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Veglia di preghiera

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Veglia di preghiera
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12/7/2011
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Veglia di preghiera



Mentre la cattedrale è in penombra, i presenti accendono il proprio cero. I ministri e il

Presidente raggiungono la loro sede. L’assemblea intona il canto iniziale.



Canto: RISUSCITÒ

Rit.: Risuscitò, risuscitò, risuscitò, alleluja!

Alleluja, alleluja, alleluja, risuscitò!



C. La morte, dove stà la morte? Dov'è la mia morte? Dov'è la sua vittoria? Rit.

C. Allegria, Allegria, fratelli, che se oggi noi amiamo è perché risuscitò. Rit.

C. Grazie siano rese al Padre che ci guida al suo Regno dove si vive di amore. Rit.

C. Se con lui moriamo con lui viviamo con lui cantiamo, Alleluja! Rit.

A. Alleluja, alleluja, alleluja, risuscitò!

Risuscitò, risuscitò, risuscitò, alleluja!



Saluto del Presidente



Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

Amen

Il Dio della speranza, che ci riempie di ogni gioia e pace nella fede per la potenza dello

Spirito Santo, sia con tutti voi.

E con il tuo Spirito



Il Presidente introduce la veglia



Invocazione dello Spirito Santo



Fratelli e sorelle carissimi, invochiamo ora lo Spirito di Dio perché faccia sgorgare in noi la

preghiera unanime in suffragio del nostro amato Padre e Pastore Cataldo. Il Dio della pace

che ha fatto risorgere dai morti il Pastore grande delle pecore, il Signore nostro Gesù

Cristo, ci doni lo Spirito fonte di ogni consolazione e grazia. Lo Spirito di verità illumini la

notte del buio e della sofferenza e ci doni abbondante ispirazione e discernimento per

affidarci unicamente al Padre.



Canto: VIENI, VIENI SPIRITO D’AMORE



Vieni, vieni Spirito d’Amore

ad insegnar le cose di Dio.

Vieni, vieni Spirito di pace

a suggerir le cose che Lui ha detto a noi.



Noi ti invochiamo Spirito di Cristo,

vieni Tu dentro di noi,

cambia i nostri occhi, fa che noi vediamo

la bontà di Dio per noi.



Vieni, o Spirito, dai quattro venti,

e soffia su chi non ha vita.

Vieni, o Spirito, e soffia su di noi,

perché anche noi riviviamo.

Insegnaci a sperare, insegnaci ad amare,

insegnaci a lodare Iddio.

Insegnaci a pregare, insegnaci la via,

insegnaci Tu l’unità.



Preghiamo.

O Dio, Padre e Pastore dell’umanità, guarda la tua famiglia radunata in preghiera e

concedi al tuo servo e nostro vescovo Cataldo che nell’amore del Cristo ha presieduto

questa Chiesa di Monreale, di condividere, con il gregge a lui affidato, la ricompensa

promessa ai fedeli ministri del Vangelo. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio che è

Dio, e vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

R. Amen.



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (2, 8-13)



Carissimo, ricòrdati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risuscitato dai morti,

secondo il mio vangelo, a causa del quale io soffro fino a portare le catene come un

malfattore; ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò sopporto ogni cosa per gli eletti,

perché anch'essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna.

Certa è questa parola: se moriamo con lui, vivremo anche con lui; se con lui

perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, anch'egli ci rinnegherà; se noi

manchiamo di fede, egli però rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso.

Parola di Dio.



Canto: TI SEGUIRÒ

Ti seguirò, ti seguirò, o Signore,

e nella tua strada camminerò.



Ti seguirò nella via dell’amore

e donerò al mondo la vita.



Ti seguirò nella via del dolore

e la tua croce ci salverà.



Ti seguirò nella via della gioia

e la tua luce ci guiderà.



Dal Libro dell’Apocalisse di San Giovanni Apostolo (21, 1-7)



Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano

scomparsi e il mare non c'era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme,

scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una

voce potente che usciva dal trono:

"Ecco la dimora di Dio con gli uomini!

Egli dimorerà tra di loro

ed essi saranno suo popolo

ed egli sarà il "Dio-con-loro".

E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;

non ci sarà più la morte,

né lutto, né lamento, né affanno,

perché le cose di prima sono passate".

E Colui che sedeva sul trono disse: "Ecco, io faccio nuove tutte le cose"; e soggiunse:

"Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci.

Ecco sono compiute!

Io sono l'Alfa e l'Omega,

il Principio e la Fine.

A colui che ha sete darò gratuitamente

acqua della fonte della vita.

Chi sarà vittorioso erediterà questi beni;

io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio.

Parola di Dio.



Canto: CHI CI SEPARERÀ

Chi ci separerà dal suo amore,

la tribolazione, forse la spada?

Né morte o vita ci separerà

dall’amore in Cristo Signore.



Chi ci separerà dalla sua pace,

la persecuzione, forse il dolore?

Nessun potere ci separerà

da Colui che è morto per noi.



Chi ci separerà dalla sua gioia,

chi potrà strapparci il suo perdono?

Nessuno al mondo ci allontanerà

dalla vita in Cristo Signore.



Dalla lettera pastorale “Amiamo la nostra Chiesa” di mons. Cataldo Naro (n.7)



Se amiamo la nostra Chiesa, riconoscendoci con gratitudine suoi figli, per avere ricevuto in

essa la vita divina, non possiamo non sentirci impegnati in un nostro servizio che sia a

vantaggio dei suoi membri e che contribuisca alla sua costruzione. È stato così per i nostri

santi, beati e servi di Dio. È così anche per noi.

In effetti, però, a costruire la Chiesa è lo stesso Signore che ci dona il suo Spirito. Ed è lo

Spirito Santo che, agendo nel nostro cuore, ci fa una sola cosa con Cristo, ci trasforma nel

suo corpo. Per questo il modo più proprio di contribuire alla costruzione della Chiesa è fare

agire lo Spirito Santo in noi, non opporre resistenza alla sua azione. Solo così si possono

realizzare le parole che l’apostolo Pietro rivolgeva ai battezzati delle prime comunità

cristiane: «Anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio

spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di

Gesù Cristo» (1 Pt 2,5).

L’immagine dell’edificio richiama la costruzione di pietre ma anche la stirpe o famiglia

(come quando nella Scrittura si dice «la casa di Davide»). Si tratta, dunque, di farci

«impiegare» per formare una famiglia, la famiglia di Dio. Uomini e donne, di per sé

estranei gli uni agli altri, ricevendo il battesimo che li inserisce nella Chiesa, formano una

famiglia in cui il legame reciproco tra gli appartenenti è lo Spirito Santo («edificio

spirituale»), cioè un legame molto più forte della parentela naturale del sangue, lo stesso

legame di cui parla il prologo del Vangelo di Giovanni a proposito di coloro che, avendo

accolto il Figlio di Dio fattosi carne, «non dal sangue, né da volere di uomo, ma da Dio

sono stati generati» (Gv 1,13).

E la Chiesa – ciascuna Chiesa locale in comunione con le altre Chiese – è perennemente

in costruzione. Essa si edifica costantemente perché ci sono uomini e donne che si

rendono disponibili a “farsi costruire” come famiglia di Dio. Contribuire alla continua

costruzione della nostra Chiesa diocesana implica, dunque, innanzitutto, prestarsi a farsi

lavorare dal Signore come pietre che vengono squadrate per essere collocate con le altre

pietre nell’intera costruzione. In altre parole, contribuire alla costruzione della Chiesa

significa, essenzialmente, vivere il rapporto che ci lega al Signore Gesù, la pietra angolare

su cui è costruita la Chiesa. Significa vivere la santità.

L’immagine dell’edificio richiama la costruzione di pietre ma anche la stirpe o famiglia

(come quando nella Scrittura si dice «la casa di Davide»). Si tratta, dunque, di farci

«impiegare» per formare una famiglia, la famiglia di Dio. Uomini e donne, di per sé

estranei gli uni agli altri, ricevendo il battesimo che li inserisce nella Chiesa, formano una

famiglia in cui il legame reciproco tra gli appartenenti è lo Spirito Santo («edificio

spirituale»), cioè un legame molto più forte della parentela naturale del sangue, lo stesso

legame di cui parla il prologo del Vangelo di Giovanni a proposito di coloro che, avendo

accolto il Figlio di Dio fattosi carne, «non dal sangue, né da volere di uomo, ma da Dio

sono stati generati» (Gv 1,13).

E la Chiesa – ciascuna Chiesa locale in comunione con le altre Chiese – è perennemente

in costruzione. Essa si edifica costantemente perché ci sono uomini e donne che si

rendono disponibili a “farsi costruire” come famiglia di Dio. Contribuire alla continua

costruzione della nostra Chiesa diocesana implica, dunque, innanzitutto, prestarsi a farsi

lavorare dal Signore come pietre che vengono squadrate per essere collocate con le altre

pietre nell’intera costruzione. In altre parole, contribuire alla costruzione della Chiesa

significa, essenzialmente, vivere il rapporto che ci lega al Signore Gesù, la pietra angolare

su cui è costruita la Chiesa. Significa vivere la santità.

L’immagine dell’edificio nella citazione di san Pietro ci rimanda alla pagina di Romano

Guardini che ci ha introdotti nel tema di questa mia lettera. Visitando il nostro duomo, il

suo sentimento fu di ammirazione. Egli si lasciò trasportare dallo sguardo incantato dalla

bellezza non solo del monumento ma anche dell’azione liturgica che vi si svolgeva e dello

stesso popolo che vi prendeva parte. Come ho già rilevato, l’atteggiamento più appropriato

nel rapportarsi alla Chiesa è quello dell’ammirazione, appunto perché la Chiesa è costruita

dal Signore stesso ed è opera sua. Non la costruiamo noi. La Chiesa è nostra non perché

ce la facciamo da noi stessi, ma solo perché ci è donata, solo perché in essa il Signore ci

offre lo spazio concretamente storico in cui incontrarlo e fare esperienza della fraternità

creata dal vincolo dello Spirito Santo. Se – come ho già detto – per amare la Chiesa è

necessario ammirarla, possiamo dire che, in continuità d’atteggiamento, contribuiamo a

costruirla ammirandola o, meglio, ammirando in essa l’opera di Dio e, quindi, accettando

anche noi di farci costruire dal Signore come sua famiglia, regale popolo di Dio,

sacerdozio santo.



Canto: ABBÀ, PADRE

Guardami Signor, leggi nel mio cuor.

Sono tuo figlio, ascoltami!



Abba’ Padre, Abba’ Padre,

Abba’, Abba’, Abba’ (X2)



Più solo non sarò, a Te mi appoggerò.

Sono tuo figlio, abbracciami! Rit.

Per ogni mio dolor, la pace invocherò.

Sono tuo figlio, guariscimi! Rit.



Grazie a te Signor, per questo immenso amor.

Siamo tuoi figli, Alleluia! Rit.



Viene portato processionalmente il libro dei Vangeli mentre si acclama:



CANTO PER CRISTO



Alleluia, alleluia, alleluia.

Alleluia, alleluia. (2 v.)



Canto per Cristo che mi libererà,

quando verrà nella gloria

quando la vita con Lui rinascerà,

alleluia, alleluia!



Canto per Cristo: in Lui rifiorirà

ogni speranza perduta,

ogni creatura con Lui risorgerà,

alleluia, alleluia!



Canto per Cristo: un giorno tornerà!

festa per tutti gli amici,

festa di un mondo che più non morirà,

alleluia, alleluia!



Cristo è risorto e vive in mezzo a noi

vinta è la morte alleluia.

Cristo è risorto e vive in mezzo a noi

alleluia, alleluia!



 Dal vangelo secondo Matteo (11,25-30)



In quel tempo, Gesù disse: « Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché

hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì,

o Padre, perché così è piaciuto a te.

Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno

conosce il Padre se non il Fig1io e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.

Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo

sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le

vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

Parola del Signore.



Riflessione del Presidente.



Canto: LODI ALL’ALTISSIMO



Tu sei Santo Signore Dio,

Tu sei forte. Tu sei grande,

Tu sei l'Altissimo l'Onnipotente,

Tu Padre Santo, Re del cielo.



Tu sei trino, uno Signore,

Tu sei il bene, tutto il bene,

Tu sei l'Amore, Tu sei il vero,

Tu sei umiltà, Tu sei sapienza.



Tu sei bellezza, Tu sei la pace,

la sicurezza il gaudio la letizia,

Tu sei speranza, Tu sei giustizia,

tu temperanza e ogni ricchezza.



Tu sei il Custode, Tu sei mitezza,

Tu sei rifugio, Tu sei fortezza,

Tu carità, fede Tu speranza,

Tu sei tutta la nostra dolcezza.



Tu sei la vita eterno gaudio

Signore grande Dio ammirabile,

Onnipotente o Creatore

o Salvatore di misericordia.



Dal Testo del ringraziamento dell'Arcivescovo mons. Cataldo Naro a conclusione della sua

ordinazione episcopale - Duomo di Monreale 14 Dicembre 2002



Tutti e singolarmente ringrazio di cuore per la loro partecipazione tanto numerosa

e così piena di una gioia che mi onora ma che -- lo vedo con chiarezza -- è motivata

primariamente non da un apprezzamento per la mia persona ma dall'amore per la Chiesa

e dalla fede nel Signore Gesù, il Risorto, che si rende presente nella figura del vescovo.

Abbiamo celebrato un evento di grazia. Il Signore Gesù, per l'azione del suo Santo Spirito,

mi ha configurato in pienezza a Sé buon Pastore. E la gioia di tutti nasce dal vedere

continuare il ministero episcopale in una persona che l'ha avuto affidato per grazia, senza

alcun suo merito, ed anzi a fronte di una sua evidente inadeguatezza, e che, perciò, non

agisce in suo nome ma in quello di Cristo e, quindi, è al servizio di tutti nella Chiesa.

La grazia del sacramento ha legato la mia vita indissolubilmente al servizio del

Vangelo e della Chiesa, di questa Chiesa particolare di Monreale. Per me è davvero un

nuovo inizio. La mia vita cambia radicalmente. […] Come appare con tutta chiarezza dalla

pagina del Vangelo di Giovanni sul conferimento a Pietro del compito di guidare la Chiesa,

c'è un nesso misterioso ma ben reale tra la richiesta di un amore più grande e la

consapevolezza della fragilità umana (tre volte Gesù fa a Pietro la domanda se lo ama più

degli altri, come tre volte egli l'aveva rinnegato) e tra l'affidamento dell'ufficio di pascere il

gregge di Cristo e la prospettiva della partecipazione alla croce del Signore («un altro ti

cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi»). […] Il ricordo dell'ordinazione in cui il

Signore mi ha fatto partecipe del compito di pascere il suo gregge mi accompagnerà

assieme al ricordo delle misericordie di cui il Signore mi ha colmato finora e che trovano il

loro culmine appunto nell'ordinazione episcopale. Questo stesso ricordo di Dio che si è

reso presente nella mia vita ho voluto richiamare anche nel motto e nello stemma

episcopali.

Il ricordo di Dio è la nostra vita. C'è un ricordo che noi abbiamo di Dio e che

alimenta il sentimento della sua presenza nella nostra vita. Ma c'è, prima, un ricordo che

Dio ha di noi e che è il suo usarci misericordia, come dice la stessa parola ri-cordare,

passare nel cuore. Ed ancora, come dice il salmo 101, questo ricordo di Dio, che è la

nostra salvezza, è per ogni singola persona ma anche per ogni generazione. C'è una

volontà salvifica di Dio per ogni generazione, anche per la nostra, per quella del nostro

tempo e del nostro luogo o, meglio, per le diverse generazioni che vivono nel nostro

tempo: quella dei più anziani, quella della persone di mezza età e quella dei più giovani.

Tutti Dio vuole salvi. Ma si richiede anche che ogni generazione si ricordi di Dio,

corrisponda al ricordo che Dio ha di essa. C'è un appuntamento che Dio fissa per ogni

generazione. Gesù disse incredula e perversa la generazione del suo tempo e del suo

luogo e sembrò spazientirsi l'incredulità o la poca fede dei suoi stessi discepoli, oltre che di

quella del padre del ragazzo muto che gli chiedeva di guarirlo con le parole «Se tu puoi».

«Se tu puoi! -- rispose Gesù -- Tutto è possibile a chi crede». C'è un appuntamento di Dio

anche con la nostra generazione. Un appuntamento che non dobbiamo mancare. Come

s'impone che facciamo nostre le parole del padre del ragazzo muto: «Credo, aiutami nella

mia incredulità». Crediamo, ma, tu Signore Gesù, aiutaci nella nostra poca fede e perfino

nella nostra incredulità; aiutaci a risvegliare quel ricordo di Dio che è depositato nel fondo

del cuore di ogni uomo e che, secondo Agostino, è la nostalgia dell'amicizia con Dio che fu

di Adamo ed Eva nel giardino dell'Eden; aiutaci a comprendere sempre meglio, nella sua

perenne novità, con quel ricordo dono dello Spirito che hai promesso ai tuoi discepoli, il

Vangelo che pure abbiamo in qualche modo già accolto nella nostra vita; aiutaci a

collocarci consapevolmente e creativamente nel solco lungo del ricordo, non ridotto e non

riducibile a mero vanto storico, delle grandi e vive testimonianze di sapienza evangelica, di

intraprendenza pastorale, di operosità nel segno della carità e di cultura autenticamente

rispettosa della dignità umana che, in questa nostra Chiesa di Monreale, ci hanno lasciate

le generazioni cristiane che ci hanno preceduti, compresi i grandi vescovi dell'età moderna

e contemporanea -- i due Torres nel Cinquecento, Venero nel Seicento, Testa nel

Settecento, Balsamo e D'Acquisto nell'Ottocento, Intreccialagli, Carpino e gli altri del

Novecento -- e comprese soprattutto le figure di santità, maschili e femminili, di cui è

percorsa interamente la nostra storia diocesana fino al periodo più recente, il Novecento,

con i tanti servi e serve di Dio di cui è ancora in corso il processo di beatificazione; e

compresa anche l'eredità magnifica -- cara a tutta la cristianità -- di questo duomo con i

suoi splendidi cicli musivi, vascello di luce che ci porta, attraverso la contemplazione della

storia della salvezza, al Cristo Signore dell'universo e che, come sperimentò il grande

Romano Guardini in questo stesso duomo, nella settimana santa del 1929, non solo ci fa

comprendere l'intima bellezza del cristianesimo ma anche crea un ambiente in cui la

liturgia può essere celebrata privilegiando lo sguardo, lo stare a guardare, il contemplare.

Un'esperienza che fu anche di Davide Maria Turoldo:



Grazia è stare […]

a guardare la Miracolosa Leggenda

emergere dalle infinite pietruzze di oro […].



Una grazia di cui, secondo il poeta servita, è destinataria primaria e privilegiata,

seppure non esclusiva, la «gente di Sicilia»:



ma un senso è che sia tu,

terra di fuoco

a custodire il mirabile tesoro:

né crimine vale a distruggere

grazia e virtù di un popolo

che nella sua reggia

legge le storie di Dio:



o Sicilia, la Bellezza ti salverà!

Sì, il ricordo di Dio suscitato dal guardare la «Miracolosa Leggenda» ci salverà.

Fratelli e sorelle che il Signore mi ha donato, vorrei dirvi questa sera, a cominciare dai

sacerdoti, una parola brevissima e semplicissima. Studieremo poi insieme le scelte

pastorali che ci si richiedono, naturalmente nella linea già segnata dalla tradizione

spirituale e pastorale propria della nostra Chiesa. Ma la scelta di fondo sia il desiderio di

alimentare il ricordo di Dio che è in tutti; di trasmettere alle nuove generazioni il ricordo

vivo del Vangelo; di aiutare, per la nostra parte, con semplicità e con rispetto, a risvegliare

la nostalgia di Dio in quelli che non credono o dicono di non credere o che, per diversi

motivi, si sono allontanati dalla Chiesa e vivono ai suoi margini.



Canto: ECCOMI.

Rit. Eccomi, eccomi! Signore io vengo.

Eccomi, eccomi! Si compia in me la tua volontà!



Nel mio Signore ho sperato

e su di me s’è chinato

ha dato ascolto al mio grido,

m’ha liberato dalla morte. Rit.



I miei piedi ha reso saldi,

sicuri ha reso i miei passi.

Ha messo sulla mia bocca

un nuovo canto di lode. Rit.



Il sacrificio non gradisci,

ma mi hai aperto l’orecchio,

non hai voluto olocausti

allora ho detto :”Io vengo”. Rit.



Sul tuo libro di me è scritto:

si compia il tuo volere.

Questo, mio Dio, desidero,

la tua legge è nel mio cuore. Rit.



La tua giustizia ho proclamato,

non tengo chiuse le labbra.

Non rifiutarmi, Signore,

la tua misericordia. Rit.



Preghiere dei fedeli

Fratelli e sorelle noi speriamo e crediamo che la vita del nostro vescovo Cataldo è ora

nascosta in Dio. Il suo volto, a cui è venuta meno la luce di questo mondo, è illuminato per

sempre dalla vera luce che ha in Dio la sorgente. Rivolgiamo la nostra comune preghiera

al Padre onnipotente che ha risuscitato dai morti il Cristo suo Figlio e imploriamo pace e

salvezza per i vivi e per i defunti.

Preghiamo insieme e diciamo: Ascoltaci, o Signore



Per il nostro arcivescovo Cataldo: perché il supremo Pastore, che sempre vive per

intercedere per noi, lo accolga benigno nel suo regno di luce e di pace,

preghiamo. R.



Per la nostra Chiesa Diocesana, perché dall’esempio del suo pastore defunto impari a

donarsi senza riserve per il Vangelo e la trasmissione della fede,

preghiamo. R.



Per la Chiesa santa di Dio; perché, fedele al suo mandato sia fermento di rinnovamento in

Cristo dell’intera famiglia umana,

preghiamo. R.



Per le anime degli arcivescovi defunti e di tutti coloro che nella nostra chiesa annunciarono

il vangelo ed esercitarono il ministero pastorale: perché siano fatti partecipi della liturgia

del cielo,

preghiamo. R.



Per tutti i fedeli defunti: perché siano ammessi a partecipare della contemplazione del

volto di Dio nel rgno dei cieli,

preghiamo. R.



Obbedienti alla parola del nostro unico Salvatore e formati alla scuola del Vangelo,

preghiamo insieme come il Signore ci ha insegnato:

Padre Nostro.



Preghiamo.

Padre delle misericordie e Dio di ogni consolazione, che ci ami di eterno amore e trasformi

l'ombra della morte in aurora di vita, guarda a noi tuoi fedeli che siamo nella prova e nel

dolore per la scomparsa del nostro vescovo Cataldo. Sii tu, o Signore, il nostro rifugio e

conforto, perché dal lutto e dal dolore siamo sollevati alla luce e alla pace della tua

presenza. Ascolta la preghiera che ti rivolgiamo nel nome del tuo Figlio, nostro Signore,

che morendo ha distrutto la morte e risorgendo ci ha ridato la vita; e fa' che al termine dei

nostri giorni possiamo andare incontro a lui, per riunirci ai nostri fratelli nella gioia senza

fine, là dove ogni lacrima sarà asciugata e i nostri occhi vedranno il tuo volto. Per Cristo

nostro Signore.

R. Amen.



Benedizione e congedo



Canto Finale: CRISTO È RISORTO VERAMENTE



Cristo è risorto veramente, alleluia!

Gesù il vivente, qui con noi resterà.

Cristo Gesù, Cristo Gesù

è il Signore della vita.



Morte dov’è la tua vittoria?

Paura non mi puoi far più.

Se sulla croce io morirò insieme a lui,

poi insieme a lui risorgerò.



Tu, Signore amante della vita,

mi hai creato per l’eternità.

La vita mia tu dal sepolcro strapperai,

con questo mio corpo ti vedrò.



Tu mi hai donato la tua vita,

io voglio donar la mia a te.

Fa’ che possa dire: “Cristo vive anche in me”

e quel giorno io risorgerò.


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