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PIANO DELL’OFFERTA FORMATIVA

ANNO SCOLASTICO 2011/2012





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Cap 1.INTRODUZIONE

a. RIFLESSIONI INTRODUTTIVE

Sulla base dei bisogni che emergono dal contesto territoriale e dalle esigenze dell’utenza, la scuola

ha individuato le seguenti priorità:

· Porsi come istituzione che interagisce con la più vasta comunità sociale;

· Creare un ambiente educativo di apprendimento nel quale ogni allievo trovi le occasioni per sviluppare e

maturare progressivamente le proprie capacità di autonomia, di relazione interpersonale, di progettazione e

verifica di riflessione logico – critica e di studio individuale;

· Proporre esperienze dirette, concrete, attive, motivanti e in forma ludica per essere

sempre protagonisti della realtà sia all’interno che all’esterno dell’istituzione scolastica;

· Promuovere la comprensione e la fruizione di nuovi saperi;

· Contrastare la disgregazione e il disagio incrementando l’offerta di mezzi, strumenti,risorse, possibilità

educative anche in orario extrascolastico;

· Favorire l’accoglienza delle diversità;

· Porre particolare attenzione alla valorizzazione delle differenze individuali;

· Incrementare l’utilizzo delle tecnologie multimediali avvicinando gli alunni al P.C. sin dal primo anno della

scuola dell’infanzia e di quella primaria.

L’ispirazione culturale-pedagocica, i collegamenti con gli enti territoriali, l’unità anche didattica

organizzativa dei piani di studio elaborati dai gruppi docenti si evincono dal POF di istituto. Così le

indicazioni nazionali allegate al Decr. Leg.vo 59/2004, applicativo della Riforma Moratti e le nuove

indicazioni ministeriali sono il punto di partenza su cui si è elaborato questo documento. Già il Regolamento

dell’Autonomia per la verità (DPR 275/99) definiva con completezza e chiarezza il valore del POF -

DOCUMENTO FONDAMENTALE COSTITUTIVO L’IDENTITÀ CULTURALE E PROGETTUALE; esplicita la

programmazione curriculare, extracurriculare, educativa ed organizzativa che le istituzioni scolastiche

adottano in autonomia secondo principi di TRASPARENZA, PARTECIPAZIONE E CONTROLLO (anche

esterno). Insomma come è evidente rappresenta il documento che riduce a sintesi i molteplici aspetti della

vita della scuola, secondo regole di sobrietà, chiarezza ed essenzialità, pur nella completezza dei contenuti.

Va ricordato che oggi la dimensione pedagogica si arricchisce di nuove ipotesi in riferimento alle

INDICAZIONI NAZIONALI che contengono gli OBIETTIVI SPECIFICI DI APPRENDIMENTO (OSA) quali

livelli essenziali delle prestazioni da assicurare.

Spetta ad ogni scuola declinarli in obiettivi formativi personalizzando i necessari percorsi e

organizzandoli in unità di apprendimento che strutturino i singoli Piani di Studio.

Come detto, l’importanza del POF risiede nella sua funzione di ispiratore (soprattutto pedagogica e

culturale) attraverso scelte di fondo da considerare per ideare, attuare e valutare i Piani di Studio.



Anche di tutto questo ha tenuto conto il Collegio Docenti che, per evitare di considerare il POF un atto

meramente cartaceo, si è sforzato (anche con momenti di formazione che hanno accompagnato la redazione

del POF) di realizzare effettive e complesse azioni di pianificazione, che rappresentano le concrete

condizioni di una progettazione autonoma, quali:

 L’analisi del contesto di riferimento;



 Diagnosi di reali bisogni formativi degli allievi;

 Contestualizzazione degli obiettivi formativi;

 Elaborazione di efficaci percorsi didattici;

 Adozione di scelte organizzative e metodologiche flessibili e coerenti;

 Individuazione di momenti di verifica e valutazione.

 Secondo questi principi e questi orientamenti il C.D. unitario (anche nelle sue articolazioni) ha

elaborato il POF 2011/2012.

La scuola oggi si configura sempre più come una learning organization; un modello con struttura organizzativa

orizzontale dove l’attività di autovalutazione produce esiti positivi in ordine all’apprendimento organizzativo.

C’è bisogno di valorizzare la rete di persone e di gruppi che operano in situazione fortemente influenzate dal

sentimento di appartenenza, di individuare un giusto punto di equilibrio tra la vocazione “soggettiva” di ogni

docente e la deontologia del lavoro in equipe. Bisogna lavorare nella logica dell’unitarietà, attivando il

processo di elaborazione dell’offerta formativa nel più ampio coinvolgimento delle componenti scolastiche,



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mantenere alta la disponibilità di tutti alla collaborazione, al lavoro collegiale, alla condivisione delle

responsabilità.

All’Istituzione scolastica si richiede una visione multidimensionale che va ad opporsi ad un pensiero

formalizzato, formalizzante e quantificatore. Bisogna pensare senza mai chiudere i concetti, di spezzare le

sfere chiuse, di ristabilire le articolazioni di ciò che è disgiunto, di sforzarci di comprendere la

multidimensionalità, di pensare con la singolarità, con la località, di non dimenticare mai le totalità

integratrici. Si richiede elasticità della mente, visione creativa, attitudine prospettica. La categoria

prevalente per governare la complessità e di conseguenza le problematiche scolastiche sarà quella della

ragione possibile intesa come capacità di confrontarsi con il senso del limite, con la multifattorialità, la

probabilità, l’interdisciplinarità. Conta soprattutto la flessibilità, la liberazione dalla trama delle abitudini,

l’abilità di muoversi in reti di relazioni. La vitalità della mente risiederebbe nella capacità di muoversi

ecologicamente, nella capacità di reagire, di essere interattiva, di ragionare sragionando. Bisogna per questo

favorire nella scuola una cultura sistemica dell’autovalutazione, promuovere in tutti gli operatori della scuola

un’adeguata cultura organizzativa.

La necessità di sviluppare in questi processi la capacità di implementare pratiche comuni, di rendere gli altri

in grado di agire come Change agents, di affrontare problemi e soluzioni in un’ottica sistemica, di avviare

processi di gruppo. I percorsi per ricercare lo sviluppo fanno riferimento a coordinate ben precise ed

estremamente efficaci:

 Rompere le routines.

 Utilizzare feedback.

 Fare sintesi interpretative.

 Elaborare mappe della qualità.

 Passare dai problemi alle soluzioni.

 Transitare dall’ “io” al “noi”.

 Costruire la compattezza interna.

Bisogna altresì sviluppare la capacità di assumersi delle responsabilità, di lavorare in modo cooperativo e di

impostare delle attività che spingono anche gli altri a farlo, la capacità di autoriflessione e di retrospezione

in un’ottica di apprendimento organizzativo, di learning organization.

La ricerca di una coerenza tra visione teorica e intenti (espressi nei documenti programmatici di Istituto),

da una parte, e piano della realtà (organizzazione e gestione concreta dell’Istituto), dall’altra, può spronare

i vari soggetti ad individuare ed assegnare significatività ai processi valutativi e ad assumere individualmente

e a livello di gruppo un comportamento responsabile.

Si ritiene che una visione globale dei contenuti possa favorire, da un lato, una scelta più oculata ed

equilibrata dei problemi da tenere sotto controllo e, dall’altro, offra un orizzonte comune a cui tutti gli

erogatori dei servizi (dirigente scolastico, docenti e personale ATA) possano ispirarsi nello svolgimento delle

proprie specifiche funzioni, contribuendo a far sì che l’istituto agisca sulla base di un progetto

intenzionalmente costruito e costantemente migliorabile, fornendo nel contempo all’esterno, presso la

comunità in cui opera, un’identità chiara e una garanzia di affidabilità.

Nell’ambito dell’autonomia si attua una piena progettualità che si concretizza nel POF, preventivamente

predisposto per raggiungere finalità ed obiettivi e che costituisce l’identità culturale e progettuale delle

varie istituzioni scolastiche. E’ all’interno del POF che viene esplicitata la progettualità individuale di ogni

docente, nel POF si ha un momento di sintesi delle varie progettazioni individuali che hanno avuto i momenti

di confronto/incontro nei Consigli di interclasse e intersezione e nelle varie Commissioni (POF e Disciplinari).

E’ questa una progettualità più ricca, più articolata, più complessa e sicuramente più tecnica. E’ una

progettualità che racchiude in sé la capacità di costruire percorsi personalizzati centrati sulle reali esigenze

formative degli alunni di un determinato territorio all’interno di linee guida, di direttive sulle finalità della

scuola partendo da ciò che è stato definito essenziale. E’ soprattutto capacità di decidere, di scegliere e di

accettare le scelte educative, di interagire con le scelte culturali dell’ambiente, di dialogare con quel certo

tessuto sociale e culturale e contribuire a superare gli aspetti formali dell’insegnamento, gli individualismi

degli insegnanti, la rigidità delle metodologie. L’autonomia segna così il passaggio dalla cultura degli

adempimenti dei progetti a quella della progettualità. Quella reclamata dall’autonomia è progettualità capace

di integrare i curricoli con le risorse del territorio, di valorizzare le culture, di potenziare i tempi degli

apprendimenti in relazione alle domande degli alunni, di ipotizzare attività trasversali, di valorizzare le

diversità pedagogiche degli alunni.

L'apertura al territorio delle istituzioni scolastiche (filtrata dalla chiusura operazionale,a tutela

della loro autonomia e della specificità della loro missione) significa,ovviamente, anche dialogo e interazione

con gli altri sistemi presenti all'interno di esso, in particolare di quelli che agiscono nel campo della

formazione. E' in questo quadro che si colloca il problema dell'integrazione tra sistemi formativi, oggi

cruciale e ineludibile.

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Non è un caso che proprio lo strumento che reca norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche,

e cioè il DPR n. 275, nel declinare concretamente questo concetto di autonomia nelle diverse accezioni ponga

in evidenza art.4, comma 6) la"necessità di facilitare i passaggi tra i diversi tipi e indirizzi di studio, di

favorire l'integrazione tra sistemi formativi, di agevolare le uscite e i rientri tra scuola,formazione

professionale e mondo del lavoro".

E il successivo art. 6, quello dedicato specificamente all'autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo, al

comma g) precisa che tra gli obiettivi che rientrano nell'ambito di quest'ultima e che le istituzioni

scolastiche, "singolarmente o tra loro associate", devono curare con particolare attenzione "l'integrazione

fra le diverse articolazioni del sistema scolastico e,d'intesa con i soggetti istituzionali competenti, fra i

diversi sistemi formativi, ivi compresa la formazione professionale".

Qui ci troviamo di fronte a un problema di estrema complessità e rilevanza, che costituisce un'autentica

sfida, non solo sul piano teorico, ma anche e soprattutto su quello dell'organizzazione pratica dei sistemi

formativi. E' infatti del tutto evidente che il POF è un “sistema”: definisce l’identità di scuola, assume

specifici significati, è vissuto con molteplicità di approcci, si realizzato sulla base di modelli, mediante

procedure. Nelle diverse fasi di elaborazione, realizzazione e valutazione del POF,implicitamente e/o

esplicitamente si scelgono, si codificano e si valutano procedure.

L’ esplicitazione, la scelta e la condivisione delle procedure promuovono la qualità dei prodotti (POF e sua

fattibilità, identità ed assertività di scuola, standard di erogazione del servizio e promozione del successo

formativo) e dei processi (trasparenza,democrazia, partecipazione, informazione, clima, star bene degli

studenti e dei genitori, valorizzazione delle professionalità degli operatori).

Il presente documento elaborato dal C.D., per gruppi di studio,Commissioni, approfondimento, ed adottato

dal C. d. C., ha registrato il concorso di tutte le componenti scolastiche, ha tenuto conto di tutte le risorse

e delle opportunità offerte dal contesto sociale, istituzionale e culturale; testimonia lo sforzo di condivisione

di UN’IDEA di scuola da parte di tutti gli operatori scolastici in una pianificazione dell’O.F. (il più possibile)

Partecipata, “Leggibile”, Organica, Verificabile.

Mi auguro che tutti noi riusciamo, da protagonisti, a governare il giusto e necessario cambiamento con un

proficuo e piacevole lavoro.



BUON ANNO SCOLASTICO.

IL DIRIGENTE SCOLASTICO









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b. LA NORMATIVA DI RIFERIMENTO



Il Circolo, inoltre, per la propria corrente operatività prende a riferimento le seguenti norme cogenti:

D.P.R. n. 3/1957 Testo Unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili

dello Stato

L. n. 1859 /1962 Istituzione e ordinamento della scuola media statale

D. P.R. 31 maggio 1974, n. 416 - Istituzione e riordinamento di organi collegiali

Integrato da : della scuola dell‟Infanzia, primaria, secondaria ed artistica

Legge 14 gennaio 1975, n. 1

Legge 11 ottobre 1977, n. 748

Legge 14 agosto 1982, n. 582 ora

in:

D. Legislativo 16 aprile 1994, n. 297

L. n.584/1975 Divieto di fumare in determinati locali e sui mezzi di trasporto(e successive

modifiche ed integrazioni)

D. M. 9 febbraio 1979 I Programmi della Scuola Media

D.P.R. 12 febbraio 1985, n 104 I programmi della Scuola Elementare

L. 142/90 Ordinamento delle Autonomie locali

L.241 /90 Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di

accesso ai documenti amministrativi

L. n. 104/1992 Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone

handicappate."

(Pubblicata in G. U. 17 febbraio 1992, n. 39, S.O.)



D. Legislativo n. 29/1993 Razionalizzazione dell‟organizzazione delle amministrazioni pubbliche

e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego



D.Legislativo. n.297/1994 Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione, relative

alle scuole di ogni ordine e grado.

D.Legislativo. n.626/1994 e D.Lgs Attuazione delle direttive CEE riguardanti il miglioramento della sicurezza e

09/04/2008 n.81 della salute sul luogo del lavoro (e successive modifiche ed integrazioni)

D.L. n.163/1995 Misure urgenti per la semplificazione dei procedimenti amministrativi e per

il miglioramento dell‟efficienza delle pubbliche amministrazioni

D.legislativo. n.242/1996 Modifiche ed integrazioni al D: Lgs. 16-4-1994n626, recante attuazione di

direttive comunitarie riguardanti il miglioramento della sicurezza e della

salute dei lavoratori sul luogo del lavoro (e successive modifiche ed

integrazioni)

D.P.R. n.675/1996 Regolamento recante la disciplina delle iniziative complementari e delle

attività integrative nelle istituzioni scolastiche

L. n.675/1996 Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati

personali (e successive modifiche ed integrazioni)

L. n.59/1997 Delega del Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed

enti locali , per la riforma delle Pubbliche Amministrazione e per la

semplificazione amministrativa.

L. n.127/1997 Misure urgenti per lo snellimento dell‟ attività amministrativa e dei

procedimenti di decisione e di controllo.

L. n.440/97 Istituzione del Fondo per l'arricchimento e l'ampliamento dell'offerta

formativa e per gli interventi perequativi

D.Legislativo n.59/1998 (Legge Disciplina della qualifica dirigenziale dei capi d‟istituto delle istituzioni

Bassanini) scolastiche autonome,a norma dell‟ art. 21, comma 16,della L:15-3-1997,n 59

D.P.R n.233/1998 Regolamento recante norme per il dimensionamento ottimale delle istituzioni

scolastiche e per la determinazione degli organici delle singole scuole , a

norma dell‟ art 21 della L. 15-3-1997,n n59

CCNL 1998/2001 - Comparto Attuazione della L. 146/90 (norme in caso di sciopero)

Scuola

L.n.9/1999 Disposizioni urgenti per l‟elevamento dell‟ obbligo dell‟ istruzione (e

successive modifiche ed integrazioni)

D. Legislativo n. 286/1999 Riordino e potenziamento dei meccanismi e strumenti di monitoraggio e



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valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati dell'attività svolta dalle

amministrazioni pubbliche, a norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo

1997, n. 59

D.P.R. n.275/1999 Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni

scolastiche, ai sensi dell‟ art. 21 , della L.15-3-1997 n 59

D.IM. n. 44/2001 Regolamento concernente le istruzioni generali sulla gestione

amministrativo- contabile delle istituzioni scolastiche

D. Legislativo n. 165/2001 "Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle

amministrazioni pubbliche"

(Vista la legge 15 marzo 1997, n. 59)

L. n.53/2003 (Riforma Moratti) Legge quadro sul Riordini dei cicli

D.Lgs n. 196/2003 Codice delle disposizioni in materia di protezione dei dati personali

L. n.4/2004 Normativa di riferimento sull‟accessibilità “Disposizioni per favorire l‟

accesso dei soggetti diversamente abili agli strumenti informatici”

L. n.233/06 Istituzione M.P.I.

D.L. N. 112/2008. Normativa sulle assenze

D.L. n. 137/ 2008 Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università



C.C.N.L.2006/2009 Contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto del personale della

scuola



DECRETO LEGGE 13 agosto 2011 , Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo

n. 138 –

Decreto 81 2008 Sicurezza

M.I.U.R. – Nota prot. n° 5410 del CALENDARIO SCOLASTICO NAZIONALE PER L‟ANNO 2011/2012

01/08/2011 – Ordinanza n° 68 del

01-08-2011

LEGGE N° 111 del 15 luglio 2011 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98

recante disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria









 UNI EN ISO 9004:2009 - Sistemi di gestione per la qualità - Linee guida per il miglioramento delle



prestazioni.



 • UNI EN ISO 9000:2000 - Sistemi di gestione per la qualità - Fondamenti e terminologie.



 • UNI EN ISO 9001:2000 - Sistemi di gestione per la qualità – Requisiti.



 • UNI EN ISO 9004:2000 - Sistemi di gestione per la qualità - Linee guida per il miglioramento delle



prestazioni.



 • UNI EN ISO 19011:2003 – Linee guida per gli audit dei sistemi di gestione per la qualità e/o di gestione



ambientale.



 • UNI 10999:2002 – Linee guida per la documentazione dei sistemi di gestione per la qualità.



 • DGR 13083 del 23/05/03.









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c. MAPPA DEL P.O.F.









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Cap. 2 MISSION E VISION DI SCUOLA

a. LA NOSTRA SCUOLA

Nel quadro della riflessione sulle politiche della knowledge society (società della conoscenza) interessante è stata

la volontà di rappresentare e connotare la nostra scuola come insieme di comunità di pratica. Infatti la strategia e

le politiche della organizzazione, affinché la mission, la vision ed i valori siano accettati e sostenuti dalle sue parti

interessate si esplicano e si legittimano nella nostra scuola nell‟implementazione e consolidamento delle "comunità

di pratica". Essa si presenta come lo sviluppo di una teoria dell‟apprendimento che mette in evidenza la mutua

costituzione delle identità, delle pratiche e dei mondi sociali interni a specifici sistemi di attività. In altri termini,

a non isolare l‟apprendimento dalle altre attività che si sviluppano nelle reti di relazioni sociali.

Nel Circolo Didattico di Roccapiemonte la strategia e le politiche della organizzazione, si legittima nella

valorizzazione dell‟ impegno reciproco per la natura sociale della comunità di pratica che viene definita non in

relazione alla prossimità fisica, ma all‟interdipendenza fra i partecipanti. La comunità di pratica si differenzia dal

gruppo e dal team, poiché l‟appartenenza dipende dal riconoscimento della competenza del singolo e dalla

connessione tra le diverse competenze. Tale dimensione implica il sostegno e la partecipazione ad un insieme di

attività condivise, la considerazione dei membri quali partner affidabili e la mutualità delle interazioni;

intrapresa comune per la convergenza della comunità intorno ad un fine che tuttavia non limita in maniera esclusiva

l‟agire individuale e quello della comunità nel suo complesso. Si tratta, infatti, di una convergenza temporanea

inserita in un sistema di attività più ampio che influisce sui contenuti del fine comune, senza peraltro determinarli.

Ciascuna comunità di pratica mantiene sempre un margine di mediazione rispetto all‟organizzazione nella quale è

radicata e nei confronti del sistema istituzionale cui fa riferimento;

repertorio condiviso per il sedimentarsi nel corso del tempo di un set di strumenti, tecniche e rappresentazioni che

orientano l‟agire. Il repertorio include routine, parole, strumenti, modi di fare le cose, storie, gesti, simboli, generi,

azioni o concetti che la comunità ha prodotto o adottato nel corso della sua esistenza e che sono diventati parte

del suo essere.

In questa ottica, l‟organizzazione scolastica è descrivibile come una comunità di pratica, oppure come un insieme di

sistemi (di amministrazione, di insegnamento, di apprendimento) variamente interconnessi. Le dinamiche di

funzionamento delle reti interorganizzative che la scuola attiva possono essere lette, come circuiti

(viziosi/virtuosi) d‟apprendimento (o di non apprendimento) istituzionale, i quali richiedono appropriate modalità di

governance post-burocratica.

La scuola adotta processi valutativi che partono dal basso, dai bisogni formativi della comunità scolastica e

rappresentano un‟opportunità professionale per rielaborare criticamente la propria esperienza e ad orientare

processi di sviluppo. L‟autovalutazione orienta la scuola alla ricerca del cambiamento e di crescere nella

consapevolezza, nella condizione e nella fiducia che un miglioramento dell‟azione educativa, didattica organizzativa

è desiderabile, è possibile.

I processi autovalutativi permettono di trovare strategie di miglioramento della scuola che coinvolge tutto il

personale, in una sistematica analisi della pratica corrente, con lo scopo di progettare piani di sviluppo.

L‟autovalutazione intesa come esame retrospettivo, si caratterizza come empowerment organizzativo: ha

strettamente a che fare con l‟azione, lavora per priorità, tiene in massimo conto il criterio di fattibilità, punta sul

coinvolgimento di tutti gli attori sociali, accresce lo sviluppo di responsabilità, stimola nell‟ambiente scolastico

l‟accountability, è un esperienza formativa e soprattutto funzione nella misura in cui produce cambiamento.

L‟attesa del miglioramento come esito del processo di autovalutazione è l‟aspetto che emerge dai processi

autovalutativi di molte scuole.

I nostri processi di autovalutazione implicano il mettersi in gioco, sperimentare la plausibilità e la validità delle

nuove idee emergenti, ascoltare le esperienze concrete; comporre i punti di vista; cercare il contraddittorio e

vivere positivamente i conflitti. Bisogna cercare e provare il cambiamento, accettare di lavorare per ipotesi,

monitorando i miglioramenti introdotti, ponendosi in un atteggiamento critico. L‟autovalutazione si configura così

come un orientamento culturale e sociale che vuole implementare aspetti di innovazione e consolidare i punti forti

di un‟organizzazione. Essa permette alla scuola di fare su di sé un‟analisi metacognitiva in quanto le consente di

prendere coscienza delle proprie modalità di funzionamento e delle possibilità di sviluppo. Bisogna aiutare la scuola

ad uscire dall‟autoreferenzialità e a favorire una cultura sistemica.



b. UN MODELLO AUTOVALUTATIVO PER IL POF

Un percorso alternativo adottato dalla nostra scuola è quello della ricerca-azione secondo la strategia del problem-

posing e solving. In primo luogo partendo dall‟identificazione e messa a fuoco di un problema ritenuto dagli

operatori scolastici e dall‟utenza- fruitori significativo, dall‟esplorazione del problema a livello sistemico e

multiprospettico. Il piano di indagine attraverso una sistematica raccolta di dati mirati ad una migliore



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rappresentazione del problema. Si passa successivamente all‟elaborazione e alla interpretazione dei dati raccolti. E

qui necessariamente emerge l‟elemento distintivo di un vero processo autovalutativo che è legato alla ricorsività

circolare tra esperienza e riflessione, tra azione e conoscenza, tra sapere pratico e sapere teorico.

Successivamente si arriva alla individuazione di soluzioni possibili ed all‟elaborazione di un piano di miglioramento, in

seguito ancora all‟attuazione del piano e infine alla valutazione dei processi e dei risultati.

Il nostro Circolo per essere monitorato con regolarità, per determinare se sia necessario riesaminare e (quando

appropriato) revisionare la strategia e le politiche, adotta sia il paradigma funzionalista che il paradigma

fenomenologico nell‟approccio metodologico.

Molto spesso le risorse umane del Circolo sono più orientate, alla luce delle teorie della learning organization e

dell‟apprendimento organizzativo, al paradigma fenomenologico-qualitativo che pone la sua attenzione e la sua

analisi sui processi soggettivi, sulle esperienze e sul coinvolgimento personale, sulle esperienze, sul quotidiano e sul

vissuto della scuola. Il paradigma fenomenologico- soggettivo fa ricorso all‟intervista, al focus group.

Nell‟osservazione fa riferimento a metodologie di tipo aperto, con rilevazioni basate sul quotidiano e sul vissuto

della scuola; all‟osservazione di tipo strutturato con chek list e con griglie. Un approccio metodologico e ancora più

scientifico è stato quello integrato, orientato, appunto, all‟integrazione del paradigma oggettivo e del paradigma

soggettivo-fenomenologico. In questa innovativa e sistemica visione gli aspetti quantitativi come la rilevazione e il

confronto dei dati, i risultati e la misurazione degli apprendimenti conservano inalterati la loro validità scientifica.

Ma si prendono soprattutto in considerazione gli aspetti qualitativi e cioè la significatività delle esperienze, i

processi cognitivi, emotivo affettivi, relazionali, animazionali. In questo approccio metodologico della valutazione

che si basa sul concetto della complessità della qualità, si farà ricorso ai questionari.

Una visione sistemica dei processi autovalutativi si sposa molto bene, nel nostro quotidiano, con la complessità della

qualità che assume e appare, a secondo dei contesti, come qualità attesa, qualità progettata, qualità erogata o

qualità percepita. Questo approccio metodologico della valutazione si basa su una visione innovativa e progettuale

della scuola. Di una scuola che non si ferma che non smette di ricercare che non può rinunciare al cambiamento per

meglio rispondere alle domande dei propri fruitori. Una scuola che ha sempre al centro dell‟attenzione l‟interesse

dei propri utenti, il raggiungimento delle competenze degli allievi, il legame necessario tra scuola, famiglia e

territorio per costruire un sistema formativo integrato che lavori nella ricerca-azione di un offerta formativa

adeguata alle trasformazioni in atto nella società civile.

Si analizzano le condizioni di partenza e in particolare il momento dell‟autoriflessione. Ad esempio la

comunicazione tra istituzione scolastica e utenza, il rapporto tra scuola e famiglia, il grado di trasparenza nei

processi valutativi degli alunni. Il momento introspettivo e autoriflessivo decisivo per partire bene nei processi

autovalutativi. Questo permette di lavorare sui problemi della scuola, sulle sue problematicità, sugli aspetti di

criticità che possono essere superati arricchendo e innovando sempre più l‟Istituzione scolastica. Una volta

individuati gli argomenti prescelti della valutazione si passerà alla loro problematizzazione attraverso la strategia

del brain storming e delle discussioni con organizzazione delle risposte in una tabella individuando i punti forti e i

punti deboli, l‟elaborazione di una mappa concettuale per rappresentare lo stato della situazione dell‟ istituto

rispetto al problema. La formulazione e l‟elaborazione di domande chiave che riescano a dissoccultare aspetti

critici e problematici per una loro migliore definizione e soluzione. Tutto questo lavoro è propedeutico alla

preparazione degli strumenti valutativi. Si predispone un piano di indagine che preveda la costruzione di strumenti

valutativi riconducibili ad una visione integrata dei processi valutativi e cioè griglie di analisi, focus group integrate

con i questionari e con gli indicatori metrici. Solo successivamente si passerà all‟individuazione di un percorso

operativo che prevederà soggetti coinvolti, i tempi e le modalità di impegno degli strumenti.

Questo percorso valutativo ci consente di apprendere delle strategie metodologiche utili per una valutazione

rigorosa, attendibile e proficua ai fini educativi. Si partirà quindi dall‟organizzazione e dal funzionamento effettivo

della propria realtà con la costruzione di strumenti valutativi in proprio rispondenti sia ad un approccio di tipo

funzionalista sia di tipo fenomenologico. Si valuteranno sia i processi socio-affettivi e cognitivi che i prodotti ed i

comportamenti misurabili. Sarà necessario seguire una politica dei piccoli passi. E‟ fondamentale selezionare i

problemi, affrontare solo pochi aspetti organizzativi e gestionali che saranno scelti in base all‟importanza ed al

grado di problematicità. Questa linea di indirizzo ci consentirà di disegnare un processo autovalutativo efficace,

efficiente e significativo ai fini dell‟apprendimento e del miglioramento dell‟offerta formativa, una valutazione tesa

a integrare la scuola con il territorio e con le famiglie dei fruitori del servizio scolastico.

L‟attuazione di un significativo processo di autovalutazione parte necessariamente dalla condivisione del

Collegio dei docenti, dalla chiarezza sul rapporto scuola-famiglia-territorio. In questo contesto la scuola sonda, si

apre, recepisce proposte, ma all‟interno di un proprio quadro di valori. E‟ importante l‟impegno alla coerenza tra il

progetto dichiarato e la realizzazione concreta, la continua ricerca tra qualità e quantità dei prodotti. Un momento

prioritario è quello della rilevazione dei bisogni, il coinvolgimento attivo di alunni e genitori mediante appositi canali,

la chiarezza sui diritti e doveri di ognuno.

Un modello dei processi autovalutativi, adottato e praticato nella nostra scuola, è quello indicato da David Hopkins

che nel lavoro School based review (SBR), maggior risultato del progetto ISIP, indica strategie di miglioramento

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della scuola, sistemiche e multiprospettiche, in una sistematica analisi della pratica corrente. Punti centrali della

SBR sono le abilità nella comunicazione, il problem solving e la formazione del team.

I processi autovalutativi della SBR si dividono in 5 fasi:

1) La fase della preparazione che si riferisce alle attività propedeutiche all‟analisi critica della scuola. Bisogna

individuare le esperienze del passato, la storia della scuola, il suo clima organizzativo, la qualità delle sue relazioni

comunicative, le sue predisposizioni.

2) La fase di analisi iniziale che include il processo dell‟analisi che comprende informazioni generali

sull‟organizzazione della scuola. Si sceglie un obiettivo preciso per la fase di analisi specifica.

3) La fase di analisi specifica include la definizione delle priorità per un‟analisi di un particolare problema della

scuola

4) La fase di sviluppo si ha quando il piano di sviluppo è messo in atto.

5) La fase dell‟istituzionalizzazione del piano si ha quando le norme organizzative della scuola comprendono un

periodo di attività di monitoraggio e quando il processo è utilizzato in altre aree dell‟organizzazione.

In conclusione gli scopi della valutazione, per la nostra scuola, dovranno essere quelli di chiarire lo stato

qualitativo-organizzativo e identificare i punti-forza sui quali costruire e le debolezze che debbono essere

limitate. Una verifica implica la predisposizione di un questionario appropriato e pratico secondo modalità

sistemiche ed autocritiche. La verifica evidenzia la natura della debolezza della scuola e guida verso un‟azione

risolutrice delle problematiche esistenti.

Nei processi autovalutativi è fondamentale la percezione da parte dei docenti di essere inseriti in una comunità

professionale e in una comunità sociale-territoriale-globale. L‟approccio metodologico autovalutativo più

rispondente alle sfide della complessità e alle nuove problematiche da essa innescate anche nella scuola è

l‟approccio sistemico.

In questo contesto occorre sempre una visione di insieme delle problematiche scolastiche, perché le soluzioni più

efficaci non prescindono dalla costruzione di un quadro unitario e articolato della realtà. Nella dialettica del tutto

e delle parti, ogni parte può essere considerata a volte come un tutto e a volte come una parte: l‟azione di

formazione è un insieme valutabile in quanto tale, ma anche come una parte di un dispositivo normativo al di fuori

del quale non è valutabile. Il dispositivo di formazione è un‟entità valutabile in sé qualora lo si consideri parte della

struttura al di fuori della quale non ha senso ne valore. In questo senso la distinzione tra tutto e parti non deve

essere deformata da rappresentazioni spaziali né da concetti esclusivamente attinenti alla logica della separazione.

Non esiste, infatti, una barriera epistemologica tra parte e tutto. Esiste quindi una “parte totale”. La parte non può

essere valutata al di fuori del suo contesto, al di fuori di ciò di cui ella è parte. Il tutto può essere valutato con una

sua parte. Ciò rappresenta il volto sconosciuto del principio della totalità.

Seguendo l‟approccio sistemico, scompare l‟eterogeneità radicale tra i vari attori e le loro relazioni, tra gli attori e

il campo d‟azione delle altre parti. Singolarmente, chi regola e chi è regolato sono confusi.

Un processo di valutazione “dal basso” che parte dai bisogni informativi interni alla comunità scolastica

rappresenta la risposta più efficace ai problemi della complessità scolastica. In questo scenario il percorso

valutativo rappresenta evidentemente un‟opportunità professionale utile a rielaborare la propria esperienza e ad

orientare la propria visione di scuola.

Nei progetti bisogna aprire uno spazio di libera parola, ascoltare le proposte, decodificare i desideri meno

confessati, cercare compromessi intelligenti. Bisogna costruire la compattezza interna. L‟estraneità,

l‟indeterminatezza rimangono un grande ostacolo per lo sviluppo delle Istituzioni scolastiche e delle organizzazioni

in genere. In questo la collegialità è un valore professionale trascendente. Occorre che i gruppi che vengono a

formarsi nella scuola costituiscono, autotrascendendosi, un organismo educativo; viceversa si limitano ad essere un

semplice assemblaggio di tecnici e di utenti che non rappresentano un ambiente di apprendimento.

L‟esperienza autovalutativa si configura come una learning organization; un modello con struttura organizzativa

orizzontale dove l‟attività di autovalutazione produce esiti positivi in ordine all‟apprendimento organizzativo.

C‟è bisogno di valorizzare la rete di persone e di gruppi che operano in situazione fortemente influenzate dal

sentimento di appartenenza, di individuare un giusto punto di equilibrio tra la vocazione “soggettiva” di ogni

docente e la deontologia del lavoro in equipe. Bisogna lavorare nella logica dell‟unitarietà, attivando il processo di

elaborazione dell‟offerta formativa nel più ampio coinvolgimento delle componenti scolastiche, mantenere alta la

disponibilità di tutti alla collaborazione, al lavoro collegiale, alla condivisione delle responsabilità.

Soprattutto nei processi autovalutativi dell‟Istituzione scolastica si richiede una visione multidimensionale che va

ad opporsi ad un pensiero formalizzato, formalizzante e quantificatore. Bisogna pensare senza mai chiudere i

concetti, di spezzare le sfere chiuse, di ristabilire le articolazioni di ciò che è disgiunto, di sforzarci di

comprendere la multidimensionalità, di pensare con la singolarità, con la località, di non dimenticare mai le totalità

integratrici. Si richiede elasticità della mente, visione creativa, attitudine prospettica. La categoria prevalente per

governare la complessità e di conseguenza le problematiche scolastiche sarà quella della ragione possibile intesa

come capacità di confrontarsi con il senso del limite, con la multifattorialità, la probabilità, l‟interdisciplinarità.

Conta soprattutto la flessibilità, la liberazione dalla trama delle abitudini, l‟abilità di muoversi in reti di relazioni.

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La vitalità della mente risiederebbe nella capacità di muoversi ecologicamente, nella capacità di reagire, di essere

interattiva, di ragionare sragionando. Bisogna per questo favorire nella scuola una cultura sistemica

dell‟autovalutazione, promuovere in tutti gli operatori della scuola un‟adeguata cultura organizzativa.

In genere la valutazione di un‟organizzazione scolastica, della sua efficacia ed efficienza avviene attraverso il

confronto tra risultati attesi e risultati ottenuti. Una valutazione di questo genere, però, più che finalizzata

all‟attivazione di interventi specifici, sembra divenire un sistema di giudizio selettivo e cristallizzato. Occorre

passare, anche nella valutazione dell‟Istituzione scolastica, da una valutazione di riproduzione ad una valutazione

autentica in cui si valuta non tanto ciò che l‟organizzazione ha ottenuto in termini di risultati ma la sua capacità

orientativa e innovativa, il suo potenziale educativo alla luce di una profonda riflessione interna.

Il problema principale nella valutazione riguarda la possibilità di stabilire correlazioni tra i diversi soggetti della

valutazione. Un modello autovalutativo consono alla vita della scuola non può sfuggire al paradigma della complessità

che nella conoscenza adeguata della scuola punta a tenere sotto controllo il maggior numero possibile delle

concause che possono determinare un risultato. Questo modello di valutazione deve guidare un percorso che

prevede il passaggio dall‟analisi dei risultati (diagnosi) alla valutazione dei processi e di conseguenza al

miglioramento di tutto il sistema.

Occorre un tempo d‟esplorazione e un tempo di riflessione. Occorre altresì una nuova concezione del tempo,

prendere in considerazione non solo il tempo esteriore Chronos ma anche il tempo interiore Kairos, un nuovo spirito

del tempo in una nuova gestione dello stesso.

Una concezione del tempo interiore ci aiuta ad evitare gli ostacoli e a sfruttarli, a cercare centralità ed equilibrio,

a sviluppare flessibilità, a tendere a soluzioni creative di problemi mediante il pensiero laterale, acquistare fiducia

nei propri sentimenti e nella propria intuizione, a sostenere l‟organizzazione autonoma, a vivere in armonia e

sincronizzazione con il contesto, l‟ambiente e il territorio. Il tempo interiore non parte dall‟avere, con la pressione

del tempo e lo stress, bensì dall‟obiettivo di dove vorremmo essere e ci aiuta ad ampliare le nostre percezioni della

ricchezza di possibilità e di alternative per raggiungere lo scopo.

Sul piano culturale la legittimazione del processo di autovalutazione richiede di promuovere le seguenti condizioni:

 Chiarire il senso del processo autovalutativo.

 Rendere riconoscibile il problema che si intende affrontare.

 Negoziare gli scopi del processo che si intende intraprendere.

 Condividere le scelte chiave.

 Assicurare che il processo autoriflessivo si connetta alle esperienze professionali dei diversi docenti.

 Assumere punti di vista esterni.

Sul piano organizzativo si tratta di:

 Affidare ai soggetti responsabili del percorso autovalutativo un mandato chiaro e strutturato.

 Prevedere e chiarire i risultati attesi.

 Definire le connessioni tra il gruppo responsabile del processo autovalutativo e i diversi soggetti.

 Garantire i tempi e le risorse.

 Definire le forme e i tempi della comunicazione tra il gruppo responsabile e gli altri attori organizzativi

della scuola.

Si può affermare, dopo quanto detto, che la nostra scuola oggi più che mai è chiamata ad esplorare la propria

idea di qualità, per avviare un processo di identificazione culturale e dare senso ad un percorso di autovalutazione;

lo richiede la peculiarità dell‟impresa scolastica, quale organizzazione erogatrice di servizi di tipo formativo a

finalità istituzionale.

La scuola, oggi più che mai, deve poter misurare, secondo criteri di attendibilità e oggettività, la propria

produttività, i risultati ottenuti e la qualità delle sue prestazioni, in rapporto alle aspettative ed ai bisogni degli

utenti del territorio.

La scuola autonoma ha la responsabilità dell‟organizzazione del lavoro formativo ed ha bisogno di apprendere dalle

sue esperienze organizzative praticando l‟autovalutazione, acquisendo strumenti per potersi analizzare e per poter

amplificare, orientare, innovare e indirizzare la propria offerta formativa.

Bisogna implementare ed individuare strategie metodologiche utili ad effettuare indagini e valutazioni rigorose,

partendo dall‟organizzazione e dal funzionamento effettivo della propria realtà ricorrendo a strumenti costruiti in

proprio, rispondenti ad un approccio che considera sia aspetti qualitativi che quantitativi. La logica dei piccoli passi,

consistente nell‟affrontare solo un aspetto organizzativo per volta scelto in base all‟importanza o al grado di

problematicità consente di ridurre le operazioni da compiere a dimensioni compatibili con le risorse e il tempo a

disposizione.

Il coinvolgimento costante del Collegio docenti, le comunicazioni sui risultati emersi e sulle conseguenti azioni

possibili di miglioramento permetteranno di ridurre gradualmente le diffidenze e le resistenze verso le operazioni

valutative, di evitare una separazione tra gruppo di valutazione, base scolastica e organismi (Consiglio d‟Istituto,

consigli di sezione/interclasse/classe/staff).





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La ricerca di una coerenza tra visione teorica e intenti (espressi nei documenti programmatici di Istituto), da una

parte, e piano della realtà (organizzazione e gestione concreta dell‟Istituto), dall‟altra, può spronare i vari soggetti

ad individuare ed assegnare significatività ai processi valutativi e ad assumere individualmente e a livello di gruppo

un comportamento responsabile.

Nella Carta dell‟Istituto e nei documenti (POF e regolamento) sono precisati i principi e i parametri

qualitativi a cui esso intende attenersi. Si ritiene che una visione globale dei contenuti possa favorire, da un lato,

una scelta più oculata ed equilibrata dei problemi da tenere sotto controllo e, dall‟altro, offra un orizzonte comune

a cui tutti gli erogatori dei servizi (dirigente scolastico, docenti e personale ATA) possano ispirarsi nello

svolgimento delle proprie specifiche funzioni, contribuendo a far sì che l‟istituto agisca sulla base di un progetto

intenzionalmente costruito e costantemente migliorabile, fornendo nel contempo all‟esterno, presso la comunità in

cui opera, un‟identità chiara e una garanzia di affidabilità.

Nella strategia si prendono in considerazione aspetti chiave di un nuovo e più innovativo modello di organizzazione:

a centralità didattica, a conoscenza condivisa, a responsabilità diffusa, a comunicazione estesa, a leadership

educativa, a partecipazione attiva. Per realizzare tutta la vision di scuola prospettata c‟è bisogno di implementare

risorse a vari livelli (umane e strumentali).

Un istituto dovrebbe avere per lavorare su alcuni punti deboli, nella fattispecie, una conoscenza condivisa non

ancora del tutto realizzata. Oggi noi DS siamo marginalizzati nel costruire un modello di scuola su cui si snoda

l‟autonomia: l‟apprendimento organizzativo, la learning organization, la scuola che riflette sulle proprie potenzialità

e sui risultati conseguiti.

Eppure si avverte la necessità e l‟esigenza di una conoscenza condivisa, la difficoltà a sviluppare una crescita

professionale secondo una moderna concezione di apprendimento organizzativo. la cultura della learning

organisation rivaluta il collettivo,le “comunità di pratiche” che vanno al di là della storia di un singolo operatore

scolastico. Il concetto dello sviluppo del personale risulta particolarmente importante e questo avviene nelle

istituzioni scolastiche, soprattutto negli insegnanti quando si trasforma la cultura individualistica dell‟”io e la mia

classe” in una cultura del “noi e la nostra scuola”, quando supera il distacco dominante con accordi intesi a

raggiungere un obiettivo comune ed attraverso una gestione responsabile. C‟è l‟esigenza di interpretare, la

formazione come processo di crescita del ruolo strettamente legata alla cultura dei contesti organizzativi.

Alleanze, bisogni psicologici, conflitti, morale, norme informali, codice sociale, lealtà, legami di amicizia, emozioni in

un organizzazione che apprende sono inquadrate in un sistema di significati per trovare connessioni e scoprire

somiglianze e differenze con altri elementi. Il tutto perché le organizzazioni non hanno un significato ma lo

costruiscono.

Per realizzare ciò la scuola ha condiviso la costruzione di reti di alleanze tra scuole.

Di conseguenza promuovere identità e senso di appartenenza, favorire la costruzione di un positivo clima di

relazioni sono alcuni degli elementi progettuali che possono essere trasferiti in ogni contesto scolastico.

Per promuovere senso di appartenenza e identità e per costruire un positivo clima di relazioni c‟è bisogno,

nell‟organizzazione scolastica, della cultura dell‟empowerment, cultura come strategia di sviluppo finalizzata ad

incrementare il potere percepito e sperimentato dalle persone, in termini di una maggiore consapevolezza di sé,

un‟autonomia più consistente, una maggiore responsabilizzazione. Tutto ciò contribuisce ad incrementare il

benessere delle persone e , in generale, la qualità del servizio educativo. Bisogna favorire l‟adesione a valori come

l‟apertura, la franchezza, il rispetto di sé e degli altri, la coerenza tra pensiero e azione. In questo emerge il

bisogno di costruire una scuola comunità di apprendimento. Tale adesione consente ai contesti professionali di

alimentare comportamenti utili per l‟organizzazione. Si avverte la necessità, per promuovere senso di appartenenza

e identità, della valorizzazione delle relazioni tra persone e modi di pensare diversi. Dalla relazionalità si sviluppa

un modo di pensare costruttivo e la costruzione di una società della conoscenza. Il problema è quello di recuperare

tutte quelle caratterizzazioni di personalizzazione, autenticità, collaborazione e professionalità senza delle quali

nessuna comunità educativa riesce a sorgere e ad affermarsi e senza delle quali non è possibile nessuna educazione

dell‟autonomia.

Se si vuole un insegnante innovatore, si deve consentirgli di lavorare in un contesto fiduciario in cui le persone con

cui opera siano disponibili a collaborare all‟interno di un progetto comune. Il Dirigente scolastico sarà messo in

grado di valorizzare le risorse della persona coinvolgendola direttamente nella ricerca della strada migliore per

superare i problemi.

A scuola si lavora per stabilire rapporti fiduciari solidi e duraturi. In primo luogo la stabilità dei docenti permette

una sedimentazione e un consolidamento dei rapporti umani. L‟insieme dei docenti di una scuola costituisce un

gruppo sociale di dimensioni molto variabili, caratterizzato al suo interno da una diversità di atteggiamenti,

comportamenti, posizioni personali. La diversità è legata agli spazi di discrezionalità che ogni insegnante ha. Si

tratta comunque di rafforzare negli operatori scolastici alcuni legami significativi sfruttando proprio una delle

caratteristiche positive del loose coupling: quella di poter agire su una componente del sistema, senza che questo

abbia sulla parte restante ripercussioni da compromettere il funzionamento complessivo ai livelli abituali. Bisogna

sviluppare una rete governata di relazioni con il territorio favorendo lo scambio e l‟integrazione. Con queste

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problematiche la scuola necessita di essere governata attraverso una trama organizzativa partecipata e

indirizzata e meno naturale (anche alla luce del DPR275/99). Urge sviluppare una rete governata di relazioni con il

territorio favorendo lo scambio e l‟integrazione; una rete composta dalla scuola, dalle altre scuole presenti nel

territorio, L‟Università; ASL del territorio e servizi assistenziali e di volontariato; rappresentanze del mondo

imprenditoriale, Camera di commercio, rappresentanze economiche; gli EELL Comune. Questa rete avrà il compito

di favorire lo scambio e l‟integrazione con il territorio per favorire un vero sistema formativo integrato in grado di

dare risposte costruttive alle esigenze e alle richieste degli allievi della società attuale e futura, soggetta a

cambiamenti rapidi, indotti dalla innovazione tecnologica e dalle comunicazioni e informazioni mass-mediali.

L‟obiettivo del sistema educativo integrato è di realizzare l‟autonomia della scuola come base della conquista

dell‟autonomia di ogni singolo allievo, secondo quelle che sono le sue potenzialità emotive e le singole situazioni

socio-culturali. Scuola a sistema formativo integrato vuol dire in pratica coinvolgere tutta la comunità in un

progetto di miglioramento dell‟offerta formativa. Bisogna allargare il concetto di educazione al di là della scuola e

riconoscere anche il valore dell‟extrascuola, considerare il territorio nella sua concezione globale e locale come un

laboratorio educativo. Il sistema formativo integrato implica collegialità, partecipazione, corresponsabilità,

direttività, il passaggio da una visione organizzativa burocratica (system world) ad una vision umanizzante (life

world).

Negli ultimi anni, nel Circolo Didattico, tra risorse umane interne e utenti, il problema della qualità è sempre più

un momento fondamentale per la crescita e l‟innovazione del sistema scuola. Ecco perché l‟adesione dell‟Istituzione

ai sistemi valutativi del Polo qualità di Napoli. Infatti il Sistema di qualità adottato e condiviso pone al centro del

suo controllo: elevata attenzione al cliente/utente; leadership orientata alla qualità; coinvolgimento e

responsabilizzazione dei diversi attori; organizzazione per processi e non per funzioni; efficacia ed efficienza

delle prestazioni, miglioramento delle procedure e del servizio; assunzione di decisioni basate sulla rilevazione di

indicatori preventivamente fissati; reciprocità del rapporto cliente-fornitore.

In definitiva si può affermare che la scuola lavora per lo studio e l‟acquisizione di strumenti idonei e tra questi è

prioritario, un sistema di valutazione della qualità del servizio scolastico che disponga di strumenti e modalità

funzionali a misurare l‟efficacia e la qualità delle prestazioni fornite dalla scuola.



c. ORIENTAMENTO AL CLIENTE

Un aspetto fondamentale del servizio formativo del nostro Circolo Didattico è costituito dal rapporto con l‟utenza,

nel senso di responsabilità (meglio co-responsabilità) per l‟attuazione delle norme costituzionali riguardanti i diritti

di istruzione e le linee progettuali del POF. Qui vengono in gioco i livelli essenziali delle prestazioni che devono

essere garantiti su tutta il bacino di utenza e che costituiscono l‟attuazione dell‟eguaglianza sostanziale quale

principio che il decentramento regionale delle funzioni di istruzione non può far venire meno.

Una delle direttrici fondamentali è costituita dall‟attività esterna di sviluppo di relazioni “orizzontali” con altre

istituzioni scolastiche o di relazioni “verticali” con gli enti territoriali (e non) presenti sul territorio ed operanti nel

mondo dell‟istruzione-formazione.

Fondamentale, e in qualche senso vitale, è la relazione con l‟associazionismo locale e con gli Enti amministrativi

(Comune e Provincia. Le “reti” tra scuole cui si accenna nel d.p.r. 275/1999, hanno visto protagonista la DD di

Roccapiemonte (Scuole Aperte POR Campania , reti informali…) hanno previsto le forme giuridiche più

diversificate e ciò dipende dal loro oggetto e più precisamente dall‟oggetto dell‟accordo. Se poi tali reti sono

integrate dalla presenza di enti diversi si possono immaginare le varie forme di collaborazioni tra enti previste nel

Testo unico degli enti locali (consorzi; conferenze di servizio; accordi di programma…)

Questo schema di analisi e di relazioni è dunque utile quando si ha a che fare con sistemi che vengano ritenuti

inaccessibili in sé a un qualsiasi tipo di osservazione e di indagine e ai quali si possa, pertanto, accedere soltanto in

modo indiretto, mettendo a confronto gli stimoli con le risposte elaborate. Ma se, quando si parla di insiemi di

persone, si ha l'esigenza di assumere come oggetti privilegiati di analisi, allo scopo di migliorarli, di renderli sempre

più efficienti ed efficaci, gli schemi di riferimento e i sistemi di relazioni intersoggettive che vigono all'interno

degli insiemi medesimi, presentare questi ultimi come sistemi aperti risulta insufficiente e, al limite,

controproducente. E' dunque non solo opportuno, ma necessario spostarsi su un diverso terreno metodologico che

concentri l'attenzione non su ciò che è, comunque, esterno al sistema (anche se in rapporto di interazione con esso,

come gli input o gli output) ma sul suo assetto intrinseco, su ciò che possiamo chiamare la sua organizzazione

definibile, almeno in prima approssimazione, come il complesso delle relazioni interne tra i soggetti che fanno parte

del sistema medesima e in forza delle quali ognuno di essi sa ciò che deve fare e perché lo si deve fare e si aspetta

in modo razionale ciò che devono fare gli altri. Definita in tal senso l'organizzazione è un qualcosa di "coinvolgente"

che rende maggiormente coscienti e partecipi i membri della collettività, presa in considerazione. Il riferimento a

questo livello fa chiaramente emergere l'esigenza di caratterizzare il sistema come qualcosa di, almeno

relativamente, "autonomo" rispetto al contesto. Ecco che la DD di Roccapiemonte ha focalizzato l‟attenzione in una

Vision di scuola aperta.



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La percezione della necessità di compiere il passaggio da un sistema chiuso a un sistema aperto è emersa e si è

sviluppata parallelamente alla crescente consapevolezza di quanto siano illusori il proposito di "controllare tutto",

di esorcizzare il caso e di domare l'imprevisto e l'idea, ad esso profondamente connessa, di poter avere a che fare

esclusivamente con modalità di organizzazione rigide e che ambiscano ad essere esaustive. Quanto queste pretese

siano inadeguate e "fuori portata" lo mostra già il fatto che in realtà sappiamo bene che comportarci in situazioni

di incertezza costituisce il pane quotidiano della nostra esperienza individuale, che siamo tutti soggetti al gioco

delle casualità, esposti all'errore, insidiati di continuo dalle incognite che ci vengono dal comportamento altrui. Il

fatto di trovarci in una di queste situazioni non ci impedisce, però, di cercare di comportarci razionalmente e di

riuscire, più o meno spesso, a farlo. Sappiamo tuttavia che, in tali casi, serve a poco o nulla affrontare il problema

ritraendosi in se stessi e chiudendosi nel proprio guscio a calcolare , semplicemente. E' invece essenziale, per

vincere la sfida dell'incertezza, stabilire una rete di relazioni dinamiche con gli altri attraverso quella rete

flessibile che è la comunicazione . Se vogliamo fare i conti con l'incertezza e il rischio che caratterizzano la nostra

condizione esistenziale e incidono in misura tanto maggiore, quanto più cerchiamo di sottrarci a uno stato di pura

routine , la comunicazione, l'informazione, l'interazione non fittizia e occasionale con gli altri diventano essenziali.

Ma, ovviamente, questa interazione con "gli altri", con "l'esterno", comunque inteso e definito, non può essere

subita passivamente. Un sistema che non voglia correre il rischio di non essere altro che un terminale e un

contenitore di input e influssi provenienti dall'ambiente in cui è inserito e dagli altri sistemi attivi in quest'ultimo

L‟attenzione particolare di cui è stata oggetto la leadership scolastica trova le sue ragioni in più di un motivo. Prima

di tutto il filone di ricerche quantitative, prevalentemente di stampo anglosassone, sulle school effectiveness

(scuole efficaci) ha dimostrato in maniera evidente che la leadership rappresenta uno dei fattori fondamentali che

"fanno la differenza" tra le diverse scuole. In sostanziale accordo con queste conclusioni si colloca anche il filone

di ricerca e di ricerca azione, quello della school improvement (miglioramento della scuola) che ha individuato nella

leadership e nel cambiamento dei suoi stili uno degli elementi più importanti su cui lavorare.



d.LEADERSHIP

Importante, inoltre, è il ruolo svolto dall‟autonomia scolastica: dopo essere divenuta una realtà legislativa, ha

accelerato nelle scuole l‟introduzione di cambiamenti che hanno investito tutti gli aspetti del lavoro e della vita al

loro interno e che hanno visto il ruolo della dirigenza configurarsi come un elemento cruciale di queste

processualità. E‟ emerso dalle riflessioni e dalle autovalutazioni l‟idea che la leadership, in rapporto

all‟organizzazione, deve avere a che fare con la vision e la costruzione di senso: non la si deve immaginare collocata

solo in alcuni ben individuati ruoli organizzativi, ma piuttosto configurare come una funzione diffusa a vari ruoli e a

vari livelli (fino ad essere condivisa dall‟intera organizzazione).

L‟immagine di scuola che scaturisce da queste riflessioni è quella di un‟organizzazione ad "alta densità" di

leadership dove essa si pratica in modo esteso, si insegna e si apprende.

Nelle organizzazioni come istituzioni scolastiche come la nostra conta definire e proporre valori, avere un‟identità

e un progetto che le distingua dall‟essere semplici strumenti tecnici.

Si distinguono le "decisioni di routine" dalle "decisioni critiche": le seconde sono quelle che rientrano nella sfera

della leadership perché riguardano la definizione dei valori e dei fini. Questo tipo di leadership, chiamata

"istituzionale", non consiste mai un mero adattamento passivo alle spinte esterne, ma deve tendere ad essere

attività creativa da esplicare attraverso quattro funzioni fondamentali:

 definire la missione dell‟istituzione;

 incorporare lo scopo ossia non limitarsi ad individuarlo ma curarne l‟interiorizza-zione da parte dei membri

dell‟istituzione;

 difendere l‟integrità istituzionale;

 comporre i conflitti interni.



Le dimensioni della leadership trasformazionale della politica della Direzione fanno riferimento ad una leadership

trasformazionale nell‟ambito dell‟ organizzazione scolastica e si è lavorato su alcuni aspetti salienti che la

contraddistinguono.

 Il carisma: è la prima e più importante dimensione riscontrata. La leadership trasformazionale è detta

carismatica in quanto genera entusiasmo nel lavoro tra i membri dell‟organizzazione scolastica, indirizza i

loro obiettivi, crea legami e consente di affrontare le situazioni di crisi. Il carisma ha infine un ruolo

importante nel processo di individuazione della mission.

 Il consenso sui fini, dimensione che si differenzia dal carisma per il suo orientamento temporale di più

breve periodo e per la sua focalizzazione su obiettivi specifici.

- Coinvolgimento delle persone dell‟organizzazione



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e. LA SCUOLA COME COMUNITÀ DI PRATICHE

Nel quadro della riflessione sulle politiche della knowledge society (società della conoscenza) interessante è la

rappresentazione della nostra scuola come insieme di comunità di pratica.

La "comunità di pratica" viene considerata nell'ambito di una proposta teorica che considera l‟apprendimento quale

attività "incarnata" nel contesto sociale. La nozione di comunità di pratica si presenta come lo sviluppo di una teoria

dell‟apprendimento che mette in evidenza la mutua costituzione delle identità, delle pratiche e dei mondi sociali

interni a specifici sistemi di attività. In altri termini, a non isolare l‟apprendimento dalle altre attività che si

sviluppano nelle reti di relazioni sociali.

Le comunità di pratica presentano tre caratteristiche fondamentali:

 impegno reciproco per la natura sociale della comunità di pratica che viene definita non in relazione alla

prossimità fisica, ma all‟interdipendenza fra i partecipanti. La comunità di pratica si differenzia dal gruppo

e dal team, poiché l‟appartenenza dipende dal riconoscimento della competenza del singolo e dalla

connessione tra le diverse competenze. Tale dimensione implica il sostegno e la partecipazione ad un

insieme di attività condivise, la considerazione dei membri quali partner affidabili e la mutualità delle

interazioni;

 intrapresa comune per la convergenza della comunità intorno ad un fine che tuttavia non limita in maniera

esclusiva l‟agire individuale e quello della comunità nel suo complesso. Si tratta, infatti, di una convergenza

temporanea inserita in un sistema di attività più ampio che influisce sui contenuti del fine comune, senza

peraltro determinarli. Ciascuna comunità di pratica mantiene sempre un margine di mediazione rispetto

all‟organizzazione nella quale è radicata e nei confronti del sistema istituzionale cui fa riferimento;

 repertorio condiviso per il sedimentarsi nel corso del tempo di un set di strumenti, tecniche e

rappresentazioni che orientano l‟agire. Il repertorio include routine, parole, strumenti, modi di fare le

cose, storie, gesti, simboli, generi, azioni o concetti che la comunità ha prodotto o adottato nel corso della

sua esistenza e che sono diventati parte del suo essere.

In questa ottica, l‟organizzazione scolastica è descrivibile come una comunità di pratica, oppure come un insieme di

sistemi (di amministrazione, di insegnamento, di apprendimento) variamente interconnessi. Le dinamiche di

funzionamento delle reti interorganizzative che così gli istituti scolastici attivano possono essere lette, come

circuiti (viziosi/virtuosi) d‟apprendimento (o di non apprendimento) istituzionale, i quali richiedono appropriate

modalità di governance post-burocratica.





f.APPROCCIO PER PROCESSI

Lo sviluppo dei processi autovalutativi della nostra scuola hanno considerato una rivalutazione del sapere pratico-

esperienziale, attraverso una sorta di ribaltamento dei rapporti tra conoscenza ed azione.

Quest‟ultima non è vista come l‟espressione operativa di un sapere teorico, all‟interno di una relazione lineare tra

teoria e prassi, bensì come occasione di conoscenza, come sapere pratico che cerca le parole per diventare

esplicito, comunicabile, intersoggettivo. Immediatamente emerge l‟elemento distintivo di un processo

autovalutativo, connesso alla ricorsività circolare che si viene a stabilire tra esperienza e riflessione, tra azione e

conoscenza, tra sapere pratico e sapere teorico: il processo di apprendimento che si viene a determinare

attraverso un processo riflessivo – sia in termini di sviluppo professionale dei singoli attori, sia in termini di

sviluppo organizzativo – nasce proprio dalla rielaborazione dell‟esperienza generata dallo sviluppo di questo anello

ricorsivo tra l‟azione e la conoscenza su di essa. Su queste premesse culturali si fonda il concetto di apprendimento

organizzativo proposto da Argyris-Schon, il quale rappresenta la cornice culturale più pregnante entro cui collocare

il valore e il senso dei processi autovalutativi della nostra scuola. L‟apprendimento organizzativo è consistito in un

processo di indagine che dà luogo ad un prodotto in termini di apprendimento. È una combinazione di pensiero ed

azione che muove da una situazione problematica, innescata da una mancata corrispondenza tra risultati attesi e

risultati conseguiti, per tentare di comprenderla e ripristinare il flusso dell‟azione. l‟apprendimento organizzativo si

verifica quando gli individui all‟interno di una organizzazione sperimentano una situazione problematica e,

nell‟interesse dell‟organizzazione, la indagano. Essi esperiscono la sorpresa della mancata corrispondenza tra i

risultati attesi e i risultati effettivi dell‟azione, reagendo con un processo di pensiero e nuovi corsi d‟azione che

conducono a modificare le immagini dell‟organizzazione o il modo di intendere i fenomeni organizzativi e a

ristrutturare le attività così da allineare risultati e aspettative, modificando - in questo modo - la teoria in uso

organizzativa. Perché l‟apprendimento derivante dall‟indagine divenga organizzativo esso deve radicarsi nelle

immagini dell‟organizzazione conservate nelle menti dei suoi membri e/o negli artefatti cognitivi (le mappe, le

memorie e i programmi) radicati nell‟ambiente organizzativo. Sulla base di una distinzione tra ”teorie dichiarate”,

attraverso cui viene giustificato un determinato schema d‟azione, e “teorie in uso”, implicite nell‟attuazione dello

stesso, gli Autori postulano che un processo di apprendimento implichi un cambiamento delle teorie in uso

nell‟organizzazione. Da ciò la distinzione tra “apprendimento strumentale” (singleloop learning), inteso come



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modificazione dei comportamenti e delle strategie d‟azione all‟interno di un quadro valoriale immutato, e

apprendimento produttivo (double-loop learning), inteso come modificazione degli assunti e dei valori della teoria in

uso.

L‟apprendimento produttivo ha richiesto, per essere messo a regime nel nostro contesto organizzativo, un sistema

di apprendimento, ovvero un insieme di strutture e di culture facilitanti l‟indagine organizzativa e in grado di

“apprendere ad apprendere” (deutero-learning). I processi autovalutativi si connotano, all‟interno delle categorie

concettuali proposte come processi di indagine attivati in una realtà organizzativa il cui valore consiste

nell‟innescare forme di apprendimento produttivo, strumenti per la “conversazione strategica con il proprio

ambiente”.

Le comunità organizzative come la Nostra apprendono a condizione che anche gli attori che le compongono

apprendano, apprendimento organizzativo e sviluppo professionale rappresentano due facce di una stessa medaglia:

la prima enfatizza la dimensione organizzativa, la seconda quella individuale, ma ciascuna è complementare all‟altra.



La nostra scuola cerca di amplificare e consolidare la pratica del Self Management.

Il primo scopo del self management è di contribuire all‟apprendimento. Si sono posti in atto collegamenti chiari,

espliciti e programmati, sia diretti che indiretti, fra ciascuna delle capacità che accompagnano il self management

le attività della scuola che hanno a che fare con l‟insegnamento e l‟apprendimento ed i supporto ad essi. Il successo

nell‟affrontare i bisogni e le priorità dell‟apprendimento è fortemente associato con la composizione e le abilità

dello staff, per cui le scuola lo ha selezionato nel modo migliore, tenendone conto. I risultati nell‟apprendimento

degli studenti sono strettamente associati con la preparazione e le abilità degli insegnanti; pertanto, la scuola

dovrà usare la loro capacità di autogoverno per progettare, scegliere e realizzare programmi di sviluppo

professionale.

La nostra scuola, in autonomia, non si è lasciata distrarre dai richiami e contro-richiami per la competizione e

dall‟impatto delle forze di mercato, ma ha pubblicizzato comunque onestamente i loro programmi, costruendo

legami più forti possibile fra i bisogni e le aspirazioni della comunità, il loro progetto, la sua realizzazione ed i suoi

risultati. Si sono predisposti sistemi di incentivazione, riconoscimento e ricompensa che hanno reso evidenti le

connessioni fra gli sforzi ed i risultati nel rendere disponibili le capacità ed il miglioramento dei risultati,

riconoscendo che occorre dare agli incentivi ed alle ricompense interiori un‟attenzione uguale, se non maggiore, di

quelle esteriori. Un compito cruciale del Dirigente e degli altri leader è di aiutare a rendere effettive le

connessioni fra le capacità di self management ed i risultati di apprendimento e di assicurare il sostegno quando

esse si interrompono o non funzionano.

Si tratterà di lavorare sulle Capacità di dirigere e lavorare per la visione della scuola

 Impegnarsi per costruire un Piano dell‟Offerta Formativa che coinvolga tutta la comunità scolastica.

 Trasmettere e comunicare in maniera vissuta questa visione educativa.

 Concentrare i traguardi sugli aspetti educativi essenziali.

 Ottenere il consenso e l‟accordo di tutti gli esponenti della comunità sul progetto educativo.

 Fare chiarezza e riflettere collegialmente sulle mete e gli obiettivi educativi della scuola.

 Adeguare le attività didattiche individuali e di gruppo a questa visione collettiva condivisa.

 Incidere sulle azioni degli insegnanti e degli studenti.

Relativamente alla gestione dei curricoli

 Interessarsi a fondo al lavoro degli insegnanti e degli studenti.

 Dedicare il tempo necessario al coordinamento curricolare.

 Intervenire negli adattamenti necessari.

 Far rispettare gli orari di insegnamento.

 Assegnare gli insegnamenti in base a criteri di competenza e preparazione.

 Incoraggiare e sostenere costituzione di gruppi di lavoro fra gli insegnanti.

 Aggregare attorno alle politiche di valutazione.

 Sostenere la coerenza fra le attività in aula e la visione globale della scuola.

Relativamente alla creazione di un clima positivo

 Promuovere un clima di lavoro collaborativo.

 Stabilire un flusso fluido e chiaro di comunicazione.

 Rispettare i contributi di ciascuno allo sviluppo della scuola.

 Creare un ambiente di lavoro ordinato e rigoroso.

 Esternare le aspettative ed i rinforzi positivi sulle attività degli insegnanti, degli studenti e dei genitori.

 Creare un cultura ricca di occasioni di innovazione e di sviluppo professionale.

 Risolvere in maniera positiva e dialogica ai conflitti.

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 Saper tollerare l‟ambiguità.

Nell’ottica del conseguimento di Criteri essenziali di qualità si è lavorato e si lavorerà per:

1) Aiutare ciascun alunno ad acquisire il più vasto apprendimento possibile su se stesso ed un‟idea della sua

importanza come membro della società.

2) Promuovere la comprensione e l‟apprezzamento delle persone che appartengono a gruppi sociali, culturali ed

etnici diversi dal proprio.

3) Aiutare ad acquisire al grado più esteso possibile la padronanza delle abilità di base nell‟uso delle parole e dei

numeri.

4) Aiutare ad acquisire un atteggiamento positivo verso la scuola ed il processo di apprendimento.

5) Aiutare ad acquisire le abitudini e gli atteggiamenti del cittadino responsabile.

6) Aiutare ad acquisire le abitudini di una buona salute la comprensione delle condizioni necessarie per mantenere il

benessere fisico ed emotivo.

7) Dare l‟occasione per ed incoraggiare ad essere creativi in uno o più campi dell‟attività umana.

8) Aiutare a comprendere le opportunità aperte per prepararsi ad una vita produttiva e rendere pronti a trarne il

massimo vantaggio.

9) Aiutare a comprendere ed apprezzare quanto più si può le conquiste umane nelle scienze naturali e sociali, nelle

discipline umanistiche e nelle arti.

10) Aiutare a prepararsi per un mondo in rapido cambiamento e dalle imprevedibili richieste, in cui formarsi

continuamente lungo la vita adulta sarà una normale esigenza.



g.L’INPUT ALLA REVISIONE POF DATO DALLE COMMISSIONI DI STUDIO

Nei primi giorni di settembre i gruppi di lavoro-docenti suddivisi per Commissioni di studio hanno lavorato sulla

revisione, sull‟ innovazione di una progettualità formativa sempre più vicina alle esigenze dell‟utenza.

Le componenti interne ed esterne alla scuola contribuiscono con specifici ruoli,responsabilità, funzioni e modalità

all‟ ideazione, progettazione, pianificazione,realizzazione, gestione, monitoraggio, valutazione e validazione del

sistema POF, per cui ogni componente sente e vive la propria essenzialità ed indispensabilità nella costruzione

cooperativa ed armonica di un‟ unitaria identità di scuola.

Le indicazioni e prescrizioni date dalle norme vigenti che regolano la vita scolastica, principalmente quelle

sull'Autonomia Didattica e Amministrativa (D. L.vo 297/94, L. 59/97, L. 440/97, D.P.R. 275/99 e segg.) che

modificano e integrano tutte le precedenti; la “Personalità Giuridica” attribuita alla Scuola in data 1.9.2000, la

“Carta dei Servizi” che regolamenta, con i vari allegati, la “vita della scuola” nonché il C.C.N.L. e le decisioni assunte

dagli OO.CC. dell‟Istituto, tutte insieme queste norme prevedono le competenze e gli impegni che gli operatori

scolastici devono assolvere per la predisposizione del Piano dell‟Offerta Formativa (POF) compreso l'ampliamento

dell‟Offerta Formativa attraverso ogni forma ritenuta utile.

L‟autovalutazione è un momento essenziale che dà ragione di ogni progetto educativo e coinvolge non solo gli alunni

e le loro famiglie, ma la Dirigenza, i docenti e il personale ATA. Essa, fondamentalmente, pone un problema di

natura culturale che consiste nell‟attribuire all‟operazione di valutazione il significato di percorso di ricerca

dell‟errore ove sia, orientata al miglioramento e al cambiamento, oltre che attività di per sé di formazione e di

aggiornamento che coinvolge tutti. La fase della valutazione, nell‟ambito di ogni progettazione, è di estrema

importanza. Tutto è soggetto a valutazione: l‟attività di insegnamento, l‟attività di apprendimento, l‟attività

amministrativa e di dirigenza e quindi il POF. Prioritario diventa, quindi, non solo garantire la chiarezza degli

obiettivi previsti, la caratteristica del curriculum o del processo di insegnamento, ma anche, e soprattutto, la

qualità e la chiarezza del sistema di valutazione di tutto il POF.

Vengono così rispecchiati nel POF i diversi significati che ogni componente gli attribuisce, pur interpretandolo e

vivendoli in una sistemica visione unitaria. La attivazione di azioni finalizzate alla valorizzazione dei perché, dei

sensi e dei significati del POF promuove interesse, motivazione, coinvolgimento, piacere di partecipare.





CAP. 3 IDENTITA’ DELLA SCUOLA - RISORSE UMANE E

STRUMENTALI



a. IL TERRITORIO

Ad un‟attenta analisi risulta che il contesto socio – economico – culturale degli utenti

del Circolo è composto, in maggioranza a famiglie appartenenti al ceto medio,

Roccapiemonte è un Comune di circa 10.000 abitanti appartenente geograficamente all‟agro nocerino-sarnese. Le

attività economiche fanno capo a piccole aziende industriali che operano nei settori metalmeccanico ed alimentare.

Inizialmente di origine rurale, l‟ambiente socio-economico è in evoluzione con aumento del settore terziario.

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Si tratta di riflettere su uno spaccato societario la cui analisi non è affatto semplice e

lineare a causa della coesistenza di infinite sfaccettature e contraddizioni al suo interno che

vanno esaminate caso per caso.

Di tale complessità gli aspetti essenziali riguardano:

_ Il mutamento tradizionale della famiglia;

_ I cambiamenti nel settore industriale;

_ L‟avvento dell‟economia basati sui servizi e sul terziario avanzato;

_ La cultura della parità dei sessi e il conseguente impegno della donna nel campo lavorativo;

_ La politica dei consumi;

_ L‟incidenza sempre più insidiosa dei mezzi di comunicazione di massa e la civiltà delle

immagini;

_ La diminuzione delle nascite e la nuclearizzazione della famiglia;

_ Le modifiche nei comportamenti individuali e collettivi;

_ La presenze di culture e religioni diverse.

Ciò che interessa dal punto di vista dei docenti è la consapevolezza della realtà

complessa che per essere aperta ed esposta costantemente alle sollecitudini dei

cambiamenti in ogni settore, influenza i processi di apprendimento e la scuola, richiedendo

nuovi modi di insegnare e un rinnovo costante dei saperi più conformi allo sviluppo

societario ed ai bisogni degli allievi.

La pianificazione dei processi dell‟azione formativa,si fa riferimento in primo luogo al diritto inviolabile

dell'alunno:” ricevere un'educazione e un‟istruzione adeguata alle esigenze del contesto sociale e culturale.



L‟ultimo monitoraggio effettuato ci consente di disporre di dati riguardanti il titolo di studio e l‟attività lavorativa

dei genitori, dati utili a conoscere la situazione socio-culturale del circolo. Tali dati sono così riassumibili:



_ titolo di studio: i genitori posseggono un livello di scolarità che si attesta sulla media, (licenza elementare: 1%

dei padri e 2% delle madri; licenza media inferiore: 31% dei padri e 36% delle madri; diploma: 55% dei padri e 46%

delle madri; laurea: 13% dei padri e 15% delle madri)



_ professione: la situazione lavorativa si presenta molto differenziata; le madri sono casalinghe per il 68%,

impiegate per il 16% , imprenditrici per il 4% e libere professioniste per il 4%; i padri per il 60% hanno un lavoro

dipendente, artigiani per il 5%, imprenditori per il 9%, professionisti per il 14% e per il 4% disoccupati.



I dati sono per noi molto importanti e significativi, poiché ci fanno conoscere la composizione sociale delle

nostre classi e quindi tenerne conto nella organizzazione del lavoro.



Interagire col territorio significa conoscere le risorse culturali e i limiti strutturali e/o sociali dell‟ambiente in cui

vivono i nostri ragazzi. Nella nostro paese non ci sono strutture pubbliche ricreative e sportive, come pure spazi

verdi in cui i bambini potrebbero avere esperienze socializzanti; sono presenti associazioni religiose che cercano

di aggregare i ragazzi con attività socioculturali e ricreative.



Sul territorio, oltre all‟ente locale e all‟A.S.L., sono presenti diverse associazioni professionali, culturali, con le quali

la scuola ha rapporti di collaborazione e interazione.







b.LE SCUOLE

Il Circolo Didattico di Roccapiemonte comprende tre plessi di Scuola dell‟Infanzia e due di Scuola Primaria.

Le scuole dell‟Infanzia sono ubicate nei plessi di via Angelo Ferrentino, via Enrico Berlinguer, via Carmine Pagano. I

plessi di via Pagano, via Berlinguer e via Ferrentino sono formati da tre sezioni sostanzialmente omogenee per età.

Il plesso di via Ferrentino da quest‟anno ha ricostituito la terza sezione che aveva perso nell‟anno 2008/2009 per il

decremento degli iscritti .

Le scuole Primarie sono ubicate nei plessi di Via Angelo Ferrentino e via Ponte.

La scuola primaria di via Ponte ha tre laboratori: scientifico, musicale, linguistico multimediale multiculturale,una

mediateca e una biblioteca; quella di via Ferrentino è dotata anch‟essa di una mediateca. Nel plesso di via

Ferrentino sono ubicati gli Uffici di segreteria e l‟Ufficio di Direzione.





C, IL CONTESTO DELL’ORGANIZZAZIONE

CONTESTO DELL‟ORGANIZZAZIONE oltre al personale interno comprende:

- Gli alunni e le loro famiglie,

- Associazioni e Terzo settore del territorio,



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- Partner dell‟Istituto,

- Enti locali,

- Personale dell‟istituto,

- Fornitori.

Nella nostra Scuola abbiamo dedicato particolare attenzione al “fenomeno di rete” per l‟incidenza che esso può

avere sulla didattica e per le sue implicazioni organizzative, soprattutto sotto forma di possibilità di nuove

interazioni sociali, dentro e fuori la scuola, e di apertura di quest‟ultima ad altre risorse di apprendimento, come

biblioteche multimediali , musei, risorse di comunità locali, centri di ricerca e cooperazione internazionale.

Considerata da questo punto di vista la rete può influire in forme e gradi diversi sui processi di

insegnamento/apprendimento secondo le diverse connotazioni con cui viene assunta.

Essa può essere vista come semplice mezzo, che amplia a dismisura le possibilità di accesso all‟informazione e alla

conoscenza e rende più facili e veloci i relativi percorsi, mettendo a disposizione in modo praticamente illimitato

archivi e fonti di documentazione. In questo caso assume una funzione accessoria e ausiliaria rispetto alle forme e

modalità tradizionali di insegnamento, che non vengono sostanzialmente toccate dalla sua disponibilità, ma soltanto

potenziate e arricchite per gli aspetti indicati, cioè soprattutto dal punto di vista dell‟uso dei repository di

materiali e delle modalità di accesso e di fruizione connesse.

Essa può essere percepita come luogo in cui è possibile progettare e costruire ambienti per realizzare processi di

apprendimento, alternativi rispetto a quelli usuali, e sperimentare modelli di insegnamento che non si esauriscano

nel trinomio lezione-studio individuale-esercitazione, supportato dalle abituali forme di verifica (interrogazione,

compito in classe, test, ecc.). Se la rete è intesa come “luogo”, e non come semplice strumento, allora è compito

della didattica capire come attrezzarlo, organizzarlo in modo che sia adeguato ad ospitare in maniera efficace

processi formativi. Diventa così centrale l‟idea di progetto didattico e la rete non è considerata solo dal punto di

vista della sua valenza tecnologica, come nel caso precedente.

Essa può infine essere assunta come modello di un processo di insegnamento e apprendimento non riducibile al

semplice percorso di trasferimento e acquisizione di conoscenze date e come apprendimento di regole e concetti

che descrivono il mondo e la realtà circostante. La rete induce invece a considerare la conoscenza come un

processo di costruzione collettivo, sociale, mai statica, bensì dinamica e sempre incompleta,e a ritenere che l‟unica

forma di apprendimento efficace di essa sia la partecipazione attiva a tale processo e la capacità di uso dei

risultati acquisiti, sotto forma di attitudine ad affrontare e risolvere problemi reali. Questo modello sposta l‟asse

sei processi di insegnamento/apprendimento dal rapporto studente/docente e studente/contenuti alle relazioni

interne al gruppo che insegna (team di docenti, considerato come vero gruppo, cioè come una collettività di persone

che stanno insieme per un obiettivo comune, chiaramente identificato e perseguito), al gruppo che apprende (visto,

anch‟esso, come collettivo e come protagonista attivo della progettazione e dello svolgersi delle attività) e ai

rapporti tra questi due gruppi.

Centrale diventa così la possibilità di discussione, confronto, collaborazione tra i membri di una comunità partecipe

di un processo. Perché si sviluppi un‟efficace collaborazione e cooperazione occorre che ci sia, preliminarmente,

un‟intesa su obiettivi e valori comuni, la disponibilità a mettere insieme competenze individuali a vantaggio del

gruppo come tutt‟uno, la flessibilità nell‟organizzazione del gruppo, una reale interdipendenza tra i membri di

quest‟ultimo nella realizzazione di un compito, un impegno nell‟aiuto reciproco, un senso di responsabilità per il

gruppo e i suoi obiettivi. Grande attenzione si è posta alle abilità sociali e interpersonali nello sviluppo dei processi

di gruppo per cui, per quanto riguarda le reti e il tipo di supporto che esse possono fornire, si guarderà non tanto

agli aspetti che consentono di veicolare informazioni, ma soprattutto a quelli in grado di favorire la comunicazione

e la collaborazione: sistemi di conferencing, chat, whiteboard condivise, aree di lavoro condivise, condivisione di

applicazioni, browsing di gruppo. La rete è diventata così per la nostra scuola un veicolo di un modello di

apprendimento considerato, soprattutto, come appartenenza a una comunità, come risultato di una pratica

all‟interno di quest‟ultima e come partecipazione al processo collettivo di costruzione della conoscenza. Ci siamo

soffermati sul problema delle reti perché esso sta diventando sempre più determinante anche ai fini

dell‟organizzazione del sistema scolastico nazionale. Già il D.P.R. n. 275 sottolineava il ruolo decisivo che potevano e

dovevano avere, ai fini di questa riorganizzazione, le "reti di scuole", alle quali veniva, non a caso dedicato un intero

articolo, il i cui primi tre commi così recitano:

Le istituzioni scolastiche possono promuovere accordi di rete o aderire ad essi per il raggiungimento delle

proprie finalità istituzionali.

L‟accordo può avere a oggetto attività didattiche, di ricerca, sperimentazione e sviluppo, di formazione e

aggiornamento; di amministrazione e contabilità, ferma restando l‟autonomia dei singoli bilanci; di acquisto di beni e

servizi, di organizzazione e di altre attività coerenti con le finalità istituzionali; se l‟accordo prevede attività

didattiche o di ricerca, sperimentazione e sviluppo, di formazione e aggiornamento, è approvato, oltre che dal

consiglio di circolo o di istituto, anche dal collegio dei docenti delle singole scuole interessate per la parte di

propria competenza.





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L‟accordo può prevedere lo scambio temporaneo di docenti, che liberamente vi consentono, fra le istituzioni che

partecipano alla rete i cui docenti abbiano uno stato giuridico omogeneo. Nella nostra "organizzazione a rete", non

si è fatto riferimento a qualcosa di teorico o astratto, ma si è posto al centro dell‟attenzione un fenomeno e un

processo che può incidere profondamente sulle modalità e sulla qualità sia dell‟offerta didattica, sia dell‟assetto

gestionale e della struttura amministrativa. Assumere questa prospettiva, seguendo la traccia e le indicazioni

contenute nel D.P.R. n. 275 e poi sviluppate e approfondire da altri provvedimenti e disposizioni, significa

cominciare seriamente a riflettere su quello che , è l‟autentico punto di svolta che la crescente presenza e la

disponibilità di Internet anche all‟interno del sistema scolastico comporta: il passaggio da una concezione

monologica della conoscenza e dell‟insegnamento ad una di carattere spiccatamente dialogico. Oggi è assai

frequente il riferimento alle trasformazioni del sapere e delle modalità della sua fruizione e diffusione,

determinate dall‟affermarsi delle tecnologie dell‟informazione e della comunicazione e delle reti.

Il complesso di interventi che abbiamo esaminato, con al centro l'esigenza di una integrazione fra sistemi formativi

e orientativi contigui, e di sviluppare una programmazione, altrettanto integrata, di azioni, in particolare nel campo

dell'istruzione e della formazione, che attingono a canali di finanziamento differenti, sono, come si è visto,

finalizzati a fare dei sistemi scolastici e formativi il fulcro di un programma organico di crescita del territorio, in

linea con i presupposti e le specificità della "società della conoscenza”.

Analizzare gli strumenti a corredo per approfondire la conoscenza dei bisogni dell'utenza e del territorio con il

contributo di soggetti esterni chiamati a far parte del gruppo di progetto è stata un‟ operazione importante.

Dopo aver visto la mappa dei bisogni socio-culturali, la scuola ha prodotto una mappa dei bisogni riconducibili ad

ambiti socioculturali del contesto in cui opera la propria scuola.

I criteri con i quali è stata elaborata la mappa dei bisogni riconducibile ad ambiti socioculturali in cui opera la

scuola sono fondati sull‟esigenza di favorire un netto miglioramento dell‟azione formativa e sulla qualità di un

servizio scolastico di accoglienza, efficacia ed efficienza.

Accoglienza, efficacia, efficienza e qualità sono momenti fondanti della scuola dell‟autonomia e di un sistema

scolastico integrato con il territorio. Migliorare la conoscenza del territorio, dei bisogni espressi dagli utenti, della

percezione della scuola all‟esterno sono costruzioni che si rinnovano giorno per giorno. Questa conoscenza è

importante per la scuola per aiutare i fruitori nei momenti del loro ingresso nella scuola o nel passaggio da un ciclo

all‟altro.

La scuola deve far sentire a chi entra nella scuola genitori e alunni, quel senso di sicurezza, di fiducia in un clima di

serenità e di collaborazione.

Nell‟elaborazione della mappa e del questionario rivolto ai genitori che ne è seguito si è tenuto conto di

promuovere l‟immagine della scuola e la propria azione.

La mappa si è snodata su punti nodali della qualità scolastica:

la percezione all‟esterno della qualità della scuola e dell‟offerta formativa per quanto riguarda le potenzialità e le

capacità della scuola in termini di innovazione, orientamento, clima organizzativo, continuità, relazionalità, diversità

e comunicazione.

Le attività extrascolastiche e integrative. A tal proposito si è privilegiato indagare su quali siano le vere esigenze e

i reali bisogni formativi dell‟utenza e quale sia la ricaduta formativa in termini di soddisfazione, di gradimento, di

efficacia e di efficienza.

I servizi e gli ambienti ad essi connessi sono stati un altro aspetto dell‟indagine. A tal riguardo è da puntualizzare

come questo aspetto conferma la necessità di far sentire a chi entra nella scuola ed a coloro che la frequentano un

clima di collaborazione, efficienza, serenità, sicurezza, qualità del servizio erogato. Il clima di qualità si respira, si

amplifica e si identifica attraverso tutti i suoi operatori dirigenti, docenti, non docenti.

La sicurezza infine è stato un altro punto nodale di questo percorso di progettazione del POF in prospettiva socio-

culturale. Prevenzione, emergenza e rischio vanno tenuti presenti sempre e comunque in una prospettiva diacronica

e sincronica. L‟aspetto sicurezza va inquadrato, osservato e monitorato a livello reticolare, con la collaborazione dei

genitori ed degli altri Enti preposti affinché la scuola si avvii ad un sistema di sicurezza quasi totale, in cui i

fruitori e gli erogatori del servizio scolastico lavorino senza rischi per la propria salute.

La parte conclusiva, che fa da appendice ma anche da momento di sintesi, propone all‟utente-fruitore l‟invito a fare

proposte innovative e dare spunti creativi e immaginativi su nuove possibilità di miglioramento dell‟offerta

formativa.





e. RISORSE UMANE



Persone dell'organizzazione - Gestione delle persone



Le persone costituiscono una risorsa importante per un'organizzazione ed il loro pieno coinvolgimento accresce la

loro capacità di creare valore per le parti interessate.







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L'alta direzione, utilizzando la propria leadership, crea e mantiene una vision e valori condivisi ed un ambiente

interno in cui le persone possano sentirsi completamente coinvolte nel conseguimento degli obiettivi

dell'organizzazione. Poiché le persone sono tra le risorse più preziose e più critiche, è necessario assicurare che il

loro ambiente di lavoro incoraggi la crescita personale, l'apprendimento, il trasferimento di conoscenze ed il lavoro

di gruppo.

La gestione delle persone viene condotta attraverso un approccio pianificato, trasparente, etico e socialmente

responsabile. L'organizzazione dovrebbe assicurare che le persone comprendano l'importanza del loro contributo e

del loro ruolo.

L'organizzazione stabilisce processi tali da mettere le persone nelle condizioni di:

• tradurre gli obiettivi strategici e di processo dell'organizzazione stessa in obiettivi individuali di lavoro, e

stabilire plani per il loro conseguimento;

• identificare i vincoli correlati con le loro prestazioni;

• assumere la titolarità e la responsabilità per la risoluzione dei problemi;

• valutare le prestazioni personali a fronte degli obiettivi di lavoro individuali;

• ricercare attivamente le opportunità per accrescere la propria competenza e la propria esperienza;

• promuovere il lavoro di gruppo ed incoraggiare la sinergia tra le persone;

• condividere le informazioni, le conoscenze e l'esperienza nell'ambito dell'organizzazione.

L'organizzazione dovrebbe stabilire processi tali da mettere le persone nelle condizioni di:

• tradurre gli obiettivi strategici e di processo dell'organizzazione stessa in obiettivi individuali di lavoro, e

stabilire plani per il loro conseguimento;

• identificare i vincoli correlati con le loro prestazioni;

• assumere la titolarità e la responsabilità per la risoluzione dei problemi;

• valutare le prestazioni personali a fronte degli obiettivi di lavoro individuali;

• ricercare attivamente le opportunità per accrescere la propria competenza e la propria esperienza;

• promuovere il lavoro di gruppo ed incoraggiare la sinergia tra le persone;

• condividere le informazioni, le conoscenze e l'esperienza nell'ambito dell'organizzazione.

La flessibilità nell‟impiego delle risorse professionali è un aspetto preponderante dell‟organizzazione della nostra

scuola.

Il principio generale è contenuto nell‟art. 5 del D.P.R. n.275/1999 – Autonomia organizzativa: “Le istituzioni

scolastiche adottano, anche per quanto riguarda l‟impiego dei docenti, ogni modalità organizzativa che sia

espressione di libertà progettuale e sia coerente con gli obiettivi generali e specifici di ciascun tipo e indirizzo di

studio, curando la promozione e il sostegno dei processi innovativi e il miglioramento dell‟offerta formativa”. È il

medesimo principio che dovrebbe fondare la gestione dell‟organico funzionale d‟istituto, previsto dall‟art.1, comma

71, della L. 662/1996, dall‟art.21, comma 9, della L. 59/1997, dall‟art.5, comma 2, del D.P.R. 233/1998 e da ultimo

anche dagli artt. 7 e 1° del d.lgs. 59/2004 e dall‟art. 12 del d.lgs. 226/2005. L‟organico funzionale, tuttavia,

attualmente stato realizzato solamente nella scuola dell‟infanzia e nella scuola primaria. Anche in assenza

dell‟organico funzionale, comunque, il principio della flessibilità nell‟impiego delle risorse professionali viene

costantemente richiamato da diverse fonti normative, come ad esempio nel C.C.N.L. 2002-2005, art. 26:

La nostra scuola adotta ogni modalità organizzativa che sia espressione di autonomia progettuale e sia coerente

con gli obiettivi generali, curando la promozione e il sostegno dei processi innovativi e il miglioramento dell‟offerta

formativa.

Nel rispetto della libertà d‟insegnamento, i competenti organi delle istituzioni scolastiche regolano lo svolgimento

delle attività didattiche nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni. A tal fine

possono adottare le forme di flessibilità previste dal Regolamento sulla autonomia didattica ed organizzativa delle

istituzioni scolastiche di cui all‟art.21 della legge 59 del 15 marzo 1997 – e, in particolare, dell‟art.4 dello stesso

Regolamento -, tenendo conto della disciplina contrattuale e nel C.C.N. Integrativo 31.8.1999: art.30 – Attività da

retribuire con il fondo a livello di istituzione scolastica …

Le due strategie dell‟individualizzazione (medesimi obiettivi e diversificazione dei metodi affinché tutti possano

acquisire apprendimenti considerati fondamentali) e della personalizzazione (promozione delle potenzialità

individuali mediante l‟offerta di attività elettive) possono essere così utilmente integrate in un‟ottica di

complementarità, avendo sempre ben presente che le diversità non devono trasformarsi in disuguaglianze sul piano

sociale e civile;

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ampliare l‟offerta formativa, mediante l‟ottimizzazione dell‟impiego delle risorse disponibili: cfr. in questo senso il

2° comma dell‟art.45 del D.M. 331/1998 e la lettera c) della C.M. 77/2002;

forme di ampliamento possono essere considerate anche le iniziative di continuità (si pensi ad esempio ai cosiddetti

“prestiti professionali” negli istituti comprensivi), di orientamento, di rapporti con il territorio e con il mondo del

lavoro. Non si esclude infine, in presenza di risorse sufficienti, la possibilità di attuare forme di esercizio

differenziate dell‟attività di insegnamento.

Competenza delle persone

Al fine di assicurarsi di disporre delle competenze necessarie, l'organizzazione stabilisce e mantiene un "piano di

sviluppo delle persone" e processi associati; questo dovrebbe aiutare l'organizzazione ad identificare, sviluppare e

migliorare la competenza delle proprie persone mediante le seguenti fasi:

• identificazione delle competenze professionali e personali di cui l'organizzazione potrebbe aver bisogno nel breve

e nel lungo periodo, in accordo con le proprie mission, vision, strategia, politiche e obiettivi;

• identificazione delle competenze attualmente disponibili nell'organizzazione e dei divari tra ciò che è disponibile

e ciò che è attualmente necessario e potrebbe essere necessario nel futuro;

• conduzione di azioni per migliorare e/o acquisire competenze, in modo da colmare divari;

• riesame e valutazione dell'efficacia delle azioni intraprese per assicurare che le competenze necessarie siano

state acquisite;

• mantenimento delle competenze che sono state acquisite.

Le norme sono scale di valori, che definiscono ciò che è accettabile e non accettabile per i membri di un gruppo

o di una comunità o di una società. Per Sherif, uno dei padri fondatori della psicologia sociale, l‟essenza di un gruppo

è costituita dal fatto di possedere una struttura, per cui i membri sono legati fra loro da rapporti di status e di

ruoli, e dalle norme e valori comuni. L‟aspetto normativo riguarda tutti i gruppi sia formali sia informali, anche se è

importante sottolineare fin da subito una differenza: nei gruppi formali le norme si sono costruite nel corso del

tempo e sono state formalizzate e stabilizzate dalle figure d‟autorità, l‟individuo che entra nel gruppo le trova già

presenti e preesistenti alla sua entrata, il suo adeguarsi ad esse potrà essere variabile e dipenderà dal tipo di

controllo che esercita il gruppo sui suoi membri.

Queste norme sono definite istituzionali, non sono costruite dall‟interazione dei componenti, sono a loro imposte e

non sempre vengono rispettate (talora vengono seguite in modo superficiale e puramente di facciata); i membri del

gruppo potranno modificarle gradatamente e, in ogni caso, in un range di libertà non troppo ampio, in quanto se così

non fosse si snaturerebbe quel tipo di organizzazione o di istituzione.

Nonostante questo minore coinvolgimento dei membri alla loro costruzione, esse hanno certamente una certa forza

d‟influenza sui comportamenti degli individui. Nei gruppi informali le norme sono dette volontarie, in quanto sono

costruite nell‟interazione dei membri, sono un prodotto collettivo e costituiscono un requisito fondamentale se il

gruppo vuole permanere nel tempo, in quanto costruiscono una comunanza di modi di espressione e di

comportamento, che incrementano il senso di appartenenza al gruppo per i membri, mentre per i non-membri

segnalano l‟esistenza e i confini di quel gruppo. Le norme non riguardano solo regole di comportamento cui i membri

del gruppo devono attenersi, ma possono estendersi anche ad aspetti espressivi particolari, come il linguaggio o il

gergo interno, l‟abbigliamento, le stesse norme alimentari (come si osserva in certi gruppi religiosi o naturisti).

Elementi come linguaggio, comportamento, abbigliamento possono rendere riconoscibili gli insegnanti anche al di

fuori del loro ambiente di lavoro. Le norme differenziano enormemente i gruppi sociali, sia per quanto riguarda le

regole di comportamento, sia per quanto attiene agli aspetti espressivi, sia per quanto riguarda il loro carattere di

“obbligatorietà”.

Questa situazione è stata messa in luce da Sherif a proposito delle norme volontarie dei gruppi naturali di

adolescenti; per le norme istituzionali la situazione si differenzia a seconda del tipo di gruppo, del suo livello di

coesione e di controllo operato sui partecipanti. Resta comunque valido il fatto che anche nei gruppi formali la non

osservanza del leader delle regole centrali costituisce un fatto molto visibile e gravido di conseguenze sul gruppo.

Le funzioni psicosociali delle norme sono le seguenti:

- permettono di raggiungere gli obiettivi stabiliti

- mantengono unito il gruppo

- contribuiscono a costruire una realtà condivisa

- definiscono le relazioni con l‟ambiente sociale, cioè le norme permettono di rapportarsi alla realtà esterna, fatta

di altri gruppi, in termini di collaborazione, competizione, conflitto, solidarietà. In altri termini, la realtà sociale

costruita nel gruppo permette di avere atteggiamenti abbastanza uniformi nei confronti di gruppi esterni,

decidendo chi è amico, chi potenziale alleato, chi ineluttabilmente nemico.



La comunicazione in gruppo

Non potrebbe esistere nessun gruppo se non fosse possibile comunicare, cioè scambiare significati che vengono

compresi da tutti. Anche per numerose specie animali, come hanno mostrato gli etologi, esistono codici comunicativi



21

interni, che vanno dalle tracce odorose a segnali sonori, a comportamenti posturali che veicolano messaggi ben

precisi: minaccia, difesa, corteggiamento, protezione del territorio, ecc.

Nella nostra specie la comunicazione ha un codice privilegiato nel linguaggio verbale, che fornisce una gamma molto

ampia di espressione di contenuti, anche se non è meno potente un altro canale, quello dalle comunicazione non

verbale (il linguaggio del corpo) che comprende gesti, posture, sguardi, mimica facciale, prossimità fisica e

orientamento spaziale, segnali che completano, arricchiscono e a volte contraddicono la stessa comunicazione

verbale. Esiste inoltre un codice “non verbale” del verbale, fatto di pause, esitazioni, tono della voce, borbottii, che

offrono all‟ascoltatore una serie di indicatori da cui potrà dedurre che il suo interlocutore è, ad esempio,

imbarazzato, aggressivo, annoiato, poco sincero, condiscendente, inferiorizzato, spaventato, ecc. Senza

comunicazione non può esistere un gruppo. Gli aspetti strutturali (status, ruoli, norme), di cui abbiamo già discusso,

sono costruiti nel corso di un ininterrotto fluire di comunicazioni, verbali e non verbali; si potrebbero studiare

tutti i gruppi a partire dai processi comunicativi che si svolgono al loro interno.

Immaginiamo di osservare dall‟esterno una riunione di gruppo, cui sia stato “tolto l‟audio”; noteremo subito alcune

cose particolarmente evidenti: vi sono persone che parlano di più e altre di meno e altre ancora non dicono neppure

una parola; vi sono persone che mentre parlano sono ascoltate da tutti con attenzione, mentre altre sono poco

ascoltate (gli altri si distraggono, parlottano fra loro, non rivolgono lo sguardo verso chi parla). Noteremo inoltre

che alcuni membri hanno un atteggiamento posturale che testimonia sicurezza, uno sguardo diretto sugli altri

mentre parlano, la capacità di sostenere lo sguardo degli altri più a lungo, mentre altri esibiscono atteggiamenti

meno assertivi, più difensivi. Potremo cogliere, se siamo in un buon punto di osservazione, che certi membri si

scambiano occhiate e mezzi sorrisi fra di loro quando parla qualcuno, o fanno gesti di esasperazione, come se

fossero molto disturbati dagli interventi di questa persona. Insomma, dopo un certo tempo di osservazione, avremo

un po‟ di idee su alcuni aspetti di quel gruppo; avremo informazioni, ad esempio, su chi conta di più e chi conta di

meno (cioè sulla gerarchia interna), su quanti siano i membri che partecipano poco o sono addirittura marginalizzati,

sul livello di coinvolgimento dei membri rispetto al lavoro comune, sul clima affettivo prevalente (caldo/freddo,

interessato/disinteressato, collaborativo/competitivo, sereno/teso, ecc.). A questo punto si potrà accendere

l‟audio e nel corso degli scambi verbali potremo avere conferme di quanto ipotizzato.

Potremo, ad esempio, accorgerci che quell‟individuo che suscita sguardi fra i membri ed espressioni di noia è

qualcuno che fa discorsi prolissi e poco chiari, cercando un consenso e una visibilità senza avere particolari abilità e

competenze per meritarli.

Discutere, scambiare opinioni è molto importante non solo per i piccoli gruppi faccia-a faccia, ma anche per i gruppi

estesi, come partiti, confessioni religiose, organizzazioni scientifiche, che hanno cura di riunire periodicamente i

propri membri per scambi, dibattiti, convegni, in cui si consolida (talora pur tra conflitti) il senso di appartenenza a

quel gruppo. Nell‟ambito della comunicazione, vi sono due concetti da distinguere: la rete di comunicazione e la

struttura di comunicazioni: la rete di comunicazione è l‟insieme di canali comunicativi presenti in un gruppo; i

“canali” sono le condizioni materiali che rendono possibile il passaggio delle informazioni. In altre parole, una rete è

un insieme di possibilità materiali di comunicazione.

Un altro elemento che incide sulla qualità della comunicazione è lo spazio, l‟ambiente fisico in cui le persone si

incontrano. Non è la stessa cosa interagire in gruppo in una stanza accogliente, con arredi gradevoli, comodamente

seduti su poltrone, con la possibilità di vedersi tutti, o al contrario incontrarsi in un‟aula anfiteatro, vasta e

anonima, con le persone sedute in file parallele che fanno fatica a guardarsi reciprocamente in faccia. In molti

dibattiti televisivi si cerca di riprodurre la situazione di un salotto, piuttosto che di un‟aula, per rendere più vivaci

gli scambi d‟opinione. Alcuni insegnanti sensibili dal punto di vista psico-pedagogico cercano, proprio per creare

climi interattivi più caldi, di cambiare l‟ordine dei banchi e di metterli in cerchio, in modo che gli allievi possano

vedersi e relazionarsi in modo continuativo. Quando vengono svolti corsi di formazione di gruppo, una consuetudine

ormai ampiamente diffusa vuole che si lavori con le persone sedute in cerchio per consentire che tutti vedano

tutti, in modo tale che la comunicazione “circoli” liberamente fra i componenti. Questi fatti così conosciuti da

ognuno di noi sono stati sottoposti a verifiche sperimentali: si è constatato, ad esempio, che gli individui

interagiscono più attivamente e si coinvolgono di più quando stanno intorno ad un tavolo quadrato, in cui viene

mantenuto costante il contatto visivo fra tutti, piuttosto che seduti l‟uno di fianco all‟altro, in una situazione di

“allineamento”, che impedisce la spontaneità degli scambi. Non è solo la disposizione spaziale degli interlocutori a

cambiare l‟intensità della comunicazione; anche lo stesso ambiente fisico in cui ci si pone contribuisce a ravvivare o

a spegnere la discussione. In un esperimento i soggetti sperimentali dovevano svolgere un dibattito seduti sui due

lati di un tavolo rettangolare, che in un caso era situato in un grande anfiteatro di circa 250 posti, nell‟altro in una

stanzetta che poteva contenere al massimo una trentina di persone. I risultati mostrano che la partecipazione al

dibattito è molto più calda e intensa nella stanzetta, mentre nello spazio freddo dell‟anfiteatro gli scambi si

rivelano più formali e meno partecipativi. Insomma, anche la tipologia dell‟ambiente spaziale influenza i processi

comunicativi; per questo in alcune associazioni la stanza delle riunioni viene arredata in modo da presentarsi come

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un luogo piacevole, accogliente, non troppo disturbato da rumori. Infatti, lo stress ambientale (rumori,

temperatura inadeguata, spazio ristretto o troppo ampio, ecc.) viene considerato come uno dei fattori che incidono

sulla qualità della comunicazione e della produttività di gruppo.



Coinvolgimento e motivazione delle persone



L'organizzazione motiva le persone affinché comprendano il significato e l'importanza delle loro responsabilità ed

attività, in relazione alla creazione ed all'apporto di valore per i clienti e per le altre parti interessate.

Per accrescere il coinvolgimento e la motivazione delle proprie persone, l'organizzazione prende in considerazione

attività quali:



• sviluppare un processo per condividere le conoscenze e per utilizzare la competenza delle persone, per esempio

uno schema per raccogliere le idee per il miglioramento;



• introdurre un appropriato sistema di riconoscimenti e premi, basato su una valutazione individuale di quanto

realizzato dalle persone;



• predisporre un sistema di qualificazione delle abilità e una pianificazione delle carriere, allo scopo di promuovere

lo sviluppo personale;



• riesaminare in continuo il livello di soddisfazione e le esigenze ed aspettative delle persone;



• offrire opportunità di mentoring e coaching



Leadership, motivazione ed empowerment



La DD ROCCAPIEMONTE afferma che la caratteristica più significativa dell‟era della leadership sia il passaggio da

una logica di lavoro improntata al controllo ad una prassi delle relazioni ispirate all‟empowerment. Nella transizione

da organizzazioni fortemente gerarchiche ad assetti maggiormente orizzontali, assume dunque grande valore,

prima che non l‟imperativo dell‟empowerment, quello della motivazione. La motivazione può essere definita come

quella spinta capace di influenzare il comportamento nel raggiungimento di determinati risultati: per quanto

riguarda la leadership è chiaro come la motivazione sia un elemento chiave e cruciale, nella misura in cui è specifico

compito del leader quello di motivare (come funzione di influenza) i follower, stimolandoli a raggiungere gli obiettivi

organizzativi attesi. Al leader è chiesto dunque di motivare anzitutto se stesso e, al contempo, di motivare i suoi

collaboratori e questa capacità è considerata una delle chiavi del successo del leader (Jung, Avolio,1999). Nelle più

recenti rielaborazioni l‟azione di motivare i collaboratori non è svincolata dall‟azione di riconoscere le loro risorse

attraverso una considerazione individualizzata e un coinvolgimento attivo nei processi: ciò che sempre più spesso e

forse con una non adeguata precisione terminologica, va sotto il nome di “empowerment” (Daft, 1999). Ovvero di un

insieme di comportamenti tesi a consentire ad altri di avere quel potere necessario per conseguire risultati

personali e collettivi. Questo potere è quell‟energia da smuovere (e, a sua volta, capace di smuovere) di cui le

organizzazioni hanno bisogno. Se nelle rigide gerarchie organizzative, la struttura precisa del lavoro, così come i

processi e le procedure estremamente dettagliati, infatti, convogliavano il potere al vertice dell‟azienda, oggi

questa distinzione appare non più valida. L‟empowerment è divenuto un tema universale per la nostra scuola. Molte

persone richiedono maggiore potere nelle loro vite (sia sul fronte personale, sia su quello professionale), maggiore

partecipazione e coinvolgimento a diversi livelli; accanto a ciò è risultato evidente come dinamiche di rigido

controllo siano controproducenti sul piano motivazionale. Poiché la conoscenza e l‟informazione sono oggi le risorse

principali dei contesti organizzativi, è fondamentale che esse siano alimentate attraverso il nutrimento della

motivazione e la condivisione di quel potere necessario proprio a maturare la conoscenza e a gestire le

informazioni.

In questo discorso si può inserire l‟esortazione di Charles Handy (1994) a seguire la via dell‟empowerment come

“imperativo morale” per le organizzazioni: che non significa ispirare la vita organizzativa a un ideale di gestione

cauta del potere ma sostenere una politica di attivazione di un reale flusso di potere. In estrema sintesi alla

leadership è chiesto di essere empowering (Bowen, Lawler, 1995) attraverso alcuni comportamenti principali:

- fare in modo che i collaboratori ricevano informazioni puntuali e continue sulla prestazione organizzativa;

-fare in modo che i collaboratori possano apprendere le conoscenze e le competenze adeguate per contribuire agli

obiettivi organizzativi;

-dare ai collaboratori il potere di prendere decisioni significative;

-aiutare i collaboratori a comprendere il significato e l‟impatto dei risultati dell‟organizzazione. Gli stessi

possiedono le abilità necessarie alle responsabilità, approfondimento del proprio potere, oltre che di apprendistato

ad un loro lavoro.

L‟esercizio di queste azioni consentirebbe di passare da un basso grado di empowerment (presente laddove i

collaboratori hanno scarsa possibilità decisionale) ad un grado elevato (presente laddove i collaboratori si sentono



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personalmente responsabili dei processi e delle strategie): questo passaggio è possibile quando il leader sa

esercitare i comportamenti indicati poco sopra. Il compito principale del leader è, dunque, identificato in quello di

accompagnare i collaboratori nel processo di apprendimento e suo utilizzo consapevole ed efficace (di fatto

significa attribuire al leader il ruolo di “esperto nell‟uso del potere”).

I cicli empowering si instaurano laddove leader capaci di avere una visione globale sanno anche stabilire precisi

traguardi e fissare obiettivi e si impegnano nel fornire sostegno e sicurezza ai propri collaboratori coinvolti in

prima persona nell‟affrontare le grandi sfide organizzative come i problemi quotidiani, in un clima di apertura

favorevole alla sperimentazione. Appartiene al leader la responsabilità di evitare i cicli disempowering che si

instaurano laddove ai nuovi risultati, esito di un aumento della sperimentazione, fanno seguito conseguenze negative

che penalizzano l‟assunzione di rischi e la presa di responsabilità.

Sul fronte della relazione, e, in special modo, della condivisione all‟interno della relazione di quelle istanze culturali

che possono essere identificate in alcuni valori, un elemento “etico” fondamentale del profilo di leadership è dato

dalla credibilità, cui è strettamente legato un altro elemento cruciale, la fiducia, ritenuta un vero e proprio

“collante” per la relazione (Daft, 1999). Se la leadership è una relazione di reciprocità, allora la credibilità è

l‟elemento capace di “fare la differenza” (Kouzes, Posner, 1993):

il leader credibile è colui che sa come comprendere, far propri e condividere un insieme di valori a tutta

l‟organizzazione, contribuendo positivamente a costruire un terreno comune entro cui è possibile sia la

collaborazione sia il confronto. Per fare questo al leader è chiesto di impegnarsi in un processo di costruzione della

credibilità che prevede tre fasi:

 chiarezza – la credibilità nasce quando il leader sa anzitutto chiarire bisogni, interessi, valori, ambizioni e

aspirazioni dei follower così come degli altri interlocutori organizzativi. Questa fase del processo richiede

al leader di conoscere in profondità i suoi collaboratori ma anche, soprattutto, se stesso.

Quando la chiarezza è presente ciascuno conosce e riconosce i principi guida e le competenze cruciali che possono

contribuire la vitalità e il successo individuale e organizzativo:

 unità – per costruire un‟organizzazione forte e stabile è necessario sia visibile e perseguibile uno scopo

unitario, una causa comune. Ad essere necessaria è l‟unità d‟azione nel portare a termine il proprio lavoro,

ma anche l‟unità di intenti nel condividere le ragioni e i principi per cui si agisce in un dato modo.

L‟unità esiste dunque quando il leader è capace di costruire una comunità di valori condivisi, di supporto e stimolo

verso la realizzazione delle ambizioni individuali e collettive. È altresì importante che ci sia condivisione, rispetto

alle modalità adeguate di tradurre i valori in pratica;

Per questo è fondamentale che il leader per primo prenda con serietà i principi cosicché le persone possano

comprendere quanto nella quotidianità. Se questo è il processo di costruzione della credibilità, è anche possibile

identificare sei pratiche che possono essere definite le sei discipline della credibilità:

_ scoprire se stessi

_ stimare i collaboratori

_ affermare i valori condivisi

-sviluppare la capacità

_ mettersi al servizio dell‟obiettivo

_ sostenere la speranza.

La fiducia è primariamente connessa alla leadership, alla sua natura relazionale e reciproca. Questo significa che,

per costruire la fiducia, alla leadership (Butler, 1991, Robbins, 2000) è chiesto di agire su differenti fronti:

- praticare apertura;

- essere corretti;

- parlare delle proprie emozioni;

- dire la verità;

- dimostrare coerenza;

- realizzare le promesse;

- rispettare le confidenze dei collaboratori;

- dimostrare competenza.

La fiducia si connota come dimensione cruciale della leadership a tutti i livelli organizzativi: anche laddove si

delinea il profilo di una leadership “di misura” (McGill e Slocum, 1998) una piccola leadership”, appropriata, però,

anche a grandi risultati. Se la leadership dell‟eccellenza è una meta irraggiungibile, i piccoli atti che McGill e

Slocum propongono sono invece adeguati e misurati ad una leadership “in crescita”, ad una leadership che può

essere appresa, che si sostanzia in un‟attività relazionale saldata o dalla fiducia: “la fiducia e il rispetto accordati

al leader sono risultato non solo di ciò che i leaders fanno, ma anche di come lo fanno”(McGill e Slocum, 1998). A

fine di costruire tale relazione di fiducia, il leader può agire su 4 fronti:

- conoscere il lavoro (la competenza);

- fare quello che dice (la coerenza);

- rendersi sempre disponibile (l‟ascolto);

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- costruire un “patto aperto” con i follower (la creazione di un la tensione dinamica tra i due soggetti della

relazione).



f. ALUNNI

La prima grande risorsa della scuola è costituita dagli alunni, già detentori e portatori di un bagaglio socio-

culturale che la scuola non può non considerare e valorizzare. Compito della scuola sarà appunto quello di valutare

qualitativamente l‟esperienza di ciascun alunno, per assumerla come punto di partenza per la costruzione di un clima

di apprendimento stimolante in cui ognuno possa sentirsi valorizzato per le sue qualità umane e relazionali oltre che

per il suo potenziale ruolo di “tutoring” nei confronti dei compagni. Sono queste premesse essenziali per aspirare ai

più alti traguardi formativi.



g. GENITORI

La famiglia rappresenta la risorsa educativa primaria, pertanto la scuola deve concordare con essa stili

educativi comuni e coerenti. Non è da sottovalutare l‟apporto che i genitori possono e debbono assicurare,

innanzitutto all‟interno degli OO.CC., per una gestione aperta e condivisa della vita scolastica.

In generale la scuola invita i genitori a:

 Offrire la propria collaborazione per la realizzazione di manifestazioni o altre iniziative promosse o

condivise dalla Scuola

 Effettuare raccolta di informazioni e avanzare proposte sulla gestione dei servizi (mensa, trasporto,

pulizie, ...);

 Promuovere progetti specifici, ovvero progetti alunni-genitori, con incontri, approfondimenti, gite

ricreative, attività sportive extrascolastiche, ...

h. Personale A.T.A.

L‟Ufficio di segreteria costituisce un importante supporto amministrativo per la realizzazione del Piano

dell‟Offerta Formativa.

La scuola – così come stabilito dalla Carta dei Servizi Scolastici – assume come fattori di qualità dei servizi

Amministrativi:

 la celerità delle procedure;



 la trasparenza;



 la flessibilità degli orari di apertura al pubblico.



In particolare per agevolare la fruibilità dei servizi di segreteria l‟Ufficio resta aperto al pubblico tutti i giorni

lavorativi dalle ore 10,30 alle ore 12,30 e durante l‟anno scolastico (nelle attività didattiche extracurriculari

pomeridiane) anche nei pomeriggi di Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì e Venerdì dalle ore 15,30 alle ore 17,30.



Collaboratori Scolastici e Servizi

Il Circolo dispone di una dotazione organica di n.9 Collaboratori Scolastici, così distribuiti:



 Edificio Scolastico "Via Ferrentino" e Uffici n. 4 o n.3 unità



 Edificio Scolastico via Ponte n. 1 unità



 Edificio Scolastico Via Pagano (scuola dell‟infanzia) n. 2 unità



 Edificio Scolastico Via Berlinguer (scuola dell‟infanzia) n. 2 unità



I lavori di pulizia sono affidati a n. 5 L.S.U. (Lavoratori Socialmente Utili) dipendenti della Coop Manital.



L'assistenza materiale agli alunni H è stata richiesta al “Comune di Roccapiemonte” nonché sono state richieste

azioni di supporto al Piano di Zona Sa 1.



i. Docenti

Ai docenti sono richieste specifiche competenze professionali indispensabili per costituire moduli

organizzativi integrati sia sul piano dell‟unitarietà dell‟insegnamento sia sul piano della complementarità dei

rispettivi ruoli in ordine all‟attuazione del P.O.F.

I docenti curano l‟elaborazione, l‟attuazione e la verifica del P.O.F. (per gli aspetti pedagogico-didattici) e della

Programmazione Didattica adattando l‟offerta formativa della scuola alle differenziate esigenze degli alunni e

tenendo conto del contesto socio-economico-culturale di riferimento.









25

l. Dirigente Scolastico

Il Dirigente Scolastico assolve a tutte le funzioni di direzione e di coordinamento, di promozione e di

valorizzazione delle risorse umane e professionali. A tal fine assume decisioni volte a promuovere e a realizzare il

P.O.F. sia sotto il profilo didattico-pedagogico, sia sotto quello organizzativo e finanziario.

Il Dirigente assicura la gestione unitaria dell‟istituzione scolastica nel perseguimento di adeguati standard di

qualità e di efficienza del servizio scolastico, anche in relazione ai principi contenuti nella Carta dei Servizi,

avvalendosi della collaborazione dello Staff Organizzativo Gestionale.

Il Dirigente Scolastico riceve il personale, i genitori ed il pubblico in generale – compatibilmente con altre esigenze

di servizio – tutti i giorni lavorativi dalle ore 10,00 alle ore 13,00.

E‟ comunque opportuno fissare un appuntamento, anche telefonicamente al numero 081933911.

In caso di impedimento o assenza il D.S. è sostituito dall‟insegnante Maria Rosaria Morese.



m. STAFF DI DIREZIONE









S T A F F D I D I R E Z I O N E









DIRIGENTE SCOLASTICO



MICHELE CIRINO



COLLABORATORE VICARIO DOCENTE COLLABORATORE

MARIA ROSARIA MORESE ANTONIO FERRENTINO



COORDINATRICE SCUOLA D’INFANZIA

ADINOLFI ANNA

DIRETTORE

SERVIZI GENERALI E AMMINISTRATIVI

ANTONIA DE LISTA



DOCENTI COORDINATORI DI PLESSO

26

Via Ponte Scuola primaria



MORESE MARIA ROSARIA Via Ferrentino Scuola primaria



CIANCIO ROSA Via Pagano Scuola dell‟Infanzia



ADINOLFI ANNA Via Berlinguer Scuola dell‟Infanzia



Via Ferrentino Scuola dell‟Infanzia









n. COORDINATORI AREE FUNZIONI STRUMENTALI DELL’ OFFERTA FORMATIVA:







Area 1. - GESTIONE DEL PIANO DELL’OFFERTA FORMATIVA

Ins. Celotto Rita

- Produrre strumenti utili all‟autoanalisi di istituto.

- Produrre strumenti utili alla rilevazione del servizio da parte dell‟utenza.

- Progettare e coordinare le eventuali attività di formazione e aggiornamento dei docenti riferibili a

contenuti attinenti i temi specifici dell‟area assegnata

- Coordinare le iniziative didattiche inerenti visite guidate, viaggi d‟istruzione, partecipazione a

manifestazioni, ecc.







Area 2 - SOSTEGNO AL LAVORO DEI DOCENTI

Ins. Ferrentino Antonio

- Produrre strumenti utili alla valutazione formativa degli alunni.

- Progettare e coordinare le eventuali attività di formazione e aggiornamento dei docenti riferibili a

contenuti attinenti i temi specifici dell‟area assegnata e l‟utilizzo delle tecnologie didattiche.

- Curare l‟aggiornamento del sito Web della nostra scuola.







Area 3 - INTERVENTI E SERVIZI PER GLI STUDENTI

Ins. Bruno Maria Vincenza

- Coordinamento le attività tese alla riduzione della dispersione scolastica;

- Coordinare gli incontri periodici tra operatori scolastici, famiglie, Ente locale e ASL per l‟integrazione

degli alunni portatori di handicap.

- Progettare e coordinare le eventuali attività di formazione e aggiornamento dei docenti riferibili a

contenuti attinenti i temi specifici dell‟area assegnata.







Area 4 – REALIZZAZIONE DI PROGETTI FORMATIVI D’INTESA CON ENTI ED ISTITUZIONI

ESTERNI ALLE SCUOLE

Ins. Adinolfi Anna

- Tenere rapporti con l‟Ente locale per agevolare i collegamenti istituzionali e le eventuali iniziative educative

attivate di concerto con l‟Ente medesimo.

- Tenere rapporti con le istituzioni esterne alla scuola e con altri soggetti extrascolastici per promuovere

eventuali iniziative finalizzate all‟ampliamento delle risorse della scuola.







Area 5 – COORDINAMENTO PER LA REALIZZAZIONE DEI PROGETTI EXTRACURRICULARI E

CONTINUITA’ DIDATTICA TRA GLI ORDINI DI SCUOLA, CONCORSO NAZIONALE ON LINE DI



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POESIA E NARRATIVA

Ins. Bottiglieri Angelina

- Curare il coordinamento dei progetti extracurriculari.

- Curare la continuità didattica tra gli ordini di scuola.

- Curare tutte le fasi del concorso nazionale on line di poesia e narrativa e delle altre manifestazioni POF.

- Progettare e coordinare le eventuali attività di formazione e aggiornamento dei docenti riferibili a

contenuti attinenti i temi specifici dell‟area assegnata.

- Coordinamento dei docenti e delle attività della scuola.









o. ORGANIGRAMMA / FUNZIONIGRAMMA D’ISTITUTO

CIRCOLO DIDATTICO ROCCAPIEMONTE

DIRIGENTE SCOLASTICO Prof. MICHELE CIRINO

 COLLABORATORE CON FUNZIONI VICARIE Ins.te MORESE MARIA ROSARIA

 COLLABORATORE DEL DIRIGENTE SCOLASTICO Ins.te ANTONIO FERRENTINO



 DOCENTI COORDINATORI DI PLESSO:



SCUOLA PRIMARIA Via Ferrentino Ins.te MORESE MARIA ROSARIA

SCUOLA PRIMARIA Via Ponte Ins.te

SCUOLA DELL‟INFANZIA Via Pagano Ins.te CIANCIO ROSA

SCUOLA DELL‟INFANZIA Via Berlinguer Ins.te ADINOLFI ANNA

SCUOLA DELL‟INFANZIA Via Ferrentino Ins.te



AREE INTEGRATIVE



SICUREZZA



 SERVIZIO PREVENZIONE E PROTEZIONE (D.Lgvo 626/94):

R.S.P.P. Ing. IANNUZZI

 ADDETTI AI SERVIZI ANTINCENDIO ED AI SERVIZI DI EVACUAZIONE, AI SERVIZI DI PRIMO

SOCCORSO come da decreto di nomina del Dirigente Scolastico.



COORDINATORI DELL’EMERGENZA



1 . Plesso Via Ferrentino Scuola Dell’ Infanzia e Primaria



COGNOME NOME INCARICO

DE LISTA ANTONIA COORDINATORE DELL‟EMERGENZA

DE SIMONE IDA COORDINATORE DELL‟EMERGENZA

SORIENTE GIUSEPPINA COORDINATORE DELL‟EMERGENZA







2. Plesso Via Ponte Scuola Primaria



COGNOME NOME INCARICO

PETRILLO CARMELA COORDINATORE DELL‟EMERGENZA

CELOTTO RITA COORDINATORE DELL‟EMERGENZA

CORREALE MARIA COORDINATORE DELL‟EMERGENZA









28

3. Plesso Via Berlinguer Scuola Dell’Infanzia



COGNOME NOME INCARICO

ADINOLFI ANNA COORDINATORE DELL‟EMERGENZA

RISPOLI ANTONIA COORDINATORE DELL‟EMERGENZA







4. Plesso Via C. Pagano Scuola Dell’Infanzia



COGNOME NOME INCARICO

CIANCIO ROSA COORDINATORE DELL‟EMERGENZA

BARBATO GIOVANNA COORDINATORE DELL‟EMERGENZA









29

ADDETTO PREVENZIONE INCENDI



1. Plesso Via Ferrentino Scuola Dell’Infanzia e Primaria



COGNOME NOME INCARICO

BOTTIGLIERI ANGELINA ADDETTO PREVENZIONE INCENDI

DE LISTA ANTONIA ADDETTO PREVENZIONE INCENDI

FASOLINO ELISA ADDETTO PREVENZIONE INCENDI



2. Plesso Via Ponte Scuola Primaria



COGNOME NOME INCARICO

FERRENTINO ANTONIO ADDETTO PREVENZIONE INCENDI

MORESE ANNA ADDETTO PREVENZIONE INCENDI



3. Plesso Via C. Pagano Scuola dell’ Infanzia



COGNOME NOME INCARICO

BARBATO GIOVANNA ADDETTO PREVENZIONE INCENDI

FIMIANI FRANCESCA ADDETTO PREVENZIONE INCENDI



Plesso Via E. Berlinguer Scuola dell’ infanzia



COGNOME NOME INCARICO

ODDONE GIUSEPPINA ANNA ADDETTO PREVENZIONE INCENDI

SELLITTO PASQUALINA ADDETTO PREVENZIONE INCENDI







ADDETTI PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI



1. Plesso Via Ferrentino Scuola Dell’ Infanzia e Primaria



COGNOME NOME INCARICO

BRUNO CARMELA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

DE SIMONE IDA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

FASOLINO ELISA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

COCINA MARIA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

PORCELLI COCETTA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

DE LISTA ANTONIA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

ATTANASIO FRANCESCO ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

CILENTI GIOVANNI ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

DI DOMENICO MARIA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

RE ANNA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

RICCIO CARMELA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

BOTTIGLIERI ANGELINA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

PAGANO SILVIA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

STRIANESE ANTONELLA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI



2. Plesso Via Ponte Scuola Primaria



COGNOME NOME INCARICO

BRUNO M. VINCENZA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

CORREALE MARIA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

CELOTTO RITA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

PETRILLO CARMELA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

BATTIPAGLIA TERESA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI









30

3. Plesso Via C. Pagano Scuola dell’ Infanzia



COGNOME NOME INCARICO

BARBATO GIOVANNA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

PESCE SILVANA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

FIMIANI FRANCESCA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

ESPOSITO FERRAIOLI MARIA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

CIANCIO ROSA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

DI BENEDETTO MARIA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI



4. Plesso Via Berlinguer Scuola Dell’ Infanzia



COGNOME NOME INCARICO

RISPOLI ANTONIA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

ODDONE GIUSEPPINA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

ADINOLFI ANNA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI

NIZZA ANGELA ADDETTO PRONTO SOCCORSO E ASS. DISABILI







ADDETTO IMPIANTI TECNOLOGICI



1. Plesso Via Ferrentino Scuola Dell’ Infanzia E Primaria



COGNOME NOME INCARICO

ATTANASIO FRANCESCO ADDETTO IMPIANTI TECNOLOGICI

FERRENTINO ANTONIO ADDETTO IMPIANTI TECNOLOGICI

DE LISTA ANTONIA ADDETTO IMPIANTI TECNOLOGICI

TROTTA RAFFAELE ADDETTO IMPIANTI TECNOLOGICI







2. Plesso Via Ponte Scuola Primaria



COGNOME NOME INCARICO

FILIPPO CONSIGLIA ADDETTO IMPIANTI TECNOLOGICI

CELOTTO RITA ADDETTO IMPIANTI TECNOLOGICI

FERRENTINO ANTONIO ADDETTO IMPIANTI TECNOLOGICI



3. Plesso Via C. Pagano Scuola dell’ infanzia



COGNOME NOME INCARICO

DI BENEDETTO MARIA ADDETTO IMPIANTI TECNOLOGICI

ESPOSITO FERRAIOLI MARIA ADDETTO IMPIANTI TECNOLOGICI

CIANCIO ROSA ADDETTO IMPIANTI TECNOLOGICI



4. Plesso Via Berlinguer Scuola dell’ Infanzia



COGNOME NOME INCARICO

ODDONE GIUSEPPINA ADDETTO IMPIANTI TECNOLOGICI

ALIBERTI FRANCO ADDETTO IMPIANTI TECNOLOGICI









ADDETTI ALL’ USCITA ALUNNI



31

1. Plesso Via Ferrentino Scuola Dell’ Infanzia E Primaria



COGNOME NOME INCARICO

ATTANASIO FRANCESCO ADDETTO ALL‟ USCITA I° PIANO

TROTTA RAFFAELE ADDETTO ALL‟ USCITA II° PIANO

PEPE LUISA ADDETTO ALL‟ USCITA I° PIANO



Plesso Via Ponte Scuola Primaria



COGNOME NOME INCARICO

FILIPPO CONSIGLIA ADDETTO ALL‟ USCITA I° PIANO









Plesso Via C. Pagano Scuola dell’ Infanzia

COGNOME NOME INCARICO

DI BENEDETTO MARIA ADDETTO ALL‟ USCITA

ESPOSITO MARIA ADDETTO ALL‟USCITA



Plesso Via E.Berlinguer Scuola dell’ Infanzia



COGNOME NOME INCARICO

ODDONE GIUSPPINA ADDETTO ALL‟ USCITA

ALIBERTI FRANCESCO ADDETTO ALL‟USCITA







PREPOSTI ALLA SICUREZZA



Plesso Via Ferrentino Scuola Dell’ Infanzia E Primaria



COGNOME NOME INCARICO

MORESE M. ROSARIA PREPOSTO ALLA SICUREZZA

CILENTI GIOVANNI PREPOSTO ALLA SICUREZZA



Plesso Via Ponte Scuola Primaria



COGNOME NOME INCARICO

FERRENTINO ANTONIO PREPOSTO ALLA SICUREZZA



Plesso Via Berlinguer Scuola Dell’ Infanzia



COGNOME NOME INCARICO

ADINOLFI ANNA PREPOSTO ALLA SICUREZZA



Plesso Via C. Pagano Scuola Dell’ Infanzia



COGNOME NOME INCARICO

CIANCIO ROSA PREPOSTO ALLA SICUREZZA

BARBATO GIOVANNA PREPOSTO ALLA SICUREZZA









RLS insegnante GIOVANNI CILENTI.

Coordinatori Sicurezza GIOVANNI CILENTI Barbato Giovanna, De Simone Ida.

Responsabili alla sicurezza: tutti i fiduciari di plesso come da decreto n. 81 dell‟ 04/2008.







32

p.PRIVACY



Legge 196/2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali”.

Il titolare del trattamento è il Dirigente Scolastico Michele Cirino.

Il responsabile del trattamento è il Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi rag. Antonia De Lista.

Gli incaricati al trattamento sono il DSGA rag. Antonia De Lista e gli assistenti amministrativi Nicola Carratù,

Riccio Carmela, Caldarese Maddalena espressamente autorizzati all'assolvimento di tali compiti, identificati ai

sensi di legge, ed edotti dei vincoli imposti dal D.Lgs. n. 196/2003;

I dati oggetto di trattamento potranno essere comunicati ai seguenti soggetti esterni all‟istituzione scolastica

per fini funzionali : Centro Servizi Amministrativi, Miur, Ragioneria provinciale dello Stato, Inps, Ministero delle

Finanze, Ministero del Tesoro , ASL , Gestore assicurazione integrativa, ecc.



RESPONSABILE DEL TRATTAMENTO DEI DATI



La sig.ra Antonia De Lista, nella sua qualità di Direttore dei Servizi generali e amministrativi (DSGA) di

questa Istituzione e come tale preposto a tutti i servizi di segreteria. Alla sig.ra è riconosciuta,

nell‟ambito della funzione, piena competenza, esperienza e capacità e quindi in grado di fornire le migliori

garanzie di affidabilità per l‟esecuzione di quanto previsto dal presente incarico. Al DSGA con la presente

viene conferita espressa delega ad esercitare la funzione di responsabile anche per quanto riguarda i dati

trattati dai docenti, pur non esistendo rapporto di subordinazione gerarchica nei confronti di tali

fattispecie di personale.



In particolare il responsabile designato dovrà:

 operare affinché il trattamento dei dati avvenga secondo le modalità definite dalla normativa in vigore;

 verificare che il trattamento dei dati avvenga in modo lecito;

 verificare che l'informativa all'interessato sia stata effettuata;

 operare per garantire l'effettivo esercizio dei diritti dell'interessato (art. 7 del Codice);

 rispettare e far rispettare le misure di sicurezza indicate dalla vigente normativa in materia di tutela dei

dati personali e predisposte da questa istituzione scolastica nel proprio ambito di competenza;

 individuare fra il personale ATA, docente ed educativo gli incaricati di trattamento dando loro istruzioni

scritte;

 individuare gli incaricati della manutenzione e gestione del sistema informatico impartendo loro istruzioni

scritte;

 individuare il responsabile del salvataggio dei dati informatici e predisporre la tenuta di un registro;

 interagire con il Garante, in caso di richieste di informazioni o effettuazione di controlli ed accessi da

parte dell‟Autorità;

 informare prontamente il titolare di ogni questione rilevante ai fini della legge;

 predisporre un rapporto scritto in merito agli adempimenti eseguiti ai fini della legge ed alle conseguenti

risultanze, con periodicità annuale;

 predisporre le risposte, non oltre le 24 ore successive al loro ricevimento, ai reclami degli interessati e le

eventuali istanze al Garante;

 tenere la lista degli incaricati e degli addetti alla gestione o manutenzione con l‟indicazione dell‟ambito di

trattamento consentito con strumenti elettronici; aggiornare la lista almeno annualmente;

 tenere la lista degli incaricati con l‟indicazione dell‟ambito di trattamento consentito senza l‟ausilio di

strumenti elettronici; aggiornare la lista almeno annualmente;

 provvedere alla gestione delle chiavi degli edifici scolastici (custodia delle copie, assegnazione agli

incaricati etc.);

 provvedere alla gestione delle chiavi degli archivi che contengono dati personali;

 verificare che vi sia il consenso dell‟interessato per il trattamento dei dati sensibili, se necessario;

 suggerire al titolare ogni adeguamento delle procedure, degli strumenti informatici, del software,

dell‟organizzazione interna, degli specifici corsi di aggiornamento per i dipendenti volti a migliorare la

tutela della riservatezza dei dati e a diminuire i rischi di distruzione o perdita, anche accidentale, dei dati

stessi, di accesso non autorizzato o di trattamento non consentito o non conforme alle finalità della

raccolta.

 Il responsabile effettua il trattamento attenendosi alle istruzioni impartite dal titolare il quale, anche

tramite verifiche periodiche, vigila sulla puntuale osservanza delle disposizioni impartite.







q. LINEE GUIDA IN MATERIA DI SICUREZZA PER I DOCENTI

33

Vengono di seguito indicate le misure operative da adottare per garantire la sicurezza dei dati personali :

- Custodire in apposito armadio dotato di serratura nella stanza individuata i seguenti documenti:

1. Registro personale;

2. Certificati medici esibiti dagli alunni a giustificazione delle assenze;

3. Qualunque altro documento contenente dati personali o sensibili degli alunni.

- Verificare la corretta funzionalità dei meccanismi di chiusura dell‟armadio, segnalando tempestivamente al

responsabile di sede eventuali anomalie.

 Depositare il registro di classe, al termine delle attività didattiche giornaliere, nell‟apposito armadio dotato di

serratura nella stanza individuata .

 Seguire le istruzioni del docente responsabile dell‟aula di informatica.

 Seguire le istruzioni del docente responsabile di sede nel caso di trattamento dei dati personali per fini

diversi da quelli relativi ai punti 1 e 2.

 Tutte le comunicazioni indirizzate agli uffici della sede centrale, ad altro personale della scuola e al

dirigente scolastico debbono essere consegnate in busta chiusa al responsabile di sede o al protocollo della sede

centrale. Non è consentito, se non espressamente autorizzato, l‟utilizzo del fax, della posta elettronica e dei

collegamenti alla rete internet per il trattamento dei dati personali.

Per i docenti che utilizzano i laboratori con connessioni Internet (nel caso di trattamento di dati personali) e per i



responsabili delle aule informatiche.



Seguire le seguenti istruzioni operative per l‟utilizzo dei personal computers ;

 Non lasciare floppy disk, cartelle o altri documenti a disposizione di estranei;

 Non consentire l‟accesso ai dati a soggetti non autorizzati;

 Riporre i supporti in modo ordinato negli appositi contenitori e chiudere a chiave classificatori e armadi dove

sono custoditi;

 Scegliere una password con le seguenti caratteristiche:

1. originale

2. composta da otto caratteri

3. che contenga almeno un numero

4. che non sia facilmente intuibile, evitando il nome proprio, il nome di congiunti, date di nascita e comunque

riferimenti alla propria persona o lavoro facilmente ricostruibili;

 curare la conservazione della propria password ed evitare di comunicarla ad altri;

 cambiare periodicamente (almeno una volta ogni tre mesi) la propria password;

 modificare prontamente (ove possibile) la password assegnata dal custode delle credenziali;

 trascrivere su un biglietto chiuso in busta sigillata e controfirmata la nuova password e consegnarla al custode

delle credenziali;

 spegnere correttamente il computer al termine di ogni sessione di lavoro;

 non abbandonare la propria postazione di lavoro senza aver spento la postazione di lavoro o aver inserito uno

screensaver con password;

 comunicare tempestivamente al Titolare o al Responsabile qualunque anomalia riscontrata nel funzionamento

del computer;

 utilizzare le seguenti regole per la posta elettronica:

1. non aprire documenti di cui non sia certa la provenienza;

2. non aprire direttamente gli allegati ma salvarli su disco e controllarne il contenuto con un antivirus

3. controllare accuratamente l‟indirizzo dei destinatario prima di inviare dati personali



r.LINEE GUIDA IN MATERIA DI SICUREZZA PER IL COLLABORATORE SCOLASTICO



Vengono di seguito indicate le misure operative da adottare per garantire la sicurezza dei dati personali :

(collaboratore scolastico in servizio nelle sedi ed ai piani)

1 Accertarsi che al termine delle lezioni non restino incustoditi i seguenti documenti, segnalandone

tempestivamente l‟eventuale presenza al responsabile di sede e provvedendo temporaneamente alla loro

custodia:

- Registro personale dei docenti

- Registro di classe

- Certificati medici esibiti dagli alunni a giustificazione delle assenze

- Qualunque altro documento contenente dati personali o sensibili degli alunni o dei

docenti







34

2 Accertarsi che al termine delle lezioni tutti i computer dell‟aula di informatica siano spenti e che non siano

stati lasciati incustoditi floppy disk, cartelle o altri materiali, in caso contrario segnalarne

tempestivamente la presenza al responsabile di laboratorio o di sede e provvedendo temporaneamente alla

loro custodia.



3 Verificare la corretta funzionalità dei meccanismi di chiusura di armadi che custodiscono dati personali ,

segnalando tempestivamente al responsabile di sede eventuali anomalie.



4 Procedere alla chiusura dell‟edificio scolastico accertandosi che tutte le misure di protezione dei locali

siano state attivate.

(collaboratori scolastici in servizio negli uffici di segreteria e nell‟ufficio fotocopie)

5 Effettuare esclusivamente copie fotostatiche di documenti per i quali si è autorizzati.

6 Non lasciare a disposizione di estranei fotocopie inutilizzate o incomplete di documenti che contengono

dati personali o sensibili ma accertarsi che vengano sempre distrutte.

7 Non lasciare incustodito il registro contenente gli indirizzi e i recapiti telefonici del personale e non

annotarne il contenuto sui fogli di lavoro.

8 Non abbandonare la postazione di lavoro per la pausa o altro motivo senza aver provveduto a custodire in

luogo sicuro i documenti trattati.

9 Non consentire che estranei possano accedere ai documenti dell‟ufficio o leggere documenti contenenti

dati personali o sensibili.

10 Segnalare tempestivamente al Responsabile del trattamento (DSGA ) la presenza di documenti incustoditi

e provvedere temporaneamente alla loro custodia.

11 Procedere alla chiusura dei locali non utilizzati in caso di assenza del personale.

12 Procedere alla chiusura dei locali di segreteria accertandosi che siano state attivate tutte le misure di

protezione e che le chiavi delle stanze siano depositate negli appositi contenitori.

13 Attenersi alle direttive ricevute e non effettuare operazioni per le quali non si stati espressamente

autorizzati dal Responsabile o dal Titolare.



s.REFERENTI EDUCAZIONI





 Educazione alla legalità ins. Cocina Maria

 Educazione alla salute e all‟affettività ins. La Croce Rosalba

 Educazione Motoria ins. De Simone Ida

 Educazione Ambientale ins. Barbato Giovanna





t. R.S.U. fino alle prossime imminenti elezioni



CILENTI GIOVANNI

DE SIMONE IDA







u. GRUPPO H – COMPITI:



I membri del gruppo si incontrano con il Responsabile A.S.L., con il Dirigente Scolastico e con i genitori degli

alunni diversamente abili per









Socializzare i contenuti Avanzare eventuali problemi, Individuare forme

delle osservazioni / ipotesi percorribili e curare la costanti di

verifiche sulla documentazione diagnostica con interscambi

integrazione scolastica comunicativi con le

un‟intesa organica con l‟A.S.L

dei diversamente abili famiglie

AV 2

Si riunisce almeno due volte l‟anno



35

 COSTITUZIONE



è costituito il seguente Gruppo di lavoro GLHI per l‟integrazione degli alunni portatori di handicap a livello di

Istituto per l‟. A.S. 2011/2012







Dirigente scolastico: CIRINO MICHELE

Docenti sostegno e curriculari : ins. in attesa plesso via C.Pagano (12 ore), Barbato Giovanna, Ciancio

Rosa, Battipaglia Teresa, Calvanese Elisa, Morese Anna, Correale Maria, Cilenti Giovanni, Morese

Maria Rosaria, Strianese Antonella, Pesce Concetta, Pagano Silvia.

Operatori socio-sanitari: Assistente sociale del Comune. Referente ULSS, Enti e associazioni, equipe

multidisciplinare territoriale

GENITORI ALUNNI

v. Organizzazione, figure di sistema e articolazione del Collegio dei docenti.

Compiti, funzioni, coordinamento,funzionigramma.

Anno scolastico 2011/2012.



Allo scopo di ottimizzare l‟attività decisionale del Collegio dei docenti, di assicurare una circolare e

puntuale informazione nonché di rendere più concreta e trasparente l‟azione dei singoli e dei gruppi, si trasmette,

anche alla luce di precedenti delibere del Collegio congiunto, l‟organigramma/funzionigramma del Circolo.



1.Consigli di intersezione, di interclasse : compiti e funzioni come da vigente normativa (vedi anche Piano

annuale,e Circolari interne specifiche, Pof 2011/2012);



2.Commissioni interne al Collegio :

 Commissioni POF

 Commissione continuità

 Commissione ricerca e sviluppo

 Commissione Integrazione e recupero

 Nucleo di valutazione (MR.Morese, A.Ferrentino, M.Lucia, A.Bottiglieri)

 COMITATO DI VALUTAZIONE

Morese Maria Rosaria

Ciancio Rosa

Bottiglieri Angelina

Barbato Giovanna



Supplenti

 Petrillo Carmela



 Commissione progetto qualità

Le Commissioni hanno lavorato per

a) Elaborazione curricoli, esplicitazione traguardi, conoscenze, competenze, nuclei

fondanti, nodi epistemologici;

b) Definizione indicatori, criteri di orientamento didattico e progettuale

c) Progettazione azioni di ricerca educativa e didattica.

d) Elaborare il POF

3. Staff di direzione: Responsabili di plesso, Funzioni Strumentali, Collaboratori Ds, Dirigente Scolastico, DSGA.

Impegni come da delega







4. Gestione coordinamento Biblioteche-Mediateche e laboratori

Ins. A. Ferrentino plesso via Ponte LMM - FAS

Ins. M.R. Morese plesso via Ferrentino LMM

Ins. C. Petrillo plesso di via Ponte FESR

Ins. A. Morese plesso di via Ponte FESR Scientifico

Ins. A. Ferrentino plesso di via Ponte FESR Musicale



36

5. Funzioni Strumentali:

Area 1 Ins. Celotto Rita

Area 2 Ins. Ferrentino Antonio

Area 3 Ins. Vincenza Bruno

Area 4 Ins. Adinolfi Anna

Area 5 Inss. Bottiglieri Angelina







6. Collaboratori D.S.: 1. M.R. Morese 2. A. Ferrentino



7. Coordinatori di plesso:

1. 1.M.R. Morese Primaria via Ferrentino

2. M. Ianniciello Primaria via Ponte

3. A. Adinolfi Infanzia via Berlinguer

4. R. Ciancio Infanzia via Pagano

5. R.Tornese Infanzia via Ferrentino







8. Organigramma Sicurezza

 Datore di lavoro: Michele Cirino

 RSPP ing. N. Iannuzzi

 RLS Ins. Giovanni Cilenti

 Gruppo di Coordinatore sicurezza Inss. Giovanni Cilenti, Barbato Giovanna, Ida De Simone.

 Servizio prevenzione e Protezione: figure individuate come da nomina del DS, individuazione

presente nei rispettivi Piani di evacuazione e nel POF medesimo.







9. Gruppi H: docenti di sostegno + coordinatori/docenti curricolari delle classi con alunno

H (come da decreto) e come nel POF medesimo.



10 Referenti:

 Ed. alla legalità: ins. Cocina Maria

 Ed. Motoria: ins. Ida De Simone

 Ed. Ambientale: ins. Barbato Giovanna

 Ed. alla salute e all‟affettività: ins. La Croce Rosalba

 Coordinamento scuola dell‟Infanzia e referente relativi progetti: ins. Anna Adinolfi



11. Inss. impegnati in orario curriculari su progettazioni di Circolo



 Coordinatrice visite guidate: Rita Celotto.

 Giffoni Film Festival, Fasolino Elisa coordinatrice con l‟ausilio di almeno tre docenti..

 Furbo chi legge (inss. con ore in eccedenza nei plessi di scuola Primaria del Circolo che hanno dato

adesione)

 Cineforum: Fasolino Elisa, Ferrentino Antonio.

 Visite guidate: Responsabili di plesso, Rita Celotto, supporto alla realizzazione progettuale Giovanna

Barbato.

 Petrillo Carmela: Furbo chi legge e riordino mediateca.

 Petrillo Carmela: Progetto “Amico libro”

 Progetto qualità, Polo di Napoli: Rita Celotto, Fasolino Elisa, Barbato Giovanna, Fimiani Francesca e

FFSS.

 Invalsi: referente Angelina Bottiglieri.

 Giornale di Circolo: Ida De Simone, D‟Angelo Daniela, Maiorano Giovanna, Siano Concetta, Adinolfi

Anna, Pesce Silvana.

 Sito WEB di Circolo: Anna Re, Strianese Antonella, Antonio Ferrentino, D‟Angelo Daniela, Barbato

Giovanna, Adinolfi Anna, Pesce Silvana.

 Progetti ASL Alimentazione. Referente ins. La Croce.

 Progetto Scuolaperte Campania: Antonio Ferrentino, Giovanni Cilenti.

 Differenziamola anche a scuola “Scuolambiente” ins. Giovana Barbato;

37

 Trinity: ins. Antonietta Trezza

 Progetti Lingua Inglese: Anna Re, Carmela Petrillo, Vincenza Bruno.

 Progetto accoglienza: Anna Adinolfi.









Il presente organigramma e funzionigramma darà l‟input, in concertazione con tutti i docenti, all‟azione educativa e

didattica del circolo, alla sua gestione e al miglioramento dell‟offerta formativa.









38

z. CONSIGLIO DI CIRCOLO

Consiglio di Circolo

PRINCIPALI COMPITI E FUNZIONI

Il consiglio di Circolo elabora e adotta gli indirizzi generali e determina le forme di autofinanziamento della scuola.

Delibera il bilancio preventivo e il conto consuntivo e stabilisce come impiegare i mezzi finanziari per il

funzionamento amministrativo e didattico.

Spetta al consiglio l'adozione del Regolamento interno di Istituto, l'acquisto, il rinnovo e la conservazione di tutti

i beni necessari alla vita della scuola, la decisione in merito alla partecipazione dell'istituto ad attività culturali,

sportive e ricreative, nonché allo svolgimento di iniziative assistenziali.

Fatte salve le competenze del collegio dei docenti e dei consigli di classe, ha potere deliberante sull'organizzazione

e la programmazione della vita e dell'attività della scuola, nei limiti delle disponibilità di bilancio, per quanto

riguarda i compiti e le funzioni che l'autonomia scolastica attribuisce alle singole scuole.

In particolare adotta il Piano dell'offerta formativa elaborato dal collegi dei docenti.

Inoltre il consiglio di Circolo indica i criteri generali relativi alla formazione delle classi, all'assegnazione dei

singoli docenti, e al coordinamento organizzativo dei consigli di classe. Esprime parere sull'andamento generale,

didattico ed amministrativo dell'istituto, stabilisce i criteri per l'espletamento dei servizi amministrativi ed

esercita le competenze in materia di uso delle attrezzature e degli edifici scolastici.



Composizione del Consiglio di Circolo.



Nelle scuole con popolazione scolastica superiore a 500 alunni è costituito da 19 componenti, di cui 8

rappresentanti del personale docente, 2 rappresentanti del personale amministrativo, tecnico-ausiliario, 8

rappresentanti dei genitori degli alunni, il dirigente scolastico. Il consiglio di Circolo è presieduto da uno dei

membri, eletto tra i rappresentanti dei genitori degli alunni. I membri del consiglio di istituto rimangono in carica

per tre anni scolastici.





COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI CIRCOLO









39

TREZZA LUISA genitore PRESIDENTE

DEL REGNO ANNA genitore Vice PRESIDENTE

FASOLINO M.ANTONIETTA genitore Componente

D’AURELIO BRIGIDA genitore Componente

DE MARINO ALBERTO genitore Componente

GALOTTO GIOVANNI genitore Componente

MOSCATIELLO ANIELLO genitore Componente

ATTANASIO UMBERTO genitore Componente

ADINOLFI ANNA docente Componente

FERRENTINO ANTONIO docente Componente

MORESE MARIA ROSARIA docente Componente

PETRILLO CARMELA docente Componente

RE ANNA docente Componente

SABATINO ANNAMARIA docente Componente

STRIANESE ANTONELLA docente Componente

TREZZA ANTONIETTA docente Componente

ATTANASIO FRANCESCO ATA Componente

CAIAZZA CARMINE ATA Componente







x. GIUNTA ESECUTIVA







 PRESIDENTE: Dirigente Scolastico prof. Michele Cirino

 SEGRETARIO: Direttore Servizi Amm.vi e Gen.li rag. Antonia De Lista

 COMPONENTE: Rappresentante personale A.T.A. coll. Franco Attanasio

 COMPONENTE: Rappresentante personale docente ins. Maria R. Morese

 COMPONENTE: Rappresentante dei genitori sig.Galotto Giovanni

 COMPONENTE: Rappresentante dei genitori sig. M.A. Fasolino









Principali compiti e funzioni



Il Consiglio di Istituto elegge al suo interno la Giunta esecutiva. La Giunta prepara i lavori del consiglio di istituto,

fermo restando il diritto di iniziativa del consiglio stesso, e cura l'esecuzione delle relative delibere.

Entro il 31 ottobre ha il compito di proporre al Consiglio di istituto il programma delle attività finanziarie della

istituzione scolastica, accompagnato da un'apposita relazione e dal parere di regolarità contabile del Collegio dei

revisori.

Nella relazione, su cui il consiglio dovrà deliberare entro il 15 dicembre dell'anno precedente quello di riferimento,

sono illustrati gli obiettivi da realizzare e l'utilizzo delle risorse in coerenza con le indicazioni e le previsioni del

Piano dell'offerta formativa, nonché i risultati della gestione in corso e quelli del precedente esercizio finanziario.









40

CAP: IV UTILIZZAZIONE DOCENTI ORGANICO

FUNZIONALE

Insegnanti che operano nel circolo:

n. 28 per la scuola primaria,

n. 21 per la scuola dell‟infanzia.



a. SCUOLA DELL‟INFANZIA

Sezioni del Circolo

PLESSI SEZIONI INSEGNANTI

6 curriculari

1 Religione Cattolica

VIA FERRENTINO 3 sezioni

1 ins. di sostegno

Totale: n. 7+ rc

6 curriculari

1 Religione Cattolica

VIA PAGANO 3 sezioni 1 ins. Di sostegno

(parte quota orario 0,50)

Totale: n. 7+ rc

6 curriculari

VIA BERLINGUER 1 Religione Cattolica (parte

3 sezioni

quota orario)

Totale: n. 6 + rc

3 9 21







SCUOLA DELL‟INFANZIA VIA PAGANO

Orario di funzionamento dal lunedì al venerdì dalle ore 8,30 alle ore 16,30 (delibera collegio docenti

2/09/2011)



SEZIONI DOCENTI

I 1. FIMIANI FRANCESCA 2. ZARRELLA CONSIGLIA

II 1.SABATINO ANNAMARIA 2. STANZIONE RAFFAELLA

III 1.BARBATO GIOVANNA 2. CIANCIO ROSA

SOSTEGNO Ins. Incaricata graduatorie esaurimento spezzone 12 ore

RELIGIONE AVALLONE FILOMENA



SCUOLA DELL‟INFANZIA VIA FERRENTINO

Orario di funzionamento: dal lunedì al venerdì ore 8.30 - 16.30 (delibera collegio docenti 2/09/2011



SEZIONI DOCENTI

I 1. DI DOMENICO MARIA 2. PAGANO ELENA

II 1. PORCELLI CONCETTA 2. ATTANASIO IMMACOLATA

III 1. PESCE CONCETTA 2. PAGANO SILVIA

SOSTEGNO STRIANESE ANTONELLA

RELIGIONE AVALLONE FILOMENA





SCUOLA DELL‟INFANZIA VIA BERLINGUER

Orario di funzionamento: dal lunedì al venerdì ore 8.30 - 16.30 (delibera collegio docenti 2/09/2011



SEZIONI DOCENTI









41

I 1. NIZZA ANGELA 2. RISPOLI ANTONIA

II 1. ADINOLFI ANNA 2. CIRILLO ELISA

III 1. PESCE SILVANA 2. SELLITTO PASQUALINA

RELIGIONE AVALLONE FILOMENA









42

b. IMPEGNI DOCENTI DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA







n. Cognome nome Plesso e impegni



1 ADINOLFI ANNA VIA BERLINGUER



2 ATTANASIO IMMACOLATA S.M.G.



3 AVALLONE FILOMENA T.D. RELIG Tutti i plessi



4 BARBATO GIOVANNA VIA C. PAGANO



5 CIANCIO ROSA VIA C. PAGANO



6 CIRILLO ELISA VIA BERLINGUER



7 DI DOMENICO MARIA S.M.G.



8 FIMIANI FRANCESCA VIA C. PAGANO



9 NIZZA ANGELA VIA BERLINGUER



10 PAGANO ELENA S.M.G.



11 PAGANO SILVIA S.M.G.



12 PESCE CONCETTA S.M.G.



13 PESCE SILVANA VIA C. PAGANO



14 PORCELLI CONCETTA S.M.G.



15 RISPOLI ANTONIA VIA BERLINGUER



16 SABATINO ANNA MARIA VIA C. PAGANO



17 SELLITTO PASQUALINA VIA BERLINGUER



18 STANZIONE RAFFAELLA C. PAGANO



19 STRIANESE ANTONELLA SOST S.M.G.



20 ZARRELLA CONSIGLIA VIA C.PAGANO



21 sostegno VIA C.PAGANO



c. SCUOLA PRIMARIA

Classi del Circolo





PLESSI CLASSI INSEGNANTI



10 classi curriculari 13

+ 1 sostegno

1 1 Lingua inglese

VIA FERRENTINO

di via Ponte 2 Religione Cattolica (parte

= quota orario).

11 classi Totale: n. 16







43

curriculari 9

9 classi 1 sostegno

di cui 1 Lingua Inglese (parte

VIA PONTE 1 a via Ferrentino quota orario).

= 2 Religione Cattolica (parte

9 classi quota orario)

Totale: n. 12



2 19 28









FUNZIONAMENTO 8,30 – 13,30 27 ORE

(come da delibera collegio docenti 02/09/2011

Settimana corta con rientro negli ultimi sabati del mese









44

FUNZIONAMENTO 8,30 – 13,30

VIA PONTE



AREA LING. ESPRESSIVA – AREA MATEMATICO –

SCIENTIFICA-AREA STORICO –SOCIALE

MAURO LUCIA Italiano 8-Arte e imm. 1 – Matematica 5 - Sc.ze naturali e

22 ore sperimentali 2 - Storia 3 - Geografia+ ed. alla cittadinanza 2 –

Musica 1

1^ A 22 h

PETRILLO CARMELA Lingua inglese 1 -Tecnologia 1- -Corpo movimento sport 1-

3 ore 3h

FERRENTINO ANTONIO Religione 2 2h

2 ore

TOTALE TEMPO SCUOLA = 27

D’ANGELO DANIELA AREA LING. ESPRESSIVA - AREA MATEMATICO –

22 ore TECNOLOGICA- AREA STORICO –SOCIALE

Italiano 7 –Arte e imm. 1 – Matematica 6 - - Storia 3- Geografia+

ed. alla cittadinanza 2 – Musica 1 –Tecnologia 1- Corpo

movimento sport 1



2^ A 22h

PETRILLO CARMELA Lingua inglese 1 - Sc.ze naturali e sperimentali 2

3 ore 3h

FERRENTINO ANTONIO Religione 2

2 ore 2h

TOTALE TEMPO SCUOLA = 27

FIORE GRAZIA AREA LING. ESPRESSIVA - AREA MATEMATICO –

22 ore TECNOLOGICA- AREA STORICO –SOCIALE

Italiano 7 –Arte e imm. 1 – Matematica 6 - - Storia 3 - Geografia+

ed. alla cittadinanza 2 – Musica 1 –Lingua inglese 1- Corpo

movimento sport 1

2^ B

BRUNO M. VINCENZA Tecnologia 1- - Sc.ze naturali e sperimentali 2

3 ore 3h

FERRENTINO ANTONIO Religione 2

2 ore 2h

TOTALE TEMPO SCUOLA = 27

AREA LING. ESPRESSIVA – AREA STORICO –SOCIALE

MATEMATICO- SCIENTIFICA

LA CROCE ROSALBA Italiano 7 –- Arte e imm. 1 – Matematica 5 – Sc.ze naturali e

21 ore sperimentali 2 -Storia 2 – Geografia+ ed. alla cittadinanza 2 -

Musica 1- corpo movimento sport 1

A 21h

3^

BRUNO M. VINCENZA Lingua inglese 3 - Tecnologia 1-

4 ore 4h

GRIMALDI MARIA Religione 2 2h

2 ore

TOTALE TEMPO SCUOLA = 27

DESIDERIO ANNA AREA LING. ESPRESSIVA – AREA STORICO –SOCIALE

22 ore MATEMATICO- TECNOLOGICA

Italiano 7– Arte e imm. 1 – Matematica 5- Sc.ze naturali e

sperimentali 2 -Storia 2 - Geografia+ ed. alla cittadinanza 2

3^ Musica 1- corpo movimento sport 1 - Tecnologia 1

Via A. B 22h

Ferrentino TREZZA ANTONIETTA Lingua inglese 3 3h

3 ORE

GRIMALDI MARIA Religione 2 2h

2 ore

TOTALE TEMPO SCUOLA = 27

CALVANESE ELISA AREA LING. ESPRESSIVA

9 ore Italiano 7– Arte e imm. 1- Musica 1-

9h

4^ A

MORESE ANNA AREA MATEMATICO – TECNOLOGICA

6 ore Matematica 5- Tecnologia 1 6h

CORREALE MARIA AREA STORICO –SOCIALE



45

7 ore Storia 2 - Geografia+ ed. alla cittadinanza 2 - Sc.ze naturali e

sperimentali 2 - Corpo movimento sport 1 7h

PETRILLO CARMELA Lingua inglese 3 3h

3 ore

FERRENTINO ANTONIO Religione 2

2 ore 2h

BATTIPAGLIA TERESA Sostegno 22h

TOTALE TEMPO SCUOLA = 27

CALVANESE ELISA AREA LING. ESPRESSIVA

9 ore Italiano 7- Arte e imm. 1- musica 1 9h

MORESE ANNA AREA MATEMATICO – TECNOLOGICA

6 ore Matematica 5 - Tecnologia 1 6h

CORREALE MARIA AREA STORICO –SOCIALE

7 ore Storia 2 - Geografia+ ed. alla cittadinanza 2 - Sc.ze naturali e

4^ B sperimentali 2 - Corpo movimento sport 1-

- 7h

PETRILLO CARMELA Lingua inglese 3

3 ore 3h

FERRENTINO ANTONIO Religione 2

2 ore 2h

TOTALE TEMPO SCUOLA = 27

CELOTTO RITA AREA LING. ESPRESSIVA

10 ORE Italiano 7 –Arte e imm. 1 - Sc.ze naturali e sperimentali 2

10h

MORESE ANNA AREA MATEMATICO – TECNOLOGICA

6 ore Matematica 5- Musica 1

6h

BRUNO M. VINCENZA AREA STORICO –SOCIALE

5^ A

6 ORE Storia 2 - Geografia+ ed. alla cittadinanza 2 – Tecnologia – 1-

Corpo movimento sport 1- 6h

PETRILLO CARMELA Lingua inglese 3 3h

3 ore

FERRENTINO ANTONIO Religione 2

2 ore 2h

TOTALE TEMPO SCUOLA = 27

CELOTTO RITA AREA LING. ESPRESSIVA – AREA STORICO –SOCIALE

Ore 10 Italiano 7 Arte e imm. 1 –- Sc.ze naturali e sperimentali 2 -

10 h

CORREALE MARIA AREA MATEMATICO – TECNOLOGICA

6 ore Matematica 5 - Musica 1 6 h

BRUNO M. VINCENZA AREA STORICO –SOCIALE

5^ B 6 ORE Storia 2 - Geografia 2 – Corpo movimento sport 1- Tecnologia 1

6h

PETRILLO CARMELA Lingua inglese 3 3h

3 ore

FERRENTINO ANTONIO Religione 2

2 ore 2h

TOTALE TEMPO SCUOLA = 27



PETRILLO CARMELA (lingua Inglese) 18 ore (1^A- 2^A - 4^A- 4^B. 5^A- 5B) .



FERRENTINO ANTONIO ( Religione Cattolica) 14 ore a Via Ponte (1^A -2^A - 2^B- 4^A-4^B- 5^A-

5^B/).



TREZZA ANTONIETTA (Lingua Inglese) 3 ore a via Ferrentino (3^B di via Ponte dislocata in via

Ferrentino.)



GRIMALDI MARIA (Religione Cattolica) 2 ore (3^A) (3^B dislocata a via Ferrentino)



TOTALE ORE DI ECCEDENZA: 19 .

La Croce 1 / Calvanese 4/ Morese A. 3/ Correale 2 / Celotto 2/ Bruno 3/ Petrillo 4 .

46

VIA A. FERRENTINO

Classe Sez. Docenti Materie e aree di insegnamento

AREA LING. ESPRESSIVA – MATEMATICO- SCIENTIFICA

BOTTIGLIERI ANGELINA Italiano 8 -Arte e imm. 1 – Matematica 5 - Sc.ze naturali e

18 ore sperimentali 2 - Musica 1- Corpo movimento1

18h

AREA STORICO –SOCIALE- TECNOLOGICA

FASOLINO ELISA Tecnologia 1- Storia 3 - Geografia+ ed. alla cittadinanza 2

1^ A 6 ore

6h

TREZZA ANTONIETTA Lingua inglese 1

1 ora 1h

GRIMALDI MARIA Religione 2

2 ore 2h

TOTALE TEMPO SCUOLA = 27 ore

AREA LING. ESPRESSIVA –AREA MATEMATICO-

SCIENTIFICA

RE ANNA Italiano 8 –Arte e imm. 1 – Matematica 5- Sc.ze naturali e

19 ore sperimentali 2 - Lingua inglese 1- Musica 1- Corpo movimento1

19h

1^ B AREA STORICO –SOCIALE- TECNOLOGICA

FASOLINO ELISA Tecnologia 1- Storia 3 - Geografia+ ed. alla cittadinanza 2

6 ore

6h

GRIMALDI MARIA Religione 2

2 ore 2h

TOTALE TEMPO SCUOLA = 27 ore

AREA LING. ESPRESSIVA – AREA STORICO –SOCIALE

MATEMATICO- TECNOLOGICA

SORIENTE GUSEPPINA Italiano 7– Arte e imm. 1 – Matematica 6- Sc.ze naturali e

sperimentali 2 -Storia 2 - Geografia+ ed. alla cittadinanza 2 Corpo

21 ore movimento sport 1 -

21h

DE SIMONE IDA Tecnologia 1 - Musica 1

2^ A 2 ore 2h

TREZZA ANTONIETTA Lingua inglese 2

2 ore 2h

GRIMALDI MARIA Religione 2

2 ore 2h

TOTALE TEMPO SCUOLA = 27 ore

AREA LING. ESPRESSIVA – AREA STORICO –SOCIALE

MATEMATICO- TECNOLOGICA

SIANO CONCETTA Italiano 7– Arte e imm. 1 – Matematica 6- Sc.ze naturali e

21 ore sperimentali 2 -Storia 2 - Geografia+ ed. alla cittadinanza 2 Corpo

movimento sport 1 -

21 h

BRUNO CARMELA Tecnologia 1 - Musica 1

2^ B

2 ore 2h

TREZZA ANTONIETTA Lingua inglese 2

2 ore 2h

GRIMALDI MARIA Religione 2

2 ore 2h

TOTALE TEMPO SCUOLA = 27

AREA LING. ESPRESSIVA- AREA MATEMATICO-

TECNOLOGICA- AREA STORICO –SOCIALE-

MORESE MARIA ROSARIA Italiano 7 –Arte e imm. 1 - Matematica 5- Storia 2 - Geografia+

19 ore ed. alla cittadinanza 2 - Corpo movimento sport 1 – - Musica1

3^ A

19h

FASOLINO MARIA AREA TECNOLOGICA- SCIENTIFICA

3 ore Sc.ze naturali e sperimentali 2 - Tecnologia 1

47

TREZZA ANTONIETTA Lingua inglese 3

3 ore 3h

FERRENTINO ANTONIO Religione 2

2 ore 2h

CILENTI GIOVANNI Sostegno

22 ore

TOTALE TEMPO SCUOLA = 27

AREA LING. ESPRESSIVA- AREA MATEMATICO-

TECNOLOGICA- AREA STORICO –SOCIALE-

COCINA MARIA Italiano 7 –Arte e imm. 1 - Matematica 5- Storia 2 - Geografia+ ed.

19 ore alla cittadinanza 2 - Corpo movimento sport 1 – Musica1

19h

AREA TECNOLOGICA-SCIENTIFICA

FASOLINO MARIA Sc.ze naturali e sperimentali 2 - Tecnologia 1

3^ B 3 ore

3h

TREZZA ANTONIETTA Lingua inglese 3

3 ore 3h

FERRENTINO ANTONIO Religione 2

2 ore 2h

TOTALE TEMPO SCUOLA = 27

DESIDERIO ANNA AREA LING. ESPRESSIVA – AREA STORICO –SOCIALE

22 ore MATEMATICO- TECNOLOGICA

Italiano 7– Arte e imm. 1 – Matematica 5- Sc.ze naturali e

sperimentali 2 -Storia 2 - Geografia+ ed. alla cittadinanza 2

Musica 1- corpo movimento sport 1 - Tecnologia 1

3^

Via Ponte

B 22h

TREZZA ANTONIETTA Lingua inglese 3 3h

3 ORE

GRIMALDI MARIA Religione 2 2h

2 ore

TOTALE TEMPO SCUOLA = 27

AREA LING. ESPRESSIVA

BRUNO CARMELA Italiano 7 –Arte e imm. 1- Sc.ze naturali e sperimentali 1-

9 ore

9h

AREA MATEMATICO- TECNOLOGICA

FASOLINO MARIA Matematica 6 – Musica1

7 ore

7h

4^ A AREA STORICO –SOCIALE

CRISCUOLO ANNA IDA Storia 2 - Geografia+ ed. alla cittadinanza 2 - Corpo movimento

9 ore sport1 – Tecnologia 1 - Lingua inglese 3

9h

FERRENTINO ANTONIO Religione 2

2 ore 2h

TOTALE TEMPO SCUOLA = 27

AREA LING. ESPRESSIVA

BRUNO CARMELA Italiano 7 - Arte e imm. 1- Sc.ze naturali e sperimentali 1

9 ore

9h

AREA MATEMATICO- TECNOLOGICA

FASOLINO MARIA Matematica 6 - Musica1

7 ore

7h

4^ B AREA STORICO –SOCIALE

CRISCUOLO ANNA IDA Storia 2 - Geografia+ ed. alla cittadinanza 2 - Corpo movimento

9 ore sport1 – Tecnologia 1 - Lingua inglese 3

9h

FERRENTINO ANTONIO Religione 2

2 ore 2h

TOTALE TEMPO SCUOLA = 27

DE SIMONE IDA AREA LING. ESPRESSIVA

9 ore Italiano 7 – Arte e imm. 1- Corpo movimento sport1

5^ A 9h

MAIORANO GIOVANNA AREA MATEMATICO- TECNOLOGICA - AREA STORICO –

13 ore SOCIALE

48

Matematica 5 - Sc.ze naturali e sperimentali 2- Storia 2 -

Geografia+ ed. alla cittadinanza 2 - Musica 1 –Tecnologia 1

13h

TREZZA ANTONIETTA Lingua inglese 3

3 ore 3h

GRIMALDI MARIA Religione 2

2 ore 2h

TOTALE TEMPO SCUOLA = 27

DE SIMONE IDA AREA LING. ESPRESSIVA

9 ore Italiano 7 -Arte e imm.1- Corpo movimento sport1

9h

AREA MATEMATICO- TECNOLOGICA

MAIORANO GIOVANNA Matematica 5 - Sc.ze naturali e sperimentali 2- Musica1

8 ore

8h

AREA STORICO –SOCIALE

5^ B FASOLINO ELISA Storia 2 - Geografia+ ed. alla cittadinanza 2 - Tecnologia 1

5 ore

5h

TREZZA ANTONIETTA Lingua inglese 3

3 ore 4h

GRIMALDI MARIA Religione 2

2 ore 2h

TOTALE TEMPO SCUOLA = 27









d. Ore di insegnamento. Ore a disposizione

(sostituzioni/macroprogettazioni/recupero/integrazione)



DOCENTI SCUOLA PRIMARIA



DOCENTI SCUOLA PRIMARIA

Impegno Ore a disposizione

(sostituzioni/

N. COGNOME E NOME PLESSO

macroprogettazioni/

recupero/ integrazione)



1 BATTIPAGLIA TERESA SOST VIA PONTE



2 BOTTIGLIERI ANGELINA S.M.G.



3 BRUNO CARMELA S.M.G.



4 BRUNO MARIA VINCENZA VIA PONTE



5 CALVANESE ELISA VIA PONTE



6 CELOTTO RITA VIA PONTE



7 CILENTI GIOVANNI SOST S.M.G.



8 COCINA MARIA S.M.G.



9 CORREALE MARIA VIA PONTE



10 CRISCUOLO ANNA IDA S.M.G.



11 D’ANGELO DANIELA VIA PONTE



49

12 DE SIMONE IDA S.M.G.



13 DESIDERIO ANNA S.M.G.



14 FASOLINO ELISA S.M.G.



15 FASOLINO MARIA S.M.G.



16 FERRENTINO ANTONIO REL. R.O. S.M.G.



17 FIORE GRAZIA VIA PONTE



18 GRIMALDI MARIA REL. R. O. S.M.G. - PONTE



19 LA CROCE ROSALBA S.M.G.



20 MAIORANO GIOVANNA S.M.G.



21 MAURO LUCIA VIA PONTE



22 MORESE ANNA VIA PONTE



23 MORESE MARIA ROSARIA S.M.G.



24 PETRILLO CARMELA INGL. VIA PONTE



25 RE ANNA S.M.G.



26 SIANO CONCETTA S.M.G.



27 SORIENTE GIUSEPPINA S.M.G.



28 TREZZA ANTONIETTA INGL S.M.G.









e.COMITATO DI VALUTAZIONE INSEGNANTI DEL CIRCOLO









MEMBRI EFFETTIVI MEMBRI SUPPLENTI



MORESE MARIA ROSARIA PETRILLO CARMELA

CIANCIO ROSA

BOTTIGLIERI ANGELINA

BARBATO GIOVANNA





f. POPOLAZIONE SCOLASTICA ALUNNI aggiornata al 31 agosto 2011





POPOLAZIONE SCOLASTICA ALUNNI

PRIMARIA VIA FERRENTINO

A.S. 2011/2012



50

classe sez N° alunni N° alunni H



1^ A 25



1^ B 25



2^ A 18



2^ B 19





3^ A 19 1



3^ B 18



4^ A 17



4^ B 20 1



5^ A 20



5^ B 21



TOTALE 202 2









SCUOLA PRIMARIA VIA PONTE

classe sez N° alunni N° alunni H



1^ A 16



1^ B



2^ A 20



2^ B 17



3^ A 16 1



3^ B 15



4^ A 17



4^ B 21



5^ A 20



5^ B 20



TOTALE 162 1









Scuola dell‟infanzia via Pagano

Sezione N° alunni Anno di nascita N° alunni H



I 21





51

II 25



III 25 1



TOTALE 71









Scuola dell‟infanzia Via Berlinguer

Sezione N° alunni Anno di nascita N° alunni H



I 28



II 23



III 21



TOTALE 71









Scuola dell‟Infanzia via Ferrentino

Sezione N° alunni Anno di nascita N° alunni H



I 20



II 19



III 17 1



TOTALE 56









Totale alunni scuola elementare n° 364

Totale alunni scuola dell’infanzia n° 198

Totale alunni disabili scuola elementare n° 3

Totale alunni disabili scuola dell’infanzia n° 2



TOTALE ALUNNI DEL CIRCOLO 562

g. UFFICIO DI DIREZIONE E SEGRETERIA

ORGANIZZAZIONE SERVIZI AMMINISTRATIVI



Area 1 – Finanziaria-Direttore Servizi Gene.li e Amm.vi DE LISTA ANTONIA

Area 2 – Personale docente-Ass.te Amm.vo RICCIO CARMELA

Area 3 – Assistente Amministrativo CARRATU‟ NICOLA

Area 4 – Assistente Amministrativo CALDARESE MADDALENA







SERVIZI AMMINISTRATIVI



La scuola individua i seguenti fattori di qualità dei servizi:



52

 Celerità delle procedure;

 Trasparenza dei servizi di segreteria;

 Informatizzazione delle procedure;

 Tempi minimi di attesa agli sportelli;

 Orario di ufficio stabilito.



P R O C E D U R E



1. La distribuzione dei moduli di iscrizione e di copia del Piano dell‟offerta Formativa è effettuata a vista nei

giorni previsti, in orario stabilito e pubblicizzato in modo efficace.

1. La consegna agli Uffici di segreteria del modulo sottoscritto per l‟iscrizione, rappresenta la stipula del

contratto formativo con alunni e genitori, secondo i criteri previsti dal Piano dell‟Offerta Formativa.

2. La segreteria garantisce lo svolgimento immediato della procedura di iscrizione alla consegna della

domanda corredata dei vari documenti occorrenti; tale prassi non può essere operabile in presenza di

documentazione incompleta.

3. Il rilascio dei certificati effettuato nell‟orario prestabilito di apertura della segreteria al pubblico, di

norma immediato; per gli atti che richiedono ricerche di archivio, il tempo massimo per il loro rilascio è di

tre giorni lavorativi.

4. Gli attestati sono consegnati a vista tre giorni dopo pubblicazione mediante affissione dei risultati finali.

5. I documenti di valutazione saranno consegnati dal Dirigente Scolastico o da un suo delegato entro cinque

giorni dalla pubblicazione mediante affissione dei risultati finali.

6. Gli uffici di segreteria garantiscono il seguente orario di ricevimento:

tutti i giorni feriali dalle ore 9.30 alle ore 12,30 e durante i periodi di attività didattiche.



7. Gli uffici di segreteria ricevono le comunicazioni di assenza da parte del personale docente e A.T.A. dalle

ore 7,30 di ogni giorno.

8. IL Dirigente Scolastico riceve dal Lunedì al Venerdì dalle ore 9.30 alle ore 12,30 previo appuntamento.



La scuola assicura all‟utenza la tempestività del contatto attraverso:

 Telefono 081 933911 e Fax – 081 9367282

 e –mail – saee@ istruzione.it



Inoltre sono consultabili nell‟atrio della scuola:

 Atti del Consiglio di Circolo;

 Copie conformi dei verbali del Collegio dei Docenti;

 Eventuali graduatorie del personale docente e non docente (sede centrale);

 Circolari







Ulteriori disposizioni

Gli alunni entrano al suono della campanella, vigilati dal personale ausiliario; eccezionalmente i ritardatari,

accompagnati dai genitori e giustificati dal Dirigente Scolastico ( o suo delegato) possono essere ammessi in classe.

E‟ autorizzata l‟uscita anticipata agli alunni che la richiedono solo in caso di estrema necessità, se prelevati da

un genitore ( identificato debitamente attraverso un documento di riconoscimento) e sempre previa autorizzazione

del Dirigente Scolastico (o suo delegato).



Il personale ausiliario, responsabile dell‟ordine e della pulizia del piano cui è assegnato, controllerà che nei

corridoi e nei bagni non sostino gruppi di alunni .

Gli alunni e le famiglie sono invitati ad evitare assenze, ingressi in ritardo ed uscite anticipate non determinati

da gravi motivi.

E‟ prevista una pausa ricreativa per gli alunni, sotto stretta sorveglianza dell‟insegnante.

Il servizio di pulizia locali è assicurato, oltre che dal personale ausiliario e collaboratore scolastico da ex LSU

della Ditta Cooperativa MANITAL.







h. PERSONALE COLLABORATORE SCOLASTICO

SCUOLA PRIMARIA

VIA FERRENTINO :

ATTANASIO FRANCESCO coll. Scolastico

53

TROTTA RAFFAELE coll. Scolastico

MOLINARO ANNUNZIATA LSU

PADOVANO NICOLA LSU

MANZO ALFREDO LSU





VIA PONTE:

FILIPPO CONSIGLIA coll. Scolastico

BATTIPAGLIA ANTONIO LSU



SCUOLA DELL’INFANZIA

VIA FERRENTINO :

PEPE LUISA coll. scolastico

CAIAZZA CARMINE coll. scolastico





VIA PAGANO: VIA BERLINGUER:

DI BENEDETTO MARIA coll. Scolastico ODDONE GIUSEPPINA coll. Scolatico

ESPOSITO MARIA coll. Scolastico ALIBERTI FRANCO coll. Scolatico



i. Scelte educative ed organizzative per allievi diversamente abili

e integrazione di quelli di diversa etnia. Circolare ministeriale.

Con l‟autonomia funzionale di cui alla Legge 59/1997, le istituzioni scolastiche hanno acquisito la personalità

giuridica e dunque è stato loro attribuito, nei limiti stabiliti dalla norma, il potere discrezionale tipico delle

Pubbliche Amministrazioni. Ne consegue che la discrezionalità in parola, relativa alle componenti scolastiche

limitatamente alle competenze loro attribuite dalle norme vigenti, ed in particolare nell‟ambito dell‟autonomia

organizzativa e didattica, dovrà essere esercitata tenendo debitamente conto dei principi inerenti le previsioni di

legge concernenti gli alunni con disabilità. La citata discrezionalità dovrà altresì tenere conto del principio di

logicità congruità,il cui giudizio andrà effettuato in considerazione dell‟interesse primario da conseguire, ma

naturalmente anche degli interessi secondari e delle situazioni di fatto.

Si ribadisce, inoltre, che le pratiche scolastiche in attuazione dell‟integrazione degli alunni con disabilità, pur nella

considerazione dei citati interessi secondari e delle citate situazioni di fatto, nel caso in cui non si conformassero

immotivatamente all‟interesse primario del diritto allo studio degli alunni in questione, potrebbero essere

considerati atti caratterizzati da disparità di trattamento.

Tale violazione è inquadrabile in primo luogo nella mancata partecipazione di tutte le componenti scolastiche al

processo di integrazione, il cui obiettivo fondamentale è lo sviluppo delle competenze dell‟alunno negli

apprendimenti, nella comunicazione e nella relazione, nonché nella socializzazione, obiettivi raggiungibili attraverso

la collaborazione e il coordinamento di tutte le componenti in questione nonché dalla presenza di una pianificazione

puntuale e logica degli interventi educativi, formativi, riabilitativi come previsto dal P.E.I.

In assenza di tale collaborazione e coordinamento, mancanza che si esplica in ordine ad atti determinati da una

concezione distorta dell‟integrazione, verrebbe a mancare il menzionato corretto esercizio della discrezionalità.

1. Il ruolo del dirigente scolastico

Le seguenti indicazioni non intendono ripetere gli adempimenti previsti per il Dirigente scolastico nel processo di

integrazione, tra l'altro già presenti in molti documenti che definiscono Accordi di programma o in Linee Guida per

l'integrazione degli alunni con disabilità realizzate da Uffici Scolastici Regionali o Provinciali. Si intende invece

dare delle direttive generali sulla base delle quali assicurare, pur in presenza di situazioni territoriali diverse e

complesse, l‟effettività del diritto allo studio degli alunni con disabilità, mediante risposte adeguate ai loro bisogni

educativi speciali.

1.1. Leadership educativa e cultura dell‟integrazione

Il Dirigente scolastico è il garante dell‟offerta formativa che viene progettata ed attuata dall‟istituzione

scolastica: ciò riguarda la globalità dei soggetti e, dunque, anche gli alunni con disabilità.

Il Piano dell‟Offerta Formativa (POF) è inclusivo quando prevede nella quotidianità delle azioni da compiere, degli

interventi da adottare e dei progetti da realizzare la possibilità di dare risposte precise ad esigenze educative

individuali; in tal senso, la presenza di alunni disabili non è un incidente di percorso, un„emergenza da presidiare, ma

un evento che richiede una riorganizzazione del sistema già individuata in via previsionale e che rappresenta

un‟occasione di crescita per tutti.

L‟integrazione/inclusione scolastica è, dunque, un valore fondativo, un assunto culturale che richiede una vigorosa

leadership gestionale e relazionale da parte del Dirigente Scolastico, figura-chiave per la costruzione di tale

54

sistema. La leadership dirigenziale si concretizza anche mediante la promozione e la cura di una serie di iniziative

da attuarsi di concerto con le varie componenti scolastiche atte a dimostrare l‟effettivo impegno del Dirigente e

dell'istituzione scolastica in tali tematiche (come per esempio corsi di formazione, programmi di miglioramento del

servizio scolastico per gli alunni con disabilità, progetti, iniziative per il coinvolgimento dei genitori e del territorio,

costituzioni di reti di scuole per obiettivi concernenti l‟inclusione, partecipazione agli incontri di GLHO, istituzione

del GLH di Istituto, favorire la continuità educativo-didattica, programmi di miglioramento del servizio scolastico

per gli alunni con disabilità, partecipazione alla stipula di Accordi di programma a livello dei piani di zona, di cui

all‟art 19 L.n. 328/00, direttamente o tramite reti di scuole, ecc.).

L'autonomia funzionale delle istituzioni scolastiche ha ridotto il peso delle indicazioni normative ed istituzionali,

favorendo una maggiore discrezionalità nell'elaborazione della progettazione educativa rivolta al successo

formativo di tutti gli alunni. Tale dimensione richiede però un buon livello organizzativo, inteso come definizione di

una serie di “punti fermi”, definiti sulla base di principi garantiti per legge, entro i quali sviluppare la progettualità

aperta della scuola autonoma.

Il contributo del Collegio dei docenti e del Consiglio di istituto deve assicurare l'elaborazione del Piano

dell'Offerta Formativa che descrive, fra l'altro, le decisioni assunte in ordine all'integrazione scolastica. Il

Dirigente ha il compito di rendere operative tali indicazioni, che ha condiviso con gli Organi collegiali, con proprie

azioni, finalizzate all'attuazione del Piano in questione. Resta fermo il ruolo del Dirigente come stimolo, promotore

di iniziative e di attività educative, anche alla luce della responsabilità dirigenziale in ordine ai risultati del servizio

di istruzione.

Per la realizzazione operativa delle attività concernenti l'integrazione scolastica, il Dirigente Scolastico può

individuare una figura professionale di riferimento (figura strumentale), per le iniziative di organizzazione e di

cura della documentazione, delle quali tale figura è responsabile e garante.

In via generale, dunque, al Dirigente scolastico è richiesto di:

del personale operante a scuola

(docenti, collaboratori, assistenti) anche tramite corsi di aggiornamento congiunti di cui all‟art 14 comma 7 L.n.

104/92, al fine di sensibilizzare, informare e garantire a tutte le componenti il conseguimento di competenze e

indispensabili “strumenti” operativo-concettuali (per intervenire sul contesto e modificarlo);

di inclusione;

previste dalle norme di riferimento:

presidenza del GLH d‟istituto, formazione delle classi, utilizzazione degli insegnanti per le attività di sostegno;

zare l‟operato dei singoli Consigli di classe/interclasse affinché promuovano e sviluppino le occasioni di

apprendimento, favoriscano la partecipazione alle attività scolastiche, collaborino alla stesura del P.E.I.;

garantire la loro partecipazione durante l‟elaborazione del PEI;

formazione, cooperative, scuole, servizi socio-

sanitari, ecc.);

urare continuità nella presa in carico del soggetto da parte

della scuola successiva o del percorso post-scolastico prescelto;

barriere architettoniche e/o senso-

percettive.

1.2 La programmazione

Al fine dell‟inclusione scolastica degli alunni con disabilità è indispensabile ricordare che l‟obiettivo fondamentale

della Legge 104/92, art. 12, c. 3, è lo sviluppo degli apprendimenti mediante la comunicazione, la socializzazione e la

relazione interpersonale. A questo riguardo, infatti, la Legge in questione recita: “L‟integrazione scolastica ha come

obiettivo lo sviluppo delle potenzialità della persona handicappata nell'apprendimento, nella comunicazione, nelle

relazioni e nella socializzazione”; il c. 4 stabilisce inoltre che “l'esercizio del diritto all'educazione e all'istruzione

non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse

all'handicap”. La progettazione educativa per gli alunni con disabilità deve, dunque, essere costruita tenendo ben

presente questa priorità.

Qualora, per specifiche condizioni di salute dell‟alunno (di cui deve essere edotto il Dirigente Scolastico) o per

particolari situazioni di contesto, non fosse realmente possibile la frequenza scolastica per tutto l‟orario, è

necessario che sia programmato un intervento educativo e didattico rispettoso delle peculiari esigenze dell‟alunno

e, contemporaneamente, finalizzato al miglioramento delle abilità sociali, al loro potenziamento e allo sviluppo degli

apprendimenti anche nei periodi in cui non è prevista la presenza in classe.

Sulla base di tale assunto, è contraria alle disposizioni della Legge 104/92, la costituzione di laboratori che

accolgano più alunni con disabilità per quote orarie anche minime e per prolungati e reiterati periodi dell‟anno

scolastico.

E' vero, comunque, che talvolta si tende a considerare esaurito il ruolo formativo della scuola nella socializzazione.

Una considerazione corretta di questo concetto, tuttavia, porta ad interpretare la socializzazione come uno

strumento di crescita da integrare attraverso il miglioramento degli apprendimenti con buone pratiche didattiche

55

individualizzate e di gruppo. Riemerge qui la centralità della progettazione educativa individualizzata che sulla base

del caso concreto e delle sue esigenze dovrà individuare interventi equilibrati fra apprendimento e socializzazione,

preferendo in linea di principio che l'apprendimento avvenga nell'ambito della classe e nel contesto del programma

in essa attuato.

Una progettazione educativa che scaturisca dal principio del diritto allo studio e allo sviluppo, nella logica anche

della costruzione di un progetto di vita che consente all'alunno di “avere un futuro”, non può che definirsi

all'interno dei Gruppi di lavoro deputati a tale fine per legge. L'istituzione di tali Gruppi in ogni istituzione

scolastica è obbligatoria, non dipendendo dalla discrezionalità dell'autonomia funzionale. Per tale motivo il

Dirigente Scolastico ha l'onere di intraprendere ogni iniziativa necessaria affinché i Gruppi in questione vengano

istituiti, individuando anche orari compatibili per la presenza di tutte le componenti chiamate a parteciparvi.

Si è integrati/inclusi in un contesto, infatti, quando si effettuano esperienze e si attivano apprendimenti insieme

agli altri, quando si condividono obiettivi e strategie di lavoro e non quando si vive, si lavora, si siede gli uni accanto

agli altri. E tale integrazione, nella misura in cui sia sostanziale e non formale, non può essere lasciata al caso, o

all'iniziativa degli insegnanti per le attività di sostegno, che operano come organi separati dal contesto complessivo

della classe e della comunità educante. È necessario invece procedere secondo disposizioni che coinvolgano tutto il

personale docente, curricolare e per le attività di sostegno, così come indicato nella nota ministeriale prot.n. 4798

del 25 luglio 2005, di cui si ribadisce la necessità di concreta e piena attuazione.

Per non disattendere mai gli obiettivi dell‟apprendimento e della condivisione, è indispensabile che la

programmazione delle attività sia realizzata da tutti i docenti curricolari, i quali, insieme all‟insegnante per le

attività di sostegno e definiscono gli obiettivi di apprendimento per gli alunni con disabilità in correlazione con

quelli

previsti per l‟intera classe.

Date le finalità della programmazione comune fra docenti curricolari e per le attività di sostegno per la definizione

del Piano educativo dell'alunno con disabilità, finalità che vedono nella programmazione comune una garanzia di

tutela del diritto allo studio, è opportuno ricordare che la cooperazione e la corresponsabilità del team docenti

sono essenziali per le finalità previste dalla legge. A tal riguardo, è compito del Dirigente Scolastico e degli Organi

collegiali competenti attivare, nell'ambito della programmazione integrata, le necessarie iniziative per rendere

effettiva la cooperazione e la corresponsabilità di cui sopra, attraverso il loro inserimento nel P.O.F.

La documentazione relativa alla programmazione in parola deve essere resa disponibile alle famiglie, al fine di

consentire loro la conoscenza del percorso educativo concordato e formativo pianificato.

A questo riguardo è importante sottolineare l'importanza, in particolare nel momento del passaggio fra un grado e

l‟altro d‟istruzione, del fascicolo individuale dell'alunno con disabilità, che dovrà essere previsto a partire dalla

Scuola dell‟Infanzia e comunque all‟inizio del percorso di scolarizzazione, al fine di documentare il percorso

formativo compiuto nell'iter scolastico.

Si precisa infine che dal punto di vista concettuale e metodologico è opportuno distinguere fra la programmazione

personalizzata che caratterizza il percorso dell‟alunno con disabilità nella scuola dell‟obbligo e la programmazione

differenziata che, nel II ciclo di istruzione, può condurre l‟alunno al conseguimento dell‟attestato di

frequenza.

I docenti daranno vita ad un contesto organizzato come ambiente psicologico relazionale e materiale per far

acquisire apprendimenti significativi agendo sulle svariate situazioni di partenza degli alunni.

I presupposti saranno:

atteggiamenti di accettazione e di benevolenza verso le attività;

solidarietà, accoglienza e tolleranza;

sviluppo di una cultura di scambio.



Per gli allievi diversamente abili si partirà dalle diagnosi funzionali perché esse possano essere il punto di forza su

cui far leva per attivare strategie educative efficaci.

I percorsi individuali di apprendimento che i docenti costruiranno dovranno tener presente:

la situazione socio-ambientale;

le dinamiche familiari;

lo sviluppo e la maturazione dell‟alunno;

le osservazioni sia di natura medico - specialistica che di natura scolastica.



L‟insegnante di sostegno che è contitolare della classe o delle classi in cui opera, parteciperà oltre che al Gruppo H

anche ad incontri periodici con le strutture territoriali riabilitative che intervengono per salvaguardare il diritto al

sostegno dell‟alunno diversamente abile.

Il Gruppo H si riunirà periodicamente, e comunque ogni qualvolta se ne ravvede la necessità per situazioni

particolari , per poter fare il punto delle situazioni in atto e per aver collaborazione massima fra i vari



56

componenti: dirigente, insegnanti di sostegno, contitolari di classi/sezioni, genitori e specialisti delle strutture

territoriali.

L‟incremento di bambini provenienti da paesi extracomunitari trova allievi e docenti ad interagire costantemente.

L‟insegnante assumerà la funzione di mediatore interculturale per attivare strategie che facciano conoscere

culture diverse per favorire integrazione e interazione.

Situazione alunni diversamente abili :



Scuola primaria via Ferrentino n°3

Scuola primaria via Ponte n°1

Scuola dell‟infanzia via C. Pagano n°1

Scuola dell‟infanzia via Ferrentino n°1

Insegnanti di sostegno n° 4



Ripartizione ore alunni diversamente abili e docenti di sostegno

Scuola primaria

Classe Alunno N° ore Plesso Insegnante

II B 1 12 Via Ferrentino

III A/IV B 2 22 Via Ferrentino Cilenti Giovanni

IV A 1 22 Via Ponte Battipaglia Teresa





Scuola dell‟infanzia

III sez. 1 12 Via C. Pagano Grimaldi Elena

III sez. 1 22 Via Ferrentino Strianese Antonella









57

CAP.IV L‟OFFERTA FORMATIVA





P R E M E S S A



Il presente Piano dell‟Offerta Formativa, previsto dal regolamento sull‟autonomia didattica, organizzativa, di

ricerca, di sperimentazione e sviluppo, è il documento fondamentale costitutivo dell‟identità culturale e progettuale

della istituzione scolastica, il luogo di definizione dell‟identità della scuola, nell‟ambito dei processi di riforma in

atto.

Esso è la risultante di una intesa attiva di esplorazione, negoziazione, relazioni con diverse realtà del territorio.

Il documento è strutturato secondo un percorso che, partendo dai bisogni degli alunni e della comunità sociale,

individua e sceglie la migliore organizzazione delle risorse umane e finanziarie per realizzare un progetto di

formazione unitario e coerente.

Il piano è sottoposto ad un sistema di valutazione e monitoraggio inteso a tenere sotto controllo sia gli esiti

formativi sia i fattori tecnici, organizzativi e i servizi.

L‟autonomia d‟Istituto consentirà eventuali revisioni delle scelte organizzative ed educative al fine

dell‟erogazione di un servizio scolastico ispirato a criteri di qualità e di soddisfazione dell‟utente.

Il presente documento viene reso pubblico con l‟esposizione all‟albo della scuola e la presentazione ai genitori

degli alunni nelle assemblee di inizio anno.







a. DAL CONTESTO AI BISOGNI FORMATIVI









SOCIALIZZAZIONE E INTEGRAZIONE FORMAZIONE

AUTONOMIA COGNITIVA



 Acquisire sicurezza e  Conoscere ed accettare le  Acquisire padronanza di

autostima; diversità; abilità di base, di tecniche

 Saper socializzare con i  Vivere le diversità come di studio e di indagine;

risorsa educativa e  Avere capacità di

compagni e gli adulti;

didattica per tutti; comunicazione attraverso

 Assumersi responsabilità

 Sviluppare e diffondere linguaggi e strumenti

sociali; l‟identità specifica locale diversificati, compreso

 Acquisire capacità recuperando le proprie l‟utilizzo delle tecnologie

progettuali e autonomia tradizioni; informatiche e multimediali;

operativa;  Confrontarsi con realtà  Possedere competenze

 Esprimere liberamente la diverse dalla propria; comunicative in L2 per poter

propria opinione;  Instaurare relazioni positive interagire in un semplice

 Sviluppare gradualmente di collaborazione fra tutti i contesto plurilingue;

componenti del gruppo.  Sviluppare capacità di

la capacità di giudizio

combinare e rielaborare

critico;

conoscenze;

 Operare;  Sollecitare la creatività

personale.







EDUCAZIONE EDUCAZIONE ALLA ACQUISIZIONE DI

SVILUPPO DI COMPETENZE CONVIVENZA ABILITA‟ OPERATIVE,

58

INTERCULTURALE PADRONANZA DI

CIVILE CONOSCENZE E

E ALLA DIVERSITA‟ LINGUAGGI

b.ANALISI DEL CONTESTO SOCIO – ECONOMICO CULTURALE



Ad un‟attenta analisi risulta che il contesto socio – economico – culturale degli utenti del Circolo è

composto, in maggioranza a famiglie appartenenti al ceto medio,

Roccapiemonte è un Comune di circa 10.000 abitanti appartenente geograficamente all‟agro nocerino-

sarnese. Le attività economiche fanno capo a piccole aziende industriali che operano nei settori metalmeccanico ed

alimentare.

Inizialmente di origine rurale, l‟ambiente socio-economico è in evoluzione con aumento del settore

terziario.

Si tratta di riflettere su uno spaccato societario la cui analisi non è affatto semplice e lineare a causa

della coesistenza di infinite sfaccettature e contraddizioni al suo interno che vanno esaminate caso per caso.

Di tale complessità gli aspetti essenziali riguardano:

 Il mutamento tradizionale della famiglia;

 I cambiamenti nel settore industriale;

 L‟avvento dell‟economia basati sui servizi e sul terziario avanzato;

 La cultura della parità dei sessi e il conseguente impegno della donna nel campo lavorativo;

 La politica dei consumi;

 L‟incidenza sempre più insidiosa dei mezzi di comunicazione di massa e la civiltà delle immagini;

 La diminuzione delle nascite e la nuclearizzazione della famiglia;

 Le modifiche nei comportamenti individuali e collettivi;

 La presenze di culture e religioni diverse.

Ciò che interessa dal punto di vista dei docenti è la consapevolezza della realtà complessa che per essere

aperta ed esposta costantemente alle sollecitudini dei cambiamenti in ogni settore, influenza i processi di

apprendimento e la scuola, richiedendo nuovi modi di insegnare e un rinnovo costante dei saperi più conformi

allo sviluppo societario ed ai bisogni degli allievi.



c. OBIETTIVI GENERALI EDUCATIVI PRIORITARI

Sulla base dei bisogni che emergono dal contesto territoriale e dalle esigenze dell‟utenza, la scuola ha individuato

le seguenti priorità:

 Porsi come istituzione che interagisce con la più vasta comunità sociale;

 Creare un ambiente educativo di apprendimento nel quale ogni allievo trovi le occasioni per sviluppare e

maturare progressivamente le proprie capacità di autonomia, di relazione interpersonale, di progettazione

e verifica di riflessione logico – critica e di studio individuale;

 Proporre esperienze dirette, concrete, attive, motivanti e in forma ludica per essere sempre protagonisti

della realtà sia all‟interno che all‟esterno dell‟istituzione scolastica;

 Promuovere la comprensione e la fruizione di nuovi saperi;

 Contrastare la disgregazione e il disagio incrementando l‟offerta di mezzi, strumenti, risorse, possibilità

educative anche in orario extrascolastico;

 Favorire l‟accoglienza delle diversità;

 Porre particolare attenzione alla valorizzazione delle differenze individuali;

 Incrementare l‟utilizzo delle tecnologie multimediali avvicinando gli alunni al P.C. sin dal primo anno della

scuola dell‟infanzia e di quella primaria.



d. SCELTE ORGANIZZATIVO - DIDATTICHE

La recente normativa sulla sperimentazione dell‟autonomia organizzativa e didattica consente ampi margini di

flessibilità, “ adattando la programmazione educativa, attraverso l‟inserimento complessivo, degli elementi

innovativi che consentono di rispondere meglio alle esigenze degli alunni”. Il Collegio dei docenti(Del.

07/09/2009) e il Consiglio di Circolo(Del 03/09/2009) in merito all‟attuazione del D.L. 59/04 e delle Nuove

Indicazioni Nazionali per il Curricolo hanno deliberato che le scuole primarie svolgeranno le attività didattiche

nel seguente quadro generale di riferimento:



Il curricolo Insegnamenti Monte ore annuale è di 900 ore sulla base della settimana corta

(lunedì-Venerdì) come da monitoraggio che ha coinvolto tutta l‟utenza e individuato per

scelta sulla base di quanto dettato dall‟autonomia organizzativa (art. 5 DPR 275/1999).



59

L‟orario complessivo del curricolo e quello destinato alle singole discipline e attività sono

organizzati in modo flessibile, anche sulla base di una programmazione plurisettimanale

confermata come lo scorso anno n. 4 ore quindicinali come da Piano delle attività a.s.

2011/2012.

Orario settimanale di 30 ore per tutte le classi, dalle ore 8,30 alle ore 13,30, dal lunedì

al Venerdì (con rientro nell‟ultimo sabato del mese) comprensivo di 27 ore di attività

obbligatorie settimanali.





f. ORGANIZZAZIONE DEL CURRICOLO

Nel rispetto e nella valorizzazione dell‟autonomia delle Istituzioni scolastiche, le Indicazioni costituiscono il quadro

di riferimento per la progettazione curricolare del Circolo. Sono un testo aperto,

che la comunità professionale è chiamata ad assumere e a contestualizzare, elaborando specifiche scelte relative a

contenuti, metodi, organizzazione e valutazione. La costruzione del curricolo è il processo attraverso il quale si

sviluppano e organizzano la ricerca e l‟innovazione educativa.

Il curricolo si delinea con particolare attenzione alla continuità del percorso educativo dai 3 ai 14 anni. Ogni scuola

predispone il curricolo, all‟interno del Piano dell‟offerta formativa, nel rispetto delle finalità, dei traguardi per lo

sviluppo delle competenze, degli obiettivi di apprendimento posti dalle Indicazioni. Il curricolo si articola

attraverso i campi di esperienza nella scuola dell‟infanzia e attraverso le discipline nella scuola del primo ciclo.

Campi di esperienza

I campi di esperienza sono luoghi del fare e dell‟agire del bambino orientati dall‟azione consapevole degli insegnanti

e introducono ai sistemi simbolico-culturali. Le scuole, all‟interno della loro autonomia didattica,

articoleranno i campi di esperienza al fine di favorire il percorso educativo di ogni bambino, aiutandolo a orientarsi

nella molteplicità e nella diversità degli stimoli e delle attività.

Discipline e aree disciplinari

Nella scuola del primo ciclo la progettazione didattica promuove l‟organizzazione degli apprendimenti in maniera

progressivamente orientata ai saperi disciplinari; promuove inoltre la ricerca delle connessioni fra i saperi

disciplinari e la collaborazione fra i docenti. Il raggruppamento delle discipline in aree indica una possibilità di

interazione e collaborazione fra le discipline (sia all‟interno di una stessa area, sia fra tutte le discipline) che le

scuole potranno delineare nella loro autonomia con peculiari modalità organizzative.

Nella scuola primaria, l‟autonoma progettualità delle scuole prevede e organizza l‟affidamento degli insegnamenti ai

diversi docenti, con riferimento alla professionalità e alle inclinazioni.

L‟insegnamento della Religione Cattolica è disciplinato dagli accordi concordatari in vigore. I traguardi per lo

sviluppo delle competenze e gli obiettivi di apprendimento saranno definiti d‟intesa con l‟autorità ecclesiastica,

come da disposizione concordataria.

Traguardi per lo sviluppo delle competenze

Al termine della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, per i

campi di esperienza e per le discipline, vengono individuati traguardi per lo sviluppo delle competenze. Tali

traguardi, posti al termine dei più significativi snodi del percorso curricolare, dai tre a quattordici anni,

rappresentano riferimenti per gli insegnanti, indicano piste da percorrere e aiutano a finalizzare l’azione

educativa allo sviluppo integrale dell’alunno.

Obiettivi di apprendimento

Gli obiettivi di apprendimento sono definiti in relazione al termine del terzo e del quinto anno della scuola

primaria e al termine del terzo anno della scuola secondaria di primo grado. Sono obiettivi ritenuti strategici

al fine di raggiungere i traguardi per lo sviluppo delle competenze previsti dalle Indicazioni.

Valutazione

Agli insegnanti compete la responsabilità della valutazione e la cura della documentazione didattica, nonché la

scelta dei relativi strumenti nel quadro dei criteri deliberati dai competenti organi collegiali. La valutazione

precede, accompagna e segue i percorsi curricolari. Attiva le azioni da intraprendere, regola quelle avviate,

promuove il bilancio critico su quelle condotte a termine. Assume una preminente funzione formativa, di

accompagnamento dei processi di apprendimento e di stimolo al miglioramento continuo.

60

Alle singole istituzioni scolastiche spetta poi la responsabilità dell‟autovalutazione, che ha la funzione di introdurre

modalità riflessive sull‟intera organizzazione dell‟offerta educativa e didattica della scuola, ai fini del suo continuo

miglioramento, anche attraverso dati di rendicontazione sociale o dati che emergono da valutazioni esterne.





g. PROGRAMMAZIONE ANNUALE

SCUOLA DELL’INFANZIA



PREMESSA

Mantenendo i fondamenti culturali pedagogici e metodologici previsti dagli Orientamenti del 91 e le nuove

indicazioni ministeriali si opererà tenendo presente

le nuove indicazioni Nazionali, coinvolgendo essenzialmente la sfera organizzativa in vista di una maggiore efficacia

ed efficienza dell‟impianto metodologico didattico, saranno elaborati Piani personalizzati comprensivi di

 Obiettivi formativi

 Attività

 Modalità organizzative

 Tempo e metodi

 Modalità di certificazione e documentazione delle competenze.

La didattica nell‟anno scolastico in corso sarà svolta in forme operative definite per U.d.A. o Progetti all‟interno

delle sezioni e/o intersezioni. Le insegnanti alterneranno ed usufruiranno di momenti di sapere per campi con quelli

di intercampo, momenti di apprendimento specifico con il gioco o attività laboratoriali, momenti di attività

individuali con quelle di gruppo. Ai bambini in difficoltà, come a tutti gli altri si eviterà ogni forma di esclusione. Gli

O.G.S. della scuola dell‟Infanzia attraverso i Piani Personalizzati saranno concretizzati in O.F. quali:

 Maturazione dell‟identità personale,

 Conquista dell‟autonomia,

 Sviluppo delle competenze.



h. IL CURRICULO DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA



La scuola dell‟infanzia, liberamente scelta dalle famiglie, si rivolge ai bambini dai 3 ai 6 anni di età e è la risposta al

loro diritto all‟educazione.

La scuola dell‟infanzia è un sistema pubblico integrato in evoluzione, che rispetta le scelte educative delle famiglie

e realizza il senso nazionale e universale del diritto all‟istruzione. Nelle sue diverse espressioni, ha prodotto nel

Circolo sperimentazioni, ricerche e contributi che costituiscono un patrimonio pedagogico per la comunità.

Per ogni bambino o bambina, la scuola dell‟infanzia si porrà la finalità di promuovere lo sviluppo dell‟identità,

dell‟autonomia, della competenza, della cittadinanza.

Sviluppare l‟identità significa imparare a stare bene e a sentirsi sicuri nell‟affrontare nuove esperienze in un

ambiente sociale allargato. Vuol dire imparare a conoscersi e a sentirsi riconosciuti come persona unica e

irripetibile, ma vuol dire anche sperimentare diversi ruoli e diverse forme di identità: figlio, alunno, compagno,

maschio o femmina, abitante di un territorio, appartenente a una comunità.

Sviluppare l‟autonomia comporta l‟acquisizione della capacità di interpretare e governare il proprio corpo;

partecipare alle attività nei diversi contesti; avere fiducia in sé e fidarsi degli altri; realizzare le proprie attività

senza scoraggiarsi; provare piacere nel fare da sé e saper chiedere aiuto; esprimere con diversi linguaggi i

sentimenti e le emozioni; esplorare la realtà e comprendere le regole della vita quotidiana; partecipare alle

negoziazioni e alle decisioni motivando le proprie opinioni, le proprie scelte e i propri comportamenti; assumere

atteggiamenti sempre più responsabili. Sviluppare la competenza significa imparare a riflettere sull‟esperienza

attraverso l‟esplorazione, l‟osservazione e l‟esercizio al confronto; descrivere la propria esperienza e tradurla in

tracce personali e condivise, rievocando, narrando e rappresentando fatti significativi; sviluppare l‟attitudine a

fare domande, riflettere, negoziare i significati.

Sviluppare il senso della cittadinanza significa scoprire gli altri, i loro bisogni e la necessità di gestire i contrasti

attraverso regole condivise, che si definiscono attraverso le relazioni, il dialogo, l‟espressione del proprio pensiero,

l‟attenzione al punto di vista dell‟altro, il primo riconoscimento dei diritti e dei doveri; significa porre le

fondamenta di un abito democratico, eticamente orientato, aperto al futuro e rispettoso del rapporto uomo-natura.



i. I BAMBINI, LE FAMIGLIE, L’AMBIENTE DI APPRENDIMENTO

I bambini

I bambini sono attivi, amano costruire, giocare, comunicare e fin dalla nascita intraprendono una ricerca di senso

che li sollecita a indagare la realtà. Oggi, però, la crescita di ciascun bambino e di ciascuna bambina è resa ardua

dalle innumerevoli e spesso contrastanti sollecitazioni comunicative, dai riferimenti identitari e relazionali plurimi,





61

dai tempi contratti che caratterizzano gli ambienti di vita e i rapporti familiari e sociali, dalla solitudine di molte

famiglie e dalla carenza per molti bambini di contatti con i coetanei.

Giungono alla scuola dell‟infanzia con una storia: hanno imparato a parlare e a muoversi con autonomia; hanno

sperimentato le prime e più importanti relazioni; hanno appreso a esprimere emozioni e a interpretare ruoli

attraverso il gioco; hanno appreso i tratti fondamentali della loro cultura.

Fra i tre e i sei anni incontrano e sperimentano diversi linguaggi, scoprono attraverso il dialogo e il confronto con

gli altri bambini l‟esistenza di diversi punti di vista, pongono per la prima volta le grandi domande esistenziali,

osservano e interrogano la natura, elaborano le prime ipotesi sulla lingua, sui media e sui diversi sistemi simbolici.

Le loro potenzialità e disponibilità possono essere sviluppate o inibite, possono evolvere in modo armonioso o

disarmonico, in ragione dell‟impegno professionale degli insegnanti, della collaborazione con le famiglie,

dell‟organizzazione e delle risorse disponibili per costruire contesti di apprendimento ricchi e significativi.



Le famiglie

Le famiglie, che rappresentano il contesto più influente per lo sviluppo dei bambini, pur nella loro diversità perché

molteplici sono gli ambienti di vita e i riferimenti, religiosi, etici, comportamentali – sono sempre portatrici di

risorse che possono essere valorizzate, sostenute e condivise nella scuola, per consentire di creare una rete solida

di scambi e di responsabilità comuni.

Il primo incontro con la scuola e con gli insegnanti, nonché l‟esperienza scolastica dei figli aiutano i genitori a

prendere più chiaramente coscienza della responsabilità educativa che è loro affidata. Essi sono così stimolati a

partecipare a un dialogo intorno alle finalità della scuola e agli orientamenti educativi, per rendere forti i loro

bambini e attrezzarli per un futuro che non è facile da prevedere e decifrare.

Alla scuola dell‟infanzia si affacciano genitori che provengono da altre nazioni e che costruiscono progetti lunghi o

brevi di vita per i loro figli nel nostro paese. Si ispirano spesso a modelli tradizionali di educazione, di ruoli sociali e

di genere appresi nei paesi di origine ed esprimono il bisogno di rinfrancare la propria identità in una cultura per

loro nuova. La scuola dell‟infanzia è per loro occasione di incontro con altri genitori, per costruire rapporti di

fiducia e nuovi legami di comunità.

Le famiglie dei bambini con disabilità chiedono sostegno alla scuola per promuovere le risorse dei loro figli,

attraverso il riconoscimento sereno delle differenze e la costruzione di ambienti educativi accoglienti e inclusivi, in

modo che ciascun bambino possa trovare attenzioni specifiche ai propri bisogni e condividere con gli altri il proprio

percorso di formazione.



L’ambiente di apprendimento

La scuola dell‟infanzia si propone come contesto di relazione, di cura e di apprendimento, nel quale possono essere

filtrate, analizzate ed elaborate le sollecitazioni che i bambini sperimentano nelle loro esperienze.

Promuove una pedagogia attiva e delle relazioni che si manifesta nella capacità degli insegnanti di dare ascolto e

attenzione a ciascun bambino, nella cura dell‟ambiente, dei gesti e delle cose e nell‟accompagnamento verso forme

di conoscenza sempre più elaborate e consapevoli. L‟apprendimento avviene attraverso l‟esperienza, l‟esplorazione, i

rapporti tra i bambini, conla natura, gli oggetti, l‟arte, il territorio e le sue tradizioni, attraverso la rielaborazione

individuale e collettiva delle esperienze e attraverso attività ludiche.

Con il gioco i bambini si esprimono, raccontano, interpretano e combinano in modo creativo le esperienze soggettive

e sociali.

L‟ambiente di apprendimento è organizzato dagli insegnanti in modo che ogni bambino si senta riconosciuto,

sostenuto e valorizzato: il bambino con competenze forti, il bambino la cui famiglia viene da lontano, il bambino con

fragilità e difficoltà, il bambino con bisogni educativi specifici, il bambino con disabilità, poiché tutti devono saper

coniugare il senso dell‟incompiutezza con la tensione verso la propria riuscita.

La vita di relazione è caratterizzata da ritualità e da convivialità serena per incoraggiare il bambino a ritrovarsi

nell‟ambiente e ad averne cura e responsabilità. Le relazioni con gli insegnanti e fra i bambini sono un importante

fattore protettivo e di promozione dello sviluppo.

La scuola dell‟infanzia organizza le proposte educative e didattiche espandendo e dando forma alle prime

esplorazioni, intuizioni e scoperte dei bambini attraverso un curricolo esplicito. A esso è sotteso un curricolo

implicito costituito da costanti che definiscono l‟ambiente di apprendimento e lo rendono specifico e

immediatamente riconoscibile:

– Lo spazio accogliente, caldo, curato, orientato dal gusto, espressione della pedagogia e delle scelte educative di

ciascuna scuola. È uno spazio che parla dei bambini, del loro valore, dei loro bisogni di gioco, di movimento, di

espressione, di intimità e di socialità, attraverso l‟ambiente fisico, la scelta di arredamenti e oggetti volti a creare

una funzionale e invitante disposizione a essere abitato dagli stessi bambini.

– Il tempo disteso, nel quale è possibile per il bambino giocare, esplorare, dialogare, osservare, ascoltare, capire,

crescere con sicurezza e nella tranquillità, sentirsi padrone di sé e delle attività che sperimenta e nelle quali si





62

esercita. In questo modo il bambino può scoprire e vivere il proprio tempo esistenziale senza accelerazioni e senza

rallentamenti indotti dagli adulti.

– La documentazione, come processo che produce tracce, memoria e riflessione, che rende visibili le modalità e i

percorsi di formazione e che permette di valutare i progressi dell‟apprendimento individuale e di gruppo.

– Lo stile educativo, fondato sull‟osservazione e sull‟ascolto, sulla progettualità elaborata collegialmente,

sull‟intervento indiretto e di regia.

– La partecipazione, come dimensione che permette di stabilire e sviluppare legami di corresponsabilità, di

incoraggiare il dialogo e la cooperazione nella costruzione della conoscenza.

La scuola dell‟infanzia sperimenta con libertà la propria organizzazione, la formazione dei gruppi, delle sezioni e le

attività di intersezione a seconda delle scelte pedagogiche, dell‟età e della numerosità dei bambini e delle risorse

umane e ambientali delle quali può disporre.



l. I CAMPI D’ ESPERIENZA

Gli insegnanti accolgono, valorizzano ed estendono le curiosità, le esplorazioni, le proposte dei bambini e creano

occasioni e progetti di apprendimento per favorire l‟organizzazione di ciò che i bambini vanno scoprendo.

L‟esperienza diretta, il gioco, il procedere per tentativi ed errori permettono al bambino, opportunamente guidato,

di approfondire e sistematizzare gli apprendimenti e di avviare processi di simbolizzazione e formalizzazione. Pur

nell‟approccio globale che caratterizza la scuola dell‟infanzia, gli insegnanti individuano, dietro ai vari campi di

esperienza, il delinearsi dei saperi disciplinari e dei loro alfabeti. In particolare nella scuola dell‟infanzia i traguardi

per lo sviluppo della competenza suggeriscono all‟insegnante orientamenti, attenzioni e responsabilità nel creare

occasioni e possibilità di esperienze volte a favorire lo sviluppo della competenza, che a questa età va inteso in

modo globale e unitario.



Il sé e l’altro

Le grandi domande, il senso morale, il vivere insieme

I bambini formulano le grandi domande esistenziali e sul mondo e cominciano a riflettere sul senso e sul valore

morale delle loro azioni, prendono coscienza della propria identità, scoprono le diversità e apprendono le prime

regole necessarie alla vita sociale.

Negli anni della scuola dell‟infanzia il bambino osserva la natura, la vita e il suo evolversi ed estinguersi, l‟ambiente

che lo circonda, le relazioni tra le persone; ascolta le narrazioni degli adulti, le espressioni delle loro opinioni e della

loro fede; è testimone degli eventi e ne vede la rappresentazione attraverso i media, partecipa alle tradizioni della

famiglia e della comunità. Sente di appartenere alla sua famiglia, alla sua comunità, alla sua scuola; si accorge di

essere uguale e diverso nella varietà delle situazioni, di poter essere accolto o escluso, di poter accogliere o

escludere. Si chiede dove era prima di nascere e se e dove finirà la sua esistenza e quella di chi gli è caro, quale sia

l‟origine del mondo; si interroga su Dio e si confronta con l‟esperienza religiosa.

La presenza di bambini che parlano altre lingue e hanno tratti diversi e famiglie con tradizioni e religioni diverse,

apre nuovi orizzonti, suscita reazioni, curiosità, preoccupazioni e sentimenti che non possono essere ignorati.

In questi anni, dunque, si definisce e si articola l‟identità di ciascun bambino e di ciascuna bambina come

consapevolezza del proprio corpo, della propria personalità e del proprio stare con gli altri. Sono gli anni della

scoperta degli adulti come fonte di protezione e contenimento, degli altri bambini come compagni di giochi e come

limite alla propria volontà. Il bambino cerca di dare un nome agli stati d‟animo, sperimenta il piacere e le difficoltà

della condivisione e i primi conflitti, supera progressivamente l‟egocentrismo e può cogliere altri punti di vista.

Esperienze, emozioni, pensieri e domande generano riflessioni, ipotesi, discorsi, comportamenti sociali che hanno

bisogno di spazi di incontro e di elaborazione.

La scuola si pone come luogo di dialogo, di approfondimento culturale e di reciproca formazione tra genitori e

insegnanti per affrontare insieme questi temi e proporre ai bambini un modello di ascolto e di rispetto, per

convenire come aiutare ciascun bambino a trovare risposte alle grandi domande in coerenza con le scelte della sua

famiglia e al tempo stesso riconoscendo e comprendendo scelte diverse e mostrando per loro rispetto. La scuola si

confronta con le famiglie per condividere le regole che consentono di realizzare le finalità educative e propone ai

bambini prime forme di dialogo sulle domande che essi pongono, sugli eventi della vita quotidiana, sulle regole del

vivere insieme.

Traguardi per lo sviluppo della competenza

Il bambino sviluppa il senso dell’identità personale, è consapevole delle proprie esigenze e dei propri

sentimenti, sa controllarli ed esprimerli in modo adeguato.

Sa di avere una storia personale e familiare, conosce le tradizioni della famiglia,

della comunità e sviluppa un senso di appartenenza.









63

Pone domande sui temi esistenziali e religiosi, sulle diversità culturali, su ciò che è bene o male, sulla

giustizia, e ha raggiunto una prima consapevolezza dei propri diritti e dei diritti degli altri, dei valori, delle

ragioni e dei doveri che determinano il suo comportamento.

Riflette, si confronta, discute con gli adulti e con gli altri bambini, si rende conto

che esistono punti di vista diversi e sa tenerne conto.

È consapevole delle differenze e sa averne rispetto.

Ascolta gli altri e dà spiegazioni del proprio comportamento e del proprio punto di vista.

Dialoga, discute e progetta confrontando ipotesi e procedure, gioca e lavora in modo costruttivo e creativo

con gli altri bambini.

Comprende chi è fonte di autorità e di responsabilità nei diversi contesti, sa seguire regole di

comportamento e assumersi responsabilità.



. La Cittadinanza e Costituzione



“Cittadinanza e Costituzione” è il nuovo insegnamento introdotto nelle scuole di ogni ordine e grado con la legge

n.169 del 30.10.2008.

L'articolo 1 della legge n. 169/2008 apre la strada all'introduzione nel nostro sistema scolastico dell'insegnamento

di "Cittadinanza e Costituzione", da impartire nelle scuole di ogni ordine e grado e con iniziative analoghe nella

scuola dell'infanzia.



Obiettivi:

 Trasmettere le conoscenze e le abilità specifiche sul concetto di famiglia, di scuola e di gruppo come

comunità di vita e i modi di agire corretti con i compagni, i genitori, gli insegnanti e gli altri adulti.

Situazioni di compito per la certificazione delle competenze personali alla fine della Scuola dell‟Infanzia.

- Mostrare consapevolezza della propria storia personale e familiare e dei modi con cui si è

modificata la relazione con gli altri compagni e con gli adulti;

- Porre domande su temi esistenziali, sulle diversità culturali, sull’essere bambini e bambine,

sulla giustizia, su ciò che è bene e ciò che è male; eseguire compiti, elaborare progetti,

risolvere problemi da soli, con i coetanei e con gli adulti; spiegare come e quanto ci si sente

legati alla propria famiglia, alla propria comunità, alla propria scuola, al proprio Paese, al

mondo;

- Gestire conflitti, negoziare compiti e impegni, lavorare in cooperazione, definire regole

di’azione condivise.





Il corpo in movimento

Identità, autonomia, salute

I bambini prendono coscienza e acquisiscono il senso del proprio sé fisico, il controllo del corpo, delle sue funzioni,

della sua immagine, delle possibilità sensoriali ed espressive e di relazione e imparano ad averne cura attraverso

l‟educazione alla salute.

Il bambino che entra nella scuola ha già acquisito il dominio delle principali funzioni del corpo, il senso della propria

identità e alcune conoscenze fondamentali riguardanti lo schema e il linguaggio corporeo, attraverso le quali si

esprime e organizza la sua presenza attiva nel mondo circostante.

Sviluppa la conoscenza del proprio corpo attraverso l‟esperienza sensoriale e percettiva che gli permette di

sperimentarne le potenzialità, di affinarle e di rappresentarlo. I giochi e le attività di movimento consolidano la

sicurezza di sé e permettono ai bambini e alle bambine di sperimentare le potenzialità e i limiti della propria

fisicità, i rischi dei movimenti incontrollati e violenti, le diverse sensazioni date dai momenti di rilassamento e di

tensione, il piacere del coordinare le attività con quelle degli altri in modo armonico.

Il corpo ha potenzialità espressive e comunicative che si realizzano in un linguaggio caratterizzato da una propria

struttura e da regole che il bambino apprende attraverso specifici percorsi di apprendimento: i gesti mimici,

sostituiscono o sottolineano la parola, mantengono la conversazione o la sospendono, esprimono sentimenti ed

emozioni, accompagnano la fruizione musicale.

Le attività informali, di routine e di vita quotidiana, la vita e i giochi all‟aperto sono altrettanto importanti delle

attività espressive e di movimento libero o guidato e possono essere occasione per l‟educazione alla salute

attraverso una sensibilizzazione alla corretta alimentazione e all‟igiene personale.

La scuola dell'infanzia mira a sviluppare gradualmente nel bambino la capacità di leggere, capire e interpretare i

messaggi provenienti dal corpo proprio e altrui, di rispettarlo e di averne cura, di esprimersi e di comunicare

attraverso di esso per giungere ad affinarne la capacità percettive e di conoscenza degli oggetti, la capacità di

orientarsi nello spazio, di muoversi e di comunicare secondo fantasia e creatività.

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Linguaggi, creatività, espressione

Gestualità, arte, musica, multimedialità

I bambini sono portati a esprimere con immaginazione e creatività le loro emozioni e i loro pensieri: l‟arte orienta

questa propensione, educa al sentire estetico e al piacere del bello. Lo sforzo di esplorare i materiali, di

interpretare e creare sono atteggiamenti che si manifestano nelle prime esperienze artistiche e che possono

estendersi e appassionare ad altri apprendimenti. I bambini possono esprimersi in linguaggi differenti:

con la voce, il gesto, la drammatizzazione, i suoni, la musica, la manipolazione e la trasformazione dei materiali più

diversi, le esperienze grafico-pittoriche, i mass-media, ecc. La fruizione di questi linguaggi educa al senso del bello,

alla conoscenza di se stessi, degli altri e della realtà.

L‟incontro dei bambini con l‟arte è occasione per osservare con occhi diversi il mondo che li circonda. I diversi

materiali esplorati con tutti i sensi, le tecniche sperimentate, confrontate, condivise ed esercitate, le osservazioni

di quadri, sculture o architetture aiuteranno a migliorare la capacità di osservare, coltivare il piacere della

fruizione e ad avvicinare alla cultura e al patrimonio artistico. I bambini che si cimentano nelle diverse pratiche di

pittura, di manipolazione, di costruzione plastica e meccanica osservano, imitano, trasformano, interpretano,

inventano e raccontano.

Sviluppa le proprie capacità cognitive e relazionali, impara a percepire, ascoltare, ricercare e discriminare i suoni

all‟interno di contesti di apprendimento significativi. Esplora le proprie possibilità sonoro-espressive e simbolico-

rappresentative, accrescendo la fiducia nelle proprie potenzialità. L‟ascolto delle produzioni sonore personali lo

apre al piacere di fare musica e alla condivisione di repertori appartenenti a vari generi musicali.

Il bambino si confronta con i nuovi media e con i nuovi linguaggi della comunicazione, come spettatore e come

attore. La scuola può aiutarlo a familiarizzare con l‟esperienza della multimedialità, favorendo un contatto attivo

con i media e la ricerca delle loro possibilità espressive e creative.



Traguardi per lo sviluppo della competenza

Il bambino segue con attenzione e con piacere spettacoli di vario tipo (teatrali, musicali, cinematografici…);

sviluppa interesse per l’ascolto della musica e per la fruizione e l’analisi di opere d’arte.

Comunica, esprime emozioni, racconta, utilizzando le varie possibilità che il linguaggio del corpo consente.

Inventa storie e si esprime attraverso diverse forme di rappresentazione e drammatizzazione. Si esprime

attraverso il disegno, la pittura e altre attività manipolative e sa utilizzare diverse tecniche espressive.

Esplora i materiali che ha a disposizione e li utilizza con creatività.

Formula piani di azione, individualmente e in gruppo, e sceglie con cura materiali e strumenti in relazione al

progetto da realizzare.

È preciso, sa rimanere concentrato, si appassiona e sa portare a termine il proprio lavoro.

Ricostruisce le fasi più significative per comunicare quanto realizzato.

Scopre il paesaggio sonoro attraverso attività di percezione e produzione musicale utilizzando voce, corpo e

oggetti.

Sperimenta e combina elementi musicali di base, producendo semplici sequenze sonoro -musicali.

Esplora i primi alfabeti musicali, utilizzando i simboli di una notazione informale per codificare i suoni

percepiti e riprodurli.

Esplora le possibilità offerte dalle tecnologie per fruire delle diverse forme artistiche, per comunicare e per

esprimersi attraverso di esse.



I discorsi e le parole

Comunicazione, lingua, cultura

I bambini apprendono a comunicare verbalmente, a descrivere le proprie esperienze e il mondo, a conversare e

dialogare, a riflettere sulla lingua, e si avvicinano alla lingua scritta. Attraverso la conoscenza e la consapevolezza

della lingua materna e di altre lingue consolidano l‟identità personale e culturale e si aprono verso altre culture.

I bambini giungono alla scuola dell‟infanzia avendo acquisito le principali strutture linguistiche: hanno appreso,

nell‟interazione con i familiari, la lingua materna, le sue intonazioni e i ritmi, le principali regole del discorso; sanno

usare la lingua per esprimere le proprie intenzioni e i propri desideri e per interagire con gli altri; hanno osservato

e appreso come le diverse persone comunicano tra loro; hanno avuto contatti con i messaggi prodotti dai media.

Spesso hanno già incontrato lingue diverse.

La lingua diventa via via uno strumento con il quale giocare ed esprimersi in modi personali, creativi e sempre più

articolati; sul quale riflettere per comprenderne il funzionamento; attraverso il quale raccontare e dialogare,

pensare logicamente, approfondire le conoscenze, chiedere spiegazioni e spiegare il proprio punto di vista,

progettare, lasciare tracce.

Se opportunamente guidati, i bambini estendono il patrimonio lessicale, le competenze grammaticali,

conversazionali, logiche e argomentative, confrontano la propria lingua materna con altre lingue, formulano ipotesi

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e si cimentano con l‟esplorazione della lingua scritta. Possono apprendere efficacemente una seconda lingua purché

il contesto sia dotato di senso, l‟apprendimento avvenga in modo naturale, sia inserito nelle attività quotidiane e

diventi esso stesso occasione di riflessione e di dialogo.

La scuola dell‟infanzia ha il compito di promuovere in tutti i bambini la padronanza della lingua italiana e la

consapevolezza dell‟importanza dell‟uso della propria lingua materna da parte dei bambini di origini culturali

diverse. Offre la possibilità di vivere contesti di espressione-comunicazione nei quali il bambino possa imparare a

utilizzare la lingua in tutte le sue funzioni e nelle forme necessarie per addentrarsi nei diversi campi di esperienza.

Sollecita le pratiche linguistiche che mettano i bambini in condizione di scambiare punti di vista, confrontare le

proprie interpretazioni attorno a fatti ed eventi, esprimere i propri pensieri, negoziare e condividere con gli altri

le proprie opinioni. Incoraggia il progressivo avvicinarsi dei bambini alla lingua scritta, che potenzia e dilata gli

orizzonti della comunicazione, attraverso la lettura di libri illustrati e l‟analisi dei messaggi presenti nell‟ambiente.



Traguardi per lo sviluppo della competenza

Il bambino sviluppa la padronanza d’uso della lingua italiana e arricchisce e precisa il proprio lessico.

Sviluppa fiducia e motivazione nell’esprimere e comunicare agli altri le proprie emozioni, le proprie domande, i

propri ragionamenti e i propri pensieri attraverso il linguaggio verbale, utilizzandolo in modo differenziato e

appropriato nelle diverse attività.

Racconta, inventa, ascolta e comprende le narrazioni e la lettura di storie, dialoga,discute, chiede

spiegazioni e spiega, usa il linguaggio per progettare le attività e per definirne le regole.

Sviluppa un repertorio linguistico adeguato alle esperienze e agli apprendimenti compiuti nei diversi campi di

esperienza.

Riflette sulla lingua, confronta lingue diverse, riconosce, apprezza e sperimenta la pluralità linguistica e il

linguaggio poetico.

È consapevole della propria lingua materna.

Formula ipotesi sulla lingua scritta e sperimenta le prime forme di comunicazione attraverso la scrittura,

anche utilizzando le tecnologie.



La conoscenza del mondo

Ordine, misura, spazio, tempo, natura

I bambini esplorano la realtà, imparando a organizzare le proprie esperienze attraverso azioni consapevoli quali il

raggruppare, il comparare, il contare, l‟ordinare, l‟orientarsi e il rappresentare con disegni e con parole.

Attraverso le attività proposte, le organizzazioni dei fenomeni naturali e degli organismi viventi, le conversazioni,

le attività ludiche, costruttive o progettuali, il bambino comincia a capire l‟importanza di guardare sempre meglio i

fatti del mondo, confrontando le proprie idee con le idee proposte dagli adulti e dagli altri bambini.

Partendo da situazioni di vita quotidiana, dal gioco, dalle domande e dai problemi che nascono dall‟esperienza

concreta il bambino comincia a costruire competenze trasversali quali: osservare, manipolare, interpretare i simboli

per rappresentare significati; chiedere spiegazioni, riflettere, ipotizzare e discutere soluzioni; cogliere il punto di

vista degli altri in relazione al proprio, nelle azioni e nelle comunicazioni; prevedere, anticipare, osservare,

organizzare, ordinare gli oggetti e le esperienze; interagire con lo spazio in modo consapevole e compiere i primi

tentativi per rappresentarlo; avvicinarsi al numero come segno e strumento per interpretare la realtà e interagire

con essa; riflettere sulla misura, sull‟ordine e sulla relazione; osservare i viventi, sempre in relazione con aspetti

del mondo fisico, mossi dalla curiosità verso di sé e verso l‟ambiente naturale nonché verso le sue continue

trasformazioni; progettare e perseguire progetti nel tempo documentandone gli sviluppi.

Nella scuola dell‟infanzia i bambini apprendono a organizzarsi gradualmente nel tempo e nello spazio, a partire dai

loro vissuti quotidiani di vita familiare, scolastica, ludica e facendo riferimento alle attività degli adulti e agli

eventi naturali e culturali. Spazio e tempo sono legati tra loro nell‟esperienza fondamentale del movimento, le cui

caratteristiche di durata, estensione e rapidità costituiscono per i bambini sia elementi di analisi degli stessi

movimenti direttamente osservati, sia criteri di interpretazione del cambiamento in generale.

I bambini acquisiscono consapevolezza del proprio corpo attraverso una corrispondente consapevolezza del mondo

e viceversa: la prima “organizzazione fisica” del mondo esterno (forma, movimento, luce, calore, ecc.) si sviluppa in

stretta e reciproca corrispondenza con i canali di percezione e motricità. In modo analogo il bambino mette in

relazione le funzioni interne e le funzionalità esterne di qualunque organismo vivente e si accosta alla

consapevolezza delle trasformazioni della materia mettendole in relazione con le esperienze del proprio corpo.

Il bambino può interpretare qualunque macchina, meccanismo, strumento, artefatto tecnologico che fa parte della

sua esperienza mediante un contrappunto fra “come è fatto” e “cosa fa”. L‟intreccio fra linguaggio e azione

nell‟attività di conoscenza del bambino favorisce la scoperta della varietà degli aspetti del mondo e, al tempo

stesso, promuove l‟organizzazione culturale.

Il compito degli insegnanti è quello di rendere i bambini gradualmente consapevoli della ricchezza potenziale della

loro esperienza quotidiana e dei modi in cui la cultura dà forma a tale esperienza; di assecondarli e sostenerli nel

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processo dello sviluppo della competenza e nei loro primi tentativi di simbolizzare e formalizzare le conoscenze del

mondo; di aiutarli e indirizzarli nel costruire le prime immagini del mondo e di sé che siano coerenti e significative,

a percepire e coltivare il benessere che deriva dallo stare nell‟ambiente naturale.



Traguardi per lo sviluppo della competenza

Il bambino raggruppa e ordina secondo criteri diversi, confronta e valuta quantità;utilizza semplici simboli

per registrare; compie misurazioni mediante semplici strumenti.

Colloca correttamente nello spazio se stesso, oggetti, persone; segue correttamente un percorso sulla base

di indicazioni verbali.

Si orienta nel tempo della vita quotidiana.

Riferisce eventi del passato recente dimostrando consapevolezza della loro collocazione temporale; formula

correttamente riflessioni e considerazioni relative al futur0 immediato e prossimo. Coglie le trasformazioni

naturali.

Osserva i fenomeni naturali e gli organismi viventi sulla base di criteri o ipotesi,con attenzione e

sistematicità.

Prova interesse per gli artefatti tecnologici, li esplora e sa scoprirne funzioni e possibili usi.

È curioso, esplorativo, pone domande, discute, confronta ipotesi, spiegazioni,soluzioni e azioni.

Utilizza un linguaggio appropriato per descrivere le osservazioni o le esperienze.



m. PROGRAMMAZIONE ANNUALE

SCUOLA PRIMARIA

PREMESSA

La prospettiva di una scuola nuova affida alle Istituzioni Scolastiche e ai Docenti il compito di progettare le unità

di apprendimento caratterizzate da obiettivi formativi adatti e significativi per i singoli allevi.

Le “Indicazioni Nazionali per il Curricolo nella Scuola Primaria”, infatti, invitano gli insegnanti ad adottare questo

nuovo tipo di programmazione utilizzando gli obiettivi specifici per progettare Unità di apprendimento nella

prospettiva della maturazione educativo dell‟alunno.

I docenti, usando le discipline come strumenti per dare unitarietà alla conoscenza, raggiungeranno l‟obiettivo della

costruzione compartecipata e quindi della progettazione fatta in équipe.

Le attività didattiche saranno progettate facendo emergere il criterio della progressiva acquisizione delle

competenze trasversali tra gli obiettivi specifici delle diverse materie e quelle delle educazioni,tutto in un‟ottica

tridimensionale che si basi su “FARE, SAPERE, AGIRE”



n. ATTIVITA‟ LABORATORIALI

Particolare rilevanza organizzativa è rappresentata dalle attività laboratoriali che vengono affidate a docenti che

per competenza professionale e didattica e disponibilità personale, organizzano percorsi in grado di rispondere alle

differenti situazioni di apprendimento degli allievi.

I laboratori e le attività progettuali curriculari vengono realizzati con gruppi di alunni della stessa classe o di più

classi parallele riuniti per livelli di capacità e apprendimento, in essi

viene coniugata la conoscenza e l‟abilità in una dimensione operativa.

Con l‟aiuto dei docenti, gli alunni nelle attività laboratoriali saranno portati a scoprire i segreti delle discipline

cogliendone i legami con la propria esperienza.





o. DISCIPLINE E AREE DISCIPLINARI

AREA LINGUISTICO-ARTISTICO-ESPRESSIVA



Comunicare Produrre Analizzare e Strutturare

e trasformare problematizzare

-ascoltare -elaborare -osservare -collocare nello spazio

-comprendere -sintetizzare -esaminare e nel tempo

-parlare -schematizzare -esplorare -confrontare

-leggere -collegare -descrivere -classificare

-scrivere -sperimentare -distinguere -stabilire relazioni

-esprimersi con codici -riutilizzare -rappresentare -risolvere

diversi -creare -ricercare -argomentare

-interagire informazioni -verificare

-cooperare -fare ipotesi -valutare

-operare con codici diversi



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L‟apprendimento delle lingue e dei linguaggi non verbali si realizza con il concorso di più discipline: lingua italiana;

lingue comunitarie; musica; arte-immagine; corpo-movimento-sport.

Tutte queste discipline, pur mantenendo un ambito di apprendimento proprio, storicamente e convenzionalmente

organizzato intorno a specifici temi e problemi, a metodi e a linguaggi propri, concorrono a definire un‟area

sovradisciplinare, in cui esse ritrovano una comune matrice antropologica nell‟esigenza comunicativa dell‟uomo e

nell‟esplicazione di facoltà uniche e peculiari del pensiero umano. Gli esseri umani, infatti, con i linguaggi verbali,

iconici, sonori e corporei hanno da sempre attuato la loro propensione a narrare e a descrivere spazi, personaggi e

situazioni sia reali sia virtuali, a elaborare idee e a rappresentare sentimenti comuni creando l‟immaginario

collettivo, attraverso il quale è stato elaborato e trasmesso il patrimonio di valori estetici, culturali, religiosi, etici

e civili di una comunità.

Nel delineare un curricolo dell‟area, la dimensione trasversale e quella specifica di ogni disciplina vanno tenute

entrambe presenti; si devono favorire gli apprendimenti disciplinari specifici e l‟integrazione dei linguaggi per

ampliare la gamma di possibilità espressive.

L‟alunno sarà guidato alla scoperta delle potenzialità comunicative ed espressive che le discipline offrono e

all‟apprendimento sempre più autonomo delle forme utili a rappresentare la sua personalità e il mondo che lo

circonda. È utile che egli abbia l‟occasione di riflettere sul diverso significato che messaggi simili possono

assumere, privilegiando i codici tipici di una disciplina o quelli di un‟altra, allo scopo di apprezzare, valutare e

utilizzare la varietà di espressioni a sua disposizione.

Il linguaggio del corpo collabora alla comunicazione artistica (nella mimica, nelle gestualità teatrale, nel balletto) e

alla comunicazione quotidiana, con la gestualità, ma anche con le diverse modalità attraverso le quali il corpo occupa

lo spazio.

La realizzazione guidata di operazioni di traduzione da un codice a un altro darà la possibilità all‟alunno di

conoscere sia gli elementi comuni dei vari linguaggi sia nello stesso tempo la specificità da loro assunta all‟interno

di un particolare codice. L‟alunno apprenderà, altresì, a sperimentare le possibilità espressive della commistione di

più linguaggi attraverso la comprensione e la produzione di ipertesti.

L‟alunno sarà guidato a riflettere sul fatto che nella realtà quotidiana raramente un solo linguaggio assolve il

compito di realizzare una comunicazione efficace. Infatti, non solo nella comunicazione espressiva, ma anche in

quella funzionale, propria della realtà quotidiana, i vari linguaggi si supportano e si integrano a vicenda, allo scopo di

creare forme di comunicazione potenziata.

La presenza delle lingue comunitarie nella stessa area della lingua italiana darà l‟occasione all‟alunno di esplorare i

caratteri specifici del linguaggio verbale e di avviare riflessioni sulla lingua che sfruttino le conoscenze e le

competenze linguistiche già acquisite, individuando omogeneità e differenze, stabilità e variabilità delle lingue. Le

lingue, quella nativa e le altre, valorizzano le possibilità specifiche del linguaggio verbale di essere usato come

strumento di riflessione e di metacognizione.

Nel progettare le attività di apprendimento si terrà conto nel tempo che le diverse esperienze culturali degli alunni

condizionano la percezione, la sensibilità, la gestione del corpo e la gestione dello spazio. È necessario quindi che i

curricoli siano sempre pensati in una prospettiva interculturale e comunque attenta ai reali punti di partenza degli

alunni.

Nella crescita delle capacità espressive giocano un ruolo importante le nuove tecnologie, il cui sviluppo rappresenta

uno dei caratteri originali della società dell‟informazione. Esse forniscono nuovi linguaggi multimediali per

l‟espressione, la costruzione e la rappresentazione delle conoscenze, sui quali è necessario che lo studente maturi

competenze specifiche.



Italiano

Lo sviluppo di competenze linguistiche ampie e sicure è una condizione indispensabile per la crescita della persona e

per l‟esercizio pieno della cittadinanza, per l‟accesso critico a tutti gli ambiti culturali e per il raggiungimento del

successo scolastico in ogni settore di studio. Per realizzare queste finalità estese e trasversali, è necessario che

l‟apprendimento della lingua sia oggetto di specifiche attenzioni da parte di tutti i docenti, che in questa

prospettiva coordineranno le loro attività.

Nel nostro paese, l‟apprendimento della lingua avviene oggi in uno spazio antropologico caratterizzato da un varietà

di elementi: la persistenza, anche se quanto mai ineguale e diversificata, della dialettofonia; la ricchezza e la

varietà delle lingue minoritarie; la compresenza di più lingue anche extracomunitarie.

Tutto questo comporta che nell‟esperienza di molti studenti l‟italiano rappresenti una seconda lingua. È necessario,

pertanto, che l‟apprendimento della lingua italiana avvenga sempre a partire dalle competenze linguistiche e

comunicative che gli alunni hanno già maturato nell‟idioma nativo.

Nel primo ciclo grande importanza ha lo sviluppo del linguaggio orale in forme via via più controllate. La pratica

delle abilità linguistiche orali nella comunità scolastica passa attraverso la predisposizione di ambienti sociali di

apprendimento idonei allo scambio linguistico, all'interazione, alla costruzione di significati, alla condivisione di

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conoscenze, alla negoziazione di punti di vista. È nell'interazione che si sviluppa l'identità linguistica di ogni

soggetto e si creano le premesse per elaborare significati accettati dall‟intera comunità.

La lettura va praticata su una grande varietà di testi, per scopi diversi e con strategie funzionali al compito, per

permettere all‟alunno l‟accesso ai testi anche in modo autonomo. La consuetudine con i libri pone le basi per una

pratica di lettura come attività autonoma e personale che duri per tutta la vita. Per questo occorre assicurare le

condizioni (biblioteche scolastiche, accesso ai libri, itinerari di ricerca, ecc.) da cui sorgono bisogni e gusto di

esplorazione dei testi scritti.

La pratica della lettura è proposta come momento di socializzazione e di discussione dell‟apprendimento di

contenuti, ma anche come momento di ricerca autonoma e individuale, in grado di sviluppare la capacità di

concentrazione e di riflessione critica, quindi come attività particolarmente utile per favorire il processo di

maturazione dell‟alunno.

Obiettivo strategico per la scuola primaria diviene non soltanto insegnare la strumentalità del leggere, ma attivare

i numerosi e complessi processi cognitivi sottesi al comprendere. Ogni insegnante favorirà con apposite attività il

superamento degli ostacoli alla comprensione dei testi che possono annidarsi a livello lessicale o sintattico oppure

al livello della strutturazione logico-concettuale.

Ruolo primario assume il leggere per soddisfare il piacere estetico dell'incontro con il testo letterario e il gusto

intellettuale della ricerca di risposte a domande di senso. La lettura connessa con lo studio e l'apprendimento e la

lettura più spontanea, legata ad aspetti estetici o emotivi, vanno parimenti praticate in quanto rispondono a bisogni

presenti nella persona.

L‟alunno apprenderà la scrittura attraverso la lettura e la produzione, prima guidata poi autonoma, di una grande

varietà di testi funzionali e creativi, sempre finalizzati ai bisogni comunicativi degli alunni e inseriti in contesti

motivanti.

L'acquisizione della competenza strumentale della scrittura, entro i primi due anni di scuola, non esaurisce la

complessità dell‟insegnare e dell‟imparare a scrivere testi. Vista nel suo compiersi, la scrittura di un testo si

presenta come un processo complesso nel quale si riconoscono fasi, dall‟ideazione agli abbozzi di pianificazione, alla

prima stesura, alla revisione, ecc.. Ogni fase richiede specifiche strategie di apprendimento – sempre aperte alla

creatività e all‟imprevedibilità degli apporti individuali degli allievi – e pratica. L'obiettivo primario (che non esclude

il raggiungimento di traguardi più complessi, sempre possibili) sarà quello di portare gli allievi a scrivere in modo

chiaro, preciso e semplice; gli allievi dovrebbero poter controllare, oltre alle scelte lessicali e sintattiche, anche gli

elementi relativi all'organizzazione logico-concettuale del testo, e quindi sviluppare la capacità di ordinare,

raggruppare, esplicitare tutte le informazioni necessarie al raggiungimento dello scopo.

La scrittura sarà appresa con gradualità, dalla produzione iniziale di testi brevi e semplici, fino alla realizzazione di

frasi complesse. Particolare cura sarà dedicata all‟apprendimento della scrittura come strumento per conoscere e

rappresentare gli aspetti della propria personalità e del mondo circostante,individuando nelle forme di scrittura

narrative e autobiografiche un modo per ordinare e dare un senso alle proprie esperienze.

Lo sviluppo del senso estetico e del gusto letterario avverrà sin dai primi anni della scuola primaria su testi scelti

tra esempi culturalmente validi della letteratura per l‟infanzia. L‟acquisizione precoce della capacità di interrogare

i testi, per cercare in essi risposte che contribuiscano all‟arricchimento culturale e alla maturazione della

personalità dell‟alunno, sarà la premessa di una buona educazione linguistica e letteraria, che dovrà consolidarsi nel

tempo.



Traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola primaria

L’alunno partecipa a scambi comunicativi con compagni e docenti (conversazione, discussione, scambi

epistolari…) attraverso messaggi semplici, chiari e pertinenti, formulati in un registro il più possibile

adeguato alla situazione.

Comprende testi di tipo diverso in vista di scopi funzionali, di intrattenimento e/o svago, di studio, ne

individua il senso globale e/o le informazioni principali, utilizza strategie di lettura funzionali agli scopi.

Legge testi letterari di vario genere appartenenti alla letteratura dell’infanzia, sia a voce alta, con tono di

voce espressivo, sia con lettura silenziosa e autonoma, riuscendo a formulare su di essi semplici pareri

personali.

Produce testi (di invenzione, per lo studio, per comunicare) legati alle diverse occasioni di scrittura che la

scuola offre, rielabora testi manipolandoli, parafrasandoli, completandoli, trasformandoli (parafrasi e

riscrittura).

Sviluppa gradualmente abilità funzionali allo studio estrapolando dai testi scritti informazioni su un dato

argomento utili per l'esposizione orale e la memorizzazione, acquisendo un primo nucleo di terminologia

specifica, raccogliendo impressioni personali e/o collettive, registrando opinioni proprie o altrui.

Svolge attività esplicite di riflessione linguistica su ciò che si dice o si scrive, si ascolta o si legge, mostra di

cogliere le operazioni che si fanno quando si comunica e le diverse scelte determinate dalla varietà di

situazioni in cui la lingua si usa.

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Obiettivi di apprendimento al termine della classe terza della scuola primaria

Ascoltare e parlare

– Interagire in una conversazione formulando domande e dando risposte pertinenti su argomenti di esperienza

diretta.

– Comprendere l’argomento e le informazioni principali di discorsi affrontati in classe.

– Seguire la narrazione di testi ascoltati o letti mostrando di saperne cogliere il senso globale.

– Raccontare oralmente una storia personale o fantastica rispettando l’ordine cronologico e/o logico.

– Comprendere e dare semplici istruzioni su un gioco o un'attività che conosce bene.

Leggere

– Leggere testi (narrativi, descrittivi, informativi) cogliendo l'argomento centrale, le informazioni essenziali,

le intenzioni comunicative di chi scrive.

– Comprendere testi di tipo diverso in vista di scopi funzionali, pratici, di intrattenimento e/o di svago.

– Leggere semplici e brevi testi letterari sia poetici sia narrativi, mostrando di saperne cogliere il senso

globale.

Scrivere

– Produrre semplici testi di vario tipo legati a scopi concreti (per utilità personale, per stabilire rapporti

interpersonali) e connessi con situazioni quotidiane (contesto scolastico e/o familiare).

– Produrre testi legati a scopi diversi (narrare, descrivere, informare).

– Comunicare per iscritto con frasi semplici e compiute, strutturate in un breve testo che rispetti le

fondamentali convenzioni ortografiche.

Riflettere sulla lingua

– Compiere semplici osservazioni su testi e discorsi per rilevarne alcune regolarità.

– Attivare semplici ricerche su parole ed espressioni presenti nei testi.

– Conoscere le parti variabili del discorso e gli elementi principali della frase semplice.



Obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria

Ascoltare e parlare

– Cogliere l'argomento principale dei discorsi altrui.

– Prendere la parola negli scambi comunicativi (dialogo, conversazione, discussione) rispettando i turni di

parola, ponendo domande pertinenti e chiedendo chiarimenti.

– Riferire su esperienze personali organizzando il racconto in modo essenziale e chiaro, rispettando l'ordine

cronologico e/o logico e inserendo elementi descrittivi funzionali al racconto.

– Cogliere in una discussione le posizioni espresse dai compagni ed esprimere la propria opinione su un

argomento con un breve intervento preparato in precedenza.

– Comprendere le informazioni essenziali di un’esposizione, di istruzioni per l’esecuzione di compiti, di

messaggi trasmessi dai media (annunci, bollettini...).

– Organizzare un breve discorso orale su un tema affrontato in classe o una breve esposizione su un

argomento di studio utilizzando una scaletta.

Leggere

– Leggere testi narrativi e descrittivi, sia realistici sia fantastici, distinguendo l'invenzione letteraria dalla

realtà.

– Sfruttare le informazioni della titolazione, delle immagini e delle didascalie per farsi un’idea del testo che

si intende leggere.

– Leggere e confrontare informazioni provenienti da testi diversi per farsi un’idea di un argomento, per

trovare spunti a partire dai quali parlare o scrivere.

– Ricercare informazioni in testi di diversa natura e provenienza per scopi pratici e/o conoscitivi applicando

semplici tecniche di supporto alla comprensione (come, ad esempio, sottolineare, annotare informazioni,

costruire mappe e schemi ecc.).

– Seguire istruzioni scritte per realizzare prodotti, per regolare comportamenti, per svolgere un'attività,

per realizzare un procedimento.

– Leggere semplici e brevi testi letterari sia poetici sia narrativi mostrando di riconoscere le caratteristiche

essenziali che li contraddistinguono (versi, strofe, rime, ripetizione di suoni, uso delle parole e dei

significati) ed esprimendo semplici pareri personali

su di essi.

– Leggere ad alta voce un testo noto e, nel caso di testi dialogati letti a più voci, inserirsi opportunamente

con la propria battuta, rispettando le pause e variando il tono della voce.

Scrivere

– Raccogliere le idee, organizzarle per punti, pianificare la traccia di un racconto o di un’esperienza.

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– Produrre racconti scritti di esperienze personali o vissute da altri e che contengano le informazioni

essenziali relative a persone, luoghi, tempi, situazioni, azioni.

– Produrre testi creativi sulla base di modelli dati (filastrocche, racconti brevi, poesie).

– Scrivere una lettera indirizzata a destinatari noti, adeguando le forme espressive al destinatario e alla

situazione di comunicazione.

– Esprimere per iscritto esperienze, emozioni, stati d'animo sotto forma di diario.

– Realizzare testi collettivi in cui si fanno resoconti di esperienze scolastiche, si illustrano procedimenti per

fare qualcosa, si registrano opinioni su un argomento trattato in classe.

– Compiere operazioni di rielaborazione sui testi (parafrasare un racconto, riscrivere apportando cambiamenti

di caratteristiche, sostituzioni di personaggi, punti di vista,

riscrivere in funzione di uno scopo dato…).

– Produrre testi corretti dal punto di vista ortografico, morfosintattico, lessicale, in cui siano rispettate le

funzioni sintattiche e semantiche dei principali segni interpuntivi.

Riflettere sulla lingua

– Riconoscere e denominare le parti principali del discorso e gli elementi basilari di una frase; individuare e

usare in modo consapevole modi e tempi del verbo; riconoscere in un testo i principali connettivi (temporali,

spaziali, logici); analizzare la frase nelle sue funzioni (predicato e principali complementi diretti e indiretti).

– Conoscere i principali meccanismi di formazione e derivazione delle parole (parole semplici, derivate,

composte, prefissi e suffissi).

– Comprendere le principali relazioni tra le parole (somiglianze, differenze) sul piano dei significati.

– Comprendere e utilizzare il significato di parole e termini specifici legati alle discipline di studio.

– Utilizzare il dizionario come strumento di consultazione per trovare una risposta ai propri dubbi linguistici.



Lingue Comunitarie

L‟apprendimento di almeno due lingue europee, oltre alla lingua materna, permette all‟alunno di acquisire una

competenza plurilingue e pluriculturale e di esercitare la cittadinanza attiva oltre i confini del territorio nazionale.

Con la padronanza di più lingue, l‟alunno riconosce che esistono differenti sistemi linguistici e diviene consapevole

che i concetti veicolati attraverso lingue diverse possono essere, di volta in volta, analoghi oppure no.

È necessario che all‟apprendimento delle lingue venga assicurata sia continuità in “verticale”, dalla scuola primaria

alla scuola secondaria, sia trasversalità in “orizzontale” con l‟integrazione tra lingua materna e lingue straniere.

L‟apprendimento delle lingue straniere si innesta su un‟iniziale motivazione intrinseca, sulla spontanea propensione

dell‟alunno verso la comunicazione verbale, sul suo desiderio di socializzare e interagire con l‟ambiente circostante.

Per l‟apprendimento di altre lingue sarà piuttosto necessario far leva sulla motivazione estrinseca a “fare con la

lingua”, a giocare con i compagni e a simulare giochi di ruolo. Canzoni, filastrocche, la risposta corporea a indicazioni

verbali e il gioco consentiranno all‟alunno, sin dai primi stadi dell‟apprendimento, di esplorare suoni e significati e di

appropriarsene per poi riutilizzarli in modo creativo. La scoperta di storie e tradizioni di altri paesi, l‟analisi di

materiali autentici (immagini, oggetti, testi, ecc.), l‟interazione in forma di corrispondenza epistolare o virtuale con

coetanei stranieri, la partecipazione a progetti con scuole di altri paesi possono contribuire ad aumentare la

motivazione ad apprendere le lingue. L‟uso di tecnologie informatiche, inoltre, consente di ampliare spazi, tempi e

modalità di contatto e interazione sociale tra individui, comunità scolastiche e territoriali. L‟alunno potrà così più

facilmente passare progressivamente da una interazione centrata essenzialmente sui propri bisogni a una

comunicazione attenta all‟interlocutore fino a sviluppare competenze socio-relazionali adeguate a interlocutori e

contesti diversi.

In questa prospettiva alle attività didattiche finalizzate a far acquisire all‟alunno la capacità di usare la lingua il

docente affiancherà gradualmente attività di riflessione che lo aiuteranno a riconoscere sia le convenzioni in uso

in quella determinata comunità linguistica sia le regole della lingua.



Traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola primaria per la lingua straniera

L’alunno riconosce se ha o meno capito messaggi verbali orali e semplici testi scritti, chiede spiegazioni,

svolge i compiti secondo le indicazioni date in lingua straniera dall’insegnante, stabilisce relazioni tra elementi

linguistico-comunicativi e culturali appartenenti alla lingua materna e alla lingua straniera.

Collabora attivamente con i compagni nella realizzazione di attività collettive odi gruppo, dimostrando

interesse e fiducia verso l’altro; individua differenze culturali veicolate dalla lingua materna e dalla lingua

straniera senza avere atteggiamenti di rifiuto.

Comprende frasi ed espressioni di uso frequente, relative ad ambiti familiari (ad esempio informazioni di

base sulla persona e sulla famiglia, acquisti, geografia locale, lavoro).

Interagisce nel gioco e comunica in modo comprensibile e con espressioni e frasi memorizzate in scambi di

informazioni semplici e di routine.





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Descrive in termini semplici, aspetti del proprio vissuto e del proprio ambiente ed elementi che si riferiscono

a bisogni immediati.



Obiettivi di apprendimento al termine della classe terza della scuola primaria

Ricezione orale (ascolto)

– Comprendere istruzioni, espressioni e frasi di uso quotidiano pronunciate chiaramente e lentamente.

Ricezione scritta (lettura)

– Comprendere cartoline, biglietti di auguri, brevi messaggi, accompagnati preferibilmente da supporti visivi,

cogliendo parole e frasi con cui si è familiarizzato oralmente.

Interazione orale

– Interagire con un compagno per presentarsi, giocare e soddisfare bisogni di tipo concreto utilizzando

espressioni e frasi memorizzate adatte alla situazione, anche se formalmente difettose.

Produzione scritta

– Copiare e scrivere parole e semplici frasi attinenti alle attività svolte in classe.



Obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria

Ricezione orale (ascolto)

– Comprendere istruzioni, espressioni e frasi di uso quotidiano se pronunciate chiaramente e lentamente

(esempio: consegne brevi e semplici) e identificare il tema generale di un discorso in cui si parla di argomenti

conosciuti (esempio: la scuola, le vacanze, i passatempi, i propri gusti…).

Ricezione scritta (lettura)

– Comprendere testi brevi e semplici (esempio: cartoline, messaggi di posta elettronica, lettere personali,

storie per bambini…) accompagnati preferibilmente da supporti visivi, cogliendo nomi familiari, parole e frasi

basilari.

Interazione orale

– Esprimersi linguisticamente in modo comprensibile utilizzando espressioni e frasi adatte alla situazione e

all’interlocutore, anche se a volte non connesse e formalmente difettose, per interagire con un compagno o

un adulto con cui si ha familiarità.

– Scambiare semplici informazioni afferenti alla sfera personale (gusti, amici, attività scolastica, giochi,

vacanze…), sostenendo ciò che si dice o si chiede con mimica e gesti e chiedendo eventualmente

all’interlocutore di ripetere.

Produzione scritta

– Scrivere messaggi semplici e brevi, come biglietti e brevi lettere personali (per fare gli auguri, per

ringraziare o invitare qualcuno, per chiedere notizie, per raccontare proprie esperienze…) anche se

formalmente difettosi, purché siano comprensibili.



Musica

La musica, componente fondamentale e universale dell‟esperienza e dell‟intelligenza umana, offre uno spazio

simbolico e relazionale propizio all‟attivazione di processi di cooperazione e socializzazione, all‟acquisizione di

strumenti di conoscenza e autodeterminazione, alla valorizzazione della creatività e della partecipazione, allo

sviluppo del senso di appartenenza a una comunità, nonché all‟interazione fra culture diverse.

L‟apprendimento della musica consta di pratiche e di conoscenze, e nella scuola si articola su due livelli

esperienziali: a) il livello della produzione, mediante l‟azione diretta (esplorativa, compositiva, esecutiva) con e sui

materiali sonori, in particolare attraverso l‟attività corale e di musica d‟insieme;

b) quello della fruizione consapevole, che implica la costruzione e l‟elaborazione di significati personali, sociali e

culturali, relativamente a fatti, eventi, opere del presente e del passato. Il canto, la pratica degli strumenti

musicali, la produzione creativa, l‟ascolto e la riflessione critica favoriscono lo sviluppo della musicalità che è in

ciascuno; promuovono l‟integrazione delle componenti percettivo-motorie, cognitive e affettivo-sociali della

personalità; contribuiscono al benessere psicofisico in una prospettiva i prevenzione del disagio, dando risposta a

bisogni, desideri, domande, caratteristiche delle diverse fasce d‟età. In particolare, attraverso l‟esperienza del far

musica insieme, ognuno apprenderà a leggere e a scrivere musica, a comporla e a improvvisarla, laddove con

“improvvisazione” si intende quel gesto che sintetizza in un unico istante-istinto creativo le diverse fasi del

comporre: conoscenza, pensiero, decisione.

L‟apprendimento della musica esplica specifiche funzioni formative, tra loro interdipendenti. Mediante la funzione

cognitivo-culturale gli alunni esercitano la capacità di rappresentazione simbolica della realtà, sviluppano un

pensiero flessibile, intuitivo, creativo e partecipano al patrimonio di diverse culture musicali; utilizzano le

competenze specifiche della disciplina nella costruzione dell‟universo di significati che stanno alla base della

concezione el mondo, della mentalità, dei modi di vita e dei valori della comunità





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a cui fanno riferimento. Mediante la funzione linguistico-comunicativa la musica educa gli alunni all‟espressione e

alla comunicazione attraverso gli strumenti e le tecniche specifiche del proprio linguaggio. Mediante la funzione

emotivo-affettiva gli alunni, nel rapporto con l‟opera d‟arte, sviluppano la riflessione sulla formalizzazione simbolica

delle emozioni e sono indotti a decentrarsi rispetto a esse. Mediante la funzioni identitaria e inter- culturale la

musica induce gli alunni a prendere coscienza della loro appartenenza a una tradizione culturale e nel contempo

fornisce loro gli strumenti per la conoscenza, il confronto e il rispetto di altre tradizioni culturali e religiose.

Mediante la funzione relazionale essa instaura relazioni interpersonali e di gruppo, fondate su pratiche

compartecipate e sull‟ascolto condiviso.

Mediante la funzione critico-estetica essa sviluppa negli alunni una sensibilità artistica basata sull‟ascolto critico e

sull‟interpretazione sia di messaggi sonori sia di opere d‟arte, eleva la loro autonomia di giudizio e il livello di

fruizione estetica del patrimonio culturale.

In quanto mezzo di espressione e di comunicazione, la musica interagisce costantemente con le altre arti e è

aperta agli scambi e alle interazioni con i vari ambiti del sapere.



Traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola primaria

L’alunno esplora, discrimina ed elabora eventi sonori dal punto di vista qualitativo, spaziale e in riferimento

alla loro fonte.

Gestisce diverse possibilità espressive della voce, di oggetti sonori e strumenti musicali, imparando ad

ascoltare se stesso e gli altri; fa uso di forme di notazione analogiche o codificate.

Articola combinazioni timbriche, ritmiche e melodiche, applicando schemi elementari; le esegue con la voce, il

corpo e gli strumenti, ivi compresi quelli della tecnologia informatica; le trasforma in brevi forme

rappresentative.

Esegue, da solo e in gruppo, semplici brani strumentali e vocali appartenenti a generi e culture differenti.

Riconosce gli elementi linguistici costitutivi di un semplice brano musicale, sapendoli poi utilizzare anche nelle

proprie prassi esecutive; sa apprezzare la valenza estetica e riconoscere il valore funzionale di ciò che si

fruisce; applica varie strategie

interattive e descrittive (orali, scritte, grafiche) all’ascolto di brani musicali, al fine di pervenire a una

comprensione essenziale delle strutture e delle loro funzioni, e di rapportarle al contesto di cui sono

espressione, mediante percorsi interdisciplinari.



Obiettivi di apprendimento al termine della classe terza della scuola primaria

– Usare la voce, gli strumenti, gli oggetti sonori per produrre, riprodurre, creare e improvvisare fatti sonori

ed eventi musicali di vario genere.

– Eseguire in gruppo semplici brani vocali e strumentali curando l’espressività e l’accuratezza esecutiva in

relazione ai diversi parametri sonori.

– Riconoscere e discriminare gli elementi di base all’interno di un brano musicale.

– Cogliere all’ascolto gli aspetti espressivi e strutturali di un brano musicale, traducendoli con parola, azione

motoria e segno grafico.



Obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria

– Utilizzare voce, strumenti e nuove tecnologie sonore in modo creativo e consapevole, ampliando le proprie

capacità di invenzione sonoro-musicale.

– Eseguire collettivamente e individualmente brani vocali/strumentali anche polifonici, curando l’intonazione,

l’espressività e l’interpretazione.

– Valutare aspetti funzionali ed estetici in brani musicali di vario genere e stile, in relazione al

riconoscimento di culture di tempi e luoghi diversi.

– Riconoscere e classificare gli elementi costitutivi basilari del linguaggio musicale all’interno di brani

esteticamente rilevanti, di vario genere e provenienza.

– Rappresentare gli elementi sintattici basilari di eventi sonori e musicali attraverso sistemi simbolici

convenzionali e non convenzionali.



Arte e immagine

Lo studio della disciplina arte e immagine ha la finalità di sviluppare e di potenziare nell‟alunno la capacità di

leggere e comprendere le immagini e le diverse creazioni artistiche, di esprimersi e comunicare in modo personale e

creativo, di acquisire sensibilità e consapevolezza nei confronti del patrimonio artistico.

Il percorso formativo della disciplina dovrà di conseguenza riconoscere, valorizzare e ordinare l‟insieme di

conoscenze acquisite e di esperienze precedentemente realizzate dall‟alunno nel campo espressivo e multimediale

fuori dalla scuola, anche in modo frammentario. La disciplina contribuisce così in modo rilevante a far sì che la





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scuola si apra al mondo, portandola a confrontarsi criticamente con “la cultura giovanile” e con le nuove modalità di

apprendimento proposte dalle tecnologie della comunicazione.

Attraverso il percorso formativo di tutto il primo ciclo, l‟alunno impara a fruire ed utilizzare il linguaggio visuale e

dell‟arte.

In particolare il percorso permette all‟alunno di leggere e interpretare in modo critico e attivo i linguaggi delle

immagini e quelli multimediali; di comprendere le opere d‟arte; di conoscere e apprezzare i beni culturali e il

patrimonio artistico; di esprimersi e comunicare sperimentando attivamente le tecniche e i codici propri del

linguaggio visuale e audiovisivo. L‟alunno può così sviluppare le proprie capacità creative attraverso l‟utilizzo di

codici e linguaggi espressivi e la rielaborazione di segni visivi.

Con l‟educazione all‟arte e all‟immagine, soprattutto attraverso un approccio operativo di tipo laboratoriale, l‟alunno

sviluppa le capacità di osservare e descrivere, di leggere e comprendere criticamente le opere d‟arte.

Lo sviluppo di queste capacità è una condizione necessaria per creare un atteggiamento di curiosità e di interazione

positiva con il mondo artistico.

È importante infatti che l‟alunno apprenda, a partire dal primo ciclo, gli elementi di base del linguaggio delle

immagini (linea, colore, superficie, forma, volume, composizione, ecc.) e allo stesso tempo sperimenti diversi metodi

di lettura delle opere d‟arte, anche attraverso esperienze dirette nel territorio e nei musei. È necessario inoltre

che abbia una conoscenza dei luoghi e dei contesti storici, degli stili e delle funzioni che caratterizzano la

produzione artistica.

Imparare a leggere le immagini e le opere d‟arte sensibilizza e potenzia nell‟alunno le capacità estetiche ed

espressive, rafforza la preparazione culturale, ma serve anche a sviluppare il senso civico. L‟alunno, infatti, si educa

alla salvaguardia e alla conservazione del patrimonio artistico e ambientale e scopre i beni culturali presenti nella

realtà del proprio territorio, che impara a contestualizzare nell‟ambito nazionale, europeo ed extraeuropeo.



Traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola primaria

L’alunno utilizza gli elementi grammaticali di base del linguaggio visuale per osservare, descrivere e leggere

immagini statiche (quali fotografie, manifesti, opere d’arte) e messaggi in movimento (quali spot, brevi

filmati, videoclip, ecc.).

Utilizza le conoscenze sul linguaggio visuale per produrre e rielaborare in modo creativo le immagini

attraverso molteplici tecniche, di materiali e di strumenti diversificati (grafico-espressivi, pittorici e

plastici, ma anche audiovisivi e multimediali).

Legge gli aspetti formali di alcune opere; apprezza opere d’arte e oggetti di artigianato provenienti da altri

paesi diversi dal proprio.

Conosce i principali beni artistico- culturali presenti nel proprio territorio, e mette in atto pratiche di

rispetto e salvaguardia.



Obiettivi di apprendimento al termine della classe terza della scuola primaria

Percettivo visivi

– Esplorare immagini, forme e oggetti presenti nell’ambiente utilizzando le capacità visive, uditive, olfattive,

gestuali, tattili e cinestetiche.

– Guardare con consapevolezza immagini statiche e in movimento descrivendo verbalmente le emozioni e le

impressioni prodotte dai suoni, dai gesti e dalle espressioni dei personaggi, dalle forme, dalle luci e dai colori

e altro.

Leggere

– Riconoscere attraverso un approccio operativo linee, colori, forme, volume e la struttura compositiva

presente nel linguaggio delle immagini e nelle opere d’arte.

– Individuare nel linguaggio del fumetto, filmico e audiovisivo le diverse tipologie di codici, le sequenze

narrative e decodificare in forma elementare i diversi significati.

– Descrivere tutto ciò che vede in un’opera d’arte, sia antica che moderna, dando spazio alle proprie

sensazioni, emozioni, riflessioni.

– Riconoscere nel proprio ambiente i principali monumenti e beni artistico-culturali.

Produrre

– Esprimere sensazioni, emozioni, pensieri in produzioni di vario tipo (grafiche, plastiche, multimediali…)

utilizzando materiali e tecniche adeguate e integrando diversi linguaggi.



Obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria

Percettivo visivi

– Guardare e osservare con consapevolezza un’immagine e gli oggetti presenti nell’ambiente descrivendo gli

elementi formali e utilizzando le regole della percezione visiva e l’orientamento nello spazio.

Leggere

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– Riconoscere in un testo iconico-visivo gli elementi grammaticali e tecnici del linguaggio visuale (linee, colori,

forme, volume, spazio) e del linguaggio audiovisivo (piani, campi, sequenze, struttura narrativa, movimento

ecc.), individuando il loro significato

espressivo.

– Leggere in alcune opere d’arte di diverse epoche storiche e provenienti da diversi Paesi i principali elementi

compositivi, i significati simbolici, espressivi e comunicativi.

– Riconoscere e apprezzare i principali beni culturali, ambientali e artigianali presenti nel proprio territorio,

operando una prima analisi e classificazione.

Produrre

– Utilizzare strumenti e regole per produrre immagini grafiche, pittoriche, plastiche tridimensionali,

attraverso processi di manipolazione, rielaborazione e associazione di codici, di tecniche e materiali diversi

tra loro.

– Sperimentare l’uso delle tecnologie della comunicazione audiovisiva per esprimere, con codici visivi, sonori e

verbali, sensazioni, emozioni e relizzare produzioni di vario tipo.



Corpo movimento sport

Nel primo ciclo “corpo-movimento-sport” promuovono la conoscenza di sé, dell‟ambiente e delle proprie possibilità

di movimento. Contribuiscono, inoltre, alla formazione della personalità dell‟alunno attraverso la conoscenza e la

consapevolezza della propria identità corporea, nonché della necessità di prendersi cura della propria persona e del

proprio benessere.

In particolare, lo “stare bene con se stessi” richiama l‟esigenza che nel curricolo dell‟educazione al movimento

confluiscano esperienze che riconducono a stili di vita corretti e salutari, che comprendono la prevenzione di

patologie connesse all‟ipocinesia, la valorizzazione delle esperienze motorie e sportive extrascolastiche, i principi

essenziali di una corretta condotta alimentare, nonché una puntuale informazione riguardante gli effetti

sull‟organismo umano di sostanze che inducono dipendenza.

Le attività motorie e sportive forniranno all‟alunno le occasioni per riflettere sui cambiamenti morfo-funzionali del

proprio corpo, per accettarli come espressione della crescita e del processo di maturazione di ogni persona;

offriranno altresì occasioni per riflettere sulle valenze che l‟immagine di sé assume nel confronto col gruppo dei

pari. L‟educazione motoria sarà quindi l‟occasione per promuovere esperienze cognitive, sociali, culturali e affettive.

Attraverso il movimento, con il quale si realizza una vastissima gamma di gesti che vanno dalla mimica del volto alle

più svariate performance sportive, l‟alunno potrà esplorare lo spazio, conoscere il suo corpo, comunicare e

relazionarsi con gli altri.

La conquista di abilità motorie e la possibilità di sperimentare il successo delle proprie azioni sono fonte di

gratificazione che incentivano l‟autostima dell‟alunno e l‟ampliamento progressivo della sua esperienza,

arricchendola di stimoli sempre nuovi.

L‟attività motoria e sportiva, soprattutto nelle occasioni in cui fa sperimentare la vittoria o la sconfitta,

contribuisce all‟apprendimento della capacità di modulare e controllare le proprie emozioni.

Attraverso la dimensione corporeo-motoria l‟alunno esprime istanze comunicative e, a volte, manifesta disagi di

varia natura che non riesce a comunicare con il linguaggio verbale.

Partecipare alle attività motorie e sportive significa condividere con altre persone esperienze di gruppo,

promuovendo l‟inserimento anche di alunni con varie forme di diversità ed esaltando il valore della cooperazione e

del lavoro di squadra.



Traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola primaria

L’alunno acquisisce consapevolezza di sé attraverso l’ascolto e l’osservazione del proprio corpo, la

padronanza degli schemi motori e posturali, sapendosi adattare alle variabili spaziali e temporali.

Utilizza il linguaggio corporeo e motorio per comunicare ed esprimere i propri stati d’animo, anche attraverso

la drammatizzazione e le esperienze ritmico - musicali.

Sperimenta una pluralità di esperienze che permettono di conoscere e apprezzare

molteplici discipline sportive. Sperimenta, in forma semplificata e progressivamente sempre più complessa,

diverse gestualità tecniche.

Si muove nell’ambiente di vita e di scuola rispettando alcuni criteri di sicurezza per sé e per gli altri.

Riconosce alcuni essenziali principi relativi al proprio benessere psico-fisico legati alla cura del proprio corpo

e a un corretto regime alimentare.

Comprende all’interno delle varie occasioni di gioco e di sport il valore delle regole e l’importanza di

rispettarle, nella consapevolezza che la correttezza e il rispetto reciproco sono aspetti irrinunciabili nel

vissuto di ogni esperienza ludico-sportiva.







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Obiettivi di apprendimento al termine della classe terza della scuola primaria

Il corpo e le funzioni senso-percettive

– Riconoscere e denominare le varie parti del corpo su di sé e sugli altri e saperle rappresentare

graficamente; riconoscere, classificare, memorizzare e rielaborare le informazioni provenienti dagli organi di

senso (sensazioni visive, uditive, tattili, cinestetiche).

Il movimento del corpo e la sua relazione con lo spazio e il tempo

– Coordinare e utilizzare diversi schemi motori combinati tra loro (correre / saltare, afferrare / lanciare,

ecc).

– Sapere controllare e gestire le condizioni di equilibrio statico-dinamico del proprio corpo.

– Organizzare e gestire l’orientamento del proprio corpo in riferimento alle principali coordinate spaziali e

temporali (contemporaneità, successione e reversibilità) e a strutture ritmiche.

– Riconoscere e riprodurre semplici sequenze ritmiche con il proprio corpo e con attrezzi.

Il linguaggio del corpo come modalità comunicativo-espressiva

– Utilizzare in modo personale il corpo e il movimento per esprimersi, comunicare stati d’animo, emozioni e

sentimenti, anche nelle forme della drammatizzazione e della danza.

– Assumere e controllare in forma consapevole diversificate posture del corpo con finalità espressive.

Il gioco, lo sport, le regole e il fair play

– Conoscere e applicare correttamente modalità esecutive di numerosi giochi di movimento e presportivi,

individuali e di squadra, e nel contempo assumere un atteggiamento positivo di fiducia verso il proprio corpo,

accettando i propri limiti, cooperando e interagendo positivamente con gli altri, consapevoli del “valore” delle

regole e dell’importanza di rispettarle.

Sicurezza e prevenzione, salute e benessere

– Conoscere e utilizzare in modo corretto e appropriato gli attrezzi e gli spazi di attività.

– Percepire e riconoscere “sensazioni di benessere” legate all’attività ludico-motoria.



Obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria

Il corpo e le funzioni senso-percettive

– Acquisire consapevolezza delle funzioni fisiologiche (cardio-respiratorie e muscolari) e dei loro cambiamenti

in relazione e conseguenti all’esercizio fisico, sapendo anche modulare e controllare l’impiego delle capacità

condizionali (forza, resistenza, velocità) adeguandole all’intensità e alla durata del compito motorio.

Il movimento del corpo e la sua relazione con lo spazio e il tempo

– Organizzare condotte motorie sempre più complesse, coordinando vari schemi di movimento in simultaneità

e successione.

– Riconoscere e valutare traiettorie, distanze, ritmi esecutivi e successioni temporali delle azioni motorie,

sapendo organizzare il proprio movimento nello spazio in relazione a sé, agli oggetti, agli altri.

Il linguaggio del corpo come modalità comunicativo-espressiva

– Utilizzare in forma originale e creativa modalità espressive e corporee anche attraverso forme di

drammatizzazione, sapendo trasmettere nel contempo contenuti emozionali.

– Elaborare semplici coreografie o sequenze di movimento utilizzando band musicali o strutture ritmiche.

Il gioco, lo sport, le regole e il fair play

– Conoscere e applicare i principali elementi tecnici semplificati di molteplici discipline sportive.

– Saper scegliere azioni e soluzioni efficaci per risolvere problemi motori, accogliendo suggerimenti e

correzioni.

– Saper utilizzare numerosi giochi derivanti dalla tradizione popolare applicandone indicazioni e regole.

– Partecipare attivamente ai giochi sportivi e non, organizzati anche in forma di gara, collaborando con gli

altri, accettando la sconfitta, rispettando le regole, accettando le diversità, manifestando senso di

responsabilità.

Sicurezza e prevenzione, salute e benessere

– Assumere comportamenti adeguati per la prevenzione degli infortuni e per la sicurezza nei vari ambienti di

vita.

– Riconoscere il rapporto tra alimentazione, esercizio fisico e salute, assumendo adeguati comportamenti e

stili di vita salutistici.



AREA STORICO-GEOGRAFICO - SOCIALE



L'area storico-geografica è composta dalle scienze che si occupano dello studio delle società umane, nello spazio e

nel tempo: la storia e la geografia, strettamente collegate fra loro e in continuità fra primaria e secondaria.

Al loro interno, si articolano i temi relativi agli studi sociali, il cui scopo è quello di consentire, anche ai docenti

della scuola primaria, di costruire percorsi strutturati su questioni della modernità e della contemporaneità,



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socialmente vive e spazialmente differenziate. Questa apertura costante al mondo attuale è necessaria, dal

momento che uno degli obiettivi centrali di quest‟area è lo sviluppo delle competenze relative alla cittadinanza

attiva, come la comprensione del significato delle regole per la convivenza nella società e della necessità di

rispettarle; la consapevolezza di far parte di una comunità territoriale organizzata a garanzia dei diritti delle

persone; la conoscenza dei principi fondamentali della Costituzione e dei principali aspetti dell'ordinamento dello

Stato; la conoscenza dei diritti della persona riconosciuti dal consesso internazionale.

Per altro verso, il continuo legame con il mondo antico è assicurato dallo studio del patrimonio storico, artistico e

culturale.



Storia

Obiettivo della storia è comprendere e spiegare il passato dell'uomo, partendo dallo studio delle testimonianze e

dei resti che il passato stesso ci ha lasciato. La conoscenza storica si forma e progredisce attraverso un

incessante confronto fra punti di vista e approcci metodologici diversi (storici, archeologici, geografici, ecc).

L'apprendimento della storia contribuisce all‟educazione civica della nazione, perché permette agli allievi di

conoscere il processo di formazione della storia italiana, europea e mondiale

e di capire come si sono formati la memoria e il patrimonio storici nazionali. Al tempo stesso, la storia favorisce

negli alunni la formazione di un “abito critico”, fondato sulla capacità di interpretare le fonti e le conoscenze

acquisite.

Nei tempi più recenti, infatti, il passato e in particolare i temi della memoria, dell'identità e delle radici hanno

fortemente caratterizzato il discorso pubblico e dei media sulla storia. In tale contesto, la padronanza degli

strumenti critici permette di evitare che la storia venga usata strumentalmente e in modo improprio. Inoltre, la

formazione di una società multietnica e multiculturale ha portato con sé la tendenza a trasformare la storia da

disciplina di studio a luogo di rappresentanza delle diverse identità, con il rischio di comprometterne il carattere

scientifico e, conseguentemente, di diminuire la stessa efficacia formativa del curricolo. Per tale motivo, è

opportuno sottolineare come proprio la storia offra una base solida per ragionare sulle diversità dei gruppi umani

che hanno popolato il pianeta, a partire dall'unità del genere umano. In questo ambito acquisisce un rilievo centrale

la trattazione di argomenti la cui conoscenza è imprescindibile per tutti gli alunni, da qualsiasi luogo provengano.

La complessità della storia è lo sfondo ineludibile del curricolo. Essa dipende dalla diversa natura dei soggetti che

la costituiscono (il genere, il censo, i gruppi sociali, le religioni, gli stati e così via), dall'intervento intenzionale degli

individui, dalla molteplicità delle scale e dei punti di vista a partire dai quali può essere ricostruita. Una didattica

plurale, che sappia praticare strade diverse di insegnamento, sembra la risposta più corrispondente a questa

fisionomia della disciplina. L'alunno impara a confrontare società, a studiare la portata di fatti di grande ampiezza

temporale e geografica; si sofferma su una biografia, emblematica per la comprensione di un'epoca; studia eventi

epocali, impara a usare la cronologia per scoprire l'andamento di una guerra o di un ciclo economico oppure per dare

sistematicità alle conoscenze studiate. Apprende dai libri, ma anche dall'osservazione diretta di elementi concreti:

un castello, una piazza, una fabbrica, una chiesa. Ogni volta deve imparare a usare scale temporali e spaziali

diverse.

La disciplina, per questa sua complessità, richiede la formulazione di un percorso ben articolato, con una

progressione di attività e di conoscenze adatta alle diverse fasi dell'apprendimento e che permetta di distribuire

lungo tutto l‟arco della primaria i diversi compiti di apprendimento. Nella fase del primo insegnamento, i docenti

cureranno la formazione dei concetti di base del ragionamento storico e si soffermeranno su aspetti di storia

locale, esperibili da vicino, ma anche su fatti e racconti di storie lontane nel tempo e nello spazio, dalla preistoria ai

giorni nostri, purché presentati in forme comprensibili

e utilizzabili dagli allievi.



Traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola primaria

L'alunno conosce elementi significativi del passato del suo ambiente di vita.

Conosce gli aspetti fondamentali della preistoria, della protostoria e della storia antica.

Usa la linea del tempo, per collocare un fatto o un periodo storico.

Conosce le società studiate, come quella greca e romana, e individua le relazioni tra gruppi umani e contesti

spaziali.

Organizza la conoscenza, tematizzando e usando semplici categorie (alimentazione, difesa, cultura).

Produce semplici testi storici, comprende i testi storici proposti; sa usare carte geo- storiche e inizia a

usare gli strumenti informatici con la guida dell’insegnante.

Sa raccontare i fatti studiati.

Riconosce le tracce storiche presenti sul territorio e comprende l'importanza del patrimonio artistico e

culturale.







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Obiettivi di apprendimento al termine della classe terza della scuola primaria

Organizzazione delle informazioni

– Rappresentare graficamente e verbalmente le attività, i fatti vissuti e narrati, definire durate temporali e

conoscere la funzione e l'uso degli strumenti convenzionali per la misurazione del tempo.

– Riconoscere relazioni di successione e di contemporaneità, cicli temporali, mutamenti, permanenze in

fenomeni ed esperienze vissute e narrate.

Uso dei documenti

– Individuare le tracce e usarle come fonti per ricavare conoscenze sul passato personale, familiare e della

comunità di appartenenza.

– Ricavare da fonti di tipo diverso conoscenze semplici su momenti del passato, locali e non.

Strumenti concettuali e conoscenze

– Avviare la costruzione dei concetti fondamentali della storia: famiglia, gruppo, regole, agricoltura,

ambiente, produzione, ecc.

– Organizzare le conoscenze acquisite in quadri sociali significativi (aspetti della vita sociale, politico-

istituzionale, economica, artistica, religiosa,…).

– Individuare analogie e differenze fra quadri storico-sociali diversi, lontani nello spazio e nel tempo (i

gruppi umani preistorici, o le società di cacciatori/raccoglitori oggi esistenti).

Produzione

– Rappresentare conoscenze e concetti appresi mediante grafismi, racconti orali, disegni.



Obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria

Uso dei documenti

– Ricavare informazioni da documenti di diversa natura utili alla comprensione di un fenomeno storico.

– Rappresentare in un quadro storico-sociale il sistema di relazioni tra i segni e le testimonianze del passato

presenti sul territorio vissuto.

Organizzazione delle informazioni

– Confrontare i quadri storici delle civiltà studiate.

– Usare cronologie e carte storico/geografiche per rappresentare le conoscenze studiate.

Strumenti concettuali e conoscenze

– Usare la cronologia storica secondo la periodizzazione occidentale (prima e dopo Cristo) e conoscere altri

sistemi cronologici.

– Elaborare rappresentazioni sintetiche delle società studiate, mettendo in rilievo le relazioni fra gli elementi

caratterizzanti.

Produzione

– Confrontare aspetti caratterizzanti le diverse società studiate anche in rapporto al presente.

– Ricavare e produrre informazioni da grafici, tabelle, carte storiche, reperti iconografici e consultare testi

di genere diverso, manualistici e non.

– Elaborare in forma di racconto - orale e scritto - gli argomenti studiati.



Geografia

La geografia è scienza che studia l'umanizzazione del nostro pianeta e, quindi, i processi attivati dalle collettività

nelle loro relazioni con la natura.

Tali processi nel corso del tempo hanno trasformato l'ambiente e hanno “costruito” il territorio nel quale oggi

viviamo. La storia della natura e quella dell'uomo si svolgono con tempi diversi: i tempi lunghi della natura si

intrecciano spesso con quelli molto più brevi dell'uomo, con ritmi che a volte si fanno più serrati in seguito a

trasformazioni assai rapide, dovute a nuove prospettive culturali o all'affermarsi di tecnologie innovative.

Per questi motivi la geografia è attenta al presente, che studia nelle varie articolazioni spaziali e nei suoi aspetti

demografici, socio-culturali ed economici. Ma poiché lo spazio non è statico, la geografia non può prescindere dalla

dimensione del tempo, da cui trae molte delle sue possibilità di leggere e interpretare i fatti che proprio nel

territorio hanno lasciato testimonianza. È importante partire, nei primi anni di scuola primaria, dall'approccio

senso-percettivo all'ambiente circostante, attraverso un'esplorazione consapevole del contesto. In questa fase la

geografia opera in stretta connessione con le scienze motorie, per consolidare il rapporto del corpo con lo spazio.



Traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola primaria

L'alunno si orienta nello spazio circostante e sulle carte geografiche, utilizzando riferimenti topologici, punti

cardinali e coordinate geografiche.

Si rende conto che lo spazio geografico è un sistema territoriale, costituito da elementi fisici e antropici

legati da rapporti di connessione e/o di interdipendenza.





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Individua, conosce e descrive gli elementi caratterizzanti dei paesaggi (di montagna, collina, pianura,

costieri, vulcanici, ecc.) con particolare attenzione a quelli italiani.

È in grado di conoscere e localizzare i principali “oggetti” geografici fisici (monti, fiumi, laghi,…) e antropici

(città, porti e aeroporti, infrastrutture…) dell’Italia.

Utilizza il linguaggio della geo-graficità per interpretare carte geografiche e per realizzare semplici schizzi

cartografici e carte tematiche. Ricava informazioni geografiche da una pluralità di fonti (cartografiche e

satellitari,

fotografiche, artistico-letterarie).



Obiettivi di apprendimento al termine della classe terza della scuola primaria

Orientamento

– Muoversi consapevolmente nello spazio circostante, sapendosi orientare attraverso punti di riferimento e

utilizzando gli organizzatori topologici (sopra, sotto, avanti, dietro, sinistra, destra, ecc.).

Carte mentali

– Acquisire la consapevolezza di muoversi e orientarsi nello spazio grazie alle proprie carte mentali, che si

strutturano e si ampliano man mano che si esplora lo spazio circostante.

Linguaggio della geo-graficità

– Rappresentare in prospettiva verticale oggetti e ambienti noti (pianta dell'aula, di una stanza della propria

casa, del cortile della scuola, ecc.) e rappresentare percorsi esperiti nello spazio circostante.

– Leggere e interpretare la pianta dello spazio vicino, basandosi su punti di riferimento fissi.

Paesaggio

– Esplorare il territorio circostante attraverso l'approccio senso-percettivo e l'osservazione diretta.

– Individuare gli elementi fisici e antropici che caratterizzano i vari tipi di paesaggio.

– Conoscere e descrivere gli elementi fisici e antropici che caratterizzano l’ambiente di residenza e la

propria regione.



Obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria

Orientamento

– Orientarsi nello spazio e sulle carte geografiche, utilizzando la bussola e i punti cardinali.

Carte mentali

– Estendere le proprie carte mentali al territorio italiano e a spazi più lontani, attraverso gli strumenti

dell'osservazione indiretta (filmati e fotografie, documenti cartografici e immagini da satellite, ecc.).

Linguaggio della geo-graficità

– Analizzare fatti e fenomeni locali e globali, interpretando carte geografiche a diversa scala, carte

tematiche, grafici, immagini da satellite.

– Localizzare sulla carta geografica dell'Italia la posizione delle regioni fisiche e amministrative.

Paesaggio

– Conoscere e descrivere gli elementi caratterizzanti i principali paesaggi italiani, europei e mondiali,

individuando le analogie e le differenze (anche in relazione ai quadri sociostorici del passato) e gli elementi di

particolare valore ambientale e culturale.

Regione

– Conoscere e applicare il concetto polisemico di regione geografica (fisica, climatica, storico- culturale,

amministrativa), in particolar modo, allo studio del contesto italiano.

Territorio e regione

– Comprendere che il territorio è costituito da elementi fisici e antropici connessi e interdipendenti e che

l'intervento dell'uomo su uno solo di questi elementi si ripercuote a catena su tutti gli altri.

– Individuare problemi relativi alla tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale, analizzando le

soluzioni adottate e proponendo soluzioni idonee nel contesto vicino.



La Cittadinanza e Costituzione

“Cittadinanza e Costituzione” è il nuovo insegnamento introdotto nelle scuole di ogni ordine e grado con la legge

n.169 del 30.10.2008.

L'articolo 1 della legge n. 169/2008 apre la strada all'introduzione nel nostro sistema scolastico dell'insegnamento

di "Cittadinanza e Costituzione", da impartire nell'ambito del monte ore delle aree storico-geografica e storico-

sociale delle scuole di ogni ordine e grado e con iniziative analoghe nella scuola dell'infanzia.

Non si tratta di una mera rivisitazione della tradizionale "educazione civica", bensì di una sostanziale innovazione

curricolare. Infatti sono previste come misure preliminari il varo di un piano di sensibilizzazione e di formazione

per i docenti e l'avvio di una specifica sperimentazione ex art. 11 del DPR 275/1999.

79

Con il termine “cittadinanza” si vuole indicare la capacità di sentirsi cittadini attivi, che esercitano diritti

inviolabili e rispettano i doveri inderogabili della società di cui fanno parte ad ogni livello - da quello familiare a

quello scolastico, da quello regionale a quello nazionale, da quello europeo a quello mondiale - nella vita quotidiana,

nello studio e nel mondo del lavoro.

Lo studio della Costituzione permette non solo di conoscere il documento fondamentale della nostra democrazia ma

anche di fornire una “mappa di valori” utile per esercitare la cittadinanza a tutti i livelli.

Educare alla cittadinanza e alla Costituzione è anche l‟occasione per costruire nelle nostre classi, dove sono

presenti ragazze e ragazzi con provenienze, storie, tradizioni e culture diverse, delle vere comunità di vita e di

lavoro, che cerchino di dare significati nuovi alla convivenza ed elaborino percorsi che costruiscano

contemporaneamente identità personale e solidarietà collettiva, competizione e collaborazione.

L‟educazione alla cittadinanza nei suoi molteplici aspetti è la sfida che la scuola ha urgenza di raccogliere e

condividere con la famiglia e con il territorio, è la scommessa sulla quale si misura il suo compito specifico e

speciale di “educare istruendo”.

Nel documento “Cultura, scuola, persona”, cornice e trama che muove e connota le Indicazioni per il curricolo, si

parla di “nuova cittadinanza” perché nuovi sono i bisogni, nuove le esigenze, nuovi gli interrogativi che la società

pone.

L‟identità nazionale con i suoi valori, le sue tradizioni, la sua lingua, incrocia altre identità , altre tradizioni, altri

valori, altre lingue. Educare ed educarsi alla cittadinanza, oggi, significa impegno a costruire comunità più ampie e

coese, dove nessuno rinuncia alla propria identità , dove ciascuno è capace di interagire e relazionarsi con la

pluralità delle altre identità. Cittadini dell‟Italia, dunque, ma anche cittadini dell‟Europa e del mondo, cittadini

partecipi, attivi, responsabili perché “non basta convivere nella società, ma questa società bisogna crearla

continuamente insieme”.(19)i.

Una finalità ambiziosa, di alto profilo che impegna la scuola in tutte le sue articolazioni, un obiettivo formativo che

deve tradursi in azioni, atteggiamenti, comportamenti, linguaggi, che deve inverarsi nel quotidiano “fare scuola”. In

questo senso le Indicazioni mostrano sentieri, affidano alla professionalità creativa degli insegnanti parole piene,

suggerimenti metodologici in cui si privilegia il “fare” esperienza, il concreto agire, il collegamento stretto con la

realtà, con la vita.

Come ci ricorda Aristotele, “Le virtù le acquistiamo esercitandone prima le opere…diventiamo giusti facendo cose

giuste, temperanti facendo cose temperate, forti compiendo opere forti”.

Educare alla cittadinanza esige esercizio, pratica, esempio, testimonianza, comportamenti incoraggiati e rafforzati

attraverso buone pratiche riflessive, conoscenze, saperi.

La scuola è il luogo privilegiato per vivere esperienze di cittadinanza in ogni momento della giornata; è spazio

prezioso per stringere e rafforzare legami; è presidio di legalità e di giustizia; è ambiente di apprendimento e di

cura. Nella scuola si acquisiscono conoscenze che attengono ai valori costituzionali che uniscono, ai diritti e ai

doveri di un cittadino, si partecipa attivamente alle decisioni che riguardano la vita scolastica, si sviluppa il

pensiero critico e costruttivo, si impara a vivere e a convivere responsabilmente.

Tutto questo si realizza con il concorso delle discipline orientate ai valori della convivenza e del bene comune. Si

concretizza attraverso attività inedite, ma anche pratiche consolidate da rileggere alla luce dell‟obiettivo

formativo di cui ci stiamo occupando; attraverso l‟impegno generoso e solido di tutti gli insegnanti, nessuno escluso;

attraverso contenuti significativi e scelte metodologiche coerenti. Il primato dell‟educativo, dunque, che si

ricompone e si declina dentro e nel dialogo tra le discipline di cui si esalta la valenza formativa, in un progetto

unitario e integrato di educazione, evitando e superando la logica della separatezza e dei microprogetti che in

questi anni si sono moltiplicati a dismisura.

Vediamo, allora, come gli obiettivi specifici di apprendimento, le competenze, i contenuti propri di ciascuna

disciplina concorrono all‟educazione alla cittadinanza.

Diritto di parola e cittadinanza

Si legge nei documenti di italiano e di lingue comunitarie: “Lo sviluppo di competenze linguistiche e sicure è una

condizione indispensabile per la crescita della persona e per l‟esercizio pieno della cittadinanza..”(49) e ancora

“L‟apprendimento di almeno due lingue europee…permette all‟alunno di acquisire una competenza plurilingue e

pluriculturale e di esercitare la cittadinanza attiva oltre i confini del territorio nazionale”(58).

La padronanza della lingua italiana e la conoscenza di altre lingue comunitarie per esercitare, dunque, la

cittadinanza. Non un mero apprendimento sganciato dalla vita, ma un apprendere per la vita, per essere soggetto

attivo dentro i processi sociali.



80

La lingua „orecchiata‟ (come nel caso degli alunni stranieri) o approfondita e più consapevolmente compresa a scuola,

facilita l‟inserimento e l‟integrazione nel contesto sociale. In una società multiculturale in cui serpeggiano

atteggiamenti di esclusione, in cui ci si sente minacciati, l‟ignoranza delle lingue può rafforzare sentimenti di

estraneità e di intolleranza. Parlare tante lingue, se pur vantaggioso, non è garanzia di convivenza civile; si può

essere plurilingue e circondarsi di „muraglie cinesi‟ barriere che non permettono l‟avvicinamento; è però uno

strumento potente di inclusione e in questo senso è obiettivo di cittadinanza.

Non basta tuttavia evocare il diritto di parola, perché la parola può generare prevaricazione, dipendenza,

umiliazione. Occorre soffermarsi a ragionare sul compito educativo mirato all‟uso ponderato della parola.

Ricordare e ricordarsi che parlare non è mai neutro, che le parole sono cariche di implicazioni semantiche, di giudizi

e pregiudizi, di stereotipi e luoghi comuni.

Anche l‟insegnante non sfugge al pericolo di suggestionare l‟allievo. Assorbito dalla programmazione di percorsi ben

confezionati e dalle verifiche „oggettive‟, preoccupato della trasmissione di contenuti pianificati, rischia di non

percepire i bisogni veri che si celano nel non detto, nell‟implicito, nella parola smozzicata; bisogni che per emergere

richiedono ascolto e parole misurate e appassionate.

Gli scambi comunicativi, la conversazione, la discussione, la cura del dialogo, la capacità di argomentare il proprio

punto di vista, la negoziazione dei punti di vista, i testi dialogati letti a più voci, l‟elaborazione di testi collettivi, la

corrispondenza epistolare o virtuale con coetanei stranieri; la stessa lettura come occasione di socializzazione e di

discussione, sono alcuni degli spunti di lavoro che le Indicazioni propongono. Sono suggerimenti metodologici che

attengono sì alla padronanza della lingua, ma anche all‟ imparare a esercitare il diritto di parola senza prevaricare,

ad ascoltare ciò che gli altri hanno da dire, a riconoscere e a rispettare il punto di vista dell‟altro, e dunque

all‟imparare a convivere.

In questo senso molte sono le esperienze e le pratiche didattiche consolidate che vanno rafforzate e riorientate: il

lavoro di gruppo in tutte le sue articolazioni di grande e piccolo gruppo, orizzontale e verticale, i forum di

discussione anche con l‟utilizzo delle nuove tecnologie, i gruppi di autoaiuto, le assemblee di classe, le pratiche

riflessive sui propri e altrui comportamenti, la riformulazione chiarificatrice degli “incidenti critici”, i consigli

comunali dei ragazzi alla cui realizzazione la scuola può dare un contributo notevole.

Né si può dimenticare, in questa direzione, l‟importanza della predisposizione di ambienti sociali di apprendimento

idonei allo scambio linguistico, all‟interazione, alla costruzione di significati, alla condivisione di conoscenze, alla

negoziazione di punti di vista”( 49).

Lo spazio accogliente, caldo, curato, il tempo disteso, la disponibilità dell‟insegnante all‟ascolto sono premesse

favorevoli allo scambio comunicativo. La disposizione in cerchio, per esempio, può essere una modalità organizzativa

per promuovere, facilitare la partecipazione. In cerchio “nessuno è primo, nessuno è secondo” ii; in cerchio sono

annullate le posizioni privilegiate, tutti si sentono inclusi; ci si guarda negli occhi, si scrutano gesti, si osserva

l‟espressione del viso, si colgono emozioni, si scopre la ricchezza comunicativa dei linguaggi non verbali, si pratica la

pazienza, si impara l‟arte della mediazione e della democrazia.

Cooperazione e solidarietà

La scuola offre numerose e variegate occasioni per sperimentare contesti di relazioni dove sviluppare

atteggiamenti positivi e pratiche collaborative; dedica particolare cura alla formazione della classe come gruppo,

alla promozione dei legami cooperativi fra i suoi componenti, alla gestione degli inevitabili conflitti indotti dalla

socializzazione; promuove una attenta riflessione sui comportamenti di gruppo secondo puntuali parametri di

riferimento che sono la dignità della persona e il rispetto reciproco.

Ogni disciplina può offrire spazi di esercizio di responsabilità, di assunzione di impegno personale, può sollecitare

pratiche di cooperazione, di lealtà, di rispetto verso l‟altro. E nelle Indicazioni, non mancano suggestioni

metodologiche su cui focalizzare l‟attenzione per cogliere il valore formativo anche delle attività ordinarie,

apparentemente banali.

Leggere ad alta voce un testo…

La lettura a voce alta può farsi dono, atto di cortesia e di gratuità. Scegliere accuratamente il testo, leggere più

volte senza fretta per avere il tempo di assorbire i significati, di fissare le immagini mentali, dosare abilmente

pause e silenzi, pronunciare le parole in modo chiaro, modulare l‟andatura della voce, provare e riprovare per

migliorare la prestazione. Tutto questo non tanto per affinare una tecnica o per superare brillantemente una prova

di verifica, ma per donare agli altri ciò che si sa, ciò che si sa fare. Recuperare la parola come narrazione che

affascina, che suscita interesse appassionato, può fare di un‟attività scolastica ordinaria una esperienza di

condivisione calda, intensa, profonda.





81

Realizzare testi collettivi .., l‟attività corale e di musica d‟insieme, l‟ ascolto condiviso, esecuzioni in gruppo …

elaborare progetti con i compagni…

La proposta di esperienze di scrittura collettiva - al di là dei guadagni formativi sul piano linguistico e della

riflessione sulle esperienze di vita - sollecita l‟alunno ad argomentare le proprie idee, ad ascoltare e apprezzare

quelle degli altri, ad imparare l‟arte della conciliazione e dell‟accomodamento, nella consapevolezza che il prodotto

finale sarà il risultato tangibile della acquisita capacità di lavorare proficuamente e armonicamente insieme.

Un coro, una piccola orchestra, una rappresentazione teatrale, la costruzione di un ipertesto, sono altre e non meno

significative occasioni per allenarsi a prestare attenzione a sé e agli altri, per creare affiatamento, armonia e

benessere collettivo, per sperimentare la gratuità e la soddisfazione disinteressata per un lavoro ben fatto.

Giocare con i compagni... giochi di squadra, giochi sportivi…

La valorizzazione del gioco, in tutte le sue forme, per vivere momenti di benessere e di gioia condivisa, per

rafforzare legami e sentimenti di appartenenza. I giochi di squadra, in particolare, come valorizzazione delle

competenze di ciascuno, come vissuto positivo di lealtà, di disciplina, di fair play, di responsabilità nei confronti

degli avversari, di vigilanza sui propri atti e sulle conseguenze rispetto all‟incolumità dei compagni.

Corrispondenza epistolare o virtuale con coetanei stranieri….

Lo scambio di informazioni a distanza, anche utilizzando la tecnologia, per entrare in contatto con il lontano, lo

sconosciuto, per conoscere e far conoscere Paesi diversi e distanti, per sperimentare la ritualità dell‟attesa, il

desiderio dell‟incontro, per guardare oltre il proprio contesto di vita. Non tanto spostamento fisico,

piuttosto“erranza cognitiva”, desiderio dell‟altrove, dell‟inconsueto, del nuovo che dispone le menti all‟accoglienza,

allo scambio, alla relazione amicale, alla familiarità.

Incessante confronto fra punti di vista…osservare la realtà da diversi punti di vista … discussione con i pari,

modelli costruiti o progettati con i compagni… in collaborazione con i compagni formula ipotesi...

La storia, la geografia, la matematica, le scienze naturali e sperimentali, la tecnologia esaltano la loro valenza

formativa, quando stimolano i ragazzi a non dare nulla per scontato, ad argomentare, a cogliere di un fatto, di un

evento, di un fenomeno, di un territorio i diversi punti di vista, le diverse chiavi di lettura e di interpretazione,

quando si aprono alla discussione e alla individuazione delle connessioni, quando rifuggono dalle certezze, quando,

insieme alle altre discipline, sviluppano i saperi del nuovo umanesimoiii necessari per comprendere l‟attuale

condizione dell‟uomo planetario

I contenuti per la scuola primaria

Il documento di indirizzo per la sperimentazione dell‟ insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” prevede, per

ogni ordine e grado di istruzione, percorsi specifici:

Scuola primaria:

Trasmissione delle prime nozioni sulla Costituzione e sulla convivenza ed in particolare:

• sui diritti fondamentali dell’uomo;

• sul significato delle formazioni sociali;

• sull’importanza della tutela del paesaggio;

• su alcune basilari nozioni di educazione stradale;

• sulla salvaguardia della salute;

• sul valore della multiculturalità e del rispetto.

Situazioni di compito per la certificazione delle competenze personali alla fine della Scuola Primaria.

Dignità umana: riconoscere situazioni nelle quali non si sia stati trattati o non si siano trattati gli altri da

persone umane; riconoscere i valori che rendono possibile la convivenza umana e testimoniarli nei

comportamenti familiari e sociali;





AREA MATEMATICO-SCIENTIFICO-TECNOLOGICA

Nella formazione di base, l‟area matematico-scientifico-tecnologica comprende argomenti di matematica, di

scienze dell'uomo e della natura, di tecnologia sia tradizionale sia informatica. Si tratta di discipline che studiano e

propongono modi di pensare, artefatti, esperienze, linguaggi, modi di agire che oggi incidono profondamente su

tutte le dimensioni della vita quotidiana, individuale e collettiva: è perciò necessario che la formazione si confronti

in modo sistematico anche con l‟esperienza comune (in senso lato) di ragazzi e adulti.

Le conoscenze matematiche, scientifiche e tecnologiche contribuiscono in modo determinante alla formazione

culturale delle persone e delle comunità, sviluppando le capacità di mettere in stretto rapporto il "pensare" e il

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"fare" e offrendo strumenti adatti a percepire, interpretare e collegare tra loro fenomeni naturali, concetti e

artefatti costruiti dall'uomo, eventi quotidiani. I principi e le pratiche delle scienze, della matematica e delle

tecnologie sviluppano infatti le capacità di critica e di giudizio, la consapevolezza che occorre motivare le proprie

affermazioni, l„attitudine ad ascoltare, comprendere e valorizzare argomentazioni e punti di vista diversi dai

propri. Lo sviluppo di un‟adeguata competenza scientifica, matematica, tecnologica di base consente inoltre di

leggere e valutare le informazioni che la società di oggi offre in grande abbondanza. In questo modo consente di

esercitare la propria cittadinanza attraverso decisioni motivate, intessendo relazioni costruttive fra le tradizioni

culturali e i nuovi sviluppi delle conoscenze.

L'area è articolata in tre filoni curricolari - matematica, scienze naturali e sperimentali, tecnologia - che dal punto

di vista didattico si devono intendere collegati e interagenti fra loro, ma anche con le altre aree culturali; e che

devono essere sviluppati in continuità costruttiva attraverso percorsi coerenti tra scuola dell'infanzia, scuola

primaria e scuola secondaria.

Tutte le discipline dell'area hanno come elemento fondamentale il laboratorio, inteso sia come luogo fisico (aula, o

altro spazio specificamente attrezzato) sia come momento in cui l'alunno è attivo, formula le proprie

ipotesi e ne controlla le conseguenze, progetta e sperimenta, discute e argomenta le proprie scelte, impara a

raccogliere dati e a confrontarli con le ipotesi formulate, negozia e costruisce significati interindividuali, porta a

conclusioni temporanee e a nuove aperture la costruzione delle conoscenze personali e collettive.



Matematica

In questo quadro, la matematica ha uno specifico ruolo nello sviluppo della capacità generale di operare e

comunicare significati con linguaggi formalizzati e di utilizzare tali linguaggi per rappresentare e costruire modelli

di relazioni fra oggetti ed eventi. In particolare, la matematica dà strumenti per la descrizione scientifica del

mondo e per affrontare problemi utili nella vita quotidiana; inoltre contribuisce a sviluppare la capacità di

comunicare e discutere, di argomentare in modo corretto, di comprendere i punti di vista e le argomentazioni degli

altri. La costruzione del pensiero matematico è un processo lungo e progressivo nel quale concetti, abilità,

competenze e atteggiamenti vengono ritrovati, intrecciati, consolidati e sviluppati a più riprese; è un processo che

comporta anche difficoltà linguistiche e che richiede un‟acquisizione graduale del linguaggio matematico.

Già nei primi anni di scuola l‟alunno comincia ad avere un controllo sul processo risolutivo e a confrontare i risultati

con gli obiettivi.



Traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola primaria

L’alunno sviluppa un atteggiamento positivo rispetto alla matematica, anche grazie a molte esperienze in

contesti significativi, che gli hanno fatto intuire come gli strumenti matematici che ha imparato siano utili

per operare nella realtà.

Si muove con sicurezza nel calcolo scritto e mentale con i numeri naturali e sa valutare l’opportunità di

ricorrere a una calcolatrice.

Percepisce e rappresenta forme, relazioni e strutture che si trovano in natura o che sono state create

dall’uomo, utilizzando in particolare strumenti per il disegno geometrico (riga, compasso, squadra) e i più

comuni strumenti di misura.

Utilizza rappresentazioni di dati adeguate e le sa utilizzare in situazioni significative per ricavare

informazioni.

Riconosce che gli oggetti possono apparire diversi a seconda dei punti vista.

Descrivere e classifica figure in base a caratteristiche geometriche e utilizza modelli concreti di vario tipo

anche costruiti o progettati con i suoi compagni.

Affronta i problemi con strategie diverse e si rende conto che in molti casi possono ammettere più soluzioni.

Riesce a risolvere facili problemi (non necessariamente ristretti a un unico ambito) mantenendo il controllo

sia sul processo risolutivo, sia sui risultati e spiegando a parole il procedimento seguito.

Impara a costruire ragionamenti (se pure non formalizzati) e a sostenere le proprie tesi, grazie ad attività

laboratoriali, alla discussione tra pari e alla manipolazione di modelli costruiti con i compagni.

Impara a riconoscere situazioni di incertezza e ne parla con i compagni iniziando a usare le espressioni "è più

probabile", “è meno probabile” e, nei casi più semplici, dando una prima quantificazione.



Obiettivi di apprendimento al termine della classe terza della scuola primaria

Numeri

– Contare oggetti o eventi, con la voce e mentalmente, in senso progressivo e regressivo e per salti di due,

tre.

– Leggere e scrivere i numeri naturali in notazione decimale, con la consapevolezza del valore che le cifre

hanno a seconda della loro posizione; confrontarli e ordinarli, anche rappresentandoli sulla retta.

– Eseguire mentalmente semplici operazioni con i numeri naturali e verbalizzare le procedure di calcolo.

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– Conoscere con sicurezza le tabelline della moltiplicazione dei numeri fino a 10. Eseguire le operazioni con i

numeri naturali con gli algoritmi scritti usuali.

– Leggere, scrivere, confrontare numeri decimali, rappresentarli sulla retta ed eseguire semplici addizioni e

sottrazioni, anche con riferimento alle monete o ai risultati di semplici misure.

Spazio e figure

– Comunicare la posizione di oggetti nello spazio fisico, sia rispetto al soggetto, sia rispetto ad altre persone

o oggetti, usando termini adeguati (sopra/sotto, davanti/dietro, destra/sinistra, dentro/fuori).

– Eseguire un semplice percorso partendo dalla descrizione verbale o dal disegno, descrivere un percorso che

si sta facendo e dare le istruzioni a qualcuno perché compia un percorso desiderato.

– Riconoscere, denominare e descrivere figure geometriche.

– Disegnare figure geometriche e costruire modelli materiali anche nello spazio, utilizzando strumenti

appropriati.

Relazioni, misure, dati e previsioni

– Classificare numeri, figure, oggetti in base a una o più proprietà, utilizzando rappresentazioni opportune, a

seconda dei contesti e dei fini.

– Argomentare sui criteri che sono stati usati per realizzare classificazioni e ordinamenti assegnati.

– Rappresentare relazioni e dati con diagrammi, schemi e tabelle.

– Misurare segmenti utilizzando sia il metro, sia unità arbitrarie e collegando le pratiche di misura alle

conoscenze sui numeri e sulle operazioni.



Obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria

Numeri

– Conoscere la divisione con resto fra numeri naturali; individuare multipli e divisori di un numero.

– Leggere, scrivere, confrontare numeri decimali ed eseguire le quattro operazioni con sicurezza, valutando

l’opportunità di ricorrere al calcolo mentale, scritto o con la calcolatrice a seconda delle situazioni.

– Dare stime per il risultato di una operazione.

– Conoscere il concetto di frazione e di frazioni equivalenti.

– Utilizzare numeri decimali, frazioni e percentuali per descrivere situazioni quotidiane.

– Interpretare i numeri interi negativi in contesti concreti.

– Rappresentare i numeri conosciuti sulla retta e utilizzare scale graduate in contesti significativi per le

scienze e per la tecnica.

– Conoscere sistemi di notazioni dei numeri che sono o sono stati in uso in luoghi, tempi e culture diverse

dalla nostra.

Spazio e figure

– Descrivere e classificare figure geometriche, identificando elementi significativi e simmetrie, anche al fine

di farle riprodurre da altri.

– Riprodurre una figura in base a una descrizione, utilizzando gli strumenti opportuni (carta a quadretti, riga

e compasso, squadre, software di geometria).

– Utilizzare il piano cartesiano per localizzare punti.

– Costruire e utilizzare modelli materiali nello spazio e nel piano come supporto a una prima capacità di

visualizzazione.

– Riconoscere figure ruotate, traslate e riflesse.

– Riprodurre in scala una figura assegnata (utilizzando ad esempio la carta a quadretti).

– Determinare il perimetro di una figura.

– Determinare l’area di rettangoli e triangoli e di altre figure per scomposizione.

Relazioni, misure, dati e previsioni

– Rappresentare relazioni e dati e, in situazioni significative, utilizzare le rappresentazioni per ricavare

informazioni, formulare giudizi e prendere decisioni.

– Usare le nozioni di media aritmetica e di frequenza.

– Rappresentare problemi con tabelle e grafici che ne esprimono la struttura.

– Conoscere le principali unità di misura per lunghezze, angoli, aree, volumi/capacità, intervalli temporali,

masse/pesi e usarle per effettuare misure e stime.

– Passare da un’unità di misura a un'altra, limitatamente alle unità di uso più comune, anche nel contesto del

sistema monetario.

– In situazioni concrete, di una coppia di eventi intuire e cominciare ad argomentare qual è il più probabile,

dando una prima quantificazione, oppure riconoscere se si tratta di eventi ugualmente probabili.

-Riconoscere e descrivere regolarità in una sequenza di numeri o di figure.







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Scienze naturali e sperimentali

Presupposto di un efficace insegnamento/apprendimento delle scienze è un‟interazione diretta degli alunni con gli

oggetti e le idee coinvolti nell‟osservazione e nello studio, che ha bisogno sia di spazi fisici adatti alle esperienze

concrete e alle sperimentazioni, sia di tempi e modalità di lavoro che diano ampio margine alla discussione e al

confronto. Infatti il coinvolgimento diretto, individuale e in gruppo con i fenomeni rafforza e sviluppa la

comprensione e la motivazione, attiva il lavoro operativo e mentale che deve essere prima progettato e poi

valutato; aiuta a individuare problemi significativi a partire dal contesto esplorato e a prospettarne soluzioni;

sollecita il desiderio di continuare ad apprendere. Al tempo stesso, in questo modo si stimola e sostiene la

riflessione metacognitiva. È opportuno darsi il tempo necessario per riflettere sul percorso compiuto, sulle

competenze acquisite, sulle strategie poste in atto, sulle scelte effettuate e su quelle da compiere.

Particolare cura dovrà essere dedicata all‟acquisizione di linguaggi e strumenti appropriati, funzionali a dare

adeguata forma al pensiero scientifico e necessari per descrivere, argomentare, organizzare, rendere operanti

conoscenze e competenze. I processi di apprendimento delle scienze naturali e sperimentali procederanno quindi

attraverso percorsi, progressivi e ricorrenti, fatti di esperienze, riflessioni e formalizzazioni: percorsi progettati

in modo da guidare i ragazzi dal pensiero spontaneo fino a forme di conoscenza sempre più coerenti e organizzate,

di cui i ragazzi stessi possano verificare concretamente efficacia ed efficienza.

Si prospetta, in definitiva, un percorso di avvio alla conoscenza scientifica di base che parte fin dai primi anni.

All‟inizio si evidenzieranno, in situazioni concretamente accessibili, gli aspetti comuni alle diverse scienze, come

pure i primi elementi caratterizzanti. Negli anni successivi si guideranno gli alunni alla appropriazione graduale di

contenuti esemplari e metodi di indagine via via più specifici. Il percorso dovrà comunque mantenere un costante

riferimento ai fenomeni, sia dell‟esperienza quotidiana sia scelti come casi emblematici, nel loro realizzarsi a

diverse scale spaziali, temporali e causali. La necessità del concorso di molteplici modi di guardare reciprocamente

integrati (sguardo da fisico, da biologo, da chimico...), per interpretare se stessi e il mondo attraverso modelli

sempre più raffinati, condurrà alla consapevolezza metacognitiva della necessità di procedere sempre per

separazioni e ricomposizioni degli aspetti diversi dei fenomeni.



Traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola primaria

L’alunno ha capacità operative, progettuali e manuali, che utilizza in contesti di esperienza-conoscenza per

un approccio scientifico ai fenomeni.

Fa riferimento in modo pertinente alla realtà, e in particolare all’esperienza che fa in classe, in laboratorio,

sul campo, nel gioco, in famiglia, per dare supporto alle sue considerazioni e motivazione alle proprie

esigenze di chiarimenti.

Impara a identificarne anche da solo gli elementi, gli eventi e le relazioni in gioco, senza banalizzare la

complessità dei fatti e dei fenomeni.

Si pone domande esplicite e individua problemi significativi da indagare a partire dalla propria esperienza,

dai discorsi degli altri, dai mezzi di comunicazione e dai testi letti.

Con la guida dell’insegnante e in collaborazione con i compagni, ma anche da solo, formula ipotesi e previsioni,

osserva, registra, classifica, schematizza, identificare le azioni spazio/temporali, misura, utilizza concetti

basati su semplici relazioni con altri concetti, argomenta, deduce, prospetta soluzioni e interpretazioni,

prevede alternative,

ne produce rappresentazioni grafiche e schemi di livello adeguato.

Analizza e racconta in forma chiara ciò che ha fatto e imparato.

Ha atteggiamenti di cura, che condivide con gli altri, verso l’ambiente scolastico in quanto ambiente di lavoro

cooperativo e finalizzato, e di rispetto verso l’ambiente sociale e naturale, di cui conosce e apprezza il

valore.

Ha cura del proprio corpo con scelte adeguate di comportamenti e di abitudini alimentari.



Obiettivi di apprendimento al termine della classe terza di scuola primaria

Sperimentare con oggetti e materiali

– Attraverso interazioni e manipolazioni individuare qualità e proprietà di oggetti e materiali e

caratterizzarne le trasformazioni, riconoscendovi sia grandezze da misurare sia relazioni qualitative tra loro

(all’aumentare di …, ….aumenta o diminuisce); provocare trasformazioni variandone le modalità, e costruire

storie per darne conto: “che cosa succede se…”, “che cosa succede quando…”; leggere analogie nei fatti al

variare delle forme e degli oggetti, riconoscendo “famiglie” di accadimenti e regolarità (“è successo

come…”) all’interno di campi di esperienza.

Osservare e sperimentare sul campo

– Osservare, descrivere, confrontare, correlare elementi della realtà circostante: per esempio imparando a

distinguere piante e animali, terreni e acque, cogliendone somiglianze e differenze e operando classificazioni



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secondo criteri diversi; acquisire familiarità con la variabilità dei fenomeni atmosferici (venti, nuvole,

pioggia, ecc.) e con la periodicità su diverse scale temporali dei fenomeni celesti (dì/notte, percorsi del sole,

fasi della luna, stagioni, ecc.).

– Riconoscere i diversi elementi di un ecosistema naturale o controllato e modificato dall’intervento umano, e

coglierne le prime relazioni (uscite esplorative; allevamento di piccoli animali in classe, orticelli, costruzione

di reti alimentari).

– Riconoscere la diversità dei viventi (intraspecifica e interspecifica), differenze/somiglianze tra piante,

animali, altri organismi.

L’uomo i viventi e l’ambiente

– Percepire la presenza e il funzionamento degli organi interni e della loro organizzazione nei principali

apparati (respirazione, movimento, articolazioni, senso della fame e della sete, ecc.) fino alla realizzazione

di semplici modelli.

– Individuare il rapporto tra strutture e funzioni negli organismi osservati/osservabili, in quanto

caratteristica peculiare degli organismi viventi in stretta relazione con il loro ambiente.

– Osservare e interpretare le trasformazioni ambientali sia di tipo stagionale, sia in seguito all’azione

modificatrice dell’uomo.



Obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria

Oggetti, materiali e trasformazioni

– Costruire operativamente in connessione a contesti concreti di esperienza quotidiana i concetti geometrici e

fisici fondamentali, in particolare: lunghezze, angoli, superfici, capacità/volume, peso, temperatura, forza,

luce, ecc.

– Passare gradualmente dalla seriazione in base a una proprietà (ad esempio ordinare oggetti per peso

crescente in base ad allungamenti crescenti di una molla), alla costruzione, taratura e utilizzo di strumenti

anche di uso comune (ad esempio molle per misure di peso, recipienti della vita quotidiana per misure di

volumi/capacità), passando dalle prime misure in unità arbitrarie (spanne, piedi, …) alle unità convenzionali.

– Indagare i comportamenti di materiali comuni in molteplici situazioni sperimentabili per individuarne

proprietà (consistenza, durezza, trasparenza, elasticità, densità, …); produrre miscele eterogenee e

soluzioni, passaggi di stato e combustioni; interpretare i

fenomeni osservati in termini di variabili e di relazioni tra esse, espresse in forma grafica e aritmetica.

– Riconoscere invarianze e conservazioni, in termini proto-fisici e proto-chimici, nelle trasformazioni che

caratterizzano l’esperienza quotidiana.

– Riconoscere la plausibilità di primi modelli qualitativi, macroscopici e microscopici, di trasformazioni fisiche

e chimiche. Avvio esperienziale alle idee di irreversibilità e di energia.

Osservare e sperimentare sul campo

– Proseguire con osservazioni frequenti e regolari a occhio nudo, con la lente di ingrandimento e con lo

stereomicroscopio, con i compagni e da solo di una porzione dell’ambiente nel tempo: un albero, una siepe,

una parte di giardino, per individuare elementi,

connessioni e trasformazioni.

– Indagare strutture del suolo, relazione tra suoli e viventi; acque come fenomeno e come risorsa.

– Distinguere e ricomporre le componenti ambientali, anche grazie all’esplorazione dell’ambiente naturale e

urbano circostante.

– Cogliere la diversità tra ecosistemi (naturali e antropizzati, locali e di altre aree geografiche).

– Individuare la diversità dei viventi (intraspecifica e interspecifica) e dei loro comportamenti (differenze /

somiglianze tra piante, animali, funghi e batteri).

– Accedere alla classificazione come strumento interpretativo statico e dinamico delle somiglianze e delle

diversità.

– Proseguire le osservazioni del cielo diurno e notturno su scala mensile e annuale avviando, attraverso giochi

col corpo e costruzione di modelli tridimensionali, all’interpretazione dei moti osservati, da diversi punti di

vista, anche in connessione con l’evoluzione storica dell’astronomia.

L’uomo i viventi e l’ambiente

– Studiare percezioni umane (luminose, sonore, tattili, di equilibrio, …) e le loro basi biologiche.

– Indagare le relazioni tra organi di senso, fisiologia complessiva e ambienti di vita (anche confrontando

diversi animali appartenenti a gruppi diversi, quali vermi, insetti, anfibi, ecc).

– Confrontare con i sensori artificiali e il loro utilizzo nella vita quotidiana.

– Proseguire lo studio del funzionamento degli organismi e comparare la riproduzione dell’uomo, degli animali e

delle piante.

– Rispettare il proprio corpo in quanto entità irripetibile (educazione alla salute, alimentazione, rischi per la

salute).

86

– Proseguire l’osservazione e l’interpretazione delle trasformazioni ambientali, ivi comprese quelle globali, in

particolare quelle conseguenti all’azione modificatrice dell’uomo.



Tecnologia

La tecnologia da un lato studia e progetta i dispositivi, le macchine e gli apparati che sostengono l‟organizzazione

della vita sociale; dall‟altro studia e progetta nuove forme di controllo e gestione dell'informazione e della

comunicazione (informatica in senso lato).

Nella prima accezione, dispositivi, macchine e apparati (dai computer alle abitazioni, alle reti dell‟energia) vengono

esplorati e studiati nei loro aspetti costruttivi e progettuali: per questo si fa ricorso a concetti, elementi e

processi che sono singolarmente desunti dalle diverse discipline scientifiche,

ma che vengono di volta in volta riorganizzati e riconfigurati per assolvere in modo efficace ed efficiente a

specifiche funzioni. Nella seconda accezione, la tecnologia esplora le potenzialità dell'informatica

(in senso lato) come strumento culturale transdisciplinare che introduce nuove dimensioni e nuove possibilità nella

realizzazione, nella comunicazione e nel controllo di ogni tipo di lavoro umano, compreso

l'insegnamento/apprendimento di tutte le discipline (matematico-scientifiche e non). In particolare il supporto

informatico agisce sia facilitando diverse rappresentazioni della conoscenza, sia facilitando l‟accesso ad ambienti

di “realtà virtuale”. In un tale contesto, attraverso la simulazione esplicita delle conseguenze di un modello

interpretativo diviene possibile realizzare nuovi tipi di “esperienza” diretta, dando concretezza operativa,

rappresentativa e comunicativa anche a concetti altrimenti recepiti come puramente astratti. In questa doppia

accezione gli ambiti di applicazione della tecnologia sono potenzialmente assai vasti e i percorsi formativi che vi si

possono riferire sono i più diversi. Infatti una selezione e un reciproco intreccio di fenomeni fisici e chimici di base

permette di progettare e costruire strumenti e macchine, catene di produzione e di trasporto, e così via. Ma

altrettanto si può dire rispetto alle strutture biologiche di base: queste infatti costituiscono l'ossatura

concettuale e operativa di tutti i sistemi di agricoltura, allevamento e produzione alimentare, di mantenimento e

cura della salute umana, di monitoraggio e controllo ambientale, e così via.

È necessario perciò che anche in questo ambito siano compiute scelte di metodo e contenuto che facciano parte di

progetti didattici e culturali ampi e a lungo termine, basati su esempi significativi e accessibili, coerentemente

sviluppati, attraverso i diversi livelli di scolarità.

Per esempio, è importante offrire agli alunni, fin dai primi anni, significative opportunità di progettazione,

costruzione e utilizzazione di oggetti e procedimenti operativi, sottoposti a vincoli via via più stringenti di efficacia

e funzionalità. All‟inizio saranno coinvolti materiali e strumenti di lavoro di facile reperibilità, nell'ambito della vita

quotidiana, e in questo modo i ragazzi saranno avviati all‟uso della manualità, al passaggio continuo e non artificioso

tra pratica e teoria, all'applicazione di competenze acquisite anche in contesti diversi dal lavoro in aula. È

altrettanto importante avviare gli alunni a comprendere, anche in modo inizialmente semplice, i principi di

funzionamento di apparecchiature di uso quotidiano, sulla base delle competenze “scientifiche” via via acquisite: a

partire dagli schemi operativi e costruttivi dei distributori automatici fino a quelli di un computer, da un metodo di

cura del corpo a una tecnica di coltivazione.

In tutti questi contesti, la graduale competenza nell‟uso di specifici strumenti informatici e di comunicazione potrà

consentire agli alunni di sviluppare le proprie idee presentandole con accuratezza a sé e agli altri, di trovare,

interpretare e scambiare informazioni, di organizzarle, di elaborarle, di ritrovarle, di archiviarle e riutilizzarle. Lo

sviluppo di capacità di critica e di valutazione, obiettivo di validità generale, sarà poi particolarmente importante

anche rispetto alle informazioni che sono sempre più disponibili nella rete, ma che richiedono, per un loro uso

significativo e pertinente, di essere inserite in adeguati quadri di riferimento e di organizzazione.



Traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola primaria

L’alunno esplora e interpreta il mondo fatto dall’uomo, individua le funzioni di un artefatto e di una semplice

macchina, usa oggetti e strumenti coerentemente con le loro funzioni e ha acquisito i fondamentali principi di

sicurezza.

Realizza oggetti seguendo una definita metodologia progettuale cooperando con i compagni e valutando il tipo

di materiali in funzione dell’impiego.

Esamina oggetti e processi in relazione all’impatto con l’ambiente e rileva segni e simboli comunicativi

analizzando i prodotti commerciali.

Rileva le trasformazioni di utensili e processi produttivi e li inquadra nelle tappe più significative della storia

della umanità, osservando oggetti del passato.

È in grado di usare le nuove tecnologie e i linguaggi multimediali per sviluppare il proprio lavoro in più

discipline, per presentarne i risultati e anche per potenziare le proprie capacità comunicative.

Utilizza strumenti informatici e di comunicazione in situazioni significative di gioco e di relazione con gli

altri.



87

Obiettivi di apprendimento al termine della classe terza della scuola primaria

Esplorare il mondo fatto dall’uomo

– Distinguere, descrivere con le parole e rappresentare con disegni e schemi elementi del mondo artificiale,

cogliendone le differenze per forma, materiali, funzioni e saperli collocare nel contesto d’uso riflettendo sui

vantaggi che ne trae la persona che li utilizza.

– Usare oggetti, strumenti e materiali coerentemente con le funzioni e i principi di sicurezza che gli vengono

dati.

– Prevedere lo svolgimento e il risultato di semplici processi o procedure in contesti conosciuti e

relativamente a oggetti e strumenti esplorati.

– Seguire istruzioni d’uso e saperle fornire ai compagni.

– Conoscere e raccontare storie di oggetti e processi inseriti in contesti di storia personale.

– Utilizzare semplici materiali digitali per l’apprendimento e conoscere a livello generale le caratteristiche dei

nuovi media e degli strumenti di comunicazione.



Obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria

Interpretare il mondo fatto dall’uomo

– Individuare le funzioni di un artefatto e di una semplice macchina, rilevare le caratteristiche

e distinguere la funzione dal funzionamento.

– Esaminare oggetti e processi rispetto all’impatto con l’ambiente.

– Comporre e scomporre oggetti nei loro elementi.

– Riconoscere il rapporto fra il tutto e una parte e la funzione di una certa parte in un

oggetto.

– Rappresentare oggetti e processi con disegni e modelli.

– Riconoscere le caratteristiche di dispositivi automatici.

– Elaborare semplici progetti individualmente o con i compagni valutando il tipo di materiali in funzione

dell’impiego, realizzare oggetti seguendo una definita metodologia progettuale.

– Osservando oggetti del passato, rilevare le trasformazioni di utensili e processi produttivi e inquadrarli

nelle tappe evolutive della storia della umanità.

– Comprendere che con molti dispositivi di uso comune occorre interagire attraverso segnali e istruzioni ed

essere in grado di farlo.

– Utilizzare le Tecnologie della Informazione e della Comunicazione (TIC) nel proprio lavoro.



Religione Cattolica

L‟accordo firmato, nell‟ottobre 2003, tra la Cei e il MIUR , riconosce pienamente alla Religione cattolica “ nel

quadro delle finalità della scuola”, un contributo importante alla formazione integrale della persona dell‟alunno.

Si partirà dalla prima classe invitando gli alunni a riflettere sui segni della religione che trovano nel loro contesto

di vita. Nel primo biennio sarà data importanza al confronto e al dialogo con altre culture e religioni per arrivare

nel secondo biennio a stimolare la curiosità di scoprire le radici cristiane della cultura italiana ed europea e a

maturare la consapevolezza che l‟incontro tra culture e religioni diverse è sempre un‟occasione di arricchimento

reciproco.



p. ORIENTAMENTO PROGETTUALE PER LA DIDATTICA



Progettazione e sviluppo delle unita‟ di apprendimento



1. FASE PRE-ATTIVA (progettazione di inizio anno scolastico)

OBIETTIVO/I FORMATIVO/I

Discendono dal PECUP (scheda allegata) alla luce dell‟analisi dei bisogni formativi degli alunni.

Gli Obiettivi Formativi delle singole classi sono stati individuati negli incontri di autoaggiornamento.

Possono essere ridefiniti in rapporto ai percorsi delle singole classi/gruppi di alunni.

O.S.A.

Nelle Indicazioni Nazionali vengono selezionati gli OSA correlati agli Obiettivi Formativi fissati per ogni UA.

COMPETENZE IN USCITA

Si specificano i risultati di apprendimento attesi in termini di competenze disciplinari ed educative verificabili.



2. FASE ATTIVA (mediazione didattica)







88

METODI

Si passa sempre dal contesto generale a quello personale.

Si privilegiano modalità laboratoriali anche con il gruppo classe

SOLUZIONI ORGANIZZATIVE

Lavoro individuale

laboratori per gruppi di interesse, di compito, elettivi …

TEMPI

Si ipotizzano le settimane di lavoro



3. FASE POST-ATTIVA (controllo degli apprendimenti)

CRITERI E MODALITÀ DI VERIFICA

Individuare collegialmente i criteri su cosa inserire nel Portfolio

Prove strutturate e semi-strutturate

Verifiche in itinere

Valutazione sommativa

DOCUMENTAZIONE

Dossier di lavori prodotti

Verifiche, prove di abilità e conoscenza

Materiale significativo proveniente dall‟extrascuola





Linee operative

La programmazione curricolare della scuola

dell’infanzia

“Non ci può essere unità di apprendimento senza che sia prevista una unità di insegnamento che la promuova e si

intrecci con essa. Perciò l'architettura delle unità di apprendimento dipende dall'ideazione delle attività di

apprendimento in intreccio con quelle di insegnamento.

Unità indica una sequenza di attività che hanno un inizio e una fine e che possono articolarsi in fasi. La unitarietà è

assicurata dalla coerenza tematica. Ogni unità dì apprendimento dovrebbe essere riconoscibile per il fatto che è

organizzata per la costruzione di una conoscenza significativa grazie a operazioni di apprendimento capaci di

generare abilità e competenze. Ci sono, dunque, alcune esigenze da rispettare:

1-"tematizzare" convenientemente il sapere da insegnare, il che vuol dire non solo scegliere la conoscenza da

impartire e da far imparare, ma anche "delimitarla" in modo né frammentario né troppo ampio e confuso;

2- suddividere la conoscenza in "porzioni" (o blocchi testuali) che corrispondono a sottotematizzazioni, ciascuna

delle quali prepara e fon-

da le condizioni di comprensione e apprendimento delle porzioni seguenti. Per questa loro idoneità a promuovere

risultati conoscitivi già sufficientemente signifi-cativi, le "porzioni di conoscenza" insieme con le operazioni di

apprendimento possono essere pensate come percorsi, componibili in diversi modi;

3- individuare o produrre i materiali più adatti per la costruzione della conoscenza e la promozione delle abilità

degli scolari;

4- individuare le attività più convenienti e più proporzionate alle capacità dei bambini e alle caratteristiche dei

materiali e della conoscenza;

5-organizzare l'intreccio della mediazione didattica, di uso dei materiali, delle operazioni di apprendimento;

6-pensare le prove di controllo sia in itinere sia terminali;

7-curarsi di conoscere lo stato cognitivo di partenza degli alunni rispetto alla conoscenza nuova e alle operazioni

previste;

8-ancorare alla rilevazione delle preconoscenze, la motivazione e i problemi capaci di promuovere l‟interesse e la

tensione cognitiva”.



Schema per la costruzione dell’unità di apprendimento.



INDICAZIONI METODOLOGICHE SU UN POSSIBILE PERCORSO DI ORIENTAMENTO NELLA

PROGRAMMAZIONE QUINDICINALE (L.53 28 marzo 2003 Decreto Legislativo 19 febbraio 2004 n.59,

Nuove indicazioni ministeriali.)







PROGRAMMARE L’ATTIVITA’ Didattica-Educativa non può prescindere dall‟individuazione delle UA che si

sviluppano a livello ologrammatico (reticolare e a spirale, in un circuito virtuoso) partendo dagli OSA (conoscenze e



89

abilità) per arrivare agli OF (e viceversa) e per garantire la conquista delle competenze che rappresenta la fine del

percorso, il risultato finale del processo (proprio perché ologrammatico e progettuale) di apprendimento.

La competenza come il risultato dello sviluppo armonico, integrale ed integrato di tutte le dimensioni della persona

umana.



1. Le UA (microprogetti didattici, nuclei tematici) rappresentano l‟unità di base per l‟impostazione dell‟attività

di apprendimento-insegnamento. L‟intenzione che le attraversa è quella di tenere unite le due istanze

tendenzialmente autonomistiche. A) L‟impostazione del lavoro educativo e didattico, secondo principi di

razionalità, di efficacia ed efficienza. B) la necessità di riferirsi ad un apprendimento unitario ed unificante,

per il rispetto che si deve all‟integrità della persona.

2. Il cuore del processo educativo si ritrova nel compito dei docenti di progettare le UA caratterizzate da OF

adatti e significativi per i singoli allievi e volte a garantire la trasformazione delle capacità di ciascuno in reali

e documentate competenze.

Gli O.F. sono gli obiettivi generali del processo formativo e gli O.S.A. contestualizzati in una scuola. In

sostanza esplicitano l‟intenzionalità dell‟insegnante nel momento in cui agisce con la classe e nel momento in cui

aiuta l‟alunno a trasformare le capacità individuali in competenze. Sono “ formativi” gli obiettivi che

promuovono la crescita personale di ogni allievo in identità, autonomia, conoscenze e competenze.

Gli OF possono essere individuati dall‟esperienza degli alunni (bottom up) oppure a partire dal PECUP, dagli

OGPF e dagli OSA (top down) oppure dalle motivazioni, a spirale dall‟alto al basso (Bruner).

3. Il risultato finale sono Le competenze (Mettere a frutto la conoscenza, saperla spendere per se e per gli

altri, applicare le conoscenze a contesti diversi. Un soggetto è riconosciuto competente quando , mobilitando

tutte le sue capacità intellettuali, estetico-espressive, motorie, operative, sociali, morali, spirituali e religiose

e, soprattutto, amplificandole ed ottimizzandole, utilizza le conoscenze e le abilità che apprende e che

possiede per arricchire creativamente, in ogni situazione, il personale modo di essere nel mondo, di interagire

e stare con gli altri, di affrontare le situazioni e risolvere i problemi, di incontrare la complessità dei sistemi

simbolici, di gustare il bello e di conferire senso alla vita. La competenza inerisce la sfera dell‟essere e non

dell‟avere.









UNO SCHEMA – DIAGRAMMA DI FLUSSO



POF-------OSA----------OF--------UA--------OF-------COMPETENZE





 OSA

Conoscenze e abilità TRASVERSALITA’



 OO.FF. INTERDISCIPLINARITA’



 COMPETENZE UNITARIETA'



La libertà di insegnamento permette, tenendo presente la personalizzazione dell’apprendimento e i diversi

stili cognitivi degli alunni, ampia autonomia sulle modalità attuative dell’unità di apprendimento che diventa un

microprogetto, un nucleo tematico progettuale fatto di:

 TEMPI……..

 ATTIVITA’……..

 METODOLOGIA……….

 RISORSE UMANE

 STRUMENTI OPERATIVI

 VERIFICA…………

 DOCUMENTAZIONE………….









90

Linee operative

La programmazione curricolare della scuola dell’infanzia



Scuola come ambiente di vita

Dalle Indicazioni Nazionali per i Piani Personalizzati delle Attività Educative nelle Scuole dell‟Infanzia allegate al

D.lvo. 19 febbraio 2004, n° 59 che definisce le nuove norme generali relative alla scuola dell‟infanzia e al primo

ciclo dell‟istruzione, si ricava che la scuola dell‟infanzia è un "ambiente educativo di esperienze concrete e di

apprendimenti riflessivi che integra, in un processo di sviluppo unitario, le differenti forme del fare, del sentire,

del pensare, dell‟agire relazionale, dell‟esprimere, del comunicare, del gustare il bello e del conferire senso da

parte dei bambini", inoltre "esclude impostazioni scolasticistiche che tendono a precocizzare gli apprendimenti

formali", mentre riconosce come suoi connotati essenziali:



la relazione personale significativa tra pari e con gli adulti;

la valorizzazione del gioco in tutte le sue forme ed espressioni

il rilevo al fare produttivo ed alle esperienze dirette di contatto con la natura, le cose, i materiali, l‟ambiente

sociale, la cultura.

Le "Indicazioni nazionali" contengono anche gli obiettivi generali del processo formativo e i traguardi di sviluppo:



"il sé e l‟altro"

"il corpo in movimento"

"linguaggi, creatività, espressione"

"i discorsi e le parole"

“la conoscenza del mondo”

Altri elementi caratteristici del nostro modello di scuola sono: la metodologia, che privilegia la ricerca, il gioco, le

nuove forme di valutazione, l‟attenzione alla dimensione della continuità, e le relazioni, che privilegiano il lavoro in

team, il rapporto con il territorio, il dialogo con le famiglie, la valorizzazione delle diversità, la reale integrazione

dei bambini diversamente abili, l‟attenzione alle dimensioni dell‟accoglienza e del benessere.



Aspetti organizzativi specifici

L‟età dei bambini che frequentano la scuola dell‟infanzia richiede l‟adozione di modelli organizzativi basati sui

criteri di flessibilità, continuità ed apertura. I vari progetti attivati nei plessi presuppongono quindi modelli

organizzativi delle varie sezioni che hanno l‟obiettivo di assicurare ad ogni bambino il benessere psico-fisico e lo

sviluppo di tutte le sue potenzialità utilizzando l‟impiego delle risorse professionali dei docenti aperto a tutte le

sezioni con possibilità di diversi schemi orari, forme di aggregazione didattica dei bambini, per gruppi di età, di

compito ed elettivi, angoli strutturati e laboratori.

Con l‟adozione del criterio della flessibilità organizzativa e didattica la scuola dell‟infanzia si avvale

dell‟intescambiabilità fra l‟aggregazione per sezione e per intersezione.

Le sezioni, che assicurano stabilità e continuità nelle relazioni, non escludono altre forme di aggregazione che

permettono di variare la composizione dei gruppi adattandola alle varie esigenze didattiche (laboratori, gruppi di

livelli, microgruppi, ecc.).

Tutti i plessi, nell‟adozione del loro particolare modello organizzativo, progettano secondo le linee guida della Carta

dei Servizi, all‟interno delle aree progettuali del P.O.F. una ricca gamma di attività educative di sezione e

intersezione contribuendo ad un arricchimento dell‟orizzonte relazionale, sociale e culturale di ogni bambino.



q. RAPPORTI CON LE FAMIGLIE

Oltre alle assemblee di intersezione o di classe si effettuano colloqui con le famiglie degli alunni in orario

extrascolastico.

Le riunioni si terranno ogni bimestre in tutti i plessi. Le date saranno comunicate per iscritto.

Ai rappresentanti dei genitori eletti nei Consigli di interclasse / intersezione sarà inviata una comunicazione

specifica con l‟indicazione degli argomenti all‟ordine del giorno.

Gli incontri con i genitori sono possibili anche in occasione di feste, mostre e rappresentazioni.



r. RAPPORTI CON IL TERRITORIO

Gli insegnanti valuteranno l‟opportunità di aderire nel corso dell‟anno scolastico ad iniziative proposte dal Comune

ed altri Enti o Associazioni compatibilmente con le programmazioni di classe.

Si conta molto sulla disponibilità delle risorse esterne presenti sul territorio: il Comune; l‟ASL, le associazioni

culturali…..

La scuola aderirà anche in itinere a tutte le iniziative tese ad un ampliamento dell‟OFFERTA FORMATIVA del

Circolo dopo delibera degli OO.CC.





91

s. Mappa reale delle sinergie territoriali



Parrocchia

(Ruolo Le altre scuole del Associazioni

importante territorio sportive e culturali

ricreativo ed (Progetti in rete, ( Attività motorie e

educativo) manifestazioni, attività

orientamento, extracurriculari)

continuità)

WWF di e altre

associazioni

ambientaliste CIRCOLO

(Ecologia, DIDATTICO

progetti Roccapiemonte

ambientali) ASL

(Educazione alla

salute,

Ente Locale Dispersione

Villa Silvia-Montesano (Mensa scolastica, scolastica, progetti

Confronto educativo- Enti Privati: Banche Servizio trasporto di aggiornamento)

didattico, (banca di Credito alunni, progetto

manifestazioni comuni Cooperativo, Banca autonomia

della Campania), diversamente abili e Protezione civile,

assicurazioni e aziende altre progettazioni) vigili urbani, corpo

locali

forestale,WWF,LIPU

( progetti scuola-

Sarete on line e arma dei carabinieri

Ente Comune territorio e

Supporto attività Cittadinanza e

finanziamento

multimediale e web costituzione

Provincia manifestazioni e

rappresentazioni, .

Orientamento)









t. PIANO DI FORMAZIONE



I corsi di aggiornamento-formazione docenti/ATA per l‟anno scolastico 2011/2012 riguarderanno queste tematiche

che nei futuri incontri il Collegio definirà tempi e modalità rispetto alle possibilità economiche e compatibilmente

con la fattibilità delle proposte:



Comunicazione

Nuovi sviluppi normativi

Formazione legata alle macroprogettazioni

Progetti ASL SA1

Alfabetizzazione e potenziamento uso del PC e delle LIM

Sicurezza

Privacy

Nuova DIDATTICA







92

u. CALENDARIO SCOLASTICO





Il calendario delle festività, in conformità alle disposizioni vigenti è il seguente:

tutte le domeniche;

il 1° novembre, festa di tutti i Santi;

l’8 dicembre, Immacolata Concezione;

il 25 dicembre, Natale;

il 26 dicembre, Santo Stefano;

il 1° gennaio, Capodanno

il 6 gennaio, Epifania;

il giorno di lunedì dopo Pasqua;

il 25 aprile, anniversario della Liberazione;

il 1° maggio, festa del Lavoro;

il 2 giugno, festa nazionale della Repubblica;

la festa del Santo Patrono.

 Le vacanze natalizie saranno fruite dal 23 dicembre 2011 al 7 gennaio 2012 .

 Le vacanze pasquali saranno fruite dal 5 aprile 2012 al 10 aprile 2012 compreso.

Sono interrotte le attività didattiche nei giorni:

2 novembre 2011 – Commemorazione dei defunti;

21 febbraio 2012 – ultimo giorno di Carnevale;

19 marzo 2012 – Giornata in ricordo di tutte le vittime della mafia e di quelle sacrificatesi per il

valore della legalità;

30 aprile 2012;

 Sono fatti salvi gli adattamenti del calendario scolastico, esercitabili nell’ambito

dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, così come regolamentate dal DPR n. 275 del

1999, nel rispetto del disposto dell’art. 74, comma 3. del D. Lgs. n. 297 del 1994, tenuto conto

che il limite numerico è pari a 200 giorni di effettiva lezione.









Inoltre, il Collegio delibera l’orario delle lezioni e delle attività:

TEMPO SCUOLA INFANZIA

40 ore settimanali in orario antimeridiano e pomeridiano

8.30-16.30 su 5 giorni settimanali

TEMPO SCUOLA PRIMARIA

27 ore Settimanali

Ore 8.30-13.10

GIORNI DI LEZIONE SCUOLA PRIMARIA n. 180 curriculari

potenziali 200 900 ore nell’anno scolastico (curriculo di 27 ore

settimanali)



SETTEMBRE 16 OTTOBRE 22 NOVEMBRE 21 DICEMBRE 15 GENNAIO 18



FEBBRAIO 20 MARZO 22 APRILE 16 MAGGIO 23 GIUGNO 7









93

CALENDARIO DELLE ATTIVITÀ DIDATTICHE E DELLE FESTIVITÀ

Anno scolastico 2011/2012

Scuola Primaria

mese giorno Attività/ Festività Orario

Settembre 8,30 – 13,30

12 lunedì Inizio delle attività didattiche

2011

Novembre Festa di tutti i Santi

1 Martedì

2011

Novembre Commemorazione dei defunti

2 mercoledì

2011

Dicembre Immacolata Concezione della Beata Vergine

2011 8 giovedì Maria



Dicembre Inizio vacanze natalizie

23 venerdì

2011

Gennaio 2012 8,30 – 13,30

9 Lunedì Ripresa delle attività didattiche

Febbraio

2012 21 martedì Carnevale



Marzo 2012 Giornata ricordo di tutte le vittime della mafia

19 lunedì

( Festività regione Campania)



Aprile 2012 5 giovedì Inizio vacanze pasquali



Aprile 2012 8,30 – 13,30

11 Mercoledì Ripresa delle attività didattiche



Aprile 2012 25 Mercoledì Festa della liberazione



Aprile 2012

30 lunedì Festività regione Campania



Maggio 2012 1 martedì Festa del Lavoro



8,30 – 13,30

Giugno 2012 2 sabato Festa nazionale della Repubblica



Termine delle attività didattiche

Giugno 2012 9 sabato

Termine delle attività didattiche 8,30 – 13,30

Giugno 2012 9 sabato

(calendario regionale)





ORE SETTIMANALI E RIENTRI



dal al settimana ore rientro Ore Totale

rientro ore

SETTEMBRE 16 giorni



94

12/09/2011 17/09/2011 1^ 25

19/09/2011 24/09/2011 2^ 25 24/09/11 5 80

26/09/2011 30/09/2011 3^ 25

OTTOBRE 22 giorni

03/10/2011 08/10/2011 1^ 25

10/10/2011 15/10/2011 2^ 25

17/10/2011 22/10/2011 3^ 25 110

24/10/2011 29/10/2011 4^ 25 29/10/11 5

31/10/2011 -- 5

NOVEMBRE 21 giorni

03/11/2011 05/11/2011 1^ 10

07/11/2011 12/11/2011 2^ 25

14/11/2011 19/11/2011 3^ 25 105

21/11/2011 26/11/2011 4^ 25 26/11/11 5

28/11/2011 30/11/2011 5^ 15

DICEMBRE 15 giorni

01/12/2011 03/12/2011 1^ 10

05/12/2011 10/12/2011 2^ 20

12/12/2011 17/12/2011 3^ 25 75

19/12/2011 22/12/2011 4^ 20

GENNAIO 18 giorni

09/01/2012 14/01/2012 1^ 25

16/01/2012 21/01/2012 2^ 25

23/01/2012 28/01/2012 3^ 25 28/01/12 5 90

30/01/2012 31/01/2012 4^ 10

FEBBRAIO 20 giorni

01/02/2012 04/02/2012 1^ 15

06/02/2012 11/02/2012 2^ 25

13/02/2012 18/02/2012 3^ 25

20/02/2012 25/02/2012 4^ 15 25/02/12 5 100

(21 Carnevale

chiusura)

27/02/2012 29/02/2012 5^ 15

MARZO 22 giorni

01/03/2012 03/03/2012 1^ 10

05/03/2012 10/03/2012 2^ 25

12/03/2012 17/03/2012 3^ 25

19/03/2012 24/03/2012 4^ 20 110

(chiusura)

26/03/2012 31/03/2012 5^ 30 31/03/12 5







dal al settimana ore rientro Ore Totale

95

rientro ore

APRILE 16 giorni

02/04/2012 04/04/2012 1^ 15

11/04/2012 14/04/202 2^ 15

16/04/2012 21/04/2012 3^ 25 80

23/04/2012 28/04/2012 4^ 20 28/04/12 5

MAGGIO 23 giorni

02/05//2012 05/05/2012 1^ 15

07/05/2012 12/05/2012 2^ 25

14/05/2012 19/05/2012 3^ 25 115

21/05/2012 26/05/2012 4^ 25 26/05/12 5

28/05/2012 31/05/2012 5^ 20

GIUGNO 7 giorni

01/06/2012 -- 1^ 5

04/06/2012 9/06/2012 2^ 30 35





900 ore complessive sul curriculo di 27 ore settimanali





CALENDARIO DELLE ATTIVITÀ DIDATTICHE E DELLE FESTIVITÀ

Scuola d’Infanzia Anno scolastico 2011/2012







mese giorno Attività / Festività orario



Settembre Inizio delle attività didattiche

Lunedì 12 8,30 – 13,30

2011

ottobre

Lunedì 4 Attività didattiche ad orario completo 8,30 – 16,30

2011

Festa di tutti i Santi

1 Martedì

Novembre

2011 Commemorazione dei defunti

2 mercoledì

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

8 giovedì

Dicembre

2011 Inizio vacanze natalizie

23 venerdì



Gennaio

9 Lunedì Ripresa delle attività didattiche 8,30 -16,30

2012





21 martedì Carnevale



Marzo Giornata ricordo di tutte le vittime della mafia

19 lunedì

2012 ( Festività regione Campania)





96

5 giovedì Inizio vacanze pasquali



Aprile 11 Mercoledì Ripresa delle attività didattiche 8,30 -16,30

2012

25 Mercoledì Festa della liberazione



30 lunedì Festività regione Campania



Maggio

1 martedì Festa del Lavoro

2012



2 sabato Festa nazionale della Repubblica

Giugno

2012 Lunedì 4 Inizio attività didattiche ad orario antimeridiano 8,30 -13,30



Venerdì 29 Termine delle attività didattiche 8,30 -13,30









PIANO DELLE ATTIVITA’ FUNZIONALI ALL’INSEGNAMENTO

Scuola d’Infanzia Anno scolastico 2011/2012

Mese Giorno Attività Orario Ore



Collegio docenti Ore

2 venerdì 2 2

10.00/12.00

NEI RISPETTIVI PLESSI

SCOLASTICI

Gruppi di lavoro: progettazione

attività didattiche, organizzazione,

5 lunedì metodologie innovative e ricognizione 8.30/12.30 4 4

delle risorse umane e strumentali per

il pof 2011/2012 (scuola dell’Infanzia).

Dalle ore 10.30 alle 12.30 III fase

progetto accoglienza

NEI RISPETTIVI PLESSI

SCOLASTICI

Gruppi di lavoro: progettazione

attività didattiche,

Settembre

organizzazione, metodologie

2011

innovative e ricognizione delle

6 martedì 8.30/12.30 4 4

risorse umane e strumentali per

il pof 2011/2012 (scuola

dell’Infanzia).

Dalle ore 10.30 alle 12.30 III fase

progetto accoglienza.



Gruppi di lavoro per il POF

7 mercoledì 2011/2012 8.30/12.30 4 4



8 giovedì Collegio docenti congiunto 9.30/12.30 3 3

Lavoro di predisposizione e di

monitoraggio/controllo per l’efficace

9 venerdì ed efficiente inizio delle attività 8.30/12.30

didattiche. Predisposizione attività di

accoglienza.

12 lunedì INIZIO ATTIVITA’ DIDATTICHE 8.30/13.30





Ottobre Da definire Collegio dei docenti 3 3

97

2011

Incontro Scuola-famiglia 16.30–17.30 1 1

Martedì 4

Programmazione 17.30–18.30 1 1

Elezione dei rappresentanti dei

Martedì 25 genitori nei consigli di interclasse – 16.30– 19.30 3 3

Presentazione P.O.F.



Novembre 3 3

Da definire Collegio dei docenti

2011

Intersezione genitori 16.30– 17.30 1 1

Martedì 8

Programmazione 17.30- 18.30 1 1



Dicembre 16.30- 17.30 1 1

2011 Incontro Scuola – Famiglia 17.30- 18.30 1 1

Martedì 6

Programmazione





Gennaio Collegio dei docenti 3 3

Da definire

2012

16.30– 17.30 1 1

Intersezione genitori

Martedì 10 17.30– 18.30 1 1

Programmazione



Febbraio Incontro Scuola-Famiglia 16.30-17.30 1 1

2012 Valutazione fine quadrimestre e 17.30-18.30 1 1

Martedì 7 programmazione



Marzo 16.30– 17.30 1 1

2012 Intersezione genitori 17.30-18.30 1

Martedì 6

Programmazione 1



Aprile Intersezione genitori 16.30– 17.30 1 1

Martedì 3

2012 Programmazione 17.30– 18.30 1 1



Maggio 3 3

Da definire Collegio dei docenti

2012

Intersezione genitori 16.30– 17.30 1 1

Martedì 8

Programmazione 17.30-18.30 1 1



Giugno 2012 Da definire Collegio dei docenti 3 3

Incontro Scuola –Famiglia 16.00– 17.00 1 1

Martedì 5

Verifica finale 17.00-18.00 1 1

Da definire Collegio dei docenti 3 6

TERMINE

Giugno 9 ATTIVITA’ 8.30/13.30

DIDATTICHE









98

PIANO DELLE ATTIVITA’ FUNZIONALI ALL’INSEGNAMENTO

Calendario delle attività anno scolastico 2011-2012

Scuola Primaria

Mese Giorno Attività Orario ore

Per Nel

incontro mese

2 venerdì Collegio docenti Congiunto Ore 10.00/12.00 2 7

Formazione LIM

5 lunedì 8.30/13.30

Formazione LIM

6 martedì 8.30/13.30

Settembre Gruppi di lavoro per il

2011 7 mercoledì POF 2011/2012 8.30/12.30



8 giovedì Collegio docenti congiunto 9.30/12.30 3 3

Lavoro di predisposizione e di

monitoraggio/controllo per

9 venerdì l’efficace ed efficiente inizio delle 8.30/12.30

attività didattiche. Predisposizione

attività di accoglienza.

INIZIO ATTIVITA’

12 lunedì 8.30/13.30

DIDATTICHE

Da definire Collegio docenti

Lunedì 3 Programmazione modulare 16,00 - 20,00 4 12

Giovedì 13 Incontro scuola–famiglia 17,00 - 19,00 2

Lunedì 17 Programmazione modulare 16,00 - 20,00 4 12

Ottobre 2011 Elezione dei Rappresentanti

dei Genitori nei

Martedì 25 17,00 - 19,00 3

Consigli di Interclasse -

presentazione P.O.F.

Lunedì 31 Programmazione modulare 16,00 - 20,00 4 12

Da definire Collegio docenti 3 3

8 martedì Interclasse con i genitori 16,00 – 18,00 2 2

Novembre

8 martedì Interclasse docenti 18,00 - 20,00 2 2

2011

14 lunedì Programmazione modulare 16,00 - 20,00 4 12

28 lunedì Programmazione modulare 16,00 - 20,00 4 12

Dicembre 9 venerdì Incontro scuola–famiglia 16,00 - 18,00 2 2

2011 12 lunedì Programmazione modulare 16,00 - 20,00 4 4

Da definire Collegio docenti 3 3

9 lunedì Programmazione modulare 16,00 - 20,00 4 8

17 martedì Interclasse con i genitori 16,00 – 18,00 2 2

17 martedì Interclasse docenti 18,00 – 20,00 2 2

Gennaio

23 lunedì Programmazione modulare 16,00 - 20,00 4 8

2012

Valutazione di fine

quadrimestre

30 lunedì 16,00 – 18,00 2 2

(Prove di verifica)



Da definire Collegio docenti 3

6 lunedì Programmazione modulare 16,00 - 18,00 2 10

Febbraio

Incontro scuola – famiglia

2012

16 giovedì e visione dei Documenti di 16,00 - 20,00 4 4

Valutazione

99

13 lunedì Programmazione modulare 16,00 - 20,00 4 10

27 lunedì Programmazione modulare 16,00 - 20,00 4 10

Da definire Collegio docenti 3

6 martedì Interclasse con i genitori 16,00 – 18,00 2 2

Marzo 2012 6 martedì Interclasse docenti 18,00 – 20,00 2 2

12 lunedì Programmazione modulare 16,00 - 20,00 4 8

26 lunedì Programmazione modulare 16,00 - 20,00 4 8

Da definire Collegio docenti 3 3

11 mercoledì Programmazione modulare 16,00 - 20,00 4 8

Aprile 2012

19 giovedì Incontro scuola–famiglia 16,00 - 18,00 2 2

23 lunedì Programmazione modulare 16,00 - 20,00 4 8

Da definire Collegio docenti 3 3

7 lunedì Programmazione modulare 16,00 - 20,00 4 12

Interclasse scelta libri di testo

13 martedì con genitori 16,00 - 18,00 2 2



Maggio 2012 13 martedì Interclasse docenti 18,00 - 20,00 2 2

21 lunedì Programmazione modulare 16,00 - 20,00 4 12

Valutazione di fine

quadrimestre

28 lunedì 16,00 – 18,00 2 2

(Prove di verifica)



Da definire Collegio docenti 3 6

Incontro scuola – famiglia

(consegna Documenti di

Giugno 2012 23 giovedì 9,00 -12,00 3 3

valutazione)



Da definire Collegio docenti 3 6









100

CAP. V VALUTAZIONE DEL P.O.F.







Di tipo sistematico per

un bilancio complessivo Di tipo regolativo per



a fine anno ottimizzare

in corso d‟anno gli interventi









LA VALUTAZIONE

(anche in vista della riprogettazione del P.O.F. relativo all‟anno scolastico

successivo)

presterà attenzione a





Aspetti

Innovazioni

organizzativi e introdotte



procedurali Esiti degli

Cambiamento di

allievi

processi di

insegnamento







a. CRITERI DI VALUTAZIONE

I processi valutativi che partono dai bisogni formativi di una comunità scolastica sono un‟opportunità professionale

per rielaborare criticamente la propria esperienza e per orientare processi di sviluppo. Riflettere sui sistemi

valutativi può orientare la scuola alla ricerca del cambiamento e di crescere nella consapevolezza, nella condizione

e nella fiducia che un miglioramento dell‟azione educativa, didattica organizzativa è desiderabile, è possibile.

Un processo di valutazione per gli alunni implica il mettersi in gioco, sperimentare la plausibilità e la validità delle

nuove idee emergenti, ascoltare le esperienze concrete; comporre i punti di vista; cercare il contraddittorio e

vivere positivamente i conflitti specialmente con le famiglie. Bisogna cercare e provare il cambiamento, accettare

di lavorare per ipotesi, monitorando i miglioramenti introdotti, ponendosi in un atteggiamento critico. La

valutazione si configura così come un orientamento culturale che vuole implementare aspetti di innovazione e

consolidare i punti forti di un gruppo classe. Essa permette al gruppo classe di fare su di sé un‟analisi metacognitiva

in quanto le consente di prendere coscienza delle proprie modalità di funzionamento e delle possibilità di sviluppo.

Una visione sistemica dei processi valutativi si sposa molto bene con la complessità della qualità che assume e

appare, a secondo dei contesti, come qualità attesa, qualità progettata, qualità erogata o qualità percepita. Questo

approccio metodologico della valutazione si basa su una visione innovativa e progettuale della scuola. Di una scuola

che non si ferma che non smette di ricercare che non può rinunciare al cambiamento per meglio rispondere alle

domande dei propri fruitori. Una scuola che ha sempre al centro dell‟attenzione l‟interesse dei propri utenti, il

raggiungimento delle competenze degli allievi, il legame necessario tra scuola, famiglia e territorio per costruire un





101

sistema formativo integrato che lavori nella ricerca-azione di un offerta formativa adeguata alle trasformazioni in

atto nella società civile.

E‟ opportuno di conseguenza meglio analizzare le condizioni di partenza e in particolare il momento

dell‟autoriflessione. Ad esempio la comunicazione tra istituzione scolastica e utenza, il rapporto tra scuola e

famiglia, il grado di trasparenza nei processi valutativi degli alunni.

Questo percorso valutativo ci consentirà di apprendere delle strategie metodologiche utili per una valutazione

rigorosa, attendibile e proficua ai fini educativi. Si partirà quindi dal contesto reale del proprio gruppo classe, con

il quadro effettivo della propria realtà con la costruzione di strumenti valutativi in proprio rispondenti sia ad un

approccio di tipo funzionalista sia di tipo fenomenologico. Si valuteranno sia i processi socio-affettivi e cognitivi

che i prodotti ed i comportamenti misurabili. Sarà necessario seguire una politica dei piccoli passi.. Questa linea di

indirizzo ci consentirà di disegnare un processo valutativo efficace, efficiente e significativo ai fini

dell‟apprendimento e del miglioramento dell‟offerta formativa, una valutazione tesa a integrare la scuola con il

territorio e con le famiglie dei fruitori del servizio scolastico.

L‟attuazione di un significativo processo di valutazione dovrà partire necessariamente dalla condivisione del

Collegio dei docenti, dalla chiarezza sul rapporto scuola-famiglia-territorio. In questo contesto la scuola sonda, si

apre, recepisce proposte, ma all‟interno di un proprio quadro di valori. Sarà necessario l‟impegno alla coerenza tra il

progetto dichiarato e la realizzazione concreta, la continua ricerca tra qualità e quantità dei prodotti. Un momento

prioritario dovrà essere quello della rilevazione dei bisogni, il coinvolgimento attivo di alunni e genitori mediante

appositi canali, la chiarezza sui diritti e doveri di ognuno.

In questo contesto occorre sempre una visione di insieme delle problematiche scolastiche, perché le soluzioni più

efficaci non prescindono dalla costruzione di un quadro unitario e articolato della realtà. Nella dialettica del tutto

e delle parti, ogni parte può essere considerata a volte come un tutto e a volte come una parte: l‟azione di

formazione è un insieme valutabile in quanto tale, ma anche come una parte di un dispositivo normativo al di fuori

del quale non è valutabile. Il dispositivo di formazione è un‟entità valutabile in sé qualora lo si consideri parte della

struttura al di fuori della quale non ha senso ne valore. In questo senso la distinzione tra tutto e parti non deve

essere deformata da rappresentazioni spaziali né da concetti esclusivamente attinenti alla logica della separazione.

Non esiste, infatti, una barriera epistemologica tra parte e tutto. Esiste quindi una “parte totale”. La parte non può

essere valutata al di fuori del suo contesto, al di fuori di ciò di cui ella è parte. Il tutto può essere valutato con una

sua parte. Ciò rappresenta il volto sconosciuto del principio della totalità.

Seguendo l‟approccio sistemico, scompare l‟eterogeneità radicale tra i vari attori e le loro relazioni, tra gli attori e

il campo d‟azione delle altre parti. Singolarmente, chi regola e chi è regolato sono confusi.

Un processo di valutazione “dal basso” che parte dai bisogni formativi degli alunni rappresenta la risposta più

efficace ai problemi della complessità valutativa dei processi di insegnamento apprendimento. In questo scenario il

percorso valutativo rappresenta evidentemente un‟opportunità professionale utile a rielaborare la propria

esperienza e ad orientare la propria pianificazione didattica.

Soprattutto nei processi valutativi dell‟Istituzione scolastica si richiede una visione multidimensionale che va ad

opporsi ad un pensiero formalizzato, formalizzante e quantificatore. Bisogna pensare senza mai chiudere i

concetti, di spezzare le sfere chiuse, di ristabilire le articolazioni di ciò che è disgiunto, di sforzarci di

comprendere la multidimensionalità, di pensare con la singolarità, con la località, di non dimenticare mai le totalità

integratrici. Si richiede elasticità della mente, visione creativa, attitudine prospettica. La categoria prevalente per

governare la complessità valutativa sarà quella della ragione possibile intesa come capacità di confrontarsi con il

senso del limite, con la multifattorialità, la probabilità, l‟interdisciplinarità. Conta soprattutto la flessibilità, la

liberazione dalla trama delle abitudini, l‟abilità di muoversi in reti di relazioni. La vitalità della mente risiederebbe

nella capacità di muoversi ecologicamente, nella capacità di reagire, di essere interattiva, di ragionare sragionando.

Bisogna per questo favorire nella scuola una cultura sistemica della valutazione.

In genere la valutazione di un gruppo classe, della sua efficacia ed efficienza, avviene attraverso il confronto tra

risultati attesi e risultati ottenuti. Una valutazione di questo genere, però, più che finalizzata all‟attivazione di

interventi specifici, sembra divenire un sistema di giudizio selettivo e cristallizzato. Occorre passare, da una

valutazione di riproduzione ad una valutazione autentica in cui si valuta non tanto ciò che l‟alunno ha ottenuto in

termini di risultati ma la sua capacità orientativa e innovativa, il suo potenziale educativo alla luce di una profonda

riflessione interna.

Un modello valutativo consono alla vita della scuola non può sfuggire al paradigma della complessità che nella

conoscenza adeguata della scuola punta a tenere sotto controllo il maggior numero possibile delle concause che

possono determinare un risultato. Questo modello di valutazione deve guidare un percorso che prevede il passaggio





102

dall‟analisi dei risultati (diagnosi) alla valutazione dei processi e di conseguenza al miglioramento di tutto il

processo di insegnamento/apprendimento.

Occorre un tempo d‟esplorazione e un tempo di riflessione. Occorre altresì una nuova concezione del tempo,

prendere in considerazione non solo il tempo esteriore Chronos ma anche il tempo interiore Kairos, un nuovo spirito

del tempo in una nuova gestione dello stesso.

Una concezione del tempo interiore ci aiuta ad evitare gli ostacoli e a sfruttarli, a cercare centralità ed equilibrio,

a sviluppare flessibilità, a tendere a soluzioni creative di problemi mediante il pensiero laterale, acquistare fiducia

nei propri sentimenti e nella propria intuizione, a sostenere l‟organizzazione autonoma, a vivere in armonia e

sincronizzazione con il contesto, l‟ambiente e il territorio. Il tempo interiore non parte dall‟avere, con la pressione

del tempo e lo stress, bensì dall‟obiettivo di dove vorremmo essere e ci aiuta ad ampliare le nostre percezioni della

ricchezza di possibilità e di alternative per raggiungere lo scopo.

In definitiva è opportuno ricordare che la valutazione degli alunni è:

E‟ attività processuale in quanto investe tutto il percorso di insegnamento/apprendimento

E‟ attività complessa in quanto va inquadrata in un‟ottica multidimensionale e multiprospettica in quanto:

deve considerare il punto di partenza dell‟alunno, il contesto socio-familiare di riferimento, le competenze apprese,

le modalità cognitive utilizzate per l‟apprendimento, le potenzialità in divenire, l‟orientamento culturale, le

predispozioni o intelligenze dell‟alunno, i piani personalizzati degli alunni, la programmazione di classe, le linee di

indirizzo nel Pof a livello di valutazione-alunni….

E‟ importante il momento valutativo degli alunni in sede collegiale per definire percorsi comuni, unitari e condivisi,

nell‟ottica di una migliore offerta formativa e nell‟interesse di un reale successo formativo degli alunni.

E‟ opportuno che i consigli di interclasse lavorino in sede collegiale per definire concetti e proposte valutative

unitarie da presentare per il prossimo anno anche e specialmente alla luce della Circolare 100, delle Leggi 133 e 169

che danno queste indicazioni:

fin dalla prima valutazione periodica il Consiglio di Classe valuta mediante l‟attribuzione di un voto numerico

espresso in decimi(in lettere).

resta confermato il giudizio globale collegiale di fine quadrimestre.

La scheda di valutazione di RC va corredata da giudizio discorsivo.

Va valutata la cittadinanza e costituzione (ex convivenza democratica o alla cittadinanza)

Va valutata l‟ora opzionale con la dicitura Laboratorio multiculturale e linguistico.

Anche la valutazione a scansione mensile o bimestrale per indicatori, sul registro insegnanti, va effettuata ed

espressa in decimi.

Nella valutazione del comportamento alunni si formula un giudizio anelito aperto. La normativa non prevede

espressamente la valutazione in decimi per il comportamento della scuola Primaria.

Altre indicazioni operative verranno esplicitate e contestualizzate nelle sedute prossime del Collegio docenti

congiunto.

Lo scrutinio finale, uno per ciascuna classe di scuola primaria, viene condotto dai docenti titolari delle discipline

curricolari, incluso il docente specializzato di sostegno. Il predetto docente ha la contitolarità dello scrutinio ed

esprime le proprie valutazioni in ordine a tutti gli alunni della classe; la valutazione relativa agli alunni diversamente

abili è oggetto di decisione concordata fra docenti curricolari e docente specializzato di sostegno.

Allo scrutinio non possono partecipare genitori ed esperti esterni che hanno curato progetti di arricchimento

dell‟offerta formativa; è invece possibile che i predetti esperti trasmettano alle docenti una relazione scritta utile

alle valutazioni degli apprendimenti.

La funzione di "presidente" del team è:

1) svolta direttamente dal D.S. nei seguenti casi

a) presenza di alunni a rischio di ripetenza;

b) ove espressamente richiesto dalle docenti del team;

2) negli altri casi, delegata alla docente titolare di Italiano o, in caso di impossibilità di questa, al docente con

maggiore anzianità di servizio.





3) COMPITI DEL PRESIDENTE

Il presidente:

- coordina le operazioni in modo da seguire la sequenza dei punti all'O.d.G.;

- nomina il SEGRETARIO, il quale cura la verbalizzazione (vedi) delle operazioni e la conservazione del verbale.

103

Per facilitare le operazioni si consiglia di leggere, seguire e compilare in sequenza le sezioni che compongono lo

schema-guida per la redazione del verbale.





4) SFONDO NORMATIVO

Qui di seguito si riportano alcuni passaggi particolarmente significativi delle norme vigenti in materia di scrutini

finali:

dalla legge 169/2008 (“riforma Gelmini”):

Art.3.

Valutazione sul rendimento scolastico degli studenti

1. Dall' anno scolastico 2008/2009, nella scuola primaria la valutazione periodica ed annuale degli apprendimenti

degli alunni e la certificazione delle competenze da essi acquisite sono effettuati mediante l'attribuzione di voti

espressi in decimi e illustrate con giudizio analitico sul livello globale di maturazione raggiunto dall'alunno.

1-bis. Nella scuola primaria, i docenti, con decisione assunta all'unanimita', possono non ammettere l'alunno alla

classe successiva solo in casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione.

dalla CM n° 10/2009: ….. Per l‟eventuale non ammissione alla classe successiva o all‟esame di Stato del I ciclo, la

decisione è assunta a maggioranza dal consiglio di classe. Per la scuola primaria tale determinazione è assunta dai

docenti della classe in sede di scrutinio con votazione unanime e per casi eccezionali e motivati. Per l‟insegnamento

della religione cattolica continuano ad applicarsi le specifiche norme vigenti…..





5) ATTRIBUZIONE DEI VOTI DISCIPLINARI

Al fine di migliorare la precisione e l'omogeneità d'attribuzione, si riporta la seguente tabella condivisa dal Collegio

Docenti:

1) la gamma dei voti decimali da 0 a 10 viene ripartita in intervalli, di seguito denominati "range”, cui corrisponde

ciascuno una situazione di apprendimento determinata e riconoscibile; i “range” e le corrispondenti situazioni

d‟apprendimento sono riportati nella tabella che segue:





SITUAZIONI DI APPRENDIMENTO RANGE



deconcentrazione/demotivazione Inferiore a 5

funzioni attentive e di concentrazione e motivazione/interesse carenti in

misura tale da compromettere forme significative di apprendimento

disciplinare



deficit di elaborazione 5

strutture cognitive di base non in grado di consentire l'elaborazione

dell'informazione disciplinare



fase pre-disciplinare 5

conoscenza di frammenti disorganici di contenuti disciplinari



assistenza 6

con l'assistenza e la guida dell'insegnante l'alunno manifesta le abilità e le

conoscenze disciplinari essenziali



padronanza 7-8

l'alunno ha conseguito pienamente gli obiettivi disciplinari



eccellenza 9-10

l'alunno, in aggiunta alla padronanza, mostra particolare impegno,

attenzione, brillantezza di ragionamento ecc









104

2) I docenti, sulla base delle rilevazioni effettuate e delle situazioni di apprendimento riportate nella tabella

attribuiscono, a ciascun alunno, per ciascuna disciplina, il “range” rappresentativo dell‟effettivo livello di profitto

disciplinare conseguito.

3) Ove il “range” comprende più voti, i docenti attribuiscono il voto meglio rappresentativo del livello di

preparazione disciplinare dell‟alunno.

4) I voti disciplinari per gli alunni diversamente abili vengono determinati secondo i criteri previsti dal P.E.I. di cui

all‟art. 12, comma 5 della L.104/92.







CAP. VI LA MACROPROGETTUALITA’ – I PROGETTI

a. PREMESSA

Al fine di assicurare che i propri processi e le proprie prassi siano efficaci ed efficienti, l'organizzazione farà

riferimento rispettivamente alle funzioni della commissione POF, del Dipartimento disciplinare, del Consiglio di

classe.

L'esercizio di formalizzazione delle funzioni degli organismi che fanno capo all'area della progettazione, è

finalizzato alla trasparenza dei processi, dei protagonisti, delle deleghe e dei risultati.

Oggi nella scuola emerge una forte richiesta di qualità e tutte le componenti scolastiche, in sinergia, in

collaborazione e collegialmente devono lavorare per il miglioramento dell‟offerta formativa della scuola.

La Commissione Piano dell‟Offerta Formativa, Il Consiglio di Classe, il Collegio dei docenti, rappresentano

efficacemente una scuola che ha inteso il lavoro per progetti come momento fondante della cultura dell‟autonomia.

Il momento della progettazione richiede un‟interazione continua ed esplicita.

Un momento importante per la progettazione è quello di “progettare in comune” le discipline. E‟ qui che gioca un

ruolo importante il Dipartimento disciplinare. Divisi per gruppi di docenti di ciascuna disciplina, agli insegnanti è

affidato il compito di studiare l‟insieme di tabulazioni informative, analitiche e sintetiche, di elaborare gli obiettivi

formativi e le competenze delle discipline delle quali individua anche i criteri di valutazione. Il Dipartimento potrà

lavorare sulla base dei dati per trasformare le richieste e i bisogni emersi degli utenti in una serie di progetti;

tutto questo in modo da costruire una progettazione curriculare della disciplina (per quadrimestre, per un anno, per

un ciclo, per un triennio), senza trascurare una serie di obiettivi immediati.

In Consiglio di Classe gli insegnanti confrontano e giustificano le progettazioni curriculari di ciascuna disciplina

elaborate dal gruppo per tutta la scuola. Operano poi le adeguazioni dei curricoli alle situazioni delle classi e le

armonizzazioni necessarie a contestualizzare le progettazioni alla classe stessa degli allievi. Tutto questo

permetterà di mettere in comune nel progetto curriculare integrato di classe gli aspetti da perseguire come

obiettivi transdisciplinari. Si costituirà così un nucleo educativo comune, intorno a cui i curricoli di “disciplina” si

configureranno.

La Commissione Piano dell‟offerta formativa è il baricentro su cui ruota l‟idea progettuale dell‟offerta formativa,

l‟analisi dei bisogni e le risposte formative ed educative salvo essere espressione del Collegio Docenti la

rielaborazione e l‟aggiornamento annuale del POF. La prima bozza, i punti salienti vengono prioritariamente

sviscerati da questo organismo e saranno poi sottoposti alla deliberazione degli OO.CC. della scuola.

E‟ importante affermare l‟esigenza di una completa e armonica sinergia tra i tre organismi (Commissione POF,

Consigli di Classe, Dipartimenti Disciplinari) per avviare e realizzare i percorsi e processi organizzativi e didattici

più efficienti ed efficaci. Il lavoro armonico può aiutare a individuare e definire i percorsi di attuazione di un

modello di scuola, che impegni tutti gli operatori scolastici a rendere l‟offerta formativa qualitativamente efficace

ed efficiente, in modo da rendere la scuola stessa comunità educante/educativa.

Anche nel mio contesto di lavoro l‟attività progettuale si esercita a diversi livelli, da quelli organizzativi a quelli

didattici, nel rapporto tra scelte individuali e collegiali nel quadro di un miglioramento dell‟offerta formativa e di

valori educativi condivisi.

Il Piano dell‟Offerta Formativa è stato quasi sempre il risultato finale di una rete di relazioni, di rilevazioni, di

proposte, elaborazioni in cui ha svolto un ruolo incisivo la Commissione per il POF sulla base delle indicazioni del

Collegio dei Docenti. Il POF ha avuto le radici nell‟esperienza pregressa della scuola, nell‟analisi delle esigenze

formative degli alunni, nelle attese e nelle richieste culturali della famiglia. La realizzazione del POF nel contesto

in cui ho lavorato e in cui io lavoro ha avuto quasi sempre il suo humus nel contesto sociale, culturale, umano ed

economico in cui opera la scuola.







105

Le aree disciplinari sono state spesso organizzate per progetti a sviluppo ramificato attraverso lo Studio delle

Commissioni di ambito disciplinare. La Commissione del POF ha sempre lavorato all‟inizio dell‟anno scolastico per

operare una sintesi dei bisogni formativi del territorio e delle risposte progettuali educative più efficaci a

innalzare il livello di qualità del servizio.

Le Commissioni e i gruppi di lavoro comunque hanno svolto a livello formale solo una funzione preparatoria delle

deliberazioni conclusive e hanno visto sempre il Collegio dei docenti come terminale ultimo delle principali scelte

organizzative, didattico e pedagogiche.

I Consigli di classe hanno costituito sempre la sede di più diretta collaborazione delle componenti scolastiche per

la migliore realizzazione degli obiettivi educativi. Hanno sempre contribuito a individuare le opportune iniziative

integrative sia curriculari che extracurriculari idonee ad arricchire di motivazioni e di interessi l‟impegno degli

allievi, nonché proposte di sperimentazione.

L‟attività di progettazione è oggi caratterizzante la scuola dell‟autonomia. A ciò si aggiunge l‟esigenza di uno

sviluppo organizzativo in cui l‟attività individuale del docente all‟interno dei luoghi collegiali della progettazione

didattica sia fondamentale. Ogni insegnante dovrà sempre più essere convinto che il suo lavoro non si chiude nei

limiti di tempo e di spazio propri di una specifica attività, non si esaurisce nella sua attuazione e che, anzi, il suo

lavoro si proietta e investe il futuro dei suoi alunni anche in quanto membri della collettività. La dimensione

progettuale individuale del docente traduce questa esigenza di correlare l‟attenzione al presente e a ciò che è

contestuale con la tensione verso il futuro e la sua costruzione. La costruzione del progetto all‟interno dei luoghi

collegiali consente una struttura modulare che può essere comprensiva delle diverse aree educative in cui si

articola il curricolo scolastico ed entro le quali, lungo lo sviluppo del progetto, le attenzioni si puntano su questo o

quel settore disciplinare, permettendo agli alunni di legare i guadagni cognitivi all‟opportunità di provare e di

esprimere i propri interessi, le proprie inclinazioni.

Nell‟ambito dell‟autonomia si attua una piena progettualità che si concretizza nel POF, preventivamente

predisposto per raggiungere finalità ed obiettivi e che costituisce l‟identità culturale e progettuale delle varie

istituzioni scolastiche. E‟ all‟interno del POF che viene esplicitata la progettualità individuale di ogni docente, nel

POF si ha un momento di sintesi delle varie progettazioni individuali che hanno avuto i momenti di

confronto/incontro nei Consigli di Classe e nelle varie Commissioni (POF e Disciplinari). E‟ questa una progettualità

più ricca, più articolata, più complessa e sicuramente più tecnica. E‟ una progettualità che racchiude in sé la

capacità di costruire percorsi personalizzati centrati sulle reali esigenze formative degli alunni di un determinato

territorio all‟interno di linee guida, di direttive sulle finalità della scuola partendo da ciò che è stato definito

essenziale. E‟ soprattutto capacità di decidere, di scegliere e di accettare le scelte educative, di interagire con le

scelte culturali dell‟ambiente, di dialogare con quel certo tessuto sociale e culturale e contribuire a superare gli

aspetti formali dell‟insegnamento, gli individualismi degli insegnanti, la rigidità delle metodologie. L‟autonomia segna

così il passaggio dalla cultura degli adempimenti dei progetti a quella della progettualità. Quella reclamata

dall‟autonomia è progettualità capace di integrare i curricoli con le risorse del territorio, di valorizzare le culture,

di potenziare i tempi degli apprendimenti in relazione alle domande degli alunni, di ipotizzare attività trasversali, di

valorizzare le diversità pedagogiche degli alunni.

Al modello di scuola burocratico-verticistico si contrappone il modello organizzativo a sistema formativo integrato,

della learning organisation. In questo contesto l‟organizzazione scolastica definisce la propria mission in presenza

di una rete di altri servizi con cui interagire. L‟organizzazione opera nell‟area dell‟integrazione e nell‟area delle

attività di responsabilità diretta. In questo modello si prevede un preciso investimento di risorse e di cultura per

l‟ascolto e la comprensione dell‟attività altrui. E‟ un modello estremamente retrospettivo e aperto al territorio. Ha

una cultura della valutazione sia interna che esterna. Infatti la valutazione del servizio risulta dalla combinazione

del proprio apporto con quello altrui al fine di corrispondere al benessere dell‟utente.

La scuola che si configura in questo modello è in grado di definire una propria identità chiara, stabile e sostenibile,

instaura una serie di relazioni con i vari mondi di riferimento, pone in atto comportamenti collaborativi, riconosce

legittimità agli altri attori, acquisisce una legittimazione intorno alla propria proposta.

Il modello di scuola prospettato oggi è quello di una scuola come servizio alla persona, finalizzato ad una autentica

promozione personale. Un modello di scuola centrato sulla costruzione collaborativa, consapevole e concorde di

discenti e docenti.

Una scuola organizzata a sistema complesso che offre pari opportunità educative, che garantisce l‟autonomia

amministrativa e didattica, che si configura come un sistema dinamico complesso capace di interagire, in modo

costruttivo, con la società del cambiamento e dell‟innovazione. Una scuola che esalta un percorso formativo

multidimensionale per formare l‟uomo e il cittadino.







106

E‟ fondamentale e prioritario richiamare l‟attenzione dei docenti sul fatto che le risorse educative costituiscono “il

capitale invisibile” di ogni Istituzione scolastica.

Quello delle risorse umane è un capitale ineliminabile e inscindibile dal sistema scolastico, esso è fatto di

attitudini, di doti, talenti, potenzialità che vanno sfruttate e funzionalizzate al miglioramento dell‟offerta

formativa e al raggiungimento della qualità totale.

La scuola dovrà avere come riferimento un modello culturale figlio della “costruzione del sapere”, della “conoscenza

della conoscenza”, della “Ricerca-azione”; dell‟approccio euristico ed ermeneutico.

La scuola dovrà, specie nel caso specifico, problematizzare la situazione e ancor di più organizzare le situazioni

problematiche in problemi e formulare ipotesi di risoluzione degli stessi.

I diversi punti di vista, le diverse visioni del “fare scuola”, del vivere la scuola, della considerazione della

professionalità propria e degli altri può essere oggetto di confronto e di discussione, nella misura in cui l‟obiettivo

e il traguardo sia il successo formativo e il miglioramento dell‟offerta scolastica, la configurazione di una scuola

caratterizzata dalla learning organisation e dall‟empowerment. La scuola dovrà viaggiare verso il futuro come

un‟organizzazione complessa, armonica, retrospettiva e autovalutativa, una scuola-comunità dove la mentalità di

ognuno sia aperta al nuovo.

C‟è bisogno che si l‟educazione alla prevenzione dei contrasti e dei conflitti, attraverso un atteggiamento interiore,

in base al quale cade ogni preconcetta ostilità tra ognuno di noi nella vita della comunità scolastica, cade ogni

reciproca indifferenza e diffidenza.

L‟azione del Dirigente dovrà diffondere il sorriso, dovrà attraverso la sua leadership educativa saper creare

un‟atmosfera di ottimismo.

Per attuare tutto ciò c‟è bisogno di uno stile dirigenziale teso a diffondere fiducia, pensiero positivo, serenità,

stile professionale che faccia della scuola un‟organizzazione che apprende.

Il Dirigente scolastico lavorerà in primo luogo per prevenire i potenziali dissidi e le divergenze emergenti. E‟

necessario, infatti, lavorare per la realizzazione di un impegno comune teso a prevenire tutti quei dissidi e quelle

divergenze che, oltre ad essere di per sé sterili, presentano anche il rischio di produrre discordie, contrasti e

infine conflitti. Per fare ciò urgono regole condivise e flessibili atte a prevenire i conflitti latenti. Regole che tutti

i docenti sono chiamate a rispettare.

Le regole, le norme, se osservate e interiorizzate nel gruppo, permettono di raggiungere gli obiettivi stabiliti,

mantengono uniti il gruppo, contribuiscono a costruire una realtà condivisa, definiscono le relazioni con l‟ambiente

sociale e permettono di rapportarsi alla realtà esterna.

Con l‟osservazione condivisa di regole prestabilite nell‟interesse dell‟organizzazione scolastica e dell‟offerta

formativa, anche le divergenze possono diventare potenziali risorse, nella misura in cui le persone che hanno

opinioni diverse, le esprimano, le confrontino con le opinioni degli altri membri del gruppo, per individuare gli

aspetti positivi e negativi e per elaborare un compromesso e una soluzione costruttiva ai fini del miglioramento

dell‟offerta formativa e del conseguimento della qualità totale.

Amplificare la rete comunicativa tra docenti potrebbe migliorare le relazioni anche se il loro rapporto non è

sempre idilliaco. Questo perché, ed ormai è chiaro, agisce un irriducibile antagonismo di ruolo sempre presente

anche se non visibile ma pronto ad esplodere.

Raggiungere consapevolezza circa il proprio ruolo come docenti che lavorano come componenti di una scuola, di un

Istituto Superiore intenzionato ad interagire positivamente.

Sperimentare relazioni ricche di significato con persone che condividono lo stesso percorso di ricerca, anche se in

Istituti diversi.

Vivere livelli di emozionalità positiva che consentano di star bene nella comunità scolastica.

Il Dirigente Scolastico attraverso una progettazione nella formazione e aggiornamento del personale centrato sulla

comunicazione arricchisce e innova la scuola di nuovi valori e di significati educativi e relazionali. Un‟esperienza del

genere consente a ciascun docente di conoscersi meglio, anche nel campo di quelle azioni/reazioni a volte tanto

lontane da livelli di consapevolezza;

facilita la conoscenza/accettazione/comprensione dell‟altro;

avvicina moltissimo gli insegnanti creando un vero gruppo coeso e affiatato.

Alla luce del sistema formativo integrato la nostra scuola favorisce la diffusione delle tecnologie dell‟informazione

e della comunicazione ed incoraggia, nel contempo, la creatività e l‟innovazione, le motivazioni e l‟interesse di



107

docenti e discenti. Implementa, altresì, nuove strategie didattiche come il cooperative learning, stimola le scuole

ad allargare i loro orizzonti, ad innovarsi ed aggiornarsi didatticamente.

Attraverso la rete si implementeranno per la scuola nuove abilità nell‟uso degli strumenti tecnologici e

nell‟apprendimento finalizzati a stimolare nei discenti il gusto per la narrativa, la poesia, il racconto degli altri e di

se stessi.

L‟uso delle tecnologie informatiche e della rete nelle fasi organizzativo/progettuali, sia a livello valutativo che

partecipativo, consente il passaggio da un utilizzo marginale e solo strumentale delle informazioni ad una

costruzione della conoscenza, intesa sempre di più come processo reticolare e di socialità condivisa.

La visione progettuale della scuola si sposa molto bene con la visione di scuola come “ambiente di apprendimento” e

come luogo di “life Wide” e “Life long” learning.

Un ambiente di apprendimento e di comunicazione reticolare, interattivo, animazionale in cui ognuno è messo nelle

condizioni di comunicare apre la strada ad una sostanziale cittadinanza europea, all‟integrazione culturale, al

riavvicinamento spazio-temporale di culture e tradizioni diverse.

Il partenariato in rete rappresenta sicuramente una significativa opportunità per condividere, nell‟ambito

scolastico e non solo, orizzonti culturali e per lavorare per la costruzione della conoscenza e di nuovi saperi.

L‟esperienza progettuale in rete (Scuole Aperte, PON FESR e FSE, TINITY…), favorisce e promuove una

formazione di qualità, una condivisione delle esperienze, una migliore ricerca-azione nel campo pedagogico e

didattico.

La scuola nel favorire una partecipazione attiva e diretta alla costruzione del sapere mira alla condivisione di

esperienze culturali significative, crea una weltanshauung umanizzante e socializzante.

Nello stesso tempo un ambiente comunicativo tra scuole reticolare, interattivo, animazionale e transazionale apre

la strada a nuove frontiere culturali, organizzative e didattiche, apre meglio la strada all‟organizzazione che

apprende che fa emergere nei singoli senso di appartenenza, creatività e coinvolgimento.

L‟implementare nuove forme di comunicazione a scuola (su carta stampata e sul web – Giornale di Circolo e sito

della scuola WWW.Edurocca.it) si propone di sviluppare, amplificare e consolidare una maggiore consapevolezza

culturale, aprendo le classi a nuovi orizzonti conoscitivi e a nuove opportunità formative.

E‟ ormai evidente , nella società postmoderna della complessità, la necessità di superare ogni forma di isolamento e

di autoreferenzialità. E‟ necessario condividere, scambiare, incontrare modelli educativi e didattici diversi. In

questo senso, un‟esperienza progettuale condivisa e compartecipata può aiutare molto, può far conoscere,

scambiare, unire far dialogare e discutere in una sorta di ambiente di apprendimento virtuale, reticolare e nello

stesso tempo dai connotati umanizzanti e socializzanti.

E con questi intenti e orizzonti che la nostra scuola si muove in direzione di una conoscenza della conoscenza, di un

sapere del sapere multidimensionale e multidirezionale, un sapere al servizio dell‟uomo, della persona, nelle sue

molteplici prospettive biologiche, ideologiche, sociali e culturali. La scuola si avvia verso le sfide della complessità

attraverso un sistema dinamico, capace di interagire, in modo costruttivo, con la capacità di cambiamento e

dell‟innovazione.

Il gemellaggio concorsuale tra scuole attraverso la partecipazione concorsuale alla IX edizione del premio di poesia

e narrativa on line “Parole per sognare, parole per comunicare”, favorisce tutto questo, aiuta a superare la barriera

dell‟ignoto, a superare la paura della diversità, a considerare anzi la diversità come ricchezza, a capire e ad

apprezzare le differenze, a sviluppare le competenze linguistiche e tecnologiche degli alunni e dei docenti. In

questo contesto si rafforza il concetto di dimensione europea della cittadinanza e il clima di dialogo interculturale.

L‟esperienza concorsuale proposta dal Circolo Didattico di Roccapiemonte è in definitiva un‟ottima occasione per

superare derive isolazioniste, è un momento forte e significativo per aprirsi al confronto didattico e pedagogico.

L‟attuale società post-industriale è definita della comunicazione (dal latino communis mettere in comune,

condividere azioni e progetti.

La didattica, le modalità processuali di insegnamento/apprendimento sono il luogo ideale dove si può affermare

forte la dimensione comunitaria e comunicativa della scuola. Di una scuola al di là degli spazi, delle mura, degli

ordini e delle differenze organizzata e dimensionata per un fine comune, quello della crescita civile e democratica .

E‟ il fine comune che fa esistere una comunità. E la scuola è una comunità. Lo è malgrado tutto. Essa è insieme alla

famiglia, la comunità più importante nella vita delle giovani generazioni. E‟ la scuola il luogo ideale dove

l‟incomunicabilità può essere ridimensionata e annullata e con essa il prevalere delle forme esteriori sulla

comunicazione interiore e interpersonale.





108

La comunicazione a scuola è il punto nodale su cui si snodano sentieri di ampliamento e potenziamento dell‟offerta

formativa, strade su cui si consolidano sinergicamente formazione e istruzione. Con questo assioma la scuola

diventa luogo di superamento dell‟incomunicabilità tra le persone che, purtroppo, rappresenta la causa prima del

disagio esistenziale. L‟incomunicabilità tra famiglia, scola, società, è la causa prima delle devianze giovanili.

Ecco perché emerge la necessità tra i docenti e tutti gli operatori scolastici di saper organizzare le proprie scuole

in arcipelaghi di certezze costruttive, attraverso il dialogo con gli allievi, con i genitori e con i cittadini stessi del

territorio, in cui opera la scuola. Da ciò deriva il ruolo determinante della scuola nel promuovere la comunicazione,

finalizzata alla comprensione umana profonda. Si ritrova in questo la missione propriamente spirituale

dell‟educazione: insegnare la comprensione dei problemi interiori, dei modi di pensare e di sentire propri e degli

altri, quale condizione e garanzia di quella comunicazione profonda che è il fulcro stesso della crescita intellettuale

ed etica degli individui.

E‟ la scuola il luogo dove promuovere il pensiero positivo, la riflessione o l‟introspezione per scoprire nell‟interiorità

la vera e comune humanitas pur nella complessità del mondo di oggi. Ed è proprio l‟educare alla consapevolezza della

complessità umana che apre al docente la via della sintonizzazione emotiva e cognitiva, come capacità di

immedesimarsi con l‟altro, chiunque egli sia.

Per fare ciò c‟è evidentemente bisogno dell‟apporto, dell‟interesse, della motivazione, dell‟entusiasmo e della

compartecipazione di tutti i docenti delle classi o sezioni chiamati a dare visibilità alla propria utenza. In questo

modo e in questa prospettiva il sito WEB e il giornale di Circolo rappresentano la faccia speculare di un‟offerta

formativa di qualità al servizio dell‟utenza, un momento importante di incontro tra famiglia e scuola, un punto

cruciale di compartecipazione alla comunità scolastica.





b. MACROPROGETTI DI CIRCOLO



TITOLO DESTINATARI TEMPI E MODALITA’

PROGETTO QUALITA‟ NELLA Tutto il Circolo Durante l‟anno

SCUOLA



CONCORSO NAZIONALE POESIA Tutti gli alunni delle classi quinte Febbraio/settembre 2011

ON LINE In orario curriculare

CONCORSO FURBO CHI LEGGE Alunni di tutte le classi del Circolo In orario curriculare



GIFFONI FILM FESTIVAL Gruppo di alunni dell‟ultimo biennio Durante l‟anno e a luglio 2010 in

della scuola primaria IV e V orario pomeridiano

INTEGRAZIONE SCOLATICA PER Tutti gli alunni del Circolo. Da dicembre a giugno

UNA SCUOLA DI QUALITA‟ Area Scuola dell‟Infanzia e Primaria.

a rischio

SCUOLE APERTE Regione Campania Attività modulari e laboratoriali di Da ottobre a giugno

insegnamento con gruppi di alunni da

individuare.

Progetto Sicurezza Tutta l‟utenza scolastica e le Tutto l‟anno scolastico 2010/2011

“Prevenzione e Protezione” risorse umane del circolo

Progetto “Il giornale di Circolo” Tutti gli alunni del Circolo Tutto l‟anno scolastico

2010/2011

Progetto “Sito web EDUROCCA” Equipe docenti Tutto l‟anno

Laboratorio FESR ambiente e Tutti gli alunni del Circolo Tutto l‟anno

tecnologia

Laboratorio FESR musicale Tutti gli alunni del Circolo Tutto l‟anno

Laboratorio FESR linguistico- Tutti gli alunni del Circolo Tutto l‟anno

multimediale

Formazione FSE Gruppi di alunni Tutto l‟anno

Informatica

Inglese

Italiano

Matematica

Scienze

Progetto di educazione ambientale Tutti gli alunni del Circolo Tutto l‟anno

“Differenziamola anche a scuola”



109

Regione Campania - ScuolAmbiente







Progetto “Trinity” Gruppo di alunni delle classi quinte In orario extracurriculare



Progetto “Inglese” Alunni delle III sezioni della scuola Orario da definire

dell‟Infanzia del Circolo

Progetto “informatica nell‟Infanzia” Alunni delle III sezioni della scuola Orario da definire

dell‟Infanzia del Circolo

Laboratorio FAS - mediateca Tutti gli alunni del Circolo Orario da definire

Progetto accoglienza Alunni della scuola dell‟Infanzia del Orario da definire

Circolo

Progetto Continuità Tutti gli alunni del Circolo Orario da definire

Progetto INVALSI Gruppi di alunni Date individuate dll‟INVALSI

Educazione alimentare ASL Tutti gli alunni del Circolo Orario da definire

BIMED Tutti gli alunni del Circolo Orario da definire

Progetto autostima Alunni classi III via Ferrentino Orario da definire

Alfabetizzazione motoria/gioco Gruppi di alunni Orario da definire

sport

Coro di Circolo Gruppi di alunni Orario da definire

Piano di Zona SA 1 Alunni h Orario da definire

Istruzione domiciliare Alunni bisognosi in itinere Orario da definire

Orto botanico Gruppi di alunni Orario da definire

Progetto “Benessere a scuola” Docenti/Ata/ccss e genitori cadenza quindicinale da ottobre a

maggio.



I PROGETTI DI CIRCOLO

Progetto – Ricerca azione del Polo Qualità di Napoli



Il Polo Qualità di Napoli, istituito con D.M. 230 del 17/10/2000, ha il compito (come si legge in “Per una scuola di

qualità”. Linee Guida, MIUR, 2003) di aprire “prospettive per un miglioramento dell‟offerta formativa attraverso

gli interventi metodici di confronto dei processi di Progettazione/Programmazione, erogazione e valutazione delle

attività della scuola: l‟applicazione estensiva di questo metodo consente agli istituti scolastici di rendere i servizi

più efficaci e coerenti con l‟identità della Scuola resa esplicita nella mission. Fondamentale nella gestione di un tale

sistema si rivela la documentazione che permette di formalizzare chi fa – che cosa – quando, di stabilire cioè le

responsabilità per ogni attività, la sequenza rigorosa delle operazioni, i controlli e le misurazioni necessarie. Il

controllo continuo delle attività garantisce la conformità del processo ai requisiti fissati in fase progettuale, il

raggiungimento degli obiettivi, l‟andamento e i risultati del processo stesso…….”



Si evidenzia inoltre il ruolo strategico della Rete Qualità “ai fini dell‟acquisizione, da parte delle scuole, di una

cultura progettuale, professionale e organizzativa capace di garantire il miglioramento continuo del servizio e i

risultati di apprendimento da parte degli studenti”.

In tale panorama va inquadrata l‟attività del Polo Qualità di Napoli, che ha realizzato nella Regione Campania una

serie di iniziative altamente innovative di supporto, di promozione e di potenziamento volte alla qualificazione del

sistema di istruzione e formazione locale e nazionale, attivando , con il concorso sinergico delle istituzioni e degli

attori interni ed esterni al sistema, progetti di ricerca-azione finalizzati a garantire il miglioramento continuo

dell‟offerta formativa delle singole Istituzioni Scolastiche.

In particolare La Rete Qualità ha perseguito l‟obiettivo di sostenere i processi di qualificazione del personale

tutto della scuola, valorizzando le singole professionalità e specificità dei ruoli, favorendo l‟adozione, la promozione

e lo sviluppo di modelli organizzativi in rete per rendere più efficaci ed efficienti i protocolli di comunicazione tra i

vari soggetti istituzionali, che pur con compiti e funzioni diversi, sono comunque titolari di responsabilità condivise

e condivisibili nei confronti della crescita e della valorizzazione della persona.

Le esperienze realizzate con il concorso di una pluralità di soggetti si sono effettivamente concretizzate in

modelli e strumenti didattici finalizzati alla ricerca e sperimentazione di innovazioni metodologiche, mediante

percorsi di formazione e di ricerca-azione che costituiscono un “valore aggiunto” da diffondere e valorizzare.







POESIA E NARRATIVA ON LINE E FURBO CHI LEGGE

110

L‟iniziativa progettuale Concorso di narrativa e poesia on line rappresenta un momento importante per coniugare il

libro e l‟elettronica e per rivalutare l‟uso delle tecnologie informatiche.

Le ITC , aldilà delle contraddizioni, rappresentano comunque una possibile, futura o attuale rivoluzione del fare

scuola, di riorganizzare e utilizzare le conoscenze disponibili oltre che di produrne di nuove. Il Consiglio europeo di

Lisbona ha sottolineato come, nei prossimi anni, lo sviluppo sociale ed economico dei paesi dell‟Unione sarà

determinato “in gran parte dal modo in cui tutti i cittadini potranno sfruttare la potenzialità delle nuove

tecnologie”. Per fare questo sarà necessario il coinvolgimento di tutti gli attori impegnati nella scuola, nel processo

formativo ed educativo. L‟utilizzo delle TIC comporterà un‟innovazione sull‟organizzazione della formazione nonché

sul contesto di apprendimento e sulle prassi pedagogiche. L‟utilizzo delle TIC renderà necessario un adeguamento

delle tecniche e l‟introduzione di modelli educativi innovatori.

Ecco perché l‟iniziativa di Roccapiemonte assume una forte legittimazione pedagogica e didattica fortificata da

assiomi teorici figli della moderna epistemologia e dell‟attuale modo di fare scuola.

Il programma E-Learning della Commissione europea auspica la creazione di spazi e campus virtuali grazie alla

connessione in rete di scuole. Questa trasformazione favorirà lo sviluppo dell‟insegnamento e della formazione a

distanza e scambi di buone prassi e di esperienze significative.

Anche in questo poesia e narrativa on line ha rappresentato un evento significativo per legittimare l‟azione

educativa e formativa del Circolo di Roccapiemonte (SA).

Il concorso giunto ormai alla sua VI edizione, in questo scenario, offre validi strumenti per costruire, per ampliare

ed implementare la società della conoscenza e dell‟informazione nelle scuole.

Alla luce del sistema formativo integrato il Concorso favorisce la diffusione delle tecnologie dell‟informazione e

della comunicazione ed incoraggia, nel contempo, la creatività e l‟innovazione delle scuole, le motivazioni e

l‟interesse di docenti e discenti. Implementa, altresì, nuove strategie didattiche come il cooperative learning,

stimola le scuole ad allargare i loro orizzonti, ad innovarsi ed aggiornarsi didatticamente.

Attraverso la rete si implementeranno per la scuola nuove abilità nell‟uso degli strumenti tecnologici e

nell‟apprendimento.

L‟uso delle tecnologie informatiche passa da un utilizzo marginale e solo strumentale ad un mezzo utile e

significativo di comunicazione e di costruzione della conoscenza, intesa sempre di più come processo reticolare e di

socialità condivisa.

La visione progettuale Poesia e narrativa on line si sposa molto bene con la visione di scuola come “ambiente di

apprendimento” e come luogo di “life Wide” e “Life long” learning.

Un ambiente di apprendimento reticolare, interattivo, animazionale in cui ognuno è messo nelle condizioni di

comunicare apre la strada ad una sostanziale cittadinanza europea, all‟integrazione culturale, al riavvicinamento

spazio-temporale di culture e tradizioni diverse.

Il partenariato in rete rappresenta sicuramente una significativa opportunità per condividere nell‟ambito scolastico

e non solo orizzonti culturali e per lavorare per la costruzione della conoscenza e di nuovi saperi. L‟esperienza

progettuale Poesia e narrativa on-line amplifica, favorisce e promuove una formazione di qualità, una condivisione

delle esperienze, una migliore ricerca-azione nel campo pedagogico e didattico.

Il concorso nel favorire una partecipazione attiva e diretta alla costruzione del sapere e alla condivisione di

esperienze culturali significative crea una weltanshauung umanizzante e socializzante.

Nello stesso tempo un ambiente comunicativo tra scuole reticolare, interattivo, animazionale e transazionale apre

la strada a nuove frontiere culturali, organizzative e didattiche, apre meglio la strada all‟organizzazione che

apprende in cui emerge nei singoli senso di appartenenza, creatività e coinvolgimento.

Il concorso si sposa molto bene con il modello costruttivista della conoscenza che fa leva sul cooperative learning

favorendo approcci di ricerca-azione innovativi e socializzanti.

l‟attività in rete presuppone il cambiamento profondo in termini di innovazione informatica. L‟informatica dovrà

entrare in classe in maniera sostanziale, pratica e funzionale ai processi di apprendimento attraverso l‟attivazione

di processi innovativi dentro le scuole.

In conclusione le scuole attraverso il gemellaggio elettronico, acquisiscono una maggiore consapevolezza culturale,

aprono le loro classi a nuovi orizzonti conoscitivi e a nuove opportunità formative.

E‟ ormai evidente che, nella società postmoderna della complessità la necessità di superare ogni forma di

isolamento e di autoreferenzialità. E‟ necessario condividere, scambiare, incontrare modelli educativi e didattici

diversi. Bisogna anche attraverso il gemellaggio elettronico tra scuole costruire un concetto nuovo di cittadinanza .

Il concorso di Roccapiemonte in questo senso può aiutare molto, può far conoscere, scambiare, unire far dialogare

e discutere in una sorta di ambiente di apprendimento virtuale, reticolare e nello stesso tempo dai connotati

umanizzanti e socializzanti.

La scuola di Roccapiemonte, Circolo Didattico si muove in direzione di una conoscenza della conoscenza, di un

sapere del sapere multidimensionale e multidirezionale, un sapere al servizio dell‟uomo, della persona, nelle sue

molteplici prospettive biologiche, ideologiche, sociali e culturali. La scuola ha dimostrato di avviarsi verso le sfide





111

della complessità attraverso un sistema dinamico, capace di interagire, in modo costruttivo, con la capacità di

cambiamento e dell‟innovazione.

Il gemellaggio tra le scuole attraverso il concorso favorisce tutto questo, aiuta a superare la barriera dell‟ignoto, a

superare la paura della diversità, a considerare anzi la diversità come ricchezza, a capire e ad apprezzare le

differenze, a sviluppare le competenze linguistiche e tecnologiche degli alunni e dei docenti. In questo contesto si

rafforza il concetto di dimensione europea della cittadinanza e il clima di dialogo interculturale.

L‟esperienza proposta è in definitiva un‟ottima occasione per superare derive isolazioniste, è un momento forte e

significativo per aprirsi al confronto per tutto il sistema scolastico.

Il Progetto “Furbo chi legge” mira nell‟ambito della progettazione ministeriale “Amico libro” a stimolare e favorire

tra gli alunni il gusto per la lettura in momenti di incontro-confronto con la lettura, di monitoraggio e valutazione

degli esiti. Progetto innovativo e già sperimentato con successo nel Circolo.





CINEFORUM E GIFFONI FILMFESTIVAL

Il Giffoni Film festival è un progetto culturale che si occupa della selezione dei film e della gestione dell‟aspetto

didattico.

Il Circolo didattico di Roccapiemonte, ha nell‟ambito del Pof 2010/2011, rinnovato la volontà di consolidare la

progettazione didattico-educativa cercando di amplificare notevolmente l‟offerta formativa anche grazie alla

partecipazione consolidata al GFF.

La nostra scuola cercherà, negli anni futuri, di implementare e amplificare la collaborazione con il GFF anche

nell‟ottica di nuovi percorsi progettuali. La partecipazione di un gruppo di alunni del nostro Circolo alla giuria di GFF

scaturisce da un lavoro didattico innovativo e sperimentale che va nell‟ottica di una rivalutazione nei processi di

insegnamento/apprendimento del linguaggio cinematografico e della comunicazione iconico-multimediale.

Elements+10 è questa la nostra sezione competitiva dedicata ai giurati di età compresa tra i 10 e i 12 anni e si è

affermata come una competizione divertente e necessaria dove allenare il giudizio critico. Un‟ occasione

affascinante che i ragazzi hanno per confrontarsi ed abituarsi alla libera espressione delle proprie idee.

Il GFF, non è solo un momento straordinario e piacevole, un momento di semplice associazione giovanile, una

manifestazione in cui guardare bellissimi film scelti appositamente per loro, ma un‟alchimia inspiegabile di tutti

questi elementi che trasforma la vita di chi ne prende parte.

A caratterizzare il fenomeno GFF è soprattutto la sensibilità nella scelta dei film, azione finale di un processo di

valutazione e analisi del panorama mondiale del cinema per ragazzi. Temi sempre importanti e, talvolta, delicati

presentati attraverso discussioni che seguono la visione del film.



Finalità

 Sfruttare il cinema come strumento di crescita e di discussione

Obiettivi

1. Avvicinare gli alunni al cinema di qualità

2. Stimolare la loro coscienza critica.

3. Educarli alla lettura delle immagini.

4. Confronto aperto con i migliori film per ragazzi.







AREA A RISCHIO:

“INTEGRAZIONE SCOLASTICA PER UNA SCUOLA DI QUALITA’

“Progetto aree a rischio contrasto del disagio e dell‟emarginazione scolastica Art.9 CCNL C.M. n.96 del 14

novembre 2007.

Con le delibere collegiali di questo Circolo in merito alla Progetto Aree a rischio,

vista la n. Prot. n.11149 del 14 giugno 2010 dell‟USR Campania, L‟Istituzione Scolastica Circolo Didattico di

Roccapiemonte ha ravvisato la necessità di attivare tutte le procedure necessarie per l‟avvio immediato delle

attività del percorso triennale di “Integrazione Scolastica per una scuola di qualità” nell‟ambito della progettazione

AREA A RISCHIO presentata da questa Istituzione Scolastica il 25/05/2010 N. prot. n.1026/B32.

Il percorso progettuale ha impegnato tutti gli alunni e tutte le risorse umane del Circolo in un percorso di

integrazione scolastica e di ampliamento e consolidamento di percorsi educazionali e formativi tesi a ottimizzare i

processi di insegnamento-apprendimento in un connubio scuola-territorio. Il progetto attuativo proseguirà per

l‟anno scolastico 2009/2010 nella terza annualità e si snoderà temporalmente durante l‟anno solare (2010) dopo

attenta pianificazione e programmazione.



PROGETTO SCUOLE APERTE



112

POR CAMPANIA 2007/2012

Il Circolo Didattico di Roccapiemonte parteciperà (salvo mancata autorizzazione e finanziamento) alle attività

progettuali nell‟ambito della progettazione regionale Scuole Aperte. Le attività prevederanno moduli didattici da

definire in ambito collegiale e vedranno la partecipazione di gruppi di alunni delle varie classi e sezioni del Circolo.





Ad un‟attenta analisi risulta che il contesto socio – economico – culturale degli utenti del Circolo è composto, in

maggioranza a famiglie appartenenti al ceto medio.

Roccapiemonte è un Comune di circa 10.000 abitanti appartenente geograficamente all‟agro nocerino-sarnese. Le attività

economiche fanno capo a piccole aziende industriali che operano nei settori metalmeccanico ed alimentare.

Inizialmente di origine rurale, l‟ambiente socio-economico è in evoluzione con aumento del settore terziario.

Si tratta di riflettere su uno spaccato societario la cui analisi non è affatto semplice e lineare a causa della coesistenza di

infinite sfaccettature e contraddizioni al suo interno che vanno esaminate caso per caso.

Di tale complessità gli aspetti essenziali riguardano:

Il mutamento tradizionale della famiglia;

I cambiamenti nel settore industriale;

L‟avvento dell‟economia basati sui servizi e sul terziario avanzato;

La cultura della parità dei sessi e il conseguente impegno della donna nel campo lavorativo;

La politica dei consumi;

L‟incidenza sempre più insidiosa dei mezzi di comunicazione di massa e la civiltà delle immagini;

La diminuzione delle nascite e la nuclearizzazione della famiglia;

Le modifiche nei comportamenti individuali e collettivi;

La presenze di culture e religioni diverse.

Ciò che interessa dal punto di vista dei docenti è la consapevolezza della realtà complessa che per essere aperta ed

esposta costantemente alle sollecitudini dei cambiamenti in ogni settore, influenza i processi di apprendimento e la scuola,

richiedendo nuovi modi di insegnare e un rinnovo costante dei saperi più conformi allo sviluppo societario ed ai bisogni degli

allievi.

Sulla base dei bisogni che emergono dal contesto territoriale e dalle esigenze dell‟utenza, anche alla luce del progetto in

fieri in oggetto, la scuola ha individuato le seguenti priorità:

Porsi come istituzione che interagisce con la più vasta comunità sociale;

Creare un ambiente educativo di apprendimento nel quale ogni allievo trovi le occasioni per sviluppare e maturare

progressivamente le proprie capacità di autonomia, di relazione interpersonale, di progettazione e verifica di riflessione

logico – critica e di studio individuale;

Proporre esperienze dirette, concrete, attive, motivanti e in forma ludica e laboratoriale per essere sempre protagonisti

della realtà sia all‟interno che all‟esterno dell‟istituzione scolastica;

Promuovere la comprensione e la fruizione di nuovi saperi;

Contrastare la disgregazione e il disagio incrementando l‟offerta di mezzi, strumenti, risorse, possibilità educative anche

in orario extrascolastico;

Favorire l‟accoglienza delle diversità;

Porre particolare attenzione alla valorizzazione delle differenze individuali;

Incrementare l‟utilizzo delle tecnologie multimediali avvicinando gli alunni al P.C. sin dal primo anno della scuola

dell‟infanzia e di quella primaria.









Obiettivi attesi dalla realizzazione dei laboratori in termini di conoscenze, competenze e capacità relazionali



Acquisizione atteggiamenti positivi verso ambienti scolastici.

Ricerca collettiva di valori comuni e acquisizione di comportamenti responsabili-laboratorio ecologico naturalistico

Sviluppo nuove metodologie apprendimento- laboratori informatici e linguistico

Sperimentazione linguaggi diversi- laboratorio stampa e mass media

Promuovere cooperazione progettazione autonoma- laboratorio

Stimolare socializzazione e attività di gruppo- laboratorio cineforum

Accrescere competenze professionali con intervento creativo - laboratorio teatrale.

Nel complesso gli obiettivi dei laboratori in termini di conoscenze, competenze e capacità relazionali seguiranno questi

orizzonti:



 Avvio alla formazione di una coscienza ecologica

 Riscoperta diretta e partecipe dell'ambiente naturale ed umano



113

 Recupero del patrimonio culturale del territorio in una prospettiva storica

 Sensibilizzazione dei giovani al problema energetico

 Rispetto ed amore della natura in forma operativa

 Ricerca di un nuovo equilibrio fra uomo e natura







In definitiva il progetto vorrà amplificare e consolidare gli obiettivi inderogabili che connotano l‟autonomia scolastica per

la costruzione di un autentico sistema formativo integrato con il territorio:



In primo luogo favorire la ricerca di percorsi didattici innovativi trasferibili nelle attività curriculari ordinarie.

Altresì sarà inderogabile:



collaborazione,integrare conoscenze, valorizzare stili cognitivi, liberando intelligenze individuali nella piena

realizzazione delle personali potenzialità.

-corporee, ludico-

motorie e di orientamento sportivo, riconoscendone il valore altamente formativo e aprendo al territorio gli spazi e le

strutture presenti all‟interno delle istituzioni scolastiche.

azione in itinere, tra scuola e famiglia

per offrire sostegno alla genitorialità e, nel reciproco arricchimento, migliorare la qualità dell‟ offerta formativa.

alla cittadinanza attiva sul

territorio. Promuovere l‟educazione ambientale come progettualità di sistema e come riappropriazione delle comunità

territoriali per favorire la responsabilità attiva, la criticità, la condivisione, la denuncia ed il cammino di reciprocità tra

soggetti formali ed informali e di “coamministrazione” e contaminazione costruttiva con le Istituzioni.

unni

e non, in riferimento agli obiettivi espressi nei PEI anche per le attività extracurriculari, secondo l‟art. 24 della

Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

i insegnamento/apprendimento e

percorsi di solidarietà sociale basati sull‟interazione tra contesti formali ed informali vicini all‟esperienza ed agli interessi

dei giovani.

ro ogni discriminazione, attraverso una

progettualità universale, con l‟obiettivo della valorizzazione delle diversità.



con la condivisione di riflessioni e obiettivi e la valorizzazione delle risorse strutturali, umane e organizzative comuni, in

aree e contesti carenti di infrastrutture sociali e luoghi di aggregazione.

e in contesti di apprendimento e di

relazione consapevole.

La tematica di riferimento per tutte le Attività laboratoriali sarà in primo luogo come sfondo integratore

La sensibilizzazione all‟ambiente e attivazione di comportamenti e pratiche per lo sviluppo sostenibile.

Altre tematiche integrate e connesse riguarderanno



e documentazione e informazione per il contrasto alla

criminalità organizzata e per la sicurezza sui luoghi di lavoro.









LA SICUREZZA

PROGETTO SICUREZZA “PREVENZIONE E PROTEZIONE”



 SERVIZIO PREVENZIONE E PROTEZIONE (D.Lgvo 626/94):

R.S.P.P. Ing. IANNUZZI, RLS Ins. Giovanni Cilenti.



 ADDETTI AI SERVIZI ANTINCENDIO ED AI SERVIZI DI EVACUAZIONE come da decreto di nomine

del Dirigente Scolastico.









114

Le attività di informazione e prevenzione sui rischi mireranno a potenziare il sistema organizzativo della

sicurezza e di attivare un iter procedurale, organico ed efficace, per favorire un controllo delle problematicità

esistenti nella scuola .

Per fare c‟è bisogno di sviluppare “una capacità percettiva” della sicurezza” in tutti gli altri operatori scolastici per

creare un sistema di controllo e di prevenzione della sicurezza. Un atteggiamento efficace, contraddistinto da un

comportamento dinamico con frequenti verifiche ed eventuali adeguamenti. In più è fondamentale nel sentiero

della sicurezza un positivo clima relazionale ed una collegialità tra Dirigente, Responsabile del servizio protezione

e prevenzione, Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, Direttore dei servizi generali e amministrativi e

tutti gli operatori scolastici

La sicurezza in un ambiente di lavoro non dipende solo dall‟ottemperanza degli obblighi di legge ma è da collegarsi

alla “cultura della sicurezza” .



Una cultura della sicurezza va sviluppata e incrementata sempre; spesso gli obiettivi da raggiungere hanno bisogno

di “lungo periodo” e di una cultura collegiale e cooperativistica degli operatori scolastici nonché di un clima sociale

positivo all‟interno della scuola. In più è fondamentale “una cultura della rete per la sicurezza”. Il confronto tra le

scuole, , la presenza efficace ed efficiente degli enti locali nelle scuole per quanto previsto dalla legge e non,

rappresentano momenti importanti per garantire una cultura della sicurezza.

A conclusione il Circolo Didattico spera nel breve periodo di veder risolti, soprattutto grazie al Comune e agli EELL

preposti, l‟attenuazione di alcune problematiche come il completamento infrastrutturale del plesso di via Ponte

Scuola Primaria e la soluzione di alcune problematiche inerenti la sicurezza che nel breve periodo possono essere

risolte.







PROGETTO SICUREZZA: “INFORMAZIONE E PREVENZIONE”



a) DESTINATARI: tutti gli alunni della scuola.

b) FINALITA‟: Le finalità del progetto prevedono:

1) promozione della cultura della prevenzione dei rischi;

2) informarsi per prevenire;

3) “ANTICIPAZIONE”; sviluppo dell‟abitudine a prevedere (“anticipare”) le possibili conseguenze delle proprie ed

altrui azioni o di eventi ambientali;

4) interiorizzazione del “bene salute” quale valore di riferimento nelle scelte di vita.

c) AZIONI

Le azioni coordinate nell‟ambito del progetto informazione e prevenzione comprendono:

1) contestualizzazione dei temi della sicurezza nell‟ambito dei programmi disciplinari ordinari;

2) rilevazione/memorizzazione dei fattori di rischio presenti negli ambienti scolastici e

3) promuovere negli alunni l‟adozione dei comportamenti preventivi conseguenti;

4) vigilanza al fine di prevenire posture scorrette (in particolare a carico della schiena e degli occhi);

5) esposizione limitata ai video-terminali;

6) partecipazione alle prove simulate di evacuazione d‟emergenza, lettura consapevole della cartellonistica, rispetto

delle consegne;

7) trasferimento degli apprendimenti afferenti ai temi della sicurezza anche in ambito extra-scolastico (sulla

strada, negli ambienti domestici, nei locali pubblici ecc);

8) ciascun insegnante, nelle classi di competenza, assicura interventi informativi su:

- i fattori di rischio presenti negli ambienti scolastici;

- corretto uso delle strutture, strumentazioni e dotazioni scolastiche;

- comportamenti preventivi;

9) sensibilizzare gli alunni sulla necessità di osservare le norme igieniche e di effettuare controlli periodici di tipo

ortopedico, oculistico e dentale.



SICUREZZA SCOLASTICA



Motivazioni progettuali di una progettazione sull‟educazione alla sicurezza con la partecipazione della

PROTEZIONE CIVILE, ARMA DEI CARABINIERI e GUARDIA FORESTALE.

E‟ più che mai indubitabile che la anche la didattica è connessa ad una cultura della sicurezza.

Attraverso le attività quotidiane svolte dall‟unità scolastica in termini educativi, didattici e formativi si può:

- favorire un clima complessivo di benessere inteso come continua ricerca della qualità della vita, di cui

l‟attenzione alla sicurezza costituisce una componente significativa;





115

- esplicitare il binomio educativo autonomia-sicurezza come progressiva acquisizione di comportamenti,

nell‟ambiente scolastico e non, che migliorino la sicurezza di ciascuno (rispetto delle regole, accettazione dei

propri limiti, rispetto degli altri,...);



- individuare la prevenzione non come esasperata eliminazione dei pericoli, ma come educazione alla

conoscenza dei rischi, alla loro valutazione ed all‟assunzione di comportamenti autonomi e sicuri per sé e per

gli altri.



È possibile, per questi scopi, attivare un contagio attivo di tutte le componenti scolastiche per contrastare le

tante tentazioni alla superficialità, al disimpegno ed alla protesta sterile. In questo contesto il D. Lgs. 626/1994

costituisce di fatto una “guida metodologica” per un obiettivo di sicurezza e salute non solo nel mondo del lavoro,

ma anche in ambito scolastico ove gli alunni si sentono attori in una scuola autonoma che attua, all‟interno di un

curricolo di alto profilo, progetti coinvolgenti, rispondenti a reali esigenze e contrattualmente chiari. In definitiva

l‟impegno della scuola all‟attuazione del D.Lgs. 626/1994 può rappresentare un capitolo qualificante del POF che

considera la sicurezza come un tema trasversale all‟interno della programmazione d‟istituto, valore strategico e

strumento di sensibilizzazione dei lavoratori e degli alunni. Ciò è richiesto proprio dalla C.M. 119/1999 quando

premette che “…le norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro rappresentano, prima ancora che un obbligo di legge

con la serie di adempimenti che ne conseguono, un‟opportunità per promuovere all‟interno delle istituzioni

scolastiche una cultura della sicurezza sul lavoro, per valorizzarne i contenuti e per sollecitare il coinvolgimento e

la convinta partecipazione di tutte le componenti scolastiche in un processo organico di crescita collettiva, con

l‟obiettivo della sicurezza sostanziale della scuola, nel presente, e della sensibilizzazione, per il futuro, ad un

problema sociale di fondamentale rilevanza”.

Anche nella scuola è richiesta la “cultura della qualità” per il miglioramento continuo dell‟esistente partendo

dall‟esame delle cose e situazioni reali.





IL GIORNALE DI CIRCOLO



L‟iniziativa progettuale di costruire un giornale a scuola attraverso attività laboratoriali di ampliamento e

consolidamento degli apprendimenti consente, agli alunni di acquisire nuove motivazioni e fiducia nelle proprie

capacità.

Questo per una molteplicità di implicazioni:

La natura interdisciplinare del quotidiano.

La possibilità di inserire nell‟attività di insegnamento tecniche di problem solving e di braimstorming, che in altri

momenti potrebbero risultare forzate.

La possibilità di invogliare gli alunni alla stesura di articoli di giornale o di saggi brevi.

La costruzione e la realizzazione del giornale di Circolo assume per l‟utenza scolastica (alunni in primo luogo) una

forte valenza formativa in quanto riesce ad essere un progetto trasversale alle discipline e un momento forte di

crescita civile, di partecipazione alla vita scolastica e alle problematiche connesse, nonché di percezione interiore e

analisi multiprospettica dei fatti di cronaca locali e nazionali.

Il giornale di Circolo assume una forte connotazione formativa perché si va a collocare nella sfera focale delle

educazioni. Costruire un giornale di Circolo è toccare i temi inerenti l‟educazione alla legalità, alla salute, alla

convivenza democratica in un‟ottica propositiva e di crescita civile e culturale.

La costruzione di un giornale di Circolo può e deve essere un momento forte per favorire e implementare un

progetto più ambizioso, di realizzare un sistema formativo integrato dove scuola, extrascuola, territorio, famiglie

lavorino in concertazione e in sintonia, per quanto di competenza, per la crescita culturale delle nuove generazioni.

Ecco perché il giornale di Circolo va visto anche nella prospettiva della realizzazione della continuità didattica

orizzontale e verticale e nella convinzione di realizzare uno strumento che aiuti la scuola a incamminarsi verso un

apprendimento più consono alle nuove esigenze della società complessa.

Un forte in bocca al lupo agli insegnanti e agli alunni che hanno lavorato per il progetto, un augurio che questo

strumento venga condiviso dal territorio e un ringraziamento a tutti coloro che hanno permesso la realizzazione di

un‟idea progettuale, nata e concretizzatasi grazie all‟entusiasmo di docenti e alunni nonché di operatori economici

(la tipografia in primo luogo) che ha sposato l‟iniziativa con disinteresse economico e con entusiasmo.

E‟ l‟occasione questa per rinnovare auguri di buone feste a tutti gli operatori scolastici docenti e non docenti, a

tutte le famiglie, ai tanti operatori e persone che collaborano con la scuola in un‟ottica cooperativa e costruttiva e

soprattutto a tutti gli alunni i veri protagonisti e i veri attori del pianeta scuola.







PROGETTO SITO WEB DELLA SCUOLA SAREMO ONLINE



116

Il Circolo Didattico di Roccapiemonte è dotato di uno spazio WEB all‟indirizzo WWW.edurocca.gov da alcuni anni.

Il sito rappresenta per gli operatori scolastici e per l‟utenza un momento forte e uno strumento di comunicazione,

di razionalizzazione delle informazioni, di possibilità progettuali e didattiche significative, anche alla luce delle

nuove esigenze formative. E‟ un‟opportunità per costruire un sistema formativo integrato che rilanci la visione di

scuola aperta al territorio e favorisca ulteriormente spazi di integrazione e di relazioni. In tal senso il progetto

Saremo on line potrà essere rilanciato per la ulteriore rivitalizzazione del sito e per la formazione di un gruppo di

lavoro permanente che lavori alla sua predisposizione sotto la guida del WEB master ins. Ferrentino Antonio.







FESR LABORATORIO TECNOLOGICO AMBIENTE E TECNOLOGIA



La Commissione Europea, con decisione del 7 agosto 2007., ha approvato i Programmi Operativi Nazionali

“Competenze per lo sviluppo” finanziato con il Fondo Sociale Europeo e “Ambienti per l‟apprendimento” finanziato

con il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, a titolarità del Ministero della Pubblica Istruzione, per il settennio

2007-2013, in favore delle aree territoriali del nuovo Obiettivo Convergenza (ex Obiettivo 1).

Vale la pena di ricordare che, in coerenza con le missioni specifiche dei due Fondi Europei FSE e FESR, con il

PON “Competenze per lo Sviluppo (FSE) si intende incidere sulla preparazione, sulla professionalità delle risorse

umane e sugli esiti degli apprendimenti di base; con il PON “Ambienti per l‟apprendimento” (FESR),

contemporaneamente, si intende influire sulla qualità delle infrastrutture scolastiche, sul loro adeguamento ai fini

didattici, sul risparmio energetico, sulla sicurezza e sulla qualità delle attrezzature, per rendere la scuola

accessibile, attraente e funzionale all‟apprendimento.

Il programma mira a costituire un forte strumento per sostenere lo sviluppo e l'innovazione del sistema

scolastico in funzione del miglioramento della occupabilità dei giovani e degli adulti e della promozione dello

sviluppo economico e sociale del mezzogiorno mediante l'ampliamento delle competenze delle sue risorse umane. Il

piano di interventi P.O.N. contribuisce nello specifico a promuovere sia il miglioramento della qualità del sistema

scolastico con "particolare attenzione ai giovani che hanno maggiori difficoltà di apprendimento", in modo da

ridurre sostanzialmente il numero di giovani che abbandonano il sistema scolastico, sia il conseguimento di maggiori

capacità di adattamento ai cambiamenti tecnologici ed economici, nonché la possibilità di ottenere qualifiche

adeguate alle necessità del futuro mercato del lavoro.







FESR LABORATORIO MUSICALE E CORO DI CIRCOLO



La costituzione di un laboratorio musicale, quale spazio fisico e operativo per fare e ascoltare musica, è importante

per ogni scuola. Il laboratorio infatti sviluppa competenze e personalizza gli apprendimenti, è strumento di

interazione e aggregazione tra studenti di varie fasce d‟età, diventando una palestra di sperimentazione e ricerca

nel campo dell‟educazione musicale e delle metodologie didattiche, nonché centro per la formazione e

l‟aggiornamento degli insegnanti.

Sembra ormai acquisito nella comune coscienza pedagogica che il bambino è portatore di potenziali capacità

musicali di base che la formazione dovrà far emergere. La formazione musicale di base si concretizza attraverso

un articolato percorso che inizia nella scuola dell'infanzia, prosegue nella scuola elementare, e approda alla scuola

media.

Il percorso didattico deve prendere vita dallo sviluppo di un corretto atteggiamento di ascolto, di ricezione

attenta e consapevole dell'universo sonoro.

La finalità principale è quella di consentire al bambino di 'fare' musica attraverso i mezzi che sono a sua

disposizione, e rendere la musica uno degli elementi di formazione globale della personalità dell‟ allievo stesso, e

quindi una possibilità espressiva.

Obiettivi formativi e cognitivi

• Promuovere i rapporti sociali per il rafforzamento dell‟identità personale

• sviluppare la capacità di concentrazione e di memoria;

• sviluppare il senso ritmico e di coordinazione;

• scoprire le caratteristiche del suono,

• usare correttamente la voce;

• Sviluppo della capacità di percezione attenta della realtà acustica;

• sviluppo della curiosità verso i suoni e cenni sui suoi elementi costitutivi (altezza, intensità, timbro, durata).

Risultati attesi

• Partecipazione più attiva e propositiva degli allievi

• Riduzione della dispersione scolastica

• Potenziamento dell‟autostima e della motivazione al successo personale

. Ricaduta positiva del progetto nel percorso curriculare.

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Scuola in canto. Provvedimento Giunta Provinciale del 22/04/2009 n.212. Circolo Didattico Roccapiemonte.



Linee progettuali

L‟idea progettuale, permettere di avvicinare, in un discorso di rete e di compartecipazione formativa ed educativa,

le agenzie del territorio per porre le basi di una definitiva affermazione di un sistema formativo integrato. Emerge

forte il bisogno di sviluppare una rete di relazioni tra la scuola e il contesto territoriale per amplificare e

migliorare l‟offerta formativa.



L‟obiettivo di consolidare lo scambio relazionale tra scuola ed agenzie del territorio e di consolidare una

formazione integrata può favorire la piena realizzazione dell‟autonomia della scuola come base della conquista

dell‟autonomia dell‟allievo.



Scuola a sistema formativo integrato vuol dire in pratica coinvolgere tutta la comunità in un progetto di

miglioramento dell‟offerta formativa. Bisogna allargare il concetto di educazione al di là della scuola e riconoscere

anche il valore dell‟extrascuola, considerare il territorio nella sua concezione globale e locale, come laboratorio

educativo.



La progettazione in oggetto rientra in un percorso di ampliamento e consolidamento dell‟offerta formativa rivolta

all‟acquisizione delle competenze musicali e non solo. Coinvolgerà una folta rappresentanza di alunni del Circolo in

un‟ottica formativa sistemica e integrata avendo come traguardo la costruzione di un coro di Circolo permanente

che attraverso il canto possa veicolare messaggi comunicativi e metacomunicativi significativi e formativamente

forti.



E‟ evidentemente questa, una progettazione che in fieri potrebbe coinvolgere anche altre scuole del territorio

limitrofo in un discorso di rete per veicolare a largo raggio l‟idea progettuale originaria.





FESR LABORATORIO LINGUISTICO MULTIMEDIALE



Motivazione dell’intervento



La realizzazione di questo progetto-laboratorio linguistico consente agli allievi di intraprendere i primi contatti

con la lingua straniera, attraverso l‟attività di sensibilizzazione e familiarizzazione ai suoni e ai segni della lingua

straniera e favorisce lo sviluppo di capacità di base propedeutiche all‟acquisizione di competenze pragmatico-

comunicative da sostenere e potenziare sin dal primo ciclo della scuola elementare.

Il primo approccio alla lingua straniera si colloca dunque all‟interno di un quadro unitario e continuo

dell‟apprendimento della lingua straniera, come fase propedeutica nella quale le mini competenze acquisite saranno

in seguito sviluppate e consolidate.

Il progetto mira a :

-Sviluppare l'acquisizione di competenze linguistiche di base

-Integrare l'uso degli strumenti multimediali nelle attività didattiche

-Acquisire un patrimonio di infrastrutture tecnologiche per potenziare le strategie di apprendimento

L‟intento è quello di avviare un processo di consapevolezza della lingua e lo sviluppo delle abilità di comunicazione, in

ambiti legati al vissuto del bambino, enfatizzando particolarmente l‟aspetto fonologico e lo sviluppo delle abilità

ricettive.



Obiettivi formativi e cognitivi



-Sviluppare la capacità di lavorare in gruppo

-Migliorare il livello di apprendimento delle discipline curricolari

-Offrire la possibilità di conoscere aspetti di civiltà diverse attraverso l'utilizzo di tutti i canali sensoriali.

-Sviluppare le competenze comunicative di ricezione, interazione e produzione orale e scritta tenendo conto

dell‟età di riferimento

-Abituare l‟allievo sin dalle scuole elementari all‟uso integrato delle nuove tecnologie e al loro utilizzo anche come

percorso di studio individualizzato (rinforzo, sostegno, eccellenza)

-Attivare un processo di apprendimento che da guidato diventa sempre più autonomo.

-Potenziare l‟uso della lingua in contesti reali

-Favorire l‟integrazione e lo sviluppo cognitivo degli alunni in situazioni di disagio





FORMAZIONE ALUNNI/DOCENTI/ATA PON FSE



118

La ricerca attuata dagli insegnanti e l‟aggiornamento dei docenti rappresenta oggi una delle strade da percorrere

per introdurre autentici cambiamenti nella formazione. Si vuole implementare quindi un progetto teso a fare

acquisire ad alcuni docenti della scuola capacità nel settore della ricerca didattica finalizzata ad identificare,

sperimentare e analizzare le condizioni atte a favorire sia l‟apprendimento che la motivazione degli alunni nei

confronti delle scienze.

Esso orienterà i docenti verso l‟innovazione didattica, l‟approccio laboratoriale, le pratiche di discussione e

collaborazione in classe

nell‟elaborazione di ragionamenti, modelli e spiegazioni di fenomeni e processi vicini all‟esperienza degli alunni.

L‟innovazione della didattica è

fondamentale per influire nei processi di rinnovamento ; la ricerca educativa e didattica infatti fa

dell‟insegnamento una pratica ricca di riflessività

e di ricerca.

Elemento fondamentale del percorso formativo è il laboratorio, inteso sia come luogo fisico sia come momento in

cui l'alunno è attivo, formula le proprie ipotesi e ne controlla le conseguenze, progetta e sperimenta, discute e

argomenta le proprie scelte, impara a raccogliere dati e a confrontarli con le ipotesi formulate, negozia e

costruisce significati interindividuali, porta a conclusioni temporanee e a nuove aperture lacostruzione delle

conoscenze personali e collettive.

Come per le altre discipline anche per la Lingua italiana è necessario ricorrere ad attività pratiche e sperimentali e

ad osservazioni sul campo inserite in percorsi di conoscenza.



Obiettivi

 Avviare una ricerca-azione mirata alla produzione di materiali e proposte metodologiche utili per il

proseguimento delle esperienze nel futuro.

 Diffondere la pratica laboratoriale capillarmente

 Valorizzare la professionalità dei docenti

 Facilitare la diffusione delle “buone pratiche”

 Sollecitare il desiderio di continuare ad apprendere

 Stimolare e sostenere la riflessione metacognitiva.



Il Collegio dei Docenti ha deliberato di proporre nell'ambito del POF una serie di progetti da attivarsi con i

finanziamenti del PON-FSE.

La struttura dei progetti prevede una prevalenza di azioni di formazione-recupero degli studenti, con particolare

riguardo alle abilità di studio e agli approfondimenti delle materie curriculari e non.

Tramite l'obiettivo C azione 1 questa istituzione scolastica, valutate le reali esigenze di formazione dell‟utenza,

propone l'attivazione di n. 4 moduli C1 riguardanti lo studio della Matematica, dell'Informatica 1 e 2, dell'Inglese.

Tutti i moduli avranno la durata di 50 ore.

Ogni modulo coinvolgerà non meno di 20-25 studenti, da selezionarsi in base alle tipologie di interventi da attuare,

individuate sulla base delle indicazioni dei consigli di classe.

Per tutti i moduli saranno somministrati test di valutazione durante il percorso.

Per i moduli di inglese e di informatica si attueranno, al termine degli stessi, gli specifici e previsti esami di

certificazione delle competenze, su piattaforme e tramite enti accreditati dal MIUR.



Presentazione dei moduli-progetto.



Informatica

In questo corso la scuola si propone di istruire gli studenti alla ricerca e all‟uso dei software open-source, così

come raccomandato dall‟Unione Europea, con particolare riguardo al pacchetto Open Office ed ai suoi applicativi .

Durante tutto il corso gli studenti saranno sensibilizzati alla legalità nell‟uso delle risorse informatiche.



Inglese

La conoscenza delle lingue è da sempre il veicolo attraverso il quale è possibile avvicinarsi e comprendere gli usi e

costumi di un popolo e il

luogo dove esso vive.

Gli obiettivi da raggiungere sono:

infondere negli studenti una nuova coscienza civica sopranazionale.

Potenziare le abilità di base.

Raggiungere attraverso l‟uso di una lingua diversa dalla propria la consapevolezza dell‟importanza del comunicare.

Dimostrare apertura e interesse verso la cultura di altri popoli.





119

Il metodo usato sarà quello comunicativo-dialogico, funzionale e modulare. L‟approccio utilizzato sarà

prevalentemente di tipo laboratoriale.



Matematica

I progetti mirano al potenziamento delle competenze logico-matematiche per rafforzare un atteggiamento positivo

nei confronti della disciplina

e per utilizzare concretamente i saperi acquisiti. La metodologia praticata sarà quella del problem solving e della

ricerca azione,



PROGETTO DI EDUCAZIONE AMBIENTALE SCUOLAMBIENTE



La progettazione va nell‟ottica di amplificare e consolidare nel Circolo e nel territorio la cultura ambientale e di

favorire percorsi di educazione ambientale. Rientra nella progettazione regionale “Scuola Ambiente” . (Decreto

Dirigenziale n.50 dell‟11/03/08, ai sensi della delibera di Giunta regionale n.341 del 29/02/08) .







Progetto FAS “Per una scuola nuova”



In seguito delle note direzione USR Campania, Prot. AOODGAI/3628 del 30 ottobre 2007, prot.n.5245 del

03/12/2007, si assegnano ulteriori risorse finanziarie residue, relativamente alla delibera in oggetto.

Si ricorda che si fa sempre riferimento alla Circolare/Bando Prot./INT/7242/5 del 16 novembre 2006 che

invitava le istituzioni scolastiche del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia,

Sardegna e Sicilia) a presentare le loro proposte per la realizzazione di progetti, finanziati da Fondo Aree

Sottoutilizzate (FAS) e afferenti allo sviluppo dello società dell‟informazione e della conoscenza . Tali progetti in

analogia con la Misura 2 del Programma Operativo Nazionale "La Scuola per lo Sviluppo" 2000-2006 ed in coerenza

con le finalità e le strategie delle politiche comunitarie e nazionali sono orientati all‟innovazione e al miglioramento

della qualità del sistema scolastico.

Le risorse economiche che sosterranno la realizzazione dei progetti autorizzati - come da elenco allegato,

suddiviso per Regione, Provincia e istituzione scolastica - sono state previste dalla delibera CIPE n.20/04 –

destinata alle aree sottoutilizzzate.



Progetto Trinity



Il Circolo Didattico di Roccapiemonte ha siglato una convenzione con il Trinity College London, diventando

così un centro per gli esami orali GESE.

Lo scopo è quello di potenziare la conoscenza della lingua inglese di alunni che hanno già acquisito una buona

padronanza della L2, quarte e quinte del Circolo, e di conseguire alla fine, il certificato attestante la conoscenza

orale della lingua inglese e corrispondente al livello pre-A1 del Quadro Comune di Riferimento Europeo stabilito dal

Consiglio d‟Europa.

Il corso di preparazione si svolge alla fine di gennaio fino ad aprile per un totale di 30 ore.

L‟esame si sostiene, di solito, a maggio e consiste in un colloquio individuale con un esaminatore, non residente

in Italia, inviato direttamente dal Trinity College London, presso il nostro circolo Didattico.

I candidati devono versare una quota di anno in anno stabilita dal Trinity per poter sostenere l‟esame finale.

I certificati costituiscono i crediti per il proprio curriculo scolastico.



“ORTO BOTANICO DELLE ERBE OFFICINALI ED ERBE AROMATICHE”

Questa macroprogettazione prevede la cura e l‟utilizzo dell‟orto e delle erborazioni aromatiche presenti nella

scuola a scopi didattici.

1 ora settimanale sarà dedicata alla cura del giardino e all‟allestimento di attività didattiche di botanica adatte

all‟età dei bambini coinvolti.

Altre 2 ore settimanali saranno dedicate all‟attivazione di laboratori di botanica ai quali potranno accedere tutte le

classi della Scuola Primaria e l‟ultima classe della Scuola dell‟Infanzia.

Gli insegnanti e le classi interessate ai laboratori dovranno prenotarsi una settimana prima e indicare la tematica

sulla quale intenderanno lavorare.

Gli argomenti proposti sono i seguenti e sono strettamente connessi alle specie presenti a scuola e oggetto di

studio della docente curatrice dell‟orto. Qualora il tempo meteorologico non fosse favorevole le attività

laboratoriali potranno continuare nell‟aula multimediale tramite sussidi didattici multimediali.

o Approfondimento di una specifica pianta presente nell‟orto (l‟elenco delle specie presenti sono indicate sul

sito della scuola www.edurocca.it)



120

o Alcuni argomenti di botanica sistematica: funzione e classificazione delle foglie/ funzione e classificazione

dei fiori.

o Carlo Linneo e la classificazione delle specie vegetali e animali

o Funzione e allestimento di un erbario

o Riconoscimento, raccolta e conservazione delle erbe officinali e aromatiche

o Preparazione e impiego delle erbe officinali e aromatiche

o Lettura e commento di racconti riguardanti le piante

Al termine del laboratorio ciascuna classe riceverà del materiale cartaceo o informatico in modo da poter

approfondire gli argomenti trattati nella propria classe.



Progetto “Inglese” nella scuola dell’Infanzia



Il progetto di Lingua Inglese nella scuola dell‟Infanzia nasce dal desiderio di avvicinare i bambini alla scoperta di

una lingua comunitaria, costituendo un anello di continuità tra scuola dell‟Infanzia e scuola Primaria(legge 53 del 28

marzo 2003).Attraverso il gioco,la musica e la manipolazione i bambini scopriranno la sonorità della lingua inglese e

acquisiranno gli strumenti di base per comunicare e relazionarsi con gli altri.



Progetto “Immagine e Accoglienza”



Il progetto nasce dall‟esigenza di fornire una risposta,sicuramente parziale, ma concreta, alle molteplici istanze

che la società rivolge alla scuola dell‟infanzia nel tentativo di svolgere produttivamente il compito educativo sulla

base di una serie di riflessioni, sicuramente non innovative, ma veramente discusse e condivise.

L‟intero team docente del Circolo è consapevole del fatto che obiettivi, contenuti e strumenti di lavoro non possono

prescindere dalla storicizzazione del bambino, del suo radicamento nella contemporaneità e dalle sue esperienze di

vita concreta.

Nell‟attuale contesto socio-economico, la scuola si costituisce come “presidio educativo e sociale” nel senso della

disponibilità a contenere le domande di carattere pedagogico e /o assistenzialistico che le famiglie possono

elaborare.

LO scopo che si prefigge di raggiungere è quello di stabilire un rapporto di interazione dialettica tra le agenzie

educative, di scoprire quali strumenti possono favorire il processo di collaborazione, realizzando un progetto che

parte da una premessa nuova: considerare i genitori non solo come utenza, ma come stimolo e risorsa nell‟azione

educativo-didattica.



Progetto Continuità



Programmazione, orientamento, continuità sono aspetti diversi di uno stesso problema, che lo si affronti da una

prospettiva pedagogica o che lo si traduca in termini didattici.

Secondo i fini pedagogici ribaditi anche nelle norme relative al nuovo ordinamento tutto l‟itinerario scolastico mira

ad una formazione integrale della persona, colloca nel mondo ed assolve ad una funzione orientativa. La formazione

della personalità comincia già dai primi anni della scuola dell‟infanzia per poi continuare nei gradi successivi.

Il presupposto per stabilire una continuità è intendere le acquisizioni culturali come esperienze che attivano i

poteri dell‟allievo, per cui non si parla più di materie, o discipline, ma di “educazione” linguistica, storica,

matematica, tecnica, ambientale, alla salute, all‟immagine, al suono, e di tutte le forme di sviluppo delle competenze

dell‟allievo: comunicative, espressive, logiche, di impiego critico dei vari linguaggi verbali e non verbali.

Qualsiasi progetto di continuità con la scuola primaria o con la scuola secondaria dovrà tenere presente il

principio della gradualità dello sviluppo della personalità e cercare di accompagnare gli alunni nella loro evoluzione.

Da vari anni la scuola attiva sistematicamente Progetti di Continuità con la Scuola Secondaria di primo grado del

territorio attraverso protocolli d‟intesa, convenzioni e accordi informali su temi variabili. Nello specifico per

quest‟anno il progetto di continuità proposto dalla nostra scuola prevede:







Incontri con i docenti delle classi 5° primarie con docenti della secondaria di I grado al fine di offrire dati e

conoscenze sugli alunni in entrata per capirne e valutarne le esperienze e per una formazione delle classi che sia il

più possibile omogenea.

Incontri di studio 8in parte già realizzati) che hanno portato alla condivisione della scheda di valutazione delle

competenze che accompagneranno gli alunni dalla scuola primaria fino alla fine del primo ciclo di istruzione;

Incontri di aggiornamento in comune tra i docenti su tematiche didattiche, pedagogiche e formative per la

creazione di curricoli in verticale.





121

Realizzazione progettuale in rete (Scuole aperte), nonché la contestualizzazione, il confronto, la sinergia operativa

per amplificare, ottimizzare, consolidare e definitivamente realizzare un sistema formativo integrato.

Pianificazione e programmazione contestuale e dialogica sui futuri assetti organizzativi della scuola sul territorio

per l‟anno scolastico 2011/2012



Per favorire la continuità tra scuola dell‟infanzia e scuola primaria, si proporranno alcuni incontri tra bambini che

frequentano l‟ultimo anno della scuola dell‟infanzia con quelli che frequentano il primo anno della scuola primaria.

Tutto ciò ai fini della conoscenza fisica e didattica della scuola primaria, nonché della creazione di un processo di

integrazione tra bambini aventi quasi la stessa età. A tal fine, si proporrà, come filo conduttore dei suddetti

incontri, la favola “Peter Pan” in un percorso che si articolerà in tre fasi.



FASI DEL PROGETTO:

1. Lettura e ascolto della favola.



2. Visione del dvd relativa alla favola



3. Attività di Laboratorio



Produzione di elaborati da parte degli alunni della Scuola dell‟Infanzia e della Scuola Primaria.

Pubblicazione degli elaborati sul sito della Scuola.







RISULTATI ATTESI

o Avvicinare gli alunni della Scuola dell‟Infanzia alla Scuola Primaria onde evitare eventuali traumi che il

passaggio da un ordine di scuola all‟altro potrebbe provocare;



o Favorire la familiarizzazione con gli ambienti fisici della Scuola che gli stessi bambini frequenteranno;



o Stimolare il confronto con gli altri coetanei e figure adulte.









TEMPI

Febbraio/Aprile/Maggio 2012







MODALITÀ DI CONTROLLO

 Lettura della favola



 Partecipazione a discussioni guidate attraverso domande-stimolo



 Visione del dvd e partecipazione a discussioni sui personaggi, sugli ambienti della favola, sui suoni, sui

rumori, sui colori (coinvolgimento dei 5 sensi)



 Elaborazione grafica della favola









Educazione alimentare ASL e progetto MIUR “FRUTTA nelle scuole”



L‟alimentazione è un bisogno fondamentale dell‟uomo.

Il cibo fin dagli albori della civiltà, ha esercitato sempre una forte influenza sui comportamenti

sociali. La sua condivisione in famiglia e in società, rappresenta una modalità di comunicazione, di contatto con il

mondo esterno e di scambio con gli altri.

Compito della scuola è quello di accompagnare i bambini nella conquista di un atteggiamento

consapevole, positivo verso il cibo e gli alimenti, che consenta loro di capire, di scegliere, di trovare

la propria strada e il proprio benessere a tavola. Il progetto costituisce una significativa occasione

di crescita e di coinvolgimento di tutto il contesto socio educativo (scuola, famiglia, comunità

locale) impegnato a promuovere il benessere del bambino mediante esperienze ed iniziative

122

condivise.

FINALITÀ E OBIETTIVI

Queste le finalità e gli obiettivi che si intendono perseguire:

– Promuovere corretti stili di vita

– Creare un percorso educativo comune e condiviso

– Promuovere un atteggiamento positivo nei confronti del cibo

–Attivare forme di prevenzione riguardo alla salute

– Stimolare nei bambini un approccio critico verso i cibi ed i relativi messaggi mediatici

– Promuovere l'acquisizione di sane abitudini alimentari, incrementando il consumo di frutta

e verdura

– Educare i bambini alla diversità del gusto

– Favorire un‟ azione educativa per una modifica comportamentale volta a rimuovere gli

atteggiamenti sbagliati più radicati

– Conoscere gli alimenti e i loro valori nutritivi.



COLLABORAZIONE CON PIANO DI ZONA Salerno 1 E SUPPORTO AGLI ALUNNI DIVERSAMENTE ABILI



Gli obiettivi primari che il nostro Circolo Didattico si propone di raggiungere per i bambini in situazione di handicap

sono:

_Promuovere attività che rendano la persona e la famiglia protagonista della crescita in un‟ottica in cui la diversità

è una risorsa e la relazione è uno strumento per la crescita personale;

_Consolidare la sfera psicomotoria e potenziare le capacità linguistico-logico-matematiche;

Dopo aver esaminato le condizioni di partenza di ogni alunno , si passa all‟individuazione di percorsi formativi

individuali e alla predisposizione di interventi da effettuare a cura degli insegnanti di classe con la collaborazione

degli insegnanti di sostegno e dell‟ASL SA 1. Per ogni bambino verranno utilizzate metodologie,materiali strutturati

e tecnologie informatiche che gli permetteranno di raggiungere significativi traguardi nella sfera dell‟autonomia e

delle competenze scolastiche







PROGETTI RELATIVI AL SERVIZIO DI ISTRUZIONE DOMICILIARE

Facendo seguito alla nota prot. MPIAOODRCA.UFF.DIR.16216/U del 30/10/2008 e relativi allegati, considerate

l‟esigenze formative degli alunni della scuola, si inserisce per l‟anno scolastico 2011/2012 il progetto di Istruzione

Domiciliare (in seguito I.D.) nel POF 2011/2012.

In premessa si ricorda che l‟Istruzione Domiciliare, configurandosi come diritto pieno ed esigibile,

costituzionalmente sancito, per coloro che sono temporaneamente impediti a frequentare la scuola per motivi di

natura sanitaria, deve essere resa dall‟Istituzione Scolastica di appartenenza, deve essere inserita come offerta

formativa nel P.O.F. e nel Programma Annuale prevedendone la totale copertura economica a carico della scuola,

indipendentemente dal contributo che verrà richiesto e successivamente assegnato.

Il progetto di assistenza domiciliare sarà mirato ad amplificare e integrare didatticamente il percorso scolastico

di un‟ alunna impossibilitata a frequentare molto probabilmente le lezioni in sede.

Il progetto sarà curato e realizzato dai docenti di classe dell‟alunna stessa.



BIMED

EXPOSCUOLA 2011: partecipazione all‟annuale Kermesse con la visita articolata ai padiglioni espositivi e la

partecipazione attiva ai laboratori (è possibile acquisire programma al sito www.bimed.net da settembre prossimo);

W I BAMBINI: partecipazione al Tour .

L‟iniziativa che si svolge nel settore Tutela dell‟Infanzia è tra le più rilevanti attività di interazione

scuola/territorio che si organizzano in Italia. La partecipazione delle scuole prevede che queste (ognuna di esse)

stabiliscano di partecipare a una tappa del tour che si svolge nell‟ambito di riferimento. Ogni scuola elementare

parteciperà a n. 1 tappa + alla Finale nell‟eventualità risultasse vincitrice di Tappa.



PROGETTO AUTOSTIMA

Il progetto vedrà la contestualizzazione di percorsi didattico-metodologici e una full immersion sulle

problematiche inerenti la complessità dell‟educazione, sul come riconsiderare e rivalutare formativamente e

didatticamente l‟autostima nei processi di insegnamento/apprendimento.









123

Vedrà la partecipazione delle classi IV del plesso di via Ferrentino (Scuola Primaria) e interesserà,

trasversalmente tutti i gruppi classi e sezioni del Circolo anche rispetto alla rilevanza del tema trattato che

investe direttamente le nuove generazioni, compreso i nostri utenti.

Il percorso ci invita ad amplificare e sostenere, all‟interno dei gruppi classe/sezioni, attività didattiche di

innovazione e di ricerca/azione individuando e sostenendo strategie didattico/metodologiche che vadano

nell‟ottica imprescindibile di una sostanziale affermazione dell‟autostima negli alunni veri protagonisti del

quotidiano scolastico.

Il progetto “autostima” è stato individuato dall'Ente Provincia di Salerno per essere promosso all'interno di un

Istituto scolastico del territorio. Il progetto presentato dall'Associazione Psicologi per la responsabilità sociale

prevede la presenza presso L'Istituto scolastico della figura di uno Psicologo al fine di riunire alcuni insegnanti per

effettuare incontri formativi (5 visite) sul tema autostima e consegnare le schede progetto da sottoporre

all'attenzione degli alunni, da svolgere nel corso dell'anno scolastico. Il progetto coinvolge solo una classe

dell'Istituto da individuarsi a discrezione della S.V. e si propone di rappresentare un progetto-pilota. La tipologia

dell'intervento prevede la compilazione di schede da parte degli alunni sul tema “autostima” costruite per stimolare

la consapevolezza del sé. Le schede sono accompagnate da attività immaginative e da una rappresentazione

teatrale finale.

Alla fine del progetto verrà effettuato un seminario divulgativo dei risultati raggiunti.



Progetto INVALSI



L‟INVALSI è l‟Ente di ricerca dotato di personalità giuridica di diritto pubblico che ha raccolto, in un lungo e

costante processo di trasformazione, l‟eredità del Centro Europeo dell‟Educazione (CEDE) istituito nei primi anni

settanta del secolo scorso.

Sulla base delle vigenti Leggi, che sono frutto di un‟evoluzione normativa significativamente sempre più incentrata

sugli aspetti valutativi e qualitativi del sistema scolastico, l‟Istituto:



■effettua verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti e sulla qualità complessiva

dell'offerta formativa delle istituzioni di istruzione e di istruzione e formazione professionale, anche nel contesto

dell'apprendimento permanente; in particolare gestisce il Sistema Nazionale di Valutazione (SNV);

■studia le cause dell'insuccesso e della dispersione scolastica con riferimento al contesto sociale ed alle tipologie

dell'offerta formativa;

■effettua le rilevazioni necessarie per la valutazione del valore aggiunto realizzato dalle scuole;

■predispone annualmente i testi della nuova prova scritta, a carattere nazionale, volta a verificare i livelli generali

e specifici di apprendimento conseguiti dagli studenti nell‟esame di Stato al terzo anno della scuola secondaria di

primo grado;

■predispone modelli da mettere a disposizione delle autonomie scolastiche ai fini dell'elaborazione della terza

prova a conclusione dei percorsi dell'istruzione secondaria superiore;

■provvede alla valutazione dei livelli di apprendimento degli studenti a conclusione dei percorsi dell'istruzione

secondaria superiore, utilizzando le prove scritte degli esami di Stato secondo criteri e modalità coerenti con

quelli applicati a livello internazionale per garantirne la comparabilità;

■fornisce supporto e assistenza tecnica all'amministrazione scolastica, alle regioni, agli enti territoriali, e alle

singole istituzioni scolastiche e formative per la realizzazione di autonome iniziative di monitoraggio, valutazione e

autovalutazione;

■svolge attività di formazione del personale docente e dirigente della scuola, connessa ai processi di valutazione e

di autovalutazione delle istituzioni scolastiche;

■svolge attività di ricerca, sia su propria iniziativa che su mandato di enti pubblici e privati;

■assicura la partecipazione italiana a progetti di ricerca europea e internazionale in campo valutativo,

rappresentando il Paese negli organismi competenti;

■formula proposte per la piena attuazione del sistema di valutazione dei dirigenti scolastici, definisce le procedure

da seguire per la loro valutazione, formula proposte per la formazione dei componenti del team di valutazione e

realizza il monitoraggio sullo sviluppo e sugli esiti del sistema di valutazione.



L‟INVALSI è soggetto alla vigilanza del Ministero della Pubblica Istruzione che individua le priorità strategiche

delle quali l'Istituto tiene conto per programmare la propria attività. La valutazione delle priorità tecnico-

scientifiche è riservata all'Istituto.

La nostra scuola partecipa alle attività proposte e coordinate dall’INVALSI nell’ottica di implementare ed

amplificare percorsi di autovalutazione e di innovazione didattico/pedagogica.







124

Alfabetizzazione motoria/gioco sport









125

USCITE SUL TERRITORIO



La scuola considera i viaggi di istruzione, le visite guidate a musei, mostre, manifestazioni

culturali, di interesse didattico o professionale, lezioni con esperti e visite a enti istituzionali o

amministrativi, la partecipazione ad attività teatrali e sportive, i soggiorni presso laboratori

ambientali, la partecipazione a concorsi provinciali, regionali, nazionali, a campionati o gare

sportive, a manifestazioni culturali o didattiche, i gemellaggi con scuole e parte integrante e

qualificante dell'offerta formativa e momento privilegiato di conoscenza, comunicazione e

socializzazione.





ESCURSIONI - VISITE GUIDATE – VIAGGI D‟ISTRUZIONE



Il Consiglio di Interclasse o di Intersezione, prima di esprimere il parere sui relativi progetti, li esamina,

verificandone la coerenza con le attività previste dalla programmazione collegiale e l'effettiva possibilità di

svolgimento e nell'ipotesi di valutazione positiva, indica gli accompagnatori, compreso l'accompagnatore referente.

Se l'iniziativa interessa un'unica classe sono necessari 2 accompagnatori, se più classi, 1 ogni 10 alunni; un

accompagnatore ogni uno due alunni in situazione di handicap secondo le occorrenze. Nel designare gli

accompagnatori i Consigli di classe, di Interclasse o di Intersezione, provvederanno ad indicare sempre un

accompagnatore in più per ogni classe per subentro in caso di imprevisto. E' auspicabile che gli accompagnatori

siano scelti all'interno del Consiglio interessato. Se l'insegnante accompagnatore presta servizio in altri plessi è

tenuto a concordare con la Dirigenza gli eventuali impegni.

Le attività approvate e programmate dai Consigli di Interclasse o Intersezione e dal Collegio dei Docenti rientrano

nel Piano delle Uscite e dei Viaggi Didattici della scuola.

Le proposte devono essere approvate dai Consigli almeno 60gg prima della data dell'uscita o del viaggio, salvo casi

eccezionali, per dare modo al Collegio dei Docenti di approvare l'iniziativa e farla rientrare nel Piano delle Uscite e

dei Viaggi Didattici della scuola.

Nessun alunno dovrà essere escluso dai viaggi di istruzione o dalle visite guidate per ragioni di carattere

economico. Il limite numerico dei partecipanti al di sotto del quale non verrà concessa l'autorizzazione è pari

all'80% degli alunni frequentanti la classe.

Il Dirigente Scolastico individua ogni anno scolastico un coordinatore ed una commissione del Piano delle Uscite e

dei Viaggi Didattici della scuola

Per ogni uscita o viaggio deve essere individuato un docente referente.

Il docente referente, dopo l'approvazione del Consiglio di Interclasse o di Intersezione, presenta al Coordinatore

e alla commissione gli appositi moduli correttamente compilati e sottoscritti (i moduli dovranno essere richiesti al

coordinatore) almeno 30gg prima della data dell'uscita o del viaggio per dare modo alla Giunta Esecutiva di

scegliere ed approvare i preventivi di spesa.

L'uscita o il viaggio costituiscono vera e propria attività complementare della scuola; quindi vigono le stesse norme

che regolano le attività didattiche.

Per quanto non previsto nel presente capo rimanda alle circolari interne nonché alla C.M. 291/92









126

CONCLUSIONI

I PRINCIPI ISPIRATORI DEL NOSTRO POF



1 Identità

Tutti i tratti e i connotati fondamentali dell'identità di scuola sono individuati nel POF. Essenziale risulta la

definizione dei processi, che stabiliscono le procedure per le prese di decisione e per le politiche del riesame.

L‟identità, unitamente all'assertività, è l‟approccio più significativo, in quanto afferma quali sono le tessere ed in

quale sintonia esse vanno accostate, per offrire ad operatori e clienti il mosaico più autentico ed espressivo di

identità di scuola. L‟approccio legge l‟intensità dell‟identità

2 Unitarietà

Nel POF sono ricondotti ad unità molteplici elementi di diversa natura: elementi procedurali, educativi, curricolari,

didattici, organizzativi e gestionali, finanziari, di partecipazione, di valutazione e di validazione. Interagendo tra di

loro ed integrandosi nella loro specificità, questi elementi sono costantemente proiettati verso una visione unitaria,

mai statica e mai definitivamente conclusa. L‟approccio legge le dinamiche relazionali interne, nell‟ottica della

negoziazione delle idee di educazione, di scuola e di servizio formativo, considerati criteri efficaci per integrare

ed orientare elementi diversi verso l‟unità.

3 Armonia

Durante le fasi di predisposizione, di realizzazione e valutazione del POF si vive un clima cooperativo di armonia tra

le componenti interne ed esterne alla scuola. Essendo di diversa natura gli elementi da integrare, essendo

molteplici i significati attribuiti al POF, essendo molti i ruoli, le funzioni, le azioni interagenti, questo approccio

legge la dinamica e l‟intensità del coinvolgimento e della partecipazione ed anche lo stato delle relazioni interne ed

esterne alla scuola.

4 Significatività

Ogni componente interna ed esterna alla scuola, ogni operatore e cliente, consapevolmente e/o inconsapevolmente,

attribuisce al POF un particolare significato che stimola una specifica sensibilità, che influenza e guida la

pragmatica quotidiana dei comportamenti. L‟approccio legge la qualità della attribuzione causale, della relazione e

della distanza tra il POF e la valorizzazione della dignità del quotidiano.

5 Fattibilità

Il POF è un piano, per cui non può offrire spazio alle sole intenzionalità e/o a propositi difficili da realizzare e/o

non ancora pianificati. Il POF si colloca sul versante obbligato dell‟azione e pratica l‟assioma della pianificazione.

L‟approccio legge la qualità della capacità di pianificazione del POF.

6 Affidabilità

Il POF in quanto piano viene predisposto, realizzato e valutato. Negli anni si produce, quindi, un trend, che

manifesta gli indici di fattibilità del POF, utilizzando il criterio della coerenza tra il dichiarato e l‟agito.

L‟espressione degli indici di fattibilità del POF fornisce, a sua volta, la base per individuare il trend degli indici di

affidabilità del POF. L‟approccio legge il trend degli indici di fattibilità del POF.

7 Trasparenza

Nelle fasi di predisposizione, di realizzazione e di valutazione il POF esige la scelta, la codificazione e la

condivisione di procedure, che assicurino la trasparenza dei prodotti da realizzare e dei processi da intraprendere.

L‟approccio legge la qualità della informazione, della condivisione e della valutazione rispetto alle procedure.

8 Legalità

Il POF elaborato dal Collegio Docenti ed adottato dal Consiglio di Circolo/Istituto assume efficacia giuridica per

tutte le azioni pianificate, azioni ulteriormente da formalizzare nella Carta dei Servizi, nel Regolamento di

Istituto, nel Programma Annuale e nella Programmazione educativa e didattica. La sentenza del TAR Marche

riconferma la coerenza giuridica del POF. L‟approccio legge la qualità della efficienza, della efficacia e della

appropriatezza del POF rispetto alla fattibilità, in coerente e corretta interazione con i principi ed i dettati della

norma giuridica: coerenza e correttezza della norma tutelata ed assicurata dalla funzione dirigenziale.

9 Flessibilità

Il POF propone una identità di scuola non statica, ma dinamica e flessibile, capace di sintonizzarsi e di

interconnettersi con i bisogni formativi degli studenti, nella logica dell‟apprendere facendo e ricercando. In tal

modo si attivano i loro stili di pensiero e di apprendimento e si tracciano percorsi personalizzati per orientare

verso un personale progetto di vita. L‟approccio legge la qualità della scuola nel cambiare, nell‟innovarsi,

nell‟adattarsi, nel trasformarsi e nell‟aprirsi a nuovi sistemi, processi e linguaggi, valorizzando ed integrando anche

la diversità.

10 Responsabilità

Il POF sottolinea, definisce e assegna responsabilità, mediante le quali la comunità scolastica si organizza, vive e

promuove dinamicamente ricerca e sviluppo. Responsabilità, coinvolgimento e partecipazione alimentano il clima di

scuola e costruiscono sistemi collaborativi e cooperativi di lavoro. L‟approccio legge la qualità della scuola nel



127

coinvolgere e nell‟organizzarsi con modelli collaborativi e cooperativi, nel costruire un clima di benessere e nel

promuovere senso di appartenenza.

11 Integrazione

IL POF, mentre definisce l‟identità di scuola, interconnette ed integra molteplici elementi, ascoltando ed

accogliendo anche i tratti e le caratteristiche della diversità. Durante la fase di realizzazione il POF si porge come

fattore integrante di proposte e azioni con la sollecitazione del bisogno esplicito di pianificazione. L‟approccio

legge la qualità della scuola nell‟assumere ed integrare le diversità e nell‟interconnettere ideazione e progettazione

con pianificazione e azione.

12 Ascolto

Il POF è predisposto anche sulla base delle istanze del territorio, dei bisogni formativi dei clienti, della

professionalità degli operatori. Mentre il POF si realizza e si valuta, si attivano processi di ascolto del territorio,

dei clienti e degli operatori. L‟approccio legge la qualità della scuola nell‟ascoltare il territorio, i clienti e gli

operatori nelle fasi di predisposizione, realizzazione e validazione del POF.

13 Dinamismo

Il POF nella ricchezza del suo potenziale di proposte e di azioni attiva continui processi di elaborazione,

realizzazione e valutazione, sia in ambito organizzativo e gestionale, sia soprattutto nel cuore del servizio

formativo: il curricolo. E‟ un dinamismo generato e alimentato dal bisogno di ricercare nuove e sempre più efficaci

competenze professionali per comunicare con gli studenti, per sostenere e potenziare la loro motivazione e per

introdurli nei percorsi dei saperi disciplinari. L‟approccio legge la qualità del POF, come risorsa capace di

promuovere e sostenere l‟autonomia di ricerca e di sviluppo, e legge la qualità della scuola, come ambiente in cui è

tutelata e agita l‟innovazione.

14 Orientamento

Il cuore del POF è il dinamismo progettuale che offre agli studenti opportunità e risorse per costruire un

personale progetto di vita. La promozione delle capacità personali (capacità esistenziali - capacità relazionali –

capacità progettuali) è l‟essenza di un progetto di orientamento continuo e di formazione lungo tutto l‟arco della

vita. L‟approccio legge la qualità del POF e della scuola nel promuovere un personale progetto di vita nei clienti

(studenti e famiglie) e negli operatori.

15 Chiarezza

I POF, in quanto piano, esige chiarezza nella definizione di azioni, tempi, risorse e responsabilità. Il POF, in quanto

cuore della identità della scuola, esige chiarezza nella informazione interna (operatori e clienti) e verso l‟esterno.

L‟approccio legge la qualità dell‟informazione sia in termini di efficienza ed efficacia nella pianificazione, sia sul

versante della comunicazione interna ed esterna alla scuola.

16 Pubblicizzazione

Il POF è pubblico e le modalità della sua pubblicizzazione si caricano di intensità emotiva e di significati molto

coinvolgenti per operatori e clienti. La pubblicizzazione del POF contribuisce a costruire l‟identità di scuola

nell‟immaginario collettivo di un territorio.

17 Miglioramento

Il POF si pone obiettivi da raggiungere mediante processi, e pratica le politiche del riesame e della validazione. La

strategia di miglioramento continuo a piccoli passi concerne contemporaneamente lo stesso POF e l‟organizzazione

della scuola.

18 Assertività

L‟autorevolezza di una istituzione scolastica si costruisce progressivamente mediante:

- la qualità con cui sa presentarsi;

- la qualità con cui sa erogare il servizio;

- la qualità con cui sa creare un clima di benessere per gli operatori ed i clienti;

- la qualità con cui sa promuovere il successo formativo;

- la qualità con cui il territorio la celebra.









128

RIFLESSIONI……



….L'allegro ed entusiastico inizio del nuovo anno scolastico di quarta si era dileguato in un baleno. A un certo punto

si era formata una pesante atmosfera che ci aveva trasformati tutti. La loro reazione alla mia partenza, il mio

atteggiamento non troppo disinvolto, che lasciava trasparire il pentimento per non aver saputo resistere alla

situazione, abbandonando la lotta, ci aveva riportato, come nei primi giorni dell'anno precedente, su campi diversi.

A rendere ancor più critica quella situazione di distacco si aggiunse l'arrivo del collega che doveva sostituirmi.



La prima impressione, in certe circostanze della vita, ha valore determinante, anche se poi qualche volta si rettifica

e magari si capovolge.



In quel momento, però, la presenza di un uomo dall'aria smarrita, che proveniva, non ricordo per quale motivo, da

uno dei soliti stanzoni del ministero, dove la carta domina sovrana, non poteva certo venirci incontro ad aiutarci.

Era spaesato come un montanaro nel centro di una metropoli. Si vedeva dal suo fare stanco, dal suo sguardo opaco,

che aveva dimenticato i bambini; si capiva che, al solo vederli, gli davano fastidio. Forse da anni ed anni non si

avvicinava più ad una classe, forse non aveva mai insegnato, ed ora si trovava a disagio in mezzo alla vita di una

classe che la sclerotica mente di un burocrate non può certo comprendere. Mentre parlava con me certamente

pensava alle sue scartoffie, o meglio al suo placido posticino che gli consentiva, magari, di guadagnare qualche lira

in più, scrivendo sui soliti moduli sempre le stesse cose, fino alla nausea. Ormai si doveva essere talmente abituato

a questo modo di vivere da provare noia e disgusto per ogni novità. Si era appoggiato alla cattedra con fare stanco,

dando le spalle ai bambini, e parlava a bassa voce per non farsi sentire da loro. Eppure non c'era niente da

nascondere; tutto di lui era chiaro. I suoi occhi inespressivi s'incupivano appena li volgeva alla platea dei miei alunni.

Anche il più disattento osservatore avrebbe potuto constatare il suo disappunto e la sua sofferenza nel trovarsi a

Pietralata, e per giunta in mezzo a bambini di quel tipo. Il suo pensiero era altrove: lontano dall'aula.



Parlava come un uomo di ottant'anni; eppure, ad occhio e croce, non aveva superato di molto la quarantina. Per lui la

vita apparteneva al suo passato; a quel che pensava di riavere. La prima cosa che mi disse, appena si presentò, fu

che voleva andar via. Che non poteva starci per molte ragioni, ma soprattutto perché sentiva una innata avversione

al vivere in mezzo alla gente di borgata.



"Qui la scuola è impossibile, io non ce la faccio", ripeteva spostandosi nervosamente dalla cattedra alla finestra e

facendo smorfie con la bocca. "Tu come fai? come hai fatto a passarci un anno?"



Io guardavo gli alunni e pensavo alla loro sventura. Mi veniva una gran voglia di mettergli la mano sulle spalle e farlo

correre, volare, se fosse stato possibile. Sempre ho sentito una grande antipatia per questi nemici della scuola, ma

questa volta ne avevo davanti uno che m'insultava col suo atteggiamento, con le sue parole, le sue smorfie. Mi

dominai per paura che i ragazzi scatenassero un putiferio: sarebbe bastata una sola parola ed essi, che seguivano

muti e attenti i nostri discorsi, l'avrebbero investito facendogli sentire fisicamente quel che pensavano di lui.



Malgrado la mia prudenza, però, capirono tutto. Non solo si resero conto che io dovevo andar via, ma subito

intuirono anche lo stato d'animo di questo individuo a cui nulla dicevano gli occhi dei bambini, il loro vivere, gli

interessi, gli slanci, le loro passioni. Non appena decise di rivolger loro qualche parola, cominciarono a guardarlo e,

con distacco, a parlargli con arroganza. Cercai di salvare la situazione; ma fu peggio. Dopo qualche attimo

cominciarono a rumoreggiare e gridare.

"Non lo vogliamo!", urlò Beppe. "Non lo vogliamo!", fecero in coro disordinato gli altri, capeggiati da Roberto.



Mi guardava, interrogandomi con lo sguardo confuso e incredulo, come per dire: "Ma dove diavolo sono capitato!".

Sentivo tutto il peso e la responsabilità di quel che stava accadendo. Lì per lì non seppi altro che invitarli a tacere.

A parte il fatto che la società in cui vivevano aveva coltivato in loro il sentimento della ribellione, è anche vero,

però, che io non avevo certamente soffocato questo sentimento con le imposizioni, come spesso avviene, per non

ridurre dei bambini orgogliosi e gagliardi a poveri esseri senza volontà, alla merce di chi, gridando, vuol far valere

le sue ragioni, per il semplice fatto di essere il più grande. Comprendevo, tuttavia, l'inciviltà di questa

manifestazione, anche se in fondo era, a modo loro, la più semplice e spontanea dichiarazione di affetto ed

attaccamento a me.



Si trattava di una forma primitiva di lotta, istintiva se vogliamo, ma sempre valida quando ci si trovi

improvvisamente di fronte a determinate circostanze. Del resto, cosa avrebbero dovuto fare se non prendersela



129

con colui che si presentava con aria di menefreghismo e ostilità? Certo, avrebbero potuto anche chiedere la parola,

così come si faceva durante le discussioni, e magari dire con franchezza tutto quello che avevano da dire. Questo

sarebbe stato l'ideale, proprio di quella classe modello che io sognavo; ma non si potevano raggiungere questi livelli

nel breve tempo di un anno scolastico.



Esprimevano, dunque, i loro sentimenti nella maniera più schietta e spontanea. Io ero nervoso per la figura che

facevo, ma, in un certo senso, mi sentivo lusingato per la reazione che opponevano al prototipo dei burocrati. Da

questo punto di vista provavo un gran piacere, perché la loro reazione era, in fondo, la mia; io purtroppo non potevo

però esprimerla. Era la lotta contro la mentalità del razzismo nostrano. Esagerazione? Non mi pare; soprattutto se

ricordo gli atteggiamenti dei miei colleghi, che a parole si dichiaravano immuni da questo morbo sociale.



Mi lusingava anche il fatto che questi ragazzi avevano riposto in me la loro fiducia; che avevo guadagnato la loro

stima, ed ero diventato il loro confidente, cosa non molto facile in ambienti come questi. Avevano evidentemente

trovato in me quella figura ideale che tutti i bambini cercano nei grandi ed imitano in ogni manifestazione del loro

vivere. Ora fiutavano il pericolo del mio allontanamento e strepitavano per paura di non saper più a chi guardare,

chi seguire; il nuovo arrivato, infatti, da quel che erano riusciti a capire, non solo ispirava alcuna fiducia, ma,

addirittura, li indispettiva.



Ed ora, a distanza di tempo, comprendo ancor meglio quanto avessero ragione. Quel maestro ministeriale, presente

solo col suo fisico, dopo qualche tempo era ritornato al suo agognato cantuccio, e l'anno seguente la classe era a

dispersa nelle classi parallele. Anche dopo due anni il ricordo doloroso delle botte che Beppe, Luciano, Roberto e

compagni avevano preso da quel tipo di maestro era ancora presente. La triste esperienza dei primi anni di scuola,

quando avevano dovuto cambiare anche dieci maestri in otto mesi, aveva dato loro l'idea del loro futuro scolastico,

ed ora, a ragione, diffidavano e si difendevano.



Il nostro collettivo che tanta fatica ci era costata aveva purtroppo finito di vivere. Ognuno aveva dovuto adattarsi

ad altri sistemi, ad altri metodi d'insegnamento, dimenticando o rimpiangendo i nostri principi basati sul concetto

della classe intesa come centro di vita collettiva, in cui ogni bambino ha la possibilità di svilupparsi ed affermarsi

attingendo alla collettività.



Sono le parole del nanetto a confermarmelo. Un giorno incontrandolo in corridoio mi disse:



"Sor maé, con lei si stava bene. Si poteva parlare. Ognuno poteva dire quello che voleva. Si giocava e si stava

sempre allegri. Io me ne ricordo sempre. Mannaggia oh! Con questo maestro calabrese, invece, non si può parlare.

Parla sempre lui. Quando voglio dire qualcosa mi dice: " Stai zitto! " E poi avevamo il capoclasse, i capigruppo. Ora

invece comanda tutto lui. Si ricorda quando andavamo in cortile? Mannaggia oh!"



E non solo il nanetto: anche Luciano, Sandro, Roberto, Beppe alla fine rimpiangevano il nostro metodo; proprio loro

che non sapevano adattarsi a nessun tipo di organizzazione, che mal tolleravano la disciplina del collettivo, guidati

come erano da un esasperato individualismo! E Claudio, Francesco, Antonio, Alvaro e gli altri, com'erano lieti

quell'ultimo giorno al caffè! La scuola non era stata sofferenza; non era costata troppi sacrifici o eccessive

rinunzie. I loro testi, le loro poesie, le inchieste testimoniavano l'inequivocabile volontà di migliorare, di progredire,

di superare quella condizione a cui erano costretti da una società ingiusta che nulla aveva dato loro se non

amarezze, umiliazioni, sconforto.



La scuola, sì, può fare molto. Ma non la scuola di Pietralata. Non la scuola del direttore miope e avaro di contatti

umani, che cerca di risolvere i più delicati problemi dei rapporti con le famiglie come un incallito poliziotto. Non la

scuola del secondo direttore che ha terrore della "politica" come e della peste. Non la scuola di maestri che

pensano solo a fuggire, senza curarsi di conoscere, di indagare prima di agire nei confronti degli allievi; che si

servono della sospensione come il domatore della frusta. Ebbene, quella non poteva essere la scuola di quei bambini.



Non poteva essere la scuola di Beppe, bizzarro e sfrenato come un puledro di prateria, abituato a spaziare a

piacere; non quella di Luciano, buono, ma malato di nervi; di Roberto, esuberante e cocciuto; di Sandro, capriccioso

e terribilmente elettrizzato; del nanetto, riflessivo ma incapace di acquisire rapidamente nozioni astratte. Di una

nuova scuola avevano bisogno. Questo è quello che ho cercato di dare nei due anni che ho trascorso fra loro: una

scuola in cui si sentissero innanzitutto loro stessi, con la loro libertà, il desiderio sfrenato di fare, di realizzare;

una scuola in cui fossero loro a cercare e trovare, a dar sfogo alla curiosità di conoscere e sapere, senza sentirsi

strumenti della volontà altrui.

130

Dal clima che lentamente si è andato stabilendo è sorta in ognuno la fiducia e la responsabilità. Beppe diventa

zelante nemico del gioco d'azzardo: lui che prima avrebbe giocato anche l'anima, se ne avesse avuta la possibilità.

Roberto, Sandro, Luciano, Guido, intolleranti di ogni disciplina, si rimettono alla volontà della maggioranza, quando

si decide qualcosa che interessa la collettività. Claudio, il tuffatore dell'Aniene, abulico e menefreghista, prende

gusto a fare inchieste, a intervistare, a girare per la borgata, portando a scuola prezioso materiale. Francesco ed

Antonio improvvisamente si sentono poeti e affidano a semplici versi i loro sentimenti.



In quale misura questo fervore di vita, di attività, di lotte e contrasti, che continuamente si rinnovano nel

progredire, abbia potuto contribuire e contribuirà alla formazione del loro domani, non è facile dirlo. Del resto mai

mi sono posto una prospettiva così lontana, data la brevità del tempo a disposizione e il limite di un solo anno.

L'esempio di Nunzio e Luciano della classe di "semirecupero" prima, e di Carletto dopo, mi incoraggiarono a credere

che molto si poteva fare, anche nei casi più disperati.



Guardando oggi, con il distacco che la distanza del tempo impone, mi pare di poter dire serenamente, alla luce dei

fatti, che la strada seguita sostanzialmente corrispondeva alla realtà del momento. Al fondo delle mie convinzioni

stava, e sta oggi, la volontà di guardare alla realtà, così come si presenta, in tutta la sua crudezza.



Sognare una scuola modello, dove tutto è predisposto e fissato in anticipo, è stato il grossolano errore di quei

colleghi che confrontavano la scuola di Pietralata con quelle del centro, senza però accorgersi che dietro la

facciata dell'atteggiamento composto del bambino della famiglia "bene" del centro, insorgevano altri problemi, e

non meno scabrosi. È da questo accostamento semplice e acritico, che vedeva gli aspetti più appariscenti da una

parte e negativi dall'altra che scaturisce la ingenua conclusione del "qui tutto male e là tutto bene".



Certo, per chi limita la sua funzione educativa al semplice e puro insegnamento di nozioni, il confronto non regge.

Ma chi di la questo non si accontenta e vuole dare anche un contenuto ideale al suo lavoro, per agganciarsi ai più

elevati principi del vivere umano, cercherà di soppesare le due componenti rallentatrici dello sviluppo del processo

educativo. Fra il sordo conformismo e l'esasperato individualismo che si confonde e nasconde nell'apparente ordine

del bambino "bene", e lo slancio generoso e spregiudicato dei piccoli di borgata, io preferisco il secondo, come

punto di partenza. Sarà forse perché io amo la gente che non si rassegna al primo infuriar dei venti, che non si

piega alla prima minaccia, e non si sconforta alla prima sconfitta; forse perché chi lotta e si batte fino in fondo per

sostenere le sue convinzioni, lo stimo e l'ammiro; fatto sta che a questi ragazzi così fieri e gagliardi, sempre pronti

a battersi, mi dedicai con tutta la passione e l'entusiasmo possibile. Queste due mie classi erano di quelle a cui, o si

dà tutto e si ottengono dei risultati sorprendenti sul piano umano più che su quello didattico, o si finisce per

odiarle.



Il tempo e l'ambiente potranno cancellare dal cuore di quei ragazzi ogni ricordo di quel periodo breve e difficile,

ma intenso di passioni e di felicità?



(Da Albino Bernardini, Il maestro di Pietralata, Firenze, La Nuova Italia, 1975, pp.140-46.)



….>



(da Lorenzo Milani, Lettera ad una professoressa, LIBRERIA ed. fiorentine, Firenze, pp 16-19)









132

INDICE da rifare



Riflessioni introduttive ……………………………….……………… 1

La normativa di riferimento ……………………………….……………. 4

Mappa del P.O.F. ……………………………….………………… 6

Mission e Vision di scuola ……………………………….………………… 7

Un modello autovalutativo per il Pof ……………………………….………… 7

Orientamento al cliente ……………………………….………………… 12

Leadership ……………………………….………………………… 13

La Scuola come comunità di pratiche……………………………….………... 14

Approccio per processi ……………………………….………… 14

L’input alla revisione Pof dato dalle commissioni di studio …………………. 16

Le Scuole ……………………………….………………… 17

Il contesto dell’organizzazione ……………………………….………………… 17

Risorse umane ……………………………….………………… 19

Staff di direzione ……………………………….………………… 26

Coordinatori Aree Funzioni Strumentali dell’ Offerta Formativa………………… 27

Organigramma / Funzionigramma d’istituto ……………………………….…….. 28

Sicurezza ……………………………….………………… 28

Coordinatori dell’emergenza ……………………………….………………… 28

Addetto prevenzione incendi ……………………………….…………… 29

Addetti pronto soccorso e ass. disabili ……………………………….…………… 29

Addetto impianti tecnologici ……………………………….………………… 30

Addetti all’uscita alunni ……………………………….………………… 30

Preposti alla sicurezza ……………………………….………………… 31

Privacy ……………………………….…………………………………….. 31

Responsabile del trattamento dei dati ……………………………….…………… 32

Linee guida in materia di sicurezza per i docenti ……………………………….…… 32

La Sicurezza – linee guida ……………………………….……….. 32

Organizzazione ……………………………….……….. 35

Consiglio di circolo ……………………………….……………………………….. 37

Comitato di valutazione insegnanti ……………………………….………………… 49

Popolazione scolastica ……………………………………………………………… 49

Servizi amministrativi ………………………………………………………………. 50

Personale collaboratore scolastico ……………………………….………………… 51

Premessa ……………………………….………………… 57

Programmazione annuale scuola dell’infanzia……………………………….… 59

Programmazione annuale scuola primaria ……………………………….… 65

Rapporti con le famiglie ……………………………….………………… 89

Rapporti con il territorio ……………………………….………………… 89

Mappa reale delle sinergie territoriali ……………………………….…………… 90

Piano di formazione ……………………………….………………… 90

Calendario scolastico ……………………………….………………… 91

Valutazione del P.O.F. ……………………………….………………… 96

Progetti ……………………………….………………… 100

Macroprogetti di circolo ……………………………….………………… 104

I progetti di circolo ……………………………….………………… 105

Progetto – ricerca azione del polo qualità di Napoli ……………………………… 105

Poesia e narrativa on line e furbo chi legge ……………………………….……… 105

Cineforum e Giffoni film festival ……………………………….…………….. 107

Area a rischio ……………………………….………………… 107

Progetto scuole aperte ……………………………….………………… 107





133

Progetto Sicurezza: “Informazione e Prevenzione” …………………………. 109

Sicurezza scolastica ……………………………….………………… 110

Il Giornale di Circolo ……………………………….………………… 111

Progetto Sito Web della Scuola Saremo Online ………………………………. 111

Fesr Laboratorio Tecnologico Ambiente e Tecnologia …….………………… 111

Fesr Laboratorio Musicale e Coro di Circolo ……………………………….… 112

Fesr Laboratorio Linguistico Multimediale ……………………………….… 113

Formazione Alunni/Docenti/Ata Pon Fse ……………………………….… 113

Progetto di Educazione Ambientale Scuolambiente …………………... 114

Progetto Fas “Per una Scuola Nuova” ……………………………….….. 115

Progetto Trinity ……………………………….………….. 115

Orto botanico delle erbe officinali ed erbe aromatiche………………………… 115

Progetto “Inglese” nella Scuola dell’infanzia……………………………….… 115

Progetto “Immagine e Accoglienza” ……………………………….…. 116

Educazione Alimentare Asl ……………………………….………… 116

Collaborazione con piano di zona Salerno 1 e supporto agli alunni diversamente abili…. 116

Progetti relativi al servizio di istruzione domiciliare………………………….. 117

Bimed ……………………………….………………… 117

Progetto Autostima ……………………………….………………… 117

Uscite Sul Territorio ……………………………….………………… 118

Conclusioni ……………………………….………………… 119

Riflessioni…… ……………………………….………………… 121

Indice ……………………………….………………… 125









134


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