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									PROPOSTE WWF FORLÌ-CESENA PER VALORIZZAZIONE ECO-COMPATIBILE
DELL’AMBIENTE E DELL’ECONOMIA DELLA MONTAGNA FORLIVESE-CESENATE.

CAPITOLO N.1
BIODIVERSITA’, RETE ECOLOGICA, AREE PROTETTE

1.1 Revisione aree SIC e ZPS della Provincia Forlì-Cesena

Sito IT4080010 "CARESTE PRESSO SARSINA"

Si propone la modifica del nome del sito in: "CARESTE, MONTALTO E RUSCELLO".
Si propone inoltre, la modifica del perimetro del sito e la sua estensione nelle valli del Fosso di
Valbiano e del Fosso di Montalto, fino alla confluenza nel Fiume Savio. La perimetrazione proposta
coincide con il crinale principale Savio-Borello, culminante con il Mte di Facciano e con i relativi
crinali secondari. In tal modo gli habitat Natura 2000 prioritari che caratterizzano questo SIC,
risulterebbero meglio compresi, essendo maggiormente rappresentati nelle zone esterne al sito.
Sarebbero compresi inoltre habitat d'interesse comunitario riferibili alle "acque correnti" (all.I, 32) e
alle "pareti rocciose" (all.I, 82); al riguardo appaiono infatti di notevole importanza ambientale le
"Marmitte dei Giganti" presenti sul Fosso di Montalto e sul Fosso della Crocetta, nonché i banchi
inclinati d'arenaria che s'immergono nel Savio presso la stretta "Saraffa", colonizzati da lecci e flora
crassulenta. In località Montalto sono presenti inoltre alcune roverelle plurisecolari di notevole valore
paesaggistico e biologico, in genere poco diffuse all'interno del sito.
Specie animali:Presenza erratica del Lupo (habitat alimentare). Fra gli uccelli nidificazione di Picus
viridis, Falco subbuteo, Caprimulgus europaeus, Strix aluco, Hirundo rustica. Alcuni generi di
chirotteri, Rhinolophidae e Vespertilionidae rifugiati in vecchi casolari abbandonati e castagneti. Negli
habitat torrentizi si segnala : Rana italica, Rana lessonae. Fra i rettili: Lacerta viridis, Elaphe
longissima, Coronella austriaca,Coluber viridiflavus tutte specie dell'all.4 D.92/43. Nel Rio San
Biagio, che segna il confine nordovest del SIC, è presente il Barbo (Barbus plebejus), specie di
interesse comunitario non riportata nella scheda redatta precedentemente; data la modestia del corso
d’acqua che ospita questa popolazione sono assolutamente da evitare attingimenti e scarichi anche
modesti.
Specie floristiche rare o protette: Serapias vomeracea, Orchis coriophora, Dactylorizha maculata,
Ophrys bertolonii, Ophrys apifera, Ophrys fusca, Ophrys insectifera, Himantoglossum adriaticum,
Limodorum abortivum, Aceras antropophorum, Erythronium dens-canis, Cistus incanus, Ruta
graveolens, Stahelina dubia, Juniperus oxycedrus, Artemisia alba, Sedum maximum, Polygala
chamaebuxus, Lembotropis nigricans, Cotynus coggygria, Lilium croceum.
Elementi di criticità interni ed esterni al sito:Frequente il transito di moto da cross e veicoli fuoristrada
che determinano erosioni del suolo e disturbo faunistico. L'esercizio dell'attività venatoria in aree
demaniali risulta contrastante con le leggi di riferimento. L'apertura al transito privato della strada
forestale Montalto-Careste-Valbiano, facilita abusi di vario genere, fra cui il bracconaggio. In passato,
arature effettuate su terreni abbandonati hanno determinato l'eliminazione in zone ecotonali di varie
orchidacee e la distruzione di vegetazione arbustiva (fra cui Juniperus oxycedrus) ed arborea.


Sito IT4080011 "RAMI DEL BIDENTE, M.te MARINO"
Si propone la modifica del perimetro del sito con l'inserimento della zona di Montepezzolo che alterna
querceti aperti (presenza di roverelle vetuste) con prati-pascoli arbustati e boschi freschi misti di
castagno e altre latifoglie. Inoltre, si segnalano nuclei di Pioppo tremolo e rarità floristiche come la
Cerro-Sughera (Quercus crenata), in loc. Montepezzolo, ed Epipactis palustris (Rio Salso). Importante
la presenza faunistica che annovera la frequentazione erratica del Lupo, dell'Aquila reale e del Falco
Pecchiaiolo (Pernis apivorus); l'habitat é confacente inoltre al Picchio verde (Picus viridis) e per il
Succiacapre (Caprimulgus europaeus), entrambi nidificanti; nelle pozze nei torrenti e nei fontanili
tradizionali si rilevano stazioni di Bombina pachypus, Triturus carnifex e Triturus vulgaris. Fra gli
invertebrati, Lucanus cervus, Cerambix cerdo e Calosoma sicophanta.
Si propone una limitata estensione al perimetro del sito in sponda ds. or. del Bidente di Pietrapazza-
Strabatenza in coincidenza con la loc. Cà Morelli (mt. 460), per presenza di un habitat di notevole
valore naturalistico frequentato abitualmente dal Lupo. Si propone anche l'estensione del sito ai rami
torrentizi del Rio Salso, del Torrente Riborsia (congiungimento SIC Mte Gemelli- Mte Guffone) e
del Bidente di Pietrapazza (congiungimento SIC Foresta La Lama). In tali tratti si riscontrano gli
stessi habitat, talvolta in condizioni migliori rispetto all'area già inserita nel SIC.
Specie animali da aggiungere: fra gli uccelli nidificanti: Cinclus cinclus, Picus viridis, Accipiter nisus,
Certhia familiaris; svernanti: Tichodroma muraria, Bombycilla garrulus. Anfibi: Salamandrina
terdigitata, Speleomantes italicus. Mammiferi: Canis lupus, Mustela putorius.
Specie floristiche rare o protette: Limodorum abortivum, Spiranthes spiralis, Epipactis palustris,
Platanthera bifolia, Cephalantera rubra, Quercus crenata, Lilium croceum, Loranthus europaeus,
Euonymus latifolius, Sedum maximum, Parnassia palustris, Saxifraga aizoides, Adiantum capillus-
veneris, Asplenium onopteris.
Elementi di criticità interni al sito: Notevole disturbo degli habitat torrentizi dovuti, nel periodo estivo,
ad un disordinato afflusso motorizzato (con utilizzo delle strade forestali) per balneazione nei torrenti,
si registrano gravi danni in particolare a Bombina pachypus, Salamandrina terdigitata e
Autropotamobius pallipes. I periodici ripopolamenti con trote negli affluenti del Bidente di Corniolo
costituiscono un danno per per gli stadi larvali degli anfibi e per l'ittiofauna autoctona che presenta
popolazioni ben strutturate. In alcune zone si registra un eccesso di carico del bestiame al pascolo
nonché l'invasione di aree boschive demaniali (es. Montepezzolo).
Indicazione per misure di conservazione: Disposizioni volte a limitare il traffico motorizzato privato
sulle strade forestali d'accesso al sito (ripristino chiudende), maggiori controlli e adeguata
informazione/sensibilizzazione della fruizione turistica. Regolamentazione del carico del bestiame con
ripristino recinzioni e fonti tradizionali d'abbeveraggio, inibizione del pascolamento in prossimità dei
corpi idrici. Limitazione dell'attività venatoria attraverso cacce speciali di selezione a basso impatto (es.
controllo del cinghiale attraverso catture o secondariamente con la cosiddetta "girata"). Sospensione
delle cosidette "semine" ittiche a fini alieutici.



Sito IT 4080008 "BALZE DI VERGHERETO, M.te FUMAIOLO, RIPA DELLA MOIA"

Si propone l'estensione del sito alla porzione dell'area di competenza della Regione Marche,
coincidente con Mte Aquilone (m 1351) e delimitata alla base dalla strada provinciale (PU) in Comune
di Casteldelci. Si propone inoltre l'estensione del sito all'area delle Sorgenti del Savio (ivi compresi i
rilievi del Mte Castelvecchio e del Poggio Biancarda), delimitata dalle S.P. n°36 e n°93 con eccezione
dell'abitato di Montecoronaro. In questa zona si riscontrano vari tipi di habitat oggetto di salvaguardia
della Direttiva 92/43, fra cui almeno otto prioritari già elencati nel sito. Si evidenziano inoltre ambienti
di notevole interesse geologico come le Marne di Verghereto; zone umide con stagni, prati e cariceti;
cerrete e boschi misti di Abete bianco e Faggio.
Vincoli di protezione: Vincolo paesistico della Regione E-Romagna dal 1977
Specie animali: Fra gli anfibi si segnalano anche Speleomantes italicus e Triturus alpestris.
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Si conferma fra i mammiferi la presenza del Lupo (areale storico). Fra gli uccelli, l'Aquila reale (Aquila
chrysaetos) è nidificante da alcuni anni, mentre è incerta, ma riscontrata in passato, la nidificazione
dell'Astore (Accipiter gentilis), altrettanto potenzialmente nidificanti in base a dati storici recenti, anche
il Codirossone (Monticola saxatilis), il Culbianco (Oenanthe oenanthe), il Sordone (Prunella collaris),
il Luì verde (Phylloscopus sibilatrix), lo Zigolo giallo (Emberiza citrinella). Si richiede la designazione
come ZPS.
Specie floristiche rare o protette: Taxus baccata, Ilex aquifolium, Laburnum alpinum, Euonymus
latifolius Ribes alpinum, Ribes uva-crispa, Rhamnus alpinus, Rhamnus catharticus, Sorbus aucuparia,
Amelanchier ovalis, Cotoneaster nebrodensis, Rosa tomentosa, Rosa rubrifolia, Berberis vulgaris,
Daphne oleoides, Daphne mezereum, Dianthus monspessulanum, Centaurea montana, Doronicum
columnae, Robertia taraxacoides, Lactuca perennis, Cardamine trifolia, Cardamine enneaphyllos,
Cardamine kitaibelii, Campanula scheuchzeri, Pyrola minor, Monotropa hypopitys, Gentianella
campestris, Gentiana cruciata, Gentiana ciliata, Gagea lutea, Scilla bifolia, Lilium bulbiferum, Lilium
martagon, Ornithogalum pyrenaicum, Allium ursinum, Colchicum lusitanum, Polygonatum
multiflorum, Ruscus hypoglossum, Polygonatum odoratum, Galanthus nivalis, Crocus vernum,
Corydalis solida, Ranunculus flammula, Ranunculus tricophyllus, Isopyrum thalictroides, Anemone
ranunculoides, Aconitum lamarckii, Echinops sphaerocephalus, Sedum maximum, Sempervivum
tectorum, Saxifraga paniculata, Saxifraga granulata, Luzula nivea, Orchis mascula, Orchis laxiflora,
Orchis ustulata, Ophrys insectifera, Ophrys apifera, Dactylorhiza sambucina, Coeloglossum viride,
Platanthera bifolia, Epipactis muelleri, Epipactis microphylla, Epipactis gracilis, Botrychium lunaria,
Ophioglossum vulgatum, Phyllitis scolopendrium, Asplenium ruta-muraria, Cystopteris fragilis.
Elementi di criticità interni al sito: oltre a quelli già considerati, va evidenziato l'eccesso di pascolo sui
prati, in prossimità dei corpi idrici e nei boschi. In particolare si riscontra il degrado costante della
flora, il dissesto di zone umide e il mancato rinnovo dei boschi d'alto fusto. Inoltre é ormai divenuto
sistematico l'utilizzo di vasche da bagno, inospitali per gli anfibi, in sostituzione dei fontanili
tradizionali.
Un altro elemento di criticità è rappresentato dai "tagli boschivi" che già hanno determinato un
fallimento della nidificazione dell’Aquila reale (2003) e, probabilmente, hanno causato
l'allontanamento dell’Astore (2004). Entrambe le specie hanno un lungo periodo riproduttivo
(dall’inizio dell’anno fino a tutto luglio) e, data la loro rarità, sarà opportuno prevedere limitazioni
silvo-colturali nei dintorni dell’area di nidificazione. Un altro rischio per la conservazione degli habitat
è rappresentato infine dagli impianti sciistici, posti a circa 1400 metri, per i quali si prevedono ulteriori
potenziamenti, ad es. attraverso impianti per l'innevamento artificiale e nuovi collegamenti stradali.
Elementi di criticità esterni al sito: la presenza di linee elettriche con fili scoperti nelle aree circostanti
costituisce rischio d'elettrocuzione e di collisione per rapaci di grandi dimensioni. Sono previste inoltre
ben due centrali eoliche da realizzarsi nel raggio max di mt.500 dal perimetro del sito, che possono
avere incidenza elevata su varie specie ornitiche d'interesse comunitario. Inoltre, in loc. "Le
Macchiette" nel Comune di Casteldelci (PU), a poche decine di metri dal perimetro del SIC, si stanno
edificando alcune strutture turistico-residenziali ad elevato impatto paesaggistico ed ambientale.
Indicazioni per le misure di conservazione: tutela e sorveglianza dei siti di nidificazione dell'Aquila
reale, evitare il taglio del bosco nel periodo riproduttivo. Apposizione del divieto di transito a motore
su carraie e mulattiere. Limitazioni di carico e di transito al pascolo brado. Limitazione dell'impatto
turistico e in particolare della raccolta di funghi e miceli.

Sito IT 4080005 MONTE ZUCCHERODANTE
Si propone l'estensione del perimetro del sito fino alla parte più elevata della Valle del Fosso Capanno
(Passo dei Mandrioli, Cima del Termine) per consentirne il congiungimento con il SIC della Foresta
della Lama. In tal modo verranno peraltro compresi boschi evoluti di faggio e formazioni rocciose
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particolarmente importanti come quelle degli "Scalacci". Per l'elevato valore ambientale che assume si
propone inoltre di estendere il SIC alla limitrofa Valle di Becca, della quale si evidenzia in particolare
l'integrità dell'alveo torrentizio (habitat Gambero di fiume, Ululone dal ventre giallo e Salamandrina
dagli occhiali) e la bella cerreta estesa nella testata della valle. In allegato II si propone la designazione
di un altro SIC confinante: "ALPE di SERRA, POGGIO BASTIONE", che insieme a quello in
oggetto potrebbe diventare un unico SIC ampliandolo nella porzione del territorio del Comune di
Verghereto.
Specie animali: fra gli uccelli, l'Aquila reale é frequentemente avvistata in questa zona dove peraltro
esistono siti idonei per la sua nidificazione. Si segnala inoltre la presenza della Salamandra pezzata
(Salamandra salamandra) e del Gambero di fiume (Austropotamobius pallipes). La stazione di
rilevamento sul fiume Savio, compresa fra il Fosso Becca e il Fosso delle Gualchiere, annovera per la
Carta Ittica Regionale anche il Vairone (Leuciscus souffia) e il Barbo (Barbus plebejus).
Specie floristiche rare o protette: Si segnala in particolare per la sua rarità, Cardamine pentaphyllos
(unica stazione per la Romagna), inoltre, Cardamine trifolia, Pyrola minor, Polygala chamaebuxus,
Galanthus nivalis.

1.2 Proposta di nuovi SIC e nuove ZPS

Montetiffi-Alto Uso (Comuni di Sogliano al Rubicone. e Mercato Saraceno):
Il proposto Sito d'Importanza Comunitaria confina con il SIC IT5310021"Monte della Perticara-Monte
Pincio" e con la ZPS (Zone di Protezione Speciale) 1 "Esotici della Val Marecchia" della Regione
Marche.
Questo pSIC comprende un paesaggio collinare modellato da calanchi, rupi e profonde forre torrentizie
create dai principali rami del Torente Uso. L'ambiente é caratterizzato da una considererevole
biodiversità floristico-vegetazionale che alterna boschi mesofili e xero-termofili a calanchi, pascoli e
terreni agricoli a foraggio e seminativo.In questi ambienti si rinvengono varie rarità floristiche, ad es.:
Acer minor, Tilia cordata, Staphylea pinnata, Typha minima, Typha laxmanni, Dictamus albus, Scilla
bifolia, Scilla autumnalis, Phillyrea latifolia, Erythronium dens-canis, Lilium martagon, Serapias
vomeracea, ecc.
Vi sono inoltre rappresentati habitat che rivestono una notevole importanza ornitologica con varie
specie nidificanti, delle quali molte rientrano nelle categorie SPEC 2 e 3 (minacciate a livello globale),
si cita ad es. l'Albanella minore, la cui maggior concentrazione della popolazione italiana riguarda
questa zona, vi nidificano inoltre il Falco pellegrino, il Lodolaio, il Barbagianni, il Passero solitario, il
Picchio Verde, la Tottavilla, l'Averla piccola, il Succiacapre, l'Ortolano e il Calandro, possibile sito
riproduttivo anche per il Lanario, già segnalato nella confinante ZPS della Valmarecchia.
Per tale motivo l'area viene proposta anche per la sua designazione a Zona di Protezione Speciale
(ZPS), ai sensi della Direttiva 79/409/CEE.
Vi sono stati rilevati inoltre vari invertebrati fra i quali si segnala il Cervo volante (Lucanus cervus), il
Cerambice della quercia (Cerambix cerdo) e alcuni rari lepidotteri elencati negli allegati 2 e 4 della
Direttiva Habitat.

Habitat rappresentati nel sito, (di cui alla Direttiva 92/43 all.I):
3270 Fiumi con argini melmosi con vegetazione del Chenopodiom rubrii p.p. e Bidention p.p.
5130 Formazioni a Juniperus communis su lande e prati calcicoli.
5210 Matorral arborescenti di Juniperus spp
6110* Formazioni erbose calcicole rupicole o basofile dell'Alysso-Sedion albi.
6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo
(Festuco-Brometalia) *stupenda fioritura di orchidee.
                                                      4
6220*Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea
6430 Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie igrofile.
8130 Ghiaioni del Mediterraneo occidentale e termofili.
8160*Ghiaioni dell'Europa Centrale calcarei di collina e montagna.
8210 Pareti rocciose calcaree con vegetazione casmofitica.
9180* Foreste di versanti, ghiaioni e valloni del Tilio-Acerion.
9260 Foreste di Castanea sativa.
9340 Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia.

Ripa Calbana (Com. di Borghi):
Alloctono calcareo della "Formazione di S. Marino" con boschi termofili a Roverella ed entità
floristiche sub-mediterranee fra le quali si annoverano rarità botaniche come: Convolvulus cantabrica,
Ruta graveolens, Phyllirea latifolia, Pistacia terebintus (unica stazione di questa specie in Provincia
FC); rilevata inoltre una significativa presenza di orchidee diffuse su formazioni erbose con substrato
calcareo (habitat prioritario Natura 2000). Fra gli invertebrati d'interesse comunitario oltre a Lucanus
cervus, vi é segnalato il raro lepidottero Proserpinus proserpinus (all.4 D.92/43 cat. DD).

Habitat rappresentati nel sito, (di cui alla Direttiva 92/43 all.I):
6110* Formazioni erbose calcicole rupicole o basofile dell'Alysso-Sedion albi.
6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo
(Festuco-Brometalia) *stupenda fioritura di orchidee.
8130 Ghiaioni del Mediterraneo occidentale e termofili.
8160*Ghiaioni dell'Europa Centrale calcarei di collina e montagna.
8210 Pareti rocciose calcaree con vegetazione casmofitica
9340 Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia.

Marne di Verghereto (Verghereto):
Singolare estensione geomorfologica con accentuate forme erosive in ambiente tormentato e selvaggio.
Presente flora montana con Robertia taraxacoides, endemita tirrenica in areale disgiunto; inoltre,
Rhamnus alpinus, Ranunculus tricophyllus, Orchis ustulata, Coeloglossum viride. Nella parte più
elevata (zona Biancarda, Mte Castelvecchio) l'area comprende le sorgenti del Savio ed un rigoglioso
reticolo di sorgenti che creano pozze, acquitrini e prati umidi di notevole valenza floro/faunistica. Fra i
rettili é degna di nota Coronella austriaca e la Luscengola (Chalcides chalcides), qui presente ad una
quota alt. fra le più elevate della Regione. Nelle pozze é presente il Tritone alpino (Triturus alpestris)),
fra le altre specie d'interesse comunitario si segnala anche Triturus carnifex, Rana italica, Lacerta
bilineata, Lanius collurio, Picus viridis e il Lupo (Canis lupus). Questo pSIC può costituire un utile
collegamento fra il SIC del Mte Fumaiolo (IT 4080008) e il proposto SIC successivo.

Habitat rappresentati nel sito, (di cui alla Direttiva 92/43 all.I):
5210 Matorral arborescenti di Juniperus spp
6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo
(Festuco-Brometalia) *stupenda fioritura di orchidee.
6220*Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea
6430 Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie igrofile.
9150 Faggeti calcicoli dell'Europa Centrale del Cephalanthero-Fagion

Mte Comero (Bagno di R. e Verghereto):

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Estese formazioni forestali di faggio, castagno e cerro con nuclei di rilievo di Abete bianco, Agrifoglio
e Ontano bianco. Vi si trovano gli unici specchi lacustri naturali della Provincia, originati da antiche
frane, benché alcuni intensamente sfruttati a scopo turistico (Lago di Acquapartita, Lago dei Pontini,
Lago Lungo) in altri si registrano condizioni di buona naturalità. Nel copioso sistema di rigagnoli e
risorgive afferenti sono state reperite rare specie ittiche, come ad es. il Cobite (Cobitis taenia bilineata),
sono inoltre presenti il Geotritone italiano (Speleomantes italicus) e alcuni tritoni (Triturus alpestris,
Triturus carnifex), fra i lepidotteri, Parnassius mnemosyne e Zerinthia polixena. In loc. "Madioce"
sono presenti esemplari arborei plurisecolari di notevole valore biologico, censiti e protetti dalla
Regione. Presenti inoltre specie floristiche rare come Arisarum proboscideum, Jasione montana,
Ornithogalum pyrenaicum, Dianthus armeria, Cardamine trifolia, Alisma plantago-aquatica,
Sparganium erectum.

Habitat rappresentati nel sito, (di cui alla Direttiva 92/43 all.I):
6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo
(Festuco-Brometalia) *stupenda fioritura di orchidee.
6430 Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie igrofile.
9150 Faggeti calcicoli dell'Europa Centrale del Cephalanthero-Fagion,
9180*Foreste di versanti, ghiaioni e valloni del Tilio-Acerion.
9260 Foreste di Castanea sativa.

Alpe di Serra e Poggio Bastione (Verghereto):
Associazioni ad Abieti-Fagetum con interessanti nuclei di Tasso (Taxus baccata) e Agrifoglio (Ilex
aquifolium). In loc. "Selva" sono presenti esemplari di Castagno di notevole imponenza e vetustà, il
loro stato sanitario ottimale, ne risalta il valore biologico. L'area costituisce un importante raccordo
ecologico fra App. Centrale e App. Settentrionale, confina inoltre con un SIC della Regione Toscana
che presenta gli stessi valori biologici. La fauna é rappresentata dalle stesse specie presenti nel SIC
IT4080005 Monte Zuccherodante, con il quale si propone il congiungimento.

Habitat rappresentati nel sito, (di cui alla Direttiva 92/43 all.I):
6430 Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie igrofile.
9150 Faggeti calcicoli dell'Europa Centrale del Cephalanthero-Fagion
9260 Foreste di Castanea sativa.

Tevere-Castel di Colorio (Verghereto):
Esteso ambiente forestale a prevalenza di Cerro e Faggio, poco disturbato e importante habitat
faunistico. E' stabilmente presente il Lupo. Nelle acque correnti provinciali vivono il Vairone, il Barbo
comune e forse il Barbo canino (tutte specie vulnerabili IUCN); vi si riproducono inoltre Rana
appenninica e Rana dalmatina. Presenti anche diverse specie di rettili fra cui il Colubro liscio
(Coronella austriaca) e il Saettone (Elaphe longissima). Fra gli uccelli Picchio verde, Sparviere,
Gheppio e Lodolaio, specie particolarmente protette.

Habitat rappresentati nel sito, (di cui alla Direttiva 92/43 all.I):
3270 Fiumi con argini melmosi con vegetazione del Chenopodiom rubrii p.p. e Bidention p.p.
5210 Matorral arborescenti di Juniperus spp
6430 Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie igrofile.
9150 Faggeti calcicoli dell'Europa Centrale del Cephalanthero-Fagion
Torrente Para, Lago e Pineta di Quarto (Sarsina e Bagno di R.):

                                                      6
Ambiente lacustre e fluviale con elevata biodiversità floristico-vegetazionale. Il bosco ripariale ad
Ontano nero è fra i più estesi della Regione, nelle acque ferme si sono originati vasti canneti a Tipha e
Canna palustre. Qui nidificano e svernano specie legate agli ambienti di palude e di ripa come
Pendolino, Canareccione, Cormorano, Airone cenerino, Tufetto, Tarabusino, Nitticora, Porciglione,
Gallinella d’acqua e Folaga.
Per tale motivo si richiede la designazione di questo pSIC anche come ZPS.
Le pendici circostanti sono invece ricoperte da boschi di Roverella, Orniello e Carpino nero, alle quote
più elevate compaiono gli aceri e il Faggio. Nell'esteso rimboschimento a Pino nero risalente al
dopoguerra oggi si assiste ad una spiccata ripresa delle caducifoglie spontanee, costituisce inoltre un
ottimale habitat faunistico con tassi, faine, scoiattoli, ungulati. Rilevato il carabide Calosoma inquisitor
ed il lepidottero Euplagia quadripunctaria.

Habitat rappresentati nel sito, (di cui alla Direttiva 92/43 all.I):
3240 Fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa.
3250 Fiumi mediterranei a flusso permanente con Glaucium flavum.
3270 Fiumi con argini melmosi con vegetazione del Chenopodiom rubrii p.p. e Bidention p.p.
6430 Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie igrofile.
8220 Pareti rocciose silicee con vegetazione casmofitica
91EO* Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae,
Salicion albae)

Valle di Becca e Mandrioli (Bagno di R.):
Profonda e selvaggia forra con pendici fittamente ammantate di boschi a Roverella, Orniello, aceri e
Carpino nero, di notevole bellezza quelli sommitali di Cerro e Faggio; sul fresco fondovalle del Fosso
Becca prevale invece il bosco a Carpino bianco (Carpinus betulus), con presenza di Tiglio nostrale
(Tilia platyphyllos)) in ripresa dopo i tagli del secolo passato. Importante sotto il profilo faunistico il
valore dell'habitat torrentizio, vi si riproducono gamberi di fiume, salamandrine dagli occhiali, Rana
italica e Ululone appenninico. Si segnala anche per il suo elevato valore ambientale il laghetto del
"Nocicchio", dove sono presenti diversi anfibi e alcune rare specie di flora palustre.
Le scoscese pareti arenacee colonizzate da arbusti rappresentano un potenziale sito riproduttivo per
l'Aquila reale.

Habitat rappresentati nel sito, (di cui alla Direttiva 92/43 all.I):
6430 Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie igrofile.
8220 Pareti rocciose silicee con vegetazione casmofitica
9150 Faggeti calcicoli dell'Europa Centrale del Cephalanthero-Fagion

T. Borello-Petrella-Boschi di Ranchio (Sarsina e Civitella di R.):
Area ad elevata biodiversità ambientale. Di rilievo lo stato qualitativo dei boschi di querce e castagno
che per la loro composizione e vetustà assumono un notevole valore biologico. In quelli più mesofili si
riscontra ad es. una buona diffusione del Tiglio (Tilia cordata). Nelle bordure soleggiate é presente
inoltre l'Erica (Erica arborea), lo Scotano (Cotynus coggygria), il Cisto rosso (Cistus incanus), il
Ginepro rosso (Juniperus oxycedrus)e la Ruta (Ruta graveolens). Varie le specie d'orchidee fra cui
Himantoglossum adriaticum, Cephalanthera rubra e Spiranthes spiralis.
Presso Ranchio, il Torrente Borello crea un'impressionante forra torrentizia le cui pareti sono rivestite
da fitta vegetazione in cui si annoverano specie rare come il Tiglio selvatico (Tilia cordata), in forte
ripresa anche nelle superfici boschive più fresche, la Lingua cervina (Phyllitis scolopendrium), la

                                                     7
Capelvenere (Adiantum capillus-veneris), il Borsolo (Staphylea pinnata) e la Fusaggine maggiore
(Euonymus latifolius). Sito riproduttivo di Falco pellegrino (SPEC 3), Gheppio, Picchio rosso, Picchio
verde e Averla piccola , mentre fra gli anfibi, oltre ai tritoni, é stata rilevata una stazione disgiunta di
Ululone appenninico (Bombina pachypus) ad una quota fra le più basse dell'intera provincia. Fra gli
invertebrati, oltre ad alcune specie d'interesse comunitario come il Cervo volante (Lucanus cervus), si
segnala anche il mantoideo Empusa pinnata e il raro lepidottero Saturnia del pero o Pavonia maggiore
(Saturnia pyri), che in questa zona si rinviene ancora con una certa frequenza.

Habitat rappresentati nel sito, (di cui alla Direttiva 92/43 all.I):
3250 Fiumi mediterranei a flusso permanente con Glaucium flavum.
3270 Fiumi con argini melmosi con vegetazione del Chenopodiom rubrii p.p. e Bidention p.p.
6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo
(Festuco-Brometalia) *stupenda fioritura di orchidee.
5130 Formazioni a Juniperus communis su lande e prati calcicoli.
5210 Matorral arborescenti di Juniperus spp
8220 Pareti rocciose silicee con vegetazione casmofitica
91HO*Boschi pannonici di Quercus pubescens
9180*Foreste di versanti, ghiaioni e valloni del Tilio-Acerion.
9260 Foreste di Castanea sativa.
9340 Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia.

Fosso del Sassignolo (Mercato Saraceno e Sarsina):
Ambiente torrentizio di forra, piuttosto umido, racchiuso fra elevate pareti arenacee che determinano
un microclima fresco, favorevole all'instaurarsi di associazioni vegetazionali particolari ed esclusive
per quest'area geografica. Un esempio unico per la Romagna é costituito da formazioni dell'Alnion-
Tilia-Acerion diffuse per un buon tratto lungo il torrente. All'Ontano bianco (Alnus incana), qui
rilevato con un popolamento in areale disgiunto, si associano il Carpino bianco (Carpinus betulus), il
Tiglio selvatico (Tilia cordata), il Cerro (Quercus cerris), il Pioppo tremolo (Populus tremula), il
Castagno (Castanea sativa), il Ciavardello(Sorbus torminalis) e vari aceri fra cui l'Acero montano
(Acer pseudoplatanus). Sulle alte pareti rocciose, raggiunte dall'irradiazione del sole compare invece il
Leccio (Quercus ilex). Nel sottobosco sono presenti inoltre varie specie legate tipicamente allo strato
dei boschi montani, come Euonymus latifolius, Lathraea squamaria e Arisarum proposcideum. Sito di
nidificazione del Falco pellegrino (Falco peregrinus)e, presumibilmente, del Passero solitario
(Monticola solitarius). Fra i mammiferi é presente la Puzzola (Mustela putorios) e il Moscardino
(Muscardinus avellanarius). Importante sito riproduttivo di Rospo comune (Bufo bufo) e Rana
appenninica (Rana italica). Le sue acque ospitano il Barbo canino (Barbus meridionalis caninus) e una
florida popolazione di Vairone (Leuciscus souffia).

Habitat rappresentati nel sito, (di cui alla Direttiva 92/43 all.I):
3270 Fiumi con argini melmosi con vegetazione del Chenopodiom rubrii p.p. e Bidention p.p.
6430 Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie igrofile.
8220 Pareti rocciose silicee con vegetazione casmofitica
91EO* Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae,
Salicion albae)
9180*Foreste di versanti, ghiaioni e valloni del Tilio-Acerion.
9340 Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia.


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Calanchi del Borello e del Voltre (Mercato Saraceno, Cesena e Meldola):
Ambiente di basse colline argillose profondamente modellate dall'erosione e caratterizzate da vaste
estensioni calanchive incolte, colonizzate da graminacee e arbusti spontanei. L'habitat prevalente é
rappresentato appunto da "praterie ad alte erbe" che costituisce ad es. uno dei siti più importanti a
livello nazionale per la nidificazione dell'Albanella minore (Circus pygargus) SPEC vicariata
regolarmente nella stagione invernale dall'Albanella reale (Circus cyaneus). Favorevole anche come
sito alimentare per il Barbagianni (Tyto alba), nidificante in zona e per altre rare specie di passo, come
ad es. il Falco cuculo (Falco vespertinus) e il Gufo di palude (Asio flammeus). Fra le macchie di
Roverella e di Pioppo tremolo si rinvengono specie erbacee interessanti come l'endemita tosco-
emiliano/romagnola, Artemisia cretacea e Aristolochia rotunda.

Habitat rappresentati nel sito, (di cui alla Direttiva 92/43 all.I):
5210 Matorral arborescenti di Juniperus spp
6220*Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea

Collina Cesenate (Cesena e Roncofreddo):
Area collinare caratterizzata dalle arenarie del tortoniano, argille pelitiche e da limitati affioramenti
calcareo/gessosi, dove, grazie alla riduzione dei tagli boschivi si sono sviluppate formazioni boschive
stabili, che alternano a seconda dell'esposizione condizioni di vegetazione mesofila e termofila. Si va
dai boschi soleggiati di Roverella, con Leccio e Alaterno, ai boschi più ombreggiati con Tiglio
selvatico, Acero opalo, Ciavardello, Carpino bianco e persino Faggio (a circa mt 80 slm)! Si
riscontrano anche alcuni castagneti semi-naturali di notevole valore biologico (Montereale,
Monteaguzzo), mentre in sponda ds. or del Fiume Savio sono presenti tratti di bosco ripariale
sufficientemente conservato. Notevole la concentrazione di specie botaniche rare, fra cui alcune
esclusive per la Provincia come Dactylorhiza romana (al limite settentrionale della sua distribuzione
italiana) ed Ermodactylus tuberosus, da segnalare inoltre, Staphylea pinnata, Lonicera etrusca, Erica
arborea, Rhamnus alaternum, Allium roseum, Allium neapolitanum, Tulipa clusiana, Tulipa sylvestris,
Cistus incanus, Campanula sibirica, Daphne laureola, Osyris alba. Ambienti di forra con microclimi
freschi e umidi caratterizzano alcuni fondovalle come quello del Rio Cuneo, del Cesuola e del Rio
Mattero; qui si rinvengono eccezionalmente, oltre al già citato Faggio, anche la Lingua cervina
(Phyllitis scolopendrium), la Capelvenere (Adiantum capillus-veneris) e la Scilla silvestre (Scilla
bifolia). Si segnalano inoltre biotopi di particolare interesse faunistico nei quali sono presenti varie
specie d'interesse comunitario, ad es.: Gyrinus natator, Cerambix cerdo, Lucanus cervus, Eriogaster
catax, Rana italica, Bufo viridis, Triturus carnifex. Inoltre é comune l'Istrice (Hystrix cristata), più raro
il Moscardino (Muscardinus avellanarius) e vari chirotteri compresi negli allegati.2/4 Dir.Hab. fra cui:
Rhinolophus euryale, Rhinolophus ferrumequinum, Rhinolophus hipposideros, Miniopterus
schreibersi, Myotis bechsteini, Myotis blythii, Myotis emarginatus, Myotis myotis.
Fra gli uccelli si segnalano come nidificanti il Gruccione (Merops apiaster), l'Averla piccola (Laius
collurio), l'Averla capirossa (Lanius senator), il Pendolino (Remiz pendulinus), il Martin pescatore
(Alcedo atthis), il Lodolaio (Falco subbuteo), il Picchio verde (Picus viridis), l'Allocco (Strix aluco), il
Gufo comune (Asio otus), l'Assiolo (Asio scops), il Barbagianni (Tyto alba), da registrare infine una
nuova nidificazione di Falco pellegrino (Falco peregrinus) specie in all. I Dir 79/409).

Habitat rappresentati nel sito, (di cui alla Direttiva 92/43 all.I):
3270 Fiumi con argini melmosi con vegetazione del Chenopodiom rubrii p.p. e Bidention p.p.
5130 Formazioni a Juniperus communis su lande e prati calcicoli.
6430 Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie igrofile.

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8220 Pareti rocciose silicee con vegetazione casmofitica
91HO*Boschi pannonici di Quercus pubescens
9260 Foreste di Castanea sativa.
9340 Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia.

Fosso del Paladino (Meldola):
Al limite fra le colline argillose e i terrazzi alluvionali del fondovalle si apre questo impressionante
squarcio con pareti alte più di cento metri. Ne scaturisce un habitat di forra con boschi abbarbicati alle
pareti e vegetazione di climi umidi sul fondo (pioppi, ontani, Carpino bianco e qualche sporadico
faggio). Fra le rarità botaniche si segnalano: Platanthera bifolia, Aristolochia rotunda, Hippophae
rhamnoides, Cistus incanus. L'ambiente é selvaggio e ottimale come rifugio faunistico, é presente lo
Scoiattolo, l'Istrice, il Tasso, la Faina e la Puzzola, nidificanti il Falco pellegrino, il Gheppio, l'Allocco
e forse il Passero solitario.

Habitat rappresentati nel sito, (di cui alla Direttiva 92/43 all.I):
6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo
(Festuco-Brometalia) *stupenda fioritura di orchidee.
8220 Pareti rocciose silicee con vegetazione casmofitica
91HO*Boschi pannonici di Quercus pubescens
9180*Foreste di versanti, ghiaioni e valloni del Tilio-Acerion.
9340 Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia.

Torrente Riborsia e Bidente di Corniolo (S.Sofia):
Habitat torrentizio di notevole valore biologico. Presente il Gambero di fiume, l'Ululone appenninico e
il Merlo acquaiolo. Areale riproduttivo del Gufo reale (SPEC 3) e del Succiacapre (SPEC 2). Fra gli
invertebrati si segnala Maculinea arion, Euplagia quadripunctaria, e Lucanus cervus. Flora
interessante con presenza di Adiantum capillus-veneris, Epipactis palustris, e una rarissima stazione di
Saxifraga aizoides. Si propone come collegamento fra i SIC: IT4080011 "Rami del Bidente, Monte
Marino" e IT40800003 "Monte Gemelli, Monte Guffone".

Habitat rappresentati nel sito, (di cui alla Direttiva 92/43 all.I):
3250 Fiumi mediterranei a flusso permanente con Glaucium flavum.
8220 Pareti rocciose silicee con vegetazione casmofitica

Val Fantella e Cortina Vecchia (Premilcuore):
Area incontaminata di selvaggia bellezza con vegetazione forestale in ripresa e varietà di habitat, con
Faggete ad alta quota, querceti, castagneti, pascoli arbustati a ginepro ed ex coltivi trasformati in
brachipodieti. Notevole il contingente faunistico, in particolare con caprioli, cinghiali, tassi e faine e
dove si registra l'abituale presenza del Lupo. Di rilievo inoltre la presenza dell'Ululone appenninico
(Bombina pachypus) e nelle acque dei torrenti, del Granchio di fiume (Potamon fluviatile), del Cobite
(Cobitis taenia), del Barbo canino (Barbus meridionalis caninus) e del Vairone (Leuciscus souffia).

Habitat rappresentati nel sito, (di cui alla Direttiva 92/43 all.I):
3250 Fiumi mediterranei a flusso permanente con Glaucium flavum.
5130 Formazioni a Juniperus communis su lande e prati calcicoli.
6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo
(Festuco-Brometalia) *stupenda fioritura di orchidee.

                                                     10
6220*Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea
9180*Foreste di versanti, ghiaioni e valloni del Tilio-Acerion.
9150 Faggeti calcicoli dell'Europa Centrale del Cephalanthero-Fagion
9260 Foreste di Castanea sativa.

Cannetole, Mte Freddo, Valle del Bagno (Portico-S.Benedetto e Tredozio):
Vegetazione spontanea interessante e in forte ripresa, qualificata dalla presenza sparsa di querce vetuste
e di vecchi castagneti. Fra Cannetole e Monte Freddo, nel querceto a Roverella si riscontra anche una
interessante propagazione del Leccio (Quercus ilex), poco distante in una zona rocciosa, si rileva pure
un nucleo di Olivello spinoso (Hippophae rhamnoides) che costituisce uno dei popolamenti più estesi
in Provincia per questa rara specie. Un ulteriore diversificazione ambientale é costituita dagli estesi ex
coltivi oggi conquistati da arbusti e graminacee spontanee. Per tale motivo l'area presenta una spiccata
valenza di habitat faunistico: antico sito riproduttivo di Gufo reale (Bubo bubo), inoltre fra le specie
d'interesse comunitario vi nidificano attualmente il Lodolaio (Falco subbuteo), il Gheppio (Falco
tinninculus), il Picchio verde (Picus viridis) e il Succiacapre (Caprimulgus europaeus). Nei torrenti che
solcano l'area si rileva il Granchio di fiume (Potamon fluviatile).
Si segnala infine per il suo elevato valore biologico il laghetto di Borgomana (Tredozio) in cui vi
dimorano anfibi e innumerevoli specie d'invertebrati.
Habitat rappresentati nel sito, (di cui alla Direttiva 92/43 all.I):
5130 Formazioni a Juniperus communis su lande e prati calcicoli.
6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo
(Festuco-Brometalia) *stupenda fioritura di orchidee.
6220*Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea
9150 Faggeti calcicoli dell'Europa Centrale del Cephalanthero-Fagion
9260 Foreste di Castanea sativa.
9340 Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia.

Val Ritorti-Mte Collina (Portico-S.Benedetto):
Area selvaggia, contigua al Parco Nazionale con castagneti e pendici ammantate da una fitta
vegetazione boschiva del Quercus-Carpinetum. La parte sommitale é rivestita da una bella Faggeta
d'alto fusto (Fonte del Bepi) e da estese praterie a brachypodietum, originatesi da ex coltivi. Si
registrano condizioni faunistiche ottimali con presenza stabile del Lupo, areale alimentare per l'Aquila
reale (SPEC 3) e di nidificazione dello Sparviere. Il SIC può essere costituito come unico insieme al
precedente. Nella forra torrentizia del Fosso Ritorti vivono il Barbo canino, il Vairone, il Cobite.

Habitat rappresentati nel sito, (di cui alla Direttiva 92/43 all.I):
5130 Formazioni a Juniperus communis su lande e prati calcicoli.
6220*Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea
6430 Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie igrofile.
9150 Faggeti calcicoli dell'Europa Centrale del Cephalanthero-Fagion
9260 Foreste di Castanea sativa.

       1.3 Metodologie di conservazione del patrimonio naturale compreso nelle aree protette
       e nei siti della Rete Natura 2000

   1) Approfondire lo studio sulla presenza di particolari specie ornitiche nei SIC esistenti. A nostro
      avviso, diverse zone già contengono al loro interno habitat vocati alla presenza di specie di cui

                                                   11
   alla direttiva CEE 409/79 (Direttiva Uccelli) e deve pertanto essere elevato il loro livello di
   protezione includendole in ZPS.

2) In analogia con il punto precedente, riteniamo debba essere favorita la coincidenza, già a livello
   pianificatorio, tra i SIC e le Oasi faunistiche, soprattutto in quei siti come Pietramora-Rio
   Cozzi e Ladino-Fiume Montone già interessati in parte o per intero dall’istituto della Z.R.C.
   (Zone di Ripopolamento e Cattura): aree inibite all’attività venatoria che alla loro scadenza
   quinquennale potrebbero essere trasformate in Oasi faunistiche.

3) Superare le ingiuste esclusioni di aree meritevoli conservazione; un esempio per tutti, il lago di
   Quarto in comune di Sarsina, che rappresenta l’unica zona umida della Romagna di notevole
   rilevanza, già Oasi faunistica in passato, decaduta e non più rinnovata da circa quindici anni.
   L’idoneità del Lago di Quarto ad essere oggetto di elevati livelli di protezione ambientale è
   stata acclarata nell’ambito di uno studio riguardante le vocazioni faunistiche del territorio,
   commissionato dalla Provincia alla cooperativa STERNA.

4) Favorire un dibattito allargato al mondo agricolo sulle possibilità di ampliamento delle aree SIC
   esistenti e sui possibili collegamenti con altri SIC/ZPS o con aree soggette a particolari vincoli
   ambientali, al fine di ricostituire una rete ecologica innervata sul territorio, con linee di
   collegamento che seguano i corsi d’acqua, i crinali impervi, le formazioni boschive, gli incolti
   ed anche quelle “ricuciture ambientali”che un’attenta e creativa progettazione potrà realizzare.

5) Attuare interventi di miglioramento ambientale, così come illustrati dalle associazioni
   ambientaliste Pro Natura Forlì, WWF e Italia Nostra.
   In breve questi riguardano:
       a) trasformazione dei boschi cedui matricinati in cedui composti;
       b) lungo i bordi dei campi coltivati, esentare dall’aratura una fascia di rispetto di 2/3 m da
          lasciare alla evoluzione naturale al fine di costituire: fasce di transizione lungo il confine
          con aree boscate; siepi tra i coltivi; formazioni riparie lungo i fossi del reticolo
          idrografico minore;
       c) salvaguardia delle piante isolate e delle formazioni boscate lineari (siepi e filari);
       d) realizzazione, in corrispondenza degli scarichi delle opere drenanti realizzate per il
          consolidamento dei versanti franosi, di punti di abbeveraggio per la fauna.

6) Si ritiene indispensabile un tassativo rispetto della norma relativa alla esecuzione degli
   interventi di regimazione idraulica nel rispetto dei cicli biologici naturali, vale a dire fuori dal
   periodo di nidificazione.

7) Tutela dei boschi riparali con particolare attenzione alla composizione ed alla struttura, sia per
   gli interventi di regimazione idraulica, sia per le concessioni di taglio ai privati nelle aree del
   demanio fluviale.

8) Esclusione di quelle attività che compromettono la nidificazione delle specie ornitiche rupicole,
   in particolare ci si riferisce alla rupe di Rio Cozzi, dove la frequente attività degli scalatori
   comporta un pesantissimo impatto. Sulla parete sono stati impiantati chiodi con anelli, catene
   oltre che, nella zona sommitale, alcuni tasselli cementati cui sono assicurati anelli di metallo.
   Tale uso improprio ha allontanato le specie nidificanti quali il gheppio e diverse specie di
   strigiformi.
                                                12
   9) Realizzazione di momenti didattici per studenti e cittadini attraverso il recupero della viabilità
      in disuso, ad esclusiva fruizione pedonale nello stato di fatto, onde non impattare negativamente
      sulla rinaturalizzazione spontanea della copertura vegetale.

   10) Salvaguardia e restauro del paesaggio agrario, con particolare riferimento alle tradizioni
      agricole locali. A titolo di esempio si citano:
          a) ricostituzione di seminativi arborati;
          b) conservazione e ripristino di piccole formazioni boschive autoctone;
          c) impianto di siepi lungo la viabilità poderale ed interpoderale.

       Desideriamo inoltre sottolineare la problematica prioritaria per la tutela dell’ambiente
   naturalisticamente più importante a livello regionale (nazionale ed europeo), vale a dire il
   complesso del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.
       Innanzitutto, il nuovo Piano del Parco, definitivamente approvato, prevede una zonizzazione
   che riduce concretamente quasi ad 1/3 l’attuale zona B, per effetto della diminuzione della sua
   perimetrazione e dell’ulteriore frammentazione in sottozone-B – (di cui la metà sarà sottoposta ad
   un tipo di gestione più assimilabile alla zona C); recepisce sostanzialmente le proposte di gestione
   forestale formulate come obiezione dalla Comunità Montana del Casentino, finalizzate ad una
   selvicoltura produttiva non compatibile con la conservazione della natura, proprio nei contesti
   territoriali di proprietà pubblica (l’80% circa del territorio è di proprietà pubblica - Demanio)

Riteniamo inoltre necessario ampliare i confini del P.N., includendovi quei territori del Demanio
Regionale, di altrettanta valenza naturalistica, che non sono stati considerati neppure alla stregua di una
fascia di pre-parco.

CAPITOLO N.2 - Caccia e Tutela Fauna

2.1 Proposta di perimetrazione degli ambiti di caccia del nuovo Piano Faunistico della Provincia
Forlì-Cesena
La proposta di zonizzazione, spacciata come adeguamento di legge al raggiungimento del 23% di
territorio provinciale agro-silvo-pastorale protetto (rispetto all'attuale 18%), appare inaccettabile,
aderente solo agli interessi delle associazioni venatorie.
Sembra palese il nuovo tentativo di sottrarre al vigente divieto di caccia consistenti porzioni di
territorio demaniale di grande pregio come:
1. la foresta ad alto-fusto della Moia, interna al SIC del M.te Fumaiolo, sito di nidificazione di
    rarissime specie di rapaci;
2. la foresta dell'Alto Tevere, anch'essa compresa nell'omonimo SIC e habitat indisturbato per il Lupo;
3. il demanio posto alle pendici sud/occidentali del M.te Comero, costituito da pascoli e boschi intatti
    di Cerro, Abete bianco e Faggio, l'unica oasi di questa fin troppo sfruttata montagna;
4. tutta l'area demaniale di Careste, già compresa nello stesso SIC, cioè la porzione più consistente del
    medio Appennino, una vera oasi faunistica ad elevata biodiversità;
5. le aree forestali delle valli di Becca e del Volanello, l'unica porzione di demanio dell'Alto-Savio
    confinante con il Parco Nazionale, che ne costituiva una naturale continuità;
6. le consistenti porzioni di demanio dell'Alto Bidente (zona Poggio alla Lastra, Fosso di Spugna,
    Sasso, Valle Riborsia e Spescia), comprendenti aree SIC e habitat di pregio, in passato
    ripetutamente proposte per essere inserite nel Parco;

                                                    13
7. le aree demaniali di Galeata e Premilcuore fra il Colle delle Forche e la Val Fantella, corridoi
    faunistici e opportune zone di rifugio fra aree ad elevata densità venatoria;
8. il demanio del M.te Collina-Valle Ritorti posto in sin. orografica della Val Montone a monte di
    Bocconi, altra zona confinante con il Parco che ne rappresenta una naturale prosecuzione.
A fronte di ciò non si può dunque prendere minimamente in considerazione il tentativo di compensare
"lo scippo" con le cosiddette "Oasi di Protezione" proposte, in quanto queste comprendono ulteriori
porzioni prevalenti di territorio demaniale già precluso all'attività venatoria e sole piccole aree
attualmente aperte, ma di limitata e "disagevole" pratica venatoria, come ad es. il centro cittadino di
Cesenatico e la periferia sud di Cesena..       Naturalmente la parte di territorio maggiore e utile a far
quadrare i conti per il raggiungimento del 23% di superficie protetta, sarebbe quindi quella destinata a
Zone di Ripopolamento e Cattura (ZRC). Tuttavia non si può pensare a queste come aree protette che
possono compensare il valore biologico del demanio, in quanto oltre ad essere sottoposte ai relativi
danni causati dai ripopolamenti e dal disturbo della gestione, dopo un determinato periodo potranno
essere riaperte alla caccia, fatto non ammissibile per legge invece nelle aree demaniali.
Sull'istituzione delle nuove grandi ZRC, individuate non come dovuto in territori agro-silvo-pastorali,
bensì nelle aree industriali di Forlì e Cesena, si osserva come queste includono pressoché solo svincoli
stradali, capannoni industriali, abitazioni, canali artificiali e qualche campo irrorato con pesticidi.

2.2 Vigilanza venatoria
La Provincia FC ha posto il requisito della residenza in ambito provinciale come condizione necessaria
per poter esercitare la vigilanza venatoria volontaria. Ciò ha comportato l’estromissione delle guardie
volontarie del WWF residenti nelle province di Rimini e Ravenna, che garantivano un utile
monitoraggio dell’attività venatoria nelle zone del forlivese e del cesenate. La suddetta estromissione,
che non trova alcuna razionale motivazione, innesca il dubbio relativo ad una precisa volontà politica di
ridurre ulteriormente la sorveglianza sul territorio, attualmente irrisoria in ragione dei n. 3/5 dipendenti
provinciali addetti specificamente a tale scopo.

2.3 Tutela degli uccelli migratori
La delibera provinciale n. 85772/194 del 03/11/08 liberalizza la caccia da appostamento fisso e
temporaneo agli uccelli migratori nei siti più critici per la loro tutela: i valichi montani. Anche in questo
caso, non sussistono motivazioni razionali a sostegno di un tale provvedimento di deregulation
venatoria, tanto più grave per il fatto di essere stato assunto contro il parere dell’ISPRA e per il fatto
che molti dei siti in questione sono interni o confinanti con aree SIC o ZPS ed uno addirittura interno
al Parco Nazionale. Va rilevato infine come il Piano Faunistico Venatorio in via di approvazione,
continui ad essere privo di un elemento fondamentale quale l’individuazione delle rotte di migrazione e
la loro interdizione dalla caccia da appostamento.

2.4 Rio Salso
E’ stata sottoscritta una convenzione con l'Agrivetur per la gestione dell'Azienda Turistico-Venatoria di
Rio Salso, nonostante questa si trovi in territorio demaniale, il quale oltretutto viene utilizzato a fini
venatori da un ristretto gruppo di persone, per di più in un contesto generale di vigilanza insufficiente.
La scelta della Regione, che alla fine degli anni 80 portò l'amena e sperduta frazione di Rio Salso ad
essere trasformata in un'Azienda Faunistico-Venatoria recintata ed esclusiva si rivelò sin da subito una
scelta antidemocratica, che ha causato danni all'ambiente e non é mai stata condivisa nemmeno dalla
maggior parte degli abitanti del Comune di Bagno di Romagna, nonché da una parte rilevante del
mondo venatorio stesso.
L'utilizzo del pubblico demanio ai fini della caccia rappresenta a tutt’oggi una questione irrisolta di
illegittimità normativa, visto che appaiono tuttora palesi i contrasti con la legislazione vigente che non
                                                     14
consente (e non consentiva neppure allora) l'esercizio dell'attività venatoria in tali aree. Rio Salso
semmai doveva entrare, com'era naturale e già previsto allora, nell'ex Parco Regionale, e così oggi in
quello Nazionale, contribuendo pure al raggiungimento della quota del 20/30 % di territorio provinciale
inibito alla caccia.
Oggi purtroppo a meno di non essere cacciatori paganti autorizzati, non si può più nemmeno metter
piede in quella che nonostante tutto é un’area piena di bellezze naturali, costellata di insediamenti rurali
e percorsi storici che trasudano ricordi e vicende umane di un tempo perduto.
E’ poi sufficiente vedere come é stato ridotto l'ambiente circostante per rendersi conto di specifiche
forme di degrado: nuovi percorsi abusivi tracciati dai cacciatori con fuoristrada che, inoltrandosi
ovunque, oggi sfregiano i pascoli, mentre le vecchie mulattiere e i sentieri storici sono stati in parte
danneggiati e cancellati (e non solo quindi per errori ascrivibili ad un lontano passato). Un danno
causato anche dalla recinzione dell'azienda, che oltre ad aver stravolto i percorsi, ha sconvolto l'habitat
faunistico e che, essendo ora rotta o divelta in vari punti, consente alla fauna alloctona di mero
interesse venatorio d'irradiarsi nei territori circostanti e viceversa, a quella autoctona come lupi o cervi,
di penetrarvi... ovviamente con quali rischi o conseguenze non é dato sapere!
Dunque occorre riportare sovranità pubblica su quell'area, recuperandone le valenze ambientali e
sfruttando comunque in modo sostenibile anche le potenzialità turistiche oggi rappresentate dal Parco
Nazionale, che con il bel fabbricato dell'ex scuola elementare potrebbe giovarsi di un'altra struttura di
ristorazione e ricezione immersa in uno splendido scenario naturale e rivolta a chiunque intenda
raggiungere il luogo magari con uno zaino in spalla.
Crediamo infatti che solo la chiusura dell'azienda faunistico-venatoria, lo smantellamento della
recinzione e l'inserimento di quell'area nel Parco Nazionale possa portare al Comune di Bagno di R., ed
ancor più a S. Piero in Bagno (che diverrebbe così un'altra "porta" significativa del Parco) reali
vantaggi, anche economici, derivanti da un ulteriore riqualificazione turistica e ambientale del suo
territorio.

2.5 Caccia in deroga
La Provincia continua ad inserire nel calendario venatorio specie di dimensioni inferiori allo Storno,
quali la Passera d’Italia e la Passera mattugia; per tali specie, in forte declino, non sussistono
motivazioni tecniche e razionali per autorizzarne il prelievo venatorio e non si comprende come mai la
nostra Amministrazione Provinciale non si sia allineata con la maggioranza delle altre province della
regione, che invece hanno optato per la tutela di questi passeriformi.


CAPITOLO N.3 - ENERGIA

   3.1 Energia eolica. Riteniamo impraticabile l’ipotesi dei grandi parchi eolici industriali, (Portico e
       Biancarda paiono rientrare entrambi in questa tipologia), per l’eccessivo impatto sugli
       ecosistemi e sul paesaggio, sia in fase di cantiere che in fase di esercizio. Non si può pertanto
       condividere una pianificazione che affidi il 24,8% dell’obiettivo Kyoto a questa opzione
       tecnologica, tanto più che ci risulta che il Parco eolico della Biancarda abbia già ottenuto pareri
       negativi da parte delle competenti Soprintendenze di Ravenna e dell’Emilia Romagna. Si
       suggerisce quindi, in alternativa, di avviare uno studio di fattibilità per l’installazione di mini
       impianti eolici (ad asse orizzontale e verticale) in siti di scarsa rilevanza naturalistica e
       paesaggistica, nonché in aree urbanizzate e presso fabbricati sparsi.

   3.2 Energia idroelettrica da mini-impianti. I contenuti della scheda sono condivisibili, ma preme
       sottolineare che anche per l’idroelettrico è necessario porre la massima attenzione al problema
                                                     15
   dell’impatto ambientale, onde evitare di degradare siti strategici per la conservazione della
   biodiversità, specie in territorio montano. Si propone pertanto di: a) di avviare studi di fattibilità
   per l’introduzione di sistemi micro-idroelettrici, idroelettrici ad acqua fluente e inseriti in
   condotte idriche. Dalla letteratura reperibile su internet risulta che il potenziale contributo di
   questi sistemi non sia da trascurare, se è vero che: “in Svizzera le centrali ad acqua fluente
   coprono il fabbisogno elettrico di base” (www.energoclub.it); b) abbandonare i progetti
   idroelettrici che comportano nuove opere di derivazione sui torrenti montani e, in alternativa,
   valutare l’eventuale rimessa in pristino dei vecchi impianti idroelettrici, a tutt’oggi dismessi,
   adeguandoli al rispetto dei deflussi minimi vitali, calcolati sulla base di un’effettiva tutela
   dell’ecosistema.

3.3 Biomasse Per biomasse s’intendono tutte le sostanze di origine biologica (vegetali e animali)
    utilizzabili a fini
    energetici, cioè la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall’agricoltura
    (comprendente sostanze vegetali e animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse,
    nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani.
    Le biomasse, per il fatto di poter essere immagazzinate, possono diventare complementari per
    compensare
    parte della discontinuità intrinseca dell’energia solare, piuttosto che per produrre energia di
    base.
    Solo nelle situazioni in cui vi sia una potenzialità di produzione locale adeguata a quote
    significative
    di domanda energetica, le biomasse potrebbero essere usate per la produzione combinata di
    calore ed
    elettricità (co-tri-generazione) in moderni impianti di piccole dimensioni, secondo un concetto
    di
    filiera corta: la movimentazione eccessiva delle biomasse non solo ne aumenta i costi ma,
    soprattutto,
    ne rende negativi i bilanci energetici e ambientali.
    In un quadro generale che tenga conto anche della limitatezza delle risorse e della disponibilità
    di
    terra, il WWF ritiene che le bioenergie dovrebbero svilupparsi nel rispetto dei seguenti punti:
    - ogni singola iniziativa deve essere sottoposta preventivamente a un accurato bilancio
    energetico (conteggio dell’energia spesa e ricavata) e di emissioni relativo all’intera filiera
    (coltivazione, lavorazione dei prodotti, trasporto, uso finale);
    - la comunità locale dovrà essere coinvolta nei processi decisionali;
    - nessun progetto può essere accettato se genera rischi per la biodiversità, precisando che la
    salvaguardia delle specie animali e vegetali è un valore primario; a tal fine devono essere
    escluse da ogni progetto le attuali aree coperte da foreste primarie e quelle a più elevato valore
    di biodiversità;
    - il prelievo dei residui forestali a scopo energetico deve garantire il mantenimento delle
    funzionalità essenziali degli ecosistemi interessati (stabilità dei versanti, caratteristiche
    pedologiche, cicli idrologici, ecc.);
    - per quanto riguarda le biomasse legnose va garantito un approvvigionamento sostenibile e da
    aree prossime a quelle di utilizzo, affinché il trasporto non comprometta il bilancio energetico;
    ciò comporta anche l’eliminazione del rischio d’importazione di risorse legnose di
    provenienza illegale o frutto di processi di deforestazione; le colture devono dimostrare inoltre
    di essere gestite in maniera sostenibile attraverso la certificazione FSC;
                                                 16
        - andrà limitata al massimo la competizione tra colture alimentari e energetiche. In ogni caso
        andranno privilegiate le prime rispetto alle seconde, essendo il diritto all’alimentazione
        elemento imprescindibile per uno sviluppo sostenibile;
        - piante geneticamente modificate non devono essere utilizzate a scopi energetici;
        - deve essere posto un limite superiore alla fertilizzazione chimica;
        - devono essere privilegiate le colture energetiche a più alta resa (tonn/ha/anno) e a più basso
        impatto ambientale; a tale riguardo è noto come i biocarburanti (per es., il biodiesel) abbiano
        una bassa resa per ettaro (per es., la colza ha circa 0,7-1 tonn/ha/anno). In Italia solo per i
        trasporti si consumano 45 Mtep l’anno di carburante;
        - si deve limitare il commercio mondiale di biomasse a uso energetico e di biocarburanti per
        evitare che alcuni paesi diventino produttori/esportatori di energia per paesi ad alto consumo,
        accollandosi i pesanti bilanci ambientali e sociali; in ogni caso, l’importazione di bioenergie
        deve essere preventivamente sottoposta a un bilancio energetico comprensivo del trasporto;
        - nessun programma di importazione di biocarburanti deve essere accettato se genera un
        aumento dell’erosione del suolo (per es., aumento della superficie a canna da zucchero al
        posto di quella della foresta, come sta avvenendo in Brasile o della palma da olio nel sud est
        asiatico);
        - gli aspetti paesaggistici dovranno essere attentamente considerati.
        In ogni caso, deve essere posta particolare attenzione alle fonti di approvvigionamento
        attraverso una
        chiara certificazione di provenienza, escludendo dal mercato quei paesi o quelle aree
        geografiche dove
        si siano evidenziati crescenti fenomeni di commercio illegale e dove studi abbiano verificato la
        crescente avanzata di processi di deforestazione che rischiano di compromettere ulteriormente il
        mantenimento di interi ecosistemi forestali.
        Discorso a parte va fatto per il biogas. Negli ultimi dieci anni la digestione anaerobica di scarti
        organici si è diffusa in molti Paesi europei, tra i quali l’Italia, allo scopo di recuperare energia. Il
        recupero di biogas dalle discariche per rifiuti urbani rappresenta in Europa, e in particolare in
        Gran
        Bretagna, la più importante fonte di energia alternativa da biomasse, con oltre 450 impianti
        operativi.
        Il biogas può essere generato anche da quelle biomasse di scarto che comunque sarebbero
        prodotte
        dalla filiera agro-alimentare: liquami prodotti negli allevamenti zootecnici, residui colturali,
        scarti
        organici e acque reflue dell’agro-industria, fanghi di depurazione delle acque reflue urbane e
        industriali e frazioni organiche di rifiuti urbani. I rifiuti organici prodotti annualmente nei Paesi
        dell’Unione Europea ammontano a circa 2.500 milioni di tonnellate, di cui circa il 60% è
        costituito da
        effluenti zootecnici e residui agroforestali mentre il resto da rifiuti organici urbani e industriali e
fanghi di depurazione (fonte IEA Bioenergy task 37, www.iea-biogas.net). Parte di questi scarti, in
particolare quelli a elevato contenuto di zuccheri o amidi, possono essere inoltre trasformati in bioalcol.
La piattaforma energetica nazionale necessita di volumi di gas metano pari a 85,10 miliardi di metri
cubi, con un incremento tendenziale di 4 miliardi di metri cubi, pari a 5,3%. La produzione di biogas
da scarti agro-alimentari e liquami zootecnici rappresenta una filiera promettente e strategica a livello
nazionale, in quanto si andrebbe a innestare su infrastrutture già esistenti. Una volta purificato, infatti,
il biogas può essere integrato nella rete di distribuzione del gas naturale o essere distribuito e utilizzato
come combustibile nei veicoli a gas. Lo sviluppo e l’ottimizzazione di una strategia concertata tra
                                                      17
operatori della filiera agro-alimentare, fornitori di tecnologie e distributori di vettori energetici
porterebbero a una produzione annuale di biogas pari almeno a quella tedesca, oggi di 19,3 tep per
1.000 abitanti contro i 6,5 tep per 1.000 abitanti di quella italiana. Questo rappresenterebbe circa 1,4
miliardi di metri cubi di gas capace di coprire 1/4 dell’incremento annuale tendenziale.
Sono condivisibili i processi tecnologici di gestione delle biomasse (scarti di origine vegetale e
zootecnica) senza incenerimento, cioè: pirolisi, gassificazione e digestione anaerobica (in impianti di
piccola taglia, inferiori a 1 MWe), produzione di biodiesel e bioetanolo (in sostituzione dei derivati del
petrolio e del gas naturale). Occorre pertanto uno studio di fattibilità per la dislocazione sul territorio di
questi impianti alternativi. Di conseguenza, riteniamo che a pag.108 – punto 4 - sia illogico prevedere
che: “al di fuori degli impianti previsti da strumenti di pianificazione comunali non sono ammessi
impianti di potenzialità superiore a 1 MWe”. Infatti, non debbono essere ammessi impianti superiore ad
1 MWe in tutto il territorio provinciale, e le pianificazioni comunali debbono adeguarsi
automaticamente. Inoltre, per le deiezioni animali solide sono da preferirsi lo spandimento (in
conformità ai dettami del PTA - Piano di Tutela delle Acque) e il compostaggio (con le migliori
tecnologie disponibili). Condividiamo l’affermazione che “le principali vocazioni dei territori forestali
sono di difesa idrogeologica e ambientale e di qualità dell’aria e, in ultima analisi, di cattura e
immagazzinamento dell’anidride carbonica” (pozzi di CO2)…”…solo un piccolo quantitativo di
biomasse forestali, derivante dai necessari interventi di manutenzione boschiva, potrebbe avere un
utilizzo energetico, che dovrà avvenire vicino ai luoghi di raccolta, in modo da ridurre i costi economici
ed energetici del trasporto” (pag.70 del Piano).

3.4 Fotovoltaico – no a nuove occupazioni di territorio agricolo
Stanno purtroppo emergendo palesi incongruenze, come quella di pensare di occupare ettari ed ettari di
terreni agricoli con pannelli per la realizzazione di tanti “campi fotovoltaici”. Le richieste in tal senso
stanno aumentando esponenzialmente, in tutto il territorio della Provincia di Forlì-Cesena. Ricordiamo
che la vocazione primaria dei terreni agricoli è quella di produrre cibo per la comunità nel modo più
sano possibile (produzioni biologiche) e di costituire l’habitat naturale per le numerose specie
selvatiche di flora e fauna strettamente legate a questi ambienti. Inoltre bisogna anche tenere conto
della valorizzazione delle culture e tradizioni agroalimentari locali e della conservazione del paesaggio
rurale. Il WWF torna pertanto a ribadire, come già fatto per la questione dell’energia eolica, che ogni
intervento di modificazione dell’uso dei suoli per finalità energetiche deve essere inserito in una
pianificazione che tenga conto di tutte le componenti ambientali e che prevenga ogni ulteriore consumo
di prezioso suolo agricolo. I pannelli fotovoltaici possono convenientemente essere installati su
superfici già compromesse e impermeabilizzate (e di ettari ce ne sono tanti!), ovvero su suolo già
ecologicamente “perso”, come ad esempio le aree adibite a parcheggio, le ex discariche, le aree
industriali dismesse, i tetti dei fabbricati pubblici (uffici comunali, provinciali, ex genio civile, poste,
ospedali, etc.). Vanno invece, questo sì, stimolate le attività agricole, artigianali, industriali e
commerciali ad impiantare la tecnologia fotovoltaica sui tetti dei propri capannoni, dando l’opportunità
alle varie imprese del territorio di rendere un servizio alla collettività in termini di riduzione di
emissioni inquinanti e al contempo consentendo alle stesse di trarre un profitto pulito dalla vendita
dell’energia elettrica. Un grande piano di solarizzazione degli edifici, coinvolgendo anche i cittadini,
permetterebbe anche la contestuale rimozione/sostituzione di molte coperture in eternit ormai obsolete
e almeno parzialmente degradate. La scelta errata, e dettata solo da una logica di profitto da parte degli
amministratori e dei proprietari terrieri, rischia invece di ridurre fortemente l’attività fotosintetica con
impoverimento progressivo del tenore di carbonio fissato nel suolo e nella biomassa. Inoltre, a causa
della schermatura dalle piogge, la superficie agricola andrebbe incontro a un inaridimento e ad una
progressiva desertificazione. La conseguenza più evidente è che i terreni agricoli diventerebbero
emettitori anziché assorbitori di anidride carbonica (il suolo, se non degradato, rappresenta un naturale
                                                     18
serbatoio di carbonio); una situazione a dir poco paradossale, per una tecnologia come il fotovoltaico
che punta a ridurre le emissioni che alterano il clima.

CAPITOLO 4 - Sviluppo turistico sostenibile per l’Appennino forlivese.

4.1 “Centro Polifunzionale Scientifico Culturale della natura” nell’area di Fiumicello – Corniolo.

Il centro polifunzionale si struttura su tre siti, gestiti in modo coordinato:
1- Pian di Rocchi: foresteria, centro studi, scuola permanente di zoologia e botanica forestale (in
collaborazione con l’Università), con funzione anche di osservatorio sulla biodiversità del crinale
romagnolo e del Parco Nazionale Foreste Casentinesi, M. Falterona e Campigna.
2- Giardino botanico di Valbonella: centro per la conservazione e lo studio della flora rara e protetta.
L’attività di ricerca, studio, conservazione, salvaguardia, divulgazione, ecc. sarà effettuata non solo
attraverso la conservazione delle specie e delle associazioni vegetali presso il giardino botanico stesso,
ma anche tramite la conservazione in situ (cioè nell’intero territorio del Parco). Il giardino botanico può
validamente contribuire a dettare le linee guida per la corretta gestione dell'ambiente naturale e delle
sue risorse, relativamente al territorio del crinale romagnolo.
3- Area faunistica di Valdonasso: osservatorio faunistico didattico scientifico, centro di primo
soccorso veterinario e centro di conservazione di specie a rischio di estinzione. Le specie che saranno
ospitate all’interno dei recinti dovranno provenire da altri centri in cattività, e potranno essere integrate
con soggetti non recuperabili provenienti dal Centro di primo soccorso veterinario. Le specie
faunistiche che possono essere accolte all’interno delle aree, saranno di due gruppi:
A -Ungulati: Cervo, Capriolo,Daino e Cinghiale
B -Carnivori: Lupo,Gatto selvatico, Lince.
E’ ipotizzabile, nella fase progettuale, dopo adeguati sopralluoghi, dedicare spazi idonei ad ospitare
anche piccoli carnivori (es: mustelidi e volpe) ed aree per la permanenza temporanea degli esemplari
soggetti alle prestazioni di pronto soccorso veterinario.
Le strutture attuali dei tre siti debbono essere mantenute di proprietà pubblica. Bisognerà provvedere
anche ad adeguata ristrutturazione e riqualificazione, ad eccezione di Pian di Rocchi che può essere già
operativo con minimi interventi.
1




                                                     19
Allo scopo occorrono:

   a) adeguamento strutture esistenti (di cui ai punti 2- 3, sopra citati) cioè ristrutturazione dei
       fabbricati all’ interno del Centro, delle recinzioni, dei sistemi irrigui;

   b) punti di accoglienza temporanea per gruppi di utenti quali copertura antipioggia, altane, aree pic-
       nic e di sosta, pannellonistica esplicativa e didattica;

   c) sentieristica interna secondo criteri di migliore accessibilità e caratterizzata da standard di
       sicurezza ad eguati anche a gruppi di visitatori numericamente consistenti o diversamente abili;

   d) adeguamento funzionale per la struttura veterinaria di prima accoglienza e acquisizione di
      strumentazione veterinaria pertinente;

   e) adeguato sistema di allarme e videosorveglianza;

   f) cella frigorifera adeguata per alimentazione e conservazione di carne e verdura per scopi
       faunistici.

Quanto sopra presuppone inderogabilmente la realizzazione di un’adeguata rete di alimentazione
energetica ( luce-gas) e idrica, del sistema fognario e della raccolta differenziata dei rifiuti.
La realizzazione ed il finanziamento delle suddette opere sarà a carico degli Enti pubblici, così come la
progettazione dell’adeguamento. La elaborazione di quest’ultima spetterà invece al soggetto privato al
quale verrà affidata la gestione tecnico-economico-amministrativa del futuro Centro, in sinergia con un
Comitato tecnico-scientifico designato dall’Ente Parco e dalle Associazioni Ambientaliste proponenti il
presente documento.
Il Comitato tecnico-scientifico sarà composto da un esperto per ognuno dei seguenti settori; faunistico,
botanico e divulgativo.

Attività da svolgere in coerenza con il territorio.

a) educazione ambientale e didattica scolastica, corsi universitari, corsi per wild-watchers
   (fotografi,osservatori e censitori), per gruppi trekking, per selecontrollori ittici e venatori, per
   guardie ecologiche, per micologi e per addetti forestali e botanici, per guide ambientali e animatori
   naturalistici;

b) accoglienza e primo soccorso veterinario di animali feriti rinvenuti sul versante romagnolo del
    Parco e loro reinserimento in natura, se possibile; qualora questo non sia possibile, gli stessi
    esemplari potranno essere accolti nel centro faunistico a scopo conservazionistico (pool genetici) e
    didattico. Esiste la possibilità di una collaborazione con il Servizio Veterinario di Forlì, che ha
    dato disponibilità per l’assistenza veterinaria di pronto soccorso. La disponibilita dell’ASL sarebbe
    di supporto alla figura del veterinario già presente nello staff del Parco Nazionale.




                                                   20
La realizzazione ed i costi di mantenimento del pronto soccorso saranno a carico degli Enti pubblici, i
quali provvederanno anche ai costi di alimentazione per gli animali ospitati.
La programmazione dell’attività e la definizione dei temi naturalistici da trattare sarà effettuata dal
soggetto gestore in collaborazione con il Comitato Tecnico-Scientifico di cui sopra.
Piano gestionale e strutturale che garantisca la sostenibilità economica del Centro Polifunzionale.
Esso individua il numero e la qualità dello staff tecnico operativo, le specie faunistiche e botaniche da
gestire, i mezzi e le attrezzature.
La pianta organica minima per la gestione ordinaria ed il mantenimento delle strutture deve essere
composta da:

1- Personale di Pian di Rocchi: un addetto alla manutenzione e vigilanza del manufatto

2- Personale del Parco Faunistico: un addetto (keeper) con il compito di accudire ed alimentare gli
esemplari delle specie faunistiche ospitate all’interno del Parco, categoria lavorativa operaio
specializzato.
3- Personale del Giardino Botanico: un addetto (specializzato) con il compito di accudire e
mantenere le varie essenze presenti all’interno del Giardino.
4- Personale di supporto : un addetto (qualificato) con mansioni di supporto alle due figure
precedenti; è opportuno che questa figura sia residente in loco.
Il personale deve essere precedentemente formato con corsi specifici a cura del soggetto gestore.
Il personale di gestione deve essere supervisionato da un coordinatore, il quale deve occuparsi anche
della promozione e delle pubbliche relazioni. Egli inoltre dovrà sostituire per periodi limitati il
personale assente per infortuni, ferie ecc. La parte amministrativa sarà curata dal soggetto gestore.
L’attività di tale soggetto usufruirà dei proventi derivanti dalle attività turistiche e didattiche da esso
svolte.
Logistica ( viabilità, trasporti e recettività )
Per garantire un corretto flusso di visite occorre la realizzazione, in modo ecocompatibile, di aree a
parcheggio e di accessi all’area idonei a supportare un carico turistico adeguato. I parcheggi devono
essere tali da poter accogliere in sicurezza almeno quattro pullman. Si può prevedere anche un servizio
di bus-navetta.
La ricettività dovrà essere garantita dalle strutture esistenti, già funzionanti in Campigna, Corniolo,
Santa Sofia, Pian di Rocchi, Fiumicello, Premilcuore.
3




                                                    21
Promozione turistica
Il “Centro Polifunzionale della Natura” deve essere un tappa nel circuito turistico del Parco Nazionale e
collegato ai centri visita. Tale circuito deve essere a sua volta parte di un sistema più vasto,
comprendente tutto il comprensorio forlivese (valli del Bidente, del Rabbi e del Montone) nonché, in
prospettiva, anche le zone del turismo costiero.
La promozione turistica del “Centro Polifunzionale della Natura” spetta al Parco Nazionale. Tuttavia
anche il soggetto gestore dovrà promuovere il polo di educazione ambientale nei circuiti didattici e
turistici.

4.2 PERCORSO TURISTICO (NATURA E CULTURA) NELLA VALLE DEL BIDENTE (DA
ALLARGARE ALLE VALLATE DEL RABBI E DEL MONTONE)
Premessa
Il progetto turistico per la Val Bidente si basa sulla fruizione turistica ambientalmente compatibile di

un insieme integrato di strutture e siti naturalistici tra loro fisicamente e logisticamente collegati (si

veda apposita mappa allegata al presente documento).

Le località interessate sono:
Campigna (e località Burraia)
Corniolo (Valbonella e Valdonasso)
Fiumicello e Pian di Rocchi
Ridracoli
Santa Sofia
Galeata (e Pianetto)
Civitella e Cusercoli
Meldola (e Teodorano)
Bertinoro (Fratta Terme)
Forlimpopoli (Selbagnone)
Forlì (Magliano)
Questo progetto si basa sui seguenti principi:

   �� Fruizione sostenibile e consapevole, a limitata impronta ecologica, attraverso progetti didattici,
      visite guidate e informazione turistica.

   �� Condivisione di protocolli gestionali redatti in seno all’attività di un apposito Comitato
     Organizzatore con funzioni di coordinamento, definizioni di regole e buone pratiche, composto
     da esperti nei settori ambientale, turistico/promozionale, storico/archeologico/monumentale e
     didattico.




                                                   22
   �� Formazione/organizzazione di “pacchetti turistici” di sistema che tengano conto delle eccellenze
      e delle emergenze presenti e diffuse nel territorio di riferimento.

I soggetti partecipanti a questo progetto sono i seguenti:
- Istituzioni pubbliche (Ente Parco Nazionale, Provincia di Forlì-Cesena, e Comuni interessati
territorialmente) con il compito di coordinare ed attivare la pianificazione, l’indirizzo dei progetti e
individuare le risorse economiche per i piani di investimento. Tali enti saranno rappresentati all’interno
del Comitato organizzatore con loro funzionari, esperti e di comprovate competenze tematiche.
- Soggetti privati (es. albergatori e gestori di agriturismi, agricoltori, operatori del turismo, guide e
animatori dell’educazione ambientale e culturale, associazioni di categoria, associazioni ambientaliste)
con il compito di promozione, gestione diretta delle proposte e dei progetti, elaborazione del piano di
marketing e individuazione delle risorse per la spesa corrente. Tali soggetti saranno rappresentati
all’interno del Comitato organizzatore con loro esperti di comprovate competenze tematiche.
Il Comitato organizzatore avrà il compito/ruolo di verificare la compatibilità e l’efficienza del “sistema
turistico di filiera” affinchè ciascuna componente (pubblica e privata) sia in sinergia e complementare
con le altre nel rispetto della dimensione territoriale e della qualità rurale, naturale e culturale
dell’ambiente di riferimento.
Esso dovrà stilare un elenco di requisiti minimi ai quali i soggetti della filiera dovranno attenersi per
sviluppare le proprie attività (es. regolamento dei servizi, un protocollo di qualità).

CAPITOLO N.5 - Agricoltura biologica, risparmio di territorio, riqualificazione paesaggistica

Negli ultimi decenni la conversione delle pratiche agricole da estensive a intensive ha causato una forte
perdita di biodiversità ed una estrema semplificazione del paesaggio in tutta Europa.
Per cercare di porre rimedio a questo fenomeno l’Unione Europea ha indicato agli Stati Membri 3
obiettivi prioritari (biodiversità, tutela acque e cambiamenti climatici) da raggiungere mediante il Piano
di Sviluppo Rurale che è così diventato lo strumento programmatico e finanziario europeo più
importante per la tutela dell’ambiente e la conservazione della biodiversità in ambito agroforestale.
In numerosi studi recenti è stato evidenziato come la conservazione di specie ed ecosistemi naturali
dipenda, primariamente, dal raggiungimento di un’adeguata “massa critica” di habitat di buona qualità.
Si è stabilito che gli interventi di mitigazione degli impatti antropici possono risultare vani quando non
viene fornita alle specie target una quantità sufficiente di habitat idoneo.
Si è inoltre evidenziata l’importanza della qualità della matrice (solitamente agricola) in cui sono
immersi i frammenti di habitat naturale, per cui anche le misure agro-ambientali e gli altri strumenti di
mitigazione dell’impatto antropico possono migliorare in maniera notevole la qualità della matrice,
permettendo così alle specie selvatiche di spostarsi tra gli habitat naturali residui.
Anche il tema della connettività del territorio sta diventando sempre più importante alla luce dei
cambiamenti climatici in atto. Infatti, si prevede che nei prossimi decenni molte specie vedranno i
propri habitat spostarsi (latitudinalmente e altitudinalmente) sotto l’influenza del cambiamento
climatico. La loro sopravvivenza di queste specie dipenderà quindi, in maniera cruciale, dalla
possibilità di avere a disposizione corridoi ecologici che permettano loro di “seguire” i propri habitat.
Si è altresì ampiamente dimostrato come la biodiversità dipenda in maniera fondamentale dalla
diversificazione del paesaggio e dalla disponibilità di una completa gamma di ambienti che possano
soddisfare l’esigenza delle specie in tutte le fasi del loro ciclo vitale (ad esempio, nel caso degli uccelli,
siti di nidificazione, luoghi di svernamento, aree di alimentazione).

In seguito a quanto detto, appare imprescindibile per una strategia efficace:
                                                     23
1. garantire il ripristino di una quantità sufficiente di habitat naturale, anche aggregato, in frammenti di
    dimensioni adatte a sostenere popolazioni vitali;

2. collegare tra loro gli habitat naturali residui e ripristinati attraverso un miglioramento della matrice
    agricola all’interno di corridoi ecologici;

3. combinare interventi diversi, creando mosaici di habitat sufficientemente diversificati per garantire le
    diverse esigenze delle specie nell’arco del loro ciclo vitale.

Ne consegue che le priorità ecologiche per la conservazione della biodiversità nel territorio della
Provincia FC sono le seguenti.

   5.1 Conservazione e miglioramento degli ambienti aperti di montagna e collina. E’ necessario
   incanalare risorse al mantenimento ed al recupero dei prati e pascoli abbinando misure di sostegno
   diretto all’attività zootecnica con misure complementari a favore della crescita dell’economia legata
   all’attività pastorale (sostegno a produzioni lattiero casearie di nicchia, alla commercializzazione
   diretta, alla promozione delle produzioni tradizionali, mantenimento di servizi necessari all’attività
   pastorale come macelli, veterinari, caseifici, rivitalizzazione dei villaggi montani, ecc.). Tali
   interventi possono abbinarsi in maniera sinergica anche con la tutela del patrimonio genetico della
   zootecnia locale tradizionale. Molte razze domestiche attualmente minacciate di estinzione sono
   adatte allo sfruttamento estensivo di ambienti marginali e alla produzione di prodotti gastronomici
   di qualità. Occorre inoltre valorizzare la presenza della flora e della fauna selvatica a fini turistici e
   ricreativi, con rigidi criteri di selezione al fine di evitare l’introduzione di flora e fauna esotica,
   l’alterazione degli ecosistemi naturali ed il maltrattamento degli animali selvatici, utilizzare le
   specie ombrello come target per progettare le azioni e impostare il monitoraggio della biodiversità.
   5.2 Rinaturalizzazione delle fasce fluviali con funzioni di ricostituzione dei corridoi ecologici e
   di miglioramento della qualità dei fiumi. La Direttiva quadro nel settore delle acque
   (2000/60/CE) mette la rinaturalizzazione degli ambienti fluviali al centro di una nuova logica di
   gestione delle risorse idriche basata sulla funzionalità ecologica e non più esclusivamente
   sull’ingegneria idraulica. Occorre incrementare la qualità ecologica dei sistemi d’acqua dolce
   attraverso la diminuzione di input chimici (antiparassitari e fertilizzanti), presupposto necessario
   alla ricostruzione dell’ecosistema fiume che, oltre a migliorare la qualità delle acque e mitigare gli
   impatti idrologici (alluvioni, carenza idrica, ecc.), rappresenta anche una preziosa opportunità per
   recuperare la biodiversità legata a tali ambienti. Inoltre i fiumi, oltre che fornire habitat a
   moltissime specie, rappresentano anche l’ossatura della rete ecologica che permette agli organismi
   di spostarsi in un territorio sempre più antropizzato. La logica di questa linea di azione dovrebbe
   essere quella di “ridare spazio al fiume” recuperando e rinaturalizzando le aree golenali, creando
   aree di esondazione e rimuovendo dalle golene le attività antropiche non compatibili, tra cui
   l’agricoltura intensiva che apporta inquinanti nelle acque.
   A seconda delle condizioni idrologiche (e delle esigenze di sicurezza idraulica) si possono
   prevedere misure come la ricostituzione dei boschi ripariali, il ripristino di zone umide golenali, la
   trasformazione di seminativi in prati stabili, ecc.. Ove non fosse possibile rimuovere le attività di
   agricoltura intensiva dalle aree golenali, il loro impatto può essere mitigato attraverso la scelta
   dell’agricoltura biologica e l’implementazione di misure di “mitigazione” (es. margini inerbiti,
   siepi, ecc.). Al fine di aumentare i deflussi minimi lasciati ai corsi d’acqua, e di conseguenza
   aumentare la qualità dell’acqua e la biodiversità acquatica, sarebbe opportuno promuovere, ove

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   possibile, l’abbandono dei sistemi irrigui, o quantomeno la conversione dei sistemi esistenti a
   scorrimento e a pioggia in sistemi ad altissima efficienza, come l’irrigazione a goccia, che consente
   irrigazioni con minore volume stagionale irriguo.
   Associati a tali interventi nelle zone di bonifica dovrebbero essere ripristinate le zone umide con
   doppia funzione di habitat per flora e fauna e di costituzione di sistemi tampone per la depurazione
   delle acque. Il ripristino di nuclei rinaturalizzati può essere ulteriormente rafforzato dal
   miglioramento delle aree agricole all’interno del mosaico paesaggistico attraverso misure di
   mitigazione (agricoltura biologica, siepi, margini erbosi, muretti a secco, stagni, boschetti).

5.2.1 Gestione delle acque in agricoltura

      E’ necessario rinaturalizzare gli invasi ad uso irriguo, spesso caratterizzati da sponde artificiali
       che intrappolano la piccola fauna;
      per quanto riguarda gli attingimenti, occorre andare verso un sistema per cui gli agricoltori
       attingano acqua da invasi realizzati in corrispondenza delle casse d’espansione dei fiumi e non
       direttamente dai fiumi o canali; occorre poi completare gli allacciamenti del CER fino alla
       pedecollina, portando a regime lo schema: CER + invasi nelle casse d’espansione per la pianura
       e laghetti per le colline; in questo modo si riuscirebbe ad azzerare i prelievi da pozzi e alvei;
      è necessario migliorare continuamente l’efficienza degli impianti di irrigazione; questa
       efficienza sia finalizzata non già per incrementare la produzione, quanto per restituire acqua ai
       fiumi; in questo modo si potrà raggiungere e superare l'obiettivo del Piano Regionale di Tutela
       delle Acque di ridurre almeno del 50%, entro il 2016, le superfici irrigate con tecniche obsolete;
      è necessaria l’emanazione di un provvedimento ad hoc per vietare l’irrigazione durante le ore in
       cui c’è massima evaporazione;
      è necessario un sistema di contatori efficace e informatizzabile che garantisca il rispetto dei
       quantitativi, che devono essere concessi sulla base degli ettari/colture da irrigare, previo
       confronto con Autorità di Bacino e STB per verificare a monte la sostenibilità del prelievo;
      è necessaria una campagna di monitoraggio ed eliminazione delle molte centinaia di
       attingimenti abusivi;

   durante i periodi siccitosi è fondamentale che il provvedimento di divieto di attingimento non risulti
   tardivo, quando i fiumi sono già prosciugati. Occorre allontanare i sistemi di pompaggio dal fiume
   se si tratta di struttura mobile (trattore, pompa con ruote) e fornire tassativamente di contatore le
   strutture fisse;

5.3 Ripristino di boschi più maturi e naturali. La gestione del patrimonio forestale dovrebbe
orientarsi verso una ricostituzione delle cenosi naturali e una maggiore diversificazione specifica e
strutturale. Ricondurre gli ecosistemi boschivi verso assetti più naturali rappresenta un imperativo
anche per renderli più resistenti e resilienti nei confronti di fenomeni quali gli incendi, l’invasione di
parassiti e di specie alloctone e l’erosione, destinati ad aumentare a seguito dei cambiamenti climatici
in atto. Le misure chiave in questa ottica sono il rilascio di esemplari morti o deperienti, la
diversificazione della struttura/composizione del bosco, la conversione dei cedui in fustaie,
l’eradicazione di specie alloctone, la rinaturalizzazione degli imboschimenti realizzati con prevalenti
funzioni di antierosive. Nell’ambito montano non è prioritario aumentare le superfici boscate, ma
occorre invece prevederne un miglioramento ecologico.
Le azioni da attivare, pertanto, sono le seguenti:



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   -   sostituzione di piantagioni di specie alloctone con formazioni forestali, o non forestali, ad
       elevata valenza ecologica;
   -   eradicazione o controllo di specie alloctone invasive; diversificazione della struttura forestale
       (diradamento in boschi eccessivamente fitti per favorire la rinnovazione naturale, governo a
       ceduo di piccole parcelle in estese formazioni a fustaia, avvio a fustaia di parcelle in estese
       formazioni a ceduo, ecc.);
   -   diversificazione della composizione specifica forestale mediante piantumazione di essenze rare
       all’interno di formazioni pure (ad esempio Abete bianco, Tasso, Acero, Agrifoglio, ecc.
       all’interno delle faggete appenniniche);
   -   creazione di radure;
   -   creazione di piccole zone umide per favorire l’insediamento e la riproduzione di anfibi e
       invertebrati;
   -   mantenimento e adattamento allo scopo, laddove esistono, di piccoli ruderi di muri o edifici utili
       al rifugio, alla sosta e alla riproduzione di molte specie di rettili e di loro predatori;
   -   incremento della biomassa legnosa morta;
   -   limitazioni alle attività forestali attorno a nidi o agli areali di riproduzione di specie importanti
       (es. uccelli rapaci); limitazione dei tempi di effettuazione degli interventi di governo del bosco
       al periodo compreso tra ottobre e fine febbraio al fine di ridurre al minimo gli effetti negativi
       alla fauna selvatica;
   -   limitazione alla rimozione di alberi morti o deperienti;
   -   divieto alla rimozione di alberi con cavità;
   -   allungamento del turno di taglio e creazione di aree di riserva non soggette a taglio all’interno di
       foreste produttive.

5.4 Miglioramento ecologico della matrice agricola. La aree della Rete Natura 2000 (Siti di Interesse
Comunitario e Zone di Protezione Speciale) e le aree protette istituite in base alla L.N. 394/91 e alla
L.R. 15/94 sono delle isole di habitat naturale quando si trovano immerse in un paesaggio rurale privo
di connettività ecologica.
Per raggiungere l'obiettivo di una rete ecologica regionale efficace, le aree della Natura 2000 e aree
protette devono fungere da nodi di biodiversità, connessi ecologicamente dalla matrice agricola. Perché
ciò avvenga è necessario ripristinare la connettività ecologica della matrice agricola valorizzando le
aste fluviali, le aree collinari e montane tramite interventi di miglioramento agro-ambientale
diversificati e specifici. Tali interventi dovrebbero essere effettuati prioritariamente a livello
comprensoriale per raggiungere un’adeguata massa critica di habitat di adeguata qualità naturalistica.
Quanto sopra presuppone la valorizzazione dell’agricoltura biologica e delle linee produttive non
OGM, nonché lo sviluppo coordinato dell’attività agricola e di sistemi forestali ad elevata valenza
naturale.

A seguito di quanto sopra si riportano alcune misure di dettaglio:

   -   il finanziamento d’investimenti strutturali per la realizzazione di recinzioni mobili,
       microcaseifici, macelli mobili, sistemi di commercializzazione diretta, al fine di favorire la


                                                      26
    persistenza ed il ritorno del pascolo ed evitare lo spopolamento delle aree di alta collina o
    montane;
-   agricoltura biologica: pagamento del contributo per la certificazione, consulenza aziendale,
    formazione ed informazione, priorità nelle graduatorie per le azioni di ammodernamento delle
    aziende e delle filiere biologiche sia del comparto zootecnico che vegetale;
-   aumento della qualità dell’intera filiera biologica tramite il potenziamento delle capacità di
    trasformazione e l’agevolazione del collocamento delle produzioni biologiche nel mercato;
-   promozione del corretto riutilizzo e smaltimento dei residui colturali e dei reflui zootecnici
    tramite impianti di compostaggio, fitodepurazione e biogas al fine di tutelare la qualità degli
    ambienti umidi, dell’acqua e mitigare i cambiamenti climatici;
-   l’attivazione di filiere “energetiche” dovrà far riferimento ad impianti di piccole dimensioni utili
    solo all’azienda o a gruppi di aziende contermini, in stretto legame con il territorio e che non
    comportino impatto negativo per la tutela della biodiversità e per la salute umana;
-   la promozione delle filiere corte e dei piccoli produttori tramite regole più snelle per la vendita
    diretta e forme distributive diverse rispetto alla Grande Distribuzione Organizzata. Importanza
    strategica avranno i progetti integrati che prevedono ed accordi tra gli operatori agricoli e quelli
    della distribuzione;
-   introduzione di standard ambientali tali che le indennità compensative per le aree montane e
    svantaggiate permettano contemporaneamente il mantenimento dell’attività agricola e la tutela
    dell’ambiente e della biodiversità. La produzione di esternalità positive da parte dell’agricoltura
    costituisce la motivazione principale affinché l’ente pubblico possa continuare a sostenere
    economicamente aziende talora fuori mercato;
-   finanziamenti derivanti da “indennità Natura 2000 e indennità connesse alla direttiva
    2000/60/CE” di cui al punto iii) della lettera a) dell’art. 36 del Regolamento CE n. 1698/05 e da
    “indennità Natura 2000” di cui al punto iv) della lettera b) dell’art. 36 del Regolamento CE n.
    1698/05, relativa alle superfici forestali. (L’applicazione di queste misure è strategica per la
    conservazione della biodiversità presente nelle aree della Rete Natura 2000. L’assenza tale
    misura pregiudica il raggiungimento dell’obiettivo prioritario della UE “Biodiversità e
    preservazione dell’attività agricola e di sistemi forestali ad alto valore naturale” e quindi il
    rispetto degli obiettivi delle direttive 92/43/CE “Habitat”, 79/409/CE “Uccelli” e 2000/60/CE
    “Acque”). L’assenza dei piani di gestione dei SIC e ZPS non è condizione per non attivare
    queste misure, in quanto si potrebbe individuare ed applicare una base minima di misure
    obbligatorie di conservazione la cui accettazione politica e sociale è decisamente favorita dalla
    possibilità di indennizzazione economica. E’ infine fondamentale l’attivazione di un adeguato
    capitolo di spesa;
-   misure di “mitigazione” degli impatti agricoli, relativamente facili da applicare e poco costose,
    utilizzabili su larga scala con l’obiettivo di “ammorbidire” la matrice agricola aumentandone la
    connettività per le specie selvatiche. Queste misure, pur applicabili su larga scala, vanno
    preferibilmente concentrate nelle zone prioritarie e affiancate alle azioni di ripristino
    ambientale. E’ opportuno prevedere l’adozione di un criterio di preferenza per le misure che
    sommano benefici per la biodiversità a benefici ambientali generali (qualità delle acque,
    controllo dell’erosione, mitigazione dell’effetto serra). Esempi di misure agro-ambientali di
    base: impianto di siepi, filari, boschetti, creazione di margini erbosi ai bordi dei campi,
    realizzazione di stagni permanenti e temporanei, conversione di seminativi in prati permanenti,
    aratura ritardata delle stoppie, mantenimento della copertura erbacea e dei rami derivanti dallo
    scalvo (possibilmente in piccoli mucchi) di pioppeti e frutteti, sostegno al pascolo estensivo
    (periodi e carico di bestiame), sostegno al biologico (ma non all’agricoltura integrata) se non

                                                27
       già sostenuta tramite l’articolo 69 del Reg. 1782/03. L’applicazione di tali misure devono avere
       una logica di priorità nelle Aree Natura 2000 (SIC e ZPS), aree protette (parchi, riserve ed altre
       aree protette), nelle aree coltivate a biologico, nelle aree di corridoio ecologico (es. ambiti
       fluviali), sempre in una logica di rete ecologica per aumentare la connettività della matrice
       rurale.


5.5 Bilancio del carbonio

L’ottenimento di un bilancio pari a zero delle emissioni di CO2, o addirittura un risparmio netto
(bilancio negativo), dipende in maniera molto rilevante dai metodi di coltivazioni utilizzati (a quantità
di input chimici, profondità delle lavorazioni del suolo, ecc.), dalla distanza tra il luogo di produzione e
il luogo di utilizzazione, dal tipo di carburante utilizzato per il trasporto e dalla precedente destinazione
d’uso del terreno impiegato per la coltivazione delle biomasse (es. ex-prato stabile, ex- seminativo,
ecc.). Per questo motivo è indispensabile che venga incentivata solamente la produzione di biomasse
con bilancio di emissioni di CO2 negativo o pari a zero e che non produca impatti negativi sulla
biodiversità. A tal fine deve essere sviluppato un protocollo di produzione e messo in pratica un
sistema di certificazione indipendente, sul modello dell’agricoltura biologica. Ai fini di una
sostenibilità nel lungo termine, la produzione delle biomasse dovrebbe essere sostenuta tramite la
creazione e il mantenimento di un idoneo e fiorente mercato energetico, piuttosto che tramite i sussidi
in agricoltura per la sola coltivazione.
Anche lo sfruttamento delle foreste a fini energetici andrebbe realizzato sulla base di un protocollo e
tramite un sistema di certificazione per garantirne la reale sostenibilità ambientale.


5.6 - Monitoraggio e indicatori di risultato

Per la valutazione dell’efficacia delle misure finalizzate alla conservazione della biodiversità è
necessario utilizzare degli indicatori di risultato specifici per la biodiversità, come ad esempio diversità
e abbondanza di alcune popolazioni chiave quali uccelli, passeriformi, chirotteri, lepidotteri, carabidi,
piante erbacee, anfibi. Attualmente è disponibile un indicatore di biodiversità significativo e robusto
basato sugli uccelli selvatici (farmland bird index) che è stato inserito nella lista di indicatori di base
per il prossimo periodo di programmazione dello Sviluppo Rurale dalla Commissione Europea così
come è stato inserito nella bozza di Piano Strategico Nazionale dal Ministero per le Politiche Agricole e
Forestali. Il farmland bird index è un indice aggregato calcolato in base ad indici di popolazione relativi
ad un gruppo selezionato di specie di uccelli nidificanti (19 specie) che dipendono dagli ambienti rurali
per la riproduzione. I dati di popolazione che vengono utilizzati per il calcolo dell’indicatore derivano
dal progetto di monitoraggio degli uccelli diffusi (“Pan European Common Bird Monitoring
PECBM”). I punti di forza di questo indicatore consistono nella rilevanza delle informazioni fornite,
nella semplicità, nel rigore statistico, nella sensibilità al cambiamento, nella facilità di aggiornamento
(anche con scadenza annuale) e nella economicità. L’Italia è uno dei Paesi che aderisce al progetto
“Pan European Common Bird monitoring (PECBM)” dal 2001. Per l’Italia sono quindi già disponibili
dati per il calcolo dell’indicatore di biodiversità delle zone agricole ed è realistico prevedere che sarà
relativamente semplice ed economico reperirli in futuro. Al fine di aumentare la trasparenza
sull’utilizzo dei fondi pubblici, di migliorare la percezione delle politiche agricole europee presso il
grande pubblico dimostrando i benefici che esse sono in grado di apportare alla natura e all’ambiente, i
risultati dei monitoraggi dovrebbero essere pubblicati e divulgati.

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5.7 Miglioramento della qualità della vita nelle zone rurali e diversificazione delle attività
produttive

Al fine di una maggior incisività di tale asse nella tutela ambientale si vuol sottolineare come la
diversificazione dell’attività agricola possa essere realizzata favorendo sia lo sviluppo delle attività di
ecoturismo, fruizione naturalistica e svago compatibile nelle aree protette e nei siti della Rete Natura
2000 (con un logica di priorità nella concessione del contributo), sia favorendo la valorizzazione dei
ripristini di habitat. Si propongono le seguenti misure:
     redazione di piani di gestione dei siti Natura 2000; particolarmente importanti sono quelli
         riferiti a siti contenenti attività agricole per la definizione dei Pagamenti Natura 2000,
     attività di formazione e informazione inerenti settori non agricoli, come l’ambiente,
     promozione delle attività di ecoturismo, fruizione naturalistica e svago nelle aree protette, nei
         siti della Rete Natura 2000 e nei ripristini di habitat;
     sostegno alle attività di educazione ambientale svolte nell'ambito del sistema delle Fattorie
         didattiche della Regione Emilia Romagna;
     sostegno a cooperative/società di guide turistiche/naturalistiche costituite da giovani locali;
     finanziamento alla produzione di materiale promozionale;
     creazione di siti internet per la promozione dell’offerta turistica in Italia e all’estero;
     ristrutturazione di edifici esistenti per consentire l’accoglienza diffusa dei turisti nei villaggi;
     ristrutturazione di edifici esistenti per la realizzazione di centri visita e accoglienza visitatori;
     sostegno per l’apertura di attività commerciali di noleggio di attrezzature per turisti (mountain
         bike, sci da fondo, ecc.);
     sviluppo dell’utilizzazione ecologicamente compatibile delle risorse naturali (castagne, miele,
         legna da ardere);
     sostegno alla creazione di vivai forestali di essenze autoctone certificate.

WWF Forlì e Cesena, 26/03/2010




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