PARTE PRIMA

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                                             PARTE PRIMA
                       Storia e stato dell‟arte delle normative italiane
                          sulla Procreazione Medicalmente Assistita.


                                               CAPITOLO 1

                Il dibattito politico-legislativo in Italia sulle tecniche di
                  riproduzione assistita: una questione di “famiglia”.


          Sommario: 1.1 Anni ‟50 la Procreazione medicalmente assistita come “fattispecie
       criminosa”. -1.2    Il pluralismo degli anni ‟80. –1.3        Anni ‟90: verso una “legge
       difficile”. –1.3.1 Dalla tutela della salute del cittadino infertile alla tutela dell‟embrione.
       –1.3.2 Adozione e fecondazione assistita come percorsi alternativi? –1.3.3 Il ruolo
       delle Associazioni e società scientifiche nel dibattito legislativo. –1.3.4 Proposte per
       una regolamentazione igienico-sanitaria delle TRA. –1.3.5 Il confronto si riaccende
       fuori dal Palazzo. Rassegna stampa: alcuni titoli.
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          1.1 Anni ’50: la Procreazione medicalmente assistita come
                “fattispecie criminosa”.

          La pratica delle metodiche più semplici della riproduzione assistita, ossia
       l‟inseminazione con seme del partner o con seme di donatore risale, in
       Italia, agli anni ‟50.
          Nel panorama legislativo, infatti, troviamo fin da questi anni le prime
       proposte di legge.           Nel corso della IIIa legislatura (1952-1957) fu
       presentata la proposta C. 585 dagli onorevoli Gonella e Manco, del 25
       novembre 1958, dall‟eloquente titolo: “Divieto della inseminazione
       artificiale e sua disciplina giuridica” 1a cui seguirà qualche anno più tardi,

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    Leggiamo nella premessa di questa proposta: “ La proposta di legge trova la sua ragione di essere
in un vuoto del nostro Ordinamento giuridico.tanto più grave per la sempre maggiore estensione di
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       nel 1959, sempre nel senso della illiceità dell‟inseminazione artificiale, la
       proposta C. 1017 degli onorevoli Riccio, Spena e Frunzio e quella della
       senatrice Falcucci, S. 754 del 2 luglio 1969. Nei tre testi si evidenzia un
       atteggiamento di negazione della liceità di queste pratiche tanto da
       sanzionarle penalmente. Il linguaggio usato è emblematico e sottolinea
       come: “L‟inseminazione eterologa sia una nuova fattispecie criminosa per
       le gravi conseguenze che tale evento può avere nell‟ambito della
       famiglia”.2
          Per comprendere questa affermazione è necessario considerare il
       concetto di “fedeltà coniugale” così come emerge nel Codice civile italiano
       precedente alla riforma del diritto di famiglia del 1975 e occorre ricordare
       che solo alla fine degli anni ‟60 fu dichiarata dalla Corte Costituzionale
       l‟incostituzionalità dell‟art. 559 c.p, ovvero del reato di adulterio.3
          Secondo le teorie dottrinarie e giurisprudenziali di quegli anni la
       inseminazione eterologa (ossia che si avvale dell‟apporto di cellule


una pratica, che la proposta di legge in oggetto ha il fine di reprimere.” La proposta in questione
era costituita di un solo articolo. Art. 1: “ La donna che permette su di sé, con seme totalmente o
parzialmente non del marito, pratiche inseminative è punita con la reclusione fino ad un anno. Con
la stessa pena è punito il marito che vi abbia consentito, nonché il terzo datore di seme e chiunque
su donna coniugata consenziente, compie atti idonei alla inseminazione artificiale.”
2
    Proposta S.41 della senatrice Franca Falcucci nel corso della IV legislatura. Questa era una
proposta di riforma del diritto di famiglia, in cui se da una parte si chiedeva l‟equiparazione tra
donna e uomo nel reato di adulterio, nell‟art. 159 si configurava come nuova fattispecie criminosa
l‟inseminazione eterologa. Infatti, questa era collegata al reato di incesto perché, pur in assenza di
un rapporto sessuale, portava ad una “confusio sanguinis”, intollerabile per l‟Ordinamento pubblico.
3
    Nell‟ambito del titolo II “Dei delitti contro la famiglia” ed, in particolare sotto il capo I “Dei
delitti contro il matrimonio”, l‟art. 559 c.p recitava:”La moglie adultera è punita con la reclusione
fino ad un anno. Con la stessa pena è punito il correo dell‟adultera. La pena è della reclusione fino a
due anni nel caso di relazione adulterina. Il delitto è punibile a querela del marito.”
L‟incostituzionalità dei primi due comma è stata pronunciata con la sentenza della Corte
Costituzionale n° 126/1968, gli altri due con la sentenza n° 147/1969.

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germinali di un terzo estraneo alla coppia) nega l‟esclusività della
procreazione al coniuge sterile, mettendo a repentaglio l‟armonia
dell‟unione familiare basata sulla fedeltà coniugale.
  Anche       il   consenso    dato,        secondo   questa   interpretazione
giurisprudenziale, è inadeguato perché l‟art. 160 del Codice civile
individua come inderogabili i diritti e i doveri del matrimonio.
  La fecondazione assistita, tuttavia, introduceva una novità assoluta nella
storia dell‟uomo, ossia la possibilità di procreare senza sessualità. Ciò
implica, quindi, necessariamente la riformulazione dei principi e degli
istituti giuridici, tra i quali il dovere della fedeltà coniugale, pertanto il
Pretore di Padova con la sentenza del 7 novembre 1958 stabilì che la
fecondazione eterologa, a cui una donna coniugata era ricorsa senza il
consenso del marito, non potesse essere assimilata al reato di adulterio.
  In secondo grado, invece, il Tribunale di Padova, il 15 febbraio 1959,
ribaltò il giudizio.
  La dottrina discusse a lungo il caso e giunse a dare interpretazioni
diverse del reato di adulterio, alcune delle quali lo assimilavano alla
fecondazione artificiale eterologa altre, al contrario si opponevano ad una
comparazione tra le due fattispecie, perché diverse nella struttura obiettiva.
Nella inseminazione eterologa non si ravvisava, infatti la pluralità delle
condotte dei rei, assunta come elemento costitutivo della fattispecie
“adulterio”, ma soprattutto non era violata l‟esclusività sessuale, bensì
quella biologica e genetica.
  L‟interpretazione dominante che prevalse nella sentenza sottolineò,
 infine, come l‟infedeltà coniugale fosse stata sanzionata penalmente, non
 tanto perché lesiva dell‟onore del marito, costituendo un atto gravemente
 ingiurioso, ma soprattutto perché violava l‟ordine giuridico familiare,
 ovvero matrimoniale. Inoltre, si ribadì che l‟infedeltà sessuale della
 moglie era sanzionata anche perché poteva compromettere la certezza


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        della prole, interesse che lo Stato, prima dello stesso marito, avrebbe
        dovuto tutelare. In quest‟ottica veniva quindi accolta l‟interpretazione
        letterale della parola adulterio nel senso di “adulterare”, ossia di introdurre
        nella famiglia un elemento estraneo.
          In base a tali considerazioni fu accolta l‟analogia tra l‟adulterio e
       l‟inseminazione artificiale eterologa (che nel caso specifico era stata
       praticata senza il consenso del marito, ma che, anche se questo vi fosse
       stato, non avrebbe avuto rilevanza giuridica, così come non era previsto “il
       consenso” per l‟adulterio).
          Le obiezioni a tale interpretazione furono numerose4 basti pensare al
       fatto che l‟infedeltà sessuale non comportava necessariamente (anche in
       seguito ad una condanna penale per adulterio) la separazione personale dei
       coniugi e non escludeva la loro riconciliazione, restando questa decisione,
       comunque, nella sfera privata.
          Dopo l‟abrogazione dell‟art. 559 c.p, l‟adulterio, inteso come infedeltà
       sessuale può essere tuttora rilevante per l‟attribuzione della colpa nella
       separazione o nel divorzio tra i coniugi, ma in un‟ ottica interpretativa
       diversa dalla infedeltà. Essa, infatti, non si concreta più in un solo atto, ma
       in una condotta di vita, per cui il coniuge si sottragga all‟esclusività dei
       rapporti e alla comunione della vita familiare. In Italia l‟infedeltà non dà
       adito ad alcun diritto di risarcimento dei danni, come accade negli Stati
       Uniti d‟America ed è andata acquisendo sempre più una valenza morale, il

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    PISAPIA G.D. Nota lla sentenza del Tribunale di Padova del 15/02/1959, Riv. It. Dir. Proc. Pen
1959, p. 245 ess.Il pericolo della turbatio sanguinis potrebbe non presentarsi in alcuni casi di
infedeltà coniugale, laddove uno dei due amanti sia sterile, tanto è vero che la Cassazione aveva
incluso nel reato di adulterio negli anni ‟50 anche gli atti di libidine, a cui non fosse seguita
necessariamente la congiunzione carnale più intima, contribuendo, così, a caratterizzare il reato di
adulterio sempre più come la violazione dell‟esclusività sessuale, dello ius in corpus a rendere
difficilmente credibile l‟analogia con la inseminazione artificiale eterologa affermata dal Tribunale
di Padova.

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      cui pregiudizio al rapporto di coppia va valutato dal giudice nel caso
      concreto, in un eventuale procedimento di separazione o divorzio. Allo
      stesso modo potremmo concludere che la inseminazione artificiale
      eterologa non può rilevare come violazione del dovere inderogabile della
      fedeltà per l‟atto in sé (anche perché non vi è un rapporto fisico con il
      donatore di seme), ma in quanto potenzialmente lesivo dell‟armonia della
      comunione della vita matrimoniale ed in contraddizione con l‟impegno di
      reciproca solidarietà assunta dai coniugi.5




         1.2 Il pluralismo degli anni ’80.
         Il primo successo di fecondazione in vitro (FIVET) in Europa ad opera
      dell‟inglese Edwards si realizzò nel 1978, mentre in Italia il primo bimbo in
      provetta nacque a Napoli e la prima bimba, Eleonora, a Palermo il 19
      maggio 1984.
         Così fu proprio dagli anni‟ 80 che si cominciò ad osservare con
       maggiore attenzione la sterilità e l‟ipofertilità dei cittadini come un
       problema di rilevanza sociale, vista l‟ampia dimensione della domanda.
         Oltre alla GIFT, alla ZIFT e alla FIVET, 6 all‟ inizio degli anni „90 fu
       applicata una nuova metodica, la ICSI,7 in grado di risolvere i problemi



5
    DEL RE M.C, Inseminazione artificiale, fecondazione in vitro e trapianto di embrione: alla
ricerca dei genitori perduti, in Temi romana 1985, p. 362. L‟ Autore approva il ricorso alla
fecondazione artificiale, quando vi sia il consenso di entrambi i coniugi. A tale proposito menziona
la posizione assunta nel 1960 dal Comitato dipartimentale sull‟inseminazione artificiale operante in
G.B, in base alla quale l‟inseminazione eterologa consentita dal marito non poteva essere causa di
divorzio. Inoltre, al bambino così nato veniva riconosciuto il diritto al mantenimento da parte del
foster father. Allo stesso modo una moglie non poteva chiedere il divorzio per il solo fatto che il
marito avesse donato il seme, senza il suo consenso. Solo una minoranza si espresse a favore della
registrazione del figlio come legittimo del foster father.

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        della infertilità maschile per i quali precedentemente l‟unica strada era
        stata quella del ricorso ad un donatore di seme.
          Si innescò fin dalla Xa legislatura un dibattito politico e culturale molto
       variegato nelle posizioni, ma che convergevano tutte verso l‟esigenza di
       una legge ordinaria del Parlamento che regolamentasse l‟uso di queste
       tecniche.
          Le priorità individuate nel dibattito si polarizzarono su:
          a)    l‟accesso alla riproduzione assistita in base allo stato civile (per lo
       più solo coppie eterosessuali, sposate o conviventi) in molte proposte sono
       risultate escluse le donne single, vedove o omosessuali;
          b)    la fecondazione eterologa (donazione di gameti mascgili o
       femminili);




6
    Ricordiamo che per FIVET s‟intende la fecondazione in vitro con il successivo trasferimento dei
gameti maschili e femminili nelle tube di Falloppio o in una sola di esse), messo a punto per la
prima volta dal dott. Asch nel 1984. Il GIFT tende a riprodurre i naturali processi di fecondazione
dell‟ovocita e di transito dell‟embrione verso l‟utero, tanto che fu indicata da Ferdinando
Santosuosso, negli anni ‟80, come la tecnica che, approfondita, avrebbe potuto permettere di
superare le difficoltà etico-giuridiche delle “banche di embrioni" create in seguito al collegamento
con la FIVET. Cfr. SANTOSUOSSO F., Proposte di disciplina della nuova genetica umana, in
Giur. It.., 1986, IV, 47 ss. L‟ICSI, infine, è la fecondazione ottenuta iniettando direttamente il
singolo spermatozoo nel citoplasma dell‟ovocita ed è indicata in caso di infertilità maschile o nei
casi di infertilità di coppia inspiegata.

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    Risale al 1992 la prima pubblicazione su The Lancet dei primi successi riproduttivi, ma la ICSI
in Italia era stata sperimentata qualche anno prima da una ricercatrice americanea, S. Lazendorf del
Jones Institute di Norfolk, Virginia.
In quella esperienza fu il timore di ciò che stavano facendo a determinare l‟eliminazione degli zigoti
ottenuti dopo 24 ore dalla fecondazione. In Italia, così come in altri Paesi si diffuse largamente
subito dopo la pubblicazione dei primi successi.

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          c)    la “maternità surrogata” o “l‟utero in affitto” sia gratuita che dietro
       corrispettivo.8
          Dal confronto politico che si sviluppa nel corso della Xa, XIa e XIIa
       legislatura emergono numerose e contrastanti riflessioni tanto che resta
       difficile una forma di convergenza sui punti essenziali delle questioni
       aperte e si avverte una carenza di dialogo costruttivo.
          Ricordiamo che le proposte di legge depositate in quegli anni sia alla
       Camera che al Senato non vennero mai inscritte in un ordine del giorno per
       essere discusse.
          Nel 1985 la Commissione governativa Santosuosso ha formulato una
       soluzione particolare in relazione alle potenziali conseguenze ritenute
       pregiudizievoli della FIVET.
          Dagli artt. 18, 19 e 20 della IIa proposta Santosuosso, infatti, si evince
       l‟ammissibilità della sola FIVET omologa da effettuare subordinatamente
       alla GIFT9.

8
    La distinzione tra “l‟utero in affitto” e “la maternità surrogata” consiste nel fatto che nel primo
caso la gestante non è la madre biologica, mentre nel secondo caso la donna, contattata dalla coppia
sterile è sia la madre genetica che quella che gestisce la gravidanza, ma accetta che la maternità
venga attribuita alla donna committente, detta madre “putativa”. Cfr. D. CLERICI, Procreazione
artificiale, pratica della surroga e contratto di maternità. Problemi giuridici, in Dir. Fam e pers.,
1987, 1011 ss; R LANZILLO, Fecondazione artificiale, locazione di utero, diritti dell‟embrione, in
Corr. Giur., 1984, 635 ss; G. MILAN, La madre su commissione, problemi giuridici, in AAVV,
Manipolazioni genetiche e diritto, Atti del XXXV convegno di studio, Milano, Giuffrè, 1986, 314
ss; F.P. SISTO, Mater non semper certa est. La gestazione per conto terzi tra pieni di scienza e vuoti
di legislazione, in dir. Fam e pers., 1987, 1467 s.
9
    GIFT è la sigla inglese di Gamets intra fallopian transfer, ovvero trasferimento dei gameti
8maschili e femminili) nelle tube di Falloppio (o in una sola di esse). Questa metodica fu messa
appunto nel 1984 da Asch. Gli ovociti e gli speramtozoi vengono inseriti separatamente in un
cataetere, direttamente nelle o nella tuba durante lo stesso intervento laparoscopico necessario per
prelevare gli ovociti. Dal momento che la fecondazione avviene all‟interno dell‟organismo della
donna il GIFT tende a riprodurre i naturali processi di fecondazione dell‟ovocita e di transito

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          L‟ambiguità che fin dall‟inizio si creò era dovuta da una parte al
       riconoscimento dell‟infertilità come disagio psicofisico da ricomprendere
       nel diritto individuale e assoluto alla salute (art. 32 Cost.), e quindi alla
       definizione di TRA come terapia, mentre dall‟altra parte all‟esigenza di non
       alterare il presunto modello di famiglia “naturale”, ossia costituita da una
       coppia eterosessuale, coniugata con figli biologicamente dei genitori. Per
       questo motivo le divergenze più profonde si sono avute in relazione al
       diritto di accesso.
          Se la proposta S. 1126 degli onorevoli Degan, Vitalone e Perina, del 15
       giugno 1988, specifica già nel titolo di disciplinare la fecondazione
       artificiale all‟interno della coppia, la C. 3490 del 29 dicembre 1988, degli
       onorevoli Teodori, Vesce e Rutelli, all‟art. 11 introduce l‟accesso alla
       donna non sposata o vedova e, all‟art. 12, legittima l‟inseminazione
       artificiale post-mortem, qualora sia stato manifestato un espresso consenso
       in vita del marito o del convivente10 e, all‟art. 3, acconsente alla donazione


dell‟embrione verso l‟utero che fisiologicamente hanno origine proprio nella salpinge. Per questi
motivi il GIFT, insieme all‟inseminazione omologa intrauterina sono le uniche tecniche di
procreazione assistita che non presentano problemi etici per i cattolici, purchè il prelievo del seme
venga effettuato durante un normale rapporto sessuale della copia, utilizzando un condom di lattice
speciale che non uccide gli spermatozoi e con un foro terminale che consente il contemporaneo
deposito in vagina. Cfr. Aa.Vv., Famiglia e fecondazione artificiale, Medicina e morale, n°1,
Roma, U.C.S.C., 1993, p.63.
10
     In dottrina ci si è interrogati sulla possibilità di attribuire la paternità ad un uomo defunto di un
figlio concepito oltre i 300 giorni dalla morte del padre. Nel senso dell‟impossibilità
dell‟attribuzione in base ai parametri giuridici attuali. Cfr. R. CLARIZIA, Procreazione artificiale e
tutela del minore, Milano, 1988, 130 ss. CONTRA T. AULETTA, fecondazione artificiale:
problemi e prospettive, in Quadrim. 1986, 65 ss, il quale è propenso ad accogliere la legittimità
della inseminazione artificiale post-mortem purchè vi sia stato un precedente consenso esplicito del
de cuius. P.VERCELLONE, la filiazione legittima, naturale, adottiva e la procreazione artificiale,
Trattato del diritto civile italiano, vol. III, Torino, UTET 1987. Ricordiamo che solo recentemente
in Italia con la sentenza del Tribunale di Palermo, sezione I civile, ordinanza 29 dicembre 1998

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       di gameti maschili. La proposta di legge S. 1126, tuttavia, pur limitando
       l‟accesso alla coppia sposata o convivente da almeno cinque anni,
       argomenta in modo nuovo rispetto al passato. Riconosce, infatti, la sterilità
       come una malattia e le metodiche di riproduzione assistita come “interventi
       terapeutici”, dei cui oneri di spesa deve farsi carico il servizio sanitario
       pubblico.
          Nel 1989, invece, la proposta C. 3800 dell‟onorevole Stefano Rodotà
       sottolineava con queste parole il rischio di legiferare:                “Il rischio di
       legiferare è nella pretesa di voler regolare tutto e subito, magari tenendo
       ferma proprio la logica giuridica ed il quadro culturale che le nuove
       tecnologie hanno revocato”. E prosegue: “..il rischio è quello di una legge
       doppiamente ideologica per i valori che vuole imporre, per i riferimenti
       giuridici che sceglie. Affiora la tentazione di ricorrere al diritto non per
       risolvere problemi concreti, ma come sostituto di un‟etica che non c‟è,
       come via per imporre un‟ inaccettabile etica di Stato”. Questo approccio
       ritornerà più volte in auge anche nelle successive legislature ogniqualvolta
       si arresterà il tentativo di raccogliere attorno ad un testo unificato un‟
       ampia maggioranza.
          Dalle diverse posizioni espresse possono essere individuati due
       procedimenti logico-metodologici, utilizzati dalle forze politiche e
       completamente opposti.
          Le forze che dichiarono di riconoscersi in una cultura di ispirazione
       “cattolica”11 per i valori che ritengono di voler affermare deducono

dell‟8 gennaio 1999 è stato discussa una fattispecie in cui una donna ha ottenuto l‟accoglienza del
ricorso dal Tribunale perché la autorizzasse, anche dopo il decesso del marito e il diniego del centro
di riproduzione assistita, ad effettuare il trasferimento degli embrioni prodotti con il consenso del
marito, quando questi era ancora in vita.
11
     E‟ opportuno ricordare che la morale cattolica individuata dal Magistero non ammette alcuna
forma di riproduzione assistita, neanche l‟inseminazione semplice con i gameti della coppia, in
quanto non accetta che l‟atto coniugale all‟ origine della procreazione sia sostituito in alcun modo.

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       direttamente dai principi costituzionali già esistenti e tendono a
       regolamentare le nuove fattispecie giuridiche dentro gli articoli del Codice
       civile e penale in vigore.
       In primo luogo, si riconosce esclusivamente il modello di famiglia
       bigenitoriale, basata sul matrimonio o su di una convivenza more uxorio,
       ex artt. 29 e 30 Cost.; in secondo luogo, tali proposte, intendono il diritto
       alla salute solo come tutela dai rischi che la donna corre sottoponendosi
       alla P.A.
       Infine, difendono la vita fin dal suo inizio, ex art. 1 l. 194/1978, tanto da
       non ammettere embrioni soprannumerari per la fecondazione in vitro, né
       alcun tipo di sperimentazione sugli embrioni stessi.12

Da ciò ne consegue che il dibattito politico e parlamentare non si avvale della difesa di una morale
cattolica, ma di alcuni principi etici, che vanno a tutelare un presunto modello di famiglia di diritto
“naturale”. In una intervista Un aintervista
Cfr. ISTRUZIONE della Sacra Congregazione per la dottrina della fede, 22 /02/1987, “Il Rispetto
della vita nascente e la dignità della procreazione”, Ed. ELLE DI CI, p.10 ss: “I progressi della
tecnica hanno oggi reso possibile una procreazione senza rapporto sessuale mediante l‟incontro in
vitro delle cellule germinali antecedentemente prelevate dall‟uomo e dalla donna. Ma ciò che è
tecnicamente possibile non è per ciò stesso moralmente ammissibile”. E ancora prosegue: “La
procreazione umana richiede una collaborazione responsabile degli sposi con l‟amore fecondo di
Dio; il dono della vita umana deve realizzarsi nel matrimonio mediante gli atti specifici ed esclusivi
degli sposi, secondo le leggi inscritte nelle loro persone e nella loro unione.” TOSATTI m., “Basta
coi giochi disumani i bimbi diventano oggetti” Intervista a Monsignor Sgreccia, La Stampa, 18
febbraio 1998, p.11.
12
     In Italia un‟ ampia dottrina si espresse dagli anni ‟70 ad oggi a favore di una chiara tutela della
vita del concepito in quanto tale e non di una semplice estensione delle regole relative al nato, come
si evincerebbe dalla lettera dell‟art. 1 del C.C. Sull‟argomento Cfr. BUSNELLI F. D., Commento
all‟art. 1, L. 194/1978, in Nuove leggi civ. comm., 1978, p. 1593 e ss. IDEM, Lo statuto del
concepito, in Democrazia e dir, 1988, p.213 ss.            Cfr. COVIELLO N., La tutela della salute
dell‟individuo concepito, in dir. Famiglia e pers., 1978, p. 1593 ss. FERRI L., la tutela giuridica del
nascituro, in Riv. Trim. civ., 1980, p.41; OPPO G., l‟inizio della vita umana, in Riv: civ., 1982, p.27
ss. E ancora ZATTI P., Quale Statuto per l‟embrione, in Riv. Crit. Priv. 1990, p.483 ss. IDEM

                                                   10
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      All‟opposto le forze politiche che si riconoscono in una cultura laica                       , si
      attengono ad una ricerca giuridica più empirica, in qualche modo più vicina
      al mondo anglosassone.             Questa consiste nel principio che il diritto
      dev‟essere funzionale alla realtà concreta, dando risposte e governando ciò
      che di fatto già è consolidato nella società (basti pensare all‟evoluzione
      dello schema familiare nella nostra società, al gran numero di coppie
      conviventi o di famiglie monoparentali) e, quindi, nel nostro specifico alla
      necessità di rivolgere attenzione all‟individuo sterile sia in coppia che non.
      Da qui deriva il dibattito giuridico ed etico sulla configurabilità o meno di
      un diritto o di una libertà di procreare del cittadino in quanto tale.14.

Commento all‟art. 1 cc, relazione al Convegno di Pisa, “Una proposta di legge da discutere”, 30
gennaio-1 febbraio 1997.
13
     La parola “laico” significa semplicemente “non religioso” e politicamente indica la
rivendicazione di un‟autonomia o di una indifferenza rispetto all‟autorità ecclesiastica. Tuttavia
esiste un‟ etica laica, che tende all‟individuazione di valori condivisi in un dato contesto culturale e
sociale. L‟etica si distingue dalla morale, perché quest‟ultima è propria del singolo individuo e non
è condivisibile.
14
     Sulla configurazione di un diritto soggettivo alla procreazione Cfr. FURGIUELE G., La
fecondazione artificiale, quali principi per il civilista‟ in Quadrim 1989, p.250 ss. A favore della
libertà di procreare anche se con il ricorso ad una pratica medica, come le TRA, ZATTI P. Natura e
cultura nella procreazione artificiale, in G. Ferrando ( a cura di), La procreazione artificiale tra etica
e diritto, CEDAM 1989, p.186; In RODOTA‟ S., Tecnologie e diritti, Il Mulino 1995, p. 154
leggiamo: “Se si continua a ritenere che il diritto di procreare appartiene alla categoria dei diritti
costituzionalmente protetti questo significa che la legislazione ordinaria, almeno nei sistemi a
costituzione rigida, non può imporre limitazioni a tale diritto spettando quindi esclusivamente
all‟interessato la scelta del modo e del momento di procreare.” Cfr. l‟ipotesi prospettata da
FORDER C. del dipartimento di diritto privato dell‟Università di Maastricht, secondo la quale
esisterebbe un “diritto umano” alla procreazione assistita non fondato sull‟autodeterminazione, ma
sul diritto sociale alla personalità. Tuttavia riconoscere un diritto umano alla procreazione assistita,
aggiunge l‟Autrice, non significa renderlo disponibile a chiunque lo richieda, ma se lo Stato
fornisce o permette che vengano forniti tali servizi deve farlo senza operare discriminazioni. In
RIVISTA di BIOETICA, n° 2, Anno VII, 1999, p. 255 ss.

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       Ricordiamo il contributo dato al dibattito su questa questione dai manifesti
       diffusi nel corso della XIIIa legislatura ed in particolare quello elaborato
       dalla Consulta di Bioetica il 27 aprile 1997 e quello firmato da Cinzia
       Caporale, Armando Massarenti, Angelo Maria Petroni e Stefano Rodotà,
       pubblicato su Il Sole 24 ore, il 1 marzo 1998.
       Entrambi hanno individuato, anche se con toni e sfumature diverse, il limite
       di considerare la procreazione assistita come una terapia medica della
       coppia.
       Al centro di tutto, nel Manifesto del 1 marzo 1998, è infatti collocata
       l‟autonomia degli individui, la responsabilità nei confronti degli altri
       individui e delle generazioni future e l‟equità nello stabilimento delle
       politiche sociali. “Per quanto, poi, riguarda il confine tra quel che è naturale
       e quel che non lo è dipende dai valori e dalle decisioni degli uomini. Nulla
       è più culturale dell‟idea di natura.”15
       Ciò implica l‟acquisizione di una terminologia nuova che prescinde da
       rivendicazioni basate sul sesso, sull‟autodeterminazione della donna, o
       sullo stato civile della coppia, bensì apre ad un rapporto libero di fruizione
       della scienza da parte del singolo individuo, basato sulla responsabilità resa
       matura da un investimento sostanziale ed efficace nell‟informazione e nel
       “consenso informato”.
       Interessante è anche la concezione del ruolo dello Stato nella spesa
       sanitaria per la fecondazione assistita, altro grande nodo da sciogliere sia a
       livello politico che etico.
       Riconoscere la procreazione come libertà e non come diritto del cittadino
       implica, infatti, una organizzazione della risposta e delle risorse investite
       che può basarsi sui criteri di razionalizzazione delle risorse di volta in volta



15
     Manifesto firmato da Cinzia Caporale, Armando Massarenti, Angelo Maria Petroni e Stefano
Rodota‟, in BIOETICA, anno VI, n° 2, p .325ss

                                                 12
                                      - 13 -


revisionabili, ma che nulla hanno a che fare con il riconoscimento della
libertà in questione, né possono condizionarla.
Le politiche per la salute devono essere distinte necessariamente dalle
problematiche delle politiche sanitarie, limitate nei diversi contesti
nazionale dalle risorse economiche disponibili.
Negli anni ‟80, invece da una parte vi era la rivendicazione
dell‟autodeterminazione della donna, a cui si attribuiva il diritto di scegliere
il ricorso o meno alla procreazione, dall‟altra il dibattito si arricchiva di
considerazioni sul pericolo di un diritto e di una cultura della maternità a
tutti i costi.
Tra questi ultimi contributi ricordiamo quello dell‟on. Valentina Cardioli,
esponente dell‟allora Partito Comunista italiano, che nell‟introduzione alla
sua proposta di legge, del 16 novembre 1983, afferma che non solo la
donna, ma anche l‟uomo avverte l‟istinto a generare, ma che sia necessario
vivere con responsabilità la nascita di un figlio e che la centralità della
donna come madre nell‟attenzione dei giuristi non possa essere una
conquista, bensì rischi di responsabilizzare eccessivamente una sola figura
parentale, lasciando sola la donna a vivere il suo ruolo di madre per tutta la
vita e facendole dimenticare di essere innanzitutto una donna.
Nel corso della XIa legislatura fu sollevata un‟altra questione che
continuerà ad animare il dibattito fino all‟attuale legislatura, ossia quella
relativa all‟anonimato del donatore dei gameti maschili, che va letto
nell‟ottica di un presunto diritto del minore a conoscere le proprie origini
biologiche. Discorde su questo punto si espresse la proposta del senatore
Boato, S. 2165, del 14 marzo 1990, che anticipava la posizione ribadita
dall‟on. Pieroni nella C. 314 del 23 aprile 1992.
Entrambe queste proposte, pur ammettendo la donazione di gameti sia
femminili che maschili (art. 2) tuttavia polarizzavano la loro attenzione sul
diritto inalienabile alla conoscenza delle proprie origini genetiche ed il


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                                                   - 14 -


       diritto alla conoscenza dei nati del proprio materiale genetico,
       indipendentemente da come avvenisse la riproduzione (artt. 3 e 8).16
          In Europa, in quegli stessi anni, nell‟ottica del criterio della verità si era
       invece orientata solo la legge svedese, (art. 4 della l. 1140/1984) che
       prevede che il bambino concepito con inseminazione eterologa possa
       conoscere le informazioni relative al donatore, annotate nel registro
       speciale dell‟ospedale, non appena raggiunta la maturità.
          In Italia la dottrina si è espressa prevalentemente a favore dell‟anonimato
       in analogia con la già vigente legge sull‟adozione.
          Le motivazioni addotte non sono solo quelle relative al tentativo di non
       turbare l‟equilibrio psichico del minore, ma anche quello di non violare il
       diritto alla riservatezza sulla vita sessuale dei genitori.
          Dell‟Antonio, in un confronto tra il rapporto con il figlio adottivo e
       quello procreato con inseminazione eterologa sottolinea, in un suo scritto
       del 198717, come nel secondo caso il minore non abbia una storia passata da
       condividere e che l‟unica storia da raccontare sia quella della sua nascita
       particolare, ma si chiede l‟Autore, è difficile spiegarlo ad un bambino che
       non sa nulla di sessualità, è imbarazzante per i genitori descrivere le loro
       abitudini sessuali, ma soprattutto è imbarazzante parlargli di qualcosa che
       ancora non è accettata giuridicamente dalla società, né attraverso le sue
       leggi, né attraverso la sua cultura.
          Sempre nel corso della XIa legislatura emerge nella proposta di legge dei
       senatori Colombo, Minucci e Bonferroni del 22 maggio 1992, un approccio
       di grande resistenza a ciò che viene individuato come un “pericoloso
       scientismo” tanto che la legge viene intesa come uno strumento di forte

16
     La maggioranza delle leggi europee si è espressa a favore dell‟anonimato del donatore, non solo
per una preoccupazione verso il nato di possibili “turbe psicologiche”, ma anche per non
scoraggiare i possibili donatori a farsi avanti.
17
     DELL‟ ANTONIO A., Il rapporto con il figlio procreato artificialmente, in Dir. Famiglia e pers.,
1987, p.1099.
                                                    14
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       controllo sulla Procreazione assistita, attraverso la previsione di numerose
       sanzioni penali.
           Questa impostazione sarà riproposta anche da alcuni progetti di legge
       della XIIIa legislatura in cui sono poste sanzioni e limitazioni in funzione
       di una forte tutela dell‟essere umano “..che è persona dal concepimento alla
       morte”18
       Sull‟impostazione data fin dall‟inizio al dibattito sulla regolamentazione
       della Procreazione assistita (P.A) è molto interessante, a nostro avviso, la
       riflessione fatta dal sociologo Carmine Ventimiglia19, che in qualità di
       Direttore scientifico condusse nel 1992 una ricerca sulla risposta dei servizi
       nella Regione Emilia Romagna per la Procreazione Assistita.
       Egli sottolineò come in Italia la identificazione delle strutture sanitarie che
       si occupano di questo ambito si sia avvalsa di un linguaggio improprio,
       perché non scientifico, ma simbolico. E‟ sufficiente riflettere sugli aggettivi
       fecondazione “omologa” (dal greco antico omoios = simile, somigliante,
       eguale, pari) ed “eterologa” (dal greco eteros=diverso, alieno, estraneo).
       Questo linguaggio crea di per sé, per le valenze che porta un risvolto
       problematico ai fini della legittimazione sociale delle pratiche di P.A.
       Il criterio di scelta rinvia, infatti, alla convenzione sociale e non attiene alla
       mera descrizione della metodica come avviene invece nel linguaggio
       anglosassone, che le denomina come AIH (artificial insemination by
       husband) e AID (artificial insemination by donor).


18
     C. 816 e 817 firmate da Jervolino Russo e altri; C. 958 firmata da Buttiglione e altri art.1; C .991
firmata da Poli Bortone e altri, C. 1140 firmata da Burani Procaccini e altri; C. 1365 Gambale e
altri; C. 2787 firmata da Sbarbati e altri; C. 3338 firmata da Giorgetti e la C. 4755 firmata da
Mazzocchin e altri.
19
     VENTIMIGLIA C., La Procreazione medicalmente assistita in Emilia Romagna, indagine sulla
domanda e sulla risposta dei servizi. Rapporto a cura dell‟Università degli studi di Parma, Facoltà di
Lettere e Filosofia, Istituto di Sociologia, 1992, 21ss.

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     La scelta che sembra più opportuna a chi scrive è quella di non
     contrapporre un concetto di fecondazione “artificiale” ad uno di
     fecondazione “naturale”, bensì di definire la fecondazione o “spontanea” o
     “assistita”.
     “L‟artificio”, infatti, eccetto che nella ICSI (in cui lo spermatozoo è
     iniettato direttamente nel citoplasma dell‟ovocita) consiste non nel
     sostituire il momento dell‟incontro tra ovocita e spermatozoo, ma nel
     favorirlo, non togliendo nulla alla spontaneità dell‟ incontro.



       1.3 XIIIa legislatura: verso una legge difficile.
La Legislatura in corso, iniziata nel 1996, per la prima volta vede porre
all‟ordine del giorno dei lavori parlamentari la discussione sulle proposte di
legge presentate alla Camera dei deputati sulla regolamentazione della
Fecondazione assistita.
La redazione di un Testo unificato (T.U.) viene assegnato all‟esame della XIIa
Commissione Affari sociali, in sede redigente, sotto la Presidenza dell‟on.
Marida Bolognesi, nonché relatrice del Testo unificato in Aula.
L‟ elevato numero, 18 proposte, ma soprattutto la constatazione che per ogni
schieramento partitico ve ne fosse anche più di una fa comprendere
l‟eterogeneità delle posizioni.
La Commissione dopo aver concluso “la fase conoscitiva” delle audizioni con
l‟approfondimento di cinque aree tematiche (etica, diritto, scienza, istituzioni,
tecnica), il 29 ottobre del 1998 cominciò la discussione prima di affidare ad un
“Comitato ristretto” la stesura di un testo definitivo da presentare in Aula, alla
Camera dei Deputati.
L‟on. Marida Bolognesi più volte in questa fase dichiarò che il dibattito non
sarebbe stato portato avanti a “colpi di maggioranza”, ma con senso di
responsabilità di ogni singolo parlamentare.


                                           16
                                            - 17 -


Dai testi delle proposte summenzionate si individuavano i seguenti punti di
convergenza:
 Vietare e sanzionare penalmente il commercio dei gameti maschili e
   femminili, i contratti di maternità surrogata e di utero in affitto; la produzione
   di embrioni a scopo di sperimentazione, la fecondazione interspecifica,
   l‟eugenetica.
 Vietare la fecondazione con il seme del marito defunto
 Individuare la madre in colei che partorisce.
 Tutelare il minore nato da fecondazione eterologa da qualsiasi azione di
   disconoscimento da parte dei genitori che hanno dato un preventivo
   consenso.
 Tutelare l‟anonimato del donatore, sollevato da qualsiasi responsabilità
   giuridica verso il nato.
 Controllare tutti centri pubblici e privati di riproduzione assistita attraverso
   l‟Istituto Superiore di Sanità con il rilascio di un‟ apposita autorizzazione.
 Istituire un Registro obbligatorio di tutti i centri e registrare le coppie che vi
   si rivolgono, pur tutelando la riservatezza dei dati personali.
 Monitorare costantemente i criteri di selezione dei requisiti dei centri.
 Individuare un limite di età massimo per la donna che accede alle metodiche
   artificiali (le indicazioni vanno dai 48 ai 51 anni compiuti).
 Individuare un limite di età per le donne o gli uomini che donano i propri
   gameti (35 anni per la donna, 41 anni per l‟uomo).
Tuttavia, le divergenze registrate saranno determinanti per la vera e propria sfida
politica, che si paleserà subito dopo la prima stesura del T.U da parte del
Comitato ristretto.
Dapprima     con      la   presentazione   di        ben   oltre   200   emendamenti   e
successivamente, nel gennaio 1999, con l‟ approvazione in Aula dell‟
emendamento all‟art. 1 del T.U, presentato dall‟on Mantovano di Alleanza
Nazionale: “la presente legge assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, in

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particolare del concepito” e la bocciatura in Aula, il 4 febbraio 1999, della
ammissibilità della fecondazione eterologa sia per l‟uomo che per la donna.


Tra i punti qualificanti delle divergenze già presenti nelle proposte di legge
ricordiamo:
 L‟accesso alle TRA in base allo stato civile.          Su questo punto si sono
    differenziate solo le proposte C. 1780 (Melandri, Mancina) e la C. 1560
    (Cossutta, Valpiana) che ipotizzavano anche la donna non in coppia; tutte le
    altre oscillavano tra l‟esclusività alle coppie legalmente sposate e l‟apertura
    alle conviventi “stabili” da tre o cinque anni.
 IL tipo di metodiche ammesse. Secondo alcune proposte sarebbero dovute
    essere autorizzate solo quelle che utilizzano il patrimonio genetico della
    coppia (Fioroni e altri, Jervolino Russo e altri; Buttiglione e altri; Gambale e
    altri; Giorgetti) per altre anche quelle che prevedono il ricorso ad un donatore
    o ad una donatrice (Melandri; Mussolini), infine ve ne sono alcune che
    ammettono solo la donazione di seme maschile (Cordoni e Buffo; Cossutta e
    altri), intendendo così tutelare il corpo della donna dall‟invasività del
    prelievo ovocitario.
Ma il punto che si rivela sostanziale e qualificante per la discussione è quello
degli “embrioni soprannumerari”.
Il numero di embrioni da “produrre” e da trasferire per ogni ciclo di trattamento
variava già nelle proposte a seconda che il disegno di legge ponesse l‟accento
sulla tutela della vita umana fin dal suo concepimento (Jervolino Russo e altri;
Buttiglione e altri; Fini e altri; Gambale e altri; Giorgetti) oppure fosse rivolta
alla tutela della salute e alla cura della sterilità di coppia (Mussolini; Palumbo ed
altri)) o del singolo individuo (Buffo ed altri; Cossutta ed altri; Melandri ed
altri).
I progetti di legge del primo gruppo temono fortemente il rischio di aborto per
gli embrioni ed ammettono l‟impianto di un solo embrione per ogni ciclo di


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fecondazione in vitro, non consentendo la crioconservazione degli embrioni
soprannumerari.
Solo due proposte ammettono il trasferimento in un unico ciclo dai due ai
quattro embrioni. (Mussolini; Melandri ed altri).
Tra le 18 proposte valutate dalla commissione Affari sociali erano individuabili
alcune in base a singoli punti qualificanti, specifici, ricordiamo:
 La previsione di una Autorità costituita non solo da esperti di ogni disciplina,
     ma anche da un rappresentante delle coppie sterili (art. 11 proposta
     Melandri).20
 La legittimazione della ricerca scientifica sui “pre-embrioni” in vivo o in
     vitro per lo studio di malattie ereditarie a scopi terapeutici e preventivi (artt.
     19, e 20 proposta Mussolini);
 La previsione di una forma di adozione-prenatale nella proposta dell‟on.
     Sbarbati, per tutti quegli embrioni prodotti naturalmente, ma non desiderati
     dai genitori o in soprannumero in seguito a fecondazione artificiale;
 La limitazione dell‟attività dei centri privati autorizzati solo ad alcune
     metodiche, escludendoli dalla crioconservazione degli embrioni e dei gameti
     umani, nonché dalla Fecondazione in vitro (Buffo e altri, Cossutta e altri).
 L‟attribuzione alla coppia o alla donna che abbia prodotto gli embrioni di un
     potere assoluto sulla loro destinazione, fino alla possibile decisione della loro
     distruzione (Buffo ealtri; Cossutta e altri).




1.3.1 Dalla tutela della salute del cittadino infertile alla tutela
dell’embrione.

20
     Nel Testo Unificato aggiornato alla seduta del 20 maggio 1999 e trasmesso al Senato, si
riconosce nell‟art. 13, punto 4) il ruolo delle Società scientifiche e degli utenti. Art. 13: ..”L‟Istituto
superiore di sanità raccoglie le istanze, le informazioni, i suggerimenti, le proposte delle società
scientifiche e degli utenti riguardanti la procreazione medicalmente assistita.”

                                                    19
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Il Testo Unificato presentato in commissione Affari sociali, dalla on. Marida
Bolognesi il 27 gennaio 1998, ha espresso come scelta del Legislatore, quella di
una legge “pesante”21, ossia puntuale e dettagliata nella regolamentazione delle
questioni giuridiche legate alla fecondazione assistita.
Il Testo risultava essere un compromesso tra le diverse istanze, pur cercando di
mantenere una impostazione logica di regolamentazione di tecniche di cui si
riconosceva l‟utilità e l‟ampia diffusione già in atto da anni in Italia.
L‟art. 1 si proponeva di disciplinare le tecniche di Procreazione umana
medicalmente assistita “finalizzate alla soluzione dei problemi riproduttivi
derivanti dalla sterilità o dalla infertilità che si manifestano nella donna,
nell‟uomo o nella coppia, tutelando il diritto dei soggetti coinvolti e volte a
facilitare la procreazione, qualora altri metodi terapeutici risultino inadeguati o
non idonei”.
La stessa relazione introduttiva al testo Bolognesi individua, nei 23 articoli
redatti, il tentativo di uno “statuto delle tecniche” in cui tuttavia la Procreazione
assistita non diviene un modo alternativo di procreare, ma un rimedio alla
sterilità ed infertilità di coppia.
Si riconosce, infatti, che non si tratta di una terapia vera e propria perchè manca
l‟elemento di cura e che questo aspetto è particolarmente vero per le metodiche
che richiedono l‟utilizzo dei gameti di un donatore o di una donatrice, laddove
l‟ostacolo è solo aggirato22.

21
     BALDINI G., Tecnologie riproduttive e problemi giuridici, Giappichelli editore, 1999, p. 128.
22
      Cfr. Il Manifesto firmato da Caporale C. Massarenti A., Petroni A.M. e Rodotà S., è stato
pubblicato su Il Sole 24 ore, 1 marzo 1998.
Si legge, infatti: “La scelta per la procreazione assistita deve venire riconosciuta come l‟esercizio di
un diritto e non deve trasformare chi la fa in un “malato”, al quale un trattamento viene accordato o
rifiutato in base a decisoni prese con la logica della terapia medica. La logica della terapia medica
sottintende un giudizio morale negativo nei confronti della procreazione assistita.         Il risultato
inevitabile di questa visione è che non soltanto si impongono dei costi di tipo morale a coloro che
decidono di ricorrervi, ma si proietta un aconnotazione negativa sui bambini che nascono grazie ad
essa.”
                                                  20
                                                  - 21 -


Quest‟ultima argomentazione sarà utilizzata da coloro che imposteranno il loro
approccio alla materia ponendo unicamente al centro di ogni tutela il nascituro
già concepito, piuttosto che il soggetto adulto infertile.
Il Testo Unificato Bolognesi propone per il nascituro una tutela giuridica (art.
11), riconfermata anche dal T.U licenziato definitivamente dalla Camera, che
vieta il disconoscimento della paternità successivamente al consenso dato prima
della fecondazione eterologa ed individua come migliore condizione possibile
per il nato quella di nascere da una coppia eterosessuale coniugata o convivente.
L‟equiparazione tra coppie coniugate e conviventi ha tuttavia sollevato da parte
della Commissione Giustizia l‟esigenza di istituire un‟ anagrafe in base alla
stabilità del domicilio della coppia, ma la Commissione Affari sociali ha rimesso
il problema all‟Aula.
Il Testo Bolognesi definisce “poco realistico” il divieto alla fecondazione
eterologa, ma pur riconoscendo che ormai è legittimata in tutta Europa e
praticata in Italia da più di 20 anni, ne diffida, attribuendo ai soli centri pubblici
la gestione della raccolta dei gameti (art. 9 punto 1 del T.U Bolognesi).
Questi ultimi sono, infatti, ritenuti più affidabili e controllabili, nonostante la
mancanza assoluta fino ad oggi di esperienza in tal senso23, ma il ricorso
all‟eterologa, in linea con la legge francese è prevista solo nel caso in cui sia
impossibile procedere con una tecnica omologa o qualora si accertata la
sussistenza di gravi malattie ereditarie (art. 4 punto 3 del T.U Bolognesi).
Per quanto concerne le misure di tutela dell‟embrione umano, l‟art. 16 T.U
Bolognesi, limitava la ricerca clinica e sperimentale a condizione che si
perseguissero finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche, volte alla

23
     Ricordiamo che la Circolare del Ministro della sanità Degan del 1985 ancora in vigore ha
legittimato ad essere eseguite nelle strutture pubbliche le sole tecniche omologhe richieste da una
coppia coniugata in quanto ..” solo le tecniche che utilizzano i gameti della coppia consentono di
realizzare il desiderio genitoriale della medesima senza incertezze sulla paternità e sulla maternità
del nascituro, potendo restare affidato alla responsabilità dei genitori stessi ed alla deontologia degli
operatori sanitari l‟apprezzamento delle implicazioni psicologiche e biologiche del trattamento.”

                                                   21
                                                  - 22 -


tutela della salute e allo sviluppo degli stessi embrioni qualora non siano
disponibili metodologie alternative. E al punto 3 del medesimo articolo
stabiliva:    “Le tecniche di produzione degli                    embrioni, tenuto        conto
dell‟evoluzione tecnico-scientifica e di quanto previsto dall‟art. 7, comma 3,
devono tendere a creare il numero di embrioni strettamente necessario ad un
unico impianto, comunque non superiore a quattro.”
La tutela prosegue con l‟introduzione di sanzioni penali per chiunque
contravvenga           ai    divieti      di     sperimentazione,        manipolazione         e
commercializzazione di gameti ed embrioni (art. 17 T. U.), inoltre con il divieto
del prelievo di gameti dopo la morte del partner maschile ed il trasferimento in
utero sia di un gamete che di un embrione successivamente alla morte di uno dei
soggetti aventi diritto all‟accesso alle tecniche (art. 14 punto c).24


24
     Il fatto di cronaca verificatosi a Palermo nel 1998 che vede protagonista una donna rimasta
vedova dopo l‟avvenuta fertilizzazione in vitro degli ovociti con il consenso del marito, ha posto il
problema di chi debba decidere della sorte degli embrioni. La donna, dopo il rifiuto di eseguire
l‟impianto in utero degli embrioni da parte del Centro di Medicina della riproduzione a cui si era
rivolta, richiede l‟intervento del Pretore. Infine, la sentenza del Tribunale di Palermo dell‟8 gennaio
1999 si esprime   a favore del trasferimento degli embrioni ed in riferimento al T.U Bolognesi, art. 14
punto c, afferma che il progetto di legge della commissione Busnelli su questo aspetto è più
specifica di quella “oggettivata del Testo unificato..questo, invero, vietando il prelievo di gameti
post-mortem e il trasferimento in utero di un gamete o di un embrione successivamente alla morte
di uno dei soggetti di cui all‟art. 5 propone una parificazione nel trattamento di embrioni e gameti
che non appare condivisibile alla stregua dei principi costituzionali sopra ricordati.”
Il fatto di cronaca summenzionato ha destato non poche polemiche, dimostrando il limite di un
Testo di legge “pesante”, laddove, qualora fosse stato in vigore non avrebbe riconosciuto il diritto
alla maternità della donna. Gli stessi esponenti del clero o gli studiosi di “area cattolica” hanno
espresso valutazioni contraddittorie sul caso, riconoscendone la difficoltà di valutazione ed il
rischio di incoerenza. Se da una parte si è opposto un deciso no alla nascita di un figlio “orfano per
legge”, dall‟altro si è contrapposto il bene della vita realizzabile solo con la nascita a quello della
non vita, decretato da un Autorità pubblica super-partes, ma che di fatto avrebbe espropriato la
donna, potenziale madre di un diritto personalissimo.

                                                   22
                                                 - 23 -


Il Testo Unificato, tuttavia, prima di essere licenziato dall‟ Aula della Camera
dei deputati, nel maggio 1999, subisce un vero e proprio scardinamento nella sua
struttura portante.
La modifica più incisiva, che creerà le premesse per la richiesta di dimissioni
dell‟on. Bolognesi e la nomina in qualità di relatore dell‟on. Alessandro Cè, già
relatore di minoranza, è apportata dall‟ emendamento all‟art. 1, punto 1: “Al
fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità e
dalla infertilità umana è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente
assistita, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla presente legge, che
assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, in particolare del concepito.”
Con l‟introduzione di questo nuovo soggetto giuridico, “il concepito”, tutto il
testo si traduce in una difesa dell‟embrione (intendendosi come tale l‟ovocita
fecondato e capace di sviluppo).
Gli artt. 13 e 16 del T. U così aggiornato (S. 4048) introducono il divieto della
crioconservazione degli embrioni, la limitazione a tre degli embrioni da produrre
e da trasferire con un solo impianto ed, infine, l‟ istituto dell‟adozione prenatale
o adozione degli embrioni, già crioconservati e non trasferiti entro tre anni
dall‟etrata in vigore della legge o rifiutati con espressa rinuncia della donna.
Si prevede, inoltre, che la presenza degli embrioni crioconservati in un centro di
riproduzione assistita debba essere segnalato al Tribunale dei minori competente
per il territorio.25



25
     A questo proposito occorrerebbe riflettere sulla configurazione di una violazione della privacy,
trattandosi dell‟invio di nominativi di chi ha fatto ricorso alle tecniche, ancorchè non resi pubblici e
forse anche della violazione del segreto professionale previsto nel codice deontologico dei medici.
Infine, sottrarre gli embrioni ad una coppia senza neanche fare richiesta del loro consenso scritto,
implicherebbe una grave violazione costituzionale del rispetto della dignità della persona umana.
Infine, limitandosi ad una riflessione sugli aspetti civilistici della fattispecie che verrebbe a
configurarsi, ricordiamo che la dottrina è sempre più orientata nel distinguere gli ovuli fecondati
dall‟embrione già annidato in utero.

                                                  23
                                                - 24 -


In base all‟art. 16 punto 4, infatti, è richiamata per analogia la legge
sull‟adozione (l. 184/1983) e specificato al punto 6 che: “I nati a seguito di
adozione di embrioni sono figli legittimi della coppia coniugata o figli naturali
riconosciuti della coppia convivente.”
Questo stesso principio in ogni caso risulta essere in contrasto con il divieto
esplicito alla fecondazione eterologa (art. 4 punto 3 del medesimo T.U), che nel
caso dell‟adozione prenatale la configurerebbe per entrambi i genitori, nonché
con il divieto di maternità surrogata (art. 12punto 1) e con il presunto principio
del diritto del nato a conoscere le proprie origini .26

26
     Il 24 marzo 1999 con diciotto voti a favore (Lega, forza Italia, CCd, Udr) e sedici contro (Ds,
Verdi e Pdci) viene votato l‟emendamento che introduce l‟adottabilità degli embrioni
crioconservati. I popolari abbandonano l‟Aula prima della votazione in segno di protesta.           Il
responsabile sanità, l‟on. Fioroni dichiara: “Vorremmo capire come pensano di tutelare la legge,
impedendo che le tecniche di fecondazione eterologa trovino applicazione sotto mentite spoglie.”In
l‟AVVENIRE, 25 marzo 1999.
Giuseppe Fioroni spiega così l‟abbandono dell‟aula: “e‟ assurdo che Cè non ci abbia concesso più
tempo, qui si pensa solo a fare bella figura ..quel quarto comma dell‟articolo 22 è scritto in modo
superficiale e frettoloso. Non evita il rischio di altre speculazioni perché non prevede il censimento
degli embrioni già esistenti, non tutela la dignità delle madri biologiche e adottive, cui non assegna
un preciso stato giuridico.” In Il CORRIERE della SERA, 25 marzo 1999.
“L‟ on. Cè vuole così evitare il rischio che gli embrioni già congelati vengano alla fine distrutti,
sempre in nome della tutela del principio della vita. Una tutela che sta a cuore anche ai Popolari,
ma che in questo caso nutrivano anche molte perplessità di carattere etico.             L‟adottabilità
dell‟embrione, spiega Fioroni, di fatto è attuabile soltanto attraverso l‟applicazione della
fecondazione eterologa, che, quindi, in qualche modo rientra di nuovo in gioco, dopo essere stata
bocciata dall‟aula di Montecitorio. Il futuro bambino potrebbe ritrovarsi con quattro genitori. In
questo modo non si tutela la famiglia.” In Il GIORNALE, 25 marzo 1999.
Duri i commenti delle donne della sinistra. Marida Bolognesi definisce quest‟emendamento un
“chiaro attacco alla legge sull‟aborto” ed una “mostruosità giuridica”.In Il GIORNALE 25 marzo
1999. E mormora: “Io mi vergogno di andare in aula facendo discutere questo comma per
l‟ignoranza giuridica che rivela. Questa cosa non esiste, mira solo a uno scontro tra maggioranza ed
opposizione.” In La REPUBBLICA, 25 marzo 1999. L‟on. Gloria Buffo definisce una legge così

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Oltre ad alcune incongruenze logiche e giuridiche l‟aver connotato il Testo di
legge in esame come una sorta di statuto in difesa della vita dell‟embrione (o
concepito)27 ha fatto dimenticare la ratio inizialmente condivisa del Testo
Unificato, ovvero la salute del cittadino con problemi di infertilità ed in
particolare ha messo in secondo piano gli effetti sanitari e psicologici sulla
donna.
In base ad una lettera di riflessione e di contributo scientifico inviata alle
Istituzioni preposte a regolamentare la materia, la SIERR (Società Italiana di
Embriologia e Riproduzione), all‟indomani della votazione in Aula degli
emendamenti suddetti, e confrontando la situazione italiana con altre trenta due
nazioni nel mondo28, ha confermato le preoccupazioni più volte palesate da
operatori e studiosi della procreatica per le donne costrette, ora per legge, a
ripetute stimolazioni ormonali, essendo vietate la crioconservazione degli
embrioni, nonché essendo stato limitato il numero di embrioni da produrre.29




concepita “punitiva” soprattutto per la donna. Il prof. Carlo Flamigni parla di “espropriazione
violenta della genitorialità.”In Il GIORNALE, 25 marzo 1999
27
     Nelle definizioni contenute nell‟art. 2 punto 3 del testo di minoranza dell‟onorevole Cè si legge:
“Ai fini della presente legge per embrione si intende l‟ovocita fecondata, capace di sviluppo, a
partire dal momento della fecondazione, ovvero della penetrazione dello spermatozoo nell‟ovocita.”
28
     Cfr. Supplemento n° 2 della rivista “Fertility e Sterility”, may 1999, vol. 71, n°5.
29
     La lettera, a cui si fa riferimento è datata 28 maggio 1999, ricordiamo il punto più saliente:
“Nella attuale formulazione della legge la paziente dovrà comunque essere sottoposta a
stimolazione ormonale, ma solo tre ovociti dovranno essere selezionati per essere fecondati, in base
a criteri a tutt‟oggi non chiaramente identificati nella letteratura scientifica internazionale, mentre i
restanti dovranno essere eliminati. Chi conosce i problemi della fecondazione in vitro sa bene che
non è possibile prevedere quanti di questi tre ovociti diverranno embrioni; al massimo tre, ma c‟ è
anche la possibilità che se ne sviluppi uno o nessuno, riducendo o annullando la possibilità di
gravidanza.”



                                                    25
                                                  - 26 -


Le chances di successo di un singolo ciclo di trattamento in vitro sono così
pressocchè vanificate, comportando ciò un aggravio di costi per i cittadini, per le
strutture e, quindi, per la società.
Costi, non solo quantificabili economicamente, ma anche in termini psicologici
e di salute della coppia stessa, senza valutare l‟ulteriore sperequazione sociale
introdotta tra chi potrà permettersi di sottoporsi a più cicli e chi no.
Inoltre da un punto di vista giuridico si ribalta il contemperamento di due
interessi tra loro: quello dell‟embrione (equiparato all‟individuo già nato) a non
essere leso nella sua dignità ed integrità (che lo Stato tutela tanto da prescrivere
l‟adozione prenatale) e quello dei cittadini ad agire per realizzare il loro diritto o
secondo altri la loro libertà di procreare.
La dottrina italiana dopo anni di discussione sembra oggi condividere l‟idea che
la sorte degli ovuli fecondati in via omologa spetti ad entrambi i soggetti che
hanno concorso alla fecondazione stessa e, quindi, come concepire una legge
dello Stato che si ingerisca di tale scelta?
Innanzitutto, perché non può essere posta giuridicamente sullo stesso piano la
tutela del feto in utero con quella dell‟embrione non ancora impiantato30.
Nel secondo caso, infatti, sarebbe comunque necessario un contemperamento
dei diritti con quelli della madre che lo porta in grembo e che ha una preminenza
sulla volontà del padre, visto il particolare coinvolgimento fisico e psicologico
(l.194/1978)
In conclusione, in base ad un discorso prettamente tecnico-giuridico, non è
possibile equiparare tra loro gli ovociti fecondati, con l‟embrione impiantato in
utero, con la persona adulta.


30
     Tale impostazione è stata condivisa dalla sentenza della Corte di Appello del Tennessee, che ha
dovuto determinare a chi dei due coniugi divorziati spetti il diritto di decidere di ovuli fecondati,
crioconservati, ma non ancora impiantati in utero. La Corte di Appello, contrariamente alla sentenza
di primo grado, che si era espressa a favore della donna, attribuisce ad entrambi i soggetti che hanno
concorso alla fecondazione diritti sugli embrioni.

                                                     26
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Le tutele predisposte dagli ordinamenti giuridici sono graduate, occorre
contemperare il diritto alla salute della madre con il diritto di nascere del feto
vitale e il diritto di non procreare di ciascun genitore sul diritto del nascituro alla
nascita31
Secondo un‟ affermazione di N. Scandicchio32 la stessa concezione americana
esclude “che possa legittimamente affermarsi una correlazione tra l‟esistenza del
soggetto ed il fatto puro e semplice del concepimento”.
In base allo schema della “fruttificazione”che la dottrina italiana per lo più ha
sposato, le norme da richiamare sono quelle contenute negli artt. 820 e 821 del
Codice civile. La logica affermata è quella per cui parti staccate del proprio
corpo uscirebbero dalla sfera giuridica strettamente personale, ma a differenza di
ciò che era stato avanzato da Carnelutti33 o da Bianca34, De Cupis35 individua nel
distacco il fatto da cui dipende l‟immediato sorgere del diritto, un diritto di


31
      Da un punto di vista filosofico PRODOMO R., L‟embrione tra etica e biologia”, ESI Napoli
1998, ha cercato di percorrere una “terza via” rispetto alle contrapposizioni nette che talvolta si
leggono o si sentono tra gli esponenti delle bioetiche “laiche” o “cattoliche”. L‟Autore definisce
l‟embrione un essere dotato di valore morale e di diritti progressivamente crescenti nel corso dello
sviluppo. Cfr. HARRIS J., “Etica ed embrioni” In Bioetica, anno VI, 1998, n°1. Partendo dal
concetto che persona è una creatura capace di apprezzare la propria esistenza, tutto è basato sul fatto
che si sia o meno in grado di desiderare di vivere e di essere autonomi. Se così non è non si può
dire che uccidendoli si frustra questo loro desiderio di vivere.
32
      SCANNICCHIO N., One way return. Da Roe a Webster. Libertà di scelta e controllo statale
nella giurisprudenza costituzionale americana sull‟interruzione della gravidanza. Nota in
MIRANDA a., in Dir. fam. e pers. Vol. XXVII, 1998, p.114.
33
     CRISCUOLI G., L‟acquisto delle parti staccate del proprio corpo e gli artt. 820 e 821 cc, in Dir.
pers. e fam. 1985, p. 266 ss.
34
      BIANCA C.M, Manuale di Diritto civile, I°, Milano, 1978 p. 163. L‟Autore ritiene i reperti
anatomici una volta espiantati, res nullius, suscettibili di occupazione. Ovvero il soggetto che
avesse interesse nel restare proprietario della parte espiantata dovrebbe provarlo, perché non
sarebbe automatico.
35
     DE CUPIS A., I diritti della personalità, IIa ed, Milano, 1982, p. 168 ss.

                                                         27
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proprietà su quelli che vengono individuati, con linguaggio traslato, come “i
frutti della cosa madre”.
Diritto di proprietà riconosciuto dagli stessi giudici americani della Corte di
Appello della California il 17 giugno 1993, in relazione ai gameti umani donati
(gametic material), data la loro intrinseca potenzialità procreativa e quindi il
chiaro interesse rappresentato per chi li ha prodotti.
La distinzione tra “diritto” e “libertà” è apprezzabile.
Con il primo concetto si individuerebbe un diritto soggettivo a procreare e un
concetto di maternità e paternità negoziali, anche disgiunti da un fondamento
biologico e con una responsabilità da parte dello Stato ad una assistenza
sanitaria gratuita;       con la seconda si chiede più semplicemente una non
ingerenza dello Stato nelle scelte personali dei soggetti.36
Nella logica del Testo Unificato trasmesso al Senato, tuttavia, la tutela del bene
del nascituro si realizza non con la sua nascita tout court, ma a condizione che
sia soddisfatto un secondo requisito, ossia quello di nascere da due genitori
biologici, coniugati o conviventi stabili ed in questo ripropone le limitazioni
all‟accesso già presenti nel Testo Bolognesi all‟art. 5: “coppie di adulti
maggiorenni..in età potenzialmente fertile” ma aggiungendo, lo ripetiamo, il
divieto esplicito delle tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo
eterologo (art. 4 punto 3).
Da un punto di vista culturale la logica assimilata dal T.U così aggiornato è
vicina ad una parte della società che osteggia il libero accesso alla procreazione
assistita in base alle motivazioni e ai valori resi pubblici nel “Manifesto in difesa
del valore della vita umana”, pubblicato il 18 marzo 1998 sul quotidiano
l‟Avvenire.
Il documento è stato proposto dalle associazioni Sanitarie cristiane del Forum
delle Famiglie e dalla fondazione Terzo millennio sulla procreazione assistita.



36
     BALDINI G., op.cit., p.29ss.

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Fin dalle prime righe si richiamano definizioni universali come il concetto di
“famiglia umana” espresso nella Dichiarazione universale dei diritti dell‟uomo
del 1948, nonché l‟art. 3 della Convenzione dei diritti del fanciullo, approvata
nel 1989 dall‟ONU e ratificata dall‟Italia.
Entrambi i riferimenti sono utilizzati per appellarsi alla “coscienza umana”
superando la distinzione tra credenti e non credenti e tra una bioetica “cattolica”
ed una “laica”.
L‟ appello fatto è al principio della “dignità umana” patrimonio della cultura
moderna per evitare quelle che vengono definite “violazioni dovute ad interessi
pratici e a convinzioni utilitaristiche”37.
Il tono che prevale è dunque proprio della crociata del bene contro il male in
nome degli interessi e dei diritti dei bambini che devono prevalere su quelli
degli adulti.
Tra questi “diritti” viene rivendicato il diritto del bambino ad avere entrambi i
genitori e a vivere in una famiglia stabile, garantita in ciò dal vincolo
matrimoniale.
In una intervista rilasciata dal responsabile del Comitato di Bioetica della
Cattolica, Monsignor Elio Sgreccia, viene posta la domanda: “Come giudica il
progetto di legge italiano?” Segue la risposta: “..Pare che ci sia un certo
consenso nell‟evitare il congelamento degli embrioni. E molti di noi sono
contrari anche alla fecondazione eterologa. La Chiesa è contraria, si sa, anche a

37
     Contra “Il Manifesto per la libertà di procreare” proposto dalla Consulta di Bioetica e Centro
studi Politeia, pubblicato su Il Corriere della Sera il 10 febbraio 1998. “Alle leggi chiediamo che
mettano le condizioni per limitare i danni certi e non per configurare danni presunti, quali possono
essere quelli derivanti da assunzioni soggettive sull‟ordine della natura e sull‟essenza della tecnica.
Le leggi devono permettere l‟uso di tecniche mediche che consentano di prevenire la trasmissione
di malattie, ma non devono trasformare in mali morali oggettivi i tabù che ciascuno è libero di
rispettare ma che nessuno può imporre agli altri. Ai legislatori chiediamo che estendano e non
restringano le nostre libertà, e che cerchino dis corgere nelle tecniche disponibili mezzi che aiutano
a realizzare le aspirazioni dei cittadini, senza far prevalere le proprie convinzioni personali.”

                                                   29
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quella omologa; la dottrina della Chiesa vuole che nulla sia artificiale, ma si
cerca di salvaguardare almeno il concetto di famiglia.”38
La conflittualità è emersa nel corso del dibattito parlamentare in particolare in
concomitanza con le votazioni di alcuni articoli del Testo unificato (l‟accesso e
la fecondazione eterologa) ed, in particolare ricordiamo l‟ ampia polemica che
ha seguito il parere favorevole espresso dalla commissione Affari Costituzionali
della Camera dei deputati il 2 giugno 1998.
Furono aperti due fronti quello all‟interno del partito Popolare italiano e quello
tra l‟on. Marini e l‟Avvenire, quotidiano voce della Commisione episcopale
italiana.
L‟accusa lanciata all‟on. Rosa Russo Iervolino, presidente della commissione
Affari costituzionali, fu quella di non conformità ai valori cattolici che il suo
partito di appartenenza avrebbe dovuto difendere, al di là della valutazione
tecnico-giuridica del testo, che è stato dichiarato non in contrasto con il modello
di famiglia sancito dagli artt. 29, 30 e 31 della Costituzione, pur nella previsione
della fecondazione eterologa.
Sulla vicenda sono da ricordare tra i titoli di giornale: “I duellanti della provetta.
Il testo sulla procreazione alla Camera, ma è guerra tra cattolici”e l‟intervista
all‟on. Iervolino in cui difende la laicità del suo ruolo istituzionale con
l‟affermazione: “Giudico per lo Stato non sui miei principi”39.
La polemica tra l‟on. Marini e la Cei comincia, invece, con un‟intervista
rilasciata al Corriere della sera in cui il deputato del Ppi afferma. “Anche i
Vescovi possono sbagliare. A volte il quotidiano della Cei mi sembra il giornale
aziendale di Forza Italia.”40


38
     TOSATTI M., “Basta coi giochi disumani i bimbi diventano oggetti.”, La Stampa, 18 febbraio
1998, p. 11.
39
     DE LUCA M. N., “Giudico per lo Stato non sui miei principi”, la Repubblica, 3 giugno 1998.
40
     VERDERAMI F., “Marini: anche i vescovi possono sbagliare” Corriere della sera, 5 giugno
1998

                                                 30
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In questa intervista Marini spiega che è ingiustificato l‟attacco che il suo partito
ha ricevuto per la votazione sul testo unificato sulla Procreazione assistita e che
la domanda posta da Mario Agnes, direttore dell‟Osservatore, ossia se un
cattolico può ferire il progetto di Dio sull‟uomo, va ribaltata. Si tradurrebbe,
infatti, nel quesito: “Può un cattolico, a fini di bassa polemica politica
strumentalizzare persino le ansie e le incertezze degli uomini sul significato
della vita? Può un cattolico, a fini di bassa polemica politica, strumentalizzare
addirittura la parola piena di sollecitazione e di speranza del Papa su questi
problemi?”
I Vescovi rispondono dicendo: “Non ci interessano i partiti, volevamo
richiamare principi che devono essere tutelati dalle leggi”.41 Il Cardinale
Angelini dichiara che la legge sulla fecondazione assistita è contro la morale
della Chiesa, quindi, anche se costituzionalmente corretta non dovrebbe essere
approvata da un politico cattolico. “E‟ da ignoranti confondere gli ammonimenti
morali della Chiesa con la politica.”42.
Il Presidente del Ppi, Enzo Bianco ribadirà che è finita l‟epoca delle crociate e
che sugli argomenti legati all‟etica non ci può essere un obbligo di schieramento
politico, ma occorre una libertà culturale, mal vista da alcuni vescovi che forse
avrebbero preferito ancora le crociate.43
Stefano Rodotà esprime, invece, la sua preoccupazione per toni proibizionisti
del testo di legge e le sue perplessità nell‟affidarsi ciecamente alla coerenza
della norma giuridica.
Per quanto riguarda le pressioni della Chiesa le reputa coerenti, ma il problema
si crea quando: “la posizione cattolica si intreccia con la concorrenza dei
cattolici in politica i quali vogliono acquisire il consenso su questione di
quest‟ordine. Bisogna evitare che la soluzione legislativa diventi l‟imposizione

41
     “I vescovi: i popolari rispettino i nostri valori. Non ci interessano i partiti, volevamo richiamare
principi che devono essere tutelati dalle leggi.”, Corriere della sera, 6 giugno 1998, p. 5.
42
     LA ROCCA O., “E‟ un ignorante di morale cattolica”, la Repubblica 6 giugno 1998.

                                                    31
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maggioritaria di un punto di vista ideologico. A qualcuno non piace parlare di
diritti e di libertà, ma qui, ahimè, siamo proprio in materia di libertà e di
diritti.”44
Sulla stessa linea è la scrittrice e giornalista Miriam Mafai che ironicamente
sdrammatizza la polemica definendo “semplicemente non vero” l‟oggetto del
contendere. Il Testo di legge non solo non permetterebbe nulla di più di ciò che
già avviene da anni sotto gli occhi di tutti, ma addirittura limiterebbe la libertà
delle donne.
Riguardo all‟eterologa, afferma l‟Autrice, ogni giudizio è lecito, l‟unico limite
dovrebbe essere dato dall‟obiezione di coscienza di un medico, ma non da un
divieto di legge.45
In conclusione, ciò che sembra emergere da questo dibattito può essere
ricondotto anche ad una atavica paura della scienza, come se questa con la sua
asetticità ed indifferenza possa essere pericolosa per l‟ordine sociale ed i suoi
valori e come se fosse concepibile solo un rapporto antagonista tra scienza ed
etica e non un rapporto dialogico tra i due termini.
In realtà è importante riflettere come anche la scienza possa essere concepita ed
utilizzata in base a principi etici e di fatto lo sia in tutti i Paesi europei che si
sono posti di fronte alle problematiche e ai dilemmi della fecondazione assistita.
Un esempio eclatante è già stato fornito dalla diffusione della iniezione
intracitoplasmatica degli spermatozoi nell‟ovocita, la ICSI, che ha ridotto
notevolmente la percentuale di inseminazioni eterologhe e da altre tecniche,
come la crioconservazione degli ovociti o addirittura degli zigoti che si stanno
già sperimentando46.

43
     DE GREGORIO C., “Bianco: E‟ finita l‟epoca delle crociate.”, L arepubblica, 7 giugno 1998.
44
     PAOLOZZI L., “E‟ incostituzionale negare la provetta ai single”, l‟Unità, 4 giugno 1998.
45
     MAFAI M., “L‟equivoco della Chiesa”, la Repubblica, 6 giugno 1998.
46
     Ricordiamo che solo la Svizzera tra le 40 Nazioni analizzate, nel già citato studio della rivista
Fertility e Sterility, ha limitato il numero di embrioni da produrre in vitro, dando la possibilità di
congelare gli embrioni ad uno stadio di sviluppo molto precoce, prima della fusione del patrimonio

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Da ciò, quindi, scaturisce il timore che una legge “pesante” ed eccessivamente
“dettagliata” possa già essere obsoleta nel momento in cui entri in vigore.




1.3.2 Fecondazione assistita e adozione percorsi alternativi?
Nel Testo Unificato licenziato dalla Camera dei deputati è riconfermata la
centralità già data nel Testo Bolognesi all‟informazione. Questa è posta tra i
compiti delle regioni che dovranno predisporre l‟erogazione di servizi di
informazione, di consulenza e di assistenza riguardo ai problemi della sterilità e
della infertilità (art. 2).
Inoltre, la trasparenza del rapporto tra la struttura sanitaria che eroga la
prestazione ed i cittadini deve essere totale anche nel prospettare i costi
economici e nel proporre, ma forse, in questo caso incomprensibilmente
soluzioni alternative alla Procreazione assistita.
Leggiamo, infatti, all‟art. 6 punto 1: “alla coppia dev‟essere prospettata la
possibilità di ricorrere a procedure di adozione o di affidamento come
alternativa alla Procreazione medicalmente assistita.”
Ciò che lascia perplessi è il presentare come obbligo l‟informazione
sull‟adozione che, invece, posta in questi termini perentori potrebbe essere
vissuta come un giudizio di valore negativo verso coloro che hanno scelto il
percorso della fecondazione assistita. Non solo, ma si potrebbe rischiare di non
far comprendere la diversità giuridica e psicologica delle due esperienze, diverse
pur nella realizzazione del medesimo desiderio di genitorialità.
Nell‟adozione è necessario acquisire informazioni sulla coppia ed esprimere un
giudizio di idoneità in quanto lo Stato ha il dovere di tutelare il minore.




genetico dei due genitori e cioè allo stadio che viene definto di “pronuclei”, mantenendo di fatto
inalterate la possibilità di gravidanza per ogni singolo ciclo.”

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Chi è dichiarato “adottabile” ha già una sua storia pregressa, spesso difficile e
complessa, perciò in base alla sua specificità viene fatta una ricerca tra le coppie
che si sono dichiarate disponibili all‟adozione.
A questo scopo, presso numerosi Tribunali dei minori, è stata ritenuta
fondamentale l‟attivazione di corsi di preparazione e formazione obbligatoria
per le coppie in attesa di ricevere una risposta alla domanda di adozione, perché
possano approfondire e comprendere fino in fondo la loro disponibilità
all‟accoglienza. Il figlio adottivo è portatore di un suo vissuto personale e
quando entrerà in casa sarà “estraneo” a quel contesto familiare e non è detto
che un bambino abbandonato riesca ad “appartenere” ad una famiglia, per
quanto ottimale essa sia.
In un convegno svoltosi a Roma, la dott.ssa Livia Pomodoro, Presidente del
Tribunale per i minorenni di Milano ha affermato che, a dimostrazione della
opportunità di questi corsi, vi è il fatto che molte coppie diventano consapevoli
della loro inadeguatezza ad affrontare questa esperienza e ritirano la loro
domanda.47
Porre quindi sullo stesso piano i due percorsi non aiuta la comprensione della
diversa cultura che deve animarli.
La cultura dell‟Istituto dell‟Adozione si sta a sua volta evolvendo proprio in
funzione di questa sempre più accentuata sensibilità verso il minore.
Se, infatti, nella storia del diritto l‟adozione ha da sempre avuto una funzione
patrimoniale, ossia di assicurare una discendenza ad una coppia senza figli per
poterne perpetuare il patrimonio, con la legge 184 del 1983 si è trasformata in
una formula totalmente dedicata al soggetto in questione.
Oggi è non solo il tentativo di dare una famiglia a chi non ce l‟ha più o non ne
ha una adeguata, ma spesso di aiutare il minore lasciandolo il più possibile nel

47
     Il Convegno dal titolo: “Servizi psicosociali ed enti autorizzati nell‟adozione internazional.
Dopo la ratifica della Convenzione dell‟Aia”, si è svolto a Roma il 22 giugno 1999 presso la facoltà
di Psicologia dell‟Università la Sapienza.

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proprio ambiente di provenienza, aiutando, se possibile anche la famiglia di
origine o solidarizzando a distanza con il minore.
La fecondazione assistita, anche quella eterologa, che da sempre è stata
equiparata idealmente all‟adozione (vista la mancata derivazione biologica da
parte di almeno uno dei genitori putativi) è, dunque, cosa ben diversa.
Questa comparazione fu oggetto di dibattito già nel 1980 nell‟ambito del II
Seminario Internazionale sulla fecondazione assistita tenutosi, a Bari dal 12 al
14 maggio.
In quell‟occasione il sociologo Di Nallo osservò che la eteroinseminazione di
per sé non è né buona né cattiva, ma che acquista valenze sociali perché è il
risultato di un rapporto vitale interpersonale e perché la società ancora vive con
pregiudizio culturale la fecondazione assistita rispetto all‟adozione, che riceve
una maggiore approvazione morale.
Ma la relazione con il figlio sarà più “oggettivante” oppure “personale” ed
“educativo” in base alla provenienza e all‟ambiente sociale in cui si sviluppa
anche la relazione nell‟ambito della coppia.
Pertanto l‟argomentazione del rischio dell‟asimettria tra i partner che accedono
alla fecondazione eterologa, perchè escluderebbe solo uno dei due dalla
derivazione genetica, potrebbe non essere valido in assoluto e dovrebbe
comunque essere lasciato alla valutazione della coppia.
Secondo l‟Autore non si può negare ad una donna con un partner sterile la
possibilità di vivere l‟esperienza della maternità, solo sulla base di queste
valutazioni teoriche sul presunto equilibrio familiare.
Un altro Autore, Furgiuele48, osserva che alla luce del diritto di famiglia così
come si è evoluto dagli anni‟ 70 in poi, al centro dell‟ attenzione del legislatore


48
     FURGIUELE G., La fecondazione artificiale: quali principi per il civilista? In Quadrimestre
1989, p. 259 ss.
Cfr. CRISTIANI F., La procreazione artificiale tra etica e diritto, in Dir. di famiglia e delle pers.
1987, p. 1053 ss.

                                                 35
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non vi è più l‟istituto famigliare in quanto tale, ma l‟individuo e le sue
prerogative nell‟ambito della famiglia stessa.
L‟art. 2 della Costituzione è, quindi, il fondamento imprenscindibile di questo
ragionamento.49
L‟ evoluzione stessa della legislazione famigliare è andata nel senso di
privilegiare la genitorialità sociale, se responsabile, rispetto a quella meramente
biologica e genetica.
La stessa legge di Riforma del diritto di famiglia (l.151/1975) ha affermato il
prevalere del favor veritatis (ovvero la discendenza biologica) sul favor
legitimatis (la legittimazione del titolo giuridico di figlio) nell‟ottica di
responsabilizzare il cittadino anche verso la prole nata fuori dall‟istituto
famigliare del matrimonio, e quindi comunque coerente con una cultura che
intende aggiungere ad un dato biologico, uno volontaristico.
Infatti, il legislatore non solo ha ipotizzato con l‟adozione una forma di
filiazione “civile”, ma pone deroghe molto precise laddove la ricerca della
genitorialità naturale o biologica a tutti i costi possa danneggiare il minore, il
suo equilibrio psico-fisico e i suoi interessi. 50
E‟ opportuno ricordare che non a caso la stessa legge sull‟adozione non punisce
più penalmente, come avveniva in passato, i genitori che omettano di
conformarsi al richiamo del giudice per porre fine alla carenza di assistenza

49
     L‟art. 2 della Costituzione recita: “<la <repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili
dell‟uomo, sia come sinfgolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede
l‟adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”
50
     Alcune delle limitazioni summenzionate sono negli artt. 250, 253 e 250 del Codice civile oltre
che in numerose sentenze della Corte costituzionale e dei Tribunali civili. Cfr.BALDINI G., op.
cit.,p. 71. Inoltre BIANCA C. M, La filiazione, Trattato di diritto civile, vol. II, Milano Giuffrè,
1990, p. 254 ss. TRABUCCHI A., La procreazione e il concetto giuridico di paternità e di
maternità, Riv. Civ. 1982, Ia parte, p. 597 ss. VERCELLONE P. Fecondazione assistita e status
familiari, in Fecondazione assistita una proposta di legge da discutere, Atti del Convegno, Pisa 30
gennaio –2 febbraio 1997, Ed. CIC, p. 101 ss.

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morale e materiale, in quanto non si considera più lo stato di abbandono nelle
sue cause per reagire ad esse, ma si interviene per provvedere in termini
realistici al minore, privo di un ambiente familiare adeguato.
La famiglia, in conclusione, è tutelata solo in quanto permette la realizzazione
delle esigenze dell‟individuo e ne rispetta il suo sviluppo e la sua autonomia.
L‟ attuale Testo Unificato sulla Procreazione medicalmente assistita sembra,
quindi, riproporre, in un certo qualmodo un giudizio di valore aprioristico su ciò
che è meglio per lo sviluppo del minore e la sua armonia, consolidando con una
norma un pregiudizio che rievoca l‟art. 26 della IIa proposta della Commissione
Santosuosso del 1984.
Questa prevedeva che le coppie in lista di attesa per una inseminazione eterologa
ne facessero comunicazione al Tribunale dei minori per poter “passare” prima
attraverso una esperienza di affido familiare.
Oggi la differenza consisterebbe solo nel fatto che nell‟attuale Testo unificato
sulla Procreazione medicalmente assistita si fa divieto esplicito, lo ripetiamo,
delle tecniche eterologhe.




1.3.3 Il ruolo delle Associazioni di tutela delle coppie infertili e delle
      società scientifiche nel dibattito legislativo.
Il dibattito politico con cui si è giunti ad un testo di legge nella maggior parte dei
Paesi membri dell‟Unione europea, eccetto l‟Italia, l‟Irlanda e la Grecia, si è
avvalso anche del confronto con le Associazioni dei cittadini, oltre che delle
società scientifiche.
Infatti, nel 1993 quasi tutte le Associazioni europee sono confluite in gran parte
nella IFIPA (International Federation of patient Associations), ovvero in una
Federazione internazionale di Associazioni, nata a Washington D.C, che ha
come obiettivo primario quello di far riconoscere i diritti dei cittadini con
problemi di salute riproduttiva. Ciò che si auspica è la presa in carico del


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Servizio sanitario dei diversi Paesi di organizzare una risposta alla domanda di
ricorrere alle Tecniche di riproduzione assistita, senza costringere i cittadini alla
clandestinità e riconoscendolo giuridicamente alla stregua di altri trattamenti
sanitari, con tutto ciò che questo comporta (certificati medici per astensioni dal
lavoro, investimenti del SSN per diminuire i costi, controlli centralizzati si sulle
strutture che sui dati, ecc).
La peculiarità della situazione italiana, con la sua frammentazione culturale,
sociale e politica, è stata tale in questo settore, da favorire non solo il proliferare
di società scientifiche, ma anche di numerose associazioni di pazienti, mai
confluite in un‟ unica sigla.
Cosicchè all‟IFIPA, fino ad oggi aderiscono per l‟Italia ben quattro
Associazioni: l‟Ape sapiente di Bologna, Madre provetta di Roma, la Culla
trasparente di Palermo e l‟Associazione Hera di Catania, mentre non poche
associazioni si sono aggiunte nello scenario nazionale negli ultimi due anni.
Nell‟ambito dell‟iter parlamentare è stato dato uno spazio alle Associazioni dei
centri, alle Società scientifiche e alle Associazioni di pazienti, nell‟ambito della
“fase conoscitiva”, con le audizioni fissate nel mese di settembre del 1997.
Le prime, l‟Associazione dei centri Cecos Italia e dei centri EFRA, l‟ESHRE e
la SIFES hanno fornito un supporto di valutazione scientifica affrontando in
particolare l‟esigenza di requisiti di qualità dei centri e di procedure che
potrebbero essere fornite in parallelo con la discussione legislativa; l‟
importanza, sempre più confermata dai dati, dell‟ovodonazione rispetto alla
eteroinseminazione, l‟esigenza nel rispetto della coppia di crioconservare gli
embrioni prodotti.
Le seconde, l‟Associazione Ape sapiente di Bologna, Hera di Catania e Madre
provetta di Roma hanno concentrato la loro attenzione più sulla difficoltà di
accesso e di fruizione della Procreazione assitita (distribuzione dei centri sul




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territorio nazionale, impegno del SSN per equiparare cenri pubblici e privati,
costi, controllo sui centri).51
Entrambe queste realtà hanno tentato, dapprima singolarmente, poi, con una
formula di Comitato delle associazioni, denominata TRAforum, di coalizzarsi
individuando degli obiettivi comuni.
Il TRAforum si è costituito formalmente nel marzo 1999 con un atto pubblico,
ma già precedentemente aveva elaborato quattro documenti:                     un Codice di
autoregolamentazione per i centri privati di riproduzione assistita aderenti al
Comitato, una lettera programmatica inviata alle istituzioni, un documento con i
requisiti minimi individuati per i centri, una valutazione critica degli articoli del
T.U. Bolognesi.
Il Comitato è stato denominato TRAforum (ossia Forum per la tutela della
riproduzione assistita)52 con l‟intento simbolico di comunicare una idea di
“passare attraverso” per “passare oltre” le polemiche e le conflittualità che
animano la regolamentazione di questa materia.
La formula con cui è stato redatto l‟atto notarile è stato un atto pubblico proprio
perché fosse agevole richiedere un riconoscimento come Comitato consultivo,
sia nel corso dell‟iter parlamentare che successivamente all‟approvazione di un
testo di legge definitivo.
Per quanto riguarda lo spazio riconosciuto nei progetti di legge alle Associazioni
ricordiamo che l‟art. 13 punto 4 del T.U. Bolognesi individua nell‟Istituto

51
     Resoconto stenografico: “Indagine conoscitiva sulla Procreazione Medicalmente Assistita”
Audizioni, mercoledì 10 settembre 1997, Commissione XII Affari sociali, Camera dei Deputati.
52
     Fino ad oggi hanno confermato la loro adesione al TRAforum: l‟Associazione CECOS Italia
(Centri per lo studio e la conservazione degli ovociti e dello sperma umano), il CLUB di
Andrologia, l‟EFRA Italia (European Fertility Research Associates), la SIA (Società Italiana di
Andrologia), la SIAM (Società Italiana di Andrologia medica) la SIERR (Società Italiana di
Embriologia, Riproduzione e Ricerca), la SIFES (Società italiana di fertilità e sterilità). E tra le
Associazioni di tutela delle coppie infertili: l‟Associazione Hera O.N.L.U.S (organizzazione non
governativa di utilità sociale), l‟Ape sapiente, La Culla trasparente, Madre Provetta O.N.L.U.S

                                                 39
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superiore di sanità l‟ente preposto a raccogliere le istanze delle società
scientifiche e degli utenti riguardanti la Procreazione medicalmente assistita.
Nel Testo definitivo trasmesso al Senato il medesimo articolo è stato ampliato e
così emendato, art. 7 punto 4:        “L‟Istituto Superiore di sanità raccoglie le
istanze, le informazioni, i suggerimenti, le proposte delle società scientifiche e
degli utenti”.
Il TRAforum nell‟esperienza italiana rappresenta con la sua formula una
importante novità, laddove per la prima volta le società scientifiche e gli
esponenti degli operatori del settore si sono confrontate e coordinate con i
cittadini, “pazienti” o “utenti” dei centri di Riproduzione assistita.
In altri Paesi europei l‟esperienza dell‟associazionismo in questo settore è ben
radicata e ha ottenuto dei sostanziali riconoscimenti.
In Francia, dove esiste una legge a termine sull‟argomento, la revisione viene
affidata ad un comitato dove fondamentale è il contributo dei rappresentanti
delle coppie infertili.
Le Associazioni aderenti al Comitato Traforum hanno avanzato l‟ipotesi di una
organizzazione della risposta sanitaria al tema dell‟infertilità più omogenea, e
autocontrollata (in assenza di normative nazionali) e funzionale ad alcuni
requisiti igienico-sanitari individuati.
E‟ stata anche ipotizzata, in attesa della legge, una regolamentazione che il
ministro della Sanità dovrebbe emanare, in attesa di comprendere meglio le
questioni etiche che probabilmente necessitano di un approfondimento del
dibattito pubblico o semplicemente di nessuna norma, ma solo di una
salvaguardia dei diritti dei soggetti coinvolti.
Le richieste avanzate dal TRAforum sono sostanzialmente legate ad una
riorganizzazione controllata centralmente dei centri di riproduzione assistita, e
ad una verifica della formazione degli operatori.
Inoltre, lo sforzo culturale è anche quello di andare oltre il mero “tecnicismo” e
di approcciare globalmente la persona ed il suo progetto di genitorialità,


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nell‟ottica di una medicina della salute riproduttiva del cittadino e della sua
prevenzione.
I punti sottolineati nella lettera alle istituzioni sono stati dieci, sintetizzabili in
quattro parametri fondamentali:
1) Abolizione della circolare Degan per porre fine alle discriminazioni
e ai pregiudizi tra centri pubblici e privati e alla logica dell‟accesso in base allo
sttao civile.
2) Centralizzazione dei controlli: a) obbligatorietà dell‟iscrizione al Registro;
      b) raccolta cumulativa dei dati anche per poter verificare il follow up dei
      nati; c) verifica dei requisiti della struttura e degli operatori.
3) Miglioramento del rapporto medico-paziente con: a) la promozione di un
      lavoro di equipe; b) informazione corretta, omogeneizzazione dei protocolli
      usati nei centri e del modello di consenso informato.
4) Razionalizzazione della distribuzione dei centri pubblici e privati sul
      territorio nazionale.
L‟ impostazione delle associazioni nelle richieste avanzate parte da un esame
della realtà molto concreta, estranea a rivendicazioni ideologiche, morali o a
posizioni fondamentaliste.
Le questioni scottanti come quella degli embrioni o dell‟accesso non vengono
affrontate .
Cosicchè il giornale l‟Avvenire dopo la conferenza stampa del TRAforum, il 4
novembre 1998, scrive: “Provetta, vogliono un Codice ma dimenticano
l‟embrione”53
Prevale, infatti, l‟attenzione sulla salute della donna che si sottopone alle TRA,
si ammette la crioconservazione degli embrioni e si individua il numero di
embrioni da trasferire in utero “con quello che la donna può portare a termine




53
     LIVERANI L., “Vogliono un Codice, dimenticano l‟embrione”Avvenire

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con sufficienti probabilità di successo e con il minor rischio di gravidanze
plurime.”54
L‟accesso viene regolato in base all‟art. 2 del Codice approvato, in cui si legge:
“Gli interventi di PMA sono preferibilmente diretti a pazienti in età fertile, di
sesso diverso, coniugati o stabilmente conviventi.                  Sono preferibilmente
ammesse a ricevere un‟ ovodonazione, le donne fino al compimento del 52°
anno di età.”
Altri giornali apprezzarono il segnale concreto dato dalle associazioni: Il
Salvagente, rivista di tutela dei consumatori, titola: “Sulla Procreazione aspettasi
legge. Gli importanti documenti elaborati dal TRAforum” 55. Il Giornale, invece,
sottolinea un altro aspetto rilevante per il diritto delle coppie alla cura
dell‟infertilità, nonché alla Procreazione assistita, ossia il costo dei farmaci pr il
trattamento dell‟infertilità.56
E‟ chiaro che nessun Codice, neanche quello nazionale deontologico dei Medici
e degli odontoiatri, potrebbe avere una cogenza di legge, essendo una norma
secondaria nella gerarchia delle fonti e comunque una posizione di categoria non
condivisa democraticamente da un organo costituzionale, come il Parlamento,
tuttavia il segnale che si è voluto dare non è da sottovalutare in un panorama di
frammentazione delle voci e delle istanze.




1.3.4 proposte di una regolamentazione igienico-sanitaria delle Tecniche di
         Riproduzione assistita.


54
     Art. 13 del Codice Nazionale di Autoregolamentazione per la Procreazione medicalmnte assistita
dei centri aderenti al TRAforum.
55
     LISI R:, “Sulla Procreazione aspettasi legge. Gli importanti documenti elaborati dal TRAforum”,
il Salvagente 3 dicembre 1998, p. 7.
56
     ANGELI F:, “La mutua paghi i farmaci anti-sterilità e le tecniche di fecondazione.”, in Il
GIORNALE, 4 novembre 1998.

                                                  42
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Successivamente al voto in Aula, in cui venne bocciata alla Camera la
fecondazione eterologa con tutte le conseguenti norme previste, si ricominciò a
parlare anche in sede di dibattito politico dell‟esigenza di una regolamentazione
igienico-sanitaria da parte del ministro della Sanità.
Una richiesta di moratoria del dibattito parlamentare era stata precedentemente
avanzata dall‟ ufficio Nuovi diritti della CGIL nazionale e dal Tavolo di donne
sulla bioetica fin dal 4 febbraio 1998.57
La CGIL nazionale ha a sua volta elaborato un progetto di regolamentazione,
inviato con una lettera al ministro Bindi nell‟ottobre 1998.
Risale, infatti, al 14 ottobre un incontro presso la sede della CGIL a Roma di
confronto tra il dipartimento Politiche per la salute, le associazioni di tutela dei
cittadini infertili e gli operatori del settore.
Il 9 marzo 1999 la sfida di una regolamentazione viene, infine, lanciata
nuovamente nel convegno organizzato dalle donne dei Democratici di sinistra
su: “Procreazione assistita, una legge contro la salute delle donne?”
In una intervista riportata da il quotidiano l‟ Avvenire l‟on. Gloria Buffo,
responsabile Sanità dei Ds dichiara: “Non sappiamo quale sarà l‟esito della
vicenda parlamentare, né quanto sarà lunga la strada della legge.
Non è però difficile immaginare che i tempi non saranno brevi. Proprio perché
pensiamo che la tutela della salute e la sicurezza siano la vera emergenza” E
continua: “Siamo preoccupati che in attesa di una legge si rinunci a fare ciò che

57
     Cfr testo della richiesta di moratoria reso pubblico il 4 febbraio 1998 dall‟Ufficio Nuovi diritti e
dal tavolo di donne sulla Bioetica: “.Abbiamo ritenuto fosse l‟unica strada possibile quella di
chiedere la moratoria di una discussione che valutiamo impropria per il tipo di decisioni che
vengono assunte e che per noi riguardano esclusivamente la coscienza delle donne.”
E prosegue: “..Contestualmente denunciamo ritardi e inadempienze da un punto di vista medico-
chirurgico-tecnologico, per la regolamentazione dei Centri pubblici e privati in modo da realizzare
una sicurezza, impedire abusi nella sperimentazione, non la sperimentazione in quanto tale, e
qualsiasi forma di speculazione commerciale, chiediamo questo attraverso l‟attivazione di strumenti
di tipi normativo e amministrativo di cui Parlamento e Governo ampiamente dispongono.”

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si può fare, ossia regolamentare l‟attività dei centri per la Procreazione assistita
in modo da dare garanzie su correttezza e qualità degli interventi..dovrebbe
occuparsene il ministro della Sanità.”
L‟obiezione fatta però è che, perché il Ministro possa intervenire occorre una
richiesta esplicita del Parlamento, non potendo il Governo ingerirsi di una
materia che è ancora oggetto dell‟ iter parlamentare.
In occasione del Convegno su citato, lo stesso sottosegretario alla Sanità, la
senatrice Monica Bettoni, sollecita pubblicamente, per la prima volta, “un atto
parlamentare che vincoli governo e regioni su un terreno limpido e reale”58
In quell‟occasione interviene, per la CGIL, Betty Leone confermando la
posizione per cui una legge su questa materia è ritenuta “troppo ambiziosa”.
In conclusione, ogni qualvolta il dibattito parlamentare sembra arenarsi o
comunque in previsione di tempi ancora lunghi di gestazione, l‟esigenza è quella
di non difendere a tutti i costi l‟idea di una legge.
In un articolo pubblicato su Il Sole 24 l‟ 11 ottobre 1998 la giornalista,
bioeticista, Cinzia Caporale, scrive: “Meglio nessuna legge”. La questione è
che si teme che questa discussione parlamentare possa essere inquinata da una
forte antitesi tra etiche definite “laiche” e “cattoliche” che però hanno i toni del
conflitto e dell‟antitesi e non del dialogo che gli si addicerebbe. Ciò è lo
specchio di una ripristinata competizione politica e partitica che non sarebbe
dovuta entrare in questa materia.
“La vera impostazione laica e libera di una legge”, scrive l‟Autrice, “non
dovrebbe tendere a rappresentare singole posizioni etiche.                “I diritti degli
individui non sono meno violati se viene loro imposto ciò che essi stessi
accetterebbero volontariamente”. Per questo si invita il ministro della Sanità a



58
     MORELLI A.“Fecondazione, la Toscana vara il fai date, l‟UNITA‟, 10 marzo 1999, p. 10.
LIVERANI L., “Fecondazione, la carica dei Ds, l‟AVVENIRE, 10 marzo 1999, p. 6



                                                44
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ritirare la circolare Degan e a “dare ascolto alle associazioni come il TRAforum
per garantire la sicurezza e la qualità delle prestazioni.”
Lo stesso invito era stato fatto dalla Presidente della commisione Affari sociali
della Camera dei Deputati, Marida Bolognesi, allorchè il Testo unificato aveva
subito un forte attacco, con la bocciatura in Aula dell‟eterologa, ma il Ministro
Bindi aveva risposto di dover attendere la conclusione dell‟iter parlamentare.
Infatti il ministro della Sanità in numerose occasioni ha commentato fatti di
cronaca o momenti particolari dell‟iter parlamentare auspicando una legge che
tuteli il “rispetto e la promozione della dignità della persona e della vita 59 e ha
più volte sottolineato la necessità di una legge ordinaria emanata dal Parlamento
sulla Fecondazione assistita, prima di intervenire a livello amministrativo in una
qualche direzione60.




59
     “Tecniche indegne. Subito la legge” La Stampa 18 febbraio 1998, p.11. In quest‟occasione il
commento del ministro Bindi è riferito alla notizia del trasferimento in utero di un embrione
crioconservato da otto anni. Il Ministro dichiara: “Facciamo la legge presto, questi fatti si
commentano da soli: mancanza del rispetto della vita e della dignità della persona. Questo episodio
rende più urgente l‟approvazione della legge in materia che attualmente è in discussione alla
Camera, perché siamo ancora in tempo, affinchè le possibilità che la scienza mette a disposizione
dell‟umanità siano a tutela del rispetto e della promozione della dignità della persona e non siano
invece utilizzate per calpestare la dignità della vita.”
E ancora su altri quotidiani: “Subito la legge sulla fecondazione”, il Messaggero, 18 febbraio 1998,
p. 13.
Il ministro Bindi guarda oltre le polemiche nate tra PPI e Chiesa, all‟indomani del parere di
costituzionalità favorevole al Testo Bolognesi. “Polemiche e veleni dopo il voto”, Avvenire, 3
giugno 1998, in cui si riporta la dichiarazione della Bindi: ”Un ulteriore passo avanti verso una
legge che aspettiamo da anni. In Aula ciascuna componente culturale potrà approfondire i punti
controversi”. Proseguirà la difesa del testo di legge Bolognesi anche il giorno della votazione in
Aula a scrutinio segreto sull‟eterologa, BRAMBILLA M., “Rosy Bindi, ma questa legge è meglio
del Far West”, Corriere della sera, 4 febbraio 1999, p.1.

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1.3.5 Il confronto si riaccende fuori dal Palazzo. Rassegna stampa: alcuni
        titoli.
Il 20 maggio 1999 dopo l‟approvazione da parte della Camera dei deputati del
Testo unificato, con gli emendamenti proposti in commissione Affari sociali, il
Provvedimento denominato in codice A.C 414 e ss, viene trasmesso al Senato,
ed in particolare all‟attenzione della XIIa commissione Sanità, presieduta
dall‟onorevole Francesco Carella.
In attesa della ripresa dei lavori parlamentari in autunno, si riaccende il dibattito
fuori dal Palazzo.
Lo scenario si evolve il 14 luglio 1999, con un tentativo di rilancio della
discussione politica da parte del Coordinamento donne dei Democratici di
sinistra e con una conferenza stampa contro il testo unificato di legge ora al
Senato.
Il Coordinamento, rappresentato per l‟occasione, da Barbara Pollastrini e da
Franca Chiaromonte, afferma di voler dimostrare l‟opposizione sia delle donne
che degli uomini della sinistra italiana, alla proposta di legge sulla fecondazione
assistita, con una raccolta di firme da presentare al Senato e alle Istituzioni
preposte.
La novità è il tentativo, dopo un lungo periodo di chiusura, di coinvolgere nel
confronto la “società civile”, attraverso le Associazioni di cittadini e le società
scientifiche.     Queste ultime sono invitate a partecipare anche in sede di
conferenza stampa.61
Si chiede sostanzialmente un testo di legge per andare in Europa, ma qualora
l‟iter parlamentare dovesse essere ancora molto lungo, si opterebbe per una
regolamentazione dei centri tout court e per un parralelo intervento di modifica




61
     MORELLI A., “Legge sulla fecondazione, un milione di firme contro” al via la campagna di
raccolta dei Ds, l‟ Unità, 15 luglio 1999

                                              46
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del Codice civile, con lo scopo di impedire il disconoscimento dei bambini nati
con la inseminazione eterologa.62
I Popolari, attraverso le parole dell‟on. Fioroni, si esprimono contro la raccolta
di firme, ritenuta “una iniziativa demagogica”. “Il Paese -commenta Fioroni- ha
urgente bisogno di una legge che fermi il far west e difenda i fondamentali diritti
dei figli, come quelli di avere una sola madre e un solo padre e di avere una
famiglia certa e stabile.”63
Il Corriere della sera dedica solo un trafiletto all‟iniziativa, mentre il quotidiano
la Repubblica parla di “divisione del centrosinistra” e pone a confronto due
interviste a due parlamentari diessine, Marida Bolognesi e Marcella Lucidi.
La prima denuncia il fatto che la frammentazione politica dei cattolici crea “un
gioco a rincorrersi per cercare il consenso oltretevere”64.
Invece, la seconda ammette di aver votato contro l‟eterologa perché il suo
dilemma è: “Qual è il limite tra l‟opportunità data e una spinta individualista. Io
non ho la risposta. Non so quale sia il confine tra libertà e responsabilità”65.
Barbara Pollastrini dei Ds incalza: “ Dobbiamo uccidere il mostro, quella legge
è un mostro” e continua “Veltroni l‟aveva detto subito. E‟ molto probabile che a
ottobre si apra un vero scontro dentro la maggioranza, uno scontro che i diesse
potrebbero affrontare questa volta senza l‟ossessione del compromesso. D‟altra
parte non sembra aver pagato, per la sinistra, la ricerca costante di mediazione-

62
      Fin dalla XIIa legislatura fu presentata una proposta di legge (C. 1363 firmata da Scoca,
Giovanardi, Casini ed altri) di un solo articolo per inserire un nuovo comma all‟art. 235 del Codice
civile: “Art. 235 bis -Inseminazione artificiale-. L‟ipotesi prevista nel primo comma, n.2,
dell‟articolo 235 non si applica nel caso di inseminazione artificiale quando il donatore è persona
diversa dal marito e questi ha prestato il suo consenso.”
L‟intesa politica sulla tutela del minore è sempre stata espressione di un alleanza trasversale tra le
forze partitiche.
63
     FORNARI L., “Quercia, provette a oltranza. Le parlamentari diessine: un milionedi firme per
riscrivere questa legge.”, Avvenire, 15 luglio 1999, p. 5
64
     DE GREGORIO C., “La mia mediazione battuta dai ricatti”, la Repubblica, 19 luglio 1999.

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in questa prima esperienza di Governo- su temi cruciali per la vita dei cittadini
come la scuola privata, l‟adozione. La donazione di organi, la fecondazione
appunto.”66
Carlo Casini, leader del Movimento per la vita denuncia la logica che muove
questa campagna di raccolta firme come un tentativo per non far fare la legge
perché non piace alla sinistra. Inoltre annuncia che duecentoquarantamila firme
sono già state raccolte per una legge di iniziativa popolare che è ispirata agli
stessi principi ribaditi nell‟attuale testo di legge sulla fecondazione assistita.




65
     Idem, “Non posso firmare la libertà non è tutto”, ibidem.
66
     Idem, “La battaglia sull‟embrione passa per un milione di firme. Divide il centro sinistra la
mobilitazione delle donne ds.", ibidem.

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                                     CAPITOLO 2


                  Le normative secondarie applicate in Italia.


Sommario: 2.1 La circolare Degan del 1985 e l‟introduzione del “doppio binario”. –2.2 La
prevenzione da Hiv e da altri virus patogeni:        la circolare n°19/1987. –2.3   Il no alla
commercializzazione dei gameti a “colpi di ordinanze”. –2.4          Il Codice nazionale di
deontologia medica e la fecondazione assistita: una questione di linguaggio. –2.5 Il Registro
Nazionale della Procreazione Assistita..
-   Documenti
- BIBLIOGRAFIA Parte Prima


2.1 La circolare Degan del 1985 e l’introduzione del “doppio binario”.
Prima di trattare l‟argomento specifico della circolare in questione è utile, a
nostro avviso, premettere di che tipo di atto giuridico si tratti.
Si tratta di una comunicazione scritta in forma di lettera, nell‟ambito di una
pubblica amministrazione o di una sua articolazione particolare, al fine di
assicurare l‟omogenea applicazione delle diverse disposizioni.
Generalmente trasmette le principali regole di comportamento per applicare una
normativa già vigente.
Dal punto di vista della gerarchia delle fonti giuridiche appartengono alla
categoria degli “atti interni”, ma la grande rilevanza pratica che sono andate
acquisendo con il tempo ha indotto il legislatore a prevedere la pubblicazione
delle più importanti sulla Gazzetta Ufficiale (cfr art. 3.6 legge 839/1984) prima

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ancora che l‟art. 26 della legge 241/1990 ne stabilisse definitivamente l‟obbligo
di pubblicazione per quelle con contenuto direttivo:
In alcuni casi isolati il legislatore ha vietato che determinati rapporti possano
essere disciplinati tramite circolare ed in ogni caso, come ogni provvedimento
amministrativo è nulla o annullabile in base al riscontro di uno dei tre vizi di
legittimità: incompetenza, eccesso di potere e violazione di legge.
La circolare emanata il 10 ottobre 1985 dal Ministro della sanità Degan dal
titolo: “Limiti e condizioni di legittimità dei servizi per l‟inseminazione
artificiale nell‟ambito del Servizio sanitario nazionale” ha di fatto introdotto dei
parametri che hanno stigmatizzato a tutt‟oggi lo scenario italiano.
La logica della circolare ed il linguaggio usati sono stati da una parte il segnale
di un‟apertura verso il riconoscimento dell‟infertilità di coppia come di un
disagio psicofisico di cui il Servizio sanitario nazionale doveva farsi carico,
dall‟altra parte, però, per la prima volta in una circolare sanitaria sono stati
introdotti dei requisiti per l‟accesso alla prestazione in base allo stato civile,
tanto da essere inteso come un diritto della coppia coniugata e non del singolo
individuo: “In attesa che il Parlamento definisca i limiti delle sperimentazioni e
dei trattamenti di fecondazione artificiale ed individui le condizioni inderogabili
della loro compatibilità con l‟esigenza di tutelare la salute e la dignità della
persona nonché la certezza e serenità della famiglia, l‟Autorità sanitaria centrale
e periferica non può -in via amministrativa- che limitarsi ad assicurare quelle
prestazioni sanitarie, richieste da patologie della riproduzione, che risultino
adottabili nel rispetto dei principi fondamentali del sistema giuridico costituito.”
Il primo parametro che viene individuato è essenzialmente quello della
“pienezza della tutela del nascituro da famiglia legittima.” Si richiama per
analogia l‟art. 6 della legge sull‟adozione (l. 184/1983)67.

67
     Art. 6 l. 184/1983: “L‟adozione è permessa ai coniugi uniti in matrimonio da almeno 3 anni tra i
quali non sussista separazione personale neppure di fatto e che siano idonei ad educare, istruire ed
in grado di mantenere i minori che devono adottare. L‟età degli adottanti deve superare di almeno

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L‟accesso viene così riconosciuto ai coniugi non separati che chiedano
consensualmente il superamento dell‟infertilità mediante determinate metodiche
di inseminazione artificiale.
Oggi alla luce di una evoluzione interpretativa del concetto di famiglia sia da un
punto di vista sociologico, che giuridico, laddove la famiglia è vista come il
luogo in cui si realizza l‟individuo e non solo come l‟istituzione a cui
l‟individuo deve abdicare la propria autonomia, responsabilità e consapevolezza,
le valutazioni espresse in questa circolare potrebbero essere ampliate e
aggiornate, tanto più che l‟analogia giuridica tra adozione e fecondazione
assistita non fa giustizia della diversa ratio che anima i due istituti68.
Il diritto alla procreazione come un diritto o una libertà del cittadino
costituzionalmente legittima non viene rilevata.
Infatti, prosegue la circolare: “Non è ammissibile nell‟attuale situazione
normativa che il servizio sanitario pubblico offra prestazioni intese a
determinare il concepimento di figli, che si troverebbero inseriti in una
condizione giuridica e di fatto di minore favore e stabilità.”
Una seconda valutazione non su basi igienico-sanitarie, viene fatta sulla
tipologia delle tecniche ammissibili. “Solo le tecniche che utilizzano i gameti
della coppia consentono di realizzare il desiderio genitoriale della medesima
senza incertezze sulla paternità e sulla maternità del nascituro..”


18 e di non più di 40 anni l‟età dell‟adottando. Sono consentite ai medesimi coniugi più adozioni
anche con atti successivi.”
Ma già nel 1992 la Corte costituzionale con la sentenza n° 148, indica un‟apertura sempre
nell‟ottica di rispondere il più possibile alle esigenze del minore piuttosto che preservare
rigidamente un modello di famiglia ideale.        Stabilisce, infatti, che il comma 2 dell‟articolo
precedente è illegittimo “nella parte in cui non consente l‟adozione di uno o più fratelli in stato di
adottabilità., quando per uno di essi l‟età degli adottanti supera di 40 anni l‟età dell‟adottando e
dalla separazione deriva ai minori un danno grave per il venir meno della comunanza di vita e di
educazione.”
68
     Cfr. Paragrafo 1.3.2 di questo medesimo volume.

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Pertanto,     viene   sancita   esplicitamente      “..l‟inamissibilità   di   metodiche
utilizzatrici di gameti estranei alla coppia”.
Infine, gli approfondimenti di ordine igienico-sanitario ed etico-sociale legati
all‟evoluzione delle tecniche favorenti la riproduzione umana vengono lasciati al
Consiglio Superiore di Sanità, e le garanzie della salute fisica e psichica delle
madri e dei nascituri, nonché la tutela della dignità della persona umana alle
scelte legislative.
La circolare in esame intendeva rispondere ad una emergenza affidando alle
istituzioni preposte ulteriori approfondimenti e delegando gli approfondimenti
alla Commissione di studio nominata presso il Ministero della sanità il 31
ottobre 1984 e meglio nota come Commissione Santosuosso, dal nome del suo
Presidente.
L‟impossibilità di pervenire in tempi brevi ad un dibattito legislativo e ad un
testo di legge e il perdurare della stessa circolare, furono all‟origine del
recepimento dei suoi principi base in alcune leggi del Parlamento in materia
sanitaria, per cui la sua abrogazione, a detta di alcuni, necessiterebbe di una
legge del Parlamento e non di un mero atto amministrativo, a meno che non vi
sia una sentenza del TAR che rilevi un vizio di legittimità.
L‟organizzazione della risposta sanitaria ai problemi dell‟infertilità di coppia,
nel frattempo, è stata profondamente forgiata sulla base dei suoi enunciati.
In Italia, infatti, le strutture pubbliche non hanno mai attivato la raccolta e la
conservazione dei gameti, le cosidette “banche del seme”.
Invece, le strutture private, non sottoposte a queste limitazioni, hanno potuto
dare una risposta più ampia, predisponendo ogni tipo di tecnica sia omologa che
eterologa, nell‟ambito del rispetto di alcuni principi di autoregolamentazione dei
centri.
I danni procurati da una circolare incompleta nelle sue valutazioni e nata, lo
ripetiamo, per far fronte ad un‟ emergenza, laddove non era immaginabile che



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                                                    - 53 -


divenisse l‟unica “pietra miliare” di un percorso senza fine, sono stati anche
quelli di creare una mentalità della clandestinità.
Una clandestinità non giuridica, ma sociale e psicologica per chi accedeva alla
fecondazione eterologa.
La stigmatizzazione negativa di chi accede ad una tecnica, comunicata come
“moralmente illegittima” per l‟Ordinamento giuridico, ha favorito “il turismo
procreativo” da una regione all‟altra e la conseguente difficoltà per il gli stessi
operatori del settore di valutare gli esiti e le percentuali di successo, nonché di
monitorare i nati.
Oggi con il divieto esplicito contenuto nel Testo unificato trasmesso al Senato si
tenta di introdurre definitivamente il no all‟eterologa, perpetuando il medesimo
giudizio morale, ma a distanza di 15 anni potrebbe avere delle consequenze
inacettabili.
Centinaia sono i nati con questa tecnica, mai vietata in Italia, legittimata in quasi
tutti i Paesi dell‟Unione Europea, tra l‟altro in parte meno richiesta per i
problemi di infertilità maschile con il diffondersi della ICSI, probabilmente più
rilevante e delicata per la donazione di ovociti.69




2.2 La prevenzione da trasmissione di Hiv e da altri virus patogeni.
La circolare del Ministero della sanità Donat Cattin, n° 19 del 27 aprile 1987 dal
titolo: “Misure di prevenzione della trasmissione del virus HIV e di altri agenti
patogeni attraverso il seme umano impiegato per la fecondazione artificiale” è il
primo documento che stabilisce dei criteri igienico-sanitari molto precisi sulla

69
     Il prof. Carlo Flamigni in sede di Audizione presso la Commissione Affari sociali della Camera
dei deputati, in qualità di Presidente dei centri Cecos Italia, affermò: “Si registra oggi una sempre
più forte diminuizione delle donazioni di seme, che probabilmente arriveranno a stabilizzarsi su
numeri molto bassi rispetto ad una volta, mentre sta crescendo la richiesta di donazione di ovociti,
alla quale tra l‟altro non si riesce a dare risposte.”


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raccolta, conservazione e documentazione del seme nella fecondazione
artificiale in assenza di normative.
Questi principi verranno riconfermati e ampliati nella circolare del 10 aprile
1992, n° 19 dal titolo: “Misure di prevenzione della trasmissione dell‟HIV e di
altri agenti patogeni nella donazione di liquido seminale impiegato per
fecondazione assistita umana e nella donazione di organo, di tessuto e di midollo
osseo.”
Indipendentemente dalla collocazione pubblica o privata dei centri si forniscono
indicazioni per il trattamento del liquido seminale sia eterologo che omologo,
inoltre si sancisce il criterio dell‟ anonimato del donatore.
Il punto 5 stabilisce che: “I Centri, gli Istituti ed i Sanitari che praticano la
fecondazione artificiale sono tenuti ad approntare uno schedario delle coppie che
si sottopongono a tale pratica e dei donatori di gameti, schedari coperti da
segreto professionale, ma contenenti tutte le indicazioni anamnestiche, cliniche e
di laboratorio, atte a documentare l‟assenza di rischi”.
Si individua un periodo di cosidetta “quarantena” in due o tre mesi in base al
Consiglio sanitario olandese anti-AIDS. Il donatore è sottoposto ad esame
sierologico ripetuto dopo il periodo di “latenza sierologica”, individuato in 90
giorni dalla raccolta del seme.
L‟utilizzo dev‟essere fatto nell‟ambito della stessa struttura in cui viene raccolto,
onde evitare la commercializzazione70.




70
     In base al Testo unificato “Bolognesi” questo criterio non sarebbe stato rispettato in quanto si
prevedeva che la raccolta e la conservazione dei gameti avvenisse esclusivamente in strutture
pubbliche, art. 9 punto 1: “La donazione di gameti è effettuata esclusivamente presso centri
pubblici di raccolta e conservazione dei gameti”, mentre anche in quelle private sarebbe stato
possibile fornire le metodiche, art. 12 punto 1: “Gli interventi di Procreazione medicalmente
assistita sono realizzati nelle strutture pubbliche e private autorizzate dalle regioni e iscritte al
registro di cui all'‟art. 13."

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L‟ importazione del liquido seminale dall‟estero è ritenuto un rischio come
l‟importazione di “paillettes” che devono presentare un codice corrispondente
all‟acquirente.
L‟anonimato del donatore incontra i limiti di una codifica della singola
“paillette” e delle date di ogni singola donazione.
Inoltre, la previsione dei medesimi accertamenti sul liquido seminale del proprio
partner per la fecondazione omologa ha generato un dibattito giuridico.
Nel testo medesimo della circolare è posto il quesito ed è risolto facendo
prevalere l‟esigenza di tutela e di prevenzione della salute del partner e del terzo
(il nascituro) da eventuali trasmissioni di gravi malattie virali.
Pertanto, l‟art. 5 del decreto legge del 31 agosto 1987, consente l‟inseminazione
omologa solo dopo aver effettuato il test dell‟HIV per accertare la sieropositività
o meno del seme del marito71
Agli interrogativi posti sulla costituzionalità di quest‟obbligo di legge, la Corte
costituzionale ha dato delle indicazioni con la sentenza relativa all‟ art. 5 terzo e
quinto comma della legge n° 135/1990 (Programma di interventi urgenti per la
prevenzione e la lotta contro l‟AIDS).
La norma in questione, è dichiarata incostituzionale, nella parte in cui prevede
che nessuno possa essere sottoposto, senza il suo consenso, ad analisi tendenti
ad accertare l‟infezione da HIV se non per motivi di necessità clinica.
Ciò che la Corte afferma è che vi è contravvenzione all‟art. 32 Cost., laddove
non si amplia la medesima tutela alla salute dei terzi, riconoscendo l‟onere di
sottoporsi al test per accedere ad una professione (infermieri, medici) o nel
nostro caso ad un intervento clinico (inseminazione assistita) nell‟interesse alla
salute di altri soggetti coinvolti.


71
     Decreto legge n° 360 del 31 agosto 1987, art. 5, comma 8 : “La fecondazione artificiale umana
omologa è consentita quando lo sperma da impiegare risukti sierologicamnete negativo al test di cui
al comma 7. L'‟esecuzione del test dovrà conformarsi alle norme e modalità tecniche fissate con
proprio decreto, dal Ministro della sanità, sentito il Consiglio superiore di sanità."

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Per quanto riguarda la configurazione della responsabilità di un genitore che
trasmette consapevolmente al feto una grave malattia è da ricordare la nota
sentenza del Tribunale di Piacenza del 31 luglio 1950, che stabilì la
responsabilità del genitore verso il figlio a cui aveva trasmesso la lue, non
essendosi preoccupato di evitare di generare, pur a conoscenza della malattia da
lui già contratta e manifesta. Il dibattito che seguì la decisone fu ampio.
Mario Elia, giudice del tribunale di Roma criticò la sentenza sottolineando
l‟insussistenza giuridica dell‟illecito, in base ad una triplice considerazione.72
Elia riteneva incomputabile il risarcimento per danni al patrimonio non
essendoci un termine di comparazione precedente il presunto danno: non poteva
infatti, esistere una utilità preesistente perché il figlio non concepito non aveva
nulla e non aspettava nulla; b) il bene della vita, per quanto infelice, perché
affetta da uno stato morboso, non poteva confrontarsi con l‟alternativa di un non
bene, come la non vita: non c‟era alcun bene danneggiabile al momento del
concepimento, quando l‟ atto illecito si sarebbe dovuto consumare; c) l' Autore,
infine, sottolineò come perfino in ordinamenti dove era stata proibita la
generazione agli affetti da mali trasmissibili, ci si guardò bene dal ricavare da un
tal divieto conseguenze civilistiche di risarcibilità di danno tra privati.
La Germania è tra le Nazioni europee quella più sensibile ai danni procurati già
nella vita intrauterina al feto la casistica è ampia e si ricollega direttamente al
riconoscimento o meno della personalità giuridica del concepito.73

72
     ELIA M., in Foro it, 1951, pt. 1, c. 987. Cfr. sentenza n° 11503 della Corte di Cassazione sez.
civile 3 del 22 novembre 1993, la sentenza stabilisce la responsabilità dei medici che in corso di
gravidanza avevano causato danni al feto, a cui si riconosce di essere titolare di “un centro di
interessi giuridicamente tutelato”, in MARRA A.e MESSINA G., Il ginecologo: diritti, doveri e
responsabilità, Grafiche D‟Auria, Ascoli Piceno, 1998, p. 20-
73
     Il Tribunale federale tedesco il 20 dicembre 1952 riconobbe la pretesa del risarcimento per il
figlio di una partoriente che si era contagiata di lue da un dipendente negligente dell‟ospedale. In
Italia il Tribunale di Roma, IV sez. civile, 1993 ha condannato i sanitari del policlinico Umberto I,
fissando un importo record per le spese di assistenza e terapia, per aver agito con imperizia,

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2.3 Il no alla commercializzazione dei gameti a “colpi di ordinanze”.
Il presentarsi di alcuni casi di cronaca ed, in particolare quello relativo ad una
inserzione sulla rivista “Portaportese” in cui venivano richiesti da una clinica
romana dietro corrispettivo degli ovociti, fece scattare nella primavera del 1997
la necessità di intervenire con urgenza con due successive ordinanze.74
La prima del 5 marzo 1997 dal titolo: “Divieto di commercializzazione e di
pubblicità di gameti ed embrioni umani”, la seconda, del 4 giugno 1997
“Proroga dell‟efficacia dell‟ordinanza ministeriale 5 marzo 1997.
Contemporaneamente nelle stesse date è stata emanata l‟ordinanza “divieto di
pratiche di clonazione umana o animale”.
Nella Ordinanza del 5 marzo si esplicita che è necessario intervenire per porre
fine a messaggi pubblicitari “potenzialmente in grado di estendere in modo

negligenza e imprudenza il 12 marzo 1984, verso una partoriente a cui fu praticato il taglio cesareo
con otto ore di ritardo e con modalità errate, causando una encefalopatia ed un handicap
irrecuperabile al sistema neuromotorio del nato.
74
     Sul ruolo giuridico delle ordinanze Cfr. CARETTI P. e DE SIERVO U., Istituzioni di diritto
pubblico, Giappichelli ed, Torino1994, p. 657. Le ordinanze di necessità sono classificabili come
norme secondarie nel sistema delle fonti giuridiche, ma temporaneamente, visto la scopo di
prevenire gravi pericoli per i cittadini, possono derogare temporaneamente anche alle leggi vigenti
di grado primario o agli atti aventi forza di legge. Recentemente le ordinanze sono proliferate
dando vita ad una sorta di delegificazione. Tuttavia, questa tendenza legislativa con la reiterazione
delle stesse può prolungare le deroghe, dando stabilità ai contenuti delle ordinanze stesse con
fondati dubbi sulla compatibilità di tutto ciò con le regole cui si informa il nostro sistema delle fonti
normative.




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incontrollato, se non ingannevole i casi di cessione di gameti o di altro materiale
genetico” per evitare seri rischi per l‟integrità delle persone e per la salute
pubblica.
Si individuano così divieti di ogni forma di “remunerazione diretta o indiretta,
immediata o differita, in denaro” o, si dice ampliando molto i limiti del divieto
“in qualsiasi altra forma, per la cessione di gameti, embrioni o, comunque di
altro materiale genetico”.
In relazione a questo punto alcuni operatori, in particolare dei centri privati,
hanno obiettato sulla necessità di dover prevedere almeno una forma di
“rimborso spese” per il donatore di sperma.
Inoltre già da qualche anno si cominciava a discutere sulla equiparazione tra
donazione di sangue e donazione di sperma, un riconoscimento che avrebbe
portato a legittimare la richiesta di congedo dal lavoro e forse innescato una
cultura meno penalizzante verso l‟oblazione della donazione di seme, una volta
chiarita giuridicamente la natura del bene in questione ossia i gameti donati.75
Tuttavia, oggi, l‟orientamento legislativo prevalso di negare la liceità della
fecondazione eterologa ha posto fine a questo tipo di riflessione, essendo stata
ora ingaggiata la battaglia per non disconoscere l‟utilità sociale e sanitaria della
donazione di gameti.
Nell‟art. 2 dell‟ordinanza, infatti, si aggiunge che non solo è vietata la
remunerazione, ma “qualunque forma di incitamento all‟offerta di gameti,
embrioni o, comunque, di materiale genetico.
L‟altra novità è contenuta nell‟art. 3, dopo la premessa della necessità di
individuare ai fini di un‟ esatta conoscenza del fenomeno i centri pubblici e
privati in cui si praticano le tecniche di Procreazione assistita, per la prima volta




75
     Cfr p. 27 di questo volume.

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si “obbligano” i centri a comunicare al Ministero della sanità, dipartimento per
la prevenzione presso l‟Istituto di sanità, i propri dati.76
Quest‟ordinanza subirà successive proroghe fino al giugno 1999 insieme a
quella sul divieto di pratiche di clonazione umana e animale.
Nella prima delle numerose proroge di efficacia di ulteriori 90 giorni della
precedente ordinanza, all‟art. 2, si fa divieto di praticare le tecniche di
riproduzione assistita da parte di centri che non hanno ottemperato all‟obbligo di
inviare i propri dati.
Quest‟ultimo aspetto è interessante come prima forma per addivenire
all‟istituzione di un registro nazionale dei centri di riproduzione assistita,
obbligatorio e non più su base volontaria come è tutt‟oggi, fino ad ora.
Anche per l‟istituzione di un Registro presso l‟Istituto superiore di sanità
occorrerebbe infatti una legge o un atto avente valore di legge, e questo
costituisce uno degli obiettivi più volte menzionati sia dalle Associazioni e
società scientifiche che dalle associazioni di tutela dei pazienti.77

76
     L‟obbligo introdotto dalla circolare in questione è relativo alla sola comunicazione dei dati
anagrafici dei centri, al nome del responsabile della struttura e al tipo di attività svolta, invece non è
prevista la comunicazione dei dati sull‟attività, quali, ad esempio i risultati ottenuti. I centri censiti
in italia sono 258, di cui 80 pubblici e 178 privati. Tuttavia ben pochi inviano informazioni
aggiornate sui risultati, così gli obiettivi del Ripma (Registro italiano per la procreazione
medicalmente assistita), come afferma il dott. Spagnolo, che per dieci anni ne è stato il
responsabile, in una intervista su l‟Espresso, 11 giugno 1998, p. 122, non possono essere raggiunti..
Questi consisterebbero principalmente nell‟elaborazione cumulata dei dati per valutazioni
epidemiologiche, per studi sui nati e, non da ultimo, per la comprensione della domanda anche nelle
sue valutazioni socio-psicologiche.
77
     La lettera in questione è stata redatta il 27 ottobre 1998 ed è stata resa nota alle Istituzioni, con
una conferenza stampa il 3 novembre 1998, dal TRAforum.                 Contiene la richiesta non solo
dell‟obbligatorietà di iscrizione al Registro presso l‟Istituto Superiore di Sanità da parte di tutti i
centri pubblici e privati, ma anche di una centralizzazione nella raccolta dei dati relativi ai cicli
effettuati e ai risultati conseguiti, nell‟intento di predisporre un controllo sui centri, ma anche un
utile follow up dei nati.

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2.5 Il Codice Nazionale di deontologia medica: una questione di linguaggio.
Nel 1998 è stato aggiornato il Codice di deontologia medica, ma il cambiamento
non ha riguardato tanto i contenuti specifici, quanto il linguaggio che è divenuto
esso stesso essenza del rinnovato rapporto medico-paziente, ora definito
“utente” o “cittadino”. Il titolo III, infatti tratta i “Rapporti con il cittadino”e il
Capo IV dedicato all‟ “Informazione e consenso” è ampio e dettagliato.
Il significato è da intendersi nel senso di proporre un rapporto medico-assitito
sempre più nell‟ottica della parità che passa attraverso l‟informazione, il
consenso informato (counseling)78 e il riconoscimento di un‟autonomia specifica
del singolo, meglio compreso nel suo diritto alla salute sia nell‟accezione
positiva di diritto alla cura, sia in quella di libertà a non essere curato, né
informato.79
Il consenso informato è una formula per la prima volta recepita dal Codice
deontologico nazionale dei medici nel 1995, obbligatoria per legge in alcuni
interventi come le trasfusioni di sangue e ora inclusa anche nel testo unificato
sulla Procreazione assistita.           L‟intento è quello di superare il rapporto
paternalistico medico-paziente e di proporre al cittadino non un modulo da
firmare burocraticamente o una semplice comunicazione di una diagnosi, bensì
un processo decisionale che riceva un consenso motivato e consapevole nel
reciproco rispetto (art. 30 nuovo Codice: ..”il medico nell‟informarlo dovrà



78
     Cfr SANTOSUOSSO A., (a cura di) Il consenso informato, tra giustificazione per il medico e
diritto del paziente, Raffaello Cortina ed, Milano 1996.
FERRANDO G., Consenso informato del paziente e responsabilità del medico. Principi Problemi e
linee di tendenza, In Studi in onore di Pietro Rescigno, Giuffrè 1998.p. 199 ss. Da un punto di vista
più clinico e specifico sulla riproduzione assistita Cfr PALERMO R., NAPOLI P., AGRIFOGLIO
V., Elementi per il consenso informato nelle tecniche di Procreazione Medicalmente assistita., Ed.
Mediamed, 1999.
79
     Codice di deontologia medica 1998, Titolo II, capo IV, art. 30 ultimo comma.

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tenere conto delle sue capacità di comprensione, al fine di promuovere la
massima adesione alle proposte diagnostico-terapeutiche. Ogni ulteriore
richiesta di informazione del paziente deve essere soddisfatta. Il medico deve,
altresì soddisfare le richieste del cittadino in tema di prevenzione.”
L‟esigenza di prestare un consenso informato nasce sia da un cambiamento negli
stili di cura e di assistenza oggi rivolta più a malattie croniche e degenerative
che acute, sia alla diffusione dell‟uso di innovazioni tecnologiche, che accanto ai
maggiori benefici portano nuovi rischi, la cui consapevolezza è meno
immediata.
Il rapporto medico-paziente, inoltre, acquisisce sempre più una valenza
contrattuale, in cui vi è parità tra i contraenti e l‟atto del consenso aggiunge alla
valenza legale anche quella morale,
Rispetto all‟articolo 41 del vecchio Codice deontologico del 1995 sulla
fecondazione medicalmente assitita, il Codice innovato ora all‟art. 42 ha
apportato modifiche di forma e di linguaggio, infatti non dice più “la
fecondazione assistita ha lo scopo precipuo di ovviare alla sterilità al fine
legittimo della procreazione”, ma semplicemente “Le tecniche di procreazione
umana medicalmente assistita hanno lo scopo di ovviare alla sterilità”.
Tuttavia, il cambiamento più interessante è quello in cui non si sancisce che
“Sono vietate nell‟interesse del bene del nascituro..”, ma che è fatto divieto al
medico, anche nell‟interesse del bene del nascituro, di attuare..”, mentre le
pratiche vietate sono le medesime.
E‟ interessante fare un passo indietro e risalire all‟iter dell‟ex art. 41 del vecchio
Codice, perché già prima della sua approvazione e formalizzazione, avvenuta il
25 giugno 1995, fu oggetto di un dibattito sulla sua opportunità.
L‟articolo in questione recepiva in toto un ordine del giorno dettato il 2 aprile
1995 dal Consiglio Nazionale della Federazione Nazionale degli Ordini dei
Medici, Chirurghi e degli Odontoiatri in cui si invitava il Parlamento ad
intervenire legislativamente e si esprimeva la “grave preoccupazione per le


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conseguenze che la mancata regolazione di tali pratiche può comportare sul
piano deontologico per i medici e su quello psico-fisico per la madre e per il
bambino.”
La prima scelta di campo viene fatta al comma 1 dell‟art. 41, laddove si opta per
il riconoscimento della fecondazione assistita come rimedio specifico per una
patologia, la sterilità, e non come un modo alternativo di procreare.
Inoltre, si riconosce la procreazione come fine “legittimo” nel senso
probabilmente di “naturale80.
La seconda scelta è quella di dare preminenza alla tutela del “bene del
nascituro”81 in virtù del quale, il secondo comma individua i divieti e con questi
un preciso modello socio-culturale che prescinde da valutazioni meramente
igienico-sanitarie e sconfina, secondo alcuni Autori, in un campo che è di stretta
competenza parlamentare e legislativa, ossia quella dell‟individuazione
dell‟accesso.
Le conseguenze, secondo Francesco Bilotta82, sono quelle per cui una donna che
si vedesse preclusa la possibilità di accedere alla fecondazione assistita sulla
sola base dello stato civile, è legittimata ad agire in giudizio per fare dichiarare a
suo favore l‟inopponibilità di tale delibera.
Secondo il testo del Codice non è deontologica la maternità surrogata, la
fecondazione artificiale fuori da coppie eterosessuali stabili, oltrepassare l‟età

80
     BILOTTA F., Pluralismo e pluralità degli ordinamenti: il Codice deontologico medico riguardo
l‟accesso della donna sola alle tecnologie della riproduzione assistita, in Rivista di BIOETICA,
Anno V, vol. 2, p. 253 ss.
81
     Questo criterio è recepito dal Parere del Comitato Nazionale di Bioetica sulle tecniche di
procreazione assistita del 17 giugno 1994, paragrafo 4:”Il bene del nascituro deve considerarsi il
criterio di riferimento centrale per la valutazione delle diverse opzioni procreative. Tale criterio
suggerisce che, in linea generale, la condizione migliore nella quale un figlio può nascere è quella di
essere concepito e allevato da una coppia di adulti di diverso sesso, una coppia coniugata o almeno
stabilmente legata da una comunità di vita e di amore: è altresì preferibile che tale coppia sia in età
potenzialmente fertile, per quanto possa essere, per diversi motivi affetta da infertilità..”

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delle donne in menopausa, la fecondazione dopo la morte del partner e tutte le
forme di commercializzazione di gameti, embrioni, tessuti embrionali.
Infine, si preclude la pratica della fecondazione assistita in studi, ambulatori o
strutture prive di idonei requisiti.
La discussione sull‟oppotunità di questo “sconfinamento” da parte di un Ordine
professionale fu aperta da Stefano Rodotà, laddove in due articoli pubblicati da
il quotidiano la Repubblica, il primo il 3 aprile ed il secondo il 29 giugno del
1995, sottolinea come questa opzione di categoria venga a limitare l‟esercizio
della libertà personale degli individui, soprattutto delle donne infertili, e non sia
solo un modo per indirizzare gli appartenenti ad una categoria.
Il Presidente della Federazione aveva precedentemente motivato questa
decisione per limitare una libertà eccessiva lasciata ai medici in questa specifica
materia “che aveva favorito episodi sconcertanti”, tali da imporre alla categoria
la fissazione di regole per gli iscritti.83.
Alle critiche mosse da Rodotà la FNOMCeO, nella persona del Presidente,
Danilo Poggiolini, risponde che concorda sull‟osservazione che spetti al
Parlamento pronunciarsi ma che “un Codice deontologico ha proprio questo
scopo prioritario di dare all‟iscritto all‟ Ordine una indicazione sul
comportamento da seguire, un conforto al proprio agire…Proprio perché un
Codice è rivolto ai medici e non pretende di dettare regole per la collettività, i
principi stabiliti riguardano i limiti dell‟attività professionale.
Nel caso della fecondazione assistita queste conseguenze non riguardano solo la
donna, ma anche il nascituro.
Non pretendiamo di stabilire quali siano le situazioni ottimali “per il bene del
nascituro”, ma l‟esistenza di una coppia eterosessuale stabile è sembrata una
indicazione possibile per il medico.



82
     BILOTTA F., op. cit., p. 262.
83
     cfr Medico d‟Italia n° 10 del 3 aprile 1995.

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Al singolo professionista rimane poi ampio margine per valutare quelle
caratteristiche di stabilità per le quali volutamente non abbiamo indicato i
requisiti formali o temporali.”            Infine, prosegue la nota:              “In un Codice
Deontologico era impossibile tralasciare il tema della fecondazione assistita e
limitarsi -come chiede Rodotà- a dettare regole severe sulle informazioni alle
donne che chiedono di ricorrere alle tecnologie della riproduzione.
Il discorso sull‟informazione non riguarda il nocciolo del problema e, del resto,
il capitolo dell‟informazione e del consenso del paziente è presente nel nuovo
Codice e ne rappresenta uno degli aspetti più innovativi e qualificanti.”
In base ad alcuni giuristi il diritto di libertà leso è quello sostanzialmente della
donna non sposata, ma infertile, e delle coppie omosessuali, laddove si
contravverrebbe agli artt. 3 e 1384 della Costituzione sull‟equità di trattamento
scevro da discriminazioni di sorta.



84
     Il comma 1 dell‟‟art. 3 della Costituzione recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e
sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di
opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E‟ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che , limitando
di fatto la libertà e l‟eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e
l‟effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all‟organizzazione politica, economica e sociale del
Paese.” Questo articolo enuncia al primo comma il principio di “uguaglianza formale” e al secondo
quello dell‟ “uguaglianza sostanziale” che richiede un intervento attivo dello Stato.
L‟art. 13, invece, individua il concetto di libertà personale che la giurisprudenza ha inteso sempre di
più come libertà di determinare quel complesso di stimoli di carattere interiore che sono il
presupposto di una attività fisica e che qualificano la persona in quanto tale.
Su questa base, come ha rilevato Paolo Zatti, nel nostro Ordinamento non esistono norme che
impongano condizioni di idoneità fisica o psichica nella procreazione, prevalendo criteri di libertà e
di privatezza. Cfr. ZATTI P., Inseminazione omologa ed eterologa, fecondazione e trattamento di
gameti ed embrioni, in Aa.Vv, Procreazione artificiale e interventi nella genetica umana., Atti del
Convegno tenuto a Verona, Cedam, Padova 1986.



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L‟osservazione tecnica da muovere è quella per cui gli Ordini professionali sono
enti pubblici associativi dotati di personalità giuridica di diritto pubblico, ma le
deliberazioni dei Consigli provinciali non sono degli atti amministrativi e,
quindi, capaci di incidere sulla sfera giuridica dei destinatari in vista di uno
scopo legislativamente ritenuto di interesse generale.
In base alla legge istitutiva dell‟Ordine dei Medici (art. 15 l. 233/46) l‟interesse
generale è individuato: a) nella tenuta degli albi; b) nel mantenimento del
decoro dell‟interesse morale e del prestigio di liberi professionisti.
Da ciò si comprende che l‟espressione “generale” sia sinonimo di “categoria”.
Il potere disciplinare è dunque l‟espressione di quell‟autonomia che è
riconosciuta ai privati per il regolamento dei rapporti in seno alle Associazioni.
In Francia, al contrario il Codice deontologico ha natura legislativa e le regole
devono essere applicate obbligatoriamente in giudizi disciplinari sotto il
controllo del Consiglio di Stato.
In una recente sentenza della Ia sezione civile del Tribunale di Palermo dell‟8
gennaio 1999, relativa alla richiesta di provvedere al trasfert di embrioni già
crioconservati, nonostante la sopraggiunta morte del marito, la richiedente
ricorre al Tribunale perché i medici del Centro palermitano sostenevano
l‟incertezza di poter soddisfare la richiesta sulla base di una adesione ad un
Codice di autoregolamentazione che vietava la fecondazione post-mortem.
Il giudice sviluppa la sentenza ritenendo che, sebbene il Codice suddetto possa
essere espressione di un orientamento etico e sociale recepito anche dal Codice
nazionale di deontologia, tuttavia “non si può prestare ossequio ad un precetto
extragiuridico, per di più contrario ai principi costituzionali, al diritto positivo
vigente e ai diritti fondamentali dell' uomo e del nascituro.”85
Occorre riflettere sul fatto che nella fattispecie in esame la fecondazione era già
avvenuta, altra cosa sarebbe sta dover discutere di un prelievo di gameti dopo la

85
     Sentenza del Tribunale di Palermo- Sezione I civile, Ordinanza 29 dicembre 1998, dell‟8
gennaio 1999, in Rivista di Bioetica, anno VII, n°2, p. 358 ss.

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morte del partner, in ogni caso il principio è che le norme deontologiche
possono essere solo dei riferimenti metagiuridici.
Francesco Donato Busnelli F. D.86, sottolinea l‟ambiguità della formula del
Codice di autoregolamentazione dei centri privati di Riproduzione assistita che
non distingue, lo ripetiamo, tra fecondazione post-mortem e impianto post-
mortem, ma definisce altrettanto “poco esplicita” la formula dell‟art. 41 del
Codice deontologico: “Sono vietate la forme di fecondazione artificiale dopo la
morte del partner” e condivide la denuncia di inadeguatezza mossa
dall‟ordinanza palermitana al Testo unificato “Bolognesi”, allora in discussione,
per non aver colto la distinzione tra embrioni e gameti e anch‟esso, dunque,
contravvenendo ai principi costituzionali (artt. 2, 32 Cost.).


2.5     Il Registro italiano per la Riproduzione assistita
In Italia nel 1990 per monitorare gli aspetti epidemiologici, clinici, ma anche
psicologici e sociologici della Riproduzione assistita, viene attivato presso l‟Istituto
Superiore di Sanità il Registro Italiano sulla Procreazione Medico-Assistita.
In una prima fase, svolta dal 1991 è stato effettuato un censimento tramite l‟invio, da
parte dell‟ISS, di un mini-questionario informativo, contenente le informazioni base
sull‟attività e la struttura organica del centro, nonché le tecniche effettuate, sia in
vitro che in vivo.
I questionari compilati e pervenuti all‟ISS sono stati analizzati dal Laboratorio di
Epidemiologia e Biostatistica dello stesso Istituto.

86
     BUSNELLI F. D., Fecondazione assistita: un agiurisprudenza in trincea, aspettando (invano) il
legislatore, in Bioetica, Anno VII, n° 2.     Ricordiamo che il Prof. Busnelli ha presieduto la
Commissione istituita il 10 maggio 1996, presso il ministero di Grazia e Giustizia, per elaborare un
progetto di legge su “Norme in tema di bioetica con particolare riguardo alla fecondazione
assistita”.




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Dopo aver ottenuto un apanoramica della situazione italiana, si è passati alla seconda
fase che ha portato alla creazione di un questionario per raccogliere le informazioni
relative ai cicli di trattamento per ciascun tipo di tecnica.
Il questionario, strutturato dall‟ISS in collaborazione con gli esperti del settore, è
suddiviso in due parti, una per ilciclo di trattamento e l‟altra per l‟esito dell‟eventuale
gravidanza.
La prima parte è articolata in 21 sezioni (dalal A alla Z9 e raccoglie informazioni
generali sulle caratteristiche socio-economiche della coppia e in modo dettagliato
informazioni sui criteri diagnostici per l‟infertilità sul protocollo utilizzato e
sull‟andamento del ciclo di trattamento fino alla segnlazione o meno di eventuale
gravidanza iniziata.
La seconda parte del questionario raccoglie informazioni relative all‟esito della
gravidanza e alle condizioni dei nati.
Il Registro è nato soprattutto per divenire uno strumento di studio di un arelatà in
continua evoluzione e poter quindi fornire preziose indicazioni anche per orientare il
Parlamento su un eventuale redazione di legge, tuttavia il suo limite è stato quello di
essere fin dall‟inizio su base volontaria.
In base al notiziario dell‟Istituto Superiore di sanità al 1° settembre 1992, i centri
aderenti sono stati 57 e di questi 26 hanno inviato all‟ISS i dati relativi alla loro
attività.87
Il responsabile del Registro, il dott. Amedeo spagnolo in un‟ intervista rilasciata al
settimanale l‟Espresso88, sottolinea come nessuno sia obbligato ad aderire, per cui
atutt‟oggi le stime sul numero dei centri, ma soprattutto sul numero dei cicli
effettivamente realizzati di fecondazione assistita sono parziali.
Dichiara Spagnolo: “Nessuno è obbligato ad aderire e capita persino che alcuni
grandi centri che pure hanno teoricamente aderito non abbiano mai inviato dati sulla

87
     SPAGNOLO A. e MELI P., Registro Italiano sulla Procreazione medico-assistita, in Notiziario
dell‟Istituto Superiore di Sanità, vol. 6/n°1, gennaio 1993., p. 211.
88
     TURONE F., “Un bambino a tutti i costi”, l‟Espresso, 11 giugno 1998, p. 123.

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loro attività. Perciò si procede per stime, secondo le nostre valutazioni si praticano
ogni anno almeno 10 mila cicli di trattamenti ad alta tecnologia, più un numero
imprecisato di inseminazioni semplici, segnalate solo in minima parte.”
La stessa valutazione è fatta il 14 febbraio 1999 dal Direttore dell‟Istituto Superiore
di sanità, Giuseppe Benagiano, che dice: “Stiamo scontando il peccato originale
della creazione volontaria di questa banca dati. I centri meno buoni hanno paura afar
sapere che cosa accade da loro e si guardano bene dall‟inviare il resoconto della loro
attività. Non si può più perdere tempo ora ci vuole una legge che preveda un registro
obbligatorio e che tenga tutti i centri sotto controllo stretto controllo. Devono essere
stabilite anche le reprimenda per coloro che non rispettano queste disposizioni. E‟
pericoloso per la salute pubblica che l‟Istituto Superiore di Sanità conosca soltanto
cosa accade nelle dieci strutture più buone.”89




89
     DE MOLINER M., “La giungla dei bambini in provetta”, il Giornale, 14 febbaio 1999.

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