e di correlata responsabilià in capo ai sindaci circa la convocazione e l’adempimento
degli obblighi di pubblicità dell’assemblea.
Peraltro, nel caso in cui il sindaco ravvisi fatti censurabili di rilevante gravità ovvero se tali fatti
emergono in presenza di una “denuncia” effettuata dai soci88, ai sensi dell’art 2408 c.c., essi hanno
un potere dovere di diretta convocazione dell’assemblea ai sensi di quanto statuito al comma 2, del
già richiamato art. 2406 c.c.89
Si considerino anche le ipotesi previste dall’art. 2630 del c.c. relative al dovere di effettuare le
comunicazioni, le denuncie o i depositi nel registro delle imprese (vedi infra).
Una diversa ipotesi di violazione degli obblighi imposti ai sindaci dalla legge è quella relativa alla
mancata esecuzione del compimento degli atti di ordinaria amministrazione in attesa di sostituzione
dell’organi amministrativo, ai sensi dell’art 238690, comma 5, del c.c.
La responsabilità è sempre individuale e personale anche in virtù del fatto che l’art 2407 non pone
alcun vincolo di solidarietà fra i componenti del collegio sindacale91.
Nella realtà il verificarsi dell’evento dannoso per la società determina la responsabilità congiunta di
tutti coloro che compongono l’organo di controllo, fatta eccezione per talune fattispecie peculiari
che possono essere commesse singolarmente (i.e divulgazione di notizie e/o di documenti appresi
nel corso dell’attività di controllo ovvero dalla immunità acquisita)                       ovvero per la immunità
acquisita dal singolo sindaco che ha provveduto a dare evidenza del proprio dissenso tramite
compilazione del libro delle adunanze del collegio sindacale (art. 2404, comma 3).
La responsabilità dei sindaci verso la società assume le connotazioni di responsabilità per
“inadempimento contrattuale”, mentre nei confronti dei creditori sociali è corretto configurare una
responsabilità di tipo “aquiliana”92, ai sensi dell’art 2043 del c.c., conseguente da fatto illecito.


87
    L’articolo dispone: “In caso di omissione o di ingiustificato ritardo da parte degli amministratori, il collegio
sindacale deve convocare l’assemblea ed eseguire le pubblicazione previste dalla legge. Il collegio sindacale può
altresì, previa comunicazione al presidente del consiglio di amministrazione, convocare l’assemblea qualora
nell’espletamento del suo incarico ravvisi fatti censurabili di rilevante gravità e vi sia urgente necessità di provvedere”
88
   La denuncia fatta dai soci determinano un preciso obbligo d’intervento in capo ai sindaci ed anche di convocazione
dell’assemblea. Infatti, il richiamato art, 2408, dispone: “il collegio sindacale deve indagare senza ritardo sui fatti
denunziati e presentare le sue conclusioni ed eventuali proposte all’assemblea; deve altresì, nelle ipotesi previste dal 2
comma dell’art 2406, convocare l’assemblea”.
89
   Il comma richiamato dispone: “Il collegio sindacale può altresì, previa comunicazione al presidente del consiglio di
amministrazione, convocare l’assemblea qualora nell’espletamento del suo incarico ravvisi fatti censurabili di
rilevante gravità e via sia urgente necessità di provvedere”. La dizione potere è stata interpretata dalla dottrina come
potere dovere mentre nell’ipotesi di cui all’art 2408 del c.c. si sarebbe in presenza di un vero e proprio obbligo di legge.
Così espressamente: ZANETTI, op. cit., 1019.
90
   La norma dispone: “
91
   In tal senso si veda: NOTTE, op. cit., 51 e ss.
La ratio della mancata apposizione di un limite è da ricercare nel maggiore potere deterrente della
previsione normativa.
La responsabilità dei sindaci si configura anche come responsabilità illimitata93 e non
proporzionale.
Nella sostanza, il sindaco può essere chiamato a rispondere dell’intero danno che si è procurato
presso il patrimonio societario a causa delle proprie azioni od omissioni.
L’azione di responsabilità nei confronti del sindaco è disciplinata, tramite espresso rinvio, da quelle
che prevedono l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori, ovvero dagli artt. 2393
(azione sociale di responsabilità), 2393 bis (azione sociale di responsabilità esercitata dai soci)94,
2394, 2394 bis95 (azione di responsabilità nelle procedure concorsuali), 2395 c.c. (azione
individuale del socio e del terzo)
Ne consegue che i soggetti che possono promuovere azione di responsabilità nei confronti dei
sindaci sono:
        La società;
        Il socio;
        Il terzo.
Ad esempio, l’azione sociale di responsabilità contro i sindaci (ma anche contro gli amministratori)
può essere promossa in seguito a deliberazione dell’assemblea, anche se la società è in liquidazione.
La deliberazione concernente la responsabilità dei sindaci può essere presa in occasione della
discussione di bilancio anche se non è indicata nell’elenco delle materie da trattare.
L’azione può essere esercitata entro cinque anni dalla cessazione del sindaco dalla carica. La
deliberazione dell’azione di responsabilità importa la revoca del sindaco dall’organo di controllo, se
è presa col voto favorevole di almeno un quinto del capitale sociale.
La società può rinunziare all’esercizio dell’azione di responsabilità e può transigere purchè la
rinunzia o la transazione siano approvate con espressa deliberazione dell’assemblea e non vi si sia
stato il voto contrario di una minoranza di soci che rappresenti almeno il quinto del capitale sociale
o, nelle società che fanno ricorso al mercato del capital di rischio, almeno un ventesimo del capitale
sociale.


92
   In tal senso MANDIROLA, La responsabilità dei Sindaci, in Atti del convegno Collegio Sindacale e Revisione
contabile, Milano 2004.
93
   In altri Paesi il legislatore civile ha fissato delle soglie quantitative al fine di limitare l’ammontare risarcibile in capo
al sindaco. Ad esempio, in Germania è prevista la corresponsione massima di una somma che sia un multiplo dei
corrispettivi pattuiti.
94
   Ci si riferisce alle azioni che possono essere proposte dalle minoranze qualificate.
95
   La norma dispone: “In caso di fallimento, liquidazione coatta amministrativa e amministrazione straordinaria le
azioni di responsabilità previste dai precedenti articoli spettano al curatore del fallimento, al commissario liquidatore
e al commissario straordinario”.
I sindaci, sono quindi chiamati a rispondere dei danni prodottisi anche con riferimento ad un singolo
socio o del terzo che abbia subito direttamente un pregiudizio96. Tale azione di responsabilità del
singolo (art 2395 c.c.) è cumulabile con quella generale ed assembleare.


La responsabilità penale del sindaco.
Il sindaco può incorrere in sanzioni anche di natura penale97, allorchè, si realizzano le condizioni di
legge previste dalle singole ipotesi di reato.
Le novità introdotte nella riforma e sopra enuciate, soprattutto, con riferimento alla “diligenza
professionale” richiesta al sindaco ha rilevanti effetti anche con riferimento alla possibile
responsabilità penale del sindaco.
La configurazione di una diligenza non più “ordinaria” ma di tipo specifico e professionale accentua
la possibilità di configurare a carico del sindaco una responsabiltià penale, sotto il profilo della
colpa grave, per omessa vigilanza sulla gestione.
In specie, la responsabilità penale dei sindaci si potrebbe concretare nell’avere contribuito a
cagionare a norma degli artt. 4098 e 11099 del c.p., con la condotta omissiva degli obblighi di
vigilanza la fattispecie prevista in via commissiva dalla norma penaale.
L’ipotesi in questione è quella di del concorso per omissione del reato commissivo. Infatti, l’art 40
c.p prevede che “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a
cagionarlo”.
L’art. 40 c.p è portatore di un principio di carattere eccezionale, tale da non potere essere esteso ad
ogni fattispecie penale, ma alle sole ipotesi in cui in capo a uno o più soggetti gravi uno specifico
dovere giuridico in virtù del rapporto con il bene oggetto di tutela, come potrebbe ben accadere
nell’ambito delle diverse attribuzioni assegnate al collegio sindacale.
Il dovere di vigilare è fissato dal nostro ordinamento ai fini della tutela dei soci e dei terzi.
L’omissione di tale dovere da parte dei sindaci può favorire gli amministratori nella illecita mala
gestio e nel conseguente danno.




96
   Il termine di cinque anni per l’esecuzione dell’azione di responsabilità decorre, nella specie, dal compimento dell’atto
che ha determinato l’evento lesivo.
97
   Per un commento sulla posizione del sindaco e sulla configurabilità di fattispecie di nautura penale nei suoi confronti
si rinvia a: PERINI, La consulenza del commercialista e dei componenti del collegio sindacale come
compartecipazione alle violazioni contabili e fiscali dell'imprenditore, in Il fisco n. 27/2003, 4279 e ss.
98
   Il richiamato art 40 del c.p. prevede: “Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se
l’evento dannoso o pericoloso da cui dipende l’esistenza del reato, non è conseguenza della sua azione od omissione.
Non impedire un evento che si ha l’obbligo giurdico di impedire, equivale a cagionarlo”.
99
   L’art 110 del codice penale, dispone: “Quando più persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di essa soggiace
alla pena per questo stabilita, salve le disposizioni degli articoli seguenti”.
Come detto, l’art 2407, comma 2, dispone circa la responsabilità “solidale” dei sindaci con gli
amministratori per i fatti o le omissioni di quest’ultimi, se il danno non si sarebbe procurato se essi
avessero agito in conformità con gli obblighi della loro carica.
Da tale articolo è possibile trarre due considerazioni per dedurre una eventuale responsabilità penale
dei sindaci:
       a) esistenza di un loro dovere generale di vigilanza sull’attività degli amministratori ed in
            generale sulla gestione sociale (art. 2407, 2 comma, e art 2403 c.c.);
       b) il profilarsi di una responsabilità per fatto illecito solo in presenza di un nesso di causalità fra
       i fatti o le omissioni degli amministratori che hanno prodotto il danno e l’omissione della
       doverosa attività di controllo che avrebbe potuto impedire l’evento.
Tale interpretazione è stata confermata ripetutamente anche a livello giurisprudenziale100 che ha
chiarito come, nell’ipotesi di società per azioni, il controllo del collegio sindacale “non è
circoscritto all’operato degli amministratori ma si estende a tutta l’attività socale”.
L’indirizzo espresso, già vigente prima della riforma del diritto societario, ha trovato, ora, una
conferma normativa.
Infatti, il legislatore della riforma, ha chiaramente statuito che i sindaci hanno anche l’obbligo di
verificare il rispetto dei principi di corretta amministrazione, nonchè di vigilare sull’adeguatezza
dell’assetto normativo, organizzativo e contabile adottato dalla società e sul suo concreto
funzionamento.
Al fine d’imputare a titolo di concorso l’illecito penale in capo ai sindaci è, comunque, sempre
necessario dimostrare il nesso di causalità fra l’omissione nel controllo e il danno che si è procurato
(oltre a verificare la natura dell’elemento psicologico).
In particolare è necessario verificare la natura della diligenza che essi avrebbero dovuto adottare
nello svolgimento delle loro funzioni (vedi supra).
Nella realtà, accade che se l’evento lesivo prodotto dagli amministratori rientra nella sfera di
controllo dei sindaci, essi devono essere considerati responsabili come fossero essi stessi gli autori
dell’evento illecito.
Si potrebbe configurare una responsabilità a titolo di concorso con gli amministratori ai sensi
dell’art 110 del c.p., ma sul punto è necessario evidenziare come la giurisprudenza ha affermato che
l’obbligo giuridico di impedire un determinato evento è configurabile a carico di chi si sia investito
di una posizione di garanzia101 (quale è appunto quella dei sindaci).




100
      In tal senso si richiama ancora la Cass. Civ. N. 1281 del 4.4.1997.
101
      In tal senso Cass. Sez. III n. 4957 del 21.4.2000.
Anche la dottrina102 si è espressa nel senso di configurare una responsabilità, ai sensi dell’art 40 del
c.p, nelle ipotesi in cui i sindaci violano, per dolo o per colpa grave, il dovere di vigilare silla
gestione per impedire atti pregiudizievoli posti in essere dagli amministratori e si siano prodotti
illeciti in materia societaria o fallimentare.
A nostro avviso, per escludere la responsabilità penale del sindaco è necessario che egli sia in grado
di dimostrare di avere vigilato secondo quanto previsto dalla legge ovvero dimostrare la mancanza
del nesso di causalità fra il mancato controllo e produzione del danno da illecito amministrativo.
In breve, bisogna applicare il criterio penalistico di “sussunzione logica” 103 ovvero bisogna
verificare se indipendentemente dall’omesso controllo esercitato dal sindaco il reato si sarebbe
ugualmente procurato.
I profili della responsabilità penale dei sindaci possono assumere particolare importanza nelle
ipotesi di intervenuta procedura fallimentare e in tutte le novellate ipotesi di illeciti penali
societarie104, così come recentemente riformulate dal legislatore.
Sempre in tema di possibili reati attribuibili ai sindaci occorre distinguere fra reati “propri” che si
configurano in quanto essi possono essere comessi esclusivamente da coloro che hanno una
specifica qualifica e reati comuni che possono essere commessi da chiunqie indipendentemente
dalla qualifica ricoperta dal soggetto reo.
Uno dei reati (propri) in cui il sindaco, spesso, incorre è quello di false comunicazioni sociali
attualmente contemplato nell’art 2621105 del c.c.(False comunicazioni sociali) e nell’art 2622 c.c106
(False comunicazioni sociali in danno dei soci e dei creditori).


102
    La tesi della dottrina è giustificata dall’assunto che nelle ipotesi de quibus si concentrano, in capo ai sindaci, sia il
dovere di diligenza sia l’obbligo d’impedire l’evento dannoso.
103
    Per tale principio si rinvia a quanto esposto da FIANDACA, MUSCO, Diritto penale generale, Bologna, 1999, 593 e
ss.
104
    Sul tema si rinvia a: CARACCIOLI Le responsabilità penali in materia di omessi od insufficienti controlli
societari, in il fisco, n. 7/2004, 1023 e ss.; STESURI, Le nuove figure penali di illeciti societari, in Revisione
contabile, n. 24/2003.
105
    La norma richiamata statuisce: “Salvo quanto previsto dall’art 2622, gli amministratori, i direttori generali, i
sindaci, i liquidatori, i quali con l’intenzione di ingannare i soci o il pubblico e al fine di conseguire per sè o per altri
un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nella altre comunicazioni sociali previste dalla legge, dirette ai soci,
al pubblico, espongono fatti materiali non rispodenti al vero ancorchè oggetto di valutazioni ovvero omettono
informazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale, o finanziaria della
società o del gruppo al quale essa appartiene, in modo idoneo ad indurre in errore i destinatari sulla predetta
situazione, sono puniti con l’arresto fino ad un anno e sei mesi. La punibilità è stesa anche nel mcaso in cui le
informazini riguardino beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi. La punibilità è esclusa se la
falsità o le omissioni non alterano in modo sensibile la rappresentazione delle situazione economica, patrimoniale o
finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene. La punibilità è comunque esclusa se la falsità o le
omissioni determinano una variazione del risultato economico di esercizio, al lordo delle imposte, non superiore al 5%
o una variazione del patrimonio netto non superiore all’1%. In ogni caso il fatto non è punibile se conseguenza di
valutazioni estimative che, singolarmente considerare differiscono in misura non superiore al 10%”.
106
    La norma de qua dispone: “Gli amministratori , i direttori general, i sindaci e i liquidatori, i quali con l’intenzione
di ingannare i soci o il pubblico, o al fine di conseguire per sè o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle
relazioni e nella altre comunicazioni previste dalla legge, diretta ai soci o al pubblico, esponendo fatti materiali non
rispondenti al vero ancorchè oggetto di valutazioni, ovvero omettendo informazioni in cui la comunicazione è imposta
La principale differenza fra le due summenzionate fattispecie è data dalle conseguenze relative alle
false comunicazioni. Infatti, nel primo caso,il legislatore ha previsto che da tale condotta derivi un
danno patrimoniale, mentre la seconda fattispecie rileva anche in assenza del summenzionato danno
patrimoniale.
Oltre a tali fattispecie, rilievi penali nei confronti dei sindaci potrebbero emergere anche a seguito di
notizie ed informazioni riservate della quali essi sono venuti a conoscenza nel corso del loro
mandato e che sono state divulgate.
La punibilità del sindaco potrebbe emergere da quanto contemplato nell’art. 622, 2 comma, del
codice penale, in quanto la fattispecie contemplata nel previgente art 2622 c.c. è stata espunta dal
legislatore.
La prima norma richiamata contenuta nel codice penale è rubricata “Divulgazione del segreto
professionale107”.
Sempre nell’ambito dei reati propri in cui potrebbe incorrere il sindaco si segnala la fattispecie
contenuta nell’art. 2365 c.c, definito: “Infedeltà a seguito di dazione o promessa di utilità”. La
norma dispone che (fra gli altri) i sindaci che a seguito di dazione o di promessa di utilità, compiono
od omettono atti, in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio, cagionando nocumento alla
società, sono puniti con la reclusione sino a tre anni.
In senso opposto una configurazione di reato improprio potrebbe essere quella configurata nell’art.
2636 c.c. e rubricata:”Illecita influenza sull’assemblea”. La fattispecie prevede la reclusione da sei
mesi a tre anni per “chiunque” con atti simulati o fraudolanti, hanno determinato la maggioranza in
assemblea, allo scopo di procurare a sè o ad altri un ingiusto profitto.
Infine, sempre con riferimento a reati di tipo commissivo si configurano anche le ipotesi di
“ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza “ , ai sensi dell’art. 2365
c.c. e di “ bancarotta societaria fraudolenta” ai sensi dell’art. 223 della legge fallimentare (R.D 16
marzo 1942, n. 267).
Con riferimento ai reati penali di tipo “omissivo” occorre evidenziare il contenuto dell’art. 2630 c.c.
rubricato: “omessa esecuzione di denuncie, comunicazioni e depositi”.


dalla legge sulla situiazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa
appartiene,in modo idoneo da indurre in errore i destinatari sulla predetta situazione, cagionando un danno
patrimoniale ai soci o ai creditori sono puniti a querela della persona offesa, con la reclusione da sei mesi a tre
anni.....omissis.....”. Con riferimento alla responsabilità di amministratori e sindaci per il reato di falso in bilancio prima
delle sua riformulazione, si rinvia a: STESURI, Falso in bilancio, responsabilità di amministratori e sindaci, in Pratica
Contabile, n. 2/1999, 75 e ss.
107
    La norma dispone: “Chiunque avendo notizia,per ragione del proprio stato o ufficio, o della propria professione o
arte, di un segreto, lo rivela senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o ad altrui profitto, è punito se dal fatto
può derivare un nocumento, con la reclusione fino a un anno o con la multa da 30 euro a 516 euro. La pena è
aggravata se il fatto è commesso da amministratori, direttori generali, sindaci o liquidatori o se è commesso da chi
svolge la revisione contabile della società. Il delitto è punibile a querela della persona offesa”.
Nella specie, il soggetto attivo del reato è colui che svolge una specifica funzione all’interno della
società relativamente al fatto che omette di effettuare denuncie, comunicazioni, o depositi presso il
Registro delle imprese.

								
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