27 dicembre by VzS12t4

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									IL MANIFESTO, 27 DICEMBRE 2009

Fermi tutti, è l’anno dell’amore
di Alessandro Robecchi

Arriva il 2010: portatevi coperte e panini, non si sa mai, metti che lo fanno gestire alle ferrovie e arriva il 3
febbraio. Secondo Silvio Berlusconi sarà l'anno dell'amore, anche lui ha una certa età, non è che può essere
sempre l'anno del sesso, come il 2009: non so che anno cinese sarà il 2010, ma qui il 2009 era di sicuro l'anno del
maiale. Bei tempi, il 2009, ricordate? Silvio non era ancora diventato buono e Bondi non era ancora diventato
cattivo, questo tanto per dire che razza di 2010 ci aspetta. Comunque buono a sapersi: uno può rompere i maroni
all'intero mondo, insultare tutti, querelare, cercare di fregare la giustizia, affossare il paese, circondarsi di belle
pupe, fare un regalo agli evasori, andare a mignotte e poi, di colpo dire, alt! È l'anno dell'amore, fermi tutti, pace!
Pace! È comodo. È come avere il Tg5 incorporato: la crisi non c'è, i lavoratori se la spassano. Che problema c’é?
Basta mentire, no? Un conto è dire: «Cara, non è come pensi, posso spiegarti tutto...». E un conto è avere il
Tg5 che dice: «Signora è un equivoco!». Inizialmente a Silvio ’sta faccenda dell'anno nuovo non gli piaceva,
voleva passare direttamente al 2011, ne ha parlato con Ghedini. Poi ha svelato il trucco: era solo uno scherzo,
voleva vedere se ci cascavamo. Naturalmente non c'è cascato nessuno. Solo D’Alema e Violante sono ancora lì al
bar che dicono, beh, tutto sommato è ragionevole, ci si può mettere d'accordo, fare a meno del 2010 è un male
minore. E quindi, ecco che ’sto benedetto 2010 arriva per davvero. Sarà l'anno dell'ottimismo e della positività e
si eviteranno conflitti e cattiverie. Tutti con le mutande di ghisa, perché Lui andrà avanti con le riforme. E poi ci
diranno dove fare le centrali nucleari, ma questo solo dopo le elezioni regionali, perché essere paraculi non è
mica un reato, è proprio uno stile di vita. Auguri.


L’UNITÀ, 27 DICEMBRE 2009

Il governo dell’amore toglie 600 euro alle famiglie
di (B.D.G.)

Silvio Berlusconi parla di «disfattisti», mentre il suo fedelissimo Paolo Bonaiuti rispolvera le «cassandre»: sta di
fatto che il governo non vuol neanche sentir parlare di crisi, o di famiglie in difficoltà. Ma le associazioni dei
consumatori non si fermano.
Parlano di stangata, solo in parte provocata dagli andamenti di mercato. Anche il governo ci ha messo del suo.
Nel 2010 le famiglie italiane si ritroveranno in tasca circa 600 euro in meno per colpa di rincari, balzelli e nuove
spese, denunciano Adusbef e Federconsumatori. Che puntano il dito anche sulla Finanziaria: non è vero - dicono
i presidenti Elio Lannutti e Rosario Trefiletti - che non contiene nuove tasse. Ma anzi prevede misure che
costeranno alle famiglie 120 euro in più all'anno. A questi si aggiungono gli aumenti di gas, carburanti, mutui e
biglietti ferroviari. Sul futuro poi pende la minaccia dell'inflazione, che dovrebbe cominciare a rialzare la testa
man mano che i mercati riprendono fiato dopo i crolli della crisi. Per ora qualche anticipo già si sta vedendo in
questi giorni. L'Adoc denuncia che aumenteranno del 4% circa anche i prezzi per il cenone di Capodanno.

CARO-GOVERNO. Adusbef e Federconsumatori parlano esplicitamente di «ministangata governativa». «Non è
vero - sostengono - che la Finanziaria appena approvata non abbia aumentato le tasse, come hanno affermato il
ministro Tremonti e il presidente del Consiglio Berlusconi, perché ci sono circa 120 euro di nuovi balzelli che
graveranno sulle spalle di ogni famiglia». Tra questi, le due associazioni citano le «anticipazioni tariffarie di 3
euro a passeggero su ogni singolo biglietto aereo a favore dei gestori aeroportuali», oltre al «contributo unificato
pari a 103,3 euro a carico dei lavoratori licenziati che fanno ricorso in Cassazione» e ai circa 38 euro «a carico di
quei cittadini che "osano" fare ricorso» contro le multe per alta velocità (autovelox)». A queste spese in più si
devono aggiungere tutti gli altri rincari: circa 30 euro per il gas, 130 per l'assicurazione auto (rca), 18 euro pei
servizi idrici, 35 euro per la Tarsu (tassa rifiuti solidi urbani), 30 eurc di aumenti dei servizi bancari, 80 euro per i
mutui a causa degli aumenti dello spread applicato dalle banche, 65 euro per gli aumenti dei biglietti dei treni e
90 euro (su base annua) per i costi dei carburanti. Secondo le stime delle due associazioni dei consumatori,
dunque, da gennaio 2010 peseranno sulle spalle degli italiani rincari complessivi per circa 596 euro.


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CARO CAPODANNO. Secondo l'Adoc festeggiare al ristorante o in un locale costa il 4% in più in media
rispetto all'anno scorso. E allora aumentano (+2%) quelli che, per risparmiare, preferiscono rimanere a casa o
andare in un agriturismo. Festeggiare a contatto con la natura, secondo l'associazione dei consumatori, costerà in
media 130 euro (+2,3% rispetto all'anno scorso), mentre per organizzare una cena in casa, per 8 persone, non si
andrà oltre il 158 euro in media.

LA STANGATA IN ARRIVO
L'anno nuovo porterà un vero e proprio salasso per gli italiani: secondo un'indagine di Federconsumatori-
Adusbef, si tradurrà in un esborso di 596 euro a famiglia:

Rc auto (+15%) + 130 €
Tariffe aeroportuali (+3 €) +65 €
Ricorso multa giudice di pace +55 €
Tariffe gas +28 €
Servizi idrici +18 €
Treni +65 €
Tarsu (rifiuti urbani) +35 €
Servizi bancari +30 €
Rate mutui +80 €
Carburante (benzina e gasolio) +90 €
TOTALE 596 €
Fonte: Adusbef-Federconsumatori P&G Infograph.

L’UNITÀ, 27 DICEMBRE 2009

Una parola: compromissione
di Vincenzo Cerami

C'è una bella differenza tra compromissione e compromesso. La compromissione implica la svendita dell'anima,
l'annullamento di un saldo principio etico per un beneficio che si ritiene irrinunciabile. Il compromesso è invece un atto di
realistica ragionevolezza, che serve a superare un ostacolo insuperabile. La politica è piena di compromessi realistici, a
cominciare da quello «storico», che oggi ci fa tanto ridere per il carattere beffardo che lo ha caratterizzato e ci fa piangere
per le tragedie che ha creato. In molti, e non solo nel Pd - dove in questi giorni è forte la tentazione di scendere a
compromessi con Berlusconi - etica e politica sono condannate ad incontrarsi solo sul ring. Per costoro compromissione e
compromesso sono perfetti sinonimi. Ridono dei nostri ingenui slanci d'onestà intellettuale. Fino al punto che noi umili
servitori dei buoni sentimenti politici ci sentiamo stupidi e sprovveduti sognatori. Malgrado tutto questo orrore, che è umano
ancor prima che politico, dobbiamo seriamente chiederci se rinunciare o no, per sempre, ai nostri ideali e ai nostri sacri
principi. Secondo i politici nudi e crudi del nuovo Pd, per fortuna non molti, un potere buono non esiste, può esistere solo il
meno peggio e la mediocrità, sia politica che etica. Allora ci viene da chiedere al partito di lasciarci tranquilli mentre cul-
liamo le nostre utopie, e di cercare di aggiustare le cose dentro il Palazzo, com'è sempre stato fatto, a colpi di compromessi e
di compromissioni, barattando merda con un po’ di giustizia. Socrate, nella storia il più grande nemico dei commerci politici,
si lasciò uccidere dall'ingiustizia proprio per difendere i valori assoluti della giustizia. Lasciaci credere in qualche valore,
Bersani, almeno questo. Utilizza la nostra ingenuità come una moneta pesante sul tavolo della realpolitik.


L’UNITÀ, 27 DICEMBRE 2009
Il dato dall’Inps. La Cgil: ingiustificato l’allarme del governo che vuole tagliare. Soprattutto tra i
pubblici dipendenti la tendenza a rimanere al loro posto
Chi ha un lavoro ci resta. Giù le pensioni di anzianità
di Laura Matteucci

Avvinti al lavoro, finché c'è: si dimezzano le pensioni d'anzianità nel 2009. Sono sempre meno i lavoratori che lasciano
l'impiego prima dell'età prevista perla pensione di anzianità. Non si tratta di una novità assoluta, piuttosto di un trend ormai
consolidato da qualche anno, ma quello che 1'Inps registra per l'anno che sta per finire è un vero e proprio crollo, ennesima
conferma di un periodo di crisi in cui chi ha un impiego cerca di mantenerlo il più possibile: nei primi 11 mesi dell'anno, i

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trattamenti sono stati 91.925, il 53% in meno rispetto al 2008 quando furono, nell'intero anno, 196.522. Un dato che, anticipa
il presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua, è il «migliore dal 2002» e dimostra che le riforme delle pensioni «hanno
funzionato». Significa anche, come dice sempre Mastrapasqua, che l'Istituto chiuderà il 2009 con 6-7 miliardi di avanzo fi-
nanziario almeno, «ma il risultato potrebbe essere anche molto superiore». Tutti soldi dei lavoratori, ovviamente. «Questi
dati - dice Morena Piccinini, che si occupa proprio di pensioni per la Cgil - dimostrano una volta di più che l'allarme sulla
spesa pensionistica lanciato periodicamente dal governo è assurdo, e che parlare di tagli alle pensioni è inaccettabile».
Piccinini spiega quello che succede: «Quest'anno il crollo è particolarmente significativo, ma in realtà tutti gli anni, a
consuntivo, ci si accorge che i lavoratori andati in pensione sono meno rispetto a quanti erano stati preventivati. Il fatto è che
1'Inps fa le sue proiezioni sulla base di quanti nell'anno matureranno i diritti all'uscita; ma non accade mai che tutti
usufruiscano effettivamente di questo diritto». Questo vale anche per gli anni «tranquilli», non gravati dai recenti problemi
occupazionali. Nel 2009, poi, ha agito un combinato disposto: «Chi non è in cassa integrazione, e non ha un lavoro
particolarmente usurante, resta al lavoro per gli ovvi vantaggi economici, tanto più in un momento di crisi e di incertezza
com'è questo - continua Piccinini - In più, dal luglio scorso è partita la seconda tranche prevista dall'accordo del 23 luglio:
sono stati alzati i requisiti, per esempio non si va più in pensione a 58 anni, ma a 60, e questo ha portato ad una conseguente
riduzione delle uscite».

OVER 60. Dimezzati dunque i trattamenti pensionistici anticipati rispetto all'età di vecchiaia. Il calo più forte si nota tra le
pensioni di anzianità nella gestione dei lavoratori dipendenti, con 52.132 nuovi assegni, a fronte dei 120.626 erogati
nell'intero 2008. Aumentano, invece, le pensioni di vecchiaia (65 anni per gli uomini, 60 per le donne), anche se in numero
inferiore rispetto alle previsioni. Quest'anno i lavoratori privati andati in pensione per limiti di età sono stati, nei primi 11
mesi, 152.546, in aumento del 63,1% rispetto ai 93.512 dell'intero 2008, ma in forte calo rispetto ai 210.940 previsti. Nel
2009 quindi, anche a causa dell'inasprimento dei criteri per la pensione anticipata, si è rimasti al lavoro più a lungo, andando
a riposo in media oltre i 60 anni. Nel complesso, tra vecchiaia e anzianità, nei primi 11 mesi sono uscite 244.471 persone a
fronte delle 290.034 dell'intero 2008 (con un -15,7%), un dato in calo anche rispetto alle previsioni (312.190 le uscite attese).
«Mi sembra di poter registrare - ha commentato Mastrapasqua - che le riforme hanno funzionato, generando un arretramento
delle pensioni di anzianità». Anche il presidente del1'Inps parla, oltre che dell'effetto-riforma, di una maggiore disponibilità
delle persone a restare al lavoro. «Siamo abbondantemente sopra i 60 anni di età per l'uscita». E i conti dell'Istituto mostrano
un buon andamento, di gran lunga il migliore tra tutti gli enti pubblici.


L’UNITÀ, 27 DICEMBRE 2009

Sui tetti o in fabbrica. Il Natale «alternativo» di migliaia
di precari
di Laura Matteucci

Negli uffici occupati o in fabbrica, sui tetti o incatenati al municipio. Natale «alternativo» (sarà così anche il Capodanno?)
per precari, cassintegrati e lavoratori delle aziende in crisi. Quest'anno la mappa delle feste la disegnano le vertenze ancora
aperte. Cene della vigilia e pranzi di Natale con portate di fortuna, piatti di plastica e bicchieri di spumante sui tavoli in
ufficio. Niente regali, ma solo la speranza di salvare il posto di lavoro, avere ancora un stipendio nel 2010.193 precari della
Fiat di Pomigliano, incatenati al municipio, il Natale l'hanno passato così, con una messa che il vescovo di Nola ha celebrato
in Comune. Hanno tutti contratti in scadenza tra fine dicembre e inizio marzo. E non è stato un Natale migliore per i loro
colleghi, circa 5mila operai da tempo in cassa integrazione. Né per i dipendenti Fiat di altri stabilimenti: anche a Termini
Imerese le proteste e le manifestazioni sono continuate durante le feste. Natale tra scrivanie e computer anche per i
dipendenti dell'Eutelia, che occupano da mesi sia gli uffici lombardi che quelli romani. Anche se, per loro, uno spiraglio c'è:
il tribunale fallimentare ha deciso il sequestro dei beni dell'azienda e la nomina di tre custodi fallimentari. Un primo incontro
con i dipendenti (senza stipendio da mesi) c'è stato proprio la vigilia. Domani i commissari incontreranno anche i dipendenti
della sede di Pregnana Milanese.
Solidarietà via web. Sul tetto delle loro sedi, nonostante il freddo, sono invece rimasti i ricercatori precari del1'Ispra (Istituto
per la ricerca e la protezione ambientale, che vuole sbaraccare giusto dopo Copenaghen): in 500 rischiano il posto. A Natale,
perdipiù, i commissari che gestiscono l'istituto hanno chiuso i cancelli. Tanto che hanno avuto difficoltà ad esprimere la loro
solidarietà anche parlamentari Pd come Marianna Madia e Ignazio Marino, che ha dovuto scavalcare le recinzioni per
entrare. Ai dipendenti viene in soccorso il web: gli occupanti si sono collegati online con i «colleghi» delle altre aziende in
crisi. Che sono sempre di più. Frutta, panettone e un po' di spumante, ad esempio, è stato il menù natalizio anche per i 100
operai che occupano la Ave Industries di Spinea (Venezia).




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IL SOLE 24 ORE, 27 DICEMBRE 2009

Ammortizzatori su due binari
A marzo la delega: assegno per chi perde il lavoro e Cig gestita dagli enti bilaterali
di Eugenio Bruno

All'orizzonte delle riforme compare il profilo dei nuovi ammortizzatori sociali. Che, nelle intenzioni del governo, saranno
fondati su due pilastri: un'indennità di disoccupazione generalizzata per assistere chi perde il lavoro; una cassa integrazione
gestita dagli enti bilaterali per affrontare le crisi aziendali. Il varo è atteso per fine marzo con un disegno di legge delega ad
hoc, che prevederà una copertura strutturale anche per i cocopro.
Di riforma degli ammortizzatori si parla da almeno un decennio. La crisi economica e gli strascichi attesi per l'anno venturo
l'hanno resa ancora più urgente. Nonostante le risorse accantonate dall'esecutivo si siano rivelate fin qui sufficienti ad affron-
tare l'emergenza (dei 32 miliardi stanziati per il biennio 2009-zoio, alla fine di quest'anno dovrebbero risultarne spesi meno
di sei, ndr), il superamento delle attuali forme di sostegno è auspicato da più parti. Perfino dal governatore di Bankitalia
Mario Draghi che una decina di giorni fa ha sottolineato l'inadeguatezza di un sistema che lascia senza rete di protezione 1,2
milioni di lavoratori dipendenti e 450mila parasubordinati. Da ultimo il tema è stato rilanciato da Emma Marcegaglia. In
un'intervista pubblicata sul Corriere della sera di giovedì scorso, il presidente di Confindustria ha definito la riscrittura di
cassa integrazione, mobilità e affini «un tema essenziale, su cui insistere. Non in una logica assistenziali sta - ha aggiunto la
leader degli industriali - ma puntando molto sulla formazione. In azienda e sul territorio».
Dal ministero del Lavoro fanno spere che su questi temi il governo è già all'opera. Il canovaccio da seguire resta quello
annunciato domenica scorsa da Bologna dallo stesso ministro Maurizio Sacconi, durante l'inaugurazione di un circolo
intitolato al compianto giuslavorista Marco Biagi: inserire i nuovi ammortizzatori sociali nel disegno di legge delega con il
nuovo statuto dei lavoratori che sarà approvato dal Consiglio dei ministri a fine marzo. Su cui poi avviare il confronto con le
parti sociali.
Come detto, la riforma si muoverà su due binari. Da un lato, verrà introdotta un'indennità di disoccupazione «generalizzata»,
destinata a chi ha perso il lavoro (ma non ai disoccupati lungo corso) e finanziata con i contributi versati (senza alcun peso,
quindi, sulla fiscalità generale). Dall'altro, si passerà dall'odierna cassa integrazione guadagni gestita dall'Inps a un
meccanismo affidato agli enti bilaterali che servirà, come ha ricordato Sacconi, «soprattutto a conservare il rapporto di
lavoro quando può ridursi il volume della produzione o anche le ore lavorate». Ma tale passaggio di consegne, spiegano dal
dicastero di via Veneto, avverrà in maniera graduale. Nello stesso solco dovrebbero inserirsi altri due mutamenti attesi da
tempo: la previsione di un sostegno di tipo strutturale (e non "una tantum" come quelli varati con i provvedimenti anti-crisi
dell'ultimo biennio e implementati con le successive manovre finanziaria) per i cocopro; la possibilità di consentire ai
professionisti in difficoltà di usufruire di una copertura che dovrebbe essere alimentata da un meccanismo assicurativo
gestito dalle casse professionali, senza quindi interventi dello stato. Se cosi fosse resterebbe da capire cosa accadrebbe della
delega contenuta nel cosiddetto "collegato lavoro", attualmente all'esame della Camera per il terzo passaggio parlamentare e
calendarizzato in aula per il 25 gennaio. Al suo interno, infatti, è già contenuta una delega all'esecutivo a intervenire sugli
ammortizzatori nei prossimi 36 mesi. Nel frattempo dovrebbe essere portato a compimento l'intervento sull'offerta formativa
per i lavoratori. Nel definire il 2010 come l'anno della formazione, Sacconi ha più volte ricordato che sul piatto ci sono 2,5
miliardi di euro (di cui 1,3 miliardi provenienti dal Fondo sociale europeo, 650 milioni dai Fondi di rotazione e 6oo da quelli
interprofessionali). Entro gennaio, infatti, il ministro del lavoro conta di chiudere l'accordo con regioni e parti sociali per
arrivare al nuovo orientamento su come spenderli.

GLI INTERVENTI GIÀ PROGRAMMATI
A marzo la delega sui nuovi ammortizzatori. Per la riforma degli ammortizzatori sociali il governo ha già in mente lo
strumento (il disegno di legge delega con il nuovo statuto dei lavoratori) e la tempistica (dopo le regionali di marzo). Il
nuovo sistema dovrebbe essere impostato su due binari: indennità di disoccupazione generalizzata e finanziata con un
sistema di tipo assicurativo; cassa integrazione per le crisi aziendali affidata agli enti bilaterali.
A gennaio le linee guida sulla formazione bilaterale. Altro tema in agenda la riforma dei meccanismi di formazione per
l'inserimento o il reinserimento dei lavoratori. Sul piatto ci sono oltre 2,5 miliardi (di cui quasi 1,3 provenienti dalle risorse
del fondo sociale europeo, 650 milioni dai Fondi di rotazione e 600 da quelli interprofessionali). L'obiettivo del ministro del
lavoro Maurizio Sacconi è arrivare entro gennaio all'accordo con regioni e parti sociali sulle linee guida per utilizzarli.
Nel decreto anticrisi bonus per auto e cucine. Netta seconda metà di gennaio dovrebbe essere presentato i l decreto legge
con le misure che, per un motivo o per un altro, non hanno trovato posto nella manovra 2010 e saranno ora finanziate con
l'extragettito dello scudo fiscale: al bonus perla rottamazione dei veicoli a motore dovrebbero aggiungersi incentivi per
sostenere i consumi di elettrodomestici e cucine, e il finanziamento di alcuni bandi di Industria 2015.




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IL SOLE 24 ORE, 27 DICEMBRE 2009
Inps. Il bilancio di undici mesi
Pensioni di anzianità in calo, volano le uscite di vecchiaia
di (G.Par.)

La riduzione è di quelle consistenti. Nei primi n mesi del 2oo9le pensioni di anzianità si sono più che dimezzate
rispetto al dato con cui si è chiuso l'anno precedente. I nuovi trattamenti, da gennaio a novembre, sono stati
91.925 mentre nel 2008 erano stati 196.522 con una "caduta" del 53 per cento. Nella gestione dei lavoratori
dipendenti, poi, il calo in termini percentuali è stato addirittura superiore. Se nei 12 mesi precedenti c'erano stati
120.626 assegni, da inizio 2009 fino a novembre 1'Inps ha registrato 52.132 nuove prestazioni (-57%). Anche le
altre categorie monitorate confermano la tendenza di fondo che si lascia sempre meno il lavoro in anticipo
rispetto all'età prevista per la pensione di vecchiaia. Per i coltivatori diretti i trattamenti di anzianità sono state
8.841 rispetto ai 16.094 dell'intero 2008, mentre per gli artigiani le uscite anticipate sono state 20.165 a fronte
delle 36.340 del 2oo8. Sostenuto il ridimensionamento anche per i commercianti. Il decremento, infatti, è stato
del 54"io: da oltre 23.4oo degli scorsi dodici mesi ai quasi 11mila del periodo "monitorato" nell'anno in corso.
«Mi sembra di poter registrare che le riforme delle pensioni hanno funzionato generando un arretramento delle
pensioni di anzianità» è il commento del presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua. «Siamo abbondantemente -
ha aggiunto, il numero uno dell'istituto - sopra i 60 anni di età per l'uscita dal lavoro». Al punto che l'andamento
attuale sembra lasciar presagire una chiusura di 2009 complessivamente sotto quota 100mila, che sarebbe il
miglior risultato dal 2002.
Per quanto riguarda, invece, le pensioni di vecchiaia (65 anni per gli uomini, 6o per le donne), le stime
preliminari vanno nella direzione di un incremento. Da gennaio a novembre 2009, sono andati in pensione per
raggiunti limiti di età 152.546 lavoratori privati. Un numero superiore del 63% a quanto erano stati nell'intero
2oo8 (93.512). Tutto sommato, però, si profila comunque un calo rispetto a quelle che erano le stime iniziali,
sopra le 2iomila unità. Nel dettaglio, gli aumenti percentuali più significativi (e addirittura il doppio nel confronto
con la progressione generale) hanno riguardato i commercianti (passati da 11.345 a 26.454 unità che si sono
"congedate" dal lavoro) e per gli artigiani (da 9.777 lo scorso anno a 22.196 da gennaio a novembre 2009).
Complessivamente, tra anzianità e vecchiaia nei primi il mesi dell'anno hanno optato per la pensione 244.471
lavoratori a fronte dei 290.034 dell'intero 2008 (-15,7%): una cifra, anche in questo caso, più bassa se messa a
confronto con le uscite attese che erano più di 312mila.
In termini di gestione finanziaria, l'istituto guidato da Mastrapasqua si avvia - come egli stesso ha anticipato - a
«chiudere il 2009 con sei-sette miliardi di avanzo ma il risultato potrebbe essere anche molto superiore».

IL SOLE 24 ORE, 27 DICEMBRE 2009

Occupazione. Un fronte bipartisan per 7 milioni di over 67
Ci stanno provando sia alla Camera che al Senato. Un doppio fronte tra maggioranza e opposizione per
aumentare il tasso di occupazione nella fascia di età tra 6o e 70 anni di età. Due proposte di legge speculari che
vedono come primo firmatario, a Montecitorio, Giuliano Cazzola (Pdl) e, a Palazzo Madama, Pietro Ichino (Pd).
L'obiettivo è quello di ampliare la possibilità di scelta tra andare in pensione e rimanere ancora sul posto di
lavoro. Nel testo proposto all'attenzione del parlamento e lanciato per avviare una discussione su questo tema, si
prevede un regime sperimentale di due anni (la decorrenza era ipotizzata a partire dal 1° gennaio 2010). Per le
aziende scatterebbe uno sconto di due terzi della contribuzione previdenziale nel caso in cui il lavoratore decida
di restare al suo posto. Qualora le imprese non convergano sulla richiesta dei dipendenti di restare in servizio
oltre il limite del pensionamento di vecchiaia, in aggiunta al trattamento di fine rapporto si somma un'indennità di
risoluzione del rapporto pari al 25% di una mensilità per ogni anno di anzianità di servizio, per un massimo di
due mesi. Decorso un biennio dal termine originariamente previsto per il collocamento in quiescenza, l'indennità
per la risoluzione del rapporto di lavoro non è più dovuta e si torna a un regime senza altro onere se non quello
del preavviso. A sostegno della continuazione del rapporto rimane soltanto la riduzione dei contributi.
Nel complesso, come riporta anche la relazione di accompyagnamento, il disegno di legge potrebbe interessare
oltre sette milioni di lavoratori.


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LA REPUBBLICA, 27 DICEMBRE 2009

Dimezzate le pensioni d’anzianità
Inps: «Le riforme funzionano». Per l’istituto a fine 2009 avanzo di 7 miliardi
di Luca Iezzi

Si dimezza la richiesta di pensioni di anzianità e le casse dell'Inps rimangono colme: l'anno si chiuderà con un
avanzo di almeno 6-7 miliardi. «Il bilancio 2009 sarà il migliore dal 2002 - dichiara il presidente dell'Inps
Antonio Mastrapasqua – segno che le riforme delle pensioni hanno funzionato». L'inasprimento delle regole di
accesso per chi vuole sommare età anagrafica e anni di contributi versati, ma anche una minor interesse dei
lavoratori a ritirarsi dalla vita lavorativa, hanno fatto crollare il numero di nuovi trattamenti di anzianità negli
ultimi 11 mesi: le pensioni accordate sono state 91.925, il 53% in meno rispetto al 2008 quando furono,
nell'intero anno, 196.522, anche se va ricordato che la riforma ha ridotto anche gli aventi diritto a richiedere
l'assegno di anzianità. Il calo più forte si evidenza in particolare tra i lavoratori dipendenti, con 52.132 nuovi
assegni, a fronte dei 120.626 erogati nell'intero 2008. Aumentano, invece, le pensioni di vecchiaia (65 anni per
gli uomini, 60 per le donne), anche se in numero inferiore rispetto alle previsioni. Quest'anno i lavoratori privati
andati in pensione per limiti di età sono stati, nei primi 11 mesi, 152.546, in aumento del 63,1% rispetto ai 93.512
dell'intero 2008, ma in forte calo rispetto ai 210.940 previsti. Ne12009quindil'entrata in vigore degli "scalini"
contributivi ha fatto alzare l’età media per chi va in pensione, ora superiore ai 60 anni. Nel complesso, tra
vecchiaia e anzianità nei primi 11 mesi dell'anno sono uscite 244.471 persone a fronte delle 290.034 dell'intero
2008 (con un-15,7%), un dato in calo anche rispetto alle previsioni (312.1901e uscite attese).
«Mi sembra di poter registrare - ha commentato Mastropasqua - chele riforme delle pensioni hanno funzionato
generando un arretramento delle pensioni di anzianità». Secondo il presidente Inps non c'è solo un "effetto-
riforma", ma anche una maggiore disponibilità delle persone a restare al lavoro. «Siamo abbondantemente sopra i
60 anni di età per l'uscita dal lavoro», spiega Mastrapasqua. E intanto i conti dell'istituto di previdenza mostrano
un buon andamento: «Riteniamo di chiudere i12009 con 6-7 miliardi di avanzo finanziario - ha concluso il
presidente dell'Inps -ma il risultato potrebbe essere anche molto superiore».


LA REPUBBLICA, 27 DICEMBRE 2009
Il retroscena. Come si spiega il calo delle pensioni di anzianità
Effetto delle nuove “quote”, ma il 2010 non andrà così
di Roberto Mania

Non sono gli italiani che vogliono restare di più al lavoro pur potendo andare in pensione, bensì le nuove regole,
assai più stringenti, che hanno alzato i requisiti per accedere all'anzianità. «Un effetto puramente meccanico», lo
definisce Agar Brugiavini, docente di Economia politica alla Ca’ Foscari di Venezia. Non è nella sociologia,
allora, o nell'intreccio tra recessione, insicurezza del lavoro o allungamento delle aspettative di vita, che va
ricercata la chiave di lettura per interpretare il trend che ormai da mesi fa registrare la frenata delle pensioni di
anzianità. È una legge del 2007 (governo Prodi) che ha condannato a morte, seppur con gradualità, le pensioni di
anzianità, istituto tipicamente italiano, ammortizzatore sociale mascherato, con effetti perversi sulla dinamica
della spesa previdenziale, visto che negli anni ha consentito a lavoratori poco più che cinquantenni di lasciare
l'impiego e ricevere, in media, per oltre un ventennio l'assegno pensionistico contribuendo cose a minare le
fondamenta della finanza pubblica.
Spiega Giuliano Cazzola, vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera, uno dei maggiori esperti di
previdenza del Pdl: «Sul calo delle pensioni di anzianità più che le propensioni individuali hanno pesato le norme
divenute più severe dal primo luglio di quest'anno rispetto a quellevigentine12008enelprimo semestre de12009».
Ecco perché il paragone con i dati del 2008 appare - all'esponente del centrodestra - «sostanzialmente finto».
«Allora - dice - si poteva andare in pensione con 35 anni di versamenti e 59 di età. Ora non più». Dal primo
luglio di quest'anno, invece, si deve raggiungere "quota 95" , che è data dalla somma tra l'età anagrafica e gli anni
dei contributi. Dunque: 60 anni di età e 35; oppure 59+36 o, ancora, 40 anni di versamenti indipendentemente
dall'età. Criteri che resteranno immutati per tutto il 2010 e che, quindi, fanno prevedere che l'anno prossimo non
si assisterà ad alcun calo delle anzianità. «Ci sarà una normalizzazione», sostiene Cazzola. D'altra parte - sempre
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secondo il vicepresidente della Commissione Lavoro - «la crisi più che sul non andare in pensione ha inciso sulla
scelta di andare appena possibile». E certamente la crisi si sentirà sul rapporto tra spesa pensionistica e Pil
(Prodotto interno lordo). Già oggi oltre il 13 per cento, quel rapporto è destinato a salire nel 2010 di più di un
punto (proprio per effetto della recessione), fino a raggiungere il 15 percento e forse superarlo. Le stime,
sostanzialmente concordi, sono contenute nell'ultimo Rapporto del Nucleo di valutazione della spesa
previdenziale che opera presso il ministero del Lavoro, e in uno studio della Ragioneria dello Stato sulle tendenze
di medio e lungo periodo del sistema pensionistico. Bisogna infatti tenere presente che a fronte di un Pil crollato
nel 2009 di quasi il 5 per cento e destinato a crescere intorno all'1 per cento l'anno prossimo, la spesa
pensionistica - secondo gli scenari elaborati dalla Commissione di Bruxelles – è aumentata negli ultimi anni di un
tasso pari all'1,8 per cento all'anno. Anche per questa ragione, la Brugiavini solleva dubbi sul presunto buon
risaltato dell'Inps che dovrebbe chiudere il 2009 con un avanzo di 6-7 miliardi. In un articolo pubblicato su
www.lavoceinfo, l'economista ha ricordato che «il 35 per cento delle entrate dell'istituto è rappresentato da
trasferimenti dallo Stato, cioè trasferimenti di tasse pagate dai cittadini a favore dell'ente previdenziale. Senza
questa entrata, isoli contributi previdenziali di lavoratori e imprese che rappresentano circa il 63 per cento delle
entrate, sarebbero insufficienti a coprire le spese». E in prospettiva le cose peggioreranno: diminuiranno i
contributi perché i posti di lavoro continueranno a scendere e perché, oltre alle spese per le pensioni,
aumenteranno le spese per la cassa integrazione di circa il 2%. Un quadro molto serio. Peraltro si sa che a reggere
i conti dell'Inps sono il fondo separato dei lavoratori flessibili e quello delle prestazioni temporanee (come la
cassa integrazione). Ha un andamento dignitoso il fondo dei lavoratori dipendenti, ma quello degli autonomi ha
un buco di circa 10 miliardi. È così che la recessione colpisce il lavoro e poi il sistema previdenziale.


LA REPUBBLICA, 27 DICEMBRE 2009

Il Senato taglia i privilegi, gli ex si ribellano
60mila euro per rimborsi-viaggi. La Camera “sforbicia” dipendenti e cure termali
di Carmelo Lopapa

Quattro giorni ancora e 768 ex senatori resteranno a piedi. Addio viaggi gratis a spese del Parlamento. Niente più
carnet di voli e biglietti ferroviari, ritirata la tessera del Telepass autostradale. Una stretta improvvisa, che i
parlamentari di un tempo hanno sperato di evitare fino all'ultimo, ma che il presidente Renato Schifani ha reso
operativa nella riunione del Consiglio di presidenza di Palazzo Madama giusto nella settimana di Natale.
Dal primo gennaio resteranno beneficiari di un budget, pur consistente da 2.200 euro, solo in 290, rispetto ai
1.058 ex attualmente a carico del Senato. Ovvero, solo coloro che senatori lo sono stati negli ultimi dieci anni.
Per tutti gli altri scende il sipario sul benefit vita natural durante. Non così alla Camera, dove pure un giro di vite
è stato adottato anche lì dieci giorni fa, con l'approvazione del bilancio 2010 da parte della presidenza Fini (400
mila euro in meno per rimborsi viaggi aerei e ferroviari e 750 mila euro in meno per pedaggi autostradali). A
Montecitorio però il budget a disposizione di ognuno dei circa 1.600 "ex" viene tagliato del 40 percento,
passando da 1.600 euro a 960 euro l’anno, ma resta a disposizione di tutti gli ex senza limiti di tempo. Al Senato
invece è stata ridotta a un terzo la platea dei beneficiari, che dovranno anche anticipare le spese. Colpo di spugna
su tutte le tessere Telepass di ex senatori e deputati invece, con un risparmio secco di 400 mila euro a Palazzo
Madama e 750 mila euro fanno a Montecitorio.
Facile immaginare come l'abbia presa il partito trasversale degli ex. «Il provvedimento è ormai adottato, ma non
possiamo non costatare quanto sia grave la disparità di trattamento tra senatori e deputati - spiega Franco Coccia,
presidente dell'Associazione ex parlamentari - Quanto riteniamo ingiusta la manovra ai nostri danni lo abbiamo
detto più volte. La partenza senza preavviso è stata l'ultima chicca». Ma in questi tempi di crisi, la Camera non è
da meno e avvia una maxi operazione sul personale. Che qualcuno ha già battezzato la “brunettizzazione” di
Montecitorio. Valutazione dell'efficienza, visite fiscali anche per i commessi che ne erano esenti, riduzione del
loro contingente, stop alle cure termali in congedo, taglio delle 32 segreterie e delle decine di ingressi. Sono solo
alcune delle novità contenute nel dossier da oltre cento pagine predisposto dalla Segreteria generale della Camera
guidata da Ugo Zampetti e che ridisegnala mappa dell'organizzazione interna di Montecitorio. Con nuove
funzioni e nuove regole. Il tutto, per garantire efficienza e soprattutto costi più contenuti per una categoria, quella
dei 1.400 dipendenti, che vengono ora resi un po' più simili agli altri pubblici impiegati. Il documento, approvato
all'unanimità assieme al bilancio 2010 nell'ultimo Ufficio di Presidenza dell'anno guidato da Fini, offre uno
spaccato di questa categoria di dipendenti pubblici ritenuti "privilegiati". I cosiddetti commessi sono 481, ma
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entro fine 2010 dovrebbero ridursi a 400 grazie al blocco del turnover. Nei piani, c'è una riduzione degli ingressi
degli edifici della Camera che oggi sono 32 e occupano 121 commessi (le anticamere sono ben 67). I vertici della
burocrazia ammettono che va incrementata l'efficienza. «I dati statistici sulla presenza in servizio del personale -
si legge nel dossier - non appaiono sempre in linea con le caratteristiche di eccellenza che l'amministrazione della
Camera deve invece preservare». Dunque, parte la stretta sui certificati medici in caso di malattia, sulle visite
fiscali, per non dire dello stop a congedi straordinari per cure termali e alla soppressione dei permessi senza
compensazione. Si scopre anche che i centralinisti sono 52, i barbieri 8, gli addetti a "Radio aula" (per la
diffusione delle sedute, tv e sito) sono 28 e quelli al guardaroba 6. Uniche categorie,queste, che oggi non
percepiscono una «indennità di rischio» che invece hanno le altre, a cominciare dai commessi (soprattutto per via
delle risse in aula). Ebbene, anche centralinisti, barbieri e guardarobisti hanno chiesto ora quell'indennità. Per il
resto, tagli e accorpamenti in vista. Le segreterie che sono 32 e occupano 120 dipendenti, per esempio,
dovrebbero essere ridotte a cinque «pool» con meno personale. «Lavoravamo su questo progetto da due anni,
Brunetta non c'entra nulla - spiega Renzo Lusetti, deputato segretario del Pd -. Puntiamo solo a razionalizzare e
ad estendere le regole del pubblico impiego anche ai nostri dipendenti. Nessuno intento punitivo».


LA REPUBBLICA, 27 DICEMBRE 2009
Il sindaco di Torino dice basta a «populismo e furberie: serve un ente non composto da politici che
decida minimi e massimi»
La proposta di Chiamparino a Fini e Schifani: «Un giurì
per gli stipendi degli eletti»
di Diego Longhin

Salari dei politici troppo alti? «È necessario un gran giurì che decida quali siano gli stipendi corretti per chi
ricopre cariche elettive». La proposta è del presidente dell'Anci e sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, che si
rivolge ai presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani. Una proposta dopo le critiche del
cardinale di Torino, Severino Poletto, alla classe politica per l'aumento del premio elettorale e la
superliquidazione di 100 mila euro che fra qualche mese riceveranno i consiglieri regionali del Piemonte.
Sindaco Chiamparino, gli emolumenti dei politici sono troppo alti? «Bisogna distinguere, altrimenti si va dal
populismo facile alle furberie. Considero, ad esempio, la liquidazione dei consiglieri regionali proprio una
furberia. Ci sono disarmonie che stridono e soprattutto non è possibile che siano gli eletti stessi, tranne nei
Comuni, a decidere i loro stipendi».
Cosa chiede a Fini e Schifani? «Di prendere in mano la situazione. Le massime cariche dello Stato nominino
una commissione, una sorta di gran giurì, che decida una volta per tutte i livelli di retribuzione di chi occupa
incarichi elettivi, dalle circoscrizioni ai parlamentari. Così si fa chiarezza».
Da chi dovrebbe essere composta questa nuova autorità? «Non da politici. È la condizione di base. A stabilire
gli stipendi degli eletti siano altri. Non so. Giornalisti, avvocati, magistrati, manager privati, rappresentanti di
altre categorie. Si dia vita ad un ente terzo che decida minimi e massimi degli emolumenti a seconda
dell'incarico, delle numero di persone che si rappresentano, dell'ente che si amministra».
La sua ricetta per un'equa indennità? «Si guardi quello che succede negli altri Paesi. Ad esempio
l'emolumento dei parlamentari italiani è tra i più alti d'Europa. Ma non voglio rivendicare nulla, né come sindaco
né come presidente dell'Anci, altrimenti è una gara a chi prende di più o di meno. Non se ne esce. Meglio una
commissione indipendente».
Il sistema del gran giurì si può estendere anche ai manager pubblici? «No, perché esistono i contratti e gli
obiettivi. Basta solo farli rispettare, controllando i risultati ottenuti dai dirigenti. E sui presidenti e gli
amministratori delle ex municipalizzate si è già intervenuti con la finanziaria mettendo dei tetti».
Alla Camera hanno aumentato il premio elettorale, altra manovra criticata dal cardinale Poletto, e messo
a punto un giro di vite sul personale. Anche questa è una furberia? «Non si faccia confusione. Tagliare i
costi facendo efficienza è corretto, così come il premio elettorale non è un'indennità: si tratta della legge
elettorale. Si può stigmatizzare, mail Parlamento è sovrano. Gli stipendi di onorevoli e senatori, invece, sarebbe
meglio che venissero decisi da altri».



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CORRIERE DELLA SERA, 27 DICEMBRE 2009
La svolta da sindacalista del leader dell’Idv, che «presidia» le aziende a rischio chiusura
Di Pietro conquista le tute blu. Cremaschi: piace anche
nella Fiom
Zipponi: «I lavoratori lo accolgono come uno di loro, vogliono sentirlo parlare». Il leader della
sinistra Cgil: alla Fxt di Parma ha rievocato la lotta di classe
di Enrico Marro

Alla Phonemedia di Novara, dove i lavoratori del call center, da mesi senza stipendio, hanno assistito alla messa
di Natale in azienda, Antonio Di Pietro c'è andato il 30 novembre, insieme al fido Maurizio Zipponi, ex dirigente
della Fiom-Cgil, 30 anni passati da sindacalista nelle fabbriche metalmeccaniche. E lì, racconta Zipponi, si è
ripetuto quello che accade sempre: «I lavoratori accolgono Di Pietro come uno di loro, lo vogliono sentir parlare.
A Novara, nonostante l’azienda fosse contraria, ci hanno preso e portato dentro. Io non l'ho visto fare neppure
con Berlinguer». Magari è un filino esagerato, Zipponi. Ma il successo di Tonino tra chi rischia di perdere il
posto è indiscutibile. Lo hanno visto tutti col megafono in mano, sotto Palazzo Chigi, tra i lavoratori ex Eutelia,
che lo invocavano più del leader della Fiom, Gianni Rinaldini.
Episodi che non nascono dal nulla. Zipponi, folgorato dall'incontro un anno fa con Di Pietro (dopo una breve
esperienza in Rifondazione comunista), spiega che sono più di 200 i casi di crisi aziendale che l'Italia dei Valori
sta seguendo: «Io vado sempre sul posto e quando è possibile c'è anche Di Pietro. È l'unico politico del quale i
lavoratori si fidano. Se ci va Ferrero (segretario di Rifondazione) non sanno nemmeno chi è. Se ci va Bersani lo
rispettano, ma lo sentono altro da sé».
Poi, giorni fa, è successo il caso Barbato, il parlamentare dell’Idv che, sceso tra gli operai della Fiat sotto Palazzo
Chigi, ha minacciato di tirare una statuetta a Berlusconi per ogni licenziato, e il lavoro, di un anno è stato in parte
rovinato, almeno mediaticamente. Per uno che «neppure è iscritto al partito», taglia corto Zipponi.
Giorgio Cremaschi, leader della sinistra Cgil, anche lui una vita nella Fiom, conferma: «Sì l'ho visto anch'io il
successo di Di Pietro tra i lavoratori in lotta. Per ora riempie un vuoto politico a sinistra Penso che toglierà voti,
soprattutto nel Centro-Sud, al Pd e ai partiti dell'estrema sinistra». Un caso di abilità politica, secondo Cremaschi,
che però comincia ad avere un seguito perfino nella Fiom, il sindacato che più di sinistra non si può: «Mi capita
ormai di incontrare nostri delegati che fanno riferimento all'Italia dei Valori. È successo in Molise (la terra di
Tonino), ma anche in Abruzzo, a Roma, a Napoli». Anche per il leader della sinistra Cgil il segreto di Di Pietro è
il suo «parlare diretto»: «Alla Fxt, fabbrica occupata di Parma dominata dalla Fiom, lui ha preso il megafono e ha
detto: “Non sono mai stato comunista, ma vi dico che mai come ora ci vuole tanta lotta di classe”. Ed è stato un
successo». Demagogo? Populista? «No. In senso tecnico è come Berlusconi, un grande comunicatore. Se poi tra i
lavoratori, passata la crisi, si rivelerà una meteora non lo so. Ma sta occupando un vuoto politico e si sta infilando
anche negli spazi lasciati liberi da un sindacato burocratico e distante dai lavoratori».


CORRIERE DELLA SERA, 27 DICEMBRE 2009

Zuccoli: il nucleare in Italia? A2A pronta a sfidare Enel
«Serve un polo alternativo. Le centrali? Anche in Lombardia»
di Stefano Agnoli

L'«ora X» sul fronte del nucleare è arrivata anche per A2A. Dopo che il governo ha rotto gli indugi presentando il
decreto sulla localizzazione dei siti, per la multiutility lombarda è giunto il momento di sciogliere il nodo della
sua partecipazione al progetto. «È vero, il tempo stringe - dice il presidente del consiglio di gestione Giuliano
Zuccoli - e con l'inizio dell'anno nuovo saremo pronti a presentare un'ipotesi di lavoro tramite il nostro Energy
Lab. Un programma che riteniamo percorribile, sennò dovremo metterci la coda tra le gambe e ritirarci».
Parla ovviamente di una cordata alternativa a Enel-Edf? «Certo, in Italia le cordate "nucleari" dovranno
essere almeno due, perché averne una sola significherebbe azzerare il mercato libero. E non si risolve il problema
facendo entrare altri operatori nel raggruppamento con l'Enel».

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Torniamo al solito punto che ha già creato qualche frizione: è necessario l'ingresso dell'Eni? «Questa non è
una domanda da fare a me, anche se si sa come la penso. Diciamo che ci vuole una compagine che regga il
confronto con Enel e Edf. Vede, una soluzione alternativa deve stare in piedi da un punto di vista sia finanziario
sia industriale. Nel primo caso ci vuole un soggetto forte, un operatore finanziario e quindi non necessariamente
l’Eni. Andrebbero bene delle banche, o dei fondi, in generale degli investitori di lungo periodo. Per il secondo
aspetto ci vogliono degli operatori elettrici e anche in questo caso non necessariamente 1'Eni, che pure ha
competenze innegabili. Insomma, penso à un modello sulla falsariga di quello di Edipower, già ampiamente
sperimentato, con l'aggiunta di un operatore nazionale per le costruzioni e i montaggi, forse anche di due».
Come sarebbe l'Ansaldo? «È naturale, anche perché bisogna pensare a dare fiato all'economia e alle imprese
italiane. Non dimentichiamo che in passato siamo stati tra i primi al mondo a entrare nel nucleare. Oggi, nel
mondo, ci sono 55 reattori in costruzione per un valore di Zoo miliardi di euro. Come Paese dobbiamo riprendere
questa tecnologia, e farlo con un occhio aperto al mondo»
E la vostra controllata Edison come si inserirebbe nel quadro? «Nell'ultimo consiglio di amministrazione tra i
soci si è trovata condivisione sulla questione nucleare. Ci siamo trovati d'accordo sul fatto che Edison giochi la
sua partita in autonomia».
Quindi non più all'interno del sistema Enel-Edf come si era pensato finora? «Esatto. Edison si muoverà per
esplorare tutte le possibilità che si possono aprire nello scenario che prevede che non ci sia un solo operatore
nucleare in Italia».
Entro fine anno avreste dovuto avviare la discussione con Edf sul riassetto di Foro Buonaparte. A che
punto siete? «Siamo ancora in attesa che il nuovo presidente di Edf e il consiglio siano pienamente edotti del
dossier, vuol dire che la deadline sarà rimandata di un po'. Diciamo che ad oggi il dato vero è che i rapporti tra gli
azionisti di Edison sono buoni e che si è convenuto su una strategia che permetta una crescita sia in Italia sia
all'estero, tagliata su misura sul gruppo, senza inseguire altri operatori e decisa dai soci nell'ambito del consiglio
di amministrazione».
Un clima più sereno che prelude al rinnovo dello status quo? «No, gli scenari rimangono aperti a
trecentosessanta gradi. Ma è ovvio che quando c'è un clima di collaborazione è più facile studiare anche la
rivisitazione degli assetti».
E per A2A? «Con il decreto in arrivo nei prossimi giorni dovremo entrare da metà gennaio nella gestione del
termovalorizzatore di Acerra, dove il nostro personale lavora già da mesi. Per noi il settore ambiente è
importante: l'Italia meridionale ha bisogno di altri impianti e valuteremo di volta in volta un intervento, con la
certezza supplementare che per la nostra natura pubblica non ci potranno essere "inquinamenti" di varia natura».
Vendendo il 5% di Alpiq riuscirete a pagare il dividendo ai vostri azionisti comunali? «La partecipazione
Alpiq è un asset la cui cessione servirà a ridurre il debito. Ma non siamo nella condizione di svendere i gioielli di
famiglia e non vogliamo farlo. Quanto al dividendo: la sua distribuzione è il frutto del conto economico e entro il
2oog non credo che cederemo le azioni Alpiq. Vorrei però ricordare che noi abbiamo già versato 270 milioni al
governo italiano. Siamo una realtà industriale quotata in Borsa e non un limone da spremere. E se si rompono
certi equilibri finanziari possiamo farci del male».
Dovrebbe essere lo Stato a «indennizzare» i Comuni? «Lo dice lei, noi abbiamo in ogni caso il dovere di
salvaguardare la società».
Come sarà il 2010 per le imprese elettriche? «Complesso, perché siamo in presenza di un parco di centrali
elettriche esuberante. Molto efficiente e con impatto limitato sul versante ambientale, ma non competitivo sul
fronte dei prezzi per la sovracapacità produttiva e per la rigidità della principale materia prima, il gas. Ora
marciano a ritmi ridotti, e se a ciò si aggiunge il calo dei consumi lo scenario 2010 si prospetta inquietante».
Secondo lei si potrebbe costruire una centrale nucleare in Lombardia? «Certo, la Lombardia è una regione
che confina con un grande fiume e le condizioni tecniche per farla, in teoria, ci sarebbero. Ma non lo chieda a me
e non mi faccia dire dove».




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CORRIERE DELLA SERA, 27 DICEMBRE 2009

Frana sul treno. Il macchinista evita la strage
di Giuseppe Spatola

«Ho visto il fango invadere i binari e ho frenato d'istinto. Siamo vivi per miracolo». Il macchinista del treno 756
Edolo-Brescia guarda le carrozze deragliate e scuote la testa. La sua prontezza di riflessi e la fortuna hanno
evitato conseguenze più gravi sulla linea Brescia-Iseo-Edolo, gestita dalle Ferrovie Nord Milano. Un incidente
che ricorda quello avvenuto pochi giorni fa in Sardegna e costato la vita a una persona.
Erano da poco passate le 18 della vigilia di Natale quando il treno, lasciata la stazione di Malanno in direzione
Brescia, si è trovato i binari bloccati da un muro di detriti, acqua e sassi rovinati a valle all'improvviso. Il
macchinista ha avuto giusto il tempo di sollevare il piede dall'acceleratore e frenare, rallentando la corsa della
motrice lanciata a 90 chilometri all'ora Tanto è bastato per evitare il peggio, con la frana, provocata dalle forti
piogge degli scorsi giorni, che ha investito in pieno il convoglio facendolo uscire dai binari. A bordo, oltre al
macchinista e al capotreno, c'erano sei passeggeri. «Ma non ci sono stati feriti - si sono affrettati a chiarire dalla
direzione delle Ferrovie Nord -. Il treno ha trovato i binari sbarrati da una frana. Un evento imprevedibile causato
dal maltempo». Intanto, mentre questa mattina i geologi faranno i loro sopralluoghi per decidere come mettere in
sicurezza il tratto di montagna caduto, la linea Brescia-Edolo, costruita per garantire i collegamenti tra l'alta
Vallecamonica e il Lago d'Iseo, rimane a mezzo servizio. Fino a quando i tecnici della Provincia non
rimuoveranno le macerie dai binari tutti i treni, utilizzati soprattutto dai turisti per raggiungere le piste da sci di
Ponte di Legno, si fermeranno a Breno, 6o chilometri più a valle. Così, almeno per i prossimi 15 giorni, chi vorrà
raggiungere Edolo e le località invernali ai piedi dell'Adamello dovrà utilizzare il servizio di bus sostitutivi.
«Stiamo lavorando per la messa in sicurezza della frana - ha assicurato il sindaco di Sonico, Fabio Fanetti -. Sotto
la ferrovia corre la statale 42 del Tonale e della Mendola, unica via di collegamento tra Brescia e Ponte di Legno.
Fortunatamente almeno quella via non è stata bloccata e non corre pericoli».


CORRIERE DELLA LOMBARDIA, 27 DICEMBRE 2009

Maltempo, torna l’emergenza frane
Rischio di smottamento sulla Breno-Edolo: autobus sostituiscono il treno
di Claudio Del Frate

Fa freddo e si bloccano i treni. Piove e franano ponti e strade. La Lombardia si scopre vulnerabile agli attacchi
del maltempo, un maltempo che, tra il 24 dicembre e ieri non ha avuto carattere di eccezionalità ma è bastato
ugualmente a creare disagi e a provocare danni valutabili già in milioni di euro. Dopo la debacle ferroviaria di
giovedì scorso, quando la circolazione in tutta la regione è rimasta paralizzata, le piogge di Natale hanno
costretto a interventi urgenti da parte della protezione civile regionale in quattro province (Bergamo, Brescia,
Sondrio e Mantova). La situazione più critica si è registrata nel comune di Vilminore, in Val di Scalve
(Bergamo): dal giorno di Natale tino a ieri sera i 900 abitanti del paese sono rimasti senz'acqua potabile a causa
di una frana che cadendo nell'alveo del torrente Tino ha danneggiato un ponte. Lungo il fianco del ponte
correvano le tubature dell'acquedotto e della rete del gas, rimaste tranciate. Tecnici e volontari sono subito
intervenuti cercando di ripristinare almeno in parte il danno. «Siamo riusciti a realizzare un by pass - spiega il
sindaco Gianni Toninelli - che ora garantisce il rifornimento idrico. Adesso però bisognerà porre mano ai danni
dovuti al dissesto idrogeologico».
Sempre in provincia di Bergamo la piena del Brembo ha spazzato via una diga che alimenta due centrali
dell'Enel: non sono - segnalati danni a persone o cose. Una serie di frane rende inoltre difficoltoso raggiungere i
paesi di Cassiglio, Valbondione e Gandellino: Nel primo comune è stato necessario sgomberare 20 persone dalle
loro case minacciate da un crollo, le provinciali che conducono ai tre paesi sono aperte solo in determinate fasce
orarie e i volontari vigilano senza sosta su alcune frane. I corsi d'acqua sono invece in queste ore sorvegliati spe-
ciali in provincia di Mantova: chiusi un ponte stradale e uno ferroviario sul fiume Secchia, sgomberate le aree
golenali nei comuni di San Benedetto Po e Quistello, rinforzati con sacchetti di sabbia gli argini.
Nel Bresciano resta interrotta la linea ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo dove il 24 dicembre all'altezza di Sonico una
frana ha provocato il deragliamento di un convoglio. Da Breno a Edolo si viaggia gia in autobus.

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Nelle ore successive la pioggia ha provocato smottamenti di terreno a Berzo Demo e Bovegno: nei due centri
circa 30 persone hanno dovuto lasciare le loro case. In via di soluzione infine i problemi causate dalle slavine in
provincia di Sondrio: Livigno è tornata raggiungibile, liberata la statale del Foscagno, sotto osservazione un frana
a Valmasino. Le condizioni meteorologiche dovrebbero agevolare già da oggi il ritorno alla normalità.
«Nel primo pomeriggio - dice l'assessore regionale alla Protezione civile Stefano Maullu - ho partecipato ad
alcuni voli di ricognizione. La cessazione delle precipitazioni ed il sensibile abbassamento delle temperature
hanno favorito il consolidamento del manto nevoso al di sotto del limite boschivo mentre, al di sopra di tale
quota, la fase di assestamento è più lenta e non ancora conclusa. Si ritiene pertanto che, per quanto riguarda i
centri abitati e le vie di comunicazione, con oggi dovrebbe cessare la fase di criticità».


L’ECO DI BERGAMO, 27 DICEMBRE 2009

Massi sulla rivierasca. Chiusa la strada del lago. E ora si
corre ai ripari
Castro: lo smottamento a Natale, domani si fa il punto. Il sindaco: «Pronti per l’intervento di
messa in sicurezza»
di Giuseppe Arrighetti

Resterà chiusa almeno fino a domani la strada provinciale rivierasca che collega Alto e Basso lago, tra Costa
Volpino e Sarnico. L'ex statale 469 Sebina Occidentale è bloccata dalla mattina di Natale a causa di una frana che
si è verificata nel tratto di Castro. Soltanto per domani è previsto un sopralluogo per decidere se riaprirla al
transito oppure tenerla chiusa.
Lo smottamento si è staccato alle 8 del giorno di Natale appena fuori l'abitato di Castro verso Riva di Solto,
appena dopo la passerella pedonale che supera il torrente Borlezza: quasi tre metri cubi di materiale tra fango,
terriccio e massi pesanti fino a un quintale, sono precipitati sulla carreggiata dalla parete di roccia che sovrasta la
strada, sprovvista di rete paramassi, finendo a terrà da un'altezza di circa sette metri. Pioveva a dirotto e
fortunatamente in quel momento da Castro non passava nessuno. Il servizio viabilità della Provincia, una volta
ricevuta la segnalazione di quanto era accaduto a Castro, ha immediatamente emanato un'ordinanza di chiusura
della strada: sul ponte del Borlezza sono state posizionate le transenne e la stessa cosa è stata fatta a Riva di Solto
in località Gré. Il transito è vietato ai veicoli a motore, ma anche ai pedoni e ai ciclisti.
Non è la prima volta che questo succede visto che la roccia che sovrasta la rivierasca è particolarmente friabile e
in occasione di maltempo si sfalda, facendo cadere a terra pesanti massi. Negli ultimi tre anni la Provincia ha
finanziato una serie di interventi per posare nuove reti paramassi. «Manca soltanto il tratto - spiega Mario
Gualeni, sindaco di Castro - in cui si è verificato lo smottamento la mattina di Natale, ma anche questo verrà
presto sistemato. Venti giorni fa, infatti, abbiamo siglato con la Provincia un accordo di programma grazie al
quale il versante roccioso verrà ripulito e messo in sicurezza. Appena ci saranno le condizioni climatiche ideali,
si procederà al disgaggio dei massi pericopoi verranno posizionate 1e nuove reti di protezione».
Agli automobilisti che viaggiano dal Basso all'Alto lago non resta che puntare su strade alternative: quella della
Val Cavallina o la Sebina Occidentale che corre sulla riva bresciana.
Nei giorni scorsi a causa del maltempo, attorno alle 2,30 della notte di Natale, dopo la Messa di mezzanotte i
vigili del fuoco di Lovere erano intervenuti sulla rivierasca anche a Portirone, in Comune di Parzanica, per una
caduta massi subito rimossa, tanto che i residenti della zona praticamente non se ne sono accorti. E i vigili del
fuoco di Bergamo, insieme ai carabinieri della stazione di Grumello, la mattina della vigilia di Natale sono
intervenuti anche a Castelli Calepio per uno smottamento sulla provinciale 91 a Calepio. A causa delle copiose
precipitazioni, il muro di contenimento diana proprietà al civico 30 ha ceduto ed è parzialmente franato sulla sede
stradale. Alcuni automobilisti hanno richiesto l'intervento dei soccorsi, prontamente intervenuti. Il cedimento ha
interessato una porzione di muro alta quattro metri e larga tre. Per consentire la messa in sicurezza del tratto, la
provinciale è stata temporaneamente chiusa e non sono mancati disagi: er tutta la mattina la strada, sempre moto
battuta, è rimasta chiusa e il traffico dell'intera area del Sebino ne ha in qualche modo risentito fino alla
riapertura, nel primo pomeriggio.




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BRESCIAOGGI, 27 DICEMBRE 2009

Terra sui binari: deraglia un treno
di Lino Febbrari

Un Natale da tregenda (e da dimenticare in fretta) in alta Valcamonica. Le forti precipitazioni hanno creato
parecchi problemi, soprattutto smottamenti e allagamenti di scantinati e autorimesse. Sono state lunghe ore di
duro lavoro la Vigilia, la notte e buona parte della giornata di Natale per Vigili del fuoco, carabinieri e Protezione
civile, chiamati a fronteggiare decine di emergenze in diversi comuni. I guai sono cominciati attorno alle 17 di
giovedì a Edolo, dove in località Piantass, da uno scosceso versante roccioso, una cinquantina di metri cubi di
terriccio, massi e alberi si sono abbattuti su due abitazioni. Nessun danno alle persone, ma a scopo precauzionale
i Vigili del fuoco hanno ordinato lo sgombero dei due immobili. Due famiglie sono state così costrette a chiedere
ospitalità a dei parenti. Poco dopo l'allarme è scattato a Sonico, nella zona del Ponte Dazza. Un convoglio
ferroviario diretto a Brescia, che da pochi istanti si era lasciato alle spalle la stazione del paese, è parzialmente
deragliato dopo aver attraversato una frana che si era staccata poco prima dalla scarpata. Il materiale finito sui
binari è stato valutato in circa 300 metri cubi. Anche in questo caso, per fortuna, i cinque passeggeri a bordo e i
due dipendente delle Ferrovie Nord hanno. riportato solo qualche contusione e un grosso spavento.
In tarda serata uno di loro, un cittadino di origine straniera, è stato poi ricoverato a Esine per un leggero trauma
cranico. Imponente la macchina dei soccorsi dislocata sul luogo del deragliamento: due squadre di Vigili del
fuoco, quattro ambulanze del 118, una decina di uomini della protezione civile e due pattuglie di carabinieri per
regolare il traffico sulla statale del Tonale a fianco della ferrovia.
La linea resterà probabilmente interrotta qualche giorno fino alla messa in sicurezza della scarpata. La società ha
immediatamente attivato un servizio sostitutivo con autobus tra Edolo e Malonno. Più tardi, alle 21, uno smotta-
mento si è riversato sulla carreggiata bloccando la circolazione sulla statale 39 dell'Aprica, in territorio di Edolo,
all'altezza del Corno Tagliato, nell'area dove, da un paio di settimane, sono cominciati i lavori per la costruzione
di un breve tunnel che andrà ad eliminare un tratto particolarmente a rischio proprio di dissesti. Il terreno smosso
dalle macchine operatrici per mettere a nudo la roccia è colato a valle travolgendo le barriere metalliche. L'Anas
ha disposto la chiusura dell'arteria e, fino al mattino successivo, deviato il flusso veicolare sulla intercomunale tra
Edolo e Corteno. All'alba del giorno di Natale il materiale è stato rimosso. Ma anche qui, come a Sonico, prima
di dare il via libera ai veicoli i tecnici hanno dovuto accertare la situazione per scongiurare altri distacchi.
Il maltempo ha causato grossi guai anche sulla provinciale 294 del Vivione. Tra il chilometri 3 e 4, nei pressi dei
tornanti, una frana ha tagliato in due l'arteria isolando dal fondovalle gli abitati di Paisco e di Loveno. L'oscurità,
e il pericolo incombente di nuovi crolli, ha impedito alle ruspe della provincia di ripulire l'asfalto. Così una
ventina di persone, che dai centri circostanti avevano deciso di raggiungere la parrocchiale per la messa di Natale,
sono state costrette a rimanere in paese; un'altra ventina le persone bloccate a valle.
La pioggia che per tutta la notte non ha mai cessato di cadere e il notevole aumento delle temperature (almeno
una quindicina di gradi) che ha sciolto il manto nevoso fino a quote elevate, hanno poi causato numerosi
allagamenti nella zona della centrale Enel e nella zona Campostrì a Edolo, oltre all'esondazione di un torrente
vicino al cimitero di Grevo di Cedegolo, dove le tombe sono finite letteralmente sott'acqua.
Problemi si sono registrati anche sulla statale del Tonale, in particolare nel tratto tra Edolo e Ponte di Legno.
Emergenze che hanno costretto i Vigili del fuoco e l'Anas a un tour de force per far fronte a tutte le richieste.

BRESCIAOGGI, 27 DICEMBRE 2009

Vivione, strada riaperta. Ma non si placa la rabbia di
Paisco e Loveno
di Lino Febbrari

La provinciale 294 del Vivione, che era stata interrotta da uno smottamento la notte di Natale, è già stata riaperta
al traffico. I poco più di 200 abitanti di Paisco e Loveno sono quindi rimasti isolati dal fondovalle solo per una
decina di ore. Nella zona dei tornanti, dove la fanghiglia colata dalla montagna aveva tagliato in due l'arteria, il
materiale è stato rimosso da una pala meccanica della Provincia e la circolazione ripristinata, seppure a senso
unico alternato. Il giorno dopo, dire che il sindaco è arrabbiato è un semplice eufemismo. No se la prende con chi

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governa gli elementi naturali («Cadere così tanta acqua in questo periodo in vita mia l'ho vista pochissime volte»)
ma con i vertici provinciali che «dovrebbero prendersi più cura anche delle strade cosiddette minori».
Vertici colpevoli, a suo dire, di dimenticare le piccole realtà per privilegiare i centri più grandi dove il turismo la
fa da padrone. «Da tre anni abbiamo concordato un intervento forse risolutivo - afferma Bernardo Mascherpa -.
Ma, con la scusa che le risorse non sono floride, non è stato fatto nulla. Mi dà enormemente fastidio che abbiano
ignorato i nostri problemi, per dare priorità, per esempio, al marciapiedi di Borno. Sono fermamente convinto, e
lo ribadirò nelle sedi opportune - aggiunge il primo cittadino di Paisco-, che i cittadini di un minuscolo comune
come il nostro abbiano gli stessi diritti di tutti gli altri abitanti della Provincia, e che la messa in sicurezza di un
collegamento sia una priorità assoluta rispetto al pur necessario ma procrastinabile marciapiede».
Non è una difesa di campanile, ma l'ennesimo segnale di malessere per una comunità svantaggiata sotto troppi
punti di vista. «Sono altrettanto consapevole che, politicamente e numericamente, noi probabilmente contiamo
poco o niente - conclude Mascherpa -, ma credo che se continueremo ad essere lasciati soli, difficilmente riuscirò
a convincere la mia gente a non abbandonare il paese».
Ricordiamo che lo smottamento aveva costretto diverse persone originarie di Paisco, ma da tempo residenti in
altri comuni, che erano tornate in paese perseguire la messa di Natale, a chiedere ospitalità perla notte ai parenti e
agli amici. La chiusura della strada aveva poi creato preoccupazione per una giovane signora ormai giunta al
termine della gravidanza. Fortuna ha voluto che il bimbo venisse alla luce il giorno di Santo Stefano, quando la
mamma, riapertala provinciale, aveva raggiunto una clinica di Brescia.

BRESCIAOGGI, 27 DICEMBRE 2009

Paura a Edolo. «Un botto e poi fango sulle case»
«Ho sentito un gran botto. Poi la casa ha tremato per alcuni secondi come se si fosse verificata una scossa di
terremoto. Sono uscito e ho visto colare dall'alto la fanghiglia. Poi sono arrivati massi e alberi: ho fatto appena in
tempo a mettermi al riparo». Giuseppe Fioletti l'ha davvero vista bruttala vigilia di Natale. Non capita spesso (per
fortuna) di vedersi cadere praticamente in testa una frana. È successo nel tardo pomeriggio della vigilia al
Piantass di Edolo: un agglomerato di case abitate da una decina di famiglie, tutte parenti fra loro, dove termina la
tangenziale e parte la strada comunale verso Corteno. Alcune abitazioni sono sovrastate da una ripida parete alta
una cinquantina di metri, alla sommità della quale si trova il campeggio. Lo smottamento ha sradicato decine di
alberi e trascinato diversi massi. Solo per miracolo la frana (una cinquantina di metri cubi) non ha centrato in
pieno l'edificio in cui vive un novantenne: un masso ha sfondato un paio di metri quadrati del tetto e una finestra
sul retro. L'anziano, portato via qualche minuto dopo dai Vigili del fuoco, non si era neppure accorto del pericolo
corso. Sette persone, compresi due bimbi, hanno trascorso la notte di Natale in casa della nonna.

BRESCIAOGGI, 27 DICEMBRE 2009

La Ferrovia resta bloccata. «Ma il peggio è già passato»
La littorina non è stata ancora rimossa. I tecnici delle ferrovie Nord, prima di riaprire la linea ferrata nel tratto di
Sonico in prossimità di Ponte Dazza, vogliono mettere in sicurezza la scarpata per scongiurare altre frane.
«La situazione è nettamente migliorata - spiega il giorno di Santo Stefano il sindaco di Sonico, Fabio Fanetti - :
l'acqua non percola più pertanto pericoli imminenti non ce ne sono. I tempi per l'intervento non dipendono certo
da me, ma penso che la società farà di tutto per far passare i convogli nel più breve lasso di tempo possibile.
Colgo l'occasione per ringraziare tutti, vigili del fuoco, volontari della protezione civile e delle ambulanza e
carabinieri perchè i soccorsi sono stati tempestivi ed efficaci». Cinquanta metri prima del ponte Dazza, giovedì
sera alle 18 circa, dalla scarpata sono finiti sui binari trecento metri cubi di fango, massi e alberi.
All'uscita di una semicurva e in piena oscurità il macchinista non ha potuto far nulla per evitare che il treno
«lanciato» a 60 chilometri orari tagliasse in due il grande mucchio di materiale; dopo l'impatto, il carrello
anteriore è uscito dai binari e la littorina si è fermata in pochi metri. Dei cinque passeggeri a bordo del convoglio
solo un cittadino straniero ha riportato un leggero trauma cranico; gli altri se la sono cavata con un grosso
spavento e dopo le cure del caso hanno rifiutato il ricovero in ospedale. «Lo smottamento è stato superficiale -
chiarisce il geologo Gilberto Zaina - e prevedo che non serviranno grandi opere per mettere in sicurezza quel
tratto». Si registra intanto la presa di posizione di Legambiente, che invita a riconsiderare seriamente, al di là
dell'emergenza delle ultime ore, la sicurezza di quel tratto.

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BRESCIAOGGI, 27 DICEMBRE 2009

Frane, la provincia è in emergenza
di Wilma petenzi

Tanta pioggia, tanti smottamenti, tanta apprensione e tanta paura, con la provincia in ginocchio per il maltempo,
ma alla fine tutto si è risolto per il meglio. «Il bilancio alla fine non è pesante come poteva essere -commenta
ancora a caldo Fabio Mandelli, assessore provinciale alla Protezione civile, dopo oltre quarantotto ore di
emergenza-, la Protezione civile ha operato egregiamente. Tutti i volontari erano allenati già dal 24 nelle zone
dove c'era un possibile rischio, per cui tutto è filato liscio».
Ci sono stati tanti disagi, ovviamente, per i cittadini che hanno dovuto lasciare le loro abitazioni, proprio nel
giorno di Natale, e i volontari, così come i vigili del fuoco dei vari distaccamenti e gli uomini delle. forze
dell'ordine, hanno dovuto lavorare a pieno ritmo, ma non ci sono state tragedie, non c'è stato nemmeno un ferito.
la prevenzione, l'intervento tempestivo e l'organizzazione dei volontari hanno pagato.
«Il bilancio si può dire che sia positivo - prosegue l'assessore-. Il problema di Paisco Loveno è rientrato già dal
giorno di Natale, i fiumi sono sotto controllo a parte una piccola esondazione nel Clisi nella zona di Gavardo. Ci
aspettavamo qualcosa di peggio perchè la situazione climatica non era favorevole, con la neve dei giorni scorsi e
con tutta la pioggia, ma possiamo chiudere l'emergenza con un bollettino non di guerra».
Gli smottamenti, come detto, sono stati tanti. La zona più colpita quella della Valcamonica., con quattro famiglie
fuori casa a Berzo Demo, e guai per una famiglia di Edolo, i disagi di Paisco, isolato dalla vigilia di Natale. Guai
anche a Vestone e Gargnano, nessun problema alla diga di Valvestino. E ieri un esperto ha ispezionati il passo di
Crocedomini e del Gaver per vedere se riaprirli.


BRESCIAOGGI, 27 DICEMBRE 2009

Maullu: «Ora va meglio». Artogne, rischio valanghe
«Le difficoltà maggiori riguardano le province di Bergamo, Brescia, Mantova e Sondrio. Le condizioni per il
rischio valanghe migliorano e si attestano, per tutta la Regione, su una criticità ordinaria in progressivo
miglioramento». L'Assessore alla Protezione civile della Regione, Stefano Maullu, dopo aver sorvolato in
elicottero ha fatto il punto sulle zone più colpite. Ecco le criticità maggiori evidenziate dalla Regione
SONICO: un treno delle Ferrovie Nord è deragliato, in seguito ad una frana, intorno alle 18 del 24 dicembre. Si
segnalano 5 feriti lievi. Nel pomeriggio del 25 si sono tenuti un sopralluogo e un tavolo tecnico e dai quali si è
valutato che non vi sono rischi perla strada statale adiacente. Sarà a carico delle Ferrovie Nord l intervento per il
ripristino della linea.
BERZO DEMO: si è verificata una caduta massi, con evacuazione a scopo precauzionale di 14 persone, ospitate
da parenti. Dopo il sopralluogo dei tecnici è già iniziata l'opera dimessa in sicurezza.
PAISCO LOVENO: a causa di uno smottamento dovuto al ruscellamento delle acque superficiali, era stata chiusa
la SP 294. Si è già provveduto alla pulitura e alla riapertura della strada.
ARTOGNE: a seguito di un crollo di un muro di contenimento, chiusa la strada per Alpiaz 1800. Il traffico è
limitato ai soli mezzi di soccorso. Per le frazioni di Lozio, Gaver, Campolaro (Comune Prestine) è previsto un
sopralluogo tecnico, nel frattempo le strade resteranno chiuse per rischio valanghe.
EDOLO: si è verificata una colata di fango su una abitazione della quale è stato danneggiato il tetto e su una
strada che è stata interrotta solo nella parte che conduce alle abitazioni.
BOVEGNO: a Natale si è verificato uno smottamento che ha coinvolto alcune abitazioni, sono state evacuate
circa 15 persone.
ALTRI SMOTTAMENTI, già risolti anche in altri comuni bresciani.




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BRESCIAOGGI, 27 DICEMBRE 2009
Beni culturali. La Regione approva e finanzia una trentina di progetti sparsi in tutta la valle
Chiese, palazzi e archeologia: un piano di rilancio
milionario
In testa alla classifica dei contributi gli interventi di Corteno Golgi per riqualificare il centro
storico e fare lifting a S. Maria Assunta
di Luciano Ranzanici

Molti sindaci e parroci della Valcamonica possono festeggiare; su 31 progetti camuni finanziati dalla Regione
nell'ambito del «Por Fesr 2007/2013» (il Programma operativo regionale del Fondo europeo di sviluppo
regionale) nell'ambito della tutela e della valorizzazione del patrimonio naturale e culturale, ben 19 sono di
iniziativa comunale e 9 di competenza parrocchiale.
Tutti, comunque, rientrano nel Piano integrato di area (Pia) «Lungo i crinali - Percorsi fra natura e cultura per lo
sviluppo integrato della Valcamonica.», promosso dalla Comunità montana come ente capofila e gestito in fase di
elaborazione dalla Secas; un piano che ha ottenuto un finanziamento di 3 milioni e 643 mila euro: il 50% di una
spesa ammissibile di 7 milioni 285 mila éuro e a fronte di una richiesta complessiva di 10 milioni.
Di cosa si tratta? Di una serie di progetti che parte dal sistema turistico «La sublimazione dell'acqua», e che
prevede tra le altre cose un Piano di valorizzazione della segnaletica turistica nei singoli paesi, ma anche la
collocazione di tre «porte» a Pisogne, a Pontedilegno e sull'autostrada « A4». L'intervento è stato ammesso per
485 mila euro, mentre il costo totale è di 970 mila euro (809 mila perle infrastrutture e 161 mila per le azioni
complementari). A parte ciò, la parte del leone del «Pia» «Lungo i crinali» l'ha fatta Corteno Golgi, che ha
ottenuto due finanziamenti: il primo dei quali di 499 mila e 500 euro (al Comune), per la riqualificazione dei
percorsi pedonali e la valorizzazione del nucleo storico del paese e per il collegamento fra la chiesa di S. Martino
(IX secolo) e la parrocchiale di S. Maria Assunta. E proprio la parrocchia cortenese si è vista assegnare un
consistente contributo (251 mila euro) per i restauri interni.
La parrocchia di San Martino di Cerveno ha avuto invece un finanziamento di 340 mila euro che consentirà
all'associazione «Le capele» di realizzare il restauro delle prime quattro cappelle della Via Crucis, avviando così
ufficialmente il grandioso progetto di recupero del santuario.
Grazie a 326 mila euro assegnati al Comune di Borno verranno create la casa della cultura, la nuova biblioteca,
gli spazi espositivi e un punto sosta a servizio dell'Ecomuseo delle Orobie, e l'amministrazione comunale di Ceto
potrà attuare il recupero dell'ex municipio e della caldera realizzando cosi la «porta ecomuseale» (168 mila euro
l'importo finanziato). Come a Corteno, anche a Paspardo la parrocchia e i1 Comune hanno ricevuto due
contributi, anzi tre. E se la prima potrà dar luogo agli interventi di restauro e di risanamento della chiesa intitolata
a San Gaudenzio (133 mila euro),' il secondo destinerà i 150 mila euro di contributo al recupero del fabbricato
rurale del Centro faunistico del Parco dell'Adamello, e altri 12 mila alla certificazione ambientale.
Potrà proseguire anche il restauro conservativo del castello di Breno: con i 143 mila euro ottenuti,
l'amministrazione comunale potrà occuparsi delle torri della Rocca (il quarto lotto dei lavori).
Almeno altri tre interventi, infine, meritano una segnalazione: il restauro conservativo della chiesa di San
Giovanni Battista a Gorzone (per 105 mila euro), la realizzazione del1'infopoint a Capodiponte (110 mila) e la
valorizzazione della Riserva regionale delle incisioni rupestri di Ceto, Cimbergo e Paspardo, e in particolare, in
questo ambito, del Castello di Cimbergo e dell'area di Campanine (grazie a un contributo di 110 mila euro).




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BRESCIAOGGI, 27 DICEMBRE 2009
[Lettera al direttore]
Losine. Pianificazione ad alto rischio
di Gruppo di minoranza “Losine domani”

Egregio direttore, a nostro parere il Piano di Governo del Territorio, approvato nella seduta del 04/12/2009,
rappresenta o forse meglio dire avrebbe potuto rappresentare, in termini di opportunità e di sviluppo, lo strumento
di pianificazione futura del territorio comunale di Losine. Va ricordato ancora una volta che tale pianificazione
deve contenere principi di trasparenza, equità e pari opportunità su tutto il territorio comunale e per tutti i
cittadini. Dopo ben otto anni di lavoro e ben tre tecnici incaricati siamo o dovremmo essere alle battute forali.
Nella seduta del 22/05/2009 noi Consiglieri del gruppo "Losine domani" auspicavamo un parere preventivo della
Provincia alfine di avere la certezza di un iter favorevole che abbattesse i tempi ed i costi oltre ai rischi di un
parere condizionato o addirittura contrario. Va detto che né il parere condizionato né quello contrario, da parte
della Provincia, possono impedire ad una maggioranza di approvare il PGT in maniera definitiva: però tale
evenienza espone il PGT stesso al rischio di annullamento totale o parziale delle previsioni, qualora chi ne avesse
titolo avanzasse un ricorso al Tar (sono aventi titolo tutti i portatori di interesse ovvero chiunque sia proprietario
di un terreno sito nel Comune di Losine). Anche questo piccolo consiglio non è stato accettato da chi detiene il
potere dei numeri in questo consesso democratico.
Ma come è noto il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e, nonostante varie sollecitazioni politiche, la
Provincia ha espresso un parere condizionante e comunque non favorevole. Purtroppo anche dall'esame delle
osservazioni sotteso all'approvazione finale del PGT comunale è stata resa esplicita l'assoluta mancanza di
rispetto del regolamento e della prassi. Anche questa volta appare chiara la volontà di arrivare in Consiglio
all'ultimo minuto, alfine di invocare l'urgenza ed evitare che dall'esame e dalla discussione emergano
incongruenze e criticità che potrebbero ravvisare una serie di gravi irregolarità e di inottemperanze. Fra, tutte la
più grave è certamente che le Osservazioni della Provincia, arrivate in data 27/11/2009 sono state messe a nostra
disposizione dal giorno 27/11/2009 con avviso di riunione del CC integrato in data 02/12/2009 ma senza essere
corredate da cartografia aggiornata e completa quindi di non facile valutazione. Inoltre si chiede al Segretario
quanto sia opportuno discutere e votare le osservazioni al PGT visto che la maggioranza ha deliberatamente
ignorato di procedere alla nomina della Commissione per il territorio che ha il compito di valutare tali
osservazioni prima che le stesse vengano sottoposte al Consiglio Comunale. Altrettanto grave è che non si siano
messi in condizione i Consiglieri di studiare gli atti oggetto di discussione (cartografia variata e documenti
allegati al PGT variati dalle osservazioni soprattutto provinciali) e che si chieda ai Consiglieri di votare ad occhi
chiusi, non conoscendo il merito delle osservazioni e quindi la storia che precede ogni fattispecie e porta a
determinate controdeduzioni da parte degli uffici comunali.
Il Parere della Provincia rilasciato in data 27/11/2009 è di “Compatibilità condizionata” ricordando che le
diciture possono essere di compatibilità, compatibilità condizionata o di non compatibilità. Un parere di
compatibilità condizionata è un voto di insufficienza rispetto al lavoro di questi ultimi 8 anni e alla sicurezza,
sempre ostentata dalla maggioranza. Il PGT in approvazione mantiene un consumo di suolo pari 98564 mq
individuando come suolo urbanizzabile aggiuntivo 71469 mq. A fronte di questa previsione la Provincia in sede
di concertazione ha chiesto al Comune di ridurre il consumo di suolo portandolo ad una previsione di 34665,5 mq
compatibile con le previsioni demografiche di incremento della popolazione.
Il nostro Sindaco sempre in sede di concertazione risponde che l'incremento a 1000 abitanti è solo il recupero
dello spopolamento rispetto al secolo scorso.
La previsione del Sindaco non tiene conto che la statistica, vorrebbe che con un incremento di 56 unità negli
ultimi 10 anni per recuperare i 428 abitanti mancanti ci vorrebbero 76 anni.
Ricordiamo che, come già sottolineato dalla Provincia nel suo parere, la Legge Regionale 12/2005 prevede una
revisione del PGT ogni cinque anni. Si chiede in quale documento allegato al PGT sia riportata la prescrizione
concordata in sede di concertazione, la quale prevede che sia ampliata da 5 a10 metri la distanza degli edifici in
progetto all'interno dell'ambito Pax 02 e ove si evinca la previsione che l'attuazione del par 4 debba avvenire solo
dopo aver realizzatole opere di urbanizzazione del Par 3.




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BRESCIAOGGI, 27 DICEMBRE 2009
Il segretario provinciale e capogruppo del Carroccio replica all’affondo di Beccalossi e Gelmini
Borghesi: «Il Pdl si rassegni. Il presidente è della Lega»
di Massimo Tedeschi

Sarà il clima delle festività natalizie, saranno i contatti telefonici già avviati, sarà il vertice di maggioranza ormai
alle porte da tenersi comunque «entro la fine dell'anno». Fatto sta che nel centrodestra dopo la rottura
consumatasi in consiglio provinciale (con il Pdl che abbandona l'aula e diserta le riunioni di giunta dopo la
dissociazione della Lega sul tema del polo logistico di Azzano Mella) sul confine fra i due alleati sono tornate
avolare le colombe. Fra queste si iscrive il segretario provinciale della Lega, che è anche capogruppo del
Carroccio in Broletto, Stefano Borghesi.
La «verifica» invocata dall'on. Viviana Beccalossi (coordinatrice provinciale del Pdl) e dal ministro Mariastella
Gelmini (magna pars nel Popolo delle libertà) non suscita contrarietà in casa leghista: «Ben venga la verifica -
osserva Borghesi - è evidente che a questo punto è necessario chiarirsi tutti le idee». L'esponente leghista, non
vuol sentir parlare di «crisi del settimo mese» a proposito delle tensioni PdlLega: «Io - obietta il giovane leader
leghista di casa nostra - non farei la cosa più grande di quella che è. La giunta provinciale è composta da due
partiti che si equivalgono, ed è evidente che le cose vanno condivise».
Anche la lettura «dietrologica» di tensioni sulle prossime nomine in Broletto non convince Borghesi: «Si tratta di
cose di poco peso, non ci sono questioni politiche di rilievo. Evidentemente va trovato un metodo di lavoro e le
scelte vanno condivise. Per questo ben venga un chiarimento». Il caso-Azzano è, per Borghesi, circoscritto. Poco
più di un pretesto, dunque: «La Lega ha fatto proprie le preoccupazioni dei Comuni limitrofi, che mi paiono del
tutto legittime e che sollevano problemi oggettivi. Abbiamo chiarito che non siamo a priori contro l'opera, ma che
è necessaria una riflessione sui problemi sollevati».
All'accusa del Pdl rivolta al presidente Molgora di essersi «isolato» Borghesi ribatte: «È una cosa che potremmo
sollevare anche noi. Ma, ripeto, il problema che va affrontato è quello del metodo». Borghesi getta acqua sul
fuoco anche a circa, le accuse, provenienti dalla Beccalossi e dalla Gelmini, di aver «scaricato» l'esperienza della
giunta Cavalli di cui la Lega faceva parte, rivolgendo al predecessore di Molgora critiche neppure troppo velate
sulla gestione dei conti. «Questo - obietta Borghesi - non è assolutamente vero. Noi non lo abbiamo mai criticato.
È ovvio che le scelte attuali sul bilancio sono state dolorose, ma hanno tenuto conto della crisi che ha
sensibilmente ridotto le entrate. I tagli sono evidenti ma questo non significa, imputare colpe a chi c'era prima. È
il quadro che è mutato. Se il Pdl pensa che si potesse andare avanti come prima dovrebbe dirlo: in realtà un bi-
lancio come questo era l'unica soluzione».
Borghesi si riserva tuttavia un paio di «frecciate» agli alleati del Pdl: «Non so - osserva -se qualcuno s'è sentito
penalizzato dal bilancio, o se piuttosto non è ancora riuscito a metabolizzare il fatto che in Broletto ci sia un
presidente leghista. Forse qualcuno non s'è ancora rassegnato». E infine: «sì» a una verifica. «ma che sia a 360°.
Se ad esempio c'è una materia che ha rilevanza politica, ed è affrontata dagli assessorati affidati A esponenti del
Pdl, è giusto che anche li si convochi un tavolo politico per discuterne».
Di certo Borghesi è propenso a sgomberare il tavolo della verifica, di fine anno dal tema del dodicesimo
assessore: «L'accordo era che 6 assessori fossero del Pdl, 5 della Lega e che il 12esimo fosse nella facoltà del
presidente decidere se e quando nominarlo. Personalmente non vedo l'impellente necessità di nominarlo ora».




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GIORNALE DI BRESCIA, 27 DICEMBRE 2009

Broletto, tra politica e vicende personali
di Adalberto Migliorati

Se scappa il piede sull'acceleratore delle autotutele può essere davvero che i rapporti tesi a livello interpersonale
in Broletto si traducano in qualcosa di non scontato in sede politica. Intanto oggi conferenza stampa urgente: la
domenica mattina, subito dopo Santo Stefano e la pausa natalizia. La convocazione viene dal Broletto: il
presidente ori. Daniele Molgora intende replicare alla coordinatrice del Pdl ori. Viviana Beccalossi sullo stato dei
rapporti tra Lega e Pdl.

Passi di guerriglia
Riepilogo delle precedenti puntate. In occasione della seduta consiliare del 21 dicembre, assente il presidente
Molgora per impegni romani, si consuma una pubblica frattura, occasionata dalla vicenda del Polo logistico di
Azzano, che vede assessori e consiglieri del Pdl abbandonare l'aula prima che il capogruppo della Lega chieda lo
stop, che ha già preannunciato attraverso i giornali. Il giorno dopo, in occasione della conferenza stampa di
bilancio di fine anno, il presidente Molgora, riepilogati gli impegni parlamentari che lo hanno trattenuto nella
capitale, da un lato cerca di contenere l'accaduto entro un orizzonte tecnico attraversato da nervosismi personali,
dall'altro difende l'operato dei rappresentanti della Lega. Intanto salta la riunione pomeridiana della Giunta
provinciale: gli assessori Pdl fanno sapere che non intervengono, a questa e a successive riunioni, prima di un
chiarimento politico; qualcuno della Lega è bloccato dalla neve. Il giorno successivo, il 23 dicembre, a mezzo
stampa, l'ori. Viviana Beccalossi spiega che Azzano non è il caso, ma l'ennesimo esempio di una questione più
complessiva: al Pdl non piace come Molgora e la Lega vanno impostando il governo della Provincia; c'è bisogno
di una verifica politica che rimetta a posto rapporti e ruoli dentro la maggioranza di centrodestra. Altrimenti...

I costi della rottura
Tomo a ripetere un'opinione che si fonda su una lettura politica: Lega e Pdl non si possono disinvoltamente
permettere di rompere fragorosamente in Broletto. Sarà vero che il presidente Molgora ha accolto l'incarico con il
non entusiasmo di chi è costretto ad assecondare decisioni che lo superano. Ma, appunto, ha alzato (amaro calice.
Bossi, o chi per lui, ha chiesto e ottenuto da Berlusconi la presidenza della Provincia di Brescia, che autorevoli
esponenti del Pdl bresciano, il ministro Mariastella Gelmini in testa, volevano restasse ad un loro esponente. Far
saltare il banco pochi mesi dopo è ratificare l'inconciliabilità sul territorio di due visioni, o bocciare i dirigenti che
le interpretano. Non interessa esportare contenziosi in Loggia, coinvolgere Paroli: pare difficile tenerli fuori da
un eventuale guerra frontale. Così le elezioni regionali di marzo possono alzare il livello di concorrenza, non
minare impunemente l'alleanza. Questo a filo di (passata?) logica politica. Poi vanno in onda i personaggi, le loro
attese, delusioni, ambizioni, simpatie e antipatie, la voglia di fare male a chi ritieni ti colpisca. È tutto un altro
scenario. Incontrollabile.

Gli spazi per le opposizioni
Intanto Pd, Udc, Idv e quanti siedono all'opposizione cercano di sfruttare gli spazi che la divisione nella
maggiorama può offrire: si coccolano la spaccatura. Alla fine, se e quando si ricucirà, la colpa sarà
dell'informazione: ha montato il nulla, riferendo quanto sostengono i contendenti. Non è così oggi, non sarà così
dopo: le lacerazioni, politiche e personali, contano e durano.




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GIORNALE DI BRESCIA, 27 DICEMBRE 2009

Emergenza pioggia: Paisco isolata per ore
di Paolo Testini

Natale all'insegna dell'emergenza in Alta Valcamonica. Dopo le nevicate ed il freddo dell'ultima settimana, la pioggia fitta,
copiosa ed incessante ha battuto la zona settentrionale della nostra provincia per oltre 48 ore creando situazioni di disagio e
di pericolo che fortunatamente non hanno causato danni rilevanti a persone.
I centralini dei numeri di emergenza sono stati presi d'assalto dalle segnalazioni dei cittadini e gli uomini del 118, i Vigili del
Fuoco, la Protezione Civile e tutti i professionisti ed i volontari del soccorso hanno dovuto adoperarsi in un numero davvero
impressionante di interventi, bonifiche e sopralluoghi.
Il punto sul deragliamento. L'incidente più spettacolare, come abbiamo anticipato, si è verificato a Sonico. Il treno della
Edolo-Iseo-Brescia, diretto verso il capoluogo provinciale, è deragliato nel tratto di ferrovia tra la stazione di Sonico e il
Ponte Dassa. Il convoglio, a bordo del quale si trovavano i due macchinisti ed alcuni passeggeri, ha trovato sulla sua strada
dei detriti - massi, terreno e alberi - che erano franati in seguito ad un distacco superficiale causato dal maltempo. I
macchinisti non hanno potuto evitare l'impatto contro l'ostacolo e la motrice del treno, composto da una sola carrozza, è
deragliata. Fortunatamente, il convoglio non si è capovolto e nessuno dei passeggeri ha riportato ferite gravi, anche se sei
utenti hanno dovuto essere medicati. Subito dopo l'incidente i macchinisti hanno lanciato l'allarme al 118. Temendo
conseguenze ben più gravi di quelle realmente verificatisi, la centrale operativa ha inviato sul posto tutte le ambulanze
disponibili, numerose squadre dei vigili del fuoco e pattuglie dei carabinieri. Anche la protezione civile e i tecnici delle
Ferrovie Nord sono intervenuti. Molti abitanti di Sonico sono usciti di casa sfidando pioggia e freddo per vedere cosa fosse
successo. I soccorritori hanno dovuto lavorare in condizioni meteorologiche davvero proibitive anche perché il terreno era
stato reso insidioso e scivoloso dal maltempo. Una volta constatata l'assenza di feriti gravi, i tecnici ed il geologo della
Protezione Civile hanno provveduto a verificare la sicurezza della zona e ad accertarsi che non vi fosse il rischio che un
evento franoso potesse interessare anche la ss42, che corre parallela alla ferrovia, una decina di metri a valle di quest'ultima.
L'ok dell'esperto ha permesso la riapertura della statale che era stata chiusa per circa mezz'ora con il traffico deviato dentro
l'abitato di Sonico. Per il ripristino della ferrovia si dovrà invece attendere l'intervento di un mezzo speciale per il recupero
della locomotiva che potrà però avvenire soltanto quando sarà certa la situazione di sicurezza dell'area.
Un paese isolato per 12 ore. Brutta esperienza anche per gli abitanti del piccolo comune di Paisco Loveno. Una frana
caduta sulla provinciale del Vivione, circa 1 chilometro e mezzo a valle di Paisco, ha obbligato le autorità ad ordinare la
chiusura della strada alle 23 del giorno della Vigilia di Natale. Diverse persone sono così dovute ricorrere all'ospitalità di
parenti e amici. Molti abitanti di Paisco si erano infatti recati in altri paesi della Valle, principalmente per assistere alla
Messa di mezzanotte. A loro volta, numerose persone originarie di Paisco Loveno ed abitanti in altri comuni della
Valcamonica, avevano scelto di trascorrere la notte del 25 dicembre nella cittadina natale.
La strada, dopo la rimozione del materiale franato e un'attenta valutazione dell'effettiva situazione di sicurezza è stata
riaperta alle 13 del giorno di Natale. «Fortunatamente - ha dichiarato il sindaco di Paisco Loveno, Bernardo Mascherpa - non
si sono registrati danni a persone, ma soltanto alcuni disagi per la popolazione. Spero che finalmente, alla luce di questo
nuovo episodio, le autorità e gli enti competenti si impegnino per riqualificare la strada del Vivione con le opere necessarie
ad evitare che ogni qual volta si verificano delle piogge intense, scatti il rischio di frane e smottamenti. Sebbene la strada
serva un piccolo comune che conta pochi abitanti, anche queste persone hanno il diritto di avere garantiti l'accesso alle loro
case e le condizioni minime di sicurezza».
Disagi a Edolo e sulla ss39 dell'Aprica. Anche a Edolo, le violente piogge cadute tra il 23 ed il 25 dicembre, hanno causato
danni ingenti, senza ancora una volta causare il ferimento di persone. Nella giornata della Vigilia, uno smottamento ha
travolto due abitazioni nella zona della piana di Edolo. I vigili del fuoco, intervenuti sul posto, hanno constatato le
condizioni di pericolo e quindi ordinato l'evacuazione degli edifici, costringendo loro malgrado due famiglie a trascorrere il
Natale fuori casa. Nel tardo pomeriggio, un altro evento franoso si è verificato sulla ss39 in località «Corno Tagliato».
La strada statale dell'Aprica è stata quindi chiusa al traffico per alcune ore e le automobili ed i mezzi in transito sono stati
deviati sulla intercomunale Edolo - Santicolo -Corteno Golgi. La circolazione è stata ripristinata nella giornata di venerdì e
la situazione viene monitorata costantemente.
E ora c'è il rischio ghiaccio sulle strade. Il ritorno del cielo sereno nel pomeriggio di Natale è stato salutato da tutti con
gioia visto che era ormai evidente come il perdurare delle precipitazioni avrebbe potuto causare danni ben peggiori di quelli
descritti in questo articolo. Tuttavia dal pericolo smottamenti si è passati ad un'altra emergenza che riguarda le condizioni
delle strade. L'abbassamento delle temperature ha infatti causato la formazione di placche di ghiaccio su molti tratti della
ss42 e delle altre vie di comunicazione dell'Alta Valcamonica.
Già nella serata di venerdì e nella giornata di ieri si sono registrati alcuni fuoripista e microincidenti. Fondamentale pertanto
l'invito alla massima prudenza per tutti quanti si metteranno al volante in questi giorni, anche in considerazione dell'elevato
numero di veicoli che si prevede si sposteranno sulle arterie dell'Alta Valcamonica.




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GIORNALE DI BRESCIA, 27 DICEMBRE 2009

Darfo. Tutti i nodi del futuro Pgt
di Sergio Gabossi

Mentre fuori la neve spegneva i rumori della città, la discussione sul Pgt nel Centro congressi di Boario Terme accendeva gli
animi di una sala semideserta preoccupata per il futuro urbanistico della città almeno quanto lo era per le condizioni delle
strade del rientro a casa.
Il Pgt di Darfo, che si appresta a varcare la soglia delle commissioni consigliari, supera col fiatone l'esame della piazza. La
prima assemblea pubblica che metteva sindaco, assessore, tecnici, redattori del piano e l'avvocato del Comune davanti a
cittadini e associazioni, si è consumata in quattro ore dove c'è stato più spazio per i tecnicismi del settore che per il confronto
vero e proprio. In un'ora si è esaurito il faccia a faccia tra il sindaco Francesco Abondio e i membri dell'Osservatorio
Territoriale darfense che non sembrano convinti del Piano. Risultato, tutti scontenti, a cominciare da chi stava sopra il palco
(Silverio Antonimi, responsabile dell'Ufficio tecnico del Comune di Darfo, Daniele Toccacieli, assessore all'Urbanistica,
Emanuele Zanelli dello Studio «Damiani e Samuelli» che ha redatto il Piano e il sindaco Abondio) che potrebbero fissare un
secondo incontro vista la scarsa partecipazione di lunedì. Scontenti i componenti dell'Osservatorio che sono usciti dalla sala
con più dubbi che certezze e che vogliono risposte che l'Amministrazione comunale non sembra intenzionata a dare.
Sul fuoco della discussione, tre bocconi saporiti: la programmata espansione residenziale, la collocazione ai piedi del
Monticolo dell'area destinata ad ospitare il sito dell'imbottigliamento e la creazione sull'area «Ex Tenda» di un polo
commerciale. Su quest'ultimo punto, incalzato dalla platea, il sindaco ha promesso di «parlare con la proprietà interessata per
valutare la possibilità di spostare l'area commerciale in altra zona». Ben diverso il discorso sul prospettato trasloco del sito
dell'imbottigliamento dell'acqua «Boario» a piedi del Monticolo. «Quell'area è attualmente ad uso agricolo e sono presenti
attività di allevamento che si troverebbero stritolate tra i capannoni - è stato osservato -. Mancano le strade in grado di
sopportare il transito dei mezzi pesanti e il parco del Monticolo deve essere protetto. L'unica pista ciclabile della Valle
passerebbe a fianco di uno stabilimento, davvero un bel biglietto di presentazione...». Qui il mezzo dietro-front del Comune.
«Il documento di Piano individua semplicemente la zona, non l'area specifica - si è corretto il sindaco -. Finché non è
indicato nel Piano delle regole, la decisione non è vincolante. Abbiamo individuato l'area interessata che sarà quella a nord
di Boario ma nessuno ha indicato questo o quell'appezzamento di terreno». «Questo Pgt è costruito per accontentare
l'espansione demografica -ha rumoreggiato la sala -. Avete in programma di costruire nuove abitazioni convinti che la
popolazione continuerà a crescere con lo stesso ritmo degli ultimi dieci anni. Così si spalancano ancora di più le porte a
stranieri e immigrati». «Lo scorso anno abbiamo avuto 439 immigrati ma immigrato è anche il residente di Piamborno o
Angolo che viene a vivere a Boario - ha replicato Abondio -. Sia chiaro che io non ho nulla contro gli extracomunitari che
vivono a Darfo e lavorano rispettando le regole». È poi toccato al consigliere di minoranza, Attilio Cristini. «L'espansione
edilizia non è stata accompagnata dalla crescita della popolazione locale. Condividiamo gli obiettivi di questo Pgt, ma i
contenuti dicono l'esatto contrario».


GIORNALE DI BRESCIA, 27 DICEMBRE 2009

Gas metano: le bollette si pagano anche in barca
Prima la polemica, poi le spiegazioni. Dal primo gennaio, novità in vista per i pagamenti delle fatture di Vallecamonica
Servizi (Vcs), la società che gestisce l'erogazione del gas metano nelle abitazioni valligiane.
Il nuovo anno, infatti, eliminerà la circolazione dei contanti dagli sportelli del Gruppo e le fatture potranno essere saldate
esclusivamente con carta di credito, assegno o bancomat. La novità è che l'utenza potrà però pagare in tutte le filiali della
Banca di Vallecamonica, senza l'aggiunta di alcuna commissione. Il tutto grazie a un'apposita convenzione, che migliorerà il
servizio ai cittadini, vista la capillare distribuzione delle filiali dell'istituto bancario su tutto il territorio camuno.
Nei giorni scorsi, l'ex consigliere provinciale Nilo Pedersoli, con una lettera indirizzata ai presidenti di Comunità montana e
Bim, chiedeva di revocare la decisione perché «anziché facilitare l'utenza, si frappongono ostacoli illogici all'adempimento
di incombenze ricorrenti, con difficoltà per gli anziani o quanti sono tecnologicamente poco avvezzi».
Secondo la direzione di Vcs, «l'esigenza di non accettare più contanti agli sportelli è una semplice forma di tutela nei
confronti del personale che opera a contatto con i clienti. Le nostre strutture non sono state studiate, a differenza delle
banche, con dinamiche di sicurezza tali da garantire l'incolumità del personale e evitare rischi di ogni tipo. Per questo
abbiamo creduto opportuno avviare questa novità che, per altro, migliora il servizio finale nei confronti di chi abita distante
dagli sportelli del Gruppo». Con il 2010, quindi, gli utenti potranno saldare le fatture con diverse modalità: domicilio
bancario, in contanti in ogni sportello postale, in contanti e senza commissioni negli sportelli della Banca di Vallecamonica e
agli sportelli del Gruppo con bancomat, carte di credito e assegni.



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GIORNALE DI BRESCIA, 27 DICEMBRE 2009

Ome. Doccia fredda per le Terme
di Davide Lorenzini

Nuvole sempre più nere sul futuro delle terme. Lo stabilimento di Ome resta chiuso e il suo futuro è più che mai incerto
dopo la scadenza dei due mesi di cassa integrazione per la decina di dipendenti dell'azienda.
Se in una fase iniziale sembrava fosse possibile trovare un compratore in tempi brevi, ora invece sembrano quasi del tutto
scomparse le varie realtà che avevano manifestato ai liquidatori il proprio interesse, prefigurando almeno per il momento un
futuro sempre più nero per la realtà termale franciacortina.
«C'è la possibilità di raggiungere un accordo in maniera vantaggiosa per tutti - spiegano i liquidatori -, pertanto rinnoviamo
l'invito a farsi avanti a chiunque abbia intenzioni e proposte serie e concrete. Noi siamo solo dei supervisori incaricati di
tutelare gli interessi della varie parti nel momento in cui sopraggiunge un fallimento, speriamo che grazie anche
all'intervento della politica possano giungere al più presto delle risposte positive, dato che una rilevazione da parte di
qualche nuova realtà potrebbe tutelare anche gli interessi dei creditori».
Sul piano politico l'Amministrazione comunale di Cm si sta muovendo per risolvere positivamente la vicenda, anche perché
il Comune è proprietario dell'area su cui sorge lo stabilimento termale. «Per ora la situazione delle terme è stazionaria - ha
osservato il sindaco Aurelio Filippi -. In sostanza è la stessa che si è presentata negli ultimi trenta giorni e non si prevedono
svolte entro la fine del 2009. Possiamo però dire che qualche novità potrebbe emergere a gennaio, terminata la pausa
natalizia, che ha sostanzialmente congelato i vari incontri: siamo comunque ottimisti sulla soluzione positiva della vicenda».
I rischi sulla sopravvivenza delle terme di Ome avevano già iniziato a manifestarsi a febbraio 2008, quando era diventato
chiaro che il debito accumulato negli ultimi anni dalla Cooperativa sociale Benefit, società incaricata della gestione, aveva
superato la soglia di guardia. L'allora presidente Paolo Pezzotti aveva infatti dichiarato che sull'impianto gravava un debito
di 2 milioni di euro. Da allora sono state tante le voci circolate su una possibile cessione delle terme, tra le quali la più
concreta sembrava essere quella di una cordata di imprenditori intenzionata a rilevare le terme, investendo per il loro rilancio
6 milioni di euro. La situazione è però diventata insostenibile a novembre, quando sulla porta dello stabilimento termale
venne affisso un cartello che ne testimoniava la messa in liquidazione e i due mesi di cassa integrazione per la decina di
dipendenti che vedono il proprio posto di lavoro sempre più a rischio, e per i quali le feste si profilano dal sapore amaro.
Grande il rammarico anche da parte degli utenti che vedevano le terme di Ome come uno dei punti di riferimento a livello
provinciale per le cure inalatorie, in una struttura che era in grado di fornire anche prestazioni tipiche di un centro benessere,
grazie alla presenza di estetiste e massaggiatrici. Tra le probabili cause della chiusura dello stabilimento termale
franciacortino, pesa con ogni probabilità la concorrenza patita a causa delle quotate terme di Boario e Sirmione.

GIORNALE DI BRESCIA, 27 DICEMBRE 2009

Pisogne. Manager del sociale in campo per la solidarietà
di Alessandro Romele

Il giardino di Al, percorso per i malati di Alzheimer, «Il Caffè di Al», dove potere gustare quotidianamente una buona
bevanda solidale, 1'Hospice di prossima costruzione per i malati terminali e le loro famiglie. Sono solamente alcuni degli
obiettivi centrati dalla Fondazione Onlus Santa Maria della Neve negli ultimi anni. Proprio per questo nei giorni scorsi,
l'Associazione nazionale dei manager del sociale ha tenuto un convegno all'interno della struttura pisognese di via
Romanino. Partendo dalle opere e dai servizi di solidarietà attuate alla Rsa, si è discusso di buone prassi operative e di
raccolta fondi come atto di donazione verso la comunità. Pisogne quindi fa da esempio nazionale per quanto riguarda il
rispetto, la dignità, la ricerca di nuove strade per garantire al malato i servizi e l'assistenza che gli spettano. «La nostra
fondazione - spiega Vincenzo Raco, presidente della Rsa pisognese - è da sempre attenta alle necessità del territorio. Lo
dimostrano le continue iniziative da noi attuate negli ultimi anni. Alla storica mission della casa albergo e del centro diurno,
abbiamo cercato di affiancare nuove risposte, concretizzandole». Un esempio è il nuovo Hospice che sta nascendo di fianco
alla struttura già esistente: «Un plesso che potrà ospitare 20 pazienti e offrire alle famiglie un riparo, un aiuto in più per
affrontare il difficile cammino della malattia terminale». «Pisogne ha dato l'esempio nel campo della solidarietà e della
politica sociale», osserva Alfonso Galbusera, presidente dell'associazione Ansdipp Lombardia. «Esplorare nuove strade,
cercare nuove soluzioni per potere garantire i servizi e l'assistenza - aggiunge - è una sfida che qui si sta vincendo ogni
giorno di più». Il convegno ha offerto dunque un momento di stimolo e riflessione per le diverse realtà sebine e camune. Da
qui si deve ora partire per lanciare su tutto il territorio quello che a Pisogne è già partito: un treno carico di solidarietà a
favore di chi ne ha bisogno.




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GIORNALE DI BRESCIA, 27 DICEMBRE 2009

Iseo. Un database per l’universo delle badanti
Concluso il corso di formazione per le assistenti familiari, ora il Comune pensa di predisporre
un registro
di Veronica Massussi

Prima un corso di formazione, organizzato dall'Asl di Brescia, dall'Ufficio di Piano del distretto 5 e dal Comune di Iseo, poi
una serata a tema sul «pianeta badanti», o meglio sulle «assistenti familiari» con i rappresentanti degli stessi enti, dell'Acli e
di un'associazione ucraina, la Nadiya di Brescia. Quanto interessi e sia indispensabile un focus, un approfondimento sulle
assistenti familiari lo si capisce dalle forze messe in campo dagli enti pubblici perché oggi l'assistente familiare diventa
sempre più una necessità della società. La qualifica, il reperimento, la sicurezza di un nome, sono quanto viene richiesto
quasi quotidianamente agli sportelli dei servizi sociali. «Il corso di formazione svoltosi per otto lezioni tra settembre ed
ottobre presso la Rsa Cacciamatta di Iseo aveva l'intento, oltre che di formare a livello professionale le persone dedite
all'assistenza familiare, di creare un registro delle «presenze» per avere un quadro della situazione nel territorio del Sebino e
della Franciacorta - spiega Pieranna Faita, delegata dal Comune di Iseo all'Ufficio di Piano per le politiche sociali -: ecco
dunque che tra i venti partecipanti al corso, undici erano per l'appunto assistenti familiari che ora fanno parte del "database"
iniziale che vogliamo costruire». Da parte sua il Centro per l'impiego certifica, per quanto riguarda la sede di Iseo, 28
assistenti, suddivise per nazionalità: 15 italiane, 3 ghanesi, 2 ucraine, 2 moldave, 2 romene, un'albanese, una cubana, una
cingalese ed una senegalese. Per accedere a questo servizio, rivolto a inoccupati, disoccupati e occupati in cerca di altra
occupazione, sono sufficienti 18 anni compiuti, la conoscenza di base della lingua italiana, il permesso di soggiorno e
l'assenza di condanne penali e procedimenti penali in corso. L'Acli di Iseo, invece, gestisce annualmente circa 50 rapporti di
collaborazione domestica (tra le quali, appunto, l'assistenza familiare) e a settembre ha gestito un migliaio di regolarizzazioni
in tutta la provincia, nove delle quali a Iseo. I servizi sociali della Comunità montana del Sebino hanno inoltre effettuato uno
studio analitico sulla popolazione immigrata nel territorio riportando la nazionalità degli stranieri presenti (280 dal Pakistan,
158 dal Marocco, 129 dall'Albania, 85 dalla Romania e 57 dall'Ucraina).


GIORNALE DI BRESCIA, 27 DICEMBRE 2009

Breno. La “Società operaia” punta a un restyling
Nata nel 1867, oggi è presieduta da Gianfranco Domenighini. Potrebbe diventare
un’associazione culturale laica
di Giuliana Mossoni

Ha 142 anni, ma si è rinnovata e crede ancora di poter dire e fare qualcosa per i giovani. È nata nel 1867 per il mutuo
soccorso e vorrebbe diventare un polo di aggregazione culturale nel futuro. La Società operaia di Breno «cerca un senso»
partendo da un nuovo presidente e da un nuovo consiglio. Nei giorni scorsi, 1'assemblea dello storico sodalizio brenese ha
eletto l'ingegner Gianfranco Domenighini quale nuova guida, con a fianco il vicepresidente Marco Farisoglio e i consiglieri
Federico Nobili (presidente uscente, in carica dal 1967), Giampiero Pezzucchi, Augusto Silistrini e Leandro Canevali
(segretario). Ora che i vecchi scopi statutari sono diventati un po' anacronistici, la nuova società operaia punta a trasformarsi
in un'associazione culturale laica.
Gli obiettivi del nuovo direttivo sono chiari: incrementare i soci (oggi sono 38), avvicinare i giovani, sviluppare alcuni temi
sulla mutualità e la socialità e organizzare iniziative di carattere culturale e storico. La prima proposta potrebbe essere quella
di un convegno in occasione dei 150 anni dell'unità d'Italia, rispolverando il tema del Risorgimento (Giuseppe Garibaldi, lo
ricordiamo, è stato presidente onorario della società operaia brenese). All'incontro, potrebbe affiancarsi un'esposizione di
documenti e materiale storico di proprietà del gruppo.
Uno dei temi più spinosi, ma fondamentali, che il sodalizio dovrà affrontare a breve è il nodo-sede, ubicata in un immobile
di proprietà in centro storico.
Tre anni fa il fabbricato, ormai fatiscente, è stato ceduto a una ditta, che però non ha mai versato né la caparra. Il nuovo
direttivo ha così stabilito il termine ultimo entro cui l'impresa dovrà agire; diversamente la società operaia si sentirà libera da
vincoli. Nel frattempo, il presidente ha chiesto al Comune di Breno l'assegnazione di una nuova sede, dove potersi ritrovare e
progettare le iniziative.
«Al giorno d'oggi - spiega Domenighini - non ha più senso portare avanti certi ideali, ma bisogna trovare nuove forme di
vita. A esempio, ci piacerebbe formare un comitato scientifico di supporto al gruppo e invitare alcuni esperti a parlare, in
particolare sul tema dell'occupazione per i giovani. Ora però dobbiamo occuparci della sede e del contenzioso aperto».


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GIORNALE DI BRESCIA, 27 DICEMBRE 2009

Passantino. Dalla crisi si uscirà in tempi brevi
Fallimenti e ripresa. Ne parla il presidente dell’Ordine dei Commercialisti
di Erminio Bissolotti

Si definisce «sostanzialmente ottimista» perché questa crisi non nasconde di averla vissuta «in maniera meno
drammatica di altri». Per Antonio Passantino, da dodici anni presidente dell'Ordine dei Commercialisti di Bre-
scia, sono le ultime ore di lavoro prima dell'inizio delle vacanze natalizie. Nel suo ufficio di via Diaz ogni cosa è
al proprio posto. I faldoni, i libri e anche le fotocopie sono appoggiati al bancone di fronte alla sua scrivania,
come se dovessero seguire un ordine logico che renderà la ripresa meno traumatica del dovuto. Fuori dalla
finestra, invece, si intravede ancora una città confusa e rallentata, oltreché da trenta centimetri di neve, da
una stretta economica che non molla la presa da sedici mesi a questa parte.
Siamo partiti dal crack Lehman, per passare alla caduta delle Borse, al boom dell'oro e al vertice di
Copenaghen, ma a che punto siamo arrivati? «Siamo giunti all'inversione del punto di minimo - garantisce
Passantino - anche se la coda della crisi si ripercuoterà sulla nostra economia almeno fino all'estate 2010. Per
questo motivo si accentueranno altri fenomeni correlati come la disoccupazione e la mortalità delle imprese, ma a
questi aspetti bisogna aggiungerne un altro. L'Italia è il Paese che meglio di altri ha risposto alla crisi, perché il
nostro sistema economico era retto dalle pini e perché da noi hanno funzionato meglio gli istituti di controllo a
partire dalla Banca d'Italia fino ad arrivare al collegio sindacale. Anche per questo motivo dalla crisi se ne uscirà
in tempi non troppo lontani».
Eppure si sta per chiudere uno degli anni più neri per la storia dell'economia nazionale e bresciana. Molte
nostre aziende non nascondono di aver raggiunto picchi negativi di fatturato che arrivano anche al 75% in
meno rispetto all'anno precedente. Difficile essere ottimisti... «Stiamo vivendo una crisi ciclica, ma aggravata
dalla componente finanziaria con la quale non ci eravamo mai misurati, per questo motivo qualcuno è portato a
definirla più drammatica delle precedenti. Eppure anche a metà degli anni Ottanta c'era stato un aumento
sproporzionato di fallimenti che anche in quel caso riguardavano aziende "vere", con una storia alle spalle. Si
veda il caso della Idra o delle Trafilerie Forelli, della Orlandi o della Cpa Portesi, solo per citarne alcune».
Se è vero allora che ci sono molti aspetti simili tra l'attuale congiuntura e quella degli anni Ottanta, qual è
il segreto per uscirne indenni? «Non esiste una formula magica, è solo una questione di resistenza riconducibile
a ogni singola azienda. E per resistenza mi riferisco, in primis, a un fattore patrimoniale, e poi all'elemento
"innovazione" che ritengo fondamentale per uscire da questa tempesta».
In qualità di rappresentante della categoria, invece, quale sarà il ruolo dei professionisti in questa missione
di salvataggio e di rilancio? «Il professionista deve essere complementare all'imprenditore perché il più bravo
degli imprenditori, al giorno d'oggi, non è più in grado di fare impresa da solo. L'esercizio d'impresa è sofisticato
e l'imprenditore deve scegliere il professionista giusto, senza credere che questo sia un “tuttologo”. C'è bisogno
di professionisti specializzati a secondo delle necessità e degli obiettivi delle imprese».
Conferma che questa crisi ha avuto effetti anche sul vostro portafoglio? «A causa della crisi c'è stata una
mortificazione del circuito finanziario ed economico. Di conseguenza ne sono stati colpiti anche i professionisti
perché è diminuito il "lavoro buono". Si è così verificato un calo dei compensi e, anche per noi, un aumento della
disoccupazione».
Non sono però diminuiti i servizi offerti. Anzi, se si guardano i registri del Tribunale sono aumentati i
fallimenti e le procedure di concordato preventivo. «Vero, ma questo fa parte della specializzazione della
professione. Con il nuovo concordato, ad esempio, si riescono ad evitare molte procedure fallimentari che
implicherebbero effetti devastanti dal punto di vista sociale. Io sono stato sempre molto critico nei confronti della
nuova legge fallimentare, ma sono convinto che la procedura di concordato sia buona e che nel futuro verrà
metabolizzata anche dai professionisti».
C'è però chi ha già sollevato, come Assofond, alcuni dubbi sulla validità di questo strumento. «Partiamo dal
fatto che il concordato preventivo può salvare un'azienda che ha ancora delle chances di sopravvivenza. Spetta
poi ai creditori decidere se concedere oppure no questa opportunità. Mi permetto poi di aggiungere che all'epoca
della riforma erano stati proprio Abi e Confindustria a spingere sulla privatizzazione della crisi d'impresa, per
dare più poteri ai creditori (banche comprese), accusando noi professionisti di essere poco moderni».




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LA REPUBBLICA, 27 DICEMBRE 2009

Qualche domanda sul partito dell’amore
di Eugenio Scalfari

Il terribile 2009 che stiamo per lasciarci alle spalle sembra aver toccato il fondo; nel 2010 si annuncia la ripresa, ma che
genere di ripresa? Sperare che sia rapida e robusta è legittimo e può essere un'aspettativa positiva, male previsioni generali
sono poco incoraggianti: sarà una ripresa lenta e stentata in Europa e negli Stati Uniti, più dinamica per la Cina, l'India e gli
altri Paesi emergenti. Il divario tra queste due aree del mondo aumenterà e con esso le tensioni economiche e anche
politiche. Se ne è avuto un primo anticipo nell'incontro-scontro di Copenaghen sul clima: contrariamente a quanto si riteneva
il cosiddetto G2, cioè l'accordo di Usa e Cina a procedere di comune accordo nel governo del pianeta, non ha funzionato.
Quell'accordo non c'è. La Cina è decisa a procedere sulla via della modernizzazione con criteri propri e senza nulla
sacrificare alla solidarietà internazionale come avrebbe desiderato l'America. Sul piano monetario, finanziario e commerciale
proseguirà nel protezionismo, non rivaluterà la sua moneta rispetto al dollaro, continuerà a far provvista di materie prime
facendone aumentare i prezzi, non limiterà l'inquinamento dell'atmosfera. Questi obiettivi saranno rinviati di almeno dieci
anni, quando il divario economico ma anche strategico e militare sarà ulteriormente ridotto. Soltanto allora Pechino prenderà
in considerazione un nuovo equilibrio con gli Usa per un governo paritario del resto del mondo che non potrà non tener
conto di altre importanti presenze emergenti: India, Brasile, Sudafrica, Messico. Ed anche Europa, se il nostro continente
saprà parlare con una sola voce; e fin d'ora è già chiaro che quella voce parlerà in tedesco più che in francese e inglese.
Nel frattempo la ripresa occidentale sarà lenta. Non priva di rischi di ricaduta. Mario Draghi colloca questo rischio tra un
paio d'anni, quando i titoli emessi dai grandi gruppi industriali e bancari per cifre molto elevate saranno in scadenza e
dovranno esser rinnovati e quando i governi più indebitati - a cominciare dagli Stati Uniti - dovranno trovare equilibri
finanziari più sostenibili. L'insieme di questi problemi comporterà tagli di spesa e/o aumento di imposte, cioè politiche
economiche restrittive e comunque non espansive. Ma ci sono anche altri elementi che non favoriscono una ripresa rapida e
robusta. Li segnala Romano Prodi in un articolo pubblicato sul "Messaggero" e il direttore dell’Economist, John
Micklethwait: per alcuni anni il mercato del lavoro sarà stagnante, il livello dell'occupazione insoddisfacente, le imprese
aumenteranno la produttività ma diffonderanno meno benessere sociale.
Scrive Prodi: «Il numero dei disoccupati è aumentato dovunque superando i massimi livelli raggiunti nello scorso decennio.
Spesso gli imprenditori approfittano della situazione di crisi per procedere alla razionalizzazione dell'organizzazione
aziendale aumentando la produttività a scapito dell'occupazione. Ma vi è un altro elemento da tener presente e cioè i deficit
dei bilanci pubblici che si sono accumulati sia in Usa sia in Europa.
L'esigenza di tornare alla normalità si impone a tutti. Il debito cumulato dai Paesi dell'Ocse sorpasserà nel 2010 il 100 per
cento del Pil. Questo significherà che il motore della finanza pubblica, che è stato così largamente usato per frenare la caduta
dell'economia,potrà essere sola marginalmente utilizzato per accelerare la ripresa».
Questa è dunque la situazione. Bisognerebbe aprire una buona volta un pubblico dibattito nel nostro Parlamento per
fotografarla ed elaborare una terapia, ma, come da tempo lamenta l'opposizione, non c'è alcun segnale in questa direzione.
Per il nostro governo evidentemente il problema non esiste.
Molte altre cose non esistono per il governo, per la maggioranza che lo sostiene e per il premier che dirige l'una e l'altro e
questo è un altro elemento di rischio non certo fugato dal "partito dell'amore", la più recente invenzione di Silvio Berlusconi.
L'amore e la ricerca del dialogo sono la conseguenza del deplorevole e inconsulto gesto dello psicolabile Tartaglia, tuttora
ristretto a San Vittore per legittima prevenzione contro altri atti inconsulti che potrebbe commettere. Dal male può uscire un
bene, ripetono i salmodianti esponenti del partito dell'amore, Schifani e Bondi in testa, invocando un rapido inizio della
stagione delle riforme condivise e sollecitando Bersani a dar prova concreta delle sue intenzioni in proposito.
Ma Bersani ha già risposto: vuole anzitutto discutere della situazione economica e della terapia (condivisa?) da adottare.
Sulle riforme istituzionali e costituzionali vuole sapere qual è la linea del governo ed ha ribadito come premessa che il Pd
voterà contro leggi "ad personam" per quanto riguardala processabilità di Silvio Berlusconi.
Molti nella maggioranza si rifanno alla "bozza Violante" per quanto riguarda le riforme istituzionali usandola come una sorta
di scaramanzia, un portafortuna che dovrebbe rassicurare Bersani a romper gli indugi e venire "a patti col diavolo" come
direbbe Di Pietro, fermo nella sua decisione dissennata di anteporre l'interesse della sua ditta a quelli di un'opposizione seria
e impegnata a tutelare gli interessi del Paese.
Ma sulla"bozza Violante" bisogna esser chiari. Si tratta d'un documento attuale ancorché stilato diversi anni fa. Parla di
diminuire il numero dei parlamentari, di un diverso ruolo del Senato e di altre modernizzazioni istituzionali concernenti i
poteri della Presidenza del Consiglio. Sono questioni importanti e non dovrebbe esser difficile raggiungere su di esse
un'intesa tra maggioranza e opposizione. Ma la "bozza Violante" non fa menzione o la fa in modo vago del rafforzamento
dei contropoteri necessario per procedere alle auspicabili modernizzazioni. Non ne fa menzione perché quando Violante stilò
quel documento, Berlusconi non aveva ancora manifestato la sua visione sul cambiamento della Costituzione.
Quel documento oggi risulta gravemente manchevole non già per imperizia del suo estensore ma perché le condizioni del
confronto-scontro sono radicalmente cambiate. È perciò del tutto inutile salmodiare sulla necessità delle riforme condivise se
prima il premier e i suoi salmodianti non avranno tolto di mezzo la pretesa di cambiare la Costituzione dando all'Esecutivo
un potere sovraordinato sia sul legislativo sia sul giudiziario sia sugli organi di suprema garanzia a cominciare dal Capo

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dello Stato e dalla Corte costituzionale e - per quanto riguarda quest'ultima - ritirando il disegno di modificare le modalità di
elezione dei suoi membri.
In sostanza le riforme non saranno praticabili fino a quando il premier e la sua maggioranza non torneranno sui loro propositi
di alterare la Costituzione in senso autoritario. Il partito dell'amore propugna un sentimento che merita di essere incoraggiato
purché non sia una maschera che nasconde un tentativo di stupro. Nel qual caso si tratterebbe - allora sì - d'un inciucio col
diavolo che il Partito democratico dovrebbe denunciare e contrastare con fermissima decisione, come certamente farà.
Post scriptum. Anche il Papa è stato oggetto di ruvida attenzione da parte di una ragazza venticinquenne che l'ha trascinato a
terra scatenando un parapiglia sotto le volte di San Pietro con la conseguenza di far cadere anche il cardinale Etchegaray che
si è rotto il femore e dovrà essere operato. La caduta a terra del Papa e del cardinale hanno fatto il giro del mondo, né più né
meno del ferimento di Berlusconi, ed è naturale che sia così. Si tratta di due incidenti analoghi con una differenza: il Papa è
per definizione il capo del partito dell'amore e quindi non ha bisogno di fondarlo perché ci pensò Gesù di Nazareth duemila
anni fa. Il compito di Berlusconi è dunque molto più arduo, ma proprio per questo ancor più affascinante. Del resto in una
sua recentissima affermazione si è paragonato a Gesù Cristo per il ferimento a suo danno. Siamo dunque sulla buona strada...

LA REPUBBLICA, 27 DICEMBRE 2009

Il falso mito del senso comune
di Ilvo Diamanti

È tornato a parlare agli italiani, Silvio Berlusconi, dopo l'aggressione avvenuta a Milano due (settimane fa. E la
soddisfazione, nelle sue parole, ha largamente sopraffatto i segni della paura e del dolore. D'altronde, il moto di emozione e
di solidarietà, seguito all'episodio, ha aiutato Berlusconi a risalire nei sondaggi, dopo mesi e mesi di declino. Il premier non
ha mancato di rammentarlo in una telefonata al Tg1, due giorni fa, citando i suoi sondaggi personali. Secondo i quali due
italiani su tre lo incoraggiano ad andare avanti (dati Euromedia). Oggi, d'altronde, anche altri istituti demoscopici
confermano questa tendenza, seppure con stime diverse e più ridotte. La quota di elettori che esprime un indice di fiducia
almeno "sufficiente" nei confronti del premier (con un voto da 6 a10) è intorno al 55-56%, secondo l'Ipsos diretta da Nando
Pagnoncelli. Lo stesso dato è indicato dall'Ispo di Renato Mannheimer. In entrambi i casi: una crescita di 6-7 punti
percentuali. Da ciò la determinazione del premier ad andare avanti nell'azione di governo e con le riforme. Perché il suo
volto, più degli altri, raffigura e rispecchia il "senso comune". La volontà popolare degli italiani, che magari provano disagio
verso i suoi comportamenti e il suo relativismo etico. Ma, in fondo, anche per questo, lo percepiscono come uno di loro. E
gli vorrebbero assomigliare. Questi italiani: individualisti e familisti, spacconi e donnaioli, un po' evasori, diffidenti verso i
poteri pubblici, liberisti a parole, soprattutto quando si tratta degli altri. Innamorati dell'immagine, sperduti nel mondo dei
media e della televisione, attratti dal gossip e dai salotti tivù. E, quindi, dal principale protagonista e autore della realtà
mediale. Lui. Silvio Berlusconi. L'aggressione ai suoi danni e il suo volto insanguinato: uno degli eventi mediatici del
decennio. Lo hanno beatificato. La vittima sacrificale dell'odio espresso dalla parte invidiosa del Paese oggi è stata risarcita
moralmente. E pochissimi si sono azzardati a eccepire. Criticare. Salvo i soliti noti - Di Pietro in testa. Condannati alla
pubblica esecrazione. L'onda impetuosa della solidarietà personale verso il premier sembra aver trascinato con sé anche il
consenso per le riforme. Che, come ha affermato Berlusconi nella telefonata al Tg1, verranno fatte senza esitazioni. A
partire, immaginiamo, da quella sulla giustizia. E dai provvedimenti utili ad allontanare gli effetti dei processi che lo
riguardano. In nome dello snellimento della macchina giudiziaria. A tutela delle alte cariche dello Stato ma anche di
governo. È il potere del "senso comune". Che, oltre a Berlusconi, vede protagonista anche la Lega, che interpreta e respira le
paure "della gente". Invece l'opposizione - la sinistra, il centrosinistra e perfino il centro - è troppo aristocratica per
immergersi nel "senso comune" che pervade la vita quotidiana, dove c'è bisogno di certezze. Un mondo di cose date per
scontate che, tuttavia, si possono costruire e manipolare. Semplicemente isolando alcuni aspetti e rimuovendone altri. Ad
esempio, se consideriamo i dati di Ipsos presentati da Pagnoncelli a Ballarò (martedì 22 dicembre), Berlusconi è "gratificato"
dal 55% di italiani che nutrono fiducia (alta, ma anche appena discreta) nei suoi riguardi. Ma altri leader politici e
istituzionali e altre figure pubbliche non sono da meno. Oppure lo superano largamente. Il Presidente della Repubblica
Napolitano: 84%; il Presidente della Camera Fini: 68%; il Ministro dell'Economia Tremonti: 56%; il presidente della Fiat e
della Ferrari, Cordero di Montezemolo: 55%. Perfino Bersani si attesta al 54%. Insomma, la pietas suscitata dall'aggressione
di Tartaglia ha permesso a Berlusconi di riprendere consensi. Senza tuttavia svettare sugli altri. Lo stesso vale per i giudizi
politici e sulle politiche. La fiducia nel governo è anch'essa risalita. Tuttavia, il giudizio dei cittadini sulle "politiche" non è
cambiato rispetto a prima. In particolare, in tema di giustizia (ancora Ipsos). Sulla «sospensione temporanea dei processi o su
una legge “ad personam” che permetta di sbloccare la situazione politica» e di riprendere il dialogo sulle riforme si dice
d'accordo solo il 25% degli elettori. Un italiano su quattro. E il 48% degli elettori di Pdl e Lega. Cioè: meno della metà. La
solidarietà verso il premier e la sua maggioranza non si traduce, quindi, in consenso verso le leggi "ad personam". Né verso
scorciatoie come il cosiddetto "processo breve", percepito alla stregua di un indulto. Che fa rima con "insulto". Tanto che nel
luglio 2006, quando venne approvato dal governo Prodi, ne trascinò in basso il consenso. Immediatamente. Con il contributo
della propaganda di alcune forze politiche oggi al governo e allora all'opposizione. Non è di senso comune, però, neppure
l'appoggio alle politiche del governo su "lavoro e occupazione", valutate negativamente dal 60% degli elettori, mentre i
provvedimenti in materia di tasse e fisco sono avversati dal 56% della popolazione. Inoltre (Demos-Coop, dicembre 2009), il

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70% degli italiani si dice favorevole alle manifestazioni a sostegno della libertà di stampa e addirittura l'86%, cioè la quasi
totalità, approva le proteste contro i tagli e le carenze di risorse relativi alla ricerca. D'altronde, nella gerarchia dei problemi
da affrontare, per gli italiani, i temi dell'occupazione e dello sviluppo sono di gran lunga prioritari. Le riforme istituzionali e
sulla giustizia, invece, in fondo alla lista. Senza eccessive differenze fra destra e sinistra.
Noi, per istinto e formazione, diffidiamo del "senso comune". Parola magica, sospesa tra mito e ideologia. Tuttavia, proprio
per questo, conviene evitare di dare per scontato che gli argomenti sostenuti da Berlusconi e la Lega siano naturaliter - di
"senso comune". Popolari. E quelli dell'opposizione - di sinistra e centrosinistra e anche di centro - impopolari. Prima di
convincersi che perfino fare opposizione sia impopolare. E anti-italiano. L'opposizione: almeno si informi.

LA REPUBBLICA, 27 DICEMBRE 2009

L’amaca
di Michele Serra

Temo che questa solfa dell'odio e dell'amore ce la porteremo dietro ancora per un bel po', in tutta la sua insulsaggine. Perfino
un gesto spiegabile solo clinicamente, come quello della signorina svizzera che ha fatto franare il corteo di Benedetto XVI,
ha offerto il destro al presidente del Consiglio per mettere in guardia contro «l'odio e l'estremismo». Che esistano, in
Svizzera, centrali dell'odio? Che addestrino i loro adepti al balzo della transenna? Siamo forse di fronte a un gesto
dimostrativo di una svizzera contro le guardie svizzere? E se così non è, perché non rimpiazzare i commenti a vanvera con
un aureo silenzio? Gesti come questi (e come quello di Tartaglia) germinano dal rapporto abnorme, malsano, che la società
dello spettacolo stabilisce tra le star e gli sconosciuti, tra i Divi e le nullità. Con la politica c'entrano meno di zero, e se il
nostro premier non è obbligato a leggere Guy Debord, o McLuhan, potrebbe almeno farsi ragguagliare da qualche amico
psichiatra sulla devastazione mentale che, sui più fragili, l'ipermediaticità può generare. Ci si occupi di più e meglio della
cura della follia, che è un tema affascinante e fuori moda, piuttosto che blaterare di odio e amore come fossero bruscolini.

LA REPUBBLICA, 27 DICEMBRE 2009

Il mio bianco Natale in terra padana
di Cesare Cavardi

In questo clima natalizio all'insegna dell'amore che deve vincere sull'odio, e della solidarietà espressa più volte a chiare
lettere dei bianconatali padani,vorrei raccontare un fatto, che forse non è significativo in senso assoluto, ma che mi ha
colpito e commosso. Il parco giochi, sotto casa mia, è frequentato da un marocchino sans papier, che è spesso ubriaco e
spesso malconcio per le botte che prende da altri "disgraziati" peggio di lui. Mi chiede, le volte che ci incontriamo, qualche
spicciolo per mangiare, o di leggere qualcosa per lui o, a volte, di chiamare l'ambulanza perché spesso proprio non ce la fa
più. Gli regalo qualche vestito smesso, ogni tanto, e, ogni tanto, qualche euro. Passa la vita lontano dalla sua terra
scontrandosi, qui in città, con i suoi connazionali per un posto di lavavetri agli angoli delle strade. Di notte, coperto di
cartoni, dorme sotto la statua di Padre Pio che i religiosissimi miei concittadini hanno costruito in una piazzetta. Ebbene cosa
è accaduto ieri? Ieri, un po' più sobrio del solito, Abramo, questo è il suo nome, mi si è presentato davanti e, senza dire una
parola, allungando la sua mano tremante mi ha offerto in dono un pandoro. Anch'io sono rimasto ammutolito.

LA REPUBBLICA, 27 DICEMBRE 2009
Il vero Partito dell’Amore nacque nel ’91 e candidò le due pornostar alle politiche
Da Moana all’onorevole Cicciolina, qual copyright
conteso a Silvio
di Francesco Bei

Dal Popolo della libertà al partito dell'amore, dunque. Tanto che il Cavaliere - a testimonianza dei suoi propositi "amorevoli"
- ha chiamato Bersani per gli auguri di Natale. Amore contro odio. «Tutti quanti - dice il portavoce Paolo Bonaiuti - hanno
capito che non si può caricare all'infinito la molla dell'odio che poi genera la violenza. Sostituirla con un clima più disteso è
nell'interesse di tutti». E partito dell'Amore sia.
Quello originale, quello di Moana Pozzi e Riccardo Schicchi, era nato nel clima di antipolitica un po' trash dei primi anni
'90. Un partito «orizzontale più che trasversale», come dicevano i suoi creatori. Uno di questi, Mauro Biuzzi, è rimasto il
custode della memoria di Moana e, dall'alto della presidenza del partito dell'Amore (quello vero), intima al Cavaliere di
mettere giù le mani: «Il PdA lui non lo può fare, semplicemente perché il copyright ce l'ho io. E se qualcuno mi chiedesse di

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venderglielo, io non lo farei: sono un piccolo "resistente" della seconda Repubblica». Biuzzi, che è stato anche consulente
della recente fiction di Sky su Moana, avanza anche una sua teoria su quest'ultima uscita del premier: «Appena Murdoch
manda in onda su Sky una serie in cui si riparla del partito dell'Amore di Moana, Berlusconi corre a metterci il cappello
sopra. Si appropria di tutto quello che supera una certa soglia di visibilità».
Per la verità questa storia del Partito dell'Amore, dalle parti di Forza Italia, non è nuovissima. «La Casa della libertà è il
partito dell'amore», disse Berlusconi prendendo le distanze dal «partito dell'odio» guidato allora da Romano Prodi. Cosi
quando a capodanno del 2004 venne colpito in testa con un treppiedi, fu nuovamente «il partito dell'odio contro quello
dell'amore». Ma il copyright a destra lo si deve ad Alessandra Mussolini. Fuori da Montecitorio nel 2000 infuriava la
protesta della Cdl contro la legge sulla par condicio. «Siamo il partito dell'amore», urlava nel microfono la Mussolini. Prima
che una pioggia di monetine, lanciate dai giovani militanti berlusconiani, finisse in faccia a Pier Luigi Castagnetti. «E
ringrazi Iddio - disse la "colomba" Giuliano Urbani - che erano solo monetine». Amore vero.
Il partito dell'amore, quello Doc, ballò invece una sola stagione. Nell'aprile del '92 candidò (solo nel Lazio) Ilona Staller e
Moana Pozzi con scarsi risultati: Cicciolina - che era già stata deputata con i radicali nel 1987 - prese appena 800 voti,
Moana 12 mila. Non furono sufficienti. Da allora il partito dell'amore è rimasto una chimera. Ci si avvicinò Vittorio Sgarbi
con il suo "partito della Bellezza", in connubio con il Pri. Ma Giorgio La Malfa storse il naso per il nome: «Ma così non
sembrerà il partito dell'amore di Cicciolina?». Finì così in soffitta, ripescato saltuariamente dai comici. Natalino Balasso a
Zelig divenne il leader di un rinnovato partito dell'amore: «Entro in politica prima che la politica entri in me». Simbolo, un
tronchetto della felicità. Poi arrivò il Cavaliere.

LA REPUBBLICA, 27 DICEMBRE 2009

Dio di frontiera
di Alessandra Longo

Otto parroci di frontiera affidano le loro riflessioni di fine anno a un documento destinato alla comunità credente del Nord
Est. «La lettera di Natale» di questi sacerdoti di trincea, tra cui don Andrea Bellavite di Gorizia, fa ancora discutere. La
questione? «Non è tanto se credere o non credere in Dio, quanto in quale Dio». «Noi non crediamo - scrivono gli otto - in un
Dio bianco, occidentale, friulano-giuliano, neppure "cristiano" quando la sua presenza è pretesa per fondare e legittimare le
discriminazioni, la xenofobia, il razzismo, le chiusure etniche, localistiche, identitarie». È un altro il Dio in cui credere:
«Quello che ascolta le grida, i gemiti, i silenzi delle persone e dei popoli impoveriti, colpiti, oppressi, sfruttati, crocifissi».


L’UNITÀ, 27 DICEMBRE 2009

Il partito dell’amore
di Vittorio Emiliani

Assimilare atti differenti compiuti da due differenti persone in cura da anni per disturbi mentali coi fine di costruirci sopra
un'unica "teoria della violenza" prodotta dal clima politico sembra davvero un'ardua e mistificante impresa. Vi accenna lo
stesso presidente dei Consiglio - che compare " in voce", ogni giorno ormai, dalla sua villa di Arcore, alla radio, alla tv, nei
Tg - quando al Tg1 dell'altra sera parla di «odio che rende violente contro l'avversario politico le menti più fragili». Stringe
subito l'acrobatica connessione il tg della Rai mettendo sullo stesso piano di «prodotti dell'odio politico» il lancio folle di
Massimo Tartaglia contro Berlusconi e il tentativo della svizzera Susanna Maiolo di toccare Benedetto XVI. Due episodi
che, semmai, dovrebbero far riflettere sulla inadeguata professionalità della sicurezza, italiana e vaticana, utilizzata in quei
pericolosi bagni di folla.
È già inqualificabilmente grave - l'hanno fatto Cicchitto ed altri - dare nome e cognome ai "mandanti" di Tartaglia. Ma,
andare, oltre l'inqualificabile per impastare insieme i due gesti quali sintomi di uno stesso clima politico profondamente
inquinato è davvero voler contribuire all'incendio permanente del confronto, dirigendo le fiamme contro i "mandanti" e
dando la seguente impressione: c'è "un partito dell'amore" (senza allusioni al lettone dono di Putin) e c'è "un partito
dell'odio". Del primo fanno parte tutti coloro che amano il premier e ne condividono opinioni e progetti. Del secondo fanno
parte non solo tutti coloro che detestano lui e le sue proposte politiche (comunque, chi gliel'ha messa in bocca a Di Pietro
l'idiozia di Berlusconi=Diavolo?), ma anche tutti coloro che, più semplicemente, non le condividono. Dissenso, in
democrazia, del tutto legittimo.
Quando Berlusconi - significativamente dopo l'Epifania, dal greco epiphàino, appaia - riapparirà, proporrà riforme vere
oppure - leggi su misura per lui? Nel primo caso sarebbe sbagliato non andare a vedere le carte e ragionare su di esse. Nel
secondo, sarebbe sbagliato proseguire nel dialogo. Domanda: così facendo, si entrerebbe a far parte, automaticamente, delle
«fabbriche di menzogne, estremismo e anche di odio» (Berlusconi al Tg1)? Non è proprio il massimo che l'altro ieri il
presidente abbia dialogato " in voce" con don Pierino Gelmini della Comunità "Incontro", rinviato a giudizio per abusi su
minori. Ancor più sorprendente che abbia rivendicato il motto «noi rispettiamo l'avversario politico». Non ricorda di aver
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parlato delle "stronzate di Prodi", di aver mimato la sinistra che va al governo e subito straccia il suo programma, di aver
sostenuto «certo, non credevo fossero così tanti i coglioni» che votano per la sinistra, di aver proposto l'on. Schulz (Spd)
«per il ruolo di un kapò», di aver definito Rosy Bindi «più bella che intelligente», ecc.?
Tuttavia se il Berlusconi dell'Epifania, cioè della nuova "apparizione", sarà diverso da quello e proporrà leggi condivisibili,
spiazzerà per primi i suoi sostenitori, come Minzolini, i quali fanno un solo fascio di Massimo Tartaglia e di Susanna Maiolo
per rappresentare il clima di odio contro il governo e il suo leader alimentato dal centrosinistra, anzi dalla sinistra. Ora e
sempre "comunista", ovviamente.


L’UNITÀ, 27 DICEMBRE 2009

La letterina di Babbo Natale a Berlusconi
di Francesca Fornario

Caro Presidente del Consiglio, ti confesso che ci sono rimasto un po' male. Mi avevi promesso i tagli all'Irap e all'Irpef, la
riforma fiscale, gli sgravi sul lavoro, i bonus una tantum e la vittoria dell'amore sull'odio, ma io, sotto l'albero, ho trovato
solo lo scudo fiscale. Ti devi essere sbagliato, perché guarda che io non lo desideravo affatto! Non ho capitali in Italia,
figuriamoci all'estero. Il regalo, fattelo dire da un esperto, deve piacere non solo a chi lo fa ma anche a chi lo riceve: questo
scudo fiscale che per te è il regalo più bello che si possa desiderare, per milioni di persone è come quelle confezioni miste di
bagnoschiuma e crema per il corpo al profumo di qualche frutto tropicale assurdo tipo mango & feijoa, che quando tu scarti
il pacchetto non solo capisci al volo che è un regalo riciclato ma ti domandi pure chi è stato a comprarlo all'origine, e per
quanto ti sforzi non riesci proprio a immaginarti la sua faccia. Non pensavo che potesse esistere un regalo più deprimente
delle confezioni miste di bagnoschiuma e crema per il corpo al mango e feijoa prima di ricevere questo scudo fiscale. Sono
certo che- tu lo hai regalato a milioni di
italiani pensando di fare loro cosa gradita,
solo perché magari è piaciuto un sacco ai
tuoi amici. Commettevo lo stesso errore
quando ero iscritto al club "Collezionisti di
sculture di chewingum". Quell'anno ho
regalato sculture di chewingum a tutti i
bambini e molti di loro hanno smesso di
credere in me. Forse tu non hai ben
compreso i desideri delle persone che
vivono nel nostro paese. Io, che l'ho
sorvolato dall'alto, mi permetto di farti
notare che i tetti sono così affollati di
disoccupati che le renne non sapevano dove
atterrare. E tu che fai? Una finanziaria con
così tante nuove tasse che si è lamentato
perfino Padoa-Schioppa! Ancora non riesco
a crederci. Infatti, caro Presidente del
consiglio, questa è l'ultima letterina che ti
scrivo perché, secondo me, non esisti». Con
delusione, tuo Babbo Natale.




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