Ferrara �Itinerario per la visita by 5ydj7X

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									Capoluogo di Provincia con
134.297 abitanti, è situata a
10 m s.l.m. nel mezzo della
Pianura Padana nel lembo
nord-orientale          della
Regione Emilia-Romagna.

Ferrara è l’unico grande
centro emiliano che non
affonda le sue origini
nell’antichità; il nome stesso
è nato nell’alto medioevo e
il suo primo nucleo abitato
fu edificato nel sec.VII dagli
esarchi di Ravenna.          Il
nome della città comparve
per la prima volta in un
documento           del   753,
emanato dal re longobardo
Desiderio. Negli anni che
vanno fino al sec. XI, visse
come “castrum” bizantino
allineandosi sulla sinistra
dall’antico corso del ramo
maggiore del Po. Nel
Medioevo divenne libero Comune.

Il porto fluviale era collocato sotto le mura meridionali fino a quando, nel XII secolo, una
impressionante serie di alluvioni spostò l'alveo più a nord determinando l’interramento del porto
e la fine della navigazione; sulle terre che il fiume lasciò progressivamente libere, interrandosi, la
città cominciò ad ampliarsi.

All‟elezione di Azzo VII d‟Este a podestà, nel 1240, si fa risalire l‟effettivo
inizio della signoria, anche se fu il nipote Obizzo II a essere designato
nel 1259 signore di Ferrara, cui aggiunse trent‟ anni dopo Modena e
Reggio.
La signoria d‟ Este nel 1322 ottenne da Roma l‟investitura della città. Da
allora la storia rimase legata a quella di casa d‟Este, sotto il cui dominio
prese l‟avvio un‟era di sviluppo economico e di splendore artistico.
Niccolò II cominciò nel 1385 la costruzione del Castello e ampliò la città
con la cosiddetta prima addizione del 1386. Nel 1391 fu fondata
l‟Università.
Nel XV secolo, con Borso, primo duca di Ferrara, la città vivrà una
grande stagione culturale. La corte offrirà ospitalità a Leon Battista
Alberti e a Piero della Francesca e i pittori “dell‟officina ferrarese”, che
affrescheranno Palazzo Schifanoia.
Fra il 1490 e il 1491, sotto il duca Ercole I, ad opera di Biagio Rossetti,
uno dei più grandi ed originali architetti ed urbanisti del Rinascimento
italiano, Ferrara raddoppiò la sua estensione, abbellendosi di palazzi e
si dotò di una nuova cerchia di mura, in parte tuttora esistente.
L'ampliamento, denominato in onore del duca "Addizione Erculea",
portò al raddoppio della superficie urbana e venne fuso alla città più
antica con un progetto d'avanguardia: il Quadrivio dei Diamanti, nuove
strade ampie e rettilinee lungo le quali sorsero in breve tempo eleganti
palazzi,         piazze         ariose       e         verdi          giardini.
Tanto splendore durerà ancora un secolo, durante il quale alla corte
ferrarese si succederanno poeti come l‟Ariosto e il Tasso.

Nel 1598 l’ultimo duca aveva abbandonato la città ritirandosi a Modena, mentre ne prendeva
possesso il Cardinal Aldobrandini in nome di Clemente VIII. Il governo dei cardinali legati durò
due secoli e segnò l’inizio di un declino che non diminuì negli anni napoleonici, né con il ritorno
nel 1814 dei papalini, cui si aggiunse un presidio militare austriaco.
 La ripresa sarà lenta anche dopo l’unione all’Italia nel 1859 e i primi ampliamenti fuori dalle mura
quattrocentesche risalgono alla fine del secolo. E’ soltanto in anni relativamente recenti che
Ferrara trova la sua strada senza puntare più , dopo il polo petrolchimico, verso altre
industrializzazioni, tenendo presente, invece, il recupero e lo sviluppo del centro universitario e di
ricerca applicata.

Dal 1995 il Centro storico di Ferrara è stato inserito dall'UNESCO nella
lista del patrimonio mondiale dell'Umanità quale mirabile esempio di
città progettata nel Rinascimento che conserva il suo centro storico
intatto. I canoni della pianificazione urbana che vi sono espressi ebbero
una profonda influenza per lo sviluppo dell'urbanistica nei secoli
seguenti.




              1. IL CENTRO DELLA CITTA‟
Dal basso medioevo ad oggi, la zona attorno alla Cattedrale è sempre
stata          il        fulcro        della         vita          cittadina.
Tutti gli edifici del potere religioso e civile sono sorti in quest' area,
dove ancora si trovano, accanto al Duomo, i simboli dei periodo
comunale, i palazzi degli Estensi e quelli voluti dal governo pontificio. Il
complesso sistema di piazze, da sempre centro della vita commerciale
cittadina, ospita ancora moltissimi negozi ed è sede di mercati periodici
di vario tipo, da quello generale a quello dell'antiquariato, a quello
dell'artigianato. I numerosi caffè, l'ampia zona a traffico limitato, ne
fanno uno dei punti preferiti da ferraresi e visitatori. Per il turista, vi è
qui una delle più alte concentrazioni di monumenti e musei.



La Cattedrale
                                  La Cattedrale, massimo monumento
                                  medievale della città, costruita a
                                  partire dal XII sec., mostra i segni
                                  di    tutte  le    epoche      storiche
                                  attraversate      dalla    città.    La
                                  grandiosa facciata
                                  (    del     XIII     secolo),    dalla
                                  particolarissima struttura a tre
                                  cuspidi, percorsa da più ordini di
                                  loggette, fu iniziata in uno stile
                                  romanico ancora prevalente nella
                                  parte inferiore. Da notare il S.
                                  Giorgio e le scene del Nuovo
Testamento sopra la porta centrale, opera dello scultore Nicholaus. La
parte superiore, di qualche decennio più tarda, è in stile gotico e
presenta un magnifico Giudizio Universale scolpito da ignoto, sopra la
loggia centrale. Sulla Piazza Trento Trieste si erge l'imponente
campanile rinascimentale in marmo bianco e rosa, opera (incompiuta)
attribuita a Leon Battista Alberti. L'abside in laterizio, il cui disegno è
appena movimentato dagli archi in cotto e dai capitelli marmorei, è
opera di Biagio Rossetti.




Lato meridionale

La fiancata meridionale del Duomo, si
affaccia sull'antica piazza del mercato. Per
tutta la sua lunghezza corre un portico di
botteghe. Sopra, la ricca decorazione
prevede due logge: l'inferiore è composta
da venti arcate contenenti ciascuna una
trifora, la superiore è costituita da una serie
di arcatelle di gusto gotico, separate da
coppie di colonnine sempre diverse. Al
centro della fiancata si vedono i resti della Porta dei Mesi, che fungeva
da ingresso. Chiusa durante il rifacimento dell'interno, fu demolita nel
1737: ne restano alcune sculture nel Museo del Duomo, oltre ai Leoni e
ai Grifi posti ora sul sagrato. Dopo una brusca interruzione della
fiancata meridionale, causata da una bomba della Seconda Guerra
Mondiale,              si            erge          il          campanile.

Interno

L'interno del tempio fu interamente rifatto
nel XVII secolo in un grandioso stile
classico romano. Accanto alla fastosa
decorazione pittorica, sono da ammirare
opere più antiche, come le statue bronzee
della crocifissione e dei Santi Giorgio e
Maurelio, di Nicolò Baroncelli e Domenico
di Paris (XV sec.) nel transetto destro;
sull'altare a fianco si nota la splendida tela
del Martirio di San Lorenzo del Guercino (XVII sec.). La zona absidale è
coronata nel catino dal grandioso Giudizio Universale del Bastianino
(XVI sec.). di chiara ispirazione michelangiolesca è il capolavoro
dell'artista che dispiega grande forza drammatica, fantasia e
anticonformismo.




Castello Estense
                                 Circondato dalle acque di fossato, fu
                                 eretto nel 1385 e completato nel sec.
                                 XVI. Nel 1385 una pericolosa rivolta
                                 convinse Niccolò II d'Este della
                                 necessità di erigere una poderosa
                                 difesa per sé e la sua famiglia: sorse
                                 così il Castello di San Michele, fortezza
                                 eretta contro il popolo.
                                 A quel periodo lontano risalgono la
                                 massiccia imponenza, il fossato, i ponti
               levatoi, le torri. Un passaggio coperto, ancora esistente, univa l'edificio
               militare al palazzo dei marchesi (oggi Palazzo Municipale). Passarono i
               secoli e i pericoli di sommosse cessarono. Allora il castello divenne la
               magnifica residenza della corte e fu arricchito dalle altane sopra le torri,
               dai balconi di marmo, dal cortile di linee cinquecentesche (allora
               completamente affrescato) e dai fastosi appartamenti.
               Si visitano il cortile quattrocentesco, le sale decorate, la loggia degli
               Aranci col giardino pensile affacciato sulla città, il corridoio dei
               Baccanali, la cappella calvinista di Renata di Francia, moglie di Ercole II,
               le prigioni sotterranee dove ebbe tragico epilogo l‟amore di Parisina,
               sposa di Niccolò III, per il figliastro Ugo.




                Loggia       e     giardino
degli aranci

               Piccolo giardino pensile per
               le duchesse e la loro cerchia
               più intima, i terrazzo era
               decorato, come oggi, da
               grandi vasi di          agrumi,
               attorno ai quali venivano
               disposti, in forma di aiuole,
               piccoli vasi di altre piante.
               La loggia fungeva da riparo
               per i nobili visitatori durante
               la stagione calda e da serra
               per le piante in inverno.

               Interni

               I tre ambienti del piano
               nobile affrescati per volere
               di Alfonso II, ma già utilizzati
               come sale di rappresentanza
               sotto Ercole II, noti come
               Sala dell'Aurora, Saletta dei
               Giochi e Salone dei Giochi,
               presentano una complessa
               iconografia legata da un
               sottile filo conduttore. Nella
               Sala dell'Aurora il tema
               rappresentato è lo scorrere
               del tempo, incarnato dal vecchio Chronos al centro del soffitto e
               scandito nelle quattro parti del giorno: aurora, meriggio, vespero, notte.
               Nella Saletta dei Giochi, con al centro le figure delle quattro stagioni in
               girotondo, comincia la teoria di rappresentazioni di giochi, arti ginniche
               e marziali classiche, tipiche dell'antica Roma. Nel Salone dei Giochi
               continua il tema della Saletta, il cui progetto iconografico è attribuito
               all'architetto ed antiquario napoletano Pirro Ligorio che lavorò per
               Alfonso II a partire dall'anno 1568. Gli affreschi furono realizzati da tre
               pittori: Ludovico Settevecchi, originario di Modena, Leonardo da
               Brescia e il famoso artista ferrarese Sebastiano Filippi, detto il
               Bastianino (1532–1602). Il filo conduttore è rappresentato da putti che
               nei fregi e nelle decorazioni delle sale sono alle prese con carri trainati
               da animali, si dedicano a passatempi e giochi vari, cavalcano
               improbabili creature marino-terrestri.
          Prigioni

          Le prigioni sono tutte situate nella Torre dei
          Leoni, ed erano destinate a rinchiudere
          personaggi d'alto rango, in genere accusati di
          reati politici; fra di essi, spesso, comparivano
          anche membri della Famiglia Estense. La
          prima cella che si incontra è la cosiddetta
          "Prigione di Don Giulio", che qui trascorse
          lunghi anni di reclusione dopo che venne
          scoperta la congiura ordita insieme al fratello
          Ferrante per uccidere gli altri due fratelli, il
          Duca Alfonso I ed il cardinale Ippolito. I due
          Estensi vennero gettati in prigione, dove
          Ferrante morì, mentre Giulio venne liberato nel 1559, dopo una
          reclusione di cinquantatré anni. Attraverso una ripida scaletta si giunge
          nella prigione di Parisina Malatesta e in quella attigua di Ugo D'Este. I
          due giovani erano rispettivamente la seconda moglie e uno dei tanti figli
          illegittimi del marchese Nicolò III. Appena ventenni,i due finirono per
          innamorarsi e scontarono la loro passione con la reclusione nelle
          prigioni. A nulla valsero le preghiere dei cortigiani e dei potenti, a nulla
          le lacrime dell‟infelice marchesa sparse in difesa dell‟amato: dopo
          poche settimane i due amanti vennero decapitati.




Palazzo




Schifanoia

          In una zona ricca di verde presso l‟antico corso del Po, sorge la più
          famosa delle delizie estensi. Iniziato alla fine del sec. XIV, sotto il
          marchese Alberto V d'Este e costruito secondo i più per "schivar la
          noia", fu ampliato da Pietro Benvenuti degli Ordini (1464-69) e poi da
          Biagio Rossetti. All‟interno è sistemato il Museo Civico con la sala dei
          Mesi decorata da uno dei più celebri cicli di affreschi. Nelle altre sale
          sono ordinate collezioni di bronzetti, ceramiche, medaglie e monete,
          gemme, dipinti.
Palazzo Schifanoia




                            2. LA CITTA’ MEDIEVALE
               Fino al XII secolo il ramo principale
               del Po, che scorre ora alcuni
               chilometri a nord della città, passava
               sotto le mura meridionali: qui
               sorgeva il porto fluviale, per lungo
               tempo trafficato crocevia di merci. A
               sud del centro sorge quindi la città
               più antica, estesa longitudinalmente
               lungo le rive del grande fiume e
               intersecata    dalle      strade      che
               mettevano in comunicazione il porto
               con la zona dei mercati. La struttura
               antica è rimasta praticamente intatta, con scorci di grande suggestione
               ed importanti edifici civili e religiosi. Vi si trova anche la zona dell'antico
               ghetto ebraico. Infatti la presenza ebraica a Ferrara è datata almeno dal
               XII secolo e, grazie alla tolleranza praticata dagli Estensi, la comunità
               divenne sempre più numerosa, accogliendo gruppi di Ashkenaziti in
               fuga dal territorio dell‟impero e più tardi, di Sefarditi cacciati dalla
               Spagna e dal Portogallo. Nel 1626 il governo pontificio istituì un ghetto.
               La presenza ebraica nella città è testimoniata dalla presenza di due
               sinagoghe e del Museo Ebraico.




              Museo della Cattedrale


                                                l Museo, ubicato nella ex Chiesa di San
                                                Romano, fa parte del sistema dei Musei
                                                civici d'Arte Antica ed è costituito
                                                prevalentemente da oggetti appartenuti
                                                alla Cattedrale.
                                                Fra questi spiccano le antiche ante
                                                d'organo, raffiguranti l'Annunciazione e
                                                San Giorgio e il Drago, capolavoro
                                                assoluto di Cosmè Tura, capofila della
                                                scuola ferrarese quattrocentesca; le
                                                formelle duecentesche provenienti dalla
               Porta dei Mesi, accesso laterale della Cattedrale distrutto nel '700.
               Inoltre arazzi, sculture, antifonari miniati, reliquiari, dipinti e varie altre
               opere d'arte completano l'interessante percorso museale.
Via delle Volte
Suggestiva via medievale, è una delle arterie
medievali più integre della città, segna l'asse
lungo il quale si sviluppò la Ferrara,
cosiddetta lineare, dal VII al XI secolo d. C. ed
influenzò in modo determinante lo sviluppo
successivo di tutta la città. Nella via delle
Volte lo sviluppo in profondità venne risolto
architettonicamente con la creazione di
passaggi aerei. Le volte sono i passaggi tra gli
edifici che si affacciavano alla Ripagrande, un
tempo riva sinistra del Po, e quelli più interni ed erano utilizzate per
collegare i magazzini sulla riva del fiume alle botteghe-abitazioni verso
il centro. E' consigliabile percorrere un buon tratto della via per godere
della visione di edifici trecenteschi e quattrocenteschi, nonché del
fascino delle viuzze che da esse si dipartono.




        3.LA CITTA‟ RINASCIMENTALE
Nell'anno 1492 il duca Ercole I d'Este ordinava l'estensione della città a
nord delle mura di allora, che correvano lungo l'attuale asse viale
Cavour -corso Giovecca. Della realizzazione del grandioso progetto, che
raddoppiò la superficie di Ferrara, fu incaricato Biagio Rossetti, uno dei
più grandi ed originali architetti ed urbanisti del rinascimento italiano.
Le strade ampie e lunghe furono saldate alla città più antica, fondendo
le due parti in modo perfetto. Piazze, palazzi, giardini si alternano in un
ambiente unico, che ha fatto dichiarare Ferrara la "prima città moderna
d'Europa" ed è stata inclusa nel Patrimonio dell'Umanità
dell'U.N.E.S.C.O.



Palazzo dei Diamanti

                                              Al     centro    dell'Addizione
                                              Erculea,        sull'importante
                                              incrocio chiamato Quadrivio
                                              degli Angeli, sorse il palazzo
                                              di      Sigismondo       d'Este,
                                              fratello del duca. Più di 8000
                                              bugne a forma di piramide (o
                                              di "diamante"), in marmo
                                              bianco e rosa, ne coprono le
                                              due facciate, dandogli il
                                              nome. L'architetto Biagio
                                              Rossetti      ne     fece    un
capolavoro urbanistico, soprattutto ponendo la decorazione principale
sull'angolo: un artificio destinato a sottolineare l'importanza
dell'incrocio e a fare dell'edificio un'opera del tutto originale, creata per
la veduta prospettica anziché di facciata. L'angolo, infatti, è impreziosito
da splendide candelabre scolpite da Gabriele Frisoni e da un grazioso
balconcino, di poco posteriore, che accentua la direttrice visiva verso la
vicina Piazza Ariostea. La struttura interna si sviluppa su tre ali, con una
pianta ad U originariamente simmetrica, ma alterata dai rifacimenti
successivi. Ospita la Pinacoteca Nazionale che occupa alcune sale del
palazzo al piano nobile e documenta, sia pure parzialmente, la stagione
pittorica ferrarese con particolare riguardo al „500. Nel palazzo sono
anche ospitate istituzioni artistiche municipali, fra le quali la Galleria
civica d‟Arte moderna, il Museo del Risorgimento e della Resistenza, e il
Museo “Michelangelo Antonioni” volto a raccogliere le testimonianze
dell‟opera del celebre regista.




Casa di Ludovico Ariosto
 Casa di Ludovico Ariosto Edificio della fine
 del sec.XV o del principio del XVI, fu
 acquistato dal poeta come abitazione;
 l‟iscrizione latina “ Parva sed apta mihi,
 sed nulli obnoxia, sed non sordida, parta
 meo, sed tamen aere domus”si traduce:
 ”Piccola ma adatta a me, non tributaria ad
 alcuno, non misera e tuttavia fabbricata col
 mio denaro”. L‟Ariosto trascorse gli ultimi
 anni della sua esistenza dedicandosi alla
 terza e definitiva edizione dell'Orlando
 Furioso, uscita nel 1532. L'abitazione,
 realizzata probabilmente su disegno di
 Girolamo da Carpi, presenta una facciata
 semplice ma elegante in mattoni a vista. Al
 primo piano è sistemato un piccolo museo
 dedicato al grande poeta in cui sono
 conservati il calco in bronzo del suo calamaio, alcune edizioni delle sue
 opere e molte medaglie che lo rappresentano. In alcuni registri dei
 visitatori sono evidenziate le firme del re Vittorio Emanuele III, di
 Giuseppe Verdi, Alberto Moravia, Elsa Morante e Giorgio Bassani. Nel
 piccolo corridoio centrale è conservata in una vetrina la preziosa
 edizione dell'Orlando Furioso illustrata da Gustave Doré, del 1881. Sul
 retro della casa si trova un giardino creato all'epoca del poeta, oggi
 utilizzato      per      concerti     ed     iniziative     temporanee.



 Ludovico Ariosto
                                Nato a Reggio Emilia l' 8 settembre del 1474 da
                                Daria Malaguzzi Valeri e dal conte Niccolò
                                Ariosto, capitano della rocca di quella città,
                                Ludovico Ariosto si stabilì nel 1484 a Ferrara, e
                                qui venne avviato agli studi giuridici che
                                abbandonò per dedicarsi a quelli letterari e
                                filosofici. Nel 1503, dopo la morte del padre,
                                per far fronte alle difficoltà finanziarie della sua
                                numerosa famiglia, entrò alle dipendenze del
                                cardinale Ippolito d'Este, fratello del duca
                                Alfonso I, ricoprendo numerosi incarichi
                                amministrativi e diplomatici. E proprio a causa
                                delle condizioni economiche e materiali imposte
 dalla vita cortigiana, l'Ariosto avvertì una forte contraddizione tra la sua
 passione letteraria e il legame con la corte estense. La sua limitata vocazione
 di cortigiano gli procurò in quegli anni frequenti disagi e amarezze. Tuttavia
 riuscì a coltivare i suoi studi e nel 1516 uscì la prima edizione dell'Orlando
                Furioso dedicata al cardinale Ippolito d'Este, che però non dimostrò alcuna
                gratitudine. Quando, nel 1517, questi, eletto vescovo di Buda, pretese che il
                poeta lo seguisse in Ungheria, egli si rifiutò, rompendo ogni legame. Nel 1517
                passò al servizio di Alfonso I. Sempre a causa delle ristrettezze economiche,
                Ariosto fu costretto ad accettare l'incarico di commissario ducale della
                Garfagnana dal 1522 al 1525. In questi anni scrisse alcune delle sue celebri
                Satire. Lasciata la Garfagnana, nel 1525 si aprì per il poeta un periodo più
                sereno, infatti, il duca gli affidò varie cariche amministrative ma anche
                incarichi a lui più congeniali. L'Ariosto trascorse gli ultimi anni della sua vita
                nell'amata casetta in contrada Mirasole, tra l'affetto di Alessandra Benucci,
                compagna di tutta la sua vita, e del figlio Virginio dedicandosi alla revisione
                del Furioso, la cui edizione definitiva uscì nel 1532. Ammalatosi di enterite,
                morì il 6 luglio 1533. Dal 1801 il suo corpo è tumulato nella sala maggiore
                della Biblioteca Ariostea di Ferrara.




                                                                                                     a.s.
2003/04 - classe IIIA

               coordinamento prof. M.Marchi

    BIBLIOGRAFIA
    www.paesionline.it
    www.ferrarainfo.com
    http://www.italialibri.net
     enciclopedia europea garzanti



                                          Galleria Immagini

								
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